Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como

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Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
Numero 1 - Anno XLV - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46), art. 1, comma 2, DCB Como

                                                                                                                                                          Como - Anno XLV - Gennaio-Marzo 2019 - Numero 1
                                                                                                                                                                                                            Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Como

Un abbraccio
lungo cent’anni
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
Tener vivo lo spirito di Corpo
FOTO FLAVIO ROSSINI

                      e conservare le tradizioni e le caratteristiche degli Alpini.
                      (Articolo 2 dello Statuto dell’Associazione Nazionale Alpini)

                      Raduno sezionale
                      Albavilla, 16 giugno 2019

                      Il programma delle manifestazioni è pubblicato sul sito internet sezionale www.alpinicomo.it
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
SOMMARIO

                                                       In questo numero
                                                        EDITORIALE
                                                        Al cento per cento                                                2
                                                        DAL DIRETTORE
                                                        Un abbraccio lungo cent’anni                                      3
                in copertina
        Un abbraccio lungo cent’anni
                                                        CENT’ANNI FA
             (Foto Marco Mayr)
        Como - Anno XLV - Numero 1
           Gennaio-Marzo 2019
                                                        Questa grande famiglia                                            4
      Associazione Nazionale Alpini
                                                        CIAO CESARE
             Sezione di Como
     Via Zezio, 53 - 22100 Como (CO)
              Tel. 031.304180
                                                        Gocce di memoria                                                 12
     www.alpinicomo.it - como@ana.it
                                                        NIKOLAJEWKA
                                                                                                                         15
          Direttore responsabile
            Piergiorgio Pedretti
        pedretti.ppg1947@gmail.com
                                                        Settantasei anni fa
                Caporedattore
               Tiziano Tavecchio                        Alpino senza penna                                               16
                 Redazione
       Enrico Bianchi, Enrico Gaffuri,
      Mario Ghielmetti, Carlo Pedraglio
                                                        Sergente nella neve                                              18
     Progetto grafico e impaginazione
       QG Project - Alessandro Villa                    LE MEDAGLIE D’ORO
                                                        Adriano Auguadri,
                                                                                                                         22
                    Stampa
          Bieffe Srl Industria Grafica
           Via Mariano Guzzini, 38                      fulgido esempio di valore alpino
            62019 Recanati (MC)
    Registrazione al Tribunale di Como                  TERREMOTO
             n. 21 del 7/10/1976.
Poste Italiane SpA - Sped. in abb. postale -
 D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004
                                                        l’impegno continua                                               24
   n° 46), art. 1, comma 2, DCB Como
                                                        RADUNO SEZIONALE
    Hanno collaborato a questo numero
    Rudi Bavera, Cesare Beretta, Enrico Bianchi,
         Stefania Bianchi, Pierluigi Bosisio,
                                                        Una terra a forma di cuore                                       26
        Arcangelo Capriotti, Maria Castelli,
       Mariolina Cattaneo, Lorenzo Cordiglia,           UNA VOLTA ALL’ANNO
       Giorgio Costanzo – Iubilantes Como,
            Paolo Crippa, Bepi De Marzi,
               Giuseppe Di Carluccio,
                                                        Crea sempre un’atmosfera!                                        28
     Sebastiano Favero, Maria Rossana Filippini,
           Gigliola Foglia, Enrico Gaffuri,
                                                        NATALE 2018
       Mario Ghielmetti, Maurizio Invernizzi,
           Cesare Lavizzari, Aldo Maero,
Lella Maero, Sasha Manzolini, Giuseppe Mendicino,
                                                        Presepi                                                          30
   Settimo Moro, Carlo Pedraglio, Lucia Pedretti,
Marta Pedretti, Piergiorgio Pedretti, Sergio Radice,
                                                        VIVERE IL TERRITORIO
         Leonardo Russo, Paola Scaglione,
       Giorgio Sampietro, Tiziano Tavecchio             A Dongo un altro oro                                             32
                                                        TANTO DI CAPPELLO
                                                        Notizie alpine intra moenia ed extra moenia                      35
                                                        DALLA PENNA DEI GRUPPI
                                                        Fatti col cappello alpino                                        40
 A tutti coloro che abbiano salvaguardato, aiutato,
                                                        RECENSIONI
                                                                                                                         52
     accresciuto la Patria, è assegnata in cielo
 una sede ben determinata, dove nella beatitudine
          possano godere di una vita eterna             Finito di stampare
    Omnibus, qui patriam servaverint, adiuverint,
    auxerint, certum est in caelo definitum locum,
         ubi beati aevo sempiterno fruantur
        Marco Tullio Cicerone, De Re Publica,           La versione digitale del Baradèll è pubblicata
             Somnium Scipionis, 6, 13
                                                        sul sito internet www.alpinicomo.it e su www.alpimediagroup.it
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
EDITORIALE

                    Al cento per cento
                                     Come i nostri padri e i nostri nonni
              Enrico Gaffuri

N
            ei cieli di allora volava solo
            qualche biplano Caproni e i pi-
            loti si sporgevano dalla carlin-
            ga per guardare cosa succedeva
al suolo, per scattare qualche fotografia,
o per lanciare a mano qualche bomba,
nella speranza di centrare il nemico. Se
non c’era la possibilità di stendere linee
telefoniche, si ricorreva ancora ai piccioni
viaggiatori, capaci di portare a destinazio-
ne un messaggio legato a una zampina, il
colombigramma. Ci si parlava ancora ognu-
no nel proprio dialetto e quella italiana
era una lingua riservata alla minoranza.
Accadeva cent’anni fa.
Da allora l’uomo ha addirittura cammi-
nato sulla luna e per bombardare le po-
stazioni nemiche si alzano in cielo aero-
plani pilotati da terra. Per comunicare è
sufficiente fare un clic su quello che con-
tinuiamo a chiamare telefono, quando
invece è molto più simile a un moderno
e potente computer. E la lingua? L’italia-
no, dopo essere stato assimilato da tut-
ti, sta per essere messo da parte; siamo
in epoca di globalizzazione, oggi guai se
non parli inglese!
Uno stravolgimento incredibile su tutti i
fronti, compreso quello morale, anzi, so-
prattutto su quello. Fortunati noi che ce ne
rendiamo conto per essere nati e cresciuti
in un tempo in cui certe operazioni si fa-
cevano manualmente, ragionandoci su, e a       colore, proprio come appare nello storico    Possiamo ben essere grati al Padre Eterno,
dettar le scelte era proprio la morale.        disegno di Giuseppe Novello che illustra     per averci fatti diventare Alpini, per averci
I giovanissimi invece sono nati e stanno       questo articolo.                             dato la possibilità di assaporare il gusto
crescendo in un mondo in cui tutto è digi-     Quest’anno il motto per gli striscioni       delle cose belle in cui crediamo, quelle
tale e la parola d’ordine è automatico. Ma,    che accompagneranno l’Adunata nazio-         che continuiamo a difendere, come han-
peggio ancora, pare che sia tutto concesso     nale a Milano è esattamente la nostra        no fatto i nostri padri e i nostri nonni. Le
e dovuto. Tutto gratuito.                      fotografia, in sole quattro parole descri-   cose belle che per brevità siamo abituati
Eppure, nonostante tutto, esiste ancora        ve compiutamente tutta la nostra storia,     a chiamare alpinità, ma che nel dettaglio
qualche caposaldo inespugnabile di va-         100 anni di coraggioso impegno. Né più né    richiederebbero un elenco lungo pagine e
lori antichi che, quasi miracolosamente,       meno l’impegno che ci hanno chiesto i        pagine. Alpinità, quella parola magica che
non sanno di muffa o di vecchio, come          nostri Padri fondatori, anzi, per essere     fa battere i nostri cuori, perché contiene i
alcuni oggetti trovati in fondo a certi ar-    ancora più chiari, quello che ci hanno       valori della memoria, dell’impegno, della
madi della nonna. Valori che conservano        lasciato scritto sulla Colonna Mozza in      solidarietà e dell’amore per la Patria. E noi
la freschezza della rugiada sui petali di un   Ortigara, affinché non lo dimenticassimo.    continueremo a oltranza a difendere que-
fiore di campo. Valori capaci di suscitare     Non toccherebbe a noi dirlo, ma lo fac-      sto patrimonio e a seminarlo sul nostro
ancora emozioni e far inumidire gli occhi.     ciamo ugualmente; ebbene sì, siamo stati     percorso, perché anche altri ne raccolgano
Il nostro caposaldo si chiama Associa-         proprio bravi a non perdere l’orientamen-    i frutti. A cent’anni dalla nascita della no-
zione Nazionale Alpini ed è intatto da         to. Una volta si andava a piedi e oggi in    stra Associazione continuiamo a coltivare
cent’anni. È ancora lì, inespugnato dal        macchina, ma la strada che percorriamo è     le passioni dei nostri Vecchi, perché sia-
luglio 1919, da quando in Galleria Vit-        assolutamente la stessa, in salita ma per-   mo esattamente come loro, siamo Alpini
torio Emanuele a Milano sventolò il Tri-       corribile, basta la buona volontà.           al cento per cento.

