Il recupero della bellezza

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Il recupero della bellezza
CULTURA E PROGETTO

                                                                                                          Un’attenta politica

  Il recupero                                                                                             di rinnovo urbano, che
                                                                                                          tenga in
                                                                                                          considerazione la

della bellezza
                                                                                                          crescente domanda di
                                                                                                          abitazioni all’interno
                                                                                                          di borghi antichi ben
                                                                                                          restaurati. Una nuova
        Paolo Marconi*
                                                                                                          figura di architetto
        *Professore ordinario di Restauro dei monumenti presso la Facoltà di Architettura                 capace di entrare in
        dell'Università degli studi "Roma Tre"
                                                                                                          sintonia con contesti
                                                                                                          urbani e paesaggistici

       D                                                                                                  preesistenti con la
                     efinire la bellezza dei nostri        1300) e che venne da loro e dai nostri
                     centri storici è da un lato           stessi artisti raffigurata in infinite tele,
                                                                                                          qualità poetica dei
                     (quello filosofico) difficile, ma     tavole, affreschi e disegni aventi ad ogget-
        dall’altro (quello empirico) facile: essa è        to campagne e città, boschi e borghi           veri filologi
        certamente quella che piacque ai turisti           montani o marini. Non tanto la cupa bel-
        e artisti stranieri nel corso del Grand            lezza della catena montuosa delle Alpi         na ci apparenta ancora, sotto l’aspetto
        Tour (un’usanza plurisecolare, che giunge          che ci ha sempre separato dal resto del-       dei vernacoli architettonici, a quelli del
        fino ai viaggi in Italia ed in Grecia dei          l’Europa, in cui la presenza spontanea e       grande Territorio della cultura edilizia
        grandi architetti Aspuld e Gropius negli           folta degli abeti tra i picchi montani ci      gotica fondata sull’uso del legno che sfu-
        anni 1920/30 ma che può farsi risalire             accomuna ai paesaggi nordici e la pre-         ma verso il Mar Baltico. Ma quella più
        all’istituzione del primo Giubileo del             senza di popolazioni di cultura transalpi-     propriamente “mediterranea” dei pae-
Il recupero della bellezza
saggi collinari, coperti da foreste di quer-      che si esercitava nelle botteghe terrene,          ulteriormente in altezza, per ospitare i
ce e faggi spontanei sulle sommità, ma            al piano rialzato delle quali abitavano i          pigionanti poveri, rendendo le strade
coltivata in pianura ed in collina fin dal        proprietari. Nelle città e nei borghi, quin-       buie e ventose ed incrementando il
tempo della colonizzazione romana ad              di, tendenzialmente non vi era differenza          rischio sismico in modo esponenziale. In
olivi, vigne, castagni ed agrumi, i quali ulti-   tra tipologie abitative residenziali mono-         un secondo momento si è dato luogo
mi infatti i viaggiatori tedeschi (tra i quali    familiari, tutte orientate sull’associazione       ad espansioni extraurbane informi e
Goethe) trovavano già, appena usciti dal-         delle case in serie per guadagnare spazio          deformi, dopo aver intasato e sopraele-
la gola che proviene da Rovereto, nei             all’interno dei recinti murari e soprattut-        vato anche i quar tieri intra moenia
paesaggi del Lago di Garda (denominan-            to adusate ad imitare (imitazione =                meno densi (come i Rioni di Trastevere
do l’Italia “il Paese dove fiorisce il limo-      emulazione) i tipi abitativi, i tipi costruttivi   o Monti a Roma). L’industrializzazione
ne…”). Una bellezza “coltivata” da alme-          e gli schemi viari dell’epoca romana,              post-bellica ha fatto il resto, scoraggian-
no due millenni dunque, non fatta esclu-          spesso addirittura ricalcando le fonda-            do l’agricoltura e l’allevamento (ciò che
sivamente d’ingredienti naturali selvaggi         menta delle numerose città e borghi di             tanti Paesi civili non hanno fatto) e dun-
quali le rocce o le abetaie. Una bellezza         fondazione antica (e si veda il caso e-            que snaturando i paesaggi agrari, non
