La Voce del Leone Leonardo da Vinci - Un genio assoluto

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La Voce del Leone Leonardo da Vinci - Un genio assoluto
La Voce del Leone
              I.I.S. “Roncalli”

 Anno XIV - Numero Speciale - dicembre 2019

Leonardo da Vinci
   Un genio assoluto

                                      Tommy

      Il Leone Vitruviano
La Voce del Leone Leonardo da Vinci - Un genio assoluto
La Voce del Leone
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Anno XIV n°3 Dicembre 2019            Blog: La-voce-del-leone 1.webnode.it

   IN QUESTO NUMERO:

5-6 L'ingegneria di guerra 7 Leonardo e l'Anatomia        8-10 Uno spirito libero

                            Leonardo da Vinci

   2     Editoriale                                       15-16
 11-12                      13-14                         Leonardo e la Gastronomia
La Botanica secondo Leonardo Un enologo appassionato
                                                          19-20
                                                          Leonardo trasgressivo

Le nostre rubriche:

   3-4       Le Grandi Biografie        a cura di Andrea Verdiani
   17-18     Scacco al Re               a cura di Domenico Vaia
             Copertina                  a cura di Tommy Laurino
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                                        Editoriale

Leonardo,un genio assoluto. Così abbiamo voluto intitolare questo numero
speciale,volendo,nel nostro piccolo,partecipare alle innumerevoli iniziative in occasione del
cinquecentenario della morte del grande scienziato.
Leonardo da Vinci è stato universalmente riconosciuto un genio assoluto perché la sua vita è
stata caratterizzata non solo da opere d'arte magnifiche;ma anche da invenzioni geniali e da
una ricerca continua nei più svariati ambiti dello scibile umano.
L'amore per il sapere e l'incessante ricerca lo rendono pressoché unico e simbolo di
quell'età magnifica chiamata Rinascimento.
Nel Codice Atlantico Leonardo scriveva:”Quelli che dall'altrui fatiche se medesimi fanno
ornati, le mie a me medesimo non vogliono concedere. Or non sanno questi che le mie
cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d'altrui parola, la quale fu maestra
di chi bene scrisse, e così per maestra la piglio e quella in tutti i casi allegherò”.
La “sperienza”,vale a dire la ricerca continua delle spiegazioni alle domande che muovono il
Mondo,e la Ragione sono state per lui stimoli infiniti ad esplorare quel complesso di
microcosmi che compongono la Natura e l'universo tutto.
Se dovessi cercare un aggettivo per definire Leonardo sceglierei senz'altro “curioso”.
Sì, la “sete di curiosità” è stata la sua caratteristica principale.
A questo punto mi tornano in mente le parole pronunciate dall'Ulisse dantesco:
“...fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza”.
E chi,meglio di Leonardo ha dato prova di questo?
Se Dante Alighieri avesse potuto conoscere il genio di Vinci forse l'avrebbe considerato il
suo “modello ideale di uomo”. Non lo so;ma mi piace pensarlo!
La conoscenza e il Sapere sono virtù somme.
Forse sono,se non le uniche,sicuramente le più importanti prerogative umane.
L'ansia di conoscere e la curiosità per tutto ciò che esiste rendono il genere umano simile a
Dio,o per chi non crede,lo spingono verso quell'Infinito di cui si sente parte.
Leonardo era un uomo curioso e la curiosità lo spingeva alla ricerca,alla
sperimentazione,all'osservazione attenta della Natura e non solo di quella.
Non esistevano limiti alla sua sete di conoscenza.
”Novello Ulisse” egli si spinse oltre i limiti allora conosciuti esplorando “nuovi lidi”.
Non fu solo inventore,scienziato,architetto ed artista di sommo valore;fu anche enologo e
perfino gastronomo. Sì,gastronomo!
La Redazione ha scoperto anche questo suo interesse particolare. Leonardo era quello che
si dice “una buona forchetta”,perché amava mangiare e bere;ma la curiosità lo spinse ad
essere anche un cuoco e lo scoprirete leggendo questo numero.
Non so se siamo riusciti nell'intento di dare del sommo genio vinciano un'immagine
esauriente;ma ci abbiamo provato. Giudicherete voi leggendo e per questo vi auguro una
buona lettura.

                                                                 Patrizia Davini
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                                Le grandi biografie

