Piani di Sicurezza dell'Acqua nei sistemi idropotabili - Esperienza applicativa in HERA - Gruppo ...
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Piani di Sicurezza dell’Acqua
nei sistemi idropotabili
Esperienza applicativa in HERA
Claudio Anzalone, Laura Minelli
Hera S.p.A.
1
1Due parole sul Gruppo Hera
Nasce nel 2002 dalla fusione di 11
società pubbliche di servizi in Emilia-
Romagna.
Oggi ha circa 8000 dipendenti, eroga
servizi pubblici essenziali a oltre
4 milioni di cittadini.
2
1Dati dimensionali Hera SpA – Servizio Acquedotto
Lunghezza di rete idrica (km) 27.295 (Dati al 31/12/2016)
Acqua immessa in rete uso civile (Mmc) 298
N° impianti di potabilizzazione 34
N° pozzi per captazione acqua 231
ATO 6
N° impianti di sollevamento acquedotto 867
Ripartizione acqua uso civile immessa in rete
ATO 5 - BOLOGNA
34% 103 ATO 4
ATO 5 ATO 7
ATO 4 - MODENA
17%
50
ATO 9 - RIMINI
14% 41
ATO 7 - RAVENNA ATO 8 ATO 9
13% 39
ATO 8 – FORLÌ CESENA
12% 35 Comuni serviti: 166
ATO 6 - FERRARA Utenze servite: 1,1 milioni
10% 30 4
Popolazione residente: 2,8 milioniL'attuale sistema di controllo qualità della filiera idropotabile
Si avvale essenzialmente di due parti coordinate e complementari:
un Sistema di Telecontrollo che consente un monitoraggio online del corretto
funzionamento degli impianti di potabilizzazione e distribuzione e di alcuni parametri
dell'acqua erogata (torbidità, disinfettante residuo, pH, ecc)
L’applicazione di Piani di Controllo Analitici per un monitoraggio programmato e
approfondito della qualità dell'acqua captata, potabilizzata e distribuita, da parte del
Laboratorio interno
5
1Il sistema di telecontrollo Consente di:
monitorare in tempo reale il funzionamento
delle reti e degli impianti a fluido
intervenire a distanza in caso di anomalie
attivare il servizio di pronto intervento
sull’intero territorio.
6
1I Piani di Controllo
La definizione dei Piani di Controllo Analitico è
oggetto di apposita procedura del Sistema Qualità
che definisce:
Ruoli e responsabilità
Finalità e modalità di progettazione dei controlli
per tutte le matrici e le fasi di processo
Modalità di controllo
Registrazioni
7
1Criteri di definizione dei Piani di Controllo
Nella pianificazione dei controlli si tiene conto dei seguenti criteri e dati di conoscenza:
Il rispetto delle norme vigenti a livello locale, nazionale e
comunitario in tema di parametri analitici da sottoporre a
controllo e dei relativi limiti cogenti
L’ identificazione di punti di campionamento
rappresentativi lungo la filiera idropotabile (fonte,
processo e rete).
La conoscenza, sulla base degli esiti analitici e delle non
conformità, del grado di vulnerabilità delle fonti idriche e
delle criticità strutturali e gestionali di impianti e reti.
8
1I controlli analitici sulla filiera acqua
Numero di cui sulla rete di
analisi distribuzione
ATO Bologna 83.494 42.490
ATO Ferrara 54.054 15.296
ATO Forlì-Cesena 43.651 32.099
ATO Modena 35.173 15.772
ATO Ravenna 42.153 31.903
ATO Rimini 35.436 28.010
TOTALE 293.961 165.570
Nel 2017 nei laboratori di Hera sono state effettuate sulle acque naturali destinate alla
potabilizzazione e sulle acque potabili circa 300.000 analisi di cui quasi il 60% sulle
reti di distribuzione. A questi esiti vanno addizionati i controlli di processo effettuati
con strumentazione online collegata ai sistemi di automazione locale ed al sistema di
telecontrollo e i controlli effettuati a cura delle AUSL.
9
1I controlli analitici sulla filiera acqua: sono tanti? pochi? troppi?
Difficile dirlo, se non effettuando una valutazione sulla base di
un'analisi di rischio che tenga conto dei programmi di controllo
interni (del gestore) ed esterni (delle Aziende USL).
1. considerazione:
i programmi di controllo interni ed esterni nella generalità
dei casi vengono strutturati in maniera indipendente e
presentano ampie sovrapposizioni.
