Visita a REMIDA@MUBA 21 marzo 2012 - VISITA DI STUDIO A PROGETTI E SERVIZI PER L'INFANZIA E LE FAMIGLIE
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con la collaborazione del Gruppo Nazionale Nidi Infanzia VISITA DI STUDIO A PROGETTI E SERVIZI PER L’INFANZIA E LE FAMIGLIE ANNO EDUCATIVO 2011-2012 Visita a REMIDA@MUBA 21 marzo 2012
Il documento contiene i testi pervenuti contenenti le osservazioni e le verbalizzazioni della visita. La mancata consegna di testi da parte delle persone incaricate della predisposizione comporta che la documentazione dei servizi visitati risulti incompleta.
PRIMA PARTE DELLA GIORNATA Testo di : Caffi Elena L’iniziativa educativa presentata nasce 10 anni fa con l’obiettivo di creare mostre–gioco a misura di bambino dedicate ad ambiti tematici differenti (colore, design, ambiente…) con attività specifiche rivolte al mondo dell’infanzia e dentro luoghi ( musei) riconosciuti come significativi a livello artistico. La relatrice porta l’esperienza di uno studio su Artemisia Gentileschi nell’ambito della didattica dell’arte. Qui l’obiettivo era creare per i bambini una sorta di cassetta degli strumenti per leggere l’esperienza artistica di questa figura. L’espediente utilizzato è stata la creazione di un gioco domino capace di avvicinare i bambini ai diversi temi che attraversano la vita di questa pittrice così da fornire chiavi di lettura interessanti e significative nell’ambito della mostra. 3 anni fa è iniziata una collaborazione con il progetto REMIDA nello spazio della triennale di Milano. Grazie all’intervento della Provincia il progetto REMIDA di MUBA (Fondazione Museo dei Bambini) ha trovato nuova collocazione in questo spazio presso l’idroscalo di Milano. La raccolta di materiale di scarto (oggetti sbagliati nel processo di produzione, eccedenza di produzione , scarti puri) è iniziata come esigenza di diversificare i materiali degli atelier presenti nelle scuole dell’infanzia. Tale progetto usufruisce (come a Reggio Emilia) del necessario intervento di una società di raccolta rifiuti (AMSA) che ritira gli scarti delle aziende grazie ad una rete organizzata tanto impegnativa quanto efficace che prevede alti costi di mantenimento. Esso si differenzia tuttavia dalla realtà di Reggio Emilia poiché se là l’iniziativa si qualifica come una sorta di supermercato degli scarti a cui le diverse realtà dei servizi attingono, qui i bambini entrano direttamente dentro laboratori del riuso organizzati in loco. Vi è, volto allo scopo, un collegamento con le scuole dell’infanzia e con le scuole elementari. I laboratori durano 90 minuti, sono rivolti a bambini di età compresa fra i 3 e gli 8 anni e prevedono 3 proposte fisse di avvicinamento al materiale (tappeto tattile/ cornici/ tappeto della costruttività) con eventuali altri percorsi tematici debitamente allestiti (legati all’ambiente, al colore, all’arte…). Nel tempo a disposizione i bambini si dedicano tendenzialmente a una o due attività. Monica Guerra interviene specificando come il materiale messo a disposizione abbia caratteristiche ben precise capaci di indurre specifici processo di apprendimento da parte dei bambini. Essendo materiali altamente indefiniti e destrutturati (non esiste la modalità giusta di utilizzo e neppure un modo di nominarli effettivamente), essi permettono di aprire percorsi di ricerca ed esplorazione estremamente aperti, potenti e significativi. In tal senso gli scarti non sono “spazzatura” ma oggetti molto curati dotati di qualità preziose che, proprio per la loro indeterminatezza, richiedono strategie e modalità di proposta particolarmente attente. Questo progetto non si qualifica solo come spazio laboratoriale ma come luogo volto a portare nuove esperienze e nuovi sguardi dentro ai servizi grazie all’utilizzo (innovativo e altamente contestualizzato) di un materiale con un maggior raggio di indefinitezza e
