UNA LETTURA DEL TERRITORIO - Trame Educative

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UNA LETTURA DEL TERRITORIO
    A cura di Annalisa Guarini, Alessandra Sansavini, Elena Trombini, Laura Menabò e
                                     Margherita Baldi

• Annalisa Guarini, Professoressa Associata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione,
Responsabile Servizio Psicologico SERES

• Alessandra Sansavini, Professoressa Ordinaria in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione,
Responsabile del Laboratorio di Psicologia dello Sviluppo

• Elena Trombini, Professoressa Ordinaria in Psicologia Dinamica, Responsabile del Servizio di
Consultazione Psicologica per bambini e genitori

• Laura Menabò, Borsista per il Servizio Psicologico SERES

• Margherita Baldi, Tirocinante presso il Servizio Piscologico SERES
Indice

Premessa_______________________________________________________________________ 3
1. Introduzione __________________________________________________________________ 4
2. I territori raccontano____________________________________________________________ 5
    2.1 Distretto Comune di Bologna __________________________________________________________________________ 6
    2.2 Distretto San Lazzaro ___________________________________________________________________________________ 9
    2.3 Distretto Unione dei Comuni dell’Appennino _______________________________________________________ 11
    2.4 Distretto Pianura Est __________________________________________________________________________________ 12
    2.5 Distretto Pianura Ovest _______________________________________________________________________________ 16
3. Uno sguardo ai Centri Bambini e Famiglie (CBF) ____________________________________________________ 19
    3.1 Cosa sono i Centri Bambini e Famiglie (CBF)_______________________________________________________ 19
    3.2 CBF sul territorio _____________________________________________________________________________________ 20
    3.3 Utenza_________________________________________________________________________________________________ 20
    3.4 Attività proposte dai CBF ____________________________________________________________________________ 21
    3.5 Orari di apertura CBF ________________________________________________________________________________ 23
4. Conclusioni _________________________________________________________________ 27
5. Riferimenti bibliografici _______________________________________________________ 30

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Premessa
Il progetto "Educativa di casa: trame educative per nuove comunità" è nato dall'incontro di diverse
realtà del territorio bolognese e della Città Metropolitana: dagli attori istituzionali (Comune di
Bologna e Città Metropolitana al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna) a soggetti
cooperativi (Quadrifoglio, Carovana, Baolab ed Iress), dall'associazionismo locale (Antinea,
AMISS, Andlay, Next Generation) ad importanti realtà del territorio (Fondazione Villa Ghigi).
L'eterogeneità della compagine è dovuta all'obiettivo principale che sottende a tutte le attività: un
intervento il più possibile approfondito e sistemico sulla povertà educativa. A diverso titolo infatti,
tutti i partner di Trame Educative operano nel settore educativo e vivono in prima persona le
necessità e le richieste che famiglie, utenti, servizi e territori affrontano ogni giorno. Le "Trame
Educative per Nuove Comunità" previste nel progetto sono dunque percorsi che vogliono
approfondire, ragionare ed intervenire per fronteggiare il tema delle povertà educative, affrontando
l'argomento attraverso diverse lenti di ingrandimento, in un territorio ampio e con esigenze
multiple. Un obiettivo certamente complesso ma non più rinviabile rispetto ad una fascia di età,
quella dagli 0 ai 6 anni, che richiede alla Comunità uno sforzo comune per garantire una educazione
allargata, omogenea, attenta alle diverse problematiche e che sappia parlare a tutti con diversi
linguaggi.

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1. Introduzione
Il progetto “Trame educative per nuove comunità” è stato finanziato dal “Fondo per il Contrasto
della Povertà Educativa Minorile” coordinato dall’Impresa Sociale Con i Bambini. In particolare il
progetto si inserisce all’interno del Bando Prima Infanzia 0-6 anni che ha l’obiettivo di ampliare e
potenziare i servizi educativi rivolti a bambini di età compresa tra 0 e 6 anni con particolare
attenzione alle loro famiglie e ai contesti maggiormente svantaggiati. Questa riflessione appare
particolarmente rilevante in un periodo storico in cui, come segnalato dall’ultimo rapporto Ocse
(2018), l’Italia ha mostrato una rilevante diminuzione della percentuale di spesa pubblica a favore
dell’istruzione, occupando gli ultimi posti della classifica dell’Unione Europea.

Come indicato dalla ricerca di Save the Children (2014) emergono rilevanti differenze a livello
regionale. In particolare, l’Emilia-Romagna è una delle Regioni più ricche, insieme a Lombardia e
Friuli Venezia Giulia, di servizi e opportunità educative per i bambini e le loro famiglie. Queste
numerose opportunità emergono sia in relazione alla copertura dei Servizi Educativi che alle varietà
e numerosità di attività proposte rivolte ai bambini (possibilità di frequentare teatri, concerti, musei
e svolgere attività sportive). Tuttavia, come recentemente sottolineato dal Report sulla povertà
educativa a cura di DEPP srl (2018) e promosso dalla Fondazione Con i Bambini, emergono alcune
differenze tra i servizi e le offerte educative del capoluogo e della città metropolitana, indicando la
necessità di una particolare riflessione per i territori montani (Openpolis, 2018).

Partendo da queste considerazioni la prima attività del progetto “Trame educative per nuove
comunità” ha l’obiettivo di raccogliere le esperienze già presenti nel Comune di Bologna e in alcuni
Distretti della Città Metropolitana che hanno aderito al progetto e in particolare San Lazzaro,
Unione dei Comuni dell’Appennino, Pianura Est e Pianura Ovest. Attraverso il racconto dei
referenti dei diversi distretti durante interviste semi-strutturate e attraverso la raccolta delle schede
di funzionamento dei Centri Bambini Famiglie (CBF) presenti sul territorio si è cercato di fornire
una fotografia delle attività svolte mettendo in luce le potenzialità e al tempo stesso le necessità da
cui partire per il progetto “Trame educative per nuove comunità”. Questa fotografia sarà quindi uno
strumento utile nel processo di valutazione del progetto, dal momento che indicherà il punto da cui
si è partiti.

La raccolta di queste informazioni permetterà inoltre una riflessione all’interno dei singoli Distretti.
Le interviste, infatti, richiederanno ai territori di sistematizzare le iniziative proposte all’interno di
alcune categorie di riferimento, innescando un processo di riflessione e di valutazione delle attività
svolte. In secondo luogo la condivisione delle informazioni tra i diversi Distretti permetterà una
migliore conoscenza tra i territori favorendo “contaminazioni positive”, maggiori percorsi di
collaborazione e di supporto reciproco.

