P LIEDRO - RESURREZIONE - mensile dell'Arcidiocesi di Palermo

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P LIEDRO - RESURREZIONE - mensile dell'Arcidiocesi di Palermo
P LIEDRO
marzo 2021 numero 26 anno quinto

mensile dell’Arcidiocesi di Palermo

RESURREZIONE
P LIEDRO - RESURREZIONE - mensile dell'Arcidiocesi di Palermo
P LIEDRO
        mensile dell’Arcidiocesi di Palermo
                                                         SOMMARIO
                 marzo 2021
            numero 26 anno quinto                  1   Editoriale
                                                       La pandemia e non solo,
                                                       sperare contro ogni speranza
            via Matteo Bonello, 2
   90134 Palermo c/o Arcidiocesi di Palermo            Nuccio Vara
              www.diocesipa.it
                                                   2   Messaggio per la Pasqua 2021
                                                       Mons. Corrado Lorefice
          Direttore Responsabile
                Nuccio Vara                        6   La Pasqua del Signore
                                                       Una lettura escatologica
                 Redazione                             Michelangelo Nasca
         Antonio Di Giovanni (photo),
     Giuseppe Notarstefano, Pino Grasso,           9   Quaresima
                                                       Gli itinerari nei Vangeli
        Adele Di Trapani, Luigi Perollo,
Michelangelo Nasca, Roberto Immesi, Pino Toro,         Don Antonio Mancuso
    Giuseppe Savagnone, Marco La Grassa,
     Guglielmo Francavilla (social media)         11   Vaccini, viaggio serale nell’hub
                                                       della speranza
                                                       Roberto Puglisi
        Coordinamento editoriale
               Luigi Perollo
                                                  14   Il Covid lungo dei giovani
    Progetto grafico e impaginazione                   e degli anziani
              Roberto Villino                          Marco Guccione

          Referenze Fotografiche                  17   L’Io e l’Altro, il pensiero umano
    Archivio Poliedro, Antonio Di Giovanni,            dopo la pandemia
     Vatican Media, Guglielmo Francavilla,             Giuseppe Mannino
     Maria Saccone/Archivio Pappalardo,
         Pino Grasso, Giovanni Villino            23   Una proposta per la scuola
                                                       e i giovani
  Hanno collaborato a questo numero:                   Valentina Chinnici
     Maria Saccone, Antonio Mancuso,
    Roberto Puglisi, Valentina Chinnici,          25   L’ora di religione al tempo
    Marco Guccione, Giuseppe Mannino                   del Coronavirus
                                                       Adele Di Trapani
            In collaborazione con
 Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali   27   Documenti
                 Ufficio Stampa                        Il Papa in Iraq
                                                       Sulle orme di Abramo

       Autorizzazione Tribunale di Palermo        32   Giuseppe
               n. 17 del 2/10/2017                     Protagonista silenzioso
                                                       Roberto Immesi

                                                  36   Vampe e Angeli
                                                       San Giuseppe nella cultura popolare
              EVENTO REALIZZATO
             CON I FONDI DELL’8x1000                   Pino Grasso
             ALLA CHIESA CATTOLICA
                                                  38   La Pandemia e l’incubo
                                                       della «fine del mondo»
                      Stampa                           Nuccio Vara
     Officine Tipografiche Aiello & Provenzano
    Via del Cavaliere, 93 - 90011 Bagheria (Pa)
   Tel. 091902385 - 091903327 - Fax 091909419
                                                  40   “Cristo risorto dai morti...
                                                       più non muore”
                                                       Maria Saccone
P LIEDRO - RESURREZIONE - mensile dell'Arcidiocesi di Palermo
editor
    E ditoriale
   LA PANDEMIA E NON SOLO, SPERARE CONTRO OGNI SPERANZA
                                                       Nuccio Vara

Q    uella che sta per arrivare è la seconda Pa-
     squa che siamo costretti a vivere in un con-
testo implacabilmente segnato dalla terza ondata
                                                       ze. Per parlare, a mò di esempio, della Sicilia,
                                                       nella nostra regione a tutt’oggi sono state iniet-
                                                       tate solo l’86% delle dosi disponibili e, tra gli ul-
della pandemia di Coronavirus, da dolori e lut-        traottantenni (i soggetti più fragili), in pochi, il
ti, da restrizioni delle nostre libertà individuali,   37%, sono riusciti sinora ad essere vaccinati. Il
nonché da una strisciante crisi economica sino         paradosso è che mentre i cittadini attendono con
ad ora solo parzialmente contenuta dalle misure        ansia di venir immunizzati le dosi, ovunque, sia
varate prima dal governo Conte-bis e successi-         al Nord sia al Sud, sono sempre più insufficien-
vamente dall’esecutivo guidato da Mario Draghi.        ti. Certo, Draghi sta tentando di correre ai ripari.
Segni di scoramento, di stanchezza e talvolta di       Ha intimato all’Ue misure risolutive attaccando
incontrollabile nervosismo, sono rinvenibili ad        i contratti precedentemente stipulati con le Big
occhio nudo nella vita delle persone, principal-       Pharma; e proprio mentre scrivo si è conclusa la
mente tra i giovani e tra gli anziani, nonostante      riunione del Consiglio Europeo nel corso della
la campagna di vaccinazioni abbia dischiuso, pur       quale il presidente americano Biden, che vi ha
nel quadro di evidenti falle organizzative, le por-    partecipato in videoconferenza, si è impegnato
te alla speranza. Ben oltre la confusione generata     a dare una mano: “L’America” – ha affermato –
dalle diverse azioni messe in campo dalle regio-       “appena potrà condividerà le dosi con l’Europa”.
ni nella gestione delle vaccinazioni (arbitrarietà     Intanto cresce il disagio economico e sociale,
nella selezione dei destinatari del farmaco con        anche nella nostra Palermo. Un gran numero di
preferenze accordate a privilegiate categorie pro-     commercianti, impoveriti dalle chiusure forzate
fessionali) un dato è emerso inconfutabilmente:        e dal mancato arrivo dei ristori (o dei sostegni
la non linearità mostrata dai vertici dell’UE nel      che dir si voglia), hanno nei giorni scorsi espres-
reperimento dei flaconi necessari per immuniz-         so platealmente la loro disperazione in un sit-in
zare la totalità dei cittadini europei. Nei contrat-   davanti a Palazzo dei Normanni; e non può non
ti siglati dalla commissione di Bruxelles con le       aver colpito la storia (raccontata su Repubbli-
case farmaceutiche vi è stata- come si sa- scarsa      ca-Palermo da Giorgio Ruta) di una commessa
accortezza nella stesura delle clausole di applica-    che, dopo aver perso il posto di lavoro a causa
zione, il che ha comportato gli enormi ritardi che     dell’emergenza Covid, è stata costretta (anche
ancora oggi si registrano, non soltanto in Italia      perché separata dal marito pure lui disoccupato)
ma anche in altri paesi del vecchio continente,        a vendere il suo corpo per poter pagare affitto e
nella somministrazione del siero vaccinale. Su-        bollette e dar da mangiare ai suoi figli. Per lei e
perato lo scoglio, meglio l’incubo, Astrazeneca,       per i tantissimi resi ancora più poveri dalle disa-
le persone, accertata la sicurezza e l’efficacia an-   strose conseguenze sociali prodotte dalla pande-
che di questo medicinale, malgrado tutto, mal-         mia, questa che arriva non potrà che essere per-
grado i casi letali attribuiti (pare erroneamente      tanto una Pasqua triste e dolorosa. Tuttavia, e ad
secondo il verdetto dell’Ema) agli effetti colla-      imporcelo è la dinamica morte-resurrezione che
terali che esso può generare, hanno proseguito         è insita nel mistero del Cristo Vivente, occorre
a far la fila per averlo finalmente inoculato. Ma      continuare a sperare contro ogni speranza, Spes
non sono mancate le distorsioni e le incongruen-       contra spem per dirla con San Paolo.
                                                                                                         1
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Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo

             MESSAGGIO PER LA PASQUA 2021

D    esta meraviglia ogni anno la tenacia degli
     aranci che, con caparbia resilienza, affronta-
no e attraversano il freddo dell’inverno, pronti a
                                                        ora con la Pasqua di Cristo. La Pasqua che torna
                                                        anche dentro questo inverno, talvolta all’appa-
                                                        renza minacciosamente interminabile, in cui ci
far esplodere la zagara e a liberarne nell’aria l’in-   ha trascinati il Covid-19. La Pasqua che irrompe
confondibile profumo. Così pure accade ai semi          anche in questo tempo sospeso, incerto e caotico,
di grano, costretti a rimanere sotterra, spesso so-     della pandemia imperterrita.
vrastati dalla neve, che producono la spiga ricol-
ma di chicchi solo dopo aver accettato di marcire.               Quest’anno, nel metterci così duramente
Dal fiore di zagara nasce il frutto stupendo giun-      alla prova, ci ha anche regalato la rugiada del-
to attraverso gli Arabi nei nostri assolati giardini.   la Presenza compassionevole di Dio e della sua
Dal chicco di grano emerge la spiga per il pane         imprevedibile provvidenza, la prossimità con gli
che sostiene il vigore dell’uomo (cfr Sal 103,15).      afflitti e i poveri, la fortezza nella resilienza, il
                                                        balsamo della preghiera comune, la condivisione
       Un inverno sfidato. Una sepoltura asse-          della speranza, la gioia del volto ‘altro’ e dell’af-
condata. Una fecondità sospesa. Un silenzioso,          fetto fraterno, il bene della cura vicendevole, il
paziente travaglio. Una lunga attesa, gravida di        perdono reciproco, la creatività dei doni condivi-
speranza. Perché sempre, nonostante tutte le            si.
intemperie, la vita prevale. E similmente, dopo
l’arduo ed impegnativo percorso quaresimale -                   Sono questi i germogli della Pasqua di
iniziato con la cenere sulla testa e con il solo pane   Cristo. Tutto quello che nel cuore delle donne e
essenziale che esce dalla bocca di Dio custodito        degli uomini muove verso la fiducia nella prova
nella bisaccia della fraternità e della speranza -      e verso la solidarietà nella precarietà, ogni volta
sopraggiunge la Pasqua.                                 che la vicinanza prevale sull’indifferenza, l’amo-
                                                        re sull’odio, la riconciliazione sulla divisione, la
        Ecco, la vicenda del fiore di zagara e quel-    gratuità sull’interesse, la misericordia sulla con-
la del chicco di grano a primavera dispiegano il        danna, la vita sulla morte, l’accoglienza sul re-
senso della possente energia che deflagra anche         spingimento e il noi sull’io, ha come sorgente la
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Pasqua di Cristo.                                       mitati nella loro dignità e libertà, nei loro corpi,
                                                        nel loro spirito.
        La forza rivoluzionaria della Pasqua che
trasfigura l’intera storia umana, emana dall’albe-      La Pasqua di Cristo e il dono messianico dello
ro della Croce di Cristo vertice di una vita - come     Spirito - del Respiro di Dio (Ruah, Pneuma) da-
ci ricordano i Vangeli - vissuta facendo proprie le     tore di vita ad essa legato -, secondo Rm 8,17, ci
sofferenze degli uomini e delle donne, fino a sen-      rendono «figli, eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
tirne il dolore nelle viscere, fino alla ‘com-passio-   veramente partecipiamo alle sue sofferenze per
ne’. Gesù, Cristo, è il Messia che ha custodito un      partecipare anche alla sua gloria».
cuore capace di farsi attraversare dal dolore del
mondo.                                                     E noi cristiani a Pasqua rinnoviamo il de-
                                                    siderio e l’impegno di prendere parte al gemito
        Questo è l’‘inedito’ amore di Dio-Amore dello Spirito che presiede il travaglio dell’intera
(cfr 1Gv 4,8) che vince sulla croce, l’amore che ha creazione, «che nutre la speranza di essere lei
il potere di sconfiggere anche la morte perché ha pure liberata dalla schiavitù della corruzione,
sgominato la menzogna dell’egoismo e dell’auto- per entrare nella libertà della gloria dei figli di
latria.                                             Dio» (Rm 8,20-21).

        «Questo venir trascinati nella sofferenza               Lo rinnoviamo, a maggior ragione, al tem-
messianica di Dio in Gesù Cristo» (D. Bonhoef-          po di questa pandemia, dentro e al termine di
fer) è la potenza della Pasqua che agisce nel vis-      questo lungo inverno. Gioiosi di condividere con
suto ordinario della vita dei cristiani che ne fan-     ogni donna e ogni uomo la responsabilità della
no memoria con azzimi di sincerità, ma anche in         casa comune. Pronti ad essere lievito di speranza
tutte le donne e gli uomini che custodiscono un         e di fraternità, in un mondo minacciato dall’in-
cuore capace di creativa e generosa donazione           dividualismo dei singoli, dei gruppi, delle nazio-
per il bene di altri, soprattutto di quanti sono li-    ni, ma chiamato al contempo a sperimentare e

                                                                                                         3
ad accogliere il messaggio di Papa Francesco: se
    non concepiremo l’umanità come un popolo di
    fratelli avremo mancato l’appello del nostro tem-
    po.
            «Sappiamo - ha ricordato Papa France-
    sco nella sua recente visita in Iraq - quanto sia
    facile essere contagiati dal virus dello scoraggia-
    mento che a volte sembra diffondersi intorno a
    noi. Eppure il Signore ci ha dato un vaccino effi-
    cace contro questo brutto virus: è la speranza».
    La primavera di questa Pasqua, la fragranza en-
    tusiasmante della resurrezione di Gesù Cristo,
    ci spingono a «rinnovare la nostra fiducia nella
    forza della Croce e del suo messaggio salvifico di
    perdono, riconciliazione e rinascita. Il cristiano
    infatti è chiamato a testimoniare l’amore di Cri-
    sto ovunque e in ogni tempo. Questo è il Van-
    gelo da proclamare e incarnare […]. Cristo è an-
    nunciato soprattutto dalla testimonianza di vite
    trasformate dalla gioia del Vangelo» (Baghdad, 5
    marzo 2021).

            Sia questa Pasqua difficile e sofferta, il
    grembo di una nuova umanità senza barriere -
    sin da una vera campagna vaccinale per tutti, per
    i popoli più poveri anzitutto -, dimostriamo di
    aver capito di voler camminare insieme. Come
    Maddalena, sentinelle delle periferie esistenzia-
    li, le nostre comunità portino l’odore delle case
    nella santa assemblea perché, in restituzione, si-
    ano raggiunte dal balsamo della compassione e
    dell’amore di Dio.

           A Pasqua esala il profumo dell’unguento
    della prossimità e della cura sparso dai cristiani.
    Quanti portano il nome di Cristo, del Crocifisso
    Risorto, sono inviati come e con Lui a portare
    consolazione e speranza ai poveri e a fasciare le
    piaghe inflitte nei corpi dei vinti della storia.

           Ci accompagna Maria, la Vergine che sta
    accanto al Figlio che muore e ad ogni uomo e
    ogni donna che soffre, per ricordarci con i Suoi
    occhi di luce e di amore che dentro ogni morte
    è stato ormai piantato e vibra un seme di Vita:
    il corpo morto e risorto di Gesù di Nazareth. Il
    Patriarca S. Giuseppe ci insegni «che, in mezzo
    alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di
    lasciare a Dio il timone della nostra barca. […]
    Lui ha sempre uno sguardo più grande» (Papa
    Francesco, Patris corde).

4
5
LA PASQUA
    DEL SIGNORE
    UNA LETTURA ESCATOLOGICA

    Michelangelo Nasca

    Una riflessione sulla Pasqua scaturita da
    una breve conversazione con don Salvatore
    Priola, rettore e parroco del Santuario
    Mariano diocesano di Altavilla Milicia.

    La celebrazione della Pasqua rappresenta
    il cuore di tutto l’anno liturgico, nel quale
    si sviluppa l’intera vita sacramentale del-
    la Chiesa. Come possiamo spiegare que-
    sta importante prospettiva di fede?