imprecisione rispetto al recupero tradizionale (es progetto “REMIDA IN VALIGIA” dentro le scuole). In tal senso questa esperienza può dire molto anche alle realtà dei nidi per l’infanzia dove le domande che guidano l’agire dell’adulto debbono essere: • quali materiali e perché? (osservazione) • quale percorso attivo per familiarizzare con i materiali? • quale attività di gioco ? quali modalità di proposta e quali obiettivi ? ( l’importanza di avere una consegna) • cosa mi prefiguro possa accadere e quanto sono aperta all’imprevisto? Testo di: Norma Dopo avere osservato le proposte messe a disposizione ragioniamo seduti sul tappeto sull’allestimento e sul tipo di progetto. Dal gruppo emerge che gli obiettivi: • della prima proposta “il tappeto” potrebbero essere: -giocare con il corpo -fare giochi simbolici -sperimentare con i sensi -sperimentare i rumori -giocare toccando Si nota che alcuni materiali sono divisi in ceste a seconda del tipo, altri invece sono semplicemente adagiati a terra. • della seconda proposta “le cornici”: - capacità di creare qualcosa con precisione - sviluppare una concentrazione e una motricità più raffinata - sollecitare la creatività dentro uno spazio stabilito e contenuto - utilizzare diversi materiali in un unico spazio • della terza proposta: -fare grandi costruzioni, utilizzando uno spazio meno limitato. Uno dei responsabile del centro, entra più in merito al progetto e spiega al gruppo che generalmente le scuole che arrivano a fare l’esperienza, rimangono per 90 minuti e utilizzano una proposta alla volta. L’età dei bambini a cui è rivolta va dai 3 ai 6 anni, ma si lavora bene anche con bambini più grandi, anche con i ragazzini delle medie (dipende spesso dalle insegnanti e da cosa hanno in mente di far conoscere). E’ possibile anche fare un gemellaggio con le scuole che vengono, per portare da loro ciò che si fa al centro. Ovviamente va considerato che ciò che succede a REMIDA non succede a scuola, viceversa. La parte iniziale esplorativa è cruciale per l’avvio all’esperienza; diventa quindi fondamentale avere in mente quali materiali mettere a disposizione, gli obiettivi della proposta e portare i bambini all’utilizzo di tutto ciò che trovano. Emergono alcune riflessioni rispetto a queste esperienze inserite al nido: • quali materiali possono sollecitare la curiosità dei bambini? • quale tipo di percorso attiviamo affinché questi materiali diventino familiari?
Viene chiesto ai responsabili di descrivere praticamente cosa succede quando hanno di fronte un gruppo di bambini che arriva al centro; la prima fase di incontro con le proposte è libera o guidata? L’adulto interviene durante l’esplorazione? Per rispondere a queste domande viene chiesto al gruppo di provare a GIOCARE. La prima sperimentazione sarà verso la terza proposta descritta sopra, con la consegna di costruire qualcosa sfruttando le altezze e gli equilibri. Poi ci si ritrova per dire cosa è successo. Emergono alcuni aspetti e alcune riflessioni: • la frustrazione di vedere la propria costruzione fatta con fatica e attenzione cadere proprio all’ultimo pezzo. In queste occasioni si capiscono le fatiche dei bambini nell’ accettare le proprie frustrazioni, che spesso dall’adulto vengono sminuite. • Sarebbe interessante riflettere su come gli adulti reagiscono di fronte alle frustrazioni dei bambini e sul fatto che questi momenti possono fornire occasioni per creare progetti con loro. La riuscita e la frustrazione fanno parte del gioco, ma è importante lavorare sulla non riuscita; quali domande faccio al bambino per permettergli di mettere a fuoco quello che è successo? Come raccolgo l’evento? • le proposte che faccio ai bambini sono adeguate alle loro capacità? Se una proposta è evidentemente troppo difficile, indurrà sicuramente alla non riuscita e di conseguenza alla frustrazione. • i materiali naturali o “indefiniti” e di recupero non essendo standard, forniscono più opportunità di gioco e di scoperta, più possibilità di utilizzo, quindi meno possibilità di errore. Permettono attività multidisciplinari, perché posso cominciare