SNA Rassegna Stampa del 11/11/2014 - Sna Service

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SNA
   Rassegna Stampa del 11/11/2014

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INDICE

SNA
  Il capitolo non contiene articoli

ALTRE ASSOCIAZIONI
  Il capitolo non contiene articoli

SCENARIO ASSICURAZIONI
   11/11/2014 Il Sole 24 Ore                                              5
   Generali, alleanza a Tokyo con Dai-ichi

   11/11/2014 Il Giornale - Nazionale                                     6
   Crescita delle polizze per i droni

   11/11/2014 Avvenire - Nazionale                                        7
   «Ricostruire la fiducia medico-paziente»

   11/11/2014 ItaliaOggi                                                  8
   Addizionali Irpef: aliquota unica o scaglioni Irpef come riferimento

   11/11/2014 ItaliaOggi                                                  10
   La settimana parte in positivo

   11/11/2014 MF - Nazionale                                              11
   Ania, dazio per Unipol in uscita. Oggi si vota il presidente

   11/11/2014 MF - Nazionale                                              12
   Si parte già con Solvency II

   11/11/2014 La Notizia Giornale                                         13
   Fondi immobiliari alle corde Mai tanta crisi per il settore

   11/11/2014 Industria e Finanza                                         14
   IMPENNATA DELLE POLIZZE

   10/11/2014 Business People                                             15
   SETTE MILIARDI PER FARE COSA?

   10/11/2014 Business People                                             18
   IL TEMPO È D€NARO

SNA WEB
Il capitolo non contiene articoli

ALTRE ASSOCIAZIONI WEB
  Il capitolo non contiene articoli

SCENARIO ASSICURAZIONI WEB
   10/11/2014 iomiassicuro.it            23
   Premi auto in discesa fino al 2015?
SCENARIO ASSICURAZIONI

11 articoli
11/11/2014                                       Il Sole 24 Ore                                           Pag. 31,33
                                         (diffusione:334076, tiratura:405061)

                                                                                                                           La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 Assicurazioni . Investimenti in immobili
 Generali , alleanza a Tokyo con Dai-ichi
 Stefano Carrer

 GIAPPONE. Dal nostro corrispondente
  Per la prima volta Generali investe direttamente sul mercato immobiliare giapponese e per la prima volta
 stringe un accordo di joint venture con il colosso assicurativo giapponese Dai-ichi Life, potenzialmente aperto
 a futuri sviluppi. Tramite la controllata francese Generali Real Estate, il gruppo italiano ha deciso di costituire
 con Dai-ichi Life un fondo di investimento immobiliare che si concentrerà inizialmente sul mercato degli affitti
 residenziali. Il fondo - del valore fino a 30 miliardi di yen - sarà gestito da Sumitomo Mitsui Trust Bank, che
 selezionerà residenze nell'area metropolitana di Tokyo con requisiti particolari (ad esempio, con immobili di
 età non superiore a 15 anni e quindi rispettosi dei più avanzati requisiti di sicurezza). Le parti contano su un
 rendimento costante non inferiore al 3% nell'arco di dieci anni. Il comparto immobiliare a Tokyo presenta
 prospettive incoraggianti per varie ragioni. Anzitutto, l'Abenomics favorisce il settore: la stessa Banca del
 Giappone - oltre a inondare di liquidità il sistema finanziario - ha preso a investire in trust immobiliari (dalla
 settimana scorsa, ha promesso di triplicare a 90 miliardi di yen i suo investimenti settoriali), mentre anche il
 Fondo pensioni pubblico ha deciso di diversificare il suo portafoglio con maggiori investimenti in direzione di
 asset di rischio. Inoltre l'appuntamento con le Olimpiadi del 2020 ha già cominciato a creare un grande
 fervore immobiliare, in una Tokyo che vuole presentarsi tra sei anni al mondo come una metropoli
 internazionale modello. Dai-ichi Life ha già cominciato a investire nel real estate con un partner estero (una
 società del gruppo Goldman Sachs) in quanto costretta a diversificare dai tradizionali investimenti in titoli di
 Stato giapponesi ventennali, che con un rendimento intorno all'1,2% non riescono a coprire il tasso dei premi
 assicurativi stimato intorno al 2,5%. Il suo obiettivo è portare i suoi investimenti nel settore ad almeno 100
 miliardi di yen, ma evidentemente preferisce farlo in joint venture. Per Generali Real Estate, la joint venture
 con Dai-Ichi si inquadra nella volontà di diversificare il portafoglio verso l'Asia un portafoglio troppo
 geograficamente concentrato.
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SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                    5
11/11/2014                             Il Giornale - Ed. nazionale                                        Pag. 16
                                         (diffusione:192677, tiratura:292798)

                                                                                                                        La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 SENTINELLE IN VOLO
 Crescita delle polizze per i droni

 Cresce il mercato assicurativo dei droni. Le polizze per la responsabilità civile verso terzi degli Aeromobili a
 Pilotaggio Remoto (APR) utilizzati per attività professionali farebbero registrare un premio non superiore a
 200mila euro in Italia e a circa 1,5 milioni di euro in Europa. Ma nel 2020, col moltiplicarsi dei droni questi
 valori dovrebbero aumentare esponenzialmente, raggiungendo 4-5 milioni in ambito europeo. Sono alcune
 delle previsioni presentate da Pagnanelli Risk Solutions (Prs) Ltd mercoledì a Roma, a «Droni, volare sicuri.
 Nuove polizze assicurative e norme di sicurezza del volo».

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                 6
11/11/2014                                Avvenire - Ed. nazionale                                              Pag. 14
                                           (diffusione:105812, tiratura:151233)

                                                                                                                              La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 Sanità.
 «Ricostruire la fiducia medico-paziente»
 Disegno di legge Romano (Per l'Italia): scaricare sul medico i risarcimenti ha comportato in realtà un costo di
 12 miliardi allo Stato
 PAOLO VIANA

