Il mercato del lavoro siciliano nel contesto post-emergenziale: andamenti e proiezioni - Report marzo 2021

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Il mercato del lavoro siciliano nel contesto post-emergenziale: andamenti e proiezioni - Report marzo 2021
Il mercato del lavoro siciliano
nel contesto post-emergenziale:
andamenti e proiezioni

Report marzo 2021

Coordinatori Responsabili
Cesare Damiano, Maria Giovannone

Gruppo di lavoro
Giancarlo Battistelli, Luca Torroni, Veronica Verzulli

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Il mercato del lavoro siciliano nel contesto post-emergenziale: andamenti e proiezioni - Report marzo 2021
Indice
1. Inquadramento generale

  1.1 Gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro globale. I dati dell’ILO
  1.2 Covid-19 e lavoro in Italia: i numeri della crisi

2. L’impatto del virus sul mercato del lavoro siciliano

  2.1 Il Covid-19 in Sicilia

  2.2 Il mutamento del mercato del lavoro siciliano prima e dopo la pandemia

  2.3 Attivazioni, trasformazioni e cessazioni di rapporti di lavoro: i bacini di emergenza

  2.4 Covid-19 e crisi d’impresa: fruizione della CIGS e fallimenti di impresa

3. I soggetti più vulnerabili

  3.1 L’impatto dell’emergenza sul lavoro femminile e sul collocamento mirato

  3.2 La seconda fase di Garanzia giovani

4. Politiche Attive e casi “virtuosi” regionali

5. Proposte di rilancio del mercato del lavoro siciliano

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Il mercato del lavoro siciliano nel contesto post-emergenziale: andamenti e proiezioni - Report marzo 2021
1. Inquadramento generale
1.1 Gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro globale. I dati dell’ILO

L’analisi del mercato del lavoro siciliano, in un contesto globalmente interessato dalla pandemia
da Covid-19, deve necessariamente inscriversi in una raffigurazione, seppur sommaria, della si-
tuazione occupazionale e dei contagi a livello internazionale e nazionale.
Guardando anzitutto allo scenario globale, infatti, al 15 febbraio 2021, sono 108.579.352 i casi
di Covid-19 confermati nel mondo dall’inizio della pandemia, con un totale di 2.396.408 morti1.
Rispetto al totale dei contagi, 36.668.163 casi hanno sinora riguardato il solo continente euro-
peo, mentre in Italia si annoverano un totale di 2.721.879 casi confermati e 93.577 decessi.
Stando ai dati messi a disposizione dal Ministero della Salute, a livello territoriale la Lombardia
rimane la regione più colpita, con oltre 500mila contagi, seguita da Veneto, Piemonte, Campania
e Lazio2.
Nel giro di pochi mesi dunque, la pandemia si è trasformata da una crisi di salute pubblica senza
precedenti in una crisi economica e occupazionale il cui sviluppo è tuttora in corso. Le strategie
di contenimento e mitigazione rapidamente messe in atto a livello globale dai singoli Stati per
rallentare il contagio ed evitare il collasso dei sistemi sanitari sono riuscite a limitare la diffusione
del virus, penalizzando però sempre più il mondo del lavoro. La pandemia ha dunque scatenato
un grave “shock di offerta” poiché le catene di approvvigionamento internazionali sono state in-
terrotte, i lavoratori si sono ammalati, sono stati messi in quarantena e le aziende si sono trovate
talvolta del tutto bloccate nel loro operato. Nonostante una risposta politica senza precedenti
da parte dei governi e delle banche centrali, l’aumento dell’incertezza, il calo dei redditi delle
famiglie e le misure di distanziamento fisico (obbligatorie o autoimposte) hanno portato ad un
calo degli investimenti e dei consumi. Ciò ha rapidamente trasformato quello che inizialmente
1. Fonte dati: WHO, Coronavirus Disease (Covid-19) Dashboard, 2021.
2. Dati forniti dal Ministero della Salute. Elaborazione e gestione dati a cura del Dipartimento della Protezione Civile, 2021.

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era uno “shock dell’offerta” in uno “shock della domanda”, esercitando ulteriore pressione sulle
aziende, su scala globale. Se dunque da un punto di vista prettamente sanitario il virus ha avu-
to effetti nefasti ed evidenti, tanto a livello globale quanto territoriale, lo stesso si può dire con
riferimento alle conseguenze scaturite dalla pandemia nei confronti del mercato del lavoro. La
proporzione dei lavoratori che vivono in Paesi in cui perdurano restrizioni legate al Covid-19 è
rimasta molto elevata: all’inizio di gennaio 2021, circa il 93% dei lavoratori nel mondo risiedeva
in Stati che avevano imposto la chiusura parziale o totale dei luoghi di lavoro3.
Le nuove stime dell’ILO su base annua, confermano poi che nel 2020, nel mondo, il mercato
del lavoro ha subito interruzioni mai viste prima: l’8,8% delle ore lavorate a livello globale sono
andate perdute, con una perdita pari a 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno (superando di
circa quattro volte quelle registrate durante la crisi finanziaria globale del 2008). Continuando,
l’ILO rileva come il calo delle ore lavorate nel 2020 si sia automaticamente tradotto in perdite di
lavoro e in una riduzione dell’orario di lavoro. A livello globale, è l’inattività ad aver sinora preval-
so sulla disoccupazione: con il 71% delle perdite occupazionali globali, l’inattività ha riguardato
81 milioni di individui in più rispetto all’anno precedente, con una conseguente riduzione del
tasso di partecipazione alla forza lavoro globale di 2,2 punti percentuali nel 2020, attestandosi al
58,7%. I disoccupati nel mondo sono parimenti aumentati di 33 milioni nel 2020.
Le stime affermano che nel 2020 il reddito da lavoro globale sia diminuito dell’8,3%, pari a 3.700
miliardi di dollari, ovvero al 4,4% del PIL globale, e le previsioni per il 2021 indicano il persi-
stere del calo. Basandosi sulle previsioni economiche del Fondo Monetario Internazionale, già
a partire dall’ottobre 2020, lo scenario di base prevede una perdita continua di ore lavorate del
3% nel 2021 rispetto al quarto trimestre del 2019, da tradursi in circa 90 milioni di posti di la-
voro a tempo pieno.Anche sposando lo scenario più ottimista, nel 2021 si prevede una perdita
dell’1,3% delle ore lavorate globali (pari a 36 milioni di posti di lavoro a tempo pieno) rispetto
al quarto trimestre del 2019.
Una risposta da parte delle istituzioni nazionali e del mondo del lavoro, alle limitazioni imposte

3. Nota ILO, Covid-19 e il mondo del lavoro: 7a edizione. Stime e analisi aggiornate sull’impatto del Covid-19 sul mondo del lavoro, 2021.

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dalla pandemia, è stata data attraverso il lavoro da casa. A causa della pandemia infatti, nel 2020
gran parte della forza lavoro mondiale è ricorsa a tale modalità (da intendersi come telelavoro o
Smart Working), aggiungendosi alle centinaia di milioni di lavoratori che già da decenni sfrutta-
vano questo tipo di operatività. Stando alle più recenti stime dell’ILO 4, nel 2019, su scala globa-
le, vi erano circa 260 milioni di lavoratori da casa, pari al 7,9% dell’occupazione globale. Questi
dati sono certamente destinati a crescere in maniera più che considerevole, pur non essendo
ancora disponibili le risultanze aggiornate agli effetti avuti dalla crisi pandemica.

