Disfunzione Cognitiva del cane e terapia con un utile associazione di Nicergolina e Olio Vivo LTB5

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Disfunzione Cognitiva del cane e terapia con un utile associazione di Nicergolina e Olio Vivo LTB5
Disfunzione Cognitiva del cane e
                                          terapia con un utile associazione
                                          di Nicergolina e Olio Vivo LTB5

    V.Bianchini – G.di Nunzio
    www.nsgs.it (National Sanitary Gathering of Studies)

    INTRODUZIONE
    La speranza di vita dei carnivori domestici è aumentata significativamente, soprattutto in questi ultimi anni,
    grazie ai progressi realizzati dalla medicina veterinaria, al miglioramento della situazione igienica e,
    soprattutto, ad una alimentazione più attenta alle esigenze del paziente anziano.
    Il cane viene considerato vecchio quando arriva al 70-80% della durata della vita. Nel 1991 una studio
    effettauto dall’AVMA (American Veterinari Medical Association) ha valutato che la percentuale di cani con
    età superiore ai 6 anni è circa il 47% della popolazione canina. Di conseguenza, accanto a patologie
    prevedibili, comparse con l’invecchiamento del cane (insufficienza cardiaca e renale, artrosi o certe affezioni
    neoplastiche), vi sono incrementi molto significativi delle cosiddette “Turbe da comportamento”. Come
    accade per gli anziani della specie umana può non essere facile stabile il confine tra una manifestazione
    fisiologica ed una patologica. E’ chiaro che la vecchiaia porta ad un rallentamento delle attività psico-
    motorie (indifferenza agli stimoli esterni e/o scarso adattamento alle nuove situazioni) ma questo tuttavia non
    deve comportare né alla perdita dei comportamenti acquisiti (zone dove generalmente il cane dorme o
    effettua i proprio bisogni).
    Circa il 70% delle forme di demenza progressiva nel cane adulto è causato da questa sindrome molto simile
    al morbo di alzheimer dell’uomo. Si manifesta inizialmente con amnesie e perdita di comportamenti abituali
    (disorientamento, pica, non risponde al suo nome e spesso non riconosce persone familiari). La demenza
    viene definita come un declino progressivo delle facoltà mentali rispetto ad un livello precedente. Sebbene
    generalmente siano predominanti gli effetti sulla memoria (soprattutto la memoria recente), tutte le funzioni
    corticali possono essere coinvolte, risultandone: disorientamento e incoordinazione.
    Il deterioramento cerebrale che ne deriva è inizialmente modesto, clinicamente non manifesto e spesso
    compensato. Col procedere dell’età, tale processo tende gradualmente a corredarsi di segni clinici.
    E’ possibile che alcune di queste manifestazioni rimangano nei limiti fisiologici e non siano, quindi,
    incompatibili con una normale vita del cane. Alte volte, però, può accadere che la progressiva degenerazione
    delle strutture nervose porti ad una alterazione della sfera umorale e cognitiva con gravi ripercussioni sociali.
    Questa “omissione” dei primi segni clinici (cognitivi, comportamentali ed emozionali) legati
    all’invecchiamento si rivela piuttosto grave; tali disturbi, infatti, essendo progressivi per natura, vanno
    inevitabilmente incontro ad un crescendo sintomatologico, sempre più difficilmente controllabile da un
    punto di vista terapeutico, e talmente “pesante” sia per l’animale che per il proprietario, da indurre spesso a
    considerare l’eutanasia. La scuola dei comportamentalisti Europei (apparrtenti alla ESVCE - European
    Society of Veterinary Clinical Ethology) identifica 3 principali categorie di disturbi legati all’invecchiamento
    cerebrale: quelli che interessano i comportamenti sociali, che si identificano essenzialmente
    nell’iperaggressività del cane anziano; quelli prettamente cognitivi, corrispondenti alla sindrome

