#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio

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#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
#Ioapro, la protesta contro
le chiusure arriva in piazza
Montecitorio

Sabato 30 gennaio ore 15 l’iniziativa
promossa   dal   Sindacato   Nazionale
Lavoratori Italiani – SI.N.LA.I.
#IOAPRO la protesta contro le chiusure stabilite nei Dpcm
arriva in piazza Montecitorio dove alle 15 di domani, sabato
30 gennaio, si sono dati appuntamento imprenditori,
commercianti e ristoratori provenienti da tutta Italia.

Una iniziativa promossa dal Sindacato Nazionale Lavoratori
Italiani – SI.N.LA.I. – per cercare di far sentire ai
governanti la voce delle tante realtà messe ormai in ginocchio
dalle chiusure imposte a colpi di Dpcm anti Covid.
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
Valerio Arenare SEGRETARIO NAZIONALE DEL SINDACATO NAZIONALE
LAVORATORI ITALIANI (SI.N.LA.I.) e
Giustino D’Uva DIRIGENTE DEL SINDACATO NAZIONALE LAVORATORI
ITALIANI (SI.N.LA.I.) Ospiti nella trasmissione Officina
Stampa del 21/01/2021 condotta dalla giornalista Chiara Rai
L’iniziativa è partita lo scorso 15 gennaio da parte dei
gestori di tante attività commerciali, come bar e ristoranti
sparsi sul territorio nazionale, come atto di protesta contro
i Dpcm anti-Covid che hanno ormai messo in ginocchio le varie
attività.
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021
E nonostante le multe salate e le varie ordinanze di chiusura
alle quali stanno andando incontro questi imprenditori a
prevalere è ormai la disperazione generata dal fatto di dover
attendere ancora oggi, dopo un anno dall’inizio dello stato
pandemico, dopo gli investimenti fatti per predisporre tutte
le misure di sicurezza ordinate dal governo al fatto di non
poter lavorare e di non aver ricevuto sussidi per poter
superare questo periodo di chiusure.

Stanchi quindi di aspettare, dicono di non avere più paura.
Così come non ce l’hanno i loro clienti, tantissime persone,
che senza pensarci un attimo hanno deciso di tornare a cenare
fuori, nonostante i Dpcm lo vietino espressamente.

Ora, dopo aver riaperto i locali e le loro attività
commerciali a partire dal 15 gennaio, questi ristoratori,
commercianti e imprenditori hanno deciso di darsi appuntamento
il 30 gennaio prossimo in piazza Montecitorio a Roma.
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
Dalla prima Repubblica ai
giorni   nostri:   Luciano
Ciocchetti racconta i suoi
primi 40 anni di attivismo
politico

“Il giusto sentiero” il libro che
attraversa 40anni di storia d’Italia
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
attraverso il vissuto politico di Luciano
Ciocchetti
Quarant’anni di impegno e di passione politica iniziati tra le
fila della Democrazia Cristiana dove nel 1981 Ciocchetti viene
eletto consigliere della XII Circoscrizione di Roma che lo
vedrà occuparsi di servizi rivolti alla persona, allo sport,
ai servizi sociali, all’ambiente e alle opere pubbliche fino
ad arrivare nel 1994 ad essere eletto deputato per la 12eima
legislatura dove ha proseguito a occuparsi dei servizi alla
persona, dello sport e dello sviluppo del territorio regionale
del Lazio attraverso la presentazione di proposte di legge.

Rieletto poi per la seconda volta deputato nel 2006 fino ad
arrivare a ricoprire la carica di Vicepresidente e assessore
alle Politiche del Territorio e dell’Urbanistica della Regione
Lazio.

Il video servizio che ripercorre i 40 anni di attività
dell’On. Luciano Ciocchetti trasmesso a Officina Stampa del
21/01/2021
Un percorso politico che rappresenta a tutti gli effetti
quelle che dovrebbero essere le tappe obbligate per la
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
formazione politica di chi intende mettersi al servizio del
popolo, intraprendendo questa carriera, compresa l’esperienza
giovanile nei comitati di quartiere, vera forza dell’impegno
di Ciocchetti.

L’intervista di Chiara Rai all’On. Luciano Ciocchetti a
Officina Stampa del 21/01/2021
Nessuna improvvisazione dunque, come purtroppo oggi capita di
vedere nel panorama politico italiano, ma tanta presenza ‘sul
campo’, cioè tra la gente e sul territorio.

 Luciano Ciocchetti, tante le attestazioni di stima da destra
 a sinistra

Ed è questo l’invito che Luciano Ciocchetti, raccontando la
sua storia, rivolge nel libro soprattutto ai più giovani: ci
vuole passione, desiderio di mettersi al servizio degli
altri ma anche tanto impegno e sacrificio. Tutte cose che
risultano difficili in un’epoca come la nostra, ma certamente
non impossibili. Ma Ciocchetti è uno che crede in quello che
fa, e chissà che dopo il libro non si prepari ad aprire una
scuola di formazione politica. Per i giovani alle prime armi
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
ma anche per chi, ahinoi, frequenta oggi i palazzi del potere.

Vaccini anti Covid-19: si
attende per oggi approvazione
Ema per AstraZeneca

Il vaccino anti Covid della società di biotecnologie americana
Novavax è efficace all’89,3% e protegge contro la variate
inglese del coronavirus, ma offre un grado di protezione molto
inferiore contro quella sudafricana: lo ha reso noto la stessa
società sottolineando che comincerà immediatamente a
sviluppare un altro vaccino dedicato alla variante
sudafricana. Lo riportano i media internazionali.

Intanto è attesa per oggi l’approvazione dell’Ema, l’Agenzia
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europea al vaccino anti Covid di AstraZeneca.

E contro i ritardi dell’azienda nelle forniture l’Unione
europea minaccia il blocco
dell’export.

Il servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

ANCRI, un anno di impegno per
le Pari Opportunità
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
*di Eliana Tagliente

Oggi ricorre per me un anno di Delega Nazionale alle pari
opportunità ANCRI (da maggio 2019 sono anche membro del
Comitato Pari Opportunità Regione Lazio del Gruppo FS). E’ un
giorno di riflessioni su un anno difficile per tutti, che ci
ha impedito di incontrarci e ci ha distratto dagli obiettivi.

