PIEMONTE ARTE: BOSSOLI, PROMOTRICE, PORTA PIA, UNIA, BAM, CERAMICA, VENTURA, PISTOLETTO

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PIEMONTE ARTE: BOSSOLI, PROMOTRICE, PORTA PIA,
UNIA, BAM, CERAMICA, VENTURA, PISTOLETTO…
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coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

CRONACHE DALL’OTTOCENTO, LA “VITA MODERNA” NELLE OPERE DI CARLO
BOSSOLI E NELLE FOTOGRAFIE DEL SUO TEMPO

                                                  Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, Torino

Dal 7ottobre 2020 al 31 gennaio 2021

La Fondazione Accorsi-Ometto rende omaggio al XIX secolo e alla sua storia con una mostra,
curata da Sergio Rebora con la collaborazione di Daniela Giordi, per la sezione fotografica, che
mette a confronto le svariate sfaccettature della vita moderna dell'Ottocento attraverso la pittura di Carlo
Bossoli e la fotografia storica, restituendo fedelmente le vicende del tempo, l'evoluzione dei costumi e del
modo di vivere. Nel corso dell'Ottocento il dialogo tra pittura e fotografia ha profondamente mutatola
fruizione delle arti visive: le qualità insite nella nuova tecnica di rappresentazione,
contraddistinta da precisione descrittiva, rapidità esecutiva e serialità del processo di
riproduzione, hanno indotto il pubblico a una diversa lettura della realtà e a conseguenti elaborazioni
concettuali. Nei primi decenni di diffusione della fotografia, nata nel 1839, la commistione tra le due arti
contribuì a una definizione verista del mondo, in primis del paesaggio, sia naturale che urbano, e
della vita che in esso si svolge, coinvolgendo vedutisti da un lato e pittori di genere dall’altro. In tal
senso, Carlo Bossoli risulta un personaggio emblematico: determinante il suo ruolo di straordinario
cronista del proprio tempo, svolto in parallelo con la nascita e la diffusione della fotografia in tutta
Europa, come è stato evidenziato da una lunga tradizione di studi, condotti soprattutto sul territorio
piemontese nel Novecento a opera di storici dell'arte di primissimo piano come Ada Peyrot, autrice
del catalogo ragionato di Bossoli, Franca Dalmasso, Rosanna Maggio Serra e Pier Giorgio Dragone.
L’esposizione che annovera una novantina di opere, ripartite tra una cinquantina di dipinti e una

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quarantina di fotografie, si avvale dell'apporto di nuclei collezionistici privati, in alcuni casi inediti,
come quello appartenente alla Collezione Litta di Vedano al Lambro (Milano),e di prestigiosi prestiti di
istituzioni pubbliche, tra cui il Museo del Risorgimento di Torino, la Galleria d'Arte Moderna di
Torino, l’Archivio di Stato di Torino, il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto, il Museo del Risorgimento
di Milano e i Musei Civici di Varese.

ESPONGONO IN 352 ALLA MOSTRA DI ARTI FIGURATIVE DELLA «PROMOTRICE»

                                        La 178° Esposizione Arti Figurative della Società Promotrice delle
Belle Arti, si è aperta il 9 settembre nelle sale della Palazzina al Valentino, con la presenza di 352 artisti e
577 opere, che esprimono gli aspetti della pittura, scultura, fotografia e grafica tra Novecento e nuovo
Millennio. E questo appuntamento annuale, promosso dal presidente Giovanni Prelle Forneris con il
Consiglio Direttivo, si avvale della Commissione Artistica composta da Mario Bisoglio, Michelangelo
Cambursano, Bruno Fusero, Alfonso Grattini, Osvaldo Moi, Bruno Molinaro, Anna Maria Palumbo e la
collaborazione di Orietta Lorenzini, che ha curato l’allestimento dell’esposizione e la redazione del
catalogo. In particolare, osservando i lavori esposti si coglie il senso di un itinerario che propone, insieme
agli autori contemporanei, una selezione di esperienze realizzate da quanti sono ormai scomparsi e hanno
trasmesso alle giovani generazioni un patrimonio di testimonianze legate all’evoluzione del linguaggio e
dei materiali utilizzati. In questa occasione, l’attenzione si focalizza sulle sculture di Umberto
Mastroianni e Sandro Cherchi, di Mario Molinari e Piero Ducato, che hanno segnato alcuni momenti
della cultura artistica del secondo Novecento insieme ai dipinti di Antonio Carena, Piero Ruggeri,
Giacomo Soffiantino, Albino Galvano, Piero Martina, Pietro Morando e Francesco Menzio, Enrico
Paulucci e Nicola Galante esponenti del Gruppo dei Sei di Torino. Una pittura estremamente controllata
è, invece, quella di Nini Maccagno che in «La serie. Con Alice» manifesta una interiore visione del
soggetto mutuata da riferimenti letterari. E dalle sue tecniche miste, l’indagine si sposta sulle incisioni di
Mary Morgillo e le «Ortensie» di Sara Carbone, il fascino del Circo raccontato da Michele Baretta e «La
Dora» di Pippo Bercetti, fino alle pregevoli vedute di Mario Lisa e ai disinvolti disegni di Massimo
Quaglino. Vicino allo svizzero Jean Tinguely, uno degli artisti che hanno firmato il «Manifesto del nuovo
realismo», si scoprono i «Fiori» di Ernesto Treccani, Teonesto Deabate, Mario Faraoni e Adriana Giorda,