                                Leonardo Da Vinci

Leonardo di messer Piero da Vinci nacque ad Anchiano il 15 aprile 1452. Fu
considerato fin da subito universalmente uomo d'ingegno e talento universale del
Rinascimento ed uno dei più grandi geni dell'umanità. Egli incarnò in pieno lo spirito
                             della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di
                             espressione nei più disparati campi dell'arte e della
                             conoscenza; fu scienziato, filosofo, architetto, pittore,
                             scultore, disegnatore, trattatista, scenografo,
                             anatomista, botanico, musicista, ingegnere e
                             progettista.
                                All’età di diciassette anni seguì il padre a Firenze, dove
                                per volontà di messer Piero, incantato dalla sua
                                precoce bravura, studiò nella bottega di Verrocchio e
                                acquisì ampie conoscenze tecniche.
                                Nel 1482 partì per Milano, alla corte di Ludovico il
                                Moro, dove rimase per circa vent'anni allestendo
apparati per le feste, fornendo al duca le sue competenze d’ingegnere e urbanista e
svolgendo un'intensa attività pittorica e scultoria.
Di questo periodo sono: la Vergine delle rocce, che con le sue figure poco definite,
quasi sfumate e la ristretta gamma di colori, mostra la lontananza di Leonardo dai
modelli toscani; l'Ultima cena, che rimane uno dei capolavori del Rinascimento e
la Dama con l'ermellino.
L'ambiente culturale
lombardo gli fornì numerosi
nuovi stimoli e lui si dedicò
con passione a studi di
architettura, idraulica,
meccanica, anatomia e
botanica. Fu affascinato dal
moto dell'acqua e dal volo
degli uccelli, tanto che, delle
macchine di sua invenzione
alcune delle più interessanti sono quelle per il volo.
Con la caduta degli Sforza, nel 1500, tornò a Firenze. Fu poi al seguito di Cesare
Borgia come ingegnere militare ed architetto nel 1502.
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Negli anni successivi ebbe modo di viaggiare e di conoscere molte realtà dell’Italia
quattrocentesca che gli furono di stimolo per le sue esperienze.
Eseguì in quegli anni la Battaglia di Anghiari, mai terminata, per Palazzo Vecchio e
forse la Gioconda.
Nel 1505 fu nuovamente a Milano, dove dedicò una parte sempre maggiore del suo
                                                tempo agli studi scientifici.
                                                Chiamato poi a Roma da papa Leone X
                                                de’ Medici, venne in realtà escluso
                                                dalle grandi opere e visse appartato.
                                                In Francia dal 1517, sotto la
                                                protezione di Francesco I, trascorse
                                                gli ultimi anni nel castello di Clos-
                                                Lucé ad Amboise, dove morì.
                                                La vita del genio toscano fu
                                                all'insegna della costante riflessione
                                                e della ricerca.
Egli si pose soprattutto il problema del rapporto tra arte, natura e conoscenza e
l'indagine scientifica e la creazione
artistica collaborarono alla scoperta delle
leggi universali che regolano la Natura.
L'artista dovette dunque fare esperienza
della realtà e riprodurne lo spirito nelle
proprie opere. Furono ,forse, conseguenza
di questa visione non solo la frequente
incompiutezza delle opere, a causa di una
curiosità sempre insoddisfatta, ma anche
l'esigenza grafica negli studi scientifici.
E' eccezionale il numero di disegni che ci
sono giunti, accompagnati dagli altrettanto
numerosi appunti. Tra i più noti, l'Uomo
Vitruviano, raffigurazione delle
proporzioni ideali del corpo umano. Da
sempre i suoi dipinti sono stati ammirati e
studiati dai più grandi pittori del secolo e
Vasari stesso lo riconosce come iniziatore
del Rinascimento maturo.
                                                      Andrea Verdiani
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                     L'ingegneria di guerra leonardesca

Il genio di Leonardo non si fermava solo alla pittura,alla scultura e al disegno ma si
occupava anche di ingegneria militare. Egli,infatti, era uno straordinario ideatore di
armi per la guerra. Molto famoso e universalmente conosciuto è lo studio per la
realizzazione di un carrarmato, dotato di quattro ruote motrici chiodate mosse da
                                                  ingranaggi a gabbia per dare più
                                                  attrito e impronta per far muovere
                                                  una piccola casamatta. La struttura
                                                  era rivestita da uno “scudo” di legno
                                                  inclinato in modo tale da far
                                                  rimbalzare i proiettili dell’artiglieria
                                                  nemica e armata con numerosi
                                                  cannoni, i quali avevano più lo scopo di
                                                  impaurire e che quello di attaccare i
                                                  nemici che si azzardavano ad
                                                  avvicinarsi troppo. Il progetto,
                                                  ideato per il Duca di Milano, non fu
mai realizzato. Ma non finisce di certo qui il suo genio bellico.
Infatti egli propose numerosi progetti alla corte del Moro e tra questi il carro
falcato.
Questo “Carro” ,che veniva munito non soltanto dalle iconiche lame nelle ruote ma
anche un sistema di ingranaggi mossi grazie al movimento delle ruote collegate, era
dotato di quattro
bracci muniti di lama
e ad altezza petto,
così da danneggiare e
impaurire i soldati
nemici,azionati
proprio dalle stesse
ruote. Leonardo ne
aveva progettate due
varianti:quella
classica spinta da
cavalli posti a capo
del carro o una spinta
da uomini o cavalli.
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Il Nostro,tuttavia, si incaponiva di più in quei progetti in cui erano presenti i cannoni.
Si spaziava dalle semplici “armature” di legno per proteggere gli artiglieri, ad un
sistema a pioli per migliorare gettata e puntamento di un tipo di proiettile a grappolo
che potesse esplodere in aria ottenendo la massima efficacia.
Non mancavano nemmeno il mortaio, o un complesso sistema di rotazione di tre
                                 argani di canne (per argani intendo uno o più
                                 decine di piccole bocche da fuoco, più grandi
                                 degli archibugi, che sparavano in un istante) che
                                 anticipano le moderne mitragliatrici.
                                      Altre iconiche strutture sono le strutture di
                                      difesa a scopo militare.
                                      A questo proposito, come non citare un sistema a
                                      corda, o a manovella, per far cadere le scale e gli
                                      assaltatori (composto da un elemento che una
                                      volta azionato faceva sporgere dei pettini che
rendevano instabili le scale d’assedio);oppure il progetto di una fortezza e di
numerosi ponti.
Egli disegnò numerosi ponti ricomponibili, movibili o con doppio “scopo”.