dolce come lo era quella che si trovava           semplare di Como, come pure quelli di              solo, ma anche favorendo, grazie al nuo-
mano a mano che si procedeva verso il             Brescia, di Ve-                                              vo benessere economico, la Vil-
Sud ove gli uliveti, le vigne, i castagneti e     rona, di Firenze,                                            lettopoli descritta da Cervellati:
gli agrumi divenivano preponderanti,              di Torino, ecc.).                                            una marmaglia di residenze per-
lasciando alla macchia, ai faggi, alle querce     Com’è ridotta                                                manenti monofamiliari oppure
il dominio delle alture mag-                                                                                   di “seconde case” mescolate tra
giori. Una bellezza regolariz-                                                                                 loro nel paesaggio, tendenzial-
zata e riscattata da ogni                                                                                      mente autosufficienti (due piani
parvenza selvaggia dal pas-                                                                                    fuori terra, garage, sala giuochi,
saggio millenario dell’aratro                                                                                  piscinetta condominiale, il tutto
e dai muretti a secco di                                                                                       là dove il caso aveva prodotto
supporto alle vigne ed ai                                                                                      “buchi” nel tessuto fondiario
castagneti, quale già appare                                                                                   preesistente) che hanno reso la
nei pittori toscani e in particolare                                                                           fruizione dei borghi e delle città
senesi del ‘300. Una bellezza non più                                                                          facoltativa da parte degli stessi
selvaggia (da selva) dunque, ma colti-                                                                         vecchi abitanti, ridotti a turisti
vata (coltivata=colta), sulla quale i                                                                          nella loro stessa città natale, e di
borghi e le cittadine spiccavano con                                                                           veda il caso di Nocera Umbra
architetture che ricorrevano fin dall’al-                                                                      dopo il terremoto. Quale reddi-
to medio evo ai materiali lapidei ed ai                                                                        to potranno realizzare, allo sco-
laterizi, piuttosto che alle carpenterie di                                                                    po di provvedere ad opere di
rustico legno tipiche del Gotico alpino e                                                                      adeguata manutenzione e di
transalpino, vuoi per la mancanza delle           oggi quella bellezza? Dalla metà dell’Ot-          garbato rinnovo urbano (onde mante-
immense abetaie, vuoi per la ricchezza            tocento essi furono preda dell’incre-              nersi degne dell’appellativo di “città d’ar-
dovuta alla dolcezza del clima - e dun-           mento demografico e dell’urbanesimo:               te”) i borghi e le città che ancora non
que all’abbondanza dei raccolti - ed all’in-      man mano che la compagna si spopola-               hanno acquisito tale appellativo pur
traprendenza mercantile delle genti itali-        va, borghi e città perdevano innanzi tut-          meritandolo, una volta che i cittadini le
che. Intraprendenza che faceva sì ad              to la buona proporzione tra altezza e              avranno definitivamente abbandonate?
esempio che esse monopolizzassero fin             larghezza delle case e delle strade. Infatti       In un Paese che ha come esclusiva risor-
dal ‘200 la lavorazione della lana del Gar-       l’edilizia residenziale urbana, nata a             sa naturale la sua bellezza e che quindi
bo (del Maghreb) e altre manifatture e            due/tre piani (eccezionalmente a quat-             dovrebbe sfruttare razionalmente e par-
colture pregiate legate al ciclo della seta       tro/cinque piani; ma solo i palazzi gentili-       camente tale risorsa, non ho dubbi, assie-
(proveniente dalla Cina), a quello del            zi, in città particolarmente importanti            me a molti miei amici e colleghi, che il
vetro, a quello del bronzo, degli argenti,        come Firenze, Piacenza, Genova o                   secolo a venire debba fare una seria
della maiolica, ecc., tutti mestieri tipica-      Roma) e dunque di un’altezza comples-              riflessione sul recupero della propria bel-
mente urbani, assieme a quello del com-           siva tale da consentire una buona insola-          lezza paesaggistica e urbana, in termini di
mercio di derrate e di merci esotiche             zione degli edifici frontistanti, cresceva         manutenzione e di recupero abitativo.