Figura 1. Percentuale dei lavoratori da casa nel mondo nel 2019. Fonte: ILO

4. Lavorare da casa. Dall’invisibilità al lavoro dignitoso, ILO, 2021.

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1.2 Covid-19 e lavoro in Italia: i numeri della crisi

In Italia, nel corso del 2020 il numero dei contratti di lavoro cessati nel settore privato non agri-
colo ha superato quello dei contratti attivati (42.000 unità). Un dato, questo, che deve far riflet-
tere, partendo dal presupposto che il saldo era stato di segno opposto nel 2019, durante il quale
erano stati creati quasi 300.000 nuovi posti di lavoro5.
Quanto alla domanda di lavoro, come già detto a livello internazionale, il crollo delle ore lavorate
è stato enfatizzato dall’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, tramite cui le imprese hanno
potuto ridurre le ore senza però tagliare il numero di occupati, dato anche il divieto dei licenzia-
menti ancora in vigore. I dati relativi al calo delle assunzioni e delle cessazioni (le prime, pari a
4,78 milioni, sono diminuite di circa 1,9 milioni, le seconde di oltre 1,5) sono stati chiaramente
influenzati dalla pandemia: nei primi mesi del 2020 infatti, la creazione di posti di lavoro era sugli
stessi livelli del 2019. I primi contagi da Covid-19, alla fine di febbraio 2020, hanno pian piano
deteriorato il mercato del lavoro, rendendo il conseguente saldo tra attivazioni e cessazioni nega-
tivo: a metà giugno era di 595.000 unità inferiore a quello registrato nello stesso periodo dell’an-
no precedente. Tra la fine di giugno e il mese di ottobre 2020 tale divario si è poi sensibilmente
ridotto, con la creazione di circa 285.000 posti di lavoro in più rispetto al 2019: questo grazie alla
“parentesi estiva” fortemente positiva da un punto di vista lavorativo, affiancata dagli incentivi nel
frattempo messi in campo a livello nazionale. Tale recupero si è però interrotto nuovamente nel
mese di novembre, stante il nuovo aumento dei contagi e l’adozione di nuove misure restrittive.
In Italia come nel resto del mondo, il ricorso al lavoro da remoto nel settore privato è aumentato
significativamente nel periodo della pandemia. Come messo in luce dall’apposito report dedi-
cato da Bankitalia al tema 6, la percentuale di imprese che dichiara di avervi fatto ricorso è salita
all’82,3% nel 2020, dal 28,7% nel 2019. Anche da un punto di vista quantitativo, le imprese che
hanno dichiarato di aver usato tale strumento per più del 50% della propria forza lavoro, sono

5. Fonte dati, Il mercato del lavoro: dati e analisi, Banca d’Italia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2021.
6. Banca d’Italia e Eurosistema, Il lavoro da remoto in Italia durante la pandemia: le imprese del settore privato, 2021.

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aumentate dall’1,9 al 13,1% del totale. Lo stesso si è potuto rilevare con riferimento al settore
pubblico, dove tale mutamento è stato esplicitamente previsto dalla legge7. Da ciò è derivato
un aumento del ricorso allo Smart Working nelle pubbliche amministrazioni, dove nel secondo
trimestre del 2020 la percentuale di lavoratori che hanno svolto le proprie mansioni da casa, al-
meno una volta, nella settimana di riferimento è stata pari al 33% del totale.

Figura 2. Tasso percentuale di lavoratori in Smart Working nel lavoro pubblico, prima e durante
la pandemia, e telelavorabilità potenziale (vale a dire il grado di praticabilità dello svolgimento
di una mansione in modalità telecollaborativa)

Fonte: Elaborazione Banca d’Italia e Eurosistema su dati Istat.

Stando infine alle risultanze contenute nell’ultimo Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro8
è stato piuttosto considerevole il ricorso a misure quali Reddito e Pensione di Cittadinanza, nel

7. Il DL 18/2020 (c.d. Cura Italia) ha individuato il lavoro agile come modalità ordinaria del lavoro all’interno delle pubbliche ammini-
strazioni.
8. Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, XXII Rapporto Mercato Del Lavoro E Contrattazione Collettiva, 2020.

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periodo aprile 2019 – ottobre 2020, con circa 2,6 milioni di domande inoltrate. Alla fine di ot-
tobre 2020, i nuclei familiari beneficiari sono stati circa 971.000, con circa 450.000 domande
ancora in fase di elaborazione interna. Alle misure di cui sopra, nel 2020 è andato ad aggiungersi
il Reddito di Emergenza, cui nei primi due mesi hanno avuto accesso 291.206 nuclei familiari.
Un numero, questo, di gran lunga inferiore rispetto alle consistenti aspettative del Governo che,
nella relazione di accompagnamento al Decreto Rilancio, aveva messo in conto circa 870.000
nuclei beneficiari sul territorio nazionale.

2. L’impatto del virus sul mercato del lavoro siciliano
2.1 Il Covid-19 in Sicilia
In Sicilia, settima regione per contagi sul territorio nazionale, stando ai dati messi a disposizione
con cadenza settimanale dal Ministero della Salute e l’ISS9, i casi di Covid-19 sono stati 138.622
su un totale nazionale di oltre due milioni e mezzo, con un’incidenza cumulativa pari a 2843.36
per 100.000 individui potenzialmente a rischio. Le province più colpite sono state senza dubbio
Palermo e Catania, con un picco nel periodo intercorso tra ottobre 2020 e gennaio 2021, ora in
fase di lento ma progressivo calo.
Passando invece ai dati relativi ai contagi da un punto di vista più squisitamente rivolto al lavoro,
fanno fede le risultanze dell’Inail10, in base alle quali al 31 dicembre 2020 sono state 3.501 le de-
nunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 in Sicilia, su un totale nazionale di 131.090, pari cioè
al 2,7%. 15 sono state invece le denunce di contagio a livello regionale aventi avuto esito mortale,
su un totale nazionale di 423, pari dunque al 3,5% con riferimento allo stesso periodo di tempo.
Continuando con l’analisi dei dati Inail, la percentuale di donne contagiate è leggermente più
alta di quella maschile (52,9% contro 47,1%).

9. Monitoraggio Fase 2, Report 38, Regione Sicilia, Dati relativi alla settimana 25/1/2021-31/1/2021, aggiornati al 3/2/2021.
10. Scheda regionale infortuni Covid-19, periodo di accadimento gennaio – 31 dicembre 2020, del 22 gennaio 2021.