    Il Triduo pasquale è certamente il centro di tut-
    to l’anno liturgico, come ci insegna la Chiesa e,
    se l’incarnazione del Figlio di Dio riconosciuto e
    accolto in Gesù di Nazaret rappresenta il “corpo”
    del kerigma cristiano, la resurrezione di Cristo
    ne è come la sua “anima”. Il mistero dell’incarna-
    zione e della risurrezione di Gesù costituiscono
    l’unità sostanziale sulla quale si regge la natura
    della Chiesa e la sua azione evangelizzatrice. Per
    questo esiste la Chiesa, di questo vive, questo
    annuncia, questo testimonia, in ogni tempo e in
    ogni luogo, ad ogni uomo e ad ogni donna; que-
    sto è il motivo della sua insopprimibile gioia e
    della sua ineludibile passione, che la conforma,
    per l’azione dello Spirito Santo, al suo unico Si-
    gnore e Maestro. Come ebbe a dire un monaco
    del secolo scorso, grande testimone della fede:
    «Vedete come tutto nel Cristianesimo sia di una
    semplicità estrema, ma insieme di una ricchezza
    infinita perché rendere testimonianza del Cristo
    vuol dire rendere testimonianza dell’Incarnazio-
    ne, della morte di Croce, della resurrezione del
    Cristo; e vuol dire rendere testimonianza di un
    amore infinito che ci salva» (da una meditazione
    sulla Pasqua di don Divo Barsotti).

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«In nessun altro argomento – asseriva S.             giudizio, inferno e paradiso, senza dimenticare il
Agostino – la fede cristiana incontra tan-           purgatorio. Eppure credo che la sacra Scrittura
ta opposizione come a proposito della ri-            sia inequivocabile su tali questioni. Mi permetto
surrezione della carne». La centralità del           di richiamare un testo, tra i tanti, molto esplicito
cristianesimo è, infatti, determinata dal            in tal senso: «Con lui [Cristo] infatti siete stati
mistero della risurrezione di Cristo, e la           sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete
straordinarietà di questo avvenimento in-            stati insieme risuscitati per la fede nella poten-
cide a tal punto nella vita dell’uomo (par-          za di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui
tecipe del mistero di Cristo) che la fede            Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti
cristiana mette in relazione la risurrezio-          per i vostri peccati e per l’incirconcisione della
ne di Cristo con quella nostra. Quali sono           vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, an-
le sue considerazioni?                               nullando il documento scritto del nostro debito,
                                                     le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha
L’opposizione alla missione della Chiesa è la        tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; avendo
nota caratteristica della sua fedele e operosa ob-   privato della loro forza i Principati e le Potestà
bedienza a Cristo crocifisso e risorto. Al contra-   ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo
rio, è il consenso e il plauso del mondo che deve    trionfale di Cristo» (Col 2,12-15).
suscitare preoccupazione e discernimento evan-
gelico delle vicende umane nelle quali la Chiesa è   Il bene e il male – potremmo dire – s’in-
coinvolta. Non ci deve preoccupare tanto “l’odio     contrano sulla terra del Golgota, bagna-
del mondo” quanto l’apprezzamento nel senso          ta dal sangue di Cristo; l’uno è di fronte
proprio del termine, cioè quale “prezzo” il mon-     all’altro, in attesa del grande “duello” che
do pensa di poter attribuire alla presenza della     la liturgia annuncia nel giorno di Pasqua,
Chiesa nel mondo. Il diffuso spirito anticristia-    «Mors et vita duello conflixere miran-
no, che permea larga parte della cultura contem-     do…», e dove Cristo è l’unico trionfatore.
poranea, si mostra particolarmente insofferente,     Anche oggi il cristiano fa esperienza di
fino a esprimere forme di irrisione e di emargi-     questa lotta?
nazione dall’agorà culturale, quando la Chiesa
presenta fedelmente i contenuti del Vangelo,         La lotta per l’affermazione della vita sulla morte,
soprattutto relativi ai “novissimi”, cioè morte,     del bene sul male, l’uomo la vive innanzitutto in

                                                                                                      7
sé stesso, la sperimenta nella propria “carne”: neiste sotto il suo letto. L’assurdità della morte di
pensieri, nei desideri, nei progetti, negli istinti da
                                                   quel piccolo innocente che, essendo molto ma-
quali è mosso e si lascia guidare. Il nemico prin- gro, agonizzò per più di mezz’ora, suscitò un in-
cipale lo portiamo dentro di noi, è il nostro ego  terrogativo sconfortante: «Dov’è dunque Dio? E
debordante e autocratico, e ne conosciamo l’a-     io sentivo in me – egli scrive – una voce che gli
stuzia e la potenza ogni volta che ci sforziamo di rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella
scegliere la vita e il bene e, invece, ci ritroviamo
                                                   forca». Wiesel che aveva accusato Dio di essere
a far morire e ad “ammalare”, volgere al male,     stato assente e muto di fronte alla tragedia della
noi stessi e ogni relazione che strutturiamo con   shoah, comprende invece che Egli è, ancora una
gli altri nel mondo. Siamo facilmente inclini a    volta, fedele alla sua shekinah, cioè alla sua im-
individuare fuori di noi, intorno a noi, il nemico manenza nel suo popolo. Al di là del racconto di
da combattere, ma nessuno di noi sarà davvero      Wiesel, nessuno meglio di Han Jonas ha sapu-
vincitore contro la morte e il male se non si af-  to offrire una riflessione filosofica sul silenzio di
franca dalle schiavitù imposte dal “dittatore” che Dio rispetto agli orrori commessi a Buna, piutto-
ci portiamo dentro. Il duello vinto da Cristo sullasto che ad Auschwitz o a Birkenau e pochi hanno
croce è la ragione della nostra speranza, è l’unicaraggiunto le profondità della meditazione filoso-
efficace motivazione alla lotta perché anche noi,  fica di Hannah Arendt circa l’insensata banali-
uniti con il sacrificio di noi stessi al sacrificio d’a-
                                                   tà del male. Mi scuso per questi veloci agganci
more di Cristo, possiamo essere vittoriosi per noi a questi tre pensatori, ma credo che non ci sia
e, di conseguenza, per gli altri. Il duello continua
                                                   migliore addentellato di questo per abbozzare
nella sequela del discepolo del Crocifisso-risorto,una risposta da parte mia. Dov’è Dio nel dolo-
con la consapevolezza che chi è morto con Lui,     re? È lì dove c’è un uomo che soffre, che muore
con lui anche risorgerà. Questa testimonianza      colpito ingiustamente, violato nella sua dignità,
dobbiamo rendere attraverso stili di vita credibi- negato nella sua umanità, oppresso nella sua li-
li, che annunciano già nel presente quanto si re-  bertà, ingannato nella ricerca della verità, deriso,
alizzerà in pienezza alla fine dei tempi. Ecco, nonosteggiato e perseguitato per la sua relazione con
possiamo perdere di vista questa tensione esca-    Dio. Così, il nostro pensiero corre a quella am-
tologica: la lotta tra vita e morte, bene e male,  pia parte dell’umanità, scartata ed abusata, che
non troverà soluzione nell’orizzonte intramon-     langue e soffre a causa delle persecuzioni e delle
dano. Essa sarà sempre precaria e fragile, corag-  violenze perpetrate da parte di chi usa persino
giosa e pavida allo stesso tempo, ammirevole per   Dio come paravento, dietro il quale nascondersi.
l’eroicità di alcuni e scandalosa e per la viltà diIn particolare non possiamo che far riecheggiare
altri, questo finché non sorgerà cielo nuovo e ter-il grido di dolore, spesse volte soffocato con la
ra nuova (cf. Ap. 21,1) nella parusia, cioè quando complicità dei media occidentali, di tanti nostri
farà ritorno «quel che abbiamo di più caro: Gesù   fratelli e sorelle, che subiscono ogni sorta di mal-
Cristo» come ebbe a scrivere Solov’ëv nel suo      trattamento, fino all’ uccisione, a causa della loro
racconto dell’Anticristo.                          fede in Gesù e della loro appartenenza alla sua
                                                   Chiesa. Per loro e per ogni discepolo del Signore
Dov’è Dio nel dolore? E in che senso pos- è la beatitudine che leggiamo nel Vangelo: «Bea-
siamo parlare di un dolore in Dio, soprat- ti voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
tutto nelle numerose persecuzioni contro e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro
chi si professa cristiano e di cui spesso di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate,
non si ha notizia?                                 perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
                                                   Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di
Di fronte a questa domanda, mi torna imme- voi» (Mt 5,11-12).
diatamente in mente quanto scrisse Elie Wiesel
(1928-2016), sopravvissuto ad Auschwitz, gior-
nalista, scrittore e premio Nobel per la Pace, che
ci ha trasmesso la sua drammatica esperienza
nell’opera La Notte (1986). Ad un certo punto
del suo racconto, narra dell’impiccagione di Pi-
pel, «un bambino dal volto fine e bello» tredi-
cenne, perché le SS trovarono delle armi nasco-

