MINUTES DELLE SESSIONI FORMATIVE - GVC Onlus

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MINUTES DELLE SESSIONI FORMATIVE

   MIGRA-TED: Migrations and human rights enhanced though Technology in Education
                        Agreement number 2017-3008/001-001
              Project number 592168-EPP-1-2017-1-IT-EPPKA3-IPI-SOC-IN
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         FORMAZIONI NAZIONALI DI INSEGNANTI ED EDUCATORI
   PROGETTO “MIGRA-TED: RAFFORZARE L'EDUCAZIONE SU MIGRAZIONE E
             DIRITTI UMANI ATTRAVERSO LA TECNOLOGIA”.

                                  Programma delle Formazioni
Sede delle formazioni: C.S.A.P.S.A. Coop. Sociale, Via S. Maria Maggiore 1, Bologna.

                                           PRIMO GIORNO
9:00 - 10:30
   -   Stefano Mari, già preside
       Educazione Civica e Educazione alla Cittadinanza Globale: il contesto educativo globale e
       nazionale

   -   Riccardo Mattioli, C.S.A.P.S.A. 2
       I cambiamenti climatici come causa delle migrazioni

10:30 - 10:45
   -   Pausa

10:45 - 12:30
   -   Antonella de Luca, docente Liceo Laura Bassi
       Migrazioni e diritti umani: terminologia, legislazione e proposte per l’insegnamento

   -   Claudia Farini, docente Istituto Secondario Leonardo da Vinci
       Diritti umani e accoglienza: il contesto scolastico

12:30 - 13:30
   -   Pausa pranzo

13:30 - 15:00
   -   Matteo Lazzaretti, C.S.A.P.S.A. 2
       Diritti umani e accoglienza: le metodologie educative al tempo della tecnologia
15:00 - 17:00
   -   Valentina Millozzi, docente Scuola Secondaria Enrico Mattei
       Insegnare i temi migratori attraverso i media e il web nella scuola secondaria: esempi
       operativi

   -   Riflessioni e Dibattito finali

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                                        SECONDO GIORNO

Claudio Cadei e Marta Melina, SMK Videofactory
Il video partecipativo come strumento educativo e di inclusione

9:00-10:30
   -   Introduzione al video partecipativo: metodi, tecniche e linguaggi

10:45-12.00
   -   Laboratorio di pre-produzione: stile, storia, messaggio
       Suddivisione in gruppi, ognuno dei quali lavora alla scrittura e alla progettazione di un breve
       prodotto audiovisivo.

12:30-13.30
   -   Pausa pranzo

13:30-16.00
   -   Laboratorio di Produzione: tecniche e strumenti operativi

16:00-17.00
   -   Laboratorio di montaggio: strumenti e tecniche del video editing

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            Minutes delle formazioni nazionali 2/3 ottobre e 17/18 ottobre
                                        PRIMO GIORNO
Camilla Serlupi Crescenzi (WeWorld-GVC)
Saluti di benvenuto e introduzione alle formazioni
WeWorld-GVC è un’organizzazione italiana indipendente nata dall’unione di GVC Onlus (costituita
a Bologna nel 1971) e WeWorld Onlus (fondata a Milano nel 1999). Insieme, WeWorld e GVC,
lavorano in 128 progetti raggiungendo oltre 2,4 milioni di beneficiari diretti e 12,3 milioni di
beneficiari indiretti. L’organizzazione fra i diversi progetti di cooperazione internazionale, si occupa
anche di Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG) ed ha una lunga esperienza nell’ambito delle
attività formative ed educative in contesti scolastici ed extrascolastici, a livello nazionale ed europeo.
MigratED è un progetto di ECG finanziato dal programma Erasmus + dell’Unione Europea che
coinvolge 5 Paesi (Italia, Portogallo, Grecia, Cipro e Slovenia), della durata di 3 anni. L’obiettivo del
progetto è sensibilizzare ed educare sulle tematiche della ECG, quali migrazioni, diritti umani e
cambiamento climatico, ponendo l’accento sul dialogo interculturale. Il focus del progetto è posto
sulla metodologia didattica, che promuove l’utilizzo di strumenti digitali e multimediali, molto diffusi
nelle nuove generazioni, nella didattica di queste tematiche.
Il progetto prevede un processo di “Formazione a Cascata”. Partendo da un’analisi dei bisogni di
formazione realizzata in ogni paese sulle tematiche del progetto, a gennaio 2019 si sono realizzate
delle formazioni internazionali (Training of trainers), che hanno riunito circa 40 insegnanti ed
educatori dai paesi partner del progetto. I formatori che sono qui oggi sono proprio coloro che hanno
partecipato a tali formazioni internazionali. Nell’ambito del progetto sono state anche realizzate delle
linee guida metodologiche rivolte ad insegnanti ed educatori, disponibili sul nostro sito web, nelle
quali vengono spiegati i concetti teorici dell’ECG, ma anche riportate buone pratiche educative su
queste tematiche attraverso le tecnologie.
Queste giornate di formazione, realizzate da WeWorld-GVC in collaborazione con CSAPSA DUE
ed il Centro di documentazione - Laboratorio per un'educazione interculturale (CDLEI) del Comune
di Bologna, intendono promuovere un’azione educativa a livello locale in ognuno dei paesi partner
del progetto. Lo step successivo a queste formazioni prevede l’implementazione di attività
laboratoriali con gruppi misti di giovani italiani e stranieri, in collaborazione con gli insegnanti ed
educatori interessati. Si parlerà di ECG, educazione ai media ed i ragazzi stessi realizzeranno un video
partecipativo sulle tematiche affrontate.

Stefano Mari, già preside di Scuole Secondarie
Educazione Alla Cittadinanza Globale (ECG): i contesti educativi
Genesi della ECG 2017
L’educazione alla Cittadinanza Globale sostituisce l’educazione civica in quanto contiene da un lato
il concetto di cittadinanza, appartenenza ad un’identità nazionale, e dall’altro tale concetto viene
inserito in un contesto globale, con tutte le interconnessioni legate a tale contesto.

