RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - giovedì 5 settembre 2019

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – giovedì 5 settembre 2019

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

NELLA RASSEGNA DI OGGI NON SONO PRESENTI ARTICOLI DEL GAZZETTINO

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
Un ministro della regione dopo 18 anni, ma il Friuli resta ancora a bocca asciutta (M. Veneto)
Pure la riforma degli enti locali "unisce" ora dem e grillini (Piccolo)
Trieste Airport, non decolla il volo "turistico" da Colonia (Piccolo)
CRONACHE LOCALI (pag. 5)
«Stanco di attacchi continui e clima ostile». Il cavalier Arvedi dà il suo addio alla città (Piccolo Ts, 2 art.)
Licenziamenti all'Ics, un piano per ricollocare gli operatori in bilico (Piccolo Trieste)
"Mister Ater" se ne va lasciando in dote 202 nuovi alloggi. «Ma c'è tanto da fare» (Piccolo Trieste)
Uffici svuotati da "quota cento", 36 posti da coprire in Municipio (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
Ospedale, lunghe liste d'attesa. Pazienti in fuga verso il Veneto (M. Veneto Pordenone)
Tre classi della primaria destinate al Carniello. «Soluzione inadeguata» (M. Veneto Pordenone)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA

Un ministro della regione dopo 18 anni, ma il Friuli resta ancora a bocca asciutta (M. Veneto)
Mattia Pertoldi - Dopo 18 anni dal dicastero targato Willer Bordon, la regione torna ad avere un proprio
esponente nelle vesti di ministro - il grillino triestino Stefano Patuanelli -, ma il Friuli resta ancora una volta
a bocca asciutta, cioè privo di esponenti di primo piano nell'esecutivo. E a questo punto sono esattamente
30 anni che un udinese non trova spazio al Governo, visto che l'ultimo ministro friulano della storia
risponde sempre al nome di Giorgio Santuz, al vertice dei Trasporti con Ciriaco De Mita fino al luglio 1989.
Patuanelli, 45 anni, è il nuovo ministro dello Sviluppo Economico ed eredita il dicastero - fino a qualche
settimana fa accorpato a quello del Lavoro - dalle mani del suo leader politico Luigi Di Maio. Sì perché il
triestino Patuanelli ha iniziato il suo attivismo nel M5s già nel 2005 con i primi gruppi "Amici di Beppe
Grillo". Eletto in Consiglio comunale a Trieste nel 2011 è stato, fino al 2016, capogruppo pentastellato in
piazza Unità. Dopo aver deciso di non ricandidarsi, quindi, ha puntato tutto sul Senato. E a palazzo Madama
è entrato, il 4 marzo dello scorso anno, da capolista in quota proporzionale del Friuli Venezia Giulia.
Diventato capogruppo, in questi giorni è stato al centro delle trattative per la formazione del nuovo
Governo giallorosso. Fino a una manciata di ore prima della salita di Giuseppe Conte al Quirinale, inoltre,
sembrava che dovesse ottenere il ministero delle Infrastrutture, al posto del suo compagno di partito
Danilo Toninelli, ma alla fine la scelta è caduta sullo Sviluppo Economico.
Niente da fare, invece, per gli altri esponenti regionali che sembravano in corsa per un posto da ministro e
che, adesso, si "aggrappano" ai possibili ruoli di sottogoverno - leggasi quelli da viceministri o sottosegretari
- che verranno decisi nelle prossime settimane. Ci crede, anche per una questione di genere, l'ex
governatrice Debora Serracchiani che era data come "papabile" alla Famiglia, ma che invece è rimasta fuori
dal Governo. Stesso destino e medesime, possibili, ambizioni, quindi, per Tommaso Cerno che sperava nella
Cultura oppure nelle Pari Opportunità, mentre sembra essere stata "bruciata" nel finale la corsa di Ettore
Rosato. Il padre della legge elettorale, infatti, era dato, se non in pole position, quantomeno nelle prime fila
per quanto riguardava i renziani anche se, alla fine, per la corrente dell'ex rottamatore sono stati indicati
Lorenzo Guerini e la new entry Elena Bonetti con Rosato che, quindi, resterà vicepresidente della Camera
visto che difficilmente accetterebbe un ruolo di Governo secondario. Resta da valutare, infine, una possibile
promozione a Roma anche del consigliere regionale Francesco Russo - vicinissimo al segretario dem Nicola
Zingaretti - così come un'eventuale conferma del grillino Vincenzo Zoccano.
Il nuovo Governo non piace - per utilizzare un eufemismo - a Lega e Fratelli d'Italia. Massimiliano Fedriga, in
particolare, ha sfogato la sua "rabbia" su Facebook. «Ecco chi non era a caccia di poltrone. Il Governo Renzi-
Di Maio -Boldrini per sicurezza aumenta la compagine di Governo di tre ministri e arrivano a 21» ha scritto
prima di attaccare il neotitolare del dicastero all'Economia Roberto Gualtieri. «Secondo voi - ha chiesto
ironicamente il governatore -, per rilanciare la nostra economia era necessaria una figura autorevole che
non si piegasse a diktat esterni oppure "un profilo ibrido, molto apprezzato a Bruxelles"?». Fratelli d'Italia,
quindi, ha addirittura organizzato un flash mob in centro a Udine per protestare contro un «esecutivo figlio
di un pessimo accordo poco politico, ma molto attento alle poltrone che, ancora una volta, si basa su
vetusti accordi di palazzo al posto che ridare, così come a noi sembrava corretto, la parola ai cittadini
italiani» per citare il segretario regionale Walter Rizzetto. Forza Italia, per bocca di Sandra Savino, ha invece
voluto augurare «un sincero augurio di buon lavoro al triestino Patuanelli: pur nella distanza politica che
divideva e divide Fi e M5s, confidiamo che la presenza di un triestino nel Governo possa giovare alla città e
alla regione». Opposto, invece, lo stato d'animo in casa del Pd e di M5s. «Il Governo è il risultato di un
grande impegno politico, che ha portato il Pd a dialogare con il M5s per far fronte a una vera emergenza del
Paese - commenta Serracchiani -, scongiurare la recessione economica più buia e riportare in primo piano i
diritti. Costruendo una nuova maggioranza e nuove politiche, abbiamo fatto fronte in tempi brevi a una crisi
di Governo decisa con cinismo da Matteo Salvini, che resta una questione aperta e una sfida per il Pd e il
centrosinistra». Pollice alto anche per Cristiano Shaurli. «Il Pd si assume la grande responsabilità di
contribuire a una fase nuova e migliore per il Paese. In un momento economico difficile e con un'alleanza
che andrà rinsaldata giorno dopo giorno, il Pd ha dimostrato unità e interesse solo per il futuro dell'Italia».
E se per la senatrice democratica Tatjana Rojc fare nascere questo Governo è «un atto di coraggio», il
deputato grillino M5s Luca Sut dopo aver difeso ancora una volta il voto su Rousseau invita tutti a
«rimboccarsi le maniche» per seguire la strada tracciata dal presidente del Consiglio, cioè, in estrema