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la lirica figura delineata da Fernando Eandi, l’espressionista Emilio Scarsi e il paesaggio cuneese di Carlo
Sismonda. Proseguendo si giunge a una serie di «tavole» contrassegnate dalle intense tele di Pier Luigi
Bovone, la «Periferia» di Roberto Bertola e le magiche atmosfere di Almerico Tomaselli che si
affiancano alle «Bagnanti» di Tatiana Veremejenko in una sequenza che annovera, inoltre, l’armonia
figurale e musicale di Serafino Delaurenti, il ritratto eseguito da Nello Cambursano e le composizioni di
Paolo Derusticis e Alfredo Levo. In ogni caso, questi autori contribuiscono ad evidenziare il valore delle
ricerche e sperimentazioni di un recente passato, mentre stabiliscono un immediato rapporto con i quadri
materici di Romilda Suppo, il naturalismo di Maria Antonietta Prelle, Luciana Bey, Elsa Bava De Mattei,
Bruno Fisanotti, Mario Gamero, Cesare e Febo Tubino. Alle grandi immagini surreali di Tullio Tulliach,
si uniscono le incisioni di Giacinto Vittone, il simbolismo di Francesca Graziani Giovannini, i clowns di
Oddino Gagliardi e la Venezia di Giuseppina Colonna Gamero. E, ancora, Luigi Alessandria, Vincenzo
Albano, Egisto Bertolazzi, Resy Cattarin Cattaneo, Vincenzo Indelicato, Felice Malgaroli, Giovanni
Ughetti e Lorenzelli. La rassegna si arricchisce e completa con le firme degli artisti attivi nell’ambito
della cultura visiva contemporanea: da Viglieno Cossalino a Sergio Unia, da Araldo e Andrea Cavallera a
Beppe Gallo, Giancarlo Gasparin, Claudio Giacone, Lia Laterza, Gabriella Malfatti, Mario Pich, Goffredo
Radicati di Primeglio e Filippo Zuccarello. E, di sala in sala, l’itinerario si snoda attraverso i lavori di
Valeria Carbone e gli acrilici di Sergio Vasco e Attilio Lauricella, le tele di Ezio Balliano, Bartolomeo
Delpero, Leo Giampaolo e Nene Martelli, sino a Paolo Derusticis, Lea Ricci e Roberto Davico. Un lungo
e poliedrico discorso che mette in relazione stili e tecniche diverse tra visionarietà surreale e figurazione
tradizionale, pagine astratte e pregevoli opere di grafica seriale. Si tratta di un dialogo con gli aspetti
dell’arte d’oggi che emerge dalla pittura di Maria Rosa Giovenale e il «Palcoscenico» di Flavio Falconi,
di Greta Stella e i papaveri di Mariarosa Frigieri e Luisa Sartoris, Piero Balossino, Pierpaolo Bisio,
Nicoletta Nava e Liana Galeotti Mazzoleni. Pur tenendo conto delle indicazioni sanitarie, l’esposizione
scorre piacevolmente proponendo il costante impegno di Rita Scotellaro e Maria Pia Sassi Bologna, il
pastello di Giorgio Cestari e Dora Paiano, Gabriella Muzio, Maria Ausiliatrice Laterza e la «Sinopia» di
Clotilde Ceriana Mayneri, Anna Rosa Longo e il bronzo di Mariella Perino (di recente è stata pubblicata
una sua monografia), Arcidiacono e Pierangelo e Sergio Devecchi. La correlazione che intercorre tra
l’opera e il pubblico rivela l’essenza delle immagini di Claudio Selvo e Donato De Ieso, Elda Mantovani
e il pascolo di Leonardo Vannella, Evangelina Rinaldi, Anna Cervellera, la campagna di Franco Pieri e le
plastiche sculture di Claudia Sacerdote e Lisena Aresu. Vi è in questo serrato avvicendarsi di impressioni,
di sottili emozioni, di cromatiche intuizioni, il clima di una rappresentazione scandita dalla Meridiana di
Alfredo Negro e gli scorci di Bardonecchia di Luisa Porporato, l’acqua di Margherita Cravero e
l’autoritratto di Franco Tomatis, gli acquerelli di Giuseppe Garau, Lidia Delloste, Delio Mainardi, Anna
Borgarelli, Gian Pietro Farina e Giusy Garino. E, ancora, le delicate espressioni di Elio Pastore,
Gianfranco Naretto, Carmela Vinciguerra, Ester Giummarra, Annamaria Giraudo, il ritratto di «Irene» di
Emma Viora Zavattaro Ardizzi con accanto «Chase» di Francesco Zavattaro Ardizzi, la grafica di
Graziella Voghera e il «Nudo su fondo bleu» di Mariell Chirone Guglielminetti, la figura di Rosetta
Vercellotti e la «Maternità» di Juan Sanmiguel con Marisa Manis, Anna Velliscig, Livio Pezzato. Con la
nuova e interessante «Sezione Fotografica», si notano le esperienze di Marisa Di Bartolo e Paula Ciobano
Mariut, Mariella Crosio e Tiziana Inversi («Madre terra»), il «cavaliere» di Giorgio Viotto e l’interno
«sognando» di Giusy Uljanic. Con le stelle di Maria Rizzo, si ricorda il mondo animale di Susanna
Micheletto e Luciana Pistone, Beny Giansiracusa, Anna Tulliach, Giampiero Actis, Andrea Tulliach,
Natalia Alemanno, Loredana Zucca, Mercia Whitten e le preziose composizioni su vetro di Valter Massia
e Anna Sciarrillo con una ironica figura di donna.

(A. Mis.)

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Palazzina della Promotrice delle Belle Arti, viale B. Crivelli 11,
orario:11-13/16-20,festivi:10,30-13,lunedì chiuso,tel.011/6692545, sino al 9 ottobre.

IL LIBRO FOTOGRAFICO DI STEFANO STRANGES “QUELL’ANNO IN CUI… THE TIMES
OF THE VIRUS” È IN DISTRIBUZIONE

                                                       La galleria Febo e Dafne presenta - giovedì 17
settembre 2020 dalle ore 15.00 alle 21.00 - le 200 copie numerate della prima edizione. Il progetto
fotografico, presentato in anteprima a giugno dalla galleria, è nato in occasione del lockdown dovuto alla
pandemia di Coronavirus. Febo e Dafne presenta - giovedì 17 settembre, dalle 15.00 alle 21.00, nei nuovi
spazi di via Vanchiglia 16 - il libro fotografico di Stefano Stranges “Quell’anno in cui… The times of the
virus”. Il progetto, in mostra in anteprima a giugno in occasione delle riaperture TAG, offre una visione
partecipata sulla pandemia. Prendendo spunto dal reportage ripreso a Torino durante i giorni di lockdown,
Stranges restituisce spunti di riflessione sulle molteplici reazioni a questo evento epocale. Di fronte
all’inaspettata ed imponderabile dimensione in cui il covid-19 ha catapultato la società, il fotografo è
partito da un’analisi introspettiva, alla ricerca di consapevolezza e conforto. Nell’osservazione delle
reazioni degli altri individui ha trovato confronto, risposte, speranza e la voglia di riemergere. Nel caos si
fa spazio uno scenario variegato che rivela gli aspetti più intimi delle persone, ma anche l’esigenza di
sentirsi parte di una collettività. Il libro, a giugno ancora in corso di pubblicazione, è stato proposto in
prevendita in occasione della mostra e ha riscosso un numero eccezionale di prenotazioni. Finalmente
pronto è disponibile per la consegna sia per coloro che lo hanno già prenotato che per eventuali nuovi
interessati. Nei giorni successivi alla presentazione del 17 settembre, il libro sarà disponibile presso la
galleria durante i consueti orari di apertura (dal martedì al venerdì: ore 15.00–19.00; sabato: ore
11.00-19.00) e sino ad esaurimento della tiratura numerata di 200 copie. Così lo stesso Stranges racconta
le motivazioni del progetto: “Il mestiere del reporter tende a portarmi lontano per raccontare storie e
mostrare frammenti di vita. Questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere
comunicative, di luoghi che si trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze:
una storia di resistenza. Un lungo progetto fotografico, diviso in capitoli, un tributo all’essere umano che
è stato protagonista di un fatto epocale che ha portato a fermare il tempo e i ritmi della quotidianità così
come la conoscevamo. Dopo i primi giorni di lockdown, passati a osservare il mio spazio intimo e a
riflettere su cosa stava accadendo all’interno dei 200 metri consentiti dalla legge, ho sentito la necessità
di uscire dalle trasparenti mura per andare a documentare la vita che procedeva fuori da quello spazio, ma
questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere comunicative, di luoghi che si
trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze, una storia di resistenza. La
relazione umana interrotta, ma anche quella che rinasce in un gesto di solidarietà, nonostante quella
distanza obbligatoria che non permette una stretta di mano da parte di chi è riconoscente, o un ultimo
saluto al proprio caro che è caduto in questa lotta. Perché quel limbo dove tempo e spazio si perdono e si

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respira il bivio tra la luce e il buio, è stato una trincea. E le sentinelle mascherate presenti in questa prima
linea, erano anche sostituti dei loro affetti, uniche presenze viventi consentite, a parte quell’essere
invisibile.”

