LORENZA BORRANI direttore e violino - LUCA PROVENZANI violoncello FLAVIO GIULIANI UMBERTO CODECÀ - Orchestra della Toscana
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
LORENZA BORRANI direttore e violino LUCA PROVENZANI violoncello FLAVIO GIULIANI oboe UMBERTO CODECÀ fagotto Stagione Concertistica 2019_20
XXXIX STAGIONE
CONCERTISTICA
2019 - 2020
con il contributo di
registrazioni e produzioni
audio a cura di
SoundStudioServiceLORENZA
BORRANI
direttore e violino
FRANZ JOSEPH HAYDN
Sinfonia Concertante concerto fiorentino trasmesso
in si bemolle maggiore per violino, violoncello, in differita su Rete Toscana
Classica
oboe, fagotto e orchestra Hob.I:105
Allegro - Andante - Allegro con spirito
violoncello LUCA PROVENZANI
oboe FLAVIO GIULIANI
fagotto UMBERTO CODECÀ
concerto fiorentino dedicato a
Piero Farulli in occasione
del 100° anniversario
BERND ALOIS ZIMMERMANN dalla sua nascita
Concerto per orchestra d’archi
(1948)
... gio_27 febbraio 2020 /
ore 21:00
LUDWIG VAN BEETHOVEN FIRENZE
TEATRO VERDI
Sinfonia n.4 in si bemolle maggiore op.60
sab_29 febbraio 2020 /
Adagio - Allegro vivace
Adagio (mi bemolle maggiore)
ore 21:00
Allegro vivace FIGLINE VALDARNO
Allegro ma non troppo TEATRO GARIBALDI
mar_03 marzo 2020 /
ore 21:00
POGGIBONSI
TEATRO POLITEAMACOSA ASCOLTEREMO
QUESTA SERA
“La musica
è un atto
d’amore verso
l’umanità.”
Piero Farulli
Il concerto di questa sera è il primo e di Lorenza Borrani si intrecciano più
contributo della nostra Fondazione volte o forse potremmo dire che sono
alle tante manifestazioni organizzate quasi un tutt’uno.
quest’anno per ricordare i cento anni dalla Lorenza arriva a Villa La Torraccia
nascita di Piero Farulli. Con passione e piccolissima, 4 o 5 anni. Qualcuno afferma
grande impegno Adriana Verchiani ha che ci è nata dentro. Fatto sta che fin
saputo raccogliere e mettere in ordine lo da subito ha dimostrato il suo essere
straordinario affetto che ancora circonda persona fuori dall’ordinario.
questo indimenticabile musicista che Farulli la mette immediatamente a fuoco.
tra i tanti meriti ha anche quello di aver Viene affidata alle cure di un’insegnante di
creato la Scuola di Musica di Fiesole. spessore come Alina Company.
Protagonista di una carriera straordinaria Oggi a Fiesole Lorenza ci insegna mentre
come violista, ha saputo guardare avanti nel mezzo ha sviluppato una carriera
e ai giovani, dedicando tempo, capacità, formidabile, primo violino di tante
relazioni, intuizioni a quella che possiamo prestigiose formazioni e collaborazioni
definire come una vera e propria importanti. Pur avendo una tecnica
missione. Farulli 100 è un progetto formidabile non è un fenomeno
lungo un anno che vi invitiamo a scoprire, vituosistico, ma qualcosa di diverso, che
perché ricco di contenuti e di proposte ha a che fare intimamente con la musica.
artistiche di alto livello (tutti i particolari È “impastata di musica” suggerisce
su www.farulli100.com). qualcuno, e adora quella da camera.
La scelta di questo appuntamento da Quello che meglio la rappresenta è il
parte dell’ORT per iniziare a rendere progetto Spira Mirabilis a cui ha dato
omaggio al grande violista non è casuale. vita nel 2007 e al quale tiene moltissimo.