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sintesi «non lasciare i sogni nel cassetto».

Pure la riforma degli enti locali "unisce" ora dem e grillini (Piccolo)
Prosegue la polemica politica sul destino degli enti locali in Fvg, con una doppia offensiva di M5S e Pd verso
il Carroccio. Dichiara il consigliere regionale pentastellato Mauro Capozzella: «La Lega si dimostra il vero
partito delle poltrone. Lo dimostra la resurrezione delle Province elettive in Fvg che appare il destino della
riforma degli enti locali che ancora attendiamo di vedere». Ricorda Capozzella: «Un indizio c'era già stato
con la reintroduzione dei consigli di amministrazione nelle Ater ma ora ne abbiamo una conferma.
Ripristinare quattro, se non portare a cinque, le Province, corredata da pletore di presidenti, assessori e
consiglieri, comporterà la produzione di un poltronificio senza eguali». Commenta il consigliere leghista
Diego Bernardis: «Capisco altresì che i valori della democrazia non siano all'apice degli interessi dei
pentastellati, tuttavia sarebbe lecito aspettarsi un po' di assennatezza nelle dichiarazioni». L'assessore
regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti rivendica le scelte: «La riforma degli prevederà
l'istituzione di enti intermedi elettivi, con amministratori votati direttamente dai cittadini: un obiettivo che
la giunta ritiene prioritario per ripristinare quel sacrosanto principio, eliminato dal Pd attraverso le Uti, che
assegna agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di revocarne la fiducia». Ribatte il
segretario regionale Pd Cristiano Shaurli: «Tante parole, fiumi di parole e, come accadde da oltre un anno e
mezzo, fatti zero: commentare quanto dice Roberti è ormai fatica inutile e perfino noiosa. Parleremo di
riforma degli enti locali quando avremo una riga su cui confrontarci, almeno una riga».

