Sport e dintorni - Oratorio Santa Cecilia

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Sport e dintorni - Oratorio Santa Cecilia
N.5                                                                                          31 MAGGIO 2020

                             Sport e dintorni
                        News dall’Associazione Sportiva Santa Cecilia

Editoriale: una scommessa ancora da vincere
Terza Categoria, l'Olimpo per chi vuole giocare come le stelle del grande calcio, ma senza la pressione e la
"parte brutta" che quel mondo si porta dietro. E finalmente nella stagione 2019/2020 anche noi come
Oratorio Santa Cecilia vi abbiamo preso parte. Una rosa di ventinove ragazzi, dai 18 a oltre i 40 anni di età,
ventinove ragazzi accomunati dalla voglia di giocare, divertendosi.
Dovevamo essere la Cenerentola del girone, gli ultimi arrivati e quindi i destinati a essere ultimi anche in
classifica. Squadre blasonate come Aldini, Atletico Milano, Villapizzone, che ormai da molti anni militano in
questa categoria, ci guardavano dall'alto verso il basso. E invece, con la media di un punto a partita, i nostri
ragazzi, grazie alla saggia guida dei due mister, hanno saputo raccogliere cinque entusiasmanti vittorie e
due pareggi in 17 partite prima che scoppiasse la pandemia.
Per il prossimo anno il progetto continua: è un investimento importante per una associazione come la
nostra, anche in termini economici, ma i nostri ragazzi se lo meritano e siamo certi che l'impegno che hanno
dimostrato, lo vorranno dimostrare
ancora di più, sia dentro che fuori il
campo di gioco. Infatti molti di loro
si sono fatti coinvolgere in altre
attività associative come il Campus
estivo dedicato ai più piccoli, alcuni
svolgono il doppio ruolo e allenano i
bambini, e poi c'è la vita dell'oratorio
a cui non hanno mai rinunciato come
presenza viva.
Per questi motivi e molti altri
abbiamo quindi deciso di dedicare
loro questo numero di Sport e
dintorni.
Che bello vederli giocare, così fieri e
baldanzosi, ve lo giuriamo e se non
ci credete, alla prima occasione,
venite e vedrete.

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               Uno Spartano a Santa Cecilia
                       Intervista a Mister Massimiliano Melli
E’ iniziata la Fase 2 e finalmente si può uscire, andare al bar.
Devo intervistare Massimiliano Melli, alias Mister Max della
nostra Terza Categoria, e ci diamo appuntamento in un
luminoso bar di Cornaredo. E’ una calda giornata di metà
maggio, sono in ritardo e quando arrivo, vedo Max seduto
con un boccale di birra in mano. Un secondo boccale è sul
tavolino che mi aspetta. Il sorriso sotto i baffi bianchi di birra
e gli occhi che brillano sono una sua peculiarità. Max ha il
pizzetto curato, i capelli curati, veste una divisa della
Juventus, come della Juventus è il tatuaggio
sull’avanbraccio. Cominciamo a chiacchierare.

INT (intervistatore): ciao Max, ti trovo bene. Innanzitutto
come stai? e come stai vivendo questo periodo così
imprevisto e imprevedibile? Quali emozioni, pensieri,
domande ed eventuali risposte ti sei dato?

MAX: Sto bene. Come tutti ho cercato di accettare questa
situazione, questo lockdown, seguendo le regole che il governo ha dato per cercare di contenere questo
Virus. Sono stato anche in isolamento per più di 20 giorni, con il dubbio di aver contratto il COVID-19.
Durante la quarantena ho cercato di pensare sempre positivo, sono stato lontano da tutti per evitare di
essere fonte di contagio. La tecnologia mi ha aiutato a rimanere in contatto con il mondi esterno. E’ stata
dura, ma sono uno che non molla facilmente e ho troppa voglia di vivere e ancora tanto da fare per farmi
“abbattere” da un nemico invisibile. Credo che il modo migliore per affrontare questi momenti sia cercare
di trovare sempre un lato positivo nelle cose che ti capitano, fare affidamento su affetti e amici.