                                                                                                                           Progetto&Pubblico 18/2005 Aprile • 21
Il recupero della bellezza
CULTURA E PROGETTO

               Il recupero della bellezza dei                 grazie ad un progetto di riabilitazione di     comodità di Villettopoli. La quale presen-
               centri urbani e delle loro case                un villaggio ligure (Colletta di Castelbian-   ta peraltro un grande vantaggio, ai fini
               A quel recupero della bellezza, insom-         co, cfr. “Rassegna di Architettura e Urba-     della rottamazione: come molti prodotti
               ma, cui alludono Benevolo e Cervellati1,       nistica”, n° 88). Certo, vi saranno cittadi-   industriali di questi ultimi decenni, è qua-
               dedicando peraltro le case recuperate a        ne e borghi che, proseguendo peraltro il       si “giunta alla scadenza” delle sue struttu-
               fruitori che non saranno più soltanto gli      trend attuale, verranno diser tati ed          re e dei suoi impianti, e dunque sarà più
               abitanti della generazione che le abban-       abbandonati ai rovi, come ce ne sono           conveniente demolirla piuttosto che
               donarono (dopo averne malamente                sempre stati (andate a vedere la Civita        restaurarla, in cambio di abitazioni ben
               abusato) in favore di Villettopoli, ma i       di Bagnoregio, o Canale Monterano -            restaurate nei centri storici, le quali
               loro figli ed eredi. Nonché i tanti altri -    ricca perfino di due capolavori architet-      peraltro furono costruite con grande
               specialmente pensionati (non solo italia-      tonici di Bernini - abbandonati e diroc-       perizia dai loro stessi destinatari e per
               ni, e il fenomeno è già in atto in tutto il    cati anche loro fin dall’Ottocento) causa      questo saranno ben più durature.
               nostro Paese, dalla Liguria al “Chiantishi-    la rarefazione della natalità o le condizio-
               re” alla Val Nerina ai Monti Pollini, ma       ni economico-sociali e logistiche mutate,      La preparazione degli architetti
               non possiamo soffermarci ora su questo         e si vada a vedere l’analogo abbandono         dedicati alla tutela dei centri
               dato sociale ed economico peraltro ben         in atto di Nocera Umbra e di tanti altri       storici
               noto ai sociologhi ed agli urbanisti, che      centri umbri e marchigiani, dopo l’ultimo      A questo punto, la preparazione degli
               crescerà col crescere ormai inarrestabile      terremoto. Ma ve ne saranno altri che          architetti dediti alla tutela ed alla proget-
               della popolazione anziana, e sarà clamo-       saranno invece avvantaggiati da una sag-       tazione entro gli ambienti urbani e paesi-
               roso nei futuri anni ’30) - desiderosi di      gia politica di rinnovo urbano, a condi-       stici dovrà far sì che essi apprendano
               passare gli ultimi decenni di vita in          zione beninteso che esso non faccia            almeno l’abbiccì dell’edilizia urbana tradi-
               ambienti “a scala umana” migliori delle        loro perdere la qualità di “città d’arte”, o   zionale in termini non solo morfologici,
               situazioni urbane dove hanno passato la        quantomeno di città o borghi muniti di         ma anche tipologici, con l’appoggio di
               loro vita produttiva in condizioni carat-      grande bellezza, o meglio: della loro bel-     testi ancora in circolazione. Non solo le
               terizzate spesso dal caos veicolare, dalla     lezza: quella che li distingueva ancora        parole, insomma, ma anche la grammati-
               polluzione, dalla bruttezza acquisita con      cent’anni fa e in buona parte li distingue     ca e la sintassi del linguaggio edilizio urba-
               le trasformazioni edilizie, dalla rarefazio-   ancora. Per converso, buona parte di Vil-      no. E ciò può avvenire in un unico modo:
               ne e segmentazione dei rapporti sociali.       lettopoli andrà “rottamata”, assieme a         assegnando loro delle esercitazioni com-
               Ma non solo vecchi e disabili: ormai vi è      tante indegne periferie, con opportuni         positive nelle quali si dimostri la loro
               una domanda consistente di ciò anche           incoraggiamenti anche economici (come          conoscenza linguistica non solo, ma
