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STRESS LAVORO
CORRELATO
“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti.
In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?”
D. Pennac Introduzione allo Stress Lavoro
correlato
Programma Difficoltà di comunicazione dei
docenti con le diverse figure:
genitori, alunni (anche extra-
comunitari: difficoltà di lingua
e cultura) e dirigenti scolastici
Essere felici a Scuola: buone
prassi di prevenzione del
BullismoStress e Stress lavoro correlato
Reazione emozionale intensa a una serie di stimoli esterni
che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche
di natura adattiva (Galimberti,2006);
Reazione aspecifica dell’organismo a quasi ogni tipo di
esposizione, stimolo e sollecitazione”(Seyle1936);
Reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano
quando le richieste lavorative non sono commisurate alle
capacità, risorse o esigenze del lavoratore” (National
Institute for Occupational Safety and Health, NIOSH 1999)Introduzione allo Stress lavoro correlato
In letteratura l’esperienza di stress sul lavoro viene considerata come “associata
all’esposizione a determinate condizioni di lavoro, sia fisiche che psicosociali, e
alla consapevolezza del lavoratore di avere delle difficoltà nel fronteggiare
importanti aspetti del proprio lavoro. Di norma l’esperienza di stress è
accompagnata da tentativi per fronteggiare il problema di fondo (coping) e da
cambiamenti cognitivi, comportamentali e fisiologici”.
È quindi nella relazione con l’ambiente e in particolare nella valutazione che
viene fatta dello stesso che si sviluppa l’esperienza soggettiva di stress. La
valutazione dell’ambiente è il momento in cui il soggetto consapevolmente
valuta se riuscirà a far fronte, se avrà le risorse necessarie – emotive, cognitive,
professionali… - alle richieste che l’ambiente gli rivolge.
Nel caso in cui il soggetto si renda conto di non riuscire a far fronte alle
richieste di lavoro dell’ambiente si produce l’esperienza soggettiva di stress,
proprio come uno “stato psicologico che si verifica in presenza di uno squilibrio
individuale significativo oppure di una mancanza di adattamento tra ciò che una
persona prova in relazione alla richieste che le sono state fatte e la capacità che
ritiene di avere di fronte a tali richieste (Lazarus & Folkman)”.Stress lavoro correlato
Nel momento in cui il soggetto percepisce una distanza tra le richieste
dell’ambiente e le proprie capacità di farvi fronte si manifestano dei
cambiamenti fisiologici ed emotivi (irritabilità, rabbia…) definendo l’esperienza
di stress per la persona.
Tra i cambiamenti che la valutazione del gap tra richieste e capacità/risorse
produce, vi sono anche le strategie di coping, intese come processo messo in
atto per intervenire direttamente sulla fonte di stress “adattamento
dell’ambiente” e/o per attenuare l’esperienza emotiva legata allo stress
“adattamento all’ambiente”.
Evidentemente, seguendo un approccio sistemico, le strategie di coping
forniranno un feedback positivo o negativo allo stato iniziale di stress.
Altre variabili che influiscono sulla valutazione dell’ambiente e quindi sulla
percezione dello stress sono:
Il controllo che una persona pensa di esercitare sull’ambiente, in termini di
autonomia decisionale
Il supporto sociale inteso come tutti i livelli di interazione sociale utili
disponibili da parte di colleghi e superioriStress lavoro correlato
Lo stress si configura dunque come un’esperienza squisitamente soggettiva, mediata dal modo con cui
le persone si rappresentano, si costruiscono la realtà organizzativa che li circonda, ma anche dal modo
con cui si rappresentano e vivono il proprio ruolo e la propria professionalità, ed infine dalla qualità
delle relazioni professionali in cui la persona è inserita, tutto questo a partire da un contesto
organizzativo e da un contenuto di ruolo dato, in qualche modo “oggettivo”.
Affrontato attraverso questa prospettiva organizzativa, il tema dello stress correlato al lavoro porta a
cercare di individuare le possibili caratteristiche stressanti dell’ambiente in termini di contesto
lavorativo e contenuto del lavoro (vedi slide successiva), quindi guardando alle strategie di intervento
sull’ambiente, piuttosto che sull’individuo in termini di adattamento di quest’ultimo alle richieste
ambientali.
Anche guardando agli effetti dello stress, ci si rende conto che la sola prospettiva individuale non è
sufficiente per affrontare tale fenomeno. Difatti oltre ai noti effetti fisici (aumento consistente
dell’adrenalina e del cortisolo - ormoni dello stress - verificarsi di risposte fisiologiche che possono
contribuire all’insorgere di patologie anche croniche ) e psicologici (influenza negativa su alcuni
comportamenti per la promozione della salute; alterazione del comportamento sociale ;
deterioramento delle relazioni sociali ) esistono i forse meno noti effetti organizzativi, che determinano
impatti importanti.