INT: vogliamo conoscere il Max uomo prima che allenatore e sportivo. Raccontati.

MAX: Il Max uomo? Una persona normale. Sono stato educato da una famiglia semplice e ho provato in
questi anni a trasmettere i miei valori ai miei figli. Cerco di migliorarmi ogni volta che posso, prendere
spunto dalle persone con cui vivo giornalmente, lavoro, vivendo esperienze sia negative che positive.
 Nessuno mi ha mai regalato nulla, sono abituato a guadagnarmi le cose. Il Max uomo è uno a cui piace
godersi la vita quotidiana, non mi lamento di quello che ho. [e fa un lungo sorso alla sua birra ghiacciata]

INT: sappiamo che sei un appassionato di Spartan Race, quali sono le motivazioni che ti permettono di
non mollare mai?

MAX: Le Spartan Race…..pensarci ora un po’ mi intristisce. Questo Covid non mi ha permesso di fare le
gare che avevo programmato e forse per quest’anno non potrò confrontarmi con gli altri spartani nel
mondo. Godermi qualche birra in compagnia, visitare qualche posto nuovo. Ho approcciato questo
“disciplina” per gioco, per stare con i miei amici, con il tempo è diventata un po’ una “droga” , come il
calcio. Fare una Spartan Race è una sfida anche mentale, non soltanto di allenamento fisico. Non è una gara
sugli altri, o almeno non lo è per me, a 46 anni la gara è su me stesso, sul riuscire a superare gli ostacoli che
magari la volta prima non ero riuscito a fare, nel provare a migliorare il mio tempo, nel provare a superare
qualche mia paura …ma alla fine di tutto, quando arrivi al traguardo, quando vedi il fuoco da saltare lì hai
raggiunto sempre e comunque il tuo obiettivo, sei arrivato alla fine, insieme a tutti i tuoi compagni di gara.

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Il non mollare mai è nel DNA di una Spartan Race, nasce dall’idea di “emulare” i 300 spartani nella battaglia
delle Termopili, un alleanza di soli 300 soldati che non volevano cedere contro l’ immenso impero persiano.
Nemmeno questo lunga quarantena ha fatto “mollare” noi spartani : ci siamo alleanti in casa, siamo rimasti
gruppo e abbiamo gareggiate virtualmente con le piattaforme a nostra disposizione nelle competizioni che
sono state organizzate

INT: quest'anno hai accettato una grande sfida: allenare in Santa Cecilia ragazzi che per la maggior
parte non avevano mai giocato a 11. Fai un bilancino (avendo disputato poco più di metà campionato)
di come è andata!

MAX: Partiamo dal fatto che in questo momento c’è un grosso rammarico nel non poter finire la stagione.
Ho accettato questa avventura consapevole delle difficolta che avrei potuto incontrare, ma le chiacchierate
pre stagione con il presidente Lucio , con Sergio Fortini mi hanno fatto subito accettare la sfida. L’impatto
con i ragazzi è stato subito ottimo. Credo la prima vittoria sia stata “stupenda”, anche la prima sconfitta di
campionato è stata importante, ma quello che ricordo con maggior orgoglio e reputo fondamentale è stata
                                                 la cena di Natale; non mancava nessuno, dirigenti, mister,
                                                 tutta la squadra, dal primo all’ultimo giocatore. Il fatto di
                                                 essere riusciti, tutti insieme, al di là dei risultati altalenanti,
                                                 ad aver creato un gruppo dove tutti si sono comunque
                                                 sentiti parte integrante della squadra è stata la vittoria più
                                                 importante. Tutto questo fa pensare al futuro, avendo
                                                 creato una formazione con delle solide fondamenta, in cui
                                                 è chiaro che non c’è solo l’io, ma il noi . Il mio bilancio
                                                 personale pertanto è buono, potevamo fare di più ? Forse
                                                 sì. Ma potevamo fare anche meno, perché le sconfitte
                                                 potevano minare il gruppo, invece così non è stato. Io alla
                                                 squadra do un 7,5 e al mister un 6+ di incoraggiamento [in
                                                 pagella ho sempre dato 10 al nostro Mister, giuro].