La storia di Farulli, della Scuola di Fiesole È un laboratorio di studio per musicisti
Timeline | La vita | Le opere
1700 1800Haydn-Quartet
olio su tela (1907)
Julius Schmid
Vienna Museum
professionisti nato dalla curiosità e ibrida tra la sinfonia e appunto il concerto.
passione nei confronti dell’esecuzione È il regno degli strumenti che dialogano,
del repertorio classico. A questa idea in questo caso contrapponendo archi e
Lorenza dedica buona parte del suo fiati. Protagonisti insieme a lei alcune
tempo malgrado i molti impegni che la prime parti della nostra orchestra come
reclamano, essendo lei una tra le più Luca Provenzani (violoncello), Flavio
richieste violiniste al mondo. Anche per Giuliani (oboe) e Umberto Codecà
questo è tanto amata dai suoi colleghi e (fagotto).
tutte le volte che torna qui in orchestra, Zimmermann è autore del secolo scorso,
per noi è sempre un bel momento. problematico e molto singolare dallo stile
Sotto questo punto di vista la sua recente personalissimo quanto originale. Più in
nomina ad artista in residence all’ORT per i là si sarebbe affermato tra dodecafonia
prossimi due anni è una bella novità e non e musica concreta, ma in questo
vediamo l’ora di iniziare a lavorare con lei lavoro giovanile guarda ancora allo stile
su progetti a lungo termine. classico, e anche lui come Haydn fa un
Il programma che Lorenza Borrani ha aperto riferimento al concerto grosso.
pensato per noi è caratterizzato proprio Nel Concerto per orchestra d’archi ■ del
dal piacere di suonare insieme. 1948 guarda al passato a fa dialogare gli
Molti dei nostri Professori hanno con strumenti mettendoli in primo piano.
lei un rapporto di personale amicizia, e Conclusione affidata alla Quarta Sinfonia ■
quale festa migliore se non la Sinfonia di Beethoven che tra tutte le sue sinfonie
Concertante in si bemolle maggiore per è quella che potremmo definire la più
violino, violoncello, oboe, fagotto e orchestra “classica”. Un programma che esalta gli
■ di Haydn. Si tratta di una forma strumenti ed i suoi esecutori, una grande
musicale originaria del classicismo e festa collettiva.
1900 2000D’altra parte Haydn, che con la scrittura
concertante aveva una grande familiarità,
FRANZ JOSEPH non si era mai confrontato prima di allora
HAYDN col genere vero e proprio della sinfonia
concertante, caro alla tradizione francese.
/ Rohrau 1732 / Vienna 1809 Tale genere aveva avuto origine dal concerto
grosso barocco (con l’alternanza di un
Sinfonia Concertante
gruppo di solisti e dell’intero complesso
in si bemolle maggiore per
violino, violocello, oboe, strumentale) e, come il concerto per stru-
fagotto e orchestra Hob.I:105 mento solista, aveva ricevuto una nuova
organizzazione formale grazie alla
durata: 13 minuti circa contaminazione con lo stile galante (vale a
nota di Arrigo Quattrocchi dire grazie a una netta dialettica tematica),
distinguendosi tuttavia dal concerto solistico
per i problemi di equilibrio, fonici e struttu-
La Sinfonia concertante fu composta da rali, creati dalla presenza di più solisti. In
Haydn nel marzo del 1792, nel corso Inghilterra era stato Johann Christian Bach,
della sua prima, trionfale permanenza in il penultimogenito di Sebastian, a imporre
Inghilterra, dovuta all’invito dell’impresario quello della Concertante come genere prin-
e violinista Salomon. Dalle eccellenti condi- cipale dello stile galante; e i concerti di
zioni della prassi musicale inglese (baste- Salomon si ispiravano, nella loro formula,
rebbe pensare che l’orchestra del King’s proprio alle stagioni fondate da Bach
Theater in the Haymarket contava ben insieme al suo collega Abel. Il lavoro di
60 elementi, circa il doppio di quelli operan- Haydn, dunque, si richiama, nella costru-
ti alla corte di Esterhazy, presso la quale zione, a canoni ben consolidati, affidandosi
Haydn aveva prestato servizio per circa un a quattro parti solistiche di somma brillan-
trentennio) il compositore seppe trarre un tezza tecnica: violoncello, oboe, fagotto
