Villa Settimini - Storia di un edificio e della sua Famiglia 2012 - Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia ...

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Società Friulana di Archeologia
                                                                                           ONLUS - Sezione Isontina

                                                                      Villa Settimini

Villa Settimini. Storia di un edificio e della sua Famiglia

                                                              Storia di un edificio e della sua Famiglia

                                                                                2012
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          Società Friulana di Archeologia
                 ONLUS - Sezione Isontina

 Villa Settimini
Storia di un edificio
e della sua Famiglia

         2012
Villa Settimini - Storia di un edificio e della sua Famiglia 2012 - Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia ...
                                             Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

Prima edizione: aprile 2012

© Comune di San Canzian d’Isonzo
largo G. Garibaldi 37 - Pieris, 34075 San Canzian d’Isonzo (GO)
Tel. 0481 472 311 - Fax 0481 472 334
www.comune.sancanziandisonzo.go.it

© Società Friulana di Archeologia - ONLUS
Torre di Porta Villalta - via Micesio 2, 33100 UDINE
tel./fax +39 0432 26560
www.archeofriuli.it
e-mail: sfaud@archeologia.it

Ricerca storico-documentaria
Desirée Dreos

Progetto e realizzazione recupero architettonico
Studio di Architettura Adalberto Burelli

Testi
Desirée Dreos
Adalberto Burelli

Immagini
Fototeca del Consorzio Culturale del Monfalconese
Collezione privata Carmen Trevisan

In copertina
Villa Settimini a Pieris (acquarello su carta di Umberto Moriconi)

Stampato con un lascito in memoria di Rosanna Bertogna
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Indice

Presentazione di Silvia Caruso (Sindaco di San Canzian d’Isonzo) .............. p.                      4

Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa ............... p.                         9

Adalberto Burelli, I lavori di recupero e conservazione di Villa
     Settimini .................................................................................. p.   69

Bibliografia di riferimento ................................................................. p.       93
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          Desirée Dreos

 La famiglia Settimini
e la storia della Villa
Villa Settimini - Storia di un edificio e della sua Famiglia 2012 - Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia ...


Ringraziamenti

    Alcuni ringraziamenti vanno fatti al personale degli Archivi di Stato si
Gorizia e Venezia, per la loro competenza e disponibilità.
    Grazie alla dottoressa Agata Brusegan, direttrice dell’Archivio Storico
dell’IRE di Venezia, per avermi aiutato nella ricerca delle fonti documentarie
negli archivi veneziani e a Gianpaolo Cuscunà, direttore del Consorzio Culturale
del Monfalconese, per l’aiuto nel reperimento delle immagini storiche della
villa.
    Grazie anche al dottor Stefano Olivo dell’Archivio Storico del Comune di
Monfalcone per la disponibilità dimostratami nell’adeguare orari e giornate
alle mie ricerche, a Renato Cosma per i validi suggerimenti e alla dottoressa
Irene Vidal per le preziose correzioni in corso d’opera.
    Vorrei, infine, ringraziare Monsignor Don Mauro Belletti e il dottor Ivan
Portelli per avermi dato libero accesso agli archivi parrocchiali di San Canzian
d’Isonzo e San Pier d’Isonzo.
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  Premessa

Le modalità della ricerca

    La storia di un edificio è una realtà molto più complessa di quello che può
apparire ad una prima e superficiale analisi. Non è mai la semplice descri-
zione di un volume architettonico o delle sue trasformazioni nel tempo. Un
edificio rimane sempre intimamente legato alla vita del territorio in cui sorge,
alle testimonianze dei proprietari che l’hanno voluto e modificato nel tempo,
alle vicende che hanno investito negli anni gli abitanti del borgo in cui si situa,
alla gente che l’ha frequentato e vissuto.
    Questo complesso panorama si traduce in un percorso altrettanto compo-
sito che si snoda nei vari luoghi dove sono custoditi i documenti, testimonian-
za di tutti questi aspetti. Compito dello storico è quello di individuare tutte le
tappe di questo itinerario e di raccogliere tutto il materiale che è giunto fino a
noi. Non sempre si riesce a trovare ciò che si era previsto, alcuni fondi posso-
no non essere consultabili, del materiale sarà andato perduto, altro materiale
non darà le risposte sperate.
    Una volta individuati tutti i documenti in nostro possesso, il passo succes-
sivo sarà quello di metterli in relazione tra di loro e di riuscire a ricostruire
una visione d’insieme. Qualsiasi ricerca storica che non restituisca un ritratto
leggibile di un bene alla gente che oggi si trova ad interagire con esso, avrà in
parte fallito uno dei suoi presupposti di partenza.
    Quando si inizia lo studio di un edificio storico non si può prescindere
dall’analisi del materiale che è stato edito, sia di quello cartaceo che di quello
reperibile on-line (1). I contributi più puntuali sono sicuramente quello appar-

(1) Le pubblicazioni cartacee: AA.VV., Ville del Territorio, I Quaderni del Territorio n. 12, Edizioni del Cen-
    tro Culturale Pubblico Polivalente del Monfalconese, Ronchi dei Legionari 1994, pp. 51-54. Zorzin C.,
    Storia della villa Settimini di Pieris, in “Bisiacaria”, Numero Unico dell’Associazione Culturale Bisiaca,
    Tipografia Savorgnan, Monfalcone 1996, pp. 30-41. AAVV, Ville Venete: la regione Friuli Venezia Giulia,
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Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                                               11

so sulla pubblicazione dedicata alle ville del territorio del monfalconese, edi-
ta dal Consorzio Culturale del Monfalconese e il contributo di Cesare Zorzin
per il periodico Bisiacaria. Entrambi gli articoli, però, si rivolgono soprattutto
all’analisi della storia ottocentesca e novecentesca dell’edificio. Le pubblica-
zioni on-line, invece, non sono altro che schedature della villa operate dal
Centro di Catalogazione di Villa Manin, dall’Istituto Regionale sulle Ville Vene-
te e dall’ordine degli architetti di Gorizia. Dal complesso di questo materiale
emerge una sostanziale uniformità dei dati riportati in merito alla datazione,
ai passaggi di proprietà e ai rimaneggiamenti avvenuti tra la fine dell’Ottocen-
to e la prima metà del Novecento.
     Il percorso, però, a questo punto è soltanto all’inizio. Per ricostruire lo svi-
luppo di un edificio storico e della famiglia che l’ha voluto e abitato nel corso
dei secoli si devono indagare gli archivi notarili.
     Il notaio dal Medioevo, infatti, è l’ufficiale pubblico a cui ci si rivolge per
stipulare qualsiasi tipo di contratti, affitti, compravendite, cessioni. Al notaio
ci si affida anche per tutelare il proprio patrimonio in vita e in morte. Perio-
dicamente nobili e possidenti fanno valutare e stimare i patrimoni di fami-
glia ed i notai si trovano a compilare puntuali inventari di terreni ed edifici.
Tali elenchi sono elementi fondamentali per ricostruire le planimetrie e gli
arredamenti di edifici che non esistono più o che hanno subito inevitabili
modifiche nel tempo. Questi archivi, per il nostro territorio, sono conservati
presso l’Archivio di Stato di Gorizia e l’Archivio Storico del Comune di Mon-
falcone. Sappiamo poi, però, che i Settimini erano cittadini provenienti dalla
città di Venezia e che per diversi anni hanno fatto la spola tra la città lagunare
e Pieris, quindi è stato necessario indagare anche i fondi notarili dell’Archivio
di Stato di Venezia.
     Altre notizie fondamentali emergono dallo studio degli archivi parrocchia-
li, indispensabili per tracciare il ruolo di una famiglia nella comunità, i legami
con i nobili ed i possidenti del posto. Questi archivi, siglando puntualmente
nascite, matrimoni e morti, offrono, inoltre, importanti estremi temporali per
collocare in un determinato luogo una famiglia ed i suoi esponenti principa-
li.
     L’analisi dei dati catastali e tavolari, infine, risulta necessaria per ricostruire
l’entità dei beni di una famiglia e gli eventuali passaggi di proprietà. Alla fine
può essere utile rintracciare il maggior numero di immagini storiche dell’edifi-
cio per valutare visivamente come il trascorrere del tempo, con il cambiamento