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2. I territori raccontano
Per fornire una prima fotografia delle attività presenti, delle potenzialità e delle necessità dei
territori coinvolti nel progetto “Trame educative per nuove comunità” sono state condotte interviste
semi-strutturate ad alcuni rappresentanti significativi. Tutti i territori coinvolti hanno partecipato
all’intervista e nei paragrafi seguenti saranno presentate le risposte dei Distretti Comune di
Bologna, San Lazzaro, Unione dei Comuni dell’Appennino, Pianura Est e Pianura Ovest.
Le interviste sono state condotte da uno psicologo e audio-registrate. Le risposte sono state
fedelmente trascritte e condivise con i referenti con la possibilità di aggiungere ulteriori riflessioni
non emerse dall’intervista.
Le domande guida utilizzate per le interviste sono le seguenti:

1. Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

2. Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

3. Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?

4. Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

5. A partire dalla vostra esperienza quali sono le necessità del territorio rispetto al tema
affrontato? Se possibile indicare 3 parole chiave.

Le domande scelte hanno l’obiettivo di raccontare nei diversi territori le principali attività rivolte ai
genitori, insegnanti, educatori e bambini della fascia di età 0-6 anni, con particolare attenzione alla
comprensione di quali tematiche sono principalmente affrontate dalla comunità educante.
Le interviste hanno inoltre l’obiettivo di descrivere le potenzialità e le fragilità di ogni territorio per
permettere una lettura critica del contesto di riferimento e per delineare i punti di continuità tra i
diversi territori, ma al tempo stesso le differenze e le specificità. Le potenzialità e le esperienze
innovative descritte possono diventare “buone pratiche” e materiale di riflessione e di condivisione
tra i territori. La descrizione delle criticità e delle necessità in ciascun territorio permetteranno
invece di orientare le azioni di intervento che saranno sviluppate con il progetto “Trame Educative
per nuove comunità” alla luce delle diversità che emergono dai territori e delle specificità descritte.

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2.1 Distretto Comune di Bologna

Il Distretto comprende il Comune di Bologna e sul territorio sono presenti 8 Centri Bambini
Famiglie (CBF).

Intervista

1.Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

Sono presenti sul territorio Centri per bambini e famiglie (CBF), rivolti prioritariamente ai bambini
0-3 anni e alle loro famiglie, ma che accolgono anche bambini fino a 6 anni. I CBF si propongono
come spazi d’incontro e socializzazione, dove il genitore può stare con il proprio bambino in una
situazione interamente dedicata al gioco e alla relazione e in cui confrontare la propria esperienza
con quella di altri genitori o adulti. L’offerta dei Centri si attua in varie forme: spazi di gioco in
utenza libera, corsi di massaggio infantile, percorsi di gioco, anche differenziati per età, gruppi di
confronto e scambio per neomamme e neopapà e/o mamme in attesa, conversazioni, incontri a
tema, laboratori per i genitori. Le attività sono generalmente organizzate secondo un calendario
settimanale di aperture a cui si aggiungono iniziative particolari in corso d'anno.
Attualmente sono attivi 8 CBF, a gestione diretta comunale, Il Salotto delle Fiabe, Girotondo (Q.
Borgo Panigale – Reno), Tasso Inventore (Q. Navile), Il Tempo dei Giochi (Q. Porto – Saragozza),
Il Monello, Zucchero Filato (Q. Santo Stefano), Il Focolare, Piùinsieme (Q. San Donato - Q. San
Vitale), mentre è in corso un’attività propedeutica all’apertura di un nuovo CBF al Quartiere
Savena. Per la frequenza viene richiesto un piccolo contributo economico (baby pass). Due centri al
mattino sono anche nidi part-time, altri due sono spazi bambino, accogliendo l'utenza in base ai
medesimi criteri previsti nei bandi di accesso al nido d’infanzia.
I Servizi Educativi Territoriali (SET) sono invece servizi distribuiti sul territorio che offrono ai
bambini da 2 a 10 anni, insieme alle loro famiglie, occasioni di incontro e di gioco, in una
situazione di utenza libera o di partecipazione a iniziative e percorsi di lettura, di movimento e di
scoperta dell’ambiente naturale e offrono ai servizi educativi e scolastici presenti sul territorio
occasioni di arricchimento dell’offerta educativa e formativa. I SET comprendono diverse tipologie
di servizi, tra cui ludoteche (spazi gioco con prestito di giocattoli, proposte di attività e progetti,
laboratori creativi); centri di pratica psicomotoria (spazi organizzati per offrire attività a carattere
motorio e percorsi psicomotori, nelle quali i bambini possono esprimere liberamente sentimenti ed
emozioni e sperimentare le potenzialità del proprio corpo); spazi lettura (servizi educativi che
offrono prestito e consultazione di libri per bambini, attività varie di animazione della lettura,
percorsi intorno alla narrazione delle storie); laboratori espressivi (luoghi di sperimentazione e di
ricerca sui linguaggi espressivi che offrono attività laboratoriali e percorsi); laboratori ambientali
(servizi educativi che si propongono di stimolare nei bambini l'interesse e la curiosità per la natura e
per l'ambiente). Nelle giornate di apertura per bambini e famiglie, l'accesso è libero, salvo percorsi
laboratoriali o progetti a numero chiuso che richiedono un’iscrizione. I SET possono essere a
gestione comunale, mista o convenzionata. I SET attivi nel Comune di Bologna sono i seguenti:
ARtelier (laboratorio di linguaggi espressivi a gestione convenzionata); Bibliò (biblioteca per
bambini a gestione diretta); C’era una volta (biblioteca per bambini a gestione convenzionata); Il

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Mondo Incantato (biblioteca per bambini a gestione convenzionata con il Quartiere Navile); A.D.D.
Parco Grosso centro educazione ambientale gestito da Villa Ghigi (in convenzione con Quartiere
Navile); L.E.A. Laboratorio Educazione Ambientale centro educazione ambientale gestito da Villa
Ghigi; La Biblioteca dei Bambini (biblioteca per bambini a gestione diretta); La Soffitta dei Libri
(biblioteca per bambini a gestione convenzionata); Leggere Insieme (completata la convenzione con
IC13) (biblioteca per bambini a gestione diretta); Vicolo Balocchi – Ludoteca a gestione
convenzionata; La casa sull’albero centro di pratica psicomotoria (a gestione convenzionata con il
Quartiere San Donato – San Vitale).

