DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara

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DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
DIOCESI DI
NOVARA

   PER EDUCATORI E ANIMATORI DEI CAMMINI DI ORATORIO

   SUSSIDIO
DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
INTRODUZIONE
La Route diocesana del 5 giugno
2021 è stata la prima occasione
in cui i giovani, se pur divisi in tre
zone, si sono ritrovati in presenza
a livello diocesano nonostante
la minaccia della pioggia che
non ha ostacolato il desiderio
di incontrarsi insieme per
                                                  *
                                         «Ho letto sui vostri volti [...] tanta
                                         voglia di ripartire con il vostro
                                         entusiasmo. Ora la mia domanda
                                         è: come dobbiamo riempire questa
                                         ripartenza? [...] Per ripartire bene
                                         tra noi deve circolare la stessa
                                         vita, non solo la vita fisica, ma
                                         anche la vita con la “V” maiuscola.
camminare, pregare, condividere          La vita come desiderio di fare e di
e formarsi. Sul volto di tutti i         crescere, desiderio di sfidare, di
partecipanti era facile riconoscere      scegliere, di andare avanti».
questo pensiero: “Ne avevamo             Da qui il titolo scelto per il sussidio
veramente bisogno!” Questo               di questo nuovo anno pastorale:
evento ha avviato la pastorale           “Ripartiamo a Vita piena con la “V”
giovanile estiva che ha visto            maiuscola”.
molte realtà della nostra Diocesi
proporre i Grest e i Campi estivi.       “Ripartiamo...” è il desiderio
Si è voluto osare o meglio ripartire     non semplicemente di ripartire
con entusiasmo. “Ripartenza”             e magari di farlo da soli, ma
è stato un concetto sul quale il         di ripartire insieme (il “noi”!)
nostro Vescovo Franco Giulio è           recuperando «i legami che ci
ritornato più volte nell’omelia a        fanno andare avanti»
conclusione della Route a Boca:

                                                                              3
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e che contribuiscono alla nostra
    crescita; ripartire quindi come
    comunità, come diocesi, insieme,
    appunto. Giocando un po’ con il
    verbo “ripartiamo”: l’ultima parte “-
    amo” vuole indicare la continuità
    con il percorso proposto alla Route
    “Metti in circolo il Suo amore”,
    nella quale ci siamo concentrati
    sul tema dell’annuncio declinato
    nelle tre grandi verità che Papa
    Francesco ricorda nel quarto
    capitolo dell’Esortazione Christus
    Vivit: Dio ti ama, Cristo ti salva e,
    nello Spirito, Egli vive. È chiaro
                                             esistenza.
                                                                   *
                                             L’obiettivo è ripartire non puntando
                                             al ribasso, ma con un forte desiderio
                                             di vita piena (“eterna” nel Vangelo)
                                             che è presente in ciascuno di noi,
                                             desiderio che Cristo vuole aiutare
                                             a realizzare, perché solo Lui
                                             può donare pienezza alla nostra

                                             La struttura di questo sussidio
                                             riprende il percorso della Route
                                             2021 e il materiale proposto in
                                             quell’occasione, quindi le tre
                                             tappe “Dio ti ama”, “Cristo ti salva”,
                                             “Egli vive nello Spirito”, arricchite
    che tra i legami fondamentali della      ognuna dalle sintesi di ciò che
    nostra vita è urgente recuperare         giovani alla Route “hanno detto” e
    e coltivare anche quello con Dio,        “ci chiedono” e da alcune attività
    sorgente di ogni relazione e di          da proporre ai propri giovani,
    ogni amore.                              senza spegnere la creatività delle
                                             singole realtà.
    “...a Vita piena con la “V” maiuscola”
    è il “come” della ripartenza             Il sussidio può essere usato nella
    suggerito dal nostro Vescovo.            sua interezza o nelle singole parti
                                             che lo compongono, secondo le

4
                                                              INTRODUZ
DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
*    esigenze di ciascun gruppo, così
    da rispondere meglio ai bisogni
    dei giovani a cui i nostri cammini
    si rivolgono.

    L’augurio è che questo strumento
    possa essere per i nostri giovani
    l’occasione di fermarsi, riscoprire
    e ripartire dal centro della nostra
    fede che è una buona notizia
    capace di renderci tutti seminatori
    ambulanti di speranza, persone e
    cristiani di cui questo tempo ha
    urgente bisogno.
                                           Assieme     a     loro     vogliamo
                                           ringraziare anche i giovani che
                                           hanno collaborato a strutturare
                                           il percorso della Route 2021 e
                                           questo sussidio, rileggendo e
                                           sintetizzando le riflessioni emerse
                                           e pensando alle attività.

                                           Buon anno e buon cammino a tutti!
                                           Ripartiamo a Vita piena!

                                               Don Gianluca e don Riccardo

    In questa ripartenza cogliamo
    l’occasione per ringraziare don
    Marco Masoni, don Riccardo
    Zaninetti e i loro collaboratori
    per le energie, la passione e
    l’entusiasmo messi a servizio dei
    giovani della nostra diocesi in
    questi anni e per avere aiutato i
    nostri oratori sin dall’inizio della
    pandemia a gettare il cuore oltre
    l’ostacolo.

DUZIONE                                                                          5
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INDICE

00
                   Omelia del Vescovo Franco Giulio Brambilla
                   Route diocesana 2021
                   Boca 05-06- 2021
                   pag. 7

                                          01
                    Un Dio che ti ama
       I giovani della Route ci dicono
    I giovani della Route ci chiedono
                        RICONOSCERE
                       INTERPRETARE
                           SCEGLIERE

02
                                pag. 13

                      Cristo ti salva
                      I giovani della Route ci dicono
                      I giovani della Route ci chiedono
                      RICONOSCERE
                      INTERPRETARE
                      SCEGLIERE

                                          03
                      pag. 33

                 Egli vive, lo Spirito
       I giovani della Route ci dicono
    I giovani della Route ci chiedono
                        RICONOSCERE
                       INTERPRETARE
                           SCEGLIERE
                                pag. 51

6
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00 *
OMELIA DEL
VESCOVO

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DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
LA LIBERTÀ NEI PASSAGGI DELLA VITA
    Route dei giovani 2021
    05-06-2021

    La ripartenza

    Carissimi giovani, celebriamo qui a Boca il traguardo della nostra
    Route che, però, come per ogni giro che si raccomandi, è solo la
    prima tappa. Questa è una tappa particolarmente importante,
    perché è la prima di un giro più grande che forse, così almeno
    speriamo, ci introduce in un nuovo periodo. Voi, che siete nati
    dopo il 2000, siete i giovani del terzo millennio, di questo secolo
    che probabilmente non è ancora veramente partito!