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La provincia di Palermo risulta essere il territorio di gran lunga più colpito dal virus, con un tota-
le di 1.004 denunce di infortunio pervenute all’Istituto (pari al 28% del totale regionale), seguita
da Catania (22%) e Messina (15%). La classe di età maggiormente colpita dal virus in Sicilia non
si discosta dalle risultanze nazionali: il 48,2% del totale dei contagiati rientra nella fascia d’età
compresa tra 50 e 64 anni, seguita dal 34,8% di persone aventi tra i 35 e i 49 anni.
Quanto alle professioni, tra i tecnici della salute, i più colpiti dal virus, l’88,4% sono infermieri, il
2,7% fisioterapisti e il 2,3% tecnici sanitari di radiologia. Tra i medici invece, oltre il 50% dei con-
tagiati risultano essere medici generici, internisti, cardiologi e anestesisti-rianimatori. Nell’ambi-
to del personale meno qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, i contagi hanno prevalente-
mente riguardato ausiliari ospedalieri. Tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali,
i contagiati risultano essere tutti operatori socio-sanitari, così come tra i conduttori di veicoli, la
gran parte degli infetti svolge attività di conduzione di ambulanze. Infine, tra il personale non
qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, ecc., i contagiati denuncianti
sono prevalentemente pulitori di locali e interni.
La gestione Industria e servizi ha registrato il 93,3% delle denunce, seguita dalla gestione per
Conto dello Stato (4,3%), la Navigazione (2,3%) e l’Agricoltura (0,1%). Passando invece all’a-
nalisi svolta per settore di attività economica, l’85,2% delle denunce ha riguardato i settori della
“Sanità e assistenza sociale” (78,4% del totale) o della “Amministrazione pubblica” (6,8%). Le
professionalità più colpite rimangono, come detto, quelle di infermieri, medici, operatori so-
cio-sanitari e ausiliari ospedalieri. Per quanto riguarda le “Attività manifatturiere” (1,6%), spicca
l’industria alimentare, mentre nel “Commercio” (1,4%) sono stati più frequentemente coinvolti
in denunce da contagio gli addetti alle vendite. Infine, nel settore “Trasporto e magazzinaggio”
(1,2%) prevalgono i “servizi postali e di corriere”. Da una più accorta analisi dei decessi denun-
ciati all’Inail, è infine risultato come i 2/3 del totale siano costituiti da professionalità sanitarie o
da impiegati.

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Figura 3. Denunce complessive di contagio da Covid-19 all’Inail in Sicilia, per genere e classe di
età.

Fonte: Inail.

2.2 Il mutamento del mercato del lavoro siciliano prima e dopo la pandemia
Stando a quanto già evidenziato in relazione al mercato del lavoro nazionale e restringendo il fo-
cus al panorama siciliano, si delinea una situazione di ulteriore ritardo nello sviluppo. Già prima
della crisi dettata dalla pandemia, infatti, la Sicilia aveva evidenziato delle difficoltà di recupero
dalla caduta del PIL subita fra il 2008 e il 2014 (-14,9%). La speranza rappresentata dal trend
positivo nazionale avviato nel 2015, che nel territorio regionale si era potuta tradurre in una
crescita ben più ridotta, pari cioè allo 0,4%, si è indebolita già a partire dall’anno successivo (+
0,2%), con un distacco Regione-Paese fattosi man mano più reale e tangibile nel biennio 2017-
2018: la Sicilia ha infatti segnato rispettivamente una crescita di 0,6 punti percentuali nel primo
anno, seguita da un valore negativo pari a -0,8%, perdendo anche il confronto con il valore medio
del Sud Italia (+0,8% e +0,2%) oltre che con il resto dello Stato (+1,7% e +0,9%). Infine, il 2019
è stato un anno di sostanziale e piuttosto omogenea stasi, con la Sicilia ferma a 0,0%, il sud allo
0,2% e l’Italia allo 0,3%.

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Nel corso del 2019, la Sicilia ha registrato l’attivazione del 4,1% di rapporti di lavoro in più ri-
spetto all’anno precedente11. Nell’isola si è infatti giunti a 846.614 nuove attivazioni registrate,
con un incremento di nuovi rapporti di lavoro quasi doppio rispetto a quanto rilevato a livello
nazionale (+2,3%). Con riferimento agli ambiti di impiego, in Sicilia gli incrementi più sostenuti
hanno riguardato la pubblica amministrazione (+13,9%), l’istruzione (+11,9%), le costruzioni
(+6,7%), il settore alberghiero e della ristorazione (+6%) e l’industria (+5,5%). Quanto inve-
ce alla tipologia di rapporti di lavoro attivati, i contratti a tempo determinato hanno prevalso
a livello territoriale rispetto alle risultanze di caratura nazionale (rispettivamente +76,7% con-
tro +68,2%), lasciando necessariamente meno spazio a nuovi contratti a tempo indeterminato
(+13,8% contro +15,1%).
Le nuove sottoscrizioni sono andate di pari passo con le cessazioni, che nel corso del 2019 sono
parimenti aumentate dell’1,9% (dalle 808.252 del 2018 alle 823.369 dell’anno successivo).
Quanto ai motivi di cessazione, nel 66,9% dei casi questa è stata dovuta alla scadenza del con-
tratto. La cessazione è stata promossa dal datore di lavoro nell’11,2% dei casi, mentre è risultata
ancor più contenuta la percentuale dovuta all’iniziativa del lavoratore (10,8% del totale regiona-
le). Infine, l’ondata incrementale ha coinvolto anche il novero di tirocini attivati in Sicilia: questa
è stata infatti la Regione con l’aumento percentuale più elevato a livello nazionale (+30,5%, da
10.440 del 2018 a 13.626 del 2019).
Nel panorama occupazionale appena delineato, sono andati ad inserirsi gli effetti lavorativi ed
economici delle restrizioni imposte dal contagio da Covid-19. La previsione per la fine dell’anno
2020 prevedeva una perdita di PIL dell’8,1%, leggermente inferiore rispetto alle stime nazionali
(pari a -8,9%). Uno studio del Servizio Statistica regionale12 sugli effetti del DPCM del 10 aprile
ha messo in luce come in Sicilia il lockdown abbia riguardato il 44,2% delle unità locali, il 37,1%
degli addetti e il 32,8% del fatturato sul totale delle attività economiche rilevate: dato, questo,
non certo paragonabile a quanto emerso su scala nazionale, dove gli effetti delle chiusure hanno

11. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Rapporto annuale sulle Comunicazioni Obbligatorie 2020, 1° giugno 2020.
12. Servizio statistica e analisi economica della Regione Siciliana, L’economia siciliana al tempo della pandemia, 2020.

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riguardato per il 48,1% le unità locali, per il 43,4% gli addetti e per il 43,6% il suddetto fatturato.
Per fotografare la realtà economica territoriale può essere utile evidenziare anche quanto emerso
dai dati relativi ai consumi generali: tra il 2019 e il 2020 i consumi delle famiglie sono infatti scesi
di più del 10%, come si può notare dalla tabella 1.

Tabella 1. Sicilia, Conto Risorse e Impieghi. Variazioni percentuali a prezzi costanti.
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 Prodotto interno lordo               0,4              0,2               0,6              -0,8              0,0               -8,1
 Consumi delle famiglie               1,4              0,8               1,5               0,8              0,5              -10,8
 Consumi di AA.PP e ISP              -1,2              0,5               1,0              -1,2              -0,1              0,3
 Investimenti fissi lordi             2,4              0,1               0,3               3,2              0,9              -11,9

Fonte: L’economia siciliana al tempo della pandemia, a cura del Servizio statistica ed analisi economica della Regione Siciliana,
in collaborazione con Istat