Ripenso come a un episodio lontanissimo, ma che risale poi a
solo un anno fa, a quando in tempi non sospetti con l’ANCRI
abbiamo attirato l’attenzione della Commissione Pari
opportunità Rai e la COMMISSIONE DI VIGILANZA DEI SERVIZI
RADIOTELEVISIVI ottenendo la condivisone del Presidente della
RAI – Marcello Foa – sulla necessità di evitare linguaggi che
in qualche modo istighino alla violenza contro le donne nelle
trasmissioni televisive.

Abbiamo portato l’attenzione sulle difficoltà che la
burocrazia pone i disabili, mettendo sul piatto lo snellimento
dell’accesso nelle ZTL alle persone disabili; focalizzato
l’attenzione sul rinnovo delle patenti speciali e messo le
basi perché si pensi ad agevolazioni alle aziende che lasciano
lavorare serenamente, garantendogli parità di trattamento,
persone affette da disabilità (anche per non pesare sui
#Ioapro, la protesta contro le chiusure arriva in piazza Montecitorio
sussidi assistenziali).

Di questo ringraziamo Officina Stampa e la conduttrice Chiara
Rai per il supporto

Eliana Tagliente ospite a Officina Stampa del 10/12/2020

L’Emergenza sanitaria ci                     ha    frenati
senz’altro ma non fermati
Da qui però una riflessione, l’emergenza sanitaria non ha
fermato noi con i progetti, ma non ha fermato neanche la
violenza contro le donne.Con il pensiero a chi in questo anno
oltre alle difficoltà di tutti ha subito violenza, oggi la
giornata non può che essere celebrata con la riflessione che
mi ha lasciato la lettura di “un anno di Codice Rosso, reati
spia e femminicidi” pubblicato nel 2020 dal Ministero
dell’Interno in celebrazione del 25 novembre, giornata
istituita dall’ONU (Risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999)
come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza
contro le donne, considerando tale fenomeno una violazione dei
diritti umani.
il 9 agosto 2019 (a 6 mesi dal lockdown totale che ha
caratterizzato il 2020) è entrato in Vigore il Codice Rosso,
che ha introdotto nuove fattispecie di reato e perfezionato
meccanismi di tutela delle vittime, attraverso il
potenziamento di strumenti d’indagine e dell’azione
giudiziaria.

I Nuovi reati introdotti:

   1. Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla
      casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi
      frequentati dalla persona offesa (art. 387-bis c.p.);
   2. Costrizione o induzione al matrimonio (art. 558-bis
      c.p.), volto a contrastare il fenomeno dei cosiddetti
      matrimoni forzati e delle spose bambine;
   3. Diffusione illecita di immagini o video sessualmente
      espliciti, cosiddetto revenge porn (art.612-ter c.p.),
     che punisce, chi “dopo averli realizzati o sottratti,
     invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, immagini o
     video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a
     rimanere privati, senza il consenso delle persone
     rappresentate”. La stessa pena si applica anche nei
     confronti degli eventuali condivisori che, avendo
     ricevuto o acquisito le immagini, le diffondano al fine
     di creare danno alle vittime. Aggravanti specifiche sono
      previste se il reato viene commesso all’interno di una
      relazione affettiva, se vengono usati strumenti
      informatici e se i fatti vengono commessi nei confronti
      di soggetti in stato di inferiorità fisica o psichica.
   4. Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni
      permanenti al viso (art. 583-quinquies c.p.), per cui è
      previsto l’ergastolo se dal fatto consegua un omicidio.
      Dal monitoraggio effettuato sul primo anno di vigenza
      del nuovo codice Rosso, che comprende appunto tutto il
      periodo di lock down totale (periodo considerato agosto
      2019-agosto 2020), emerge che nella Regione Lazio sono
      stati commessi 46 delitti ex art. 612 ter c.p. (Revenge
porn -diffusione illecita di immagini o video
sessualmente espliciti) con un’incidenza del 73% su
vittime di sesso femminile (primato alla Lombardia con
141 casi ed un’incidenza femminile dell’82%, 209 delitti
ex art. 387 bis c.p., (violazione dei provvedimenti di
allontanamento dalla casa familiare e del divieto di
avvicinamento ai luoghi frequentati dalla per-sona
offesa), più del Lazio solo la Sicilia con 231 casi.
Un’analisi particolare è stata dedicata però ai
cosiddetti reati spia, vale a dire tutti quei delitti
che sono indicatori di violenza di genere, espressione
dunque di violenza fisica, sessuale, psicologica o
economica diretta contro una donna in quanto tale: gli
atti persecutori o stalking (art. 612-bis c.p.), i
maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572
c.p.) e le violenze sessuali (art. 609-bis, 609- ter, e
609-octies c.p.). Analizzando il numero di reati
commessi nel periodo gennaio-settembre 2020, confrontato
con l’analogo arco temporale del 2019, è emerso che, nel
periodo 2020 l’andamento è altalenante, con numeri
comunque inferiori rispetto a quelli del 2019, ad
eccezione dei maltrattamenti, che ha però subito un
aumento a partire dal mese di maggio.
Un approfondimento sull’età delle vittime dei reati di
specie, evidenzia come la maggior parte delle donne
vittime di violenza abbia un’età compresa tra 31 e 44
anni.
Le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono
vittime, nella maggior parte dei casi, di partner o ex
partner, negli altri casi risultano uccise per mano di
genitori o figli.
Il trend dei due periodi (gennaio-settembre 2019 e
gennaio-settembre 2020) mostra invece un aumento
dell’incidenza delle vittime donne in ambito
familiare/affettivo (dal 62% al 70%).
Soprattutto il primo periodo di lockdown totale ha
costretto molte donne alla convivenza prolungata con i
propri aggressori, lì dove la violenza avviene proprio
     tra le pareti domestiche.
     La Presidente Carnieri Moscaelli del Telefono Rosa parla
     di ben 86 femminicidi nel 2020, 10 in più rispetto al
     2019.
     Certamente la convivenza forzata con gli aggressori,
     spesso proprio parte del nucleo familiare, non ha
     aiutato le vittime, spesso impossibilitate anche a
     raggiungere le forza dell’Ordine o a chiedere aiuto alle
     tante associazioni presenti sul territorio.
     Sempre la Presidente Moscatelli, in un’intervista
     riportata lo scorso 2 gennaio su “La Provincia di
     Crema”, riferendosi proprio agli effetti del lockdown
     sugli episodi di violenza ha detto: “Durante il lockdown
     abbiamo assistito a un climax elevato di odio nei
     confronti delle donne, sfociato in ripetuti atti di
     violenza, vessazioni, abusi e femminicidi. Le donne sono
     state il bersaglio più colpito, senza esclusione di
     colpi. Lasciate purtroppo sole e indifese a combattere
     una battaglia dura”……”quello che vogliamo come Telefono
     Rosa, come donne, come madri e figlie è un impegno
     concreto, un programma a lungo termine che con
     interventi seri e mirti possa davvero sconfiggere la
     violenza. Per farlo serve che tutti e soprattutto le
     Istituzione e la politica abbiano la voglia di
     collaborare attivamente. Dobbiamo creare tavoli di
     lavoro, formare giovani educare al rispetto.
     L’educazione al rispetto credo parta proprio dalla
     conoscenza del problema.