Trieste Airport, non decolla il volo "turistico" da Colonia (Piccolo)
Luca Perrino - Il suo esordio è avvenuto il 6 giugno scorso. Quello del volo tra Ronchi dei Legionari e Colonia
operato da Eurowings, la compagnia low cost di Lufthansa che già opera dallo scalo ronchese da e per
Monaco di Baviera e Francoforte. Un volo che, però, non ha avuto il successo sperato, tanto che la
compagnia, poco più di una settimana dopo l'avvio del collegamento, ha deciso di ridurre da 2 ad uno i voli
settimanali. La domenica, quando opera un Airbus A319 da 144 posti. Una riduzione che non è certo
impulabile al Trieste Airport, piuttosto, è evidente, ad uno scarso appeal che hanno le nostre località
turistiche. Colonia, la quarta città per numero di abitanti in Germania, si trova nella parte sud-occidentale
della Renania e poteva essere considerata come un bacino d'utenza inedito per la nostra regione.
Eurowing, come tutte le compagnie, partono dalle prenotazioni per comprendere se un collegamento ha o
non ha successo. In questo caso la conseguenza è stata quella di ridurre le rotazioni e, da allora, il volo ha
ottenuto un fattore di riempimento che ha soddisfatto. Così come continuano a marciare i voli di Lufthansa
da e per Monaco e Francoforte, hub molto interessanti per coloro che proseguono su altre destinazioni,
specie quelle intercontinentali. «Il nuovo volo per Colonia - spiega l'amministratore delegato, Marco
Consalvo - rappresenta una grande opportunità non solo per il mercato turistico tedesco e italiano, ma
anche per il business delle numerose imprese del Friuli Venezia Giulia che intrattengono rapporti
commerciali con la Germania. Questa nuova rotta permette a Trieste di consolidare il ruolo di collegamento
tra il Nordest e la Germania, creando un ponte con una realtà ricca di possibilità sul fronte turistico ed
economico. Ma è anche vero che è il mercato a creare tutte le condizioni perchè un volo possa essere
remunerativo e, quindi, sostenibile. L'aeropoto - sono ancora le sue parole - può creare tutte le condizioni
perchè la compagnia ed i passeggeri si sentano a casa, ma sono le realtà turistiche regionali a determinare
l'offerta e, quindi, la richiesta da parte dell'utenza».Il volo proseguirà sino al 24 ottobre, aiutato, in parte,
anche dalla presenza, nella giornata di domenica, dalle navi da crociera che attraccano a Trieste e che, in
questo caso, hanno un grande successo nella clientela tedesca. Quella che, nonostante le presenze storiche
sulle spiagge di Grado e Lignano, spesso e volentieri preferisce la località di mare di Slovenia e Croazia, non
fosse altro per le offerte stracciate che, spesso, molti alberghi offrono. C'è da sperare nel futuro, anche
perchè questa è una compagnia solida e molto ben organizzata. Eurowings è la compagnia aerea low cost di
Lufthansa, il più grande gruppo aeronautico del mondo. Con una flotta in rapida crescita, che può contare
su 205 aeromobili, Eurowings è specializzata in voli diretti a basso costo in Europa. «Ora come ora -
aggiunge Consalvo - è giunto il momento di guardare ad una crescita più forte. Ci aiuta il fatto di avere al
nostro interno una realtà, come F2i. La stessa, assieme alla Regione, debbono poi mettere in atto un'azione
che faccia crescere l'appeal, a fini turistici, del Friuli Venezia Giulia».