Ridotta disponibilità al lavoro che richiede un’elevata turnazione
Assenteismo, scarso mantenimento dei tempi di lavoro
Peggioramento nella produttività e nel rendimento
Aumento dei reclami manifestati dalla clientela
Aumento delle richieste di indennizzo da parte dei lavoratoriStress lavoro correlato
Lo stress si configura dunque come un’esperienza squisitamente soggettiva,
mediata dal modo con cui le persone si rappresentano, si costruiscono la
realtà organizzativa che li circonda, ma anche dal modo con cui si
rappresentano e vivono il proprio ruolo e la propria professionalità, ed infine
dalla qualità delle relazioni professionali in cui la persona è inserita, tutto
questo a partire da un contesto organizzativo e da un contenuto di ruolo dato,
in qualche modo “oggettivo”.
Affrontato attraverso questa prospettiva organizzativa, il tema dello stress
correlato al lavoro porta a cercare di individuare le possibili caratteristiche
stressanti dell’ambiente in termini di contesto lavorativo e contenuto del
lavoro, quindi guardando alle strategie di intervento sull’ambiente, piuttosto
che sull’individuo in termini di adattamento di quest’ultimo alle richieste
ambientali.Riconoscimento del proprio ruolo Un tempo la scuola e la professione dell’insegnate godevano di prestigio. Nei paesi le persone «importanti» erano il sacerdote, il medico / farmacista e l’insegnante. Oggi, invece, la figura del docente è svalutata, spesso viene a mancare il riconoscimento dei loro meriti e prevale disistima da parte dell’opinione comune.
Coping
Due soluzioni di coping normalmente attuate dai soggetti sotto stress:
Coping centrato sul problema (es. non ce la faccio con il mio lavoro e chiedo
aiuto a un collega): si cerca una soluzione per ridurre il problema
Coping centrato sulle emozioni (cerco di ridurre / controllare le conseguenze
del problema (es. faccio sport dopo il lavoro, faccio l’orto, vado in
montagna). Non cambio il problema – non posso farlo – ma cerco di attenuare
la sensazione di fastidio e controllare la mi reazione. A volte si arriva a
cercare di dimentica tutto, di vedere il lato positivo, “non tutto il male viene
per nuocere”.Stress lavoro correlato
Categoria Condizioni di definizione del rischio
Contesto lavorativo
Scarsa comunicazione, livelli bassi di appoggio per la risoluzione di problemi e lo sviluppo personale,
Funzione e cultura organizzativa
mancanza di definizione degli obiettivi organizzativi
Ruolo nell’ambito dell’organizzazione Ambiguità e conflitto di ruolo, responsabilità di altre persone
Incertezza o fase di stasi per la carriera, promozione insufficiente o eccessiva, retribuzione bassa
Evoluzione della carriera
insicurezza dell’impiego, scarso valore sociale attribuito al lavoro
Partecipazione ridotta al processo decisionale, mancanza di controllo sul lavoro (il controllo, inteso
Autonomia decisionale/controllo soprattutto come partecipazione, rappresenta una questione organizzativa e contestuale di ampio
respiro)
Isolamento fisico o sociale, rapporti limitati con i superiori, conflitto interpersonale, mancanza di supporto
Rapporti interpersonali sul lavoro
sociale
Richieste contrastanti tra casa e lavoro, scarso appoggio in ambito domestico, problemi di doppia
Interfaccia casa/lavoro
carriera
Contenuto del lavoro
Problemi inerenti l’affidabilità, la disponibilità, l’idoneità, la manutenzione o la riparazione di strutture ed
Ambiente di lavoro e attrezzature di lavoro
attrezzature di lavoro
Monotonia, cicli di lavoro brevi, lavoro frammentari o inutile, sottoutilizzo delle capacità, incertezza
Pianificazione dei compiti
elevata
Carico di lavoro eccessivo o ridotto, mancanza di controllo sul ritmo, livelli elevati di pressione in
Carico di lavoro/ritmo di lavoro
relazione al tempo
Orario di lavoro Lavoro a turni, orari di lavoro senza flessibilità, orari imprevedibili, orari di lavoro lunghiStress lavoro correlato
Oggi si parla molto di stress lavoro-correlato, ma partendo spesso da
un’analisi distorta della realtà.
