Conference a Taranto dal 15 al 19 settembre - Smart Marketing

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Conference a Taranto dal 15 al 19 settembre - Smart Marketing
MEDIMEX 2021: Conclusa la versione
ibrida dell’International Festival & Music
Conference a Taranto dal 15 al 19
settembre
Chi, come me, segue il MEDIMEX da tanti anni conosce bene l’aria e l’energia che si respirano
durante le giornate dell’International Festival & Music Conference: musica, condivisione,
formazione, arte, cultura, promozione del territorio e dei talenti che esprime, soprattutto da quando
la location principale della manifestazione si è spostata a Taranto.

Taranto, città dai panorami mozzafiato e dalle molteplici contraddizioni, con tante anime differenti,
tante quante la musica ne riesce ad esprimere, sembra essere l’approdo naturale di un Festival che
mette insieme amatori ed addetti ai lavori, appassionati e specialisti, multimediale e tradizionale,
fisico e digitale, riunendoli in una grande community che cresce di anno in anno, seguendo e
rendendo vivo ogni appuntamento tra showcase, incontri d’autore, mostre, film, libri, workshop e
talk.

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sono per gentile concessione dell’uffico stampa MEDIMEX.

Dopo la scorsa edizione interamente in streaming, il MEDIMEX è tornato quest’anno in forma ibrida,
in parte in presenza ed in parte on-line, grazie anche al supporto della piattaforma tecnologica
WYTH™, nata con l’obiettivo di aiutare aziende, festival, musei, scuole e organizzatori di eventi a
costruire location ibride esclusive e personalizzate, in cui fisico e digitale convergono in
un’esperienza totalmente integrata.

La piattaforma WYTH™, pensata per dare un’esperienza più immersiva all’utente, non si limita allo
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streaming HD degli eventi, ma prevede la possibilità di networking tra gli iscritti, che possono
interagire con gli altri partecipanti e con gli speaker, ma anche inserire gli eventi a cui si è
interessati nella propria agenda e fissare appuntamenti ed incontri con i professionisti.

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sono per gentile concessione dell’uffico stampa MEDIMEX.

Un bel salto di qualità dal punto di vista tecnologico, che apre il Festival al mondo e lo rende più
interattivo ed ancor più internazionale: basti pensare che gli appuntamenti in streaming sono stati
seguiti, oltre che in Italia, nel Regno Unito, in Germania, Ucraina, USA, Irlanda, Francia, Portogallo,
Spagna e persino in Cina, con oltre 20mila visite uniche al sito web medimex.it.

Risultati che lasciano immaginare ed auspicare che la forma ibrida sia la soluzione migliore, per
questo e per altri festival, per non rinunciare all’incontro ed al confronto in presenza, ma
allargandolo al grande popolo del web, che costituisce il fondamento della grande community che si
identifica in questo evento di riferimento per tutto il panorama musicale internazionale.
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sono per gentile concessione dell’uffico stampa MEDIMEX.

Se così non fosse, non si spiegherebbe il grandissimo successo di pubblico non solo per gli eventi
mainstream, come i numerosissimi showcase e talk con i musicisti più affermati del panorama come
Laurie Anderson, Ligabue, Negramaro, Joe Talbot, Malika Ayane, Mahmood, Coma_Cose,
Willie Peyote, Gaia, Gemello, Aiello, Motta e Speranza (solo per citarne alcuni), ma anche il
grandissimo successo degli eventi riservati alla formazione ed agli addetti ai lavori, con oltre 1500
utenti iscritti alla piattaforma per partecipare alle attività professionali e scuole di musica.

Del resto, il fine principale con il quale il MEDIMEX fu creato da Puglia Sounds (il programma
della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale), attuato dal Teatro Pubblico
Pugliese, è sempre stato quello di offrire strumenti professionali atti a far crescere le eccellenze
della regione, valorizzandole all’interno di una vetrina prestigiosa ed autorevole che facesse da
cassa di risonanza per il comparto musicale pugliese a livello internazionale.
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Crescita che non può passare soltanto dalle oltre 80mila interazioni e 10mila menzioni sui
Social, che hanno registrato oltre 50mila account, raggiunti con copertura giornaliera di oltre
220mila utenti, ma che passano soprattutto dalla formazione e dallo sviluppo delle competenze dei
musicisti e di tutte le figure professionali legate al comparto musicale che, per forza di cose, devono
adeguarsi e prontamente formarsi ad un mercato che sta cambiando paradigma velocemente.