Se, come detto, a livello nazionale l’impatto dello Smart Working è stato piuttosto evidente, ga-
rantendo a molti lavoratori la possibilità di continuare ad operare in un contesto emergenziale,
evitando così il ricorso alla cassa integrazione, lo stesso non si può dire restringendo il focus sul
Mezzogiorno, tanto per il settore pubblico, quanto per quello privato. Nel 2019 infatti, la scarsa
diffusione di questa modalità di lavoro era abbastanza omogenea tra le diverse aree del Paese,
mentre nei mesi della pandemia sono emerse differenze significative tra Nord e Sud nella capaci-
tà di convertire, ad esempio, il lavoro dei servizi pubblici in lavoro agile: la quota di lavoratori in
Smart nella Pubblica Amministrazione nel Mezzogiorno è stata inferiore a quella del Centro e a
quella del Nord di oltre 10 punti percentuali, mentre, nel settore privato, la differenza è risultata
leggermente inferiore, dando vita però a un disavanzo di genere che ha visto le donne in Smart
superare di oltre 3 punti percentuali gli uomini nell’intero Sud Italia. Al riguardo, molto interes-
santi potranno essere, ove messi a disposizione con riferimento al Paese ed alle singole Regioni,
i dati (ad oggi non disponibili) derivanti dalle comunicazioni semplificate, fatte dai datori di
lavoro al Ministero del Lavoro in adempimento del dettato normativo, relative all’attivazione del
lavoro agile nel periodo pandemico.
                                                                                                                             12
Tabella 2. Dipendenti del settore privato in Italia:
quote percentuali in Smart Working per genere e area geografica

 Caratteristiche                                                         Maschi                        Femmine

                                                                  2019            2020          2019             2020

  Genere                                                                 1,3             12,8          1,5              16,9
  Area
                                                           Nord          1,7             14,7          1,8              19,0
                                                         Centro          1,0             15,5          1,3              16,9
                                                   Mezzogiorno           0,8              6,1          0,7               9,5

Fonte: Elaborazione Banca d’Italia-Eurosistema su dati Istat

Passando ad una analisi dei sussidi, non può essere ignorato il dato riguardante il ricorso al Red-
dito di Cittadinanza: la Sicilia infatti, stando ai dati forniti da ANPAL, è la seconda regione in
Italia per numero di beneficiari (203.921 su un totale di 1.025.124), dietro alla sola Campa-
nia. La distribuzione per ripartizione geografica, evidenziata all’interno dell’ultimo Rapporto
del CNEL sul mercato del lavoro, mostra che il 68,4% dei beneficiari di RdC risiede nel Sud
Italia, con una concentrazione particolare in due regioni: per l’appunto, la Campania e la Sicilia.
Rispetto al totale nazionale, in questi due territori risiedono il 25,3% e il 19,9% dei beneficiari,
cioè poco meno della metà (il 45,2%) del totale. Lo stesso si può dire anche con riferimento al
Reddito di Emergenza: con un totale di oltre 43mila richieste accolte, la Sicilia è anche in questo
caso risultata la seconda regione italiana dopo la Campania, con una percentuale rispetto al to-
tale nazionale pari al 15%. Infine, al riguardo è importante sottolineare il rapporto tra il numero
totale di richieste effettuate e le richieste effettivamente accolte: con una percentuale di oltre il
63% di richieste approvate, la Sicilia è stata la seconda Regione italiana attestatasi in questa par-
ticolare classifica, dietro alla sola Basilicata. Dato, questo, che conferma il già delineato quadro
di difficoltà economica reale, e non soltanto di quella percepita, presente nel mercato del lavoro

                                                                                                                         13
riguardante l’intero territorio isolano. L’impegno economico dello Stato in tali prestazioni, se
sommato al Reddito di Emergenza, previsto proprio per contrastare gli effetti negativi del Co-
vid-19, sale a circa 1,7 miliardi di euro, coinvolgendo un bacino di cica 240mila nuclei familiari
nella regione.

2.3 Attivazioni, trasformazioni e cessazioni di rapporti di lavoro:
i bacini di emergenza
I dati relativi all’occupazione nel territorio siciliano, con riferimento al 2019 e dunque antece-
denti alla diffusione del Covid-19, avevano già evidenziato un calo di posti lavoro del 6% rispetto
all’anno precedente, a fronte di una crescita a livello nazionale (+1,1%). Basti pensare che, stan-
do a dati Istat, 5 delle prime 10 città italiane con il più alto tasso di disoccupazione nel 2019 si
trovavano in Sicilia: in ordine, Messina, Siracusa, Enna, Agrigento e Palermo.
Da un punto di vista lavorativo, il mercato del lavoro siciliano ha subito importanti contraccol-
pi nel corso dello scorso anno, con ricadute sull’occupazione evidenti soprattutto nel secondo
trimestre del 2020. Il numero di occupati nella media del primo semestre, stando all’apposito
report dedicato da Banca d’Italia-Eurosistema a riguardo, si è ridotto di circa 34.300 unità rispet-
to allo stesso periodo del 2019 (-2,5%), rimanendo in linea con quanto verificatosi nel resto del
Sud, ma andando ben oltre il dato medio italiano (-1,7%)13.
Il tasso di occupazione per la popolazione tra 15 e 64 anni è sceso in Sicilia di -0,7 punti per-
centuali, attestandosi al 39,8% nel 1° semestre 2020 (a fronte del 43,6% del Mezzogiorno e del
58% della media nazionale), in difetto rispetto alle risultanze macro-territoriali e nazionali. In
generale, questa riduzione è stata più evidente per la componente femminile, così come per gli
autonomi, per i quali si è toccato un nuovo minimo storico. Per i lavoratori dipendenti, invece,
la contrazione ha interessato solo i lavoratori a tempo determinato, come si avrà modo di appro-
fondire in seguito.

13. Banca d’Italia-Eurosistema, L’economia della Sicilia. Aggiornamento congiunturale, novembre 2020.

                                                                                                        14
Stando alle risultanze dell’Osservatorio INPS dedicato al precariato, nei primi sei mesi dell’anno
2020 le attivazioni nette di posizioni di lavoro dipendente nel settore privato non agricolo in Si-
cilia, tenendo debitamente conto delle cessazioni e delle trasformazioni, sono risultate inferiori
di circa 49.000 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dato, questo, da accom-
pagnare ad una forte riduzione nelle assunzioni a partire dal mese di marzo 2020, vale a dire
proprio all’alba del primo lockdown nazionale.

Figura 4. Attivazioni mensili e contributo di assunzioni e cessazioni in Sicilia nel primo semestre
del 2020 (differenze rispetto allo stesso mese del 2019

Elaborazione di Banca d’Italia-Eurosistema su dati dell’Osservatorio sul precariato dell’INPS

Analizzando nella sua interezza il 2020, tuttavia, grazie al ricorso alla Cassa Integrazione Guada-
gni si è potuta assicurare una sommaria tenuta dell’occupazione. Si può infatti facilmente notare
l’aumento consistente (pari al +2268,84%) nell’intero territorio regionale, che diviene ancor
più evidente in province quali Ragusa, Caltanissetta e Trapani. Restringendo il focus sul setto-
re dell’Industria, è opportuno rimarcare l’aumento del +114.748,16% di Trapani, seguito dal
+17.521,73% registrato a Caltanissetta. Decisamente più ridotti risultano invece gli aumenti in
percentuale relativi al settore dell’edilizia.

                                                                                                15
Tabella 3. Variazione percentuale tra il 2019 e il 2020 del ricorso a CIG e FIS nella regione Sici-
lia, per settore e province. Elaborazione Lavoro&Welfare su dati INPS

Elaborazione Lavoro&Welfare su dati INPS

Per il dettaglio dei dati Cig per settore e provincia, cliccare per accedere alle risorse online.