Dal 2012 al 2017 abbiamo sperimentato, insieme a
AUSL e ARPAE, una metodologia di razionalizzazione
dell’ attività di controllo basata sui principi WSP.
Approfondimento in appendice
10
1I controlli analitici sulla filiera acqua: sono adeguati?
2. considerazione:
molte sono le sfide a cui oggi il gestore è chiamato a
far fronte.
3. considerazione:
gli indicatori tradizionali appaiono sempre meno
adeguati per una complessiva valutazione del rischio.
11
1L'approccio Water Safety Plan rivoluziona ed evolve il concetto di controllo
Da approccio RETROSPETTIVO:
basato sul controllo di conformità
di una serie di parametri analitici
predefiniti (Direttiva 98/83/CE)
consente una razionalizzazione delle Ad approccio PREVENTIVO:
attività di controllo: basato sulla valutazione e gestione dei
è applicabile a sistemi acquedottistici rischi, dunque suIla prevenzione dei
diversi per tipologia e dimensione; pericoli (Direttiva Ue 1787/2015)
comporta la cooperazione fra Enti di
controllo e Gestore.
12
1La metodologia WSP consente di razionalizzare i controlli interni ed esterni
La scelta di parametri adeguati per il controllo deve tenere conto delle
condizioni locali per ciascuna filiera idro-potabile e dei controlli interni che il Controlli interni
gestore è tenuto ad effettuare per la verifica della qualità dell'acqua destinata al art. 7 D.Lgs. 31/01
consumo umano, di cui all'art. 7, che dovranno essere fondati su una - Gestore -
valutazione del rischio a cura del gestore, come stabilito nella parte C.
I programmi di controllo possono basarsi sulla valutazione del rischio Controlli esterni
stabilita nella parte C, sulla base della valutazione eseguita dal gestore del art. 8 D.Lgs. 31/01
servizio idrico. - Azienda USL -
13
1Modifica dell'allegato II del D.Lgs. 31/01
1. È possibile derogare ai parametri e alle frequenze di campionamento
di cui alla parte B, a condizione che venga effettuata una valutazione del
rischio in conformità alla presente parte.
2. La valutazione del rischio di cui al punto 1 dovrà essere eseguita dal
gestore del servizio idrico anche al fine di definire i controlli interni di cui
all'art. 7.
Controlli esterni
art. 8 D.Lgs. 31/01
- Azienda USL -
5. Sulla base dei risultati della valutazione del rischio viene ampliato
l'elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e/o vengono
aumentate le frequenze di campionamento di cui al punto 3 della parte B,
se …
6. Sulla base dei risultati della valutazione del rischio, possono essere
ridotti l'elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e le frequenze
di campionamento di cui al punto 3 della parte B, a condizione che …
14
1I PSA dei sistemi di gestione idropotabile
Con il decreto del 14 giugno 2017
il Ministero della Salute ha recepito a livello
nazionale la direttiva UE 2015/1787 e ha
introdotto l’obbligo di adozione dell’approccio
PSA per i sistemi di gestione idropotabile.
La scadenza più probabile per l’adozione dei
I PSA (WSP) sono stati introdotti dall’OMS PSA da parte di tutti i gestori idrici sembra
nelle Linee guida per la qualità dell’acqua
essere il 2025. Tale scadenza è in linea con le
destinata al consumo umano (III ed.2004)
indicazioni della Commissione europea
Le linee guida per la valutazione e
contenute nella proposta di revisione della
gestione del rischio nella filiera delle direttiva 98/83/CE, attualmente in discussione
acque destinate al consumo umano in Parlamento europeo e con le regolazioni
secondo il modello Water Safety Plan _ della qualità tecnica del servizio integrato
Rapporti Istisan 14/21 elaborate in sede ARERA.
15
1PSA in HERA: i primi sistemi acquedottistici presi in esame
L’implementazione in HERA
dei Piani di sicurezza è
avvenuta sotto la guida
dell’Istituto Superiore di
Sanità con cui è stato
stipulato un accordo di
collaborazione per due
sistemi acquedottistici:
San Giovanni in
Persiceto
Sistema Imolese
16
1I due sistemi a confronto: gli impianti di potabilizzazione
17
1I due sistemi a confronto: la rete e gli impianti di distribuzione
18
1La metodologia WSP prevede un approccio strutturato e documentato
…che operativamente si traduce in..