 Iniziamo col dire che il caso Cucchi non ispira questo disegno di legge. Non è in discussione neppure la
 responsabilità civile del medico in caso di dolo o colpa grave. L'obiettivo del testo depositato a palazzo
 Madama dal senatore Lucio Romano (Norme per la tutela della salute, disciplina del rischio e responsabilità
 professionale medica) è di passare da un rapporto "contrattuale" tra servizio sanitario e paziente a
 un'alleanza tra questi soggetti, finora "controparti" in un rapporto difficile e costoso. Già, perché questa
 piccola riforma, che non prevede oneri per lo Stato, potrebbe generare un risparmio miliardario per le casse
 pubbliche. Le controversie, spiega il senatore, stanno diventando sempre più frequenti: secondo l'Ania tra il
 1994 e il 2012 il numero dei sinistri da responsabilità professionale medica denunciati si è più che triplicato,
 sono esplosi i risarcimenti, le denunce nei confronti dei singoli medici e delle strutture sanitarie (+255%), le
 sentenze in tema di responsabilità professionale medica pronunciate dai giudici di legittimità in ambito
 civilistico (+373%) e le sentenze decise dalla Corte di Cassazione in tema di "malpractice" medica. Per contro
 i professionisti, allo scopo di tutelarsi, incrementano a dismisura gli accertamenti, facendo esplodere la
 cosiddetta "medicina difensiva" che costa allo Stato tra i 10 e i 13 miliardi all'anno. «Il paziente ritiene che il
 medico debba essere onnipotente - spiega Romano (Per l'Italia) - e che quando sbaglia dipende da
 negligenza o da inadeguatezza della struttura. In questo contesto, il medico non può lavorare serenamente
 ma deve pensare innanzi tutto a difendere se stesso». Le denunce spesso si concludono con l'assoluzione
 del professionista ma questo non cancella il danno d'immagine né la necessità di affrontare le spese legali
 per i giudizi, con inevitabili ricadute sul mercato del lavoro e sul rapporto con le assicurazioni: «scarseggiano
 sempre più le polizze, si moltiplicano le clausole "vessatorie" e aumentano le tariffe» conferma Romano,
 ricordando che il problema non si riverbera solo sul singolo medico ma su tutta la struttura sanitaria e genera
 uno scadimento del servizio. Il ddl propone di prevedere obbligatoriamente l'adozione in ogni struttura
 sanitaria di «modelli organizzativi di prevenzione e gestione del rischio clinico» che prevedano nuovi organi e
 procedure di vigilanza; in caso di mancata attuazione, si perde l'accreditamento o decade il direttore
 generale. Inoltre, «la legge dovrebbe ricondurre obbligatoriamente gli oneri risarcitori da responsabilità civile
 alla struttura sanitaria e ridefinire gli ambiti di responsabilità dell'operatore sanitario e delle azioni di rivalsa»
 spiega il senatore, il quale esclude che queste misure possano produrre un abbassamento della soglia di
 attenzione nel professionista e prevede al contrario che ridurranno i costi della "malpractice" che ammontano
 a 2 miliardi di euro l'anno.

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                       7
11/11/2014                                             ItaliaOggi                                              Pag. 1
                                            (diffusione:88538, tiratura:156000)

                                                                                                                            La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 REGIONI
 Addizionali Irpef: aliquota unica o scaglioni Irpef come riferimento
 DI FRANCESCO CERISANO

 Cerisano a pag. 31 Stop all'addizionale Irpef fai-da-te. L'addizionale regionale sarà con aliquota unica o con
 cinque aliquote in base agli scaglioni dell'imposta sul reddito: tertium non datur. Dal 1° gennaio 2015, i
 governatori, se per ragioni di equità e progressività del prelievo non opteranno per l'aliquota unica, non
 potranno più sbizzarrirsi con gli scaglioni, ma saranno obbligati a seguire quelli dell'Irpef, con cinque aliquote
 necessariamente differenziate (anche se in misura minima) tra loro. Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia,
 Liguria, Lombardia, Umbria e la provincia autonoma di Bolzano dovranno quindi ridisegnare l'assetto
 dell'addizionale applicata sui redditi 2014, perché in queste regioni il prelievo non corrisponde ai criteri dettati
 dall'art. 6 comma 4 del dlgs 68/2011 (quello sull'autonomia impositiva dei governatori), attuativo del
 federalismo fi scale. Dopo che l'anno scorso Abruzzo, Marche, Piemonte e Toscana si sono adeguate, o
 portando a cinque le aliquote,o riducendole da tre a una come nel caso dell'Abruzzo, i sei enti ritardatari sono
 rimasti gli ultimi a non essere in regola, anche se per motivi diversi. Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia,
 Liguria, Umbria e la provincia autonoma di Bolzano hanno previsto più di un'aliquota ma meno di cinque,
 istituendo scaglioni ad hoc non riproduttivi delle fasce di reddito applicate per l'Irpef (si veda tabella in
 pagina). L'amministrazione guidata da Roberto Maroni, invece,è un caso a parte perché ha sì previsto cinque
 scaglioni in linea con quelli dell'Irpef ma senza operare una differenziazione tra di essi, visto che è stata fi
 ssata l'aliquota dell'1,73% sui redditi da 28 mila a 55 mila euro, da 55 mila a 75 mila e oltre i 75 mila. Sia
 l'anno scorso che quest'anno le amministrazioni ritardatarie hanno potuto ugualmente chiudere i bilanci
 grazie alle proroghe che le ultime due leggi di stabilità (n. 228/2012 e 147/2013) hanno generosamente
 concesso. Ora però a mettere in mora gli enti «ribelli» ci ha pensato il decreto legislativo sulle semplifi cazioni
 fi scali, approvato dal consiglio dei ministri e in corso di pubblicazione in Gazzetta Uffi ciale. Il dlgs, che
 istituisce il 730 precompilato, impone infatti alle regioni di trasmettere al Mef entro il 31 gennaio i
 provvedimenti con la determinazione delle aliquote, in modo che possano essere pubblicati sul sito del
 dipartimento delle fi nanze (www.fi nanze.it). Chi non lo farà non potrà applicare sanzioni o interessi a carico
 del contribuente.
 Le addizionali regionali all'Irpef 2013 1.:%01 4-7.- #)0):-% -7.-% 1/&%4(-% %4',) -)/106) !15'%0% "/&4-% /-
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SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                     8
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                                         (diffusione:88538, tiratura:156000)

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SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                               9
11/11/2014                                           ItaliaOggi                                             Pag. 42
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 Ftse Mib a +0,85%, nonostante il pessimo dato delle attività produttive in settembre
 La settimana parte in positivo
 Con Milano che ha chiuso tra le migliori piazze Ue

