Dall'11 settembre al 15 dicembre 2019, la Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano accoglie la mostra "Intorno a Leonardo"

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Dall'11 settembre al 15 dicembre 2019, la Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano accoglie la mostra "Intorno a Leonardo"
Dall’11   settembre   al   15
dicembre 2019, la Sala dei
Ducali del Castello Sforzesco
di Milano accoglie la mostra
“Intorno a Leonardo”
L’esposizione, curata da Giovanna Mori e Alessia Alberti,
frutto della collaborazione fra la Veneranda Biblioteca
Ambrosiana e il Castello Sforzesco, si concentra sulla fortuna
e la diffusione di alcune invenzioni grafiche di Leonardo da
Vinci, e s’inserisce all’interno del programma di “Leonardo
mai visto” che racchiude tutte le iniziative organizzate al
Castello Sforzesco, in occasione delle celebrazioni dei 500
anni della morte del genio toscano.
La rassegna presenta nove preziose e rare opere grafiche,
realizzate tra gli anni novanta del Quattrocento e la fine del
Cinquecento, in grado di raccontare il successo dei soggetti
trattati da Leonardo, che hanno lasciato significative tracce
nel lavoro di artisti della sua cerchia e per tutti i secoli
successivi, provenienti da istituzioni milanesi quali la
Veneranda Biblioteca Ambrosiana, la Raccolta delle Stampe “A.
Bertarelli” e il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco.

Il percorso prende l’avvio dalla Testa di Leda (circa
1504-1506), disegno appartenente alle collezioni civiche del
Castello Sforzesco. Il foglio, un autografo di Leonardo,
successivamente ritoccato dagli allievi, è uno studio a matita
rossa che fissa l’immagine del volto della mitica Leda, per
amore della quale Giove si trasformò in cigno e dalla cui
unione nacquero i Dioscuri, quindi prosegue con tre tavole dei
cosiddetti “nodi vinciani”, motivi decorativi incisi a bulino
partendo dalle invenzioni di Leonardo, realizzati nell’ambito
della sua bottega verso la metà degli anni novanta del
Dall'11 settembre al 15 dicembre 2019, la Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano accoglie la mostra "Intorno a Leonardo"
Quattrocento e oggi conosciuti in pochissimi esemplari.

La serie completa dei sei “nodi vinciani” è conservata nelle
collezioni della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Le raffinate opere grafiche sui giochi di intrecci potranno
essere particolarmente apprezzate dal pubblico proveniente
dalla vicina Sala delle Asse, dove attraverso lo spettacolo di
luci e proiezioni virtuali sono messe proprio in evidenza le
geometrie formate dai nodi che si intrecciano ai rami di
gelso, l’albero che celebrava la sapienza politica di Ludovico
il Moro.
Peculiari di Leonardo sono, inoltre, le “teste di carattere”,
e molto significativo fu l’influsso di queste nella
ritrattistica degli artisti del suo tempo. Nel percorso si
incontrano un suggestivo disegno con due teste grottesche –
inedito, già attribuito all’incisore originario di Praga,
Wenzeslaus Hollar (1607-1677) ma forse opera di fine
Cinquecento – e uno studio a matita nera di Giovanni Agostino
da Lodi (1500-1519 circa), con una testa maschile barbuta,
fortemente evocativa delle ricerche sulle espressioni dei
volti nel Cenacolo in Santa Maria delle Grazie.

La mostra si conclude con un focus sul motivo del cavallo, qui
documentato attraverso tre rarissimi bulini, su carte
filigranate, realizzati fra la fine del Quattrocento e
l’inizio del Cinquecento nell’ambito di Giovanni Antonio da
Brescia (attivo tra la fine XV e il primo quarto del XVI
secolo).
I fogli raffigurano studi di cavalli per monumenti equestri
associabili con tutta probabilità ai progetti per Francesco
Sforza e Gian Giacomo Trivulzio.
“Intorno a Leonardo” fa parte del palinsesto “Milano Leonardo
500”, promosso dal Comune di Milano | Cultura in occasione dei
500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Grande     successo      per
“Imaginarium – in mostra
vent’anni di lavoro teatrale
dei   fratelli   Forman”   a
Palazzo delle Arti Beltrani
Imaginarium è la grande mostra auto-antologica progettata per
riunire in un’unica e stupefacente macchina espositiva
vent’anni del lavoro teatrale dei fratelli Forman, concepita
con la stessa immaginazione fuori misura e la stessa cura
artigianale di ogni loro spettacolo, questa esposizione è
insieme una mostra antologica rigorosa ed un gigantesco
percorso-gioco, ricco di sorprese e strabordante di dettagli
poetici. Un allestimento iconico che celebra, da “Obludárium”
a “Dead Town”, la storia e la straordinaria carriera
dell’ultimo esempio di artigianato teatrale al mondo, quello
dei fratelli Forman e della loro compagnia.
Palazzo delle Arti Beltrani a Trani (BT) si conferma un Centro
Culturale Polifunzionale attrattivo per turisti e autoctoni.
Da tutto il mondo per visitare Imaginarium, la mostra dei
fratelli Forman, allestita dal 16 luglio al 6 settembre in uno
dei più bei palazzi nobiliari della Perla dell’Adriatico.

In controtendenza rispetto ai dati diffusi recentemente dal
maggior quotidiano economico italiano, il Sole 24 Ore, nella
sua classifica “Indice del tempo libero” (riferibili però al
2018), funzionale a quel che sarà poi il noto report “Qualità
della vita 2019”, che colloca proprio la provincia BAT al 97°
posto su 107 province, i dati sui visitatori della Mostra
Imaginarium a Palazzo delle Arti Beltrani di Trani sono invece
incoraggianti. Si conclama così un trend assolutamente
positivo iniziato con la gestione di Niki Battaglia che ha
mirato a riempire di contenuti importanti il Centro Culturale
Polifunzionale del Palazzo Beltrani.