Tra i ponti movibili ne abbiamo uno, supportato da diverse imbarcazioni, che veniva
mosso di 90° da una serie di argani su colonne che fungevano da perno e veniva
azionato utilizzando la forza dell’uomo o di animali. L’altro era più ambizioso, auto
supportato e anch’esso mosso nella stessa maniera, ma in questo caso, invece di
essere aiutato da una serie di perni veniva aiutato dalla sua struttura arrotondata
ad una estremità che andava perfettamente a combaciare con la rampa con cui faceva
coppia.
                                                                   Pietro Vezzaro
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                              Leonardo e l'Anatomia
Leonardo fu un grandissimo appassionato di anatomia, era affascinato dal corpo
umano e da come esso era costituito. Fu il primo a rappresentare il corpo umano con
dei disegni. Lo studio dell'anatomia umana lo impegnò a lungo;egli era affascinato
dalla perfezione del corpo umano che ,secondo lui, era la cosa più bella, perché era
                                  perfettamente proporzionato. Egli disegnò il famoso
                                  Uomo Vitruviano al centro di un cerchio per
                                  dimostrarne le perfette proporzioni ( il cerchio
                                  rappresenta il Cielo, la perfezione divina, invece il
                                  quadrato rappresenta la Terra). Il grande scienziato
                                  di Vinci dedicò ben 20 anni allo studio del corpo
                                  umano e del suo interno. Iniziò quando, tra il 1480 e
                                  il 1490, viveva a Milan;lì studiò i muscoli e le ossa,
                                  approfondendone gli aspetti più interessanti.
                                   Dal 1502 e fino al 1507, a Firenze, approfondì la
                                   meccanica del corpo, gli organi interni e la
                                   circolazione sanguigna e ne continuò lo studio
                                   mentre divideva il suo impegno tra Milano e Roma
                                   negli anni 1508-1513. Nella ricerca dei rapporti e
                                   delle proporzioni create dall’ ”armonia della natura”,
Leonardo, specie negli ultimi anni,della sua vita, nei suoi disegni anatomici tese a
“stilizzare” le rappresentazioni degli organi ed apparati e per far questo egli partì dal
principio che l'essere umano sviluppa sempre due momenti:1) quando l'uomo è
fermo;2) quando fa tutti i suoi movimenti. Da questi due momenti cominciò ad
analizzare il "collegamento armonioso" tra muscoli, ossa e nervi, tutti in grado di
coordinarsi sotto una spinta di moto. Da
queste prime osservazioni egli si pose il
problema di capire cosa "dentro" fa
muovere il tutto in maniera cosi sinergica
e armoniosa. Cercò di comprendere
quanto sforzo venga prodotto per il
movimento di braccia e gambe e si
convinse dell'esistenza di un "lungo e
interminabile collegamento elastico" che
permette ad ogni uomo di allungarsi e di restringersi, proprio come un elastico. I suoi
studi si estesero poi alla crescita del feto umano, attraverso l'osservazione di alcuni
corpicini morti. Infine studiò gli effetti della vecchiaia sul corpo umano osservando
le rughe, i cambiamenti subiti del corpo con il passare del tempo.
                                                     Krystyna Klyusyk
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                       Leonardo, uno “spirito libero”
Leonardo da Vinci è stato testimone del suo tempo ed anche uno dei principali
protagonisti sul piano artistico e culturale del Rinascimento. Anche sul terreno dello
sviluppo del pensiero e dell’elaborazione filosofica Leonardo è stato attento
osservatore e in parte anche partecipe.
Egli è stato un gigante tra i giganti ed ha lasciato una traccia indelebile che ,a
distanza di Cinquecento anni dalla sua morte, continua a stupire e a suscitare studi,
                              indagini, ricerche. Giorgio Vasari scrive ne "Le vite de'
                              più eccellenti pittori, scultori, e architettori " il suo
                              testo dedicato agli artisti più importanti del
                              Rinascimento, di quanto Leonardo fosse portato per la
                              musica e quanto sapesse suonare bene. In diverse
                              occasioni il Vasari descrive le abilità di Leonardo, non
                              solo con gli strumenti a corda ma anche con organi e
                              tamburi, sorprendendosi del fatto che lo stesso
                              Leonardo non era a conoscenza delle tecniche musicali e
                              non sapeva leggere un pentagramma. Descrive anche che