Costituzione del team multidisciplinare
Predisposizione di una piattaforma
informatica di condivisione
Descrizione del sistema acquedottistico
Compilazione di check list_ISS
Ispezioni in campo e interviste ai gestori
d’impianto
Raccolta della documentazione tecnica
Compilazione della matrice di rischio
Redazione della relazione PSA
Approvazione del PSA da parte dell’ISS
Fonte: Le linee guida per la valutazione e gestione del
rischio nella filiera delle acque destinate al consumo
umano secondo il modello Water Safety Plan _ 19
Rapporti Istisan 14/21
1Piattaforma di condivisione: architettura ad albero
20
1La compilazione della matrice di rischio comporta una serie di passaggi
Descrizione del sistema acquedottistico in nodi e internodi
Individuazione degli eventi pericolosi e dei pericoli per ciascuna
unità funzionale
Analisi delle misure di controllo e loro grado di efficacia
Validazione delle misure di controllo
Rivalutazione della probabilità di rischio
Individuazione di azioni specifiche di miglioramento
Monitoraggio operativo
La matrice di rischio rappresenta il cuore del Piano di sicurezza
21
1Compilazione della Matrice di rischio –
Nodi e internodi del sistema acquedottistico
I nodi sono le infrastrutture della filiera idropotabile dove avviene un cambiamento delle
caratteristiche dell’acqua: fonti, centro di potabilizzazione, serbatoi, sollevamenti, clorazioni di rete.
Gli internodi sono le tratte di rete di adduzione e di distribuzione, ecc.
22
1Parametri di controllo
Misure di controllo
23
1Compilazione della Matrice di rischio –
Calcolo di R1
Per ogni fase del trattamento di potabilizzazione (nodo) e nella G
rete di distribuzione (internodo) vengono individuati gli eventi
pericolosi e i relativi pericoli. 1 2 3 4 5
1 1 2 3 4 5
A ciascun evento pericoloso individuato viene attribuito (in una
scala da 1 a 5): 2 2 4 6 8 10
un valore di probabilità (P1) di accadimento, P 3 3 6 9 12 15
fase 1
un valore di gravità (G) dei relativi pericoli (C=chimici,
B=batteriologici, F=fisici, I=interruzione del servizio) 4 4 8 12 16 20
un valore di rischio R1 (P1xG). 5 5 10 15 20 25
Per l’attribuzione di P1, è stato considerato il grado di protezione 15
della fonte (PTA RER), la caratteristica tecnica strutturale della basso medio alto molto alto
sezione d’impianto potenzialmente interessata da un
determinato evento pericoloso, l’esito delle check list specifiche Classificazione del rischio
e la frequenza di accadimento in passato (intervista al gestore). secondo OMS e ISS
24
1Compilazione della Matrice di rischio –
Analisi delle misure di controllo
Per ogni evento pericoloso individuato è stata effettuata l’analisi
delle misure di controllo esistenti, suddividendole in disponibilità di:
barriere fisiche (chiariflocculazione, filtrazione) e barriere chimiche
fase 2
(disinfezione)
allarmi da telecontrollo
procedure/istruzioni/documenti tecnici/linee guida aziendali
ridondanza (ad esempio, generatore di scorta, di pompe di scorta
ecc)
Le misure di controllo sono le barriere di cui l’impianto è stato dotato
per fronteggiare i pericoli potenziali, in particolare quelli di natura
sanitaria.
25
1Compilazione della Matrice di rischio –
Validazione delle misure di controllo
La validazione delle misure di controllo consiste nell’ analisi dell’ efficacia delle
misure di controllo, sulla base di:
tipologia di trattamento (se ritenuta idonea in base a dati di letteratura)
fase 3
esiti delle analisi chimiche e batteriologiche dell’ultimo triennio (2015-2017) –
registrazione in LIMS (software laboratorio)
esito delle verifiche gestionali inserite nei Piani di Conduzione e
Manutenzione – registrazione in SAP (software gestionale aziendale)
esito delle analisi on line (cloro residuo libero, torbidità, ozono residuo) –
registrazione in PVSS (software telecontrollo)
26
1Compilazione della Matrice di rischio –
Rivalutazione della probabilità di rischio P2 e del rischio R2
Rivalutazione della probabilità P (P2) in base alla validazione o meno delle
misure di controllo esistenti
Individuazione di azioni specifiche di miglioramento nel caso le misure
non siano ritenute efficaci o nel caso sia necessario aumentare o
implementare controlli. Per ogni azione specifica viene individuata:
fase 4
• scadenza
• costo previsto
• stato d’avanzamento
• validazione
Ricalcolo del rischio (R2) in base alla validazione o meno delle misure di
controllo esistenti e delle azioni di miglioramento adottate
27
1Compilazione della Matrice di rischio –
Monitoraggio operativo della performance delle misure di controllo
Il Monitoraggio operativo si basa sugli esiti:
Parametri telecontrollati con soglie di allarme per eventuale
intervento degli operatori, registrati in PVSS; Il monitoraggio operativo
Parametri gestionali analizzati in campo dagli operatori, per non verifica la conformità
verificare il corretto funzionamento delle barriere di dell’acqua ai parametri di
trattamento chimiche e fisiche (torbidità, disinfettanti residui); legge.