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A differenza dell’educazione civica, l’educazione alla cittadinanza globale non ha una legge, ma
rappresenta un progetto in divenire.
Nel 2017 il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS) ha richiesto la
costituzione di un gruppo di lavoro per la strategia nazionale per l’ECG. Il tavolo viene formato dal
MAECI, il coordinamento è stato affidato alla Provincia autonoma di Trento, con l’assistenza delle
reti di organizzazioni della società civile AOI e Concord Italia, vi partecipano il MAECI e tutti gli
enti interessati.
Le ragioni di tale richiesta riguardano la creazione di conoscenze, capacità, valori e atteggiamenti che
favoriscano un mondo sostenibile, equo ed inclusivo. Inoltre, considerando il contesto inter-
istituzionale, l’identificazione di pratiche e politiche di dialogo tra istituzioni, società civile, scuola.
Il focus è centrato sui temi della cittadinanza, la pace, la sostenibilità. l’equità, i diritti umani e la
diversità.
Approccio educativo trasversale e critico finalizzato al cambiamento strutturale.
Contesto globale
Riferimenti alle tappe dell’evoluzione del concetto di cittadinanza globale:
-   La dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni
    Unite nel 1948
-   le raccomandazioni sull’educazione UNESCO del 1974,
-   La Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle
    Nazioni Unite nel 1989
-   Eventi internazionali per l’ambiente.
-   Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi
    membri dell’ONU.
Nel contesto dell’Agenda 2030 e in riferimento alla nostra formazione è particolarmente l’obiettivo
di sviluppo sostenibile N°4 per l’istruzione di qualità (entro il 2030 tutti i discenti acquisiscano
conoscenza e competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite
un’educazione volta alla cittadinanza globale)
Uno dei temi principali è l’intercultura: se ne parla spesso senza chiarezza di cosa significhi.
Riferimento a progetti interculturali (es. portici di Bologna) ovvero progetti che nascono dal contatto
tra la cultura locale e la cultura “esterna”, proveniente da qualsiasi altra parte del mondo.
È importante notare come il concetto di intercultura rimanga ben distinto dalla “semplice”
giustapposizione di culture diverse, la quale manca di integrazione tra esse.
Contesto Europeo:
Consiglio d’Europa 2010 con la carta sull’educazione alla cittadinanza democratica e ai diritti umani.
Contesto Italiano:
Fasi dello sviluppo dell’Educazione alla Cittadinanza Globale
-   Educazione civica nelle scuole 1958
-   Cittadinanza e costituzione (2010-11)

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-   PON 2014-2020 per la scuola: promozione delle competenze di cittadinanza globale come
    approccio trasversale a tutte le discipline.
-   Il MIUR approva l’Agenda 2030 (in particolare il SDG4).
Natura della ECG
La parola globale implica l’appartenenza di ciascuno all’intera umanità. Promozione di una
comprensione tra tutti i popoli. ECG come azione trasformativa. Una Consapevolezza civica su
scala mondiale volta a influenzare i processi decisionali. Un processo formativo che induce le persone
ad impegnarsi per attivare il cambiamento. Parole chiave:
-   appartenenza
-   interdipendenza
-   interconnessione
Tre dimensioni dell’apprendimento
    -   Cognitiva (dimensione critica), deve essere accompagnata da documentazione e conoscenza
        dei dati, mettere in luce prima di tutto aspetti di carattere informativo
    -   Socio-emotivo (senso di appartenenza e solidarietà) tra il carattere psicologico e quello
        valoriale. Difficilmente non si è motivati da buone intensioni, piuttosto malinformati. Alla
        base nelle generazioni di studenti esiste un senso di solidarietà.
    -   Comportamentale (azione per il cambiamento)
Tre ambiti dell’ECG
    -   Educazione formale (all’interno della scuola occorre procedere a revisione dei curricoli e
        definizione precisa e dettagliata della ECG nei Piani triennali dell'offerta formativa PTOF)
    -   Educazione non formale (attività formative al di fuori del sistema di educazione formale)
    -   Educazione informale (processi che inconsapevolmente costituiscono fenomeni educativi)
Apprendimento basato su 3 passaggi: informazione, cambiamento di percezioni e atteggiamenti,
mobilitazione. Da ciò deriva anche un richiamo alla pratica responsabile da parte dei mass-media
(dubbio se sia possibile, sicuramente non facile).
Approcci
Rassegna dei diversi approcci possibili nella realizzazione della ECG, comprendendo: contesti trans-
settoriali, territoriali e la promozione di metodologie interattive e maieutiche tra pari, la cittadinanza
attiva e pratiche collaborative e dialogiche, nonché un senso di responsabilità per il bene comune.
Focus Educazione Civica
Legge 20 agosto 2019, n.92 (entra in vigore il 5 settembre).
Educazione Civica: nasce come opposto di dinamica trasformativa, in quanto ha come principi
fondanti il rispetto delle regole e la condivisione dei principi di legalità.
Il mezzo è un insegnamento trasversale, mirato a comprendere le dinamiche sociali economiche e
politiche, ma manca di concezione trasformativa dei comportamenti.

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Il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) sulla legge esprime perplessità che
riguardano difficoltà tecniche di attuazione (approvata in agosto e implementata in settembre), nonché
la mancanza di chiarezza sui risultati che si vogliono ottenere in termini di comportamenti, capacità,
conoscenze, competenze. Inoltre viene notata dal CSPI la mancanza di risalto dovuto ai temi della
solidarietà sociale, del rispetto delle differenze, della parità di genere, delle minoranze linguistiche.
Infine è evidenziata la Mancanza di epistemologia, nessuna conoscenza scientifica o ricerca
nell’ambito della nuova materia introdotta.