nuovo incentivo per una più indipendente e soprattutto violino. La contemporanea
espressione dello stile maturo. Accanto ai presenza degli stessi ruoli nel “ripieno”
magistrali risultati delle sinfonie “londinesi”, dell’orchestra non giova però alla nitidezza
ineguagliati modelli di equilibrio formale e della partitura; questa, nonostante la
ingegnosità di soluzioni strumentali, la preziosità artigianale della scrittura, sembra
Sinfonia concertante occupa la posizione di frenata da una certa pletoricità fonica nel
una sorella cadetta, consanguinea ma meno fine ludico e disimpegnato. Il primo movi-
dotata. Tale lavoro reca il segno della mento, in forma sonata, non alieno da
particolare contingenza in cui vide la luce: suggestioni militaresche, alterna con
l’aperta concorrenza fra l’organizzazione equilibrio le sezioni orchestrali a quelle
concertistica di Salomon e quella rivale dei riservate ai solisti, dando modo a questi
“Professionals”, che puntava sulla persona- di fare sfoggio delle loro capacità, con una
lità di Ignaz Pleyel e sulle sue sinfonie grande varietà melodica, nonché corone e
concertanti per contrastare il clamoroso cadenze “ad libitum”. Il centrale andante è
successo del maestro austriaco. Proprio consacrato alle doti di cantabilità dei quattro
questa rivalità spinse Haydn a presentare strumenti obbligati, accompagnati, all’inizio,
una composizione nuova in ciascuno dei dal pizzicato degli archi. Nell’allegro con
concerti di Salomon; la partitura della spirito conclusivo Haydn dà particolare
Sinfonia concertante, frutto di “parecchie rilievo al violino principale (suonato all’epoca
notti in bianco” (come ebbe a dichiarare il dallo stesso Salomon); il recitativo violini-
compositore) fu redatta con una certa stico che precede l’esposizione del refrain
fretta, evidente dalla stesura disordinata e del rondò getta un’ombra di ambiguità sui
problematica dell’autografo. contenuti ludici dell’intera partitura.chiude: c’è tutta la visione pessimistica di
Zimmermann, ma, qui come in tutta la sua
BERND ALOIS musica, c’è anche un vitalismo fatto di
ZIMMERMANN un’ispirazione volta a volta sanguigna,
iper-lirica in connotazioni espressioniste,
/ Colonia 1918 fortemente innervata di ritmo, con spiccati
/ Königsdorf 1970 caratteri desunti da una tradizione popolare
e triviale variamente parodiata, o dal jazz.
Concerto per orchestra C’è nel compositore renano anche un
d’archi (1948) lato carnevalesco, giocoso e “patafisico”
(le musiche di scena per Ubu Re di Jarry),
durata: 23 minuti circa gioiosamente falso-antico (Giostra genovese),
nota di Elisabetta Torselli disposto alla danza e alla ritmica esotica
(come nel balletto di sapore brasiliano
Alagoana, 1955), ed è evidente la volontà di
“Mi volsi e considerai tutto ciò che sotto il esprimersi anche sul piano dell’umorismo
sole patisce ingiustizia”. e della svagatezza, in un ampio ventaglio di
La vita di Bernd Alois Zimmermann, iniziata suggestioni e umori.
il 20 marzo 1918 a Bliesheim, non lungi Il sorprendente successo postumo di Die
da Colonia, si chiuse il 10 agosto 1970 con Soldaten ha riacceso l’interesse sull’intera,
il suicidio, subito dopo aver finito la sua vastissima produzione di Zimmermann.
ultima partitura, l’azione ecclesiastica Gli studi al Conservatorio di Colonia con
Ich wandte mich und sah an alles Unrecht, Heinrich Lemacher e Philipp Jarnach
das geschah unter der Sonne che comincia (allievo di Busoni nonché autore del comple-
con la notissima e desolata sentenza tamento postumo del Doktor Faust busonia-
dell’Ecclesiaste, combinando a quel testo no) furono interrotti dal servizio militare
biblico anche passi dal celebre capitolo del nell’esercito del Reich. Immaginiamo
Grande Inquisitore dai Fratelli Karazov di l’intimo dissidio fra il nazismo e la profonda
Dostoevskij. fede cattolica assorbita nella sua famiglia,
Zimmermann ci ha lasciati al culmine di che lo portò a siglare le sue composizioni
una carriera minata dalla depressione e con OAMDG (Omnia ad maiorem Dei gloriam).