2    gennaio-marzo 2019
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
DAL DIRETTORE

Un abbraccio lungo cent’anni
                        Di generazione in generazione, tre secoli di Alpini…
            Piergiorgio Pedretti                ha reso più sopportabile la lontananza da                                defluisce lento come il nostro passo ca-
                                                casa; ha accompagnato in Paradiso i va-                                  denzato, che non si ferma davanti a nulla
                                                lorosi del dovere pericolosamente compiuto;                              e ricorda il motto dell’Adunata nazionale

U
           n abbraccio ideale iniziato l’8      ha trasmesso la volontà di impegnarsi in                                 di Trento Per gli Alpini non esiste l’impos-
           luglio 1919 quando, presso la        ogni tempo dove c’è necessità di aiutare i                               sibile; che porta in sé tutto ciò che nei
           Birreria Spaten Bräu di Milano,      vivi ricordando i morti.                                                 cent’anni le Penne Nere hanno reso visi-
           fu fondata l’Associazione Na-        Un abbraccio che non ha mai ripudiato                                    bile in guerra e in pace con tanta fatica,
zionale Alpini con Daniele Crespi primo         la fedeltà alla Patria, al Tricolore, all’ami-                           con impegno esemplare e amore smisura-
presidente cui succedettero nell’ordine         cizia, alla solidarietà, al bene comune, al                              to verso il cappello alpino come ha scritto
Carlo Carini e Arturo Andreoletti.              senso del dovere; proprio quel senso del                                 Giulio Bedeschi, nel suo Centomila gavette
Un abbraccio autentico che, nel corso           dovere acquisito durante il periodo del-                                 di ghiaccio: […] Un tutt’uno con l’uomo, il
del primo convegno nazionale degli Al-          la naja e conficcatosi indelebilmente nel                                cappello; tanto che finite le guerre e deposto
pini nel 1920 sull’Ortigara e la posa della     cuore di ciascun Alpino.                                                 il grigioverde, il cappello resta al posto d’o-
Colonna Mozza Per non dimenticare, ha           Arturo Andreoletti, il riconosciuto Padre                                nore nelle baite alpestri come nelle case di
posto il sigillo definitivo sulla neonata       fondatore dell’Ana e terzo presidente,                                   città, distaccato dal chiodo o levato dal cas-
realtà associativa alpina.                      non poteva immaginare che quella picco-                                  setto con mano gelosa nelle circostanze spe-
Un abbraccio che, di generazione in gene-       la famiglia di Reduci riunita sull’Ortigara,                             ciali, ad esempio per ritrovarsi tra Alpini o
razione, ha riunito Alpini appartenenti         Calvario degli Alpini, per far memoria dei                               per imporlo con ben mascherata commozione
a tre secoli di storia, tutti affratellati da   fratelli Caduti, si sarebbe presto trasfor-                              sul capo del figlioletto o addirittura dell’ulti-
quella misteriosa impronta distintiva chia-     mata: da goccia in ruscello, in torrente                                 mo nipote, per vedere quanto gli manca da
mata alpinità, un’espressione tanto reali-      impetuoso e, di cascata in cascata, in fiu-                              crescere e se sarà un bell’Alpino; bello poi, a
stica quanto indefinibile.                      me grandioso, possente e inarrestabile                                   questo punto, significa somigliante al padre
Un abbraccio che, in guerra e in pace,          che, scorrendo dai monti al mare placido                                 o al nonno, che è il padrone del cappello. […]
ha sorretto la vita di ogni Alpino, ha al-      e vigoroso, ha percorso cent’anni di storia.                             Ma come nella vita si manifestano alti e
leviato i dolori e le sofferenze; ha infu-      Ed è avvincente paragonare la straordi-                                  bassi, anche la nostra Associazione sta
so coraggio nel momento del pericolo;           naria associazione unica al mondo, cui                                   trascorrendo un periodo insolito: la stori-
ha rinvigorito le speranze; ha ispirato le      abbiamo l’onore di appartenere, a questo                                 ca consuetudine di generazione in genera-
cante; ha gioito nei momenti spensierati;       fiume carico di ricordi e di memoria; che                                zione è stata interrotta dalla sospensione
                                                                                                                         del servizio di leva e, in mancanza di forze
                                                                                                                         fresche, sta precludendo un futuro sereno.
                                                                                                                         Per quanto tempo ancora potrà scorrere
                                                                                                                         “quel fiume grandioso, possente e inarre-
                                                                                                                         stabile”? Noi non possiamo saperlo.
                                                                                                                         Tuttavia, anche di fronte a un futuro in-
                                                                                                                         certo, ci sostengono le parole che Papa
                                                                                                                         Giovanni Paolo II pronunciò al Giubileo
                                                                                                                         dei militari nel novembre 2000: […] Per
                                                                                                                         quanto le situazioni siano complesse e pro-
                                                                                                                         blematiche, non perdete la fiducia. Nel cuore
                                                                                                                         dell’uomo non deve mai morire il germe della
                                                                                                                         speranza. Siate sempre attenti a scorgere e
                                                                                                                         a incoraggiare ogni segno positivo di rinno-
                                                                                                                         vamento personale e sociale. Siate pronti a
                                                                                                                         favorire con ogni mezzo la coraggiosa costru-
                                                                                                                         zione della giustizia e della pace. […]
                                                                                                                         Ecco quindi il nostro futuro: continuare
                                                                                                                         senza timore l’impegno associativo con il
                                                                                                                         cuore impreziosito dai cent’anni trascorsi
                                                                                                                         e la mente ancorata al motto dell’Aduna-
                                                                                                                         ta nazionale del Centenario a Milano 100
                                                                                                                         anni di coraggioso impegno. Saranno i pre-
                                                                                                                         supposti per dare continuità a quell’ab-
                                                                                                 Foto Mario Ghielmetti

                                                                                                                         braccio lungo cent’anni perché si con-
                                                                                                                         servi inalterato fino a quando ci sarà una
                                                                                                                         sola penna nera su un cappello calcato
                                                                                                                         sulla testa di un Alpino.

                                                                                                                                              gennaio-marzo 2019      3
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
CENT’ANNI FA

Questa
grande
famiglia
Il desiderio di ritrovarsi uniti
era più forte di qualsiasi cosa

4   gennaio-marzo 2019
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
Foto Archivio Centro Studi Ana
            Mariolina Cattaneo                   instancabili e ingegnosi lavoratori. Gente           l’intera organizzazione dell’Ana e pretese,
                                                 modesta, ma dall’animo grande come le                senza tuttavia ottenerla completamente,
                                                 loro montagne”1. Albergava nei montana-              piena fedeltà al Regime. La seconda guer-

