PICCOLI APPARTAMENTI: TRUCCHI PROGETTUALI PER MOLTIPLICARE GLI SPAZI - www.sanpaoloimi.comcasacommunity/ Immobiliinvenditaeall'asta

Pagina creata da Roberto Maggi
 
CONTINUA A LEGGERE
PICCOLI APPARTAMENTI: TRUCCHI
    PROGETTUALI PER MOLTIPLICARE
               GLI SPAZI

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/   Immobili in vendita e all’asta
                                                                      1
L’appartamento di piccole dimensioni (monolocale o
 bilocale) è certamente la tipologia abitativa più ricercata,
 sia per ragioni economiche d’acquisto, sia per l’identità
 sociale della maggioranza degli acquirenti: giovani coppie e
 single.
 Il primo problema che si pone di fronte a questa scelta è
 l’ottimizzazione degli spazi, dal punto di vista non solo
 funzionale, ma anche visivo.
 Ecco alcuni suggerimenti progettuali per rendere ampie e
 spaziose anche metrature limitate.

                             A cura di Maggioli Editore Spa

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                            Immobili in vendita e all’asta
                                                                                               2
SOMMARIO

 1. Come si percepisce lo spazio

 2. Trasformare lo spazio

 3. Ribassamenti e scorci

 4. Nicchie e rientranze

 5. L’illuminazione

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/              Immobili in vendita e all’asta
                                                                                 3
1. Come si percepisce lo spazio

 Quando si progetta uno spazio a tavolino non si può non considerare quale poi sarà la
 visione di tale spazio, poiché ciò che di questo percepiamo è strettamente legato al
 nostro campo visivo.
 Il campo visivo umano è piuttosto ampio, ma non tutto ciò che viene percepito
 contemporaneamente dall’occhio viene poi rielaborato dal cervello con la stessa
 definizione di immagine. Ci si può riferire ad un campo visivo centrale e ad uno
 periferico: il primo ha un cono piuttosto chiuso che non supera i trenta gradi attorno al
 punto osservato ed è in grado di trasmettere informazioni molto nitide e dettagliate; è
 quello che viene usato, per esempio, nella lettura o scrittura di un testo o
 nell’esecuzione di un lavoro manuale puntuale.
 Il secondo, o campo visivo periferico, ha un angolo di apertura più ampio, 120°, e
 permette di raccogliere informazioni più generiche: volumi, luci, colori, altezze,
 sporgenze, ecc. Questo tipo di informazioni giungono al cervello non nitide, ma
 sfuocate, tuttavia complementari a quelle inviate dal campo visivo centrale.
 Il cervello elabora le informazioni trasmesse dal campo visivo e percepisce lo spazio in
 maniera differente a seconda di come quest’ultimo è organizzato.
 Per esempio, se ci troviamo all’interno di un ambiente chiuso e il campo visivo è in
 grado di abbracciare almeno due pareti, oltre al pavimento e al soffitto, l’immagine
 percepita produce una sensazione di sicurezza.
 Analogamente un ambiente lungo e stretto produce una sensazione di oppressione e
 un ambiente alto dà una sensazione di grandezza e luminosità.
 Anche guardare verso il basso da un terrazzino, per esempio, produce una sensazione
 di insicurezza e fa sembrare il punto di osservazione più alto di quanto non sia in
 realtà.
 Il contrario avviene se si rivolge lo sguardo verso l’alto, si genera una sensazione di
 sicurezza e si ha l’impressione che l’oggetto osservato sia più basso.