    Marsilio, Padova 2005, p. 49. Tommasella P., Le altre ville, ne “Il Territorio”, numero 18, 4-5, Consorzio
    Culturale del Monfalconese, Ronchi dei Legionari 1995.
    I siti internet: http://catalogo.irvv.net/catalogo/scheda.form?id=3989; http://www.architetti.gorizia.
    it/page30/page31/page31.html; http://217.12.180.10/catalogazione/search/SchedaDetail.aspx?TSK=
    A&ID=2031.
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delle esigenze residenziali, con il variare dell’utilizzo degli ambienti, con il pas-
saggio degli eventi bellici, abbia influito sul bene come ci appare oggi.

     Questi, nel dettaglio, gli archivi consultati:
-    Archivio della Curia Arcivescovile di Udine (ACAU nel testo);
-    Archivio Storico del Comune di Monfalcone (ASCM nel testo);
-    Archivi di Stato di Gorizia, di Trieste e di Udine (ASG, AST, ASU nel testo);
-    Archivio di Stato di Venezia (ASV nel testo);
-    Archivio storico dell’IRE di Venezia;
-    Archivio Provinciale di Gorizia;
-    Archivio Storico di Gradisca;
-    Archivio Parrocchiale di San Canzian d’Isonzo (APSC nel testo);
-    Archivio Parrocchiale di San Pier d’Isonzo (APSP nel testo);
-    Biblioteca Civica Joppi di Udine (BCJ nel testo);
-    Ufficio Tavolare di Monfalcone (UTM nel testo);
-    Archivio Storico del Comune di San Canzian d’Isonzo;
-    Fototeca del Consorzio Culturale del Monfalconese;
-    Collezioni fotografiche private.

    Alla fine di questo itinerario, durato diversi mesi, emergono più di una
quarantina di documenti inediti tra affitti, compravendite, cessioni e testa-
menti, collocati cronologicamente tra gli anni settanta del Seicento e il primo
ventennio dell’Ottocento. Alcuni archivi hanno riservato piacevoli sorprese,
come per esempio il testamento di Giorgio Settimini, datato 1701, e conser-
vato presso l’Archivio di Stato di Venezia, altri hanno portato ad un vicolo cie-
co, ad esempio l’Archivio Provinciale di Gorizia o l’Archivio di Stato di Udine.
    Non tutti gli interrogativi sono stati sciolti ma si è potuto ricostruire uno
scenario molto più composito di quanto non fosse all’inizio del percorso. E’
stato, inoltre, possibile ipotiz-
zare una nuova datazione per
l’edificio grazie ad alcuni docu-
menti che ci hanno consegnato
importanti estremi temporali.
    Nel testo che segue si cer-
cherà di aiutare il lettore ad im-
mergersi in questo nuovo sce-
nario, raccontato attraverso al-
cuni documenti che, in parte,
verranno trascritti dall’origina-
le. Nella trascrizione sono stati
operati alcuni interventi che si
sono limitati a:                     Fig. 1. Pieris all’inizio del Novecento (collezione privata).
Villa Settimini - Storia di un edificio e della sua Famiglia 2012 - Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia ...
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- Riordino della punteggiatura, degli accenti, delle lettere maiuscole e di
  quelle minuscole;
- Assorbimento tacito delle aggiunte ai margini o nell’interlineo;
- Distinzione delle lettere u e v;
- Uniformazione della lettera j nella lettera i;
- Svolgimento tacito delle abbreviazioni che non creano difficoltà.

  La Famiglia e la villa nel tempo

   La famiglia Settimini è originaria della città di Venezia. Di estrazione alto
borghese viene indicata spesso nei documenti notarili che riguardano i suoi
esponenti più significativi come appartenente al ceto nobiliare, in realtà
più per sottolineare la buona disponibilità economica che per il possesso
di effettivi titoli (2). I Settimini avevano accumulato durante il corso degli
anni un buon patrimonio fatto di proprietà immobiliari nella città lagunare
e denaro contante, investito prontamente in fortunosi acquisti nella terra-
ferma, assecondando il trend imposto dalle nuove scelte economiche della
Serenissima.
   Questa disponibilità di beni era distribuita equamente tra gli esponenti
maschili e femminili della famiglia. Anche le donne, infatti, possedevano di-
screti patrimoni personali che addirittura venivano investiti in fondi fiduciari.
Questo è quello che emerge dalla lettura del testamento di Angela Settimini,
dimorante nella città di Venezia, e lì redatto il 12 dicembre del 1670.
        «[...] Considerando io, Anzola, figlia del quondam Giacomo Settemin et con-
    sorte del signor Francesco Cavazza, la fragilità di questo mondo et la certezza
    della morte mia et hora incerta di quella, essendo perciò sana della mente et
    intelletto, ma inferma dal corpo, stando nell’ora in casa della mia habitatione
    della Contrada S. Angelo, ho fatto chiamar Giorgio Bianconi, nodaro veneto,
    et alla presenza dell’infrascritti testimonii, l’ho pregato scriver il presente mio
    testamento [...]. Lasso che sia investito ducati trecento et factomi del pro una
    mansionaria de quante messe si potrà all’anno per l’anima mia in Chiesa delli
    Miracoli. [...] Lasso alla signora mia madre, per segno d’affetto et amore, che
    le passo scuda cinquanta. Mi (sic) tre sorelle monache, le lascio scudi d’argen-
    to dieci per una. Una altra maritata, lascio scudi quindeci. Ad altra sorella, da
    maritar, lascio dato al suo maritar ducati cento [...] per una volta tanto. Alli
    miei due fratelli Zorzi e Zuan Batta dusento ducati et questi doppo la morte di
    mio marito. Tutto il rimanente lascio a mio fratello Antonio, doppo la morte

(2) In effetti in un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Trieste, Nobiltà, privilegi, pubbliche
    solennità, annessione al Circolo di Gorizia del Territorio di Monfalcone, a Pieris non risulta presente
    alcuna famiglia nobile (AST, Atti Amministrativi di Gorizia (1803 - 1809), busta n. 6, fascicolo n. 34).
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     di mio marito. [...] Lascio alla mia serva ducati quindeci, per una volta tanto.
     [...] Li ducati cinquecento che sono investiti non voglio che siino mai francati,
     ma che restino sempre investiti, ne altro voglio ordinar [...] (3)».
    Considerando che un salario medio di un artigiano specializzato era di cir-
ca 30-40 ducati l’anno, possiamo facilmente capire che Angela era decisa-
mente benestante.
    La famiglia Settimini, pur collocandosi tra le famiglie maggiorenti del nostro
territorio, risulta decisamente atipica. Si rivolge in modo episodico al notaio
per l’amministrazione delle sue proprietà. Il numero dei documenti ad essa
riferibili è nettamente inferiore rispetto ad altri esempi locali. Non si serve di
un notaio esclusivo per la rogazione dei documenti e non partecipa affatto
alla vita quotidiana del borgo di Pieris o dei borghi vicini. Non incontriamo il
cognome nelle vicinie, le riunioni periodiche che i capifamiglia del paese fa-
cevano per discutere le problematiche relative alla vita dei campi e del borgo,
ne’ lo incontriamo tra i testimoni delle controversie che accompagnano da
sempre i mestieri legati al lavoro ed alla proprietà della terra. Sembra quasi
che la permanenza a Pieris rimanga in gran parte riservata all’interno delle
mura del palazzo che si fanno costruire al centro del borgo.