I
      l congedo li aveva dispersi in pochi       ri la vera essenza dello spirito alpino. Era         ra mondiale, la guerra sporca, si portò via
      mesi. I sopravvissuti raggiunsero          di questi uomini che aveva bisogno l’As-             decine di migliaia di Penne Nere.
      valli e poi paesi fino alle contrade.      sociazione, più di mandriani che di mi-              Non senza fatica, nel dopoguerra si rico-
      Altri tornarono in città. Tacquero le      nistri, perché occorreva alimentare quel             stituirono uno a uno Sezioni e Gruppi e
canzoni alpine e fu chiusa la porta. Ma          falò, attorno a cui si erano stretti in cer-         così le Brigate alpine. L’Ana rimase anco-
per poco.                                        chio i Padri fondatori, con lo spirito della         rata alla comunità attraverso l’impegno
L’8 luglio 1919, a Milano, un pugno di           gente alpina che parla poco per abitudine            dei suoi iscritti, generosi nei momenti di
Alpini si strinse in cerchio e giurò di non      e che in guerra e in pace ha compiuto il             bisogno. Poi venne la prova più grande:
aprire la catena se non per dar la mano a        proprio dovere senza lamentele e senza               l’intervento in Friuli dopo il terremoto.
chi si sarebbe aggiunto. Le prime riunio-        nulla chiedere in cambio, solo per l’Italia.         Era il maggio del 1976 quando Bertagnolli
ni vennero organizzate tra l’ammezzato           Ma la strada non si mostrò mai piana,                invitò gli Alpini a soccorrere i fradis priva-
in Galleria Vittorio Emanuele e la bir-          mai priva di ostacoli. Dopo il tumultuo-             ti di tutto. Quell’esperienza fu fortissima,
reria Spaten Bräu dei fratelli Colombo,          so biennio rosso, la crisi economica e le            gli Alpini vissero insieme per settimane,
naturalmente Alpini. L’entusiasmo dei            lotte interne, venne il Fascismo che mutò            divisi in cantieri in base alla provenienza.
primi mesi incontrò fin da subito osta-                                                               “Mani che mostravano la loro rudezza, la
coli e difficoltà, eppure non scemò mai                                                               loro abitudine a lavorare, a ubbidire, sen-
perché il desiderio di ritrovarsi uniti,                                                              za desiderio di apparire. Così nella loro
come una grande famiglia, era più for-                                                                modestia si beccarono anche qualche in-
te di qualsiasi cosa. La condivisione di                                                              sulto da due giornali sempre pronti, sem-
quello zaino pieno di volti di compagni                                                               pre critici, sempre nel giusto. Il 15 set-
caduti, di cime innevate, di guerra e di                                                              tembre di nuovo. Strade spaccate, donne
sofferenze appariva come necessaria e                                                                 che gemevano in terra, muri ancora che
da essa scaturirono la voglia di ritrovarsi,                                                          non cessavano di sgretolarsi e vecchi che
l’allegria, gli abbracci e gli incontri quasi                                                         non si scollavano dalle loro case. Noi tor-
quotidiani per rendere forte e numerosa                                                               navamo al campo pronti a ricominciare
l’Associazione appena nata.                                                                           per dare una mano a chi non aveva mai
I valligiani già impegnati nei lavori regola-                                                         smesso di sperare, a chi non aveva aspet-
ti dalle stagioni, nelle fatiche della vita di                                                        tato se non gli Alpini, uniti ai fradis”2.
paesi in salita, vennero chiamati a dare il                                                           Accanto ai Padri fondatori c’erano i re-
loro contributo: in guerra erano la truppa                                                            duci della Grande Guerra, i reduci della
e dopo il congedo avrebbero rappresen-                                                                seconda e poi c’erano “quelli che avevano
tato la quota più autentica della grande                                                              fatto il Friuli”. Esperienze molto diverse
famiglia alpina. “Chi ha vissuto per tanti                                                            mutate in elementi fondativi nella storia
mesi a diretto contatto con questi uomini                                                             della nostra Associazione.
non potrà mai dimenticare il loro spirito                                                             Viene da chiedersi oggi cosa sia rimasto
di abnegazione e tutto il loro sconosciuto           Il Reduce Callegari verso il rifugio             di quello spirito. Davanti alle invidie e alle
                                                           Contrin nel giugno 2001;
eroismo di gente semplice, che seppure                   in alto, a sinistra, la storica
                                                                                                      miserie umane che riempiono il nostro
anziana e con famiglia a carico non di-                 Birreria Spaten Bräu; a destra,               tempo e, gioco forza, serpeggiano anche
mentica un istante il proprio dovere. Chi             Alpini al lavoro in Friuli nel 1976.            tra gli Alpini.
ha vissuto con loro, non potrà mai di-                       Nella pagina accanto,                    Cosa è rimasto lo riscopri ogni volta che
menticare quello che hanno fatto questi                    dipinto degli Anni Venti.                  il 26 gennaio a Brescia guardi al monu-

                                                                                                                          gennaio-marzo 2019    5
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
mento vivente che è la Scuola Nikola-
jewka. O visiti l’istituto di Endine Gaia-
no o una classe di ragazzi durante una
lezione tenuta dagli Alpini. Quando
senti ancora un coro cantare. Quando
il 4 Novembre, che piova o no, davanti
al monumento ai Caduti trovi sempre
(e alle volte solo) le Penne Nere in fila,
sull’attenti, come la naja insegnava. E
così in pellegrinaggio sui luoghi della
memoria. Gli incessanti interventi nel
Centro Italia, l’asilo Sorriso in Russia,
i volontari della Protezione Civile che
partono e vanno ovunque sia il bisogno.
Cosa è rimasto lo si scopre nel Libro Ver-
de quando si tirano le somme delle ore
di lavoro e del denaro raccolto e devolu-
to. E sembra impossibile.
La memoria, la solidarietà e la montagna
sono pietre d’angolo capaci di trasfor-
marsi in un fare quotidiano, incessante.
Un fare che unisce e alimenta il vincolo
associativo. E quando inevitabilmente
succede di perdersi, basta accostarsi a un
vecio, che sia ancora lì o che abbia lascia-
to la sua eredità nel ricordo, magari sulle
pagine di un libro perché: “Questo dirit-
to di seguitare a volerci bene ce lo siamo
guadagnato da soli e concesso da soli ed è
tutta la nostra grande ricchezza”3.

1 Arturo Andreoletti, Con gli Alpini sulla Mar-
  molada, Mursia, Milano 1977.
2 Alessandro Rossi, L’Alpino, ottobre 2016.
3G  ian Maria Bonaldi “La Ecia”, Ragù, Casa       Tanti cappelli, un’unica fede. Nella pagina accanto: in alto, giovani Alpini sorridente,
  Editrice Apollonio & C., Brescia 1935.           il futuro dell’Associazione; in basso, picchetto armato in divisa storica.

PER GARANTIRE ALTRI CENT’ANNI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE

Una speranza nuova
L   eggendo, come sempre, la stampa alpi-
    na mi sono imbattuto in questa bella
esortazione/viatico di Arturo Andreoletti
                                                   sono passati i vostri padri, a voi affidia-
                                                   mo questa fiaccola che si identifica con la
                                                   grande famiglia alpina, perché, operando
                                                                                                      perché tutto ciò che custodiamo e che
                                                                                                      trasmettiamo non è solo nostro ma pa-
                                                                                                      trimonio dell’Italia intera;
(forse il più lungimirante dei nostri Padri        con sempre maggior impegno, la trasmet-         - la necessità di trasmettere tutto ciò af-
fondatori) pubblicata nella quarta di coper-       tiate in continuità di riverenti memorie,          finché si continui a ricordare;
tina del Baradèll (numero 4/2018, ndr) che         di generosi propositi e di fondate speran-      - la decisione di affidare questa fiaccola di
suona come un “imperativo categorico”.             ze alle generazioni che vi seguiranno. E           memoria a chi non è passato per l’espe-
Ebbene in questo pezzo, scritto in occa-           che sia un avvenire radioso per la nostra          rienza della guerra.
sione del 50° anniversario di fondazione           Associazione, per gli Alpini tutti e per la     Cosa tutt’altro che semplice perché sap-
della nostra Associazione, Andreoletti,            nostra cara Patria”.                            piamo bene che la differenza che passa
con una sorta d’interpretazione autenti-           In queste poche righe c’è veramente tut-        tra un reduce e chi ha fatto solo la naja è
ca, scrive senza mezzi termini qual è la           to quello serve:                                assolutamente enorme. Ci è voluto, dun-
nostra missione: trasmettere i nostri va-          - l’Associazione vista come fiaccola di ci-    que, un bel coraggio.
lori, il nostro stile di vita, la nostra Asso-        viltà, della nostra civiltà. Una sorta di    Eppure, il vecchio combattente, il fondato-
ciazione insomma, alle nuove generazioni              isola felice in una società che da qual-     re dell’Ana non ha avuto dubbi: occorreva
affinché queste facciano altrettanto.                 che decennio, pare impazzita;                trasmettere la fiaccola alle future genera-
“Ebbene, giovani Alpini, a voi delle nuo-          - la missione di trasmettere il nostro stile   zioni e l’unico modo per farlo era educare i
ve generazioni e delle più recenti leve,              di vita, i nostri valori e la nostra capa-   giovani ai valori e allo stile di vita che loro
a voi che avete avuto la fortuna di non               cità di custodire e coltivare la memoria     avevano mantenuto e custodito.
conoscere gli orrori attraverso i quali               non solo per noi ma per la nostra Patria     Hanno fatto una scommessa enorme e

6     gennaio-marzo 2019
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
Continuiamo nella nostra battaglia per
                                                                                                                 il ripristino della leva obbligatoria e nel
                                                                                                                 frattempo facciamo qualcosa per consen-
                                                                                                                 tire a questo sodalizio di assicurarsi un
                                                                                                                 futuro prospero nei numeri e nella capil-
                                                                                                                 lare diffusione perché solo così la fiaccola
                                                                                                                 potrà continuare a brillare!
                                                                                                                 Non facciamoci prendere ancora in giro
                                                                                                                 dai governi di turno che, se mai doves-
                                                                                                                 sero farlo, ci concederanno solo qualche
                                                                                                                 briciola avvelenata.
                                                                                                                 Facciamolo da noi. Abbiamo ancora for-
                                                                                                                 za ed energia per mettere i giovani sulla
                                                                                                                 strada giusta e per garantire altri cento
                                                                                                                 anni alla memoria di rimanere sull’agenda
                                                                                                                 politica della nostra Patria.
                                                                                                                 Facciamo qualcosa e facciamolo subito
sono riusciti a plasmare noi a loro imma-        Io un’idea precisa ce l’avrei anche, ma                         perché purtroppo non abbiamo più tem-
gine e così la memoria è stata garantita         quello che conta è che tutti facciano                           po da perdere.
per cento anni.                                  loro l’impegno morale di Arturo Andre-                          E che l’esortazione di Arturo Andreoletti
Ora sta a noi difendere e trasmettere            oletti: trasmettere la fiaccola alle futu-                      di cinquant’anni fa diventi la nostra linea
questo patrimonio. Non possiamo tirarci          re generazioni. Non mi interessa tanto                          guida per il nostro cammino fin da ora.
indietro. Non sarebbe da Alpini.                 come, mi interessa che lo si faccia.                                                       Cesare Lavizzari

