Canada - Ministero dello Sviluppo Economico

Istituto nazionale per il Commercio Estero




                                              CANADA


1.   QUADRO MACROECONOMICO


Considerazioni introduttive. Nonostante la sua enorme superficie (circa 30 volte l’Italia), che si
estende fino alle regioni polari, il Canada ha soltanto 32 milioni di abitanti, concentrati lungo la
frontiera con gli Stati Uniti in una fascia larga circa 200 km. Il Paese è suddiviso in Province,
raggruppabili a loro volta in aree regionali distinte - Province Atlantiche, Provincie Centrali
(Québec e Ontario), regione delle Praterie e Province Occidentali - con proprie caratteristiche
culturali etniche e linguistiche, e con economie differenziate. In Ontario e Québec prevale infatti
l’industria, mentre nella regione delle praterie la principale risorsa è l’agricoltura. Nelle provincie
occidentali hanno grande importanza il settore estrattivo, con grandi giacimenti di idrocarburi e
minerali, e le risorse forestali. Nelle province atlantiche hanno particolare importanza la pesca ed il
turismo.
L’economia canadese è fortemente integrata con quella degli USA: il Trattato di Libero Scambio
Nordamericano (NAFTA) con Stati Uniti e Messico offre interessanti possibilità di operare con
aziende canadesi che hanno già una distribuzione sul mercato USA, così come gli investimenti
esteri in Canada sono da considerare come una potenziale testa di ponte per l’intera area NAFTA. Il
Canada ha interesse a diminuire la dipendenza dalla “polarizzazione” del proprio commercio
internazionale con gli USA, ed è alla ricerca di vie per diversificare i propri partner commerciali. La
struttura produttiva è ricca di PMI, e vicina pertanto al modello produttivo italiano. Nel Paese sono
presenti consistenti comunità di origine italiana, con un buon grado di integrazione nelle attività
commerciali, finanziarie e produttive.




a)   Andamento congiunturale e rischio Paese
Nel 2002 il Canada ha registrato un Prodotto Interno Lordo di 751 miliardi di dollari USA, pari a
circa il 60% del PIL italiano (fonte: OCSE). Il Fondo Monetario Internazionale nella sua ultima
consultazione con il Canada del 19.11.2003 ha indic ato che l’economia canadese ha dimostrato di
avere “eccezionali” capacità di recupero nei confronti della fase di rallentamento globale delle
attività economiche (global downturn), e di essere ben posizionata per fare fronte alle sfide della
congiuntura attuale.
__________________________________
Nota bene: ove non diversamente indicato, i dati presenti nel testo provengono dall'Ente Nazionale Canadese
di Statistica "Statistics Canada". Tali dati, in ragione di diverse modalità di rilevazione statistica, possono
divergere dai dati forniti dall’ISTAT o da altri centri di studio per le stesse categorie.




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La crescita economica del Canada negli ultimi anni ha superato quella della maggioranza degli altri
Paesi industriali, e nel 2002 è stata del 3,3%, la più alta tra i Paesi del G 7 (fonte: OCSE). Nel 2003,
la crescita ha risentito pesantemente di una serie di “shock” esterni registrati nel corso dell’anno,
quali la crisi dovuta alla patologia SARS, e, nelle stime delle principali Banche del Paese, dovrebbe
risultare pari all’1,6%. La maggior parte degli indicatori segnala una ripresa nel 2004, con una
crescita che la Banca del Canada calcola nell’ordine del 2,75%.
Politica monetaria. In assenza di tensioni inflazionistiche (il dato “core” a novembre è stato
dell’1,8% annuo), la Banca Centrale ha ritenuto opportuno - nella sessione di politica monetaria del
20 gennaio - bilanciare l’impatto restrittivo dell’apprezzamento del dollaro canadese, portando i
tassi ufficiali dal 2,75% al 2,5%. Le aspettative riflesse nei tassi di mercato a breve e alcune
dichiarazioni dei vertici della Banca del Canada non escludono ulteriori interventi di
accomodamento monetario, sempre in relazione alla dinamica del cambio.
Politica fiscale. La “performance” canadese degli ultimi anni, segnala il FMI, deve molto all’abile
messa in opera del contesto fiscale e monetario deciso dalle Autorità, nonché alle riforme strutturali
introdotte negli anni ’90, che hanno posto solide basi per la crescita economica e migliorato la
capacità del Canada di rispondere in maniera flessibile al cambiamento delle circostanze.
Le caratteristiche fondamentali del modello macroeconomico che è stato alla base della crescita del
Paese a partire dagli anni ‘90, e che sinora non è stato messo in discussione, sono state così
riassunte dal Governatore della Banca centrale Dodge: 1) riduzione del debito pubblico rispetto al
PIL; 2) mantenimento del tasso di inflazione intorno al 2%; 3) riforme strutturali per migliorare il
funzionamento dei mercati; 4) apertura al commercio con l’estero.
Il nuovo Governo canadese guidato da Paul Martin mantiene l’obiettivo della riduzione del rapporto
debito-PIL. Il FMI indica che il consolidamento fiscale operato nell’ultimo decennio pone il Canada
in una posizione migliore rispetto a quella di molti Paesi industriali, specie quando bisognerà
affrontare le spese aggiuntive che deriveranno dall’invecchiamento della popolazione. La Sanità
rimane un settore di primaria importanza in cui Provincie e Governo Federale dovranno lavorare
ulteriormente per sviluppare meccanismi che limitino la crescita della spesa. Merita segnalare che i
titoli del debito pubblico canadese hanno ricevuto la “tripla A” dalle principali agenzie di rating
internazionali.


Dati e previsioni congiunturali. Il quarto trimestre del 2003 dovrebbe indirizzare anche
l’economia canadese verso la ripresa prevista dagli osservatori per il 2004, in parallelo con il
consolidamento dell’espansione economica negli USA ma a ritmi ridotti rispetto a quest’ultima. Il
relativo rallentamento del terzo trimestre (nel quale l’economia è cresciuta dell’1,1% annualizzato)
dovrebbe rivelarsi episodico, tanto più che esso ha coinciso con un insolito decumulo di scorte
(equivalente a più di un punto percentuale di PIL su base annua).
La domanda interna appare solida (+6% annualizzato in Q3-03), grazie anche al positivo andamento
del mercato del lavoro, con la disoccupazione calata al 7,5% di novembre da un massimo ciclico
dell’8% toccato a settembre.