*Delegata Nazionale alle Pari Opportunità dell’Ancri
Covid-19, varianti inglese e
sudafricana:      potenziale
maggiore mortalità e timori
scientifici (non confermati)
di maggiore resistenza ai
vaccini esistenti
Non sono solo le nuove evidenze riferite da Londra di una
potenziale maggiore mortalità della cosiddetta variante
inglese del coronavirus a preoccupare sul fronte degli ultimi
sviluppi dell’emergenza Covid. Matt Hancock, ministro della
Sanità del governo di Boris Johnson, ha infatti evocato nelle
ultime ore anche il timore scientifico – non confermato, ma
possibile – che un’altra variante recente, quella sudafricana,
possa rivelare maggiore resistenza ai vaccini esistenti, fino
“al 50%” rispetto al ceppo originario dell’infezione.

La cosiddetta variante inglese del Covid non è solo più
contagiosa del ceppo originario, ma stando agli ultimi dati e
“segnali” elaborati dagli esperti potrebbe essere anche più
mortale.

Lo ha detto nella conferenza stampa di giornata a Downing
Street il premier britannico Boris Johnson, citando
un’indicazione corretta da parte degli scienziati a questo
proposito, sulla base di alcune prime evidenze registrate in
questo senso.

Il video servizio sulla variante brasiliana del Covid19
trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021
Biden: ‘Crisi si sta aggravando, agire è un obbligo morale’ –
“La crisi si sta aggravando, non possiamo e non consentiremo
che la gente diventi affamata, sia sfrattata o perda il lavoro
per una colpa non sua. Agire è un obbligo morale, un
imperativo economico”: lo ha detto il neopresidente Joe Biden
presentando due nuovi ordini esecutivi. “I benefici degli
aiuti saranno superiori di gran lunga ai loro costi”, ha
aggiunto.

La Germania ha superato la soglia dei 50.000 morti dall’inizio
della pandemia di coronavirus. Lo ha comunicato l’Istituto
Robert Koch, l’ente di stato che si occupa del controllo delle
malattie infettive, nel suo bollettino quotidiano.
“In Italia sono stati vaccinati prima i sanitari, e questo
funziona più velocemente”. Lo ha detto il ministro della
Salute Jens Spahn, in conferenza stampa a Berlino, in un
passaggio dedicato al confronto con altri paesi sulla velocità
delle vaccinazioni anti-covid. Spahn ha sottolineato che la
Germania ha iniziato invece con i pazienti molto anziani e le
case di cura. Nei giorni scorsi la stampa tedesca ha tessuto
le lodi della velocità con cui l’Italia sta procedendo alla
vaccinazione della popolazione. E’ stato registrato il primo
caso di variante brasiliana in Germania. Lo hanno reso noto le
autorità locali.

Usa -“La mancanza di sincerità e di fatti sul fronte della
pandemia è costata molto probabilmente vite umane”: è il nuovo
affondo del virologo Anthony Fauci contro l’amministrazione
Trump. “Non è un segreto”, ha affermato l’immunologo che ha
fatto parte della task force anti-Covid della Casa Bianca di
Trump: “Ci sono state molte divisioni, c’erano dati di fatto
molto, molto chiari che sono stati messi in discussione. Così
la gente non si è fidata di quello che le autorità sanitarie
andavano dicendo”. Il numero dei decessi per Covid negli Stati
Uniti è pari, fino a giovedì, a 405.400 ed ha superato i
405.399 morti americani fra militari e civili nella Seconda
Guerra Mondiale, secondo quanto emerge dal conteggio della
Johns Hopkins University.

La Francia ha annunciato stasera che a partire da domenica a
mezzanotte tutti i viaggiatori all’interno dell’Unione europea
dovranno avere – prima della partenza per la Francia – il
certificato di un tampone molecolare negativo effettuato 72
ore prima della partenza. Il tampone sarà obbligatorio – si
apprende dall’Eliseo – per “tutti i viaggi non essenziali”.
Restano esentati dall’obbligo i lavoratori transfrontalieri e
quelli del trasporto via terra.

La Danimarca, che richiede un test negativo al Covid-19 nelle
24 ore precedenti per tutti i viaggiatori che arrivano in
aereo, ha sospeso i voli dagli Emirati per cinque giorni. Il
motivo: il sospetto di irregolarità nei test. Lo ha annunciato
il governo danese. Mentre altre destinazioni turistiche
applicano pesanti restrizioni per controllare la crisi
sanitaria, Dubai sta tenendo le sue porte spalancate ai
turisti. Il paese nordico, con i suoi 5,8 milioni di abitanti,
ha imposto restrizioni drastiche dalla fine di dicembre per
combattere la nuova ondata della pandemia ed è particolarmente
preoccupato per le nuove varianti del coronavirus.

L’Ungheria ha firmato un accordo per acquistare “grandi
quantità” di vaccino russo, sebbene non sia stato ancora
esaminato dalle autorità sanitarie europee. Lo ha annunciato
il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, in visita a Mosca,
in un video pubblicato sul suo account Facebook. “I dettagli
verranno forniti più tardi”, ha aggiunto. Ieri il Russian
Direct Investment Fund (il fondo sovrano russo) aveva
annunciato l’approvazione dello Sputnik V da parte
dell’Istituto Nazionale di Farmacia e Nutrizione dell’Ungheria
(OGYÉI). L’Ungheria è diventata così il primo paese
dell’Unione Europea ad autorizzarne l’uso.