Questa edizione del MEDIMEX, più delle altre, infatti, pone l’attenzione sul futuro del comparto
musicale, sui nuovi mercati, reali e virtuali, e sui nuovi modi di fruire la musica, ma pone anche
l’accento su quello che la musica è stata fino ad ora, e se da un lato omaggia la città che lo ospita di
un’opera tridimensionale, 3D WAVES, di Hermes Mangialardo – video mapping sulla facciata del
Castello Aragonese a cura di Valentina Iacovelli, dedicato alla new wave che vide Taranto
protagonista, negli anni ’80, di concerti di musicisti del calibro di Bauhaus, Simple Minds, New
Order, Siouxsie & The Banshees, Style Council, Christian Death e Nina Hagen (periodo d’oro
documentato anche dalla mostra fotografica “Pictures of you” a cura di Marcello Nitti, Franzi
Baroni, Arturo Russo e Roberto Pastore) – dall’altro dimostra il respiro internazionale
dell’iniziativa con un’altra mostra fotografica che racconta la storia musicale e culturale della città di
Manchester e l’avventura dei Joy Division (KevinCummins: Joy Division and Beyond), che sarà
visitabile al MarTA (museo archeologico di Taranto) fino al 23 gennaio 2022.
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Il MEDIMEX si pone, così, come un ponte, un tramite tra quello che la musica ci ha regalato e
quello che ancora deve venire, tenendo insieme storia e modernità, così come la città che lo ha
ospitato tiene legate le sue innumerevoli anime con un ponte che unisce l’Isola madre, la parte più
antica di Taranto, al Borgo Umbertino che si spalanca alla parte più moderna.

Il MEDIMEX si è appena concluso, ma già si parla dell’edizione del 2022 che vedrebbe Taranto
protagonista di un live dell’artista internazionale St. Vincent, fissato per il 12 giugno del prossimo
anno e che potrebbe segnare la ripartenza definitiva del comparto musicale pugliese.

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Musica a impatto 0: la nuova sfida
sostenibile
Pochi si chiedono se il fruire la musica possa essere dannoso per l’ambiente, eppure il costo
dell’impatto ambientale dell’industria musicale è una realtà con cui dovremo misurarci quando
finalmente si riprenderà a godere della musica dal vivo.

Se movimentare persone e cose, consumare elettricità e accumulare rifiuti stressando l’ambiente
circostante può essere immaginabile e prevedibile quando ci si appresta a fruire di concerti dal vivo,
molto meno lo è capire che i supporti sui quali la musica viene incisa, e persino lo streaming,
possono essere fonte di inquinamento.

Anche se adesso il comparto dell’industria musicale, soprattutto quello che riguarda gli spettacoli
dal vivo, è fermo da oltre un anno, forse è giusto fare una riflessione sull’impatto ambientale anche
alla luce di una possibile ripresa.

Uno studio del 2019 dell’Università di Glasgow insieme all’Università di Oslo, intitolato “the
cost of music”, pone l’evidenza sui costi della musica in termine di inquinamento.
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L’analisi prende in considerazione un arco temporale abbastanza lungo e sottolinea l’enorme spreco
di materiali, per lo più non riciclabili per gli alti costi di lavorazione; ad esempio, analizzando i picchi
delle vendite dei principali supporti musicali, si è evidenziato che in termini di consumo, nel 1977,
quando in voga erano gli LP in vinile, l’industria discografica ha utilizzato 58 milioni di
chilogrammi di plastica, mentre nel 1988, quando a spopolare erano le musicassette, si è passati a
56 milioni di chilogrammi e a poco più di 61 milioni nel 2000, quando il supporto che andava per
la maggiore era il CD.

Questi dati, per niente confortanti, si riferiscono soltanto al mercato degli Stati Uniti, e per vederli
abbassare drasticamente si è dovuto aspettare l’avvento dello streaming (nel 2016, si stima che il
consumo di plastica sia calato ad 8 milioni di chilogrammi).

Seppur con meno impatto, anche lo streaming è fonte inquinante ed ha un grave effetto
sull’ambiente, che si può sintetizzare nel grande dispendio di energia elettrica, soprattutto per
alimentare i server e potenziare le reti; quindi, se da una parte vengono consumati meno plastica e
meno metalli difficilmente riciclabili, dall’altra parte vi è dispendio di energia con conseguente
rilascio di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera.

Ma come ridurre l’impatto ambientale dei nostri ascolti? Possiamo fare qualcosa anche noi o
dobbiamo aspettare che l’industria musicale inventi un supporto ad impatto 0?

La risposta è tanto semplice quanto banale, basterebbe modificare il nostro comportamento di
consumo valutando la frequenza di ascolto per scegliere il supporto meno impattante.
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Se si ascolta la musica sporadicamente, sicuramente lo streaming avrà un minore impatto
ambientale, se invece siamo assidui consumatori e riproduciamo soprattutto sempre gli stessi brani,
allora il supporto materiale, CD o vinile che sia, farà al caso nostro.

Ma basta questo a ridurre l’impatto ambientale dell’industria musicale?
Sicuramente no, ma è un piccolo passo per un mondo più green; semmai, la vera sfida sta nel creare
eventi musicali ad impatto 0 che siano sostenibili nel lungo periodo.

Le soluzioni, tanto scontate quanto di difficile attuazione perché dipendono dal comportamento di
tutti, ci sarebbero, e gli organizzatori si dicono pronti ad attuarle.

In fondo, basterebbe svolgere concerti e festival in aree servite dal trasporto pubblico o predisporre
delle navette così da limitare l’impatto degli spostamenti di tanta gente con mezzi privati, oppure
utilizzare energia elettrica creata da fonti rinnovali per abbassare il livello di CO2 nell’ambiente, e
poi eliminare la plastica monouso per servire cibo e bevande ed incentivare il riciclo dei rifiuti.