ad utilizzare questi materiali creando un certo tipo di gioco, che poi si può trasformare in altro e che in fine può raggiungere la narrazione. • i bambini arrivano ad interiorizzare con questi tipi di gioco delle regole (come non correre… camminare piano…), il rispetto per le costruzioni degli altri, la cooperazione tra compagni. Sono le 12.15 proviamo a rapportarci alla proposta delle cornici e anche in questa occasione emergono alcune riflessioni: • grande attenzione e cura di ogni minimo oggetto messo a disposizione. Questa cura porta il bambino a vivere l’esperienza nello stesso modo, con cura e attenzione. • questo tipo di esperienza fa mettere in atto nuove e differenti intelligenze, rispetto alla precedente proposta. Emerge la precisione e l’attenzione nell’accostare un oggetto ad un altro, l’estetica delle cose, l’utilizzo dei materiali con un certo senso. • per qualcuno questa proposta ha limitato nell’esperienza, sentendosi limitato ad utilizzare uno spazio troppo contenuto. • qualcun altro sostiene che nei servizi con bambini sotto i 3 anni questi materiali non possono essere utilizzati, perché i bambini di quest’età fanno esperienze soprattutto con il corpo (giochi di movimento). Interviene un’altra educatrice sostenendo il contrario e che nel suo nido c’è una buona presenza di questo tipo di materiali. Senza soffermarsi troppo su questa divergenza di opinioni, forse varrebbe la pena riflettere su quali e quanti tipi di proposte differenti metto a disposizione dei
bambini nel servizio, per creare diverse opportunità di sperimentazione (considerando anche il tipo di bambini che ho e le età). Bisognerebbe riflettere anche su quali proposte piacciono di più o di meno alle educatrici e avere la consapevolezza che in base a questo si influisce sulle proposte che si fanno ai bambini. Una volta ogni tanto sarebbe utile fermarsi per fare l’inventario degli angoli e dei materiali a disposizione nelle sezioni, soffermandosi sul perché si è deciso di organizzare un certo angolo piuttosto che un altro e sul perché si è scelto di lasciare a disposizione alcuni tipi di materiali piuttosto che altri. • un’educatrice riporta al gruppo di avere vissuto l’esperienza delle cornici partendo in un modo, con determinati oggetti, per poi prenderne altri, cambiando la disposizione precedente, togliendo qualcosa ed inserendo altro; tutto questo per avere l’opportunità di scoprire più materiali possibili, senza avere in mente un percorso preciso e senza dovere per forza dare vita a qualcosa di specifico. Da questo scaturisce una nuova riflessione, rispetto al fatto che spesso l’adulto pretende dal bambino che arrivi ad un determinato tipo di prodotto. Forse allora non è cosi importante sapere dai bambini COSA HANNO FATTO, ma piuttosto valorizzare COME SI SONO SENTITI NEL FARLO… SECONDA PARTE DELLA GIORNATA Testo di: Marco Maffi Andrea, operatore del Muba, propone al gruppo la sperimentazione di un nuovo spazio denominato il TAPPETO che ha una natura di tipo sensoriale, motoria e simbolica. La consegna richiede ai presenti di entrare nel tappeto ed esplorarlo a piedi nudi come vogliono per poi stare a vedere che cosa succede. ESPERIENZA SUL TAPPETO (vedi appunti dell'osservatrice) Al termine della sperimentazione il gruppo ritorna a sedersi in cerchio e la Dott.ssa Monica Guerra chiede: “Com'è andata? Avete qualche osservazione sul tappeto e sul materiale?” I primi commenti sono: • ho apprezzato le stoffe di diversa fattura, l'albero e le “pizze” (riferito ai dischi di silicone); • molte emozioni e sensazioni diverse: tattili, percettive, uditive. Una sensazione forte è stato il memory foam; • un'esperienza importante è stato lo stetoscopio perchè isola dal resto e si scoprono dei rumori che altrimenti non si sentirebbero, ad esempio mettendolo e passandolo su superfici diverse. Monica chiede ad una studentessa dell'Università Bicocca di raccontare l'esperienza dello stetoscopio fatta con alcuni bambini nelle scuole dell'Infanzia.