               da par te di persone adulte che si             si fa per le automobili, e qui ci attendia-    anche la loro capacità di conoscere i con-
               sostengono col tele-lavoro le quali desi-      mo un colpo d’ala dalle nostre Imprese         tenuti abitativi e strutturali dell’edilizia tra-
               derino riunirsi in comunità che vivano         edilizie: il recupero di Colletta di Castel-   dizionale. In un campo nel quale il linguag-
               entro borghi antichi ben restaurati di         bianco summenzionato, d’altra parte, è         gio architettonico non sia una metafora,
               piccole dimensioni, con bella vista ed         stato “inventato” da una piccola impresa       ma una realtà conoscitiva e concettuale
               aria buona, come recentemente ha               di Alessandria), per coloro che seguitano      da affrontarsi con gli stessi strumenti
               potuto realizzare Giancarlo De Carlo,          per inerzia a “godere” delle squallide         didattici del linguaggio parlato e scritto.

                                                                                                                               La restituzione ideale del progetto del-
                                                                                                                               la Casa, che Raffaello progettò per sè
                                                                                                                               in via Giulia, trae origine dai documen-
                                                                                                                               ti conservati agli Uffizi (UA310-311) e
                                                                                                                               realizzati da Bernardino della Volpaia,
                                                                                                                               dopo la morte dell’artista.

22 • Progetto&Pubblico 18/2005 Aprile
Il recupero della bellezza
E dunque insegnando loro ad affrontare
il problema del recupero della bellezza
anche nella prospettiva di una chirurgia
estetica di essa, come dice Mario Fazio
(grande protagonista di “Italia nostra”
negli anni ‘60/70) in un suo libro recente,
purtroppo ignorato dal mondo degli
architetti2. Una chirurgia estetica che
insegni a rifare un organo mutilato o
degradato, ma anche il volto, se necessa-
rio, accompagnandone il linguaggio for-
male con la cura necessaria non solo per
il recupero della funzionalità, ma anche
affinché quell’organo, quel volto tornino
a giocare un ruolo non dissonante nella
sinfonia della configurazione umana.
“Antico è bello” incalza altresì Fazio, e
con ciò ci vuol rammentare che l’uso
secolare e l’abitudine ci rendono cari
alcuni topoi urbani, alcuni stilemi architet-
tonici, piuttosto che altri troppo recenti.
“La bellezza e l’empatia della Place des
Vosges o della Piazza di Vigevano eserci-
tano un’irresistibile attrattiva nei riguardi
dei fruitori, cui è difficile paragonare quel
rifiuto di comunicare - coniugato all’as-
senza di spessore storico - che spira da
tante, troppe realizzazioni contempora-
nee…Queste ultime sembrano espri-
mere inoltre un vero e proprio terrore
del vernacolo, come etichetta infaman-
te…”. La verità, prosegue Fazio,“è che la
cultura “alta” ereditò acriticamente nel
dopoguerra gli ostracismi del Movimen-          Casape, recupero del centro storico.
to Moderno verso l’architettura accade-
mica: no alla decorazione e all’ornamen-        decoro urbano, sentimento (la paura del      comune, nel senso positivo del termine:
to in nome della purezza, e continuò ad         sentimentalismo), dignità”. Una chirurgia    ad un’idea ricevuta e culturalmente tra-
attribuire connotati spregiativi a parole       estetica che assuma a canone estetico la     mandata della bellezza dei siti e delle
che oggi meritano di essere riscoperte          bellezza dei luoghi: e qui davvero la bel-   città. Una bellezza il cui canone non è più
nel loro significato autentico: bellezza,       lezza assume la consistenza di un luogo      mutabile di quanto lo sia stato fino ad

                                                                                                             Dai documenti si evince anche
                                                                                                             l’inedita soluzione delle paraste
                                                                                                             giganti per questa tipologia.
