Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione VMware con EMC VPLEX

 
Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione VMware con EMC VPLEX
Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione
                           VMware con EMC VPLEX
                                                          Best practice di pianificazione

Riepilogo
Questo white paper descrive le caratteristiche e le funzionalità di EMC® VPLEX™ rilevanti per le piattaforme
di virtualizzazione VMware. Vengono quindi presentate le best practice di configurazione di un ambiente
VMware per un utilizzo ottimale di EMC VPLEX e discusse le metodologie per passare da un’implementazione
VMware già in uso alla famiglia EMC VPLEX.

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Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione VMware con EMC VPLEX
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P/N h7118

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Best practice di pianificazione                                                                         2
Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione VMware con EMC VPLEX
Sommario

In sintesi .............................................................................................................. 4
Introduzione ........................................................................................................ 4
  Destinatari ................................................................................................................................................. 4
Panoramica di EMC VPLEX ................................................................................ 5
  Architettura EMC VPLEX ........................................................................................................................ 5
  Famiglia EMC VPLEX ............................................................................................................................. 6
  Architettura di clustering di EMC VPLEX ............................................................................................. 6
Provisioning dello storage VPLEX per ambienti VMware ............................... 8
Considerazioni sulla connettività .................................................................... 17
Percorsi multipli e bilanciamento del carico .................................................. 20
  VMware ESX Server versione 3 e il bilanciamento statico del carico .............................................21
  VMware ESX Server versione 4 e NMP ..............................................................................................22
  VMware ESX Server versione 4 con PowerPath/VE .........................................................................23
   Funzionalità di PowerPath/VE ..........................................................................................................24
   Gestione di PowerPath/VE ................................................................................................................25
Migrazione di ambienti VMware esistenti in ambienti VPLEX ....................... 27
  Migrazioni senza interruzioni con Storage vMotion ...........................................................................27
  Migrazione con l’incapsulamento dei dispositivi esistenti .................................................................29
Implementazioni di VMware in un ambiente VPLEX Metro ........................... 36
  Configurazione cluster di VMware........................................................................................................36
  Migrazione senza interruzioni delle macchine virtuali con vMotion .................................................41
  Modifica della configurazione di volumi di VPLEX Metro non replicati ...........................................42
  vCenter Server virtualizzato su VPLEX Metro ....................................................................................46
Conclusioni ....................................................................................................... 48
Bibliografia ........................................................................................................ 48

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In sintesi
La famiglia di prodotti EMC® VPLEX™ con sistema operativo EMC GeoSynchrony™ fornisce numerose
nuove caratteristiche e funzionalità per l’era del cloud computing. EMC VPLEX rimuove le barriere
fisiche e consente agli utenti di accedere simultaneamente a un’unica copia di dati in diverse posizioni
geografiche, rendendo possibile la migrazione trasparente delle macchine virtuali in esecuzione tra data
center. Questa funzionalità permette la condivisione trasparente dei carichi tra più siti e la flessibilità di
ricollocare i carichi di lavoro tra siti in previsione di eventi pianificati. Inoltre, in caso di evento imprevisto
che causa interruzione delle attività in uno dei data center, i servizi interessati possono essere riavviati sul
sito ancora in funzione con il minimo sforzo e migliorando gli obiettivi RTO (Recovery Time Objective).
La piattaforma di virtualizzazione VMware consente di virtualizzare l’intera infrastruttura IT, inclusi
server, storage e reti. Il software VMware aggrega tali risorse e presenta un gruppo uniforme di elementi
nell’ambiente virtuale. VMware vSphere 4 offre quindi al data center tutta la potenza del cloud computing,
riducendo i costi IT e aumentando l’efficienza dell’infrastruttura. Ai provider di servizi di hosting,
VMware vSphere 4 offre inoltre un percorso più economico ed efficiente per erogare servizi cloud
compatibili con le infrastrutture dell’internal cloud del cliente. VMware vSphere 4 fornisce prestazioni e
scalabilità significativamente migliorate rispetto alla prima generazione di prodotto, VMware Infrastructure
3, allo scopo di consentire l’implementazione sull’internal cloud anche delle applicazioni che richiedono un
utilizzo altamente intensivo delle risorse, come ad esempio i database di grandi dimensioni. Grazie a questi
miglioramenti a livello di prestazioni e scalabilità, con VMware vSphere 4 è possibile disporre di un
internal cloud completamente virtualizzato.
La famiglia EMC VPLEX rappresenta quindi il completamento ideale di un ambiente virtualizzato basato
su tecnologie VMware. La capacità di EMC VPLEX di fornire local federation e distributed federation
per la collaborazione trasparente di elementi fisici relativi ai dati all’interno di un singolo sito o di due siti
a distanza, consente agli amministratori IT di abbattere le barriere fisiche e di ampliare il cloud basato
su VMware. Le funzionalità di local federation di EMC VPLEX consentono di raggruppare soluzioni
eterogenee di storage dei dati di un sito fisico e di presentare lo storage come un pool di risorse per la
piattaforma di virtualizzazione VMware, soddisfacendo quindi le condizioni essenziali di un’offerta cloud.
In particolare, un’estensione delle funzionalità di VPLEX a più data center consente agli amministratori IT
di sfruttare le offerte di private cloud o di public cloud dei fornitori di servizi di hosting. Le sinergie rese
possibili dall’utilizzo di una piattaforma di virtualizzazione VMware connessa a un sistema EMC VPLEX
consente quindi di ridurre i costi complessivi di gestione e fornisce al contempo un servizio dinamico in
grado di rispondere rapidamente alle esigenze in costante evoluzione delle aziende.

Introduzione
Questo white paper presenta la famiglia EMC VPLEX, l’architettura in cluster su cui è basata, nonché le
caratteristiche e le funzionalità rilevanti per le soluzioni compatibili con i private cloud. Il documento passa
quindi ad esaminare il provisioning dello storage VPLEX ad ambienti VMware e fornisce indicazioni
relative alla metodologia corretta per la connessione delle piattaforme di virtualizzazione VMware a EMC
VPLEX e per la selezione di una policy a percorsi multipli che consenta di ottenere la massima resilienza
possibile e le prestazioni migliori nell’ambiente virtualizzato. Il white paper presenta inoltre diverse
tecniche di migrazione delle implementazioni di VMware esistenti a EMC VPLEX. Infine, vengono
discusse le best practice per sfruttare appieno EMC VPLEX Metro in un ambiente VMware, per ottenere i
massimi livelli di flessibilità, resilienza e protezione dei dati, riducendo al minimo i rischi di indisponibilità
dei dati dovuta ad eventi non pianificati.