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Le vendite al dettaglio hanno segnato in ottobre un aumento reale del 2,4%. Le costruzioni di nuove
abitazioni, nonostante un rallentamento a novembre rispetto all’inizio dell’autunno, sembrano
avviate a 220.000 unità per il 2003, valore massimo su quindici anni. Gli investimenti aziendali
beneficeranno della ripresa dei profitti, che per il 2003 dovrebbero segnare a consuntivo un +10% (a
fronte del -2,5% nel 2002).
Il saldo con l’estero risente negativamente del deprezzamento del dollaro statunitense nei confronti
del dollaro canadese, passato in un anno da 0.64 a 0.77 dollari USA, che lo stesso FMI segnala
come il principale elemento in grado di rallentare la ripresa dell’economia. La Banca del Canada,
nel suo ultimo rapporto sulla politica monetaria, ha anzi indicato che per la crescita economica
bisognerà contare maggiormente sulla domanda interna e sugli investimenti piuttosto che sulle
esportazioni. Si segnala tuttavia che la congiuntura internazionale favorevole riflessa nella fase
ascendente dei prezzi delle materie prime (i quali contano per circa il 25% dell’economia del
Canada, che ne è un esportatore netto) ha finora costituito un fattore di compensazione degli effetti
del cambio. In occasione della presentazione dell’ultimo rapporto sulla politica monetaria il
Governatore della Banca Centrale ha inoltre esortato il Governo Federale e i Governi delle
Provincie a non adottare misure di stimolo della crescita economica che comportino deviazioni
dall’obiettivo di equilibrio del bilancio e di riduzione del debito pubblico.




b)   Grado di ape rtura del Paese al commercio internazionale ed agli investimenti esteri
Anche il commercio estero canadese ha risentito, nel 2003, delle conseguenze degli eventi negativi
sopracitati. Oltre a fronteggiare alcune calamità imprevedibili, quali la SARS, la BSE (mucca
pazza) ed i gravi incendi che hanno devastato le foreste della British Columbia, il Canada orientale
ha subito anche un black-out energetico in agosto. Per di più, la forte svalutazione del dollaro
americano rispetto al dollaro canadese ha determinato una riduzione delle esportazioni verso gli
Stati Uniti, che sono di gran lunga il principale partner commerciale.
L’economia canadese, peraltro, ha dimostrato una grande capacità di reazione, grazie ai suoi
robusti fondamentali ed alla presenza di un mercato con solide infrastrutture, che permettono di
ipotizzare una crescita economica più sostenuta negli anni a venire. Il commercio estero - con
esportazioni pari ad oltre il 35% del PIL ed importazioni al 31% circa - costituisce una componente
molto importante dell’economia canadese. Il volume degli scambi commerciali canadesi con il resto
del mondo, peraltro, ha registrato nel 2003 una flessione (-3,38%), confermando il trend negativo
dell’anno precedente.
Il principale partner commerciale del Canada, per evidenti motivi geografici ed economici, sono
gli Stati Uniti. I legami tra le due economie si sono ulteriormente rafforzati nell’ultimo decennio per
effetto del Trattato di Libero Scambio Nordamericano (NAFTA), sottoscritto da Canada, Stati Uniti
e Messico. A causa di fattori come il rapporto fra la moneta canadese e americana, che rende
relativamente meno costosa la manodopera, l’ampia disponibilità di maestranze qualificate, la
lingua comune e le comuni radici culturali, gli investimenti statunitensi in Canada, specialmente nel
settore dell’industria automobilistica, sono notevolmente cresciuti con l’avvento del NAFTA,
accentuando ulteriormente i parallelismi congiunturali fra le due economie.




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Dal punto di vista dei rapporti commerciali, l’interscambio Canada-USA rappresenta circa il 76%
dei flussi di import-export del Canada. La perdita di valore del dollaro americano rispetto al dollaro
canadese, se da una parte implica la riduzione delle esportazioni canadesi verso gli Usa, dall’altra
incoraggia l’importazione a prezzi favorevoli di macchinari e tecnologie più avanzate e si traduce
quindi in un incremento nella produttività di alcuni settori (fra cui quelli estrattivo, minerario e della
meccanica).
Il Canada si sta orientando verso una crescente diversificazione dei propri partner commerciali. Il
mercato statunitense, che è sempre stato il principale importatore di prodotti canadesi, presenta
infatti prospettive incerte, nella misura in cui paesi a basso costo di manodopera, quali Cina e
Messico, stanno gradualmente aumentando le proprie esportazioni. Fino a qualche anno fa, non vi
era stata un vera concorrenza fra prodotti canadesi e prodotti cinesi nel mercato statunitense, in
quanto le importazioni USA dalla Cina consistevano prevalentemente di articoli a basso valore
aggiunto come elettronica di consumo, abbigliamento, giocattoli, ecc. Questo scenario, però, sta
rapidamente mutando ed il Canada potrebbe risentire negativamente dei crescenti investimenti
statunitensi nell’industria cinese della componentistica per autoveicoli. Il settore canadese dell’auto
infatti, protetto precedentemente dal Canada-US Autopact, si sta ridimensionando in assenza di
nuovi investimenti verso il Canada.
Il secondo partner commerciale del Canada è la Cina. Nel 2003 l’interscambio commerciale tra i
due Paesi ha raggiunto i 23 miliardi di dollari canadesi, con un incremento del 14% rispetto all’anno
precedente. I prodotti cinesi sono considerevolmente migliorati negli ultimi anni dal punto di vista
qualitativo e, mentre l’offerta si estende a nuovi settori, essi competono ormai direttamente con le
importazioni dagli Stati Uniti e dall’Europa, e in particolare, per alcune categorie merceologiche
(tessile, abbigliamento, oreficeria, marmi e graniti, arredi per la casa), con quelle dall’Italia.
Negli ultimi anni le quote di importazione nel mercato canadese dei Paesi europei e del Giappone
hanno avuto un andamento altalenante, tendenzialmente in diminuzione. Per alcuni paesi quali
Francia e Regno Unito si registra una flessione delle esportazioni verso il Canada, mentre per paesi
quali Italia, Germania e Norvegia vale il contrario. Il 2003 segna un anno di inversione di rotta per
le importazioni canadesi dal Messico: tale paese sembra infatti aver “esaurito” nel 2003 il beneficio
connesso con la sua appartenenza al NAFTA, perdendo competitività verso il Canada a favore dei
paesi asiatici.
La bilancia degli scambi commerciali canadesi con il resto del mondo si è chiusa nel 2003 (in
base ad una proiezione dei dati di novembre) con un saldo attivo di oltre 46 miliardi di dollari, il
4,4% in meno rispetto al surplus dell’anno precedente, a causa del contemporaneo calo delle
esportazioni (-3,4%) e delle importazioni (-3,3%). Pertanto, il saldo della bilancia commerciale è
rimasto positivo e sostanzialmente immutato.
Importazioni. Le importazioni dagli Stati Uniti hanno segnata una marcata diminuzione passando
da 218 a 205 miliardi di dollari canadesi (-6%). Il settore di maggior peso nelle importazioni
canadesi dagli Stati Uniti continua ad essere quello dell’auto.
Confermando il trend già evidenziato l’anno precedente, le importazioni dalla Cina sono cresciute
del 17% circa, permettendo al paese asiatico di raggiungere la quota di mercato del 5,5% e
rafforzandone la posizione di secondo fornitore del mercato canadese, davanti al Giappone (che
perde il 10% rispetto al precedente anno).