SEMPRE CON I NOSTRI VALORI FONDANTI IN MENTE

Un secolo di storia
S   ono passati cento anni. Cento anni?
    Uno sproposito! Cento anni trascor-
si dal lontano 1919, in un’alternanza di
                                                 ci ma comunque inizialmente tristi per
                                                 la gran parte dei najoni che, a scaglioni,
                                                 come si usava allora, la maggior parte per
                                                                                                                 (c’era sempre qualche Alpino che portava
                                                                                                                 oltre al suo anche lo zaino o il Garand di
                                                                                                                 chi “tirava l’ala”). Ricordi che suscitano
periodi difficili, faticosi, pieni di insidie,   la prima volta affrontavano con nostalgia                       in me un piacevolissimo e “profumato”
ma anche ricchi di fervore, di iniziative e      lunghi periodi lontani da casa.                                 sentimento (c’erano anche i nostri amici
di speranza. Cento anni trascorsi sempre         Vita di caserma a volte dura; a volte, dopo                     e indispensabili muli). Mi immagino, in
con il nostro amato cappello calato sulla        il primo impatto iniziale, vissuta con sana                     questi giorni di inizio anno, una lunghis-
testa, orgogliosi della nostra penna; cia-       goliardia, con un legame coi camerati an-                       sima stecca che da Milano, dall’8 luglio
scuno con lo stemmino e la nappina co-           cora vivo tuttora: legame che noi chia-                         1919, transitando per la Colonna Mozza
lorata del proprio Battaglione o Gruppo.         miamo alpinità. Le caserme di tutt’Italia                       si snoda passando di mano in mano tra
Momenti difficili: la ricostruzione dopo         strabordavano di giovani leve. Le nostre                        le nostre ottanta Sezioni, i nostri circa
gli anni della Grande Guerra; la seconda         caserme alpine però avevano un fervore                          quattromilacinquecento Gruppi e i no-
tragica guerra mondiale; momenti eufori-         in più, vuoi per le meravigliose montagne                       stri circa trecentocinquantamila soci per
ci per la ripresa degli anni Sessanta-Set-       che le circondavano, vuoi per la freneti-                       terminare nel mese di maggio davanti al
tanta; momenti sicuramente meno tragi-           ca attività e le comuni fatiche condivise                       duomo di Milano dove si concluderà l’A-
                                                                                                                 dunata del Centenario.
                                                                                                                 Cento anni trascorsi dagli Alpini, pur tra
                                                                                                                 avversi destini, sempre con i nostri valori
                                                                                                                 fondanti in mente, arricchiti nel tempo
                                                                                                                 dalla passione e iniziative di validi Presi-
                                                                                                                 denti. Negli anni recenti abbiamo “arruo-
                                                                                                                 lato” anche tanti Amici non Alpini ma che
                                                                                                                 condividono i nostri sentimenti sui quali
                                                                                                                 puntiamo per consolidare le nostre fila.
                                                                                                                 Da Milano lasceremo (come fanno i mu-
                                                                                                                 ratori quando gettano i pilastri per la co-
                                                                                                                 struzione di una casa) una chiamata alla
                                                                                                                 quale ci collegheremo tutti noi e chi verrà
                                                                                                                 dopo di noi per consentire alla stecca di
                                                                                                                 questa splendida Associazione di prose-
                                                                                                                 guire fino a quando… Non poniamo limiti
                                                                                               Foto Marco Mayr

                                                                                                                 alla Provvidenza!
                                                                                                                 Viva gli Alpini.
                                                                                                                                               Enrico Bianchi

                                                                                                                                    gennaio-marzo 2019    7
Un abbraccio lungo cent'anni - Associazione Nazionale Alpini Como
L’ESEMPIO DEI PADRI                                                                        come se non fosse un problema loro. Era-
                                                                                           no stati all’inferno e, in qualche modo,

Lo zaino del Vej
                                                                                           erano riusciti a vincere la loro personale
                                                                                           battaglia sulla morte dunque non vi era
                                                                                           nulla che potesse davvero intimorirli.
                                                                                           Eppure, un’ansia li accomunava tutti: sen-

L   a cosa che mi ha sempre affascinato
    dei Reduci è il fatto che non abbiano
mai chiesto niente per loro stessi come
                                             un’impressionante forza propulsiva al
                                             servizio delle loro comunità e, in defini-
                                             tiva, della Patria riuscendo a coinvolgere
                                                                                           tivano di dover fare anche l’impossibile
                                                                                           per ricordare i compagni Caduti e operare
                                                                                           perché la memoria non si spegnesse mai.
se dal destino e dalla Patria avessero già   anche noi.                                    Non importava di quale guerra o campa-
ricevuto abbastanza.                         Non avevano paura di nulla. Non c’era         gna fossero reduci: ricordare i Caduti era
Eppure, erano stati mandati a combattere     nulla nella quotidianità che potesse dav-     per tutti loro un vero e proprio impera-
una guerra inutile e senza speranza, ar-     vero preoccuparli.                            tivo categorico. Non bastava ricordare.
mati malamente ed equipaggiati in modo       Affrontavano serenamente ogni questio-        Occorreva farlo bene.
ancor peggiore. In loro, però, non ho mai    ne relativa al lavoro, alla vita di tutti i   Per primi compresero che la memoria do-
percepito desiderio di rivalsa.              giorni. Persino gli inevitabili malanni ve-   veva diventare uno stimolo per essere cit-
Per primi si sono messi all’opera per tra-   nivano affrontati con serenità.               tadini migliori e così coniarono il motto:
durre la loro drammatica esperienza in       Non avevano paura nemmeno di morire           Ricordare i Caduti aiutando i vivi.

8    gennaio-marzo 2019
volta al futuro. “Vedi – mi dicevano – noi      a decidere il nostro futuro e a scegliere,
                                                                                  ci siamo fatti carico dello zaino dei no-       allevare ed educare al culto buono della
                                                                                  stri veci, i ragazzi dell’Adamello, del Pia-    memoria e al nostro stile di vita chi verrà
                                                                                  ve, dell’Ortigara e delle Tofane. A questo      dopo di noi.
                                                                                  abbiamo aggiunto i nostri compagni e ci         Con delibera del marzo del 2004 (che a
                                                                                  siamo preoccupati non solo di onorarne la       quanto mi consta non è mai stata supe-
                                                                                  memoria e di dare un senso a tutto quel         rata, annullata o modificata) l’allora CDN,
                                                                                  sacrificio, ma anche di allevare chi que-       con voto unanime, ha impegnato l’Asso-
                                                                                  sto zaino pesantissimo avrebbe portato          ciazione a “individuare tutti i provvedi-
                                                                                  quando a noi sarebbe stato impossibile.         menti che consentano ai nostri valori, al
                                                                                  Abbiamo fatto una scommessa su di voi           nostro stile di vita associativo, di conti-
                                                                                  che, benché Alpini, avete avuto l’esperien-     nuare a vivere e tramandarsi”.
                                                                                  za della guerra. Noi ricordavamo i nostri       Da quel marzo 2004 è iniziato un percor-
                                                                                  compagni, l’orrore che ci ha avvolti a          so lungo e faticoso. Il presidente Corrado
                                                                                  vent’anni. Il nostro era un ricordo doloro-     Perona ha voluto sentire tutte le Sezioni
                                                                                  so e faticoso perché in tanti avremmo vo-       e tutti capigruppo su questo punto e ha
                                                                                  luto dimenticare tutto ma non lo abbiamo        lasciato al suo successore l’imponente la-
                                                                                  fatto perché sentivamo che i nostri mor-        voro svolto e il presidente Sebastiano Fa-
                                                                                  ti ci chiedevano di essere ricordati. Voi,      vero, all’inizio del suo mandato, ha voluto
                                                                                  però, avete capito, ci avete ascoltati e vi     risentire i presidenti di Sezione.
                                                                                  siete rimboccati le maniche. Avete preso        Insomma, sono stati quattordici anni di
                                                                                  lo zaino del Vej sulle vostre spalle e state    dibattiti, idee, discussioni appassionanti.
                                                                                  facendo un lavoro davvero meraviglioso.         Ora però il tempo delle parole è finito.
                                                                                  Ma dopo di voi cosa succederà? ”                È ora di decidere cosa si dovrà fare e come
                                                                                  Ecco questa, per loro, era una preoccu-         ci si dovrà comportare. Insomma, quale
                                                                                  pazione davvero enorme che si era ov-           strada intraprendere prima che ogni pos-
                                                                                  viamente acuita con la sospensione della        sibilità venga di fatto impedita da proble-
                                                                                  leva obbligatoria che aveva messo in crisi      mi anagrafici.
                                                                                  quella trasmissione naturale da padre in        Prima, cioè, di consegnare all’oblio i no-
                                                                                  figlio che aveva garantito la continuità dei    stri morti e la loro immensa lezione.
                                                                                  valori per quasi un secolo.                     Forse siamo già andati oltre ma credo sia
                                                                                  Oggi, peraltro, lo zaino si è fatto ancora      nostro preciso dovere almeno provare a
                                                                                  più pesante con i ragazzi che hanno sacri-      dare risposta alla domanda che più di al-
                                                                                  ficato la vita nei teatri operativi in questi   tre dovrebbe toglierci il sonno: chi porte-
                                                                                  anni e che meritano di essere ricordati         rà lo zaino del Vej dopo di noi?
                                          Foto: collezione Gabriele Dalla Porta