 2. Trasformare lo spazio

 L’utilizzo delle sensazioni che generano la percezione diversificata degli spazi,
 permette di progettare diversamente gli ambienti a seconda del messaggio che si
 ritiene di trasmettere.
 Per fare un esempio, prendiamo la stessa stanza e caratterizziamone le pareti con
 l’uso del colore o di una tappezzeria a disegno geometrico, in cui prevalga nella prima
 il disegno verticale, nella seconda quello orizzontale: nel primo caso otterremo un
 effetto statico e di chiusura dell’ambiente, nel secondo, dove l’andamento orizzontale
 riproduce idealmente le linee della costruzione prospettica, si otterrà l’effetto opposto,
 cioè dinamicità e fluidità dello spazio.
 Anche intervenendo sulle finiture dei pavimenti si possono creare sensazioni diverse.
 L’utilizzo di colori pieni o texture, cioè disegni a trama geometrica, produce effetti
 differenti.
 Il nero e i colori scuri che assorbono molto la luce comunicano la sensazione di
 rimpicciolimento dello spazio; al contrario il bianco e i colori chiari, riflettendo la
 maggior parte della luce, producono sensazioni di spaziosità e ingrandimento.
 Le righe verticali producono una sensazione di allungamento e quelle orizzontali di
 allargamento. Linee diagonali e quadrettature, non privilegiando una particolare
 direzione rispetto al locale, danno la sensazione contemporanea di allungamento e
 allargamento, favorendo l’idea di uno spazio dilatato. Questo effetto nei piccoli

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                               Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                  4
ambienti si ottiene grazie alla contemporanea combinazione di pavimento di colore
 chiaro e posa diagonale del materiale.
 È utile tener presente che affiancare un colore chiaro ad uno scuro accentua la
 luminosità del primo e la cupezza del secondo, rafforzando il contrasto fra i due.
 Nei bagni infatti, generalmente piccoli, si usa scegliere una ceramica scura per il
 pavimento e una chiara per le pareti.
 Se si vuole aumentare visivamente la superficie del bagno, occorre, se possibile,
 utilizzare lo stesso pavimento del locale attiguo, senza spezzare la continuità dei
 materiali; posare un pavimento non troppo scuro, in diagonale; risvoltare a parete con
 lo stesso materiale per creare una zoccolatura per non sottolineare lo stacco fra
 parete chiara e pavimento scuro.
 Per rendere poi più dinamico lo spazio ristretto, bisogna introdurre degli elementi
 orizzontali quali greche, torelli, o “matite” che richiamino la tonalità o il materiale del
 pavimento e introdurre, in corrispondenza del lavandino, vaste superfici a specchio, a
 filo con il rivestimento.
 Rispetto alle dimensioni dell’ambiente, il soffitto del bagno risulta spesso
 sproporzionatamente alto; si possono allora con profitto realizzare ribassamenti totali
 o parziali, oppure tinteggiare il soffitto con un colore scuro, simile al pavimento, in
 grado di produrre un effetto di oppressione, capace di proporzionare otticamente se
 non fisicamente il locale.
 Al contrario gli appartamenti moderni hanno soffitti in genere molto bassi: 2,70 m. La
 scarsa altezza può generare una sensazione di oppressione; intervenendo col colore è
 ancora possibile modificare la sgradevole sensazione prodotta.
 Tinteggiando il soffitto con uno smalto scuro molto lucido, si produce un effetto
 specchio fumé, su cui si riflettono le pareti idealmente allungate nella superficie
 lucida.
 Di uno spazio chiuso l’occhio umano percepisce la scatola: se l’ambiente è piccolo la
 scatola risulterà opprimente.
 Per evitare che il cervello ricostruisca la scatola in cui si trova e ne valuti
 emotivamente le dimensioni, si può cercare di nascondere al campo visivo gli spigoli.
 Se manca la visione reale dello spigolo, le pareti vengono messe in relazione con altre
 pareti, creando un effetto dinamico dello spazio, non più chiuso all’interno della
 scatola.
 Anche in questo caso il rivestimento del pavimento che risvolta sulle pareti opererà la
 cancellazione dello spigolo fra superficie orizzontale e verticale, producendo una
 sensazione di maggior larghezza del pavimento.
 Per “cancellare” invece gli spigoli verticali fra le pareti si possono utilizzare particolari
 texture (trame) eseguite con la tinteggiatura quali: spugnati, nuvolati, lavorazione a
 straccetto, stucco veneziano, ecc.; oppure si possono usare tappezzerie a disegno
 geometrico, con l’accortezza di non scegliere trame eccessivamente invasive che
 creerebbero l’effetto collaterale di oppressione.
 Il modo migliore di nascondere all’occhio dell’osservatore gli spigoli è un utilizzo
 mirato dell’arredamento o dei complementi di arredo.
 Nell’angolo fra due divani si può collocare una lampada a piantana, sufficientemente
 voluminosa da nascondere alle sue spalle lo spigolo della stanza. Si può collocare un
 mobile ad angolo o una pianta alta.
 Per quanto concerne gli spigoli tra pareti e soffitto, se abbiamo la fortuna di avere
 stanze con soffitti alti oltre i tre metri, si possono introdurre elementi curvi in gesso
 che raccordino la superficie orizzontale del soffitto con quella verticale delle pareti.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                 Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                    5
Queste gusce in gesso sono particolarmente utilizzate nelle vecchie case per ovviare,
 fra l’altro, a problemi di crepe fra pareti e soffitti in arelle, o cannicciato, intonacate,
 molto flessibili, poste in continuità con le strutture più rigide delle pareti in mattoni e
 perciò soggette a fessurazioni.
 Un’altra soluzione ci viene dal colore. Se si tinteggiano le pareti verticali di un colore
 diverso da quello del soffitto, che generalmente viene lasciato bianco, è opportuno
 risvoltare sulla parete sottostante una fascia di pochi centimetri dello stesso colore del
 soffitto, eliminando lo spigolo fra parete e soffitto; una fascia troppo alta produrrebbe
 l’effetto indesiderato di abbassare la parete.
 Anche l’utilizzo di specchi, posizionati in prossimità dagli spigoli, può eliminare i limiti
 visuali di uno spazio: l’immagine riflessa della parete ortogonale allo specchio produce
 un allungamento virtuale del campo visivo.