Parametri analizzati in laboratorio come da Piano di Per monitoraggio operativo
fase 5
controllo analitico (annuale), con mail di allerta da LIMS al s’intende una sequenza di
gestore in caso di superamento del valore di parametro del D. misurazioni per mezzo delle
Lgs. 31/01; per alcuni parametri significativi ai fini gestionali, quali il gestore verifica che
la mail di allerta riguarda valori soglia inferiori al relativo valore ogni misura di controllo sia
normativo; funzionante.
Verifiche gestionali elencate nei Piani di conduzione e La sua finalità è quella di
manutenzione, programma di attività gestionali riguardanti segnalare i fuori controllo.
verifiche ed eventuali regolazioni d’impianto.
28
1Conclusioni
A prescindere dagli obblighi di legge, i WSP rappresentano un'opportunità di
miglioramento gestionale consentendo:
Una valutazione di tutti i rischi anche solo potenziali
Una minimizzazione dei rischi individuati
Una migliore gestione dei rischi residuali
La qualità e l'efficacia dei Piani passa necessariamente dalla condivisione delle
conoscenze e dalla cooperazione fra tutti i soggetti che, pur con compiti e responsabilità
diverse, sono chiamati a garantire la qualità del nostro principale alimento e con essa il
benessere delle comunità.
29
1Appendice
Valutazione ed ottimizzazione dei Piani di Controllo Analitico
30
1Obiettivo
Trovare criteri e metodi adeguati di ottimizzazione delle attività di controllo
fondate su una valutazione del rischio
31
1Sperimentazione metodologia in ER
Nel 2011 la Regione Emilia-Romagna ha avviato
un progetto finalizzato a sperimentare una
metodologia applicativa basata sui principi
WSP che potesse razionalizzare il sistema di
controlli sulla qualità dell'acqua potabile attraverso:
• la valorizzazione delle conoscenze degli enti di
controllo e dei gestori SII;
• l'applicazione di tecniche statistiche e
probabilistiche sulle serie storiche di dati ARPAE Direzione Tecnica
esistenti; AUSL Bologna/Forlì/Ferrara/Modena
HERA SpA
• lo sviluppo di alcuni casi studio. IREN SpA
Romagna Acque Società delle Fonti SpA
Università degli Studi di Ferrara
Coordinamento: Regione Emilia-Romagna,
Direzione Generale Cura della Persona, Salute32
e
Welfare
1Metodologia FMEA/FMECA
È apparso opportuno utilizzare una metodologia collaudata in ambito processi produttivi di risk
analysis and assessment denominata FMEA/FMECA (failure modes-effects / critical analysis).
FMEA effettua un’analisi di tipo qualitativo dei singoli
componenti di un sistema per determinarne i failure
modes (inconvenienti) e gli effects (effetti) sul
sistema. FMECA aggiunge un percorso di
valutazione orientato all’assunzione di decisioni
operative coerenti. FMEA/FMECA nell’uso corrente
sono ormai sinonimi.
Predisposizione di un modello per la valutazione quantitativa del rischio nel controllo
delle acque potabili che tenga conto degli indici di complessità specifici per ciascuna fase
del processo.
33
1Metodologia FMEA/FMECA
Elemento cardine di un'applicazione FMEA è il calcolo dell’indice di priorità del rischio (IPR).
È un indice numerico costruito attraverso scale di punteggio che considerano:
• la probabilità di accadimento di un evento avverso (P)
• la probabilità che venga rilevato (R) G, P, R
• la gravità delle sue conseguenze (G)
sono
fattori indipendenti
IPR = G*P*R
l'uno dall'altro
Nel nostro caso:
G = gravità, criticità di ciascun parametro in relazione ai suoi effetti sulla salute
P = probabilità che si verifichi un evento avverso in un determinato punto dell’acquedotto
R = rilevabilità, presenza/concentrazione di una sostanza in relazione al valore del limite di legge
Nell'applicazione è stata adottata una scala 1-5 per ciascuno dei tre fattori; di conseguenza l'IPR si colloca
nel range 1-125.