                              era abile nella costruzione e nella decorazione degli
                              strumenti e che “ciò gli venisse a meraviglia”. Oltre al
                              Vasari molte furono le personalità del tempo che
influenzarono la vita di Leonardo da Vinci e tra queste troviamo Erasmo da
Rotterdam ,che si impegnò a lavorare per una rinascita cristiana tornando alle origini
e alla Sacra Scrittura per comprenderne il loro significato originario. Erasmo da
Rotterdam rifiutava la teologia e la filosofia medievali, considerate responsabili del
gran numero di idee e concezioni che avevano appesantito lo spirito senza aumentare
la fede ed era favorevole ad un'esperienza religiosa vissuta nella piena coscienza.
Un ruolo importante lo svolse anche Giovanni Pico della Mirandola, che tentò la
conciliazione di fedi e filosofie diverse, Platonismo, Aristotelismo e religione.
Probabilmente Leonardo fu influenzato da quanto Pico scrisse nel “Discorso sulla
dignità dell'uomo” nel quale si diceva che mentre tutte le creature sono
ontologicamente determinate a essere quello che sono e non altro, l'uomo è l'unica
creatura posta al confine di due mondi, con una natura costituita in modo da
plasmarsi secondo la forma che sceglie. Per Leonardo la natura è al contempo
oggetto di interesse artistico e sede di intervento tecnico. Indubbiamente egli fu
attratto dalla filosofia neoplatonica della quale Marsilio Ficino fu promotore
nell'Accademia da lui stesso fondata per volere di Cosimo de' Medici. A Firenze
Leonardo trascorse dodici anni di sistematica formazione e intensa sperimentazione,
ed entra presto sotto la protezione del quasi coetaneo Lorenzo de' Medici,raffinato
umanista, scaltro mercante, astuto statista e abile politico, ma soprattutto
La Voce del Leone Leonardo da Vinci - Un genio assoluto
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impareggiabile diplomatico.
Fu proprio a Firenze che Leonardo ricevette i primi incarichi pubblici,come la
realizzazione di una pala d'altare per la Cappella di San Bernardo nel Palazzo della
Signoria,siamo nel 1478, e negli anni seguenti tante altre. Ci fu probabilmente
l'avvicinamento a Lorenzo il Magnifico e alla sua cerchia, della quale faceva parte il
suo maestro Verrocchio. Alcuni fogli dei codici vinciani mostrano studi per
consulenze militari e ingegneristiche, richieste probabilmente da Lorenzo.
L'attività del genio vinciano si trasferisce a Milano tra la primavera e l'estate del
1482,quando viene chiamato dal duca Ludovico il Moro, desideroso di circondarsi di
"begli ingegni" per rendere la sua città una capitale del
Rinascimento. L’artista indirizza al Duca una famosa
"lettera d'impiego", contenuta nel Codice Atlantico, in
cui descrive i suoi progetti di architettura, opere
idrauliche ed ingegneristiche, pittura e scultura e arte
militare in tempo di guerra. Leonardo decide di
accettare l'invito; per la prima commissione l'artista
fiorentino deve aspettare fino all'anno seguente,
quando il priore della Confraternita dell'Immacolata
Concezione stipula, il 25 aprile 1483, un contratto con
l'artista e i fratelli de Predis per la realizzazione di una
pala d'altare, la Vergine delle Rocce, per la cappella
della Confraternita nella chiesa di San Francesco Grande, che ora è al Louvre.
Entrato nella cerchia di Ludovico il Moro, Leonardo partecipa come consulente alla
realizzazione del tiburio del Duomo (1487-1489), riceve incarichi per la decorazione
del Castello Sforzesco e avvia il grandioso progetto per il monumento equestre in
                               bronzo dedicato a Francesco Sforza.
                              La sua esperienza presso le corti italiche lo portò, nel
                              1502, a prestare la sua opera al famoso Duca
                              Valentino,Cesare Borgia Signore di Romagna, il quale
                              lo aveva ingaggiato per rafforzare le fortificazioni
                              delle città appena conquistate. Durante i suo soggiorno
                              a Cesena, Leonardo mise a punto un nuovo tipo di
                              polvere da sparo(composta da zolfo,carbone e
                              salnitro),studiò macchine volanti e strumenti per la
                              guerra sottomarina e si occupò anche di strategia
                              militare, disegnando mappe dettagliate per facilitare
                              le mosse dell'esercito.
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Dopo una parentesi romana al servizio di papa Leone X,nel 1517, la grande fama
raggiunta portò Leonardo in Francia chiamato dal re Francesco I che gli offrì anche
un alloggio nel Castello di Clos-Lucé,presso la reggia di Amboise.

