Fatta a pezzi, la storia di Pamela Mastropietro Prima puntata - La vicenda Pamela Mastropietro lascia al mattino la comunità pars di Corridonia ...

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Fatta a pezzi, la storia di
Pamela Mastropietro [Prima
puntata]

La vicenda
Pamela Mastropietro lascia al mattino la comunità pars di
Corridonia dove è ricoverata da ottobre.

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Il video servizio che ricostruisce gli ultimi momenti di vita
di Pamela Mastropietro trasmesso a Officina Stampa del
10/10/2019
Lungo il cammino incontra un uomo che le dà un passaggio, i
due trascorrono del tempo insieme lui le offre qualche decina
di euro e la lascia in stazione a Mogliano. In partenza c’è un
treno per Macerata. Pamela sale a bordo del convoglio e arriva
in città 20 minuti dopo. In stazione chiede informazioni per
tornare a Roma, vuole tornare a casa ma incontra un altro uomo
e i due lasciano la stazione e trascorrono del tempo insieme.
Pamela è di nuovo in stazione a Macerata. Cerca ancora di
tornare a Roma. Lungo i binari incontra Vincent è un ragazzo
di colore a cui Pamela chiede droga. Vincent chiama al
telefono a un certo Innocent Oseghale. Pamela lo raggiunge in
taxi ai giardini Diaz.

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Il video servizio su Innocent Oseghale trasmesso a Officina
Stampa del 10/10/2019
Pamela incontra Oseghale i due chiacchierano e lasciano i
giardini Diaz per recarsi in via Spalato entrano in una
farmacia dove Pamela acquista una siringa poi fanno ingresso
nella casa di Oseghale al civico 124. Innocent Oseghale è a
casa con Pamela. Chiama Desmond Lucky, forse per chiedergli
l’eroina. Tra loro avvengono 17 contatti telefonici fino alle
13:42

Secondo l’accusa Pamela viene uccisa e fatta a pezzi tra le 12
e le 19 di martedì 30 gennaio. Le celle telefoniche
individuano Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima
nella casa di via Spalato. Lucky accompagna Innocent Oseghale
a comprare la candeggina poi Oseghale chiama un taxi carica
due trolley contenenti il corpo di Pamela smembrato e si fa
accompagnare a Casette Verdini dove abbandona le due valigie.
Il tassista lo riaccompagna a casa, ma colto dal sospetto
torna indietro e apre i trolley facendo la macabra scoperta.
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Da sinistra: Fabrizio Mignacca (Psicologo – psicoterapeuta),
Federica Nobilio (Fratelli d’Italia), Marco Valerio Verni
(Avvocato e zio di Pamela Mastropietro) ospiti a Officina
Stampa commentano la vicenda di Pamela Mastropietro

Mafia nigeriana, tra le più
pericolose    organizzazioni
criminali presenti in Italia
[seconda     puntata]:    la
degenerazione          delle
confraternite             in
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organizzazioni criminali

Proseguiamo il viaggio sulla mafia nigeriana dopo aver visto,
nel corso della puntata precedente, quelle che sono le radici,
che si affondano nella religione Voodoo tutt’oggi ancora
diffusissima tra le popolazioni di quel tratto di costa
africana che si affaccia sul Golfo di Guinea, meglio noto con
il nome di “Costa degli Schiavi”.

Tradizioni, usanze e riti, in particolar modo legati al
Voodoo, presi a prestito dalle varie organizzazioni criminali
nigeriane per iniziare i nuovi adepti.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 10/1’/2019
Organizzazioni la cui origine va ricercata in quella che
rappresenta una vera e propria degenerazione delle
confraternite (cults), che fin dagli anni 50 erano state
fondate, sul modello di quelle americane, nelle università
della regione del Delta del fiume Niger il cui scopo iniziale
era quello di diffondere messaggi di pace e di rispetto,
condannando qualsiasi azione e forma di razzismo e di
apartheid. Ma in tempi molto brevi queste confraternite si
sono trasformate in veri e propri clan criminali che si sono
espansi anche al di fuori dei confini delle stesse Università.

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Da sinistra: Fabrizio Mignacca (Psicologo-psicoterapeuta),
Federica Nobilio (Fratelli d’Italia) e Marco Valerio Verni
(Avvocato e zio di Pamela Mastropietro) ospiti nella
trasmissione Officina Stampa del 10/10/2019 per commentare il
fenomeno della mafia nigeriana
La prima confraternita censita fu quella che prese il nome di
PYRATES, poi a seguito di scissioni nacquero i SEA DOGS e i
BUCCANEERS che a loro volta diedero vita al NEO BLACK MOVIMENT
OF AFRICA trasformatosi a sua volta in BLACK AXE
CONFRATERNITY. E poi a seguito di altre scissioni prese
origine la EIYE CONFRATERNITY. E in questo microcosmo di
confraternite ricordiamo anche la SUPREME VIKINGS
CONFRATERNITY fondata nel 1984 da un ex-membro della
confraternita dei BUCCANEERS.

Con il passare del tempo le confraternite uscirono   dal mondo
universitario acquisendo sempre maggior forza        e potere
imponendo le proprie regole anche con l’uso della    violenza,
riuscendo, in breve tempo, anche ad infiltrare       il mondo
economico, politico e sociale del Paese.

Acquisita ormai una vera e propria connotazione criminale, le
varie confraternite hanno dimostrato sin da subito la capacità
di fare affari con altre consorterie al di fuori della
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Nigeria, espandendosi all’estero, in quasi tutti i Paesi
europei, in Italia, nel Nord e nel Sud America, in Giappone e
in Sud Africa.