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confusionale del cane anziano; quelli timici, comprendenti la depressione da involuzione e la distimia,
    nella cui patogenesi entrano in gioco, oltre all’invecchiamento cerebrale, anche lesioni intracraniche e
    disendocrinie.
    Dal punto di cista strettamente anatomico con l’invecchiamento si riscontrano spesso in un cane con
    sindrome da disfunzione cognitiva un certo ispessimento delle meningi, dilatazione dei ventricoli, gliosi,
    placche diffuse), e neurochimiche (apoptosi neuronale, deposizione di lipofuscina e di proteina beta-
    amiloide,aumento di stress ossidativo).
    In particolare, è l’accumulo di proteina beta-amiloide ad essere direttamente connesso alle manifestazioni
    cliniche dei disordini cognitivo-comportamentali dell’anziano. È noto da tempo che nei cani e nei gatti
    anziani si verifica un deposito di proteina beta-amiloide nell’ippocampo e nella corteccia frontale (due aree
    particolarmente coinvolte nei comportamenti cognitivi). Le più moderne evidenze mettono altresì in luce
    l’esistenza di un link diretto tra disturbi cognitivi dell’animale anziano e danni cerebrali di natura ossidativa,.
    Un ruolo patogenetico importante viene, inoltre, attribuito a specifiche alterazioni neurotrasmettitoriali che
    si manifestano durante l’invecchiamento cerebrale del cane: calo delle catecolamine, dopamina in particolare;
    riduzione dei livelli di acetilcolina, minore densità dei recettori muscarinici.
    Nei cani anziani si è, inoltre, dimostrato un calo dei recettori NMDA per il glutammato, che interessa
    prevalentemente le aree della corteccia e dell’ippocampo.
    Ricerche d’avanguardia hanno anche messo in luce sensibili riduzioni quantitative a carico di fattori
    neuronotrofici (es. BDNF, NGF). Nell’insieme, i cambiamenti comportamentali e neuropatologici osservati
    nel cane anziano sono così simili a quelli dei pazienti umani con demenza, tanto che numerosi Autori
    identificano nell’invecchiamento cerebrale del cane un utile modello naturale per lo studio della demenza
    umana. Da qui la similitudine con il morbo di Alzheimer.

    Placche diffuse di beta-amiloide (ippocampo, corteccia) sono presenti non solo nelle placche, ma anche
    intorno ai vasi ed in associazione con le membrane plasmatiche. Si tratterebbe di depositi sono simili alle
    primissime placche che si depositano nel cervello di pazienti affetti da mordo di Alzheimer.
    Il potenziale neurodistruttivo delle placche di beta amiloide sarebbe da ricondursi alla loro capacità di
    generare ROS come il perossido di idrogeno

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PRINCIPALI ALTERAZIONI DEL SISTEMA NERVOSO LEGATE
    ALL’INVECCHIAMENTO DEL CANE

    Il Sistema Nervoso necessita che gli elettroliti ematici, il glucosio, l’ossigeno, la temperatura, il pH,
    l’osmolarità, la pressione e diversi altri parametri siano mantenuti entro limiti stretti.
    Soltanto l’ossigeno, l’anidride carbonica e il glucosio attraversano rapidamente la barriera emato-encefalica.
    Il metabolismo ossidativo del glucosio provvede alla maggior parte delle richieste energetiche del cervello.
    L' apporto sia di ossigeno che di glucosio al cervello è in relazione al flusso ematico cerebrale. Ricerche che
    sperimentali hanno permesso di misurare il consumo di glucosio in differenti settori del cervello hanno
    evidenziato una netta diminuzione di questo metabolismo nei sistemi visivo, uditivo,limbico ed
    extrapiramidale. Il che potrebbe giustificare alcuni deficit comportamentali dei cani anziani.
    Con la senescenza la perfusione ematica tende a diminuire (in contrasto con una aumentato della presione
    sistemica) con relativa riduzione della concentrazione di O2 e glucosio a livello cerebrale. In un cane anziano
    la minore irrorazione ematica al cervello non sempre è compensata adeguatamente dai meccanismi
    fisiologici “Autoregolazione della presione”. Infatti, in un animale giovane il flusso ematico cerebrale si
    mantiene ad un livello relativamente costante (a una pressione arteriosa media compresa tra 50-160 mm/Hg),
    grazie ad una adeguata costrizione e dilatazione dei vasi cerebrali, anche quando la pressione intracranica è
    elevata perché questo induce un aumento della pressione arteriosa media (Risposta di Cushing).
    Abbiamo visto però che in un cane anziano il flusso ematico cerebrale può subire una alterazione per motivi
    dipendenti da :

       n   Ipossia
       n   Anemia
       n   Ridotta Gittata Cardiaca
       n   Ipoglicemia e tumori pancreatici
       n   Aumento di pressione del liquido cefalo rachidiano
       n   Vagotonia
       n   Disordii metabolici
       n   Ipertensione renale
       n   Alterazione della permeabilità delle membrane citoplasmatiche.

    Il primo tipo di alterazione prodotta dal processo di senescenza riguarda le membrane cellulari e, in modo
    particolare, quelle dei neuroni.
    Infatti, si assiste ad una progressiva diminuzione della fluidità all’interno delle membrane cellulari, il che
    modica il trasporto da e per la cellula, le varie attività enzimatiche cellulari, le relazioni intercellulari e la
    capacità di mobilizzazione dei recettori di membrana.
    E’ evidente, quindi, che un corretto apporto alimentare ma, soprattutto, l’integrazione di acidi grassi
    essenziali può comportare un miglioramento dello stato clinico del paziente.
    Infatti, un apporto dietetico di omega 6 ed omega 3 (in rapporto 5:1) garantisce un miglioramento della
    fisiologia di membrana con evidenti miglioramenti dell’osmosi e della permeabilità delle membrane cellulari.
    Di notevole importanza è poi l’azione vasodilatativa che permette una generale riduzione sistemica della
    pressione e , soprattutto, una maggiore perfusione renale per la presenza di Eicosanoidi vasoattivi che riduco
    la pressione intraglomerurale.