dalla malattia, ma in cui non sono mancate Dopo la guerra, e mentre già lavorava
affermazioni, e riconoscimenti accademici soprattutto a tanta musica d’uso, per la
come la cattedra di composizione a Colonia radio, il teatro e il cinema, fu inevitabile
succedendo a Frank Martin. Il suo maggior l’accostamento alla nuova ortodossia
successo: Die Soldaten, geniale, potente e seriale dei famosi corsi di Darmstadt, dove
incisiva opera dal dramma omonimo di ebbe come maestri Wolfgang Fortner e
Jakob Lenz, rappresentata all’Opera di René Leibowitz. Come reagì il suo esuberan-
Colonia nel 1965 dopo una faticosissima te talento naturale alla nuova ortodossia e
gestazione. Opera grandiosa, con azioni a agli steccati darmstadtiani, se ne sentì
scena multipla, sezioni strumentali in buca inibito o stimolato, messo in crisi o portato
e in scena, un’immensa orchestra, una jazz a una maggiore e più sorvegliata decanta-
band, un cast di una quarantina fra cantanti, zione del suo linguaggio? Zimmermann
danzatori, ensembles vocali e ruoli parlati. visse con qualche disagio le spaccature
E tuttavia la si è vista in tutto il mondo, da createsi nella nuova musica tedesca, e nel
Dresda a Tokyo, da Salisburgo a Madrid, e 1957 lasciò la presidenza della sezione
quasi contende il primato di opera del tedesca dell’associazione internazionale
secondo Novecento più eseguita al fortuna- per la musica contemporanea, perché non
tissimo Grand Macabre di Ligeti. Pensiamo riusciva a comporre il dissidio fra la vecchia
alla marcia di morte con cui Die Soldaten si e la nuova generazione, lui che si definivaironicamente “il più vecchio dei giovani
compositori tedeschi”. Va tuttavia sottolinea-
ta la larghezza di mezzi di cui poté disporre LUDWIG VAN
per qualche anno la composizione in
Germania, nella fase di denazistificazione
BEETHOVEN
della cultura tedesca (vedasi il libro sulla / Bonn 1770
musica del Novecento di Alex Ross, Il resto / Vienna 1827
è rumore), con un altissimo numero di
commissioni e un allargamento di orizzonti,
Sinfonia n.4 in si bemolle
di tecniche, di risorse. Estraneo al seriali- maggiore op.60
smo integrale, Zimmermann fece comunque
uso della dodecafonia in composizioni come durata: 35 minuti circa
il Concerto per violino del 1950, ma senza nota di Elisabetta Torselli
mai rinunciare al suo personale linguaggio,
e approdò poi negli anni Sessanta alla
grandeur di Soldaten, ma anche a soluzioni
di straordinaria e ricercata sottigliezza La collocazione della Quarta nel percorso
inventiva e timbrica, come nei Monologhi delle nove sinfonie beethoveniane è stata
per due pianoforti (1960), nel Concerto per fino a pochi decenni fa ferramente stabilita
violoncello che è anche un balletto immagi- dalla celeberrima definizione di Schumann
nario “in forma di pas de trois” (1966) e in che la definì “una snella fanciulla greca fra
Dialoge I - VII per due pianoforti e orchestra due giganti nordici” (la Terza e la Quinta,
per Alfons e Aloys Kontarsky (1965). naturalmente), e dalla persistenza critica
Il Concerto per orchestra d’archi del 1948 nel discorso su Beethoven dello schema
rielabora un precedente trio per archi ed è generale “sinfonie pari versus sinfonie
ancora un lavoro che si pone nella scia di dispari”, ossia fedeltà e ritorni all’ordine
un neoclassicismo amante di forme antiche classico contro innovazione, sperimentazio-
e preclassiche (tre movimenti, Introduzione ne, slancio titanico. È uno schema che può
– Aria – Finale), percorso però da acmi aiutare forse ancora, non certo se letto
liriche e drammatiche intense ma sorveglia- storicisticamente in nome di un “progresso
te, che si alternano ad elaborazioni contrap- sinfonico” unidirezionale, ma come
puntistiche, a scatti ritmici, a sortite coesistenza nella creazione beethoveniana
concertanti che fanno pensare a influenze di ipotesi formali diverse, tutte praticate e
diverse, forse, in particolare, a Hindemith possedute, in base a dialettiche spirituali