                                 Fig. 2. Pieris all’inizio del Novecento
                         (Fototeca del Consorzio Culturale del Monfalconese).

(3) ASV, Serie Notarile, Testamenti, Busta 155.
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                                                15

    Nel corso degli anni i Settimini nominano diversi fattori per l’amministra-
zione degli affari legati alla quotidianità della proprietà fondiaria, perché parte
dei loro interessi economici rimane sempre legata al capoluogo lagunare. Dal-
l’analisi dei documenti giunti fino a noi, però, possiamo tracciare un percorso
che muta nel corso degli anni. Come si susseguono nel tempo le generazioni
della famiglia, così cambiano anche i loro atteggiamenti nei confronti dei beni
situati a Pieris. Alcuni esponenti sembrano più distanti, altri sembrano essere
maggiormente coinvolti in prima persona nella gestione del patrimonio fon-
diario. Infatti nella documentazione non mancano le testimonianze, anche
autografe, di affari delicati che vengono gestiti direttamente da loro.
    Certamente è il Settecento il secolo nel quale il segno del loro passaggio
sul nostro territorio risulta maggiormente leggibile. Ed è per questo motivo,
senza dubbio, che gli storici hanno proposto questa datazione anche per il
palazzo di loro abitazione. Con tutte queste difficoltà nel reperire i documen-
ti in modo costante nei secoli e nel ricostruire la portata della presenza dei
Settimini sul territorio, si possono proporre nuove prospettive e nuove rifles-
sioni?

  Il Seicento

Le prime testimonianze

    In realtà la presenza della famiglia Settimini sul nostro territorio viene te-
stimoniata già nella seconda metà del Seicento e più precisamente nel 1672.
A questa data corrisponde un’annotazione presente presso l’Archivio Parroc-
chiale di San Pier d’Isonzo (4), in cui viene registrato il decesso di Giovanni Bat-
tista Settimini. La registrazione risulta particolarmente interessante perché
GioBatta viene indicato come de Pieris e viene tumulato presso il cimitero
della chiesa di Sant’Andrea (5). Giovanni Battista Settimini non è niente altro
che quel Zuan Batta fratello di Angela, citato nel testamento del 1670. Gio-
Batta, evidentemente, a differenza di Angela che risiede stabilmente a Vene-

(4) I dati relativi ai battesimi, ai matrimoni ed alle morti del paese di Pieris si ritrovano negli Archivi Par-
    rocchiali di San Canzian d’Isonzo e di San Pier d’Isonzo, essendo la cura d’anime del paese equamente
    divisa tra le due sedi.
(5) Die 15 septembris 1672. Johannes Bapta Seteminus de Pieris obiit in Christo, omnibus sacramentibus
    ecclesia corroboratus et in coemeterio S. Andreae eiusdem loci sepultus, in pace requiescit (APSP, Libro
    dei Morti 1605-1768).
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zia, dimora a Pieris e dispone di far tumulare il suo corpo proprio nel cimitero
accanto alla chiesa del paese.
    Nella seconda metà del Seicento compare un altro esponente della fami-
glia. Antonio Settimini, fratello di Angela, viene scelto dalla famiglia Valentinis
come padrino per il battesimo del figlio Antonio Claudio (6). Il dato è assoluta-
mente interessante. Battesimi e matrimoni sono importanti momenti sociali.
Si suggellano rapporti che esulano dal semplice contesto intimo e familiare
e non vanno sottovalutati. La scelta di un padrino non è quasi mai casuale, si
guarda sempre alle famiglie che spiccano sul territorio e con le quali si intrec-
ciano, o si desidera intrecciare, rapporti economici, politici e sociali. Eviden-
temente in questo periodo, benché poco testimoniati a livello documentario,
i Settimini sono una realtà importante tanto da essere scelti da una delle
famiglie più influenti del monfalconese come padrini di un figlio maschio.
    Antonio è anche il primo tra i Settimini che compare negli archivi notarili.
Nel 1688 la famiglia si avvale del notaio Matteo Favorito di Monfalcone per
gestire alcuni contratti relativi all’amministrazione della proprietà fondiaria. Il
primo documento è datato 13 dicembre 1688 e viene redatto a Pieris (7).
         «Havendo fatto acquisto [....] de beni comunali, li nobili signori Antonio
     et fratelli Settemini nell’ultima presa sotto Bean di diversi pezzi di terra, tra
     quali uno di questi [....] chiamato l’armentarezza (8), confina a levante il nobile
     signor Marchese Antonio Fabris, mezo giorno e ponente strada pubblica et a
     tramontana inlustre Lorenzo Luardo d’Udene, qual pezzo di terra, per far cosa
     gratta, lo cede et renuntia, così che [....] habbi da esser padrone assoluto An-
     tonio Furlan [....] della sudetta villa di Bean [....]».
    Il documento ci conferma che ben prima del 1688 i Settimini avevano ac-
quistato diversi terreni nelle immediate vicinanze del borgo di Pieris. Ma è
nella sua intestazione (fig. 3) che emerge un elemento di sicuro interesse per
la nostra ricerca.

                                                    Fig. 3.

(6) Liber baptizatorum, Parrocchia di Sant’Ambrogio di Monfalcone. 28 ottobre 1677 battezzato: Antonio
    Claudio, figlio di Coriolano conte Valentinis e di Viena. Padrini: Antonio Settomini e Valerio Ripa. In von
    Schivizhoffen L.S., Der Adel in der Matriken der Grafschaft Görz und Gradisca, Gorizia 1904.
(7) ASM, Serie notai, busta n. 48.
(8) L’armentarezza era una stradina campestre per la quale gli armentari portavano a pascolo il bestiame.
    Da Puntin M., Toponomastica storica del Territorio di Monfalcone e del comune moderno di Sagrado,
    Grafica Goriziana, Gorizia 2003, p. 24.
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                             17

        «In Christi nomine. Amen. Anno ab eius Dei nativitate, 1688. Indizione un-
    dicesima, giorno di lunedì, li 13 decembre, fatto fuori di Monfalcone, nella villa
    di Pieris, nelle case dell’infrascritto nobile signor venditore [....]».

   Nel secondo documento (fig. 4), redatto ancora una volta nelle case
dell’infrascritto signor costituente, Antonio nomina Giovanni Battista Toso
quale agente nella riscossione degli interessi per il contratto di capital livello
dell’ammontare di mille e duecento ducati a favore del Conte Coriolano Va-
lentinis (9).

                                              Fig. 4.