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L’ALIMENTAZIONE E IL CANE ANZIANO
    I progressi compiuti dalla medicina veterinaria e in particolare dall’alimentazione per gli animali da
    compagnia nel corso degli ultimi decenni hanno consentito di prolungare l’esistenza dei cani e dei gatti,
    garantendo loro una buona qualità di vita.
    Nei nostri animali da compagnia il processo di invecchiamento inizia quando termina lo sviluppo. La
    conoscenza dei meccanismi che conducono alla disfunzione degli organi, all’incapacità di garantire
    l’omeostasi cellulare , quindi, alla morte è ancora frammentaria. La buona igiene, un’alimentazione completa
    e bilanciata adatta ai fabbisogni specifici e il controllo costante dello stato di salute contribuiscono a vivere
    meglio e più a lungo. manifesti clinicamente dipende da diversi fattori.
    L’effetto dell’invecchiamento può influenzare a livello di apparato digerente la capacità di consumare,
    digerire o metabolizzare il cibo. A livello di cavo orale il tartaro, le gengiviti, la perdita dei denti possono
    contribuire ad una minore assunzione di cibo. Con la senescenza diminuisce la motilità del colon con la
    comparsa molto frequente nei soggetti anziani di stipsi. I cani anziani hanno maggiori difficoltà ad
    assimilare il cibo e necessitano quindi di ingredienti di alta qualità per digerire bene e non avere problemi
    intestinali. Gli alimenti per cani in età matura devono tenere conto delle differenze di taglia. Quelli per i cani
    di taglia gigante devono essere ricchi di energia per compensare le dimensioni ridotte del tubo
    digerente e ridurre il rischio di torsione – dilatazione dello stomaco.
    Mentre in un individuo giovane l’organismo si adatta facilmente alle fluttuazioni di quantità e qualità, nel
    soggetto anziano si perde in parte questa attitudine.

    Importanza dei Grassi nella Dieta

    I lipidi nella dieta dei cani e dei gatti rappresentano la principale sorgente di acidi grassi essenziali (EFA,
    Essential Fatty Acids). L’organismo presenta una richiesta fisiologica di due distinte famiglie di acidi grassi
    essenziali, la serie n-6 e la serie n-3.
    Capostipiti di queste due classi di acidi grassi polinsaturi a lunga catena necessari per il normale
    metabolismo sono:

       ·   ACIDO LINOLEICO ---------------------à (OMEGA 6)
       ·   ACIDO ALFA LINOLEICO ---------------à (OMEGA 3)

    Il cane, come la maggior parte degli animali, assume queste sostanze con la dieta, ma possiede anche una
    produzione endogena. Il gatto invece non è in grado di sintetizzare l’acido arachidonico, poiché a livello
    epatico manca dell’enzima d-6-desaturasi e l’enzima d- 5-desaturasi ha bassi livelli di attività. Mentre il cane
    richiede la presenza del solo acido linoleico nella dieta, la dieta del gatto deve contenere sia acido linoleico
    che arachidonico. L’acido linoleico è essenziale per il mantenimento della funzionalità della cute,
    regolandone la permeabilità all’acqua. Esso è poi il precursore di numerose altre sostanze che intervengono
    nella crescita, nel mantenimento corretto delle membrane cellulari, della cute e del pelo, oltre al trasporto dei
    lipidi nel torrente ematico. L’acido arachidonico è indispensabile per le funzioni dipendenti dagli eicosanoidi,
    come funzione riproduttiva e aggregazione piastrinica.
    L’acido arachidonico e l’acido eicosapentaenoico (EPA) sono costituenti dei fosfolipidi delle membrane
    cellulari. Questi composti , quando si verificano danni cellulari vengono coinvolti nelle reazioni attivate dalle
    fosfolipasi di membrana. Inoltre favoriscono la formazione dei leucotrieni e delle prostaglandine.
    I leucotrienti e prostaglandine sono composti simili, derivanti dall’acido arachidonico. I primi intervengono
    nei processi difensivi: sono molto più efficienti dell’istamina nel provocare la dilatazione e aumentare la
    permeabilità capillare. I leucotrieni insieme alle prostaglandine, molecole dotate di molteplici attività,
    regolano il metabolismo di diversi composti lipidici: trigliceridi e colesterolo.