 8
QUARESIMA
                            GLI ITINERARI NEI VANGELI

                                         Antonio Mancuso

I  l miglior cammino verso la Pasqua, la miglio-
   re preparazione per la Pasqua, penso possa
essere considerata la Quaresima, il periodo che
                                                       cordato che esistono le tentazioni (quest’an-
                                                       no abbiamo letto la versione marciana, Mc 1,12-
                                                       15). Sono convinto, infatti, che la tentazione
abbiamo appena vissuto e che possiamo provare          possa essere considerata una lente di ingrandi-
a ripercorrere; e come strada da percorre scel-        mento su una possibile grazia di Dio. Mi spiego
go quella dei Vangeli, dal Mercoledì delle Ceneri      meglio: quando il maligno ci tenta, forse vuole
fino alla quinta domenica di Quaresima, secon-         toglierci un possibile dono di Dio. Se ci facciamo
do una mia personale interpretazione. Ritengo,         caso, le vere e più grandi tentazioni non sono mai
infatti, che questo itinerario possa essere con-       nelle cose piccole e stupide” della vita, ma nelle
siderato un cammino di crescita spirituale per-        situazioni più importanti, più preziose, in quelle
sonale e comunitario. Ogni quaresima, infatti,         situazioni che ci “parlano” di Dio. Siamo tentati
inizia proprio con il Vangelo del Mercoledì delle      nelle relazioni fondamentali della nostra vita: il
Ceneri (Mt 6,1-6.16-18) e mi piace pensare che         matrimonio, il rapporto con i figli, nelle amicizie
la Chiesa, all’inizio di questo momento forte, vo-     più importanti. Del resto, al maligno interessa
glia ricordarci, per la nostra crescita spirituale,    farci lo sgambetto, toglierci la possibilità di di-
di concentrare la nostra attenzione su tre             ventare santi, di sperimentare il cielo, di crescere
relazioni: relazione con Dio (preghiera), rela-        nelle virtù. Ecco, all’inizio di un momento così
zione con se stessi (digiuno), relazione con i beni    forte e importante dell’anno liturgico, all’inizio
e con gli altri (elemosina). Un messaggio chiaro:      di un momento che può davvero rappresentare
è necessario lavorare su queste relazioni se desi-     una possibilità di crescita spirituale, la Chiesa ci
deriamo crescere spiritualmente.                       ricorda che saremo tentati.

Poiché la Quaresima è un tempo forte per eccel-        E, giacché non siamo mai lasciati soli in balia del
lenza, un tempo di maggiore ascolto, meditazio-        maligno, nella seconda domenica di Quaresima,
ne, e possibilità di crescita spirituale, ogni prima   ogni anno, ci viene ricordato come resistere
domenica di quaresima, ogni anno, ci viene ri-         alla tentazione, come vivere il combattimento
                                                                                                        9
spirituale. Ogni anno, infatti, nella seconda do-      oltre la nostra sofferenza. Diciamolo chiaramen-
menica di Quaresima leggiamo il vangelo della          te, una certa tendenza al vittimismo è sempre
trasfigurazione (quest’anno Mc 9,2-10), nel qua-       dietro l’angolo. Il pericolo\tentazione di concen-
le Gesù si mostra glorioso, fa vedere ai discepoli     trarci solo su ciò che non va, perdendo di vista
qual è la meta della loro vita, e questa esperien-     la bellezza di persone, relazioni, situazioni che il
za li “ricarica”, dà loro la forza per affrontare le   Signore ci mette accanto come suoi doni e sue
fatiche del cammino. L’insegnamento è chiaro:          carezze, è sempre dietro la porta del nostro cuo-
per vincere le tentazioni, per sostenere il com-       re. Alzare lo sguardo verso il Crocifisso, allora,
battimento spirituale, facciamo memoria della          potrebbe non solo ricordarci che Lui si è caricato
nostra destinazione, dello scopo della nostra vita     delle nostre croci, ma potrebbe anche servire per
di fede. Fare memoria della meta (la gloria, la re-    aiutarci a distogliere la vista da ciò che non va
surrezione, la felicità piena) ci darà la forza per    nella nostra vita per andare oltre, per guardare
vincere le fatiche del cammino, proprio come il        anche e soprattutto il bello che comunque abbia-
pensare al traguardo, alla cima del monte, alla        mo, che mai il Signore ci fa mancare.
bellezza di una destinazione, ci dà la forza per af-
frontare le fatiche di una gara, di un’escursione      Infine, l’ultima tappa del nostro percorso, la
in montagna, delle stanchezze di un viaggio.           quinta domenica di quaresima (Gv 12,20-33) si
                                                       apre con una richiesta che diventa per noi una
Come abbiamo sperimentato, dalla terza dome-           verifica del cammino fin qui fatto. I greci, infatti,
nica di Quaresima in poi, i “temi” del Vangelo         chiedono agli apostoli “vogliamo vedere Gesù”.
cambiano di anno in anno. Quest’anno ci viene          E noi, a conclusione del nostro itinerario, siamo
ricordato come il nostro rapporto con il Si-           in grado di fare vedere Gesù con la nostra vita?
gnore vada continuamente purificato da                 Non si tratta di sapere parlare di Gesù, non si
tutte quelle idee distorte che, a volte, si creano     tratta di dare risposte o spiegazioni, si tratta di
dentro il nostro cuore: occorre sempre elimina-        vivere come il chicco di grano, di portare frutto
re, in modo particolare, l’idea di mercanteggiare      donando noi stessi. Si tratta di morire a noi stes-
con Dio (Gv 2,13-25). Detto così sembra che il         si, ai nostri egoismi, ai nostri schemi per donare
problema non riguardi nessuno di noi che siamo         tempo, vita, speranza, tenerezza a chi ci sta ac-
avanti nel cammino di fede. Ma siamo proprio           canto e lì dove ci troviamo. Dopo queste cinque
certi che quando accade qualcosa di doloroso e         domeniche, siamo in grado di vivere da chicchi
spiacevole non si insinua dentro di noi la doman-      di grano nel terreno della nostra quotidianità, lì
da: “perché a me Signore?”. Una piccola doman-         dove viviamo, nelle relazioni della nostra vita?
da spontanea che tradisce un’idea di Dio non
proprio corretta. Una domanda “stringata” che     Non scoraggiamoci se ancora, a conclusione di
nella sua piena formulazione sarebbe: “Signore,   questo percorso, non ci riusciamo pienamente.
perché mi hai mandato questo dolore… proprio      La Settimana Santa, infatti, sarà un’ulteriore op-
a me che vado a messa e cerco di comportarmi      portunità che la Chiesa ci offre per meditare in
bene con gli altri…”. Una domanda che, quindi,    modo ancora più intenso gli stessi argomenti che
tradisce l’idea di un Dio che ogni tanto manda    abbiamo affrontato durante le settimane prece-
disgrazie per “saggiare” la fede, per mettere alladenti. E così nella passione, nella crocifissione e
prova i suoi figli.                               nella resurrezione, rivivremo i temi della tenta-
                                                  zione ma anche dell’innalzamento e della gloria
E proprio sul tema delle sofferenze, delle diffi- per riscoprire, ancora una volta, il volto di un Dio
coltà nella nostra vita quotidiana, la quarta do- che ha donato suo Figlio per noi ma anche per
menica ci mostra un’icona utile: Gesù innalzato riscoprire il nostro volto, il volto di coloro che
sulla Croce (Gv 3,14-21). È importante, infatti, valgono il sangue di Cristo.
prendere coscienza del fatto che ogni volta che
nelle nostre difficoltà ci rivolgiamo a Gesù, lui Non dimentichiamolo mai, noi valiamo il san-
risponde alla nostra preghiera da quella posizio- gue di Cristo che “si è fatto” peccato per noi, per
ne scomoda della Croce. Una posizione scomoda donarci, nella risurrezione, la vita piena, la vita
e “temporanea” (per dirla con le parole di don felice, la vita eterna. Questa è la nostra Pasqua!
Tonino Bello). E forse alzare lo sguardo po- Buon cammino!
trebbe servire anche per ricordarci di guardare