 3. Ribassamenti e scorci

 Stando comodamente seduti in un grande soggiorno di 50 m2 può sembrare
 impossibile che quello stesso spazio possa contenere un intero appartamento con
 tanto di camera da letto, soggiorno, bagno, cucina e ingresso; ci sono monolocali con
 metrature ancora più ridotte: molte giovani coppie hanno a disposizione per la loro
 abitazione la stessa superficie che i loro nonni adibivano esclusivamente al soggiorno.
 A prima vista non diremmo mai che, a parità di superficie, un solo soggiorno può
 essere grande come un bilocale. Tutto dipende ancora una volta dalla percezione dello
 spazio; bisogna perciò comprendere le ragioni per cui, a parità di dimensioni, uno
 spazio può sembrare più grande o più piccolo.
 Entrando in un grande soggiorno di forma tradizionale il nostro occhio vede e registra
 automaticamente la collocazione delle quattro pareti verticali, del soffitto e del
 pavimento che racchiudono e delimitano lo spazio.
 L’occhio trasmette al nostro cervello le informazioni ricevute e quest’ultimo
 ricostruisce percettivamente lo spazio identificandolo con un parallelepipedo chiuso,
 una scatola ben determinata e conclusa: per quanto grande sia lo spazio, esso è
 definito, concluso e stabile, percepito nella sua interezza con un unico colpo d’occhio.
 Al contrario, se lo stesso spazio è articolato da setti murari, quinte e partizioni, esso
 risulta movimentato grazie alla presenza di più locali, di aperture e di scorci che
 creano visuali differenti; il nostro occhio non sarà più in grado di coglierne in un unico
 istante la complessità e non lo classificherà come concluso e perciò statico.
 Le informazioni che trasmetterà al cervello per ricostruire la scatola in cui è contenuto
 saranno incomplete e lo spazio verrà percepito come dinamico, fluttuante e,
 soprattutto, non finito intorno al punto di osservazione.
 Se lo spazio viene percepito come inconcluso, viene lasciata aperta la possibilità di
 immaginare, più o meno coscientemente, che oltre la porta che noi vediamo oppure
 dietro la quinta che ci delimita la visuale, lo spazio continui a svilupparsi senza un
 limite, che, dietro a ciò che non vediamo direttamente, non si celino altre stanze o
 ambienti diversi.
 Ecco perché, a parità di superficie, uno spazio concluso può sembrare più piccolo di
 uno spazio ricco di scorci e visuali sempre differenti.
 Nei piccoli appartamenti si tende ad unificare lo spazio in un unico ambiente in cui si
 racchiudono più funzioni: ingresso, soggiorno, studio, cucina si fondono senza
 soluzione di continuità.
 Questo procedimento è imposto dalla scarsità di superficie a disposizione per
 realizzare ambienti distinti e così si privilegia l’ambiente di soggiorno, facendovi