Qui il Nostro progettò il palazzo reale di Romantin,che Francesco I voleva par
erigere per la madre Luisa di Savoia;ma si occupò anche di organizzare feste e
                               apparati,come quello messo in scena a Lione nel 1515
                               e poi a d Argenton due anni dopo.
                              Leonardo infatti aveva realizzato per il re l'automa di
                              un leone che era in grado di camminare e poi fermarsi
                              aprendo il petto “tutto ripieno di gigli e diversi
                              fiori...che fu di tanta meraviglia a quel re” come scrive
                              nel 1584 Giovanni Paolo Lomazzo nel suo “Trattato
                              dell'arte della pittura, scoltura et architettura “.
                               Per concludere possiamo affermare che la
                               collaborazione di Leonardo con i potentati del tempo ci
                               fu ,ed anche in maniera molto marcata, ma il grande
genio rimase sempre,fino alla morte,un vero “spirito libero”.

                                                           Ilaria Ciappi
                                                           Margherita Corti
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                      La Botanica secondo Leonardo

Da Leonardo la Botanica era considerata la migliore forma d'arte.
Infatti,come spesso è evidenziato per le altre scienze,l'acuto spirito di
osservazione del genio vinciano ha anticipato alcuni concetti che saranno
formulati in modo compiuto solo dopo di lui,quando la Botanica diventò una
disciplina scientifica indipendente.
Il Nostro aveva già riconosciuto i due principali tipi di inflorescenza esistenti
                                          in Natura;infatti egli aveva intuito i
                                          concetti base della Dendrologia,vale a
                                          dire lo studio degli anelli di crescita
                                          degli alberi in relazione all'ambiente,
                                          ed anche quelli della Fillotassi,la
                                          scienza che studia le diverse modalità
                                          con cui le foglie si distribuiscono sui
                                          rami.
                                          La scoperta più importante fatta da
lui in ambito botanico fu senz'altro l'osservazione del fenomeno che
permette alle piante di assorbire l'acqua attraverso le radici. Egli anticipò la
formulazione della legge scientifica che sta alla base del “fenomeno della
linfa ascendente e discendente”.
Proprio grazie allo studio di questo
fenomeno ed alle sue competenze in
ambito idraulico e fluidodinamico,
Leonardo riuscì ad anticipare di 500 anni
l'invenzione della coltivazione
idroponica. Infatti egli intuì che per far
salire l'acqua dalle radici ai rami era
necessario compiere un “lavoro” che le
piante spontaneamente facevano.
Per capire meglio come ciò avvenisse
ebbe l'intuizione geniale di togliere il
terriccio e di mettere la pianta
direttamente in acqua osservando poi
che essa riusciva lo stesso a
crescere,anche se più lentamente.
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A Firenze,nel complesso monumentale di Santa Maria Novella,è stata allestita per
alcuni mesi,dal Settembre al Dicembre 2019, un'esposizione di tavole originali di
Leonardo in postazioni interattive ed anche di alcune piante che hanno coinvolto i

visitatori in un percorso molto interessante nel pensiero e nelle intuizioni del grande
maestro toscano che seppe guardare alla vita e alla Natura (Uomo compreso) come
un'entità unica in cui tutto è connesso e tutto è in movimento. L'iniziativa,secondo
me,dimostra che per Leonardo Arte e Scienza
fossero indissolubilmente legate.
Un pensiero,questo, che è rispecchiato
dall'allestimento della Mostra proprio nel Chiostro
Grande nel quale sono stati collocati 5 poliedri
regolari, tra quelli disegnati da Leonardo (in totale
sono 60) per compendio
all' opera “De Divina Proportione”del frate
francescano Luca Pacioli,noto matematico vissuto
tra il 1445 e il 1517 ed incontrato da Leonardo
quando egli si trovava a Milano alla corte di
Ludovico il Moro.
È interessante rilevare che questi disegni
simboleggiano non solo l'armonia e la perfezione
formale ma anche la complessità del mistero dell'Universo.

                                                        Chiara Giacomini
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                      Un enologo appassionato
Leonardo Da Vinci oltre ad essere un artista era anche un appassionato
esperto di vini e lo era poiché suo padre Piero aveva possedimenti e vigne nel
Montalbano e così, fin da piccolo, egli aveva potuto coltivare un rapporto
quotidiano con il mondo agricolo e vitivinicolo.
Leonardo vedeva il vino come frutto della Natura, prodotto della terra e
simbolo di funzionalità e bellezza; lo provano i tanti schizzi fatti da lui
durante il suo soggiorno in Romagna presso il duca
Cesare Borgia come ad esempio un celebre disegno
che ritrae un grappolo d’uva appeso a un albero.
Il da Vinci oltre ad amare il vino lo produceva, di
questo ne è la prova una lettera inviata al fattore
del suo podere di Fiesole. Nella lettera Leonardo
dava delle indicazioni su come ottenere un
prodotto privo di difetti e buono. E’ curioso
rilevare che tra le tante invenzioni del grande
Leonardo ci siano la barrique e un nuovo metodo di
coltivazione della vite basato sull’utilizzo di
particolari sostanze.
Di questo ne parla Leonardo stesso in una lettera
del 1515 indirizzata a un certo Zanobi Boni, definito suo Castaldo.
 Ne riportiamo un passo:
“Le ultime quattro caraffe di vino non erano come me le aspettavo e mi
è dispiaciuto molto. Le viti di Fiesole, coltivate in modo migliore,
dovrebbero dare all’Italia un ottimo vino, come quello di Ser Ottaviano.
Sapete che ho già detto che bisognerebbe concimare i filari con macerie
di vecchi muri demoliti che asciugano le radici e i fusti, così le foglie
attraggono tutte le sostanze utili alla perfezione del grappolo. In più, ai
nostri giorni facciamo la cosa peggiore: fermentiamo il vino in vasi aperti
e così l’essenza si disperde nell’aria e non rimane altro che un liquido
senza sapore colorato dalle bucce e dalla polpa; e poi non si fanno i
travasi come si deve e per questo viene fuori un vino
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In tempi molto recenti è stata fondata la Leonardo da Vinci S.p.A., una
società impegnata in un progetto culturale di
spessore dedicato alla figura del grande
scienziato grazie al quale vuole diffondere
l’immagine di Vinci nel Mondo finanziando
importanti opere cittadine e facendo conoscere
gli aspetti inediti della personalità del Genio.
La società, supportata da un comitato
scientifico di enologi e di studiosi, ha, infatti,
                                                         La vigna di Leonardo
indagato e recuperato il contributo dato dal
grande artista al mondo del vino.
Per finire vorremmo ricordare il ritrovamento della cosiddetta Vigna di
                           Leonardo, concessa al grande artista da Ludovico
                           Maria Sforza detto il Moro, Signore di Milano, nel
                           1498. Nel 1495 Ludovico gli aveva assegnato l’incarico
                           di dipingere un’Ultima Cena nel refettorio di Santa
                           Maria delle Grazie e Leonardo ,nelle pause di lavoro, si
                           recava alla sua vigna per occuparsene. La vigna,quando
                           nell'aprile del 1500 le truppe del re di Francia
                           sconfissero il Duca di Milano, fu affidata da Leonardo
                           al suo allievo più caro,Gian Giacomo Caprotti detto il
Salaì,il quale poi la ricevette in eredità.
In occasione dell’Expo del 2015, la Fondazione Portaluppi e gli attuali
proprietari di casa degli Atellani resero possibile ritrovare il vitigno originale
grazie anche agli studi dell’enologo Luca Maroni e al contributo decisivo della
genetista Serena Imazio e del professor Attilio Scienza, massimo esperto del
DNA della vite.