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In conseguenza della caduta del dollaro americano, il Canada ha quindi ridotto per alcuni settori le
importazioni dagli USA rimpiazzandole con prodotti cinesi; il settore americano che più perde
competitività a favore di quello cinese è quello delle macchine elettriche/elettroniche.
Le forniture di alcuni dei maggiori partner commerciali europei hanno fatto registrare nel 2003
riduzioni, talvolta consistenti, rispetto al 2002, come nei casi del Regno Unito (-6%) e della Francia
(-17%), quest’ultima superata dalla Corea del Sud nella graduatoria dei paesi fornitori. Nell’ambito
dell’area Euro, in controtendenza rispetto al calo francese, si segnala no gli incrementi delle
importazioni dalla Germania (+4,2%) e dall’Italia (+4,5%). Grazie a questa dinamica, in atto fin dal
2000, il nostro paese ha potuto raggiungere una quota di mercato del 1,38%.
L’analisi per settori delle importazioni canadesi evidenzia che sia il comparto dei beni industriali
sia quello dei beni di consumo durevoli segnano nel 2003 una flessione rispettivamente del 3,4% e
del 3,2%. Il motore delle importazioni canadesi continua ad essere rappresentato dai beni
industriali, che costituiscono il 70% delle importazioni totali. Il comparto agroalimentare rimane
invece stazionario nel 2003, sia in termini di variazione percentuale (-0,7%) che di quota (6,4%).
Va notato che le uniche importazioni di rilevanza che hanno messo a segno un incremento nel 2003
sono state quelle relative ai prodotti minerali e chimici (nell’ambito del comparto beni industriali)
con una crescita del 9,4%.
Esportazioni. Oltre l’86% delle esportazioni del Canada è destinato agli Stati Uniti, anche per via
delle numerose multinazionali americane che producono in Canada per entrambi i mercati. Questo
fattore, insieme con la vicinanza geografica, fa degli USA il partner commerciale privilegiato del
Canada e del Canada il primo partner commerciale degli USA.
La flessione del dollaro americano rispetto al dollaro canadese, l’innalzamento dei dazi doganali
USA sulle importazioni di legno dolce utilizzato prevalentemente nell’edilizia e il blocco delle
esportazioni di carne bovina (a causa della BSE) hanno determinato, fra li 2001 e il 2003 una
riduzione di circa il 6% del totale delle forniture canadesi agli Stati Uniti, che sono diminuite, in
valore assoluto, di oltre 21 miliardi di dollari. Il settore dell’auto e del legno dolce segnano un
rallentamento in termini di esportazioni verso il mercato statunitense, mentre crescono le
esportazioni di prodotti energetici. Anche l’export canadese verso il resto del mondo è caratterizzato
da una progressiva contrazione, con un totale di circa 383 miliardi di dollari nel 2003 contro i 396
miliardi dell’anno precedente (-3,4%).
Importazioni canadesi dal mondo per Provincia. Il 78% circa delle importazioni totali canadesi è
destinato alle Province dell’Ontario e del Québec. Nel 2003 le importazioni stimate dell’Ontario
sono diminuite del 5,9% rispetto all’anno precedente, riducendo al 62,7% la quota di mercato della
Provincia. In lieve aumento invece le importazioni del Québec, la cui quota di mercato è salita al
15,5% dal 14,7% del 2002.
Il rimanente 22% delle importazioni canadesi è andato alle altre province, tra cui British
Columbia, con una quota di mercato del 9% e Alberta, la cui quota di mercato è pari al 3,9%.
Seguono con quote minori Manitoba (3,1%), New Brunswick (1,8%), Nova Scotia (1,8%) e
Saskatchewan (1,2%).




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c)   Andamento dell’interscambio commerciale con l’Italia e degli investimenti diretti
     esteri bilaterali
A differenza di altri paesi europei, nel 2003 l’Italia ha registrato un incremento delle esportazioni
verso il Canada del 4,5% confermando il buon momento del “Made in Italy” già espresso nel 2002
(+10,3%). La quota italiana nelle importazioni canadesi è salita dall’1,27% del 2002 all’1,38% del
2003. Tale risultato appare ancor più positivo se si considera la rivalutazione dell’Euro sul dollaro
canadese, che ha reso più cari i prodotti italiani. L’Italia, inoltre, riesce a mantenere ed incrementare
il proprio export in un contesto molto competitivo in cui la Cina continua ad erodere quote in alcune
categorie di beni di consumo e in cui le importazioni totali canadesi sono in diminuzione.
Da evidenziare che in Europa solo Germania e Norvegia, oltre all’Italia, riescono ad aumentare nel
2003 la propria quota rispetto al precedente anno. Per Paesi quali Gran Bretagna e Francia, invece,
le esportazioni verso il Canada si riducono sia in termini assoluti che in termini di quota. In questi
ultimi anni, la composizione relativa dell’export italiano verso il Canada ha subito una notevole
trasformazione. In passato infatti la componente di beni di consumo durevoli e non durevoli
rappresentava la parte maggiore dell’export verso il Canada. A partire dal 2001 i prodotti industriali
costituiscono più della metà delle esportazioni italiane.
Nel 2003 i prodotti industriali hanno rappresentato il 54,2% delle nostre esportazioni, con una
crescita del 7,7% rispetto al precedente anno, superiore alla media delle esportazioni totali italiane,
che è stata del 4,7%. Va rilevato che la dinamica delle esportazioni italiane di beni industriali verso
il Canada è in controtendenza rispetto a quella generale delle importazioni canadesi di tali prodotti,
in flessione fra il 2002 e il 2003 (-3,4%). Le importazioni totali canadesi di macchinari, in
particolare, sono calate del 6,4%, rispecchiando il rallentamento degli investimenti delle aziende in
una fase di incertezza congiunturale. Nello stesso periodo, invece, le esportazioni italiane di
macchinari in Canada sono cresciute del 1,2%. Sul versante dell’export canadese verso l’Italia si è
invece registrata nel 2003 un’inversione di tendenza: mentre dal 2000 al 2002 vi è stata una forte
flessione delle importazioni dal Canada, nel 2003 il dato segna un aumento del 13,7% portando la
quota sul totale a 0,44%. Nonostante tale aumento, l'incremento del 4,5% delle importazioni
dall'Italia ha contribuito a mantenere sostanzialmente inalterato rispetto al 2002 il saldo negativo
per il Canada della bilancia commerciale.
Importazioni dall’Italia. Il comparto dei beni di consumo ha fatto registrare nel 2003 una
diminuzione dello 0,4% rispetto all’anno precedente. I settori che hanno fatto registrare andamenti
negativi sono stati calzature (-13%), cuoio e pelli (-17,3%) e gioielleria (-9,7%). I settori in crescita
sono invece abbigliamento (+4,8%), mobili (+4,6%), e piastrelle di ceramica (+8,2%) il cui peso
percentuale sul totale degli acquisti canadesi di piastrelle ha raggiunto il 48,8%. Nel comparto
agroalimentare, che ha registrato un incremento complessivo del 6,5%, in costante crescita sono il
settore dell’olio d’oliva (+3,1%) e dei vini (+17,9%). Mentre per i vini la quota sulle importazioni
canadesi resta immutata (19%), tuttavia, per l’olio d’oliva si ha un calo dal 73,5% del 2002 al
68,7% del 2003. Il comparto dei beni industriali è quello che ha maggiormente contribuito
all’incremento delle esportazioni verso il Canada, evidenziando nel 2003 un aumento del 7,7%. In
tale ambito i settori che hanno maggiormente contribuito al rialzo sono stati quelli dei prodotti
farmaceutici (+114,8%) e dei macchinari per la lavorazione del metallo e del legno (rispettivamente
+11,9% e + 31,2%).