2.Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

I percorsi di formazione per insegnanti ed educatori presenti nel territorio cittadino bolognese sono
numerosi e abbracciano numerose tematiche. Sono presenti corsi di formazione ad iscrizione
individuale, seminari formativi ed iniziative cittadine. Sono inoltre presenti progetti destinati
globalmente alla fascia 0-6 e altri specifici per la fascia 0-3 o 3-6. Per realizzare un piano di offerte
che fosse completo e coinvolgesse, in maniera integrata, tutti gli interlocutori che si occupano di
infanzia, si è costituito un gruppo di lavoro formato dai pedagogisti degli enti gestori dei servizi 0-6
che si è confrontato sia su bisogni sia sugli obiettivi formativi. Dal lavoro coordinato di equipe è
emersa la necessità di sviluppare competenze educative trasversali al fine di sostenere la
complessità che caratterizza oggi i contesti educativi e, in maniera più ampia, la società stessa. In
generale, i vari corsi e seminari sono riconducibili ad alcune grandi macro-aree che sono presentate
nel “Piano di Formazione 2018/2019. Personale Servizi educativi scolastici 0-6 del Sistema
Formativo Integrato del Comune di Bologna”
Infanzia e famiglie: i laboratori sono finalizzati a migliorare le forme di comunicazione tra i genitori
e le figure educative in relazione all’esperienza educativa. Questa tematica è particolarmente
pregnante per quanto riguarda i figli di persone migranti per cui è necessario formare le figure
educative, in particolare quelle operanti in aree sottoposte a forte pressione migratoria. E’ inoltre
importante individuare quali sfide pone l’inserimento di un bambino con disabilità nel servizio
educativo o il supporto di una famiglia omogenitoriale, che rappresentano una realtà sempre più
radicata nel territorio bolognese.
Infanzia e approcci pedagogici: questo ambito si focalizza sull’approfondimento dei diversi
approcci pedagogici che orientano e caratterizzano l’educazione e la formazione nella fascia 0-6,
con particolare attenzione all’approccio Pikler per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio del
bambino e al pensiero montessoriano che pone l’accento sull’importanza della competenza
osservativa e sul bisogno di lasciare i bambini autonomi nello sviluppo delle proprie potenzialità.
Infanzia e linguaggi espressivi: questa area intende promuovere e incrementare lo sviluppo delle arti
espressive; sono presenti laboratori musicali e sui suoni, teatrali e riguardanti le capacità di lettura e
riflessione per sviluppare nei bambini la fantasia e la creatività. Questi incontri permettono a
insegnanti ed educatori di affinare le loro capacità di comprensione e progettuali dedicata ai
linguaggi espressivi.
Educazione all’aperto e infanzia: questi incontri hanno l’obbiettivo di insegnare la metodologia
dell’outdoor education, ossia l’educazione all’aperto. Attraverso l’utilizzo di materiali naturali, i

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bambini sviluppano una sana curiosità e imparano il contatto con la natura, poco valorizzato
nell’ambiente cittadino.
Infanzia, benessere e prevenzione del disagio: il focus si concentra sull’approfondimento di quei
modelli cognitivi che caratterizzano la crescita e la costruzione delle abilità scolastiche. Gli
insegnanti ed educatori imparano a riconoscere precocemente un bambino che potrebbe presentare
difficoltà. Vengono, ad esempio, previsti laboratori sulle attività di potenziamento didattico per
favorire lo sviluppo delle abilità linguistiche e comunicative nei bambini bilingui, laboratori
sull’attività di potenziamento didattico per favorire l’acquisizione dei prerequisiti di lettura e
scrittura (in particolare queste aree vengono approfondite dal laboratorio LADA, dell’Università di
Bologna che si occupa dello studio dei processi di apprendimento e bilinguismo e della diagnosi di
Disturbi dell’Apprendimento) o corsi di approfondimento sul come potenziare le abilità attentive e
di memoria in bambini con diagnosi di autismo.
La valigia del docente: sono previsti corsi per affinare quelle abilità e competenze che ogni figura
educativa dovrebbe possedere come aiutare il bambino ad elaborare un lutto, comprendere i
campanelli di allarme per un bambino eventualmente vittima di abusi, ma anche corsi di yoga per
bambini con disabilità o approfondimenti sull’importanza dei mezzi digitali a sostegno della
didattica.

3.Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?

Le attività più significative per i bambini da 0-6 anni, oltre ai servizi di Nido dell’Infanzia e Scuola
dell’Infanzia, sono principalmente offerte dai CBF e dai SET, come già presentato nella risposta
alla prima domanda in relazione alle attività per genitori.
È possibile inoltre citare l’importante ruolo svolto dalla rete di biblioteche del polo bolognese che
organizza numerose attività pensate per i bambini nella fascia 0-6 anni.

4.Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

Sono da segnalare senz’altro le seguenti azioni (due di ordine politico amministrativo e una di
innovazione programmatica):
   1) la revisione dei criteri di accesso ai nidi d’infanzia comunali con una rimodulazione delle
       tariffe ed un effetto di riduzione per quelle medie;
   2) l’introduzione di un nuovo sistema di convenzioni per l’accesso ai nidi a gestione privata a
       prezzo calmierato;
   3) l’avvio di un sistema di informazione e orientamento per i genitori dei bambini nuovi nati
       attraverso la costruzione di un database di recapiti email e telefonici alimentato direttamente
       presso i punti nascita ospedalieri della città con la parallela attivazione di azioni coordinate
       di contatto da parte dei servizi sanitari, sociali, educativi e del Centro per le famiglie
       secondo indicazioni del Piano socio sanitario regionale 2018-2020.

5. A partire dalla vostra esperienza quali sono le necessità del territorio rispetto al tema
affrontato? Se possibile indicare 3 parole chiave.