Sia autoctoni della sesta provincia pugliese, sia turisti
hanno visitato l’iconica mostra-labirinto Imaginarium dei
fratelli Forman. Il 43% dei visitatori è della sesta provincia
pugliese, la BAT; il 15% proviene da fuori provincia; il 24%
sono visitatori da fuori regione e il 18% sono stranieri, per
un totale di turisti pari al 42%.

Un altro dato importante viene poi registrato rispetto al
numero dei Paesi di provenienza dei visitatori stranieri, ben
19: Francia, Svizzera, USA, Russia, Olanda, Inghilterra,
Svezia, Spagna, Polonia, Germania, Austria, Lettonia, Romania,
Australia, Repubblica Ceca, Ucraina, Turchia, Belgio, Egitto.

La mostra internazionale Imaginarium, unica tappa in Italia,
che celebra la storia e la straordinaria e ventennale carriera
dei fratelli Forman e della loro compagnia, rappresentanti
dell’ultimo esempio di artigianato teatrale al mondo, sarà
visitabile sino a venerdì 6 settembre per poi essere allestita
in Repubblica Ceca, Paese di provenienza dei gemelli Petr e
Matěj Forman. Regista uno e scenografo l’altro, figli del
grande cineasta ceco Miloš Forman, più volte premio Oscar e
noti al pubblico pugliese per essere stati protagonisti di due
edizioni del Festival internazionale Castel dei Mondi di
Andria con gli spettacoli “Obludárium” e “Dead Town”, i
fratelli Forman, ancora per una settimana, ci faranno
immergere nel dedalo immaginifico del loro mondo fantastico,
un viaggio onirico con straordinarie installazioni
interattive, ardite soluzioni scenografiche, affascinanti
macchine teatrali ed animali fantastici. Una vera e propria
scatola delle meraviglie insomma sospesa tra gioco e magia.
Proprio la squadra ben rodata del Festival internazionale
Castel dei Mondi con, tra gli altri, Riccardo Carbutti,
curatore della mostra per l’Italia, e il direttore di
produzione della mostra per l’Italia Francesco Fisfola, ha
consentito di portare la prestigiosa esposizione a Trani,
accolta con grande entusiasmo dalle amministrazioni comunali
di Trani e Andria, nelle persone del Sindaco di Trani Amedeo
Bottaro e del Commissario prefettizio di Andria, dott. Gaetano
Tufariello, oltre che dal gestore del Centro Culturale
Polifunzionale Palazzo delle Arti Beltrani, Niki Battaglia.

Una scommessa vinta, dunque, anche per i soggetti
istituzionali che la supportano. La mostra, in prima assoluta
in Italia, è stata voluta e interamente finanziata dalla
Regione Puglia-Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e
Valorizzazione del Territorio, diretto dal dott. Aldo Patruno,
e dal Teatro Pubblico Pugliese, diretto dal dott. Sante
Levante, con i patrocini di Città di Trani, Città di Andria,
Ambasciata della Repubblica Ceca, Ufficio culturale Centro
Studi Ceco, Festival Internazionale Castel dei Mondi-Città di
Andria, Palazzo delle Arti Beltrani, in collaborazione con
Associazione Delle Arti e l’Associazione culturale MaleArti.

A Palazzo Morando in mostra
la Milano Anni 60 – Storia di
un decennio irripetibile, dal
miracolo economico a piazza
Fontana
Dal 6 novembre 2019 al 9 febbraio 2020, Palazzo
Morando,Costume Moda Immagine di Milano (via Sant’Andrea 6)
ospita la mostra Milano Anni 60 che ripercorre la storia di un
decennio irripetibile che ha consacrato il capoluogo lombardo
come una delle capitali mondiali della creatività in grado di
assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese.

Spinta dal boom economico, Milano si trovò improvvisamente a
vivere un irrefrenabile fermento culturale, caratterizzato da
una forza progettuale senza precedenti e dalla voglia di
lasciarsi alle spalle in maniera definitiva gli orrori della
guerra.
L’esposizione ripercorre quella stagione di grande splendore,
vissuta dal capoluogo lombardo, caratterizzata da un
irrefrenabile fermento creativo, da una forza progettuale
senza precedenti e dalla voglia di lasciarsi alle spalle in
maniera definitiva gli orrori della guerra, che prese avvio
con la costruzione dei primi grattacieli e si arrestò
bruscamente il 12 dicembre 1969 con l’attentato alla Banca
Nazionale dell’Agricoltura.
In mostra, fotografie, manifesti, riviste, arredi, oggetti di
design e molto altro ancora, che faranno rivivere l’atmosfera
di quell’epoca. Alla mostra, con il patrocinio della Polizia
di Stato e della Regione Lombardia, hanno collaborato il
Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e la
Questura di Milano.

La grande stagione della musica a Milano si inaugura con il
concerto di Billie Holiday del 1958 allo Smeraldo e proseguirà
felicemente con tutti i grandi del Jazz da Duke Ellington a
Thelonius Monk fino a Chet Baker e Gerry Mulligan che a Milano
erano di casa. Anche la musica leggera conosce un periodo
d’oro con il concerto dei Beatles al Vigorelli del 1965 e dei
Rolling Stones al Palalido del 1967, che suggellano il ruolo
di Milano come città moderna e pronta ad accogliere i più
grandi protagonisti della musica pop e rock d’oltremanica e
d’oltreoceano.