Ultimamente, qualcuno si è spinto ancora oltre, immaginando di dover restituire all’ambiente una
parte di quello consumato: nasce forse così l’esperimento che vede sostituire l’acquisto del classico
biglietto per usufruire di un concerto con un TreeTicket, un certificato di adozione di un albero che
riserverà l’accesso esclusivo all’evento.

           Scopri il nuovo numero: “Le 4 Virtù cardinali del
                             Marketing”
  Pazienza, Perseveranza, Sostenibilità e Gentilezza, sono le 4 virtù cardinali del marketing che vi
  proponiamo. In un mondo dominato dalla tecnica e dalla velocità, queste virtù ci permettono di
  non sbagliare la rotta (o magari di ritrovarla se smarrita) e di indirizzare correttamente le nostre
  azioni.

L’evento in questione, organizzato da Etifor (spin-off dell’Università di Padova specializzato in
consulenza, progettazione, ricerca e formazione in ambito ambientale), si svolgerà in Trentino il
prossimo 25 maggio e vedrà come protagonisti Mario Brunello, noto violoncellista, e Stefano
Mancuso, botanico e saggista che già molte volte ha legato progetti di divulgazione scientifica alla
musica.

La loro opera, definita “musical-vegetale”, nasce dall’ultimo movimento della Seconda Partita in Re
minore per violino solo di Bach e sarà pagata, in termini ambientali, piantumando gli alberi adottati
per compensare le emissioni di Anidride Carbonica nell’ambiente che verranno prodotte con
l’evento, avvalendosi dell’approccio MARC (Measure Avoid Risk Communicate), metodo
sviluppato da Etifor per valutare e ridurre l’impatto ambientale accompagnando persone ed
organizzazioni lungo un percorso di responsabilità ambientale e sociale.

Recentemente, lo scorso 18 aprile, un evento-test similare è stato organizzato in Sicilia con
protagonisti Roy Paci e Angelo Sicurella, ma in questo caso non c’era la possibilità di acquistare un
accesso esclusivo all’evento, bensì di prolungare la durata della performance.
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Adottando, infatti, degli alberi che poi sarebbero stati piantati nel luogo del concerto, si
acquistavano secondi in più sulla durata complessiva della performance, una sorta di jukebox green i
cui gettoni erano proprio gli alberi piantumati.

Questo tipo di approccio, che potrebbe essere replicato in altri eventi, oltre a fare qualcosa di
concreto per il nostro pianeta dona anche il benefico immediato di sensibilizzare i fruitori degli
eventi, richiamandoli ad avere cura dei luoghi di cui fruiscono durante le performance e, più in
generale, sicuramente sviluppano una più ampia coscienza sui temi ambientali nel lungo periodo.

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L’auspicio che ci facciamo è che queste buone pratiche non si concretizzino soltanto in progetti
sporadici ed eventi pilota, ma che diventino la prassi di ogni evento, piccolo o grande che sia; per far
sì che questo avvenga, è necessario uno sforzo comune che sicuramente deve partire da chi
organizza gli eventi, ma deve essere anche supportato dalle istituzioni locali che devono creare le
condizioni adatte a metterlo in pratica.

Un ruolo importante in questa partita, che ci vede tutti giocare per salvaguardare il pianeta, lo
giocano senz’altro i performer, che sono in grado di influenzare le masse dei propri fan, ma tocca ad
ognuno di noi impegnarsi per lasciare ai posteri un mondo migliore di quello che abbiamo trovato,
non dimenticandoci mai che siamo tutti parte dell’ecosistema e dobbiamo fare tutti la nostra parte
per salvaguardarlo.

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L’evoluzione del mercato della musica dal
vivo nel 2020: i vantaggi dello streaming
per utenti ed inserzionisti
Quello appena trascorso è stato un anno con pochissima musica dal vivo, ma siamo sicuri che sia
stato un anno senza musica?

La pandemia ci ha costretti a trovare nuovi modi di fruire la musica dal vivo, da rito per lo più
collettivo a fenomeno individuale, eppure non abbiano rinunciato affatto al piacere della musica,
abbiamo soltanto trovato altri modi per ascoltarla.

Probabilmente, prima delle restrizioni dovute al Covid-19, pochi avrebbero guardato un concerto
intero su Youtube, pochissimi avrebbero pagato per acquistare dei biglietti per un concerto in
streaming, invece oggi questo è realtà e si presume lo sarà ancor di più negli anni a venire.

La dimostrazione concreta la troviamo nell’impennata delle visualizzazioni e registrazione agli eventi
musicali, ma anche nella crescita degli utenti di tutte le piattaforme che offrono musica in
streaming, trascinando anche il mercato dell’elettronica, attento a proporre apparecchi sempre più
performanti per l’ascolto in alta fedeltà.
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Ecco perché conviene porre l’attenzione su un mercato che sta subendo una grande evoluzione,
spostandosi dal reale al virtuale, diventando sempre più liquido, ma anche più misurabile e
tracciabile.