Riccardo Mattioli, educatore di C.S.A.P.S.A. DUE
I cambiamenti climatici come causa delle migrazioni
Riflessione sul ruolo degli educatori all’interno delle scuole e nelle comunità.
Dinamica interattiva per immagini: ai partecipanti vengono presentate fotografie ed immagini, volte
a comunicare e visualizzare alcuni concetti, in particolare:
   -   Resilienza: concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici,
       di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.
   -   Sviluppo sostenibile: “non una condizione di armonia ma un processo di cambiamento tale
       per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello
       sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre
       che con quelli attuali” (Rapporto Brundtland, 1987)
   -   Capacità portante dell’ambiente: la possibilità per un ambiente, attraverso le sue risorse, di
       dare sostentamento ad un certo numero di individui.
La presentazione è accompagnata da grafici e statistiche concernenti l’utilizzo (eccessivo) delle
risorse globali e l’impronta ecologica (http://www.footprintcalculator.org/). Viene poi spiegata
l’importanza delle fake news legate alle informazioni sul cambiamento climatico, nonché le modalità
per identificarle, consigliando delle letture disponibili sul web (“Questo chi lo dice? E perché?”
https://www.wumingfoundation.com/NB_Questo_chi_lo_dice_032018.pdf). Vengono consigliati
documenti di informazione per approfondire i dati ufficiali sul cambiamento climatico: UNFCCC
https://unfccc.int/, United Nations for Climate Change Commission. IPCC https://www.ipcc.ch/
Intergovernmental Panel on Climate Change.
Viene successivamente analizzato il continuum ambientale e migratorio. Vengono prima mostrati e
spiegati grafici sui reali numeri delle migrazioni, a livello mondiale e con il solo riferimento al
continente africano.
Il focus viene poi spostato sull’analisi delle tre principali categorie migratorie: volontaria, mista,
forzata.
Migrazione Volontaria: ricerca di lavoro, studio, ricongiungimento familiare.
Migrazione Mista: le determinanti si sovrappongono, assenza di opportunità economiche vagliabili,
insicurezza per cibo e povertà, lento ma inesorabile cambiamento climatico.
Migrazione Forzata: conflitto e crisi umanitarie, persecuzioni e abusi che ledono diritti umani, disastri
naturali.

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Per concludere, viene mostrato il trailer del film Anote’s Ark (2018, di Matthieu Rytz)
(https://www.youtube.com/watch?v=UE2_maYEqF8) presentato al Terra di Tutti Film Festival
2019, il festival di cinema sociale realizzato da WeWorld-GVC in collaborazione con COSPE Onlus.
Flussi di richiedenti asilo nel mondo (UNHCR 2017)

Numero di migranti internazionali classificati secondo la regione di origine e quella di destinazione
(UN, 2017)

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Antonella De Luca, Docente Liceo Laura Bassi
Migrazioni e diritti umani: terminologia, legislazione e proposte per l’insegnamento
Trasferire agli studenti il concetto che il diritto prima di essere un insieme di regole è un insieme di
valori.
Si introduce aprendo la questione relativa a quali siano i valori di cui l’educazione dovrebbe
contaminarsi (sviluppo della personalità umana, rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali): i valori sono quelli inquadrati nella dichiarazione universale dei diritti umani adottata
dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948.
Rassegna degli accordi internazionali e norme che hanno ricontemplato e ribadito gli stessi valori
promossi dalla dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU.
    -   Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, Art. 13 c.1 (1966)
    -   Raccomandazione dell’Unesco sull’educazione per la comprensione, la cooperazione e la
        pace internazionali e sull’educazione relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali (1974)
    -   Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989)
    -   Agenda 2030
Educazione non solo come trasmissione di norme e regole, ma come dinamica trasversale orientata a
fornire agli studenti la capacità di agire in conseguenza e trasformare i comportamenti su scala
globale.
Diritti Umani: l’elemento fondamentale per gli studenti è che tali diritti non sono rilevanti solo in
quanto previsti da leggi, ma rappresentano dei valori sociali e umani. Vengono prima del diritto
oggettivo stesso, sono naturali in quanto riconosciuti all’uomo solo in base alla sua appartenenza al
genere umano.
Sono diritti universali, assoluti, irrinunciabili, inalienabili, intrasmissibili, imprescrittibili, interrelati-
interdipendenti e indivisibili.
Inoltre, si tratta di Diritti inviolabili come riconosciuti a tutti gli uomini, non solo ai cittadini ma anche
agli stranieri, a gli apolidi ai clandestini che hanno anch’essi dignità di persone. In quanto tali sono
riconosciuti, non sanciti dalle norme, dato che si accetta che esistessero già in precedenza alla
redazione delle norme. È possibile che, ferma restando la titolarità di certi diritti, in alcuni casi il loro
esercizio venga regolato in maniera diversa, ma SEMPRE nel rispetto dei diritti inviolabili.
Rassegna della genesi storica della discussione sui diritti umani (da Ciro il Grande, 539 a. C. passando
per Cicerone, la Magna Charta del 1215 e la Bill of Rights 1689, la dichiarazione di indipendenza
USA, i 14 punti di Wilson e lo statuto dell’ONU del 24 ottobre 1945).
Per quanto riguarda la Costituzione italiana, all’Assemblea Costituente Giuseppe Dossetti metteva in
luce la precedenza sostanziale della persona umana-intesa nella completezza dei suoi valori e di
bisogni-rispetto allo Stato; la necessaria socialità di tutte le persone, le quali sono destinate a
completarsi e a perfezionarsi a vicenda mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale. Le
tre principali prospettive di valori che animarono il dibattito della Costituente (liberista, marxista e la
dottrina sociale della chiesa) accettarono la solidarietà come un valore fondamentale dell’uomo.

