Per un pezzo di pane - MarsicaLive

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Pietro Guida

Per un pezzo di pane
Storie straordinarie di gente normale
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Guerrino

   I fiori sbocciati nei campi, l'odore dei pollini lungo le strade di
campagna, l'allegria delle margherite nei prati e delle violette nel
sottobosco annunciavano che la primavera era ormai arrivata. Il
sole che penetrava dalle fessure della tendina davanti alla finestra
e il caldo che si faceva più intenso nelle ore del primo pomeriggio
avevano fatto percepire a Guerrino che il sopraggiungere della
buona stagione era ormai cosa fatta. Da dietro la finestra della
camera di ospedale, dove era ricoverato per quella che i medici
avevano identificato come bronchite, il buon commerciante del
piccolo paesino di Pagliara in Nobilis, Guerrino Innocente, riusci-
va a percepire tutti i cambiamenti di stagione. Era ricoverato,
infatti, da diverse settimane a causa di alcune imprevedibili com-
plicazioni. Era entrato in ospedale per una bronchite che non gli
andava via nonostante le cure del suo medico e tutti gli accorgi-
menti del caso. Il buon Quirino, come tutti lo chiamavano, passava
la giornata in ospedale a leggere e a studiare la grammatica e la
matematica. Nonostante il suo nome, che potrebbe richiamare
intenti bellici (Guerrino), era una persona molto buona, pacifica
ma anche diligente e istruita. Fin da piccolo aveva iniziato a
studiare da autodidatta la letteratura e l'aritmetica. I genitori, se
pur non fossero dei pezzenti, non avevano tanti soldi da spendere
per portare il proprio figlio fino alla laurea. Anzi, forse li avevano
ma preferivano che iniziasse subito a lavorare e a guadagnare
denaro per un futuro migliore. Gli consigliarono, quindi, di abban-
donare gli studi per cercare un lavoro da dipendente pubblico. E
così fece visto che lui, nella sua vita, poche volte, anzi mai, aveva
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contestato l'ammonimento di chi lo consigliava sinceramente.
Divenne così ufficiale postale nel suo paesino. Era una delle
personalità più in vista della comunità dopo il sindaco e a pari
merito con il prete e il maresciallo dei carabinieri. Tutti però,
quando avevano bisogno di un importante consiglio, si rivolgeva-
no a lui perché era una persona fidata e intelligente. L'onestà e la
riservatezza che lo contraddistinguevano avevano fatto sì che la
gente, spesso analfabeta, quando andava a ritirare la posta si
faceva anche leggere le lettere. Lui, insomma, oltre a essere il
direttore dell'ufficio postale, svolgeva anche servizio lettura. Era
però soprattutto un commerciante. Infatti la sua famiglia, vendeva
le bombole del gas a domicilio in tutta la zona. Spesso era capitato
che qualcuno in difficoltà non avesse i soldi per pagare. E così lui
accettava sempre di far credito. E qualche altra volta era capitato
che alcune persone non avessero mai più saldato il debito. Ma lui,
che non aveva mai negato a nessuno un pezzo di pane, era sempre
pronto a chiudere un occhio, e a volte anche tutte e due, tirandosi
addosso i rimproveri della moglie disposta anch'essa a chiudere un
occhio, ma uno solo. Un giorno accadde che la moglie di Guerri-
no, stanca del suo continuo tossire, ma soprattutto preoccupata per
quella tosse che non andava via nonostante le cure, consigliò al
marito di andare a fare una visita specialistica alla cittadina vicina,
dove c'era un buon ospedale. E visto che lui, nella sua vita, poche
volte, anzi mai, aveva contestato l'ammonimento di chi lo consi-
gliava sinceramente, si decise e andò in città per farsi visitare.
Arrivò dal medico che gli avevano consigliato. Educatamente
entrò e si fece ricevere. Il dottore fece il suo dovere e alla fine
emise il verdetto: «Le consiglio di farsi ricoverare in ospedale
gentiluomo. Anche se lei non ha nulla di grave è meglio che si
faccia curare bene la sua bronchite prima che peggiori. Potrebbe
anche curarla a casa ma, per star sicuri, è meglio affidarsi a dei
professionisti».
   E così fece visto che lui, nella sua vita, poche volte, anzi mai,
aveva contestato l'ammonimento di chi lo consigliava sinceramen-
te. Era il 6 marzo del 1974 quando fu ricoverato all'ospedale di
quella città nel reparto di medicina. Il Paese in quel periodo deve
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fare i conti con una nuova crisi economica che avanza. Ma il
problema fondamentale, in realtà, non è quello strettamente legato
all'economia. C'è qualcosa di più profondo e latente che investe la
popolazione. Una dilagante morigeranza porta gli italiani a mode-
rarsi negli acquisti, nell'uso dell'auto, che diviene sempre più un
bene per pochi, quasi un lusso, nelle stesse abitudini. Si vive,
senza accorgersene, come in un teatro che mette in scena una
strana rievocazione di un Dopoguerra ormai lontano ma ancora
vivo nell'immaginario collettivo di una nazione che è lenta a
dimenticare. Ma l'ottimismo italiano prevale e le nuove generazio-
ni, a differenza delle vecchie convinte di essere tornate alle priva-
zioni di trent'anni addietro, tutto sembrano tranne che scoraggiate
e affrontano la situazione con ignara sfacciataggine. Ma mentre da
un lato c'è chi fa sacrifici senza neanche rendersene conto, dall'al-
tro c'è come al solito chi specula sull'energia e sul petrolio, pom-
pando gli aumenti e dando la colpa agli arabi. Ma che il blocco
energetico di quel tempo era tutta una montatura si scoprirà solo
più tardi, quando il popolo le fatiche le avrà già belle che soppor-
tate. Anche la sanità, come tutto il resto, va a risparmio. E come di
tutto il sistema, anche della sanità ci si fida. Proprio così come si
fidava Guerrino. Dopo il suo ricovero i medici iniziarono subito la
terapia per quel paziente «buono e accondiscendente», come lo