 L'avvio di settimana è stato positivo per le borse europee, anche se i timori di fondo sulla debolezza
 dell'economia continentale restano tutti sul tappeto. In questo contesto, comunque difficile, Milano ha avuto
 uno scatto e, dopo un avvio con alti e bassi, ha intrapreso la strada della crescita. Ha chiuso a 19.259 punti,
 +0,85%, tra le migliori piazze europee. In Italia, la volontà di acquisti ha prevalso sul pessimo dato della
 produzione industriale di settembre, sceso, oltre le previsioni, dello 0,9% rispetto ad agosto e dello 0,5% nei
 primi nove mesi e sulle previsioni di Moody's, secondo cui l'Italia rischia una crescita zero nel 2015, con una
 forbice tra -0,5% e +0,5%. Nel suo Outlook dello scorso anno, Moody's aveva previsto una crescita tra -0,3 e
 +0,5%. «Le riforme economiche realizzate nei paesi periferici», afferma il rapporto, «e più di recente in Italia e
 Francia avranno un impatto positivo, ma graduale. Nel breve termine, ci aspettiamo ulteriori aumenti della
 disoccupazione nei paesi più deboli dell'Eurozona, come Francia e Italia, che indeboliranno i consumi». Bene
 anche gli altri listini: Ibex +1,45%, Ftse 100 +0,67%, Cac-40 +0,79% e Dax +0,65%. A metà seduta, a New
 York, il Dow Jones segnava +0,12%, l'S&P 500 +0,2%, entrambi sui massimi storici e il Nasdaq Composite
 +0,21%. In calo lo spread Btp-Bund: partito da 156 punti base, ha poi chiuso a 151,6, anche se il rendimento
 è rimasto pressoché stabile al 2,35%. A Milano, in negativo quasi tutti i bancari: Bper -1,61%, Banco popolare
 -3,07%, Ubi banca -1,57%, Popolare Milano -1,8%, Mediobanca -0,59% e Banca Mps -0,15%. Hanno invece
 chiuso in positivo Intesa Sanpaolo (+1,54%) e Unicredit (+1,73%). In controtendenza Yoox (+4,34%),
 Salvatore Ferragamo (+3,81%), Enel green power (+1,16%), Prysmian (+0,34%). Sul resto del listino, bene
 Piaggio (+2,66%), male Safi lo (-3,8%) e Cattolica assicurazioni (-12,92%) nel giorno dell'avvio dell'aumento
 di capitale. Quanto all'euro, ha chiuso debole a 1,2441 dollari e ha toccato un minimo da due anni sul franco
 svizzero a quota 1,20. Dopo le prese di beneficio di inizio seduta, la tendenza è tornata favorevole al dollaro,
 che è avanzato anche sullo yen a 114,66. La divisa nipponica si è indebolita anche sull'euro, a 142,64 yen.
 Infi ne il petrolio, in leggero aumento: a metà seduta, a New York, il Wti segnava 78,52 dollari al barile, contro
 gli 84,35 dollari del Brent a Londra. © Riproduzione riservata
 Foto: Quotazioni Realtime

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                              10
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                                          (diffusione:104189, tiratura:173386)

                                                                                                                      La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 Ania , dazio per Unipol in uscita. Oggi si vota il presidente
 Anna Messia

 Nei contratti di affitto, la disdetta va spedita al proprietario con qualche mese di anticipo. Una regola che vale
 anche per l'Ania, l'associazione che rappresenta le compagnie di assicurazione e che all'articolo 10 dello
 statuto, ha stabilito che «gli effetti del recesso decorrono dall'inizio dell'anno successivo a quello della
 comunicazione, purché questa sia effettuata almeno tre mesi prima della fine dell'anno in corso». Una norma
 che rischia di penalizzare Unipol, che come annunciato dall'ad Carlo Cimbri, è pronta a lasciare
 l'associazione con una decisione che sarà assunta dal cda che si riunirà il prossimo 13 novembre, per
 approvare il bilancio ai nove mesi. Troppo tardi, quindi, per evitare di pagare i contributi per il prossimo anno,
 determinati in base ai premi raccolti e che, alla luce del primato nel ramo Danni in Italia, valgono per Unipol
 circa il 20% di quanto incassato ogni anno dall'associazione. Intanto questa mattina si riunirà a Milano il
 comitato esecutivo Ania, al quale Unipol, dopo l'uscita annunciata dei giorni scorsi, presumibilmente non
 prenderà parte. All'ordine del giorno c'è l'approvazione delle nuove regole sulle governace (aspramente
 criticata da Cimbri) ma anche la designazione del presidente per il prossimo mandato, con Aldo Minucci in
 attesa di riconferma per un altro incarico triennale. Designazione che dovrà poi essere votata in sede di
 assemblea, il prossimo 16 dicembre. (riproduzione riservata)
 Foto: Carlo Cimbri

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                              11
11/11/2014                                      MF - Ed. nazionale                                                   Pag. 14
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 IVASS INVITA LE ASSICURAZIONI ITALIANE A FORNIRE LE MOTIVAZIONI DEL MODELLO SCELTO
 Si parte già con Solvency II
 Le compagnie che adotteranno la formula standard con aggiustamenti dovranno comunicare entro il 5
 dicembre all'authority i dettagli. E un piano B in caso di mancato ok
 Anna Messia

 La scadenza per l'entrata in vigore di Solvency II (le nuove regole europee sui requisiti di capitale delle
 assicurazioni) resta ferma a gennaio 2016.A quella data però tutte le compagnie dovranno essere già
 allineate alle nuove norme e per farsi trovare in regola devono iniziare a lavorare fin da subito, come ha
 sottolineato l'Ivass in un lettera inviata al mercato in questi giorni con una richiesta di risposta entro il
 prossimo 5 dicembre. Il documento dell'autorità presieduta da Salvatore Rossi si rivolge in particolare alle
 compagnie assicurative che stanno pensando di allinearsi a Solvency II con un modello che rappresenta un
 po' una via di mezzo tra la formula standard (fissata da Bruxelles e uguale per tutti) e il modello interno (che
 calibra i rischi tarandoli sulle peculiarità dell'impresa). Si tratta, più in particolare, di un modello che prevede
 alcuni aggiustamenti rispetto alla formula standard, i quali tengano conto di parametri specifici dell'impresa. Si
 tratta di una soluzione cui potrebbe essere interessata una buona fetta del mercato assicurativo italiano,
 esclusi i grandi gruppi internazionali, i quali presumibilmente opteranno per il modello interno, che richiede
 investimenti significativi ma che dovrebbe consentire allo stesso tempo importanti risparmi di capitale. A tutte
 le società che pensano invece di scegliere la formula standard aggiungendo parametri su misura
 (tecnicamente: Usp), l'Ivass chiede tra le altre cose di dimostrare che «i parametri specifici determinati
 dall'impresa rappresentano il profilo di rischio in maniera più adeguata rispetto ai parametri previsti dalla
 formula standard». Non solo. Tra i requisiti da rispettare per ottenere il via libera Ivass c'è anche il fatto di
 «aver sviluppato una conoscenza dei profili di rischio specifici dell'impresa a livello sia di consiglio di
 amministrazione sia di alta direzione». La preoccupazione dell'Ivass sembra insomma quella di evitare che gli
 aggiustamenti alla formula standard siano solo un escamotage per ridurre l'impegno di capitale delle imprese
 assicurative. Tanto da aver chiesto alle società la messa a punto di un piano B nel caso in cui le loro richieste
 vengano respinte. L'Ivass ha previsto in particolare che le assicurazioni predispongano un piano relativo alle
 implicazioni «in termini di pianificazione del fabbisogno di capitale, per l'eventualità in cui i parametri specifici
 non siano approvati». Intanto a Bruxelles l'Eiopa, l'authority che rappresenta le Ivass europee, ha avviato una
 pubblica consultazione, che si chiuderà il 21 novembre, per la definizione puntuale degli strumenti di
 «volatility adjustment», che hanno l'obiettivo di sterilizzare in parte gli effetti sul capitale della volatilità sui titoli
 di Stato. Una partita che chiaramente interessa da vicino l'Italia. (riproduzione riservata)
 Foto: Salvatore Rossi
 Foto: Quotazioni, altre news e analisi su www.milanofinanza.it/assicurazioni

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                        12
11/11/2014                                   La Notizia Giornale                                              Pag. 13

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 Il precedente
 Fondi immobiliari alle corde Mai tanta crisi per il settore
 Il mercato stagna e serve più tempo per vendere Tra i gestori in affanno Del Vecchio e Nattino Allarme
 Assogestioni Nei prossimi anni scade una ventina di strumenti Sul mercato asset per 5 miliardi
 Stefano SanSonetti