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Art. 2 della Costituzione: la repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei
doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Si tratta di una norma a fattispecie aperta, nella formula vengono riconosciuti come diritti tutelati tutti
quegli interessi che emergono dall’evoluzione della coscienza sociale e dalle convenzioni
internazionali (non vi è dunque un elenco rigido preciso, in quanto si tratta di diritti in evoluzione).
Appunto: gli articoli della costituzione vanno letti e interpretati nella loro interconnessione, non
indipendentemente.
Vengono quindi messi in risalto 5 concetti da cui deriva la posizione della Costituzione in materia di
diritti fondamentali:
Giusnaturalismo: si riconoscono diritti naturali e di libertà preesistenti allo Stato, dunque innati nella
natura umana.
Personalismo: Viene messo in primo piano il valore della persona: dimensione individuale cui fa capo
il patrimonio irretrattabile di diritti e di libertà fondamentali; dimensione sociale all’interno delle
formazioni dove si svolge la sua crescita e quindi garanzia delle libertà democratiche.
Democrazia: La tutela dei diritti civili precede la/è condizione per l’effettiva realizzazione della
democrazia. Qualsiasi limitazione costituirebbe “sovvertimento” dell’assetto costituzionale
Pluralismo: garantito dalla fattispecie aperta della norma sui diritti umani
Solidarismo: la solidarietà non solo legata all’adempimento delle norme, ma agire per libera e
spontanea espressione della profonda socialità dell’animo umano al di là del calcolo utilitaristico.
Rassegna degli articoli costituzionali legati al rispetto di determinati valori, comprendenti diritti
umani, di libertà personali (sebbene alcuni spesso disattesi):
    -   Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
        distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
        personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
        sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
        sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
        politica, economica e sociale del Paese.
    -   Art. 10: L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale
        generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in
        conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo
        paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha
        diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non
        è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
    -   Art. 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come
        mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con
        gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e
        la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale
        scopo.

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Spiegazione dello stato di diritto, con le diverse varianti di Stato Liberale, lo stato Democratico e lo
stato Sociale.
Sebbene i diritti umani non potessero essere elencati in costituzione (1 anno e mezzo prima), essi
sono poi stati elaborati in numerose dichiarazioni e norme. Diritti umani divisi in:
   -   Civili (vita, integrità fisica, libertà personale, di religione, pensiero) Politici (elettorato attivo
       e passivo, ammissione ai pubblici uffici)
   -   Economici, sociali e culturali: assistenza sanitaria, diritto allo studio.
   -   Richieste etico-politiche emergenti: autodeterminazione dei popoli, pace sviluppo sostenibile,
       clima, patrimonio mondiale
Distinzione diritto internazionale pubblico (il quale coinvolge anche gli stati, regola i diritti umani,
diviso in Diritto internazionale dei diritti umani e Diritto internazionale umanitari) e privato (tra i
privati).
Rassegna di strumenti internazionali ai quali si fa riferimento per la comprensione e regolamentazione
dei diritti umani. Non solo i principali costituenti della cosiddetta Carta dei Diritti Umani, ma anche
le numerose convenzioni che hanno sancito l’illegalità e l’eliminazione di discriminazioni razziali, di
genere, sociali di vario tipo, quali ad esempio:
   -   Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale
   -   Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti
       della donna.
   -   Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
   -   Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo
   -   Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
   -   Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o
       degradanti.
   -   L’Atto Finale di Helsinki del 1975 – Importante accordo politico ma non giuridico, il quale
       recepisce le norme internazionali sui diritti umani e sull’autodeterminazione.
Segue un’analisi di quali attività possano rappresentare una violazione dei diritti umani.
La violazione dei diritti umani nasce da:
   1. contesto: povertà, conflitti violenti e altre crisi
   2. caratteristiche individuali: cittadinanza, genere, etnia, reddito, età, religione, ecc.
   3. ambiente internazionale: disponibilità e capacità dello Stato; governance.
I migranti sono una categoria molto vulnerabile alla violazione dei diritti umani.
Il concetto di cittadinanza centrale nel tema delle migrazioni: dovremmo abituarci ad un concetto
globale di cittadinanza.
Spesso viene fatta confusione e si creano molti equivoci a causa dell’errata interpretazione dei termini
legati alla migrazione (migranti, apolidi, rifugiati ecc.)
APOLIDE: persona che non ha la cittadinanza di nessun paese, straniera in ogni parte del mondo
STRANIERO: persona non italiana

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MIGRANTE: Chi decide di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro
e condizioni di vita migliori. A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato nel proprio
paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.
RICHIEDENTE ASILO/PROTEZIONE INTERNAZIONALE: una persona che, avendo lasciato il
proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione
internazionale (protezione sussidiaria).
RIFUGIATO: persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione,
nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese
di cui ha la cittadinanza, e non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.
PROFUGO: termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte
o catastrofi naturali. Un profugo interno non oltrepassa il confine nazionale, restando all’interno del
proprio paese
MIGRANTE IRREGOLARE: Non autorizzato – irregolare
Diritto dell’immigrazione in Italia
La normativa italiana in materia ha una storia abbastanza recente, in quanto paese di tendenziale
emigrazione dagli inizi del ‘900 (circa 24 milioni di italiani fra il 1876 ed il 1976).
Dal 1990 si sono sperimentate in Italia sia forme di apertura sia di chiusura all’immigrazione per
lavoro, con una crescente polarizzazione delle politiche dell’immigrazione a dispetto della natura
strutturale del fenomeno.
La velocità della transizione da Paese di emigrati a paese di immigrazione in pochi decenni ha
evidenziato le difficoltà dell’Italia (e dell’UE) a gestire uno degli aspetti più dirompenti della
globalizzazione.
Il Memorandum d’intesa con la Libia (febbraio 2017) è un esempio dell’articolata strategia di
esternalizzazione delle frontiere perseguita tanto dall’Italia quanto dall’UE, mettendo in secondo
piano il rispetto dei diritti fondamentali (Tripoli non aderisce alla Convenzione sui rifugiati, dunque
identifica tutti i richiedenti asilo come criminali).

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Menzione al caso della migrazione africana verso l’Europa e le proiezioni demografiche al 2050
relativamente alle migrazioni globali.

Non c’è muro che tenga. Le proiezioni demografiche al 2050

Il grosso della crescita demografica è concentrata in Africa, che nel 2050 arriverà a quasi 2,5 miliardi
di abitanti, circa il 25% della popolazione mondiale (al 2050).
Le regioni occidentali come l’Europa in questa proiezione si ridimensioneranno notevolmente dal
punto di vista demografico.
Presentazione Progetto svolto con studenti del LES Laura BASSI sull’Immigrazione
   -   Brainstorming relativamente a metodi e temi specifici da trattare nel progetto (Tra gli
       argomenti: stereotipi e razzismo, occupazione/lavoro, scuola, diritti e doveri, traffico,
       indagine statistica, vie dell’immigrazione) e input agli studenti per la ricerca.