Da sempre la musica è veicolo di messaggi commerciali, jingle creati ad hoc ed hit del momento, che
sono sempre stati capaci di decretare il successo o l’insuccesso commerciale dei più svariati
prodotti, per non parlare di tutte le volte in cui abbiamo preso parte ad un evento musicale dal vivo
in cui erano inseriti messaggi pubblicitari più o meno espliciti, dagli stand ad interi festival e
concerti organizzati e/o sponsorizzati da un unico brand.

Come cambierebbe il modo di proporre e comunicare un prodotto se da veicolare un messaggio
generalizzato si passasse ad un messaggio personalizzato?

Molti se lo chiedono, soprattutto in riferimento alla piattaforma Youtube che, grazie anche alle
restrizioni dovute alla pandemia, ha registrato un record di iscritti e visualizzazioni, con un numero
sempre più crescente di persone che riproducono a schermo intero contenuti musicali, non solo sulle
smart tv, ma anche sui dispositivi mobili precedentemente utilizzati più per l’ascolto che per la
visione.

                  Scopri il nuovo numero: Simply the best
    È indubbio che quest’anno passerà alla storia come l’anno della pandemia. Così come indubbio
                che quest’anno ha portato malessere sociale, psichico ed economico.
          Ma dobbiamo sforzarci di cogliere un bagliore di luce anche in un anno così buio.

Questo significa che, contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, gli utenti guardano con
attenzione ciò che stanno ascoltando e, di conseguenza, i messaggi pubblicitari in essi contenuti, che
dovrebbero essere ancor più targettizzati e personalizzati in base al profilo di chi guarda.

Un vantaggio non da poco, che dovrebbe spingere gli inserzionisti a puntare sul web a discapito dei
tradizionali mezzi di comunicazione come la televisione, meno seguiti, ad esempio, da giovani e
giovanissimi, ma anche a rivalutare la portata degli eventi dal vivo.

Si stima che oltre l’85% di visualizzazioni di video musicali su YouTube avviene in primo piano e
che il 60% del consumo di musica su YouTube avviene su dispositivi mobili, anche se lo strumento
maggiormente in crescita per fruire di contenuti musicali è la TV.

Numeri importanti, se consideriamo che Youtube conta oltre 2 miliardi di utenti mensili che
usano la piattaforma per ascoltare contenuti musicali digitali, che YouTube Music include oltre 70
milioni di brani ufficiali (più di qualsiasi altro servizio analogo) e che il tempo di visualizzazione di
spettacoli musicali dal vivo registrati e riprodotti sugli schermi televisivi è aumentato di oltre il
100% tra luglio 2019 e luglio 2020.

La tendenza del momento, quindi, è quella di cercare di riprodurre, a casa propria ed in solitudine,
l’esperienza del concerto dal vivo, seppur con i limiti del caso.

Ma non parliamo soltanto di messaggi pubblicitari più specifici e personalizzati, quello che dovrebbe
far riflettere è anche la possibilità di raggiungere un pubblico molto più vasto di un qualsiasi evento
musicale dal vivo, seppur di dimensioni colossali, non solo dal punto di vista numerico, ma anche
geografico.

Ad esempio, Il “Modena Park 2017”, tenuto a Modena nel luglio 2017 da Vasco Rossi per
festeggiare 40 anni di carriera musicale, che ad oggi risulta il concerto con il più alto numero di
spettatori paganti, con oltre 225.000 biglietti emessi, diventa un evento da poco di fronte agli
oltre 5 milioni di spettatori nel mondo, sintonizzati da oltre 176 paesi, di “Studio 2054”, il
concerto in streaming (a pagamento) tenuto da Dua Lipa, lo scorso 20 dicembre.

Visualizzazioni e streaming musicali da record che sono sintomi di come stia cambiando l’industria
musicale, o meglio, di come sia già cambiata, quasi senza accorgersene, il che prefigura vantaggi
non soltanto per i marketers, ma anche per il pubblico.

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urante il concero evento in streaming mondiale Studio 2054.

Siamo sicuri che nulla potrà mai sostituire uno spettacolo dal vivo a livello d’impatto emotivo, ma il
poterne disporre a prezzi più bassi rispetto a quelli dei biglietti canonici, senza il rischio di non
potervi prendere parte a causa del sold out, abbattendo i costi di spostamento, sicuramente
potrebbe dar vita ad un altro modo di fruire la musica dal vivo, più democratico ed alla portata di
tutti.

Quante volte abbiamo rinunciato ad un concerto perché la location era troppo lontana da
raggiungere, il biglietto era troppo costoso o l’evento era già sold out dopo poche ore?

Tutto questo non è più un problema grazie allo streaming.

Il 2020 è stato l’anno in cui l’industria musicale ha dovuto subire la crisi più nera, ma allo
stesso tempo ha saputo reinventarsi e trovare nuovi modi per raggiungere il suo pubblico; così
hanno dovuto fare quei brand che legavano la propria comunicazione a specifici eventi musicali.

Nel futuro probabilmente continueremo a fruire dei concerti dal vivo, ma non rinunceremo agli
eventi in streaming, forse le due forme si ibrideranno sempre più, grazie anche a realtà aumentata e
virtuale, mentre la comunicazione dei brand sarà sempre più ad personam.