Presentazione e consegna dal 17 settembre 2020, fino ad esaurimento copie

Galleria Febo e Dafne

via Vanchiglia 16 – interno cortile

10124 Torino

feboedafne@gmail.com

orari: giovedì 17 settembre 2020 dalle ore 15.00 alle 21.00

altri giorni: dal martedì al venerdì / ore 15.00 – 19.00; sabato / ore 11.00 - 19.00

MUSEO RISORGIMENTO: “TUTTI A ROMA! XX SETTEMBRE 1870 – 2020”, 150 ANNI
DELLA BRECCIA DI PORTA PIA

                                        Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ricorda il 150°
anniversario dell'ingresso in Roma delle truppe italiane con un lungo week-end di appuntamenti: un
concerto nell'aula della Camera italiana, visite guidate tematiche e un'esposizione di tavole satiriche. «La
Camera, udite le dichiarazioni del Ministero, confidando che, assicurata la dignità, il decoro e
l’indipendenza del pontefice e la piena libertà della Chiesa, abbia luogo di concerto con la Francia
l’applicazione del non intervento, e che Roma, capitale acclamata dall’opinione nazionale, sia congiunta
all’Italia, passa all’ordine del giorno». A nove anni, cinque mesi e ventitré giorni dall’approvazione
dello storico ordine del giorno presentato, proprio a Palazzo Carignano, dal deputato Carlo Bon

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Compagni nella seduta del 27 marzo 1861, l’idea di Roma finalmente italiana divenne realtà e la data del
20 settembre 1870 fu incastonata nell’architettura celebrativa dello Stato unitario. Nel 150° anniversario
il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino ricorda lo storico evento domenica 20 settembre 2020 alle
ore 17.30 organizzando un concerto nell’ Aula della Camera dei deputati del Regno d’Italia a Palazzo
Carignano. Il programma musicale lega idealmente alcuni snodi decisivi della storia del Piemonte e di
Torino – dal ducato di Savoia all’assedio del 1706, dal consolidamento settecentesco all’epopea
risorgimentale – per concludersi con una fra le composizioni più celebri della musica descrittiva dell’800
italiano, La Breccia di Porta Pia di Davide Delle Cese (1856-1938). A eseguire il concerto una fra le
migliori orchestre di fiati piemontesi, l’Arsnova Wind Orchestra che ha esplorato da diversi anni il
repertorio risorgimentale, diretta da un grande nome della musica bandistica internazionale, il Maestro
Fulvio Creux, già Direttore della Banda dell’Esercito. La durata del programma è di circa 40 minuti.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno del Centro Pannunzio di Torino. Arricchiscono l’evento la
mostra “La satira racconta la Breccia di Porta Pia” e due visite guidate a tema in programma sabato 19 e
domenica 20 settembre alle ore 16. Nella mostra è esposta una selezione di tavole satiriche provenienti da
un'importante collezione del Museo. Con tratto arguto, straordinari artisti come Caronte, Adolfo
Matarelli, Camillo Marietti, Dalsani evocano per immagini gli eventi che portarono alla Breccia di Porta
Pia, fino al trasferimento della capitale a Roma e alla festa nazionale del XX settembre. Le visite guidate
condurranno il pubblico a scoprire gli eventi che portarono al compimento dell'Unificazione italiana, dalla
proclamazione del Regno alla Presa di Roma.

La visione della mostra e la partecipazione al concerto sono inclusi nel biglietto di ingresso al Museo.
Le visite guidate hanno un costo aggiuntivo di 4 euro a persona.

Per tutte le iniziative è necessario prenotarsi telefonando al numero 011 5621147.

Tutte le info su www.museorisorgimentotorino.it

MONASTERO BORMIDA: “INCONTRARE LA FORMA”, MOSTRA DI SERGIO UNIA

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                                                 Sergio Unia appartiene alla generazione del secondo
Novecento, quella che, seguendo le tracce dei Maestri - Arturo Martini, Marino Marini, Emilio
Greco, Giacomo Manzù - ha perseguito con tenacia e onestà una ricerca linguistica e formale
fondata sulla tradizione figurativa intesa come fedeltà al reale, ma intrisa di nuove e personali invenzioni
plastiche. Il racconto plastico di Sergio Unia, che denota una intrinseca passione per l’esistenza
umana, si è concentrato sulla figura, sui gesti quotidiani privati o pubblici e il suo modo di
plasmare la materia riesce a dare corpo ai dati oggettivi per trasformarli in sinuose e plastiche
forme immaginate e amate. La plastica continuità delle sue forme ci porta a pensare che le sue mani,
dotate di una tenerissima energia, quando si muovono nell’atto di modellare la delicatezza del corpo e la
sua leggera ed eterea soavità, lo fanno senza soluzione di continuità, non si interrompono mai, non
tendono a fermarsi oppure a irrigidirsi nel plasmare la fluidità continua delle forme, soprattutto quelle
femminili che meglio si prestano per la loro ricchezza di curve. L’impulso espressivo fa si che la
perfezione dell’immagine non subisca inaridimenti tra le risoluzioni stilistiche adottate e concluse
nell’immediatezza. Il suo raccontare il quotidiano attraverso attimi e momenti fuggevoli, denota una
grande capacità personale e una notevole abilità con cui riesce a svolgere e tradurre rapidamente
nella modellazione dei suoi personaggi i valori anche nascosti come il calore del respiro e dei corpi, il
ritmo vivo e dinamico dei loro gesti, l’eleganza delle posizioni, nei vari momenti e atteggiamenti della
vita quotidiana. Nell’opera si fondono contemporaneamente scatto, creatività, dolcezza e vibrante
immediatezza che Unia riesce a far percepire nonostante l’impiego di un materia - il bronzo -
freddo e rigido. Sono personaggi che offrono un’immagine emotiva e partecipe, mai generica e
ambigua, dove ogni dettaglio resta definito e vero pur nella rapida esaltazione del tema. Ognuno di questi
soggetti, ogni dettaglio e ogni oggetto, pur senza perdere la propria peculiarità, è trascinato dal fluente
moto della scultura e diviene tutt’uno con essa, incorporato in una medesima sostanza espressiva. In
Sergio Unia la tragedia è bandita, il dolore assente per assurgere ad un’idealità sensuale e ideale.
L’abbandono ai sensi, all’estasi estatica ed estetica nasce da un’idea di bello che non si imbarazza né si
compiace di citare l’antico. La poesia del vero è un traguardo del vedere, conquistato attraverso una
severa disciplina. Se la dimensione del silenzio è il preludio dell’ascolto, per vedere occorre
saper guardare, saper entrare in sintonia con il mondo. E per Sergio Unia la poesia dell’arte figurativa
è nella magia dei suoi gesti, antichi quanto l’uomo.