Destinatari
Il white paper è destinato ad amministratori VMware, amministratori di storage ed architetti IT responsabili
di progettazione, creazione, gestione e utilizzo degli ambienti IT virtualizzati in cui vengono impiegate le
tecnologie VMware vSphere ed EMC VPLEX. La comprensione degli argomenti trattati presuppone la
conoscenza della tecnologia VMware, EMC VPLEX e dei relativi software.

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Panoramica di EMC VPLEX
La famiglia EMC VPLEX con il sistema operativo EMC GeoSynchrony è una soluzione di storage
federation basata su SAN che rimuove le barriere fisiche all’interno di uno o più data center virtualizzati.
EMC VPLEX è la prima piattaforma al mondo che offre sia local federation che distributed federation.
La local federation consente la collaborazione trasparente degli elementi di storage fisici all’interno di
un sito, mentre la distributed federation supporta lo stesso tipo di collaborazione tra due siti a distanza.
La distributed federation è resa possibile da una tecnologia all’avanguardia disponibile con VPLEX,
AccessAnywhere™, che supporta la condivisione, l’accesso e il riposizionamento a distanza di una
singola copia di dati.
L’utilizzo congiunto di un data center virtualizzato e di EMC VPLEX consente di risolvere i problemi
IT con metodi innovativi e di introdurre al contempo nuovi modelli di elaborazione. In particolare,
i clienti saranno in grado di:
     Spostare le applicazioni virtualizzate sui data center
     Eseguire il bilanciamento e il riposizionamento dei carichi di lavoro tra siti
     Aggregare data center e garantire la availability in modalità “24 x forever”

Architettura EMC VPLEX
EMC VPLEX è un’architettura di nuova generazione per la mobilità dei dati e l’accesso alle
informazioni, basata sugli oltre 20 anni di esperienza EMC nella progettazione, nell’implementazione
e nel perfezionamento di soluzioni di classe enterprise nell’ambito delle cache intelligenti e della
protezione distribuita dei dati.
Come illustrato nella Figura 1, VPLEX è una soluzione per la storage federation sia di storage EMC che
non EMC. VPLEX risiede tra i server e le risorse di storage eterogeneo e introduce una nuova architettura
dalle caratteristiche esclusive:
     Hardware clustering scalabile che consente di cominciare con una piccola implementazione iniziale
      e ampliarla successivamente, con livelli di servizio prevedibili
     Caching avanzato dei dati, che utilizza cache SDRAM su vasta scala per migliorare le prestazioni
      e ridurre la latenza di I/O e le contese tra array
     Coerenza della cache distribuita per condivisione, bilanciamento e failover automatici di
      I/O nel cluster
     Vista coerente di una o più LUN sui cluster VPLEX, sia a distanza minima all’interno del data
      center sia su data center remoti in modalità sincrona, per nuovi modelli di high availability
      e riposizionamento dei carichi di lavoro.

Figura 1. Capacità di EMC VPLEX di eseguire la storage federation in ambienti eterogenei

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Famiglia EMC VPLEX
La famiglia EMC VPLEX comprende due prodotti:
      VPLEX Local: è la soluzione più adatta per la storage federation di sistemi omogenei ed
         eterogenei all’interno di un data center e per la gestione della mobilità dei dati tra entità
         fisiche di storage dei dati.
      VPLEX Metro: è la soluzione rivolta ai clienti che intendono sfruttare l’accesso simultaneo e la
         mobilità dei dati tra due siti remoti in modalità sincrona. VPLEX Metro consente anche a un sito
         VPLEX Metro remoto di presentare LUN senza che sia necessario lo storage fisico di queste LUN
         sul sito remoto.
Le soluzioni della famiglia EMC VPLEX, con le attuali caratteristiche delle rispettive architetture, sono
illustrate nella Figura 2

Figura 2. Soluzioni della famiglia EMC VPLEX e caratteristiche delle rispettive architetture

Architettura di clustering di EMC VPLEX
VPLEX utilizza una speciale architettura di clustering per consentire alle aziende di eliminare le barriere
nei data center e permettere ai server in più data center di avere accesso simultaneo in lettura/scrittura
a storage device in blocchi condivisi. Un cluster VPLEX, illustrato nella Figura 3, è completamente
scalabile, sia mediante l’aggiunta di più motori, sia tramite la connessione di più cluster, per comporre una
configurazione VPLEX Metro. Nella release iniziale, VPLEX Metro supporta un massimo di due cluster,
che possono risiedere all’interno dello stesso data center o in due diversi siti, in modalità sincrona (distanti
fino a un massimo di 100 chilometri circa). Le configurazioni di VPLEX Metro consentono agli utenti
di spostare in modo trasparente e di condividere i carichi di lavoro, di consolidare i data center e di
ottimizzare l’utilizzo delle risorse sui data center. Inoltre, i cluster VPLEX forniscono mobilità dei
dati senza interruzioni, gestione dello storage eterogeneo e availability migliorata delle applicazioni.

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Figura 3. Rappresentazione schematica di un sistema EMC VPLEX Metro
Un cluster VPLEX è composto da uno, due o quattro motori. Il motore è responsabile della federation del
flusso di I/O ed effettua il collegamento agli host e allo storage utilizzando connessioni Fibre Channel per
il trasporto dei dati. Un singolo cluster VPLEX è costituito da un motore e dai componenti principali:
•   Due director, che eseguono il software GeoSynchrony e si collegano a storage, host e altri director
    nel cluster con connessioni Fibre Channel e gigabit Ethernet
•   Un alimentatore SPS (Standby Power Supply), che fornisce alimentazione di emergenza
    per supportare il motore in caso di interruzioni di corrente temporanee
• Due moduli di gestione, che contengono interfacce per la gestione remota di un motore VPLEX.
Ogni cluster è costituito anche di:
•   Un management server, che gestisce il cluster e fornisce un’interfaccia da una stazione
    di gestione remota
• Un cabinet EMC 40U standard che contiene tutte le apparecchiature del cluster
In aggiunta, i cluster che contengono più di un motore sono dotati anche di:
Una coppia di switch Fibre Channel utilizzata per le comunicazione da un director all’altro,
tra diversi motori

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•   Una coppia di alimentatori universali che fornisce alimentazione di emergenza agli switch
    Fibre Channel e consente al sistema di superare le interruzioni di corrente temporanee

Provisioning dello storage VPLEX per ambienti VMware
EMC VPLEX fornisce un’interfaccia di gestione guidata e intuitiva per il provisioning dello storage
a diversi sistemi operativi, inclusa la piattaforma di gestione VMware. Il sistema fornisce anche
un’interfaccia CLI (Command Line Interface) per utenti avanzati. Nella Figura 4 viene illustrata
l’interfaccia utente per il provisioning dello storage da un sistema EMC VPLEX.