    Vi è noto come agli inizi del secolo, nel 2001, abbiamo vissuto la
    tragedia delle Torri Gemelle, e lì ci siamo resi conto che il mondo
    non era più solo il mondo occidentale. Ci siamo trovati dinanzi a
    una competizione col mondo orientale, con uno scontro tra varie
    culture e addirittura religioni diverse, che per alcuni è divenuto
    addirittura uno scontro di civiltà. In seguito c’è stata la grave crisi
    economica del 2008 che si è protratta almeno fino al 2012, l’anno nel
    quale sono arrivato a Novara quando c’era ancora lo strascico della
    crisi. Qualcuno di noi potrebbe aver avvertito anche in casa propria
    gli effetti di quella depressione economica. Questi fatti degli inizi
    del secolo ventunesimo, per quanto gravi, sono stati tuttavia per
    noi eventi esterni e di cui abbiamo fatto esperienza solo attraverso
    il filtro della televisione e della comunicazione. Forse la seconda
    crisi, che ha riguardato il versante economico, ci ha toccati più da
    vicino, ma voi eravate ancora ragazzi o all’inizio dell’adolescenza.
    La terza crisi, questa segnata dal Covid, ci ha chiusi tutti in casa.

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DIOCESI DI NOVARA - Giovaninovara
Il paradosso è che la stiamo vivendo con un nemico assolutamente
invisibile! E ci ha rinchiusi per un anno e tre mesi, perché il primo
lockdown ha avuto inizio il 7 marzo dello scorso anno.

È la prima volta che ci incontriamo. Lo scorso aprile abbiamo
vissuto la veglia delle Palme, per quanto molto ben fatta, solo
in video e la Route dell’anno passato non si è potuta svolgere. È
dunque la prima volta che ci vediamo. Ho letto sui vostri volti, negli
altri luoghi dove si è svolta oggi la Route, stamattina a Galliate, poi
a Cavandone e, infine, qui ora a Boca, tanta voglia di ripartire con
il vostro entusiasmo.

Ora la mia domanda è: come dobbiamo riempire questa ripartenza?
Ci vengono in aiuto le due scene che abbiamo ascoltato dalla
Liturgia della Parola di oggi.

1. Ritessere legami

La prima scena è presa dal testo dell’Antico Testamento – Esodo
24,3-8 – ed è il testo della alleanza. Si narra di una condizione simile
alla nostra, di un popolo già uscito dall’Egitto, già libero e non più
schiavo, però in cammino nel deserto e che deve inventarsi come
popolo. Mosè sancisce un’alleanza, un patto, un legame e una
legge comune, i comandamenti, perché, senza un’intesa sui gesti
fondamentali da compiere, non c’è popolo. Poi Mosè lo fa attraverso
un rito dove le dodici stele delle dodici tribù sono asperse con il
sangue insieme all’altare centrale che rappresenta la presenza di
Dio. Questo rito di alleanza ci consegna un messaggio bello che
vorrei regalarvi: per ripartire bene deve circolare la stessa vita. Per
gli ebrei il sangue è la sede della vita, e anche tra noi deve circolare
la stessa vita, non solo la vita fisica, ma anche la vita con la “V”
maiuscola.

                                                                           9
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La vita come desiderio di fare e di crescere, desiderio di sfidare,
     di scegliere, di andare avanti. Per attuare questo, dobbiamo
     rinnovare il nostro patto, i nostri legami.

     Giovedì scorso in Duomo, in occasione della celebrazione la festa
     del Corpus Domini, facevo notare quali erano le cose che ci sono
     mancate maggiormente in questi mesi: gli abbracci, le carezze, la
     stretta di mano, che sono tutti segni del legame, dell’affetto, della
     prossimità. La nostra prosse­mica, cioè il modo con cui diventiamo
     prossimi in quest’anno è stato inibito, è stato come sterilizzato
     e ora dobbiamo recuperarlo. Lo riprenderemo nei gesti, ma
     sarà importante ricuperarlo anche nelle nostre relazioni. Può
     essere che in questi tempi avremo smarrito qualcuno per strada,
     perché magari non ha più inviato messaggi, è uscito dal gruppo…
     Dobbiamo allora ricuperare i legami che ci fanno andare avanti,
     perché nel deserto non si cammina da soli.

     Il deserto è struggente e meraviglioso, ma anche come dice il libro
     del Deuteronomio grande e spaventoso (Dt 8,15)! Forse non vi è mai
     capitato di attraversare un vero deserto, dove ci sono interminabili
     chilometri di sabbia. Se uno pensa di fissare al mattino una duna
     come riferimento per iniziare il suo cammino e poter tornare sulla
     stessa via, alla sera la duna di sabbia ha già cambiato forma e non
     la si riconosce più. Per questo il salmo dice “Signore tu sei mia
     roccia”[1], perché mentre per noi la roccia indica un “fondamento”
     sicuro, per gli ebrei era anche il “punto di riferimento” certo, perché
     la roccia non muta la sua forma, rimane salda pur in mezzo ad un
     panorama di dune sabbiose. Il messaggio che voglio consegnarvi
     oggi è un invito forte ad essere persone che ripartono! Tengo molto
     a lanciare questo messaggio, perché possiamo ritessere i nostri
     legami, la nostra prossimità, la nostra vicinanza.

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2. Prepararsi a diventare adulti

La seconda scena ci dice forse qualcosa di più concreto. Gesù
stesso è la figura storica che ci cammina accanto. L’ho detto anche
attraverso il breve messaggio che ho inviato e che mi ha preceduto.
Gesù manda avanti i suoi discepoli a preparare il luogo dove
celebrare la Pasqua. Anche noi dobbiamo lasciarci mandare avanti,
per preparare il luogo dove celebrare questo passaggio. Molti di
voi, soprattutto chi ha vissuto momenti di passaggio, dalla terza
media alla prima superiore o dalla quinta superiore al primo anno di
università, o anche chi stava cercando un lavoro ha vissuto questo
tempo come un tempo rubato. Di ciò sono molto preoccupato,
come ho confidato anche ai preti giovani qui presenti. Questi
passaggi, questi due anni rubati che purtroppo non torneranno più,
questi snodi importanti della vita, nei quali si viene iniziati a una
fase nuova dell’esistenza, non si potranno più vivere. Ai sacerdoti e
anche agli educatori dico che a settembre dovremo fare qualcosa
per dar voce a questi adolescenti, giovani e giovani adulti che
hanno vissuto questi passaggi negati. Aiutiamoli ad elaborare il loro
lutto, aiutiamoli a rileggere come hanno vissuto questo tempo da
soli, nella stagione in cui di solito si prendono decisioni importanti.

Preparare la Pasqua ha anche un altro significato per voi. Prevedo
che nei prossimi mesi si vivrà un po’ di euforia per la libertà ritrovata
e quindi dovremo attendere il mese di settembre per vedere cosa
rimane. Se dovessi tradurre per voi le domande classiche che
solitamente si fanno ai personaggi famosi, perché dimostrino la
loro concretezza e la loro cultura (quanto costa un litro di latte? tre
libri che vorreste portare su un’isola solitaria), a voi chiederei: “Quali
sono le due/tre cose che portereste nel 2022 e poi anche nel 2023
e 2024, quando forse ritorneremo a una vita apprezzabilmente
normale?”.

                                                                             11
In questi ultimi anni abbiamo vissuto tante possibilità, adesso
     possiamo immaginare di scegliere qualcosa, con cui potremo
     diventare un po’ più grandi.