Lo stress è qualcosa di connaturato nella vita dell’uomo. La vita inizia
con il parto, che è lo stress più violento che un essere umano potrà
sperimentare nell’arco della propria vita: si tratta di uno stress sia fisico
che psichico. Ma è uno stress «buono», necessario alla vita.
E nel corso della nostra esistenza sperimenteremo sia lo stress negativo
che quello positivo, in molteplici occasioni.
Stress negativo!
Stress positivo!Di che stress parliamo?
Esistono tre tipi differenti di stress:
Stress negativo
Stress positivo
Risposta neutra«La completa libertà dallo stress è la morte.
Contrariamente a quanto si pensa di solito, non
dobbiamo e, in realtà, non possiamo evitare lo
stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e
Stress trarne vantaggio imparando di più sui suoi
meccanismi»
(H. Selye, 1974)Curva dello stress Lo stress è un problema di transazione, di interscambio: fisico, ambientale, mentale… Dipende da come riesco a gestirlo e farlo diventare «grande» o «piccolo». Per lo stress non vale la valutazione dosica (come nel caso dei decibel, dell’alcool, degli acidi… oltre una certa soglia diventano sicuramente nocivi). Generalmente la prima volta che si affronta un problema lo stress è altro, quando lo stesso problema si ripresenta più volte, so già come risolverlo.
Curva dello stress A seconda di come io interpreto la situazione di stress (buona o cattiva) scatta la mia reazione positiva o negativa. La maggior parte delle attività lavorative implicano piccole dosi di stress costanti. Lavori ad alto rischio di rapina, controllore di voli, pompieri… sono considerati eccezioni. Lo stress è lo squilibrio percepito tra un eccesso di sollecitazione e la capacità della persona di farvi fronte. Troppo lavoro causa stress, ma anche la perdita del lavoro (troppo poco) causa stress. La situazione diventa patogena se lo stressor agisce con particolare intensità per periodi di tempo sufficientemente lunghi. In natura una specie sopravvive solo se riesce sa far fronte allo stress.
Lo stress è caratterizzato da 3 fasi:
Gestione dello 1 fase ALLARME. Il corpo è esposto a una minaccia e risponde
con meccanismi di attacco, fuga o freezing (mi blocco – istinto
animale che si finge morto perché pochi predatori mangiano le
stress –
carogne)
2 fase RESISTENZA. Con una ripetuta esposizione all’agente
stressante l’organismo opera sopra il livello di attivazione
Elementi di omeostatico e recupera risorse sottraendole alle altre funzioni
(digestione, sistema immunitario, ecc.). Il corpo produce
cortisolo, se questo avviane a lungo o in quantità eccessive ne
psicosomatica
risente il sistema immunitario (l’influenza – magari sempre
durante il weekend – può essere una risposta a picchi di ansia).
3 fase ESAURIMENTO. Si manifestano squilibri funzionali e
nella alterazioni organiche.
prevenzione H. Selye (1936-1982) identificò per primo la Sindrome Generale
di Adattamento (GAS): modifiche ormonali mediate dall’asse
ipotalamico – pituitario (ipofisi) – adrenalinico.
dei rischi Ipotalamo: controlla e gestisce il sistema nervoso centrale =
encefalo + midollo spinare. Il sistema nervoso centrale, a sua
volta, controlla il sistema nervoso autonomo (respiro ecc.),
(AIFOS) l’ipofisi, le emozioni e gli ormoni. Può anche modificare il
rapporto sonno-veglia, la temperatura corporea, il bilancio
idrosalino, la mobilità viscerale, il sistema endocrino e
l’appetito.Stress lavoro correlato nei docenti Secondo Gilles Ferry la figura del docente è sottoposta a quattro ruoli ben definiti 1. l’insegnante come “mediatore di cultura”; 2. l’insegnante come “valutatore”; 3. l’insegnante come “esperto di programmazione didattica”; 4. l’insegnante come “genitore alternativo”. Le persone che ricoprono il ruolo di docente devono quindi adempiere ad una pluralità di mansioni, e già questo è, almeno in via potenziale, fonte di stress. Nessuno di noi è nato per essere multitasking e multiruolo.
Burn out Gli insegnanti sono spesso stressati dalle responsabilità, trascurati da chi dovrebbe motivarli, ostaggio del precariato che accresce i fattori d’ansia e, come dimostra la cronaca attuale, oggi anche bersaglio di atti di bullismo da parte degli studenti, oltre che contestati o minacciati dai genitori dei loro allievi. Gli insegnanti sono le nuove vittime della sindrome da “burnout”, che indica l’esaurimento da lavoro. Una condizione che si presenta inizialmente come uno stato di logorio psicofisico con stanchezza cronica e poi determina importanti cali di concentrazione, demotivazione, esaurimento delle energie interiori, disinteresse e inefficienza nell’attività di tutti i giorni e nella gestione delle relazioni, fino alla depressione nei casi più estremi. L’insegnamento è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale (ansia, depressione, rabbia, etc.), malattie fisiche (mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, etc.), o sintomi comportamentali (assenza per malattia, minore impegno, assenteismo, etc.), (Pulido-Martos, Lopez-Zafra, Estévez-López, e Augusto-Landa, 2016).