34
1Applicazione pratica
Scelta di una serie di variabili esplicative su cui progettare il modello:
• Acquedotto e relativi punti di campionamento
• Intervallo temporale
Scelta delle variabili dipendenti:
• Parametri rappresentativi nella filiera di potabilizzazione e distribuzione delle
acque
Quantificazione dei fattori G, P ed R delle variabili scelte ai fini di quantificare
IPR
35
1Parametri rappresentativi
Sono stati scelti i parametri ritenuti più rappresentativi valutando sia i parametri “indicatori”
(allegato I parte C) sia quelli “significativi” (allegato I parte A e B) del D.Lgs. 31/2001
PARAMETRI PARAMETRI
INDICATORI SIGNIFICATIVI
Ammonio Nitrito
Alluminio IPA
Ferro Mercurio
Manganese Cromo
Cloruro Piombo
Batteri Coliformi a 37C Clorito
Conduttività Bromato
Durezza Nichel
pH Nitrato
Sodio Trialometani Totali
Tricloroetilene
Torbidità +Tetracloroetilene
Solfato E. coli
36
Enterococchi
1Fattore di gravità G
I valori di G sono stati definiti, prevalentemente su indicazione AUSL, tenendo conto della
criticità di ciascun parametro in relazione al suo significato sanitario.
G=1 G=2 G=3 G=4 G=5
1-3 2 2
Alluminio Ferro Alluminio Cromo Bromato
2 2 1-3 2
Ammonio Manganese Ammonio IPA E.coli
3 2
Cloruro E. coli Batteri Coliformi a 37°C Nichel Mercurio
1 3 1-3 Tetra+ 2
E.coli Enterococchi Nitrati 1-3 Nitrato
Tricloroetilene
Conduttività Piombo Nitrito
1 2
Enterococchi Tetra+Tricloroetilene
Durezza Trialometani totali
2
Ferro Enterococchi
Manganese Clorito
2
pH IPA
Sodio
Solfato
Torbidità
Note:
(1) captazione superficiale/subalveo
(2) punto di rete
(3) captazione profonda
Per un dato parametro, il valore di G può variare in
funzione del punto della filiera considerato. 37
1Fattore di probabilità P
Probabilità che si verifichi un evento avverso in una determinata porzione della filiera
acquedottistica.
Captazioni: caratteristiche dei fattori antropici circostanti, grado di protezione delle fonti, classificazione dei
corpi idrici (D.Lgs. 152/06), reale utilizzo.
Uscita centro: qualità della filiera di trattamento, affidabilità dell’impianto, sistemi di controllo.
Punti di rete: densità abitativa, presenza di "utenze sensibili" (ospedali, scuole, etc), caratteristiche tecniche
della rete distributiva (età, frequenza degli interventi manutentivi, etc).
La determinazione di P è fortemente dipendente
• Recuperare informazioni rilevanti
dalle caratteristiche antropiche, territoriali e
strutturali dell’acquedotto quindi, tale fattore • Analizzare documenti e dati
deve essere necessariamente valorizzato, per disponibili
punti/aree dell’acquedotto, da chi ha esperienza
e conoscenza di queste caratteristiche. • Utilizzare criteri oggettivi
La corretta valutazione di P rappresenta la fase più impegnativa della metodologia proposta
38
1Fattore di rilevabilità R
Deriva esclusivamente dall’analisi dei dati storici del periodo prescelto.
È associato al valore misurato di ciascun parametro.
L’intervallo dei valori compreso fra 0 e il limite di legge (LL) è diviso in cinque settori di uguale ampiezza
(LL/5) e ad R è assegnato un valore in scala 1-5 secondo lo schema seguente:
I parametri di interesse vengono suddivisi in tre classi:
A) parametri left censored i cui valori sono tutti inferiori al Limite di Rilevabilità (LR);
B) parametri con parte dei valori left censored;
C) parametri con tutti i valori > LR.
Per i parametri in classe A) R=1;
Per i parametri in classe B e C, R assume il valore del settore (da 1 a 5) nel quale si colloca il valore del 95°
percentile della relativa distribuzione ordinata (P95).
Nella nostra casistica:
A) metalli pesanti
B) manganese, ferro
C) pH, conducibilità, durezza
39
1Clusterizzazione di IPR
IPR 1 25 50 75 100 125
Classe IPR
(CIPR) 1 2 3 4 5
Allerta basso medio-basso medio medio-alto alto
Per le valutazioni sintetiche finali, l'indice di priorità del rischio (IPR) viene suddiviso in 5 cluster (CIPR), da
basso ad alto.