                                                                                                             Lo studio è stato affrontato anche
                                                                                                             sotto l’aspetto costruttivo, nel
                                                                                                             rispetto delle tecnologie e dei
                                                                                                             materiali cinquecenteschi, senza
                                                                                                             trascurare lo studio degli impianti,
                                                                                                             atti a rendere più comoda la vita.

                                                                                                                  Progetto&Pubblico 18/2005 Aprile • 23
CULTURA E PROGETTO

               oggi quello della bellezza muliebre, o del-     mini il centro storico, e che quindi i nuovi    moderne”.4 Il restauro architettonico è
               la bellezza virile, dai tempi dell’antica       edifici costruiti o ricostruiti… dovranno       dunque un’opera di interpretazione e di
               Grecia e di Roma: un canone semplice,           venire progettati in uno stile architettoni-    riedizione dei testi architettonici sopra-
               poiché fondato sulla regolarità dei linea-      co compatibile con l’idea di verosimi-          vissuti, del tutto analoga al lavoro del filo-
               menti, sulla simmetria di essi, sulla ripeti-   glianza che ne hanno i cittadini; difficil-     logo linguista, nel momento in cui egli
               zione “tipica” di certe modalità espressi-      mente quello moderno”3. In quanto lin-          passa alle interpolazioni, e cioè alle sosti-
               ve e di certi atteggiamenti. Sull’esistenza,    guaggio, quello architettonico necessita        tuzioni con nuovo materiale linguistico, di
               insomma, di modelli linguistici antichissimi    dunque di un insegnamento sistematico           eventuali parole o frasi cadute o cancel-
               ma tuttora efficaci. Modalità trasmesse         (l’equivalente dell’uso di vocabolari,          late o corrotte da precedenti editori. A
               da testi tuttora ben conservati, in quanto      grammatiche, sintassi, raccolte antologi-       questo punto l’autenticità del testo è
               fatti di pietra anziché di carta e dunque       che e frasi idiomatiche, versioni da e per      questione irrilevante, se confrontata all’e-
               tali da non consentirci di ignorarli, ed anzi   una lingua ecc), così come le lingue curri-     sigenza di ridare ai posteri un monumen-
               ci consente di studiarli come si studia         culari, o le lingue classiche. E ciò, a mag-    to/documento leggibile ed interpretabile
               ancora assiduamente nei Conservatori la         gior ragione, in un Paese come il nostro,       correttamente. Ha scritto Umberto Eco:
               Musica classica, nei Corsi di composizio-       dove l’edilizia delle città “parla” ancora in   “il gusto dell’autenticità a tutti i costi è il
               ne moderna. Una bellezza architettonica,        buona parte il linguaggio volgare dei           prodotto ideologico di una società mer-
               dunque, che assuma a base il linguaggio         tempi di Dante, di Boccaccio, di Machia-        cantile…privilegiare l’originale è come
               architettonico dei luoghi, in nome della        velli ecc. o il latino medievale o rinasci-     privilegiare la prima edizione di un libro
               loro riconoscibilità. Scrive Marco Roma-        mentale dell’edilizia religiosa e nobiliare.    anziché la seconda edizione: materia per
               no (notevole storico dell’urbanistica della                                                     librai antiquari, non per critici letterari”5.