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Le importazioni di elicotteri dall’Italia segnano un forte decremento (-31,8%) per effetto della
riduzione di consegne rispetto all’anno precedente di alcune forniture di elicotteri da parte
dell’Agusta all’aviazione militare canadese. Nell’ambito dei beni industriali, da segnalare il settore
valvolame e rubinetteria, che ha fatto registrare un incremento del 7,6%. In calo, invece, le
macchine alimentari (-46,8%), macchine per la lavorazione della plastica e quelle per confezionare
gli imballaggi (-1,1%).
Si segnala anche la forte crescita (61,4%) dell’export di prodotti minerali e chimici, che passano in
termini di quota dal 7,5% del 2002 all’11,6% del 2003, e che compensano il calo dei veicoli (-
10,7%). In contrasto con la generale contrazione dell’export del Canada, le esportazioni verso
l’Italia di prodotti canadesi sono aumentate del 13,7% rispetto al 2002. I settori che sono cresciuti
maggiormente nel 2003 sono stati quello dei cereali (+238,3%), che ha recuperato rispetto al forte
calo del 2002 causato della forte siccità che ha colpito le province occidentali del paese, dei
minerali ferrosi (+45%) e dell’alluminio grezzo (+130,6%).Cala invece il settore delle paste
chimiche di legno (-3.2%).
Importazioni canadesi dall’Italia per Provincia. L’82% delle importazioni canadesi dall’Italia è
assorbito da Ontario e Québec. L’Ontario, in particolare, ha mantenuto inalterati i suoi acquisti di
prodotti italiani nel 2003, ma ha ridotto al 51,2% la sua quota delle importazioni nazionali. In
aumento, invece, la quota di mercato del Québec che nel 2003 è stata del 31,4%, con un aumento
delle importazioni in termini percentuali del 9% circa.
Il terzo ed il quarto posto della graduatoria nazionale canadese sono occupati, rispettivamente, da
British Columbia e Alberta. La British Columbia ha segnato un forte incremento (+14%)
dell’import dall’Italia, rioccupando la terza posizione e precedendo quindi l’Alberta che ha invece
ridotto l’import dall’Italia (-4,7%). Le quote di entrambe le provincie si assestano intorno al 6%
circa. In forte aumento, come già accaduto nel 2002, le importazioni di Manitoba (+36,5%) e New
Brunswick (+155,6%). La Nova Scotia, nel 2003, inverte la tendenza del 2002 e segna un forte
incremento (+101,5%).
Investimenti.
Gli investimenti diretti tra Italia e Canada rimangono tuttora ad un livello basso, che non rispecchia
l'intensità delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi. L'Italia è il 21° Paese di
destinazione degli investimenti esteri diretti canadesi, ed il 17° Paese investitore in Canada, con una
quota del 0,3%. Il primo Paese investitore sono gli Stati Uniti, con il 64%, mentre il secondo è la
Francia (9%) ed il Regno Unito è il terzo (7,5%). E' importante indicare che tali dati non sono
esaustivi, dato che numerose imprese spesso effettuano i loro investimenti non direttamente, ma
tramite controllate estere o attraverso piazze finanziarie terze.
Secondo i dati pubblicati da Statistics Canada la bilancia degli investimenti in Canada si è chiusa
nel 2002 con un saldo negativo di 82,5 miliardi di dollari CDN in aumento del 47% sull’anno
precedente. Il flusso totale degli IDE è stato di $ 781 miliardi, in aumento dell’8% sul 2001. Gli
IDE in entrata sono aumentati del 5% mentre quelli in uscita del 11%. Verso l’Europa, che attira il
28% degli investimenti in uscita, i Canadesi hanno investito oltre 120 miliardi, in aumento del 22%
rispetto al 2001.




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Gli USA, che assorbono più del 85% delle esportazioni canadesi, sono anche il principale Paese di
destinazione degli investimenti diretti canadesi con una quota del 47%, in diminuzione di 2 punti
percentuali rispetto al 2001 (nonostante un aumento del 7%) e per il secondo anno consecutivo sotto
la barra del 50% (nel 1990 si situava oltre il 60%). Regno Unito e Barbados sono i principali Paesi
di destinazione, dopo gli USA, con rispettivamente il 10,5% ed il 5,5% di quota. Nel 2002 l’Irlanda,
quarto Paese di destinazione, ha accolto investimenti canadesi per oltre $ 16,5 miliardi in aumento
del 88% sul 2001, mentre l’Ungheria, che fino al 1999 accoglieva tra i $ 100 e i $ 500 milioni
all’anno, è balzata a $ 11 miliardi nel 2002 in costante aumento negli ultimi 3 anni.
Gli investimenti in Italia sono scesi del 48%, passando da $ 5 miliardi nel 2001 a $ 2,6 nel 2002.
Bisogna tuttavia sottolineare che fino al 1999 non avevano mai raggiunto il miliardo di dollari. Il
Québec e l'Ontario sono le Province che maggiormente attraggono gli investimenti esteri,
soprattutto nei settori dell'alta tecnologia - ICT, biotecnologie\farmaceutica, elettronica, aeronautica
- e servizi finanziari.
Circa 275 aziende canadesi sono filiali controllate o partecipate da imprese italiane. Le principali
aziende italiane presenti in Canada con impianti di produzione sono l'Italcementi, la New Holland e
la Meridien Technologies (entrambe gruppo FIAT), la Mapei, la Parmalat, la Peg Perego, la Pirelli,
la Riello, la Tonoli, e la Vibac SpA,. La Luxottica-Lenscrafter e la Henry Birks hanno estese reti
distributive, mentre IntesaBCI è l'unico gruppo bancario italiano presente in Canada, tramite una
filiazione bancaria con filiali nella zona di Toronto (8), a Montréal (3) e a Vancouver (1). Le
principali imprese canadesi con operazioni in Italia sono Alcan, Bombardier, Celestica, Nortel e
Patheon.