e Bartók. Il lavoro ebbe la sua prima tipiche di Beethoven che si collocano su
esecuzione con l’Orchestra della Radio di assi che non sono certo solo quelle
Colonia il 25 luglio del 1949 sotto la tradizione/innovazione, ma anche, poniamo,
direzione di Jean Meylan. oggettività/soggettività, umorismo/tragicità,
concisione/distensione, in base a cui
ciascun ascoltatore può costruire le sue
ipotesi favorite circa il percorso dalla Prima
alla Nona. Da questo punto di vista è bene
ricordare che Quarta e Quinta sono scritte
quasi insieme, nel senso che i due primi
movimenti della Quinta si delineano mentre
la Quarta è ancora in lavorazione: bastereb-
be ciò a confermare che lo schema critico
tradizionale non va letto, lo ripetiamo, come
una direzione univoca costellata di ritorni,
ma come una coesistenza di opzioni edirezioni diverse. È poi indubbio che la sul pulsare inesauribile del disegno del Quarta sia costellata di situazioni che proprio primo tema) e ripresa, con un pedale sul piano della morfologia sinfonica prolungato di tonica sostenuto da un rullo complessiva rappresentano una riflessione del timpano e un sapiente accumulo di nuova quanto si vuole ma su un modello tensione che parte dal pianissimo, da cui consolidato, quello haydniano-mozartiano: il ritorno del primo tema risuona come un la partitura ha dimensioni contenute sia saluto pieno di gioia e di vitalità. nella durata che nell’organico (un flauto, Anche l’Adagio in mi bemolle maggiore è gli altri legni e gli ottoni a due, timpani e caratterizzato prima di tutto da un impulso archi), il primo tempo ha un’introduzione ritmico, la pulsazione in levare dell’accom- lenta secondo la regola sancita nella quasi pagnamento che accentua costantemente totalità delle Londinesi haydniane e nelle il tema principale, sereno e quasi arcadico, prime sinfonie di Beethoven, ma non nella subito esposto dai violini e poi dai legni, Terza. Tuttavia anche la Settima l’avrà. dilatato dalle figurazioni progressivamente Quarta e Settima sono infatti accomunate più fitte degli archi, ma sempre ferramente dalla contemplazione oggettivizzata di pure abbinato al principio ritmico che lo governa, forme musicali caleidoscopicamente con l’intrusione felice di colori e situazioni ruotanti e danzanti, e sono ambedue gover- particolari (come il bell’episodio dominato nate da potenti impulsi ritmici. dalle sommesse frasi del clarinetto sul Siamo nel 1806, in particolare, per quanto pizzicato degli archi), così da produrre nel riguarda la Quarta, nell’estate, durante la complesso “un’impressione di calma e quale Beethoven è ospite della residenza divertita divagazione fantastica” (Paolo estiva dei Brunswik (aristocratica famiglia Gallarati). La giocondità agreste e robusta le cui due rampolle Teresa e Giuseppina dello Scherzo, su un vigoroso tema fanno parte del manipolo di figure femminili anch’esso sbalzato sui gradi dell’accordo, fra cui i biografi hanno tentato di identifica- è insaporita dai tipici giochi ritmici re l’Immortale Amata della celeberrima beethoveniani tra scansioni binarie e ternarie lettera del 1812). Come il Quarto Concerto e impreziosita dal bellissimo Trio pastorale per pianoforte, anche la Quarta fu eseguita dominato dai legni. Il Finale è un turbinio per la prima volta a palazzo Lobkowitz nel non meno incessante, sorprendente e marzo del 1807. carico di energia vitale del primo tempo Come si è detto, Beethoven ripristina nella della Terza, anche se del tutto diversamente Quarta l’Adagio introduttivo, che tuttavia, al orientato sul piano espressivo. di là della funzione di lever de rideau che L’umorismo fa da padrone e unifica con aveva nelle Londinesi di Haydn o in alcune sorridente autorevolezza un materiale mature sinfonie mozartiane, sembra prolun- che sembrerebbe poter proliferare in una garsi in una studiata ed enigmatica indefini- miriade di spunti e cellule compositive e di zione che, invece, è funzionale proprio al digressioni secondarie, quasi “tempeste in definirsi graduale della cellula ritmica un bicchier d’acqua” scatenate in piccole imperiosa che fa scattare, con una serie ridde ma rapidamente rasserenate. ripetuta e sorprendente di roulades di saettanti note ascendenti, l’Allegro Vivace, con il primo tema costruito rimbalzando allegramente per i gradi dell’accordo della tonalità di si bemolle maggiore, mentre il secondo tema della forma-sonata, più lieve e nervoso, è affidato ai legni. Il tratto più geniale e innovativo dell’intera Quarta sul piano della morfologia sinfonica è dato dal raccordo fra sviluppo (comunque imbastito