La criminalità nigeriana si è dunque sviluppata al di fuori
dei propri confini, sfruttando i flussi migratori. La
documentazione giudiziaria ed informativa degli ultimi anni
evidenzia gli ampi margini di operatività dei
sodalizi nigeriani attivi in Italia, dal traffico
internazionale e lo spaccio al minuto di sostanze stupefacenti
alle estorsioni soprattutto in danno di cittadini africani
gestori di attività commerciali, all’induzione ed allo
sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina, alla falsificazione di
documenti, alla contraffazione monetaria, alla tratta di
esseri umani e riduzione in schiavitù, alle truffe e frodi
informatiche,   ai   reati   contro   la   persona   e   contro   il
patrimonio.

Pierluigi Rotta e Matteo
Demenego, gli angeli della
Polizia di Stato caduti a
Trieste: l’ultimo video
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In quel “dormite sogni tranquilli” c´è tutta la missione, la
responsabilità, la dedizione al prossimo che erano alla base
della scelta di Pierluigi e Matteo. Una finestra di qualche
istante sull´orgoglio di indossare la divisa della Polizia di
Stato per servire la gente, la storia di una grande amicizia.
Proteggeteci anche da lassù, tra le stelle.

Elisa De Filippi: “Autunno, è
ora di rimettersi in forma
dopo l’estate”
Fatta a pezzi, la storia di Pamela Mastropietro Prima puntata - La vicenda Pamela Mastropietro lascia al mattino la comunità pars di Corridonia ...
di Elisa De Filippi
L’autunno è ormai iniziato, una stagione straordinaria dove i
meravigliosi colori, i paesaggi multicolore, i tramonti rosso
fuoco e quel freschetto che ci invoglia a metter in campo i
tanti buoni propositi se non fosse per… quella sensazione di
stanchezza che ci fa “trascinare” le gambe, l’insonnia
notturna e quella fastidiosa sonnolenza diurna. Per non
parlare di quegli attacchi di fame che ci spingono
irrimediabilmente a spizzicare cibi non proprio salutari.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 4/10/2019
Ebbene, nulla di preoccupante, è la classica sindrome da
“cambio di stagione” che colpisce e “contagia” proprio in
autunno!

Partiamo dal presupposto che settembre è il mese
immediatamente successivo ad Agosto dove il nostro organismo è
stato soggetto ad orari sballati, ai pasti a volte troppo
abbondanti o a volte troppo miseri, alle abitudini quotidiane
completamente stravolte dalla frenesia estiva.
L’autunno invece ci riporta irrimediabilmente alla realtà: si
ricomincia con il lavoro, si ritorna sui banchi di scuola,
torna il traffico nelle città. È più che normale che il nostro
organismo faccia fatica a riadattarsi alle vecchie
abitudini quotidiane, soprattutto dopo la parentesi estiva!

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                       ELISA DE FILIPPI
La biologa nutrizionista Elisa De Filippi a Officina Stampa
del 3/10/2019
Eppure, questa stanchezza, questo senso di spossatezza,
l’insonnia notturna e la sonnolenza diurna, non sono solo
dovute al “ritorno alla frenetica vita quotidiana”. C’è di
più!
Avete notato ad esempio che da alcuni giorni diventa buio
sempre prima? Che le giornate sono più corte? Ebbene, le ore
di luce e di buio hanno un’influenza strategica sul nostro
organismo, in particolare sulla secrezione di melatonina,
l’ormone del sonno che in questa stagione vede aumenta nel
nostro organismo con la conseguenza che abbiamo più sonno e un
maggior bisogno di riposare.

Un meccanismo fisiologico che sta alla base di questa
stanchezza che ci portiamo dietro durante il passaggio
dall’estate all’autunno e che è causa di questi fenomeni che
ci provocano anche una maggiore attrazione nei confronti dei
carboidrati.

Il suggerimento è dunque quello di non farsi mai mancare la
frutta sulle vostre tavole, in particolare agrumi, kiwi,
ananas, banane, prugne.
Stessa cosa per le verdure, soprattutto quelle di colore
verde, in particolare indivia, spinaci, bieta e lattuga.

Aggiungete una manciata di semi nei vostri piatti: utilizzate
i semi di zucca come snack e/o fuoripasto e semi di sesamo!

Sostituite la pasta normale con i cereali integrali: via
libera a riso integrale, farro, orzo e avena! Vi sazieranno
ugualmente senza far salire eccessivamente l’indice glicemico
del vostro pasto. È utile anche sostituire il pane bianco con
quello di segale o di farro o integrale;

Non dimenticatevi della frutta secca, in particolare noci e
mandorle: utilissimi come snack e spezza fame da consumare
nell’arco della giornata!

Infine il buon vecchio metodo di camminare resta sempre valido
per ritrovare una forma salutare.

Eccellenze italiane, Luca
Parmitano al comando della
Stazione          Spaziale
Internazionale
Luca Parmitano è il nuovo comandante della Stazione Spaziale
Internazionale. L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea è
il primo italiano, e il terzo europeo, ad assumere questo
ruolo. La cerimonia per il passaggio di consegne con il
comandante russo Alexei Ovchinin è avvenuta su una stazione
orbitale affollatissima, con ben nove astronauti a bordo. Ieri
Ovchinin è rientrato sulla Terra e Parmitano ha iniziato
ufficialmente la Expedition 61.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 3/10/2019
“Ringrazio tutti per la fiducia che mi date”, ha detto
Parmitano, emozionatissimo, in diretta dalla Stazione
spaziale, collegato anche con la sede dell’Agenzia spaziale
italiana. La cerimonia celebrata in orbita si è conclusa con
il suono simbolico di una campanella di ottone. Felice per
l’importante incarico anche il presidente dell’Agenzia
spaziale italiana Giorgio Saccoccia, che ha fatto i suoi
“auguri di buon lavoro a Parmitano”, sottolineanco che
l’astronauta “permette all’Italia spaziale di raggiungere un
grande traguardo”.