2.   INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI INTERVENTO


a)   Valutazione della penetrazione commerciale sui prodotti italiani sul mercato locale
L’Italia sconta, in un mercato particolarmente competitivo come quello canadese, sia le
caratteristiche della sua struttura produttiva, nella quale prevalgono le piccole e medie aziende, sia
la vicinanza magnetica del Canada al colosso statunitense, che inevitabilmente polarizza attenzione
ed investimenti della maggior parte delle aziende italiane che decidono di attraversare l’Atlantic o
Settentrionale. Le ragioni strutturali che impediscono ancora al “Made in Italy” di occupare spazi
coerenti al peso che l’Italia ha nell’economia mondiale non sono modificabili a breve termine. Ciò
detto, sono positivi i progressi compiuti negli ultimi anni da parte degli esportatori italiani.
L’attività di sostegno del “Sistema Italia” nel suo complesso e di supporto promozionale specifico
per comparto del prodotto italiano, va perseguita attraverso le azioni tradizionali di maggiore
efficacia, cercando, nel contempo, di identificare nuovi modelli di collaborazione fra i due Paesi,
tenendo conto sia delle prospettive più ampie offerte dall’intero mercato nordamericano, sia delle
affinità accertate fra i due sistemi produttivi, elementi che possono favorire una migliore presenza
del business italiano in Canada.




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L’obiettivo dell’azione promozionale dev'essere il rafforzamento della presenza commerciale ed
economica dell’Italia in Canada. Per conseguire tale obiettivo occorre procedere su un doppio
binario: quello del “presidio” e dello stimolo alla crescita dell’attuale quota di mercato (oggi
l’import dall’Italia rappresenta l’1,38 % del totale delle importazioni canadesi), e quello dello
sviluppo di investimenti diretti, collaborazioni industriali, cessioni di know-how, degli scambi di
tecnologia, ecc.
A fronte dell’accresciuta competitività dell’Estremo Oriente nei beni di consumo (e in particolare
dalla Cina), che lascia spazi sempre più ristretti ad alcune produzioni tradizionali italiane, il
potenziamento delle nostre esportazioni di prodotti industriali e beni ad alto contenuto tecnologico
verso il mercato canadese appare sempre più come una strada opportuna da seguire. Per trarre
vantaggio dalle opportunità offerte dal mercato canadese in questo settore, peraltro, è necessario
dimensionare opportunamente, anche in termini di budget, le attività promozionali finanziabili.
Un’attenzione simile deve essere comunque dedicata alla promozione dei beni di consumo “Made
in Italy”, puntando sui fattori distintivi di originalità, qualità e design, che li rendono appetibili alla
clientela canadese di fascia alta e medio-alta. Anche in quest’area, peraltro, la strategia
promozionale deve tener conto delle particolarità del mercato del Canada, geograficamente molto
vasto e diversificato. Per ambedue i macrosettori, le iniziative devono avere una massa critica di
budget, tale da garantire un’elevata risonanza nei media e nel trade.
Occorre, in particolare, incoraggiare le aziende italiane a investire in Canada, creando nel Paese
unità produttive o di assemblaggio, magazzini di ricambi e strutture di commercializzazione che
consentano un migliore radicamento sul mercato, al fine di mettersi al riparo dalle variazioni
congiunturali e valutarie. Leva decisiva per l’aumento dell’interscambio fra i due Paesi è in una
collaborazione tecnico-scientifica e culturale migliore, che possa creare legami non solo economici
ma visioni strategiche condivise.


Principali settori su cui focalizzare l'azione di sostegno del "Made in Italy" in Canada
Settore Agro-Alimentare. I dati relativi alle esportazioni nel 2003 mostrano un incremento
complessivo del 6,5% delle esportazioni nel comparto agroalimentare, seguendo una tendenza già
presente da alcuni anni che lo rende uno "zoccolo duro" delle nostre esportazioni. In costante
crescita sono il settore dei vini e dell’olio d’oliva. Le produzioni italiane, presenti in modo
significativo in Canada, sono costantemente in concorrenza con le produzioni canadesi (e non solo)
che si ispirano ai nostri prodotti più tradizionali e rinomati, abusandone spesso nomi ed “aura”.
La strada già intrapresa nell’educare il consumatore al prodotto “made in Italy” ed alle sue reali
caratteristiche, legate a tradizione e territorio d’origine, va continuata e proposta per tutto il
territorio del Paese. E’ quindi necessario continuare nelle azioni intraprese con successo negli scorsi
anni, per consolidare la collaborazione con la rete distributiva canadese, e far conoscere meglio i
prodotti originali. In questa ottica, sarà indispensabile incrementare la collaborazione già esistente
con i Monopoli di importazione e distribuzione degli alcolici sarà indispensabile, sia per
raggiungere i consumatori delle provincie più lontane, sia per dare all’“Italia del Vino” una
presenza più importante, rispetto alla attuale, nei punti vendita.




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Beni Strumentali. Il settore dei beni strumentali riveste una particolare importanza, anche alla luce
del “peso” che il settore nel suo complesso ha acquisto negli ultimi anni, nella composizione delle
nostre esportazioni verso il Canada e dell’importante contributo dato all'incremento del nostro
export nel 2003. L'aumento delle esportazioni dei macchinari per la lavorazione del metallo e del
legno, e, per contro, il calo delle macchine alimentari, per la lavorazione della plastica e per
confezionare gli imballaggi, segnala una tendenza della quale è necessario tenere conto per il
mantenimento delle quote di mercato di un settore di grande importanza per le nostre esportazioni.
Beni di Consumo. In Canada, i beni di consumo italiani hanno un’immagine di alto livello presso il
consumatore, specialmente quello delle grandi aree urbane di Toronto, Montreal e Vancouver,
mentre la provincia rimane un bacino ancora da esplorare. Come segnalato nella sezione
precedente, i dati 2003 mostrano una riduzione delle esportazioni italiane in questo settore, specie
calzature, cuoio e pelli e gioielleria. I settori in crescita sono invece abbigliamento, mobili e
piastrelle di ceramica.
Alta Tecnologia. Anche qui l’Italia sconta due grossi ostacoli: il primo è il rapporto privilegiato fra
Canada e Stati Uniti, che induce le aziende canadesi a preferire i contatti con le aziende USA. Il
secondo è la percezione che l’Italia, riconosciuta leader nel design e nella moda, non sia altrettanto
presente nelle produzioni di Alta Tecnologia, anche se importanti aziende canadesi di settore hanno
investito con successo nel nostro Paese. Si ritiene quindi utile l'impostazione di una politica di
informazione volta a promuovere anche in Canada l'immagine dell'Italia quale Paese che, grazie
soprattutto ad alcuni centri di ricerca di livello mondiale, ha una presenza molto significativa nel
panorama internazionale dell'alta tecnologia .
Quanto ai settori di crescita, si individuano interessanti opportunità in particolare nelle tecnologie
della comunicazione e dell'informazione, nelle biotecnologie e farmaceutica, nell'aerospaziale,
nell’industria ambientale nelle nanotecnologie e nelle biotecnologie. A quest'ultimo proposito, si
segnala che il Canada è il secondo Paese al mondo per numero di imprese in tale settore. Si rileva
che tali settori sono quelli in cui vi sono maggiori possibilità per le imprese italiane di acquisire
quote aggiuntive di mercato, a fronte di settori oramai maturi in cui l’azione promozionale consiste
sostanzialmente nella difesa delle quote di mercato esistenti pur alla luce delle difficoltà strutturali
sopra delineate.
La Commissione Imprenditoriale italo-canadese (Italian Canadian Business Council). Il 26
marzo 2001 è stato firmato ad Ottawa il memorandum d’intesa tra Italia e Canada sulla promozione
della collaborazione tra le PMI, orientato a creare opportunità e sinergie in settori identificati come
prioritari nelle rispettive economie, attraverso consultazioni periodiche e dirette tra funzionari ed
operatori pubblici e privati degli enti che si occupano, in Italia e Canada, della promozione e dello
sviluppo degli investimenti e del commercio estero e la creazione di una “Commissione
Imprenditoriale italo-canadese" per le relazioni industriali, dove imprese e federazioni industriali
possano incontrarsi per studiare progetti comuni da proporre ai due Governi.




