Dante Alighieri, Commedia - Giancarlo Petrella MINIMA BIBLIOGRAPHICA, 12
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MINIMA BIBLIOGRAPHICA, 12
Giancarlo Petrella
Dante Alighieri, Commedia
Brescia, Bonino Bonini, 1487
Repertorio iconografico delle silografie
C.R.E.L.E.B. – Università Cattolica, Milano
Edizioni CUSL, Milano
2012MINIMA BIBLIOGRAPHICA
Una collana di studi promossa dal
GIANCARLO PETRELLA
Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca
dell’Università Cattolica e coordinata da Dante Alighieri, Commedia, Brescia, Bonino Bonini, 1487
Gianmario Baldi (Rovereto)
Edoardo Barbieri (Brescia) Repertorio iconografico delle silografie
Ornella Foglieni (Milano)
Giuseppe Frasso (Milano)
Piero Innocenti (Montepescali) L’edizione della Commedia licenziata a Brescia da Bonino Bonini, come recita il colo-
Luca Rivali (Milano) phon, «il dì ultimo di mazo MCCCCLXXXVII» occupa un ruolo di primo piano nella
segretario di Redazione Alessandro Tedesco (Gerusalemme) bibliografia dantesca. Il merito non sta nelle particolari cure testuali (si tratta infatti
dell’undicesima edizione in ordine cronologico del poema, qui riproposto col com-
mento di Cristoforo Landino, pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1481), quanto
nell’ampio corpus iconografico che ne fa in assoluto la seconda edizione illustrata, dopo
quella fiorentina stampata da Niccolò di Lorenzo nel 1481 (ISTC id00029000). Nella
fiorentina solo i primi 19 canti dell’Inferno sono accompagnati da altrettanti rami incisi
da Baccio Baldini su disegni attribuiti a Sandro Botticelli. In ragione di ciò l’edizione
bresciana del 1487, interamente illustrata (pur con alcuni equivoci) fino al I canto del
Paradiso, può a buon diritto essere considerata il primo riuscito tentativo a stampa di
illustrare l’intero poema dantesco. L’edizione è adorna di 68 silografie ben note, soven-
te citate, come si deduce anche dalla bibliografia raccolta in appendice, ma mai oggetto
Sono stati tirati: di uno studio analitico. L’impressione è che l’edizione sia persino più nota agli storici
30 esemplari cartacei dell’arte che ai bibliografi e agli storici del libro, col risultato che nella critica hanno
troppo spesso prevalso problemi attribuzionistici, nel tentativo di individuare nella
Il pdf è liberamente accessibile, scaricabile, stampabile
serie silografica una o più mani o di ricondurre i legni agli incisori Giovanni Maria
alla pagina web http://creleb.unicatt.it
e Giovanni Antonio da Brescia. Prevalgono osservazioni stilistiche talvolta piuttosto
generiche, che si concludono nell’individuazione di possibili influssi lombardo-fop-
Per informazioni scrivere a creleb@unicatt.it peschi, mantegneschi, botticelliani o più genericamente veneziani. Su questa linea si
muove ancora il saggio di Carlo Pasero, Le xilografie dei libri bresciani del 1928 (dopo il
quale lo studio dell’edizione è rimasto pressoché fermo) che espone lo status quaestionis
e mette in relazione il corpus illustrativo con gli affreschi nella Chiesa del Carmine di
Brescia, riconducendo i legni «molto vicino a Giovanni Antonio da Brescia».
Rimandando ad altra sede la discussione su questo aspetto della questione, qui si
Edizioni CUSL - Milano è voluto piuttosto allestire per la prima volta un completo repertorio iconografico delle
info@cusl.it silografie del Dante 1487, che ne individui il soggetto in relazione ai versi del poema e
gennaio 2012 possa perciò rappresentare il primo passo per una più attenta analisi del primo proget-
to editoriale di illustrazione integrale della Commedia.1 L’edizione, come detto, prevede
ISBN 978-88-8132-6488 una silografia a piena pagina per ogni canto sino al I del Paradiso. Qui, per ragioni che
1
I risultati dell’analisi iconografica anticipano un più ampio studio in corso dedicato all’edizione della
Commedia, Brescia, Bonino Bonini, 1487 e all’illustrazione delle prime edizioni dantesche a stampa. Le si-
lografie derivano dall’esemplare Brescia, Biblioteca Queriniana, Lechi 197 (legatura moderna di restau-
ro in pieno marocchino rosso con fregi in oro al dorso, ampia cornice a filetti e rombi ai piatti e titulus in
oro al centro dei piatti; unghiatura dorata e taglio spruzzato di rosso. A c. a2r ampia iniziale miniata N
su foglia d’oro da cui si diparte decorazione floreale policroma coeva sui tre lati desinente in stemma co-
ronato d’alloro in bas de page. Iniziali rosse e blu in tutto il testo del volume. Unica postilla coeva a c. a2r).
3paiono forse riconducibili a difficoltà sia tecniche che finanziarie, lo sforzo illustrativo ipotizza Pasero), che incidono legni rozzi e assai poco curati sia nella resa del paesag-
si arrestò bruscamente. Se le silografie sono dunque 68, in realtà le matrici (tutte della gio che nei dettagli dei personaggi. I legni, salve poche eccezioni, sono accomunati da
stessa dimensione mm 206 x 121) sono solo 60. In 8 canti si riscontrano palesi ed ecla- un andamento narrativo verticale dall’alto al basso (nell’Inferno) e dal basso verso l’alto
tanti casi di riuso: Inf. XIX (c. i5v: riuso della matrice originale impiegata per il canto (nel Purgatorio), con risultati talvolta di assoluta ripetitività, soprattutto nelle silografie
XI); Inf. XXVI (c. o6r: stesso legno già impiegato per illustrare il canto XXII a c. m7v); che illustrano il Purgatorio in cui prevale infatti una struttura compositiva piuttosto
Purg. XVIII (c. gg7v: riuso della stessa silografia del canto XI); Purg. XIX (c. hh2v: riuso monotona (i due Poeti salgono lungo le balze di un monte). Le prime silografie pre-
della silografia impiegata al canto XIV); Purg. XXVI (c. kk4v: stessa silografia che figu- vedono la possibilità da parte del lettore di inserire il nome dei personaggi raffigurati
ra a c. bb3v per illustrare Purg. III); Purg. XXXI (c. mm3v: stessa silografia impiegata dall’incisione in appositi cartigli lasciati vuoti. L’interessante invito a completare il
al canto precedente); Purg. XXXII (c. mm6v: riuso della silografia originale del canto libro a stampa non prosegue però oltre la quarta silografia.
XXIX); Purg. XXXIII (c. nn1v: terza occorrenza della stessa silografia originale del can-
to XXX impiegata anche nel canto XXXI). Rispetto al progetto illustrativo del poema, è
evidente che il reimpiego di silografie progettate per altri canti comporta il clamoroso
stravolgimento del rapporto fra testo e immagine.
Bibliografia*1
A ciò si aggiungono parecchi casi, come si vedrà nel repertorio iconografico al-
lestito, di silografie che denotano scarsa attinenza con il testo. L’unica silografia del
Luigi Lechi, Della tipografia bresciana del secolo decimoquinto, Brescia, Venturini, 1854, p.
Paradiso (Par. I: c. nn4v) appare addirittura priva di alcun legame col canto che intende
92
illustrare al punto che ipotizzo possa trattarsi in realtà del legno progettato per il canto
XXXIII del Purgatorio e qui non impiegato. Qualcosa di simile succede infatti anche
Friedrich Lipmann, The art of wood engraving in Italy in the fifteenth century, London, B.
all’altezza di Purg. XX (c. hh5v), dove si riscontra un errore occorso probabilmente in
Quaritch, 1888, pp. 87-88
fase di composizione. Qui fu impiegata a sproposito la silografia originale (che dunque
fu incisa ed era a disposizione in tipografia) progettata per il canto precedente (Purg.