Figura 4. Interfaccia di gestione GUI di EMC VPLEX
L’interfaccia di gestione basata su browser, come illustrato nella Figura 4, visualizza schematicamente
i vari componenti coinvolti nel processo. Lo storage da EMC VPLEX viene presentato utilizzando un
costrutto logico chiamato “visualizzazione di storage”, costituito da initiator registrati, porte VPLEX
e dal volume virtuale. L’oggetto “Registered initiators” elenca i WWPN degli initiator che necessitano

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dell’accesso allo storage. Nel caso di un ambiente VMware, l’entità “Registered initiator” contiene
i WWPN degli HBA nei VMware ESX server connessi a EMC VPLEX. L’oggetto “VPLEX port”
contiene le porte front-end dell’array VPLEX mediante il quale l’oggetto “Registered initiators” accede
ai volumi virtuali. L’oggetto “Virtual Volume” è un’insieme di volumi che vengono ricavati dai volumi
di storage forniti a EMC VPLEX dagli storage array back-end. Dall’inserto nell’angolo in basso a sinistra
della Figura 4 è evidente che un volume virtuale viene creato da un “device” che può essere a sua volta
costituito da una combinazione di diversi dispositivi creati su un’entità astratta chiamata “extension”,
vale a dire da un’estensione. L’immagine mostra anche che un’estensione viene creata dal volume di
storage presentato a EMC VPLEX.
Nella Figura 4, nell’inserto nell’angolo in basso a destra, sono raffigurate le sette fasi necessarie per il
provisioning dello storage da EMC VPLEX. La procedura guidata supporta un meccanismo centralizzato
per il provisioning dello storage a diversi membri del cluster nel caso di EMC VPLEX Metro. La prima
fase nel processo di provisioning dello storage da EMC VPLEX è costituita dal discovery degli storage
array connessi al sistema. Tale fase raramente deve essere eseguita, poiché EMC VPLEX esegue il
monitoraggio proattivo delle modifiche all’ambiente di storage.
La seconda fase del processo consiste nella richiesta dello storage presentato a EMC VPLEX. Il processo
di richiesta dello storage crea il volume di storage dell’oggetto illustrato nella Figura 4. La Figura 5 mostra
un esempio del processo. Dalla figura si evince che il softwareVPLEX semplifica il processo suggerendo
automaticamente nomi intuitivi per i dispositivi presentati dagli storage array.

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Figura 5. Richiesta di volumi di storage utilizzando la procedura guidata di VPLEX
Una volta creati i volumi di storage, le estensioni devono essere ricavate da questi. Il sistema di gestione
VPLEX fornisce una procedura guidata per questo tipo di attività. Cliccando sull’URL “Step 3: Create
Extents from Storage Volumes”, come illustrato nella Figura 4 viene avviata la procedura guidata.
Nella Figura 6 è illustrata la prima fase della procedura.

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Figura 6. Prima fase della procedura guidata di creazione di un’estensione
Per rendere tutto più semplice, negli ambienti VMware si consiglia di creare una singola estensione
sul volume di storage creato nel dispositivo presentato dallo storage array. In tal caso, non è necessario
modificare le voci predefinite illustrate nell’area evidenziata in giallo nella figura. Una successiva
fase della procedura guidata consente agli utenti di creare una singola estensione che amplia la
capacità complessiva del volume di storage, come si può vedere nella Figura 7.

Figura 7. Specifica della capacità di un’estensione che viene creata da un volume
di storage
Come illustrato nella Figura 7, cliccando sul pulsante Next gli utenti possono visualizzare la configurazione
proposta ed eseguire il piano. La fase finale del processo consente di verificare le operazioni eseguite da
EMC VPLEX. Le ultime due fasi della procedura sono illustrate nella Figura 8.

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Figura 8. Creazione di un’estensione con la procedura guidata di VPLEX
La fase successiva nel processo di provisioning dello storage da EMC VPLEX per un ambiente
VMware consiste nella creazione di un dispositivo VPLEX utilizzando l’estensione che è stata creata
nella fase precedente. La procedura guidata per l’esecuzione può essere avviata dalla home page dello
strumento di gestione dell’interfaccia utente per EMC VPLEX. Cliccando sull’URL “Step 4: Create
Devices from Extents”, come illustrato nella Figura 4, viene visualizzata una nuova finestra pop-up,
illustrata nella Figura 9.

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Figura 9. Creazione di un dispositivo VPLEX utilizando un’estensione
Dalla figura si evince che la procedura guidata offre la possibilità di creare un volume virtuale utilizzando
il dispositivo di VPLEX (l’area evidenziata in giallo nella Figura 9). L’opzione predefinita deve essere
selezionata se non si pianifica di creare un volume virtuale che contiene più estensioni o quando si creano
dispositivi per l’utilizzo in ambienti VPLEX Metro. Quando possibile, il volume virtuale per ambienti
VMware deve essere creato utilizzando il mapping uno a uno, vale a dire con un singolo volume virtuale
per ogni estensione. Questo serve principalmente a mantenere l’infrastruttura più semplice possibile.
Tuttavia, per la presentazione della procedura guidata di creazione di volumi virtuali, come nella Figura 9,
ai fini dell’esempio utilizzato per questo documento è stato creato un dispositivo VPLEX senza creare un
volume virtuale.
Un volume virtuale può essere creato utilizzando uno o più dispositivi VPLEX. La Figura 10 mostra la
procedura guidata per creare i volumi virtuali. Come si può vedere, il dispositivo VPLEX creato nella fase
precedente costituisce il nome del volume di storage a cui viene aggiunto il prefisso “device_”.