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Le principali necessità del territorio sono:
a) Creare servizi integrativi al nido e diversificati come i CBF, sperimentare nuove funzioni di
informazione per le famiglie in modo diversificato e coordinato (punti decentrati sul territorio dei
quartieri cittadini, canali di contatto diretto via e-mail, telegram e la gestione di news letters
specifiche, ecc.).
b) Lavorare su una politica accorta di revisione e programmazione per la riduzione delle liste
d’attesa dei nidi per le fasce di età piccoli, medi e grandi (cioè a partire da un anno di età).
c) Trovare soluzioni per raggiungere anche le famiglie che non usufruiscono dei servizi educativi
per i bambini da 0 a 3 anni complessivamente offerti nel sistema cittadino (nidi, piccoli gruppi
educativi, sezioni primavera).

2.2 Distretto San Lazzaro

Il Distretto di San Lazzaro di Savena è composto da sei comuni: Loiano, Monghidoro, Monterenzio,
Ozzano dell’Emilia, Pianoro e San Lazzaro di Savena, quest’ultimo in qualità di Comune capofila
del Distretto Socio-sanitario.
Dal punto di vista della governance, il Distretto è composto dall’Unione Savena-Idice (Loiano,
Monghidoro, Monterenzio, Ozzano dell’Emilia e Pianoro), che è un territorio con caratteristiche
prettamente montane (ad esclusione del comune di Ozzano), ed il Comune di San Lazzaro di
Savena, una realtà cittadina vicina, per posizione geografica e contesto sociale, alle caratteristiche
della città di Bologna.
Nel territorio del Distretto di San Lazzaro di Savena non sono presenti CBF. L’unico servizio che
ha caratteristiche “simili” ad un CBF è la ludoteca “Grillo Birillo” del Comune di Pianoro.

Intervista

1.Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

Nel nostro territorio non sono presenti CBF. Nel Comune di Pianoro è presente una ludoteca. Nei
vari comuni sono presenti nidi, micro-nidi e scuole dell’infanzia.
Il Comune di Monghidoro non ha servizi educativi rivolti ai bambini dai 0-3 anni; non è presente né
un nido né un micro-nido, è soltanto presente la scuola dell’infanzia. Questa è una delle ragioni per
cui con il progetto “Trame Educative per nuove Comunità” si è pensato di poter creare un piccolo
spazio educativo.
Il Comune di San Lazzaro, essendo vicino a Bologna, ha tutte le caratteristiche della città, ha
tantissime attività organizzate dal servizio scuola, dal coordinatore pedagogico, dalla mediateca
(Media-Lab). Vengono offerte attività formative e incontri formativi che si svolgono nella modalità
serata-incontro, ma che non mostrano un’ampia partecipazione, a differenza invece dei diversi
laboratori proposti, che, offrendo argomenti “ad hoc”, riscuotono maggiore successo. Tra questi è
possibile citare i laboratori per le neomamme (fascia 0-1) e i laboratori di lettura (fascia 2-4 anni),
durante i quali viene letta una storia con l’educatrice in presenza dei genitori o solo con i bambini.
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Proprio in queste occasioni emergono le preoccupazioni delle mamme, in particolare delle neo-
mamme sul ruolo genitoriale dal punto di vista emotivo.
Gli altri comuni (Pianoro, Monterenzio, Monghidoro, Loiano e Ozzano) comprendono un territorio
maggiormente montano in cui le attività sono isolate e limitate. Per la fascia 0-6 anni c’è uno
sportello di ascolto-consulenza per i genitori, tenuto da uno psicologo due ore alla settimana con
accesso libero gestito ad appuntamento. È presente il progetto Nati per leggere, finalizzato alla
promozione della cultura per l’infanzia attraverso incontri tematici, che vengono proposti nelle due
biblioteche di Pianoro o nel nido di Loiano.
Lo psicologo dello sportello di ascolto è una persona di riferimento per il territorio e con il
coordinatore pedagogico hanno affrontato con i genitori diversi temi come: la gestione delle
emozioni nei bambini, i limiti e le regole, una sana alimentazione, bambini e genitori in relazione ai
network e alle nuove tecnologie, la relazione tra coetanei. Queste attività sono state organizzate nel
comune di Pianoro. L’affluenza è stata di circa 10/15 genitori, con una cadenza di circa un incontro
all’anno.

2. Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

Nel comune di San Lazzaro sono presenti numerose iniziative per gli educatori e gli insegnanti che
possono accedere alle proposte di formazione del Comune di Bologna (per approfondimento si veda
l’intervista del comune di Bologna).
Per quanto riguarda invece il percorso formativo per insegnanti ed educatori degli altri comuni, è
stato fatto un percorso educativo sugli Stereotipi di genere, tematica su cui, come distretto, è stato
investito moltissimo soprattutto negli ultimi due anni nella fascia 3-6. Durante questi incontri un
gruppo di 20 persone ha potuto confrontarsi sulla tematica del maschile e del femminile nell’ambito
della funzione educativa, sotto la guida dello psicologo (Pianoro e Ozzano) e della sociologa esperta
in parità di genere. Da questo gruppo, da cui si sono sviluppati poi un’altra serie di incontri, è
emersa la necessità di trattare il tema dell’educazione non violenta nei bambini. Nella fascia 0-3
non sono state proposte attività di formazione.

3.Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?

Le attività più significative sono quelle laboratoriali aperte a genitori e bambini (letture in
biblioteca/laboratori a tema, laboratori presso la ludoteca, laboratori manuali in collaborazione con
le volontarie del centro diurno socio ricreativo, rassegna teatrale domenicale “Teatro e biscotti”).

4. Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

Le attività più significative per l’Unione sono state quella sugli Stereotipi di genere e Nati per
leggere anche se sono attività isolate e non continuative.
L’utilizzo di modalità laboratoriali è stata molto apprezzata.

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5. A partire dalla vostra esperienza quali sono le necessità del territorio rispetto al tema
affrontato? Se possibile indicare 3 parole chiave.

Le principali necessità possono essere riassunte in tre principali macro-aree:
   a) Emerge l’importanza di una maggiore strutturazione e continuità delle attività.
   b) Appare necessario un maggior coordinamento fra le attività svolte a San Lazzaro e quelle
       nei Comuni dell’Unione.
   c) È importante colmare le differenze all’interno del territorio, con il coinvolgimento
       dell’intero Distretto.

2.3 Distretto Unione dei Comuni dell’Appennino

Il Distretto Unione dei Comuni dell’Appennino comprende i comuni di Camugnano, Castel
d’Aiano, Castel di Casio, Castiglione dei Pepoli, Gaggio Montano, Grizzana Morandi, Lizzano in
Belvedere, Marzabotto, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro e Vergato.
Nel territorio del Distretto Unione dei Comuni dell’Appennino non sono presenti CBF.