Paul Colomb De Batines, Bibliografia Dantesca, Prato, Tipografia Aldina Editrice, 1895,
XIX: c. hh2v), dove invece fu reimpiegata la silografia del canto XIV, col risultato di
I, pp. 49-52
alterare il corretto rapporto testo/immagine di due canti consecutivi. Da questi par-
ticolari e dalla frequenza di casi di riuso, appare evidente che negli ultimi canti del
Charles Gérard, Un exemplaire exceptionnel du Dante de Brescia de 1487, «La Bibliofilia»,
Purgatorio si commise qualche errore o in fase di progettazione del corpus iconografico
IV, 1903, pp. 400-407
o durante la composizione tipografica. La difficoltà nel rappresentare la materia dei
canti finali del Purgatorio e del Paradiso rende forse altrettanto comprensibile la neces-
Victor Masséna, Prince d’Essling, Les livres à figures vénitiens de la fin du XVe siècle et du
sità di ricorrere spesso a soluzioni d’emergenza, come l’impiego di altri legni poco o
commencement du XVIe, Firenze-Paris, Olschki-Leclerc, 1907-1914, I, 11
nulla attinenti, e infine l’interruzione del progetto illustrativo.
I legni sono inquadrati da due tipi di cornici a fondo nero, che risultano già a
Paul Kristeller, Die Lombardische Graphik der Renaissance, Berlin, B. Cassirer, 1913, p.
disposizione dell’officina di Bonino Bonini e adottati anche in altre edizioni coeve. Si
31
tratta di una cornice a candelabre e mascheroni (mm 261 x 175), più impiegata, e di
una seconda cornice di modulo leggermente più grande a candelabre con tritoni in bas
Carlo Pasero, Le xilografie dei libri bresciani dal 1483 alla seconda metà del XVI secolo, Bre-
de page (mm 265 x 176) impiegata in 17 occorrenze. Solo in un caso (Inf. XIII: c. h8r) la
scia, Scuola tipografica Istituto figli di Maria Immacolata, 1928, pp. 70-76
silografia non è inquadrata da alcuna cornice perimetrale.
È assodato che le silografie, forse governate da un’unica regia compositiva, siano
Arthur M. Hind, An Introduction to a History of Woodcut, London, Constable & Com-
da attribuirsi a diversi artisti operanti in un’unica bottega ma dotati di sensibilità e
pany, 1935 (= New York, Dover, 1963), p. 507
capacità assai differenti, senza con ciò voler qui entrare nella disputa sulla partecipa-
zione o meno di questi artisti alla corrente pittorica riconducibile ai Carmelitani di Bre-
Max Sander, Le livre à figures italien depuis 1467 jusqu’à 1530, Milan, Hoepli, 1942 (=
scia. Le prime silografie dell’Inferno, caratterizzate da ampie quinte paesaggistiche e
Nendeln, Kraus Reprint, 1969), n. 2312; IV, pp. LX-LXII: LXI
pungente espressività delle pene e dei dannati, possono ragionevolmente assegnarsi al
maestro A, forse il caposcuola; altre paiono piuttosto da attribuirsi a una mano B, chia-
Carlo E. Rava, Considerazioni su alcune xilografie lombarde, in Id., L’arte dell’illustrazione
ramente distinguibile per ductus compositivo e minore resa dei dettagli. Infine è ragio-
nevole supporre, già per alcuni canti dell’Inferno (Inf. XXI: c. m4v) ma poi soprattutto *
Dalla bibliografia sono escluse le frequenti, ma irrilevanti, citazioni dell’edizione in cataloghi di mostre
all’altezza del Purgatorio, l’intervento di artisti assai meno dotati, forse garzoni (come e di collezioni dantesche e i repertori bibliografici per i quali si rimanda qui soltanto a ISTC id00031000.
4 5nel libro italiano del Rinascimento, Milano, Görlich, 1945, pp. 42-53
Sergio Samek Ludovici, Illustrazione del libro e incisione in Lombardia nel Quattrocento e
Cinquecento, Modena, Artioli, 1960, p. 50
Lamberto Donati, Ripensamenti sulle prime edizioni della Divina Commedia, «La Bibliofi-
lia», LXIII, 1961, pp. 3-72: 52-72
Lamberto Donati, Il Botticelli e le prime illustrazioni della Divina Commedia, Firenze, Ol-
schki, 1962
Sergio Samek Ludovici, Le impressioni quattrocentesche della Divina Commedia, «L’Italia
Grafica», XII, 1965 Repertorio iconografico delle illustrazioni
(con indicazione del soggetto e dei versi di riferimento del canto)
Lamberto Donati, Il ‘non finito’ nel libro illustrato antico, Firenze, Olschki, 1973, pp. 116-
117
Sergio Samek Ludovici, Arte del libro: tre secoli di storia del libro illustrato dal Quattrocento
al Seicento, Milano, Ares, 1974, pp. 129-130: 129
Giulia Bologna, Il libro come oggetto di visione: l’attività grafico-illustrativa a Brescia nel Parte prima: Inferno
Rinascimento, in I primordi della stampa a Brescia 1472-1511. Atti del Convegno internazio-
nale (Brescia, 6-8 giugno 1984), a cura di E. Sandal, Padova, Antenore, 1986, pp. 107-119:
116-117
6 7Inf. I (c. a1v). La silografia, da leggersi da destra verso sinistra, si svolge lungo un arco
temporale tripartito: Dante nel folto della selva fitta di alberi meditabondo e sonno-
lento, con il volto appoggiato su una mano (Inf. I 1-12: 11); Dante sveglio nella selva
fitta di alberi, in atto di guardare in alto il colle roccioso illuminato dai raggi del sole (I
16-18); infine Dante spaventato dalle tre fiere (tutte con la bocca spalancata e corretta-
mente delineate) a colloquio con Virgilio, con caratteristico copricapo, lunghi capelli e
folta barba, in atto di indicare le tre fiere (I 31-137).
8 9Inf. II (c. b1v). La silografia si svolge in due sequenze, dal basso verso l’alto. Dante e
Virgilio, in atto di mostrare la strada, a colloquio. Dante, assieme a Virgilio, con le mani
rivolte verso l’alto si rivolge a Beatrice raffigurata su una nuvoletta luminosa discesa
dal cielo (con parziale fraintendimento di Inf. II 52-114).
10 11Inf. III (c. b8v). La silografia si svolge in due sequenze degradanti. In primo piano
Dante e Virgilio, inquadrati di spalle mentre colloquiano fittamente e varcano la porta
dell’Ade, priva della terribile iscrizione (III 1-21). Virgilio è colto nell’atto di rassicurare
e prendere per mano il Poeta che indica con la sinistra una schiera di anime e chiede
spiegazioni (III 19-21). In secondo piano Dante e Virgilio, più sfocati, assistono allo
spettacolo di un gruppo di dannati (gli ignavi) che seguono un vessillo sostenuto da
uno di loro (privo però di effigi papali e dunque tale da non essere identificato con
Celestino V: III 52-60); alle loro spalle Caronte, raffigurato come un demonio dalla folta
barba, rema sulla barca, mentre sulla riva opposta si accalca una moltitudine di anime
(III 82-120).