     Il contratto di livello era un contratto agrario in uso dal medioevo che con-
sisteva nella concessione di una terra dietro il pagamento di un fitto. La con-
cessione poteva essere temporanea, per venti anni rinnovabili, o perpetua.
Il livello veniva stipulato tra il proprietario (spesso un nobile, un monastero,
una chiesa) e il livellario. Il livellario era gravato non soltanto dell’obbliga-
zione di pagare il canone, ma anche di migliorare il bene. In questo senso il
tenore del livello poteva esprimersi in modo vario, prescrivendo ad esempio
l’obbligatorietà di prestazioni anche di natura personale.
     Possiamo quindi affermare con certezza che prima del 1688 esisteva a
Pieris un complesso architettonico di proprietà della famiglia Settimini elet-
to come loro abituale abitazione. L’utilizzo del plurale case nel documento
non è sicuramente casuale, probabilmente indica una serie di edifici tra loro
collegati non molto dissimile da quello che comparirà più tardi nelle mappe
catastali austriache. Essendo il centro della proprietà fondiaria, l’abitazione
principale era corredata da tutta una serie di annessi indispensabili per lo
svolgimento delle attività quotidiane legate alla terra ed agli animali.
     I dubbi sulla presenza della famiglia Settimini nel territorio di Pieris nel
corso del Seicento possono definitivamente essere fugati dalla registrazione

(9) ASM, Serie notai, busta n. 56.
18                                             Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

della morte di Antonio Settimini (10). Il 12 ottobre del 1689 Antonio Settemino
di circa cinquant’anni muore e viene sepolto nel cimitero della chiesa di San-
t’Andrea. Nel documento Antonio viene indicato prima come de Pieris, poi il
curato si accorge di aver fatto un errore e taglia l’annotazione e precisa civis
venetus, quindi cittadino di Venezia, ma existente Pieris annorum, presente a
Pieris ormai da molti anni. Evidentemente la residenza della famiglia a Pieris
era così consolidata che era facile confondersi e considerare i suoi esponenti
come parte integrante della comunità locale, tanto da indicarli come prove-
nienti dal borgo.
    Pochi giorni dopo a Pieris morirà anche la piccola Ortensia, figlia di Anto-
nio, che verrà tumulata vicino al padre in paese (11). Non conosciamo le cause
della morte prematura dei due esponenti della famiglia Settimini, nulla infatti
viene annotato nei registri parrocchiali in questo senso. Possiamo però sup-
porre un’infezione di qualche tipo, vista la scomparsa così repentina di padre
e figlia in tenera età, infezioni che periodicamente si presentavano nell’entro-
terra veneto e che, indifferentemente, colpivano uomini ed animali.

     Fig. 5. L’affaccio orientale di Villa Settimini (Fototeca del Consorzio Culturale del Monfalconese).

(10) «Die 12 octobris 1689. Antonius Setteminus de Pieris (dep), civis venetus, existente Pieris annorum,
     circuite 50, obiit et sepultus in coemeterio S. Andreae dicti loci et ibi requiescit in pace» (APSP, Libro
     dei morti 1605-1768).
(11) «Die 26 novembris 1689. Ortensia filia quondam domini Antonii Setemini civis venetii, parvula evolavit
     in celo et cemeterio S.ti Andreae eiusdem loci sepulta inique iacet in pace» (APSP, Libro dei morti 1605-
     1768).
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                                                19

Il Settecento

L’affermazione sul territorio

    Il Settecento è sicuramente il secolo in cui le notizie sulla famiglia Set-
timini si fanno più consistenti. E’ in questo secolo, infatti, che si concentra
la maggior parte dei documenti in nostro possesso. Molto probabilmente il
patrimonio fondiario della famiglia viene incrementato con l’acquisizione di
numerosi possedimenti sul territorio ed anche il suo permanere all’interno
del palazzo di Pieris diventa più costante.
    Il secolo inizia con un importante documento, conservato all’Archivio di
Stato di Venezia. E’ il testamento di Giorgio Settimini, datato 1701 (12). Giorgio
scrive di suo pugno le ultime volontà della sua vita, elencando di volta in volta
l’entità dei beni in oggetto e gli eredi ad essi destinati. Dal suo testamento
emerge chiaramente la duplice locazione dei suoi interessi patrimoniali, in
parte collocati a Venezia in parte nel territorio di Monfalcone. Giorgio morirà
alcuni anni dopo senza eredi diretti, infatti il suo patrimonio sarà diviso tra
fratelli, sorelle e nipoti.
        «[...] Avendo io Zorzi Settemin, quondam Giacomo, scritto di mio proprio
    pugno il presente mio testamento, qual voglio che doppo la mia morte sia in
    tutto e per tutto esseguito, però essendo sano per gracia del Signor Iddio della
    mente, corpo et intelletto, lo presenterò al cancello di quel nodaro di Venezia
    che a me piacerà, et alla presenza delli infrascritti testimonii, e prego esso
    nodaro che, venendo il caso della mia morte, lo debba publicar, compier e
    coroborar; da qual nodaro essendomi detto se volevo far altro per presentar
    in cancelaria dissi che si presentasse questo; et quanto alli lochi pii da lui rac-
    comandatimi (13), ordinerò qua sotto: [...]».
    Verso la metà del documento incontriamo il borgo di Pieris e la sua chiesa.
Giorgio stabilisce un lascito affinché gli vengano celebrate in paese quattro
messe alla settimana per cinquant’anni dalla sua morte. La scelta della chiesa
di Sant’Andrea non deve essere casuale se, poco dopo, ci rivela la volontà di
far costruire al suo interno un altare dedicato a Sant’Antonio. Se questa sua
volontà non venisse esaudita durante gli ultimi anni della sua vita, lascia ai
suoi commissari, ovvero alle persone incaricate di portare a termine le sue
volontà, l’onere di eseguire il lavoro.

(12) ASV, Serie Notarile, Testamenti, Busta 1280. Per la trascrizione completa di documento si rimanda
     all’appendice n. 2.
(13) Il notaio era obbligato ad informare il cliente che si presentava da lui per redigere il suo testamento
     di tutta una lunga serie di associazioni caritatevoli, ricoveri, ospedali, confraternite, ecc. a cui poter
     cedere parte del suo patrimonio.
20                                      Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