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Questi enzimi determinano il rilascio di acidi grassi a 20 atomi di carbonio dallo strato fosfolipidico delle
    membrane cellulari, soprattutto di cute, tratto gastroenterico e respiratorio. Questi acidi grassi vengono
    attaccati da ciclossigenasi e lipossigenasi con la formazione di diverse classi di composti, I composti
    derivanti dall’acido arachidonico sono dei pro infiammatori, aggreganti, trombotici e immunosoppressivi,
    mentre quelli derivanti dall’EPA hanno funzione diametralmente opposta, sono infatti dei validi
    antiinfiammatori, antiaggreganti vasodilatatori e non sono immunosoppressivi.

    Sia cani che gatti sono in grado di digerire e assimilare diete ad alto tenore lipidico, ma l’ingestione di lipidi
    in quantità superiori alle possibilità di digestione e di assorbimento dell’apparato gastroenterico provoca
    steatorrea e diarrea. Se l’alimentazione è ricca di lipidi, ma carente per quanto concerne gli altri nutrienti, in
    rapporto alla densità energetica, si possono verificare carenze di altri nutrienti. In particolare livelli eccessivi
    di acidi grassi polinsaturi nella dieta provocano un aumento del fabbisogno di vitamina E dell’animale.
    Poiché questa vitamina viene ossidata dagli acidi grassi insaturi, essa svolge nell’organismo il compito
    antiossidante, proteggendo dalla perossidazione i fosfolipidi delle membrane cellulari. In questo evento la
    vitamina E viene distrutta, perciò un aumento degli acidi grassi insaturi nella dieta determina un parallelo
    aumento del fabbisognodi vitamina E. Nei gatti una dieta ricca di acidi grassi insaturi, ma povera di vitamina
    E è responsabile della malattia definita pansteatite o malattia del fegato giallo. Una dieta con un basso
    quantitativo di lipidi può determinare sia una carenza energetica che una carenza in acidi grassi essenziali. Il
    contenuto di lipidi influenza l’appetibilità della dieta, una diminuzione, sotto un certo livello, dei grassi
    determina una riduzione del gradimento e della appetibilità della dieta. Una carenza, invece, degli acidi
    grassi essenziali comporta la comparsa di alterazioni a livello cutaneo, interessanti sia la cute che il pelo.
    Queste sostanze intervengono infatti nel mantenimento sia della barriera epidermica che nella velocità di
    ricambio delle cellule cutanee. Diete carenti di questa componente somministrate a soggetti giovani possono
    determinare ritardi nell’accrescimento.

    Perche gli efa?
    Abbiamo visto che un corretto apporto alimentare di acidi grassi essenziali è indispensabile all’organismo e,
    soprattutto, quando è l’organismo stesso a richiederlo in particolari situazioni fisiologiche e patologiche.
    Il ruolo dell’omega 6 e dell’omega 3 è stato dimostrato nella regolazione dei fenomeni antinfiammatori e
    delle risposte immunitarie. La composizione tissutale in acidi grassi dipende dall’apporto globale e dal
    rapporto tra gli acidi grassi N-6 ed N-3. Il miglior rapporto N-6/N-3 è 5:1 ed è a questo livello che si ottiene
    il tasso ottimale di leucotrieni B5 (LTB5)
    Bisoga tenere presente che ogni apporto complemetare di acidi grassi deve essere ragionato, perché aumenta
    i fabbisogni di Vit E come antiossidante ed un eccesso di N-3 può ridurre, nei cani anziani,
    l’immunocompetenza.
    Il ruolo dell’omega 6 e dell’omega 3 è stato dimostrato nella regolazione dei fenomeni antinfiammatori e
    delle risposte immunitarie. La composizione tissutale in acidi grassi dipende dall’apporto globale e dal
    rapporto tra gli acidi grassi N-6 ed N-3.

    Inoltre, bisogna ricordare che ogni apporto complemetare di acidi grassi deve essere ragionato, perché
    aumenta i fabbisogni di Vit E come antiossidante ed un eccesso di N-3 può ridurre, nei cani anziani,
    l’immunocompetenza.

    Il fabbisogno di lipidi nei cani e nei gatti è correlato alla necessità di acidi grassi essenziali e alla densità
    calorica della dieta. Gli alimenti ricchi di lipidi possono soddisfare le necessità nutrizionali e garantire
    condizioni di salute ottimali. Tuttavia gli animali sedentari possono presentare la tendenza a consumare
    quantità eccessive a causa della loro elevata appetibilità e manifestare una tendenza all’obesità. lipidi
    forniscono circa 8.5 kcal/g di Energia Metabolizzabile. I lipidi non hanno soltanto un elevato contenuto