Sono anni di grande fervore artistico con l’opera di Lucio
Fontana e Piero Manzoni, di pietre miliari del design italiano
quali Marco Zanuso, Bruno Munari, Vico Magistretti, Achille
Castiglioni, Bob Noorda e di grandi esponenti della fotografia
quali Roberto Polillo, Carlo Orsi, Uliano Lucas, Gianni
Greguoli, Fedele Toscani, Fabrizio Garghetti, Giorgio Lotti,
Emilio Frisia, Cesare Colombo, Ernesto Fantozzi, Paolo Monti,
Silvestre Loconsolo, Piero Raffaelli, di intensa vita notturna
dei locali del jazz con Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Questi
sono solo alcuni dei protagonisti della scena milanese che
contribuirono all’incanto di quel decennio.

Un sogno da cui la città si svegliò bruscamente, il 12
dicembre 1969, con l’attentato alla Banca Nazionale
dell’Agricoltura di piazza Fontana.
Curata da Stefano Galli, realizzata in collaborazione con il
Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e con la
Questura di Milano, organizzata da MilanoinMostra con il
patrocinio della Polizia di Stato e della Regione Lombardia,
la rassegna presenta fotografie, manifesti, riviste, arredi,
oggetti di design e molto altro ancora, che faranno rivivere
l’atmosfera di quell’epoca.

Il percorso espositivo, diviso in sezioni, si apre con le
immagini della nuova Milano, il cui volto si modifica grazie
alle nuove costruzioni, come il Pirellone, la Torre Velasca,
la Torre dei servizi tecnici comunali, il Centro direzionale,
la Torre Galfa ma anche la nascita dei quartieri periferici,
tra i quali spiccano Quarto Oggiaro, Olmi, Gallaratese,
Gratosoglio, Comasina, quest’ultimo iniziato nel 1953 e
ultimato nel 1960, il più importante intervento edilizio in
quegli anni in Italia con i suoi 11.000 vani e 83 palazzi.
Fotografie e riviste dell’epoca documentano il boom economico,
con la realizzazione delle tangenziali milanesi, del tratto
Milano-Piacenza dell’autostrada A1, infrastrutture che
portarono una più rapida circolazione delle merci con una
maggiore crescita delle aziende; celebri nomi della grafica
pubblicitaria furono chiamati a ripensare i brand delle nuove
e rinnovate realtà aziendali, a partire dal fondamentale
progetto di Franco Albini e Bob Noorda per la Metropolitana
Milanese.

Numerosi sono gli oggetti che aiutano a rievocare la grande
stagione del design, con maestri del calibro di Bruno Munari,
Marco Zanuso, Vico Magistretti, Enzo Mari, Achille
Castiglioni, Sambonet, Joe Colombo, Gio Ponti. Si racconta la
storia delle aziende milanesi coinvolte in questa clamorosa
stagione. Tra tutte Brionvega, Cassina, Zanotta, Kartell,
Tecno, Fontana Arte, Artemide, Flos, Arflex e Danese.

Anche il mondo della cultura, delle gallerie d’arte e del
cabaret visse un periodo di grande spolvero. E naturalmente la
musica, in particolare il jazz, che trovò casa in numerosi
club sparsi per la città, come la Taverna Mexico, dove si
esibirono i migliori esponenti di questo genere.

Già alla fine degli anni Cinquanta, Milano divenne anche un
luogo apprezzato dove organizzare concerti memorabili, come
quelli di Billie Holiday allo Smeraldo, dei Beatles al
Vigorelli, dei Rolling Stones al Palalido, di Jimi Hendrix al
Piper, ma fu anche il palcoscenico che vide affermarsi artisti
quali Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Patty
Pravo.

La fine degli anni 60 segnò poi la nascita della
contestazione, dalle rivolte studentesche negli atenei,
sfociate nelle occupazioni della Statale e della Cattolica, ai
picchetti nelle fabbriche e agli scioperi.

Chiude la mostra la sezione dedicata a piazza Fontana e alla
fine del sogno, con le fotografie della strage e dei funerali,
accompagnate da documenti e alcuni oggetti legati a questo
tragico avvenimento alla cui ricerca e selezione, presso gli
archivi della Polizia di Stato e non solo, ha collaborato la
Questura di Milano.

“MILANO ANNI 60” a Palazzo Morando, Costume Moda Immagine è il
nuovo appuntamento espositivo di un percorso iniziato con
Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei
Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti
(2013) e proseguito con Milano, città d’acqua (2015) e Milano,
storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla
ricostruzione (2016), Milano e la mala (2017) e Milano e il
Cinema (2018).

Un viaggio a tappe nella storia di una città, attraverso le
sue specificità, le vicende sociali, le tante iniziative
culturali e imprenditoriali che ne hanno cambiato radicalmente
il volto.

Dal 21 settembre 2019 al 6
gennaio 2020 alla Galleria
Nazionale   dell’Umbria  di
Perugia un’insolita quanto
preziosa esposizione del XV
secolo dal titolo L’Autunno
del Medioevo
Dal 21 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 la Galleria Nazionale
dell’Umbria di Perugia ospita un’insolita quanto preziosa
esposizione che documenta uno spaccato della cultura
figurativa perugina, e non solo, del XV secolo.Sono un nuovo
Blocco di testo, pronto per il tuo contenuto.

La mostra, dal titolo L’Autunno del Medioevo in Umbria. Cofani
nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata,
curata da Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, raccoglie
cassoni o cofani nuziali, raffinati elementi di arredo in uso
nelle dimore rinascimentali italiane, rari frammenti della
vita privata delle ricche famiglie che li avevano
commissionati. Solo pochi esemplari sono giunti fino ai giorni
nostri: l’esposizione diviene, così, l’occasione per radunare
e mettere a confronto i pezzi, facendo conoscere un aspetto
inedito, intensamente profano, dell’arredo di lusso domestico
nel pieno Quattrocento.