Saccoccia ha poi commentato: “Diventare comandante della
Stazione spaziale internazionale è un grande privilegio, il
primo per un astronauta italiano. È il riconoscimento della
sua grande professionalità e delle sue competenze dimostrate
sul campo e in volo”. Parmitano era entrato a far parte
nel 2009 del corpo astronauti dell’Agenzia spaziale europea.
Investiamo    strano?   Come
campare cent’anni facendo le
scelte giuste

In Italia investiamo strano? Carlo Verdone e Claudia Gerini,
parafrasando il loro celebre “o famo strano” probabilmente
direbbero così. L’investimento alternativo nell’era dei tassi
a interesse uguale a zero è ormai un fenomeno che ha preso
piede nel mondo e anche nel nostro Paese.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 3/10/2019
L’Italia, secondo il rapporto di Artprice, rappresenta oggi il
settimo mercato globale per opere d’arte contemporanea con una
crescita pari al 31% e rappresenta anche uno dei maggiori
mercati mondiali per investimenti in orologi di lusso. Un
mondo per pochi, certo. Secondo i dati della Banca d’Italia il
21% delle famiglie italiane non possiede nessun oggetto
prezioso mentre quell’uno percento della popolazione più ricca
ne possiede per un valore medio pari a 100mila euro.

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Il parere degli esperti: Sabrina Manoni (General Manager
Sol&Fin Sim Spa), Daniela Manoni (Consulente Finanziario Super
Partes), Alessio Leoncavallo (Formatore Universitario)
Considerando che attualmente sul mercato ci sono 12mila
miliardi di euro di titoli di Stato con tassi di interesse
negativi diversificare in forme di investimento alternative è
una necessità per dare ai propri portafogli ritorni più
interessanti a fronte, non va mai dimenticato, di maggiori
rischi.

Il pericolo maggiore, oltre a quello della contraffazione, è
dato dall’illiquidità, ovvero dalla difficoltà di rivendere
quando si vuole tranne nel caso dell’oro che, soprattutto se
comprato sotto forma di strumenti finanziari, ha un mercato
liquidissimo.

Se ci si sposta sui mercati davvero alternativi, quello delle
opere d’arte è certamente il più consolidato e strutturato. Il
fatturato globale, sempre secondo il rapporto Artprice, è
cresciuto nel 2018 del 19 percento a 1,9 miliardi di dollari.

Investire in arte contemporanea ha prodotto un rendimento
annuo del 8,1% nel 2018 tra chi ha poi rivenduto, ma questa è
la media nel 40% dei casi, per il resto, infatti, la rivendita
è stata fatta a prezzi più bassi rispetto a quelli d’acquisto.
Un dato quest’ultimo a conferma dei rischi.

In Italia ci sono anche persone che investono in orologi di
lusso quelli rari da tenere in cassette di sicurezza. In
passato erano state avviate iniziative per investire
attraverso fondi lussemburghesi anche in bottiglie di vino.
Insomma, sono tante le alternative per cercare di sfuggire
alla morsa dei tassi a zero, ma sono poche le certezze sui
ritorni.

eFootball PES 2020, il calcio
di Konami torna alla grande

Per l’edizione del 2020, Pro Evolution Soccer ha cambiato nome
fregiandosi del prefisso “eFootball” che sancisce apertamente
la sua attenzione al crescente mondo degli esports. Ma perché
un titolo riesca a riunire una vasta community sotto una sola
bandiera, c’è ovviamente bisogno di un gameplay che possa
incontrare i gusti di gran parte dei giocatori: eFootball PES
2020, in tal senso, rappresenta il capitolo della maturità per
Konami, un gioco che migliora praticamente qualsiasi aspetto
del predecessore, puntando dritto al trono del miglior titolo
calcistico. Prima di addentrarci nell’analisi del gameplay di
eFootball PES 2020, è necessario parlare di tutte le novità
presenti nelle tante modalità di gioco che Konami ha inserito
nel suo nuovo titolo. Partiamo dall’unica, nuova modalità del
titolo, ossia: Matchday. Questa tipologia di gioco consiste
essenzialmente in un torneo online strettamente collegato alle
partite più importanti che settimanalmente si susseguono nei
vari campionati europei e non. Matchday prevede dunque
l’utilizzo e la scelta di una squadra da supportare durante
tutto l’arco del già citato torneo grazie alle vittorie che
raccoglieremo durante lo stesso; tali vittorie porteranno dei
punti alla squadra ed al giocatore, utili eventualmente a
portare il giocatore a cimentarsi in una finale trasmessa in
streaming all’interno del titolo in esclusiva per tutti i
giocatori di eFootball PES 2020. Ogni partita inoltre porterà
al giocatore delle ricompense da utilizzare in MyClub,
l’Ultimate Team del gioco di Konami, che si va perfezionando
di anno in anno. Tale modalità rappresenta sicuramente
un’aggiunta apprezzabile, ma assolutamente non rivoluzionaria;
le partite di Matchday infatti potranno essere giocate solo in
orari piuttosto precisi e decisi da Konami stessa.

Per quanto riguarda MyClub, possiamo affermare che poche sono
le aggiunte apportate da Konami a quella che punta ad essere
la vera e propria rivale di Ultimate Team, che dunque risulta
essenzialmente identica a quella di PES 2019. Dopo aver creato
un allenatore liberamente personalizzabile nell’aspetto, ci si
troverà a comandare una squadra composta da perfetti
sconosciuti, che bisognerà di volta in volta integrare con
giocatori di alto grado da acquisire tramite la valuta ingame,
i GP. Ogni giocatore sarà acquistabile tramite dei “palloni”,
ordinati per grado di rarità, che garantiranno sempre un
calciatore della rarità desiderata; ovviamente il ruolo
dell’acquisto sarà praticamente sconosciuto sino all’apertura
dei tanto discussi “pacchetti”. Unica vera novità da segnalare
nella modalità MyClub è quella relativa alla presenza di una
schermata riepilogativa dei vari calciatori disponibili per
l’acquisto ad ogni accesso alla stessa. All’interno di
eFootball PES 2020 ci sono poi le classiche amichevoli, da
giocare contro la CPU, online o contro un amico, i vari
campionati e coppe europee, le divisioni online già viste lo
scorso anno e la storica e sempre gradita Master League, che è
forse la modalità che ha ricevuto le aggiunte più sostanziose.
Konami ha infatti provato ad innovare il suo storico e
memorabile Campionato Master grazie all’inserimento
all’interno dello stesso di una componente narrativa.

