Lilli Gruber a Caffeina parla di Islam - TusciaTimes

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Lilli Gruber a Caffeina parla di Islam

 di MARIA ANTONIETTA GERMANO -
VITERBO ? Ieri sera Lilli Gruber è arrivata in piazza San Lorenzo non come la donna glamour che tutti conoscono in tv, ma come
la giornalista, semplice, diretta e schietta, esperta di politica estera che da anni segue importanti avvenimenti da territori coinvolti da
conflitti. La scrittrice e giornalista accolta dal collega Giovanni Masotti, direttore di Caffeina Polis, è salita sul palco di
Caffeina per analizzare ancora una volta i temi che preoccupano l'Europa: terrorismo, Islam, immigrazione. L'Islam è tra noi ed è qui
per restare. Tutto scritto nel suo ultimo libro ?Prigionieri dell'Islam? (Rizzoli).
Giovanni Masotti parte diretto sull'argomento e, dopo una breve introduzione, chiede: ?Se si parla di un'Europa che si chiude,
siamo fuori strada. Cosa una società libera e laica deve tentare di fare di fronte all'islamismo?

 Lilli Gruber (foto MAG)
La risposta non si fa attendere. Lilli (la chiamiamo per nome perché la conosciamo e ammiriamo da sempre, ndr) prende il
microfono, con il quale si sente a proprio agio, e parte come un treno spiegando con le giuste pause, il suo pensiero. ?Ho scritto altre
volte di mussulmani di Paesi arabi e di donne e di Islam, ho viaggiato molto in quei paesi e mi sono confrontata spesso con la loro
religione. Questa volta ho pensato che fosse arrivato il momento di fare un viaggio nell'Islam italiano e contemporaneamente di
ricordare le ultime principali tappe della tormentata terra mediorientale. Come siamo arrivati fino a questo punto? Il titolo del
mio libro è molto provocatorio: Prigionieri dell'Islam ed ha un duplice significato. Prigionieri dell'Islam credo che lo siamo noi
perché siamo prigionieri della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi. Conosciamo poco le stesse realtà musulmane che vivono in
Italia. E ?Prigionieri dell'Islam? sono loro, perché prigionieri di una interpretazione molto oscurantista e retrograda del loro testo
sacro, il Corano.
?E questo crea dei grandi problemi a loro e anche a noi nel nostro confronto con loro nel momento in cui vengono nelle nostre

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società aperte, si creano momenti di frattura e momenti di incomprensione spesso anche molto gravi.
?E io credo che siccome l'islam è qui tra noi, e in Europa. per restare (nel libro cita alcuni dati statistici: saranno circa 30 milioni nel
giro di qualche decennio in Europa), quindi anche numericamente aumenteranno. Tantissimi profughi vengono da terre islamiche
(Siria, Iraq, Afghanistan). E' bene che cominciamo a prepararci un po' tutti, noi e anche loro. Per chiarirci le idee: per noi quali
sono i valori non negoziabili? E loro, su quale tipo di pacifica convivenza intendono mettere in pratica quando arrivano nei nostri
paesi e nelle nostre società democratiche?
?E questo è molto più complesso di quanto non si possa pensare. Prima di venire qui mi sono informata con alcuni viterbesi: avete
una comunità musulmana forte? Mi è stato risposto che l'immigrazione è formata da albanesi, rumeni, polacchi e pochi musulmani,
qualche marocchino. Mentre in altre città italiane l'immigrazione musulmana è stata molto forte in questi anni e in questi ultimi
mesi.