 Per carità, dicono che qualche segnale di risveglio ci sia. Ma per i fondi immobiliari l'incubo non accenna a
 sfumare. Prova ne sia quello che è successo qualche giorno fa. Tre grandi gestori, Beni Stabili, Investire
 Immobiliare e Amundi, hanno convocato i partecipanti ai loro fondi per deliberarne una proroga fino a un
 massimo di due anni. In debito di ossigeno, le tre società provano a ottenere un po' più di tempo per cedere
 gli asset e ripagare i detentori delle quote. Con il rischio che in questo lasso di tempo supplementare i
 pacchetti vengano venduti a prezzi di saldo a speculatori già pronti dietro l'angolo. Tra l'altro le richieste di
 proroga, avanzate sfruttando una norma del recente Sblocca Italia, vengono osservate con attenzione da
 gruppi come Delvecchio e Caltagirone, che per tutta una serie di intrecci sono interessati a capirne l'esito. I
 NOMI A muoversi è stata innanzitutto Beni Stabili, che ha convocato i partecipanti a tre fondi: Securfondo,
 Immobilium 2001 e Invest Real Security. Per tutti la richiesta è di una proroga fino a due anni "al solo fine di
 completare lo smobilizzo degli investimenti in portafoglio". E a chi fa capo Beni Stabili? Alla immobiliare
 francese Foncière Des Régions, tra i cui azionisti pesanti c'è la Delfin di Leonardo Del Vecchio . Al punto che
 il patron di Luxottica siede nel Cda di Beni Stabili. Tra l'altro, ma questo vale per tutti, l'eventuale proroga dei
 fondi comporta che "la misura della provvigione di gestione è ridotta di due terzi". Insomma, una bella
 mazzata per i gestori. Tra i quali c'è Investire Immobiliare, società della Banca Finnat della famiglia Nattino,
 tradizionalmente vicina al Vaticano e al gruppo guidato da francesco Gaetano Caltagirone . Del resto un
 membro della famiglia, francesco Caltagirone , siede nel Cda della stessa Banca Finnat, che a sua volta
 detiene il 15% di Beni Stabili sgr (i legami tra Del Vecchio e Caltagirone tra l'altro sono corroborati dalla
 presenza di entrambi nel capitale di Generali). IL CANOVACCIO Anche Investire Immobiliare chiede ai
 partecipanti del suo Fondo Obelisco una proroga fino a due anni, con con seguente riduzione della
 provvigione. E lo stesso ha fatto Amundi, gestore che fa capo ai francesi del Crédit Agricole. Il momento è
 critico per tutti. L'anno scorso un documento di Assogestioni ha sottolineato con allarme come nei prossimi
 anni scadrà una ventina di fondi immobiliari, riversando 5 miliardi di attivi difficilmente assorbibili dal mercato.
 Per questo il settore aveva chiesto a gran voce una copertura normativa per le proroghe. Nel frattempo Hines
 Italia, controllata dall'omonimo gruppo americano e guidata da Manfredi Catella (che a Milano ha ospitato la
 cena di fundraising del Pd di Matteo Renzi ), per il prossimo 18 novembre ha organizzato un incontro sugli
 investimenti immobiliari. Interessante vedere chi parteciperà al meeting: Marco Sangiorgio , dg di Cdp
 Investimenti, navid Chamdia , capo del real estate della Qatar Investment Authority, Pascal Duhamel , capo
 del real estate europeo della Abu Dhabi Investment Authority, e Lorenzo Segre della Singapore Investment
 Corporation.
 Foto: Del Vecchio, Nattino e Caltagirone

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                13
11/11/2014                                   Industria e Finanza                                             Pag. 4

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 DRONI
 IMPENNATA DELLE POLIZZE
 Cresce il mercato assicurativo degli APR. Nel 2020 in Europa un premio complessivo di 4-5 mln di euro

 Cresce il mercato assicurativo dei droni. Le polizze per la responsabilità civile verso terzi degli Aeromobili a
 Pilotaggio Remoto (APR) utilizzati per attività professionali farebbero registrare ad oggi un premio
 complessivo non superiore a 200mila euro in Italia e a circa 1,5 milioni di euro in Europa. Ma nel 2020, con il
 moltiplicarsi dei droni nei nostri cieli, questi valori dovrebbero aumentare esponenzialmente, raggiungendo
 circa i 4-5 milioni in ambito europeo. Queste sono alcune delle previsioni che saranno presentate da
 Pagnanelli Risk Solutions (PRS) Ltd il 12 novembre a Roma, in occasione della conferenza "Droni, volare
 sicuri. Nuove polizze assicurative e nuove norme di sicurezza del volo". Si tratta del secondo appuntamento
 di "Roma Drone Conference", il ciclo di conferenze sulle applicazioni professionali dei droni in Italia,
 organizzato dall'associazione Ifimedia e da Mediarkè. Il programma della conferenza, che vede come
 sponsor PRS e Ital dron, è articolato in due sessioni. La prima sarà dedicata appunto alle assicurazioni degli
 APR e vedrà rappresentanti di importanti compagnie e broker (Generali Italia, Un garo Insu rance Bro kers,
 CABI Broker e PRS) presentare nuove polizze appositamente studiate per la copertura assicurativa dei droni
 professionali. La seconda sessione di questa sarà invece dedicata alle nuove norme per la sicurezza del volo
 degli APR, alla luce anche delle recenti notizie di sorvoli non autorizzati di infrastrutture critiche. Un modello
 di drone (APR)

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                              14
10/11/2014                     Business People - N.11 - novembre 2014                                           Pag. 21
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 Sviluppo
 SETTE MILIARDI PER FARE COSA?
 ORA L'ITALIA HA IL SUO FONDO SOVRANO. SI CHIAMA FSI ED È PENSATO PER AIUTARE
 ECONOMICAMENTE LE AZIENDE TRICOLORI A CRESCERE E ASSUMERE PESO A LIVELLO
 INTERNAZIONALE. LE ASPETTATIVE SONO ALTE, ALTRETTANTO LE PERPLESSITÀ
 ANDREA TELARA