     Per diventare adulti, bisogna scegliere! Un adolescente di fronte
     alla domanda “cosa scegli?”, risponde che sceglie “tutto”, mentre
     l’adolescente diventa adulto, quando è capace di concentrare
     quel “tutto” dentro un’unica scelta, in una scelta singolare. Pare
     che Einstein fosse stato bocciato all’esame di matematica! Ma
     poi ha saputo concentrare tutta la sua potenza intellettuale, tra
     le infinite possibilità, nello studio della fisica e ha scoperto la
     legge della relatività. Così ognuno di noi ha una legge della vita da
     scoprire, ma per fare questo deve concentrare nella sua scelta di
     vita, una decisione che ci fa unici e singolari, come in una sorta
     di fusione atomica. Solo in quel momento sarà diventato adulto!

     Se, dunque, in questi due anni abbiamo sperimentato che
     potevamo vivere senza questo o quello, chiediamoci allora quali
     sono le due/tre cose che porteremo con noi nel futuro e che
     ci aiuteranno a diventare adulti. Nella vita e nella fede. Allora
     l’invito “ripartiamo” porta con sé un contenuto forte. I vostri volti
     mi dicono che ce la possiamo fare. Anche se piove a dirotto, ci
     proviamo?

                                   +   Franco Giulio Brambilla
                                                 Vescovo di Novara

12
UN DIO CHE TI AMA   CRISTO TI SALVA   EGLI VIVE, LO SPIRITO
       *01
AMA
CHE
DIO
UN

TI
*1
UN DIO CHE TI AMA

                         I GIOVANI DELLA
                         RciOdicono
                              UTE
                         I giovani dicono che trovare un momento preciso di incontro
                         con Dio non è semplice. Molti individuano questo incontro nei
                         grandi eventi, intesi come momenti di carica che fanno prendere
                         coscienza della misura della propria fede. Altri sottolineano
                         l’importanza di avere accanto testimoni credibili e veri, che
                         ricordino nel quotidiano la costante presenza di Dio. L’amore
                         si sperimenta anche all’interno della comunità, «anche con le
                         persone che non ci vanno a genio. Nella comunità ci si sente parte
                         di qualcosa di più grande nel Suo nome, le esperienze di comunità
                         sono fondamentali per sentire quell’amore» (GRUPPO 50 - Centro).

                         I più giovani ci dicono che non tutti hanno già incontrato Dio:
                         spesso questo incontro è identificato con la celebrazione dei
                         sacramenti. È faticoso riconoscere Dio come una presenza
                         che riguarda personalmente ciascuno; e i giovani esprimono la
                         necessità di vivere momenti in cui poter dire «Ecco, questo è
                         l’amore di Dio». Molti sottolineano come sia necessario amare se
                         stessi prima di poter lasciarsi amare da Dio e dagli altri.

                         Il momento di incontro è sempre inserito all’interno di un cammino
                         continuo, caratterizzato da alcuni passi, alcuni “salti di qualità”, in
                         merito a cui un giovane dice: «il salto non è solo uno, sono molti
                         i momenti in cui prendere consapevolezza della propria fede.
                         Momenti che durano pochi istanti ma che lasciano il segno» (GR
                         4 - Sud).

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1
                                                                               UN DIO CHE TI AMA
    Non è scontato percepire l’amore di Dio come completamente
    gratuito perché esso richiede una risposta attiva e di
    responsabilità. Il cammino di fede non è facile ma richiede fatica:
    «occorre imparare a donare e anche imparare a raccogliere per
    poter custodire davvero l’amore di Dio» (GR 1 - Sud). La pienezza
    della risposta risiede nella vocazione sia nella sua dimensione
    quotidiana che nei piani a lungo termine, in modo tale che
    «ciascuno trovi una maniera di dialogare con Dio. Dobbiamo
    crescere assieme alla nostra fede e non diventare grandi con una
    fede da bambini» (GR A1 - Nord).

    «Se l’hai già sentito, non importa, voglio ricordartelo: Dio ti
    ama. Non dubitarne mai, qualunque cosa ti accada nella vita. In
    qualunque circostanza, sei infinitamente amato». (ChV 112)

    I GIOVANI DELLA
    ROUTE
    ci chiedono
    • Un oratorio che sia luogo dove si possa sperimentare l’amore di
    Dio, con testimoni veri e aperto verso la comunità.
    • Di essere accompagnati nella risposta all’amore di Dio che si
    concretizza nella vocazione di ciascuno.
    • Di capire come mettere a frutto l’amore di Dio come dono da
    accogliere più che come impegno da assolvere.
    • «Ma voi sentite concretamente che Dio vi ama? A volte io faccio
    fatica e mi manda in crisi» (GR 4 - Sud)

                                                                          15
*2
UN DIO CHE TI AMA

                         RICOnOSCEre
                         Dall’Esortazione apostolica Christus Vivit
                         112. Anzitutto voglio dire ad ognuno la prima verità: “Dio ti ama”. Se
                         l’hai già sentito, non importa, voglio ricordartelo: Dio ti ama. Non
                         dubitarne mai, qualunque cosa ti accada nella vita. In qualunque
                         circostanza, sei infinitamente amato.

                         113. Forse l’esperienza di paternità che hai vissuto non è stata la
                         migliore, il tuo padre terreno forse è stato lontano e assente o, al
                         contrario, dominante e possessivo; o semplicemente non è stato
                         il padre di cui avevi bisogno. Non lo so. Però quello che posso dirti
                         con certezza è che puoi gettarti in tutta sicurezza nelle braccia
                         del tuo Padre divino, di quel Dio che ti ha dato la vita e che te la
                         dà in ogni momento. Egli ti sosterrà saldamente e, nello stesso
                         tempo, sentirai che rispetta fino in fondo la tua libertà.

                         115. Per Lui tu sei realmente prezioso, non sei insignificante, sei
                         importante per Lui, perché sei opera delle sue mani. Per questo ti
                         dedica attenzione e ti ricorda con affetto.

                         Devi avere fiducia nel «ricordo di Dio: la sua memoria non è un
                         “disco rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua
                         memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel
                         cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male».[63] Non
                         vuole tenere il conto dei tuoi errori e, in ogni caso, ti aiuterà ad
                         imparare qualcosa anche dalle tue cadute. Perché ti ama. [...]

                         116. È un amore «che non si impone e non schiaccia, un
                         amore che non emargina e non mette a tacere e non tace, un
                         amore che non umilia e non soggioga.

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                                                                                  UN DIO CHE TI AMA
     È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso,
     amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva.
     È l’amore del Signore, che sa più di risalite che di cadute, di
     riconciliazione che di proibizione, di dare nuova opportunità che
     di condannare, di futuro che di passato».[64]

     117. Quando ti chiede qualcosa o quando semplicemente
     permette quelle sfide che la vita ti presenta, si aspetta che tu gli
     faccia spazio per spingerti ad andare avanti, per spronarti, per
     farti maturare. Non gli dà fastidio che tu gli esprima i tuoi dubbi,
     quello che lo preoccupa è che non gli parli, che tu non ti apra con
     sincerità al dialogo con Lui. […] Il suo amore è così reale, così
     vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo
     sincero e fecondo. Infine, cerca l’abbraccio del tuo Padre celeste
     nel volto amorevole dei suoi coraggiosi testimoni sulla terra!