A fare ancor più riflettere sono però i dati riguardanti la CIGD. Su scala regionale infatti, è oppor-
tuno segnalare un totale di oltre 40 milioni di ore di cassa integrazione in deroga autorizzate nel
2020, con dati particolarmente impressionanti riguardanti le province di Palermo (dove sono
state autorizzate oltre 10 milioni di ore di cassa), Catania e Messina. Rispetto al totale, 35 milioni
di ore hanno riguardato il settore del commercio.
La rilevazione trimestrale effettuata a ottobre 2020 ha registrato un aumento in Sicilia di 12mila
occupati nell’industria rispetto allo stesso trimestre del 2019 (+10,5%), mentre a livello nazio-
nale gli occupati nel settore si sono ridotti dello 0,7%. Per quel che concerne il comparto indu-
striale, le imprese attive operanti nel settore sono risultate in calo lieve ma costante per tutto il
corso del decennio, sino al 2019. Nel 2020 però, il loro numero ha fatto registrare un’inversione
di tendenza, soprattutto nell’ambito delle costruzioni: nel terzo trimestre del 2020, le imprese
attive sono risultate pari a 42.679 nelle costruzioni e a 27.364 nella manifattura. Come messo in
luce attraverso la Figura 7, il valore relativo al terzo trimestre del 2020 evidenzia una variazione

                                                                                                    16
positiva di 20mila unità su base annua rispetto al 2019 (+29,8%), certamente ascrivibile agli
interventi varati dal governo per il settore e rivolti tanto ai lavoratori autonomi quanto ai dipen-
denti.
Il settore dei servizi sembra allo stesso modo aver invertito il proprio trend nel 2018 (segnando
un -0,7%) e manifestato una modesta ripresa nelle risultanze Istat relative al 2019 (+0,3%). Que-
sto è forse uno dei principali settori ad aver risentito dell’emergenza sanitaria e delle conseguenti
chiusure delle attività e degli spostamenti di persone: il riferimento in questo caso è chiaramente
quello a viaggi e trasporti, servizi ricettivi e commercio al dettaglio non alimentare. Pertanto,
gli effetti della pandemia previsti sul settore hanno prodotto una perdita consistente (-8,1%).
I dati sui movimenti aeroportuali riferiti al 2020 confermano quanto anticipato: nonostante il
miglioramento avuto grazie alla parentesi estiva, si è evidenziato un crollo verticale del traffico di
passeggeri in tutti gli aeroporti siciliani, con Catania ad aver segnato un -62% dei transiti, Paler-
mo -58,8% e Trapani -52,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Alla fine del terzo
trimestre del 2020, le imprese attive nel macro-comparto dei servizi sono state circa 221mila,
comunque in crescita dell’1,3% su base annua.

Tabella 4. Occupati per settori in Sicilia (variazioni % annue), tassi di occupazione, disoccupa-
zione, inattività

                                                 2017                2018          2019           III trimestre     III trimestre
                                                                                                       2019              2019
Agricoltura                                             10,4                 5,9           2,6                1,7              -4,4
Industria                                                0,1                 5,8           -8,6             -13,1             17,5
Industria s.s.                                           5,7                 8,3           -6,0             -13,1             10,5
Costruzioni                                             -8,2                 1,6          -13,3             -13,3             29,8
Servizi                                                  0,4                -2,2           1,7                2,5              -3,3
Commercio, Alberghi, Ristoranti                          3,0                -3,3           2,8                7,9              -5,8
TOTALE                                                   1,1                -0,3           0,1               -0,1              -0,6
Tasso di occupazione                                    40,6                40,7          41,1              41,4              41,5
Tasso di disoccupazione                                 21,5                21,5          20,0              18,9              19,0
Tasso di inattività                                     48,0                48,0          48,4              48,7              48,5

Elaborazione del Servizio Statistica Regione Sicilia su dati ISTAT

                                                                                                                              17
Passando all’analisi occupazionale del settore terziario, rispetto all’aumento di 17mila unità (pari
ad una variazione dell’1,7% su base annua) evidenziato nel 2019, riguardante tanto il commercio
(2,8%) quanto gli altri servizi (1,2%), i dati Istat relativi al terzo trimestre del 2020 hanno messo
in luce un calo di -3,3% del numero di occupati, individuabile sia nel comparto alberghiero e di
ristorazione (-5,8%) che in quello degli altri servizi (-2%). Tirando le somme, le citate dinami-
che hanno determinato in Sicilia un ammontare complessivo di occupati, nella rilevazione Istat
di ottobre 2020, pari a 1.364.000 unità, da tradursi in una riduzione dello 0,6% rispetto alla stessa
rilevazione del 2019, e dunque molto meno brusca rispetto alle risultanze riguardanti il Sud Ita-
lia (-2,2%) o il Paese nella sua interezza (-2,6%). È importante in tal senso sottolineare l’aumento
dell’indicatore di occupazione congiunturale, che ad ottobre ha mostrato un valore del 41,5%,
segnando un +0,1% rispetto all’analogo periodo di riferimento dell’anno precedente. Allo stesso
modo, è migliorata la situazione relativa alla disoccupazione, con un tasso abbassatosi al 19,0%.

Tabella 5. Occupati e forza lavoro in Sicilia. Variazioni percentuali sul periodo corrispondente

Elaborazione Banca d’Italia e Euroservice su dati Istat
                                                                                                 18
Passando ad una analisi più specifica dei rapporti di lavoro, paragonando i primi sei mesi del
2019 a quelli del 2020, il calo nella regione risulta piuttosto evidente: la diminuzione totale dei
contratti, in primis, parlando in termini assoluti, segna un -40% tra il primo semestre 2019 e
l’analogo periodo relativo al 2020. Calo, questo, ancor più evidente se si scende all’analisi delle
cosiddette assunzioni nette, tenendo dunque conto delle cessazioni e delle trasformazioni, che
passano dalle oltre 53mila del primo semestre del 2019, alle 4.404 del primo semestre del 2020.
Nel periodo in analisi, l’abbassamento più drastico ha riguardato assunzioni con contratto inter-
mittente, in somministrazione, e con contratto a termine, mentre ad ammortizzare maggiormen-
te gli effetti della crisi sono stati i contratti di apprendistato e quelli a tempo indeterminato. Il set-
tore dei servizi privati è stato protagonista di un calo di assunzioni pari quasi al doppio rispetto
a quello dell’industria, mentre parlando di dimensioni aziendali, le realtà più grandi (fino ai 100
addetti ed oltre) sono state testimoni di un vero e proprio dimezzamento delle assunzioni, men-
tre le realtà più ridotte (fino a un massimo di 15 dipendenti) sono riuscite a limitare la crescita
di tale dato.

                                                                                                     19
Tabella 6. Assunzioni di lavoratori dipendenti in Sicilia (unità e variazioni percentuali)

Elaborazione Banca d’Italia e Euroservice su dati INPS

2.4 Covid-19 e crisi d’impresa: fruizione della CIGS e fallimenti di impresa
Il ricorso alla CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) nel territorio siciliano è aumentato
fortemente tra il 2019 e il 2020. Di oltre 9 milioni di ore di CIGS autorizzate sul territorio regionale, più
di 7,5 milioni sono da attribuire alle città di Palermo e Catania. L’aumento percentuale più consistente ha
invece riguardato le province di Enna, Agrigento e Ragusa, mentre un calo sembrerebbe aver riguardato
i territori di Caltanissetta e Messina (nonostante questo possa esser figlio dell’incompletezza dei dati al
momento disponibili).