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energetico, ma costituiscono un alimento molto digeribile (nei cibi di alta qualità è superiore al 90%). Per
    questi motivi il contenuto dei lipidi nella dieta incrementa la densità calorica. I periodi a più alto fabbisogno
    energetico sono: la crescita, la gestazione, l’allattamento e lo sforzo fisico prolungato. Tecnicamente gli
    Omega 3 sono acidi grassi polinsaturi che, dal punto di vista chimico, hanno la caratteristica di possedere
    un doppio legame in posizione 3 (omega 3) o in posizione 6 (omega 6), della catena che li forma. Sono
    tecnicamente definiti EPA (acido eicosapentaenoico), e DHA (acido docosaesaenoico). Questi acidi hanno
    dei precursori, cioè delle sostanze che dopo l'introduzione nel nostro organismo vengono trasformati, nello
    specifico l'acido linoleico è il precursore dell'acido grasso omega 6, mentre l'acido linolenico è il precursore
    dell'acido grasso omega 3. Gli omega 3 e 6 sono acidi grassi essenziali: con questo termine si intende che il
    nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, e quindi l'introduzione attraverso la dieta è assolutamente
    fondamentale.

    Per ciò che concerne le funzioni biologiche si evidenzia dalle più recenti acquisizioni e studi scientifici,
    condotti su questo argomento, che è possibile sostenere che, tra gli effetti protettivi degli omega 6/3 i più
    rilevanti sono sicuramente:

       n Azione antitrombotica ; azione antiaggregante piastrinica (effetto antitrombotico), cioè
         ridurrebbero la possibile formazione di coaguli nel sangue.
       n controllo del livello plasmatico dei lipidi, soprattutto dei trigliceridi
       n Evitano l'accumulo dei grassi più pericolosi, trigliceridi e colesterolo, sulle pareti arteriose,
         bloccando l'indurimento dei vasi.
       n Proteggono il sistema cardiovascolare: il sangue, reso più fluido dall'assenza dei grassi cattivi,
         circola meglio, facendo funzionare bene il cuore e allontanando il rischio di malattie coronariche,
         ipertensione, arterosclerosi e trombosi.
       n Attenuano le reazioni infiammatorie quali, asma ed artrite reumatoide.
       n Favoriscono la vitalità delle cellule del sistema nervoso centrale, con funzioni antidepressive
       n Aumentano le difese immunitarie e rafforzano le difese della pelle
       n Utili nella terapia dell'artrite e di altri disturbi infiammatori.
       n Coadiuvanti nella cura della dermatiti e di altre patologie cutanee.
       n Anticancerogeni.
       n Agiscono sul microcircolo (attività antiedemigena).
       n Produzione di ormoni. Gli acidi grassi polinsaturi come l'acido gamma linolenico sembrano
         regolare l'azione degli ormoni androgeni sui recettori delle cellule interessate. In particolare l'acido
         gamma linolenico pare essere un potente inibitore della 5-alfa-reduttasi.

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Tutte le attività del giusto rapporto 5:1 omega 6 – omega3 sono presenti nello schema

    Gli acidi grassi essenziali sono coinvolti nella sintesi delle prostaglandine, le quali giocano un ruolo in
    numerose funzioni dell'organismo: la sintesi degli ormoni, la immunità, la vasocostrizione, la regolazione del
    dolore e dell'infiammazione. Le prostaglandine sono suddivise in tre gruppi principali: quelle della serie 1 e 3
    sono considerate benefiche, mentre quelli della serie 2 hanno effetti dannosi. Gli acidi 3 omega sono i
    precursori della serie 3, l'acido linoleico (omega 6) sintetizza la prima o la seconda serie di prostaglandine, il
    tipo di grassi degli oli può influenzare la sintesi delle benefiche prostaglandine di prima serie o delle dannose
    prostaglandine di serie 2. Le prostaglandine di prima e terza serie sono vasodilatatrici, modulano la
    coagulazione,abbassano il colesterolo ldl, aumentano il colesterolo hdl, svolgono azione antinfiammatoria.
    La seconda serie di prostaglandine ha l'effetto opposto. Il rapporto tra le varie serie di prostaglandine è
    determinato dalla dieta e può determinare un aumento del rischio di malattia. Queste preziosissime sostanze
    rappresentano quindi un presidio terapeutico di massima importanza, in quanto carenze di acidi grassi
    portano profonde alterazioni biologiche in diversi organi e tessuti: come ad esempio l'alterazione della cute
    con desquamazione, turbe dell'accrescimento e della riproduzione. Gli acidi grassi omega-3 a lunga catena
    (ed in particolare l’acido eicosapentenoico, o EPA, e l’acido docosaexenoico, o DHA, che sono i composti
    di questa famiglia veramente importanti per l’organismo) sono presenti in quantità assai ridotte in gran parte
    degli alimenti più comuni con la sola eccezione del pesce e dei suoi derivati. Alla luce di questo è
    probabilmente opportuno aumentare l’apporto di acidi grassi omega-3, insufficiente nella dieta attraverso
    l’uso selettivo di prodotti supplementati in acidi grassi omega-3 soprattutto di EPA+DHA.