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VACCINI
              VIAGGIO SERALE NELL’HUB DELLA SALVEZZA

                                           Roberto Puglisi

L   a sera porta fotografie. E non le scegli tu.
    Arrivano secondo un ordine imperscrutabi-
le. Prima fotografia. Certe tavolate familiari di
                                                        si strusciavano. Magari un panno verde. Maga-
                                                        ri qualcuno che ha una cartella soltanto e grida:
                                                        “Tombola!”, nelle silenti, corrucciate e bonarie
uno stare insieme che sembra tramontato. Ora            maledizioni di tutti gli altri. Da quando non en-
guardi gli assembramenti in un film, magari una         triamo in due dentro un ascensore, fingendo di
pellicola sullo sbarco in Normandia, e, inebetito,      osservare la targhetta o lo smartphone, con una
domandi a te stesso: perché stanno così vicini?         attenzione da radiologi, per non scambiare paro-
Perché non si sparano con il giusto distanzia-          le nella felicità un po’ molesta della prossimità?
mento? Perché, negli assalti alla baionetta, non
indossano la prescritta mascherina? E, a pen-           Il cammino verso la Fiera del Mediterraneo, hub
sarci, mentre ci pensi, capisci. Ma c’era, prima        vaccinale di Palermo, è lungo, dopo che hai po-
che la necessaria prudenza – per alcuni, non per        steggiato la macchina più in là, per dribblare la
tutti – scegliesse di allontanarsi dai riti della vi-   calca. Ed ecco che piomba la seconda fotografia
cinanza, quell’orizzonte familiare. Per esempio,        serale. Gente che sorride, senza l’ornamento sa-
a Natale o a Pasqua. L’ingresso in un portone e         nitario che copre la bocca. Niente, in questo rac-
poi in un ascensore cigolante. Il campanello. Un        conto, è rivendicazione o stupida protesta contro
atrio per appendere inquietudini e cappotti. E          ciò che va fatto. E che va fatto senza indugi. Non
un salone fumigante di persone che, lietamente,         è salutare dimenticare una sciagura in corso.
                                                                                                       11
Non è umano rimuovere le ombre che si sono             riparo, comprendo i disagi. Quello che ha davve-
addormentate, da sole, in una stanza d’ospedale.       ro importanza è vaccinare, vaccinare, vaccinare.
Quello che va fatto va, appunto, fatto. Ma quanto      Le categorie prioritarie vedono un abbattimento
può risultare amara, nell’anima, la pillola della      della loro presenza in ospedale e della gravità dei
necessità.                                             casi. Parlo degli over ottanta, degli insegnanti,
                                                       delle forze dell’ordine, degli anziani che stiamo
La Fiera somiglia a un teatro dell’assurdo nella coprendo. I risultati si confermano importanti.
sera punteggiata di glicini a Palermo. Era il tem- Lo dico di nuovo: vaccinare, vaccinare, vaccina-
pio dello svago un po’ sboccato, tra clacsonate, re. E’ essenziale prendere il Covid in contropiede
parcheggi in tripla fila, arancine, interminabili e sbatterlo al tappeto”.
calzoni fritti, ottovolanti e tunnel dell’orrore che
non mettevano paura a nessuno. Ora è il monu- Renato Costa è un uomo di sinistra, già segre-
mento involontario di un tempo diverso e inim- tario della Cgil medici. Un governo di centrode-
maginabile. E lo stiamo vivendo.                       stra lo ha collocato al timone del contrasto alla
Siamo nell’epicentro della cronaca pandemica. pandemia a Palermo. Qualcuno lo ha definito un
I giornali hanno raccontato le lunghe code, il caporale, o un sergente di ferro, per la sua atti-
disagio, il complesso equilibrio tra la maggiore tudine alla sintesi sbrigativa. E non sembra un
vaccinazione gestibile e la migliore accoglienza complimento. Lui capovolge la narrazione: “La
possibile. Il 17 marzo, durante la vaccinazione nostra è una organizzazione orizzontale. Io sono
dei cosiddetti ‘vulnerabili’, abbiamo annotato il capo soltanto quando devo prendermi delle
scene indimenticabili. Ed è rimasta impressa la critiche e mi va bene così, è una parte del ruolo.
tenerezza per Stefania, una signora con i capel- Vorrei offrire il caffè, dare comodità assoluta a
li bianchi, che si è accoccolata sul marciapiede, chi viene a trovarci. Ma il mio compito è un al-
sfinita dall’attesa. Siamo al crocevia della rabbia tro e glielo ripeto per la terza volta: vaccinare,
e della speranza. Aspettare costa fatica, ma poi, vaccinare, vaccinare senza indugio. Ogni som-
una volta superato il cancello, quando si porge il ministrazione in più può salvare una vita. Poi, è
braccio per la ‘punturina’ con la dose di vaccino, chiaro che tutto si migliora e che stiamo affron-
perfino il cipiglio più adirato si scioglie in un sor- tando una vicenda estrema. Certe volte, mi pare
riso di liberazione.                                   di abitare in una specie di film senza fine, dentro
                                                       un incubo. E dico a me stesso: ora chiudo gli oc-
Il dottore Renato Costa, commissario per l’e- chi e mi sveglio e siamo al cinema, o in un risto-
mergenza Covid a Palermo e provincia, raccon- rante, o dove vuole lei. Allora, chiudo gli occhi
ta la campagna vaccinale, come è già accaduto e li riapro. Però, purtroppo, il Covid c’è sempre.
ogni volta che è stato utile spiegarla: “Dobbiamo Io voglio bene ai ragazzi in camice che sono qua,
proteggere tutti quelli che possiamo mettere al dalla mattina alla sera, senza risparmiarsi. Sono
12
loro che ci stanno salvando. Sono
loro che vinceranno la guerra con
sacrificio e abnegazione, sommini-
strazione dopo somministrazione”.
Lo sbarco nella pandemia per con-
quistare la serenità.

Ma quanto sembra infinita la sera
di Palermo con le sue fotografie.
Nel vorticare dei ritagli, non capisci
più quali siano i volti della cronaca e
quelli della storia. Il papà con la figlia
disabile che la attende all’uscita, aguz-
zando gli occhi. L’ha accompagnata
qui per l’ottovolante o per la dose di
Pfizer? L’omone che cammina, su e
giù, con la moglie paziente oncologica
che si attarda. La signora in carrozzina
che si è addormentata. Nessuno la sveglia,
per timore di sforbiciarle un sogno. E altre om-
bre che si addensano, come per fissare la nostra
fragilità dal buco di una serratura metafisica. C’è
qualcuno che continua a gridare “tombola” in un       familiari, senza                    mascheri-
sottoscala dalla memoria. O forse è un lontano        ne, né gel, né timori di         domani. Tor-
rimbalzo di glicini a sparigliare i profumi e i ri-   neranno. Fratelli di questa sera e della mattina
cordi. C’erano una volta quelle belle tavolate        dopo, l’ascensore ci aspetterà.