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                   6
confluire le altre funzioni compatibili, senza però ottenere risultati soddisfacenti nel far
 percepire la spazio più grande.
 Una volta demoliti i muri per unificare l’ingresso, il cucinotto e il soggiorno, i risultati
 ottenuti non soddisfano le aspettative: la percezione è quella di uno spazio finito,
 chiuso, ugualmente piccolo.
 Infatti “buttando giù tutto” non rendiamo la spazio più grande, al contrario lo
 rimpiccioliamo.
 Inoltre, in un piccolo appartamento le pareti sono indispensabili per sfruttare i volumi
 anche in altezza.
 Per rendere dinamico e non concluso un ambiente si può intervenire sia
 architettonicamente sia con l’arredamento.
 Dovendo ristrutturare, in una casa d’epoca, un bilocale dal taglio classico, costituito da
 ingresso, cucinotto, soggiorno, camera e bagnetto, si può, apportando piccole
 modifiche distributive, ottenere un ottimo risultato.
 Generalmente i pochi locali di un piccolo appartamento, oltre ad essere contigui uno
 all’altro, affacciano su un unico corridoio che li disimpegna ed è anche l’ingresso
 all’alloggio.
 La disposizione classica degli ambienti è costituita da un ingresso/ corridoio che
 disimpegna, nell’ordine, soggiorno, cucina, bagno e camera.
 Sul lato opposto rispetto al corridoio sono collocate le finestre e gli affacci. Il corridoio
 si presenta lungo e stretto e, soprattutto, buio.
 Le soluzioni distributive che si prospettano sono sostanzialmente due: la creazione di
 un unico ambiente: (soggiorno, cottura e ingresso); oppure mantenere i tre ambienti
 parzialmente separati, ma permeabili l’uno con l’altro.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                 Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                    7
Con la soluzione B si realizza un ampio locale dalla metratura effettivamente
 generosa, che però percettivamente si presenta come uno spazio fisso, una scatola
 chiusa; inoltre, all’interno di quest’ambiente indistinto l’arredamento trova
 difficilmente la sua collocazione per la mancanza di pareti d’appoggio.
 Il risultato è la sensazione di aver collocato il divano all’interno di una grande cucina e
 non quello desiderato, cioè di entrare in un vasto soggiorno.
 Con la soluzione C sono state eseguite molte meno demolizioni e si è ottenuto un
 susseguirsi di ambienti distinti, all’interno di un unico grande spazio.
 Dall’angolo divani lo spettatore coglie la parete illuminata dalle finestre in tutto il suo
 sviluppo pur essendogli preclusa la vista della cucina.
 La cucina non è separata dal soggiorno, ma semplicemente distinta da esso da un
 muro che non arriva fino al soffitto.
 In questa maniera la visione totale del soffitto, che sfugge alla vista sopra la quinta
 che delimita lo spazio esclusivamente tecnico della cucina, offre la sensazione
 dell’ampiezza del contenitore in cui ci troviamo.
 Analogamente si comporta il setto che racchiude l’armadio dei cappotti all’ingresso:
 anche questo, non essendo a tutt’altezza, lascia completa la percezione del soffitto,
 permettendo alla luce naturale di arrivare fino alla porta di ingresso.
 La percezione integrale del soffitto e un pavimento continuo che fa da specchio al
 soffitto contribuiscono alla dilatazione dello spazio.
 In questa soluzione lo spettatore è in grado di vedere complete solo due o tre delle
 quattro pareti che delimitano l’ambiente; questo perché, in qualunque punto ci si
 possa collocare, tanto le quinte di arredo quanto i setti murari divisori impediscono di
 cogliere in un solo colpo d’occhio le sei facce del cubo in cui ci si trova, creando
 sempre nuove e differenti visuali.
 Analogamente succede con la percezione dello stesso ambiente prima vuoto e poi
 arredato.
 Senza la presenza di arredi al nostro occhio manca una scala di riferimento cui
 rapportare il contenitore al suo contenuto e stabilire le dimensioni di uno rispetto
 all’altro. Una volta arredato, ci sembra impossibile pensare che lo stesso ambiente,
 che prima abbiamo visto vuoto, avrebbe potuto contenere tutti quegli oggetti.
 Per movimentare lo spazio e identificare la presenza di funzioni diverse all’interno
 dello stesso ambiente si possono utilizzare anche i ribassamenti e i cambi di livello di
 soffitto e pavimento.
 I ribassamenti, oltre a rivelarsi degli indispensabili ripostigli in appartamenti dove gli
 spazi per il ricovero sono assai limitati, consentono di influire sulla percezione dello
 spazio, facendolo sembrare più ampio.
 Se l’osservatore, prima di affacciarsi su un ambiente di soggiorno, sosta in una piccola
 zona di ingresso ribassata e ben proporzionata, avrà la sensazione che il locale
 successivo sia più ampio, dilatato e generoso.
 Questa percezione di grandezza del secondo ambiente deriva esclusivamente dal
 confronto con il primo che, al contrario, si presenta compresso, minimo, circoscritto
 attorno alla figura umana.
 Dopo essere transitati attraverso questa “camera di compressione” l’ambiente attiguo
 si presenterà come un’esplosione di aria e di luce.
 Anche l’illuminazione e il colore, come verrà affrontato nei capitoli specifici,
 contribuiscono alla creazione di questo effetto.
 Per questo motivo è preferibile creare zone ribassate sopra spazi di ingresso o di
 disimpegno, anche se fusi insieme ad altri ambienti, in modo da creare una