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Nicergolina 1,6-dimetil-8-beta-(5-bromonicotinoil-oximetil)-10-alfa-metoxiergolin
    Gli alcaloidi dell'ergot sono prodotti principalmente fra i funghi inferiori della famiglia delle Clavicipitaceae,
    in particolare nei generi Claviceps, Balansia, Acremonium, specie ospiti particolarmente delle Graminaceae
    e delle Cyperaceae. L'ergot ("segale cornuta"), Claviceps purpurea (Fr.Tul.) è tristemente famoso per le
    stragi umane di cui è stato diretto responsabile, nelle intossicazioni collettive dei periodi medievali che
    vanno sotto i nomi di "Male degli Ardenti" o "Fuoco Sacro". Fra questi alcaloidi, molti dei quali tossici, ve
    ne sono alcuni dotati di proprietà psicoattive, quali l'ergonovina (Bigwood et al., 1979) e l'ergina. La
    nicergolina (derivato da processi di emisintesi) è un potente inibitore dei recettori alfa-adrenergici,
    antagonizza gli effetti delle catecolamine. Inoltre essa interagisce con i recettori D2 dopaminergici
    presinaptici incrementando il turnover della dopamina. Un’altra caratteristica di questa molecola consiste
    nella sua attività antiaggregante piastrinica indotta dalla adrenalina. La nicergolina interviene con un
    meccanismo di vasodilatazione associata ad una regolarizzazione dell’equilibrio vascolare; riducendo il furto
    di flusso nei distretti che presentano una pressione elevata all’interno del vaso equilibrando cosi’ la
    distribuzione della portata ematica con un aumento del flusso nei territori maggiormente ischemici.

    La nicergolina possiede un largo spettro di azioni farmacodinamiche centrali e periferiche.;

       ·    azione alfa-sinpaticolitica ; è un potente vasodilatatore che si oppone alla voscostrizione prodotta
            dalle catecolamine.
        ·    azione antitrombotica ; Competivivo nei confronti dell’azione aggregante piastrinica indotta dalla
             adrenalina (ADP, colagene e PAF). Favorisce la depolimerizzazione dei microtubuli trombocitari
             che liberano una quantità ridotta di sostanze favorenti l’emostasi primaria e la coagulazione
             sanguigna. La nicergolina riduce, inoltre, l’adesione piastrinica alle cellule endoteliali.
        ·    metabolica sulle cellule nervose ; aumenta l’incorporazione del glucosio e degli aminoacidi nelle
             cellule nervose e stimola la sintesi di composti fosfati altamente energetici.
        ·    Effetto anti-anossico; Importante azione contro forme ischemiche, preinfartuali ed edemigene.
             Permette un maggiore utilizzo dell’ossigeno da parte delle cellule cerebrali
        ·    Aumento del flusso sanguigno cerebrale;
        ·    Aumento dell’attività colinergica

    Dopo somministrazione orale viene rapidamente metabolizzato e da origine ad una serie di metaboliti con
    molteplici funzioni farmacologiche. I principali metaboliti della nicergolina sono il 1,6-dimetil-8ß-
    hidroximetil-10a-metoxi-ergolina, MMDL, e il 6-metil-8ß-hidroximetil-10a-metoxi-ergolina (MDL), formati
    a partire da metabolismo di primo passaggio. E’ importante stimolatore della attività colinergica, è stato
    dimastrato che una assunzione di questo alcaloide permette significativi aumenti di acetil transferasi e dei
    recettori per l’acetilcolina essendo inibitore della sintesi di acetilcolinesterasi.
    La nicergolina é rapidamente e quasi completamente assorbita dopo sommistrazione orale. La sua
    biodisponibilità dopo 3 ore é < 5 percento., i dati indicati da esperienze in vitro ed in vivo sono incoraggianti.
    I livelli plasmatici della nicergolina sono molto bassi (< 1 ng/ml, dopo somministrazione orale di 15 mg di
    nicergolina. Dopo somministrazione di 30 mg, si ha un picco plasmatico di MMDL, 21 ± 14 ng/ml, e MDL,
    41 ± 14 ng/ml, approssimativamente dopo , 1 h e 4 h per dose. Dopo il picco, i valori plasmatici di MDL
    declinano com uma emi-vita di 13-20 ore., con variazioni dipendenti dalla circolazione sistemica. La
    nicergolina si lega estensivamente alle proteine plasmatiche, per il >90 percento, com maggiore afinità per la
    glicoproteína acida do che per l’albumina sierica.
    La velocità e la percentuale di assorbimento della nicergolina può anche essere significantivamente
    influenzata dalla’alimentazione
    L’ escrezione urinária é la principale via di elimininazione della molecola, approssimativamente l’ 80% della
    dose totale. Va comunque ricordato che i dati sumenzionati si riferiscono a soggetti in cui la fuinzionalità

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renale e nella norma e la perfusione ematica del rene ottimale. E’ chiaro che nei soggetti con lieve o modesta
    insufficienza renale i dati riferibili all’emivita della molecolecola e alla sua eliminazione si allungano.
    Sarebbe, quindi opportuno diminuiire la dose neglia animali anziani in cui l’insufficienza renale cronica e
    reperto frequente.