DISCOGRAFIA CONSIGLIATA Gli amici di Dischi Fenice per questo concerto consigliano tre ascolti. Il primo in riferimento a Haydn, raccoglie i Concerti per violoncello, la Sinfonia n.13 e la Sinfonia concer- tante dirette da Roger Norrington sul podio della Chamber Orchestra of Europe (Sony, 1 cd € 8,00). Seguendo il programma del concerto il secondo ascolto ripropone le musiche di Zimmermann nell’unica edizione pubblicata da Ondine: il Concerto per violino è eseguito da Leila Josefowicz insieme alla Finnish Radio Symphony Orchestra (1 cd € 15,00). Chiude il terzetto discografico il box (in super offerta: 5 cd al prezzo di 1) con l’integrale delle Sinfonie di Beethoven. Si tratta di una seconda ristampa (2013) dell’edizione datata 2000 che vede Claudio Abbado sul podio dei Berliner Philarmoniker eseguire tutte e 9 le Sinfonie di Ludwig (Deutsche Grammophon 5 cd al prezzo di € 20,00) Sono titoli che troverete in negozio in via S.Reparata 8/B e nella loro consueta postazione nel foyer del Teatro Verdi di Firenze.
LORENZA
BORRANI
Si esibisce in veste di primo violino, direttore,
solista e camerista nelle sale e nelle
stagioni più importanti del mondo.
Il suo debutto fiorentino risale al 1995, al
Teatro della Pergola, con l’esecuzione del
Concerto per due violini di Bach, in duo
con Pavel Vernikov e l’Orchestra Giovanile
Italiana diretta da Emmanuel Krivine.
Nel 2003, l’invito a ricoprire il ruolo di primo
violino da parte della Filarmonica Toscanini
diretta da Lorin Maazel ha rappresentato
un importantissimo arricchimento del suo
percorso artistico.
Dal 2005 al 2008 ha suonato nell’Orchestra
Mozart e quando nel 2008 è stata nominata
solista della Chamber Orchestra of Europe,
la sua attività è definitivamente uscita dai
confini nazionali. Negli ultimi anni è stata
ospite come solista alla Philharmonie di
Berlino, al Festival di Edimburgo e di
Aldeburgo, alla Philharmonie di Colonia,
alla Citè de la Musique di Parigi, alla
Cadogan Hall di Londra, al Concertgebouw
di Amsterdam e all’Opera House di Sydney.
I maestri Alina Company, Piero Farulli,
Zinaida Gilels e Pavel Vernikov l’hanno
guidata fin dai primi passi nella sua
crescita artistica e strumentale alla Scuola
di Musica di Fiesole, dove adesso ricopre il
ruolo di insegnante. spiramirabilis.com
Suona un violino Santo Serafino (Venezia,
1754).@orchestradellatoscana
Orchestra della Toscana
@ort_insta
pinterest.it/ortpin/
Violini Primi Violoncelli Corni
Daniele Giorgi * Luca Provenzani * Andrea Albori *
Paolo Gaiani ** Augusto Gasbarri * Paolo Faggi *
Angela Asioli Andrea Landi ** Trombe
Stefano Bianchi Ilaria Sarchini Luca Betti *
Gabriella Colombo Giovanni Simeone Donato De Sena *
Francesco Di Cuonzo Contrabbassi
Annie Fang Hsu Timpani
Amerigo Bernardi * Tommaso Ferrieri Caputi *
Susanna Pasquariello Luigi Giannoni **
Eleonora Zamboni Adriano Piccioni
Violini Secondi Flauto
Alice Costamagna * Claudia Bucchini *
Chiara Foletto **
Patrizia Bettotti Oboi
Marcello D’Angelo Alessio Galiazzo *
Paolo Del Lungo Flavio Giuliani *
Alessandro Giani Clarinetti
Marco Pistelli Emilio Checchini *
Viole Chiara Spinelli
Stefano Zanobini * Fagotti
Pier Paolo Ricci ** Paolo Carlini *
Caterina Cioli Umberto Codecà * * prime parti
Alessandro Franconi ** concertino
Sabrina Giuliani
Ispettore d’orchestra e
archivista
Alfredo VignoliLE INIZIATIVE
PER
RICORDARE
PIERO FARULLI
In occasione del centenario dalla
nascita di Piero Farulli, nasce il
progetto Farulli 100.