12 13Inf. IV (c. c6v). La silografia si svolge in tre sequenze di ampiezza diseguale, da legger-
si dall’alto verso il basso. Nella prima Dante, in compagnia di Virgilio, si scorge con
espressione curiosa da una sommità rocciosa per guardare il profondo abisso infernale
da cui si levano alte fiamme (IV 7-12). Nella seconda e terza scena, di ampiezza e re-
spiro narrativo maggiore, Virgilio mostra a Dante, sceso nel Limbo, Omero, raffigurato
con la spada in una mano (IV 86) e un rotolo nell’altra, seguito da tre spiriti identifica-
bili con Orazio, Ovidio e Lucano (IV 86-93). Più in basso, Virgilio e Dante, accolto nella
schiera dei quattro poeti che fanno onore a Virgilio (IV 102), entrano nel castello degli
spiriti magni circondato da sette mura (IV 106-107), nel quale incontrano diversi perso-
naggi maschili e femminili. L’artista si è qui sforzato di aderire il più possibile al testo,
raffigurando, nel gruppo di sinistra, Camilla nel personaggio femminile coronato (IV
124), Cesare nel personaggio maschile con folta barba e sguardo accigliato (IV 123),
Ettore ed Enea nei due personaggi con elmo e fogge all’antica (IV 122). Nei quattro per-
sonaggi maschili in primo piano a destra sono verisimilmente da riconoscere i filosofi
antichi (il personaggio centrale con barba e copricapo è probabilmente da identificarsi
con Aristotele, i due alla sua destra e alla sua sinistra con Socrate e Platone: IV 131-
135). Nel castello si distinguono, isolati, un personaggio con caratteristico copricapo
orientale da identificarsi con Saladino (IV 129) e una coppia regale, probabilmente il re
Latino e sua figlia Lavinia (IV 125-126), come suggerisce la più giovane età della figura
femminile.
14 15Inf. V (c. d5v). La silografia è chiaramente divisa in due porzioni narrative. Nella metà
superiore Dante e Virgilio icasticamente ritratti nell’atto di discutere animatamente
davanti a Minosse che impedisce a Dante l’ingresso (V 4-25). Minosse è raffigurato, con
fedele adesione al testo, come un grottesco diavolo cornuto e dalle lunghe ali assiso in
trono, con una lunga coda che si avvolge attorno al corpo per indicare alle anime dei
dannati nudi e disperati con le mani sul volto la loro destinazione infernale. Ricevuto
il giudizio, i dannati precipitano a testa in giù nell’Inferno. Nella metà inferiore Dante
e Virgilio fra sei lussuriosi (rappresentati nudi travolti dalla bufera) a colloquio con la
coppia di amanti Paolo e Francesca (V 88-138). Si distingue, più in basso, una coppia
coronata. Nella figura femminile è probabile che l’artista abbia voluto raffigurare una
delle regine lussuriose citate dal Poeta, forse Semiramide (V 58-64). Meno chiaro a chi
alludesse con la figura maschile barbuta e anziana vicino a lei che non corrisponde a
nessuno dei lussuriosi apertamente citati da Dante (V 65-67: Achille, Paride, Tristano).
16 17Inf. VI (c. e1v). Come la precedente, anche questa silografia si sviluppa in due sezioni
narrative chiaramente distinte dalla costa rocciosa a metà ma accomunate da un’unica
pioggia di acqua sudicia, neve e grandine. Nella prima sezione, in basso, Dante guar-
da sbigottito la scena mentre Virgilio forma una palla di fango da gettare a Cerbero
che latra furiosamente (VI 13-33: 25-27), scuoia e graffia un gruppo di dannati urlanti
attorcigliati in una massa indistinta di corpi. Cerbero, con fedele adesione al testo, è
raffigurato come una figura mostruosa, con attributi umani e bestiali: ampie ali di pipi-
strello, testa di uomo dalla lunga barba e altre due teste canine, mani e piedi con artigli
(VI 13-18). Nella metà superiore Dante e Virgilio a colloquio con un peccatore nudo in
ginocchio davanti a loro (nel poema è invece seduto), da identificarsi con Ciacco (VI
37 ss.).
18 19Inf. VII (c. e5v). La silografia contiene tre sequenze narrative. Nella prima, in alto a
sinistra, Dante e Virgilio sono impegnati in una fitta discussione, che probabilmente ri-
manda agli ultimi versi del canto precedente (VI 113) piuttosto che ai primi del settimo
(VII 3-6) e svolge quindi la funzione di raccordo fra i due canti. Nella seconda, in alto
a destra, mentre Dante spalanca la bocca fra paura e sgomento e si stringe le mani al
petto, Virgilio, colto nell’atto realistico di sollevare con una mano il lembo della lunga
veste per non inciampare, zittisce Pluto, qui rappresentato come una figura mostruosa
dai tratti demoniaco-animaleschi, (VII 7-12). Nell’ultima sequenza Dante e Virgilio in-
contrano gli avari e i prodighi, tra i quali si distinguono alcuni ecclesiastici con la ton-
sura, un cardinale e un papa con la mitria (VII 37-39, 46-48). Proni a terra, con le bocche
spalancate nell’attimo in cui si ingiuriano, spingono un sasso col petto sotto lo sguardo
di un grottesco diavolo dal corpo umano e dalla testa caprina col naso adunco, novità
introdotta liberamente dall’incisore.
20 21Inf. VIII (c. f3v). La narrazione procede con teatralità e concitazione dall’alto al basso,
in quattro sequenze assai ravvicinate che conferiscono grande rapidità a tutta la scena.
Dante e Virgilio a colloquio ai piedi di un’alta torre (VIII 1-9), poi di fronte a Flegiàs
che si avvicina su una barca (VIII 13-18) che solca la palude nella quale sono immersi
due iracondi. Uno di essi allunga una mano verso la barca (è perciò ipotizzabile che
qui l’artista intendesse rappresentare, con assoluta feldeltà al testo, proprio l’incontro
con Filippo Argenti: VIII 33-63: 40). Seguono i due poeti all’interno della barca che li
trasporta nella città di Dite (VIII 25-30); infine Dante e Virgilio a colloquio di fronte alle
torri infuocate di Dite (VIII 67-81), mentre un diavolo cerca di chiudere la porta della
città.
22 23Inf. IX (c. f7v). Dante, per sottrarsi alla vista di una delle Furie che brandisce lo scudo
con l’effigie di Medusa, nasconde il viso fra le braccia di Virgilio (IX 36-54). Intanto il
messo celeste con la verga si frappone alle Furie e costringe i diavoli ad aprire la porta
di Dite (IX 85-90). Il fondale scenico è interamente occupato da un paesaggio roccioso,
dalle mura della città di Dite e dalle alte torri arroventate da cui si affacciano le Furie.
24 25Inf. X (c. g5r). Narrazione in tre scene dall’alto. Virgilio e Dante, entrati nella città di
Dite, osservano sotto lo sguardo minaccioso di un diavolo gli avelli infuocati degli
eretici (X 1-12). Dante, seduto su un avello, in solitario colloquio con Farinata o Guido
Cavalcante (X 34-114). L’artista anticipa qui una scena del canto successivo: Virgilio
indica a Dante l’avello di papa Anastasio che reca l’epigrafe «Papa Anastasio guardo»
(XI 7-9).
26 27Inf. XI (c. h1r). Virgilio e Dante trovano riparo al fetore che emana dall’abisso infernale
presso il sepolcro spalancato di papa Anastasio (XI 1-9). Un cartiglio a caratteri tipo-
grafici inserito al centro della silografia ripete l’epigrafe già anticipata nella scena fina-
le della silografia al canto precedente: «Anastasio papa guardo». L’impressione è che
si sia verificato qualche errore nella realizzazione di questa silografia: probabilmente
l’epigrafe funebre avrebbe dovuto essere incisa nel coperchio del sepolcro come nella
silografia precedente, anziché inserita a caratteri tipografici in uno spazio bianco qua-
drato ritagliato al centro della matrice.