     TESTO EVANGELICO
     Dal Vangelo secondo Giovanni 15,9-17

     Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel
     mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel
     mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio
     e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia
     gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
     Amatevi gli uni gli altri.
     Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come
     io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare
     la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che
     io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa
     quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché
     tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
     Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
     perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché
     tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
     Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

                                                                             17
UN DIO CHE TI AMA
                         TESTO MAGISTERIALE | Deus caritas est -
                         Benedetto XVI
                         1. […] Abbiamo creduto all’amore di Dio — così il cristiano può
                         esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio
                         dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea,
                         bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona,
                         che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione
                         decisiva. […] Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10),
                         l’amore adesso non è più solo un «comandamento», ma è la
                         risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.

                         17. […] L’incontro con le manifestazioni visibili dell’amore di
                         Dio può suscitare in noi il sentimento della gioia, che nasce
                         dall’esperienza dell’essere amati. Ma tale incontro chiama in causa
                         anche la nostra volontà e il nostro intelletto. Il riconoscimento del
                         Dio vivente è una via verso l’amore, e il sì della nostra volontà alla
                         sua unisce intelletto, volontà e sentimento nell’atto totalizzante
                         dell’amore. Questo però è un processo che rimane continuamente
                         in cammino: l’amore non è mai «concluso» e completato; si
                         trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane
                         fedele a se stesso.

                         Dall’Introduzione di “Deus caritas est”, Papa Benedetto XVI

                         In che modo tu puoi incontrare Dio senza la testimonianza di
                         un uomo?

                         Dal Documento finale del Sinodo dei Vescovi al Santo
                         Padre Francesco, al termine della XV Assemblea generale
                         ordinaria (3-28 ottobre 2018) sul tema: “I giovani, la fede e il
                         discernimento vocazionale”

                         19. Molti notano come i percorsi di iniziazione cristiana non
                         sempre riescono a introdurre ragazzi, adolescenti e giovani alla
                         bellezza dell’esperienza di fede. Quando la comunità si costituisce

                    18
UN DIO CHE TI AMA
come luogo di comunione e come vera famiglia dei figli di Dio,
esprime una forza generativa che trasmette la fede; dove invece
essa cede alla logica della delega e prevale l’organizzazione
burocratica, l’iniziazione cristiana è fraintesa come un corso di
istruzione religiosa che di solito termina con il sacramento della
Confermazione. È quindi urgente ripensare a fondo l’impostazione
della catechesi e il legame tra trasmissione familiare e comunitaria
della fede, facendo leva sui processi di accompagnamento
personali.

Nella tua comunità, si sperimenta l’Amore di Dio? In che modo
lo si percepisce come punto saldo delle persone che credono
in Dio?

IMMAGINE e/o CANZONE
                                                               Scannerizza
                                                              il QrCode per
                                                                   ascoltare
Come ti ama Dio Agesci                                           la canzone

Io vorrei saperti amare come Dio
Che ti prende per mano ma ti lascia anche andare.
Vorrei saperti amare senza farti mai domande,
Felice perché esisti e così io posso darti il meglio di me.

Con la forza del mare,
L’eternità dei giorni,
La gioia dei voli,

La pace della sera,
L’immensità del cielo:
Come ti ama Dio.

Io vorrei saperti amare come ti ama Dio
Che ti conosce e ti accetta come sei.
Tenerti fra le mani come voli nell’azzurro,
Felice perché esisti e così io posso darti il meglio di me.

                                                                               19
UN DIO CHE TI AMA

                         Io vorrei saperti amare come Dio
                         Che ti fa migliore con l’amore che ti dona.
                         Seguirti fra la gente con la gioia che hai dentro,
                         Felice perché esisti e così io posso darti il meglio di me.

                         La lavanda dei piedi - Rupnik

                    20
UN DIO CHE TI AMA
Mosaico realizzato dall’artista Marco Ivan Rupnik che raffigura
Cristo, poco prima della sua morte, mentre lava i piedi a Pietro.
Quest’ultimo ha una mano sul capo, gesto che sembra mostrare
imbarazzo: non si capacita del perché il Maestro si umili tanto per
lui. Ciò che Pietro non aveva ancora compreso è che l’Amore di Dio
ci chiede solo di farci amare e “dimorare nel suo amore”.

                                             Come il vulcano
                                             ha un’attività incessante,
                                             così Dio ha una produzione
                                             continua di amore,
                                             un amore così grande,
                                             scoppiettante, traboccante
                                             incandescente che non può
                                             e non vuole trattenere per
                                             se. Dio esce da sé stesso e
                                             va verso l’uomo, verso ogni
                                             uomo e lo fa proprio come
                                             un magma incandescente.

                                                                      21
UN DIO CHE TI AMA

                         TESTIMONIANZA
                         Nella storia, Dio si è manifestato agli uomini in modo originale,
                         mettiamoci in ascolto di quelli che sono stati i primi veri
                         testimoni del Suo Amore.

                                                                            Dal libro del profeta Isaia 43, 1b

                                                           39
                                            Romani 8,35.38-
                         Dalla lettera ai
                                                                  to?        «Non temere,
                                             dall’amore di Cris
                          Chi ci separerà                                   perché io ti ho riscattato,
                                                                    la
                                              ione, l’angoscia,
                          Forse la tribolaz                                 ti ho chiamato per nome:
                                                                     il
                                               fame, la nudità,
                           persecuzione, la                                 tu mi appartieni.
                                                  […] Io sono infatti
                           pericolo, la spada?
                                                                   geli
                                                orte né vita, né an
                            persuaso che né m
                                                                   nire,
                                               presente né avve
                            né principati, né
                                                                      né
                                                 zza né profondità,
                             né potenze, né alte
                                                                      rci
                                                   potrà mai separa
                             alcun’altra creatura
                                                                      sù,
                                                  che è in Cristo Ge
                              dall’amore di Dio,
                              nostro Signore.

                    22
UN DIO CHE TI AMA
                      Marco 2, 13-14
Dal Vangelo secondo

                          o lungo il
[Gesù] Uscì di nuov
                         veniva a lui
mare; tutta la folla
                             Passando,
ed egli insegnava loro.
                            eo, seduto
 vide Levi, il figlio di Alf
                           , e gli disse:
 al banco delle imposte
                              alzò e lo
 «Seguimi». Ed egli si                                    Dalla prima lettera di
                                                                                 o 4,8
                                                          San Giovanni apostol
  seguì.
                                                          Chi non ama
                                                          non ha conosciuto Dio,
                                                          perché Dio è amore.