INT: ritengo che tu abbia portato grande professionalità, serietà e capacità di coesione nel gruppo: a
chi ti ispiri come allenatore e perchè?

MAX: A questa domanda ti rispondo con due nomi. Il primo è Jürgen Klopp, ma non il vincitore della
Champions League con il liverpool, sarebbe troppo facile. Io penso a quello del Borussia Dortmund, li ho
iniziato ad apprezzare questo allenatore, un “personaggio”, un mister con carisma incredibile, che tira fuori
il meglio da ogni giocatore, che applica al calcio un gioco semplice ed efficace. Il secondo è Massimiliano
Allegri, sembra scontato perché è stato il mister più vincete della storia degli ultimi anni, ma la motivazione
è data dal suo libro che ho avuto modo di leggere qualche anno fa, le 32 regole dal calcio. Ne cito solo
alcune perché sono diventate per me un dogma da portare sempre in campo e nello spogliatoi :

3 - "La semplicità è la cosa più difficile. Più scendi di categoria, meno i giocatori passano la palla, perché
vogliono dimostrare quanto sono bravi"
4 - "Voglio giocatori pensanti e non polli d'allevamento"
16 - "La vita e il calcio sono simili: è tutta una questione di equilibrio"
14 - "Essere autorevoli, non autoritari"
11 - "Se vuoi innalzare i picchi di prestazione, usa il cazzeggio creativo"
22 - "Il bravo mister è colui che porta soluzioni, non problemi"
23 - "La squadra diventa responsabile quando sa accendere e spegnere l'interruttore"

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INT: in con te siede sempre il fido Mister Beppe. Che rapporto hai con lui? Che valore è per te avere
una persona così al tuo fianco?

MAX: Mister Beppe è l’altra metà della medaglia: con lui mi sento completo. Mi confronto con Mister
Beppe sempre, prima e dopo le partite: io sono uno che le vive e non smette di pensare anche se la gara è
finita da un pezzo. Lui mi obbliga a staccare la spina dal “calcio “con il triplice fischio dell’arbitro: la partita
è finita e da quel momento bisogno pensare alle prossime sfide. Beppe per me è come un fratello, è stato il
mio mister quando ero giovane, ora è il mio amico e compagno di avventura nelle squadre che alleno.
Sembra uno burbero, ma è buono come il pane, per i ragazzi da sempre tutto quello che ha sul campo e
fuori. Se non ci fosse, forse avrei smesso di allenare già da
qualche anno.

INT: progetti per il futuro? Valgono solo le buone notizie.

MAX: Vedere tornare i ragazzi del Santa Cecilia a calcare un
campo da calcio come prima del COVID. Vedermi su un
campo da calcio con i miei giocatori come prima del COVID.

INT: in vista del (speriamo) ritorno sul campo a settembre,
che messaggio lasci per tutta Santa Cecilia, dai più grandi
ai più piccini?

MAX: Che non sarà un COVID qualunque a togliere il sorriso ad un ragazzo quando può fare sport, qualsiasi
esso sia. Coltivare passione e sogni sportivi servono ad alimentare positività e voglia di vivere. Quello che in
questa stagione ho potuto vedere nella comunità del Santa Cecilia è la parte migliore dello sport, spero che
sia sempre così e che questa situazione transitoria è solo una pausa per poter poi riprendere a fare quello
che ci piace di più: giocare e divertirci.
[e ora tocca a me offrire il secondo giro di birra!]
Intervista a cura di Luca Pierotti