                                                                                  esattamente come gli altri: ragazzi che         Questo ci impongono le nostre regole as-
                                                                                  hanno fatto fino in fondo il loro dovere.       sociative. Questo ci hanno chiesto i nostri
                                                                                  La preoccupazione dei Reduci, quella cioè,      Padri. Questo è quello che ci hanno chie-
                                                                                  di individuare chi potrà aiutarci a portare     sto di fare con passione e concretezza.
                                                                                  lo zaino della memoria oggi è tutta no-         E noi non possiamo tradirli.
                                                                                  stra. Dovremo, infatti, essere noi adesso                                   Cesare Lavizzari

                                                                                                                                                   I Vej, Alpini d’altri tempi;
Ricordo un giorno di qualche anno fa che,                                                                                                              non bastava ricordare
parlando con due grandi veci – Nelson                                                                                                                      i compagni caduti,
Cenci e Carlo Vicentini – quest’ansia mi                                                                                                                occorreva farlo bene
                                                                                                                                                  perché la memoria doveva
è apparsa in tutta chiarezza.                                                                                                                     diventare uno stimolo per
Erano davvero delusi da questa Italia di-                                                                                                           essere cittadini migliori.
stratta che sembrava voler abbandonare
al completo oblio i loro fratelli lasciati
nella steppa o nei campi di prigionia e di
sterminio sovietici.
Delusi da questa Italia che pareva non
aver compreso la lezione o, peggio, che
pareva voler dimenticare per evitare di
confrontarsi con tanto valore e sacrificio.
Se non fosse per l’Ana – dicevano – chi
ricorderebbe ancora? Chi avrà voglia di
mettersi in gioco se l’Ana dovesse in qual-
che modo cessare le sue attività?
La loro preoccupazione, dunque, era ri-

                                                                                                                                                     gennaio-marzo 2019     9
ARTURO ANDREOLETTI

Il Padre fondatore
                                               erano desiderosi di entrare a far parte        in un periodo eroico in cui gli attrezzi
                                               delle Forze Armate italiane. Venne mo-         erano fermi all’alpenstock, alle corde di
                                               bilitato nel marzo 1915 e, promosso ca-        canapa e agli scarponi chiodati. Sono an-
                                               pitano pochi mesi dopo, si vide affidare       che famosi sono i suoi studi sulle località
                                               il comando della 206a compagnia del            attraversate al punto che molti futuri e
                                               battaglione Val Cordevole. Rimase sulla        autorevoli libri-guida sull’argomento era-
                                               Marmolada per due inverni consecutivi;         no tratti in gran parte dai suoi lavori.
                                               tenne un comportamento esemplare al            La profonda conoscenza della mon-
                                               punto che gli fu proposto di entrare a         tagna e le imprese compiute indicano
                                               far parte del servizio permanente con la       come Andreoletti godesse di prestigio
                                               promozione al grado di maggiore. An-           nell’ambiente alpinistico anche se non
                                               dreoletti declinò educatamente l’invito        mancarono nei suoi confronti critiche e
                                               preferendo rimanere capitano dei suoi          rivalità; era un personaggio di alta sta-
                                               Alpini. Per i suoi meriti gli fu conferita     tura morale e intellettuale, leader indi-
                                               la Croce di Guerra al Valor Militare.          scusso, dotato di carattere tutt’altro che
                                               Agli inizi del 1917 lasciò il fronte della     accomodante e remissivo.
                                               Marmolada per essere trasferito all’Uf-        Uno dei suoi subalterni sul fronte della
                                               ficio Operazioni della IV Armata dove          Grande Guerra ha scritto di lui: “[…] La
                                               assunse importanti incarichi fino al suc-      sua figura asciutta e slanciata, il suo vol-
                                               cessivo trasferimento allo Stato Maggiore      to dai lineamenti signorili, il suo sguardo
                                               del IX Corpo d’Armata.                         aperto e leale, il suo fare franco e deciso
                                               Fu coinvolto nella ritirata di Caporetto       mi diedero subito l’impressione di trovar-
                                               e ottenne di partecipare alla difesa del       mi di fronte a un uomo tutto di un pez-
                                               Monte Tomba e del Monfenera. Poco              zo, molto volitivo ma altrettanto gentile
                                               prima della fine del conflitto gli furono      d’animo e conscio della sua tutt’altro che
                                               conferite altre onorificenze: due medaglie     lieve responsabilità […]”.
                                               di bronzo e una d’argento. Ad Armistizio       Andreoletti conobbe personalmente
                                               concluso fu richiamato all’Ufficio Opera-      importanti personaggi storici della sua
                                               zioni della IV Armata per far parte della      epoca tra i quali Cesare Battisti, Um-
La sua figura asciutta e slanciata,            Commissione Confini.                           berto II di Savoia e il generale Umber-
il suo volto dai lineamenti signorili.         Fu congedato il 30 marzo 1919, dopo cin-       to Nobile; ha conservato con estrema
                                               quantuno mesi di servizio in zona di guerra.   cura i loro ricordi nella villa di Monte

A    rturo Andreoletti nacque a Milano l’8
     marzo 1884 e morì a Monte Olimpi-
no – oggi frazione di Como – il 24 genna-
                                               Nel luglio 1919 fondò a Milano l’Asso-
                                               ciazione Nazionale Alpini e ne divenne il
                                               terzo presidente dal 1920 al 1922. Gra-
                                                                                              Olimpino dove aveva preso residenza
                                                                                              negli ultimi decenni di vita. Il suo sti-
                                                                                              le era quello di un gran signore; preciso
io 1977, all’età di novantadue anni.           zie alle sue notevoli doti di manager, sin     ed esigente in modo particolare con se
Dopo essersi diplomato in ragioneria, fu       dall’inizio fu in grado di strutturare la      stesso. Purtroppo alcune manifestazioni
chiamato alle armi nel 1906 nel Corpo          neonata Associazione conferendole uno          troppo “aspre” del suo carattere non gli
degli Alpini come allievo ufficiale, no-       statuto e una forma organizzativa che è        resero sempre facili i rapporti umani che
minato sottotenente nel 1907. Il suo           giunta fino ai nostri giorni. Da subito la     furono spesso causa di polemiche nono-
primo servizio militare lo svolse nell’a-      difese con forza dalle ingerenze politi-       stante i numerosi successi che ottenne
rea dolomitica che in seguito diventerà        che, minacciando anche di rassegnare le        nel corso della vita.
la zona prescelta per la sua esperienza        dimissioni piuttosto che cedere alle in-       È sepolto nel cimitero di Monte Olim-
alpinistica. Fu congedato nel medesimo         giunzioni del regime.                          pino; sulla sua tomba la Sezione Ana di
anno e tornò alla vita civile. Poco dopo       Dotato di grande professionalità, coprì        Como ha apposto recentemente una targa
vinse un concorso indetto dal Comune           incarichi di alto livello in grandi aziende    in suo imperituro ricordo.
di Milano del quale divenne apprezzato         fino al pensionamento. Gli venne confe-        Qualche anno fa il Gruppo Alpini di Mon-
funzionario per un ventennio.                  rita la Medaglia d’Oro di Benemerenza          te Olimpino ha ricevuto in dono il suo ar-
Dal 1909 fino al 1914 fu richiamato nei        del Comune di Milano e fu insignito di         chivio completo, uno vero tesoro di scritti
periodi estivi e con la sua profonda co-       altre onorificenze per i suoi meriti pro-      e foto tenuti così in ordine che, chi ha la
noscenza dell’ambiente dolomitico seppe        fessionali e civili, compresa una Medaglia     fortuna di ammirarlo, si rende conto in
accattivarsi la stima dei suoi superiori che   d’Argento al Valor Civile per il salvataggio   modo preciso di quale fosse stato il carat-
gli affidarono una serie di incarichi per lo   di alcuni alpinisti sulla Marmolada.           tere del nostro Padre fondatore.
studio e la ricognizione delle zone confi-     Di grande rilievo fu la figura di Arturo                                Piergiorgio Pedretti
nanti con l’Austria.                           Andreoletti alpinista. Può essere conside-
Durante gli stessi anni costituì di pro-       rato il miglior esperto italiano di quell’e-   Fonte
pria iniziativa un reparto formato da ir-      poca della regione dolomitica. Furono in-      Testo e foto dal sito internet del Gruppo
redentisti trentini che, affluiti a Milano,    numerevoli le ascensioni da lui effettuate     Alpini di Monte Olimpino