Ovviamente ciascun IPR (e quindi CIPR) sarà riferito:
a un dato parametro;
a una determinata serie storica;
a uno o più punti di campionamento (rappresentativi di una certa parte della filiera) in funzione di come
sono stati aggregati i dati.
40
1Casi studio
Il gruppo di lavoro RER, AUSL,
ARPAE, GESTORI è stato supportato
nella fase iniziale dall'Università di
Ferrara.
Il primo caso studio ha riguardato la
rete acquedottistica del Comune di
Bologna. Le prime valutazioni si
sono concluse nell'estate del 2013.
Successivamente sono stati
sviluppati ulteriori casi studio per gli
acquedotti di Vignola (MO), di Forlì,
Ferrara, Reggio Emilia, Fellegara
(RE), Novafeltria (RN).
41
1Un esempio di risultati
CIPR
CIPR Borgo
Captazione
Parametro 2009-2011
A Distribuzione dei
A lluminio (A l)
A mmonio (NH4)
Bromato
parametri per classe di
C lorito
C loruro (C l-)
C oliformi totali
C onducibilita a 20 degC
IPR (CIPR)
C romo (C r)
Durezza
SOSTANZA
Escherichia coli
Ferro (Fe)
IPA
Manganese (Mn)
Mercurio (Hg)
Nichel (Ni)
Nitrato (NO 3)
Nitrito (NO 2)
pH
Piombo (Pb)
Sodio (Na)
Solfato (SO 4)
Classificazione dei quartieri
Torbidita
Trialometani totali
Tricloroetilene + Tetracloroetilene per classe di IPR (CIPR)
1 2 3 4 5
CIPR
CIPR Borgo
CIPR Captazione
Quartieri 2009-2011 A
Q UA RTIERI C IPR
Si individuano chiaramente: BO RGO
A
1
2
C IPR
1
2
3
3
i parametri e le aree non critiche Pre rete
PRE-RETE 1
2
(sulle quali ipotizzare una 3
riduzione del numero di controlli) RENO
B
1
2
3
i parametri e le aree sui quali C
SA RA GO ZZA 1
2
42
3
mantenere più alta l'attenzione 42
0 100
42 200
Count
300 400
1Indice F In linea generale la categorizzazione del rischio per i 7 acquedotti non ha fatto emergere particolari criticità, il sistema è stato tarato per evidenziare al massimo l’eventualità di un pericolo prima che si verifichi, pertanto per le aree con indice IPR
Esempio di utilizzo dell'indice F
Per un’ipotesi di rimodulazione di frequenza sono stati considerati i protocolli di verifica
semplificata utilizzati da AUSL.
Nei calcoli è stato considerato il protocollo di verifica costituito da 19 parametri
effettivamente inclusi nei calcoli statistici.
VALORE IPR=1 100% Parametri Protocolli
Verifica (19) Verifica
RIDRACOLI 912 48
Probabilità di non individuare dati che
Variazione percentuale Protocolli Numerosità potrebbero passare da classe 1 a classe
Verifica Semplificata (Parametri Verifica Semplificata) 2
(falsi negativi)
+25% (+12 protocolli) 1140 0,60%
Valore di partenza 912 0,80%
-10% (-5 protocolli) 817 0,85%
-25% (-12 protocolli) 684 0,90%
-50% (-24 protocolli) 456 1,20%
Sulla base dei dati ottenuti è possibile utilizzare le informazioni derivanti dagli indici F
come supporto per la pianificazione delle attività di campionamento al fine di ottimizzare e
tenere sotto controllo nel tempo il rischio categorizzato attraverso l’IPR. 44
1Considerazioni sulla metodologia
La metodologia testata per la valutazione del Piano di Controllo Analitico appare
interessante perchè:
rende oggettiva e documentata l'analisi di rischio
valorizza i dati analitici già posseduti
ha flessibilità applicativa (analisi di interi acquedotti o di singole parti)
dà indicazioni quantitative risk based per "scalare" il Piano in termini di parametri e
frequenze con la riduzione dei controlli ridondanti e l’intensificazione di quelli relativi a
punti/parametri critici.
45
1Grazie per l’attenzione
Claudio Anzalone
claudio.anzalone@gruppohera.it
Laura Minelli
laura.minelli@gruppohera.it
46
www.gruppohera.it
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