28 29Inf. XII (c. h4r). I rapidi trapassi da una scena all’altra e la presenza di numerose figure
di centauri conferiscono grande concitazione alla silografia. Da sinistra, in alto: Virgi-
lio ammonisce il Minotauro che si dimena furioso (XII 12-25); come in una sequenza
cinematografica, i due poeti si voltano verso destra e incrociano i tre centauri che li mi-
nacciano con le saette (XII 52-72). Infine, nell’ultima scena che occupa la metà inferiore
della silografia, Dante e Virgilio lasciano il campo a sei centauri saettanti che colpisco-
no i violenti immersi nel fiume infernale (XII 73-75). L’artista, con fedele adesione al
testo, rappresenta Dante in groppa al centauro Nesso (XII 95-99).
30 31Inf. XIII (c. h8r). La silografia è interamente occupata dal viluppo inestricabile e asfitti-
co di pruni e sterpi della selva dei suicidi e da uno stuolo di arpie (correttamente raffi-
gurate come rapaci dal volto di donna). La narrazione procede dall’alto al basso: Dante
strappa un ramicello di un pruno dal quale appare una spettrale sembianza umana
(Pier delle Vigne: XIII 30-36). La seconda sembianza umana allude probabilmente al
suicida che incontrano alla fine del canto (XIII 136-151). I due Poeti procedono nella
selva fino ad assistere, in bas de page, all’orrendo spettacolo di due cagne nere che di-
laniano un peccatore (XIII 127-129). Di squisita sensibilità il particolare di Virgilio che
prende per mano Dante (XIII 130).
32 33Inf. XIV (c. i3v). Con un rapido trapasso dalla scena di sinistra a quella di destra, Dante
e Virgilio osservano da entrambe le sponde il sabbione infuocato nel quale sono puniti
i violenti contro Dio (XIV 13-21). Fa da fondale la selva intricata di pruni dei suicidi.
Nel sabbione l’artista ha raffigurato con fedeltà al testo le tre tipologie di peccatori
in modo chiaramente distinto (XIV 22-24): supini, con lo sguardo verso l’alto, alcuni
bestemmiatori; rannicchiato un usuraio e infine, in una tresca che pare non conoscere
sosta, i sodomiti (XIV 40-42). Al centro del sabbione, con aria sprezzante, il re Capaneo,
identificabile per la corona in testa (XIV 46-48).
34 35Inf. XV (c. i7v). Contrariamente alle precedenti, qui la silografia è occupata da un’unica
scena. Dante e Virgilio, senza discostarsi dall’argine del sabbione infuocato, incontra-
no alcuni sodomiti, fra cui Brunetto Latini. Con filologica fedeltà al testo l’artista ha
rappresentato Brunetto che tende il braccio all’allievo di un tempo e Dante che si china
verso il peccatore e allunga la mano verso il suo viso per riconoscerlo (XV 22-30).
36 37Inf. XVI (c. k2v). Dante e Virgilio, colti di spalle e frontali, in due scene ravvicinate.
Nella prima a colloquio con i tre sodomiti fiorentini immersi, assieme ad altri, nel
sabbione infuocato (XVI 4-87). Nella seconda Virgilio, con una corda in mano, indica a
Dante il burrone nel quale sprofonda il Flegentonte con una rumorosa cascata (XVI 91-
111). La testa di Gerione che emerge dall’abisso preannuncia lo sviluppo iconografico
della silografia successiva (XVI 91-132).
38 39Inf. XVII (c. k5v). Dante, da solo (XVII 37-39) e di spalle, a colloquio con i tre usurai,
due dei quali portano appesa al collo l’insegna della propria famiglia: rispettivamente
un’oca e un leone rampante (XVII 52-75). L’artista si sforza di aderire il più possibile al
testo, cercando qui di rendere anche il movimento convulso delle mani dei peccatori
(XVII 47-51). Si concede invece un’unica personalissima invenzione inserendo in alto,
a destra, una fantasiosa figura di diavolo con corna, ali di pipistrello e corpo di ser-
pente che inforca un dannato riverso sul sabbione. Nella seconda scena, il Poeta, che
si copre la bocca per la puzza che emana dalla figura mostruosa simbolo della frode
(XVII 1-3), è in procinto di salire sulla groppa di Gerione, dove già lo attende Virgilio.
La rappresentazione di Gerione è fedele alla descrizione dantesca: un re dal volto be-
nigno, con corpo di serpente ricoperto di striature e nodi circolari, zampe con artigli e
coda di scorpione (XVII 11-27). In bas de page, un scorcio lascia intravedere i due Poeti
di spalle in groppa a Gerione calati nel burrone infernale (XVII 100-117).
40 41Inf. XVIII (c. i2v). Dante e Virgilio, scesi dalla groppa di Gerione (XVIII 19-21), assisto-
no allo spettacolo di un demonio (non cornuto, diversamente dalla lezione del testo)
che frusta i ruffiani immersi nella bolgia (XVIII 22-66). La silografia rivela una forza
narrativa sicuramente inferiore rispetto alle precedenti; soprattutto qui l’artista si è
limitato a una rappresentazione generica del canto e della pena piuttosto che di alcuni
personaggi incontrati dal Poeta.
42 43Inf. XIX (c. i5v). Stessa silografia impiegata per illustrare il canto XI, qui solo parzial-
mente riadattata. Virgilio e Dante, seduti su un masso presso un sepolcro spalancato
e una distesa di fosse da cui emergono dei peccatori avvolti dalle fiamme, osservano,
al centro della scena, un simoniaco conficcato a testa in giù in un pozzetto (allusione
alla descrizione dantesca XIX 16-21) con le piante dei piedi lambite dalle fiamme (XIX
13-30). La silografia di riuso crea inevitabili discrepanze rispetto alla lezione testuale.
Innanzitutto gli avelli scoperchiati da cui emergono gli eretici hanno qui la funzione
di alludere invece alle buche dei simoniaci conficcati a testa in giù. Non viene affatto
sviluppato il colloquio fra Dante e papa Niccolò III. Per riadattare la silografia al nuovo
canto, al centro della matrice, il quadrato bianco che era stato originariamente ritaglia-
to per ospitare il cartiglio a caratteri tipografici «Anastasio papa guardo», è riempito
dalla rappresentazione di un pozzetto da cui emergono i piedi di un simoniaco.
44 45Inf. XX (c. m1r). Due rapide scene, da destra a sinistra. Nella prima, frutto della libera
interpretazione dell’artista, Dante e Virgilio si accostano a una profonda fenditura del
terreno dalla quale si sporge una figura demoniaca mostruosa. Con un rapido tra-
passo, i due Poeti osservano alcuni indovini che procedono in fila con il capo distorto
all’indietro (XX 22-24): oltre a una generica figura maschile dalla folta barba (identi-
ficabile forse in Anfiarao), l’artista ha voluto sicuramente rappresentare Manto nella
figura femminile che copre il seno con la lunga chioma (XX 52-57). È probabile che la
seconda figura femminile avvolta da serpi che chiude la processione non alluda ge-
nericamente alle fattucchiere citate da Dante (XX 121-123), ma rappresenti piuttosto
Tiresia trasformato in donna per aver diviso due serpenti accoppiati (XX 40-45).
46 47Inf. XXI (c. m4v). La silografia è di qualità assai inferiore alle precedenti, al punto da
supporre che il disegno fosse rimasto non finito, piuttosto che si tratti di un altro arti-
sta assai meno dotato. La narrazione è per certi versi solo intuibile, dal momento che
mancano parecchi particolari. Sembrano però intravedersi le seguenti scene: Dante e
Virgilio osservano dal ponte della quinta bolgia la punizione dei barattieri; un diavolo
porta un dannato sulle spalle, mentre un altro viene uncinato nella pece bollente (XXI
28-63); Dante si ripara dietro una sporgenza mentre Virgilio parlamenta con Malacoda
(XXI 58-117).