In Russia sono stati registrati 21.513 nuovi casi di
coronavirus nelle ultime 24 ore. Lo fa sapere il centro
nazionale per la lotta al Covid. I casi totali salgono così a
quota 3.677.352. I morti sono stati invece 580, per un totale
ufficiale di 68.412 vittime. Lo riporta la Tass.

Il centro di Pechino è coinvolto in un ciclo di test di massa
anti Covid-19 per un totale di quasi 2 milioni di persone. Il
distretto di Dongcheng ha organizzato un programma per
controllare tutti i suoi 790.000 residenti tra oggi e domani.
Quello vicino di Xicheng, che conta circa 1,14 milioni di
abitanti, si è organizzato per completare un piano simile
nello stesso periodo di tempo, allo scopo di contrastare i
rischi dei casi importati di coronavirus. Lo stesso distretto,
secondo i media locali, aveva in precedenza condotto quattro
round di test sulla popolazione considerata più ad alto
rischio. Sui social media in mandarino circolano numerosi
video con le lunghe file fatte di centinaia di persone in fila
in attesa del test, ad esempio in Wangfujing Street, nel
distretto di Dongcheng. Pechino ha finora organizzato i
controlli agli acidi nucleici sugli 1,71 milioni di residenti
del distretto di Daxing e sugli 1,23 milioni di quello di
Shunyi, rispettivamante a sud e a nordest della capitale,
entrambi vicini agli aeroporti. La capitale, intanto, ha
registrato giovedì tre nuovi casi di Covid-19 di trasmissione
domestica, tutti nel compound residenziale di Ronghui, a
Daxing. In aggiunta, la Commissione sanitaria municipale ha
menzionato un ulteriore asintomatico e due contagi importati.

Il Messico, quarto Paese al mondo più colpito dalla pandemia
di coronavirus, ha registrato un nuovo record di morti e
contagi, secondo le autorità sanitarie locali. Nelle ultime 24
ore sono stati conteggiati 1.803 decessi, portando il bilancio
totale delle vittime a 146.174 nel Paese nordamericano da 128
milioni di abitanti. Solo gli Stati Uniti, il Brasile e
l’India hanno registrato più morti per Covid-19. Il numero di
nuovi contagi tra mercoledì e giovedì si è attestato a 22.339,
portando il totale in Messico a oltre 1,711 milioni
dall’inizio della crisi sanitaria.

Ancora una giornata con oltre mille morti di Covid-19
in Brasile: le vittime nelle ultime 24 ore sono state 1.335,
che fanno salire il bilancio totale a 214.228. Quasi
decuplicati i decessi in Amazzonia, rispetto a dicembre: sono
passati da 12 a 118 in media al giorno. I nuovi contagi da
coronavirus in Brasile sono stati 59.946 in 24 ore, per un
totale di 8.699.814 dall’inizio della pandemia.

La Colombia ha superato oggi la soglia dei 50.000 morti per la
pandemia da coronavirus. Lo ha reso noto il ministero della
Salute a Bogotà. L’ultimo rapporto quotidiano ministeriale,
infatti ha segnalato il decesso di 395 contagiati, per cui il
numero totale dei morti da marzo è arrivato a quota 50.187.
Per quanto riguarda invece i contagi, i positivi delle ultime
24 ore sono stati 15.366, portando il bilancio generale a
1.972.345 casi riscontrati su tutto il territorio nazionale.
Le zone più colpite dalla pandemia, segnala infine la nota
ministeriale, sono Bogotá (576.011 casi) seguita dai
dipartimenti di Antioquia (312.640), Valle del Cauca (159.546)
e Atlántico (108.352).

Risse    tra   i   giovani,
escalation di violenza e
bullismo:     Politica    a
confronto con Silvestroni
(FdI)  e   Cirinnà  (PD)  e
l’analisi del fenomeno da
parte     della                         psicologa
Caponetti

Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di
Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti
l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la
provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice
del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e
psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021
Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede
soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate
azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte
senza un reale motivo che li spinga.
Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021
In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più
forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in
massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby
gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato
avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia
di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di
questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di
23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la
scheggiatura di una vertebra.

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso
associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello
spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine,
cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto
che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in
considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di
generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e
strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi
molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi
sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più
spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari
“no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di
offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i
ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di
rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano
di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli
animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama,
spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così
l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più
importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta
oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi
di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a
percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

Guidonia Montecelio, cantiere
sulla    Nomentana:   presto
l’illuminazione pubblica ma
ancora incerti i tempi di
fine lavori
GUIDONIA MONTECELIO (RM) – Il Comune di Guidonia Montecelio si
farà carico dell’allaccio in rete relativo alcuni lampioni
presenti sulla via Nomentana installati nel 2017 e ad oggi
ancora non funzionanti a causa di un rimpallo di competenze
tra Città Metropolitana e amministrazione comunale.

Il   primo   cittadino    Michel   Barbet   ha   confermato   che
l’amministrazione comunale provvederà a breve a stipulare il
contratto con Enel per poi cercare di ridarlo in carico
all’Ente sovracomunale.
L’intervista al Sindaco Michel Barbet a Officina Stampa del
21/01/2021
Un tratto di strada, quello della Nomentana, fino ad oggi
rimasto al buio nelle ore notturne, dove nel tratto compreso
dal raccordo anulare fino a Guidonia Montecelio nelle frazioni
di Colleverde e Poggio Fiorito non mancano disagi alla
circolazione a causa del perdurare dei lavori finalizzati alla
posa di cavi dell’alta tensione da parte della società di
distribuzione dell’energia elettrica Areti del Gruppo Acea.
Il video servizio sul “cantiere della discordia”
Il cantiere, aperto lo scorso mese di novembre, sarebbe dovuto
durare circa venti giorni ma durante gli scavi sono venuti
alla luce dei reperti archeologici che hanno comportato
l’intervento della Soprintendenza Archeologica attraverso la
presenza costante di un archeologo durante i lavori, la cui
attività di supervisione, ha inevitabilmente rallentato i
tempi, a causa delle numerose valutazioni che la situazione ha
richiesto.