All’inizio della Master League bisognerà infatti scegliere le
fattezze del proprio allenatore che non sarà più liberamente
personalizzabile, ma da selezionare tra alcune vecchie
leggende del calcio giocato, tra cui spiccano i nomi di
Maradona, Gullit, Roberto Carlos (chiamato Larcos per via
delle licenze), e così via. Una volta selezionato l’allenatore
si verrà trascinati in delle sessioni puramente narrative che,
grazie alle scelte fatte, potrebbero cambiare le sorti della
squadra. Tali sequenze consistono essenzialmente nella scelta
degli obiettivi stagionali, in delle interviste pre e post
gara e così via. Tuttavia, se all’inizio il giocatore viene
trascinato con forza all’interno di questa struttura, col
passare del tempo le sessioni di intermezzo cominciano a
lasciare un po’ l’amaro in bocca, in quanto troppo ripetitive
e spezzettate. Tanti sono stati inoltre gli aggiustamenti
apportati da Konami a questa modalità, che l’anno scorso
soffriva di qualche problemino relativo soprattutto alle
trattative utili a portare nuovi rinforzi alla propria
squadra, che ricordiamo, potrà essere o composta da giocatori
reali o da talenti di fantasia. Il Campionato Master offerto
da eFootball PES 2020 dunque è sicuramente una delle modalità
più riuscite di questo titolo, che speriamo venga migliorato
ancor di più l’anno prossimo. Infine, è bene ricordare la
presenza della modalità Diventa un Mito, che permetterà di
creare un proprio alter ego virtuale il quale, a suon di gol e
buone giocate, dovrà scalare le gerarchie di club e nazionali.
Tale modalità è essenzialmente identica a quella dello scorso
anno; divertente, curata e molto riuscita. In sostanza dunque
l’offerta ludica di eFootball PES 2020, nonostante non abbia
alcune aggiunte di rilievo assoluto rispetto allo scorso anno,
è sicuramente da promuovere. Le modalità disponibili sono
tante e ben strutturate, quindi c’è tanto materiale con cui
divertirsi su Pc, Xbox One o PS4.

Dopo aver descritto le varie modalità di gioco, passiamo
finalmente al vero pezzo forte di eFootball PES 2020: il
gameplay. Il titolo
targato Konami è il miglior simulatore calcistico attualmente
sul mercato. Il
ritmo di ogni singola partita è parecchio ragionato e
praticamente identico a
quanto si vede ogni fine settimana in tv o dal vivo negli
stadi. Konami infatti
ha fatto tesoro delle critiche che i fan avevano rivolto a PES
2019, prendendo
di buono quanto fatto durante lo scorso anno e migliorando
tutte le criticità
che affliggevano il titolo. Sono stati infatti totalmente
eliminati i difetti
riguardanti l’arbitraggio, criticatissimo in quanto
eccessivamente severo, e i
portieri, che adesso compiono balzi felini dando sfoggio a
parate di altissima
qualità, animate in maniera molto realistica. Una volta
avviata la prima
partita, ci si accorge subito di essere dinanzi a un titolo
incredibilmente
profondo, realistico, il cui impatto sorprende fin da subito
in maniera più che
positiva. Le animazioni di ogni singolo calciatore sono state
riscritte e
migliorate, con risultati davvero eccellenti; la fluidità che
queste donano ai
movimenti dei 22 giocatori in campo e al gioco stesso è
praticamente tangibile,
non solo esteticamente ma anche in termini di puro gameplay.
Addio quindi ai
giocatori legnosi e spaesati visti nelle scorse edizioni della
saga, e benvenuta
riproduzione praticamente perfetta di quello che è il calcio
giocato, fatto di
contrasti, inserimenti, tocchi sbagliati, dribbling e così
via. Ogni singolo
passaggio, o meglio, ogni singola azione di gioco, tiene conto
della posizione
del giocatore rispetto al pallone, in modo da riprodurre nella
maniera più
fedele possibile il calcio giocato. Rari infatti sono i casi
in cui un calciatore
mal posizionato o marcato stretto dal difensore avversario
riuscirà ad eseguire
un tiro perfetto, uno stop a seguire o un passaggio pulito;
per giocare a
questo titolo dunque, è necessario ragionare e tener conto di
tanti fattori che
fino a qualche anno fa erano totalmente ignorabili.