                               aia 43, 4
                  el profeta Is
      Dal libro d
                                               cchi,
                       p re z io s o ai miei o
                 s e i                              mo,
       Perché tu
                       g no   d i s ti ma e io ti a
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                                                                                         23
UN DIO CHE TI AMA
                         Chiara Luce Badano: “Dio mi ama”
                         “Si ricordi, signorina, che Dio l’ama immensamente”. Queste parole
                         dette a Chiara Lubich da un frate cappuccino suscitarono in quella
                         maestra poco più che ventenne una rivoluzione destinata a cambiare
                         la sua vita e quella di centinaia di altre persone nel mondo. Quella
                         stessa frase, la ribadì in una lettera a Chiara Badano, quando ormai
                         era immobilizzata a letto dal tumore, come a ricordarle il senso e il
                         valore di ciò che stava vivendo.
                         La consapevolezza dell’Amore di Dio aveva lasciato il segno in lei da
                         ben prima della sua malattia. E fu grazie a tale verità che la giovane
                         è riuscita ad affrontarla come un nuovo manifestarsi dell’amore di
                         Dio per lei. Un amore al quale continuare a credere in ogni momento:
                         nei piccoli accadimenti di ogni giorno, negli incontri e nei momenti
                         più difficili della vita.
                         In questo senso la sua malattia non segnò affatto un’inversione
                         di rotta nel suo percorso esistenziale, tutto per lei era il semplice
                         manifestarsi di un Amore divino. Un Amore così personale da
                         sentire la necessità di approfondirlo ogni giorno scoprendone
                         sempre nuove sfumature.
                         “Dio è Amore” ripeteva tra sé mille e mille volte, non a parole, ma
                         come un naturale impulso del cuore.
                         Da qui quella felicità intima ed ineffabile che l’accompagnò anche
                         nei momenti più difficili, regalandole sempre quel senso di pienezza
                         e di serenità che sapeva irradiare a chiunque le fosse accanto.

                         TESTI VARI
                         Dall’Udienza Generale di Papa Francesco del 16 gennaio 2019
                         Dio ti cerca, anche se tu non lo cerchi. Dio ti ama, anche se tu ti
                         sei dimenticato di Lui. Dio scorge in te una bellezza, anche se tu
                         pensi di aver sperperato inutilmente tutti i tuoi talenti. Dio è non
                         solo un padre, è come una madre che non smette mai di amare
                         la sua creatura. D’altra parte, c’è una “gestazione” che dura per
                         sempre, ben oltre i nove mesi di quella fisica;

                    24
UN DIO CHE TI AMA
è una gestazione che genera un circuito infinito d’amore.

Per un cristiano, pregare è dire semplicemente “Abbà”, dire “Papà”,
dire “Babbo”, dire “Padre” ma con la fiducia di un bambino.
Può darsi che anche a noi capiti di camminare su sentieri lontani da
Dio, come è successo al figlio prodigo; oppure di precipitare in una
solitudine che ci fa sentire abbandonati nel mondo; o, ancora, di
sbagliare ed essere paralizzati da un senso di colpa. In quei momenti
difficili, possiamo trovare ancora la forza di pregare, ricominciando
dalla parola “Padre”, ma detta con il senso tenero di un bambino:
“Abbà”, “Papà”. Lui non ci nasconderà il suo volto. Ricordate bene:
forse qualcuno ha dentro di sé cose brutte, cose che non sa come
risolvere, tanta amarezza per avere fatto questo e quest’altro… Lui
non nasconderà il suo volto.
Lui non si chiuderà nel silenzio. Tu digli “Padre” e Lui ti risponderà.
Tu hai un padre. “Sì, ma io sono un delinquente…”.

Ma hai un padre che ti ama! Digli “Padre”, incomincia a pregare
così, e nel silenzio ci dirà che mai ci ha persi di vista. “Ma, Padre,
io ho fatto questo…” – “Mai ti ho perso di vista, ho visto tutto. Ma
sono rimasto sempre lì, vicino a te, fedele al mio amore per te”.
Quella sarà la risposta. Non dimenticatevi mai di dire “Padre”.

Carlo Maria Martini, Dio educa il suo popolo

Il momento fondamentale della rottura, che caratterizza il cammino
formativo cristiano, è chiamato la “conversione”: “Il tempo è
compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al
Vangelo” (Marco 1, 15). Questa parola di Gesù è decisiva per tutto il
processo educativo: non c’è semplicemente una partenza da zero;
c’è un momento di rottura col passato, una svolta completa. Senza
di esso, l’educazione cristiana non raggiungerebbe la sua verità.
Tale momento di rottura viene ripreso in momenti successivi, che
allora meglio si caratterizzano come “salti di qualità”.

                                                                          25
UN DIO CHE TI AMA

                         Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri. Questo passaggio è
                         decisivo. Gesù non lo risparmia, non lo ribassa, ha il coraggio
                         di proporlo con fermezza, anche di fronte al rischio di un rifiuto.
                         Gesù non lo risparmia, non lo ribassa, ha il coraggio di proporlo con
                         fermezza, anche di fronte al rischio di un rifiuto.

                         La “vocazione” in particolare quella di speciale dedicazione (al
                         sacerdozio, alla vita religiosa, alla consacrazione secolare...), ha la
                         caratteristica di un coraggioso “salto di qualità”.

                         Qual è stato il tuo “salto di qualità”?

                                                                                    * 3
                         Johnny Dotti, Educare è roba seria
                         Bisogna essere aperti e disposti ad ascoltare quell’amore, disposti
                         a rispondere, altrimenti tutto attorno a noi ci sembrerà tacere. In
                         questo senso ogni vocazione è, nella sua misura, sacra, perché
                         segna dei confini in cui avviene la trasformazione della tua vita.
                         E quello di essere aperti, di essere pronti ad ascoltare gli altri e sé
                         stessi, potrebbe essere proprio la pro-vocazione di questo tempo.
                         Non si risponde a questo tempo con delle procedure, con delle
                         tecniche, con dei “come”.
                         Se sono pro-vocato, rispondo con una vocazione. Questo è
                         esattamente il tempo della vocazione. Risposta ad una chiamata.
                         Risposta imperfetta, con dubbi, claudicante. Ma risposta. E la
                         responsabilità è proprio questa risposta, perché responsabilità
                         viene dal latino respondeo. E’ per quello che la responsabilità ha
                         a che fare con una vocazione, non con una prestazione, non con
                         una funzione. Neanche con una competenza, in prima istanza. Ha
                         a che fare con una vocazione. Una vocazione che risponde a una
                         provocazione, appunto, all’urgenza di questo tempo.

                         Come ti senti pro-vocato dall’amore di Dio?

                    26
UN DIO CHE TI AMA
  VIDEO
  1| Catechesi di Don Fabio Rosini
  “Il perché Dio ti ama”

  2| Noah and the Whale, ‘Give a Little Love’
     “If you give a little love, you can get a little love of your own”
     “Love your neighbor as yourself” (Matteo 22,34)

  3
                          Scannerizza                         Scannerizza

*
                             il QrCode                           il QrCode
                    per vedere il video                 per vedere il video

                                INTERPRETARE
  1. Prova a fare memoria del tuo primo incontro con Dio: ti ricordi
  come è avvenuto?
  2. Da quando hai fatto esperienza dell’Amore di Dio, hai costruito
  una relazione con Lui? In che modo?
  3. Sei consapevole che Dio ti ama così come sei? Come cerchi di
  declinare nella tua vita quotidiana questa verità?
  4. In che modo hai fatto esperienza dell’Amore come punto saldo
  nelle persone che credono in Dio?