         «[...] Item lascio che nella Chiesa di Pieris, Territorio di Monfalcon, mi siano
     celebrate messe quattro alla settimana per anni cinquanta. E perché ho avutto
     sempre intencione di far fabrichar un altar di Santo Antonio, mio avocatto,
     nella Chiesa di Pieris; e quando questo non fosse fatto da me avanti la mia
     morte, lascio et obligo il mio erede che lo debba far fabricare nel termine d’an-
     ni dieci col prender ducatti cento. E non vivendo tanto delli anni dieci per poter
     effetuar la mia volontà, lascio che li mieii comisarii che instruirò doppo sua e
     mia morte, che sii da loro esseguitto [...]».
    La scelta di far costruire all’interno della chiesa del paese un altare dedica-
to ad un santo di devozione personale e familiare rivela l’indubbio legame dei
Settimini con il borgo di Pieris e la loro posizione all’interno della comunità
locale, senza dimenticare le consistenti disponibilità economiche.
    Parte del patrimonio contante di Giorgio va anche a suo nipote Giacomo,
figlio di quell’Antonio, ormai defunto, di cui abbiamo parlato poco sopra. Il re-
sto dei beni mobili ed immobili nel territorio di Monfalcone viene invece con-
segnato alla sorella Doralice. Molto probabilmente vengono a lei consegnati
tutti quei beni che non necessitavano di una presenza costante sul territorio
per essere amministrati, mentre alla linea maschile rimane tutta la proprietà
imperniata sul palazzo di proprietà di Pieris.
         «[...] Item lascio a mio nepote Giacomo Settemin del quondam Signor An-
     tonio, mio fratello, ducatti cento cinquanta all’anno sua vitta durante [...].
     Residuaria per di tutto il mio et erede, lascio la Signora Doralice Settemina,
     mia sorella relita del quondam Alberto Angelo, dovendo godere, usufrutuar
     et esser asolutta persona sua vitta durante delli frutti di tutti li mieii beni nel
     teritorio di Monfalcon e altrove havessi [...].
         [...] Agiongo che essendo statta creditrice, detta mia sorella Doralice, dal
     quondam Signor Antonio nostro fratello d’un capital di livello de ducatti cin-
     quecento cinquanta [...], per il qual credito mi sono tratenutto tanti benni nel
     teritorio di Monfalcon della facoltà di detto mio fratello, questi essendo di sua
     raggione [...]».
    Quali sono le persone a cui Giorgio affida l’attuazione delle sue ultime
volontà? Il primo è il nipote Alberto Angelo, monaco, il secondo è il pievano
di San Canzian d’Isonzo, altra indicazione che rafforza il legame di Giorgio con
le proprietà di Pieris. A loro l’onere di accomodare tutte le cose rimaste in
sospeso, compresi gli aggravi sopra le proprietà del fratello Antonio.
         «[...] E di me comisarii di questa mia volontà lascio il padre d’Alberto Ange-
     lo, mio nepote monacho nello Monasterio di Santa Maria di Pralgia. Et il signor
     piovan di San Cansian pro tempore nel Teritorio di Monfalcon, alli qualli lascio
     ducatti trenta per unno all’anno sinno che assisterano alla detta comisaria [...].
     Detti comisarii doverano governar detta mia entratta, pagar tutte le gravezze,
     tutti li legatti, tener conto in colmo tutte le fabriche e spender quello occo-
     resse per mantenimento della casa e quello di sopra avanzasse dell’entrata,
     doverano investirli in aumento della mia facoltà e perché sopra detti benni del
     quondam mio fratello vi sonno delli debiti, volgio, che questi delgi avanzi di
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                               21

    detta mia entratta sian pagatti [...]. [...]Io Zorzi Settemin affermo in tutto e per
    tutto come di sopra e tutto ciò che si contiene in detto testamento».
    E’ proprio Giacomo Settimini a raccogliere l’eredità dello zio e a comparire
negli anni venti del Settecento nella documentazione notarile presa in esa-
me. La sua presenza a Pieris testimonia una gestione della proprietà fondia-
ria molto più puntuale rispetto agli anni precedenti. Non vengono nominati
agenti per dirimere le varie problematiche quotidiane legate al lavoro dei
campi, è lui stesso che compare davanti al notaio per richiedere, di volta in
volta, la redazione di un determinato documento.
    L’undici ottobre del 1724 il notaio Antonio Cosolo redige un elenco dei
beni di proprietà di Giacomo Settimini nella località chiamata il paludo nelle
pertinenze di San Canzian (14). Per ogni singolo appezzamento di terra il no-
taio, durante il suo sopralluogo, elenca puntualmente tutte le colture che
vede. E quindi, nel prado delle Baize, troviamo morari, ceresari, talponi, vitti,
un altro appezzamento senza piante, un pezzo di terra prativa, e così via fino
a delineare l’immagine di una proprietà fondiaria ricca e variegata.
    Questa serie di documenti mostra un paesaggio agrario molto diverso dal
panorama che oggi si propone alla nostra vista a Pieris, San Canzian e Be-
gliano. Dallo studio dei toponimi antichi (15), infatti, emerge un contado fatto
di poche abitazioni coloniche (casate, casonat, cason delle tolle, casone, ca-
sonet, casa del bosco), spesso raggruppate a formare piccoli agglomerati di
case circondati da terreni e da acque. Compaiono campi ed orti recintati con
palizzate o siepi (agrada, brolo, mandra, nograda, sedin), altri lasciati aperti
(braida, braida vecchia, braidota, braiduzza, terbane), boschetti (boschette,
boschi, bosco grande, latoch, pan, nemus) di pioppi (albara o de la Talpona),
di acacie (akacije), di ciliegi selvatici (ceresari), di gelsi (morari), di noccioli
(nogaredi, nogarezza), di peri (perar), di quercie (rol), di salici (venchiarij, ver-
bilico, vinchiarada, vinchiarette), radure (presecha, prosecha, prosecha sca-
vezada), prati lasciati al pascolo (bravizze, pascol, prà, pradi, pradisei), prati
stabili (campagna, campuz, campuzzo), terre e prati comunali (comugna),
vigne (corbina, pianta, piante longe, piannella, pignol, riboliza, vinograt) e
terreni coltivati (paniai, roncai, roncaie, roncat, ronchetto, ronchija). Questi si
collegavano ai piccoli centri abitati con strade di campo (armentarezza, stra-
dele, stradone, trozi) per uomini ed animali, a volte rialzate sul terreno se
passavano per terreni paludosi (levade).
    Accanto diverse zone incolte (baredi, caminizze, chiarodi, crodischia, fatu-
ra, ghiara, ghiaretta, giara, giarette, giaron, grobia, grode, ledine, sabbione,
sabbioni, sabionizza, sablon, sassat, scavezade) a causa delle condizioni del
terreno inadatto a qualsiasi tipo di coltivazione per la presenza di sassi e pie-

(14) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 967, c. 28.
(15) Si veda Puntin M., 2003, cit.
22                                            Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

tre, compaiono aree cespugliose (baretta, stropare), aree coperte di buche
anche molto profonde (busatta, ruppa, doja, dolina) e zone paludose (canel-
le, palù, paludet, paludetti, paludetto).
     Altre aree di questo territorio erano state strappate alle acque torrentizie
del fiume Isonzo che qui si ramificava (ara, aret, brancolo, brodez, calichie,
cantoni, gorghi, jurus, patoch, revoc, roie, sacco), creando tutta una serie di
letti secondari che si riempivano episodicamente durante le piene. Tutte que-
ste zone erano caratterizzate, quindi, da vere e proprie isole di terra emersa
(isola, isoletta, mezan, poiane) e zone con pozze di fresche acque di risorgiva
(lago del passerino, meacuzza, mlaka, pozzate, pozzo, spiron, studens). Leg-
giamo di campi protetti da argini (alzare, auzarini, rapparo, riparo, rivata,
rivis, rosta, roste vecchie, sabornizza, sesta), di zone poste vicino al letto del
fiume (brech, brechi, patoch), di aree in cui la presenza dell’acqua veniva re-
gimentata con la presenza di fossati (fosal, fossal, fossatti).
     Emerge il quadro di un paesaggio agrario ricco e variegato, ma anche
aspro e difficile da coltivare. Un paesaggio legato indissolubilmente alla pre-
senza delle acque capricciose del fiume Isonzo e delle varie rogge che lo sol-
cavano.
     La vita dei campi emerge anche dall’analisi dei nostri documenti. In quello
datato 9 ottobre 1724 (16), scopriamo che tra le proprietà di Giacomo Settimi-
ni c’erano diversi terreni dedicati all’allevamento del bestiame, con stalon,
spianada con palli entro la pallada del orto, dove probabilmente le mucche
venivano lasciate al pascolo, uno stallotto dietro la casa coperto di canne e
uno di legno appresso il pozzo. In queste strutture stabili venivano allevate
diverse razze di mucche, anche piuttosto pregiate, incontriamo la Padovana,
la Rossa, la Chianina e la Boscanina, tutte indicate con il proprio vitello. Se-
guono puntuali gli strumenti indispensabili al lavoro della terra, «un carro con
quattro rotte ferate [...], un scalon di cardar fieno [...], un scalon da menar vin
[...], un versor con sua feramenta [...], una littiera con poche tavolle [...], tre
gramole et un gramolon [...], un parro canestri con ferri [...]».
     Possiamo anche ricostruire puntualmente come veniva organizzata la pro-
prietà terriera data in affitto. L’11 ottobre del medesimo anno (17):
        «Grado della casa, cortivo e terre di ragione del Illustrissimo Giacomo Set-
     timini [...] della Villa di S. Cancian [...] dicto la casa nova verso il Paludo con-
     dota in affito [...]:
        Una casa di muro coperta di coppi con solaro et scalla di tavolle che assen-
     de e dissende dal medesimo, con suoi scuri di porte con cadenazzi et seradure
     con chiave; li scuri di balcon senza cadenazi. Stalotto appresso la medesima