   -   Produzione di una presentazione relativamente al progetto:
       1. Testimonianza di un migrante relativa al proprio percorso migratorio
       2. Analisi di testate giornalistiche sull’uso del termine migrante e dei concetti o idee associati
          ad esso.
       3. Analisi di cosa significhi la parola migrazione e le rotte che vengono utilizzate.
       4. Sintesi di stime delle organizzazioni internazionali sui dati relativi all’immigrazione
       5. Legislazione che regola l’ingresso in Italia (nazionale e locale).

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       6. Come avviene l’integrazione (considerazione delle aree di maggiore rilevanza per gli
           immigrati in Italia e i 7 passi di una giusta integrazione)
       7. Analisi della percezione e l’idea di identità nazionale
       8. Confronto delle migrazioni italiane passate con le migrazioni di oggi verso l’Italia
       9. Confronto del livello di istruzione e dell’aspetto demografico tra cittadini italiani e
           immigrati.
       10. Analisi degli effetti della migrazione sul lavoro.
Sitografia:
      http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Il-Centro-Diritti-Umani-una-visione-di-
       insieme/1184; Il Centro Diritti Umani è la struttura dell'Università di Padova che si occupa di
       ricerca, formazione e disseminazione sui temi dei diritti umani, della democrazia e della pace.
      https://www.osservatoriodiritti.it/; Osservatorio Diritti è una testata online indipendente
       specializzata in inchieste, analisi e approfondimenti sul tema dei diritti umani in Italia e nel
       mondo. iritti umani in Italia e nel mondo.
      https://www.amnesty.it/entra-in-azione/progetti-educativi/; Amnesty International, dossier e
       inchieste.
      https://www.hrw.org/it; Human Rights Watch, osservatorio e inchieste su violazioni di diritti
       umani.
      http://www.studiperlapace.it/ STUDI PER LA PACE: documenti, tesi, approfondimenti
      http://avalon.law.yale.edu/default.asp Avalon Project, della Yale Law School raccoglie in
       inglese documenti in campo politico-diplomatico, compresi trattati e altri materiali di
       rilevanza storica su diritti umani
      http://www.ohchr.org/ ALTO COMMISSARIO PER I Diritti Umani

Claudia Farini, Docente Istituto Secondario Leonardo da Vinci
Diritti umani e accoglienza: il contesto scolastico
Quadro normativo di riferimento:
   -   Costituzione Italiana: Art. 3, Art. 34
   -   D.P.R. 394/1999: “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni
       concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” a norma
       dell’art. 1, c. 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286

       Focus sull’Art.45 c.4, e in particolare acquisizione della lingua italiana. Viene stabilito che il
       collegio docenti definisca, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il
       necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati
       specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l’apprendimento della
       lingua italiana utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola.
Nonostante sia previsto che il collegio docenti preveda un adattamento dei programmi di
insegnamento, rimane il dubbio su cosa sia funzionale ed efficiente come adattamento.
2007 Osservatorio Nazionale MIUR - La via italiana per la scuola interculturale:

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Individuare un modello italiano per creare un’integrazione degli studenti stranieri in Italia che abbia
una sua specificità.
Menzione Accordo Quadro per l’accoglienza e l’inclusione degli studenti non italofoni nelle scuole
secondarie di secondo grado sottoscritto dalle istituzioni scolastiche di Bologna e provincia il 20
ottobre 2010.
CM 4233 del 19 febbraio 2014: Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri
in Italia – MIUR.
Commento sul fatto che non siano legge, ma linee guida. Nuovo documento che guarda agli alunni
con cittadinanza non italiano tenendo conto di uno scenario profondamente mutato che ha richiesto
di aggiornare le indicazioni operative per le scuole. Il numero di alunni con cittadinanza non italiana
nelle scuole è passato infatti dai 340.000 del 2006.
Piano Annuale per l’inclusività (PAI) Direttiva 27 Dicembre 2012 e C.M. n. 8/2013
Il PAI è riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico.
Non è un documento per chi ha bisogni educativi speciali, ma è lo strumento per una progettazione
della propria offerta formativa in senso inclusivo, è lo sfondo ed il fondamento sul quale sviluppare
una didattica attenta ai bisogni di ciascuno nel realizzare gli obiettivi comuni.
Uno dei problemi principali percepiti da parte dei docenti è la valutazione dell’alunno.
Questo perché, nella nostra pratica quotidiana, presi dalle nostre programmazioni, da tempi
strettissimi, da pratiche burocratiche che divorano il tempo che normalmente dovrebbe essere
consacrato alla didattica, ci siamo dimenticati di quello studente “straniero” e che in quanto tale
pensiamo non capisca la nostra lingua e non sappia pertanto nemmeno esprimersi.
È rimasto lì, seduto nel suo banco in tutti questi mesi, “invisibile”, mentre aspetta che qualcuno gli
rivolga una parola in italiano, in modo che anche lui possa cominciare a comunicare.
Noi, dal canto nostro, stiamo aspettando che lui “impari l’italiano”, e ci innervosiamo pure, se dopo
qualche mese ancora non capisce e non parla la nostra lingua
Solo arrivati agli scrutini ci rendiamo conto che anche lui, come tutti gli altri nostri alunni, “è un
nostro problema” e che lo “straniero” non ha assorbito per osmosi la lingua italiana né tantomeno il
linguaggio specifico e il contenuto della nostra disciplina
Per risolverlo è necessario impostare un’educazione di base nelle espressioni interpersonali
fondamentali nel contesto sociale (quotidiano e scolastico) in cui è inserito, in modo da dargli gli
strumenti per interagire ed evitare l’esito di diventare “invisibile”. Applicare un metodo simile
significa mettere in discussione numerosi elementi dei metodi di insegnamento, il che non è affatto
semplice: solo dopo 3-4 anni di formazione, in base alla lingua di origine, lo studente straniero è in
grado di capire un linguaggio specifico e tecnico.
      “Gli insegnanti devono far propria l’idea che l’educazione interculturale non è una
      eccezione, o una appendice che essi debbono aggiungere alla loro azione educativa e
      didattica. Su questo principio debbono poi innestarsi tutta una serie ddi conoscenze e di
      competenze di carattere generale e specialistico. È importante, dunque, che gli insegnanti
      riflettano sugli atteggiamenti e sulle rappresentazioni che essi stessi assumono nei