                   GIUSEPPE ... UNA VITA A MASSIMO (MELLI)
Giuseppe Barbieri, alias Mister Beppe, è stato concepito su un campo di calcio.
Prima ancora di camminare, calcia il pallone dalla culla. In tenera età entra nel
settore giovanile della Virtus Cornaredo e cavalca tutte le categorie sino alla
Seconda Categoria. Basso di statura, un pò tarchiatello, partecipa al gioco della
squadra, torna sempre in aiuto dei compagni, cerca di essere un po’ dovunque, la
gioca sempre di prima. Dopo 5 anni in Seconda, arriva la Prima Categoria con la
Cornaredese e per 2 anni si mette al servizio della nuova squadra. Ma il richiamo
del passato è troppo forte e decide di tornare alla Virtus. E poi altre esperienze
esaltanti con la Pregnanese Lucernatese e Antares, dove debutta anche da centrale
tutta grinta. Come tutte le favole, prima o poi finisce e per Beppe finisce troppo
presto, a soli 28 anni, un brutto infortunio al ginocchio interrompe bruscamente la
splendida carriera. Senza rimpianti e nostalgia, decide che è arrivato il tempo di
diventare Mister Beppe. Allena la sua prima squadra in terza Categoria. E qui
conosce un certo Max (Massimiliano Melli) con cui condivide la passione per il calcio
e la Juventus. Allenano insieme al Vighignolo, alla Biglia, al Baggio Secondo, alla Travaglia con alti e bassi, si vince e si
perde ma loro sono sempre insieme fino ad accettare la grande sfida alla guida del Santa Cecilia. Ma questa è una
storia ancora da scrivere.

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                     Un’avventura solo rimandata
      Mi presento !
      Mi chiamo Simone Amoruso, tra qualche giorno compirò 22 anni e per chi non mi conoscesse
      sono un ragazzo del quartiere che gioca fin dal primo giorno di fondazione alla “Santa” come
      mi piace soprannominarla.
      Qui sono “ calcisticamente”           nato ma soprattutto
      cresciuto moltissimo sotto l’aspetto umano grazie a
      figure che hanno messo il loro tempo a disposizione di
      noi giovani ragazzi. Ne cito 3 in particolare che
      personalmente mi hanno insegnato tanto e sono Sergio
      Fortini, Mauro Zupi e Lucio Rivera.
      Oggi però sono qui per parlarvi di un mio grande
      desiderio che custodivo da anni e che proprio tramite il
      Csi avrebbe trovato il modo di realizzarsi. Quest’anno
      infatti avevo scelto di passare il mese di vacanza a Luglio
      in “ missione” in Camerun come volontario nei villaggi e
      nelle carceri del paese.
      L’attività svolta da noi volontari sarebbe stata quella che
      ancora oggi preferisco fare ossia GIOCARE.
      Si, perché non c’è veicolo migliore di un gioco per
      portare un momento di felicità e spensieratezza in luoghi
      dove i bambini non hanno tutte le possibilità di svago e
      divertimento di cui possiamo usufruire noi.
      Per quanto il pensiero precedente faccia pensare il
      contrario, sono fortemente convinto però che da un’esperienza del genere avrei alla fine più
      ricevuto che donato; mi sarei aperto ad un mondo nuovo che mi avrebbe sicuramente portato
      a vivere esperienze forti.
      Tutto questo inevitabilmente avrebbe arricchito la mia persona e probabilmente mi avrebbero
      permesso anche di maturare sotto alcuni punti di vista.
      Il Covid ha per forza di cose rimandato tutto, e ammetto che inizialmente la delusione è stata
      tanta. Nonostante ciò non perdo il desiderio e la voglia che mi
      aveva spinto a rinunciare alle solite vacanze con gli amici per sperimentare un qualcosa di
      nuovo. Non perdo la speranza e quando tornerà la possibilità sarò pronto a dire nuovamente
      “Si, partiamo” sperando magari che dopo questo mio messaggio non sarò più l’unico della
      “Santa” a cogliere questa opportunità.