    ESPERIENZA CLINICA
    SCOPI
    Valutare la sinergia di azione tra la nicergolina e gli acidi grassi essenziali in un gruppo di cani anziani con
    turbe comportamentali e con patologie correlate all’invecchiamento.

    MATERIALI E METODI
    Animali

     Lo studio ha incluso tre cani conviventi che presentavano sintomi simili, dominati da persistente e
     inspiegabile apatia, sonnolenza e reazioni improvvise di tipo aggressivo, e altri sintomi (dolore muscolare
     e poli-articolare, malessere conseguente all’esercizio fisico, insufficienza renale cronica e linfoadenopatia)
     perduranti da molti mesi.

     Questi animali vennero visitati nel loro canile nel Marzo 2004, per effettuare gli esami clinici e ambientali
     e per raccogliere campioni di sangue da utilizzare per analisi sierologiche ed ematologiche. L’acqua di
     bevanda venne raccolta anch’essa, per effettuare esami batteriologici.

     Durante visite successive, vennero effettuati ulteriori esami clinici e campioni di sangue vennero raccolti
     nei giorni 7 e 14 e 21 successivi alla terapia. Le analisi sono state effettuate per verificare la innoquità
     della associazione e valutare il corretto dosaggio.

    Terapia

     La scelta di Olio Vivo LTB5 (Fazoo srl, Pesaro, Italia come integratore di omega 6 e omega 3 in rapporto
     bilanciato 5:1 viene somministrato ( 2 mg/5Kg/die) per 15 giorni e nicergolina 0.50 mg/kg per 30 giorni..

     RISULTATI DEI CASI CLINICI

     Investigazione sul canile
     I tre cani compresi in questo studio erano due femmine di 13 e 15 anni e un maschio di 14 anni, che
     vivevano insieme in un canile. I cani erano state vaccinati e sverminati regolarmente ogni anno dal
     responsabile del rifugio sanitario

     Cane n. 1
     Il primo cane esaminato era una femmina meticcia di 13 anni, affetta da una malattia cronica indefinita
     che durava da più di 2 anni e che si era dimostrata resistente a numerose terapie precedenti. I sintomi
     erano: debolezza, dolore muscolare, cambiamenti di umore, intolleranza all’esercizio fisico, perdita di
     peso, pelo opaco e caduco e linfoadenopatia. Il cane aveva una scarsa tolleranza all’esercizio fisico

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moderato ed era riluttante a correre per più di 2 minuti. L’ esame fisico rivelò linfonodi ingrossati e una
     cattiva condizione fisica generale

     Un esame fisico effettuato al giorno 7 mostrò che lo stato generale di salute era migliorato La risposta
     clinica appariva soddisfacente al giorno 14, quando il dolore muscolare e la resistenza all’attività fisica
     erano migliorate la dimensione dei linfonodi stava diminuendo e il mantello era brillante. Al giorno 21 il
     cane aveva perso un po’ della vitalità acquisita ed il pelo appariva leggermente opaco e friabile. Al
     termine del periodo di terapia (30 giorni) il cane manifestava un’affaticamento precoce ed una
     respirazione leggermente difficoltosa ma la condizione psichica si era mantenuta ottimale.

     Cane n. 2
     Questo soggetto era una femmina di 14 anni di razza Rottweiller, con un’identica storia di malattia
     cronica, caratterizzata da dolore muscolare, letargia, perdita di peso, incordinazione e abbondante
     forforosi con caduta cronica del pelo e malessere conseguente all’esercizio fisico della durata superiore ai
     10 minuti.

     Esisteva un’anemia normocitica normocromica (PCV= 30%, MCV= 63.5 fl., MCH= 23.07 pg) e tutti gli
     altri esami di laboratorio diedero risultati all’interno dei ranges di riferimento.

     Al primo controllo (giorno 7) il cane presentava uno stato più vigile e attento, il pelo era ancora in
     condizioni scadenti ma la forfora era diminuita. Il cane aveva aumentato il volume di urina prodotto e si
     alimentava regolarmente.

     Al giorno 14 l’ematocrito era aumentato (35%). Il cane era meno riluttante all’esercizio fisico e non
     mostrava dolore muscolare. Il pelo era in buone condizioni e meno friabile, il cane aumentò leggermente
     il suo peso e l’appetito ritornò normale. Manifestava anche una certa tolleranza all’esercizio fisico.