                                                      Valentina Leo
                                                     Genni Nebiu
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                          Leonardo e la Gastronomia

Non tutti sanno che Leonardo da Vinci,una persona di fama internazionale entrata
nella storia grazie alle sue qualità di scienziato ed artista, nutriva una grande
passione per il vino e il cibo. Uno dei motivi principali dello stretto rapporto con il
vino è l'essere nato in una famiglia che abitava in un paesino della campagna toscana:
Vinci.
C'è una lettera di Leonardo, in cui lo scienziato dimostra tutta la sua competenza
nell'ambito del vino,ne riporto un estratto:
"Poi pessimamente alli dì nostri facemo il vino in vasi discuoperti, et così per
l’aria fuggi l’exentia in el bullimento, et altro non rimane che un umido insipiente
culorato dalle bucice et dalla pulpa; indi non si muta come fare si debbe di vaso
in vaso, et perloché viene il vino inturbidato et pesante nei visceri.”
Questo scritto è un piccolo trattato di viticultura. riporta la tecnica per
trasformare l'uva in vino.
È molto curioso pensare che un genio come lui abbia ricevuto del vino come
pagamento per una sua opera. Ciò accadde nel settembre del 1481, quando fu pagato
con: “Un barile di vino vermiglio” per il suo dipinto “L’adorazione dei
Magi”,originariamente destinato all’altare del Convento di San Donato.

Leonardo aveva compreso il ruolo fondamentale dell’alimentazione.
 “Se mangio buon cibo e bevo buon vino con misura e modo, sto bene. Se mangio
cibo cattivo e bevo vino cattivo senza misura e modo, sto male. Noi siamo non
solo quello che mangiamo, ma più ancora quel che digeriamo o non digeriamo.”
Lo scienziato sosteneva quindi che le persone dovessero assumersi la responsabilità
di determinare lo stato della propria salute, a cominciare dalla tavola.
Questo interesse per il cibo sarebbe ulteriormente confermato dal fatto che in
gioventù gli sarebbe stato garzone e cuoco di una taverna chiamata “Le tre lumache”
che si trovava sul Ponte Vecchio.
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La notizia sarebbe contenuta nel discusso Codice Romanoff custodito all'Hermitage
di San Pietroburgo,ma non si trova il manoscritto originale.
Tuttavia, grazie agli scritti lasciati nel Codice Atlantico,conservato a Milano nella
Biblioteca Ambrosiana,sembra che il Nostro conoscesse e sperimentasse erbe e
spezie;tra queste curcuma,aloe,zafferano,fiori di papavero,fiordalisi,ginestre,olio di
semenza di senape e olio di lino.
Un altro dato accertato,sempre dal Codice Atlantico, risultano le invenzioni di alcuni
                                             apparati di cucina:il macinapepe,il
                                             girarrosto meccanico,l'affetta uova a
                                             vento,il trita aglio e il cavatappi.
                                             Secondo la leggenda,Leonardo ,figlio di ser
                                             Pietro e di una contadina di nome Catharina
                                             sposata con un certo Piero dal Vacca abile
                                             pasticcere di Vinci,avrebbe da quest'ultimo
                                             imparato l'arte pasticcera.
                                             Si sa per certo che, da Piero del Vacca,
                                             Leonardo che ebbe modo di frequentare
                                             assiduamente, gli insegna a conoscere i
                                             dolciumi e a prepararli, tanto che crebbe
                                             creando non solo modellini di strumenti ma
                                             anche di marzapane, che lo fecero
                                             appassionare sempre più all'arte culinaria.
                                             Leonardo inizia così a creare dei dolci con
                                             alcuni piccoli stampi da lui fatti in ferro
                                             tenero, dove all'interno viene depositato il
                                             lievito che con la magia del calore, darà la
                                             forma desiderata al dolce.
Le forme che Leonardo decide di creare sono diverse: una ha la forma di una volpe,
poi di un cervo, di un coniglio e molte altre ancora.
Passano i giorni e Leonardo impara a fare il marzapane con la farina di grano (bianco)
e la farina di farro e avena (scura), poi apprende i trucchi per tenere il forno
costante, impara a mesciare le farine di farro e di avena, impara a lavorare le uova e
alcune spezie e distinguerle ogni giorno sin dal mattino.
Per concludere ecco alcune ricette inventate dal genio vinciano:Marzapane,crema
fritta,fagiano stufato e riso con zafferano e molte altre ancora.