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                                    I NOSTRI RAGAZZI
  (Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale)

Amoruso Simone: il grande incompiuto. Ci aspettavamo tanto da questo ragazzo longilineo, il piede è di
quelli buoni, il fiuto del goal intatto, ma nel campo così grande tende a perdersi in tutti i sensi, anche la via
per il gol. Lo aspettiamo fiduciosi.
Ayoub Loulida: il più giovane della squadra, vero nome Mario Rossi, esotico fuori e dentro il campo.
Baricentro basso, tanta corsa, coordinazione e buona tecnica. Un giocatore di prospettiva…delle migliori.
Bellinzona Cristian: il giocatore di cristallo. Di cristallina tecnica quando tocca il pallone e di cristallino fisico
perché troppo spesso infortunato. Verranno tempi migliori.
Benzi Alessandro: entrato in squadra a campionato iniziato in punta di piedi, a poco a poco si è ritagliato
un ruolo importante in mezzo al campo. Pulito nelle giocate, ordinato nella posizione che tiene impeccabile.
Un ottimo innesto.
Brambilla Marco: arruffone e arrembante. Ha faticato molto a trovare una condizione fisica mai veramente
raggiunta. Colpo proibito: il salto della foca che usa per fermare i giocatori avversari. Generoso.
Carboni Stefano: capitano di inizio campionato soprannominato Tiger King. Con i suoi ruggiti comanda la
difesa e incita i compagni. Le sue sfuriate sono epiche e molto utili in allenamento, in partita un po’ meno.
Speriamo che con il nuovo anno ruggisca un po’ meno a sproposito. Antidoto: camomilla al posto del thè.
Cardetta Pietro: una bella sorpresa per chi non lo conosceva ancora. Principe della fascia sinistra, non
fatica neanche in una difesa a tre. Corsa fluida, testa
alta e gran sinistro. Quest’anno è di prova, il
prossimo per “spaccare”.
Casonato Edoardo: il nostro piccolo motorino,
pochi cavalli ma tanta cilindrata. Non molla mai
l’avversario e recupera una montagna di palloni,
quello che oggi si chiamerebbe un
«tuttocampista», molta intelligenza, non troppa
corsa, qualche scatto per prendere alle spalle
l’avversario. Infaticabile.
Castelli Andrea: adorabile guascone, si presenta
agli allenamenti in scarpini da calcio, calzoncini e
cappottino stile dandy color cammello. E che
problema c’è? Spiazzante la leggerezza con cui
entra in campo, non conosce le parole ansia e
paura. Trasmette sempre sicurezza a tutto il reparto
difensivo. Insostituibile.
De Rosa Lorenzo: attaccante moderno, “Creo-spazio-attacco-lo-spazio”. Per De Rosa lo spazio diventa una
ricerca continua che si esaurisce per qualche attimo soltanto quando il pallone finisce in rete e che nel pre e
nel post modella le posizioni in campo dei singoli interpreti, ridefinendone i limiti territoriali e rendendoli
protagonisti di una fluidità senza fine. In sintesi un ottimo materiale tecnico, dotato dei migliori strumenti
per eccellere. Se solo facesse un decimo di quello che gli chiede il suo mister…
Di Fante Luca: arrivato nelle ultimissime partite, ha dimostrato da subito di essere un ottimo elemento,
dinamico sia atleticamente che mentalmente, caratteristica dei vincenti.
Dolce Diego: perseveranza. Non molla mai. Ci ha creduto fin dal primo giorno e lo ha dimostrato in
allenamento e quando ha avuto occasione di giocare. Diego è vero uomo spogliatoio, sacrificio il suo
secondo nome.