Rino Tacchella e Cinzia Tesio

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RIVOLI: BAM, BIENNALE D 'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DEL PIEMONTE

                                                Edizione 2020. Anni Zero : il decennio liquido

Casa del Conte Verde Rivoli settembre-ottobre 2020

La BAM - Biennale d'Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte ha una precisa finalità, in decisa
controtendenza rispetto alla “biennalite” caratterizzante la scena artistica contemporanea nell’era della
globalizzazione, che è quello di valorizzare l’arte e la creatività piemontese dal secondo dopoguerra ad
oggi secondo un percorso che, ad ogni scadenza, si indirizza verso aree diverse di analisi storica e
contenutistica. Dopo “Proposte artistiche in Piemonte 1996/2004” della sperimentale edizione del 2004, e
“Arte in Piemonte 1975/1995” tema del 2006 e prima fase di reale consolidamento dell’iniziativa, ed il
significativo intermezzo della “BAM on Tour 2007”, nel 2008 abbiamo approntato una manifestazione
intitolata “Art Design”, che ha conosciuto un significativo corollario nell’estate 2009 con uno
spettacolare allestimento presso il Castello di Racconigi che, unitamente alla presenza ad Artissima, ha
sancito il lancio definitivo di una manifestazione nata per pura scommessa intellettuale e tramutatasi in un
appuntamento importante nel folto panorama di iniziative artistiche che caratterizza Torino ed il
Piemonte. Nel 2010 con “BAM Piemonte Project Grafik” , bissata con “BAM on Tour 2011” per la
prima volta a Torino, abbiamo, con successo, privilegiato il rapporto tra l’arte e la grafica pubblicitaria ed
industriale, ma anche il fumetto ed il neo pop. La quinta edizione della BAM si è svolta, dopo Verbania
per le prime tre edizioni e Carmagnola per la quarta, a Chieri, in sedi prestigiose quali la Biblioteca e
l’Imbiancheria del Vajro, ed anche nelle vetrine del centro cittadino, con il titolo “Contemporary
Photobox 2012”, con l' obiettivo di cogliere l’evoluzione di una linea stilistica legata all’uso delle
tecnologie quindi fotografia, video ed immagine digitale. La “BAM on Tour 2013”, dedicata alla giovane
fotografia piemontese, si è svolta presso l'NH Lingotto Tech. Con la sesta edizione, anticipata rispetto al
consueto nel febbraio 2014 sempre presso l'Imbiancheria del Vajro, “BAM Piamonte Project 6 80”,
dedicata a quel stimolante e controverso decennio, ed un allestimento coronato da un autentico e pieno
successo, riteniamo che la BAM sia entrata definitivamente nell'eccellenza delle rassegne artistiche della
nostra regione. Fatto certamente confermato dalla “BAM on Tour 2015”, che, in sintonia con le

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celebrazioni religiose svoltesi nel 2015 nella nostra regione, ha allestito una mostra in tema presso il
Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri, dal titolo “Il cuore sacro dell'arte. La dimensione
spirituale nell'arte piemontese contemporanea”. L'edizione 2016, svoltasi nel Foyer delle Fonderie
Teatrali Limone. a Moncalieri, ha affrontato un tema affascinante ma non facile per chi è costretto, come
noi, a rapportarsi con budget ristretti, il rapporto tra arte e moda. La manifestazione, dal titolo "MODO.
La moda dell'arte, l'arte nella moda", ha avuto un esito assolutamente positivo. L'edizione 2017 della
BAM on Tour, si è inoltrata, aggiornandolo nei contenuti, in un tema già sviluppato con successo nel
biennio 2008/2009, quello del legame tra arte e design, ottenendo un grande successo di pubblico e di
critica. Titolo "Contemporary Artdesign". Luoghi divisi tra Moncalieri, Fonderie Teatrali Limone, e
Torino, con due importanti spazi privati come la galleria Panta Rei, e Interni Bonetti. L'ottava edizione
della Biennale, per la prima volta nell'area metropolitana nord di Torino, presso gli ampi e bene attrezzati
locali espositivi della Casa del Conte Verde in via Fratelli Piol 8 a Rivoli, ha affrontato un periodo
controverso come gli anni Novanta con il titolo "Anni Novanta : il decennio delle illusioni". La BAM On
Tour 2019 è tornata presso le Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri sviluppando un tema estremamente
attuale con una mostra dal titolo "Today Arte ed Ambiente". Per la nona edizione della Biennale torniamo
presso la Casa del Conte Verde andando a verificare quanto accaduto nel primo decennio del nuovo
millennio, gli Anni Zero. Nella precedente "Anni Novanta : il decennio delle illusioni" il curatore
Edoardo Di Mauro, insieme al Direttore Artistico Riccardo Ghirardini, ha impostato una visione il più
possibile esaustiva di quel periodo, da un punto di vista artistico, sottolineando, con costruttiva vis
polemica, come quelli siano stati anni di qualità ed innovazione nella ricerca, ma di pari come queste doti
siano state interdette, almeno temporaneamente, dai limiti di un sistema che implodeva su se stesso,
generando negative conseguenze che viviamo a tutt'oggi, incapace di organizzare un coerente
rinnovamento generazionale, dopo i fasti meritati di Arte Povera e Transavanguardia, adeguandosi ad uno
status quo fatto di epigonismo e di passiva adesione ai canoni di una globalizzazione culturale che allora
iniziava a manifestarsi, al contrario di quanto seppero fare altri paesi come Stati Uniti e Regno Unito. La
fase successiva, che analizziamo con il titolo "Anni Zero : la dimensione liquida", eredita dagli anni
Novanta, oltre al persistente eclettismo stilistico iniziato già a metà degli Ottanta, la centralità del
progresso tecnologico, ora finalmente concreto, e non in divenire come in precedenza, nei termini di una
reale diffusione del web e della simultaneità comunicativa. Questo permette, in ambito italiano, la
cessazione di quei perniciosi fenomeni di censura tramite cui un certo sistema riuscì ad interdire tutta una
serie di operatori artistici e critici negandogli la visibilità, quindi l'esistenza mediatica, e garantisce una
maggiore pluralismo e divulgazione di fenomeni in atto, od accaduti nel passato recente. Questa
accelerazione tecnologica porta ad una socialità "liquida", per mediare un noto termine del sociologo
Zygmunt Bauman, probabilmente abusato come capita alle intuizioni azzeccate, in cui la dimensione
comunitaria ed il concetto moderno di stato si disgregano sullo sfondo della globalizzazione, e l'unica
certezza è data da una condizione di continuo apparente cambiamento dove prevale l'individualismo e,
per dirla con l'autore, l'incertezza è l'unica certezza. Anche dal punto di vista artistico si vive in una
dimensione di eterno presente in cui l'unica concreta possibilità è data dalla maggiore facilità di rilettura
di quanto in passato non è stato pienamente compreso, ma dove appare arduo guardare al futuro, per
costruire un autentico rinnovamento. Dopo l’11 settembre, evento che ha squarciato il velo tra reale e
virtuale, il termine post moderno perde in parte d’attualità e si inizia a parlare di neo contemporaneità;
della necessità, ad oggi non concretizzata, di passare dalla condizione liquida dell’eterno presente ad una
dimensione di progettualità futura e ad una riscoperta dell’etica, esigenze che la scarsa tollerabilità di un
mercato basato sulla finanza speculativa potrebbe accelerare. Lo scenario si manifesta come ormai del
tutto globalizzato; si moltiplicano eventi, fiere e biennali, Cina, Russia ed India entrano in forze nel
sistema, la bolla speculativa ed il denaro facile in possesso degli oligarchi internazionali conducono a