Figura 10. Creazione di volumi virtuali da dispositivi VPLEX
Il volume virtuale può essere presentato alla piattaforma di virtualizzazione VMware, come discusso in
precedenza, creando una visualizzazione di storage mediante l’associazione degli oggetti “Registered
initiators”, “VPLEX ports” e “Virtual Volumes”. Per fare ciò, il WWN degli initiator sugli VMware ESX
Server deve prima essere registrato su EMC VPLEX. La schermata mostrata nella Figura 11 viene
visualizzata cliccando sull’ URL “Step 6: Register Initiators”.

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Figura 11. Elenco degli initiator registrati e di cui è stato eseguito il login in EMC VPLEX
Quando gli initiator vengono sottoposti a zoning sulle porte front-end di EMC VPLEX, effettuano
automaticamente il login a EMC VPLEX. Come illustrato nella Figura 11, questi initiator vengono
visualizzati con il prefisso “UNREGISTERED-”, seguito dal WWPN dell’initiator. Tuttavia, gli initiator
possono essere registrati manualmente prima che ne venga eseguito lo zoning sulle porte front-end di
VPLEX. Il pulsante evidenziato in verde nella Figura 11 deve essere selezionato per eseguire l’operazione.
Gli initiator che hanno eseguito il login in EMC VPLEX possono essere registrati evidenziando l’initiator
non registrato e cliccando sul pulsante Register, come si può vedere nella Figura 12. L’inserto nella figura
illustra la finestra che viene aperta cliccando il pulsante Register. L’inserto mostra anche la funzionalità
offerta da EMC VPLEX per assegnare un nome intuitivo all’initiator non registrato e per selezionare un
tipo di host per l’initiator in fase di registrazione.

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Figura 12. Registrazione degli HBA di VMware su EMC VPLEX
La fase finale per il provisioning dello storage da EMC VPLEX all’ambiente VMware è costituita dalla
creazione di una visualizzazione di storage. Per questo scopo si deve selezionare l’ultima procedura guidata
(Step 7: Create Storage Views) nella home page del sistema di gestione di VPLEX. La Figura 13 illustra
la finestra che viene aperta quando si seleziona l’ultima fase dalla home page. Nel riquadro di sinistra
della finestra vengono visualizzate le fasi che servono per la creazione di una visualizzazione di storage.
Avanzando nella procedura guidata, viene eseguito il provisioning dei volumi virtuali appropriati per
la piattaforma di virtualizzazione, utilizzando il gruppo definito di porte VPLEX front-end. L’utilizzo
consigliato delle porte di VPLEX per la connessione degli VMware ESX Server a EMC VPLEX viene
discusso nella sezione “Considerazioni sulla connettività”.

Figura 13. Procedura guidata per la creazione di una visualizzazione di storage di VPLEX

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Nella Figura 14 viene illustrata la visualizzazione di storage creata con la procedura guidata. Il WWN del
volume virtuale presentato tramite visualizzazione viene evidenziato nella figura. Le informazioni vengono
utilizzate dalla piattaforma di virtualizzazione VMware per identificare i dispositivi.

Figura 14. Visualizzazione dei dettagli di una visualizzazione di storage con l’interfaccia
di gestione di VPLEX
È possibile eseguire il discovery dello storage appena sottoposto a provisioning sugli
VMware ESX Server effettuando una nuova scansione del bus SCSI. Il risultato della scansione è
mostrato nella Figura 15. Come si può vedere, VMware ESX Server ha accesso al dispositivo con WWN
6000144000000010a001b07360847619. Un veloce confronto del WWN con le informazioni evidenziate
in verde nella Figura 14 conferma che il dispositivo di cui è stato eseguito il discovery da parte di VMware
ESX Server è proprio il volume virtuale di VPLEX di cui si è appena effettuato il provisioning. La figura
mostra anche che l’OUI (Organizationally Unique Identifier) FC per i dispositivi EMC VPLEX è 00:01:44.

Figura 15. Discovery dello storage VPLEX di cui è stato appena eseguito il provisioning su
un VMware ESX Server

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Una volta eseguito il discovery del dispositivo VPLEX da parte degli VMware ESX Server, questi ultimi
possono essere utilizzati per creare un file system VMware (datastore) o utilizzati come RDM. Tuttavia, per
prestazioni ottimali, è importante garantire che gli I/O al sistema EMC VPLEX siano allineati a un limite di
blocco di 64 KB. In particolari scenari, esiste una remota probabilità di danneggiamento dei dati quando gli
I/O a EMC VPLEX non sono allineati. Di conseguenza, EMC richiede che tutti gli I/O generati dal sistema
operativo host per EMC VPLEX siano allineati al limite di blocco di 64 KB.
Il file system VMware creato utilizzando il client dell’infrastruttura VMware o il client vSphere esegue
automaticamente l’allineamento ai blocchi del file system. Tuttavia, una partizione non allineata su un
sistema operativo guest può avere impatto negativo sulle prestazioni e, come precedentemente menzionato,
in certe circostanze può danneggiare i dati. Di conseguenza, è importante accertarsi che tutte le partizioni
create sul sistema operativo guest (su un disco virtuale visibile da un file system VMware o su un RDM)
siano allineate a multipli di 64 KB.

Considerazioni sulla connettività
EMC VPLEX introduce un nuovo paradigma di storage federation che fornisce resilienza, prestazioni e
availability migliorate. Nei paragrafi che seguono vengono discusse le indicazioni per la connessione degli
VMware ESX Server a EMC VPLEX. Seguendo le raccomandazioni riportate si potrà disporre dei livelli
più elevati possibili di connettività ed availability per la piattaforma di virtualizzazione VMware, anche
durante le operazioni non consuete.
La best practice consigliata consiste nel dotare ciascun VMware ESX Server nell’ambiente
VMware vSphere o nell’infrastruttura VMware di almeno due HBA fisici, ognuno dei quali connesso ad
almeno due porte front-end su diversi director di EMC VPLEX. Questa configurazione garantisce un uso
continuativo di tutti gli HBA su VMware ESX Server, anche se una delle porte front-end di EMC VPLEX
dovesse rimanere off-line a causa di eventi di manutenzione pianificati o di interruzioni impreviste.
Quando la configurazione di un singolo motore VPLEX è connessa a un ambiente VMware vSphere o con
infrastruttura VMware, ogni HBA deve essere connesso alle porte front-end fornite su entrambi i director
A e B all’interno del motore VPLEX. La connettività alle porte front-end di VPLEX prevede prima la
connessione di host univoci alla porta 0 di ognuno dei moduli di I/O che emulano i director front-end,
quindi la connessione di host aggiuntivi alle rimanenti porte del modulo di I/O. Un esempio schematico del
diagramma dei collegamenti per una piattaforma di virtualizzazione VMware a quattro nodi connessa a un
solo motore VPLEX è illustrato nella Figura 16.