48 49Inf. XXII (c. m7v). La silografia, qui interamente realizzata, racchiude due scene, con
svolgimento verticale dall’alto in basso. La rappresentazione non sembra, come è stato
finora, del tutto fedele alla narrazione testuale. In particolare nella prima scena, che
allude probabilmente alla vicenda di Ciampolo (XXII 31-36), l’artista non ha saputo
fare di meglio che raffigurare un barattiere completamente fuori dal calderone della
pece bollente che discute con un diavolo. Nella seconda scena, più descrittiva, Dante
e Virgilio osservano lo spettacolo dei barattieri immersi nella pece fino al collo (XXII
25-30). Del tutto omessa la zuffa fra diavoli (XXII 133-144).
50 51Inf. XXIII (c. n2r). La silografia, dall’andamento quasi a spirale che segue la tortuosità
del sentiero infernale, raffigura dapprima Dante e Virgilio inseguiti da un drappello di
diavoli minacciosi con forche (XXIII 34-36), quindi nella sesta bolgia mentre osservano
Caifas crocifisso in terra (XXIII 115-123) e infine mentre incontrano la schiera degli
ipocriti. Questi, correttamente rappresentati, indossano sai con cappucci calati sulla
testa e procedono mestamente in fila (XXIII 58-72) sotto lo sguardo di due altri diavoli
armati.
52 53Inf. XXIV (c. n6r). Silografia caratterizzata da quattro rapidissimi trapassi scenico-nar-
rativi. La narrazione segue il percorso infernale di Dante, salendo in alto da sinistra
e poi scendendo verso il basso: Dante e Virgilio si arrampicano faticosamente lungo
la salita che divide la sesta dalla settima bolgia (XXIV 25-42); Dante si riposa esanime
dopo la salita mentre Virgilio lo esorta a continuare il viaggio (XXIV 43-57); i due Poeti
scendono per un sentiero scosceso (XXIV 61-81) e giungono sull’argine della bolgia da
cui assistono allo spettacolo terribile dei ladri nudi e morsicati da grovigli di serpenti
che li avvolgono (XXIV 91-120). Uno dei tre ladri è Vanni Fucci che discute con Dante
(XXIV 121-151).
54 55Inf. XXV (c. o2v). Silografia pressoché identica per struttura e sfondo paesaggistico
(monte a balze, argine che taglia diagonalmente la silografia e bolgia) a quella impie-
gata nel canto XXII a c. m7v. Dante e Virgilio di fronte al ladro Vanni Fucci che, com-
piuto l’atto osceno di scherno con le mani, viene assalito dai serpenti e inseguito dal
centauro Caco che ha in groppa un drago dalle ali aperte (fedele adesione a XXV 1-33).
Nella seconda metà della silografia, in basso, i due Poeti assistono allo spettacolo della
duplice metaformosi uomo/serpente dei ladri raffigurata con vivace realismo (XXIV
49-138).
56 57Inf. XXVI (c. o6r). Stesso legno già impiegato per illustrare il canto XXII a c. m7v. Si
tratta o di un errore in fase di allestimento della forma tipografica (forse risolto in fase
di stampa, perciò alcuni esemplari, fin qui però non individuati, dovrebbero recare la
silografia corretta), o fu effettivamente riutilizzata una silografia già impiegata e quin-
di non attinente al canto in mancanza della silografia che avrebbe dovuto illustrare il
canto di Ulisse.
58 59Inf. XXVII (c. p2r). Contrariamente al consueto, qui la silografia è occupata da un’unica
scena. Dante, sempre assieme a Virgilio, si china a parlare con un peccatore da identi-
ficarsi in Guido da Montefeltro (XXVII 1-35).
60 61Inf. XXVIII (c. p5r). Silografia con tratti di crudo realismo, ricca di personaggi ed ele-
menti descrittivi, distinta in due scene principali. Nella metà superiore, ai due Poeti si
palesa il supplizio di Maometto squartato dalla gola al basso ventre da cui fuoriescono
le interiora (XXVIII 22-31); quindi Pietro da Medicina con la gola tagliata colto nell’atto
di profetizzare, con le mani aperte, il tradimento ai danni dei due nobili fanesi (XXVIII
64-90); infine un dannato con le mani mozzate, ossia Mosca dei Lamberti (XXVIII 103-
111). Con una lieve discordanza narrativa, degradando nella metà inferiore della silo-
grafia, nel gruppo figurativo di un dannato che mette una mano nella bocca di un altro,
l’artista è probabilmente tornato sull’episodio di Pietro da Medicina, inserendo una
fedele rappresentazione del particolare di Pietro da Medicina che spalanca la bocca di
Curione cui è stata tagliata la lingua (XXVIII 94-102). Infine, in bas de page, Dante e Vir-
gilio lungo l’argine della bolgia dei fraudolenti (rappresentata come una profonda fen-
ditura del terreno nella quale sono stipati parecchi peccatori, tra cui re ed ecclesiastici,
controllata da un demonio con lunga spada) osservano Bertrand de Born che solleva
con la mano la propria testa mozzata (XXVIII 118-141).
62 63Inf. XXIX (c. p8v). Silografia improntata a minore realismo e assai meno ricca di parti-
colari descrittivi (forse addirittura da un disegno non finito, come lasciano intendere i
corpi dei dannati apparentemente solo abbozzati). Virgilio e Dante, che si tura il naso
per il fetore (XXIX 49-51), di fronte alla bolgia dei falsari che giacciono a terra in atto di
grattarsi la scabbia (XXIX 67-72). Due di loro, anch’essi intenti a grattarsi, si alzano in
piedi e parlano con Dante (XXIX 73-139).
64 65Inf. XXX (c. q3r). Silografia con rigida divisione interna in due scene. Nella prima Dan-
te e Virgilio assistono al crudele spettacolo di due dannati, un uomo (Gianni Schicchi)
e una donna (Mirra), che azzannano i dannati (XXX 22-45). La seconda scena, nella
metà inferiore, è dominata dalla figura deformata dall’idropisia di mastro Adamo che
digrigna i denti e sferra un spugno contro Sinone troiano (XXX 49-129).
66 67Inf. XXXI (c. q6r). Triplice sequenza narrativa, dall’alto in basso. Dante e Virgilio al co-
spetto del gigante Nembrot (XXXI 46-81). Il personaggio simile a un araldo con tromba
in mano in alto a destra allude al suono di un corno che Dante sente in apertura del
canto (XXXI 12-18). I due Poeti di fronte al gigante Efialte incatenato (XXXI 82-96).
Infine, il gigante Anteo afferra con la sua mano i due Poeti per deporli sul fondo del
baratro (XXXI 130-135).
68 69Inf. XXXII (c. r1r). Dante e Virgilio, deposti sul fondo del baratro dal gigante Anteo
(cui allude l’enorme mano che emerge da un cratere raffigurata al centro della metà
superiore della silografia), osservano la distesa ghiacciata del Cocito nella quale sono
confitti i traditori, alcuni dei quali correttamente a faccia in giù (XXXII 22-39). Dante
a colloquio con un dannato, Camicione de’ Pazzi (XXXII 52-72), raffigurato col busto
fuoriuscito dal ghiaccio. Fra i dannati conficcati nel Cocito l’incisore ha qui voluto
chiaramente raffigurare i due che cozzano fra di loro (XXXII 49-66) e il conte Ugolino
che rode la nuca dell’arcivescovo Ruggieri (XXXII 124-132). Nell’angolo in basso a de-
stra, Virgilio in piedi assiste con atteggiamento di stupore alla scena di Dante chinato
che prende con violenza per i capelli il traditore di Montaperti (XXXII 97-105).
70 71Inf. XXXIII (c. r3v). Dante e Virgilio ascoltano il racconto del conte Ugolino che cessa
così di rodere la nuca dell’arcivescovo Ruggieri, particolare su cui insiste l’elemento fi-
gurativo (XXXIII 1-75). Nell’angolo inferiore a destra, i due Poeti, giunti nella Tolomea
dove i peccatori sono correttamente raffigurati col capo in su, sono a colloquio con fra’
Alberigo (XXXIII 109-120).