     Al giorno 21 (terzo controllo) il cane aveva un minore appetito ed un volume di urina non sufficiente con
     conseguente affaticamento e cianosi.

     Nell’ultimo controllo (30 giorni) il cane si manifestava con un buon stato vigile ma il peso non era
     incrementato cosi’ come era peggiorato lo stato del mantello.

     Cane n. 3
     Questo soggetto era un maschio di 15 anni incrocio breton. Affetto da letargia, scarso appetito e umore
     variabile a volte tendenze aggressive improvvise.. Dermatite atopica e zoppia. Il cane aveva per un
     episodio di ictus perso la coordinazione motoria ed era incerto nella deambulazione

     Al giorno 7 il cane manifestava un netto miglioramento dell’appetito e dell’attenzione. E miglioramenti si
     sono registrati nella sfera affettiva (riconoscimento immediato del proprietario).

     Al secondo controllo (giorno 14) il cane si presentava in buono stato e la dermatite era meno pruriginosa e
     limitata ell’estensione, il peso era aumentato e lo stato psichico era normale e piuttosto stabile. La zoppia
     non aveva avuto regressioni., ma la deambulazione era molto più coordinata e normale.

     Al terzo controllo (21 giorni) era peggiorato lo stato del mantello ed era ricomparso un certo
     affaticamento. Lo stato psichico era lievemente peggiorato cosi’ come la sua capacità di movimento.

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All’ultimo controllo (giorno 30) il cane manifestava una certa riluttanza ad effettuare sforzi prolungati e il
     prurito era aumentato. Umore piuttosto diversificato, alternava fasi gioco a fasi apatiche e, talvolta,
     aggressive.

    Discussione
     In questo studio, i cani riferiti come affetti da disfunzione cognitiva , apparentemente corrispondevano
     alla definizione utilizzata per l’uomo e al quadro clinico descritto nel morbo di alzheimer.

     Nei 2 anni precedenti, lo stato di salute dei cani si era progressivamente deteriorato nonostante gli svariati
     trattamenti adottati. I sintomi dominanti, fatica e apatia, erano accompagnati da talvolta da lesioni cutanee
     croniche anche lo stato emotivo dei soggetti era gradualmente peggiorato. I casi canini qui descritti
     condividevano le stesse anomalie psichiche (apatia, indifferrenza e aggressività improvvisa)) e fisiche
     (dimagramento, pelo opaco e fragile). E’ probabilmente possibile inquadrare la complessa patologia di
     questi cani nel fisiologico decadimento fisico legato all’avanzata età dei soggetti ma, correlata a questa, vi
     era un deficit psichico notevole probabilmente dovuto alla complessa sindrome da Deficit Cognitivo del
     cane anziano

     In questo studio, l’utilizzo degli acidi grassi e della nicergolina ha permesso un migliorameno delle
     condizioni fisiche e psichiche del soggetto. Mantenendo comunque una integrazione di omega 6 e 3.. Ma
     si è voluto, soprattutto, porre rimedio ad un problema molto comune ai proprietari di cani e gatti di età
     avanzata che vedono il loro amico perdere la capacità cognitiva (con perdita della memoria recente) e
     l’autosufficienza nella alimentazione e nell’espletamento dei bisogni fisiologici.

    Conclusioni
     Riassumendo, un piccolo gruppo di 3 cani con disfunzione cognitiva e scadimento delle condizioni
     fisiche è stato trattato con un’associazione di nicergolina ed EFA (omega 6 e 3 in rapporto 5:1)
     per un periodo di 30 giorni. Al quindicesimo giorno si è deciso di eliminare dall’alimentazione l’olio e
     valutare un’effetto da carenza e i dati raccolti al trentesimo giorno ha poi dimostrato una leggera
     regressione. Infatti, il miglioramento delle condizioni psico-fisiche in tutti e tre i cnai si è avuto
     progressivamente fino al secondo controllo (14° giorno) ed un lieve decadimento delle condizioni
     generali (pelo opaco e secco, riduzione dell’appetito, riluttanza allo sforzo) erano presenti al terzo
     controllo (30°giorno). E’, quindi, evidente che l’integrazione è fondamentale alla terapia.

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E, inoltre,importante segnalare che la successiva integrazione del solo olio al termine della terapia per altri
    30 giorni (60° giorno) ha mantenuto i soggetti in discrete condizioni.
    In un ulteriore studio effettuato con terapia esclusivamente basata sull’uso della nicergolina ha portato a
    significativi miglioramenti clinici dei soggetti interessati, ma sempre inferiori ai risultati dell’associazione
    con gli acidi grassi essenziali.

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