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CRONACHE LOCALI

«Stanco di attacchi continui e clima ostile». Il cavalier Arvedi dà il suo addio alla città (Piccolo Ts)
Diego D'Amelio - «La produzione dell'area a caldo, per quanto ci riguarda, dovrà fermarsi nel più breve
tempo possibile». Il cavalier Giovanni Arvedi dà il suo addio a Trieste. Dopo l'avvio del confronto con la
Regione e l'Autorità portuale sul superamento della produzione di ghisa da parte della Ferriera di Servola, il
presidente di Siderurgica Triestina si accomiata amaramente dalla città, con una lettera pubblicata a
pagamento sul Piccolo, in cui l'imprenditore rivendica quanto fatto in questi quattro anni di continue
polemiche attorno allo stabilimento. «Rispondo una volta per tutte - comincia Arvedi - alle annose,
scoraggianti, tendenziose, distorte informazioni che sono state diffuse e prendo atto delle decisioni assunte
a carico della Ferriera e del nostro onesto lavoro a seguito delle volontà espresse dalle Istituzioni». Il
cavaliere addossa insomma alla Regione la responsabilità di quanto potrebbe accadere e annuncia
l'auspicio di un'uscita di scena veloce, perché «è doveroso e responsabile considerare i rischi sulla sicurezza
dei lavoratori e l'impatto ambientale connessi alla gestione di un processo che ha la prospettiva di essere
fermato nel prossimo futuro». Un'affermazione che corrisponde alla necessità di un'impresa attiva sul
mercato di non continuare a investire su un sito di cui si è deciso lo smantellamento. L'imprenditore prende
atto «delle decisioni delle Istituzioni regionali e locali», confidando in «proposte di soluzione corrette, che
tengano conto della situazione reale». Pur disponibile alla trattativa dopo anni di tensioni con il
centrodestra locale, l'azienda ritiene che l'accelerazione della Regione sia prematura rispetto all'effettiva
possibilità di una riconversione logistica, che per decollare ha bisogno di certezze sul piano delle bonifiche e
di un investitore che giustifichi il ruolo di coordinamento dell'Autorità portuale. Arvedi si definisce
«imprenditore cristiano» e ricorda di essere approdato a Trieste su richiesta del governo, assumendosi
«l'impegno e il dovere di "ridare vita" alla Ferriera». Il cavaliere rivendica il rispetto dell'Accordo di
programma relativo alla riduzione dell'impatto ambientale, «come recentemente riconosciuto con atto
formale dalla Regione». Lo scrivente dice di aver accettato «la sfida, consapevole dell'impegno
imprescindibile relativo al rispetto delle persone e della natura». D'altronde, sottolinea, citando l'enciclica
di Papa Francesco «per un cristiano, inquinare "è un crimine verso la Natura e un peccato verso Dio"». Non
sarà tuttavia Arvedi a seguire le tappe che potranno portare nei prossimi anni alla chiusura della Ferriera.
«Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel nostro impegno ed auguro a Servola e a Trieste ogni bene.
Sono certo che mio nipote Mario (Caldonazzo, vicepresidente di Finarvedi già presente a tutti gli ultimi
incontri sul futuro dello stabilimento, ndr) chiuderà questa triste vicenda nel segno dell'onestà, correttezza
e professionalità». L'imprenditore ricorda il modo in cui è stato trattato in questi anni: «La vicenda Servola
è stata per me un'esperienza amara, unica e molto sofferta, mai vissuta prima. Siamo orgogliosi di poter
restituire al nostro Paese e alla città un sito Sin, totalmente inquinato, ora totalmente risanato e di avere
gestito, con i nostri bravi tecnici e operai, il processo di adeguamento tecnico e strutturale, che in virtù dei
nostri significativi investimenti, consente di produrre rispettando tutti i valori e parametri fissati dall'Aia».
Ormai è chiaro, si volta pagina. Ma per farlo servono soggetti pronti a investire e prospettive di
ricollocamento per 400 lavoratori. Con Arvedi ormai intenzionato a lasciare, la Ferriera rischia altrimenti di
diventare una pagina nera nella storia economica e sociale di Trieste.
E il fronte sindacale si spacca. La triplice "sfida" gli autonomi
La spaccatura interna ai sindacati della Ferriera di Servola esce definitivamente allo scoperto. Fiom Cgil, Fim
Cisl e Uilm hanno più volte evidenziato l'assenza degli autonomi della Failms Cisal dalle assemblee dei
lavoratori convocate dalla triplice davanti alle voci sulle trattative riguardanti l'area a caldo e ora
denunciano la divisione delle sigle sindacali. Il fatto è di particolare rilevanza, perché la Rsu dello
stabilimento vede gli autonomi occupare metà dei sei posti a disposizione e detenere dunque la
maggioranza nell'organismo che rappresenta i lavoratori della fabbrica. Cgil, Cisl e Uil esternano la propria
preoccupazione per le frizioni interne alle categorie, con un comunicato affisso ieri nelle bacheche dello
stabilimento. «Siamo stupiti, basiti, increduli che il sindacato rappresentante la maggioranza della fabbrica
in tutto questo lasso di tempo non abbia aperto bocca su nessun tema, non abbia partecipato a informare
le maestranze con la scusa di non essere in possesso di dati certi e non allarmanti. Ora che grazie a Fim,
Fiom e Uilm si ottengono risposte e dichiarazioni importanti anche la Failms vuole salire sul carro di quelli
che fino a oggi hanno lavorato. Questo non è fare sindacato e, causa l'incompetenza nella gestione del
problema, tutti ci troviamo ad affrontare un periodo difficilissimo. Chiediamo alla Failms che annunci le

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proprie intenzioni e considerazioni pubblicamente a tutte le maestranze. Il futuro di 600 persone è troppo
importante»«Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm - recita ancora il volantino - da più di un anno annunciano che il
tempo sta scadendo. È sempre più necessario reperire rassicurazioni afferenti la forza lavoro dello
stabilimento. In tutti i tavoli abbiamo messo come priorità la difesa dei posti di lavoro e del sostegno al
reddito. Abbiamo esposto comunicati, avvisi, proclami, abbiamo richiesto incontri e avanzato richieste per
tavoli a livello ministeriale. Ora siamo molto vicino al baratro nonostante tutti gli sforzi messi in campo, ma
va ricordato che dopo il rinnovo delle Rsu siamo parte minoritaria nella rappresentanza sindacale». La
Failms replica per bocca di Christian Prella, membro della Rsu e segretario provinciale degli autonomi: «La
nostra segreteria nazionale monitora da tempo la situazione e i progetti allo studio sia da parte della
Regione, attore principale, sia del governo. Come obiettivo principale abbiamo quello di salvaguardare
occupazione e salari nel rispetto della salute di lavoratori e cittadinanza. Tempi e modi di intervento della
nostra organizzazione sono quelli decisi attraverso fatti seri e concreti, non per fini propagandistici.
Cominceremo la nostra azione solo quando ci saranno novità sostanziali». La Failms conferma la propria
presenza a Cremona per partecipare la settimana prossima all'incontro con la società. D.D.A.