I cassoni nuziali, antenati della moderna cassapanca, venivano
costruiti sempre in coppia ed erano destinati a contenere il
corredo delle spose di famiglie nobili e borghesi. Al momento
dell’insediamento della donna nella casa del marito, o
domumductio, venivano trasportati nella camera matrimoniale e
lì conservati. Il coperchio, i fianchi e il retro erano
raramente decorati, mentre assai più spesso gli ornamenti si
concentravano sulla faccia anteriore: in pittura, in intaglio,
in gesso dorato (talvolta chiamato pastiglia) o utilizzando
più tecniche insieme, erano composti secondo moduli che
tendono a differenziarsi tra regione e regione e che rivelano
spesso la provenienza da una precisa area geografica.

Vari anche i temi raffigurati, dai semplici motivi animali o
vegetali, ripetuti talvolta in modo seriale, alle vere e
proprie narrazioni, cortei e feste nuziali, ma anche episodi
tratti dalla mitologia e dalla storia greca e romana, dalla
Bibbia, dai romanzi medievali, scelti perlopiù tra quanti
meglio richiamavano le virtù tipiche della vita matrimoniale e
ne condannavano i vizi. Della decorazione facevano spesso
parte gli stemmi delle famiglie degli sposi, generalmente
secondo le regole dell’araldica che ponevano l’arma dell’uomo
alla sinistra dell’osservatore, quella della donna alla
destra: è proprio lo studio di questi dettagli a permettere
oggi di ricondurre opere erratiche al loro originario contesto
di provenienza, nei casi più fortunati addirittura a un
preciso matrimonio e quindi a una cronologia sicura.

In mostra, oltre ad esemplari di cassoni nuziali completi e di
fronti decorati in gesso dorato, provenienti dalle principali
collezioni d’arte italiane ed europee quali la Galleria
Nazionale delle Marche, lo Städel Museum di Francoforte, il
Muzeum Narodowe di Varsavia e il Victoria & Albert Museum di
Londra, sarà presente anche un nucleo di dipinti ascrivibili
alla stessa bottega, il cui responsabile può essere forse
identificato con la personalità, a oggi poco nota, di Giovanni
di Tommasino Crivelli.

Per poter meglio contestualizzare la figura poliedrica di
questo artista verranno esposte inoltre alcune opere che ben
testimoniano la cultura tardogotica che si respirava ancora a
Perugia nei primi decenni del Quattrocento, in primis la
Madonna con il Bambino e angeli di Gentile da Fabriano, e le
opere di pittori a lui coevi come il perugino Benedetto
Bonfigli. Si offre, così, uno spaccato della cultura
figurativa perugina in un momento delicato di transizione,
dove artefici tenacemente nostalgici della civiltà degli ori
tardogotici convissero con altri diversamente aperti alla
nuova lingua dell’Angelico e di Filippo Lippi, come Benedetto
Bonfigli e Bartolomeo Caporali.

Giovanni di Tommasino Crivelli è documentato, nel 1442, a
fianco del Bonfigli, con le cui opere giovanili condivise il
caldo cromatismo, il modo di dipingere filamentoso e vibrante,
ma diversamente dal quale non si schiuse mai ad una dimensione
rinascimentale, rimanendo sempre nostalgico dei valori
intimamente gotici di un’arte analitica e preziosa, congeniali
del resto alla manifattura speciale dei cofani istoriati,
modellati a pennello col tenue rilievo del gesso, sfavillanti
per il gioco minuto delle incisioni sull’estensiva lamina
dorata, interrotta da sprazzi cromatici.

L’élite cittadina si rispecchiò in questi manufatti, in cui
esplodeva la dimensione festosa dei cortei musicanti e dei
carri nuziali, o si mettevano in scena episodi memorabili di
virtù femminili, come la storia truce, poi vendicata, di
Lucrezia – opera conservata alla Galleria Nazionale
dell’Umbria -, o di virtù materne, come la vicenda del
Giudizio di Salomone. Crivelli si fece interprete della stessa
identità cittadina, ambientando nella sala delle Udienze del
Collegio della Mercanzia, dentro al Palazzo dei Priori, due
scene dell’Annunciazione, nella tavoletta del Musée Jacquemart
André di Parigi (probabilmente del 1440), che in calce
presentava i ritratti dei dieci Priori e del notaio ser
Cipriano di Gualtiero, inginocchiati in preghiera, e in quella
successiva del Musée du Petit Palais di Avignone, al centro di
un trittico nelle cui ante, da poco identificate e acquisite
dal museo francese, sono raffigurati San Francesco ai piedi
della Croce e San Giovanni Battista. Nella descrizione degli
intagli fioriti dei capitelli e degli archi, del rivestimento
ligneo a lacunari, delle stoffe damascate e di altri oggetti
sparsi, nelle graniture dei ramages a foglie carnose del fondo
si accende l’ultimo bagliore del gotico internazionale e di un
gusto polimaterico, coerente con la versatilità di questo
singolare e dimenticato artista.

Il catalogo, Silvana Editoriale, è curato da Andrea De Marchi
e Matteo Mazzalupi e presenterà, oltre i saggi dei curatori, i
testi di Chiara Guerzi, Veruska Picchiarelli, Alessandra
Tiroli, Gaia Ravalli ed Emanuele Zappasodi.

Per avvicinare il pubblico dei più piccoli a questo
affascinante argomento, la Galleria Nazionale dell’Umbria
pubblicherà un racconto per bambini, scritto da Cristiana
Minelli e illustrato da Bimba Landmann, per i tipi di
Aguaplano.