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                   8
demarcazione delle diverse funzioni all’interno di uno spazio ampio che le racchiude e
 rendere lo spazio dinamico.
 Nella soluzione C sia la circoscritta zona del disimpegno tra bagno, camera e
 soggiorno, sia la zona in corrispondenza dell’ingresso possono essere ribassate,
 ricavando un prezioso ripostiglio in quota con accesso da più punti.
 Così facendo, all’interno dell’unico ambiente di soggiorno, cucina e ingresso, le tre
 funzioni restano comunque separate: la zona di ingresso è individuata dalla presenza
 del ribassamento, la cucina è mascherata dalla presenza di una quinta, mentre lo
 spazio del soggiorno, pur fluttuando attraverso gli altri, è quello che fa da perno
 all’impianto distributivo della zona giorno.
 È utile sottolineare il perché si è preferito lasciare lo spazio della cucina passante e
 non chiuso verso il corridoio. Le motivazione sono due: innanzitutto permette alla luce
 naturale di spingersi in profondità nell’appartamento e, secondariamente, ma non di
 minore importanza, la praticità di accesso alla cucina, cioè di uno spazio
 esclusivamente tecnico dedicato principalmente alla preparazione dei cibi e al
 rigoverno, dal momento che la zona pranzo è uno spazio fluttuante a cavallo fra
 cucina e soggiorno.
 Nell’ipotesi che la cucina fosse stata chiusa con un setto anche verso il corridoio, si
 sarebbe creato un angolo buio antistante la parte del disimpegno della zona notte. La
 presenza di questo angolo buio avrebbe influito negativamente sulla percezione
 complessiva del sistema ingresso/ cucina/soggiorno, cancellando la continuità degli
 spazi all’interno di un involucro più grande che li contiene.
 Poiché l’obbiettivo era quello di far immaginare all’osservatore un contenitore più
 grande di quello che realmente era, creando al suo interno scorci e visuali che ne
 impedissero la comprensione istantanea, togliendo la luce del soggiorno allo spazio
 antistante il disimpegno notte, è come se avessimo tolto fisicamente questo spazio dal
 soggiorno. Tanto valeva al- lora far avanzare la parete con la porta del disimpegno
 fino al filo della quinta che racchiude l’angolo cottura. Ma così facendo avremmo
 nuovamente reso monolitico lo spazio del soggiorno, diminuendo notevolmente
 l’ampiezza del contenitore e riducendolo ad una forma ad “elle”, dispersiva e poco
 proporzionata rispetto al vasto quadrato.
 La seconda motivazione che spinge a non chiudere l’angolo cottura in un cul de sac
 può sembrare meno importante, ma fonda la sua utilità sul pratico uso quotidiano
 degli spazi: nella soluzione originaria il percorso fra la porta d’ingresso e la zona
 predisposta alla conservazione e ricovero degli alimenti è ridotta al minimo e non
 attraversa ambienti cosiddetti “di rappresentanza” come il soggiorno; al contrario
 nella variante il percorso da compiere con le borse della spesa si snoda tra gli arredi
 del soggiorno, risultando così più lungo, tortuoso e poco ordinato.
 Inoltre la zona soggiorno si trasformerebbe in uno spazio di passaggio, perdendo la
 sua caratteristica di fulcro e di ambiente raccolto, dedicato al relax, alla conversazione
 e alla lettura.