                                                                              27
UN DIO CHE TI AMA

                          *4                                 SCEGLIERE
                         In questo primo passo, ad essere messo al centro è il tema
                         dell’Amore di Dio, intorno al quale è possibile intraprendere una
                         serie di percorsi che possano rispondere ad alcune delle necessità
                         che i giovani hanno manifestato durante il cammino della Route.

                         Attività 1
                         Un oratorio che sia luogo dove si possa sperimentare l’amore di
                         Dio, con testimoni veri e aperto verso la comunità.

                         «Il suo amore è così reale, così vero, così concreto, che ci offre
                         una relazione piena di dialogo sincero e fecondo. Infine, cerca
                         l’abbraccio del tuo Padre celeste nel volto amorevole dei suoi
                         coraggiosi testimoni sulla terra!» (ChV 117)

                         Come possiamo far sperimentare ai giovani che esistono dei
                         “coraggiosi testimoni” dell’Amore di Dio nella comunità?
                         Una via possibile potrebbe essere quella di interagire con la
                         comunità nelle attività solitamente riservate ai giovani, come il
                         gruppo settimanale. In questo modo gli adulti sarebbero chiamati
                         a mettersi in gioco per raccontare ai giovani cosa significa,
                         nella loro vita e nella loro specifica vocazione, essere testimoni
                         dell’Amore di Dio. Potrebbe essere interessante anche stabilire un
                         confronto tra giovani e adulti sul tema dell’amore, permettendo
                         così di scambiare testimonianze di vissuto e abbattere quel
                         divario generazionale che spesso si crea nelle comunità.
                         Una seconda via potrebbe essere quella di portare i giovani nei
                         luoghi che gli adulti “abitano”, quali gruppi caritas o di servizio
                         vario, in modo tale che questi abbiano la possibilità di vedere
                         come si estrinseca la testimonianza dell’Amore.

                    28
UN DIO CHE TI AMA
Attività 2
Essere accompagnati nella risposta all’amore di Dio che si
concretizza nella vocazione di ciascuno.

«E quello di essere aperti, di essere pronti ad ascoltare gli altri e sé
stessi, potrebbe essere proprio la pro- vocazione di questo tempo.
Non si risponde a questo tempo con delle procedure, con delle
tecniche, con dei “come”.

Se sono pro-vocato, rispondo con una vocazione. Questo è
esattamente il tempo della vocazione. Risposta ad una chiamata.
Risposta imperfetta, con dubbi, claudicante. Ma risposta. E la
responsabilità è proprio questa risposta» (Jhonny Dotti, Educare
è roba seria)
Cosa significa vivere una vocazione? Perché questa domanda
riguarda i giovani e i giovanissimi?
Nei percorsi dell’anno può essere utile fare riferimento a questo
articolo      https://5p2p.it/il-progetto-di-dio-obiettivo-n1       del
blog 5pani2pesci che pone il tema della vocazione in stretta
correlazione alle fatiche della quotidianità.
Si può costruire il percorso di una parte dell’anno di gruppo
utilizzando il concetto di vocazione come orizzonte per tutti i
temi che verranno trattati durante l’anno. Per introdurre il tema
della vocazione si può chiedere ai giovani di scrivere su un foglio
il loro desiderio più profondo. Una volta fatto, i bigliettini possono
essere messi all’interno di una scatola sigillata che verrà riaperta
alla fine dell’anno e si domanderà loro: «In questo anno, come hai
coltivato il tuo desiderio?».
Sul tema si consiglia la lettura del libro di Amedeo Cencini Sete di
Dio. Dal desiderio alla decisione vocazionale.

                                                                           29
UN DIO CHE TI AMA

                         Attività 3
                         Ma voi sentite concretamente che Dio ti ama? A volte io
                         faccio fatica e mi manda in crisi.

                         «Lui non ci nasconderà il suo volto. Ricordate bene: forse qualcuno
                         ha dentro di sé cose brutte, cose che non sa come risolvere, tanta
                         amarezza per avere fatto questo e quest’altro... Lui non nasconderà
                         il suo volto. Lui non si chiuderà nel silenzio». (Papa Francesco,
                         Udienza Generale, 16 gennaio 2019)

                         Nella vita quotidiana, specialmente quando si sta attraversando
                         un periodo di fatica o di frenesia intensa, può essere difficile
                         sentire concretamente l’amore di Dio anche in quei momenti del
                         quotidiano in cui dedichiamo un tempo e uno spazio al Signore
                         (preghiera personale, messa, gruppo etc.). Dopo aver messo a
                         tema questa fatica con i giovani, chiedendo come e quando la
                         vivono, si può fare un passo avanti, proponendo l’ascolto della
                         canzone Inno all’Amore di Debora Vezzani (https://www.youtube.
                         com/watch?v=egf81MYejak) in cui l’artista musica il capitolo 13
                         della Prima lettera ai Corinzi, ponendo l’attenzione in particolare
                         su queste parole:

                         “L’amore è paziente
                         L’amore è benigno
                         L’amore non si gonfia
                         L’amore non si vanta
                         L’amore non invidia
                         Sempre rispetta
                         Non cerca mai il proprio interesse
                         Non conta mai il male ricevuto

                         L’amore tutto scusa
                         L’amore tutto crede
                         L’amore tutto spera
                         E tutto sopporta.”

                    30
UN DIO CHE TI AMA
A questo punto si invitano i giovani a fare un esercizio di
consapevolezza chiedendogli di richiamare alla memoria tutti i
momenti del loro quotidiano in cui sperimentano questo tipo di
amore, di carità, che è descritto dal testo. Fatto ciò, li si invita
quindi a rendere grazie per le volte concesse in cui hanno
sperimentato l’amore di Dio attraverso i fratelli.

Attività 4
Come mettere a frutto l’amore di Dio come dono da accogliere
più’ che come impegno da assolvere.

«È un amore “che non si impone e non schiaccia, un amore che non
emargina e non mette a tacere e non tace, un amore che non umilia
e non soggioga. È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e
rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed
eleva. È l’amore del Signore, che sa più di risalite che di cadute, di
riconciliazione che di proibizione, di dare nuova opportunità che di
condannare, di futuro che di passato»” (ChV 116)

Spesso si associa il “mettere a frutto l’amore di Dio” con le
responsabilità che ci vengono date in oratorio: fai gruppo, fai le
riunioni, anima i bambini, aiuta a pulire, aiuta a preparare questo,
quello e quell’altro; o spesso capita che i ragazzi trovino pesante
anche la messa e i momenti di comunità come le preghiere e gli
incontri. Per contrastare tale vezzo, occorre spostare il focus,
capire il motivo per cui sto facendo questo percorso. Perché se
trovo pesante la messa o la preghiera allora c’è un po’ di confusione
alla base.

                                                                         31
UN DIO CHE TI AMA

                         Una proposta è fare un brainstorming e chiedere da un lato quali
                         siano le cose che sentono più “pesanti” nell’essere cristiani,
                         dall’altro le cose più “piacevoli”; quindi avviare una condivisione/
                         discussione su quanto emerso chiedendosi perché trovo pesante
                         qualcosa, come posso viverlo meglio; infine scrivere in un
                         bigliettino un modo concreto di mettere a frutto l’amore di Dio nel
                         quotidiano.