Noi intanto sogniamo un futuro in cui scegliere tra lo streaming ed un concerto in presenza sia
un’opzione e non una necessità, un futuro in cui la musica possa essere fruibile da tutti, anche dagli
oltre 3 miliardi e mezzo di persone nel mondo, che ad oggi non hanno ancora accesso ad
internet e di conseguenza a nessun servizio on-line.
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La Puglia riparte a suon di musica: la
ripartenza del comparto musicale tra
incertezze e finanziamenti pubblici
Durante il lockdown avevamo immaginato un’estate senza musica, senza feste, senza piazze affollate
e senza turisti, benché l’intrattenimento musicale sia stato fondamentale per lenire l’isolamento e
l’incomunicabilità.

Vi abbiamo raccontato di radio, dirette social e musica dai balconi per alleviare il distanziamento
(#iosuonodacasa: la musica ai tempi del Coronavirus – Fratelli d’Italia: le radio i balconi e
le altre storie di un paese blindato), ma abbiamo anche amplificato i dubbi, le paure e le
incertezze del comparto musicale, bloccato dall’impossibilità di fare musica dal vivo (la crisi dei
lavoratori dello spettacolo in Puglia tra affanno e cauto ottimismo: Intervista a Fabrizio Belmonte
della BG SERVICE) e dispensato ricette per cercare di salvare il settore ormai in crisi
(Ricominciamo!?: le 10 proposte di Assomusica per salvare la musica in Italia), ed ora è il
momento di raccontare la ripartenza, lenta, dolorosa e faticosa come tutti gli inizi, ma importante,
prendendo a paradigma il caso pugliese.

Durante l’estate, periodo in cui si ha il picco massimo di concerti ed eventi dal vivo, si sono
moltiplicate iniziative per porre l’attenzione sulle difficoltà dei lavoratori dello spettacolo che, a
causa delle restrizioni, si stima abbiano subito cali di fatturato quasi pari al 100%; la stima
calcola una perdita diretta intorno ai 650 milioni di euro tra febbraio e settembre ed oltre 1,5
miliardi di euro, se si tiene conto dell’indotto. Le stime appaiono ancor più catastrofiche anche se
si guarda al numero degli addetti senza lavoro, pari a 250.000 unità (Fonte: Assomusica).

https://www.youtube.com/watch?v=35T_toXILv8

Da qui, le numerose iniziative a sostegno del comparto, come quella dell’impresa sociale Music
Innovation Hub, un fondo sostenuto dalla FIMI e dal colosso Spotify, a favore dei professionisti
della musica, al quale è giunto anche il sostegno della Nazionale Cantanti, che ha devoluto le
donazioni raccolte durante la Partita del cuore 2020 al fondo, unite all’appello di Assomusica alle
istituzioni per introdurre nel Recovery Fund misure specifiche a sostegno delle industrie culturali e
creative e alla musica popolare contemporanea.

Assomusica (Associazione degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli di Musica dal Vivo) ed
ELMA (European Live Music Association) si stanno facendo portavoce di una campagna di
sensibilizzazione non soltanto presso le istituzioni italiane, ma rivolta direttamente al Parlamento
Europeo, che, lo scorso 17 settembre, in una risoluzione sulla “Ripresa culturale dell’Europa”,
ha condiviso l’urgenza di un sostegno diretto e rapido ai settori culturali e creativi, tramite aiuti
finanziari da parte sia dei bilanci nazionali che dei fondi dell’UE. Questo anche perché nel Piano di
ripresa dell’UE Next Generation EU non è stato riservato alcun importo specifico a diretto
beneficio dei settori culturali e creativi, alimentando ancor più le preoccupazioni.

In un contesto in cui tutte le istituzioni, a tutti i livelli, fingono di non vedere che la crisi causata
dalle misure di contenimento della pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto devastante sull’intera
filiera musicale, ma soprattutto sul comparto della musica dal vivo, tanto da ignorare i pressanti
appelli e le continue richieste d’aiuto, vi è il caso della Puglia.
La Puglia è una bellissima penisola della penisola Italiana, un mondo complesso e variegato che
mischia mare, pianure e rilievi, un crogiuolo di dialetti, storie e culture differenti, ma tutte queste
varietà di paesaggio, bellezza, usi, costumi e tradizioni non sarebbero nulla se non fossero
raccontate nel modo giusto, esaltandone la tipicità.

È anche per questo che l’establishment regionale ha fatto della sua firma distintiva la promozione
del territorio, partendo dalle sue bellezze naturalistiche ed architettoniche, ma soprattutto
esaltandone l’immenso ed affascinante patrimonio culturale, di cui la varietà dell’offerta musicale è
sicuramente il fiore all’occhiello.