               Facoltà di Genova), a proposito del trop-       Il problema della compatibilità                 Come nelle facoltà di lettere, dunque, i
               po poco commentato esito negativo del           lessicale col contesto                          corsi di lettere antiche sono compatibili
               Concorso per la Piazza degli Eremitani a        Il problema della compatibilità lessicale       ed integrati con quelli che devono servi-
               Padova, nel quale faceva par te della           del linguaggio architettonico attuale col       re alla preparazione dei futuri filologi, let-
               Commissione di giudizio: “…Dalla metà           linguaggio del contesto urbano o edilizio       terati o poeti, così nelle Facoltà di archi-
               del Novecento la parte nuova della città        preesistente si pone nel momento del-           tettura si dovrebbero insegnare le lingue
               è diventata chiaramente distinguibile da        l’inserimento in essi di una nuova costru-      architettoniche antiche e la filologia, ma
               quella antica perché tutta costruita in sti-    zione, o di un’aggiunta o di un restauro.       purtroppo ciò non avviene se non in
               le moderno, sicché il “centro storico” è        Un perfetto parallelismo si verifica nel        poche Facoltà, tra le quali la nostra.
               ora un oggetto fisico riconoscibile, un         campo della filologia linguistica: sarebbe
               nuovo tema collettivo attraverso il quale       impensabile, anzi pazzesco, “restituire” un     Perché tale inerzia?
               i cittadini confrontano il rango delle          frammento perduto di un’opera lettera-          Perché noi architetti riteniamo, a torto, di
               rispettive città, in viaggi sempre più fre-     ria o poetica antica o medievale usando         essere un’èlite che non tiene conto delle
               quenti che li portano a vedere dovun-           un linguaggio estraneo, così come sareb-        esigenze del pubblico. Ha scritto recente-
               que in Europa centri storici a gara             be impensabile sostituire un carburatore        mente il grande Ernst H. Gombrich: “…
               restaurati e pedonalizzati. Al centro stori-    Fiat con un carburatore Mercedes. D’al-         spero di non suonare offensivo quando
               co, perché costituisca motivo di orgoglio       tra parte, un autore davvero non sospet-        sostengo che i cambiamenti nelle mode
               per la città, non si chiede che sia “autenti-   tabile di nostalgie regressive come Bruno       e negli umori intellettuali di queste élite
               co” ma solo che sia “verosimile”... La peti-    Zevi è stato categorico, in materia di          autodesignate (gli architetti, n.d.a.) non
               zione contro un nuovo fabbricato                “conciliazione” tra antico e moderno:           siano altro che piccole increspature sulla
               moderno nella piazza principale di Alba         “Possiamo conciliare gli antichi valori lin-    superficie della nostra epoca… ciò che
               ha raccolto duemila firme e quattromila-        guistici con i nuovi? Dobbiamo risponde-        noi chiamiamo cultura o civilizzazione
               cinquecento ne ha raccolto proprio a            re no per due motivi: primo, perché in tal      deriva dalla trasmissione delle acquisizio-
               Padova quella perché davanti agli Eremi-        modo si potrà impedire le costruzioni di        ni e dei costumi del passato. I termini che
               tani non venisse costruito nulla. La que-       nuovi edifici nei tessuti storici, che vanno    io sto utilizzando in questo momento
               stione non ammette dibattito e si riduce        tutelati, secondo perché fuori dei tessuti      hanno un’affinità provata con le radici del
               a constatare che l’opinione pubblica            storici si consentirà di realizzare opere       sanscrito (documentato da diversi mil-
               europea… ha tematizzato in questi ter-          non solo nuove ma schiettamente                 lenni) e i caratteri che uso per scrivere a
24 • Progetto&Pubblico 18/2005 Aprile
mano o sulla tastiera risalgono ai romani,
agli antichi greci e ai fenici. E’ solo l’igno-
ranza che impedisce ai più di vedere
come dipendiamo, nella comunicazione
e nella vita sociale, dalla tradizione.Anche
gli architetti si sono a volte resi colpevoli
di questa ignoranza, fingendo di servire
quell’“uomo del futuro” che non può
esistere. Grazie alla scienza ed alla tecno-
logia le nostre vite sono state travolte
dalle novità e ciò ha provocato l’impres-
sione fuorviante che il patrimonio che ci
deriva dal passato sia irrilevante.”6.Inoltre,
noi architetti, per tradizione degli studi di
architettura (risalenti al fatidico 1921/22,
anno di una delle tante rivoluzioni del
XX secolo, quella fascista) ci riteniamo a
torto impegnati in una gara insensata a
produrre ogni volta oggetti unici ed irre-
petibili in competizione tra loro e col
contesto. Contro codesta vera e propria
mania il grande designer E. Mari ha detto
di recente: “… il problema (del decadi-
mento delle attuali scuole di design,
n.d.a.) è però quello della scuola di desi-
gn (anche della scuola di architettura,
aggiungerei, n.d.a.) dove non si studia il        Poli, recupero del centro storico.