Intervista

1.Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

Per la fascia 0-6 anni sono stati proposti prevalentemente progetti di raccordo e di passaggio da un
ordine di scuola all’altro, ovvero dal nido alle scuole dell’infanzia. Le scuole dell’infanzia sono
tutte statali e in tutto il territorio ci sono tre progetti che coinvolgono i nidi e le scuole dell’infanzia,
di cui uno in particolare vede un’attività congiunta tra i servizi. Questo progetto prevede anche un
coinvolgimento dei genitori durante le feste e i momenti di incontro.
Per la fascia 0-3 anni è stato proposto da tre anni un percorso di conversazioni a tema, tenuto in tutti
i servizi dell’Unione. Si tratta di incontri su argomenti o tematiche che emergono dagli stessi
genitori o dagli educatori. Si svolgono quattro o cinque incontri per ogni nido, nel periodo tra
Febbraio e Maggio. In questo percorso i genitori sono numerosi, arrivando quasi sempre al 50%
dell’utenza. Le tematiche riguardano il linguaggio, il ritardo dello sviluppo, lo sviluppo socio-
emotivo o tematiche come l’autonomia alimentare. L’idea è quella di espandere un tema che nasce
da un servizio e coinvolge i genitori.

2.Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

Per la fascia 0-3 è stato affrontato, negli ultimi anni, il tema delle emozioni, perché è uno dei temi
che più ha visto coinvolti educatori ed insegnanti, sia nella comprensione dello sviluppo del
bambino e della sua modalità di espressione, sia in relazione ai genitori. Sono stati svolti alcuni
lavori di riflessione coniugando le emozioni ai sensi. In particolare è stato analizzato cosa sono le
emozioni, utilizzando la narrazione come espressione di sé e lavorando sullo sguardo

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dell’educatore, l’emozione del vedere, del guardare, ma anche dell’interpretare il bambino. Nella
scuola dell’infanzia non sono stati proposti percorsi di formazione negli ultimi anni.

3.Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?

Sono stati aperti i nidi nel periodo estivo offrendo un servizio per i bambini da 2 a 5 anni attraverso
diverse esperienze sul territorio. Una prima esperienza particolarmente efficace e partecipata è stata
proposta a Marzabotto, coinvolgendo un numero elevato di bambini (40/42), attraverso un progetto
unico per il nido e la scuola dell’infanzia. Questa esperienza è stata coordinata da un educatore
particolarmente sensibile che svolgeva diverse attività in funzione del diverso livello di competenza
dei bambini. La seconda esperienza è stata svolta a Rioveggio e la terza esperienza a Castiglione dei
Pepoli, separando i bambini di 0-3 anni dai bambini di 3-6 anni.
Accanto all’apertura nel periodo estivo sono state proposte aperture straordinarie dei nidi da
Febbraio a Maggio in orario pomeridiano extrascolastico e il sabato mattina per uno “spazio
genitori-bambini”, dove i genitori potevano passare del tempo con i loro bambini attraverso il gioco
e alcune attività proposte.

4.Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

L’apertura dello “spazio genitori-bambini” a Castiglione è stata un’esperienza molto positiva, dal
momento che il nido, che era frequentato da 10 bambini e rischiava di chiudere, aprendosi ad
attività pomeridiane è stato conosciuto dal territorio e ora il nido è frequentato da 28 bambini.
Un’altra iniziativa importante è stato un percorso di incontri dei genitori nel nido di Riola. Alla fine
di questo percorso i genitori hanno fondato un’associazione per promuovere attività per bambini e
iniziative sul territorio.

5.A partire dalla vostra esperienza quali sono le necessità del territorio rispetto al tema affrontato?
Se possibile indicare 3 parole chiave.

Le principali necessità del territorio sono:
   a) Creare nuovi luoghi d’incontro come i CBF.
   b) Aumentare i servizi di trasporto così da poter raggiungere anche i centri abitativi più
       lontani.
   c) Lavorare sull’integrazione tra i diversi contesti educativi e tra i nidi e le scuole
       dell’infanzia.

2.4 Distretto Pianura Est

Il Distretto Pianura Est comprende i comuni di Argelato, Bentivoglio, Budrio, Baricella, Castello
D’Argile, Castenaso, Castel Maggiore, Granarolo, Galliera, Malalbergo, Minerbio, Molinella, Pieve
di Cento, S. Giorgio di Piano, S. Pietro in Casale.

                                                  12
Nel territorio sono presenti 4 Centri Bambini Famiglie di cui 3 sono all’interno dell’Unione Reno
Galliera rappresentata dagli 8 comuni di Argelato, Bentivoglio, Castello D’Argile, Castel Maggiore,
Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale.

Intervista:

1. Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

E’ presente, ormai da molti anni all’interno del Piano di Zona, un progetto dal titolo “Sostegno alla
genitorialità zero sei anni” che si occupa di accompagnare e sostenere i genitori nelle principali fasi
di vita del bambino, dalla nascita fino ai 6 anni. I maggiori utenti sono i genitori di bambini
scolarizzati, che frequentano già i servizi educativi sia 0-3 che 3-5 in quanto più facilmente
raggiungibili all’interno dei differenti contesti educativi.
Il progetto sostiene le attività dei Comuni che compongono il Distretto socio-sanitario nella
realizzazione di due tipologie di azione prevalenti: uno sportello di consulenza educativa e la
realizzazione di incontri tematici.
In riferimento allo sportello di consulenza educativa, mediamente all’anno vengono erogate più di
100 ore di Sportello, rispondendo a più di 100 genitori (tra singoli e coppie). La fascia prevalente
dei bambini è quella 1-6 anni. Le tematiche prevalenti affrontate durante i colloqui di consulenza
educativa risultano essere: richiesta di aiuto per la gestione dei limiti/regole e aggressività,
ambientamento e autonomia, fatiche nell'area dell’autonomia, disturbi del sonno e alimentazione,
rapporto tra fratelli, separazione genitori.
Esistono inoltre, in tutti i comuni, molte attività di sostegno alla genitorialità nella fascia 0-3/0-6,
gestite dal coordinamento pedagogico dei diversi Comuni/Unione Reno Galliera che presenta ormai
una gestione associata dei servizi. Per quanto attiene agli incontri tematici, mediamente vengono
realizzati più di 150 incontri, ai quali risultano partecipare i bambini dei servizi educativi e delle
scuole dell’infanzia dei Comuni del territorio distrettuale. In media gli incontri hanno interessato tra
i 300 e i 500 bambini e le loro famiglie. In prevalenza vengono realizzati incontri centrati su
tematiche correlate alla vita al nido ed alla scuola dell’infanzia e vengono proposte attività anche
trasversali tra i due e i 6 anni.
L’offerta spazia da attività legate allo stare all’aria aperta ed al contatto con la natura, ad attività
psicomotorie o a giochi corporei genitori e bambini, a spazi di discussione/confronto aperti ai
genitori sulle tematiche educative e di relazione.