Dai Cantori di Carpino in Daunia fino alla pizzica nella Grecìa Salentina, passando per rap,
reggae, jazz, soul e pop, un variegato ed articolato mondo di suoni e stili che formano il
macrosistema musicale pugliese e lo rendono riconoscibile ed identificabile in tutto il mondo, ma
soprattutto nel contesto europeo.

https://www.youtube.com/watch?v=7Fw1FbE16nQ

Pugliese è Caparezza, pugliesi sono i Boomdabash ed i Sud Sound System e pugliese è persino
l’ultimo vincitore del Festival di Sanremo, Diodato, ma si potrebbero fare tantissimi esempi, da
Serena Brancale a DrefGold, ognuno con un sound ed una connotazione precisa, ma accomunati
dall’amore per la propria terra e dal racconto, a volte disincantato o polemico ed altre volte fin
troppo ammaliato e passionale, delle proprie origini, racconto che viaggia alla velocità del suono e
contribuisce ad alimentare il mito di una terra tanto bella quanto problematica.
È cavalcando quest’onda che l’amministrazione regionale, da anni, investe sempre più risorse nella
promozione turistica e nell’industria creativa per promuovere in Italia ed all’estero il brand Puglia,
registrando tassi di crescita a due cifre in controtendenza con il resto del paese, grazie anche ad
un’attenta promozione dei talenti locali degli eventi live, diventati volano di sviluppo e potenti
attrattori turistici; basti pensare solo ai numeri de La Notte della Taranta o a quelli registrati dal
MEDIMEX.

                     Scopri il nuovo numero: #ripartItalia
   Mai come ora, in questo settembre 2020, un numero come #ripartItalia sembra utile e necessario
   perché, mai come adesso, in questo nefasto anno bisestile, abbiamo bisogno di fare il punto sulle
                      cose, su noi stessi, sui nostri obbiettivi e sulle nostre vite.

Forse è per non disperdere questo enorme lavoro di valorizzazione che l’amministrazione regionale
ha fortemente voluto e subito varato una serie di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza
epidemiologica da Covid-19, tra le quali il Piano straordinario di sostegno alla Cultura,
denominato “CUSTODIAMO LA CULTURA IN PUGLIA” che mira a fornire aiuto concreto al
comparto del turismo e delle industrie culturali e creative, dello spettacolo, del cinema e
dell’audiovisivo. In particolare, l’assessorato all’Industria turistica e culturale ha messo a
disposizione 17 milioni di euro per sostenere gli operatori e le imprese pugliesi nell’emergenza, di
cui 1,5 milioni sono destinati al rilancio del comparto musicale.

Braccio operativo di questa operazione, in netta controtendenza rispetto ai provvedimenti nazionali,
è Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del comparto musicale
regionale, il primo progetto pubblico in Italia che sviluppa azioni di sistema, interventi mirati,
partnership e attività di promozione finalizzate a sostenere le componenti artistiche, professionali,
imprenditoriali e istituzionali che concorrono alla produzione, distribuzione e promozione musicale
del territorio, al fine di valorizzare il ricchissimo patrimonio musicale che contraddistingue la
Regione Puglia.

https://www.youtube.com/watch?v=YAQGKBSKR9k

Grazie a Puglia Sounds Plus, la nuova linea di intervento per sostenere e rilanciare il comparto
musicale, sono stati già finanziati 108 progetti che diffondono la cultura musicale pugliese, 33
nuove produzioni discografiche, 27 produzioni multimediali, 29 tour in Italia (per un totale di
123 concerti) e 25 concerti in Puglia (Fonte: Puglia Sounds).

Puglia Sounds Plus è strutturata in una serie di misure specifiche, che vanno dalla produzione e
promozione della musica prettamente pugliese alle collaborazioni internazionali, non trascurando
nuovi modi di fruire la musica e gli eventi, come streaming e produzioni multimediali, che
sosterranno il comparto musicale fino al 2021.

Un’azione, unica in Italia, sicuramente giustificata dalla straordinarietà del momento, ma anche
invocata, non solo in Puglia, per scongiurare la perdita di posti di lavoro, professionalità e
competitività sul mercato, soprattutto pensata per accompagnare il rilancio dell’attività di artisti,
operatori, etichette discografiche, produttori, agenzie di booking, organizzatori di concerti, festival e
luoghi di spettacolo.

Una visione glocal di amministratori illuminati che, scommettendo sul rilancio della cultura, hanno
puntato su una visione non convenzionale del concetto di sviluppo, che prima passa per l’identità di
un territorio per poi raggiungere tutti i comparti economici; un posizionamento sul mercato
fortemente identitario che sta premiando e rafforzando il brand Puglia, ma anche un esempio da
seguire a tutti il livelli di governo, nazionali e sovranazionali che, siamo sicuri, assicurerà stabilità e
sviluppo per gli anni a venire, permettendo agli operatori di adattarsi meglio alle richieste ed alle
congiunture del mercato.

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Al via MEDIMEX D 2020, la prima music
conference internazionale digitale,
interamente fruibile on-line
Il MEDIMEX, uno degli eventi più attesi del panorama musicale pugliese e nazionale, il progetto
targato Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale
regionale, quest’anno non affollerà le piazze: al posto degli eventi live, assisteremo ad incontri in
streaming e webinar.

Il progetto, nato nel 2011 con una forte vocazione internazionale e pensato itinerante per poter
valorizzare ogni angolo della Puglia, quest’anno, giunto alla decima edizione, si sarebbe dovuto
svolgere a Taranto e Brindisi ma, alla chiusura dell’edizione 2019 con 80 mila presenze,
nessuno avrebbe mai immaginato che l’edizione 2020 sarebbe capitata nel bel mezzo di una
pandemia globale, tale da costringere gli organizzatori a rimandarla a data da destinarsi.