                                                                                                   13
IL COVID
     LUNGO
     DEI GIOVANI E
     DEGLI ANZIANI

     Marco Guccione
     Psicologo, psicoterapeuta,
     Didatta della Scuola di psicoterapia della Gestalt “HCC
     Italy”, Presidente della Associazione Jonas Palermo

     N    el gennaio 2020 se avessimo incontrato una
          persona in una qualunque via del centro con
     indosso una mascherina chirurgica avremmo
     pensato: ma che ci fa questo conciato così? Nel
     mese attuale (aprile 2021, per darci un tempo)
     se incrociassimo una persona senza un qualsiasi
     tipo di mascherina la osserveremmo con disap-
     punto e con facilità la inviteremmo a fare atten-
     zione a quel che fa.
     Nelle code per le vaccinazioni o semplicemen-
     te alle casse del supermercato, probabilmente,
     il tono di questo richiamo diventerebbe duro,
     perentorio, a volte aspro o di rimprovero vero e
     proprio, seguito dal mormorio di disapprovazio-
     ne delle persone che si trovano vicine.
     Il nostro mondo è cambiato. Le nostre abitudi-
     ni sono cambiate. Le nostre emozioni e i nostri
     vissuti sono cambiati. La percezione del tempo
     è cambiata. Il nostro modo di incontrarci è cam-
     biato. La nostra cerchia di amici, contatti e mo-
     dalità di mantenere le relazioni sono cambiati.
     E quello che sembrava una eccezione, nella pri-
     ma metà del 2020, comincia, verso la fine dello
     stesso anno, a divenire una intermittente e in-
     controllabile condanna: stare in casa e non usci-
     re se non per lavoro o per poche altre “valide e
     comprovate” necessità, non potersi concedere
     alcune delle ormai consuete occasioni sociali che
     si coniugavano con l’aperitivo: rinforzato, ape-
     ricena, happy hour ecc. che avevano in comu-
     ne sempre una cosa. Nessuno lo faceva da solo.
     E anche quei pochi che lo sorseggiavano senza
14
compagnia, li vedevamo impegnati allo smar-
tphone a contattare qualcuno, a chattare, man-                               GENNAIO 2020 / GENNAIO 2021
dare immagini o semplicemente a scrutare cosa
                                                         +60%
                                                                                   INCREMENTO
succedeva nelle piazze virtuali. Era il momento                                   DELLE RICHIESTE
simbolo della socialità, fisica e virtuale.                                  DI SUPPORTO PSICOLOGICO
Se in un primo tempo la rinuncia era compensa-
ta dalla sensazione della emergenza e della mi-
naccia comune, che ad un certo punto si è iden-
tificata con la carovana dei camion militari che
portavano le bare nel bergamasco o le immagini          gambe, sulle braccia, pensieri suicidali intrusivi
di fosse comuni nelle Americhe, in un secondo           ecc.), che incidono soprattutto sulla fascia adole-
tempo essa ha perso questa forza immaginifica e         scenziale e giovanile.
si è fatta strada la speranza del vaccino, l’ottimi-    E stiamo parlando di persone che non necessa-
smo della vicina vittoria contro il grande nemi-        riamente sono state contagiate dal COVID, ma
co insieme a questa inspiegata nuova ondata di          che sviluppano sintomi anche per il semplice
contagi e diffusione: ma non stavamo vincendo?          fatto di essere sottoposte alle pressioni dell’in-
Non era arrivata l’ora della rinascita?                 formazione e al clima intriso di paura e talvolta
No. Nuovamente chiusi e impotenti ad aspettare          di panico che si percepisce nell’ambiente di vita,
i tempi di qualcuno che stavolta sembrava fosse         nella polis reale e nelle piazze virtuali globali.
dalla nostra parte, il governo, le case farmaceu-       Funziona come per gli attacchi di panico: anche
tiche che ritardano, le mille voci negazioniste e       se non si sono sperimentati gli effetti o se se ne
riduzioniste.                                           ha avuto uno solo nella vita, il timore di poterne
Confusione e disorientamento si sono fatte stra-        avere un altro (ovvero appunto di poter contrar-
da in quest’ultimo periodo, in modo evidente e          re il virus) è debilitante, pervasivo e getta nello
crescente, allargando la ferita iniziale della pau-     sconforto di non sapere come difendersi, se non
ra del contagio.                                        con una alienazione dal rischio, dal mondo so-
Un clima sociale, amplificato da tutti i mezzi di       ciale.
comunicazione, non poteva non avere effetto             Il contagio ormai pervade il nostro immaginario.
sulla salute psichica della popolazione, con un         Osservare questo fenomeno in prospettiva ci
insieme di effetti specie su alcune fasce partico-      impone di guardare ai possibili scenari che si
larmente fragili o già intaccate dalla instabilità      prospettano: nel tempo la sintomatologia fisica
sociopolitica dei nostri tempi (fino a pochi anni       e fisiologica da COVID 19 ha delle conseguenze
fa era considerata disorientante già la caduta del      ben oltre quelle della malattia, spesso identificati
muro di Berlino, quale simbolo della fine delle         come Long COVID.
contrapposizioni “chiare”).                             “Stanchezza, difficoltà respiratorie, problemi di
I risvolti più evidenti fino ad oggi sono visibili      memorizzazione e una sorta di “nebbia nel cer-
sulla popolazione anziana, la più colpita dal CO-       vello”. Ma anche insonnia, perdita del gusto e
VID e della sua aggressività, e su quella giovani-      dell’olfatto e rash cutanei: anche mesi dopo l’in-
le, la più colpita dall’incubo degli effetti collate-   fezione da Sars-Cov-2 i pazienti continuano a
rali della difesa dal contagio.                         presentare dei sintomi”, sono la sintesi di quan-
Gli effetti attuali, come aumento dei casi rilevati     to afferma il Quotidiano della Sanità.
tra gennaio 2020 e gennaio 2021, nelle richieste        Il National Institute for Health Research (Nihr),
di supporto a Jonas Palermo, effetti condivisi          agenzia governativa inglese, ha prodotto un
anche dagli altri centri Jonas di tutta Italia, sono    rapporto sulla persistenza dei sintomi della Co-
di due tipi: incremento del numero di richieste di      vid-19, individuando le sindromi da terapia in-
supporto psicologico (60% di richieste in più nel       tensiva, da danni cronici e da fatica post virale le
periodo, di cui oltre la metà da parte di persone       possibili conseguenze a lungo termine, includen-
comprese tra i 15 ed i 30 anni)                         do nella prima anche sintomatologie post trau-
La prevalenza delle richieste fa capo a sintomi         matiche, depressive ed ansiose.
ansiosi, attacchi di panico, insonnia, depres-          Ma non possiamo ignorare gli effetti a lungo ter-
sione, somatizzazioni, ma i segnali di disagio in       mine di un tempo sospeso, vissuto in emergenza
forte e preoccupante incremento sono quelli con         e che scopre la difficoltà di comunicare attraver-
risvolti e comportamenti autolesivi (cutting sulle      so uno schermo o una mascherina, in un clima