2.Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

Dal 2010 le attività di formazione sono coordinate tra tutti i comuni, mentre prima erano materia dei
coordinamenti sovracomunali. È così prevista la formazione permanente degli educatori 0-3,
durante la quale vengono affrontate varie tematiche. Negli ultimi anni si è assistito ad un
progressivo ampliamento delle tematiche trattate: da una formazione legata prevalentemente a
tempi e momenti nel nido, passando dall’outdoor education (concezione di spazio interno ed esterno
come unicum educativo, cui dedicare la medesima intenzionalità progettuale), per arrivare ad

                                                  13
approfondire la relazione tra il lavoro di cura e lo sviluppo biologico ed organico del bambino e in
particolare su come impostare l’educazione in funzione dello sviluppo cerebrale del bambino.
Per la fascia 3-6 anni, attraverso le risorse per la qualificazione scolastica 3-5 i Comuni/Unione
operano attraverso coordinamenti sovracomunali, realizzando attività che prevedono attività
congiunte tra nido e scuola dell’infanzia e scuola dell’infanzia e scuola primaria che permette a
insegnanti ed educatrici di lavorare insieme e confrontarsi e di creare connessioni tra i differenti
segmenti educativi e didattici. In alcuni contesti, oltre alle attività di continuità, sono state nel
tempo organizzate iniziative formative comuni e percorsi laboratoriali/formativi che hanno
coinvolto non solo le sezioni di scuola dell’infanzia ma anche le docenti stesse, in una logica di
trasmissione di competenze, strumenti e metodologie per proseguire il lavoro con i bambini.
A livello distrettuale, per la scuola dell’infanzia è stato attuato il progetto europeo SEED promosso
dall’Università di Bologna, il cui obbiettivo, in linea con la letteratura scientifica internazionale, è
incrementare lo sviluppo di competenze socio-emotive dei bambini e i processi di inclusione sociale
attraverso attività ludiche proposte direttamente dall’insegnante, in un’ottica di prevenzione del
bullismo.
Altre attività proposte hanno riguardato e riguardano:
•        il rapporto tra insegnamento e apprendimento ed il ruolo dell’adulto, anche nella propria
capacità di accogliere segnali di fragilità nei bambini e negli adulti loro vicini;
•        il cooperative learning,
•        l’educazione attiva,
•        strumenti e metodologie per l’inclusione degli alunni stranieri,
•        attività di formazione sui Disturbi specifici di apprendimento ecc…
Quest’anno si vorrebbe lavorare sulla promozione della relazione scuola-famiglia e sull’educazione
alle differenze.

3.Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?
Le attività più significative sono quelle laboratoriali aperte a genitori e bambini che vengono svolte
nel contesto dei progetti di sostegno alla genitorialità zero sei anni o di qualificazione 3-5 anni, o
comunque proposte dal coordinamento pedagogico, offrendo esperienze educative bambini –
genitori, corsi dedicati ai più piccoli, sia nei contesti educativi che in contesti comunitari.
Un altro grande lavoro è quello svolto dalle Biblioteche Associate del Distretto che durante l’anno
propongono letture animate e attività laboratoriali dedicate, anche collegate ai libri proposti o al
progetto Nati per Leggere.
Particolarmente attivo è il collegamento tra Biblioteche e nido e scuola dell’infanzia: attraverso
percorsi co-costruiti viene portata la Biblioteca nei contesti educativi.
Da anni infine è attiva, per la fascia 3-6 e oltre una rassegna teatrale dedicata.

4.Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

Vi sono differenti esperienze che in questi anni hanno coinvolto i bambini, le loro famiglie e la
comunità in cui sono inseriti.

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Un’esperienza particolarmente positiva è la tradizionale “Festa della pace” organizzata in un
Comune del Distretto, a cui tutta la comunità ha collaborato in maniera attiva e trasversale. La
scuola, i servizi educativi, le istituzioni e gli esercenti si sono così impegnati in questa giornata
pensata e rivolta ai bambini. La “Festa della pace” rientra all’interno delle numerose attività
trasversali che riguardano i bambini nella fascia di età 0-6 e che prevedono il coinvolgimento attivo
della comunità. La comunità educante non riguarda infatti solo le istituzioni ma va intesa in senso
più ampio, sensibilizzando anche chi non è direttamente protagonista.
Alcune attività più di altre hanno richiamato la collaborazione e la partecipazione della comunità.
Le attività formative legate all’educazione all’aria aperta ed il suo avvio all’interno dei servizi
educativi ha comportato il coinvolgimento nella vita del nido non solo dei genitori, ma anche di altri
cittadini, anziani e non, del territorio di riferimento, per sostenere la realizzazione di manufatti e
orti, portando al centro il servizio educativo ed aprendolo alla comunità.
Negli anni scorsi, sono stati inoltre organizzati alcuni momenti di festa che hanno coinvolto i
bambini e i loro genitori, legati alle attività formative che le educatrici stavano seguendo ed alle
conseguenti attività educative realizzate all’interno dei nidi. Si è data in questo modo la possibilità
ai genitori di sperimentare con i propri figli direttamente la vita del nido.
All’interno delle pratiche di “buona prassi”, è importante sottolineare la presenza di protocolli di
intervento integrati che rappresentano gli sforzi congiunti di Servizi Educativi, Scuole, NPIA e
Servizi Sociali Minori. Questi protocolli indicano compiti e responsabilità dei differenti soggetti e
le modalità di relazione e segnalazione di bambini e famiglie in situazione di fragilità.
Sono strumenti di collaborazione molto utili, elaborati allo scopo di creare percorsi il più lineari
possibile e compartecipare fattivamente nell’aiuto alle differenti situazioni.