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valutazioni assolutamente impensabili in precedenza. Da un punto di vista stilistico nel decennio
d’esordio del nuovo millennio si intravede la possibilità di una “terza via” al di là di una improbabile
volontà di restaurazione di una classicità statica o di un totale annullamento dell’arte nel reale e nella
comunicazione : un atteggiamento che, pur partecipando alle vicende del quotidiano, interviene su di esse
per gettarvi verità, resistendo al conformismo ed alla massificazione dell’opera per restituire all’arte
grandezza progettuale e dignità estetica. Lo scenario del Piemonte, in particolare di Torino, segna, dopo i
Novanta "decennio delle illusioni", una sorta di consolidamento del sistema, anche nella convinzione che
le scelte imposte negli anni precedenti sullo sfondo di quanto avveniva nel resto d'Italia, hanno
determinato, piaccia o meno, un equilibrio difficile da scalfire in tempi brevi pena cadere nel
velleitarismo. Quindi, anche i molti operatori in disaccordo approfittano del mutato clima frutto
dell'allargamento delle possibilità comunicative e divulgative, per costruirsi i propri spazi di manovra.
Torino si caratterizza per un'ampia offerta di proposte, istituzionali ed alternative, migliora la sua
immagine con una riqualificazione soprattutto degli edifici del centro e , grazie alla pubblicità fornita
dalle Olimpiadi Invernali del 2006, si fregia del titolo, un po' enfatizzato ma in quegli anni giustificato
soprattutto dalla crisi di proposta di molti altri centri italiani, che nei successivi anni Dieci recupereranno
terreno, di "capitale dell'arte contemporanea".

Le vicende del decennio saranno divulgate con ampiezza di particolari dal curatore Edoardo Di Mauro nel
saggio in catalogo.

Artisti invitati :

Angelo Barile, Pierluigi Fresia, Sophie Anne Herin, Ernesto Morales, Octavio Floreal, Cinzia
Ceccarelli, Massimo Spada, Cornelia Badelita, The Bounty Kill Art, Guido Bagini, Silvia Fubini,
Roberta Toscano, Daniele D'Antonio, Gianni Gianasso, Max Petrone, Domenico Piccolo, Walter
Vallini, Tea Giobbio, Riccardo Ghirardini, Carlo Gloria, Luciano Gaglio, Matteo Ceccarelli, Diego
Pomarico, Carlo Galfione, Alberto Castelli, Antonio Mascia, Maria Bruno Sisterflash, Miki Wubik,
Bostik, Gianluca Nibbi, Roberta Fanti, Chen Li, Laura Valle, Carlo D'Oria, Diego Scroppo, Sarah
Bowyer, Francesca Sibona, Francesca Renolfi,Claudio Cravero, Alessandro Fabbris, Dario Colombo,
Stefania Di Marco.

MONDOVI’, MUSEO DELLA CERAMICA: OMAGGIO A MARCO LEVI CON LA MOSTRA
“IL LIBRO DELLO SPLENDORE. MONOTIPI E ACQUERELLI” DI FILIPPO DI SAMBUY

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                                           Giovedì 17 settembre ore 18

Inaugurazione della mostra

“Il libro dello splendore (Zohar), monotipi e acquerelli”, è il titolo della mostra promossa dalla
Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi, che inaugurerà il 17 settembre prossimo (ore 18) nelle
sale del Museo della Ceramica. Vi sono esposte 18 opere fra acquerelli e monotipi, oltre a un dipinto,
eseguiti dall’artista Filippo di Sambuy e scelti dalla Fondazione per una mostra in ricordo di Marco Levi,
ideatore e promotore del Museo, cui ha donato la sua importante collezione di ceramiche. In occasione
dell’apertura della mostra, che è stata curata da Ermanno Tedeschi, insieme al catalogo edito da Silvio
Zamorani, verrà anche inaugurato il percorso di ingresso rinnovato e la nuova targa in ceramica del
Museo, ideata da Ilaria Bossa con lo studio Manfredi di Mondovì, a cui è anche dovuta la concezione del
portone. Targa e Museo saranno dedicati a Ettore e Marco Levi. La rassegna fa parte degli eventi del
decennale del Museo e in occasione dell’inaugurazione sarà possibile visitare la piccola e preziosa
sinagoga di Mondovì, tramite visite guidate per piccoli gruppi su prenotazione. “Sono certo che la Mostra
su “Il Libro dello Splendore” (Sefer ha -Zoar) avrebbe fatto particolare piacere a mio Zio Marco Levi,
ideatore e fondatore della Fondazione del Museo della Ceramica, purtroppo mancato prima di vederlo
nascere – scrive Guido Neppi Modona, Presidente onorario Fondazione Museo della Ceramica di
Mondovì –. Questa mostra dedicata a Marco Levi e istituita nel Museo a Lui intitolato suona quindi come
un doveroso riconoscimento della Sua funzione, meno conosciuta ma coltivata per tutta la Sua vita, di
divulgatore della cultura e della religione ebraica”. Le opere esposte rappresentano, in modo
immaginario, alcuni concetti e frasi dello Zohar (Libro dello Splendore), opera, scritta parte in ebraico,
parte in aramaico, che assume la forma di un commento mistico e allegorico al Pentateuco. “Filippo
Sambuy, artista eclettico e di spessore culturale – afferma Ermanno Tedeschi - da alcuni anni ha deciso di
studiare la dottrina ebraica, cercando di interpretarla attraverso le sue opere nel rispetto totale della
tradizione, che impone forti limiti all'uso dell'immagine". L’artista torinese, affascinato dalla ricchezza
della Qabbalah e dello Zohar, ha compiuto approfonditi studi, avvalendosi anche della consulenza di
alcuni Rabbini, che hanno avuto modo di vedere e analizzare i suoi lavori. “Il percorso non è stato
semplice - prosegue Tedeschi - data la delicatezza della materia e la sua non facile comprensibilità. Il
rapporto tra culture diverse è da anni al centro della ricerca artistica di Filippo di Sambuy che offre una
chiave pacificatrice che solo la pittura può comunicarci”. “Gli acquerelli, le carte preparatorie e i quadri

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di Sambuy – conclude Tedeschi - emanano una autentica luce di splendore attraverso i colori e le forme,
che riprendono concettualmente in modo delicato e ineccepibile lo spirito dello Zohar. Questa mostra è
sicuramente il modo migliore per rendere omaggio a Marco Levi. Ultimo ebreo della plurisecolare
comunità ebraica di Mondovì, riuscì non solo a trasformare l’importante esperienza industriale e artistica
della ceramica monregalese nell'attuale prestigioso museo, ma soprattutto lasciò a Mondovì il ricordo di
un imprenditore illuminato da straordinaria generosità e saggezza”.

L’opera di Filippo di Sambuy, “Il libro dello Splendore” - scrive Andreina Galleani d’Agliano,
Presidente, Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi - comprende 18 opere, 9 acquerelli e 9
monotipi e costituisce, con la sua delicata, luminosa e contemporaneamente deferente interpretazione
dello Zohar, uno splendido omaggio a Marco Levi, completando un itinerario già affrontato nel 2013
dalla Direttrice Christiana Fissore, che aveva voluto onorare la matrice ebraica del museo con una mostra
dedicata ai candelabri a nove bracci che si accendono in occasione della festività ebraica di Hanukkah”.