Un duro colpo per il comparto musicale a tutti i livelli, nazionale ed internazionale, che ha messo in
ginocchio l’intera filiera, ma principalmente la musica dal vivo, la prima a pagare lo scotto del
forzato distanziamento sociale.

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X 2019, su gentile concessione dell’ufficio stampa.

I pugliesi, come tutti, hanno incassato il colpo, ma, invece di piangersi addosso, hanno cercato nuove
strategie d’approccio e comunicazione che potessero azzerare le distanze e fornire strumenti di
ampio respiro per superare la crisi.

In quest’ottica, nasce il piano straordinario d’intervento per la cultura e lo spettacolo della Regione
Puglia denominato “Custodiamo la Cultura in Puglia”, con cui l’assessorato all’Industria
turistica e culturale mette a disposizione 17 milioni di euro per sostenere gli operatori e le imprese
pugliesi nell’emergenza Covid-19, di cui 1,5 milioni sono destinati al rilancio del comparto musicale
ed alla realizzazione del MEDIMEX D, la prima music conference internazionale digitale,
interamente fruibile on – line.

Il MEDIMEX si è connotato, negli anni, come una manifestazione in costante evoluzione, non
meraviglia quindi l’ulteriore salto di paradigma che contraddistingue l’edizione 2020, interamente
digitale e che prevede tavoli di confronto su come la crisi modificherà l’industria musicale e la
fruizione della musica dal vivo ed in streaming, sulle nuove strategie di comunicazione da utilizzare
anche sfruttando la capacità promozionale dei social network, uniti alla possibilità di apprendere
strumenti altamente professionalizzanti, grazie a workshop creati ad hoc e destinati ai professionisti
del settore, ma senza dimenticare la promozione degli artisti locali.
Come nelle precedenti edizioni, molti saranno gli incontri a tema con gli autori ed operatori del
settore, quest’anno rigorosamente live sui canali social ufficiali del MEDIMEX D, da Tommaso
Paradiso con Clemente Zard (Vivo Concerti), a Ghemon con Chiara Santoro (Google Italia), da
Francesco Sarcina con Claudio Ferrante (Artist First), a Riccardo Zanotti (frontman dei
Pinguini Tattici Nucleari) con Andrea Rosi (Sony), per citarne alcuni.

Non sarà invece possibile, quest’anno, fruire dei tanti concerti live, fiore all’occhiello delle
precedenti edizioni, catalizzatori ed elemento portante della promozione territoriale e turistica
pugliese.

È possibile visionare il programma completo della digital Edition, in onda dal 3 al 21 giugno,
sul sito ufficiale del MEDIMEX.

Come ogni anno, Smart Marketing sarà presente per raccontarvi i momenti salienti di questa
manifestazione orientata alla promozione culturale come volano di sviluppo territoriale ed esempio a
cui ispirarsi.

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Ricominciamo!?: le 10 proposte di
Assomusica per salvare la musica in Italia
“Ricominciamo” è un brano del 1979, interpretato da Adriano Pappalardo, che urla il desiderio di
rinascita di un rapporto d’amore dopo una grande crisi ed esprime in modo palese la necessità di
ricominciare.

Ma cosa c’entra un brano musicale di più di quarant’anni fa con la crisi dell’industria musicale al
tempo dell’epidemia da Covid-19?

Apparentemente nulla, ma mi è venuto in mente perché non conosco amore più grande e duraturo di
quello per la musica, non ricordo un giorno della mia vita senza musica, eppure questo idilliaco
rapporto è andato in crisi nel momento in cui sono entrati in vigore i divieti per contrastare il
contagio e la voglia di riavvolgere il nastro di questo periodo surreale cresce di giorno in giorno, in
maniera esponenziale, così come il desiderio di ricominciare da dove ci si è fermati, proprio come
quando non si riesce ad accettare che un amore sia finito.

https://youtu.be/GBm4GqjQPKU

Con il decreto del 4 marzo 2020, come me, tantissimi operatori dell’industria musicale hanno
dovuto interrompere le proprie attività, nessun pubblico, nessuna possibilità di organizzare e
promuovere concerti dal vivo, manifestazioni, eventi e spettacoli di nessun tipo, con gravi
conseguenze soprattutto dal punto di vista occupazionale.

Il fermo non riguarda soltanto musicisti e performer, ma investe tutti i campi del variegato e
ramificato mondo di lavoratori dello spettacolo, dai titolari ed i dipendenti di esercizi commerciali
che vendono prodotti musicali, a quelli che lavorano in tutti i locali in cui si fa musica live, passando
per tecnici e fonici delle sale di registrazione, fino ad arrivare agli operai, macchinisti e scenografi
degli spettacoli dal vivo.
Un esercito tra le 300.000 e le 380.000 persone che, al momento, non stanno lavorando e che per
un bel po’ di tempo non lavoreranno, parallelamente alle perdite di fatturato dell’intero comparto.

Assomusica, l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo, ha
stimato che, fino alla fine della stagione estiva, le perdite per questo fermo forzato ammonteranno a
circa 350 milioni di euro, solo settore del live mentre, se si considera anche l’indotto, le perdite
potrebbero arrivare a circa 600 milioni di euro.