5. A partire dalla vostra esperienza, quali sono le necessità del territorio rispetto al tema
affrontato? Se possibile indicare 3 parole chiave.

Il percorso di programmazione e definizione del nuovo Piano di Zona per la Salute e il Benessere
sociale ha restituito alcuni punti focali.
C’è bisogno, in generale, di prossimità, di un andare verso i cittadini da parte delle Istituzioni.
Soprattutto per le situazioni connotate da maggiore fragilità, è necessario, in un territorio vasto e
mal collegato come il nostro, che si ripensi alla organizzazione dei servizi e si sviluppi
maggiormente il lavoro di comunità, responsabilizzando le risorse sia istituzionali che comunitarie,
per poter avvicinare servizi, attività ed opportunità.
È emersa inoltre la presenza di alcune di zone grigie, ossia assenza di offerte siano esse di servizi
che educative. In particolare per la fascia 0-6, se da una parte sono presenti percorsi strutturati sia
nel pubblico che nel privato per l’accompagnamento alla nascita, dall’altra parte si evidenzia una
carenza di attività dalla nascita del bambino fino all’accesso al nido. Le offerte educative sono
poche e legate prevalentemente all’ambito sanitario (come il corso di allattamento tenuto dalle
ostetriche), vi sono esperienze di corsi di massaggio infantile, ma vi è la necessità di creare
maggiori e più strutturate opportunità di condivisione delle proprie emozioni e paure, in cui un
genitore possa sentirsi accolto. Nell’ottica di fornire un senso di continuità nel percorso genitoriale,
un progetto che si vorrebbe creare, con la collaborazione delle Istituzioni, della comunità allargata
ed integrando le azioni previste dal progetto Trame Educative, è quello di lavorare sugli spazi
educativi come i CBF come “presidi di comunità”, utilizzandoli in maniera coordinata per iniziative

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pubbliche e private in modo da offrire al genitore la consapevolezza dell’esistenza di uno spazio
comunitario, che lo può assistere non solo a livello sanitario, ma globale (sarebbe molto utile, ad
esempio, prevedere la possibilità di svolgere il corso pre-parto o di allattamento anche al di fuori
dell’ospedale).
Un ultimo punto focale riguarda la povertà educativa e le situazioni di fragilità che non rientrano in
percorsi di presa in carico, dove si può contare su strumenti e risorse di supporto e sostegno. Al
contrario, se il problema del bambino è la povertà educativa, che non corrisponde per forza alla
povertà economica, le istituzioni educative si trovano in grossa difficoltà, in quanto possono
lavorare esclusivamente sul contesto scolastico o educativo, non agendo su quello famigliare,
mettendo in atto un percorso di intervento che può non essere efficace. Sarebbe invece necessario
assicurare, per alcune tipologie di bambini, un sostegno educativo concreto alla genitorialità, con un
approccio ecologico. È quindi nostra intenzione pensare ad un intervento anche per questo ambito.

2.5 Distretto Pianura Ovest

Il Distretto Pianura Ovest comprende i comuni di Anzola dell’Emilia, Calderara di Reno,
Crevalcore, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese.
Nel territorio sono attualmente presenti due CBF: Il Rifugio di Emilio a Calderara di Reno e Albero
del Riccio a Crevalcore.

Intervista:

1. Quali sono i percorsi e le attività di sensibilizzazione e/o informazione rivolte ai genitori di
bambini da 0 a 6 anni? Quali sono le principali tematiche affrontate?

Nei Comuni vengono abitualmente organizzate attività di sensibilizzazione e sostegno alla
genitorialità. Le tematiche cambiano di anno in anno e di Comune in Comune.
A Crevalcore, ad esempio, da circa 15 anni è stata proposta un'iniziativa che si chiama 'Genitori non
si nasce’, gestita direttamente dalla pedagogista, che si occupa di varie tematiche, attraverso
differenti modalità.
Ad Anzola, fino allo scorso anno, sono state realizzate delle “chiacchierate” rivolte ai genitori di
bambini di 0-6 anni, dalle 18 alle 19.30, subito dopo l'orario di chiusura e a rotazione nei nidi e
nelle scuole pubbliche e private del territorio, su diverse tematiche quali la rabbia, i capricci, le
difficoltà educative, il ruolo del padre, quello dei nonni, il cibo, il sonno, l'uso delle tecnologie nella
primissima età, i fratelli, le regole. Negli anni, però, questi incontri hanno registrato un calo nella
frequenza da parte dei genitori. Cercando di comprendere questo calo sono emerse le seguenti
motivazioni da parte dei genitori: mancanza di tempo, la vita sempre di corsa, il bisogno di avere
proposte dove possono stare insieme bambini e genitori. Dallo scorso anno il Comune ha proposto
incontri anche durante l'orario di apertura del nido, con 'Il tè al nido', dalle 15 alle 16.30. Da
quest'anno si propongono anche gli incontri 'L'ape al nido', ovvero incontri di scambio bevendo
l'aperitivo insieme.

2. Quali sono i percorsi di formazione rivolti ad educatori e insegnanti di bambini da 0 a 6 anni?
Quali sono le principali tematiche affrontate?

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Sul territorio sono presenti due filoni formativi. Il primo filone di formazione si rivolge agli
educatori di nido (0-3 anni) attraverso la proposta di percorsi di educazione attiva di stampo
Montessoriano e Pickleriano. Alcuni percorsi hanno lavorato anche con la micro-analisi utilizzando
i video.
Il secondo filone formativo riguarda la formazione per insegnanti di scuola dell'infanzia, lo scorso
anno il lavoro è stato centrato sul tema dei conflitti con il gruppo di Piacenza. A questa formazione
partecipa anche qualche educatrice del nido.
Quest'anno stiamo organizzando, con i fondi del MIUR l'attività 0/6 anni per educatrici e insegnanti
congiuntamente sull'outdoor education.

3. Quali sono le attività più significative proposte ai bambini da 0-6 anni?

Le principali attività sono proposte dai CBF e rivolte ai bambini da 0 a 6 anni. In particolare sono
proposte attività di laboratorio a iscrizione per famiglie, corsi di massaggio infantile, incontri a
tema, spettacoli teatrali, spettacoli di burattini, 'notti in biblioteca e al museo', installazioni
artistiche, ludoteche.