                                                                                                         15
sociale dove anche il sorriso rischia di diventare       celare il viso privo di motivazioni religiose.
immaginato, non sicuro.                                  Come del resto sarà importante, in questa pro-
In parallelo, infatti, è possibile identificare diver-   spettiva di lungo termine, riappropriarsi della
si scenari per le giovani generazioni che stanno         importanza della funzione educativa, su cui tanto
vivendo le difficoltà legate alle misure restrittive     si è dibattuto in questi mesi, concordando sulla
ed al clima generale di paura. Anche i non con-          indispensabilità di una didattica in presenza che
tagiati potranno continuare a sviluppare dipen-          sembra contrapporsi ad una didattica in assenza
denze tecnologiche, sintomi claustrofilici e auto-       (ovviamente del corpo).
lesivi, temendo la ripresa di una vita sociale più       Educare in senso etimologico, portare fuori, con-
aperta e più all’aperto, continuando a percepire         dividendo quella che un importante pedagogista
l’ambiente come pericoloso, minaccioso.                  contemporaneo, Herbert Franta, soleva indicare,
Alcuni soggetti probabilmente la vivranno in             facendone il titolo di un suo libro, “L’arte dell’in-
modo ambiguo e ambivalente: come integra-                coraggiamento”. Incoraggiare i ragazzi a uscire
re il desiderio di incontrare nuovamente l’altro         dai gusci con il proprio tempo, senza correre,
nell’ambiente con le ansie e i timori che hanno          senza fuggire, senza mitizzare la propria nicchia
dilagato nei mesi precedenti. Altri potrebbero           domestica salvifica e riaprirsi al mondo con il co-
avere un atteggiamento opposto e sfidante: ine-          raggio di chi, dopo aver affrontato un pericolo,
briarsi di vita fino a perdere il senso del confine,     riapre gli occhi, rialza la testa e ricomincia a sen-
una volta aperte le gabbie della chiusura gene-          tire tutta la propria vitalità nell’andare nuova-
rale.                                                    mente incontro al proprio ambiente, al proprio
 Non basta etichettare i maggiori target di questo       mondo.
disagio come “generazione COVID”, anzi questa            Incoraggiare e sostenere ma ricordare e ricono-
è una modalità patologizzante che ne accentue-           scere da quale clima e quali difficoltà si proviene,
rebbe le difficoltà: bisogna ridare il senso e la        rifondando il senso della socialità e ricostruendo
dimensione della importanza della fatica, del            il clima di fiducia nel prossimo, nell’ambiente,
sacrificio, della difficoltà e guardarla come una        nella vita.
“more safe generation”, dove la parola “safe” è
intesa nei due sensi, di sicurezza e salvezza, i veri
obiettivi della chiusura, del distanziamento e del

16
L’IO E L’ALTRO
                  IL PENSIERO UMANO DOPO LA PANDEMIA

                                        Giuseppe Mannino

Ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del COVID-19, che ha messo in luce le nostre
false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’in-
capacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che
ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti. Se qualcuno pensa che si tratti solo di
far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo miglio-
rare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà. (Papa Francesco, 2020)

Siamo relazione. Siamo cultura, siamo intercon-        La forma sociale dell’homo sapiens nel 2020
nessi tutti e tutto. Questo ci sta confermando il      sembra essere il “brodo primordiale” di cultura
Covid-19 che ci ha costretti alla quarantena al        e proliferazione ideale del Covid-19, che al pari
distanziamento, a volte all’isolamento… e ci ha        di ogni essere vivente o comunque ogni altro
consentito/imposto, insieme a molti altri stra-        organismo evolutivo, svolge il proprio naturale
volgimenti nella nostra vita, di fermarci e di ri-     compito darwiniano di sopravvivenza per adat-
flettere sulla nostra esistenza.                       tamento ed evoluzione. Proprio come tutte le
                                                               specie viventi, incluso l’essere umano.
Il mentale è tornato alla ribalta rispet-                       Dovremo dunque dare battaglia a questo
to al sociale, la famiglia rispetto                                  o ad uno degli altri innumerevoli
al gruppo, le relazioni rispetto                                        virus che quotidianamente supe-
agli oggetti. Ciascuno di noi è                                          rano le soglie di allarme e sal-
stato spinto in qualche modo                                              to di specie? Ovvero possiamo
ad arrangiarsi con ciò che                                                pensare di ricostruire una par-
aveva accanto, senza più la                                               tecipazione dell’essere umano
possibilità di evadere, cercare                                          al cerchio della vita in chiave di
altrove.                                                               cura, inclusione, tolleranza, con-
                                                                    vivenza e coabitazione?
Stiamo in qualche modo ridefinendo                               La presente riflessione desidera fare
le modalità di sviluppo della specie sa-                        luce sulle forme di relazione soggettuale
piens, rispondendo alle logiche del virus in ot-       ed ecosistemica-ambientale che generano forme
tica di pacifica coabitazione? Un virus che evi-       del pensiero e realtà concrete. In altre parole,
dentemente “ama” l’essere umano nella forma            se la forma sociale di relazione attuale, seppur
di relazione sociale costruita dalla specie sapiens    con le sue molteplici differenze antropologiche
nel corso dei millenni, sino ad arrivare all’attua-    locali, ha consentito il generarsi della pandemia
le società della seconda decade del 2000… me-          da covid19, la mia proposta e nostra speranza è
tropoli iperaffollate, assembramenti sociali di        data dal ridefinire le forme di relazione attivan-
ogni genere, enormi diseguaglianze ed accesso          do conseguentemente nuove forme del pensiero,
alle risorse, abuso ambientale sono solo alcuni        e rinnovate realtà concrete, a partire dalla quali-
dei temi di attualità che costituiscono in sé l’am-    tà sapiens per definizione: la capacità di insatu-
biente specie specifico di sopravvivenza e perfet-     rare il pensiero, creare resilienza, adattamento,
ta proliferazione del covid19 e di molti altri pato-   sopravvivenza, convivenza pacifica, cultura.
geni naturali, artefatti e sociali.

                                                                                                        17
Per argomentare al meglio queste affermazioni      plice di un modello complesso, atto a risponde-
mi occorre fare qualche premessa, proporre al      re alle domande poste, a partire da un modello
lettore qualche momento di autocoscienza e ri-     eco-bio-psico-socio-culturale di fondazione e
flessione profonda: chi siamo “noi”? Chi sono      sviluppo della mente individuale su una matrice
“io”? E soprattutto… “Che cosa è io”?              biogenetica-esistenziale, mente-corpo, transper-
                                                   sonale, relazionale, sistemica, e conseguente-
“Dare un senso alla vita, può condurre a follia” mente proporrò una formula semplice del com-
scriveva E.Lee Master, ma una vita senza sen- plesso fenomeno, che descrive il meccanismo
so è la tortura dell’inquietudine e del vano de- generativo della realtà concreta quotidiana ed
sidero… continuava…, onde dunque provare a evolutiva a partire dalla peculiarità culturale del-
colmare inquietudine ed angoscia esistenziale la percezione e generazione di realtà della specie
desidero offrire al lettore una rivisitazione sem- sapiens, cui tutti i lettori fanno certamente parte.

     Form. 1. – Il meccanismo generativo della realtà quotidiana ed evolutiva

                                             Rgen= Frel Φ E

                                 Frel= Δ RapR Φ Δ Sc (Δ sc Φ RapR)
                                     RapR=RapSp-RapSx-RapSo

                                           E= RapR-A-T-L-C

                 Rgen= Frel E                                  RapR=RapSp-RapSx-RapSo

La relazione generativa del mio io, come dell’io      La rappresentazione della realtà è dunque ope-
sociale ed anche per la struttura genetica di un      rata dal soggetto proponente Sp- in rapporto
virus o di qualsiasi realtà vivente o artefatto, è    sistemico con s/oggetti plurimi Sx- immerso/i
una funzione, un rapporto tra forme della rela-       nella rappresentazione sociale So-), in un Eco-
zione ed ecosistema dove                              sistema dato dal rapporto tra rappresentazione
                                                      della realtà, ambiente, tempo, luoghi, contesto.
             Frel= Δ RapR Φ Δ Sc
                                                                     E= RapR-A-T-L-C
Le forme di relazione sono date da un delta di
variazione di Rappresentazione della Realtà          Entro certi limiti, questo rapporto percettivo, in
(memoria, interpretazione, percezione) e con-        senso interattivo e generativo rimane valido an-
seguenti delta di variazione Strutturale e Com-      che per gli oggetti, i minerali, la chimica, la realtà
portamentale e dove, al contempo,                    cosiddetta oggettiva.
                                                     In altri termini e seguendo una argomentazione
                    Δ Sc Φ RapR                      antropologica (ed insieme universale) è attraver-
                                                     so le relazioni fondamentali (filialità, maternità,
il Δ di variazione Strutturale, Comportamenta- paternità, fraternità) familiari e comunitarie, an-
le è funzione a sua volta della Rappresentazione tropologiche e universali che è possibile impara-
della Realtà, in un circolo ermeneutico ricorsivo re, gestire, modificare, utilizzare, “la grammatica
tra testo ed interprete, genetica ed epigenetica, e la semantica della vita stessa” (cit.I.Punzo)
sociale e mondo interno, auto ed eteropercezio-
ne del proprio sé in rapporto al sé sociale ed al sé
altrui, cultura generante e realtà generata, ma-
ternità e filialità ricorsive cogeneranti.