 Dal 6 agosto scorso, nell'elenco dei grandi fondi sovrani di tutto il pianeta riuniti nell'Ifswf (International Forum
 of Sovereign Wealth Funds), compare anche un nome italiano che probabilmente molti esponenti della
 business community internazionale - soprattutto quelli che vivono a migliaia di chilometri da Roma -
 conoscono ancora poco. Si tratta di Fsi (Fondo strategico italiano), è controllato dalla Cassa depositi e prestiti
 (Cdp) e ha una quantità di risorse per circa 4,4 miliardi di euro, che possono raggiungere i 7 miliardi. Per
 adesso, dunque, i soldi a disposizione di Fsi sono ben poca cosa rispetto all'arsenale messo in campo dai
 grandi fondi sovrani internazionali come quelli della Norvegia, degli Emirati Arabi o della Cina, che
 amministrano patrimoni stellari da centinaia e centinaia di miliardi di dollari. PARTECIPAZIONI
 STRATEGICHE Aparte questi "dettagli" tutt'altro che trascurabili, però, una cosa è certa: anche in Italia,
 proprio come in Cina, Norvegia o negli Emirati Arabi, oggi esiste un vero e proprio fondo sovrano, cioè una
 potenza di fuoco finanziaria controllata dallo Stato, attraverso il veicolo della Cdp, che si candida a giocare un
 ruolo determinante nell'economia e nella politica industriale del Paese. In che modo? A ben guardare,
 sebbene l'ingresso nell'Ifswf sia abbastanza recente, il Fondo strategico italiano ha già alle spalle alcuni anni
 di vita, durante i quali ha cambiato un po' le proprie ambizioni. Nato nel 2011 per impedire che molti gioielli
 del made in Italy subissero l'arrembaggio dei gruppi esteri, Fsi è stato investito negli anni successivi di una
 nuova missione, soprattutto per volontà dei governi Letta e Renzi. Lo scopo è creare un nuovo soggetto del
 capitalismo di Stato che acquisisca partecipazioni di minoranza in settori considerati strategici per l'economia
 nazionale come la difesa, la sicurezza, le infrastrutture, la tecnologia, le assicurazioni o i servizi di pubblica
 utilità. A questi, nel luglio scorso, si sono aggiunti l'agroalimentare, la cultura e il comparto turistico-
 alberghiero, grazie a un decreto firmato dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha seguito il solco
 già tracciato dal suo predecessore Fabrizio Saccomanni e dall'ex premier Enrico Letta. Il ragionamento
 seguito dagli ultimi due governi sembra abbastanza chiaro: poiché in Italia oggi gli investimenti privati vanno a
 singhiozzo e il capitalismo nazionale ha una corporatura molto fragile, per sostenere l'economia si può
 utilizzare una realtà come il Fondo strategico, che può contare sulle spalle ben robuste della sua controllante,
 la Cassa depositi e prestiti, la quale ha a disposizione una montagna di risorse visto che gestisce oltre 200
 miliardi di risparmi delle famiglie. SOSTEGNO AL MADE IN ITALY Ecosì, sotto la guida dell'amministratore
 delegato Maurizio Tamagnini, un manager con oltre vent'anni di esperienza nel settore finanziario e nel
 private equity, Fsi ha già acquisito partecipazioni di minoranza in diverse medie aziende italiane specializzate
 in nicchie d'eccellenza. È il caso di Kedrion, quinto produttore mondiale di farmaci derivati dal trattamento del
 plasma, del costruttore di valvole Valvitalia, o di Sia, che è tra i leader europei nella progettazione e gestione
 di servizi tecnologici per il settore finanziario. Il 2013-2014, però, è stato un biennio di svolta. Il governo Letta,
 infatti, ha lavorato intensamente per far entrare Fsi nel gotha mondiale dei fondi sovrani, siglando diverse
 partnership internazionali. Nel 2013, durante il vertice annuale tra Italia e Russia, è stato firmato per esempio
 un accordo con Rdif, il corrispettivo moscovita, che dispone di un patrimonio di 10 miliardi di dollari. L'intesa
 prevede uno stanziamento paritetico fino a un miliardo di dollari per gli investimenti che possono contribuire
 alla cooperazione economica tra i due Paesi e alla crescita delle rispettive economie. Sempre nel 2013, è
 nata la IQ Made in Italy Investment Company, una joint venture da due miliardi di euro tra Fsi e il fondo
 sovrano del Qatar, che investirà in società attive in alcuni settori tipici del made in Italy, come l'arredo e il
 design, il turismo o l'alimentare. Poi, nel febbraio del 2014, è arrivato l'accordo con la Kuwait Investment
 Authority (Kia), il fondo sovrano del Kuwait, che ha deciso di investire un po' di soldi in Fsi, tramite una neo-

SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                  15
10/11/2014                     Business People - N.11 - novembre 2014                                           Pag. 21
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 costituita società. In questa nuova realtà, il Fondo strategico italiano ha conferito le proprie attuali
 partecipazioni per un valore di oltre 2 miliardi di euro, corrispondenti a una quota di maggioranza dell'80%,
 mentre i soci del Golfo Persico hanno acquisito il restante 20%, sborsando una cifra di 500 milioni di euro.
 PROGETTI NEL TURISMO Infine, nel luglio del 2014, è arrivata un'altra novità di rilievo, già ricordata in
 precedenza: il ministro dell'Economia Padoan ha ampliato il perimetro di investimenti di Fsi, consentendogli di
 entrare nel capitale di società attive nel turismo, nell'agroalimentare o nella cultura, che abbiano almeno 50
 milioni di euro di fatturato, contro il limite minimo di 300 milioni, previsto invece per gli investimenti negli altri
 comparti produttivi. Anche le medie imprese italiane, dunque, avranno maggiori chance di entrare nelle mire
 del Fondo strategico. Per adesso, poco o nulla si sa sulle possibili operazioni di Fsi. Da tempo, tuttavia, si
 parla della creazione di un grande polo alberghiero di dimensione nazionale, frutto dell'aggregazione tra
 almeno tre catene di hotel che si stanno ristrutturando o che potrebbero essere presto vendute: il gruppo
 Boscolo, Ata e Unahotels. Tale ipotesi ha preso corpo soprattutto a partire dal maggio scorso, quando l'ad di
 Fsi Tamagnini ha avanzato l'ipotesi di mettere in campo un'importante operazione proprio nel settore
 alberghiero, sul modello di quella effettuata con Ansaldo Energia, la società a partecipazione statale che il
 Fondo strategico ha acquisito nel 2013 da Finmeccanica, per traghettarla poi verso l'accordo con un nuovo
 partner internazionale: i cinesi di Shanghai Electric, che sono entrati nel capitale della società nella primavera
 scorsa. L'idea di Tamagnini è ora di promuovere un fondo aperto agli investitori istituzionali che acquisisca la
 proprietà di immobili del comparto turistico, che oggi in Italia è molto frammentato e ha un gran bisogno di
 risorse. In tale fondo, potrebbe finire anche una parte del patrimonio demaniale pubblico delle grandi città,
 che necessita di essere valorizzato. Su questa base, grazie alle sue entrature nella business community, Fsi
 potrebbe farsi contemporaneamente promotore di un accordo con un partner strategico, per esempio una
 catena turistica attiva a livello internazionale, per creare appunto un grande polo italiano del settore
 alberghiero aperto agli investimenti esteri. È proprio la stessa "filosofia" seguita con l'operazione-Ansaldo,
 che delinea chiaramente quale può essere il ruolo di Fsi nell'economia italiana: agire come soggetto pubblico
 che aiuta le medie aziende del made in Italy a crescere e ad assumere dimensioni rilevanti a livello
 internazionale, soprattutto quando altri soggetti finanziatori, come per esempio i fondi di private equity, non
 sono disposti a metter mano al portafoglio. IL RISIKO DELLE UTILITIES Èancora presto per dire se le
 ambizioni del Fondo strategico si trasformeranno in qualcosa di concreto in tempi brevi, soprattutto nei settori
 dell'agroalimentare e della cultura, dove i progetti devono ancora partire del tutto. Intanto, però, Fsi è pronto a
 impegnarsi su un altro fronte: il settore dei servizi di pubblica utilità come la distribuzione del gas, dell'energia
 e dell'acqua. Anche qui, l'idea è di intervenire in un comparto produttivo molto frammentato, dove operano
 decine di aziende utilities ex municipalizzate. «Ci sono aziende attive su scala provinciale o ultra-provinciale
 che, pur avendo già raggiunto dimensioni rilevanti, hanno bisogno di aggregarsi per realizzare così delle
 economia di scala nella gestione», dice l'avvocato Giovanni Penzo, partner dello studio internazionale
 Osborne Clarke. Inoltre, secondo Penzo, in queste realtà c'è un notevole bisogno di risorse finanziarie per
 fare investimenti e parecchie utilities, da sole, non ce la possono fare. «Per esempio, nel settore dei servizi
 idrici», ricorda, «l'Italia rischia seriamente di subire delle multe da parte dell'Unione Europea nei prossimi
 anni, poiché non ha rispettato gli obiettivi di miglioramento della rete di distribuzione dell'acqua fissati a
 Bruxelles». L'arrivo nell'azionariato di un nuovo socio stabile come il Fondo strategico italiano e altre realtà in
 seno alla Cassa depositi e prestiti, da realizzarsi con degli aumenti di capitale, per l'avvocato di Osborne
 Clarke può essere dunque una soluzione. La Cdp, attraverso il Fondo strategico, è pronta a mettere sul piatto
 circa 500 milioni di euro per comprare quote di minoranza in diverse società e favorirne poi l'aggregazione, in
 modo da creare delle realtà un po' più solide di quelle attuali. A chi paventa il rischio di un nuovo dirigismo di
 Stato, Penzo dice: «Credo che, in questo momento, occorra seguire un approccio molto pragmatico per
 risolvere i problemi, evitando i dibattiti ideologici. Se c'è bisogno di risorse per fare investimenti e queste
 risorse possono arrivare da un soggetto pubblico come la Cassa depositi e prestiti, perché non utilizzarle?».
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SCENARIO ASSICURAZIONI - Rassegna Stampa 11/11/2014                                                                  16
10/11/2014                    Business People - N.11 - novembre 2014                                         Pag. 21
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 GLI AZIONISTI DEL FONDO
 20
 77,7
 IN CIFRE
 4,4 MILIARDI DI EURO
 2,5 MILIARDI DI EURO % % % Fintecna Banca d'Italia Cassa depositi e prestiti Capitale disponibile: Capitale
 investito, contribuito e impegnato:
 Metroweb Italia SpA
 24 dicembre 2012
 INVESTIMENTO:
 200 milioni di euro
 PARTECIPAZIONE:
 %
 DOVE HA INVESTITO SINORA IL FSI
 46,2
 50
 49,5
 0,382
 23,2
 42,3
 2,57
 46,2 più % % % % % % % DATA: DATA: DATA: DATA: DATA: DATA: DATA: Sia DATA: INVESTIMENTO:
 INVESTIMENTO: 884 milioni CONFERIMENTO: per il 4,48% INVESTIMENTO: DISMISSIONE:
 INVESTIMENTO: 659 milioni Valvitalia INVESTIMENTO: INVESTIMENTO: 5 luglio 2012 altri 50 milioni 1
 marzo 2013 PARTECIPAZIONE: Assicurazioni Generali SpA 22 marzo 2013 Ansaldo Energia
 PARTECIPAZIONE:
 Kedrion Group SpA 100 milioni di euro tramite un finanziamento ai soci convertibile PARTECIPAZIONE: 150
 milioni di euro del capitale, di cui l'1,91% è stato poi rivenduto PARTECIPAZIONE: Gruppo Hera SpA 19
 novembre 2013 7,3 milioni di euro 23 dicembre 2013 (oltre 147 milioni per acquisto differito del 15%)
 PARTECIPAZIONE: (acquisto differito del 15%) 15 gennaio 2014 151 milioni di euro 28 maggio 2014 205
 milioni di euro IQ Made in Italy Investment Company SpA completata nel maggio 2014 PARTECIPAZIONE:
 (tramite prestito obbligazionario convertibile) PARTECIPAZIONE: (detenuta indirettamente attraverso Fsia
 Investimenti Srl, interamente controllata da Fsi)
 QUESTA POTENZA DI FUOCO FINANZIARIA SI CANDIDA A GIOCARE UN RUOLO DETERMINANTE
 NELL'ECONOMIA E NELLA POLITICA INDUSTRIALE DEL PAESE
 In questa pagina, alcuni personaggi chiave per la creazione e il funzionamento del Fondo strategico italiano
 (Fsi). In alto, il suo amministratore delegato, Maurizio Tamagnini, precedentemente responsabile Sud Europa
 della divisione Corporate e Investment Banking di Bank of America Merrill Lynch e membro del Comitato
 esecutivo dell'istituto per l'area Emea. In basso, da sinistra verso destra: l'ex premier Enrico Letta, sostenitore
 della nascita del Fondo, il suo successore Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan,
 firmatario di un decreto che ha esteso le possibilità di intervento del Fsi anche al turismo, all'agroalimentare e
 alla cultura

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 IL TEMPO È D€NARO
 NON SOLO TURISMO. L'IMPATTO DEL METEO SUGLI AFFARI È RILEVANTE IN MOLTISSIMI SETTORI,
 DALL'AGRICOLTURA ALL'ENERGIA, E PROMETTE DI AUMENTARE SULLE ORME DEL GLOBAL
 WARMING. COSÌ ACQUISTA IMPORTANZA IL LAVORO DEL METEOROLOGO E NASCONO PERFINO
 NUOVE PROFESSIONI IN ASSENZA DI MISURE CONTRO LE EMISSIONI DI GAS NOCIVI, L'OCSE
 PREVEDE UN PIL GLOBALE IN CALO DALL'1,5% AL 6% ENTRO IL 2060 A CAUSA DEI CAMBIAMENTI
 CLIMATICI
 ANDREA NICOLETTI