(16) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 968, c. 29.
(17) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 968, c. 30.
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                               23

    casa coperto di canne e paia fine. Un altro di legno grande appresso il pozzo.
    [...] Una spianada di spini verdi che serve per seragio [...]. Un moraro grande,
    altro picolo, nogarelli picoli, un salgaro con una vitte grande appresso il pozzo
    [...]. Susinari 10, persegari 3, pomari grandi 2, morari piccoli 1. Un sterpo di
    salvia. Il campiello ivi attacatto di piantelle 4, senza rapar [...]. Altro campetto
    ivi attacatto senza piante. [...] Una vitte grande sopra il rival. [...] Altro pezzo
    di terra ivi attacatta, chiamato il Campo delle 4 Piantelle con piante 4, senza
    rapar [...]. Altro pezzo ivi seguente [...] sotto la scavasada della Braida dicta
    l’Armentarezza. [...] Altro dicto il Boschetto con piante 3 [...]. Altro pezzo dicto
    Braiduza appresso il Paludo di piante due [...]. Altro dicto la Braida della Gio-
    vine [...]. Altro dicto il Campo dei Nogari [...]».
   Certo, i rapporti tra i contadini che lavoravano il podere ed i proprietari
terrieri non erano sempre semplici. Bastava un’annata infelice, una cattiva
condizione climatica, una morte improvvisa per compromettere il pagamen-
to di quanto dovuto al signore. Compito del notaio era anche quello di segna-
lare periodicamente tutti gli aggravi che pesavano su un determinato bene
della famiglia dato in affitto, in modo da rendere agevole il calcolo di quanto
dovuto annualmente dai vari affittuari.
        «Haver dell’Illustrissimo signor Giacomo Settemini dagli eredi del quon-
    dam Zuanne Vesichio ut infrascripto, videlicet (18) (Ovvero stato del debito de-
    gli eredi del fu Giovanni Vessicchio al signor Giacomo Settimini come sotto
    indicato). 1676, 17 gennaio livello francabile pagano in anno [...]. 1682, 16
    febraio per soldi 21,14 pro annuo suo capital [...]».
    Ogni singolo addebito veniva puntualmente trascritto in modo da riscuo-
tere la rata corretta ogni anno. Questo documento testimonia ancora una
volta che la proprietà fondiaria della famiglia Settimini era presente sul terri-
torio già dalla seconda metà del Seicento.
    E ancora: «Il 16 gennaio 1725. Haver da Zuanne Bresan come qui sotto:
per vino orne 13,8 [...], formento resta a suo credito pesenali 5 [...], del for-
menton resta a lui credito stara 2, pesenali 2 [...], sorgo rosso pesenali 4 [...]».
I contadini che lavoravano la terra dei signori possidenti pagavano l’affitto
con una percentuale variabile sul raccolto. Le derrate che venivano utilizzate
per questi pagamenti erano il frumento, il sorgo, il vino e spesso anche l’olio,
tutte quelle colture che avevano un discreto potere d’acquisto sul mercato.
Venivano, invece, lasciate alla famiglia del mezzadro tutte quelle derrate ali-
mentari considerate povere, come panico, miglio, ecc. Bisognava però saldare
ancora qualche debito: «[...] l’affitto delle due stanze, cortivo, terre, orticello
formento stara 3 [...] (19)». A parte veniva pagato l’affitto per l’abitazione data
in uso con gli appezzamenti di terra. Questo sistema non faceva altro che

(18) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 969, c. 61v.
(19) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 969, c. 246r.
24                                            Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

legare strettamente il proprietario al mezzadro, costringendo quest’ultimo
ad abitare una casa di proprietà del signore. Se il contratto veniva rescisso il
contadino non perdeva soltanto il lavoro, ma perdeva anche la casa.
    Molto interessante risulta essere un documento datato 18 gennaio
1725 (20). Al di là del contenuto che regola ancora una volta i contratti di livello
tra il signor Giacomo Settimini ed i suoi contadini, è l’intestazione ad attirare
la nostra attenzione. Il documento, infatti viene «Fatto in la Villa di Pieris,
territorio di Monfalcone, nel Palacio di ragione dell’infrascritto illustrissimo
signor Settemini».
    E’ passata una trentina d’anni dalla precedente annotazione in cui si cita-
vano le case dei signori Settimini. Qui il documento del notaio Antonio Coso-
lo indica che il documento viene redatto nel palazzo di proprietà del signor
Giacomo Settimini. Le formule notarili sono estremamente precise, non si
trova mai una definizione erronea dei beni del committente e quindi possia-
mo affermare con una certa sicurezza che il termine palazzo non viene scelto
a caso. Evidentemente tra la fine del Seicento e il primo Settecento qualcosa
nell’architettura dell’abitazione della famiglia è cambiato. Questo mutamen-
to, forse, è legato ad una variazione dell’architettura residenziale delle ville
venete di terraferma. Se il modello seicentesco può essere individuato nel
palazzo dei conti Priuli di Turriaco, il modello settecentesco viene bene rap-
presentato dalla vicina villa dei marchesi de Fabris di Begliano. Anche i de
Fabris, giunti nel territorio del monfalconese alla fine del Cinquecento grazie
ad accorte politiche matrimoniali, ebbero due residenze, una legata al pri-
mo insediamento della famiglia sul latifondo (forse la villa conosciuta come
colombara) ed una seconda, fatta costruire nel Settecento per testimoniare
lo status raggiunto dalla famiglia nella società locale in accordo alle nuove
mode architettoniche che venivano dal contado veneto.
    La conquista veneziana dell’entroterra veneto-friulano, compiutasi tra il
XIV ed il XV secolo, comportò un sempre maggiore interessamento dell’ari-
stocrazia veneto-veneziana per i possedimenti fondiari. Alle grandi proprietà
si accompagnarono grandi investimenti in agricoltura, spesso derivati dai red-
diti mercantili delle famiglie, ma che furono poi remunerati dalla produttività
delle tenute. Il simbolo di questo “mondo” fu la villa veneta, in cui si affian-
cavano sia l’estetica e la grandiosità della residenza signorile, sia gli edifici
necessari alla gestione della tenuta circostante: aveva dunque, a differenza
di altri sistemi di ville, una doppia funzione, sia di rappresentanza e di svago,
che di centro produttivo. Dopo un primo periodo di reale impegno agronomi-
co sul territorio, la villa divenne una moda, propagandosi a tal punto che le
famiglie nobili spesero gigantesche ricchezze per costruire delle ville da usare