A contribuire a questo enorme senso di realismo ci pensa
anche la dinamica della palla, perfezionata in maniera
semplicemente fantastica;
deviazioni, rimbalzi, rimpalli e quant’altro hanno un impatto
abbastanza
marcato sulla fisica del pallone, che prenderà traiettorie
“anomale” ma
tuttavia parecchio fedeli alla realtà. Una delle nuove feature
presenti in PES
2020 è quella relativa al cosiddetto Finesse Dribbling,
supervisionata da Don
Andrès Iniesta, ex stella del Barça. Utilizzando entrambe le
levette analogiche
del controller sarà infatti possibile eseguire trick di vario
tipo che il più
delle volte, se correttamente utilizzati, lasceranno gli
avversari di turno
inermi e apriranno la strada verso la porta avversaria. Per
quanto apprezzabile
e ben costruita, abbiamo trovato questo nuovo sistema di
controllo
particolarmente ostico, soprattutto nelle prime partite,
poichè l’utilizzo di
entrambi gli analogici con un timing perfetto risulta
piuttosto complicato e
artificioso. In sostanza dunque il gameplay di questo nuovo
PES rappresenta il
massimo apice raggiunto da una simulazione calcistica negli
ultimi anni:
ragionato, appagante, divertente, realistico. Un vero e
proprio spettacolo per
chi cerca una simulazione       calcistica    realistica   ed
estremamente divertente. L’intelligenza
artificiale del titolo merita un’altra menzione anche per aver
ben implementato
il modo in cui l’andamento della partita può influenzare la
performance dei
giocatori. Arrivati per esempio a un vantaggio di 3 gol è
palese come i
giocatori della squadra vincente giochino con molta più
tranquillità,
addirittura diventando leziosi e rischiando talvolta errori
banali, mentre chi
è in svantaggio può farsi prendere dalla disperazione con
difensori che vagano
senza meta, rassegnati all’impossibilità di fermare le
avanzate avversarie. Insomma,
le sensazioni sul campo quest’anno sono davvero positive. E’
forse dai tempi
della PlayStation 2 che un capitolo di Pro Evolution Soccer
non aveva un
feeling così fresco e soddisfacente, dimostrando che Konami
sembra sapere il
fatto suo su come far evolvere la formula in maniera sensata.
Da segnalare che
anche quest’anno la console di Microsoft rimane purtroppo
l’unica (a causa
delle policy restrittive del produttore) dove è impossibile
importare pacchetti
non ufficiali di licenze aggiornate; pertanto chi vuole
sistemare i nomi
“farlocchi” presenti in molte delle squadre dovrà farlo
manualmente.
L’editor per farlo è comodo, ma è comunque un lavoro immenso
se lo si vuole
fare bene. Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, anche
questa è
vistosamente migliorata, con una grafica più convincente di
prima e con 60
frame al secondo piuttosto stabili. Riguardo alle performance,
rimane qualche
caricamento un po’ lungo e le solite attese durante le rimesse
o i calci
piazzati, ma complessivamente anche il comparto tecnico ha
fatto un vistoso
salto in avanti. Il gioco è ovviamente tradotto per intero in
italiano, con la
telecronaca nostrana che anche quest’anno è opera del duo
Fabio Caressa e Luca
Marchegiani. Che dire di più, se si vuole giocare a una
simulazione calcistica
bella da vedere, divertente e con una giocabilità
impressionante, eFootball PES
2020 è la scelta migliore che si possa fare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

The Surge 2, lamiere e morte
nel nuovo titolo “Souls-like”

Con The Surge 2, gli sviluppatori tedeschi Deck13 tornano
con un’avventura tutta nuova per Pc, Xbox One e PS4 che
abbandona l’idea del
protagonista preimpostato e mette sul campo un personaggio
creato dal giocatore.
Il titolo dà inoltre maggiore attenzione alla trama e
soprattutto
all’ambientazione, sempre più distopica e cyberpunk. Le buone
premesse quindi
ci sono tutte e il gioco, specialmente per chi apprezza il
genere souls-like è
un buon prodotto per molti aspetti. The Surge 2 si lascia alle
spalle l’ambientazione
del primo titolo trasferendo i giocatori nella nuova Jericho
City, ossia una
città composta da vari distretti, tutti presidiati da
mercenari più o meno
corazzati che hanno avuto l’ordine di tenere le strade sgombre
e di eliminare
chiunque si trovi a esplorare la zona. Ma per quale motivo?
Difficile dirlo: il
personaggio che si controlla, creato attraverso un semplice
editor all’inizio
della partita, è miracolosamente sopravvissuto a uno schianto
aereo ma c’è
qualcosa in quell’incidente che ancora non quadra. Ritrovatosi
all’interno di
un carcere sotto attacco, il proprio alter ego virtuale riesce
a liberarsi e si
pone l’obiettivo di scoprire cosa sia accaduto davvero.
Riuscire nell’impresa
non sarà semplice, però: le mura in fiamme dell’istituto
pullulano di criminali
assetati di sangue, avversari da sfruttare per fare pratica
con un sistema di
combattimento che integra e arricchisce quello del primo
episodio. Armati
inizialmente solo di due defibrillatori elettrici, il
protagonista di The Surge
2 si dovrà aprire la strada fino alla prima MedBay e lì,
finalmente, ci si
potrà equipaggiare con un esoscheletro potenziato. Il
collegamento alla
macchina, tuttavia, resetta la situazione dei nemici nell’area
e pone chi gioca
di fronte alle stesse minacce che si erano già affrontate:
nemici agguerriti e capaci
di uccidere con solo due o tre colpi ben assestati. Una
formula ben collaudata
per questo sottogenere degli action RPG, che tuttavia non
trova supporto nella
narrazione, anche stavolta poco ispirata e priva di spunti
degni di nota.