4. Vi chiediamo di descrivere 3 esperienze particolarmente positive ed innovative che sono state
svolte nel vostro territorio negli ultimi tre anni per i bambini da 0-6 anni, le loro famiglie o la
Comunità educante.

a) Progetto continuità nidi/scuola dell'infanzia che coinvolgono tutti i nidi e le scuole: dopo anni di
confronto e di co-progettazione è stata fatta una sorta di tabula rasa e di semplificazione del
progetto. Anziché costruire un filo conduttore, una storia, un personaggio si è lavorato
sull’osservazione e scambio degli adulti. Gli insegnanti vengono nelle sezioni dei nidi dove ci sono
i bambini che passeranno alla scuola dell'infanzia e osservano le relazioni dei bambini e i giochi che
scelgono compilando una scheda di osservazione. L'idea è quella di vedere prima di agire e di
conoscere come vivono i bambini della comunità educativa che li accoglie (il nido).
Quando i bambini vanno alla scuola dell'infanzia vengono accolti da pochi bambini in sezione, di
solito grandi e trovano alcuni angoli "riconoscibili", perché simili a quelli del nido in termini di
funzione e organizzazione. I bambini dell'infanzia poi lasciano ai bambini del nido un dono, un
disegno fatto da loro. Invece di portare alla scuola dell'infanzia, come si faceva in passato, qualcosa
di fatto in un laboratorio al nido, si riceve un dono, come quando si va a trovare qualcuno. L'idea è
quella di costruire esperienze, sensazioni positive, se pur piccole al momento, lasciare tracce,
ricordi di bei momenti di vita. Tutto il gruppo continuità si vede ogni anno a giugno per la consegna
delle schede di passaggio, a settembre per il passaggio di informazioni agli insegnanti assegnati che
prenderanno i bambini e a fine novembre per verificare l'ambientamento alla scuola dell'infanzia.

b) Il tè al nido. Dalle 15.00 alle 16.30, mentre i bimbi stanno dormendo, i genitori possono
sorseggiare un tè caldo condividendo racconti, difficoltà, aneddoti. L'idea è quella di "sentirsi
parte", di non fare sentire le famiglie da sole e di condividere buone prassi e buone cure, ma anche
le fatiche.

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c) Percorso psicomotorio 3-6 anni condotto all'interno di una stanza del nido appositamente
attrezzata. E’ prevista un’assemblea di inizio e accoglienza e poi 10 incontri in piccoli gruppi, uno
rivolto alla fascia 3-4.5 anni e l'altro 4.5-6 anni. E’ prevista la restituzione alla fine del percorso ad
ogni genitore. Abbiamo visto che i percorsi psicomotori possono rappresentare uno strumento per
molti bambini per promuovere il loro sviluppo e il benessere psicologico. Spesso il corpo dei
bambini racconta un eccesso di tensione e di malessere e vivere uno spazio nuovo e accogliente
permette al bambino di potersi sperimentare nella propria interezza.

5. A partire dalla vostra esperienza quali sono le necessità del territorio rispetto al tema
affrontato? Se possibile indicare 3 parole chiave.

1. Coordinamento tra aree e servizi differenti (sanità, sociale, scuola, ASP Servizio minori, SERT,
Spazio giovani, consultorio, ecc).
2. Lavoro sull'extra-scuola con famiglie e bambini con disabilità.
3. Lavoro sull'extra-scuola con famiglie in difficoltà di natura sociale.
Parole chiave: comprensione dei cambiamenti/condivisione/concretezza

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3. Uno sguardo ai Centri Bambini e Famiglie (CBF)

3.1 Cosa sono i Centri Bambini e Famiglie (CBF)

I “Centri Bambini Famiglia” (CBF) costituiscono degli spazi dedicati all’accoglienza dei bambini in
età prescolare da 0 a 3 anni (nonostante sia prassi diffusa l’accoglienza dei bambini fino ai 6 anni di
età).
Come si può leggere nel contributo di Musatti e Mantovani “I Centri per bambini e famiglie,
un’opportunità per bambini e genitori nella società di oggi” pubblicato all’interno del
“Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia” (2012) , i
CBF, rispetto agli altri Servizi Educativi per l’Infanzia, presentano una caratteristica unica: il
bambino non viene affidato ad un educatore o ad altra figura specializzata, ma rimane in presenza
del genitore o dell’adulto significativo che lo accompagna. Si è quindi all’interno di uno spazio che,
attraverso la messa a disposizione di una struttura attrezzata in cui realizzare attività ludiche e
ricreative, ripropone un contesto di normalità quotidiana, in un ambiente meno strutturato e più
flessibile rispetto a quello della scuola, pur mantenendo una forte valenza socio-educativa.

Il riconoscimento dell’importanza formativa dei CBF viene sancito, a livello nazionale, dalla Legge
n 285 del 1997 “per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” in cui viene definito
il funzionamento di questi servizi. Nell’art. 5, comma 1a, viene sottolineato come tali progetti
possano riguardare “servizi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione
sociale per bambini da zero a tre anni, che prevedano la presenza di genitori, familiari o adulti che
quotidianamente si occupano della loro cura, organizzati secondo criteri di flessibilità”.

La presenza sul territorio dei CBF è riconosciuta dalla Regione Emilia-Romagna e in particolare
dalla Delibera dell’Assemblea Legislativa N. 85 (Direttiva in materia di requisiti strutturali ed
organizzativi dei servizi educativi per la prima infanzia e relative norme procedurali. Disciplina dei
servizi ricreativi e delle iniziative di conciliazione) che ne regolamenta i requisiti strutturali e
organizzativi e dalla Legge Regionale N. 25 “Servizi Educativi per la prima infanzia. Abrogazione
della L.R N 1 del 10 Gennaio 2000” in cui i CBF vengono riconosciuti come sistemi educativi
integrativi al nido, necessari per adattarsi alle crescenti richieste di flessibilità da parte delle
famiglie.

Volendo sintetizzare la complessa e delicata funzione educativa dei CBF, non si può non prestare
attenzione a come la compresenza di genitori (o adulti di riferimento) e bambini si traduca in una
molteplicità di offerte e proposte alle famiglie. Vengono infatti promossi numerosi corsi di
massaggio infantile, laboratori espressivi, di pittura creativa e di teatro, proposte di outdoor
education e giochi senso-motori. Sono infine disponibili vari incontri, gestiti da esperti e pensati
esclusivamente per i genitori, in cui si esplorano le tematiche principali nella relazione con il
proprio bambino, che cresce e cambia ogni giorno.

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