Palazzina dei Giardini di
Modena – dal 13 settembre al
17    novembre   2019,    la
personale di Vittorio Guida
(Napoli, 1957), dal titolo
Where are we now? Volumi I e
II,
Anche quest’anno, Fondazione Modena Arti Visive rinsalda la
collaborazione con il festivalfilosofia, con la proposta di
una serie di mostre realizzate ad hoc sul tema dell’edizione
2019, Persona. Tra queste, alla Palazzina dei Giardini di
Modena è in programma dal 13 settembre al 17 novembre 2019, la
personale di Vittorio Guida (Napoli, 1957), dal titolo Where
are we now? Volumi I e II, nella quale l’artista napoletano
racconta attraverso una serie di opere – 2 video, 6 foto, 1
installazione scultorea – il mondo contemporaneo con un
linguaggio universale, interrogandosi su ciò che siamo oggi o,
meglio, su “dove” siamo oggi, in che mondo, in che cultura, in
che relazioni, in che spazio.

Quello che ne risulta è il ritratto di una società che sta
perdendo il senso della comunità, dominata dalla paura, dal
rancore e dall’ostilità.
Vittorio Guida è un fotografo che ha lavorato in diversi
ambiti e realizzato immagini in numerose parti del mondo, con
particolare attenzione nei confronti di due aree considerate
centrali per il futuro sviluppo del pianeta: la Cina e
l’Africa. Il percorso espositivo si apre con l’installazione
scultorea che presenta un esercito di statuine di Mao Zedong
rappresentato come “gatto della fortuna” (in cinese Zhao Cai
Mao, con evidente calembour).

Vittorio Guida (Napoli, 1957) dopo il diploma in scenografia
all’Accademia di Belle Arti di Napoli sviluppa la passione per
la fotografia, lavorando per case editrici, istituzioni,
musei, gallerie, studi di architettura e agenzie pubblicitarie
sia in Italia che all’estero. Negli stessi anni lavora anche
come assistente alla regia per film e video pubblicitari. Nel
1991 si trasferisce a Parigi dove lavora come fotografo di
scena nel film-documentario Le maître de lumière, diretto da
Denis Guedj. Tornato in Italia, diviene il fotografo di
Nessuno tocchi Caino, associazione per l’abolizione della pena
di morte nel mondo.
Nel 1996, insieme a Marcello Garofalo e Pietro Baldoni dirige
il film Westmoreland Naples, selezionato per la 14° edizione
del Festival Internazionale Cinema Giovani.
Dopo diversi reportage in Burundi, Burkina Faso, Togo, Benin,
Kenya, Qatar e Islanda, nel 2009 si è trasferito a Pechino
dove partecipa più volte al Festival internazionale di
fotografia Vision Beijing e nel 2011 presenta il suo progetto
Polaroid stories al Pingyao International Photography
Festival. Nel 2010 collabora con il Ministero della Cultura
della Repubblica cinese per il libro Rebirth sulla
ricostruzione dopo il terremoto del Sichuan.
Nel 2014 partecipa a Napoli al Forum Universale della Cultura
con la mostra Where Are We Now? Vol.1, presentata anche nel
2015 alla terza edizione degli International Photography Days
a Izmir, all’MSC Arts Festival di Oxford e nel 2016 al Siena
Art Photo Travel.
Le due serie fotografiche vedono, invece, protagonisti un
robot di ultima generazione, capace di movimenti autonomi
grazie a una rete neuronale artificiale, e un grillo
“metallizzato”, insetto tenuto comunemente in cattività in
Cina come animale da compagnia o da combattimento. Il dialogo
a distanza tra esse tocca numerosi temi tra cui quelli dello
sviluppo della personalità e della libertà individuale.

I due video Where are we now? Volume 1 e Volume 2 (di cui il
secondo inedito e prodotto appositamente per questa mostra)
costituiscono un insieme magmatico di immagini che non
obbediscono a regole di unità stilistica ma fanno coesistere
temi e generi, colore e bianco e nero, fotografia diretta e
montaggi digitali, rispecchiando la liquidità del mondo
contemporaneo. Nel loro succedersi le immagini a poco a poco
perdono il contatto con la realtà che le ha originate per
restare solo immagini, bozze per una sceneggiatura o frammenti
di un enorme e disordinato archivio.

“La lingua usata da Vittorio Guida – evidenzia Daniele
Pittèri, Direttore Fondazione Modena Arti Visive – è una
straordinaria ed efficacissima sintesi di primitivo e
digitale, di pulsioni ancestrali mixate con le proiezioni, le
paure, le speranze e le “ansietà” provocate e indotte da un
futuro che ha smesso di essere tale perché vive sottotraccia e
pienamente nella quotidianità”.

“R-Nord”    del    fotografo
Tommaso Mori – In mostra dal
13 settembre al 17 novembre
2019, Chiesa di San Nicolò ad
AGO     Modena     Fabbriche
Culturali
Anche quest’anno, Fondazione Modena Arti Visive rinsalda la
collaborazione con il festivalfilosofia, con la proposta di
una serie di mostre realizzate ad hoc sul tema dell’edizione
2019, Persona. Tra queste, dal 13 settembre al 17 novembre
2019, nello spazio rinnovato della Chiesa di San Nicolò ad AGO
Modena Fabbriche Culturali, la mostra R-Nord del fotografo
Tommaso Mori (Modena, 1988), uno dei vincitori della Call for
Projects ABITARE, committenza pubblica rivolta a fotografi
under 35, realizzata dal Museo di Fotografia Contemporanea e
dalla Triennale di Milano, con il sostegno della Direzione
Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane
del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del
Turismo.

L’esposizione, curata da Matteo Balduzzi, in collaborazione
con il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano – Cinisello
Balsamo, mostra gli esiti dell’indagine che Tommaso Mori ha
realizzato sul complesso residenziale R-Nord di Modena. Nel
corso di un’intera giornata, Mori ha scattato un ritratto a
oltre 200 abitanti del quartiere, che lo hanno personalizzato
sovrapponendo a esso immagini e documenti d’archivio
(articoli, documenti, progetti architettonici e urbanistici
originali), proposti dall’artista.