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        confronti [degli studenti] stranieri e che intraprendano su se stessi una profonda opera di
        revisione culturale.”
        M. Fiorucci, La formazione interculturale degli insegnanti e degli operatori socio-
        educativi in Orientamenti interculturali per la cittadinanza, Armando Editore, Roma,
        2014.
In altre parole, avere uno straniero in classe doverbbe obbligarci a riflettere su cosa stavamo
insegnando, sulla sua utilità rispetto ai bisogni degli studenti, sulla nostra modalità di relazionarci con
loro.
Dovrebbe costringerci a ripensare a noi, ai nostri tratti culturali e valoriali, alle somiglianze e alle
differenze con quelli di altri popoli, agli elementi costitutivi della nostra e dell’altrui identità.
L’insegnante “inclusivo” dovrebbe considerare la globalità del fenomeno e soffermarsi a figlettere
sugli eventi migratori (arrivo, spostamenti) dello studente NAI, sulle condizioni socio-economiche
familiari sulle diversità linguistiche e culturali, sulle motivazioni dello studente nei confronti
dell’istruzione e sulla diversità dei contesti e soprattutto non etnicizzare.
Secondo Pastori, tre sono le acquisizioni fondamentali del pensiero pedagogico interculturale italiano:
    1. Uscire dal “mito dell’emergenza” per assumere la diversità culturale come il paradigma della
       scuola
    2. La presenza di studenti e studentesse di origine straniera rappresenta “un’occasione preziosa
       per ripensare i propri modelli educativi, didattici, relazionali e organizzativi e per metterli in
       discussione”
    3. L’educazione interculturale è uno degli elementi di un processo più ampio di rinnovamento
       della teoria e pratica dell’educazione” che è necessario per tutti. (competenze di cittadinanza)
    G. PASTORI, Nello sguardo dell’altro. Pedagogia interculturale e identità, Guerini, Milano,
    2010
Esiste in realtà nelle linee guida la possibilità di non valutare l’alunno straniero come tutti gli altri
alunni, in quanto ha il diritto di avere una sospensione della valutazione per i primi due anni.
Esempi di buone pratiche:
    -    Semplificazione testi, es. Petrarca o Gargantua (vedi oltre)
    -    Esposizione alla classe del paese da cui si arriva: importanza della NARRAZIONE, anche
         con l’ausilio delle tecnologie.
    -    Laboratori di semplificazione: l’aiuto dei compagni come elemento proattivo.
    -    Aggettivi possessivi (in lingua straniera occasione per tradurli in italiano e
         insegnarli/ripassarli anche con gli alunni italiani)
Questa pratica richiede tempo per l’insegnante ma anche per l’alunno allofono, che deve imparare la
nostra lingua, e nostre abitudini, la nostra cultura.
Un tempo che non viene sentito però come perso da parte degli altri alunni, che partecipano sempre
volentieri, scambiano opinioni, conoscono nuovi mondi, viaggiano dentro il loro spazio-classe e
spesso si aprono al nuovo e al diverso molto prima di noi.

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È quello che il XXI secolo ci chiama a fare, una didattica dell’incontro, svincolata dall’ossessione del
“programma”, una didattica che costruisce un ambiente di apprendimento che favorisce la riscoperta
di sé stessi nel momento in cui ci si apre all’altro e che crea una vera scuola internazionale per le
generazioni future.

Matteo Lazzaretti, Educatore di C.S.A.P.S.A. DUE
Diritti umani e accoglienza: le metodologie educative al tempo della tecnologia
Brainstorming sul termine tecnologia, i partecipanti insieme con il relatore raccolgono termini chiave
legati al concetto di tecnologia.
l termine tecnologia è una parola composta derivante dal greco "tékhne-logìa", letteralmente "trattato
sistematico su un'arte". Nell'Etica nicomachea Aristotele distinse due forme di azione, prâxis e téchnē:
mentre la prima ha il proprio scopo in se stessa, la seconda è sempre al servizio di altro, come un
mezzo. In questo senso la "tecnica" (termine usato spesso come sinonimo), non era diversa né
dall'arte, né dalla scienza, né da qualsiasi procedimento o operazione atto a raggiungere un effetto
qualsiasi, e il suo campo si estendeva su tutte le attività umane.
Solo fra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo si è giunti a connotare come tecnica il sottogruppo
delle pratiche umane concernenti il comportamento nei confronti della natura diretto alla produzione
di beni. Per tecnica si può intendere l'applicazione delle conoscenze elaborate dalla scienza a scopi
pratici e alla produzione di strumenti per realizzarli. La parola tecnologia indica perciò la
catalogazione e lo studio sistematico di tecniche applicate, spesso riferite ad un certo ambito specifico
(si parla, ad esempio, di "tecnologia informatica, "tecnologia meccanica", "tecnologia elettronica",
"tecnologia elettrotecnica", "tecnologia alimentare", "tecnologia telematica" e tante altre).
Notare come spesso si recepiscono determinati significati implicitamente in modo implicito,
ignorandone altri.
La tecnologia informatica: tecnologia dell’informazione, in acronimo TI (eng. IT) indica l’utilizzo di
elaboratori e attrezzature di telecomunicazione per memorizzare, recuperare, trasmettere e
manipolare dati.
Usato comunemente come sinonimo di computer, hardware ecc.
Il processo comunicativo: presentazione dello schema di Jakobson (linguista statunitense) che
descrive il processo comunicativo indicandone sei elementi essenziali, ricorrenti in qualsiasi forma
di comunicazione: mittente, destinatario, messaggio, referente o contesto, canale e codice.