 4. Nicchie e rientranze

 Nelle spesse murature della casa d’epoca a volte possono celarsi cavità e nicchie a
 volta. Il recupero e l’utilizzo di questi spazi hanno un duplice vantaggio: movimentare
 lo spazio ed impreziosirlo con soluzioni d’arredo e punti luce, oppure realizzare un
 comodo ricovero a scomparsa nella muratura per oggetti o utensili, senza intaccare la
 superficie e la volumetria del locale.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                               Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                  9
Le vecchie case venivano costruite con un sistema portante costituito principalmente
 da una spessa muratura in mattoni pieni, o a sacco, al perimetro, e un altrettanto
 spesso muro portante al centro, il cosiddetto muro di spina.
 Il resto delle pareti divisorie interne era formato da sottili tavolati, sempre in mattoni,
 in maniera da non gravare sulla struttura lignea orizzontale. All’interno della spessa
 muratura portante e di spina venivano collocate, oltre alle aperture per porte e
 finestre, anche tutte le canalizzazioni verticali. In alcuni casi, inoltre, quando non era
 necessario realizzare un setto portante molto lungo, esso veniva interrotto da pareti di
 contenimento più sottili; si venivano così a formare delle nicchie, generalmente
 dall’ampiezza di un vano porta, cioè circa un metro e profondità di circa cm 30 o 40 a
 seconda dello spessore della muratura in cui erano inseriti.
 Andando ad intervenire in appartamenti di stabili d’epoca, si può cercare la presenza
 di canalizzazioni nascoste all’interno della muratura.
 Sepolti sotto uno speso strato di intonaco riemergono vecchi sportellini in cotto per
 l’ispezione delle canne fumarie.
 In molti stabili si è deciso di abbandonare l’utilizzo delle vecchie canne fumarie nella
 muratura portante per varie ragioni: costi elevati di messa a norma, sicurezza, igiene;
 eliminazione delle stufe a favore dei radiatori, ecc.
 Queste canne fumarie che restano inutilizzate, chiuse all’interno dello spessore dei
 muri, possono nuovamente venire utilizzate per altri scopi.
 Innanzitutto è necessario provvedere ad un’indagine sullo stato di utilizzo delle
 canalizzazioni perché esse, pur trovandosi nella muratura perimetrale dell’alloggio,
 appartengono agli appartamenti sottostanti o addirittura al condominio.
 Prima di fare un uso esclusivo di queste canne bisogna procedere all’accertamento del
 diritto a farne un utilizzo personale.
 Per non indebolire la muratura portante praticando perforazioni casuali all’interno di
 essa, le canne fumarie venivano concentrate in posizioni equidistanti da altre bucature
 quali porte e finestre.
 Poter utilizzare questo volume cavo all’interno dello spessore del muro consente di
 ricavare nicchie dell’ampiezza, a volte, superiore al metro, a seconda dell’altezza del
 palazzo e del numero di canne presenti.
 Può sembrare superfluo specificare che ai piani bassi sarà prevalente la porzione di
 muratura portante, che deve sostenere l’intero edificio, e minore il numero delle
 canne fumarie, di pertinenza dei soli appartamenti di quel livello. Man mano che si
 sale di piano il numero degli appartamenti aumenta e così il numero delle canne
 fumarie, mentre la struttura portante dell’edificio si alleggerisce per non gravare sui
 muri sottostanti.
 Di conseguenza il numero delle canne fumarie celate all’interno dei muri può variare
 notevolmente a seconda del piano.
 Lo spazio recuperato dalle canne fumarie può essere aperto verso l’ambiente su cui
 insistono e da esso fruito in varie maniere.
 Molto spesso troviamo le canne fumarie nel muro del cucinotto, un tempo utilizzate
 per le cucine economiche. Le moderne cucine si sviluppano su pareti complanari e non
 richiedono rientranze, la presenza di nicchie, come di altre irregolarità della parete,
 comporta il dover ricorrere ad un arredo su misura, dai costi elevati e dal risultato,
 relativamente al vantaggio del riutilizzo delle rientranze, inferiore alla spesa
 sostenuta.
 Molto spesso, nella distribuzione planimetrica degli alloggi, bagno e cucina venivano