Un cantiere rimasto fermo durante le festività natalizie
ripartito lo scorso 11 gennaio e che ad oggi provoca ancora
file chilometriche di traffico automobilistico, si sono
stimati addirittura 15 chilometri di coda nelle ore di punta.

Disagi dunque negli orari in cui i pendolari si recano e
rientrano dal lavoro ma anche per chi deve andare a prendere i
figli a scuola o a fare la spesa che subisce tempi di
percorrenza di pochi chilometri superiori a un’ora.

Una questione che ha visto scendere in strada molti cittadini
per protestare contro il perdurare del cantiere insieme ad
alcuni rappresentanti della Lega, tra cui la Consigliera
comunale a Guidonia Arianna Cacioni, il Dirigente regionale
per la Lega Fabrizio Santori e il Senatore William De Vecchis.

Il confronto tra il Sindaco Michel Barbet, il Dirigente
regionale della Lega Fabrizio Santori e la Consigliera
comunale della Lega Arianna Cacioni
Mentre non si conoscono ancora i tempi per il fine cantiere
dovrebbe quindi a breve essere illuminato questo tratto di
strada che rappresenta un potenziale pericolo per gli
automobilisti soprattutto nelle ore notturne.

Stefano De Marchi, storia
“paradossale” di un mutuo tra
Banca Popolare del Lazio e
Coopcredit all’ombra di Ampla
[L’inchiesta 12 parte]

Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso della società di
mediazione Coopcredit contro l’imprenditore agricolo Stefano
De Marchi, non concedendo la provvisoria esecutorietà relativa
il ricorso per decreto ingiuntivo per l’importo di 39mila
euro.

Una vicenda, quella in cui si è venuto a trovare
l’imprenditore agricolo Stefano De Marchi, dai contorni
paradossali e tutt’ora in corso con la Banca Popolare del
Lazio.

Una storia che inizia nel 2018 quando l’imprenditore si
rivolge alla Banca Popolare del Lazio, di cui è cliente fin
dal 2017, per richiedere un mutuo.
Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 14/01/2021
La Banca, però, anziché valutare direttamente la richiesta del
suo cliente e si sottolinea il fatto che Stefano De Marchi
fosse già cliente della Banca fin dal 2017, lo indirizza
presso la Coopcredit per una consulenza in materia di
finanziamenti.

La Coopcredit, quindi, fa firmare a De Marchi un contratto di
mediazione per consulenza finalizzato alla ricerca di un
istituto bancario che possa concedere il finanziamento
richiesto. E la Coopcredit individua proprio nella Banca
Popolare del Lazio, contattata in prima battuta da Stefano De
Marchi, l’istituto di credito al quale rivolgersi per
richiedere il mutuo.

La Banca Popolare del Lazio a questo punto delibera la
concessione del mutuo di 1milione e trecentomila euro a favore
di Stefano De Marchi il quale si trova a dover pagare la
commissione di 39mila euro alla Coopcredit, pari al 3%
dell’importo deliberato, per la ricerca e mediazione
effettuata.

Avete capito bene…. Stefano De Marchi si reca presso la sua
Banca per chiedere un mutuo. Questa lo indirizza alla
Coopcredit la quale a fronte di un contratto di mediazione lo
indirizza di nuovo alla Banca Popolare del Lazio. Il tutto per
un corrispettivo di 39mila euro.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 14/01/2021
Ma non finisce qui… infatti la Banca Popolare del Lazio dopo
aver deliberato il mutuo a favore dell’imprenditore
inspiegabilmente lo risolve. De Marchi quindi si trova a dover
pagare una commissione alla Coopcredit per un mutuo non
erogato dalla Banca. L’imprenditore quindi non paga la
Coopcredit e questa fa decreto ingiuntivo nei suoi confronti
per il quale ora il Tribunale di Roma ha negato
l’esecutorietà.

Il Giudice, infatti, vuole vederci chiaro sugli effettivi
rapporti intercorsi tra Coopcredit e la Banca Popolare del
Lazio. Una vicenda finita tra le questioni rilevate in un
verbale di Banca d’Italia e evidenziate a più riprese
nell’inchiesta giornalistica sulla Banca Popolare del Lazio
portata avanti dai giornalisti del quotidiano L’Osservatore
d’Italia e di Officina Stampa.

Una storia che alcuni professionisti del campo giuridico
riferiscono che possa configurare anche ipotesi di rilevanza
penale, anche per le connessioni che sono esistite nelle varie
compagini sociali della Banca, della Coopcredit e di una
società chiamata Ampla che ha come scopo sociale la
istruttoria di pratiche di finanziamento e che all’epoca dei
fatti vede come socio di maggioranza la sig.ra Angela Ghirga,
moglie del sig. Roberto Lucidi che altri non è se non il
fratello di Massimo Lucidi, fino a pochi giorni fa
amministratore delegato della Banca Popolare del Lazio.

L’intervista di Chiara Rai all’imprenditore Stefano De Marchi
e al suo legale l’Avvocato Francesco Innocenti esperto in
diritto bancario

Banca          Popolare              del        Lazio,
mutui agrari tra Coopcredit e
Ampla: il Tribunale di Roma
vuole     vederci      chiaro
[L’inchiesta 11 parte]

L’imprenditore agricolo Stefano De Marchi dopo
aver richiesto ed ottenuto un mutuo agrario con
l’intervento oneroso della Coopcredit (3%
sull’importo del mutuo), si è visto negare
l’erogazione dalla Banca Popolare del Lazio, dopo
la stipula dell’atto di vendita e del mutuo stesso
Respinto dal Tribunale di Roma il ricorso della società di
mediazione Coopcredit S.C.p.A nei confronti dell’imprenditore
agricolo Stefano De Marchi, titolare dell’Azienda Agricola di
De Marchi Stefano che è stato travolto da una vicenda dai
contorni paradossali e tutt’ora in corso con la banca Popolare
del Lazio.
La grande notizia è che il giudice del tribunale di Roma
Francesco Remo Scerrato vuole vederci chiaro su quella che si
prefigura come una mediazione creditizia che di fatto non
appare necessaria. Perché? Perché è “mediatore chi (Cass.
1447/2000; Cass. 6959/2000) interponendosi in maniera neutrale
e imparziale tra due contraenti, deve metterli in relazione e
farli pervenire alla conclusione dell’affare, cui è
subordinato il diritto al compenso, e ricordato altresì che
l’indipendenza del mediatore va intesa come assenza di
qualsiasi vincolo o rapporto che renda riferibile al dominus
l’attività dell’intermediario”.