Utilizzo delle piattaforme di virtualizzazione VMware con EMC VPLEX
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Figura 16. Connessione di un server VMware vSphere a un cluster VPLEX a un
solo motore
Se sono disponibili più motori VPLEX, come nel caso delle configurazioni media e grande dei cluster
VPLEX, gli HBA degli VMware ESX Server dovranno essere connessi a motori diversi. Ad esempio,
il diagramma dei collegamenti per un cluster di VMware ESX Server a quattro nodi connesso a un
cluster VPLEX a due motori è illustrato schematicamente nella Figura 17.
È importante notare che sia nella Figura 16 che nella Figura 17 la connettività tra i motori di VPLEX e gli
storage array non è visualizzata. Per la connettività dai motori VPLEX agli storage array è opportuno che
vengano seguite le raccomandazioni delle best practice per l’array. Una discussione delle best practice per
la connessione dello storage back-end esula dallo scopo di questo white paper. I lettori interessati possono
consultare il TechBook EMC VPLEX Architecture and Deployment: Enabling the Journey to the
Private Cloud.

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Figura 17. Connessione degli ESX Server a un cluster VPLEX a più motori
Quando VMware ESX Server viene connesso a un sistema EMC VPLEX attenendosi alle best practice
discusse in questa sezione, il kernel di VMware procederà all’associazione di quattro percorsi a ciascun
dispositivo presentato dal sistema. Nella Figura 18 vengono illustrati i percorsi disponibili e utilizzati dal
kernel di VMware per uno dei dispositivi federati presentati da EMC VPLEX. Come si può vedere nella
figura, il kernel di VMware è in grado di accedere al dispositivo mediante uno dei quattro percorsi
possibili. È importante notare che EMC VPLEX è un array attivo/attivo che consente l’accesso simultaneo
a qualsiasi dispositivo VPLEX da una qualunque delle porte front-end. Questa caratteristica viene
automaticamente riconosciuta dal kernel di VMware, come mostrato nella parte evidenziata in verde
della Figura 18.

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Figura 18. Percorsi del kernel di VMware per un dispositivo VPLEX
La connettività dagli VMware ESX Server al cluster VPLEX a più motori è scalabile con l’aggiunta di
ulteriori motori. Le metodologie discusse in questa sezione assicurano l’utilizzo di tutte le porte front-end
consentendo al tempo stesso di sfruttare il massimo potenziale a livello di prestazioni e di bilanciamento
del carico per la piattaforma di virtualizzazione di VMware.

Percorsi multipli e bilanciamento del carico
VMware ESX Server fornisce funzionalità native di failover dei canali. ESX Server per sistemi di
storage di tipo attivo/attivo assegna per impostazione predefinita il primo percorso di cui viene eseguito
il discovery a uno qualsiasi dei dispositivi con collegamento SCSI come percorso preferito, con una policy
di failover “fixed”. Il percorso viene sempre utilizzato come percorso attivo per l’invio di I/O a tale
dispositivo, a meno che il percorso sia indisponibile a causa di un evento pianificato o non pianificato.
I restanti percorsi di cui VMware ESX Server ha eseguito il discovery per il dispositivo vengono utilizzati
come percorsi di failover passivi e impiegati solo in caso di guasto del percorso attivo. Pertanto, VMware
ESX Server accoda automaticamente tutti gli I/O sul primo HBA disponibile nel sistema, mentre l’altro
HBA non viene utilizzato attivamente fino a che non viene rilevato un guasto sull’HBA principale.
Questo comportamento produce una configurazione sbilanciata sull’ESX Server e su EMC VPLEX.
Esistono diverse modalità per risolvere il problema. Il metodo più adatto, come discusso nelle sezioni
che seguono, dipende dalla versione di VMware ESX Server e dal software a percorsi multipli impiegato.

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VMware ESX Server versione 3 e il bilanciamento statico
del carico
Su VMware ESX Server versione 3, ai dispositivi EMC VPLEX viene spesso applicata la policy
di gestione dei percorsi “Most Recently Used”. Poiché VPLEX è un sistema di tipo attivo/attivo, è
necessario garantire che la policy di failover dei percorsi venga impostata su “Fixed”. Inoltre, per ottenere
bilanciamento del carico e percorsi multipli, è necessario procedere a un’assegnazione statica dei percorsi
alternativi preferiti ai dispositivi esportati da EMC VPLEX. In base alle raccomandazioni della sezione
precedente per la connessione dei VMware ESX Server a EMC VPLEX, ogni ESX Server deve avere
almeno quattro percorsi separati. Con questo approccio, il file system che risiede su EMC VPLEX
dovrebbe disporre di percorsi bilanciati anche sulle risorse disponibili. È importante notare che le
modifiche al percorso preferito devono essere apportate su tutti gli ESX Server che accedono ai
dispositivi VPLEX.
Il percorso preferito può essere impostato utilizzando le utility della riga di comando o il client
dell’infrastruttura VMware. Un esempio viene mostrato nella Figura 19. La Figura 20 illustra invece le
impostazioni del percorso preferito per due datastore, ognuno residente su un dispositivo EMC VPLEX
presentato dalle porte front-end A0-FC00, A1-FC00, B0-FC00 e B1-FC00. Come si può vedere dalla
figura, il percorso preferito per il secondo datastore è stato modificato per utilizzare il secondo HBA.