                                                              Sofia Massimiani
Pag.17

                                    Scacco al Re
                          LEONARDO E GLI SCACCHI
Su di lui è stato scritto quasi tutto. Diciamo “quasi” perché sembra che nessuno
studioso si sia interessato a Leonardo giocatore di scacchi: eppure Leonardo
potrebbe essere stato uno degli artefici della modifica nel movimento dei pezzi che
si verificò tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.
Va detto subito che non si sa quando abbia appreso il gioco degli scacchi: forse già
da ragazzino nella casa in campagna dei nonni, probabilmente a Firenze quando
intorno al 1475 cominciò a frequentare la corte di Lorenzo il Magnifico, dove il gioco
degli scacchi era molto praticato.

Se non imparò a giocare da ragazzino e se proprio non imparò neppure alla corte del
Magnifico, di certo al più tardi apprese il gioco quando nel 1482 si presentò a
Ludovico il Moro e rimase alla sua corte a Milano.
Che il gioco degli scacchi fosse molto diffuso specie tra i nobili, il clero ed i ceti più
                                ricchi è storicamente documentato; una delle ragioni
                                principali era che gli scacchi permettevano di passare
                                il tempo (oggi diremmo “il tempo libero”) anche perché
                                va ricordato che all'epoca non c’era la radio, non c’era
                                la televisione,né il campionato di calcio.
                                Un’altra ragione era che la partita a scacchi
                                permetteva a uomini e donne di stare insieme senza
                                creare ‘pettegolezzi’ ed era quindi una buona
                                occasione di corteggiamento: e questo accadeva anche
                                alla corte dei Visconti e degli Sforza, dove gli scacchi
                                erano molto diffusi e giocati dallo stesso Ludovico il
                                Moro.
                                Ricordiamo per inciso che proprio nel 1475 nacque
                                Giovanni secondo figlio di Lorenzo il Magnifico e
Clarice Orsini. Diventerà papa nel 1513 con il nome di Leone X e sarà uno dei papi
più importanti per la Storia degli Scacchi.
Pag.18

Era infatti un grande appassionato del nostro gioco; negli otto anni del suo
pontificato ne favorì la diffusione, e, così come protesse letterati e poeti, fu un
importante mecenate per i giocatori di scacchi dell’epoca.
Anzi, la passione per il gioco degli scacchi di Leone X fu tale da essere segnalata
perfino nell’opera “Storia dei Papi” del Pastor.
Torniamo a Leonardo. Imparò comunque prima del 1482 anno in cui si presentò a
Ludovico il Moro e rimase poi alla sua corte a Milano.
Si può presumere che quando Leonardo scrisse a Ludovico la lettera in cui si
proponeva per la “assunzione”, sapeva della passione del Moro per gli scacchi e quindi
non arrivò a Milano impreparato. Se Ludovico gli avesse detto ‘facciamo una partita’,
non sarebbe stato da lui rispondere: «Non sono capace».
E Leonardo, oltre a fare le illustrazioni per il “Divina proporzione”, progettò i pezzi
che possiamo definire di “nuovo design” e che poi vennero riprodotti nei diagrammi
che permisero di realizzare il volumetto scacchistico.

                                                           Domenico Vaia
Pag.19

                Leonardo da Vinci era veramente trasgressivo?