Il giudice ha ritenuto “opportuno non concedere la provvisoria
esecutorietà e rimettere al prosieguo ogni migliore
approfondimento sugli effettivi rapporti fra l’opposta e la
mutuante”. Un grande risultato perché evidentemente, al
Tribunale di Roma non appare chiara una situazione che è
finita tra le questioni rilevate in un verbale di Banca
d’Italia e evidenziate a più riprese nella nostra inchiesta
giornalistica sulla Banca Popolare del Lazio.

LE PUNTATE PRECEDENTI DELLA NOSTRA INCHIESTA GIORNALISTICA

Nelle nostre puntate dove siamo entrati nei particolari
abbiamo parlato anche dei fatti riportati nel verbale redatto
dalla Banca D’Italia dell’anno 2018, rompendo un silenzio
disarmante per i cittadini onesti e compiacente,
probabilmente, per altri. Una sorta di rigurgito di verità che
fino ad oggi ha fatto fatica ad emergere a causa di una
presunta immobilità degli organi preposti, primo tra tutti la
Vigilanza della Banca D’Italia. Quest’ultima ha anche abdicato
al conflitto di interessi, certificato nel proprio verbale,
non sanzionato individualmente e quindi ritenuto lecito, con
buona pace del controllo sulla sana e prudente gestione.

Eppure, non sembra possa esserci nulla di sano e prudente nei
fatti e casi che abbiamo raccontato. Ricordiamo tra tutti il
caso Protercave, il caso Ciarla-Masi, la situazione Di
Giacomantonio, la posizione Ladaga, alle quali la Vigilanza ha
aggiunto i conflitti di interesse del Consigliere Natalizia, e
conseguentemente del Dott. Romagnoli, presidente del collegio
sindacale della Natalizia Petroli e della Banca Popolare del
Lazio, tanto da dimettersi per primo subito dopo i rilievi
della Vigilanza.

Sembrerebbe che la Vigilanza abbia fatto tesoro del famoso
contenuto della lettera dei soci coraggiosi, lettera da cui è
partita la nostra inchiesta, dimostrandone la affidabilità
delle affermazioni contenute. Di contro, se la Vigilanza ha
ritenuto che non costituiscano conflitto di interessi i fatti
dalla stessa individuati, tutti gli amministratori di Banca in
futuro potranno regolarsi di conseguenza, sapendo di non
incorrere in sanzioni nel caso in cui vengano taciuti i propri
rapporti professionali e di fornitura con clienti ai quali
venga deliberata una qualche forma di affidamento, anche
quando si sia a conoscenza di situazioni di rischio per la
Banca che si è chiamati ad amministrare.

Si deve però prendere atto che per la prima volta, e speriamo
sia solo l’inizio di un fiume in piena che neanche i più
consolidati rapporti tra poteri paralleli più o meno occulti
sia in grado di fermare, un Magistrato ha inteso mettere in
dubbio la legittimità di uno dei tanti fatti, di quello che a
noi sembra un malgoverno della Banca, posti in essere da
amministratori non certo specchiati e da questo giornale
narrati in tempi non sospetti.

Stiamo parlando della società Ampla, di proprietà della sig.ra
Angela Ghirga moglie del sig. Roberto Lucidi, fratello del
Ragioniere Massimo Lucidi, (amministratore delegato della
Banca Popolare del Lazio ai tempi dei fatti narrati), società
che si prestava ad emettere fatture di consulenza alla
Coopcredit per ottenere il pagamento di una somma che
sembrerebbe aver costituito parte delle somme che la Popolare
del Lazio riconosceva a quest’ultima società (Coopcredit) per
il lavoro definito dalla Coopcredit di intermediazione tra il
cliente agricoltore e la banca.

Questo giornale ha trattato la questione in una puntata di
officina stampa, nella quale con stupore ed una certa
incredulità andammo a commentare i documenti dai quali
risultava che la Coopcredit dopo aver ricevuto dagli
agricoltori l’importo di mediazione pari al 3% dell’importo
mutuato, provvedeva a saldare le fatture emesse dalla Ampla
per prestazioni di consulenza immaginiamo finanziaria;

Sembrerebbe che solo nel primo anno di gestione da parte della
Coopcredit, degli affidamenti in materia agricola per conto
della Banca Popolare del Lazio, siano stati pagati circa
900mila euro dagli agricoltori a fronte di circa 30milioni di
mutui. Di tale passaggio di denaro ne certificò l’esistenza
perfino la Banca D’Italia la quale nella propria ispezione del
2018 constatò, mettendolo nero su bianco, della esistenza di
tale sistema avendo avuto la possibilità di riscontrare la
presenza di fatture emesse dalla Ampla srl a favore della
Coopcredit.

Immaginiamo che Massimo Lucidi possa essere rimasto
imbarazzato nel dover giustificare tali avvenimenti in
Consiglio di Amministrazione, in ogni caso benevolo, per non
essere i componenti stati in grado di scagliare la prima
pietra, (non va dimenticato il Consigliere che mentre invitava
ad acquistare azioni della Banca, si preoccupava di far
liquidare quelle del padre venuto a mancare del valore di
circa 232.755,00 euro) accontentandosi delle giustificazioni
fornite, d qualcuno definite come “giustificazioni
fanciullesche”.

Sembra che il ragionier Lucidi ne sia uscito brillantemente
alla italiana maniera…. limitandosi ad affermare, nella più
classica delle giustificazioni che non fosse a conoscenza
dell’esistenza della società Ampla e di tale passaggio di
denaro. La storia insegna.

Neanche il famoso Scajola seppe riferire chi gli aveva pagato
la casa vista Colosseo, ma almeno lui fu indagato.