Nel primo The Surge, uno dei principali difetti lamentati
dal pubblico e dalla critica era proprio un’ambientazione
asettica e piatta
dall’inizio alla fine, con pochi guizzi di design. Gli
sviluppatori hanno
quindi pensato bene di passare ad un’enorme città piena di
vicoli e segreti,
fatta di parchi, zone industriali e altri luoghi. Jericho City
è infatti
composta da ben nove settori diversi tra loro, sia per
difficoltà che per
design, che variano da una discarica piena di rottami a fogne
putride e
velenose fino alla zona più ricca fatta di grattacieli di
vetro, parchi per
bambini o, addirittura, aree forestali. Per quanto concerne la
trama di gioco,
questa si muove su binari poco lineari e diretti, esattamente
come in qualsiasi
altro souls-like che si rispetti. La storia viene raccontata
tramite dialoghi
sintetici, registrazioni e documenti da trovare, oltre a delle
missioni
secondarie che possono approfondire non poco il mondo di
gioco. Incontriamo,
infatti, personaggi con particolari linee di dialogo utili a
rispondere alle
nostre domande, ma non tutte avranno una risposta chiara e
dettagliata.
Probabilmente una scelta voluta dagli autori visto che questi
avevano
dichiarato di voler rendere la narrativa decisamente più
contorta e complessa
del primo gioco. Nonostante le premesse, anche se non mancano
personaggi sopra
le righe la storia narrata in The Surge 2 si rivela essere
sempre meno
incisiva, tanto da non scostarsi molto da quella di Warren nel
primo capitolo.
A stimolare il giocatore per arrivare ai titoli di coda,
quindi, non è di certo
la narrativa di gioco, bensì la curiosità di affrontare i
nuovi pericoli
misteriosi e nascosti di Jericho City. Purtroppo, nonostante
si tratti di un
souls-like nudo e crudo, si arriva a fine gioco relativamente
presto:
l’avventura non dura oltre le 20-25 ore di gioco, che non sono
poche, ma
comunque restano e di molto al di sotto dei capostipiti del
genere che possono
durare anche più del doppio del tempo. Sicuramente
l’approcciarsi al gioco in
maniera calma e strategica, oltre alla voglia di dedicarsi a
tutte le missioni
secondarie o a migliorare la propria build di gioco, rendono
The Surge 2 un
gioco interessante da giocare, ma comunque si attesta ben al
di sotto di altre
produzioni in quanto ad attività e longevità in generale.

A livello di giocabilità il titolo si difende bene.
Risvegliati
dal profondo coma in il proprio personaggio si trova, si sarà
liberi di
esplorare e comprendere cosa sia successo alla metropoli di
Jericho, che è
ridotta ormai a un futuristico far west. A seguito del
disastro generato dalle
nanotecnologie, la regola del più forte regna sovrana, e
bisognerà applicarla
al più presto per farsi largo tra i tanti nemici presenti
nella rinnovata
mappa, decisamente    più   ampia   rispetto   al   passato.   La
progressione segue i modi
che già si conoscevano, e ci si troverà dopo poco tempo a
passare dalla
semplice tuta con cui si è stati ricoverati a diventare dei
veri e propri Terminator
armati di tutto punto, con tante alternative a disposizione.
Anche l’originale
sistema per appropriarsi di armi e armature altrui torna in
grande spolvero. Gli
innesti tecnologici che il protagonista possiede nel corpo
permettono di
gestire armi e armature in modo calcolato e profondo, infatti,
già dopo le prime
ore di gioco, l’inventario si popola di diversi tipi di pezzi
e categorie, da
combinare a piacimento per trovare la build più utile allo
scenario con cui
faremo i conti. In The Surge 2 è necessario ricordare che è
l’energia del nucleo
del protagonista a limitare l’utilizzo di pezzi troppo
potenti. Proprio per
tale ragione essi vanno gestiti al meglio per sfruttarne il
più possibile.
Riuscendo ad unire più pezzi dello stesso set, poi, si
ottengono bonus che
vanno aggiunti alle statistiche di attacco, difesa e cambio di
status. In più,
stavolta, il protagonista non sarà da solo, ma avrà a
disposizione un piccolo
drone volante che potrà essere richiamato ed equipaggiato a
piacere con una
vasta gamma di componenti. Il drone gioca un ruolo
interessante in The Surge 2:
si può usarlo per attirare i nemici, per curarsi o anche per
lasciare dei
graffiti agli altri giocatori, segnalando minacce e segreti
nascosti.

Il sistema di recupero dell’equipaggiamento dei nemici si
conferma essere il punto di forza di tutta la produzione.
L’implementazione,
già notevole nel primo episodio, funziona fluidamente durante
i combattimenti,
nei quali si può mirare ad una parte del corpo specifica per
poi amputarla una
volta ridotto in fin di vita il nemico, e fare l’upgrade della
propria build
con i nuovi componenti “rubati”. Il controllo del personaggio
è deputato allo
stick analogico destro che si comporta egregiamente, senza
complicare e
ostacolare le mosse che si hanno in mente. Torna poi anche la
terza barra oltre
a quelle di vita e stamina, quella della batteria, da tener
d’occhio quando si
vuole approfittare dei vantaggi degli innesti per recuperare
energia o
indebolire i nemici. Insomma, quello di The Surge 2 è un
sistema che funziona e
spicca per varietà di soluzioni e situazioni proposte,
nonostante un design non
sempre raffinato, ma che riesce ad essere appassionante
nell’ottimizzazione
delle build o nel superamento di scenari dove l’impianto
giusto farà la differenza
tra la vita e l’ennesima morte. Altro punto forte, della
produzione dei Deck13,
è la quantità di strumenti offensivi e difensivi a
disposizione. La loro
presenza, infatti, stimola il giocatore ad un farming sì
ripetuto e leggermente
ripetitivo, ma appagante quando si completa un set o si riesce
a potenziare al
massimo. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, The Surge 2
non fa gridare al
miracolo, ma resta comunque gradevole da vedere. Ad esempio,
anche se Jericho
City rappresenta una metropoli interessante che si sviluppa
anche in verticale,
il passaggio tra i diversi settori è spesso incoerente sia dal
punto di vista
dell’art design che da quello narrativo. Si tratta di una
costruzione spesso
confusionaria, nonostante la varietà non manchi. Mancano
dungeon labirintici,
mancano strade tortuose e soprattutto mancano approcci di
gioco diversi in base
ai nemici presenti in zona. L’ambientazione sci-fi cyberpunk è
molto
appetibile, ma a nostro avviso poteva offrire molto di più
visto il grande
potenziale che essa possiede. The Surge 2 inoltre è
graficamente inferiore al
primo capitolo e anche sul piano delle performance il gioco
originale ha la
meglio. Scalettature di ogni tipo, texture piatte e scialbe ed
effettistica al
minimo storico. In termini di risoluzione e frame-rate, su
Xbox One X, il gioco
offre due tipi di soluzioni: qualità e prestazioni. La prima
porta il gioco in
4K upscalati e 30 fps con particolari problemi di frame-
pacing, mentre in
modalità prestazioni si passa ad una risoluzione FullHD e 60
fps non
propriamente stabilissimi. Insomma, dal punto di vista grafico
si poteva fare
sicuramente qualcosina in più. In conclusione, con l’uscita di
The Surge 2 ci
si aspettava un salto di qualità rispetto al passato, ma
purtroppo il titolo
non decolla più di tanto. Giocandolo ci siamo trovati di
fronte ad un titolo
migliorato molto sul fronte del sistema di combattimento, ma
ci aspettavamo un
guizzo in più in tutte le aree di gioco. Purtroppo The Surge 2
arranca su altri
aspetti importanti    come   level   design   ed   art   design,
presentando peraltro una
narrazione scialba e poco convincente. A chiunque abbia amato
il primo capitolo
consigliamo sicuramente di dare una chance a questo successore
in quanto
rappresenta un miglioramento in quasi tutti gli aspetti, salve
quello grafico.
Per chiunque invece si dovesse avvicinare per la prima volta
al gioco,
consigliamo di provarlo prima di acquistarlo in quanto l’alto
tasso di
difficoltà e il level design non proprio brillante potrebbero
scoraggiare e
stancare presto.
GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