 A fare la somma quasi non ci si crede: tre miliardi di euro in meno per colpa della pioggia. È il conto,
 salatissimo, di un'estate da dimenticare. Il maltempo senza tregua, da giugno a fine agosto, ha paralizzato il
 turismo e inferto colpi durissimi all'agricoltura. Secondo Federalberghi, il fatturato degli hotel è calato di botto
 del 5% e la stima dei danni per il settore calcolata da Codacons è di almeno 1,5 miliardi di euro, con un calo
 del 30% delle presenze di villeggianti sulle spiagge e nei lidi. Pesantissime le ripercussioni sull'occupazione,
 che ha visto saltare 50 mila posti di lavoro stagionali. A tutto questo si devono aggiungere i danni che il
 maltempo ha causato all'agricoltura: secondo Coldiretti i temporali, le bombe d'acqua e le frequenti
 grandinate hanno distrutto le campagne e rovinato il lavoro di un anno intero in molte aziende agricole. Un
 conto che supera, anche in questo caso, il miliardo di euro. Insomma: piove e il fatturato fa acqua. E
 parecchia. A farne le spese, oltre ad albergatori e agricoltori, anche la filiera italiana del gelato artigianale, un
 settore che vale 2,7 miliardi di euro fra coni, coppette, macchine per il gelato, ingredienti e semilavorati: qui il
 calo degli ordini estivi, secondo Cna Alimentare, si aggira sul 5%, mentre nel solo mese di giugno dell'anno
 scorso, quando a dispetto del calendari sembrava pieno inverno, il consumo si era ridotto addirittura della
 metà. UNA QUESTIONE DI ENERGIA Il clima, poi, incide anche sulla produzione di energie rinnovabili: è
 grazie al fotovoltaico, per esempio, che si risparmia sulla produzione di energia più costosa, come quella
 degli impianti a gas. Ma senza il sole i pannelli producono di meno e la spesa per coprire il fabbisogno di
 corrente elettrica aumenta. Anche in bolletta. Piogge e gelate pesano, infine, sulla velocità, l'efficacia e il
 costo dei trasporti merci e sulle infrastrutture viarie, così come sul fatturato (e sui premi) delle società
 assicurative che vendono pacchetti di copertura danni alle aziende agricole. «Alluvioni e uragani
 danneggiano le infrastrutture, le strade e le linee elettriche», conferma Luca Casalini, professore di Scienze
 naturali, «con conseguenti ritardi sulla distribuzione e sulla produzione e pesanti ripercussioni economiche,
 mentre un clima più estremo determina un maggiore consumo di energia per scaldare o raffreddare a
 seconda della stagione». E se le vendite di condizionatori s'impennano quando fa caldo, un aumento delle
 temperature fuori stagione fa crollare i consumi dei classici prodotti stagionali, come la cioccolata sotto
 Natale. Non solo: l'anno scorso in primavera le vendite di biciclette sono calate di quasi il 4% perché,
 secondo l'analisi dell'associazione dei produttori Confindustria Ancma, ha fatto brutto tempo. Lo stesso vale
 per scooter e motociclette: alla fine del gelido mese di marzo 2013, le vendite di due ruote («ma non fu solo
 colpa del maltempo», disse il presidente di Ancma, Corrado Capelli) segnarono un -37,2% rispetto allo stesso
 periodo del 2012. E vogliamo parlare dei solari, dei costumi da bagno e in generale del settore abbigliamento,
 beffato da un'estate che non è mai arrivata? Nelle vetrine dei negozi si è passati dai giubbotti invernali a
 quelli autunnali. Naturalmente c'è anche il rovescio della medaglia: la scorsa estate, non potendo andare in
 spiaggia, molti si sono dedicati a quelle attività che durante l'anno non si ha mai tempo di fare, come i piccoli
 lavori in casa. Sarà per questo che i visitatori dei vari negozi di bricolage o dell'arredamento low cost come
 Ikea sono aumentati, dice Confesercenti, del 30%. Ed è andata bene anche per ipermercati e centri
 commerciali con annesso parcheggio al coperto. MUTAMENTI A LUNGO TERMINE Insomma, che faccia
 bello o brutto tempo, ci sarà sempre qualcuno pronto a lamentarsi. Fosse solo questo il problema. Già,
 perché se nel nostro piccolo, con tutto il rispetto per chi ci ha rimesso, si tratta di un'estate da dimenticare e
 basta, a livello mondiale i cambiamenti climatici producono danni forse meno visibili o non così evidenti, ma

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 alla lunga irreparabili. Prepariamoci al peggio: secondo le stime del gruppo intergovernativo di esperti sul
 cambiamento climatico (Ipcc), da qui al 2100 il riscaldamento globale porterà a un innalzamento medio della
 temperatura tra 1,4 e 5 gradi. Tradotto: in molte parti del pianeta l'agricoltura sarà più vulnerabile, esposta a
 siccità e inondazioni e attaccata da nuovi parassiti. Aumenterà la desertificazione, che già oggi interessa 2
 miliardi di persone, rendendo difficilissime le condizioni di vita di molte popolazioni. Non solo: i prezzi delle
 materie prime aumenteranno causando stress economici che, se nei Paesi industrializzati potranno essere
 affrontati con relativa serenità, in altre parti del mondo meno sviluppate potrebbero causare guerre e rivolte. È
 già successo: in molti, infatti, concordano che fra le cause delle rivolte nella cosiddetta Primavera araba nel
 2011 ci sia anche l'impennata dei prezzi del grano. «I dati che escono da questi e altri rapporti
 internazionali», dice Sergio Brivio di 3BMeto, «sono allarmanti: i cambiamenti climatici influiscono sempre di
 più sull'economia e sulla politica. E la causa di tutto è anche l'uomo». Che dire, infatti, dell'inquinamento? In
 mancanza di politiche efficaci per la diminuzione delle emissioni di gas nocivi, l'Ocse stima un calo del pil
 mondiale dall'1,5 al 6% entro il 2060, causato dalla minore produttività agricola, dall'innalzamento dei mari e
 dalla maggiore frequenza di eventi naturali catastrofici. Restando in Italia, gli effetti del cambiamento climatico
 potrebbero arrivare a costare al nostro sistema economico, nel 2050, qualcosa come 20-30 miliardi, più o
 meno come una manovra economica. Lo sostiene uno studio del Centro Euromediterraneo per i cambiamenti
 climatici, secondo il quale nel 2100 queste cifre potrebbero addirittura sestuplicare. L'AFFARE METEO
 Aquesto punto è chiaro che le aziende, anche quelle italiane, devono trattare il cambiamento climatico come
 qualsiasi altro rischio economico, perché l'innalzamento del livello del mare o il caldo torrido che arriverà col
 global warming avranno effetti devastanti non solo sulla natura e sulla vita degli uomini, ma anche sul nostro
 portafoglio. E visto che parliamo di soldi, vale la pena notare come il bello e brutto tempo (soprattutto
 quest'ultimo) sia una vera manna dal cielo per chi sa fare le previsioni. Stiamo parlando di cifre da capogiro: il
 colosso mondiale è Weather Channel, il network acquistato qualche anno fa da Cnbc per 3,5 miliardi di dollari
 e che oggi ha quasi l'80% del mercato Usa, mentre in Italia il numero uno è ilmeteo.it, con un fatturato che si
 aggira sui 6 milioni di euro l'anno fra raccolta pubblicitaria e vendita di servizi a media e aziende. Seguono
 3Bmeteo, marchio che appartiene alla società Meteosolution, Epson Meteo di Mediaset, meteo.it e
 meteogiuliacci.it. Il maltempo fa girare al bello anche il mestiere del meteorologo. Anche in azienda: il meteo
 manager, infatti, è un professionista capace di leggere le carte sinottiche e prendere rapidamente decisioni
 strategiche da sottoporre ai vertici. Per questo si serve di un ufficio meteo interno e di numerosi servizi esteri,
 creati ad hoc da società private specializzate nell'elaborazione di informazioni mirate a uno specifico
 business, che sia la produzione di energia verde o la raccolta dei kiwi in campagna prima delle gelate. Le
 condizioni meteo, infatti, sono tra le variabili più difficili da valutare ma di enorme importanza per molte
 aziende, come Enel, Terna, Eni o la francese Edf, il cui business ruota attorno alla produzione di energia
 rinnovabile o per quelle grandi compagnie assicurative, Zurich o Allianz Re per fare solo un esempio, che
 hanno un portafoglio prodotti dedicato alla protezione dai danni causati dal maltempo. Il meteorologo è una
 figura richiesta anche dalle imprese che realizzano software meteo oppure dalle società aeroportuali. Ma
 quanto guadagna? Secondo i dati forniti dall'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei
 lavoratori (Isfol), la busta paga di un meteorologo impiegato nel settore civile parte dai 25 mila euro per un
 neo assunto e arriva a 50 mila euro lordi l'anno a fine carriera. Per far carriera nelle Università e negli istituti
 di ricerca privati, il curriculum ideale è un mix fra scienze climatiche, agricoltura e genetica moderna, tutte
 discipline che servono per la vera sfida del futuro: studiare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sulla
 vita del pianeta. E prevenirli. Robert Fesus/Hemera/Thinkstock (1), fralo/Istock/Thinkstock (1),
 Wavebreakmedia Ltd/Wavebreak Media/Thinkstock(1), TomAF/iStock/ThinkStock (1),
 France68/iStock/ThinkStock (1), Neniya/iStock/ThinkStock (1), olhainsight/iStock/ThinkStock (1),
 GettyImages (1)
 QUANDO IL CLIMA DECIDE LA STORIA LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO O LA RIVOLUZIONE
 FRANCESE? TUTTA COLPA DEL METEO Sarebbe stato un lungo periodo di tempo sereno a favorire