Il termine Burn out fu utilizzato per la prima volta nel 1974
da Freudenberger (psicologo, 1927-1999).
Esso indica una condizione di distress lavorativo tipica delle
attività che si caratterizzano per il mandato implicito di
Burn out prestare aiuto (helping professions o professioni di aiuto):
insegnanti, educatori, medici, infermieri, sacerdoti…Burn out: alcuni dati tratti dallo studio GETSEMANI ➢ INSEGNANTI (n.696) patologie psichiatriche nel 49,2% ➢ IMPIEGATI (n.595) patologie psichiatriche nel 34,9% ( = 26,5 p
Burn out: alcuni dati tratti dallo studio GETSEMANI
Classificazione patologie psichiatriche (869 casi su 3.049 totali)
Insegnanti Impiegati Collaboratori Sanitari
Disturbi dell’umore 133 68 65 35
Disturbo dell’adattamento 82 47 54 19
Disturbi d’ansia 29 30 21 17
Disturbi di personalità 40 18 15 8
Schizofrenia ed altri disturbi 38 29 37 22
psicotici
Demenze ed altri disturbi cognitivi 8 5 5 3
Disturbi dissociativi 4 3 2 3
Disturbi somatoformi 3 1 1 3
Abuso di sostanze 1 2 5
Anoressia nervosa 2 2
Ritardo Mentale 1 2
Dist. controllo degli impulsi 1 1 1
totale 342 207 210 110Burn out: confronto insegnanti verso altre
categorie professionali
INSEGNANTI PERSONALE SANITARIO
49,21
patologia 26,52
psichiatrica patologia
altre patologie psichiatrica
altre patologie
50,79
73,48
IMPIEGATI OPERATORI
34,97
15,71
patologia
psichiatrica patologia
altre patologie psichiatrica
altre patologie
84,29
65,03Burn out: i percorsi possibili
Esclusione/
Isolamento
Espulsione sociale
Patologia Psichiatrica
Imbarazzo - Regressive
Coping Strategies
Supporto Sociale Recupero/
BURNOUT Pos. Coping Strategies Reinserimento
EUSTRESS/DISTRESS Bassa capacità
Reiterati / Protratti reattiva individuale
Eustress Alta capacità
Normalità
reattiva individualeDifficoltà di comunicazione dei docenti con le diverse figure: genitori, alunni (anche extra- comunitari: difficoltà di lingua e cultura) e dirigenti scolastici
Gestire i conflitti a scuola Oggi la scuola non è più un sistema relativamente semplice nel quale interagiscono essenzialmente docenti e alunni. L’interazione è più complessa e avviene a diversi livelli: tra studenti e studenti, tra studenti e docenti, tra docenti e docenti, tra docenti e genitori, tra «scuola» e apparati del sistema gerarchico del Ministero della Pubblica Istruzione… Questa diversificazione di relazioni facilita inevitabilmente il sorgere di possibili conflitti di varia natura ed entità
Gestire i conflitti a scuola Rispetto a essi molti insegnanti si percepiscono oggi in una condizione di grande isolamento e disagio, in difficile equilibrio fra le proprie esigenze personali e professionali e le richieste degli studenti, dei genitori e delle istituzioni, soli di fronte a questioni educative sempre più pesanti Schiacciati da status dell’istituzione e ripetizione di schemi unidirezionali, dei quali, inutile negarlo, sono sofferenti molte organizzazioni scolastiche e dunque le persone che in esse operano. Questa complessità può, però, sollecitare ancora di più la scuola a operare per la promozione di una cultura della formazione come luogo di “apprendimento della relazione” e di “partecipazione/appartenenza” ad una comunità e ad un’istituzione Essa diviene luogo fondamentale di apprendimento sociale anche e soprattutto rispetto alle relazioni conflittuali che al su interno inevitabilmente si vivono. Testimoniando una cultura della mediazione, la scuola diventa contesto di diffusione della capacità di stare nel conflitto con competenza e virtù.