72 73Inf. XXXIV (c. r6v). Silografia chiaramente distinta in due scene. Nella metà superiore,
pur di semplice trapasso narrativo, l’artista raffigura, con squisita sensibilità e fedeltà
testuale, l’atteggiamento di Dante che si ripara dietro a Virgilio (XXXIV 4-9). La metà
inferiore è dominata dalla possente figura verticale di Lucifero, tanto che i due Poe-
ti, confinati all’estremità destra, sembrano quasi uscire dall’inquadratura. Lucifero è
fedelmente raffigurato come un diavolo peloso dalle ali di pipistrello che si erge dal
ghiaccio nel quale è conficcato, intento a divorare con le tre bocche i traditori e a graf-
fiarne altri due con le mani adunche (XXXIV 28-69).
74 75Parte seconda: Purgatorio 76 77
Purg. I (c. aa2v). La silografia procede dal basso in alto, attraverso tre rapide scene.
L’artista non cade nell’equivoco di raffigurare i due poeti in una navicella, come in pa-
recchie miniature trecentesche. Dante e Virgilio, usciti dall’oscurità infernale, si ripara-
no gli occhi alla vista della volta celeste rischiarata dalle quattro stelle che alludono alle
virtù cardinali (I 13-24). Dante, con aria particolarmente contrita, e Virgilio a colloquio
con Catone, raffigurato come un veglio di grande statura, dalla folta barba e con lunga
chioma (I 31-108). Nell’angolo superiore destro, Virgilio compie i riti purificatori e lava
il viso a Dante, come prescrittogli da Catone (I 124-136).
78 79Purg. II (c. aa7v). Tre rapidissimi trapassi scenici conferiscono grande ritmo alla nar-
razione, concentrata nella metà inferiore della silografia. Dante e Virgilio, inquadrati
di spalle, immobili di fronte allo spettacolo che si palesa loro (II 10-12). Dante ingi-
nocchiato in preghiera mentre Virgilio gli indica l’angelo nocchiero (II 25-36). L’arti-
sta rappresenta quindi, come in una successione cinematografica, l’andata e il ritorno
dell’angelo nocchiero che trasporta le anime dei purganti (II 43-54). Virgilio e Dante a
colloquio con Casella che si discosta dalle altre anime, prima di essere interrotti dall’ar-
rivo di Catone (II 76-123).
80 81Purg. III (c. bb3v). La silografia, di fattura inferiore, soprattutto nella resa delle anime
purganti, rispetto a molte di quelle impiegate nell’Inferno, racchiude due scene assai
simili, dal basso in alto: Dante e Virgilio ai piedi del monte del Purgatorio (che sarà
fondale costante e ripetitivo delle silografie della seconda cantica) e lungo la salita, fra
una schiera di anime meravigliate dalla dimensione corporea di Dante, da cui se ne
discosta una (Manfredi) che si rivolge a Dante (III 58-145).
82 83Purg. IV (c. bb5v). Dal basso in alto, lungo la salita che conduce al monte: Dante e
Virgilio in primo piano mentre si inerpicano lungo lo stretto sentiero che conduce alla
seconda balza attorniati da alcune anime (IV 16-33); quindi seduti, mentre affrontano
una discussione astronomica (IV 52-96). A colloquio con Belacqua seduto in atteggia-
mento indolente su un sasso mentre altre anime procedono lungo il crinale (IV 109-
135). Qui, come altrove nella seconda cantica, le anime sono appena abbozzate e prive
di quei tratti fisionomici di vivace realismo caratteristici di molte silografie infernali.
84 85Purg. V (c. cc1v). La silografia mantiene la stessa struttura narrativa della precedente
e lo stesso fondale paesaggistico, ossia un sentiero che si inerpica a spirale lungo un
monte. Dante e Virgilio attorniati da una folla di penitenti incuriositi (privi di partico-
lari descrittivi atti a identificarli), uno dei quali (forse Jacopo del Cassero o piuttosto
Buonconte da Montefeltro) si fa più avanti (V 4-129). Nella scena in secondo piano
Dante e Virgilio, lungo il sentiero che si inerpica, a colloquio con un’altra anima (forse
la Pia, ma priva di qualsiasi connotato femminile: V 130-136).
86 87Purg. VI (c. cc4v). Silografia pressoché standard, suddivisa in due scene degradanti
dalle figure intere in primo piano all’inquadratura a pieno campo dei due Poeti che
salgono lungo il monte. In primo piano Dante e Virgilio circondati e quasi strattonati
dalle anime che invocano suffragi (VI 1-12). Si coglie qui lo sforzo di adesione testuale
dell’artista che ha voluto rappresentare sia la ressa dei peccatori che supplicano suf-
fragi espressa da Dante nella similitudine del gioco della zara, sia il particolare di un
peccatore (Federigo Novello) che «pregava con le mani sporte» (VI 16-17). In secondo
piano Dante e Virgilio percorrono il sentiero in salita discutendo prima da soli sul va-
lore delle preghiere in suffragio (VI 28-54) e poi a colloquio con Sordello (la cui figura
è ridotta a puro manichino privo di particolari realistici: VI 73-75).
88 89Purg. VII (c. cc8r). In primo piano Dante e Virgilio a colloquio con Sordello con le brac-
cia tese pronte ad abbracciare Virgilio (VII 3-24). Nella seconda consueta scena, collo-
cata nella metà superiore della silografia, lungo la salita a spirale del monte, Sordello
mostra la valletta punteggiata di fiori dei principi negligenti, rappresentati come una
massa indistinta di figurine appena abbozzate, alcune delle quali con la corona in testa
(VII 73-136).
90 91Purg. VIII (c. dd2v). Dante e Virgilio osservano il dramma liturgico che si svolge nella
valletta: le anime si uniscono in preghiera, nel cielo compaiono tre stelle simbolo delle
virtù teologali e discendono due angeli con le spade sguainate che si dispongono ai
due estremi della valletta (VIII 10-42, 85-90). Dante e Virgilio colti due volte in disparte,
evidentemente a rappresentare i due distinti colloqui prima con Nino Visconti e poi
con Corrado Malaspina (VIII 47-81; 112-139).
92 93Purg. IX (c. dd5r). Silografia diversa dal cliché finora adottato, dotata di efficace rapi-
dità narrativa. Tre scene si susseguono con andamento verticale. Lucia, la cui figura è
accortamente delineata con un’attenzione ai dettagli finora inconsueta nelle silografie
del Purgatorio (una lunga veste cinta al seno, i capelli raccolti in una raffinata acconcia-
tura rinascimentale e il capo avvolto da raggi luminosi), si accosta a Dante seduto me-
ditabondo (IX 52-63). Seguono i due Poeti inquadrati di spalle mentre dialogano; infine
Virgilio in piedi e Dante inginocchiato sul primo di tre gradini con le mani giunte di
fronte alla porta serrata del Purgatorio e all’angelo portiere munito di spada e avvolto
da raggi luminosi (vv. 76-114).
94 95Purg. X (c. dd8v). Virgilio e Dante (quest’ultimo di spalle forse in atto di genuflessio-
ne?) colti in due inquadrature di fronte ai bassorilievi raffiguranti esempi di umiltà
scolpiti sulla parete (l’artista per trasmettere l’idea del bassorilievo ricorre a una corni-
ce perimetrale che delimita gli esempi e rende la scena assai simile a un quadro). Si di-
stinguono chiaramente la Madonna col bambino (invece della corretta scena dell’An-
nunciazione: X 34-45), un carro trainato da una coppia di buoi (che allude al carro
dell’arca santa: X 55-57), infine la scena di Traiano a cavallo, accompagnato da nutrito
corteo, che incontra la vedova (X 73-93). Nella metà superiore della silografia Dante e
Virgilio discutono inerpicandosi lungo la cornice (X 100-117).