Licenziamenti all'Ics, un piano per ricollocare gli operatori in bilico (Piccolo Trieste)
Lilli Goriup - I sindacati hanno espresso «quello che i democristiani avrebbero definito un cauto ottimismo»
al termine della riunione di lunedì scorso con i vertici dell'Ics, il Consorzio italiano di solidarietà. Per 24 degli
82 posti di lavoro a rischio a Trieste sarebbe infatti stato messo a punto un piano di riassorbimento.
«L'obiettivo sindacale unitario continua a essere la salvaguardia del maggior numero possibile di posti di
lavoro - fa sapere Virgilio Toso della Cgil Fp, anche a nome delle sigle Usb e Usi -. Abbiamo prospettato
un'ipotesi di accordo che dia il massimo delle garanzie per il maggior tempo possibile a tutti, in modo da
riuscire quasi ad azzerare gli esuberi in senso stretto». Come detto, appunto, 24 degli 82 posti di lavoro fatti
traballare dalla procedura di licenziamento collettivo siglata a luglio dall'Ics, dovrebbero essere riassorbiti. E
ciò nonostante l'Ics abbia appena chiuso tre centri d'accoglienza in città (di cui due hotel, cui si somma la
struttura abitativa di via Gozzi). L'idea è infatti quella di aprire un nuovo centro per minori stranieri non
accompagnati nell'area di Opicina. «Il progetto di reinserimento è quasi una certezza - prosegue Toso -. E
speriamo in un ulteriore calo degli esuberi. Al momento i licenziamenti sul piatto sono una cinquantina, se
la matematica non inganna: si tratta comunque di una crisi occupazionale importante. Stiamo verificando
quali ammortizzatori sociali mette a disposizione l'Inps da un lato e, dall'altro, quali strumenti forniscono le
politiche del lavoro della Regione. Il prossimo incontro con l'Ics- conclude il rappresentante sibdacale - sarà
il prossimo 12 settembre: vedremo se questa impostazione sarà confermata». Rimangono aperte intanto le
partite dell'accoglienza diffusa e quella della gestione di Casa Malala, la più grande struttura d'accoglienza
della provincia, attiva nell'ex caserma di Fernetti .