La tecnica utilizzata per stampare i ritratti rappresenta un
anello di congiunzione tra un antico processo fotografico
(cianotipia) e un metodo di stampa di disegni architettonici
(blueprint).
Di questi ritratti sono state realizzate due serie di stampe,
entrambe in copia unica. Una di queste fu esposta in tempo
reale nel quartiere, dando vita a una mostra collettiva e,
successivamente, restituita a ogni persona. L’altra fu
utilizzata per un’installazione alla Triennale di Milano e poi
consegnata al Museo di Fotografia Contemporanea per la sua
collezione.

La Fondazione Modena Arti Visive ripropone l’intera
installazione composta da 209 immagini cianotipiche (20×20 cm)
incorniciate, accompagnata da un video che testimonia lo
svolgimento dell’evento e da materiale documentario stampato
su lucidi e proiettato mediante due lavagne luminose.

Tommaso Mori (1988, Modena) si è laureato in Scienze della
Comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia e
diplomato in fotografia al C.F.P. Bauer di Milano. La sua
ricerca fonde pratiche di arte partecipata, esistenzialismo e
approcci relazionali.
Ha partecipato a esposizioni in Italia e all’estero, tra cui
Abitanti. Sette sguardi sull’Italia di oggi, La Triennale,
Milano (2018); Premio Francesco Fabbri per la Fotografia
Contemporanea, Pieve di Soligo (2018); Onward Compé 16,
Project Basho Gallery, Philadelphia (2016); Festival
Circulation(s), Centquatre, Parigi (2015); BJCEM Mediterranea
17, Fabbrica del Vapore, Milano (2015); UNSEEN Photo Fair,
Amsterdam (2014); Giovane Fotografia Italiana #03, Fotografia
Europea Reggio Emilia (2014)
Sue opere sono conservate presso il Museo di Fotografia
Contemporanea di Milano -Cinisello Balsamo.

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è un’istituzione dedicata alla
presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture
visive contemporanee e comprende Galleria Civica di Modena,
Fondazione Fotografia Modena e Museo della Figurina.
Durante festivalfilosofia, la mostra osserverà un orario di
apertura prolungato: venerdì dalle 9.00 alle 23.00, sabato
dalle 9.00 alle 24.00, domenica dalle 9.00 alle 21.00
Nuova tappa del percorso “Un
Tuffo nel Blu” presso il
Parco Archeologico di Paestum
Il sito di Paestum ha ospitato un gruppo di giovani adulti del
centro per la Vita Indipendente “My Life, nell’ambito delle
attività di fruizione museale programmate dall’associazione
Cilento4all che ha sottoscritto con il Parco, circa un anno
fa, un accordo di convenzione finalizzato a realizzare visite
museali per persone con disturbo dello spettro autistico e\o
con disabilità cognitiva e che per l’attività di valutazione e
monitoraggio prevede la collaborazione del Dipartimento di
Scienze Motorie e del Benessere (DiSMeB) dell’Università degli
Studi di Napoli “Parthenope” da sempre impegnato nella
promozione di iniziative che mirano all’inclusione sociale
soprattutto per persone con disabilità e, in generale, con
bisogni speciali.

Nella visita che si è svolta ieri, gli “ospiti speciali”,
accompagnati dagli operatori di Cilento4all e con il supporto
del personale di accoglienza del Parco, hanno potuto vivere
l’emozione del Museo e dei suoi depositi in un tour loro
dedicato animato da laboratori interattivi ed inclusivi che ha
visto il coinvolgimento di tutti i partecipanti alla visita.

“Questo pomeriggio abbiamo potuto attuare nuove tecniche di
animazione e di coinvolgimento per la fruizione museale per
tutti, cogliendo la partecipazione attiva dei partecipanti che
hanno vissuto il tour dei depositi come un laboratorio
continuo delle emozioni e sensazioni suscitate dall’incontro
con la storia e l’archeologia” – dichiara Giovanni Minucci,
responsabile di Cilento4all.
Il Museo di Paestum prosegue dunque nel percorso di apertura a
nuovi pubblici proponendo servizi personalizzati in base ai
bisogni di ciascun visitatore in una logica di accessibilità e
fruizione per tutti del suo patrimonio.

“L’ampliamento dell’accessibilità continua ad essere una
nostra priorità – afferma il direttore Zuchtriegel – con i
lavori PON che interessano l’area archeologica saranno
perfezionati tutti i percorsi in battuto facilitato per una
fruizione allargata dell’area archeologica; anche la
cartellonistica a supporto della visita è stata concepita
nell’ottica di una utenza ampliata. Intanto in questi giorni
si stanno svolgendo i lavori di riqualificazione dell’ingresso
di Porta Principale con l’eliminazione di tutti gli ostacoli
fisici all’accessibilità”.

Steve   McCurry,   uno   dei
fotografi più celebrati a
livello internazionale – 13
settembre 2019, 6 gennaio
2020 – Sala Mostre delle
Gallerie Estensi di Modena
Una gran bella esposizione quella promossa dalle Gallerie
Estensi di Modena. Organizzata da Civita Mostre e Musei,
curata da Biba Giacchetti, con i contributi letterari dello
scrittore Roberto Cotroneo, presenta 70 immagini, dedicate
alla passione universale per la lettura, realizzate
dall’artista americano (Philadelphia, 1950) in quarant’anni di
carriera e che comprendono la serie che egli stesso ha riunito
in un volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo
ungherese André Kertész, uno dei suoi maestri.