Figura 19. Impostazione del percorso preferito su VMware ESX Server versione 3

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Figura 20. Dispositivi EMC VPLEX con bilanciamento statico del carico su
ESX Server versione 3

VMware ESX Server versione 4 e NMP
VMware ESX Server versione 4 include funzionalità avanzate di gestione dei percorsi e di bilanciamento
del carico utilizzabili mediante le policy “Fixed”, “Round Robin” e “Most Recently Used”. La policy
predefinita utilizzata dal kernel di ESX per gli array di tipo attivo/attivo è “Fixed”. Tuttavia, per la maggior
parte degli array di tipo attivo/attivo, come gli array EMC Symmetrix, round-robin è la policy più adatta.
Ciò nonostante, le funzionalità avanzate di gestione della cache fornite da EMC VPLEX possono essere
interrotte con l’uso di un semplice algoritmo di bilanciamento del carico fornito dalla policy Round Robin.
Pertanto, per i VMware ESX Server versione 4 connessi a EMC VPLEX, EMC consiglia l’uso della policy
Fixed con bilanciamento statico del carico simile a quello consigliato per ESX Server versione 3. Inoltre,
le modifiche apportate al percorso preferito devono essere eseguite su tutti gli ESX Server che accedono
ai dispositivi VPLEX.
Il percorso preferito su VMware ESX Server versione 4 può essere impostato utilizzando il client vSphere.
Nella Figura 21 viene illustrata la procedura che si può utilizzare per impostare il percorso preferito per
un disco fisico in un ambiente VMware vSphere. La Figura 22 mostra le impostazioni del percorso
preferito per due datastore, ognuno residente su un dispositivo EMC VPLEX presentato da porte
front-end A0-FC00, A1-FC00, B0-FC00 e B1-FC00.

Figura 21. Impostazione del percorso preferito su VMware ESX Server versione 4

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Figura 22. Dispositivi EMC VPLEX con bilanciamento statico del carico su ESX Server
versione 4

VMware ESX Server versione 4 con PowerPath/VE
EMC PowerPath®/VE offre funzionalità di multipathing di PowerPath per ottimizzare gli ambienti virtuali
di VMware vSphere. PowerPath/VE consente di standardizzare la gestione dei percorsi in più ambienti
eterogenei virtuali e fisici. PowerPath/VE consente di automatizzare e ottimizzare l’utilizzo di percorsi,
storage e server in un ambiente virtuale dinamico. Con l’iperconsolidamento, un ambiente virtuale deve
disporre di centinaia o migliaia di macchine virtuali indipendenti in esecuzione, incluse le macchine virtuali
che gestiscono I/O a vari livelli di intensità. Le applicazioni con carichi intensi di I/O possono causare
l’interruzione del flusso di I/O proveniente da altre applicazioni e prima di preoccuparsi della availability
di PowerPath/VE, come discusso nelle sezioni precedenti, è necessario configurare manualmente il
bilanciamento del carico su un sistema host ESX per correggere la situazione. Le operazioni manuali
di bilanciamento del carico, per garantire adeguati tempi di risposta per ogni singola macchina virtuale,
sono onerose in termini di tempo e difficili da portare efficacemente a termine dal punto di vista logistico.
PowerPath/VE funziona con VMware ESX ed ESXi come plug-in di multipathing (MPP) che fornisce
funzionalità avanzate di gestione dei percorsi agli host ESX e ESXi. PowerPath/VE viene supportato solo
con vSphere (ESX Server versione 4). Le precedenti versioni di ESX non dispongono di PSA, richiesti
da PowerPath/VE.
PowerPath/VE si installa come modulo kernel sull’host di vSphere. Come illustrato nella Figura 23,
PowerPath/VE viene collegato al framework in stack di I/O di vSphere I/O e in questo modo fornisce
le funzionalità avanzate di multipathing di PowerPath (bilanciamento dinamico del carico e failover
automatico) alla piattaforma VMware vSphere.

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Figura 23. API di PowerPath/VE vStorage per il plug-in multipathing
Alla base della gestione dei percorsi di PowerPath/VE c’è un software residente su server, che viene
inserito tra il livello del driver dei dispositivi SCSI e il resto del sistema operativo. Questo software del
driver crea un singolo “pseudo-dispositivo” per un determinato volume di array (LUN), indipendentemente
dal numero di percorsi fisici sui quali appare. Lo pseudo-dispositivo o volume logico rappresenta tutti i
percorsi fisici a un determinato dispositivo. Viene quindi utilizzato per la creazione di un file system
VMware o per il mapping raw device (RDM). Le entità possono di conseguenza essere utilizzate per
l’accesso alle applicazioni e al database.
Il valore di PowerPath/VE dipende fondamentalmente dall’architettura di cui è dotato e dalla posizione
nello stack di I/O. PowerPath/VE risiede sull’HBA e consente il supporto eterogeneo di sistemi operativi
e storage array. Grazie all’integrazione con i driver di I/O, tutti i processi di I/O vengono eseguiti tramite
PowerPath, che funge da unico punto di controllo e gestione degli I/O. Poiché PowerPath/VE risiede nel
kernel di ESX, risulta collocato sotto il livello del sistema operativo guest, il livello delle applicazioni, il
livello del database e il livello del file system. La posizione particolare di PowerPath/VE nello stack di I/O
lo rende un punto di controllo e di gestione dell’infrastruttura, fornendo valore aggiunto ai livelli superiori
dello stack.

Funzionalità di PowerPath/VE
PowerPath/VE fornisce le seguenti funzionalità:
•   Bilanciamento dinamico del carico: PowerPath è progettato per utilizzare tutti i percorsi, in qualsiasi
    momento. PowerPath distribuisce le richieste di I/O a una periferica logica su tutti i percorsi
    disponibili, invece che richiedere un unico percorso per sopportare l’intero carico di I/O.
•   Ripristino automatico dei percorsi: la funzione di ripristino automatico riassegna periodicamente le
    periferiche logiche quando vengono ripristinati i percorsi su cui si è verificato un guasto. Una volta
    ripristinati, i percorsi eseguono il ribilanciamento degli I/O su tutti i canali attivi.
•   Assegnazione di priorità ai dispositivi: l’impostazione di alta priorità per un solo o per più dispositivi
    ne migliora le prestazioni di I/O con svantaggio dei dispositivi rimanenti, ma mantenendo il miglior
    bilanciamento del carico possibile su tutti i percorsi. Si tratta di una funzionalità utile soprattutto in
    caso di più macchine virtuali su un host con requisiti di availability e delle prestazioni variabili.