La mostra, aperta negli abituali orari del Museo (venerdì e sabato: 15-18; domenica: 10-18), sarà
visitabile fino al 5 novembre 2020.

La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Mondovì e della Regione Piemonte, promossa
dalla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì ed ha il sostegno della “Fondazione Compagnia
di San Paolo” e della “Fondazione CRC”.

MOSTRA “ALMA ZOPPEGNI SEGNI DI LUCE, LUIGI FARINA IL PENSIERO DELLE
MANI”

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Sale espositive della Fondazione Giorgio Amendola e dell’Associazione Lucana in Piemonte Carlo
Levi

via Tollegno 52, Torino

Inaugurazione 18 settembre 2020, ore 17

nel giardino antistante la Fondazione e con ingresso subordinato alle norme vigenti

la mostra resterà aperta fino al 25 ottobre 2020

lunedì-venerdì 10-12 • 15:30-19, sabato 10-12:30

sabato pomeriggio e domenica visite guidate

su prenotazione: 011 2482970 - 348 2211208

Cataloghi in mostra

Alma Zoppegni e Luigi Farina sono due artisti di assai diversa provenienza che hanno completato il
percorso formativo all’Accademia Albertina di Torino rispettivamente nella scuola di Pittura di Sergio
Saroni e Mario Davico e in quella di Scultura di Sandro Cherchi e Pietro Lorenzoni. Nell’arco degli anni
Settanta, in coincidenza con l’affermazione del poverismo in ambito torinese, si pongono con diversi
atteggiamenti, strumenti, intelligenza e sensibilità oltre la stagione post-informale, in consapevole
posizione alternativa rispetto alla concettualità, al neo dadaismo e alla pop. Entrambi caratterizzati da
introversione e rigore operativo che si traduce in atteggiamento analitico nell’elaborazione testuale e
materica, superano ogni condizionamento ambientale travalicando l’alternativa tra astrazione e
figurazione. Un viaggio in parallelo, uniti dalla stessa tensione emotiva e dalla ricerca di leggerezza tra
luce e materia, proiettati nel futuro attraverso lo scavo in profondità alla ricerca delle proprie memorie

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storiche, dei simboli ancestrali e dei segni archetipici. Fondamentale è per loro la necessità di
sperimentare nuove forme, accogliendo suggerimenti della natura psichica e materiale e mettendoli a
confronto con i procedimenti operativi: togliere o mettere, scavare o incidere, depositare o plasmare.
Ritmo e armonia al servizio della bellezza, come valore e come etica, stile di vita e appagamento estetico,
da raggiungere mediante una continua applicazione alla ricerca dell’identità del sé e del senso
dell’esistenza. L’ampiezza articolata dello spazio espositivo consente ai due artisti, che sulla separatezza
e il dialogo hanno costruito le proprie storie, di documentare in forma pressoché antologica un lavoro di
oltre un decennio segnando incroci e divaricazioni. Sull’autonomia puntano i cataloghi distinti, con una
presentazione comune di Pino Mantovani e interventi critici specifici di Alexandra Wetzel e Armando
Audoli. “Non c’è soggetto nei lavori di Alma Zoppegni, non ci sono ‘cose’. Solo luce. È la luce dello
spettro visibile, che non si spande in raggi, prende invece forma in un’infinità di particelle che si
addensano e si dilatano, affiorano e svaniscono, solcano, trapassano e si infrangono. Nella fisica sono i
fotoni a determinare la propagazione dei fenomeni nel campo elettromagnetico,rendendoli percettibili e
dunque ‘reali’. […] Alma Zoppegni dà corpo ai fotoni, li converte in segno e materia preservandone le
caratteristiche. Il segno è strutturato in un sistema di grafemi, la materia si realizza nei pigmenti.
Moltiplicandosi, alternandosi e rinforzandosi vicendevolmente, i due poli compongono immagini
invariabili di fenomenale precarietà. Il dualismo è presente anche nella scelta del supporto – rigido o
morbido – e del metodo – sottrazione o addizione –, ma in tal caso le coppie alleate s’intersecano: una
dura superficie in gesso o in metallo (ottone o rame) viene scalfita dal bulino mentre colore e linea si
posano dolcemente sulle tele di juta e di lino o sulle veline sovrapposte e penetrano per gradi nella
profondità della carta. […] In tutte le sue espressioni, la ricerca di Alma Zoppegni tradisce sempre il suo
desiderio, anzi, il suo assoluto bisogno di trovare la struttura della realtà. Per documentare i moti del
cosmo, l’artista ne riproduce i meccanismi. Il corpo contiene tutto lo spazio e si fa luogo d’azione,
l’energia si libera nel ritmo del gesto regolare, che rende visibile,illumina, fa affiorare per un attimo ciò
che ancora non è nemmeno stato immaginato.” (A. W.)

“Nel sistema estetico di Farina è implicito un ethos del fare, un ispirato sentimento normativo del lavoro
“ben fatto”. Egli ci conduce per mano nel controtempo di un’anti-storia, che si pone al di là di ogni
possibile conflitto dialettico tra arte e artigianato, tra ideazione concettuale ed esecuzione manuale. Il
conflitto è superato ab origine, nel momento in cui l’artefice scavalca i limiti forzati della logica
dualistica per andare altrove. E andare altrove, per Farina, vuol dire innanzitutto regredire. Tutto il suo
lavoro è un regressus al primitivo, un eterno ritorno a un primevo spazio atemporale dove l’uomo –
depositario di una sapienza recondita delle dita – è integralmente “ fabbricatore”. […] L’opera – forma in
divenire, frammento di una realtà mutevole – non è altro che se stessa. Complessa perfino nelle sue
espressioni più semplici, […]. Un ulteriore nodo sciolto ab origine da Farina è l’abrogazione della figura
umana: le sue sculture intonano una nascosta inclinazione dell’anima e si dispongono nello spazio in
maniera tale che ci si riconosca nella loro dimansione spirituale, non fisica. La scultura, insomma, è una
tensione primordiale dello spirito, non una rappresentazione della nostra figura e tantomeno un racconto
della nostra individualità. Farina, scultore pitagorico, non è un narratore convenzionale: i suoi volumi e le
sue geometrie sono piuttosto lacerti lirici di un remoto idioma contadino, suggestioni timbriche osche,
musiche inudite.” (A. A.)

MUSEI REALI: INC?NSUM: SUGGESTIONI DALLA TERRA DELL’OMAN

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                                                  Per Fumum è alla sua terza edizione. Quest’anno la
rassegna si apre con la mostra INC?NSUM, che è stata inaugurata giovedì 10 settembre ai Musei Reali,
nello Spazio Passerella del Museo di Antichità. La mostra sarà visitabile fino al 10 gennaio 2021 con
accesso da Piazzetta Reale 1, ogni venerdì dalle 10 alle 13, sabato e domenica dalle 14 alle 17 (ingresso
compreso nel biglietto dei Musei Reali).