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I settori individuati dal CIBC per i quali le due parti si sono impegnate a creare le migliori
condizioni di sviluppo della cooperazione fra i due Paesi sono :
     ??agroalimentare
     ??legno e arredamento
     ??tecnologia informatica e telecomunicazione
     ??settore dell’energia
Nel 2002, si è aggiunto, di comune accordo fra i due paesi, il settore delle biotecnologie. I co-
Presidenti, di parte canadese ed italiana, della Commissione Bilaterale stanno esaminando
l’opportunità di individuare ulteriori settori d’intervento.




b)    Valutazione degli investimenti diretti da e verso l’Italia
Gli investimenti tra i due Paesi, secondo Statistics Canada, sono stati nel 2002 pari a 2,584 milioni
di dollari canadesi di investimenti canadesi in Italia e 949 milioni di dollari canadesi di investimenti
italiani in Canada. Non sono al momento disponibili dati aggiornati sugli investimenti bilaterali nel
2003. L'apprezzamento del dollaro canadese nel corso del 2003 ha avuto tra le sue conseguenze
l'aumento degli investimenti diretti canadesi all'estero. Tra di essi risaltano le acquisizioni operate
da alcune grosse imprese: Maple Leaf (carni lavorate), Manulife (assicurazioni) e Couche Tard
(distribuzione) negli Stati Uniti; Alcan (alluminio) in Francia; Saputo (latticini) in Argentina.
Lo studio della ditta di consulenza Earnscliffe Communications “Canadian Business and Investing
in Italy” (progetto ICE con finanziamento MAP), sulla cui opportunità ha convenuto la riunione di
coordinamento presso l’Ambasciata del 19 febbraio 2002, esamina la percezione dell’Italia da parte
degli investitori canadesi.
Lo studio fornisce un bilancio nel complesso positivo e non dominato dai molti stereotipi che ci si
aspetterebbe di ritrovare in un’indagine del genere. Su di una scala di valori da 1 a 10, l’Italia si è
classificata a 5.1. L’Italia come destinazione di investimenti è percepita dagli investitori canadesi
come migliore di Francia (componente forza lavoro più volatile che in Italia), Europa Centro-
Orientale (forza di lavoro poco specializzata e infrastrutture insufficienti), Giappone (costi e
distanza) e Messico, ma peggiore di Stati Uniti, Regno Uniti e Germania.
Tra i punti di forza dell’Italia è citata in particolare la qualità della vita, mentre le principali
debolezze sono individuate in “governance”, etica del lavoro e costi. Sulla base di queste
indicazioni, è emersa l’opportunità di basare la strategia promozionale su di un approccio a settori
specifici del mercato, la promozione di joint ventures con imprese italiane per ridurre la sensazione
di rischio ed un’azione di promozione che evidenzi i fattori positivi, ma che illustri anche cosa si è
fatto per minimizzare quelli negativi.
In aggiunta a quanto indicato dallo studio si segnala l’opportunità, nel contesto delle iniziative di
promozione dell’Italia quale sede di investimenti, di dare una forte visibilità alle storie di successo
degli imprenditori esteri che hanno investito nel nostro Paese.




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L’esempio fornito dall’impresa farmaceutica canadese Patheon, che dal 1998 ad oggi ha investito
111 milioni di euro in Italia e registra un crescente volume di attività, può essere impiegato in tale
senso, al pari delle storie di investimenti in altri settori che hanno avuto successo in Italia.
La recente crescita degli investimenti canadesi all'estero rende di particolare interesse per il nostro
Paese lo sviluppo di azioni informative focalizzate su selezionati gruppi di potenziali investitori
canadesi con messaggi “su misura”. Tra i settori di potenziale interesse si segnala che negli ultimi
anni le imprese canadesi nel settore della farmaceutica e delle "Life Science" in generale registrano
un incremento di attività che può essere opportuno dirigere verso l'Italia.
Per quanto riguarda le opportunità per investimenti italiani, che, grazie al NAFTA, si possono
avvalere del Canada come base di partenza per i mercati statunitense e messicano a costi inferiori
degli Stati Uniti, si segnala che i diversi regimi in vigore nelle Provincie canadesi rendono
necessaria una previa riflessione da parte degli investitori italiani sulle opportunità offerte dalle
diverse agenzie a livello federale e provinciale .




c)   Suggerimenti per l’attivazione degli strumenti di sostegno finanziario e assicurativo
     pubblico per SACE e SIMEST
La recentisima trasformazione della SACE in Società per Azioni consente alla stessa di fornire
anche in Canada la copertura assicurativa e di garanzia dei rischi di natura commerciale connessi a
crediti di durata inferiore a due anni (compreso il periodi di produzione).
In aggiunta, la SACE ha stipulato il 5 novembre 2002 un accordo di riassicurazione con l’omologo
ente canadese EDC (Export Development Canada), che consente la copertura in riassicurazione di
merci e servizi italiani incorporati in commesse acquisite da aziende canadesi nei confronti di Paesi
terzi e la cui componente canadese è assicurata da EDC.
Per consentire una adeguata conoscenza dei servizi offerti da SACE e SIMEST anche su questo
mercato si ravvisa l’opportunità di prevedere informative ad hoc destinate non solo agli
imprenditori italiani ma anche agli imprenditori canadesi che intrattengono rapporti d’affari con
questi ultimi. In varie occasioni è stato difatti possibile registrare interesse da parte di imprenditori
canadesi verso tali servizi, dei quali, spesso, i loro partner italiani non erano a conoscenza.