latino, la storia, il greco, la poesia, che
sono gli strumenti veri per la conoscenza         straordinario di Saverio Muratori e di           secolo) coi contesti urbani e paesistici
ed il rapporto con la società. Oggi si            Gianfranco Caniggia) la storia dell’abita-       preesistenti. Architetti capaci di raggiun-
chiede subito di fare dei progettini, non         zione umana (equivalente al volgare par-         gere una speciale finezza nell’interpreta-
tanto di conoscere i testi, di studiare. C’è      lato e scritto) e non solo le singole sto-       zione e nella conseguente riedizione dei
una sorta di cretinismo della creatività”7.       rie dei palazzi o delle chiese (costruite        testi architettonici, da conseguire con lo
                                                  nel latino dell’epoca). A tale scopo, oltre      studio, con l’esercitazione sul campo ma
Cosa resta da fare                                a incoraggiare storici dell’architettura         anche con la qualità poetica che deve
Restano, dunque, da rinforzare gli studi          che siano anche sagaci lettori delle strut-      distinguere i veri filologi8.
di storia dell’architettura, per quegli           ture tipologiche ed architettoniche (e ne        Note
architetti che intendano applicar le loro         sono comparsi alcuni che fanno assai             1. L. Benevolo: L’Italia da costruire – Un programma per il territorio
energie al restauro del patrimonio o              bene il loro lavoro: ad esempio, P.N.            - Il recupero della bellezza, 1996, P.L. Cervellati, L’arte di curare le
all’interpolazione dei loro testi in conte-       Pagliara e R. Gargiani della Facoltà di          città, 2000.
sti preesistenti. Ma della storia utile alla      Roma Tre), abbiamo anche l’obbligo di            2. M. Fazio, Passato e futuro delle città - Processo all’architettura
                                                                                                   contemporanea,2000, ma anche: I Centri storici italiani, 1976 e Il
vita di Nietzsche, peraltro, non della sto-       insegnare ai nostri allievi, con l’uso di una
                                                                                                   destino dei Centri storici, 1977.
ria dell’architettura quale ramo della sto-       didattica fatta anche di esercitazioni (noi      3. sul Concorso di Piazza degli Eremitani a Padova, in “La Repub-
ria dell’arte come è insegnata in Italia.         le chiamiamo “riprogettazioni”) compa-           blica”, 03.02.2000.
In Spagna, ad esempio, si studia la Storia        rabili a quelle della filologia linguistica, a   4. B. Zevi, Leggere, scrivere, parlare architettura, 1997.
della costruzione, e assai bene (con              comporre architetture nuove e fram-              5. U. Eco,Trattato di semiotica generale, 1975, 1991.
buoni risultati che stanno sotto gli occhi        menti di architetture nuove in contesti          6. In “Lotus”, 1994, n° 81.
                                                                                                   7. Da P.Vagheggi,“Cos’era il design prima del kitsch - intervista
di tutti, ad esempio i restauri di R.             preesistenti nella lingua dei nostri avi, se
                                                                                                   ad Enzo Mari che espone a Barcellona”, su “La Repubblica”,
Moneo, e i suoi “presititi” dall’antico o         vogliamo fornire architetti capaci di            (02.08.1999).
dal medioevo mudejar). E resta anche              entrare in sintonia (concinnitas, diceva         8.Verdasi anche l’Introduzione alla terza edizione de Il restauro e
da rinforzare (seguendo l’insegnamento            Cicerone, e ripeteva L.B. Alberti nel XV         l’architetto, di P.Marconi, Marsilio,Venezia, 2002.
                                                                                                                             Progetto&Pubblico 18/2005 Aprile • 25
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