                                                                                                20
Tabella 7. Variazione percentuale tra il 2019 e il 2020 del ricorso alla CIGS nella
Regione Sicilia, per province.

Elaborazione Lavoro&Welfare su dati INPS

Come reso evidente dalla tabella sottostante (figura 12), nel solo settore dell’industria sono state
autorizzate oltre 6 milioni di ore di CIGS, con un +1453,53% rispetto al 2019 fatto registrare dal-
la provincia di Enna, seguita da Siracusa, Ragusa e Palermo. Il trend appare inverso per quel che
ha invece riguardato il settore dell’edilizia, nonostante i dati siano in tal senso parziali rispetto al
settore industriale: qui si è registrato un generale calo del -57,64%. Anche nel settore del com-
mercio infine, con dati parziali ma più esaustivi rispetto al settore edile, è ad Agrigento che si è
registrato il più consistente aumento del dato in analisi rispetto all’anno precedente (+824,23%).

                                                                                                   21
Tabella 8. Variazione percentuale tra il 2019 e il 2020 del ricorso alla CIGS nella regione Sicilia,
per settore e province

Elaborazione Lavoro&Welfare su dati INPS

Nello scenario di incertezza generato dalla crisi pandemica da Covid-19, a livello regionale sono
critici i dati emersi da una analisi svolta da Studio Temporary Manager S.p.A14 sui bilanci depo-
sitati presso la Camera di Commercio da circa 72 mila imprese italiane, con fatturato tra i 5 e i 50
milioni di euro. Le risultanze dello studio lasciano trasparire come il 43% delle aziende esaminate
in Sicilia risulti avere un rating fortemente critico (la percentuale più alta tra le regioni italiane).

14. Società specializzata nei servizi di temporary management rivolto ad aziende in difficoltà.

                                                                                                    22
Tabella 9. Percentuale di imprese in Italia con fatturato tra 5 e 50 milioni di euro con rating
positivo o critico, per Regione.

 Regione                                                  Rating positivo %    Rating critico %
 Sicilia                                                             57               43
 Abruzzo                                                             58               42
 Lazio                                                               58               42
 Molise                                                              58               42
 Puglia                                                              58               42
 Calabria                                                            59               41
 Basilicata                                                          59               41
 Sardegna                                                            59               41
 Umbria                                                              61               39
 Emilia-Romagna                                                      63               37
 Liguria                                                             63               37

Fonte: Studio Temporary Manager S.p.A.

Stando al report dedicato dalla Banca d’Italia all’argomento15 a livello nazionale generale, viene
indicato come al calare del PIL sia normalmente associato un aumento di fallimenti sia nell’anno
in cui si registra la caduta, sia nel biennio successivo: dunque, un calo del PIL del 9%, vale a dire il
tasso percentuale previsto proprio da Banca d’Italia per il 2020, dovrebbe portare a un aumento
dei fallimenti di circa 2.800 entro il 2022 (rispetto ai circa 11.000 registrati nel 2019). La realtà è
stata però differente rispetto alle stime: nel 2020 infatti, il numero di fallimenti su scala nazionale
secondo i dati del registro delle imprese raccolti da Infocamere è addirittura diminuito di circa il
33% rispetto al 2019, attestandosi a quota 3.700. A ciò hanno probabilmente contribuito tanto
la moratoria sui fallimenti (in vigore da inizio marzo a fine giugno), quanto le misure statali di
sostegno economico. Le stime non sono comunque cambiate: il numero dei fallimenti previsti
potrebbe infatti aumentare di circa 6.500 casi (quasi il 60% di quelli registrati nel 2019) entro il
2022.

15. Fallimenti d’impresa in epoca Covid, Banca d’Italia e Eurosistema, 2021.

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Figura 5. Dinamica dei fallimenti in Italia nel 2019 e nel 202

Fonte: elaborazione di Banca d’Italia e Eurosistema su dati Infocamere

Evidenziato quanto sinora emerso a carattere nazionale e territoriale, è opportuno dedicare una
analisi più ampia al tema. La crisi economica scaturita dalla pandemia da Covid-19 si inscrive
infatti in uno scenario normativo “di transizione” nell’ambito dell’ordinamento concorsuale. Nel
dettaglio, nel 2019 è stato emanato il nuovo “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” -
CCII (d.lgs. n. 14/2019 così come modificato dal recente d.lgs. n. 147/2020). Proprio a causa
dell’emergenza sanitaria ed economica in corso, il legislatore ha deciso di rinviare l’entrata in
vigore del Codice alla data del 1° settembre 2021 (art. 5, d.l. n. 23/2020, c.d. decreto Liquidità).
Si tratta di una riforma radicale della materia, nell’intento di modificare e razionalizzare le nor-
me sulla crisi d’impresa, nel cui ambito un ruolo preminente è stato finora ricoperto dal Regio
Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare – l.f.).
Ulteriore scopo perseguito dalla riforma è stato quello di coordinare le disposizioni concorsuali
con le discipline delle ulteriori materie coinvolte a vario titolo nella regolazione delle procedure
di crisi e d’insolvenza. Più in particolare, il CCII ha ricercato il coordinamento tra la disciplina
concorsuale e quella lavoristica, nel più ampio intento di orientare il precedente impianto nor-

                                                                                                24
mativo sulla gestione della crisi e dell’insolvenza, non più verso le soluzioni liquidatorie, ma
piuttosto al tempestivo risanamento dell’impresa.
Esaminando il generale impianto normativo, il Codice si compone di 391 articoli che discipli-
nano le procedure concorsuali e gli strumenti di emersione anticipata e risoluzione della crisi,
mentre la liquidazione pare relegata ad una ipotesi di extrema ratio. Lo scopo dichiarato è quello
di salvaguardare la continuità aziendale e, di conseguenza, i livelli occupazionali e il reddito dei
lavoratori coinvolti nella crisi dell’impresa.
Eppure, la dottrina commerciale e giuslavorista non ha mancato di sollevare le criticità relative
alla sostenibilità degli strumenti orientati alla continuità aziendale, primo fra tutti il concordato
preventivo (in continuità diretta e indiretta), cui sono posti alcuni requisiti di accesso partico-
larmente onerosi. Tali criticità, in buona sostanza, elevano il rischio di condurre le imprese in
difficoltà verso la liquidazione giudiziale (espressione che, nel Codice, sostituisce la più nota
“procedura fallimentare”) per l’esaustivo soddisfacimento della massa creditoria, il cui interesse
– è bene evidenziarlo – è sempre tutelato in modo prioritario dalle norme concorsuali.
La liquidazione giudiziale, inoltre, presenta a sua volta rilevanti criticità sul versante delle tutele
reddituali dei lavoratori, soprattutto nel caso in cui il curatore decida di attendere la risoluzione
di diritto (ope legis) dei rapporti di lavoro .
Ai sensi dell’art. 189 CCII, nell’ambito di tale procedura, i contratti di lavoro pendenti vengono
sospesi, rimanendo in uno stato di quiescenza in cui il lavoratore non ha diritto alla retribuzione.
Sarà compito del curatore decidere se: subentrare nei rapporti di lavoro, recedere da questi, ov-
vero assumere un comportamento inerte per un periodo di tempo prestabilito nella attesa della
suddetta risoluzione di diritto.
Ad ogni modo, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore beneficerà dell’indennità
sostitutiva del preavviso e del contributo datoriale ASpI, entrambi soddisfatti – ai sensi del co.
8 dell’art. 189 – come credito anteriore all’apertura della liquidazione giudiziale. Data la perdita
involontaria dell’occupazione, al lavoratore spetterà il trattamento NASpI (art. 190).