Così vanno le cose in Italia, soprattutto quelle bancarie in
cui nessuno sa, nessuno vede e sicuramente nessuno interviene
salvo fare a scaricabarile quando una banca affonda, in un
rimbalzo di responsabilità tra la Banca D’Italia (sulle cui
specifiche responsabilità ci piacerebbe tornare a parlare in
futuro) che sembra non aver controllato a fondo, la
Magistratura che non ha indagato e la Politica che non ha
preso provvedimenti.

Viene alla memoria l’affermazione dell’Onorevole Paragone, non
a caso fuoriuscito dai 5 stelle, il quale indicava come malato
un sistema nel quale le Banche finanziano in modo trasversale
i politici, questi ultimi nominano i vertici della Banca
D’Italia e la Banca D’Italia dovrebbe prendere provvedimenti
nei confronti di quegli amministratori che si sono dimostrati
tanto affidabili da finanziare la politica che li ha nominati
(i vertici di banca D’Italia).

Finché la giostra gira nessuno ha interesse a fermarla, ognuno
ha    la    sua    parte;     I   politici      (vedi    caso
Verdini/Chiocci/Protercave) ottengono lauti finanziamenti
occulti, i dirigenti della Banca D’Italia, se si dimostrano
servili alla politica che li ha nominati, mantengono i loro
privilegi, gli amministratori della Banche in questo ginepraio
sanno che non saranno oggetto di provvedimenti dalla
Vigilanza, qualunque Ampla decidano di far girare sulla
giostra, fin tanto che saranno in grado di “aiutare” la
politica.

Qualcuno potrebbe                obiettare          ma    la
magistratura?
Ebbene non vogliamo pensare che la Magistratura, come ha
dimostrato il caso Palamara, non sia altro che lo specchio
della politica; forse esiste qualche Procuratore che si metta
anche solo a guardare come gira la giostra.

In tutto questo girotondo, gli unici che hanno pagato la
realizzazione della giostra senza capire come funziona, sono i
poveri investitori, in genere i micro-investitori, quelli
realmente poveri, le famiglie i pensionati la cui utilità
marginale degli investimenti è enorme, i grandi investitori
forse sanno per tempo quando devono scendere dalla giostra,
disinvestire e recuperare i propri profitti, forse hanno
sempre un vocina che li mette in guardia, fa parte delle
regole della giostra.

L’attività posta in essere, anche in
questo caso non è rimasta priva di
effetti per gli investitori della
domenica
La vigilanza, infatti, dopo aver accertato i fatti ad essa
segnalati, fu costretta a ritenere totalmente prive di
efficacia le garanzia Ismea, acquisite grazie all’intervento,
evidentemente ritenuto non troppo sapiente, della Coopcredit,
con la conseguenza la Banca Popolare del Lazio, su imposizione
della Vigilanza dovette eseguire accantonamenti sui mutui
agrari anche per la parte che riteneva garantita da Ismea
(50%), tanto che nell’anno in esame 2018, la semestrale si
presentò in perdita e il bilancio chiuse con il più basso
utile degli ultimi quaranta anni. Il valore delle azioni già
in declino iniziò una inesorabile ed ancora oggi irreversibile
picchiata.

Del resto un altro degli effetti negativi della giostra messa
in piedi fu che le migliori e più solide aziende agricole
emigrarono verso altri istituti bancari dai quali ottennero
affidamenti a costi di gran lunga inferiori a quelli praticati
dalla Banca Popolare del Lazio, che dal canto suo richiedeva
la percentuale a favore della Coopcredit, un tasso a proprio
favore ed uno a favore dell’Ismea oltre a qualche spicciolo
per le spesucce di istruttoria; rimasero clienti della Banca
solo coloro che non erano solidi ovvero che facevano richieste
anomale, quali ad esempio mutui equivalenti all’intero prezzo
della compravendita, tutte operazioni ad alto rischio.

Nella nostra inchiesta giornalistica ci siamo imbattuti in una
unica grande azienda agricola che ha avuto la forza e la
sfrontatezza di affrontare il Drago rifiutandosi di pagare la
Coopcredit richiedendo indietro quanto già versato. Vinse la
battaglia ma perse la guerra. Dopo aver ottenuto l’esenzione
dal pagamento della provvigione a Coopcredit, a tempo debito
ma con fermezza gli venne “educatamente” comunicato di
accomodarsi alla porta in quanto cliente sgradito.

Ancora oggi nessuno, né la politica, né la vigilanza, né gli
organi di indagine hanno mai avuto il coraggio o forse
l’interesse di affrontare il Drago, quanto meno a tutela dei
piccoli investitori, ciò fino a quando nell’imminente vigilia
di Natale un Magistrato del Tribunale di Roma, ignaro del
vespaio che ne sarebbe potuto seguire, ha sollevato dubbi
sulla legittimità giuridica del rapporto di collaborazione che
intercorreva tra la Banca Popolare del Lazio e la Coopcredit,
rigettando le richieste di quest’ultima nei confronti di un
povero agricoltore, ritenendo opportuno di indagare a fondo
sull’”indipendenza del mediatore” Coopcredit, rispetto alla
Banca ed all’agricoltore.

Anche quest’ultima vicenda è nota e ne abbiamo già
parlato nella puntata di Officina Stampa del 15
ottobre 2020

Si tratta di Stefano De Marchi, che abbiamo avuto ed avremo
nuovamente nostro ospite, insieme al suo legale l’Avvocato
Francesco Innocenti nella prossima puntata di Officina Stampa
del 14 gennaio 2021.

De Marchi avendo richiesto ed ottenuto un mutuo agrario con
l’intervento oneroso della Coopcredit (3% sull’importo del
mutuo), si vedeva negare l’erogazione dalla Banca Popolare del
Lazio, dopo la stipula dell’atto di vendita e del mutuo
stesso.

Mentre quest’ultima vicenda è all’attenzione di altri
magistrati, l’agricoltore si vedeva anche recapitare una
ingiunzione dalla Coopcredit per il pagamento di circa 39mila
euro quale provvigione senza la quale sembrerebbe che non
avrebbe potuto ottenere il mutuo.

Apprendiamo dalla lettura del provvedimento del magistrato che
diversamente da quello che era sempre stato a noi evidente, la
Coopcredit quale mediatore avrebbe dovuto essere equidistante
tra le parti acquisendo autonomamente il cliente ed
adoperandosi al fine di far ottenere un mutuo agrario.