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•   Ottimizzazione automatizzata delle prestazioni: PowerPath/VE identifica automaticamente il tipo
    di storage array e imposta la modalità di massima ottimizzazione delle prestazioni per impostazione
    predefinita. Per VPLEX, la modalità predefinita è Adaptive.
•   Failover dinamico dei percorsi e ripristino dei percorsi: se un percorso riporta un guasto,
    PowerPath/VE ridistribuisce il traffico di I/O di quel percorso su percorsi funzionanti.
    PowerPath/VE interrompe l’invio degli I/O al percorso guasto e verifica che sia disponibile un
    percorso attivo alternativo. In caso di disponibilità, PowerPath/VE esegue il ridirezionamento
    degli I/O su tale percorso. PowerPath/VE è in grado di compensare più guasti nel canale di I/O
    (ad esempio HBA, cavi a fibra ottica, switch Fibre Channel, porta dello storage array).
•   Monitoraggio/generazione report delle statistiche di I/O: oltre a bilanciare il carico di I/O,
    PowerPath/VE elabora le statistiche di tutti i processi di I/O per ogni percorso. L’amministratore
    può visualizzare le statistiche mediante il comando rpowermt.
•   Test automatico dei percorsi: PowerPath/VE esegue periodicamente il test dei percorsi attivi e
    inattivi. Testando tra i percorsi attivi anche quelli che al momento non sono operanti, è possibile
    identificare un percorso guasto prima che un’applicazione invii il flusso di I/O a detto percorso.
    Contrassegnando il percorso come guasto prima che l’applicazione lo rilevi, si riducono timeout e
    ritardi dovuti alla reiterazione dei tentativi. Testando i percorsi identificati come guasti, PowerPath/VE
    ne ripristina automaticamente l’operatività una volta superato il test. Il carico di I/O verrà
    automaticamente bilanciato su tutti i percorsi disponibili.

Gestione di PowerPath/VE
PowerPath/VE utilizza un gruppo di comandi, chiamato rpowermt, per monitorare, gestire e configurare
PowerPath/VE per vSphere. Sintassi, argomenti e opzioni sono molto simili ai comandi powermt
tradizionali utilizzati su tutte le altre piattaforme per sistemi operativi che supportano la funzionalità
di multipathing di PowerPath. Esiste però una differenza notevole, in quanto rpowermt è uno strumento
di gestione remota.
Non tutte le installazioni di vSphere dispongono di un’interfaccia della console di servizi. Per gestire un
host ESXi i clienti possono utilizzare vCenter Server o vCLI (ovvero gli strumenti remoti di VMware)
su un server remoto. PowerPath/VE per vSphere utilizza l’utility della riga di comando rpowermt sia
per ESX che per ESXi. PowerPath/VE per vSphere non può essere gestito sull’host di ESX. Non esiste
un’interfaccia utente locale o remota per PowerPath su ESX. Gli amministratori devono designare un
sistema operativo guest o una macchina fisica per gestire uno o più host ESX. L’utility rpowermt viene
supportata da Windows 2003 (a 32 bit) e da Red Hat 5 Update 2 (a 64-bit).
Quando il server host di vSphere è connesso ad EMC VPLEX, il modulo del kernel di PowerPath/VE in
esecuzione sull’host di Sphere associa tutti i percorsi a ciascun dispositivo presentato dall’array e assegna
il nome di uno pseudo-dispositivo (come discusso in precedenza). Un esempio è illustrato nella Figura 24,
che mostra l’output di rpowermt display host=x.x.x.x dev=emcpower11. È importante notare che
nell’output il dispositivo è dotato di quattro percorsi e viene visualizzata la modalità di ottimizzazione
predefinita per i dispositivi VPLEX: ADaptive. Tuttavia, in base a quanto discusso nella sezione
precedente, il sistema di gestione avanzata e di coerenza della cache utilizzato da EMC VPLEX non viene
sfruttato appieno quando si applica la policy Adaptive. Pertanto, EMC consiglia di modificare la policy di
gestione dei percorsi di PowerPath per tutti i dispositivi VPLEX da ADaptive a StreamIO (si). In futuro,
gli algoritmi di PowerPath consentiranno l’assegnazione automatica della policy appropriata per i
dispositivi EMC VPLEX rilevati.

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Figura 24. Output del comando rpowermt display su un dispositivo VPLEX
La policy di gestione dei percorsi per i dispositivi VPLEX può essere modificata in StreamIO utilizzando
il comando rpowermt. La Figura 25 illustra il comando che consente d apportare la modifica. La figura
mostra anche la nuova policy applicata al dispositivo emcpower11 illustrato nella Figura 24.

Figura 25. Modifica della policy di gestione dei percorsi di PowerPath/VE per i
dispositivi VPLEX
Il comando illustrato nella Figura 25 utilizza la definizione delle classi per i dispositivi VPLEX (Invista®)
al fine di modificare la policy. Nel raro caso un cui la piattaforma di virtualizzazione VMware sia
presentata sia a Invista che ai dispositivi VPLEX, la modifica alla policy di gestione dei percorsi deve
essere eseguita dispositivo per dispositivo. Per ulteriori informazioni sull’esecuzione dell’operazione,
sui comandi rpowermt e sull’output, consultare la PowerPath/VE for VMware vSphere Installation
and Administration Guide disponibile su Powerlink®.
È importante precisare che, con un maggior numero di motori VPLEX disponibili in un cluster, la
connettività può essere scalata in base alle esigenze. PowerPath/VE supporta fino a 32 percorsi per
dispositivo. Attenersi alle metodologie consigliate per la connettività garantisce l’utilizzo di tutti i
director front-end e di tutti i processori, assicurando il massimo delle prestazioni e il bilanciamento
del carico per gli host di vSphere connessi a EMC VPLEX in associazione a PowerPath/VE.

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Migrazione di ambienti VMware esistenti in
ambienti VPLEX
Le implementazioni esistenti delle piattaforme di virtualizzazione VMware possono essere migrate in
ambienti VPLEX in diverse modalità. Il metodo più semplice per la migrazione a un ambiente VPLEX
consiste nell’utilizzo di vMotion. Tuttavia, questa tecnica è applicabile solo se lo storage array dispone di
spazio libero sufficiente per ospitare il datastore di maggiori dimensioni dell’ambiente VMware. Inoltre,
l’utilizzo di vMotion può risultare lungo e complesso se è necessario convertire centinaia di macchine
virtuali o di terabyte, se nelle macchine virtuali sono presenti snapshot oppure se la piattaforma di
virtualizzazione è costituita da ESX Server 3.0 o versioni precedenti. Per questi scenari può essere utile
sfruttare le funzionalità di EMC VPLEX per incapsulare i dispositivi esistenti. Tuttavia, questa metodologia
non preserva dalle interruzioni, bensì richiede la pianificazione dei tempi di inattività per la piattaforma di
virtualizzazione VMware.