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Fatta salva la ipotesi di licenziamento collettivo (l. n. 223/1991), nel caso in cui il curatore deci-
da di attendere la risoluzione di diritto, il lavoratore – in un lasso di tempo che può durare fino ad
un anno (quattro mesi + otto di proroga eventuale) – rimane scoperto dagli ordinari strumenti
assistenziali previsti dal welfare pubblico. Infatti, abrogato il trattamento straordinario di integra-
zione salariale nel periodo di sospensione ex art. 3 l. n. 223/1991 (statuito dalla l. n. 143/2012),
l’accesso alla CIGS per le imprese sottoposte alle procedure concorsuali ad oggi è condizionato
alla continuità dell’esercizio d’impresa e alla presentazione del «programma di crisi aziendale»
contenente gli interventi correttivi per la salvaguardia dell’attività e dell’occupazione (d.lgs. n.
148/2015).
Tale disposizione, tuttavia, proprio per i criteri stringenti che stabilisce per l’accesso alla CIGS, è
stata più volte derogata. In particolare, l’art. 44 d.l. 109/2018 prevedeva, fino al 2020, il ricorso
alla CIGS in ipotesi di crisi aziendali per un massimo di dodici mesi. Invero, la crisi economica
cagionata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ha sollecitato un ulteriore intervento del legi-
slatore, che, al co. 278, art. 1 della legge di Bilancio per il 2021 (l. n. 178/2020), ha prorogato
tale deroga anche per gli anni 2021-2022. Tale disposizione, tra l’altro, completa il quadro delle
misure emergenziali in materia, affiancandosi al precedente decreto del Ministero del Lavoro del
15 dicembre 2020 che ha previsto, fino al termine dell’emergenza epidemiologica, l’accesso alla
CIGS anche in assenza di un piano di risanamento (di cui al predetto d.lgs. n. 148/2015) per le
imprese che si trovano in uno stato di crisi a causa dell’emergenza stessa.
È tuttavia da rilevare che tali disposizioni costituiscono deroghe temporanee mentre a mancare è
una disposizione strutturale di sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti in una crisi aziendale.
La stessa riforma concorsuale ha rappresentato un’occasione mancata in tal senso, nonostante
nei lavori preparatori fosse prevista l’introduzione di un nuovo ammortizzatore sociale, la Nuo-
va prestazione di Assicurazione sociale per l’impiego nella liquidazione giudiziale – NASpI-LG,
che avrebbe colmato il vuoto di tutele lasciato dalla abrogazione della CIGS concorsuale.
In aggiunta, nella versione originale del dispositivo (co. 5, art. 189), il lavoratore che, durante i

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primi quattro mesi di ordinario spatium deliberandi a beneficio del curatore, avesse presentato le
proprie dimissioni non avrebbe potuto accedere al trattamento Naspi né all’indennità di manca-
to preavviso, in quanto tali dimissioni non erano da considerarsi per giusta causa. A tale criticità
è stato rimediato mediante il decreto correttivo n. 147/2020 che, in modifica del suddetto co. 5,
ha qualificato per giusta causa anche le dimissioni del lavoratore rassegnate dalla data di apertura
della liquidazione giudiziale (art. 21, co. 1, lett. a)). A livello pratico, pertanto, il lavoratore non
coperto dalla CIGS concorsuale potrà celermente accede al trattamento NASpI, oltre alla l’in-
dennità di mancato preavviso (art. 186, co. 4).
Il vulnus di tutele dei lavoratori il cui rapporto di lavoro è sospeso, tra l’altro, rappresenta una
criticità non marginale, dal momento in cui l’opzione della risoluzione di diritto risulta di par-
ticolare attrattività per il curatore, il quale, in questo modo, può recedere in modo acausale e
incontestabile dai rapporti di lavoro durante un periodo di sospensione, rafforzando la sua posi-
zione di vantaggio sui lavoratori.

3. I soggetti più vulnerabili
3.1 L’impatto dell’emergenza sul lavoro femminile e sul collocamento mirato
Sul mercato del lavoro siciliano, come già anticipato, le ripercussioni dell’emergenza da Covid-19
hanno interessato in modo particolare il lavoro femminile e le categorie di lavoratori già prece-
dentemente reputabili più fragili, vale a dire gli autonomi e chiunque lavorasse con un contratto
a tempo determinato. Il tasso di occupazione regionale, aggiornato al terzo trimestre del 2020, si
è attestato al 41,5%, e quello di disoccupazione generale al 19%, che sale al 22,7% se si prendono
in considerazione solo le donne disoccupate. Passando agli inattivi, questi sono in totale sono
1.556.000, di cui il 65% donne.
Anche a livello nazionale, il tasso di occupazione femminile ha registrato un calo ben più ampio

                                                                                                   27
di quello degli uomini. Rispetto al periodo pre-crisi, l’occupazione femminile si è ridotta di quasi
2 punti percentuali, mentre il calo per gli uomini si è attestato attorno all’1%. Ne consegue che,
in generale, gli effetti della crisi occupazionale tuttora in corso si sono in prevalenza diffusi sulle
componenti già considerabili più vulnerabili del mercato del lavoro, specialmente in un’area del
Paese che già prima dell’emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Sud.
In un confronto tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470.000 lavoratrici
hanno perso l’impiego su un totale di 841.000. Su 100 posti persi dunque, il 55,9% ha riguarda-
to una donna. La maggiore contrazione di lavoro femminile si è registrata, a livello nazionale,
nell’occupazione a termine (-22,7%), nel lavoro autonomo (-5,1%.), nelle forme in part-time (-
7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto, come detto, ricettivi e ristorativi e di assistenza dome-
stica (88,1% di lavoratrici). In aumento anche le donne inattive in Italia: +8,5%, corrispondenti
a 707.000 in più rispetto al primo semestre del 2019. Tendenza, questa, fortemente percepibile
anche a livello regionale, dove il numero degli inattivi ha segnato un +151.000, di cui 74 mila
donne, passando da 1.544.000 a 1.695.000.

Tabella 10. Donne inattive in Italia per classe d’età, II trimestre 2019 - II trimestre 2020
                                                               2019            2020           2019-2020

  Età                                                                          Dif.             Var, %
  15-24                                      2203,2                   2363,8          160,6                7,3
  25-29                                       592,8                    698,7          105,9               17,9
  30-34                                       519,0                    631,9          112,9               21,8
  35-39                                       533,5                    598,5           65,0               12,2
  40-44                                       651,7                    685,7           34,0                5,2
  45-49                                       718,4                    813,7           95,3               13,3
  50-59                                      1845,1                   1908,3           63,2                3,4
  60-64                                      1261,7                   1332,3           70,6                5,6
  TOTALE                                     8325,4                   9032,7          707,3               8,5

Elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Istat

                                                                                                           28
Rimanendo legati al tema dei lavoratori più fragili, è opportuno aprire un breve ma doveroso
focus anche sui dati relativi ai disabili e al collocamento mirato. Benché non siano al momento
disponibili risultanze aggiornate di carattere regionale sulle conseguenze dirette che il Covid-19
abbia avuto sull’inclusione lavorativa dei disabili, può essere utile evidenziare qualche dato con-
tenuto nella IX Relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme per il diritto al la-
voro dei disabili (anni 2016, 2017 e 2018), presentata dal Ministro del lavoro e delle politiche
sociali alle Camere lo scorso 12 gennaio. Nel triennio preso in analisi, la Sicilia è risultata l’ottava
regione per numero di occupati con disabilità, con un totale di 15.991 individui, di cui il 57%
uomini. Passando alla tipologia di lavoro, oltre il 60% dei disabili sono risultati occupati in settori
privati. Al 31 dicembre 2018, sono risultati iscritti nell’elenco del collocamento mirato 138.923
individui nel territorio siciliano, di cui 130mila invalidi civili e oltre 4000 invalidi del lavoro.