Laura, la studentessa, riferisce che è stato un lavoro interessante soprattutto coi bambini di 3 anni con i quali si andava ad ascoltate i vari oggetti, anche due insieme o mentre cadevano. L'ha colpita la frase di una bambino: “SENTIAMO IL CUORE DEI MATERIALI”. Monica aggiunge che è un percorso di ricerca valido per molti materiali che normalmente non producono suono e può essere proposto anche nei nidi. Andrea spiega che cosa è la “pizza” ovvero uno scarto industriale della produzione di raccordi di silicone impiegati nelle flebo e Monica chiede ai partecipanti di toccare e farsi passare una “pizza” verbalizzando una caratteristica, com'è? A turno tutti elencano le seguenti parole che Michela, operatrice Muba, trascrive su di una cartellone per poi suddividerle insieme al gruppo in categorie che riporto di seguito: VISIVE OLFATTIVE UDITIVE TATTILI SENSAZION FISICHE EVOCATIV I LEGATE E SOGGETTIV ALL'USO E sporgenza puzza sonora sporgenza piacevole elasticità poliposo giallo blobbante molle massaggiant arrotolata planoso e trasparent gelatinoso viscida stimolante flessibile rumore del e mare tondo morbida solleticante comprimibile sguazza nell'acqua piatto malleabile pieghevole animale marino cosini duri cosini duri duttile poliposo acquoso acquoso pungente pesante appiccicos o plasticoso Al termine dell'elencazione e della categorizzazione Michela sostiene che questo gioco può rivelarsi interessante perché la nostra descrizione ha corrisposto a tutte le principali caratteristiche del materiale e pur essendo il gruppo abbastanza omogeneo per professionalità, la scelta dei tratti distintivi di un oggetto dipende da che cosa noi siamo abituati ad osservare. Un oggetto possiamo utilizzarlo per le sue caratteristiche visive, uditive, olfattive, tattili, per come è fatto e per come viene utilizzato oppure per che cosa mi fa venire in mente. Utile è indagare quali aspetti non prendiamo in considerazione.
Monica aggiunge che spesso nella Scuola dell'Infanzia siamo meno disponibili alle qualità evocative mentre i bambini procedono per metafore e caratteristiche come “poliposo” o “acquoso”. Rispetto al lavoro sulla conoscenza del materiale, del che cosa farci e leggerci, può essere un bell'esercizio costruire le carte d'identità dei materiali. E' un modo per chiedere, nominare qualcosa che non è definibile. L'importante è chiederselo e scambiarselo. Grazie all'intervento di un'altra operatrice Muba si chiarisce che la caratteristica “trasparente” citata da un membro del gruppo non corrisponde in modo preciso all'oggetto “pizza” che andrebbe correttamente definita “traslucida” poiché il silicone in questione si lascia attraversare dalla luce ma non è possibile vedere una figura dall'altra parte quindi non è trasparente. Monica spiega la seconda esperienza di gioco pomeridiana. Andrea e Michela, definiti come persone altamente competitive, diventano i capi delle due squadre in cui il gruppo spontaneamente si suddividerà. Entrambi si accordano nella scelta di dieci tipi di oggetti-materiali presenti all'interno del Muba. La consegna per entrambe le squadre sarà di riunirsi in modo appartato dall'altro gruppo e costruire un DOMINO DEI MATERIALI disponendoli sul tappeto tramite una catena associativa di caratteristiche che legano ciascun oggetto al successivo. Il compito di ciascuna squadra sarà, a gruppi riuniti, di ricostruire il senso delle associazioni effettuate dall'altra. Monica aggiunge che anche questo è stato un modo per avvicinare i bambini alla conoscenza dei materiali e viene proposto ai gruppi