3.   POLITICA COMMERCIALE E DI ACCESSO AL MERCATO
Il Canada partecipa attivamente al sistema commerciale multilaterale ed alle attività
dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) in tutti i loro aspetti.
Il Canada, in ragione della natura dinamica ed aperta agli scambi con l’estero della sua economia, è
generalmente rispettoso degli obblighi internazionali previsti dagli accordi multilaterali, bilaterali o
regionali, ed ha mostrato in numerose occasioni di voler risolvere le problematiche commerciali
tramite il dialogo anziché con l’adozione di misure unilaterali.




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L'Unione Europea, per rimuovere le barriere di accesso al mercato canadese, ha firmato il 18
settembre 2003 un importante Accordo sul Commercio di Vini e Alcolici. Il Canada e l'Unione
Europea si sono inoltre impegnati a negoziare un Accordo per il Rafforzamento degli Scambi e
degli Investimenti. Tale Accordo, dal titolo provvisorio di Trade Investment Enhancement
Agreement - TIEA, intende focalizzarsi principalmente sulle barriere non tariffarie, in quanto sono
quelle che al momento attuale pongono i maggiori ostacoli alla crescita degli scambi e degli
investimenti tra Unione Europea e Canada.




a)   Barriere tariffarie o quantitative
Il Canada ha sottoscritto una serie d’accordi di libero scambio bilaterali e regionali, in particolare
con gli USA ed il Messico (NAFTA), con il Cile, con la Costa Rica, con Israele e con i paesi della
zona caraibica. Un trattamento preferenziale è accordato a 163 nazioni in via di sviluppo
(Generalized Preferential Tariff (GPT) e Least Developed Countries Tariff (LDC).
L'Italia, assieme alla maggior parte degli altri Paesi, è elencata fra le nazioni favorite (Most
Favoured Nations (MFN)). Ciò ha comportato, a seguito dell'implementazione delle riduzioni
tariffarie dell'Uruguay Round, un trattamento tariffario medio del 6,8% all'inizio dell'anno 2003.
Permangono tuttora delle barriere tariffarie notevoli in alcuni specifici settori: alimentare; tessile ed
abbigliamento; calzature; costruzioni navali. Le tariffe sui prodotti finiti risultano inoltre essere
circa il doppio di quelle applicate ai prodotti grezzi. L'Export and Import Controls Bureau è l'ente
canadese responsabile per il controllo dei flussi di prodotti elencati, sia per motivi di sicurezza, sia
per poter rispettare i suoi obblighi internazionali (es. sanzioni economici dell'ONU), sia per motivi
di protezione d'industrie canadesi vulnerabili, dall'Export and Import Permits Act. Sono
attualmente in vigore controlli sulle importazioni di materie tessili e d'abbigliamento, prodotti
agricoli, prodotti d'acciaio, armi e munizioni.
Per quanto riguarda in particolare il controllo delle importazioni di prodotti alimentari, il Canada ha
implementato un sistema di quote (TRQ) in sintonia con i suoi obblighi in ambito WTO. Le
importazioni che superano le loro quote specifiche sono assoggettate a tariffe incrementate. Per
alcune categorie di prodotto le TRQ sono bassissime e, inoltre, sono considerate nel calcolo le
importazioni coperte da accordi preferenziali, ad esempio il NAFTA. Le tariffe applicabili a
prodotti oltre la quota stabilita possono toccare il 200 per cento, come nel caso dei prodotti caseari.I
produttori canadesi si rivolgono spesso a misure antidumping per proteggere le loro industrie. Nel
giugno del 2002 risultavano in vigore 87 misure antidumping, 70 per cento delle quali applicabili a
prodotti d'acciaio. Il 9 per cento delle misure sono in vigore da oltre dieci anni. Una serie di
negoziati per arrivare ad un accordo di libero scambio Canada-EFTA sono state lanciate nel 1998,
ma sono state rallentate da alcune questioni, inclusa l'eliminazione delle tariffe e sussidi connessi al
settore delle costruzioni navali. Alcune tasse federali e provinciali, quali la “Provincial Sales Tax”
(PST) e la excise tax sono applicate sia ai beni prodotti localmente sia ai beni importati. La Excise
Tax è applicata alla benzina, alle bevande alcoliche, ai prodotti del tabacco ed ai gioielli. La tassa
federale sui beni e servizi (GST) è un’imposta sul valore aggiunto del 7% che si applica su beni e
servizi. Le barriere tariffarie inter-provinciali sono espressamente proibite dalla sezione n. 121 della
Costituzione del Canada.




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b)   Barriere non tariffarie
Requisiti sanitari e tecnici. Gli esportatori di prodotti alimentari devono ottenere l’autorizzazione
all’importazione di nuovi prodotti dalla Canadian Food Inspection Agency, con tempi talvolta
lunghi specie per prodotti a base di carne.
Appalti Pubblici. Il Canada ha sottoscritto numerosi accordi bilaterali e multilaterali
d’interscambio che includono misure per eliminare e/o diminuire le barriere all’interscambio ed
investimenti e che coprono anche il government procurement. Gli accordi di maggior interesse per
quanto riguarda l’Italia, sono il WTO-AGP, l’Agreement on Internal Trade (AIT) ed il North
American Free Trade Agreement (NAFTA).
L’accordo WTO-AGP da accesso a circa 100 dipartimenti ed agenzie federali con alcune esenzioni
notevoli: apparecchiature per la comunicazione; equipaggiamenti per il settore dei trasporti; e,
costruzioni e riparazioni navali. Inoltre, cinque gruppi di contratti per servizi sono completamente
esclusi: Ricerca e Sviluppo (R&D); salute e servizi sociali; servizi finanziari; servizi pubblici;
servizi nei settori delle comunicazioni, della cartografia, della tipografia e delle pubblicazioni.
Le Province hanno dei poteri giurisdizionali in particolari aree che spesso portano a delle barriere
inter-provinciali che, di conseguenza, creano delle barriere indirette all’interscambio internazionale,
particolarmente per questioni di standards e government procurement. Inoltre, regolamenti che
richiedono ispezioni dei trasporti potrebbero impedire movimenti inter-provinciali e, di
conseguenza, avere un effetto negativo sull’interscambio internazionale. Al livello provinciale, per
quanto riguarda il government procurement, esistono delle preferenze che offrono vantaggi a
piccole industrie e ad aziende canadesi. In particolare, le seguenti preferenze discriminatorie sono in
vigore:
        ?? Per il Québec esiste una preferenza per aziende canadesi quando più di una azienda
           canadese partecipa alla gara d’appalto;
        ?? Per l’Ontario, esiste una preferenza del 10% sul prezzo dei prodotti d’origine canadese.
           Inoltre, una preferenza è concessa per benefici economici o industriali derivanti
           dall’eventuale contratto.
        ?? Nel Saskatchewan, le aziende locali sono preferite con, in pratica, un premio del 10%
           accordato ai produttori locali;
        ?? Nel Manitoba, sono preferiti i prodotti locali. Inoltre, preferenze sono consentite sulla
           base dell’impiego locale, e ricavi tecnologici e fiscali;
        ?? La Columbia Britannica discrimina in favore dei prodotti canadesi in base all’impiego,
           agli investimenti e alle potenzialità per l’esportazione.
L’AIT, un accordo tra il Governo federale, le Province e i Territori canadesi in vigore dal 1995,
indirizza alcuni ostacoli all’interscambio inter-provinciale e, per conseguenz all’interscambio
internazionale. Per i procurement in particolare, cerca di eliminare preferenze per prodotti locali,
specifiche tecniche prevenute ed altre misure discriminatorie. L’applicazione di queste disposizioni
anche per contratti ai livelli municipale, accademico e scolastico, nonché ai settori dei servizi sociali
e di salute, sono in fase di negoziazione.