96 97Purg. XI (c. ee4r). Dante e Virgilio fra i superbi, dall’artista raffigurati senza i pesi sulle
spalle ma come modeste figurine con le mani giunte, probabilmente in riferimento
alla preghiera del Pater Noster che recitano (XI 1-30), mentre salgono lungo il pendio a
spirale. Dante a colloquio con uno di essi (nessun particolare permette di identificarlo
con Omberto Aldobrandeschi piuttosto che con Oderisi da Gubbio).
98 99Purg. XII (c. ee6v). Silografia generica e assai ripetitiva rispetto alla precedente, senza
alcun legame iconografico col canto che dovrebbe illustrare, a eccezione di un angelo
dalle braccia e dalle ali aperte (XII 79-99). Manca ogni riferimento ai pur numerosi
esempi di superbia punita che Dante vede scolpiti. L’artista opera un’evidente bana-
lizzazione iconografica, raffigurando parecchie anime (niente più che spenti figurini
senza tratti fisionomici e con le mani giunte) che salgono lungo il pendio del monte
sotto lo sguardo di Dante e Virgilio.
100 101Purg. XIII (c. ff1r). Anche in questo caso l’artista non si è dimostrato affatto fedele al
testo dantesco, del quale si perdono i dettagli descrittivi e narrativi a favore di una ge-
nerica e impropria rappresentazione purgatoriale. Le anime penitenti, anziché rappre-
sentate in piedi, con gli occhi cuciti, l’una accanto all’altra addossate alla parete della
cornice (XIII 58-72), sono immerse fino alla testa in una fossa. Una di esse (da identifi-
carsi quasi certamente con Sapìa senese: XIII 106-154), ritta in piedi lungo il pendio, si
rivolge a Dante e Virgilio.
102 103Purg. XIV (c. ff3v). Dante e Virgilio nella cornice degli invidiosi (come nella silografia
precedente rappresentati dall’artista, senza alcuna fedeltà al testo dantesco, immersi
fino al busto in una fossa colma di pietre e massi) parlano a un’anima che si è levata in
piedi (da identificarsi verisimilmente in Guido dal Duca: XIV 29-126).
104 105Purg. XV (c. ff6r). Silografia piuttosto scadente sia per qualità stilistica (il disegno pare
addirittura non finito e appena abbozzato nella definizione paesaggistica e in parecchi
particolari delle figure) sia per capacità illustrativa del canto. È probabile che sia da
attribuirsi a un’artista assai meno dotato (o a un garzone di bottega?). Gli unici partico-
lari del canto XV che trovano riscontro nella silografia sono l’angelo guardiano all’in-
gresso della terza cornice (XV 34-36) e i raggi del sole che colpiscono obliquamente il
Poeta (XV 1-24). Poco comprensibili sono quattro figure appena abbozzate contenute
in nicchie e un personaggio assai minuto (tanto da sembrare addirittura un fanciullo)
conficcato nel terreno al centro, che non sembrano certo poter alludere agli esempi di
misericordia che appaiono a Dante.
106 107Purg. XVI (c. gg1r). Silografia, come la precedente, di modestissima fattura (quasi cer-
tamente riconducibile alla stessa mano), priva di forza illustrativa. Dante e Virgilio nel
girone degli iracondi (manca però il benché minimo cenno alla spessa coltre di fumo di
cui parla Dante: XVI 1-15), di fronte a una massa indistinta di anime appena abbozzate
che giacciono, come nelle silografie precedenti, in una fossa colma di pietre. Una di
loro (Marco Lombardo) tende le mani verso Dante (XVI 46-144).
108 109Purg. XVII (c. gg4v). Silografia della stessa tipologia delle precedenti per ambientazio-
ne paesaggistica (i due Poeti discutono e salgono lungo un colle mentre osservano le
anime purganti, alcune delle quali con tonsura, conficcate fino al busto in una fossa e
avvolte dalle fiamme) e scarsa o nulla attinenza al poema dantesco. L’unico particolare
che rivela puntuale adesione al testo è lo sfondo notturno, caratterizzato dalla volta
celeste stellata (XVII 70-72). Nessun riferimento agli esempi di ira punita né, come al-
trove, all’angelo guardiano.
110 111Purg. XVIII (c. gg7v). A conferma della scarsa attenzione per la resa iconografica del
Purgatorio denotata nei canti precedenti, è qui impiegata la stessa silografia del canto
XI.
112 113Purg. XIX (c. hh2v). Ancora un caso di riuso: la silografia è la stessa impiegata al canto
XIV. La silografia corretta (che fu quindi incisa) fu per un errore impiegata al canto
successivo.
114 115Purg. XX (c. hh5v). Qui fu impiegata per errore la silografia destinata a illustrare il
canto precedente (XIX), come rivelano alcuni particolari inequivocabili: Dante addor-
mentato a fianco di Virgilio, con chiara allusione al sogno di Dante all’alba (XIX 1-7);
due figure femminili accostate, pur prive di chiari elementi descrittivi, che alludono
probabilmente al sogno di Dante della “femmina balba” e di brutto aspetto che si tra-
sforma in una giovane (XIX 7-27); l’angelo dalle ali aperte che indica il cammino verso
la quinta cornice (XIX 43-48). Nella metà superiore i due Poeti di fronte agli avari (an-
cora genericamente raffigurati in una fossa fino al busto e non proni a terra come nel
testo dantesco: XIX 70-75); uno di loro, un pontefice (Adriano V: XIX 97-145), si alza per
parlare a Dante. Non trova alcun riscontro nel testo dantesco anche la coppia di anime
che cammina lungo il sentiero alla sommità del colle.
116 117Purg. XXI (c. hh8r). Silografia attinente al canto: raffigura Dante e Virgilio mentre sal-
gono lungo il pendio che porta in cima al colle sorpresi alle spalle da Stazio che dia-
loga con Virgilio (XXI 10 ss.). Non trova riscontro, a esempio, il particolare di Stazio
inginocchiato di fronte a Virgilio (XXI 130-132). I peccatori sono sempre raffigurati
immersi in una buca.
118 119Purg. XXII (c. ii2v). Dante e Virgilio proseguono il colloquio con l’anima di Stazio (XXII
10-114) fino a raggiungere in cima al colle un albero al rovescio (privo però di frutti
rispetto al testo dantesco: XXII 130-138). L’artista dimostra invece maggiore adesione
al testo raffigurando Dante che segue a distanza Stazio e Virgilio mentre parlano fra
loro (XXII 127-129).
120 121Purg. XXIII (c. ii5r). Dante, nel girone dei golosi (appena abbozzati senza alcun par-
ticolare realistico che traduca visivamente il testo dantesco), si china per osservare le
foglie e i frutti dell’albero (XXIII 1-3) in compagnia di Virgilio, Stazio e alcune anime.
Dante, Virgilio e Stazio parlano con alcune di esse, con probabile allusione all’episodio
di Forese Donati (XXIII 42-133).
122 123Purg. XXIV (c. ii7r). Silografia di fattura più accurata, anche nella definizione dei per-
sonaggi (non più ridotti a figurine prive di lineamenti), che denota una maggiore ade-
sione al testo dantesco. Dante e Virgilio, assieme a Stazio, proseguono nel girone dei
golosi, dove incontrano una serie di anime fra cui un pontefice (con chiaro riferimento
a Martino IV: XXIV 22-24). Proseguono ancora lungo il pendio fino a un secondo albero
carico di frutti verso cui tendono le mani alcuni peccatori (XXIV 100-114). In cima al
colle li attende l’angelo guardiano (XXIV 133-154).