 accoppiati. Diversamente la parete attrezzata della cucina confinerà con un locale di
 soggiorno o con un disimpegno.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                   10
Nel caso in cui le canne siano collocate all’interno della parete fra cucina e bagno, si
 potranno trarre maggiori vantaggi dall’apertura delle canne fumarie per realizzare
 nicchie nel bagno, anziché nella cucina.
 Negli alloggi d’epoca il taglio dei bagni risulta spesso sacrificato: spesso si riducono a
 piccoli locali lunghi e stretti, dove i sanitari sono allineati lungo la stessa parete.
 Questo tipo di conformazione dello spazio risulta sempre mal proporzionato, mentre,
 la creazione di nicchie e rientranze permette di allargare gli spazi stretti e distribuire
 meglio gli apparecchi igienici.
 La creazione di nicchie in bagno si presta, con ottimi risultati, all’inserimento di una
 doccia, a nascondere parzialmente i sanitari o incassare un lavandino, oppure inserire
 una vasca in senso trasversale, incassare la lavatrice o, semplicemente, ricavare un
 armadio a muro per la biancheria.
 Quando si abbia l’opportunità di aprire delle nicchie verso ingressi, disimpegni e
 corridoi, il loro utilizzo più immediato è quello di ricavarne preziosi armadi a muro che,
 come si è precedentemente visto, possono sostituire interi locali, quali il guardaroba o
 il ripostiglio.
 Nel caso in cui il piccolo ingresso all’appartamento sia stato fuso con il locale di
 soggiorno per aumentarne la superficie, poter disporre di un armadio a muro per il
 ricovero di cappotti, sciarpe, caschi per il motorino, ecc. diventa indispensabile per
 nascondere alla vista dal soggiorno tutti quegli indumenti che abitualmente vengono
 “abbandonati” all’ingresso, L’ingresso sparisce perché viene inglobato nel soggiorno,
 ma una nicchia, opportunamente attrezzata, ne sostituisce integralmente le funzioni.
 Le nicchie che si possono aprire, eventualmente, nella camera da letto è opportuno
 sfruttarle per ricavare maggior spazio all’armadiatura.
 Sfruttando la rientranza del muro in continuità con l’armadio addossato alla stessa
 parete, si ottiene una maggiore profondità che, in corrispondenza della nicchia, può
 far assumere all’armadio le funzioni di “cabina armadio” o trasformarsi in un valido
 contenitore per il computer, o per gli attrezzi da ginnastica. Così facendo, in mancanza
 di un locale specifico per l’hobby o uno studio o una palestra, è l’armadiatura che,
 sfruttando le rientranze del muro, ne assume, almeno in parte, le varie funzioni.
 Qualora l’opportunità di aprire nicchie si presentasse in soggiorno, il loro utilizzo sarà
 differente.
 Mentre per gli altri locali dell’appartamento è stato proposto l’utilizzo delle nicchie per
 inserirvi elementi di arredo, per il soggiorno si vuole proporre un utilizzo
 concettualmente diverso e che porti la nicchia ad entrare a far parte della dinamicità
 dello spazio.
 Pertanto si propone di lasciare le nicchie come volumi aperti che si affacciano sullo
 spazio centrale principale e, idealmente, lo dilatano.
 Il soggiorno è il locale di rappresentanza e il progettista deve tenerne conto
 valorizzando questo ambiente sia in senso estetico sia in termini spaziali.
 Per far sì che le nicchie in soggiorno ne costituiscano un elemento dilatatore, si può
 ricorrere all’utilizzo di materiali, colori ed illuminazione particolari.
 Illuminando notevolmente le nicchie e tinteggiandole di un colore differente rispetto a
 quello delle pareti del soggiorno, illuminato al contrario da luce indiretta riflessa dal
 soffitto, si riescono a creare dei veri e propri volumi accessori che completano ed
 ampliano il locale dal punto di vista sia spaziale sia dell’arredamento.
 Le nicchie possono essere utilizzate poi anche come ricovero per oggetti ma con
 l’accortezza di non chiuderle o appesantirle; possono essere utilizzate mensole di
 cristallo molto leggere alla vista per collocarvi oggetti o libri di particolare valore.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                   11
5. L’illuminazione