“L’evento Per Fumum da tre anni a questa parte è diventato un punto di riferimento per tutti coloro che
coltivano la passione o si avvicinano interessati al tema del profumo. Fare cultura dell’olfatto e farsi
promotori di disseminazione culturale ancora oggi in Italia, è un tema complesso. La pandemia,
purtroppo, ha acuito alcune criticità. Tuttavia la grande forza e la determinazione di tutti i soggetti
coinvolti in questo progetto ha permesso di superare brillantemente questo momento e di portare a
termine un lavoro iniziato più di un anno fa. Condividere con il nostro pubblico e, soprattutto, donare alla
nostra Città questa mostra interamente finanziata dalla nostra associazione è e sarà la soddisfazione più
grande”, osserva Roberta Conzato, Presidente dell’Associazione Per Fumum.

LA MOSTRA INC?NSUM

La mostra Inc?nsum ospita come special guest una materia prima meravigliosa ed estremamente
evocativa, il franchincenso o lacrime degli Dei. Cristalli lattiginosi con sfumature verdi che ancora oggi
sono estratti e lavorati in quello che gli esploratori definivano un mondo a parte, il Sultanato dell’Oman.
Più precisamente è nella regione del Dhofar che troviamo la Valle dell’Incenso, un luogo straordinario in
cui crescono numerosi alberi di Boswellia sacra. L’aria profuma di buono nei mercati di Muscat o
Salalah, ed è facile perdersi, annusando tra sacchi pieni di incenso, di mirra, di oud e naturalmente di
franchincenso. L’Oman vanta inoltre un’altra produzione preziosa, quella dell’Attar o Acqua di rose che
si ricava dalla distillazione dei petali di rosa damascena, così denominata perché originaria di Damasco,
coltivata sulla “montagna del miele e delle rose” esattamente nei giardini del Jahal Akhdar. Il Sultanato è
un territorio meraviglioso che vale ben più di un viaggio.

Venerdì 18 settembre

PROMENADE OLFATTIVA PER LA CITTÀ

Dalle ore 11 alle ore 20 le profumerie e le boutique più esclusive di Torino, capitale europea della
profumeria artistica, aprono le porte agli appassionati, ai curiosi e agli esperti del settore con eventi, nei

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quali potranno incontrare “nasi”, direttori creativi o scoprire nuove fragranze in anteprima, per
un’esperienza olfattiva unica. Possibile consultare i negozi che hanno aderito sul sito
www.perfumumtorino.com.

CONFERENZE E LABORATORI AI MUSEI REALI

Sala Conferenze del Museo di Antichità, Corso Regina Margherita 105, Torino

Sabato 19 settembre

ore 10,30

LA GRAMMATICA DEI PROFUMI. Conferenza a cura di Giorgia Martone, modera Roberta Conzato.
L’olfatto è il regno impalpabile dell’immaginazione, i profumi sono le porte per arrivarvi. Giorgia ci
condurrà alla scoperta olfattiva di legni, resine, radici e balsami ambrati.

Ore 15,30

INC?NSUM. Le antiche vie dei mercanti e delle spezie. Conferenza a cura di Silvana Cincotti, curatrice
scientifica della mostra Inc?nsum, Jamal Al Moosawi, Direttore Generale delle collezioni museali del
National Museum di Mascate, Roberta Conzato e François Dadah in cui ripercorrere la storia della Via
dell’Incenso in un itinerario attraverso il tempo, la geografia, la storia e la cultura dell’olfatto. Il pubblico
avrà la possibilità di immergersi in un’esperienza olfattiva in cui il protagonista è il franchincenso,
materia prima di cui il Sultanato dell’Oman è ancora oggi il maggior produttore al mondo.

Domenica 20 settembre

ore 10,30

GRASSE EXPERTISE Alla scoperta di un ecosistema unico, il territorio di Grasse. Conferenza a cura di
Claire Lonvaud e Genevieve Juge. L’associazione, che raggruppa importanti aziende del settore,
illustrerà come è nato l’ecosistema del territorio di Grasse dal punto di vista storico, della produzione
delle materie prime e del marketing e quali possano essere le vie di formazione per aspiranti profumieri.

Ore 14,30

WEB GARDEN

Anna Chiusano, insieme al fotografo Marco Beck Peccoz, ci presenterà il suo blog, accompagnandoci in
una passeggiata tanto virtuale quanto sensoriale, attraverso parchi e giardini segreti.

Ore 15,00

IL CHINOTTO, UNA STORIA TUTTA DA GUSTARE Conferenza-laboratorio a cura di Carla Lertola e
Marco Abaton. Il Citrus myrtifolia approda dalla Cina al territorio ligure nel Cinquecento, grazie a un
navigatore savonese. Le sue molteplici proprietà verranno raccontate attraverso una degustazione olfattiva

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multisensoriale, grazie ai fondatori dell’associazione che ne preserva la produzione, oggi presidio
SlowFood. Interverrà lo chef Christian Mandura.

La partecipazione alle conferenze è gratuita fino ad esaurimento posti. Per ulteriori informazioni
consultare il sito https://www.perfumumtorino.com e la pagina FB
https://www.facebook.com/perfumumtorino/.

Per i laboratori è necessaria la prenotazione scrivendo a info@perfumumtorino.com.

CAMERA, LA NUOVA MOSTRA: PAOLO VENTURA. CAROUSEL

                                                   17 settembre - 8 dicembre 2020

si entra nel vivo dell'allestimento con cui CAMERA si trasformerà in un grande "studio d'artista", una
fucina di creatività in cui poter ripercorrere la carriera artistica di Ventura. Un viaggio che sarà anche un
racconto. Le sale del museo per la mostra Paolo Ventura. Carousel - che apre al pubblico il 17 settembre -
si trasformeranno, infatti, in una vera e propria messa in scena di tutti i temi più frequenti della sua
poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione, e diventeranno un vero e proprio ingresso
nell’officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall’artista, anche grazie all’allestimento
di alcuni degli elementi che concorrono alla loro realizzazione come disegni, modellini, scenografie,
maschere di cartapesta e costumi teatrali. Un viaggio all'interno dei temi e delle modalità espressive
predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che
accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall’artista, che diviene la voce
narrante della mostra.