Canale Monterano, quest’anno
niente Presepe Vivente: una
grande perdita per il turismo
e per l’intero territorio del
Lazio
CANALE MONTERANO (RM) -Brutta notizia per Canale Monterano e
per i migliaia di turisti che avrebbero potuto visitare le sue
bellezze. Purtroppo il meraviglioso presepe vivente di Canale
Monterano, quest’anno, non si farà.

Ci sono poche forze lavoro e la gente che si
dedica è poca
I fondi pubblici non sono molti e insomma è più l’impresa che
altro. E la remissione economica è dietro l’angolo. Peccato,
peccato perché il presepe vivente di Canale Monterano, l’anno
scorso come del resto in questi sette anni, ha portato
tantissimo nuovo turismo, visitatori e curiosi da ogni parte
del Lazio e anche da fuori regione.

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Il sindaco di Canale Monterano Alessandro Bettarelli, il
presidente della Contrada Carraiola Manuele Magagnini e il
responsabile del presepe vivente medioevale Riccardo Rabbai a
Officina Stampa dello scorso 27 dicembre per presentare il
presepe vivente edizione 2018

L’anno scorso un contributo tra Regione             e Comune
di circa 6 mila euro aveva dato                     respiro
all’associazione culturale Nobile                  Contrada
Carraiola che organizza lo splendido               evento
“Per rifarlo – dice il Presidente Manuele Magagnini – c’è
bisogno di un investimento che punti a valorizzare questa
grande opportunità turistica. Servono infrastrutture,
corrente, strade. Si tratta di un evento che costa intorno ai
30 mila euro. Ma la manifestazione è cresciuta e ora le poche
risorse umane ed economiche a disposizione non bastano più. Se
il Comune e la Regione si facessero carico dell’evento allora
sarebbe un’altra storia. Si potrebbe ripartire con più
entusiasmo e anche i volontari sarebbero più numerosi e
disposti a mettersi in gioco. Anche il campanilismo tra
contrade va superato. Speriamo che quest’anno di stop, in cui
il Presepe non ci sarà, serva da riflessione per tutti, a
partire dalla Regione per arrivare a tutti i cittadini di
Canale. Con la nostra cornice naturalistica abbiamo dimostrato
che è possibile realizzare iniziative importanti, apprezzate e
che portano ricchezza al nostro territorio”.

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Il video servizio

L’associazione ha comunicato lo stop                       per
quest’anno su Facebook. Ecco la nota:
“A malincuore dopo sette anni ci spiace comunicare che
quest’anno il presepe non si farà. Sette anni dove ce
l’abbiamo messa veramente tutta per ridar vita all’antico
abitato di Monterano, che ormai da troppo tempo rimaneva
inutilizzato, convinti che dietro l’evento presepe ci potesse
essere un reale modello di sviluppo per il nostro amato paese
ed un futuro per i nostri ragazzi.
Sette anni dove abbiamo gettato il cuore ben oltre l’ostacolo,
superando più volte i nostri limiti; nella consapevolezza di
provare a dare lustro a questo luogo, fortemente identitario
per noi e per tutti i canalesi. Siamo partiti da niente,
proprio per dimostrare che a volte l’impossibile può diventare
possibile, basta volerlo. Grazie ai nostri volontari, abbiamo
ricreato le condizioni, sia materiali che non, per far
apprezzare Monterano ad un pubblico che non rimanesse
circoscritto ai nostri confini; ricordiamo su tutti il
riconoscimento a Luogo del Cuore FAI. In sette anni ne abbiamo
tentate sicuramente di ogni e se oggi Monterano è tornato
nuovamente ad essere così apprezzato, ci piace pensare (almeno
a noi) che forse una parte del merito possa essere
riconducibile anche alla nostra associazione. Sette anni dove
con ogni mezzo abbiamo provato a far passare il messaggio che
il presepe non è della Carraiola, così come non lo è
Monterano, e sta a tutti (o almeno a coloro che lo hanno a
cuore quanto noi) saperlo valorizzare e promuovere, proprio
perché rappresenta un “ bene paese” che dovrebbe andare ben
oltre i campanilismi di turno. Oggi però è un altro giorno,
quello della consapevolezza. Consapevolezza amara di un gruppo
di sognatori che si rende conto che nulla dura per sempre, e
l’entusiasmo da solo non basta più per realizzare un evento di
tale portata. Consapevolezza di chi si rende conto che le sole
promesse non bastano più, abbiamo voluto crederci per sette
anni. Consapevolezza di chi si rende conto che forse il nostro
paese ha ben altre priorità al momento. Ed allora eccoci qui
oggi, con un nodo alla gola, a darvi la notizia che non
avremmo mai voluto dare: “quest’anno il presepe non si farà”;
con la speranza che possa essere solo un arrivederci e non un
addio. Un’ultima precisazione, questo post non sta puntando il
dito contro qualcuno o qualcosa, non è nel nostro stile, non
l’abbiamo mai voluto fare e non inizieremo ora. Ci interessa
molto di più il bene del paese e della nostra comunità e non
crediamo sia questo ne il mezzo ne il luogo per affrontare le
criticità che ci hanno portato a questa decisione. Per questo
vi chiediamo di evitare sterili polemiche in tal senso. Siamo
però altrettanto convinti, che sia giusto, come abbiamo sempre
fatto, rendervi partecipi delle nostre decisioni e delle
nostre attività. Per chiunque avesse bisogno di ulteriori
informazioni, il 27 ottobre, come da regolamento, si rinnoverà
il Cda, sarà quella l’occasione per raccontare quanto fatto
fin qui e rispondere a tutte le vostre domande.
Grazie a tutti, ad maiora! Il presidente Manuele Magagnini, Il
segretario Elvino Pasquali, Il cda tutto Ass. Cult. Nobile
Contrada Carraiola