                         Si chiede successivamente ai ragazzi di scambiare i biglietti,
                         casualmente, e di provare a mettere in atto quello che c’è scritto.
                         L’importante è porre il focus sul fatto che non è obbligatorio fare
                         quello che c’è scritto ma di prenderlo come un’opportunità per
                         crescere nella fede.

                    32
UNUNDIO
    DIO CHETI AMA
         CHETI AMA   CRISTO TI SALVA   EGLI VIVE, LO SPIRITO

                                                      30
STo
SAL
   *02
CRI

VA
TI
*1
CRISTO TI SALVA

                       I GIOVANI DELLA
                       Rci Odicono
                             UTE
                       Dalla rilettura delle schede riguardanti il secondo passo “Cristo
                       ti salva”, abbiamo notato come sia i giovani che i giovanissimi
                       si siano soffermati nel confronto su tre punti in particolare: il
                       sacramento della Riconciliazione, la forza di riconoscersi fragili e
                       la gratuità.

                       1. Il sacramento della Riconciliazione
                       In molti gruppi si è evidenziata l’importanza e nel contempo la
                       difficoltà nell’approcciarsi al sacramento della Riconciliazione
                       tanto da poter identificare tre atteggiamenti con cui giovani e
                       giovanissimi vivono questo Sacramento.
                       C’è chi lo vive positivamente e ne coglie appieno anche
                       “psicologicamente” il senso di perdono e ripartenza, e ne trae una
                       spinta positiva per la propria vita. Questo emerge in modo particolare
                       tra quanto condiviso dai giovani che vivono la confessione spesso
                       come una grazia, un momento personale, da vivere quasi sempre
                       con un confessore conosciuto, che comprende quanto si cela dietro
                       alle difficoltà del portare davanti a Dio i propri errori, e la difficoltà,
                       a volte, di sentirsi giudicati. Tra le condivisioni dei giovani viene
                       evidenziato come anche il «sacerdote si rispecchia nella fragilità di
                       chi gli è di fronte e ci si scopre terribilmente uguali» (GR 10 - Sud).
                       Il sacramento della Riconciliazione dà la possibilità di «sentirsi,
                       meglio, togliersi un peso» (GR 20 - Centro).

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1
                                                                                 CRISTO TI SALVA
    I giovanissimi aggiungono altresì come l’apprezzare l’importanza
    di questo sacramento dipenda molto da una situazione forte
    sperimentata sulla “propria pelle”; dicono infatti: «Prima non
    vedevo di buon occhio la confessione ma quando mi sono
    confessato da un frate durante un campo scuola ho cambiato idea
    su questo Sacramento. Probabilmente dipende dal confessore e
    dal tipo di esperienza di confessione che si sperimenta» (GR 1 -
    Centro).
    C’è chi lo vive come una routine, oppure con il «freno a mano
    tirato», perché il sacerdote è una persona in carne ed ossa,
    oppure perché si teme il giudizio, dal momento che lo si conosce
    di persona. Sia dal punto di vista dei giovani che dei giovanissimi
    questo Sacramento è molto importante ma viene, talvolta, visto
    come un «dovere del cristiano».
    I giovanissimi in particolare si sentono limitati nella loro libertà
    ad esprimersi dalle proprie insicurezze caratteriali. Parlarne dà
    la sensazione che i propri peccati diventino più concreti e a volte
    fanno anche più paura, perché ci si costringe a porsi davanti a
    qualcosa che si vorrebbe dimenticare.
    Questo periodo di lockdown, purtroppo, ha portato all’
    accrescimento, soprattutto per i giovanissimi, della difficoltà a
    confessarsi: «Già non era semplice quando era possibile farlo
    “quando si voleva”; durante il lockdown temo che chi trovava
    difficoltà, abbia sospeso del tutto e ora si trovi a dover abbattere
    un muro particolarmente alto per ripartire, mentre chi era già
    lontano e non si confessava, ora si è perso del tutto» (GR C - Sud).
    Infine, c’è chi “confessa” di evitare quasi del tutto la Confessione.
    Questo si ritrova in particolar modo in quanto espresso dai
    giovanissimi: «Ho un blocco rispetto al Sacramento della
    Riconciliazione perché non ne vedo il senso, mi sembra qualcosa di
    forzato di cui non sento il bisogno. Preferisco parlare direttamente
    con Dio» (GR 1 - Centro).

                                                                            35
I GIOVANI DELLA
CRISTO TI SALVA

                       Rci Ochiedono
                             UTE
                       • Senso di colpa per il peccato commesso o senso di vergogna nel
                       confessare i propri peccati... sono la stessa cosa?
                       • Rischiamo che la vergogna nel parlare ad un sacerdote dei nostri
                       peccati durante la confessione ci privi del dono di Dio che ci toglie
                       il peso dei nostri errori e ci perdona!
                       • “Stufi” di essere perdonati? A volte la confessione diventa una
                       routine e ci sembra inutile confessare sempre le stesse cose...
                       Come possiamo ravvivare il nostro rapporto con il Signore e
                       ritrasformare anche la confessione in un dialogo con un amico a cui
                       confido davvero tutto?
                       • Una persona è veramente un amico se si condividono con lui le
                       proprie fragilità.
                       • Esercitiamoci davvero a sentire di nuovo il bisogno di essere
                       perdonati dal Signore.
                       • Cosa mi porta a pensare che posso vivere senza la confessione?

                       I GIOVANI DELLA
                       ROUTE
                       ci dicono
                       2. La forza di riconoscersi fragili
                       Sapere che siamo umani, fragili, ci fa capire che non possiamo

                  36
salvarci da soli ma che abbiamo bisogno del Signore.

                                                                               CRISTO TI SALVA
In particolare, la nostra fragilità non è qualcosa da nascondere, ma
da riconoscere e vivere appieno; anzi diventa luogo privilegiato
per l’incontro con il Signore e per la nostra crescita come uomini
e come cristiani. Tra i giovani si comprende che proprio in questo
incontro Dio ci salva con la sua misericordia, ci dà forza e ci aiuta
a rialzarci dalle nostre cadute. È importante accorgersi che non si
può fare tutto e che «è legittimo anche “pubblicare” la tristezza»
(GR 60 - Centro).
Per i giovanissimi, le fragilità molte volte rappresentano motivo
di rabbia; ma solo quando si smette di lasciarsi turbare da esse si
riesce ad accettarle e conviverci. Affrontare le proprie fragilità è
l’unico modo per riconoscere e sentire l’amore e «la necessità di
essere salvati da Dio, c’è chi sente difficile la sensazione di essere
amato da Dio direttamente se non dalle persone che sono vicine»
(GR 3 - Centro).

I GIOVANI DELLA
ROUTE
ci chiedono
• Fragilità non vuol dire peccato! Spesso in confessione raccontiamo
le nostre debolezze spacciandole per i nostri peccati, ma Dio
perdona il peccato, che è causato dalle nostre fragilità: non è una
colpa essere fragili!
• Qualche ragazzo dice: «Al di fuori della confessione è però avvertito
il desiderio di confidarsi con il sacerdote del proprio oratorio!».
• Valorizziamo per questo la figura della guida spirituale.
• In un mondo social, dove l’immagine conta più della persona,
alleniamoci a vedere come siamo belli con le nostre fragilità.