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Sussidi e imprese di Stato. Il Canada afferma di non sussidiare le sue esportazioni agroalimentari.
Gli Stati Uniti hanno tuttavia accusato a più riprese il “Canadian Wheat Board”, che
commercializza il grano prodotto nelle Provincie dell’Ovest, di sussidiare indirettamente le
esportazioni tramite agevolazioni quali garanzie federali al credito per l’esportazione, ed hanno
imposto il 3 ottobre 2003 tariffe aggiuntive del 14.16% alle importazioni di grano “red spring” dal
Canada.
Il Canada ha inoltre una serie di programmi di assistenza alle esportazioni non conformi
all’Accordo OMC sui Sussidi, come è emerso ad es. nel contenzioso tra la canadese Bombardier e
la brasiliana Embraer, al termine della quale l’OMC, nel marzo 2003, ha autorizzato il Brasile ad
imporre sanzioni annuali alle importazioni dal Canada per 250 milioni di dollari. Inoltre, in una
decisione del dicembre 2002, l’”Appelate Body” dell’Organizzazione Mondiale del Commercio ha
affermato che la vendita all’estero di prodotti fatti con latte proveniente dal sistema di produzione
controllata in vigore in Canada equivale a sussidi all’esportazione.
Il Canada ha notificato all’OMC l’attività di commercializzazione delle seguenti imprese di Stato:
“Canadian Wheat Board” (CWB; grano prodotto nelle Provincie dell’Ovest); “Canadian Dairy
Commission” (CDC; prodotti lattieri); “Canadian Freshwater Fish Marketing Corporation” (pesce
d’acqua dolce); “Ontario Bean Producers Marketing Board” (produttori di fagioli dell’Ontario); i
dieci Liquor Board provinciali, che hanno il monopolio della distribuzione e della vendita di vini e
liquori nelle rispettive Provincie.
Vini e Alcolici. L’importazione di Vini e Alcolici in Canada avviene esclusivamente attraverso i
“Liquor Board” delle Provincie, che agiscono in situazioni di monopolio ed alle quali i produttori o
distributori italiani interessati ad entrare nel mercato canadese devono necessariamente riferirsi. Tra
di esse, le principali per volume di affari sono il “Liquor Control Board of Ontario” (LCBO) e la
“Societé des Alcools du Québec” (SAQ).




c)   Violazione delle norme sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale
La legislazione canadese è carente in alcuni aspetti relativi ai diritti di proprietà intellettuale,
specialmente circa la tutela delle indicazioni geografiche. Il Canada, nel contesto dell’accordo con
l’Unione Europea sul Commercio di Vini e Alcolici del 18 settembre 2003, ha accettato di
proteggere le denominazioni protette dall’UE di 21 vini e di due bevande spiritose, che per l’Italia
sono Chianti, Marsala e Grappa. Il Canada partecipa inoltre ai negoziati OMC per la tutela
multilaterale delle indicazioni geografiche relative a vini e alcolici.
Quanto alle indicazioni geografiche per prodotti diversi da quelli suindicati, il Canada ritiene che la
normativa in vigore sulla registrazione dei marchi e sulla certificazione (“Trademark Act” e
“Certification Act”) fornisca una protezione sufficiente. Tale posizione ha tuttavia causato una
situazione per cui sul mercato canadese sono commercializzati prodotti alimentari locali con
denominazioni che si rifanno chiaramente a prodotti italiani. Tra di essi il più noto è il caso del
“Prosciutto di Parma”.




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Il Consorzio Prosciutto di Parma ha difatti presentato ricorso presso le Autorità giudiziarie canadesi
contro la ditta canadese Maple Leaf, titolare del marchio “Parma” registrato in Canada, giacché la
titolarità a quest’ultima ditta è fuorviante per il consumatore ed impedisce al Consorzio di
impiegare il proprio marchio per le esportazioni in Canada, che avvengono con la denominazione
“Original Prosciutto”. Si segnala inoltre la commercializzazione in Canada di prodotti locali
denominati “San Daniele” e “Asiago”, nonché di un formaggio simile al pecorino denominato
“Romano”.




d)   Problematiche relative agli investimenti esteri nel paese
Gli investimenti esteri hanno un ruolo fondamentale per la crescita economica del Canada, e
l’attrazione di investimenti costituisce uno dei cardini della politica commerciale canadese. Nel
2002, lo stock di investimenti diretti in Canada nel 2002 era pari a circa un quarto del PIL. Tra
questi, il 18.9% dello stock totale di investimenti esteri proveniva da Paesi membri della UE (fonte:
Commissione Europea).
Gli investimenti esteri in Canada sono regolati dall’”Investment Act of Canada” del 1985. Ai sensi
della normativa in vigore, tutti i nuovi ni vestimenti esteri nel Paese devono essere previamente
notificati. Le acquisizioni superiori ai 218 milioni di dollari canadesi da parte di Paesi membri
dell’OMC devono essere previamente approvate dall’”Investment Review Group”. Nei settori
strategici dell’uranio, dei servizi finanziari, dei trasporti e della cultura tale limite scende a 5 milioni
per le acquisizioni dirette e 50 per le acquisizioni indirette.
Oltre che nelle categorie sopracitate, da parte canadese si ammette l’esistenza di limiti specifici alla
proprietà estera nei settori delle telecomunicazioni, dei trasporti aerei, della pesca, dell’editoria,
dell’industria cinematografica e dei media. Per quanto riguarda il settore specifico delle
telecomunicazioni si segnala che la rimozione dei limiti alla proprietà estera è oggetto di
discussione in Parlamento, probabilmente in vista di una riforma del regime attualmente in vigore.
In uno studio del 2003 sulle barriere agli investimenti esteri, l’Organizzazione per la Cooperazione
e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha evidenziato che il Canada ha uno dei regimi più restrittivi tra i
Paesi membri dell’Organizzazione, segnatamente nelle tre categorie di limiti alla proprietà estera,
restrizioni al personale proveniente dall’estero e requisiti amministrativi (notifiche, autorizzazioni,
etc.).




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