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Guerrisi Alessandro: colonna portante della difesa. Un piacere per gli occhi vedere come cancella gli
attaccanti avversari quando si incolla loro. Entra nell’azione, la legge, prende l’iniziativa e la risolve. Un
esempio perfetto di giocatore straordinariamente dinamico: non veloce e guizzante, ma sa affrontare e
gestire tutti i compiti che lo riguardano (ripiegare, interdire, impostare e anche inserirsi in attacco) con
efficienza mentale e tempi di gioco straordinari.
Lasku Flavio: fantastico trenino sulla fascia. Mezzala ordinata e sempre pronto a rubar palla agli avversari.
Instancabile.
Lasku Klaudio: penalizzato da un brutto infortunio alla caviglia, ha dimostrato di essere un ottimo
centrocampista offensivo. Mitici gli inserimenti su palla ferma. Speriamo che questo periodo di inattività ci
restituisca il Klaudio di inizio stagione.
Lerose Davide: portierone salvatutto. Ha avuto le sue occasioni, dimostrando una ottima tecnica e
prestanza fisica. Sono da migliorare i rinvii da fondo campo ma è reattivo e capace di salvataggi impossibili.
Lopreiato Domenico: non (ancora) pervenuto. Arrivato
purtroppo troppo tardi per vederlo in campo, ma ha già
dimostrato interessanti numeri in allenamento. Lo
aspettiamo.
Manalo Bruce: un’ala che punta l’uomo, ma è intelligente
e capisce che non basta. Così partecipa, torna, cerca di
essere ovunque sulla sua fascia. Anche quando parte da
terzino sa essere devastante. Capacità di affrontare con
spirito di iniziativa, presenza, intelligenza e forza mentale le
diverse e complesse situazioni di gioco che si verificano in
partita. E poi se ne fa di gol…
Marinho Leonardo: il secondo non (ancora) pervenuto. Ma
lo conosciamo bene e lo aspettiamo fiduciosi.
Marquez Kurt: Dante? Carducci? Pasolini? Lui è il Poeta.
Veloce nel breve, con o senza palla, agile nei movimenti, soprattutto quando affronta l’avversario, forza
esplosiva con cambio di passo repentino. Quando ha palla al piede scrive poesie, con leggerezza e rende
tutto facile. Non vediamo l’ora di rigustarcelo in campo.
Montero Giacomo: troppo basso il minutaggio in partita per dare un giudizio su questo generoso ragazzo
che in allenamento ha sempre dato tutto. Avrà tempo di dimostrare il suo valore anche in campo.
Montrasi Mattia: è lui Mister Spettacolo per come tratta il pallone, finta, scatta e non te la fa mai vedere.
Mancano all’appello un po’ di gol che siamo certi arriveranno l’anno prossimo. Fisic du rol.
Pipitone Andrea: brevilineo portierone, fermato da qualche acciacco, ha dimostrato numeri da alta scuola.
Ha compiuto epici salvataggi volando come un moderno Icaro tra i pali della porta. Mitologico.
Puxeddu Giuseppe: il nostro Magic Box dalla battuta facile. Vero uomo spogliatoio. Centrocampista
metodista che, nonostante l’età, mette cuore e polmoni al servizio della squadra. Immancabile.
Rivera Simone: eroe per un giorno, corre e si impegna sempre. Segna gol impossibili e gliene siamo
estremamente grati. Emozionante.
Ronchegalli Simone: ha giocato poco ma quando è stato chiamato, ha risposto alla grande. Attento e
pulito negli interventi, ha seguito con diligenza i compiti affidatigli. Ineccepibile.
Scardina Giulio: Lost in transition. Parte prima punta ma pare un talento sprecato. Viene quindi arretrato
davanti alla difesa dove può toccare molti più palloni e dare sfogo alla sua eclettica fantasia. Il talento non è
in discussione, ma non è convinto del ruolo che la realtà ha dimostrato essere il suo. Con tanto lavoro e un
pizzico di orgoglio, i risultati possono essere più che esaltanti. Talentuoso.
Simone Luca: attaccante dal grande cuore. Un guerriero che non si risparmia. Gioca poco e speriamo di
averlo a disposizione più spesso.
Stendardi Nicolò: passo corto e veloce, corsa dinoccolata che spiazza gli avversari, sinistro arcigno al
fulmicotone. Anche lui un po’ deficitario nella forma fisica che speriamo sia migliore per il prossimo anno.

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