Migrazioni senza interruzioni con Storage vMotion
La Figura 26 mostra i datastore disponibili su VMware ESX Server versione 3.5 gestito da un server
vSphere vCenter. La visualizzazione è disponibile utilizzando il plug-in sul lato client di EMC Virtual
Storage Integrator, che estende le informazioni relative allo storage visualizzate mediante il client vSphere.
Ulteriori informazioni su EMC Virtual Storage Integrator sono reperibili nella documentazione citata
nella sezione “Bibliografia”.
La Figura 26 mostra che la macchina virtuale “W2K8 VM1 (VI3)” risiede sul datastore DataStore_1 nel
dispositivo 4EC di un array Symmetrix VMAX™. L’inserto nella figura mostra la versione del kernel di
ESX (3.5 build 153875) per il server 10.243.168.160.

Figura 26. Dettagli dello storage device EMC visualizzato con EMC Storage Viewer
La Figura 27 mostra i dispositivi visibili su ESX Server. Come si può vedere, esistono due dispositivi
identificati come “Invista”, ma per i quali non vengono indicati maggiori dettagli. Questo avviene poiché
EMC Virtual Storage Integrator non può in questa fase identificare più chiaramente i dispositivi visibili da
EMC VPLEX. La figura mostra inoltre il numero NAA per i dispositivi. Come menzionato in precedenza,
FC OUI, 00:01:44, corrisponde ai dispositivi EMC VPLEX. Dalla figura si evince quindi che VMware
ESX Server viene presentato con dispositivi sia dagli array EMC Symmetrix VMAX che da EMC VPLEX.

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Figura 27. Visualizzazione dei dispositivi EMC VPLEX presentati a un cluster di VMware
ESX Server
La migrazione dei dati dagli array di Symmetrix VMAX allo storage presentato da VPLEX può essere
eseguita utilizzando Storage vMotion, una volta creati di datastore appropriati sui dispositivi visibili
da VPLEX.

La Figura 28 mostra le fasi necessarie per avviare la migrazione di una macchina virtuale da
Datastore_1 al datastore di destinazione Target_1, che risiede su un dispositivo VPLEX. È importante
sottolineare che, anche se per mostrare la procedura di migrazione è stato utilizzato ESX Server
versione 3.5, lo stesso processo è applicabile in caso di ESX Server che eseguono la versione 4.0 o versioni
successive. Inoltre, la procedura di migrazione guidata mostrata nella Figura 28 è disponibile solo se si
utilizza vCenter Server versione 4.0 o successive. La funzionalità Storage vMotion è disponibile mediante
l’utility della riga di comando per vCenter Server versione 2.5. Una trattazione dettagliata di Storage
vMotion esula dagli scopi di questo white paper. Ulteriori informazioni su Storage vMotion sono
reperibili nella documentazione relativa a VMware, elencata nella sezione “Bibliografia”.

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Figura 28. Utilizzo di Storage vMotion per la migrazione delle macchine virtuali su
dispositivi VPLEX

Migrazione con l’incapsulamento dei dispositivi esistenti
Come già detto, anche se consente la migrazione senza interruzioni da un’implementazione esistente
di VMware a EMC VPLEX, Storage vMotion non sempre è uno strumento adeguato. In questi casi,
è possibile sfruttare le funzionalità di incapsulamento di EMC VPLEX. La procedura richiede la
sospensione delle attività; è però possibile ridurre al minimo l’interruzione mediante pianificazione
ed esecuzione appropriate.
Per procedere all’incapsulamento e alla migrazione di un’implementazione VMware esistente, è necessario
attenersi alla procedura che segue.
   1.   Eseguire lo zoning delle porte back-end di EMC VPLEX sulle porte front-end dello storage array
        che fornisce correntemente le risorse di storage.
   2.   La fase successiva prevede la modifica del masking delle LUN sullo storage array, in modo
        da consentire l’accesso di EMC VPLEX ai dispositivi che ospitano i datastore di VMware.
        Nell’esempio utilizzato nella sezione precedente, i dispositivi 4EC (per Datastore_1) e 4F0
        (per Datastore_2) sono stato sottoposti a masking per EMC VPLEX.
        La Figura 29 mostra i dispositivi che sono visibili a EMC VPLEX dopo aver apportato le modifiche
        al masking e dopo avere eseguito una nuova scansione dello storage array su EMC VPLEX.
        La figura mostra anche l’output del comando SYMCLI dei dispositivi Symmetrix VMAX e dei
        corrispondenti WWN. Facendo un rapido confronto si può vedere che EMC VPLEX ha accesso
        ai dispositivi su cui si trovano i datastore di cui si deve eseguire l’incapsulamento.

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Figura 29. Discovery dei dispositivi da incapsulare su EMC VPLEX
   3.   Una volta che i dispositivi sono visibili a EMC VPLEX, è necessario inoltrarne richiesta, Figura 30.
        Il flag “-appc” garantisce durante il processo di richiesta che il contenuto del dispositivo richiesto
        venga preservato e che il dispositivo venga incapsulato per ulteriori utilizzi all’interno di
        EMC VPLEX.

Figura 30. Incapsulamento dei dispositivi in EMC VPLEX con la conservazione dei
dati esistenti
   4.   Dopo avere fatto richiesta dei dispositivi, deve essere creata una singola estensione che
        comprenda l’intero disco. La Figura 31 mostra questa fase per i due datastore da sottoporre
        a incapsulamento nell’esempio.

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Figura 31. Creazione di estensioni su volumi di storage incapsulati richiesti da VPLEX
   5.   È necessario creare un dispositivo VPLEX (dispositivo locale) con un solo membro RAID 1,
        utilizzando l’estensione creata nella fase precedente. L’operazione viene mostrata nella Figura 32
        per i due datastore, Datastore_1 e Datastore_2, che risiedono sul dispositivo 4EC e 4F0. Questa fase
        della procedura deve essere ripetuta per tutti i dispositivi degli storage array che devono essere
        incapsulati e presentati all’ambiente VMware.

Figura 32. Creazione di un dispositivo protetto VPLEX RAID 1 su dispositivi
VMAX incapsulati
   6.   È necessario creare un volume virtuale su ciascun dispositivo VPLEX creato nella fase precedente.
        Nella Figura 33 viene mostrata l’operazione per i datastore di VMware Datastore_1 e Datastore_2.

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