124 125Purg. XXV (c. kk1v). Silografia di qualità assai modesta, probabilmente non completa-
ta (non è delineato ad esempio il viso di Stazio), ma comunque da attribuirsi ad artista
diverso da chi ha inciso la silografia precedente. I tre Poeti procedono in tre rapidi tra-
passi nel girone dei lussuriosi, dove le anime (appena abbozzate) sono chiuse in ampie
fosse lambite da fiamme (XXV 112-117).
126 127Purg. XXVI (c. kk4v). Stessa silografia che figura a c. bb3v per illustrare Purg. III. Divi-
sa in due scene, pur genericamente è qui impiegata per alludere, nella metà inferiore,
all’incontro con Guinizzelli (XXVI 52-93) e in quella superiore all’incontro con Arnaut
Daniel (XXVI 133-148).
128 129Purg. XXVII (c. kk7r). Silografia di fattura superiore a quelle finora incontrate nel Pur-
gatorio, riconducibile alla stessa mano che ha inciso il legno per il canto XXIV. L’artista
ha qui isolato tre passi del canto. Dal basso in alto: Dante, Virgilio e Stazio assistono
allo spettacolo dei lussuriosi avvolti dalle fiamme mentre l’angelo custode del settimo
cerchio canta il versetto Beati mundo corde (Purg. XXVII 6-18); i tre Poeti interrompono
la salita per il sopraggiungere della notte e si addormentano seduti (XXVII 70-108: 73
«ciascun di noi d’un grado fece letto»); sotto le prime luci dell’alba i tre Poeti riprendo-
no il cammino e Virgilio si congeda da Dante (XXVII 109-142).
130 131Purg. XXVIII (c. ll2r). Dante, Virgilio e Stazio (qui con lunga veste, come Dante e Virgi-
lio, e non più nudo come nelle silografie precedenti, segno forse di una mano distinta)
nel Paradiso Terrestre prima al di qua e poi al di là del fiume Lete, a colloquio con
Matelda.
132 133Purg. XXIX (c. ll5r). Silografia che rappresenta solo alcuni dettagli della processione
liturgica cui assiste Dante nel Paradiso Terrestre in compagnia di Stazio e Matelda: un
grifone traina verso un gruppo di anziani un carro trionfale accanto al quale sfilano
tre donne da un lato e quattro dall’altro (XXIX 106-150). Il particolare dell’albero su cui
piomba un’aquila è però un’impropria anticipazione di un episodio del canto XXXII.
134 135Purg. XXX (c. ll8v). La silografia è scandita da una serie di rapidissimi trapassi, con
tecnica simile al montaggio di fotogrammi. È probabile che si tratti in realtà della silo-
grafia realizzata per illustrare il canto successivo, come lasciano intendere alcuni par-
ticolari: Dante, per l’ultima volta in compagnia di Virgilio, incontra Beatrice avvolta
da un fascio di luce; è immerso da Matelda nel fiume Lete e infine condotto sull’altra
sponda in compagnia di alcune fanciulle. Il Poeta alza infine lo sguardo verso Beatrice
e il grifone. Questi ultimi dettagli rimandano piuttosto al canto successivo (XXXI 91-
102).
136 137Purg. XXXI (c. mm3v). Stessa silografia impiegata al canto precedente. Come detto, è
però probabile che si tratti del legno pensato appositamente per illustrare questo canto
e poi impiegato, a questo punto a sproposito, anche per il canto XXX.
138 139Purg. XXXII (c. mm6v). Ancora un caso di riuso dello stesso legno in questi ultimi
canti del Purgatorio. La silografia, che raffigura alcuni dettagli della processione del
carro trainato dal grifone, è la stessa già impiegata al canto XXIX. Rispetto all’impiego
fattone al canto XXIX, trova qui corretto riscontro testuale l’episodio dell’albero su cui
piomba un’aquila (XXXII 109-117). Mancano invece molti altri dettagli della complessa
processione simbolica.
140 141Purg. XXXIII (c. nn1v). Terza occorrenza della silografia già impiegata ai canti XXX e
XXXI, probabilmente per la ripetitività di alcuni episodi: la presenza di Beatrice e l’im-
mersione di Dante nel fiume Eunoè da parte di Matelda (XXXIII 127-145).
142 143Parte terza: Paradiso 144 145
Par. I (c. nn4v). Silografia priva di alcun legame col I canto del Paradiso che intende
illustrare. È assai probabile che si tratti in realtà del legno progettato per il canto XXXIII
del Purgatorio e qui non impiegato. L’artista rappresenta infatti Dante e Matelda nel
Paradiso Terrestre che ascoltano il salmo intonato dalle sette donne sotto lo sguardo
attento di Beatrice (XXXIII 1-6). Quindi, con rapidi trapassi, Dante da solo a fianco di
Beatrice (XXXIII 22-24) e infine Dante condotto dalle sette donne fino al fiume Eunoè
(XXXIII 106-114). È evidente che negli ultimi canti del Purgatorio si commise qualche
errore o in fase di progettazione del corpus iconografico o durante la composizione
tipografica. La difficoltà nel rappresentare la materia degli ultimi canti del Purgatorio
e del I canto del Paradiso giustifica infine la necessità di ricorrere spesso a soluzioni
d’emergenza come il riuso di altri legni poco attinenti.
146 147Minima Bibliographica 1. A scuola senza libri? Emergenza educativa, libri di testo e Internet. Atti del Convegno, venerdì 8 maggio 2009, a cura del Master in Editoria dell’Università Cattolica, Milano, giugno 2009. ISBN 978-88-8132-5733. 2. Jean-François Gilmont, Una rivoluzione della lettura nel XVIII secolo?, traduzione di Paolo Barni, febbraio 2010. ISBN 789-88-8132-5885. 3. Laurence Fontaine, Colporteurs di libri nell’Europa del XVIII secolo, traduzione di Brunella Baita – Susanna Cattaneo, maggio 2010. ISBN 978-88-8132-5986. 4. Scaffale bibliografico digitale. Opere di bibliografia storica on-line (secoli XV-XIX): una lista di link, a cura di Rudj Gorian, maggio 2010. ISBN 978-88-8132-5993. 5. Philip Smith – Edward H. Hutchins – Robert B. Townsend, Librarietà. Provocazioni sul futuro del libro, traduzione di Sarah Abd el Karim Hassan – Massimiliano Mandorlo, settembre 2010. ISBN 978-88-8132-6037. 6. Alberto Bettinazzi, Biblioteche, archivi e musei di ente locale: un dialogo impossibile? Spunti per un’impostazione del problema, ottobre 2010. ISBN 978-88-8132-6112. 7. Luca Rivali – Valeria Valla, Le librerie bresciane del terzo millennio. Un’indagine conoscitiva, novembre 2010. ISBN 978-88-8132-6150. 8. Edoardo Barbieri, Panorama delle traduzioni bibliche in volgare prima del Concilio di Trento, aprile 2011. ISBN 978-88-8132-6310. 9. Elisa Molinari, Il Montecristo in farmacia. Una striscia da Dumas e la Magnesia San Pellegrino, giugno 2011. ISBN 978-88-8132-6334. 10. Rosa Salzberg, La lira, la penna e la stampa: cantastorie ed editoria popolare nella Venezia del Cinquecento, settembre 2011. ISBN 978-88-8132-6365. 11. Attilio Mauro Caproni, Il pantheon dei pensieri scritti. (Alcuni primari parametri per definire i fondamenti teorici della Bibliografia), novembre 2011. ISBN 978-88-8132-6464. 12. Giancarlo Petrella, Dante Alighieri, Commedia, Brescia, Bonino Bonini, 1487. Repertorio iconografico delle silografie, gennaio 2012. ISBN 978-88-8132-6488.
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