Figura 6. Distribuzione degli occupati con disabilità in Italia per regione, anno 2018

Fonte: elaborazione InApp da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

                                                                                                                                 29
3.2 La seconda fase di Garanzia giovani
Il programma di iniziative finalizzate a migliorare l’occupabilità degli under 30 non impegnati
in attività di studio o lavoro (cosiddetti NEET)16, ideato dall’Unione Europea, ha ottenuto ot-
timi risultati in Sicilia. Stando ai dati messi a disposizione da ANPAL17, i giovani presi in carico
nell’isola sono oltre l’80% del totale avente presentato istanza. In totale, a livello nazionale, al
31 maggio 2020, i giovani presi in carico sono stati 1.258.421, cioè circa 4 mila in più rispetto al
mese precedente. Quanto ai tempi, dalla registrazione alla presa in carico sono trascorsi in media
93 giorni, che diventano 100 se il giovane possiede un livello di istruzione universitario, e 79 se
ha solo il titolo di licenza media. A causa di un’alta percentuale di NEET la Sicilia può disporre
di un’elevata dotazione finanziaria in materia, per un totale di quasi 180 milioni di euro, di cui 42
milioni da destinare all’accoglienza, 56 milioni alla formazione, 15 milioni di euro ai progetti di
apprendistato, 10 ai tirocini, oltre ai circa 20 milioni di euro destinati all’autoimpiego, per dare
spazio ai progetti imprenditoriali. Il lockdown del 2020 ha chiaramente influito sulle attività,
ridottesi quasi a zero, con i dati migliori individuabili proprio nelle regioni meridionali (42,7%),
che scendono al 38,1% nelle regioni del Nord. La maggior parte dei giovani registrati ha un’età
compresa tra i 19 e i 24 anni (55,2%), mentre il 9,9% non supera la maggiore età.
Come messo in evidenza dall’ultimo Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro, l’ancora trop-
po limitato investimento, nell’intera Penisola, riguardante le nuove generazioni, non fa che limi-
tare le possibilità del Paese. È dunque necessario invertire questa tendenza su scala nazionale,
superando le misure di mera assistenza, così da porre le nuove generazioni nelle condizioni di af-
facciarsi al mondo del lavoro con una preparazione adeguata all’attuale mercato del lavoro. Sono
infatti a tal proposito molte le risorse e i progetti messi a disposizione dall’Europa per sostenere
una ripresa sostenibile: si sta parlando dei programmi Next Generation EU, volti a rafforzare
istruzione e formazione professionale giovanili.

16.. Neither in Employment or in Education or Training: giovani che non hanno né cercano un impiego e non frequentano una scuola, un
corso di formazione o di aggiornamento professionale.
17. Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, Garanzia Giovani in Italia, nota mensile 9/2020..

                                                                                                                                30
Le risultanze nazionali dell’esperienza del programma “Garanzia Giovani” devono spingere al
miglioramento dello stesso, valorizzandone il grande potenziale. Sarà infatti opportuno dar luo-
go, a stretto giro, a una collaborazione tra politiche pubbliche e aziende, chiamate a rinnovarsi
nella loro organizzazione e nelle strategie per saper utilizzare al meglio il capitale umano rap-
presentato dalle nuove generazioni. Ciò non può dunque tradursi in mero assistenzialismo, ma
dovrà comprendere misure già da tempo sperimentate con successo in altri Paesi europei, volte
ad esempio a promuovere l’autonomia abitativa dei giovani e la nascita di attività imprenditoriali
e professionali autonome.

                                                                                              31
Tabella 11. Incentivi Garanzia Giovani per alcune caratteristiche dei giovani assunti al 31.12.2020

Fonte: elaborazione ANPAL su dati INPS

Proprio per far fronte all’emergenza lavorativa generata dal diffondersi del virus, a partire dal
2021 ripartiranno le politiche attive del lavoro giovanile che, anche in Sicilia, porteranno ad un
consistente ammontare di finanze per generare nuova occupazione. Si tratta dei 165 milioni di

                                                                                               32
euro che andranno per l’appunto a finanziare la seconda fase di “Garanzia Giovani”, in grado di
includere disoccupati fino a 35 anni e, primo caso regionale in Italia, procedure da remoto per
dare vita a tirocini di una durata non superiore a 30 ore settimanali. Saranno parimenti attivate
misure inerenti alla formazione per la creazione d’impresa. Nello specifico, saranno 58 i milioni
di euro destinati all’attivazione di nuovi tirocini, con una durata semestrale e la possibilità, come
anticipato, di realizzazione in modalità agile, stante l’emergenza sanitaria da Covid-19. L’inden-
nità mensile sarà pari a 300 euro, che salirà a 500 euro per i soggetti disabili.

4. Politiche Attive e casi “virtuosi” regionali
Una delle principali misure emanate proprio per far fronte alle ricadute economiche e sociali della
pandemia è costituita dall’istituzione del Fondo Nuove Competenze ad opera del decreto Rilan-
cio (d.l. n. 34/2020), convertito con modificazioni nella Legge n. 77/202018. Questa misura va
ad affiancarsi ai preesistenti percorsi di formazione continua erogati per mezzo dei fondi pariteti-
ci interprofessionali per la formazione continua e rientranti dunque nei limiti previsti per gli aiuti
di Stato, in quanto finanziati mediante fondi pubblici. Uno strumento, quello del Fondo Nuove
Competenze, destinato a rimanere nel sistema di protezione sociale post-emergenziale con una
duplice finalità: migliorare il bagaglio di competenze dei lavoratori da spendere nell’impresa e,
più in generale, nel mercato del lavoro, e sgravare temporaneamente i datori di lavoro dal costo
retributivo e contributivo della forza lavoro nei momenti di difficoltà o ristrutturazione. Come
già statuito dalla decretazione emergenziale e meglio chiarito dal decreto interministeriale di at-
tuazione dello scorso 9 ottobre 2020, il Fondo permetterà di convertire, in via temporanea, parte
dell’orario di lavoro dei dipendenti in attività di formazione finanziate dalle casse pubbliche. La
dotazione complessiva del Fondo è pari a 730 milioni di euro tra 2020 e 2021: 230 milioni a vale-

18. Prorogato al 30 giugno 2021 mediante il d.d. 17 febbraio 2021 n. 69 con cui l’ANPAL ha recepito i nuovi termini per la sottoscri-
zione degli accordi collettivi e la presentazione delle domande di contributo, introdotti dal d.i. 22 gennaio 2021, entrati in vigore il 15
febbraio..

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