10     gennaio-marzo 2019
L’AFFICHE UFFICIALE

Il manifesto dell’Adunata
È    l’immagine che per un anno intero
     ogni Alpino aspetta di vedere, per-
ché rappresenta il segnale che annuncia
l’arrivo dell’Adunata nazionale. È il ma-
nifesto che raggiungerà ogni sede di Se-
zione e di Gruppo, i negozi di tanti paesi
e città. Lo stesso che comparirà sull’infi-
nità di pullman, camper e automobili in
viaggio su tutte le strade d’Italia verso la
città di turno.
Il manifesto che non si limiterà a invade-
re l’Italia, ma arriverà anche all’altro capo
del mondo, in ogni luogo in cui vive un
Alpino. Una sola immagine che ci raccon-
terà tante cose; ci dirà il quando, il dove,
il perché e ci parlerà dello spirito, della
fantasia e della sensibilità del suo autore.
Appuntamento come sempre in maggio
a Milano perché, nel centenario della sua
costituzione l’Associazione Nazionale
Alpini non poteva che ritrovarsi nel suo
luogo di nascita, dove i Padri fondatori
diedero il via a un fenomeno unico, incre-
dibile, che non ha eguali al mondo.
E l’autore è proprio di casa, è Tiziano
Tavecchio, orgogliosamente Alpino del
Morbegno, uomo dai tanti ruoli, infatti
è consigliere della Sezione, cerimoniere
ufficiale e caporedattore del Baradèll. Ma
soprattutto uomo sensibile, che sa coglie-
re i caratteri essenziali in ogni vicenda e
tradurli in una rappresentazione grafica
di grande effetto.
L’elemento che prevale su tutto è la Ma-        Tiziano Tavecchio mostra soddisfatto la sua opera attorniato dal vicepresidente
donnina del Duomo, sicuramente tra i            Agostino Peduzzi, dal presidente Enrico Gaffuri e da Mario Ghielmetti, nominato da
simboli che rappresentano bene la città         poco fotografo ufficiale dell’Ana. Sotto, Tiziano nel suo studio di Longone al Segrino.
di Milano ma, più d’ogni altra ragione,
sta lì a parlare della fede degli Alpini.       ne e i mille modi in cui la esprimiamo.       l’autenticità dell’amor di Patria che ani-
La Madonnina ci accoglie tutti a braccia        Poi c’è la bandiera Tricolore, una sorta      ma ogni Alpino.
aperte perché conosce la nostra devozio-        di certificato di garanzia, ad attestare      Nella parte bassa del manifesto spic-
                                                                                              cano i caratteri distintivi della città, i
                                                                                              monumenti antichi che si fondono con
                                                                                              i più moderni, il tutto in piena armonia.
                                                                                              Proprio come gli Alpini, gente che vive
                                                                                              la modernità, saldamente aggrappata a
                                                                                              valori antichi, ai quali non rinuncia.
                                                                                              Che bravo, il nostro Tiziano. È riuscito a
                                                                                              raccontarci tante cose in una sola imma-
                                                                                              gine. A sentir lui, il risultato è frutto del
                                                                                              clima molto favorevole che regna nella
                                                                                              nostra Sezione, per via della passione,
                                                                                              dell’amicizia e dello spirito di collabora-
                                                                                              zione che vi si respirano.
                                                                                              Sta di fatto comunque che, per merito
                                                                                              di Tiziano, abbiamo un altro spunto per
                                                                                              provare forte il piacere e l’orgoglio di es-
                                                                                              sere Alpini comaschi.
                                                                                                                             Enrico Gaffuri

                                                                                                                gennaio-marzo 2019    11
CIAO CESARE

                       Gocce di memoria
              Di quel che è passato non resta che un dolce ricordo
 e il rimpianto di averlo vissuto per poco: un soffio di vita soltanto. (Nelson Cenci)

L
          o sgomento per la gravità della no-
          tizia ha lasciato tutti senza parole.
          “Cesare Lavizzari è andato avanti”,
          incredibile e soprattutto inaccetta-
bile. È come se una tegola fosse caduta a
tradimento sulle nostre teste.
Poi, dopo lo sconcerto, più di uno ha sen-
tito il bisogno di parlarne, perché si è dato
libero sfogo al dolore per la perdita di un
amico. E prepotente è la necessità di ricor-
darne il profilo di uomo di grande spes-
sore; la voglia di richiamare alla mente la
sua profonda conoscenza della storia degli
Alpini, in uniforme o in borghese, e la sua
impareggiabile capacità di raccontarla.
Parlando di Cesare, un po’ tutti hanno
ripercorso i numerosi momenti condivi-
si con lui, in giro per l’Italia che ha girato
in lungo e in largo; oppure nel territorio
comasco che conosceva alla perfezione
per averlo percorso tante volte, spesso
arrivando all’ultimo momento con il suo
scooter. Occasioni di celebrazione o riu-
nioni di lavoro associativo; ma anche mo-
menti conviviali per un pranzo o una cena
tra amici, bevendo un bicchiere, ridendo,
scherzando e cantando. Tutte le volte che
ci lascia qualcuno a cui per qualche ragio-
ne sentivamo di essere saldamente legati,
si ha voglia di aprire tutti i cassetti della
memoria e cercarne le tracce.
E torna a farsi sentire il monito dei nostri
veci a tener viva la memoria. Perché chi
viene ricordato non muore mai. Cesare
rimarrà a lungo nel cuore di tutti.

Cesare
Enrico Gaffuri

L   a sua era una mente che viaggiava ad
    alta velocità e a volte era difficile far
proprie certe sue idee, che sembravano
                                                  non si limitava a proporre idee, ti metteva
                                                  già sotto il naso un progetto per realiz-
                                                  zarle. E tutte le sue caratteristiche erano
solo frutto della fantasia. Ma dipendeva          arricchite da una grande disponibilità, nei
solo dal fatto che lui era già molto avanti       confronti di chi gli chiedesse un parere,
col pensiero, mentre noi ci saremmo ar-           un aiuto, o anche semplicemente nel fare
rivati solo in seguito. Oltre la cultura, la      un discorso, attività che gli era particolar-
professionalità, la profonda conoscenza           mente congeniale.
dell’Associazione e una più che fervida           Aveva la capacità di catturare l’attenzione
fantasia, Cesare aveva una caratteristica         di chi lo ascoltava sin dalle prime paro-
che lo rendeva inarrestabile, credeva fer-        le. I suoi discorsi e interventi celebrativi
mamente nella possibilità di tradurre in          erano di uno spessore ineguagliabile. Ri-
realtà quelli che per noi erano solo sogni.       cordo la commemorazione della battaglia
Per lui era normale pensare in grande e           di Nikolajewka pronunciata da Cesare a