18
Tornando dunque alle domande di partenza
(chi siamo “noi”? Chi sono “io”? E soprattut-
to… “Che cosa è io”?) posso proporre una pi-
sta di atterraggio e ripartenza: io sono storia,
epifenomenica, sistemica, rapporto di relazio-
ni. Io sono relazione. Io sono io ma sei anche
tu, fratello uomo, fratello mondo, fratello eco-
sistema, figlio e padre. La genetica è storia di
                                                      “PRENDERSI CURA
relazione, è forma della relazione. Il popolo, la
famiglia, la società sono storia, cultura, forma
                                                        DEL MONDO CHE
di relazione. E dunque: Io sono? Noi siamo?
L’ecosistema è?... una forma dinamica, relazio-
                                                           CI CIRCONDA
nale, sistemica, generativa.
                                                         E CI SOSTIENE,
Questa fondazione relazionale inizia con la
genetica di tutti gli esseri viventi in relazione             SIGNIFICA
                                                       PRENDERSI CURA
sistemica anch’essi con ogni elemento del mul-
tiverso animato ed inanimato che tutto inclu-
de e dunque con le possibili forme relazionali
fenotipiche frutto di tale relazione contestuale,
epigenetica, transpersonale, fenotipicamente
                                                          DI NOI STESSI”
almeno trigenerazionale e genotipicamente ri-                                     PAPA FRANCESCO
salente all’origine della creazione del tutto, alla
polvere del big bang multiversale (se mai scop-
pio iniziale fu dato o ad un tempo comunque
ancor precedente, risalente alla prima reazione
sistemica impressa alla e dalla energia/materia
in uno spazio/tempo).

                        Form. 2: processo generativo ecosistemico

Ne consegue che se le forme della relazione sono funzione della rappresentazione della realtà e
della variazione strutturale-comportamentale, (Frel= RapR Φ ΔSc) al contempo, le variazio-
ni strutturali, sistemiche e comportamentali, sono funzione della rappresentazione della realtà e
dunque delle forme di relazione (Δsc= RapR Φ Frel) essendo la rappresentazione della realtà
legata tanto alle forme della relazione quanto alla variazione struttturale comportamentale. (Rap
R= Frel Φ ΔSc).
Agiamo e ci sviluppiamo sulla base di cosa percepiamo, soggetti ed oggetti in rapporto al sistema nel
quale siamo inseriti che modifichiamo con la nostra presenza e la nostra stessa esistenza, (consape-
vole o meno) modificando in tal modo la relazione generativa in senso circolare.
Dunque, l’Ecosistema è funzione e causa al contempo, Relazione Sistemica (Rs), vincolo e risorsa
di ogni elemento animato ed inanimato, secondo il processo che include ambiente (A), tempo (T),
luogo (L), contesto (C) , … in funzione, a causa… e con effetto,… di forme relazionali.

                                     E= Rs [RapR-A-T-L-C] Φ Frel

                                                                                                  19
Se dunque ogni cosa è relazione, ricordo, tradi-         generare aiuto, sostegno, ricostruzione sociale,
zione fatta corpo, parola, cultura generata e ge-        insegnamento, modifica stabile della realtà: per
nerante, possiamo apprezzare la grande possi-            risollevarti almeno un po’ dalle insaturazioni
bilità che oggi come in ogni tempo è offerta alla        mentali proposte, dunque, e provare ad allevia-
specie sapiens, di intervento culturale sistemico        re la stanchezza che ti ho generato, non posso
sul fluire degli eventi. In ogni fase del ciclo vitale   che richiamarmi al più grande alleato strutturale
sono i membri di almeno tre generazioni (a livel-        della generazione del senso: la fondazione cultu-
lo macro-fenotipico) che, per affrontare specifici       rale della specie sapiens, la neotenia, l’immaturi-
compiti evolutivi, si adattano, attraverso reci-         tà fisiologica che predispone all’apprendimento
proche relazioni tra esseri viventi. Diceva Bate-        dal gruppo, l’interconnessione dinamica tra sog-
son (1989) che «noi pensiamo per storie perché           getti e sistemi, la forza delle relazioni che è sem-
siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti     pre maggiore della forza del singolo “genio” di
di storie».                                              qualsiasi specie, il desiderio di trasmettere cul-
«Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci           tura che va oltre il bisogno, la carità intellettuale,
sostiene significa prendersi cura di noi stessi»         il donare ad altri, il rendere sacra la conoscenza
afferma G. Bergoglio (Papa Francesco, 2020)              per rendere sacra la realtà.
offrendo il senso di questa mia riflessione, sul-
la necessità della ricostruzione socioeducativa          La possibilità di osservare imitare, generare cul-
oggi, cui vorrei affiancare un breve scritto della       tura, stili, apprendimenti nasce dall’autenticità
Madre Luigia Tincani, fondatrice della Universi-         dei valori vissuti e modellati attraverso il com-
tà Lumsa… dal testo “Educare è amare”, provan-           portamento. Il nostro comportamento, infatti, è
do al contempo ad attualizzarlo ad oggi, alle le-        frutto delle nostre percezioni, della saturazione
zioni in video, a distanza, blended, in dad, did; al     o insaturazione del nostro spazio mentale che
sostegno psicologico, al valore sanitario del fare       genera e rigenera modalità operative. In questo
una buona lezione, al valore sociale e pedagogico        senso, interpretare la realtà genera la realtà! L’io
di contribuire alla ricostruzione di una nuova so-       è una relazione interpretativa, ermeneutica, con-
cietà, cui discende una rinnovata specie sapiens,        testuale, generativa!
una nuova forma della relazione…. il ruolo della
carità intellettuale, il valore della cultura, come      Tenendo costantemente a mente i principi si-
sostegno all’umano. “La lezione deve essere cir-         stemici appena descritti possiamo rivolgere la
condata… di una cura sacra, perché si tratta di          nostra attenzione all’emergenza, alla sfida edu-
avere uno dei più alti adempimenti che si possa-         cativa e sociale cui siamo chiamati con forza nel
no avere sulla terra… Considera l’insegnamento           contesto pandemico attuale, come educatori,
come vera comunicazione della verità, figlia e ri-       padri, madri, adulti di riferimento di una specie
velatrice di Dio, alle anime” (Luigia Tincani).          in grado di modellare la realtà propria e di altre
Ogni generazione vivente dipende dalle genera-           specie come della realtà inanimata.
zioni precedenti; ogni organizzazione inanimata
attuale dipende dalle precedenti o comunque da           Dopo aver descritto genesi e funzionamento
quelle contestualmente collegate: la fondazione          dell’io in analogia sistematica con il multiver-
del reale come del mentale, la strutturazione del-       so, possiamo concentrarci sulla metafora antro-
la realtà è una ricerca di senso: “è una nave che        pologica di eros e thanatos, bene e male, cura
anela al mare eppure lo teme”, secondo E. Lee            e distruzione di noi e del fuori da noi, l’energia
Masters (1986); è una nave che esiste per navi-          psichica che genera o rallenta ogni volontaria in-
gare un mare cui dona senso, navigandolo; uno            fluenza nel sistema.
studente che dona senso al suo docente ascol-
tandolo; un figlio che genera il padre, venendo          La quantità di potenziale distruttivo presente
al mondo.                                                nelle persone e nelle specie viventi tutte è spesso
                                                         correlata alla misura in cui viene limitata l’esu-
Comprendo perfettamente il probabile senso di            beranza della vita. Per quanto riguarda le realtà
incertezza interpretativa che sto generando in           inanimate, pur con determinati limiti concettua-
te, lettore, che starai probabilmente ancora ri-         li, tale relazione sistemica parrebbe confermata
flettendo sulla strana formula presentata, ma-           dalle leggi fisiche universali sinora osservate.
gari chiedendoti in che modo tutto questo possa          Non mi riferisco alle frustrazioni individuali di

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