Cassia bis, rifiuti. Cangemi
in prima linea per la lotta
agli incivili: “Presto le
piazzole saranno protette
dalla videosorveglianza”
Tempi duri per gli incivili che abbandonano i rifiuti sulla
Cassia bis. Presto le piazzole prese di mira per abbandonare
rifiuti di ogni genere saranno protette da sistemi di
videosorveglianza grazie al protocollo d’intesa promosso dal
Consiglio regionale del Lazio, insieme al responsabile Anas-
Area compartimentale Lazio, il presidente del Municipio XV, al
sindaco del Comune di Formello e che coinvolge anche il Parco
di Veio.

“Si tratta di un provvedimento importante – ha detto il
Vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Cangemi –
frutto di una sinergia che permetterà di dare risposte celeri
e concrete.”

L’intervista di Chiara Rai all’On Giuseppe Cangemi
Cangemi, insieme ai consiglieri comunali di Formello Giancarlo
Zuccheri e Domenico Cagnucci, e il consigliere del Municipio
Roma XV Giuseppe Mocci sono intanto scesi in campo in prima
persona per fare pulizia dopo che i soliti incivili avevano
riabbandonato rifiuti sull’arteria stradale.
“Ancora una volta gli incivili hanno colpiti abbandonando
decine di sacchi di rifiuti urbani lungo la Cassia bis, ci
siamo rimboccati le maniche e abbiamo ripulito la strada. Un
gesto di educazione civica perché non vogliamo arrenderci al
malcostume che sembra non avere fine. I soliti mascalzoni che
pensano di farla franca hanno sporcato di nuovo dopo che Anas
aveva pulito le piazzole e a bordo strada. Presto le aree che
qualcuno ha scambiato per discariche, saranno protette da un
sistema di videosorveglianza”.
Lazio, politica a confronto:
Luca Andreassi (PD) e Marco
Cacciatore (M5s) su piano
rifiuti 2019-2025

La giunta regionale del Lazio
ha approvato ad agosto il Piano rifiuti 2019-2025, che prevede
l’autosufficienza di Roma nella gestione della spazzatura con
impianti per il
trattamento e lo smaltimento, ovvero con una discarica di
servizio. Inoltre è
previsto l’innovativo presidio industriale di Colleferro, la
raccolta
differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e
investimenti regionali
per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione
di impianti per il
trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

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Piano Rifiuti 2019-2025: le posizioni del professor Luca
Andreassi (Facoltà di Ingegneria all’Università di Tor Vergata
ed esponente del partito Democratico e del Consigliere
regionale del Lazio Presidente della X Commissione
Urbanistica-Politiche Abitative e Rifiuti Marco Cacciatore
Nel Piano rifiuti regionale è
ricompresa anche la dismissione del termovalorizzatore di
Colleferro,
assegnando a LazioAmbiente la progettazione di un nuovo
presidio industriale.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 26/09/2019

Il nuovo complesso vedrà la luce nel 2021
In pratica sarà incentivata la promozione dei centri per il
riuso alla realizzazione dell’innovativo compound industriale
di Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti
indifferenziati con processi di lavorazione a freddo,
permettendo il recupero di materie prime secondarie, senza
alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul
mercato. Ma ci sono dubbi sulla sua fattibilità e finalità.

Inoltre, per contribuire a
colmare il gap impiantistico, la Regione stanzierà circa 6
milioni di euro, che
verranno messi a disposizione di Comuni e aziende pubbliche
del settore,
attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di impianti
di trattamento e
smaltimento dei rifiuti.
È di qualche giorno fa infine
la notizia che la Giunta regionale abruzzese ha autorizzato,
su proposta
dell’assessore Nicola Campitelli, il trattamento di ulteriori
16 mila
tonnellate di rifiuti negli impianti di Aielli (Aciam) e
Chieti Scalo (Deco
Spa), in base ad un accordo sottoscritto tra Regione Abruzzo e
Regione Lazio,
dopo aver verificato la compatibilità ambientale e gestionale.
Si tratta di
rifiuti urbani indifferenziati prodotti da Roma capitale.

Nel frattempo lo scorso 17
settembre è stata approvata in Consiglio Regionale del Lazio
la proposta di Legge
113, a prima firma del consigliere Marco Cacciatore (M5S)
volta a incentivare
le pratiche   di   compostaggio   aerobico   di   comunità,   di
prossimità,
l’autocompostaggio e il compostaggio domestico. Come verrà
digerita dai
cittadini del Lazio?
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