 ?Quando io parlo nel libro di trappola mortale (immigrazione, islam, terrorismo), è perché noi colleghiamo il terrorismo all'islam, e
rischiamo di restare vittime di un corto circuito pericolosissimo, perché i musulmani nel mondo sono oltre un miliardo, e la
stragrande maggioranza è contro il terrorismo, che colpisce soprattutto loro. Tantissimi dei migranti sono musulmani e fuggono
da guerre molto spesso provocate da noi dell'Occidente.
?La questione è più complicata di come sembra. Io credo che l'immigrazione, vedi il Brexit in Gran Bretagna, (campagna in favore
dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea) l'hanno fatto soprattutto spingendo il tasto dell'immigrazione. La parola
immigrazione ormai decide anche da noi l'esito di una consultazione elettorale.
?Essendo un tema così sensibile e manipolabile, come in Gran Bretagna dove i numeri sono stati gonfiati e manipolati da una classe
politica, secondo me, irresponsabile. E spesso anche da noi la classe politica è irresponsabile, allora cerchiamo noi cittadini di
essere più responsabili e cerchiamo di prepararci a questo mondo nuovo al quale già stiamo dentro, cercando di conoscerci
meglio.
?Io so che l'unisca strada per una pacifica convivenza e crescita, è l'integrazione. E per integrarsi bisogna non avere paura uno
dell'altro, bisogna riconoscersi, conoscersi. E credo che questa sia l'unica strada che noi possiamo percorrere ma avendo ben chiaro
quali sono per noi i valori non negoziabili.
?Non sono buonista, anzi io ho molto chiaro che cosa dovremo difendere a spada tratta. Un accento forte che troverete nel libro è
quello riferito al rispetto dei diritti delle donne. Ogni società misura il proprio tasso di democraticità dal grado di rispetto dei
diritti delle donne. Da lì dobbiamo tornare e da lì dobbiamo ripartire. E questa vale anche per l'Islam. Niente buonismo ma
idee chiare e confronto. Oggi è quello di cui abbiamo bisogno avendo in mente i fatti, i dati non le emozioni, le reazioni pancia?.
Applausi sinceri.
Altra domanda. Masotti, che conosce bene la Gran Bretagna dove ha vissuto per molti anni, chiede: ?L'ex Premier Tony Blair
concesse agli islamici tribunali civili separati, così che centinaia di migliaia di sentenze che riguardavano la materia familiare
venivano decise da quelli della sharia. Alcune comunità islamiche vogliono continuare a vivere come se vivessero ancora nei loro
paesi e con le loro leggi. Questo sarebbe un ostacolo?
Risposta di Lilli: ?Sono contraria ai tribunali della sharia e contraria a modello di società multietnica britannica. Voi sapete che in
Europa ci sono due grandi modelli di integrazioni degli immigranti: quello francese che è il modello dell'assimilazione (i valori dello
Stato laico) e chi arriva in Francia si adatta. Mentre invece la Gran Bretagna ha adottato il modello del multiculturalismo. Credo che
oggi ci sia bisogno di un ripensamento su entrambi i fronti, tra i due, mi piace di più quello francese perché credo profondamente
nello stato laico.
?Credo che intanto ci voglia tempo. Ed è lì che temo l'inserirsi di conflittualità di difficile gestione. Dici che quelli che vengono da
noi non vogliono cambiare. Non credo che i modelli e le situazioni siano così rigide. In realtà quando due diversi si incontrano,