 L’illuminazione artificiale è un elemento da curare attentamente perché è ciò che
 consente di far risaltare un mobile, una decorazione, di creare un’atmosfera, di
 rimpicciolire o ingrandire un ambiente.
 Tutto ciò va progettato accuratamente prima di arredare un appartamento.
 La luce concorre, assieme agli elementi architettonici quali pavimento, pareti e soffitti,
 a creare uno spazio.
 Per esempio, illuminazione e colore non possono essere scelti a posteriori, anzi a volte
 sono proprio elementi come questi a determinare alcune scelte spaziali.
 La luce, oltre ad essere un elemento vitale per l’uomo è un fattore indispensabile per il
 suo equilibrio psico-fisico; così come per piante e animali.
 Sono state svolte delle ricerche per valutare l’influsso che hanno luce e colore sugli
 aspetti fisiologici e psicologici dell’uomo. Ma senza svolgere tante ricerche è risaputo
 che una buona qualità della luce e dell’illuminazione contribuisce ad elevare il livello
 del comfort.
 Per questo motivo non si tratterà di illuminazione realizzata con tubi fluorescenti, neon
 o lampade a risparmio energetico perché questo tipo di illuminazione non è salutare e
 non si addice a locali abitabili dove la presenza di persone è limitata a pochissime ore
 al giorno; questo tipo di illuminazione si addice ad atri, scale, insegne, ingressi che
 devono restare illuminati per molte ore di fila e la presenza dell’uomo è limitata al solo
 transito.
 Per leggere, per mangiare e anche per conversare è necessaria la luce di una
 lampadina con una frequenza che non stanchi o disturbi la vista con impercettibili
 bagliori e tremolii.
 Nel caso della progettazione dell’illuminazione di un piccolo appartamento bisogna
 prestare particolare attenzione alla forma degli spazi innanzitutto e all’attività che in
 essi viene svolta; si possono poi ulteriormente collocare piccole fonti di luce per
 sottolineare la presenza di un arredo o di un’attività particolare: la progettazione dello
 spazio e della luce è contemporanea.
 Esistono a grandi linee due tipi di illuminazione: quella diffusa che serve ad illuminare
 in maniera generica un ambiente e quella puntuale in presenza di determinate attività
 che richiedono una maggiore illuminazione.
 Questo principio si applica a tutti gli ambienti principali: camera, soggiorno, cucina,
 bagno e ingresso.
 Esistono poi vari tipi di lampade che possono creare questi due tipi di illuminazione: le
 plafoniere da soffitto, le lampade a sospensione, le apliques, le piantane, le abat-jour,
 le lampade da tavolo, i faretti da incasso e le lampade da incasso a muro o a
 pavimento.
 Al tipo di lampada è poi associato uno specifico modella di lampadina a
 incandescenza, fluorescente o alogena; ogni lampadina ha una luce di un tono
 differente: più o meno caldo o freddo, che va dal giallo all’azzurro.
 È soprattutto il tipo di lampadina e il modello del diffusore della lampada che creano
 l’illuminazione giusta a seconda dell’ambiente e dell’attività.

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                                 Immobili in vendita e all’asta
                                                                                                    12
Questo approfondimento, insieme ad altre interessanti monografie, è reperibile sul
        sito www.sanpaoloimi.com/casacommunity/, iniziativa del network
              SanpaoloImprese.com dedicata al canale immobiliare.

                   “Casa.community: immobili in vendita ed all’asta.
                        Per non perdere la strada verso casa”

                  Documento pubblicato su licenza di Maggioli S.p.a.
                         © Copyright 2004 by Maggioli S.p.a.
                    Maggioli Editore è un marchio di Maggioli S.p.a.
                  Azienda con sistema qualità certificata ISO 9001:94

www.sanpaoloimi.com/casacommunity/                          Immobili in vendita e all’asta
                                                                                             13
Puoi anche leggere