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"Mister Ater" se ne va lasciando in dote 202 nuovi alloggi. «Ma c'è tanto da fare» (Piccolo Trieste)
Benedetta Moro - Dal primo settembre Antonio Ius, direttore dell'Ater a Trieste, è ufficialmente in
pensione. Ha concluso all'età di 64 anni la sua carriera, trascorsa prevalentemente nell'edilizia popolare a
partire dall'incarico di dirigente amministrativo. Ma un ruolo rilevante lo ha ricoperto anche nella politica
regionale, in particolare da segretario provinciale del Pd a Pordenone. A Trieste è arrivato 25 anni fa. Qui è
diventato direttore generale Ater, dapprima dal 2005 al 2010 e poi nuovamente dal 2014. Sulla sua attuale
"uscita di scena", anticipata di tre anni, ha influito anche, dice, «il cambiamento dello scenario con i nuovi
consigli di amministrazione», imposti di recente dall'amministrazione regionale di centrodestra. Ius se ne va
lasciando in dote principalmente tre progetti importanti per nuovi 202 alloggi, da completare entro il 2022,
per investimenti da 25 milioni di euro. Dopo la presentazione di pochi giorni fa delle tre nuove palazzine di
via Flavia, ecco che proprio in questa zona verranno realizzati altri 75 alloggi. A Gretta risorgerà, sulle ceneri
di quegli edifici in cui si consumò il delitto Novacco, il comprensorio da 84 abitazioni. E in via Cesare
dell'Acqua verranno costruiti 48 appartamenti. Numeri che, si spera, possano sopperire, almeno in parte,
alle richieste dei cittadini, vista la costante "fame" di alloggi in città: «Delle quasi 4 mila domande
dell'ultimo bando del 2018 - spiega Ius -, riusciamo a soddisfare solo il 40%». Sarebbe potuto andare in
pensione a 67 anni, ma ha fatto una scelta diversa. Come mai? La scadenza del mio incarico e il
cambiamento dello scenario con i nuovi cda, oltre alla volontà di voler dare spazio ai giovani, mi hanno
convinto a ritirarmi prima. Come giudica il ritorno dei cda deciso dalla Regione?Prendo atto della soluzione
dell'attuale amministrazione, nulla da dire. Ci sono pro e contro. Spero solo che procedano rapidi nelle
decisioni. Quali sono i pro e quali i contro?Un organo monocratico ha meno bisogno di confrontarsi con
altri, quindi le decisioni sono più rapide. Ma è solo questione di organizzazione. Noi comunque
dipendevamo per l'organizzazione dagli interventi dei tavoli regionali, di cui fanno parte diversi enti: di
fatto, chi decideva, erano i Comuni. I tavoli continuano ad esistere e per me è una soddisfazione, perché
hanno funzionato in questi ultimi tre anni. Secondo lei i cda erano necessari?È una scelta dichiarata in
campagna elettorale da chi ha vinto le elezioni. Io un po' sono parte in causa, mi astengo dunque da
interpretazioni. Vedremo nel tempo come andranno. Che cosa l'ha stimolata di più qui a Trieste? La
rilevanza che ha l'edilizia popolare nell'area giuliana. Basti pensare che la popolazione che necessita di
edilizia popolare qui è servita tre volte di più rispetto al resto della regione. Questo perché ci sono tanti
abitanti in poco spazio. Ma anche per motivi storici: all'epoca dell'esodo dall'Istria, il Governo militare
alleato ha investito molto nell'edilizia sociale. Lascia volentieri il suo incarico? Sì, con la consapevolezza che
si è riusciti per peculiarità di questo territorio a far lavorare assieme Comune, Ater e anche l'Azienda
sanitaria, intervento quest'ultimo che in questo contesto lavorativo non si registra in altre parti d'Italia. La
sua presenza si traduce nei progetti Habitat-Microaree, che molte delegazioni da diverse regioni sono
venute a scoprire per trarre spunti e buone pratiche da esportare. Devo, a fine mandato, ringraziare tutte le
istituzioni, nel bene e nel male, e i 21 mila residenti in locazione all'Ater. È stato segretario provinciale del
Pd a Pordenone e ha militato ancor prima nella Margherita: le è mancata la politica in questi anni? No.
Nella vita ci sono anche delle stagioni, poi cambiano scenari e interlocutori. Però non l'ho mai rinnegata né
tanto meno nascosta. Credo comunque di essere riuscito a tenere distinta la politica dal mio lavoro.
Continuerà a fare politica in pensione?Non chiudo mai le porte. Continuerò di sicuro a seguirla con
passione, come ho sempre fatto. Che cosa farò in pensione, lo deciderò da lunedì. Potrò dedicarmi all'orto,
alla famiglia, al calcetto del lunedì sera. Oppure all'"otium"...vedremo. Con quale amministrazione
regionale si è trovato meglio? Domanda complicatissima. Mi hanno insegnato che per lavorare bene,
bisogna lavorare con ciò che si ha sul tavolo. Mi sono trovato comunque bene con tutte. L'attuale
amministrazione mi ha rinnovato l'incarico che sarebbe scaduto un anno fa. Non ci sono stati particolari
problemi o conflittualità, anzi, ho lavorato in assoluta tranquillità. All'Ater, peraltro, non si prendono
decisioni politiche. Dicevo anche all'assessore al Territorio Graziano Pizzimenti: noi viviamo in una regione
in cui, indipendentemente dal colore politico, l'attenzione al tema della casa è sempre stata presente. Quali
sono le difficoltà maggiori per amministrare l'Ater?Gli ultimi 12 anni di difficoltà economica hanno
determinato due situazioni. Da un lato abbiamo avuto a che fare con il mondo delle imprese costruttrici in
affanno: quindi fallimenti e avvicendamenti nei cantieri. Dall'altro ci siamo confrontati con un'utenza in
ginocchio a causa della crisi. Siamo dunque intervenuti ad esempio con la rideterminazione del canone in
caso di caduta di reddito o diminuzione Isee.