Stime che si avvicinano parecchio alla realtà e che potrebbero peggiorare col protrarsi
dell’emergenza sanitaria ed i conseguenti divieti di tutte le manifestazioni che prevedono la
presenza di un pubblico, basti pensare che l’intero comparto musicale vale quasi cinque miliardi di
euro, ed occupa oltre 169 mila persone (Fonte: Italia Creativa).

A questa situazione drammatica, bisogna poi aggiungere i danni connaturati alla mancata
riscossione dei diritti d’autore, che SIAE stima intorno ai 200 milioni di euro ed il crollo delle
vendite di CD e vinili diminuite, secondo FIMI, del 70% tra marzo ed aprile, così come gli incassi
derivanti dal digitale, diminuiti a causa dell’impossibilità di presentare nuovi prodotti sul mercato,
che potrebbe valere oltre 100 milioni di mancati ricavi nel 2020.

Numeri impressionanti che ben delineano la situazione catastrofica in cui versa il comparto, gravato
anche da una grossa crisi di liquidità, che merita maggior attenzione da parte del Governo.

La necessità di tutelare lavoratori ed aziende, ha spinto le associazioni dell’intera filiera musicale,
AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI, a firmare un documento congiunto di proposte
complete, per evitare la situazione di crisi profonda in cui versa la musica.

https://www.youtube.com/watch?v=SYJCYr1I-Sk

Dieci punti per dieci proposte che affrontano da tutti i punti di vista il problema e suggeriscono
azioni concrete, un mix di reintegrazioni in denaro per coprire in parte le perdite subite, tramite il
“fondo emergenze” istituito dal Decreto Cura Italia e la sospensione dei tributi dovuti tramite un
meccanismo di rateizzazione pluriennale, unito al ribasso dell’IVA a 4% ed all’estensione della tax
credit per le opere musicali, insieme ad un ristoro economico anche per quei lavoratori con contratti
atipici o precari, che non rientrano nel “reddito di emergenza”, ma anche proposte di rilancio del
comparto come un bonus cultura per le famiglie, che incentivi la spesa, insieme all’apertura di un
tavolo tecnico di confronto che definisca le modalità di ripresa delle attività live, ma soprattutto,
tempi certi di ripresa delle attività, al fine di poter attuare un’adeguata programmazione.

È possibile visionare il documento completo sul sito di Assomusica nella sezione “News”.

Legittime richieste che andrebbero discusse e prese in considerazione dal Governo, non solo per il
fatturato perso, ma anche per la mole di operatori ed attori coinvolti anche alla luce di quanto la
musica sia stata importante in questo particolare periodo, come strumento di coesione ed incontro,
seppur virtuale, grazie anche ai tanti musicisti che hanno cercato di rendere più leggero e solidale
un momento così critico e di isolamento.

                          Scopri il nuovo numero > Reset
     Dopo aver parlato, a febbraio, dell’interconnessione in “Virale” ed esserci interrogati a marzo
   sulla situazione attuale in “Tutto andrò bene (?)”, oggi, con “Reset”, vogliamo parlare di soluzioni
      concrete. L’online ed il digitale saranno quantomai utili per offrire soluzioni e creare nuove
                                               opportunità.

Le libere iniziative di tutti i musicisti, oltre ad intrattenere e contribuire enormemente alla diffusione
del messaggio che è necessario restare a casa, si sono fatti promotori di tantissime iniziative
benefiche di raccolta fondi, non solo in Italia ma anche all’estero.

Basti pensare all’iniziativa #musicacheunisce che ha raccolto fondi in favore della Protezione
Civile italiana o del “One world together at home”, una sorta di “Live Aid” da casa organizzato da
Lady Gaga per sostenere l’Organizzazione Mondiale della Sanità e che ha raccolto quasi 129 milioni
di dollari, dimostrando ancora una volta, il grande potenziale del mondo della musica che, anche a
distanza, riesce a movimentare ingenti capitali.

L’imminente avvento della “Fase 2”, dovrebbe far riflettere sul modo di fare ma anche di fruire la
musica dal vivo in futuro e le proposte, dalle più fantasiose alle più concrete, non mancano.

https://www.youtube.com/watch?v=PHaHHb6eSks

Concerti da fruire chiusi in auto come al drive-in, oppure in teatro a posti distanziati, orchestre che
non suonano gomito a gomito ma insieme con la dovuta distanza, applicazioni per suonare in
simultanea, concerti in streaming, o forse, un mix di queste cose.

Una riflessione che, però, necessita di risposte concrete e nel più breve tempo possibile per non
aggravare una situazione economica già duramente compromessa e che deve ridisegnare il
comparto nella sua totalità, anche pensando al futuro, perché, dopo l’avvento del Covid-19, non è
pensabile, né auspicabile, immaginare ad esempio, un concerto dal vivo con gente ammassata ed a
stretto contatto.

Quel “Ricominciamo” che tutti aspettiamo di dire, prima possibile, deve essere supportato da
protocolli concreti di distanziamento e sicurezza, tali da garantire la salute sia del pubblico, che dei
lavoratori.

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