L’evidente anomalia era che il cliente agricoltore non veniva
intercettato e reperito dal mediatore Coopcredit e
successivamente presentato alla Banca per la richiesta di
mutuo, circostanza quest’ultima che forse avrebbe potuto
giustificare il pagamento di un importo, per quanto a noi
possa sembrare elevato, pari al 3% del mutuo da pare
dell’agricoltore, si trattava al contrario di un cliente
storico della Banca, che rivoltosi a quest’ultima sembra
venisse indirizzato dal ragioniere alla Coopcredit, la quale,
non avendo, come certificato dalla vigilanza, acquisito le
garanzie Ismea e non avendo acquisito neanche il cliente, deve
ritenersi che avesse il solo ruolo di farsi pagare la
percentuale sul mutuo quasi fosse una garanzia per
l’agricoltore di buon esito della pratica, anche e
soprattutto, come accennato, quando il mutuo veniva richiesto,
in modo del tutto anomalo, per l’intero prezzo di
compravendita.

Alcuni professionisti del campo giuridico riferiscono che tale
ricostruzione possa configurare anche ipotesi di reato quali
l’estorsione ovvero presunte false fatturazioni emesse dalla
Ampla. Per quanto ci riguarda non essendo esperti della
materia ci limitiamo ad osservare gli eventi e gli sviluppi
della vicenda, sempre che esista ancora qualcuno che abbia
interesse a fermare la giostra, piuttosto che continuare a
salirci sopra, ed abbia a cuore i piccoli investitori.

Pomezia, istituito il primo
coro polifonico della città:
40  elementi   diretti   dal
Maestro Roberto Bonfè
POMEZIA (RM) – Promuovere e valorizzare il territorio
attraverso la diffusione della cultura musicale. Con questo
spirito nasce il “Coro della Città di Pomezia”: il primo coro
comunale cittadino.

A guidare i 40 elementi, appartenenti all’associazione Nisi
Vox, il Maestro Roberto Bonfè. Ricco il repertorio musicale
del coro, che abbraccia principalmente lo stile della
polifonia contemporanea.

Sono il blu e il rosso, i colori dello stemma comunale di
Pomezia, a identificare i componenti del coro grazie ad una
coccarda bicolore che indosseranno in occasione delle varie
esibizioni in Città.

“Pomezia apre la porta dei sogni alla musica – ha affermato la
Vice Sindaco Simona Morcellini – il suono, le note e le voci
come vibrazioni di luce che illuminano i cuori. È una grande
emozione presentare il primo coro della nostra Città, un
progetto importante che fa parte di un più ampio percorso di
valorizzazione culturale di Pomezia che stiamo portando avanti
con passione. Abbiamo deciso di istituire un coro che
testimoniasse la nostra Città, nelle sue tradizioni come nel
suo slancio verso il futuro, spartito di unione delle
frequenze della comunità. Ci tengo a ringraziare tutti coloro
che hanno risposto al bando pubblico manifestando la propria
disponibilità a collaborare”. “Siamo molto contenti di questo
riconoscimento – ha commentato il Maestro Bonfè – segno
tangibile dell’apprezzamento per il lavoro svolto negli anni
nell’ambito della musica e della cultura a livello amatoriale.
Crediamo nelle associazioni corali e nell’importanza di
mantenere una cultura musicale, fonte di aggregazione e di
stare bene insieme”.

“Siamo lieti di accogliere il primo coro comunale cittadino –
ha sottolineato il Sindaco Adriano Zuccalà – composto da 41
elementi, tutti pometini. L’associazione Nisi Vox e il Maestro
Bonfè sono ben noti sul nostro territorio per le loro doti
artistiche, capaci di emozionare il cuore del pubblico.
Avremmo voluto assistere ad una loro esibizione già durante
queste festività natalizie, ma la pandemia da Covid-19, e le
conseguenti restrizioni in vigore per contenere il contagio,
ce l’hanno impedito. Auspichiamo che in questo 2021 ci sia
modo di arricchire gli eventi cittadini con la loro bravura”.

Siena, smantellata la gang di
baby      rapinatori      che
terrorizzava la città
SIENA – Questa mattina la Polizia di Stato di Siena ha dato
esecuzione a 5 misure cautelari emesse nei confronti di
altrettanti minori componenti di una Baby Gang.

L’indagine, coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica
presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, Antonio
Sangermano, e condotta dagli investigatori della Squadra
Mobile della Questura di Siena, ha portato all’esecuzione
delle misure cautelari, emesse dal GIP dello stesso Tribunale
fiorentino, con il “collocamento in comunità” di quattro
giovani e la “permanenza domiciliare” di uno di loro.

I poliziotti della Squadra Mobile, con il supporto dei
colleghi dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso
Pubblico, le hanno eseguite nei comuni di Siena,
Monteriggioni, Montalcino e Perugia, nei confronti degli
indagati, tutti minorenni, ritenuti più pericolosi, in virtù
della gravità delle fattispecie criminose loro contestate,
anche se più numerosi sono gli indagati.

Nel mese di novembre scorso, gli uomini e le donne della
Questura senese avevano effettuato alcune perquisizioni
domiciliari a carico di giovani di età compresa fra i 14 ed i
16 anni, accusati di far parte di un’associazione a delinquere
finalizzata alla commissione di diversi reati, fra i quali
furti e rapine.

In quell’occasione erano stati sequestrati dei dispositivi
elettronici, come tablet e telefoni cellulari.

Le serrate indagini, proseguite senza sosta, hanno consentito
di mettere fine a quello che era diventato un vero e proprio
incubo per alcuni minorenni della città del Palio.

La vicenda della Baby Gang, che dalla fine di maggio alla fine
di settembre del 2020 ha imperversato nelle strade del centro
storico, aveva, infatti, spaventato a morte i giovani
coetanei, spesso vittime di indebite elargizioni di denaro
dietro minaccia.

Gli indagati, collocati presso diverse comunità con sedi in
varie parti d’Italia, dovranno rispondere di associazione a
delinquere finalizzata alla commissione di reati, fra cui due
rapine ed un furto, nonché del delitto di lesioni personali
aggravate, in occasione del pestaggio di un giovane “senza
tetto”.
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