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Uffici svuotati da "quota cento", 36 posti da coprire in Municipio (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
Tiziana Carpinell - Il "decretone" di marzo ha svuotato gli uffici già durante l'estate. Il provvedimento varato
dagli ormai ex partner M5S e Lega che comprendeva oltre alle misure sul reddito di cittadinanza la fatidica
quota 100, due capisaldi del vecchio contratto di governo, ha messo in mano a decine di comunali il
lasciapassare per salutare tutti e andare in pensione. Tant'è che dal 1° settembre per un organico modulato
su 290 dipendenti, di effettivi (e operativi) sul campo ne sono rimasti appena 254, con un quasi -
15%.Dunque 36 i posti vacanti che, in un'autentica corsa a mobilità e concorsi, l'amministrazione si trova a
dover riempire nei prossimi mesi e si stima che probabilmente fino a primavera-estate 2020 la pianta
standard non verrà completamente ripristinata, per via degli iter burocratici che le nuove assunzioni
necessariamente impongono. Un «numero consistente», come non esita a sottolineare il segretario
generale dell'ente Francesca Finco. Che l'età media dei dipendenti comunali, questo in tutt'Italia, abbia
superato di slancio i 50 anni è fatto notorio. Il ricambio generazionale, ora possibile, è venuto meno negli
anni passati con il famoso blocco sui reclutamenti. Naturale che al primo varco utile, come appunto quota
100, in molti abbiano optato per la pensione. «Con gran senso di responsabilità i dipendenti rimasti stanno
fronteggiando questo deficit del 15% sull'organico», spiega sempre Finco. Tra straordinari e maggiore mole
di lavoro individuale l'apparato amministrativo cerca pertanto di non far ripercuotere sull'attività
quotidiana le assenze. E intanto la giunta, a fine agosto, ha ritarato il piano triennale dei fabbisogni per il
personale - atto obbligatorio e propedeutico al bilancio - nell'ottica della futura dotazione di organico. Una
delle novità nella delibera che va ad aggiornare il programma di assunzioni riguarda il settore sociale. Già la
precedente programmazione stabiliva tre ulteriori figure. Ora, però, il nuovo numero di assistenti sociali di
cui si doterà il municipio entro il 2020 sale a cinque. «La Regione - chiarisce il segretario generale - con
delibera dell'anno in corso ha rideterminato i parametri, stabilendo un certo rapporto tra queste figure e il
numero di cittadini residenti, sicché per Monfalcone la cifra è lievitata di ulteriori due unità». È, quello delle
assistenti sociali, «un gruppo di operatori relativamente giovane e per questo poco coinvolto
nell'operazione quota 100, vista l'introduzione importante di una tale professionalità avvenuta circa 15-20
anni fa all'interno degli enti locali». Il Comune dovrà poi sopperire nel 2020 anche al pensionamento di un
farmacista, quello in attività alla nuova farmacia comunale della casa di riposo. Inoltre, altro fatto inedito, il
municipio intende - sempre alla luce del progressivo svuotamento di scrivanie - nominare anche un
funzionario ad hoc per i servizi bibliotecari. «Rispetto al profilo degli altri amministrativi - ancora Finco - in
questo caso si richiedono una preparazione e competenze specifiche». Resta sempre in piedi, come visto
nei giorni scorsi, la questione della Polizia locale, dove l'organico è sotto di ben sei unità: si sono già
annunciati concorsi a breve. Ci sono stati infatti negli ultimi tempi due quiescenze e una mobilità ad altro
ente per trasferimento familiare. Intanto sono in corso di ultimazione i due concorsi per il nuovo super
dirigente dell'Anagrafe e Polizia locale e per l'altro dirigente amministrativo: le prove scritte sono state
concluse e si stanno espletando anche gli orali. A breve quindi decollerà pure il bando per un terzo
dirigente, stavolta di area tecnica. Quindi la lista di priorità, oltre naturalmente ai già menzionati agenti di
Polizia locale, prescriverà l'indizione di concorso appunto per l'assistenza sociale e altri profili
amministrativi. Infine, a venire, tutti gli altri.