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Lo schema di Jakobson

Il possibile problema di tale schema è che non considera la dimensione soggettiva dell’interpretazione
che il ricevente compie rispetto al messaggio.
Discussione riguardo l’incomprensione inconscia della cultura altrui. Importante porsi delle domande
e razionalizzare la mancata comprensione e comprenderne le dinamiche attraverso la relazione con
l’interlocutore.
Riflessione su differenza di accesso a tecnologia (dell’informazione) tra nord e sud del mondo.
Sitografia:
https://wefarm.co/
https://blog.nationalgeographic.org/2015/11/10/seeds-soil-and-sms-how-mobiles-promote-
resilience-among-small-scale-farmers-in-africa/
http://www.bbc.com/news/business-37470667/
https://www.vodafone.com/what-we-do/services/m-pesa
Nel 2014 anche nei paesi africani vi è stata un’impennata di utilizzo dei telefoni cellulari paragonabile
(talvolta uguale) a quella degli USA.
https://www.unenvironment.org/news-and-stories/story/turning-e-waste-gold-untapped-potential-
african-landfills
In molti dei paesi più poveri al mondo l’accesso alla tecnologia non è limitato.
Riflessione su rifiuti elettronici (e-waste) e il riciclo di materiali scartati dal continente europeo che
vengono depositati in paesi, quale ad esempio il Ghana, e successivamente smistati, con rischi anche
per la salute.
Un punto fondamentale di questa riflessione è che il telefono cellulare non è più un bene di lusso.
Povertà di informazioni: tra i bisogni che le fasce di popolazione più povere esprimono, quello di
informazioni è sempre il più importante. Viene espressa l’idea di un Digital Divide da colmare tra
nord e sud del mondo. In passato si è pensato che a tal scopo fosse sufficiente rifornire i paesi più
poveri di tecnologia, senza preoccuparsi di permettergli di acquisire le competenze.

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Diverse barriere per l’accesso all’informazione:
   -   Analfabetismo: grande limite per l’accesso all’informazione digitale e non riguarda solo
       l’incapacità di leggere documenti ma limita fortemente anche la navigazione e l’uso di sistemi
       operativi differenti. (https://www.technologyreview.com/s/427376/designing-a-smart-phone-
       alphabetfor-the-illiterate/)
   -   Governance: è diffusa l’idea che la rete sia libera e non controllabile, ma non è così.
       Esiste una struttura fortemente centralizzata che, sebbene in linea teorica di gestione
       internazionale, ha molti aspetti poco chiari.
   -   Economiche: lo spettro elettromagnetico è sempre più saturo e i provider della rete cercano di
       offrire sempre più servizi a pagamento. Si va verso una situazione analoga a quella delle
       televisioni a pagamento con conseguenti fortissimi rischi di esclusione dei paesi che non
       hanno appeal pubblicitario e non sono in grado di comprare determinati servizi.
   -   Regolamentazione: la libertà di informazione è sancita dall’ONU come diritto fondamentale,
       tuttavia viene spesso ignorato o attivamente disatteso. In paesi autoritari si utilizzano metodi
       reattivi - con il fine di disincentivare l’accesso e frenare la libertà di espressione dei contenuti
       su Web, es. Controllo di stato sull’accesso alla rete, mentre in paesi democratici si usano
       mezzi proattivi - propaganda, imposizioni nascoste dei provider, ovvero le aziende che danno
       l’accesso a internet. (https://rsf.org/en/ranking/2019)
   -   Diversità culturale: Lingue o dialetti locali - Icone grafiche: abitudine a determinati segni o
       codici e uso di informazioni particolari. (https://www.ecommerce-nation.it/odnoklassniki-il-
       social-network-piu-utilizzato-dai-russi-sopra-i-25-anni/)

Grafico relativo alla differenza di preferenze nell’utilizzo di social network al livello globale.

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Infopoveri: non è sufficiente il possesso di uno strumento come lo smartphone per decretare che i
migranti abbiano la nostra stessa disponibilità di informazioni.
Nel 2012 l’accesso a internet e la libertà di espressione online sono stati proclamati dalle Nazioni
Unite “diritto umano fondamentale”
Fattori di uscita
Principali fattori che concorrono alla scelta migratoria:
    -   Povertà economica
    -   Impossibilità per i più istruiti di accedere a formazioni e collocazioni lavorative adeguate
    -   Conflitti
    -   Mutamenti climatici
L’informazione mediatica influisce in modo consistente su tutti i fattori relativi alla scelta migratoria.
Infatti moltissimi migranti affermano di sentirsi traditi dalle aspettative che i media dei paesi di
provenienza avevano ingenerato in loro.
Capitale di rete: definito dai sociologi come “la capacità di generare e sostenere relazioni sociali con
persone che non sono necessariamente prossime, e di generare benefici emotivi, finanziari e pratici”.
Tale capitale di rete viene sfruttato anche dalle organizzazioni criminali che operano nel traffico e
nella tratta di esseri umani, le quali convincono anche tramite i social network le persone a migrare
in Europa con promesse di successo.
Smartphone nel percorso migratorio
Costituisce una vera e propria tecnologia di sopravvivenza.
E’ uno strumento essenziale di comunicazione e di navigazione perché permette di inviare
aggiornamenti in tempo reale sulle diverse rotte da percorrere e sui rischi associati a ciascuna,
segnalare prontamente i movimenti delle guardie di frontiera, gli eventuali arresti e le modalità per
sfuggire al loro controllo, verificare la rotta percorsa dal proprio trafficante, dunque la sua
attendibilità (GPS), chiedere aiuto in caso di necessità.
Serve a scattare e condividere fotografie e permette ai migranti di costruire una preziosa memoria di
massa, utile al digital witnessing (violazioni e ingiustizie) e alla richiesta di giustizia, ma anche a
conservare documentazione preziosa ai fini dell’ottenimento dello status di rifugiato.
Favorisce il processo di integrazione nel paese ospitante ed è alla base del mantenimento dell’identità
personale, consentendo di preservare i legami sociali e familiari.
Naturalmente questo concetto non viene compreso da tutti e inoltre viene sfruttato come mezzo per
sminuire la gravità della condizione di molti migranti.