in visita alla mostra. BIBLIOGRAFIA: GIOCARE CON TATTO di Beba Restelli FRASE DELLA GIORNATA con cui Fiorenza Bandini ammonisce Monica Guerra “Dott.ssa il setting!!!” PARTE FINALE DELLA GIORNATA Testo di : Epis Alice Inizia l'ultimo gioco proposto, il gruppo si divide in due con 18 partecipanti circa per ognuno. I “capogruppo” delle due squadre, facenti parte dello staff di Remida Muba, hanno in precedenza raccolto 10 oggetti di recupero e scopo del gruppo è creare un “domino” utilizzando tutti questi oggetti accomunandoli l'uno a quello successivo tramite una caratteristica che l'altra squadra sarà chiamata ad indovinare per scoprire l'intera sequenza. Le caratteristiche possono essere fisiche, tattili, olfattive, visive, etc... e la ricerca degli accostamenti meno immediati tra due oggetti porta il gruppo a scoprire nuovi modi di definire le specificità dei materiali proposti.
Lo scopo del gioco non è infatti quello di rendere la soluzione del domino difficile per l'altra squadra ma lo sforzarsi del gruppo nel trovare caratteristiche idonee a due oggetti apparentemente molto diversi tra loro. SVOLGIMENTO DEL GIOCO IN UNO DEI DUE GRUPPI: Il Gruppo “LE RAGANELLE DOMINANTI” unisce il tappo del profumo con la cerniera attraverso la caratteristica del colore, seguite dal cartone per la zigrinatura e dal cerchio di metallo per la presenza dello stesso numero di lettere tra gli elementi che compongono i 2 oggetti (METALLO -CARTONE) cosa che crea molta discussione nel gruppo avversario che non ritiene questa una caratteristica del materiale ma solo della parola che lo contraddistingue. Il gioco procede con la rete di silicone che ha con il cerchio in metallo la particolarità di essere bucato all'interno, successivamente il tubicino in silicone che è forato internamente come l'oggetto che lo precede per poi seguire con il birillo che si ritiene abbia la stessa forma del tubo utilizzato per le flebo. Anche questo accostamento crea discussione ma il gioco procede con il barattolo di plastica che viene caratterizzato dai cerchi presenti sul suo fondo seguito dal sacco dell'aspirapolvere in quanto entrambi sono forati verso l'alto per concludere con il ciocco di legno sostenendo che entrambi gli ultimi due oggetti sono forme poliedriche e tridimensionali. CONCLUSIONI: con il confronto di entrambi i gruppi e la ricerca delle caratteristiche accomunanti gli oggetti presenti nel domino ogni persona si è ritrovata a conoscere e scoprire nuovi modi di interpretare gli oggetti e varie caratteristiche che ad essi sono stati dati, non sempre visibili immediatamente ma molto elaborate e pensate. La ricerca di caratteristiche nei vari oggetti di diversa fattura porta a comprendere e capire che, questi materiali, possono essere fruiti in modo diverso avendo molteplici modi per descriverli ed interpretarli...sta proprio qui la forza e la ricchezza del materiale di scarto che oggi, grazie a questa esperienza, sabbiamo potuto esplorare più profondamente. Per potere scaricare e visualizzare le fotografie: • Accedere ai Internet Explorer • Digitare nella barra degli indirizzi ftp://ftp.provincia.bergamo.it • Compariranno delle cartelle tra cui quella nominata “Politiche Sociali”. Cliccarci sopra. • Cliccare sul menù “Visualizza” (in alto) e scegliere il comando “Apri sito FTP IN Internet Explorer” (si aprirà una nuova finestra) • A questo punto l’accesso è completato. E’ possibile scaricare o visualizzare la documentazione fotografica “Visita studio a REMIDA Milano”.
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