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 l'espansione dell'Impero e una improvvisa e altrettanto lunga stagione rigida a favorirne la caduta. Così come
 per la Rivoluzione francese: una forte siccità seguita da violente alluvioni e gelate furono tra le cause
 principali della distruzione dei raccolti e del parziale blocco dell'economia, che causò lo scoppio della rivolta.
 Lo sostiene WOLFGANG BEHRINGER, professore dell'Università del Saarland (Germania) nel suo libro
 Storia culturale del clima (Bollati Boringhieri), che collega molti fatti storici, compresi il crollo delle dinastie dei
 Faraoni o la scomparsa dei Maya, ai cambiamenti climatici.
 Il parere di LUCA MERCALLI
 MAGARI SI TRATTASSE SOLTANTO DI UN WEEKEND ROVINATO DALLA PIOGGIA Dobbiamo avere
 paura del clima? Dipende da dove viviamo. Nei Paesi industrializzati un'anomalia climatica è compensata da
 manovre finanziarie, altrove può significare carestia. Per esempio? La California sta vivendo la peggiore
 siccità degli ultimi cento anni: una batosta per la sua economia, ma nessuno muore di fame, mentre lo stesso
 fenomeno in India e in Africa potrebbe mettere sotto scacco la vita di milioni di persone. Quali attività sono più
 sensibili alle condizioni meteo? Il turismo è quello di cui si parla più spesso, soprattutto d'estate, ma non
 dobbiamo dimenticare l'agricoltura e le energie rinnovabili: una diga vuota o meno giornate di sole possono
 significare un rallentamento della produzione di elettricità, con notevoli danni economici. Dovremmo
 preoccuparci di più? I cambiamenti climatici a lungo termine sono innegabili, dobbiamo prenderne atto e
 trovare soluzioni a livello globale. Ma ciascun imprenditore, nel suo piccolo, può escogitare un piano B, anche
 lavorando di fantasia: per esempio i dipendenti delle gelaterie Grom possono stare a casa se è previsto brutto
 a patto di lavorare di più quando torneranno il sole e i clienti. Magari fosse solo un weekend rovinato. Invece
 gli eventi climatici estremi possono mettere in ginocchio un'intera economia e provocare danni di enorme
 portata. Per il presidente della Società meteorologica Italiana, volto noto di Che tempo che fa , è innegabile:
 le anomalie climatiche sono sempre più frequenti
 8,4
 600
 400
 IL "BUSINESS" IN CIFRE EURO (FONTE: LA REPUBBLICA ) MILIARDI DI EURO L'ESPOSIZIONE
 COMPLESSIVA DEL MERCATO ASSICURATIVO ITALIANO AL RISCHIO TERREMOTO E ALLUVIONI:
 +20% RISPETTO ALL'ANNO SCORSO (FONTE: ANIA) MILIONE DI EURO LA SPESA QUOTIDIANA IN
 ITALIA PER RIPARARE I DANNI DEL MALTEMPO MILIARDI DI EURO (FONTE: MINISTERO
 DELL'AMBIENTE E COLDIRETTI) (FONTE: LEGAMBIENTE) I FINANZIAMENTI STATALI PER LA
 PREVENZIONE DELLE CATASTROFI NEGLI ULTIMI 20 ANNI. NELLO STESSO PERIODO NE ABBIAMO
 SPESI 22 PER CORRERE AI RIPARI RISPARMIO ANNUO PER ETTARO DI TERRA COLTIVATA A
 POMODORI GRAZIE A BUONE PREVISIONI METEO Assicurazioni, finanziamenti, risparmio: numeri e
 terminologia parlano chiaro, le condizioni atmosferiche sono senza ombra di dubbio una questione
 economica
 IN ITALIA, NEL 2050, GLI EFFETTI DEL GLOBAL WARMING POTREBBERO ARRIVARE A COSTARE
 AL SISTEMA ECONOMICO FINO A 20-30 MILIARDI DI EURO
 L'ottimismo di MARIO GIULIACCI
 DIETRO OGNI CATASTROFE C'È UNA OPPORTUNITÀ, BASTA SAPERLA COGLIERE I cambiamenti
 climatici in atto ci mettono davanti a scenari che possono danneggiare gravemente l'economia. Ma per il
 colonnello Mario Giuliacci, volto storico della Tv, oggi direttore del portale meteogiuliacci.it, non tutto il male
 vien per nuocere, anzi: dietro ogni catastrofe c'è un'opportunità, basta saperla cogliere. Quale sarebbe
 l'aspetto positivo di una grave siccità? Che ci stimola a studiare in laboratorio nuovi tipi di coltivazioni sempre
 più resistenti alle intemperie e più produttive. Quando saremo riusciti a trovarle avremmo sconfitto gran parte
 della fame nel mondo. Come dire: la difficoltà aguzza l'ingegno? E aguzza anche nuovi business. Altro
 esempio: è vero che stiamo distruggendo le foreste per produrre carta. Che fare? Ok riciclare tutto ciò che
 oggi può essere trasformato in carta. E andrebbe incrementato anche il rimboschimento così vi sarebbero più

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