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prima o poi si contaminano. E' vero però che da parte loro c'è una forte resistenza al cambiamento e all'adattamento alle
nostre regole e alle nostre usanze. I musulmani vengono da regioni o paesi in guerra da tanti anni o da zone rurali dove vige un
patriarcato come esisteva da noi fino a qualche decennio fa. Il salto che devono fare è un'impresa più complicata. Se crediamo nei
nostri valori dobbiamo farli rispettare e far capire che noi ci siamo battuti per secoli per arrivare ad avere delle democrazie
mature. Siamo stati in grado di costruire, nel corso di tanti decenni, un'impalcatura che garantisce il rispetto dei diritti
umani, dei diritti delle donne, delle nostre costituzioni che sono costituzioni laiche che rendono i nostri paesi civili.
?A Roma, in un centro di culto islamico, ho letto un libretto scritto da un sapiente esaudita e distribuito in tutta Europa, dal titolo ?La
dignità della donna nell'Islam?; libretto dell'orrore, con citazioni del Corano dove le tesi vengono direttamente dalla parola del
Profeta, dove sono sostenute delle tesi assurde: le donne che non ubbidiscono possono essere battute, non ci deve essere promiscuità
sui luoghi del lavoro, né stessi diritti sull'eredità, cose retrograde che esistono nell'interpretazione più retriva ed oscurantista del
Corano. Mi sono ribellata, perché questo non esiste nella religione dell'Islam. Ed è chiaro che ci sono scuole diverse
nell'interpretazione delle religioni monoteiste. Il testo sacro è stato scritto tanti secolo fa e quindi va adattato alle esigenze del
mondo che cambia. Su questo fronte abbiamo qualche problema con tanti musulmani. Penso che sia un punto di frizione anche
molto pericoloso, dove ci vuole una capacità di mediazione, ma in alcune cose penso si debba mediare molto poco?.
A questo punto in piazza San Leonardo passa il Vescovo Lino Fumagalli, l'attraversa, si avvia verso la Diocesi, saluta, si
prende gli applausi dei cittadini, ma non si ferma.
Lilli Gruber commenta: ?Sarebbe stato interessante un dibattito con un rappresentante della chiesa cattolica?. Poi, sorride
divertita, e riprende il discorso interrotto: ?Non è così chiaro che cosa dobbiamo difendere con le unghie e con i denti. Essendo
l'Islam una religione così prescrittiva, che dà indicazioni di comportamento in tutti gli ambiti anche più privati e personali e religiosi,
più visibili nel nostro spazio pubblico (dibattito sul velo, velo integrale). Pensate quanto è difficile trovare un compromesso
sull'abbigliamento. In Francia hanno dovuto varare delle leggi per proibire nelle scuole pubbliche i simboli religiosi. Per le donne
musulmane il fazzoletto in testa è invece un segno di rispetto.
?Ma dov'è lo stop? Le nuove generazioni sono più flessibili e si integrano con più facilità, ma per gli immigrati, che arrivano da
zone disastrate e hanno patito decenni di guerre, diventa un elemento identitario fortissimo e noi con questo ci scontriamo spesso.
Ce l'abbiamo noi una identità così forte da contrappore intorno alla parola valori, da vendere al diverso che viene a vivere nel nostro
Paese? Spesso ho qualche dubbio. Se per i nostri giovani il valore è quello di avere l'ultimo modello del telefonino, non credo che
andremo molto lontano?. Applausi.
Domanda di Masotti: ?Gli aspiranti leader della destra populista parlano di un'Europa indebolita e presto sopraffatta dagli
immigrati. Poi ci sono le moschee che chiedono di costruire. Ma in tanti paesi islamici noi non possiamo costruire le nostre chiese e
il principio di reciprocità non diventa un ostacolo?
Risposta di Lilli. ?Mi ritengo una cittadina europea, non mi aspettavo un ribaltone così repentino di una parte della nostra realtà
europea, il Brexit. La nostra costruzione europea è una casa comune che abbiamo costruito sulle due guerre mondiali, oggi ci sono
accenni antieuropeisti. Mi stupisce la spregiudicatezza di alcune forze politiche con l'uso scorretto e disonesto di dati che non
hanno nulla a che fare con la realtà. Il tasso di propaganda che c'è oggi nella comunicazione politica è pericolosissimo. Anche
nell'informazione giornalistica. Siamo travolti dalla propaganda e questo, inserito in un difficile periodo di crisi economica,
diventa un mix esplosivo. Per questo ho cercato di affrontare temi che sono cruciali per le nostre paure, incertezze e anche i
pregiudizi vanno riconosciuti. Perché solo quando li conosci siamo in grado di elaborare un anticorpo per non cadere vittima delle
propagande.
?Dobbiamo capire che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e noi oggi viviamo in un mondo complesso. E non
possiamo pensare di prendere dal mondo globalizzato solo quello piace a noi. Non credete a chi vi promette soluzioni
semplici a problemi complessi, Non esistono?. Applausi fragorosi.
Infine dal pubblico si levano dubbi e chiarimenti ai quali Lilli Gruber non si sottrae, anzi spiega con enfasi il suo pensiero e risponde
nel modo esaustivo che le è proprio. Riflessioni che tutti vogliono ancora ascoltare.
La magnifica e calda serata si conclude con il consueto ?firma copie? e tanti apprezzamenti dalle donne presenti.

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  Masotti, Gruber

  Un momento a Caffeina

  Staff di Caffeina 2016

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