                                                                          37
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CRISTO TI SALVA

                       I GIOVANI DELLA
                       Rci Odicono
                             UTE
                       3. La gratuità
                       Riflettendo sulla gratuità, sia i giovani che i giovanissimi hanno
                       condiviso quanto sia bello avere la certezza che Cristo ci salva, e
                       che questo sia un dono gratuito... ma quanto è difficile accettarlo
                       nella nostra umanità! La gratuità non è un concetto umano, ci si
                       sente sempre in dovere di ricambiare (do ut des); a volte ricevere i
                       regali ci mette addirittura a disagio. Siamo cresciuti con una fede
                       che «chiede a Dio in cambio di qualcosa» (GR 4 - Sud); ci si sente in
                       difetto a sapere di essere amati da Dio senza un qualche sacrificio
                       in cambio.

                       I GIOVANI DELLA
                       ROUTE
                       ci chiedono
                       Proviamo a sperimentare nel nostro oratorio la gratuità anche
                       vivendo momenti di carità e di volontariato per far comprendere
                       quanto vicino a noi sia la gratuità. Allo stesso modo è importante
                       recuperare l’esperienza del sentirsi amati per primi. Non basta
                       essere in grado di dare gratuità, ma prima di tutto devo riuscire a
                       ricevere ciò che mi è dato con gratuità, prima di tutto l’amore di Dio.

                  38
* 2
                                                                                 CRISTO TI SALVA
                               RICOnOSCEre
  Dall’Esortazione apostolica Christus Vivit
  120. Noi «siamo salvati da Gesù: perché ci ama e non può farne a
  meno. Possiamo fargli qualunque cosa, ma Lui ci ama, e ci salva.
  Perché solo quello che si ama può essere salvato. Solo quello che
  si abbraccia può essere trasformato. L’amore del Signore è più
  grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità
  e di tutte le nostre meschinità. Ma è precisamente attraverso
  le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole
  scrivere questa storia d’amore. Ha abbracciato il figlio prodigo,
  ha abbracciato Pietro dopo i suoi rinnegamenti e ci abbraccia
  sempre, sempre, sempre dopo le nostre cadute aiutandoci ad
  alzarci e a rimetterci in piedi. Perché la vera caduta – attenzione a
  questo – la vera caduta, quella che può rovinarci la vita, è rimanere
  a terra e non lasciarsi aiutare».

  123. Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare
  sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi
  peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla
  colpa.
  Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati
  purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo. Devi
  avere fiducia nel «ricordo di Dio: la sua memoria non è un “disco
  rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria
  è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel            cancellare
  definitivamente ogni nostra traccia di male».[63] Non vuole
  tenere il conto dei tuoi errori e, in ogni caso, ti aiuterà ad imparare
  qualcosa anche dalle tue cadute. Perché ti ama. [...]

                                                                            39
CRISTO TI SALVA

                       TESTO EVANGELICO

                       Dal Vangelo secondo Matteo 14,22-33
                       Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo
                       sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la
                       folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se
                       ne stava lassù, da solo.
                       La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era
                       agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della
                       notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo
                       camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È
                       un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro
                       dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora
                       gli rispose:«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te
                       sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si
                       mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo
                       che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare,
                       gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò
                       e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena
                       saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si
                       prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

                       TESTO MAGISTERIALE | Papa Francesco,
                       Udienza generale del 19 febbraio 2014
                       Attraverso i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo,
                       la Confermazione e l’Eucaristia, l’uomo riceve la vita nuova in
                       Cristo. Ora, tutti lo sappiamo, noi portiamo questa vita «in vasi di
                       creta» (2 Cor 4,7), siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla
                       sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino
                       perdere la nuova vita. Per questo il Signore Gesù ha voluto che la
                       Chiesa continui la sua opera di salvezza anche verso le proprie
                       membra, in particolare con il Sacramento della Riconciliazione

                  40
CRISTO TI SALVA
e quello dell’Unzione degli infermi, che possono essere uniti
sotto il nome di «Sacramenti di guarigione». Il Sacramento della
Riconciliazione è un Sacramento di guarigione.
Quando io vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l’anima,
guarirmi il cuore e qualcosa che ho fatto che non va bene.
L’iconabiblica che li esprime al meglio, nel loro profondo legame,
è l’episodio del perdono e della guarigione del paralitico, dove il
Signore Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei
corpi (cfr Mc 2,1-12 // Mt 9,1-8; Lc 5,17-26).[…]
Cari amici, celebrare il Sacramento della Riconciliazione significa
essere avvolti in un abbraccio caloroso: è l’abbraccio dell’infinita
misericordia del Padre. Ricordiamo quella bella, bella parabola
del figlio che se n’è andato da casa sua con i soldi dell’eredità;
ha sprecato tutti i soldi, e poi, quando non aveva più niente, ha
deciso di tornare a casa, non come figlio, ma come servo.
Tanta colpa aveva nel suo cuore e tanta vergogna. La sorpresa
è stata che quando incominciò a parlare, a chiedere perdono, il
padre non lo lasciò parlare, lo abbracciò, lo baciò e fece festa. Ma
io vi dico: ogni volta che noi ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio
fa festa! Andiamo avanti su questa strada. Che Dio vi benedica!

Lettera Enciclica Laudato si’ |
Papa Francesco
236. Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione.
La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge
un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo,
arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine
del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità
attraverso un frammento di materia.
Non dall’alto, ma da dentro, affinché nel nostro stesso mondo
potessimo incontrare Lui. Nell’Eucaristia è già realizzata
lapienezza, ed è il centro vitale dell’universo, il centro traboccante
di amore e di vita inesauribile.

                                                                         41
CRISTO TI SALVA

                       Unito al Figlio incarnato, presente nell’Eucaristia, tutto il cosmo
                       rende grazie a Dio. In effetti l’Eucaristia è di per sé un atto di amore
                       cosmico: «Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul
                       piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre
                       celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo». L’Eucaristia
                       unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il
                       mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e
                       piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa
                       verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione
                       con il Creatore stesso».
                       Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le
                       nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere
                       custodi di tutto il creato.

                       Senti il bisogno di rivivere la gioia del primo incontro con Gesù?
                       Quando e come potresti riviverla?

                       IMMAGINE e/o CANZONE
                       EL CRISTO DE LA MANO TENDIDA
                       (Chiesa di San Xoàn de Furelos,
                       Spagna)

                       Questo Crocefisso, che non è molto
                       grande (è alto all’incirca 50cm), è davvero
                       unico.
                       Il Cristo infatti è attaccato alla croce con
                       due soli chiodi: uno che fissa la mano
                       sinistra e l’altro i piedi.
                       La sua mano destra, invece, è libera
                       ed è tesa verso di te, che lo osservi dal
                       basso, come se si aspettasse che tu la
                       prendessi.

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