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Valentina Millozzi, docente I.I.S Enrico Mattei
Insegnare i temi migratori attraverso i media e il web nella scuola secondaria: esempi
operativi
Ragionamento su come preparare percorsi e attività progettuali in classe su temi della migrazione.
   -   Concetto di Cittadinanza Globale come più interdisciplinare possibile.
   -   Alfabetizzazione digitale come premessa imprescindibile alla elaborazione
   -   Linguaggio e immagini come principali veicoli di informazioni.
L’approccio all’apprendimento ha 3 dimensioni:
      Cognitiva: pensiero critico
      Socio-emotiva: empatia
      Comportamentale: agire responsabilmente
Elementi dei media che influiscono sull’approccio:
   -   Velocità informazione
   -   Ampiezza della diffusione
   -   Incertezza delle fonti
   -   Illusione di vicinanza e coinvolgimento attivo.
Possibili strategie da promuovere:
   -   Saper decodificare
   -   Resistere al semplicismo su fenomeni complessi
   -   Fact checking
   -   Astenersi da giudizi immediati

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Obiettivo generale: acquisire un approccio critico ai media attraverso l’approfondimento del tema
delle migrazioni attraverso un apprendimento partecipativo, esperienziale e di condivisione.
Prerequisiti: modulo teorico sulla questione migratoria.
Strumenti: smartphone/tablet, fotocamera, libro di testo.
Metodologie: brainstorming, cooperative learning, discussione guidata.

ATTIVITÀ LABORATORIALE
Struttura del laboratorio: Brainstorming, lavoro sul LINGUAGGIO, lavoro sulle IMMAGINI,
Feedback (discussione guidata).
Scheda di lavoro 1 – Linguaggio: ragionamento sul lessico e indagine sul Web relativa a termini quali
Profugo e Clandestino nei media.
feedback
Termine clandestino: senza alcuna base politico/giuridica. Unicamente derivante dal linguaggio
mediatico
Termine profugo: un termine giuridicamente esistente utilizzato in modo fuorviante.
Termini extracomunitario e rifugiato: da definizione persona che vive al di fuori dell’UE, anche in
questo caso utilizzato in modo fuorviante e fonte di fake news.
Riflessione sulla differenza tra immigrato ed emigrato, termini che sono in teoria distinti unicamente
dal punto di vista, e che hanno anch’essi assunto delle forti connotazioni politiche.
Scheda di lavoro 2 – analisi di 3 immagini relative alle migrazioni, secondo uno schema:
Descrizione  ricavare le emozioni suscitate  il messaggio che vuole veicolare  quando chi e
perche sia stata scattata (secondo il gruppo di lavoro) associazione delle definizioni più pertinenti
all’immagine in questione (tra i termini prima analizzati).
Le immagini costituiscono il più potente veicolo di informazione, un veicolo spesso abusato dai media
nazionali e internazionali. È dunque fondamentale sviluppare una capacità attiva di decodificazioni
delle immagini che ci vengono presentate quotidianamente.

             MIGRA-TED: Migrations and human rights enhanced though Technology in Education
                                  Agreement number 2017-3008/001-001
                        Project number 592168-EPP-1-2017-1-IT-EPPKA3-IPI-SOC-IN
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Immagini utilizzate per la scheda di lavoro 2:
Immagine N. 1

Immagine N.2:

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Immagine N.3

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                                        SECONDO GIORNO
SMK Videofactory
Il video partecipativo come strumento educativo e di inclusione
Presentazione dei partecipanti e della loro esperienza pregressa nella produzione video all’interno
delle loro professioni.
        “A facilitator or team arrives with the equipment necessary to make a film. Group
        participants are engaged in discussions about social issues that concern them while taking
        part in practical exercises to familiarize themselves with the functioning of cameras,
        tripods, sound and lighting equipment. Discussion takes place to determine what film the
        group will make and participants collaborate in the production of a storyboard / script,
        which is then used to guide participants as they take up the cameras and other equipment
        and begin producing their own film. Central to most participatory practice is screening of
        the rough footage and of the final film to engage participants in a dialogic process of
        collective deliberation designed to raise their critical consciousness about the social issues
        raised in the film.”
        Participatory Video”, di TONY ROBERTS (Royal Holloway, University of London, UK)
        & CHRIS LUNCH (InsightShare, Oxford, UK)
Nell’attuale società dell’informazione i giovani sperimentano una forma poco evidente di asimmetria
culturale, si parla di digital divide. Alcuni ricercatori riprendono Freire parlando di “oppressi digitali”.
La coscientizzazione sui meccanismi di narrazione e produzione multimediale è un'opportunità di
affrontare tale asimmetria e cogliere nuovi bisogni sociali, inserendoli in una discussione collettiva.
Il punto fondamentale è dar consapevolezza e permettere di partecipare attivamente a tutti I
partecipanti.
Importante messaggio di simmetria comunicato dall’aggettivo “partecipativo”.
Menzione alla genealogia e storia del video partecipativo: forte impatto in Sud America
(probabilmente uno dei primi contesti in cui è stato implementato).
Funzioni di trasformazione sociale e funzioni educative. Le narrazioni possono contribuire a cambiare
la realtà:
    -    Attraverso la loro diffusione (approccio autoriale)
    -    Attraverso la loro costruzione (approccio riflessivo)
La pratica del video partecipativo può definire (ed essere definita da) diverse interfacce:
    -    Il facilitatore (tecnico educatore) e un soggetto narrante.
    -    Il facilitatore (tecnico educatore) e un gruppo di soggetti narranti, individuati in un gruppo
         omogeneo (per età. Istituzione educativa).
    -    Il facilitatore (tecnico educatore) e dei soggetti narranti vari e portatori di punto di vista
         diversi, al fine di mettere in dialogo le diverse parti (dialogo strutturato fra giovani e
         istituzioni).

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