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Ospedale, lunghe liste d'attesa. Pazienti in fuga verso il Veneto (M. Veneto Pordenone)
Chiara Benotti - Fuga negli ospedali veneti e liste d'attesa da sei a dodici mesi per visite specialistiche a
Sacile: la sanità nel Distretto ovest è in sofferenza nella diagnosi del comitato No-tagli con gli attivisti MCaS
e Ada. «Aumento del 30 percento di sacilesi pendolari in Veneto per le prestazioni sanitarie - evidenzia
Gianfranco Zuzzi, che ha segnalato il fenomeno - . La tendenza è di un fenomeno in crescita, misurato
anche dall'assessorato regionale alla sanità. L'attrattiva del punto sanitario in via Ettoreo a Sacile è in
caduta libera, pari al 10 percento».Il comitato No-tagli è in prima linea col Movimento cittadinanza Sacile e
l'Associazione diritti anziani sul fronte sanità. Sottolinea Zuzzi: «Nove mesi in lista d'attesa per una visita
cardiologica a Sacile, dieci mesi per ginecologia, sei nel reparto diabetologia e fisiatria, ma il record di un
anno e oltre è per chi, tra i 64mila utenti nel Distretto ovest, chiede una visita oculistica». Il problema
aggiuntivo riguarda le cosiddette "agende chiuse" di prenotazione, prassi non consentita come rileva Zuzzi,
che cita la legge («Eppure la Regione non interviene per stroncare la violazione della norma»). L'effetto è di
incentivare la sanità privata, contro cui si batte ilcomitato No Tagli.Il tavolo a Sacile sulla sanità si aprirà il 12
settembre. un faccia a faccia tra il comitato e l'Azienda sanitaria. «L'appuntamento è col direttore sanitario
Giuseppe Sclippa - puntualizza Zoccolan - . Sarà un confronto a 360 gradi per verificare il futuro dei servizi
sanitari di 64 mila utenti del Distretto ovest, le liste di attesa, le attrezzature in dote all'ex ospedale
liventino, le prospettive del reparto cardiologia che da due anni ha un reggente e il sottorganico medico e
amministrativo».I pensionamenti creano problemi negli organici. «Il problema dei servizi sanitari a Sacile va
risolto aumentando gli organici dei medici e abbattendo le liste di attesa - ribadisce Zoccolan - . Chiederemo
quando partirà il servizio part-time di un medico di medicina generale a Sarone, ma anche un ambulatorio
senza barriere architettoniche a Fischetti». Oggetto di confronto le attese, i costi ma pure le tempistiche
per avviare il servizio di procreazione medicalmente assistita a Sacile, nel padiglione Meneghini. Su tutto
incombe il progetto del policlinico del Livenza della Lega a Sacile. «Che fine ha fatto?» provocano gli
attivisti.

Tre classi della primaria destinate al Carniello. «Soluzione inadeguata» (M. Veneto Pordenone)
Chiara Benotti - Tre classi "prenotate" dall'Isis Carniello nella primaria Nazario Sauro e salta la tregua sulla
scuola a Brugnera: il sindacato Flc-Cgil non ci sta e si mette di traverso alla soluzione-tampone per il
prossimo anno scolastico.«La soluzione scelta dal Comune di Brugnera per trovare gli spazi per gli studenti
dell'Isis Carniello è del tutto inadeguata - ha detto Mario Bellomo, coordinatore della Flc-Cgil -. Tutto da
rifare: in nome del diritto allo studio degli alunni della Sauro». Le ragioni sindacali del "no" alla soluzione
decisa al tavolo Comune-Uti Noncello-scuole sono tre. «La promiscuità degli alunni della primaria con
studenti adolescenti, anche se avranno entrate separate alla Sauro - ha evidenziato Bellomo -. Poi il diritto a
spazi per attività didattico-laboratoriali dei bambini nella primaria, compresi gli alunni disabili». Infine, il
fattore strutturale: l'immobile avrà un massiccio intervento per la sicurezza antisismica.«Invitiamo Uti,
Comune e Regione a rivedere la soluzione spazi - ha aggiunto Bellomo - per il Carniello». La Regione ha
firmato l'assegno di 1.975.000 euro in primavera 2019 per demolire e ricostruire il nucleo storico
dell'edificio della scuola primaria, che si trova vicino all'Isis Carniello. «La messa in sicurezza della scuola
Sauro prevede uno studio di fattibilità con l'investimento di 26 mila euro - ha ricordato Flc-Cgil -. Poi la
Regione ha assegnato il contributo di 1.975.000 euro per l'adeguamento antisismico e il rifacimento di
settore della scuola. Come si concilia la necessità di interventi per la sicurezza della scuola, con l'aumento di
studenti?». La Sauro è nel campus scolastico urbano incardinato tra le vie Galilei e Santissima Trinità. Il
nucleo originario dell'edificio risale al 1931, poi la scuola è stata ampliata da interventi successivi negli anni
Sessanta: nel 2001 la messa in sicurezza ha interessato la facciata nord. Nel plesso c'è la palestrina datata
1976 utilizzata per la didattica, mentre le scale esterne in cemento armato sono state installate nel 1999 e
gli altri interventi sono stati realizzati tra il 2008 e il 2009.«Giù le mani dagli spazi della Sauro - ha concluso
Bellomo -. Pare che si tratti dell'area della "palestrina": gli alunni dove si recheranno per le attività previste
dal piano formativo?». All'Isis Carniello servono cinque o sei aule per 120 matricole 2019-2020: 550 iscritti
nella scuola legno-arredo-grafica non hanno un numero di banchi sufficienti in via Galilei.
Organici ridotti, il LeoMajor costretto a accorpare le classi
Chiara Benotti - Classi accorpate nel liceo Leopardi-Majorana: un giro di vite all'organico di fatto 2019-2020.
I numeri delle classi sono stati decisi dal ministero dell'Istruzione e autorizzati dall'Ufficio scolastico
regionale. Una sorpresa per gli studenti...

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