Gli scatti ritraggono persone di tutto il mondo, assorte
nell’atto intimo di leggere, còlte dall’obiettivo di McCurry
che testimoniano la sua capacità di trasportarle in mondi
immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel
futuro e nella mente dell’uomo.

I contesti sono i più vari, dai luoghi di preghiera in
Turchia, alle strade dei mercati in Italia, dai rumori
dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a
Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Sono immagini che
documentano momenti di quiete durante i quali le persone si
immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o
anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici; per chiunque e
dovunque c’è un momento per la lettura.

In una sorta di percorso parallelo, le fotografie sono
accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto
Cotroneo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che
affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore
in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le
immagini.

Anche l’allestimento, grazie a sei video con i consigli di
McCurry sull’arte di fotografare, è pensato per valorizzare
ulteriori contenuti della mostra.

Il percorso è completato dalla sezione Leggere McCurry,
dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di
Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne
sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più
recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato
la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono
accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono
spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.
Alla       76ª        Mostra
internazionale        d’arte
cinematografica di Venezia
quest’anno tripudio di star
Inizia con un ricco programma di appuntamenti la 76 Mostra
Internazionale d’​Arte Cinematografica che si svolgerà come
tutti gli anni dal 28 agosto al 7 settembre al Lido di
Venezia.
Diversi importanti incontri, convegni, presentazioni, ad una
Mostra che vuole favorire la conoscenza e la diffusione del
cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di
spettacolo e di industria, con uno spirito di libertà e di
dialogo.

Ricco carnet quest’anno con un tripudio di star e di storie
che riesce perfino a “rimettere insieme” due celebri ex
coppie, Monica Bellucci e Vincent Cassel, ma anche Tom Cruise
e Nicole Kidman, tre i film italiani in concorso per il Leone
d’Oro contro Brad Pitt nello spazio in “Ad Astra”…Questo e
molto altro è il Festival del Cinema di Venezia 2019.

Ma ecco alcune chicche sul programma del Festival:

I nomi dei divi internazionali: Brad Pitt, Johnny Depp, Robert
Pattison, Jude Law, Kristen Stewart, Sharon Stone, Louis
Garrel, Emmanuelle Seigner, Joaquin Phoenix, Robert De Niro,
Liv Tyler, Roger Waters dei Pink Floyd, Tim Robbins, Margareth
Qualley, Ethan Hawke, Penelope Cruz, Catherine Deneuve,
Juliette Binoche, Scarlett Johansson, Laura Dern, Adam Driver,
Gael Garcia Bernal, Gong Li, Harvey Keitel, Meryl Streep,
Antonio Banderas, Gary Oldman
I divi italiani: Luca Marinelli, Valeria Golino, Toni
Servillo, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Chiara
Ferragni, Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Claudio
Santamaria, Gabriele Salvatores, Diego Abatantuono, Marcello
Fonte, Silvio Orlando.

I film in gara per l’Italia: “Martin Eden” di Pietro Marcello
(il romanzo di Jack London a Napoli). “Il sindaco del Rione
Sanità” di Mario Martone (il classico di Eduardo De Filippo
oggi). “La mafia non è più quella di una volta” di Franco
Maresco: la politica, la corruzione, il cinismo di Cinico tv.

E poi tornano loro, Monica Bellucci e Vincent Cassel in coppia
con Il film “Irreversible” di Gaspar Noé, rimontato in senso
cronologico (era al contrario, nella versione originale).
Venezia 2019 ripropone “Irreversible ” e “Eyes Wide Shut” con
Nicole Kidman e Tom Cruise. Questi ultimi,vent’anni fa,
portarono l’ultimo film di Stanley Kubrick al festival.

Per le serie tv invece abbiamo: “000” di Stefano Sollima
tratto dal libro di Roberto Saviano sul traffico
internazionale di droga. “The New Pope” di Paolo Sorrentino
con Jude Law, Sharon Stone e John Malkovich nel seguito di
“The Young Pope”.

I film più attesi? Secondo me il “Joker” di Todd Phillips,
proposto nella versione più spaventosa di sempre con un
Joaquin Phoenix dietro la maschera da paura!
Dicono sia più dark degli ultimi Batman…

Una delicata Kristen Stewart che racconta Jean Seberg in
“Seberg”, Margot Robbie che fa Sharon Tate in “C’era una
volta… a Hollywood” di Tarantino. “J’accuse” di Roman Polanski
che racconta il caso Dreyfuss di fine 800′, “The Laundromat”
di Steven Soderbergh, con Meryl Streep, Antonio Banderas, Gary
Oldman che raccontano lo scandalo dei Panama Papers. Gong Li
che fa la femme fatale Anni 40 in “Saturday Fiction”. Johnny
Depp e Robert Pattinson in “Waiting for the Barbarians”,
tratto da Nobel per la Letteratura J.M.Coetzee… Scarlett
Johansson e Adam Driver in “Marriage Story”: la fine
dell’amore.
Poi si gioca in casa con i nostrani Diego Abatantuono e
Gabriele Salvatores che tornano in copia in “Tutto il mio
folle amore”.

Presidente di giuria sarà la regista argentina Lucrecia
Martel, mentre i due Leoni d’Oro alla carriera saranno
assegnati al regista spagnolo Pedro Almodóvar e all’attrice
inglese Julie Andrews, che tutti ricordano se non altro per lo
meno per l’interpretazione di Mary Poppins.