 Gli omosessuali, nel corso della Storia Antica, sono semplicemente lasciati vivere
 felicemente (ad esempio presso gli Etruschi o nelle società feudale giapponese del
 XIV secolo o cinese...). L'amore omosessuale, nell’Età Classica, rappresentò persino
 l’amore più prestigioso. Infatti i Greci e i Romani che consideravano l’amore fra
 uomini più grande ed era ben visto in ambito sociale, al contrario dell'amore tra
 donna e donna. Non deve meravigliarci la cosa,dato che quelle antiche culture
 avevano stabilito la netta superiorità del maschio sulla femmina,
 La paura dell’omosessualità comincia nell’Alto Medioevo. Infatti in questo periodo di
                                     sacerdoti, papi, santi e martiri che cercavano di
                                     migliorare e rafforzare l’identità della Chiesa
                                     cristiana e della sua dottrina, il teologo Tommaso
                                     d’Aquino andò contro coloro che si macchiavano del
                                     peccato di lussuria “sadomaso”. Questo ultimo
                                     aggettivo deriva dal nome della città di Sodoma, la
                                     quale venne rasa al suolo per questi atti impuri,
                                     come è scritto nella Bibbia.
                                     Tuttavia, questo odio, o meglio questa non
                                     accettazione, non esisteva nell’Italia medievale, o
                                     per lo meno non quanto nel resto d’Europa. Non è un
                                     caso che il volgo identificasse Firenze come la
                                     capitale “libertina” della sessualità alternativa.
                                     In Germania, durante il Rinascimento, fu coniato il
                                     termine “florenzen” per indicare i sodomiti.
 In effetti la città “empia” era una roccaforte della libertà sessuale degli artisti
 dall’inizio dell’età rinascimentale e molti erano i nobili, i signori, gli artisti e le figure
 di estrema importanza del panorama storico italiano che ne facevano parte. Tra
 queste troviamo: Leonardo da Vinci, Michelangelo, Machiavelli, Pico della Mirandola
 ed altri ancora. Anche nella famiglia de’ Medici era famosa per le scappatelle di
 papa Leone X ,al secolo Giovanni de’ Medici.
 Leonardo, arrivato a Firenze con sua famiglia, si formò,artisticamente parlando
 nella bottega fiorentina del Verrocchio e fu grazie a questa sua formazione che
 darà vita alle sue numerose opere d’arte fin dagli anni della giovinezza. Ne ricordo
 solo alcune: la Madonna Dreyfus, la Madonna del Garofano, il Battesimo di Cristo,
 l'Annunciazione e il Ritratto di donna.
 Il nostro favoloso artista, nel periodo prima del suo soggiorno milanese, presso la
 Corte degli Sforza, ebbe rapporti sessuali con un noto gigolò, definito “carino e
 fine” dai suoi clienti, in realtà troppo astuto e manipolatore al punto di essere
 capace di rubare i soldi a chi lo frequentava.
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Firenze rimase “un baluardo” della libertà sessuale fino all’avvento al potere, dal
1494 al 1498, del frate Girolamo Savonarola, dopo la cacciata della famiglia
                                    Medici. Girolamo, era ben noto per i suoi sermoni
                                    contro la corruzione della Chiesa romana, guidata
                                    dal pontefice Alessandro VI Borgia, e si scagliava
                                    contro le spese e lo sperpero di denaro in opere
                                    d’arte invece che in carità. Egli era quindi contro
                                    quegli artisti che non rappresentavano scene
                                    sacre e ,ovviamente, anche contro i sodomiti.
                                    Nei quattro anni in cui ebbe il controllo della
                                    città, mandò al rogo diversi sodomiti, a volte
                                    imponendogli morti tanto atroci da risultare
                                    angoscianti anche leggendone la cronaca (andatevi
                                    a leggere quella relativa a Giovanni Di Giovanni)
                                    e bruciò anche opere d’arte. Savonarola, insieme
                                    ai suoi seguaci detti “piagnoni”, regnò indiscusso
                                    cercando di ristabilire la purezza della fede,ma
                                    perse il potere per colpa della sua intolleranza. Si
dice che il rogo di Girolamo fu appiccato non dal boia, ma, ironia della sorte,proprio
da un sodomita desideroso di vendicarsi. Dopo la morte del frate arrivò al potere
Pier Soderini ,eletto Gonfaloniere della Repubblica fiorentina, che dal 1502 dette
inizio ad una nuova stagione artistica commissionando opere a Leonardo (la Battaglia
di Anghiari) e a Michelangelo (la Battaglia di Cascina). Purtroppo nessuno dei due
artisti portò a termine l'opera richiesta. Leonardo ce ne lasciò solamente degli
studi. La morte di Savonarola non placò alcuni “piagnoni” che vollero mantenere le
leggi sui sodomiti le quali ne imponevano l'esilio e la confisca dei beni, in caso di
condanna. Tuttavia si arrivò al 13 agosto del 1512 quando 30 giovani aristocratici
protestarono con successo sotto Palazzo Vecchio per l’abrogazione di quelle leggi.
Questa rivolta fu denominata dal volgo “la rivolta dei Compagnacci”. Nel mese di
Settembre il potere fu restituito ai Medici. La storia della Firenze libertina
continuò anche con l'arrivo di Leopoldo d'Asburgo. Il Granduca austriaco fece
diventare il Granducato di Toscana il primo stato italiano a decriminalizzare
l'omosessualità;ma nonostante questo, lentamente, iniziò a sparire questo senso di
libertà.
Purtroppo ai giorni nostri l'omosessualità viene vista sempre come un malanno,un
miasma che porta pestilenza e “distrugge le famiglie”; ma questo atteggiamento
distruttivo e tossico, secondo me, è controproducente per la formazione delle
famiglie stesse. Spero semplicemente che in un paio di generazioni si ritorni ed
essere buoni e convivere in armonia con tutti.
                                                                 Pietro Vezzaro
La pittura è una poesia
              che si vede e non si sente,
              e la poesia è una pittura
              che si sente e non si vede.
             Adunque queste due poesie,
               o vuoi dire due pitture,
              hanno scambiati i sensi,
             per i quali esse dovrebbero
               penetrare all'intelletto*

                            Leonardo da Vinci

                                                 * dal Trattato della pittura

      La Voce del Leone
        Redazione
Ciappi I. ; Corti M.; De Luca J.
   Giacomini C.; Guadagno N.
     Klyusyk C.; Leo V. ;
Massimiani S.; Nebiu G.;Vaia D.

    Caporedattore                      Collaborazioni esterne
    Pietro Vezzaro                 Fabrizio Giacomini;Andrea Verdiani

                     Caporedattore Emerito
                          Marco Nesi
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