Dal 1° gennaio 2020 hanno preso
il via in tutta Italia – e anche in
Europa – eventi e iniziative
dedicate alla memoria del Maestro.
Al centro ci sarà Firenze, città
natale dello storico violista del
Quartetto Italiano, che qui ha
fondato e diretto la Scuola di
Musica di Fiesole.
Tra le istituzioni aderenti al
Comitato Nazionale per le
Celebrazioni del Centenario della
nascita di Piero Farulli c’è anche
la Fondazione ORT che partecipa
al progetto con due concerti al
Teatro Verdi di Firenze (quello di
questa sera giovedì 27 febbraio e
l’ultimo della Stagione dell’ORT il
21 maggio con Daniele Rustioni e
Francesco Piemontesi solista al
pianoforte).
L’iniziativa è organizzata
dall’Associazione Piero Farulli,
nata per custodire e tramandare
l’eredità del Maestro.
Per maggiori info
associazionepierofarulli.comh. 21:00 mer 18 MARZO
RICHARD GALLIANO
fisarmonica, mellow tone e
concertatore
musiche di
GALLIANO, PIAZZOLLA,
J. S. BACH
PROSSIMI
APPUNTA
MENTI
h. 21:00
DALIA STASEVSKA
direttore
FRANCESCA DEGO
violino
musiche di
LUTOSLAWSKI, BEETHOVEN,
SIBELIUS
gio 26 MARZOFONDAZIONE ORCHESTRA
O
REGIONALE TOSCANA IC
stituzioni
oncertistiche
rchestrali
Via Verdi, 5 - 50122 Firenze
tel. (+39) 055 234 2722 - 0710
fax (+39) 055 2008035
orchestradellatoscana.it
Consiglio di Amministrazione Sviluppo e fundraising Personale di sala
Maurizio Frittelli presidente Elisa Bonini Lisa Baldi
Francesca Bardelli vice Francesco Bazzani
Amministrazione
Elisabetta Bardelli Ricci Pietro Carnera
Simone Grifagni
Elisa Burlamacchi Tommaso Cellini
Cristina Ottanelli
Nazzareno Carusi Gaia Cugini
Ufficio del personale Lorenzo Del Mastio
Revisore unico
Andrea Gianfaldoni Elena Fabbrucci
Vittorio Quarta
Segreteria Enrico Guerrini
Stefania Tombelli dir generale Caterina Lupi
Direttore artistico Tiziana Goretti dir artistica Pasquale Matarrese
Giorgio Battistelli Giulia Mazzoni
Servizi tecnici orchestra Vieri Ulivi
Direttore principale Angelo Del Rosso Alice Zanobini
Daniele Rustioni
Ospitalità e sala Teatro Verdi
Fulvio Palmieri
Paolo Malvini
Direttore generale
Palcoscenico Teatro Verdi
Marco Parri
Walter Sica
Direttore servizi musicali Carmelo Meli
Paolo Frassinelli Sandro Russo
Area Comunicazione Alessandro Goretti
Riccardo Basile Sara Bonaccorso
Ambra Greco
Claudia Arcari
TEATRO VERDI Progetto grafico e
Via Ghibellina, 99 impaginazione
50122 Firenze Ambra Greco
BIGLIETTERIA
Via Ghibellina, 97
50122 Firenze Foto e Illustrazioni
da lun a sab 10-13 e 16-19 Frank Stewart Lornez (cop)
tel. (+39) 055 21 23 20 Piera Mungiguerra (11a) Stampa
www.teatroverdifirenze Vincent Catala (14a) Grafiche Martinelli
info@teatroverdionline.it Davide Cerati (14b) (Firenze)DA OLTRE 25 ANNI FONDAZIONE CR FIRENZE SOSTIENE IL TERRITORIO ARTE RICERCA SOLIDARIETÀ FORMAZIONE AMBIENTE seguici su www.fondazionecrfirenze.it /fondazionecrfirenze
Puoi anche leggere