(20) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 392, filza 969, c. 245r.
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                      25

solo d’estate, dalla vigilia della festa di Sant’Antonio di Padova, il 13 giugno,
alla fine di luglio o al massimo fino al periodo della vendemmia. L’edificio del-
la villa perse i suoi connotati rustici, aumentando di misura, eguagliando per
lo sfarzo interno i palazzi di città; si arricchì inoltre di vasti giardini lussureg-
gianti di piante esotiche e siepi potate a disegno, dove si creavano complessi
giochi d’acqua, tendendo in tutto a rivaleggiare con modelli internazionali
come la reggia di Versailles dei re di Francia a cui alcuni facoltosi possiden-
ti intendevano equipararsi, a volte consumando nell’intento l’intera fortuna
di famiglia. La struttura tipo della villa veneta si distingue innanzitutto per il
contesto nel quale le architetture si pongono: di norma e in accordo alla sua
funzione, la villa veniva inserita in una grande proprietà agricola. Al centro
del complesso architettonico si situa il corpo centrale (o casa dominicale),
che era la residenza dei proprietari, più elaborata e ornata in quanto luogo di
rappresentanza, nonché di villeggiatura estiva. Il modello prevedeva che nel-
le vicinanze o collegata alla villa vi fossero delle dipendenze dette barchesse,
dove veniva organizzato il lavoro: cucine, abitazioni dei contadini, stalle e altri
annessi rustici.
     Forse questo successe anche a Pieris per la proprietà dei nostri signori
Settimini. Non si tratta, in questo caso, di una vera e propria nuova edificazio-
ne, ma, molto probabilmente, di un ingrandimento della struttura originaria.
Il primo nucleo abitativo, forse, non si estendeva in modo così accentuato
in senso longitudinale e verticale, facendo assumere al complesso un aspet-
to maggiormente cubico. Questa abitazione, molto probabilmente edificata
nella seconda metà del Seicento, mostrava nelle scelte architettoniche tutte
quelle caratteristiche importate dagli esempi veneti contemporanei. Com-
paiono da subito accanto alla villa padronale una serie di edifici annessi, in-
timamente legati al lavoro dei campi e all’allevamento di bestiame. Quando
nel corso del Settecento il prestigio della famiglia nella comunità viene in-
crementato dalle nuove acquisizioni nel territorio e nuova ricchezza affluisce
nelle casse signorili, derivante dalla gestione di questo notevole patrimonio
agrario, è necessario rendere visibile il nuovo status anche nel palazzo di pro-
pria rappresentanza.
     Lo stile architettonico che dal Settecento si afferma nell’entroterra ve-
neto modifica in parte gli edifici anteriori. Viene posto in secondo piano il
legame dell’edificio con il proprio possesso fondiario per esaltare quei tratti
maggiormente “cittadini” della struttura. Possiamo ipotizzare un possibile
ampliamento della villa in senso longitudinale e verticale con l’allungarsi ver-
so l’esterno delle “barchesse” e la netta suddivisione della pars dominica da
quella massaricia. E’ molto probabile che in questo periodo si sia delineata
la netta separazione delle due aree verdi attorno l’edificio. Il curtivo, nella
parte retrostante la casa, intimamente connesso agli edifici accessori che
lì si trovavano e dedicato all’attività legata al latifondo ed il giardino posto
a cornice della facciata anteriore del palazzo, quella verso l’odierna Piazza
26                                            Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

Garibaldi. La strutturazione del giardino è mirata al dilettevole e l’effetto or-
namentale che viene ricercato deve essere adeguato al tono della famiglia
in modo da esaltarne il ruolo nella comunità. Il giardino è parte privata della
casa, vi si accede solo se si è tra i proprietari della villa o se si viene invitati.
Tutta l’area è circondata da un muro che separa la vita del borgo dalla vita
che si svolge al suo interno. La continuità del muro di cinta viene interrotta
dalla presenza di un’apertura verso ovest, proprio verso la strada di campa-
gna che da lì piega verso occidente, come compare nelle mappe catastali di
primo Ottocento.
    La metà del secolo vede l’affermarsi di questo nuovo ruolo della famiglia
in seno alla comunità locale. Nei registri parrocchiali gli esponenti sia maschili
che femminili dei Settimini compaiono sempre più spesso come padrini e
madrine in occasione dei battesimi delle famiglie più influenti del tempo (21).
Sono i padrini dei marchesi de Fabris di Begliano, dei conti Susanna e dei con-
ti Valentinis di Monfalcone. I protagonisti di questo periodo particolarmente
significativo per la storia del palazzo sono i fratelli Giovanni Pietro e Antonio,
molto probabilmente cugini di quel Giacomo, citato poco sopra.
    I fratelli Settimini sono presenti in molta della documentazione relativa
alla seconda metà del secolo e il loro legame con la proprietà fondiaria di
Pieris muta rispetto a quella della gestione di vent’anni precedente. Antonio
e Giovanni Pietro, infatti, in una lettera autografa datata Venezia, 10 ottobre
1755 (22) mostrano di curare gli affari del proprio latifondo direttamente dalla
capitale lagunare. I fratelli, però, mantengono personalmente i contatti con
il notaio Giovanni Battista Cosolo e ci tengono a dirimere in prima persona
tutte le problematiche relative alla gestione ed amministrazione delle terre
nel Territorio di Monfalcone. Con questa lettera, infatti, consegnano al notaio
Cosolo il compito di dare con pubblico strumento speciale procura al loro
amministratore per agire contro Valentino Marini, debitore insolvente per
300 ducati.
          «[...] Dal signor Valentin Marini, oltre l’insolenza usata alla specialità del
     signor Fratello, con li atti irregolari praticati a codesta Terra di Monfalcone,
     in onta alla cortese esibizione fattali fare dal mio fattore, d’attendere la mia
     venuta gl’ultimi del passato, o primi di questo (23), [...], agionse l’altra d’intimar
     l’affracazione delli ducati 300 presi da noi due Fratelli in solidum (24) [...], feci
     perciò che il Fattore dimandasse tempo congruo all’affrancazione sudetta [...].
     Però qui uniti ambedue Fratelli, la preghiamo annotare Procura in atti suoi al
     signor Andrea Paraune, nostro agente, in rigor della quale possa impetrare
     soffragio dalla Giustizia di codesto eccellentissimo Rappresentante di due o tre

(21) Si veda: von Schivizhoffen L.S., 1904, cit.
(22) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 395, filza 988, c. AD3r.
(23) Sottointeso mese.
(24) Cioè in contanti.
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                         27

    mesi di tempo per poter in dato termine affrancar detto capitale [...], perciò
    ambedue saremo di proprio pugno sottoscritti [...]».
   I fratelli Settimini erano rimasti piuttosto contrariati che un loro debito-
re non solo non avesse rispettato i termini stabiliti per la restituzione di un
debito da lui contratto per una discreta somma in contanti, ma non avesse
nemmeno avuto la decenza di aspettare l’arrivo di Antonio a Pieris per la di-
scussione dell’affare. Stabiliscono, pertanto, una nuova scadenza per il saldo
della somma prestata e danno mandato al loro agente a Pieris di gestire la
pratica.
   Alla fine della lettera troviamo le firme autografe dei fratelli (fig. 6), il
nome seguito dalla sigla mmpp, ovvero manu propria.