12      gennaio-marzo 2019
Madesimo qualche anno fa. In assoluto
                        la migliore che abbia mai ascoltato. Indi-
                        menticabile. Oppure il suo intervento al
                        convegno sulla fine della Grande Guerra
                        presso la Casa Militare di Turate. Pubblico
                        ammutolito e applausi interminabili. Alla
                        fine gli avevo detto che avrei voluto avere
                        anche solo un decimo della sua testa e la
                        risposta era stata “Ma va là!”.
                        Mi affascinavano la sua competenza e la
                        sua prontezza nell’affrontare qualunque
                        tema, fosse associativo o professionale.
                        La sua disponibilità era assoluta e non è       Caro Cesare
                        mai capitato che non si facesse in quat-        Enrico Bianchi
                        tro per soddisfare le esigenze che gli si
                        proponevano. Anzi, non era nemmeno
                        necessario che si facesse in quattro, era
                        sufficiente lui così com’era. E quante volte
                                                                        N    ella tua nuova dimensione, sicura-
                                                                             mente avrai assistito ai tuoi funerali.
                                                                        Avrai notato con piacere la numerosissi-
                                                                                                                       partecipato alla funzione religiosa. Poi
                                                                                                                       sul sagrato di Sant’Ambrogio i commen-
                                                                                                                       ti, i ricordi, i rimpianti e le reciproche
                        ci si è presentata la necessità di rivolgerci   ma folla dei tuoi Alpini, variegata come       consolazioni si sono sprecati; ma anche
                        a Cesare! Mi piace pensare che con noi co-      sempre nella composizione, nell’atteg-         parecchi sorrisi e apprezzamenti per i
                        maschi avesse un legame particolare, ma         giamento e nei colori; però comandanti         tuoi impagabili discorsi e per il piacere
                        probabilmente era così con tutti.               e comandati, gli Alpini sono tutti uguali.     che ci dava la tua partecipazione alle va-
                        Che strano il destino! Se l’è portato via       vessilli e gagliardetti, in gran numero, ti    rie nostre cerimonie.
                        senza dargli la soddisfazione di celebrare      hanno reso gli onori, come si usa tra noi      Mi porterò a lungo nel cuore il ricordo di
                        il centenario dell’Ana, senza fargli gusta-     per i simboli più importanti, in entrata       questa giornata e, purtroppo mi manche-
                        re l’Adunata nazionale, proprio quella di       e in uscita. Ordinati e silenziosi come        rà – e non solo a me – la tua “imponente”
                        Milano. In questi giorni sto riguardando        pochissime altre volte, gli Alpini hanno       presenza. Ciao Cesare.
                        alcune sue foto, soprattutto un primo
                        piano sorridente col cappello in testa. E
                        penso al patrimonio che era racchiuso in
                        quella testa, un patrimonio enorme che          Salutami i “grandi Vej”
                        se n’è andato con lui.                          Aldo Maero
                        Da sempre, ogni conversazione tra me
                        e Cesare, fosse telefonica o di persona,
                        iniziava con uno dei due che diceva “A
                        brüsa” e l’altro che completava con “suta
                                                                        C   aro amico e complice di tante inizia-
                                                                            tive. Quante belle avventure alpine
                                                                        abbiamo vissuto e organizzato insieme;
                                                                                                                       bio tanto affetto per cui, giustamente,
                                                                                                                       ci ritenevamo dei privilegiati. La nostra
                                                                                                                       alpinità si è arricchita di valori che forse
                        ‘l Süsa!”. Non potremo più dircelo.             avevamo come attori–complici due stra-         altri non potranno conoscere e compren-
                        Dovessi fissare un bel momento in com-          ordinari Alpini come Nelson Cenci e Carlo      dere, senza di loro il nostro Piccolo mondo
                        pagnia di Cesare, sceglierei una bella se-      Vicentini che ora sei tornato a frequenta-     alpino non è stato più lo stesso; insieme
                        rata trascorsa in Val d’Intelvi. Lui intona-    re assiduamente, e un po’ t’invidio.           li abbiamo salutati quando hanno deciso
                        va canzoni milanesi e noi gli facevamo il       Con loro abbiamo trascorso momenti             di lasciarci.
                        coro… Oh mia bèla Madunina…                     unici che resteranno per sempre gelosa-        Pensavo che un giorno avresti accompa-
                        Cesare te ne sei andato da poco, ma sento       mente custoditi nel nostro cuore. A loro       gnato anche me, com’ è nella logica delle
                        già la tua mancanza.                            abbiamo voluto bene e ricevuto in cam-         cose; invece sono stato io a venirti a salu-
                                                                                                                       tare a Milano. Mi mancherai Ragazzo del
                                                                                                                       Susa, il nostro bel battaglione a cui siamo
                                                                                                                       e saremo sempre orgogliosi di appartene-
                                                                                                                       re. Quante battute tra noi e l’amico gene-
                                                                                                                       rale dell’Aosta che, da vero gentiluomo, ha
                                                                                                                       sempre abbozzato un sorriso ai nostri go-
                                                                                                                       liardici sfottò; sono certo che mancherai
                                                                                                                       tanto anche a lui. Resteranno i bellissimi
                                                                                                                       ricordi. Resterà quel nostro capirsi al volo,
                                                                                                                       quella bellissima complicità che ha dato
                                                                                                                       vita a tante belle iniziative. Ricordi quel-
                                                                                                                       la volta all’Adunata di Cuneo quando mi
                                                                                                                       venne l’idea di far tenere il Labaro a Carlo
                                                                                                                       Vicentini? Nelson quell’anno non c’era; tu
                                                                                                                       pensavi che non ce l’avrebbe fatta, che po-
Foto Mario Ghielmetti

                                                                                                                       teva essere troppo faticoso. Che bello ve-
                                                                                                                       dere la sua gioia, l’entusiasmo, l’emozione
                                                                                                                       mentre si infilava i guanti bianchi, sem-
                                                                                                                       brava un bambino nel giorno di Natale!

                                                                                                                                        gennaio-marzo 2019    13
CIAO CESARE

                                             Scompiglio in Paradiso
                                             U     n sentimento intenso e reciproco di
                                                   amicizia, stima e rispetto legava Ce-
                                             sare Lavizzari e Nelson Cenci.
                                                                                               Gli Alpini si accalcavano vocianti a quel
                                                                                               rancio inaspettato sempre più numerosi,
                                                                                               aumentando il trambusto. Certo c’era an-
                                             Quando il 3 luglio 2012 Nelson Cenci              che grande commozione.
                                             morì, Cesare Lavizzari scrisse in suo ricor-      Gli si erano subito fatti attorno gli amici
                                             do l’articolo Scompiglio in Paradiso, che ven-    di un tempo, i suoi Alpini. Lacrime, sor-
                                             ne pubblicato sul Baradèll di quel tempo.         risi, abbracci, tante pacche sulle spalle e
                                             La Redazione ha deciso di ripresentarlo,          infiniti ringraziamenti! Già, perché lui
                                             per tener viva la memoria di entrambi,            aveva contribuito in modo determinan-
                                             come anello di congiunzione tra le pagine         te a evitare che su quei ragazzi, che tanto
                                             precedenti dedicate a Cesare e quelle suc-        avevano dato, cadesse il velo dell’oblio.
                                             cessive che commemorano la battaglia di           Lui, grande medico, aveva sempre man-
                                             Nikolajewka di cui Nelson fu protagonista.        tenuto al primo posto il ricordo di quegli
                                             È un breve saggio di bravura, simpatico e         Alpini e il loro sacrificio. E a quel sacrifi-
                                             coinvolgente, che si legge tutto d’un fiato.      cio aveva contribuito a dare un senso con
                                                                                               un’opera costante e con una continua e
                                             ’Pena passà la valle e dopo un fià de bosco, se   ossessiva divulgazione.
                                             slarga i prà nel cielo...                         Ora quell’eterno ragazzo è lì felice e sere-
                          Foto Lella Maero

                                             Eccolo il Paradiso di Cantore. Un posto           no a far festa con i suoi Alpini e gli amici
                                             quieto e ordinato, dove tutto scorreva            di sempre cantando e schiamazzando.
                                             scandito da una disciplina ormai conso-           Nelson e Peppino, seduti uno accanto
                                             lidata nel tempo e curata personalmente           all’altro, parlano fitto fitto, prendono ap-
                                             dal severo Generale.                              punti e fanno progetti.
                                             Una decina di anni fa la tranquillità del         Il vecchio Generale conosce i suoi Alpini.
                                             luogo aveva avuto un forte scossone               Sa quali “trame” stanno ordendo. Li guar-
                                             quando alla porta si era presentato Pep-          da preoccupato e, scuotendo la testa, si
                                             pino Prisco. Immagino gli schiamazzi dei          allontana. Sa che l’ordine e la disciplina
                                             “saltarelli” abruzzesi e gli scherzi che da       di un tempo non torneranno più. Dietro
                                             allora si saranno susseguiti senza sosta.         allo sguardo corrucciato di Cantore però
                                             In questi giorni, però, un nuovo colpo si è       c’è chi giura di aver intravisto un mezzo
                                             abbattuto sul vecchio Generale.                   sorriso: egli sa che quel nostro pezzo di
                                             In una mattina di settembre si è presen-          Paradiso da oggi è diventato un posto, se
                                             tato in carraia un Alpino con un largo e          possibile, ancora più bello.
                                             rassicurante sorriso su un volto contorna-        Caro Nelson non preoccuparti per noi.
                                             to da lunghi capelli bianchi. Dal cappello        Dopo un primo naturale momento di
                                             segnato dal tempo si capiva che era un ve-        sbandamento, siamo tornati sereni. Ti
                                             cio, ma a guardarlo negli occhi sembrava          sappiamo felice e questo basta. La gioia
                                             un giovanotto: curioso, attento e pieno           di averti incontrato, di avere cammina-
                                             di energia e di speranze. Sapevano che            to con te per un lungo tratto di strada,
                                             doveva arrivare ma, pur conoscendone la           di aver ascoltato i tuoi consigli e goduto
                                             natura “sbarazzina”, non si aspettavano           del tuo incoraggiamento non può certo
                                             tanto scompiglio. Alpini che accorrevano          essere offuscata da un breve momento
                                             da ogni parte, grandi grida di giubilo. Il        di dolore. Sappi, comunque che abbiamo
                                             trambusto ha subito attirato l’attenzione         appreso la lezione e che continueremo a
                                             del vecchio Generale che, voltandosi, ha          fare quello che tu hai sempre fatto. Con-
                                             visto il nostro Nelson entrare trionfante         tinueremo a camminare sul sentiero che
                                             alla guida di un trattore che trascinava un       ci hai indicato e siamo certi che non ci
                                             enorme paiolo di polenta fumante e una            farai mancare mai il tuo consiglio e il tuo
                                             buona scorta di bottiglie di “bollicine”.         sostegno. Continueremo anche a fare
                                             La guardia non aveva saputo fermarlo              “baracca” per rafforzare quell’amicizia
                                             o, più probabilmente, non aveva voluto            semplice e sincera che per te era impre-
                                             farlo e ora non si poteva fare più nulla.         scindibile. Continueremo a bere le tue
                                                                                               amate “bollicine” e ogni volta penseremo
                                             “Coloro che amiamo e che abbiamo perduto          a te Alpino, medico, scrittore e contadi-
                                             non sono più dove erano                           no, con la certezza che tu sarai lì, seduto
                                             ma sono ovunque noi siamo.”                       accanto a noi, con il sorriso di sempre.
                                             (Sant’Agostino)                                                                Cesare Lavizzari