TORINO, LA VENERE DEGLI STRACCI DI PISTOLETTO APPRODA ALLA FABBRICA
DELLE E

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                                       Nel suo percorso itinerante la Venere degli Stracci, opera di
Michelangelo Pistoletto, grazie alla collaborazione con il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli
Museo d'Arte Contemporanea e Cittadellarte - Fondazione Pistoletto è approdata alla Fabbrica delle E.
Mercoledì 16 settembre apertura ufficiale dell’esposizione con il dialogo tra Michelangelo Pistoletto e il
presidente del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, sul Valore dell’arte nell’incontro con l’altro. Introduce
Anna Pironti. Ingressi limitati per le misure anti-Covid. Diretta streaming sul canale Facebook
@GruppoAbele Onlus. «Nella Venere degli stracci io vedo una provocazione politica. Provocazione forte
perché in quest’epoca le povertà sono cresciute a dismisura, hanno toccato livelli mai visti nella storia. E
gran parte dell’umanità vive da “stracciona”, privata di dignità, di lavoro, di libertà. In quegli stracci io
vedo le moltitudini dei migranti, dei rifugiati, degli esclusi. Persone che in questa “Fabbrica” del Gruppo
Abele sono di casa». Con queste parole, il fondatore dell’associazione Gruppo Abele, don Luigi Ciotti,
riassume le motivazioni per cui l’opera La Venere degli Stracci, - ideata nel 1967 da Michelangelo
Pistoletto e in grado di attraversare le epoche e la Storia reinterpretandole - è approdata nella “casa” del
Gruppo Abele, la Fabbrica delle E, con sede in corso Trapani 91/b a Torino: uno spazio che costruisce
reti, relazioni, scambi e incontri, in cui la bellezza e l'arte si incrociano con le storie di uomini e donne,
bambini e adulti, italiani e migranti. Proprio per questo è luogo ideale per ospitare la Venere itinerante in
luoghi di frontiera e di accoglienza delle sofferenze umane, ma anche animati da speranze e segnali di
futuro. Il progetto è reso possibile dalla collaborazione del Gruppo Abele con il Dipartimento Educazione
Castello di Rivoli, che da tempo condivide con Michelangelo Pistoletto, Cittadellarte e la Rete
Ambasciatori Terzo Paradiso un percorso culturale e di ricerca, volto a superare i confini tra arte e vita –
attitudine che accompagna Pistoletto da sempre. In particolare la Venere degli stracci – opera simbolo
dell’Arte Povera e icona della cultura di consumo contemporanea – negli ultimi anni è già stata accolta in
luoghi simbolo di emergenza sociale, come l’Isola di Lampedusa, il MAAM Museo dell’Altro e
dell’Altrove di Roma, la città di Ventimiglia con il complesso delle Gianchette. «Vedo in quella Venere –
prosegue don Ciotti - la bellezza che potrebbe sorgere se fossimo in grado di accoglierli, di ospitarli come
fratelli in una società giusta e solidale. Imparando a riconoscere gli altri non solo fuori e attorno a noi, ma
dentro di noi. Sentendo sulla nostra pelle le loro ferite e le loro speranze». Anna Pironti, Responsabile
Capo del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, afferma «Già sul finire degli anni ‘60, la Venere
degli stracci di Michelangelo Pistoletto apriva a una diversa prospettiva artistica, creativa ma anche
politica. La Venere, rinunciando ad esibire il suo primato estetico, proponeva una nuova visione dell’arte,
della vita e della responsabilità sociale, connessa alle pratiche artistiche. Dopo mezzo secolo l’opera

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mantiene inalterata la sua grandezza, l’aderenza al termine contemporaneo, l’adesione al contesto sociale
e alla storia: tutto questo può essere inteso come il prodotto autentico dell’Arte Contemporanea». La
Venere degli Stracci resterà alla Fabbrica delle E fino alla fine di dicembre, con un ricco calendario di
incontri e iniziative.

L’evento è condiviso con Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea,
Cittadellarte - Fondazione Pistoletto e Rete Ambasciatori

Terzo Paradiso.

La sala è sold out, ma si potrà seguire l’iniziativa in streaming sul canale Facebook @GruppoAbele
Onlus

BIELLA, MOSTRA DELLA PITTRICE MARIELLA CALVANO

                                                       SABATO 19 SETTEMBRE alle ore 16.30 si terrà
presso il MUSEO DEL TERRITORIO BIELLESE ,con il patrocinio del Comune di Biella,
l’inaugurazione della mostra personale della pittrice MARIELLA CALVANO dal tema ” 50 anni di
pittura - DAL SEGNO ALLA LUCE”, testo critico e presentazione di Angelo Mistrangelo. La mostra,
allestita nelle tre sale al piano terra del Chiostro, comprende una quarantina di opere significative
dell’attività pittorica dell’artista dagli anni Settanta ad oggi. La mostra sarà aperta al pubblico da
domenica 20 settembre a domenica 18 ottobre, con il seguente orario da mercoledì a sabato dalle 15.30
alle 18.30 . domenica dalle 10.30 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30.

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ALMESE, MOSTRA FOTOGRAFICA “IL CAMMINO DEL CIELO - LE VIE FRANCIGENE
DEL PIEMONTE”

                                       Il Ricetto per l'Arte di Almese ha inaugurato, sabato 12 settembre, la
mostra fotografica Il Cammino del Cielo - Le Vie Francigene del Piemonte. L’esposizione realizzata con
il Patrocinio della Regione Piemonte e dell’Unione Montana Valle Susa continua il programma
espositivo delle mostre realizzate lo scorso anno con artisti di fama nazionale e internazionale: Antonio
Carena, Dario Lanzardo, Claudio Giacone, Eugenio Comencini, Ivo Bonino, Gabriel e Leonardo Girardi
che hanno dato nuovo lustro alla struttura Medioevale. La mostra fotografica Il Cammino del Cielo - Le
Vie Francigene del Piemonte dedicata a Claudio Bussolino, dirigente della Regione Piemonte e grande
viaggiatore scomparso nel mese di Dicembre 2019 in Cambogia dove risiedeva da anni, mira a far
conoscere la storia e la riscoperta del territorio valsusino da ripercorrere a piedi o in bicicletta, le antiche
strade della Via Francigena: una Regione in grado di accogliere i turisti con le sue eccellenze
naturalistiche, storiche, artistiche, culturali, di cui il Ricetto con la sua Torre Medioevale ne è
testimonianza. L'esposizione è a cura dell’Associazione Il Terzo Occhio photography composta dai
fotografi Valerio Bianco, Franco Bussolino, Marco Corongi, Emilio Ingenito, Giorgio Veronesi e Pier
Paolo Viola ha come oggetto dell’indagine fotografica l’area piemontese che viene attraversata dalle Vie
Francigene. I sei fotografi autori del progetto hanno ripercorso queste strade con l’occhio del moderno
viaggiatore, evitando di darne una rappresentazione troppo enciclopedica o didascalica. Ognuno di loro ha
voluto reinterpretare il “cammino” seguendo le proprie inclinazioni e sensibilità. Sono sei sguardi che
nell’originalità della visione, ci restituiscono una rappresentazione a 360° di un percorso fatto di
tradizione, fede, arte e natura, che nel tratto piemontese si è arricchito nel corso dei secoli di magnifici
luoghi di culto inseriti in contesti paesaggistici tra i più belli d’Italia, la Sacra di San Michele con il
Monte Pirchiriano in primis. Ombretta Bertolo Sindaco di Almese e vice presidente dell’Unione Montana
Valle Susa dichiara: “ Tanto l’impegno in questi anni da parte di tutti i Comuni dell’Unione Montana
Valle Susa di cui anche Almese fa parte per far conoscere e apprezzare il nostro territorio. Una mostra,
questa, fortemente voluta a supportare il lavoro svolto e i progetti futuri legati alla Via Francigena della
nostra Valle che sono prioritari per lo sviluppo culturale-turistico, che punta molto anche sui prodotti
locali quali il vino Baratuciat, l'olio Evo e le cipolle di Rivera” Virna Suppo presidente dell’Associazione
Culturale Cumalè dice “Il Ricetto per l’Arte ospitando la mostra sulle Vie Francigene del Piemonte dà
una nuova spinta al progetto che ha coinvolto tutta la Comunità nell’impegno per valorizzare e far

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