Elenco dei film in concorso:

La Verité di Kore-eda Hirokazu

The Perfect Candidate di Haifaa Al-Mansour

Om det oändliga di Roy Anderson

Wasp Network di OlivierAssayas

Marriage Story di Noah Baumbach con Scarlett Johansson e Adam
Driver

Guest of Honour di Atom Egoyan

Ad Astra di James Gray con Brad Pitt e Tommy Lee Jones, Ruth
Negga e Liv Tyler

A herdade di Tiago Guedes

Gloria mundi di Robert Guédiguian

Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra, con Johnny Depp

Ema di Pablo Larraìn con Gael Garcia Bernal

Saturday Fiction di Lou Ye

Martin Eden di Pietro Marcello
La mafia non è più quella di una volta di Maresco

The painted bird di Vaclav Marhoul, con Udo Kier e Stellan
Skarsgard

Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix

J’Accuse di Roman Polanski

The Laundromat di Steven Soderbergh, con Meryl Streep, Gary
Oldman e Antonio Banderas

Babyteeth di Shannon Murphy

Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone

*Serie TV

ZeroZeroZero di Stefano Sollima dal libro di Saviano

The New Pope (episodi 2 e 7) di Paolo Sorrentino

*Orizzonti:

Pelikanblut di Katrin Gebbe

Mes Jours de Gloire di Antoine De Bary

Nevia di Nunzia De Stefano

Moffie Hermanus

Blanco en Blanco di Theo Court

Zumiriki di Oskar Alegria

Un fils di Mehd Bersaoui

Hava, Mariam, Hayesha di Sahraa Karmi

Rialto di Peter Mackie Burns

Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden
Sole di Carlo Cironi

Atlantis di Valentin Vasyanovich

Chola (Shadow of Water) di Sanal Kumar

Madre di Rodrigo Sorogoyen

The Criminal Man di Dmitri Mamuliya

Revenir di Jessica Palud

Giants Being Lonely di Grear Patterson

Verdict di Raymund Ribay Gutierrez

Just 6.5 di Saeed Roustaee

*Fuori Concorso

Roger Waters Us + Them

I diari di Angela. Noi due cineasti. Parte Seconda

Citizen K

Citizen Rosi di Carolina Rosi e Didi Gnocchi

The Kingmaker

State Funeral di Sergei Loznitsa

Colectiv di Alexander Nanau

45 secondi di risate di Tim Robbins

Il pianeta in mare di Andre Segre

No one left behind di Guillermo Arriaga e Electric Swan di
Konstantina Kotzamani

Irreversible di Gaspar Noé in versione integrale

Seberg di Benedict Andrews con Kristen Stewart
Vivere di Francesca Archibugi

Musul di Matthew Michael Carnahan

Adults in the Room di Costa-Gavras dal libro di Varoufakis

The King di David Michod

*Evento Speciale

Never just a dream. Stanley Kubrick e Eyes Wide Shut

Sito ufficiale
https://www.labiennale.org/it/cinema/2019/selezione-ufficiale

È partito ufficialmente il
countdown per la 7a edizione
dell’Ariano   International
Film Festival
È partito ufficialmente il countdown per la 7a edizione
dell’Ariano International Film Festival, che si terrà dal 29
luglio al 4 agosto nella città di Ariano Irpino, in provincia
di Avellino.

Gli ingredienti? Proiezioni, incontri, workshop e conferenze,
eventi speciali e naturalmente tanti ospiti.

Anche quest’anno la manifestazione si conferma particolarmente
vivace e aperta a contaminazioni e a partnership, in
particolare con realtà affini come Aqua Film Festival e
Vertical Movie Festival, senza dimenticare quelle storiche con
FAI, WWF e WEEC con cui sono stati organizzati laboratori a
tema ambientale. Non mancheranno workshop, seminari, convegni
tra cui quello con l’Università del Sannio, retrospettive come
quella di Bernardo Bertolucci e proiezioni fuori concorso tra
cui Gatta Cenerentola, vincitore di 2 David di Donatello, che
sarà proiettata venerdì 2 agosto in presenza del regista
Marino Guarnieri.

Numerosi i personaggi che animeranno questa edizione a partire
dall’attrice Emily Shah fino a Fortunato Cerlino, Fabio Fulco,
Andrea Roncato, Danilo Brugia, Massimo Bonetti e Pino
Ammendola che parteciperanno alla cerimonia di premiazione.
Quest’ultima sarà presentata da Franco Oppini, Emanuela
Tittocchia e Chiara Esposito.

Presente all’appello anche l’attrice Emanuela Rei, che fa
anche parte della Giuria Tecnica insieme ad Ada Alberti, Alfio
Bastaincich (produttore di “ShowLab”), Pietro Innocenzi
(produttore del “Globe Film”), Sergio Giussani (produttore
della ”Ocean Production”), Angelo Bassi (produttore
distributore della Mediterranea production), Prashant Shant
(produttore della Bollywood Hollywood Production) e Andrea
Canali dell’Anica. Saranno loro a giudicare le circa 70 opere
arrivate in finale.

Il cuore dell’Ariano Film Festival, infatti, rimane il
concorso diviso in due sezioni: AIFF World e AIFF Green
(entrambi internazionali).

Il primo è composto da 5 sezioni a tematica libera (lunghi,
corti, animazioni, documentari e corti scuola), mentre il
secondo prevede una singola sezione a tematica ambientale (con
focus sui documentari).

Quest’ultima è stata istituita dalla quinta edizione e ha
l’obiettivo di sensibilizzare tutti, giovani e meno giovani
sul tema, tramite la promozione del cinema alla cultura
ambientale.

Nel programma di questa 7a edizione non mancherà il concorso
fotografia (sempre internazionale e a tematica libera) e il
concorso Cosplay (l’arte di indossare un costume che
rappresenta un personaggio riconoscibile del mondo dei fumetti
e dell’animazione, delle serie tv ecc).

Molte, come ogni edizione, le presenze internazionali e ci
sarà anche una giornata dedicata all’Austria (29 luglio).

Il programma eventi e il programma proiezioni            sono
consultabili sul sito www.arianofilmfestival.com
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