definivano le infermiere del reparto. Seguì con diligenza, come
sua abitudine per ogni questione della vita, la cura che i medici gli
avevano prescritto. I risultati, però, stentavano ad arrivare. La
tosse andava e tornava e così era costretto a restare in ospedale.
Non stava male e le analisi non mostravano nulla di grave. Aveva
solo quella fastidiosa bronchite. Ogni tanto la moglie e il figlio lo
andavano a trovare e lui chiedeva nel dettaglio tutto ciò che acca-
deva in paese. Voleva essere aggiornato su tutto «così appena mi
dimettono», diceva, «è come se da casa non fossi mancato mai».
Nonostante fosse una persona molto pignola e razionale, aveva
anche un gran senso dell'immaginazione. Forse a fargli acquisire
una spiccata fantasia erano state proprio tutte quelle lettere che
aveva letto per anni e anni ai suoi compaesani immaginando ogni
singolo racconto e fatto che veniva narrato. Ogni tanto andava a
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trovarlo anche chi aveva bisogno di farsi leggere qualche lettera
particolarmente personale perché solo di lui si fidavano conoscen-
do il suo animo puro e privo di malizia. Sapevano che mai e poi
mai avrebbe raccontato tutto ciò che leggeva in quelle lettere. Si
fidavano di lui come un fedele si fida del parroco durante la con-
fessione, come un paziente del proprio medico durante una visita.
Comunque la sua vita continuava in quella camera di ospedale per
una bronchite. E i medici, a quanto sembrava, non avevano nean-
che tanta esaltazione nel cercare una soluzione per dimetterlo. La
moglie, più sospettosa di lui che era malizioso quanto un bambino,
aveva anche pensato che quel ricovero, come qualche altro, faceva
comodo al bilancio dell'ospedale e si era quasi decisa a riportare a
casa suo marito rassegnandosi a quel suo continuo tossire. Un
giorno, però, accadde un fatto inaspettato. A casa Innocente arrivò
una notizia. Alla porta bussò un uomo vestito in giacca e cravatta
scure, e che aveva anche il volto scuro. Portava, infatti, quello che
nessuno vorrebbe mai ricevere come dono: una brutta notizia.
   «Lei è la signora Innocente?», chiese con l'imbarazzo di chi de-
ve dare un annuncio sapendo, in qualche modo, di avere anche un
po' a che fare con le cause di quell'annuncio.
   «Sì, sono io», rispose lei che non capiva cosa stesse accadendo
anche se il suo sesto senso faceva serpeggiare nella sua mente un
brutto presentimento.
   «Suo marito, Guerrino Innocente, è morto questa mattina a cau-
sa di alcune complicazioni».
   Il dolore che pervase il suo corpo e il suo spirito fu intenso tan-
to quanto era profonda la dolcezza che trasmetteva il sorriso di
Guerrino quando leggeva le lettere ai suoi compaesani. Il buon
Quirino era morto in quel letto di ospedale senza avere mai fatto
male a nessuno e senza aver mai chiesto niente al prossimo, dopo
una vita di pazienza e altruismo. Prima di chiudere gli occhi,
pervaso da dolori insopportabili che però nulla potevano contro la
sua salda serenità, si racconta che abbia chiesto di essere sollevato
verso la finestra per guardare fuori il cielo azzurro e il sole di
primavera.
   «Voglio guardare per l'ultima volta il mondo per ringraziarlo di
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tutta la gioia che mi ha concesso e ricordare i volti sereni di tutti
gli altri disegnati dalle nuvole e dal vento di questa infinita giorna-
ta».
    Con una corona in mano pregava e chiedeva a Maria lodi per il
suo bravo figliolo.
    Si scoprì, poche ore dopo, che era morto per un errore. Una in-
fermiera di Roccacerreto, un paesino della zona, gli aveva sommi-
nistrato una puntura che spettava al vicino di letto e che si era
rivelata letale. Un errore ingiustificabile e inammissibile ma che
Guerrino, e chi lo conosceva è pronto a giurarlo, avrebbe perdona-
to. Alla moglie fu consigliato dai medici di non avviare una causa
contro l'ospedale perché le prove a suo favore erano inconsistenti.
E le prove, in effetti, erano difficilmente riscontrabili e dimostrabi-
li. E così fece, come avrebbe fatto anche Guerrino che, nella sua
vita, poche volte, anzi mai, aveva contestato l'ammonimento di chi
lo consigliava sinceramente.
Indice

Prefazione ..................................................................................... 7

Introduzione ............................................................................... 13
I pezzenti .................................................................................... 17
La cavalla ................................................................................... 21
Guerrino ..................................................................................... 31
Le fascine ................................................................................... 39
La Madonna di Canneto ............................................................. 41
Il colpevole ................................................................................. 47
Gli ambulanti .............................................................................. 53
L’innocente ................................................................................. 59
Il sogno ........................................................................................ 69
Il coraggio .................................................................................. 75
Il barbone ................................................................................... 87
La vecchia signora....................................................................... 99
Il mare ...................................................................................... 109
Il pane ....................................................................................... 113
Finito di stampare nel mese di luglio 2008
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