                                                   Fig. 6.

    Nello strumento notarile che segue tale sollecito (25) il due fratelli vengono
indicati come della città di Venezia, segno che in questo momento gli interes-
si economici della famiglia Settimini vengono equamente suddivisi tra Pieris
e la capitale. Dalla documentazione qui citata emerge che in loro assenza
tutta la proprietà veniva curata da un agente che garantiva l’amministrazione
ordinaria della tenuta. Qualsiasi altro incarico veniva concesso temporanea-
mente con l’intervento del notaio. Capiamo, inoltre, che periodicamente i
Settimini si muovevano da Venezia e si recavano nel palazzo di Pieris per di-
rimere personalmente le controversie più delicate legate all’amministrazione
del latifondo.

(25) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 395, filza 988, c. 3r.
28                                            Villa Settimini storia di un edificio e della sua Famiglia

    Il legame con la terraferma doveva essere comunque molto forte se all’ini-
zio degli anni Quaranta del Settecento il marchese Carlo de Fabris nomina An-
tonio Settimini quale Procuratore Speciale per agire in nome e per conto pro-
prio nella gestione di una lite con il fratello Arnoldo in merito ad una dote.
         «[...] Il nobile signor Marchese Carol Antonio de Fabris quondam Marchese
     Antonio facendo qui in ogni miglior modo [...], ha solennemente creatto, con-
     stituitto et ordinatto in suo certo et indubitato Procuratore Speciale il nobile
     signor Antonio Settemini, del nobile signor Giacomo, presente [...], con facoltà
     espressa et assolutta di poter nella litte vertente con il nobile signor Marchese
     Arnoldo de Fabris, di lui fratello, sopra la predeta dotte [...] (26)».
   Antonio Settimini era autorizzato a gestire questioni decisamente spinose
della famiglia de Fabris, non solo le liti tra fratelli ma anche i delicati rapporti
con i debitori dei Marchesi.
         «[...] Comparso il nobile signor Antonio Settimini del signor Giacomo et
     come Procuratore Speciale del nobile signor Marchese Carlo Antonio de Fabris
     quondam Marchese Antonio appar Procura del dì 13 nei miei atti, et alla pre-
     senza delli sottoscritti testii riceve et imborsa [...] il deposito fatto in mie mani
     sino lì 12 luglio 1740 dalli Giacomo quondam Mauro Taura e Batta Peloso [...]
     per saldo del debito d’affitti de’ pradi [...] (27)»
    Antonio Settimini rimane per tutta la sua vita così legato al borgo di Pieris,
nonostante risieda anche a Venezia, che decide di essere sepolto lì al mo-
mento della sua morte (28). Il 23 novembre 1787 a circa ottant’anni si spegne
e stabilisce di essere tumulato nella chiesa di Sant’Andrea non nel cimitero,
come i precedenti esponenti della famiglia, ma davanti all’altare dedicato a
Sant’Antonio. Proprio davanti a quell’altare voluto dallo zio Giorgio Settimini
e fatto costruire nella navata della parrocchiale di Pieris.
    L’altare di Sant’Antonio, oltre a testimoniare lo status sociale della famiglia
davanti a tutta la comunità locale, diventa, quindi, alla fine del Settecento
luogo privilegiato per la tumulazione di alcuni esponenti dei Settimini. Poter
essere sepolti in luogo consacrato, all’interno dell’unico edificio sacro del bor-
go, davanti all’altare del santo avvocato della famiglia, significava assicurarsi
un riposo eterno con garanzia di serenità e protezione. Non era certamente
un privilegio concesso a molti.
    La presenza dell’altare voluto dalla famiglia Settimini viene puntualmente
riscontrato nelle visite pastorali (fig. 7). Nella documentazione datata post

(26) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 394, filza 979, c. 156.
(27) ASG, Archivio Notarile (Notai di Monfalcone), busta 394, filza 979, c. 158.
(28) «Die 23 novembris 1787. Antonius filius quondam nob. Jacobi Septimini de Pieris, sub iure Sancti Petri
     aetate annorum 80 circiter [...] defuntus est, hori vespere circa solis occasus eius corpus ad ecclesia
     Sancti Andreae deharet, hodie [...] ecclesia ante altare Sancti Antonii tumulatus fuit» (APSP, Libro dei
     Morti 1768-1828).
Desirée Dreos, La famiglia Settimini e la storia della Villa                                                    29

                                                      Fig. 7.

1760 (29), infatti, viene annotata la presenza di quattro altari all’interno della
chiesa di Sant’Andrea, tra cui quello di Sant’Antonio da Padova.
    Sant’Antonio da Padova è un santo particolarmente caro al nostro terri-
torio. Il primo santuario a lui dedicato, infatti, non è la Basilica del Santo a
Padova, bensì quello di Gemona. Nei racconti sui suoi viaggi, inoltre, vengono
ricordate le sue prediche durante il soggiorno udinese. La sua vita, collocata
tra XII e XIII secolo, è ricca di eventi miracolosi, esorcismi, guarigioni, predica-
zioni ai pesci, resurrezioni, tanto da renderlo, nel corso del tempo, il santo dei
casi impossibili. E’ il santo che intercede per qualsiasi tipo di grazia, infatti, è
rappresentato con Gesù Bambino in braccio, privilegio iconografico riserva-
to a pochissime figure (30). Non soltanto i Settimini mostrano una particolare
predilezione per Sant’Antonio, già i Priuli a Turriaco avevano fatto erigere nel-
la chiesa del paese un altare a lui dedicato e avevano riservato varie nicchie
del loro palazzo nobiliare alle immagini del santo (31).
    Davanti al suo altare, nella tomba di famiglia, venne tumulata anche Tere-
sa (32), la piccola figlia di Giacomo Settimini, figlio di Giovanni Pietro e Laura e
protagonista del passaggio della proprietà fondiaria a Pieris dal secolo Diciot-
tesimo a quello successivo.
    Oggi di queste testimonianze non rimane pressoché nulla. L’edificio venne
completamente rimaneggiato tra la fine del Settecento ed i primi anni del-
l’Ottocento, come viene testimoniato dalla lapide dedicatoria posta in con-
trofacciata (fig. 8).

(29) ACAU, Fondo a parte Imperii, Busta 742.
(30) Si veda in questo senso: Felli V., Le vie dei Santi. Percorsi di religiosità popolare in Friuli Venezia Giulia,
     Libra Edizioni, Pordenone 2007, pp. 100-103.
(31) Si veda in questo senso: Villa Priuli. Studi, progetti, ricerche, idee, Atti del Convegno “Salvar Palazzi”,
     Turriaco, 20 febbraio 1993, Centro Culturale pubblico polivalente del Monfalconese, Ronchi dei Legio-
     nari 1995.
(32) «Die 26 novembris 1785. Teresia, filia nob Jacobi Settimini de Pieris aetate annorum 3 circiter, heri
     hora quarta noctis evolavit ad coelus, hac vespera sepulta est in ecclesia efflusso pavimento cum
     permissione Ass. R.do Cop.mo de licentia» (APSP, Libro dei Morti 1768-1828).
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