14   gennaio-marzo 2019
NIKOLAJEWKA

      Settantasei anni fa
                                     Le testimonianze di due protagonisti

I
     l primo numero annuale del Baradèll,                  Piergiorgio Pedretti                 scrittore e Parole scolpite, i giorni e l’opera
     gennaio-marzo, dedica sempre un                                                            di Corti, entrambi dedicati allo scrittore
     importante servizio a Nikolajweka                                                          brianteo, Alpino senza penna, ma nel
     introdotto da una foto in doppia pa-                                                       cuore e nei fatti.
gina che suscita emozioni, seguita da al-      Stern, Alpino sergente maggiore del Ve-          Giuseppe Mendicino: nato ad Arezzo,
cuni articoli che ricordano il dramma fisi-    stone, è autore del libro Il sergente nella      risiede da molti anni in Brianza. È un af-
co, morale, umano e le speranze che ogni       neve, un’autobiografia scritta nel 1953,         fermato scrittore ma soprattutto è il bio-
soldato serbava nel proprio cuore quel 26      cronaca dell’esperienza personale vissu-         grafo di Mario Rigoni Stern. Una passio-
gennaio 1943. Completano il servizio le        ta durante il servizio sul fronte del fiume      ne, quella per la scrittura, che gli ha fatto
cronache delle manifestazioni che rinno-       Don e la successiva ritirata a partire dal       meritare anche una pagina sul portale di
vano la memoria dell’evento.                   17 gennaio 1943.                                 Wikipedia. Nel 2007 ha curato Dentro la
Quest’anno la Redazione ha deciso di-          Per rievocarli il Baradèll si è avvalso di due   memoria: scritti dall’Altipiano - Mario Ri-
versamente. Si è voluto rivivere il tragico    scrittori-saggisti che, oltre ad aver cono-      goni Stern. Nel 2016 ha pubblicato Mario
evento delle due ritirate di Russia – quella   sciuto e frequentato i due Reduci, ne han-       Rigoni Stern - vita guerre libri che passa in
di dicembre 1942 dalla fanteria e dell’arti-   no studiato a fondo i libri dai quali sono       rassegna gli aspetti più caratteristici dello
glieria campale e quella di gennaio 1943       scaturite importanti biografie.                  scrittore asiaghese e hanno segnato pro-
degli Alpini e Artiglieri Alpini – ricor-      Paola Scaglione: giornalista e saggista          fondamente la sua vita.
dando due personaggi che ne sono stati         italiana i cui studi si sono concentrati         Con queste scelte la Redazione del Bara-
coinvolti direttamente e che, rientrati in     sui libri dello scrittore cattolico Eugenio      dèll, dopo tre anni dalla nuova edizione,
Italia, hanno scelto la scrittura per ren-     Corti; ai grandi temi che ricorrono nelle        intende portare linfa nuova al giornale
dere pubblica la tragedia vissuta: Eugenio     sue opere e che indicano i compiti ai quali      nella speranza di renderlo sempre più ap-
Corti e Mario Rigoni Stern.                    ciascuno è chiamato: la fede, la battaglia       prezzato ai lettori e, insieme, far rivivere
Corti era sottotenente di artiglieria cam-     culturale, l’amore, la bellezza, il senso        nei cuori la scritta della Colonna Mozza
pale, conosciuto soprattutto per la sua        dell’arte. Insomma tutto ciò sta a cuore         dell’Ortigara Per non dimenticare.
opera più importante Il cavallo rosso, edito   all’Autore, compresa l’esperienza della          Il Direttore e il Comitato di Redazione
nel 1983 che narra le vicende italiane dal     guerra e le tragiche vicende della ritirata      ringraziano Paola Scaglione e Giuseppe
1940 fino al 1974, la cui parte iniziale è     di Russia. Fra gli altri scritti di Paola sono   Mendicino per la squisita sensibilità di-
dedicata alla Campagna di Russia. Rigoni       da ricordare in particolare I giorni di uno      mostrata e augurano loro altri successi.

                                                                                                                  gennaio-marzo 2019     15
NIKOLAJEWKA

                         Alpino senza penna
                             Eugenio Corti. In pace con gli uomini e con Dio

L
         a ritirata di Russia lo aveva segna-                  Paola Scaglione                   dei suoi Alpini. Ho tentennato la testa e
         to. Oltre settant’anni dopo, negli                                                      ho detto: “Beh, insomma, saranno anche
         ultimi giorni di vita, a Eugenio                                                        loro come gli altri italiani...”. A quel pun-
         Corti (1921-2014) di notte pa-          ti. Raccontava Corti: «È stato lui a parlarmi   to lui mi ha avvertito: “Ti sbagli. So cos’è
reva di ritrovarsi in quell’inferno di neve      per la prima volta di loro in un modo che       accaduto fra le truppe ordinarie, ma gli
uniforme, con i piedi congelati e la gola        mi ha illuminato. Durante la ritirata al        Alpini sono tutta un’altra cosa: si sono
dolorante, a gridare ordini ai suoi uomini       fronte russo avevo visto gli italiani delle     dimostrati migliori degli stessi tedeschi”».
per strapparli alla morte.                       truppe ordinarie comportarsi in maniera         È l’origine di una scoperta inattesa, che
In ogni inverno della sua vita, al soprag-       non esaltante dal punto di vista militare:      Corti coltiva con un lavoro di ricerca e di
giungere del freddo, gli tornava in mente        pensavo che gli Alpini si fossero compor-       documentazione durato una vita intera.
il gelo spaventoso della marcia verso la         tati più o meno allo stesso modo. Ricordo       Non è un caso se nel fortunato roman-
salvezza, con la neve che entrava nelle          una sera, appena tornati dalla Russia, in       zo Il cavallo rosso (trentatre edizioni dal
scarpe, le notti passate all’aperto sotto        cui don Carlo è venuto in visita a casa mia:    1983, traduzioni in otto lingue) le pagine
una coperta rigida come lamiera per il           stavamo conversando in sala e lui parlava       sulla ritirata degli Alpini spiccano per la
freddo, «i volti dei compagni d’armi, vivi                                                       sconfinata ammirazione del narratore e
e morti, soprattutto di quelli che abbiamo                                                       per la precisione assoluta del racconto.
abbandonato perché non eravamo in gra-                                                           Nella narrazione della loro epopea brilla
do di trasportarli».                                                                             il valore di ogni gesto, anche di quelli che
Come gli Alpini lo scrittore, ufficiale di                                                       la storia ufficiale dimentica. Ricordando
artiglieria, ha combattuto sulla linea                                                           la battaglia di Nikolajewka è d’obbligo
del Don nella seconda guerra mondiale.                                                           citare almeno la vicenda del piemontese
Come loro ha vissuto la tragica ritirata.                                                        Giuseppe Grandi, il valoroso comandan-
Ma c’è ben altro ad avvicinarlo al loro                                                          te di compagnia del battaglione Tirano
mondo: chi incontra Corti incontra anche                                                         ferito ad Arnautowo e morto cantando Il
gli Alpini, per la sua sintonia con il loro                                                      testamento del capitano. Ne Il cavallo rosso
spirito di servizio silenzioso e fattivo, in                                                     l’episodio è narrato con rigoroso reali-
guerra e nella vita civile.                                                                      smo e con tratti di altissima poesia: nella
La sua simpatia per le nostre truppe da                                                          scrittura di Corti la grande impresa con la
montagna inizia grazie a un amico comu-                                                          quale, a costo di enormi perdite, gli Alpini
ne, il valoroso cappellano don Carlo Gnoc-                                                       aprono la via della salvezza alla colonna
chi, che gli rivela l’eroismo di questi solda-                                                   dei soldati sbandati si intreccia all’eroismo

16     gennaio-marzo 2019
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