Gestire i conflitti a scuola Quanto costa il conflitto non gestito nelle relazioni a scuola? Il conflitto, potenzialmente presente ovunque esista una relazione vera, è una manifestazione ineliminabile delle relazioni. Segnala una crisi e, quindi, una possibilità di evoluzione. Oppure può divenire un fattore contagioso di corrosione del tessuto connettivo dell’organizzazione, generare malessere soggettivo, produrre disordine, far crescere l’inefficienza, provocare ingenti perdite di valore economico Imboccare la strada evolutiva piuttosto che quella distruttiva dipende, per larga parte, dalla possibilità di gestire il conflitto in modo sistematico e competente al di là del buon senso e della volontà dei singoli protagonisti implicati
Gestire i conflitti a scuola
Soprattutto i docenti si trovano coinvolti frequentemente in relazioni conflittuali,
direttamente o indirettamente, spesso senza avere “l’attrezzatura” personale, il
sostegno istituzionale, le risorse personali ed organizzative utili e necessarie per
favi fronte efficacemente.
Formarsi al «management del conflitto» significa acquisire sensibilità, capacità,
competenze, metodo per:
✓ adottare una modalità alternativa e costruttiva di stare nelle relazioni conflittuali
✓ muoversi come agenti di diffusione di una cultura del conflitto matura e
responsabile
✓ generare iniziative positive per affrontare il conflitto all’interno delle
organizzazioni di lavoro secondo un approccio costruttivoPerché Cenerentola soffre di mal di piedi CENERENTOLA: La celebre scarpetta è di cristallo solo nella celebre e da tutti conosciuta «versione francese» della favola, pare a causa di un errore di traduzione: la scarpetta originale era rivestita di pelliccia (vaire) e fu tradotta con vetro (verre).
Il medicinale
Una grande aziende farmaceutica commercializzò negli Emirati Arabi una
medicina.
Per non incorrere in errori, decisero di utilizzare solo illustrazioni in fase di
lancio pubblicitario sul mercato: un’unica immagine con tre situazioni in
sequenza.
1. Un uomo visibilmente ammalato
2. L’uomo prende la medicina
3. L’uomo risulta sano e in forma
Ma l’Arabo si legge da destra verso sinistra….Comunicazione e rapporti interpersonali
Diversity Le differenze non solo di genere, ma di religione, di cultura, di etnia, di età si sono trovate a essere co-presenti in uno stesso territorio sia geografico che organizzativo ed istituzionale. E' quindi necessario sentire, pensare ed agire perché tale dimensione possa essere una risorsa per sperimentare nuove forme dell'abitare i propri contesti. E' forte, infatti, il rischio che le differenze vengano viste solo nel loro di-vergere, nel loro contendersi spazi di resistenza identitaria invece che nella loro possibilità di scambio e di contaminazione positiva. Elementi da considerare: • Gli stereotipi sociali e la loro influenza sulle relazioni • Differenze e somiglianze • Natura o/e cultura • Reciprocità e riconoscimento • Libertà, potere e leadership
So-stare nel conflitto Confliggere è costitutivo della vita sociale e di relazione poiché ciascuno è portatore di differenza nella sua unicità. Il conflitto è energia (libido), aggressività (ad-gredior) senza i quali non potremmo pro-gredire, affrontando situazioni nuove, non riusciremmo ad intraprendere il cammino verso la realizzazione dei nostri desideri. Soffocando la nostra pulsione ad esistere, il sociale si trasformerebbe in una palude di conformismo mortifero. Senza conflitto non vi sarebbero polarità dialettiche, creatività, innovazione. Ma la nostra energia aggressiva è anche ambivalente, la temiamo perché sentiamo che potrebbe essere distruttiva ed auto-distruttiva. L’incontro con le differenze (interne ed esterne) apre sempre una possibilità di crescita generativa o di “rischio di belligeranza”. Amico e nemico solo le due facce di una stessa medaglia. Il mondo globalizzato, l’incontro faccia a faccia con una molteplicità di differenze non sempre dominabili, la frammentazione sociale (connettività senza connessione) hanno accentuato il senso del rischio e quindi della paura. Il nostro cervello/mente riattiva i circuiti primordiali, quelli collegati all’istinto della sopravvivenza e se l’altro è esperito più come minaccia che come risorsa, o si attacca per distruggerlo o si fugge per evitarlo. In entrambe le situazioni si “perde” in benessere e felicità. Come vivi la tua aggressività? Come “confliggi”, quali stereotipi culturali (anche di genere) bloccano una buona gestione dell’aggressività? Come rendere generative le differenze ed il conflitto?
Essere Felici a Scuola:
buone prassi di
prevenzione del
bullismoTratto dal libro Vito, gli insegnanti sono dunque chiamati ad apprendere “la relazione”?
«Essere felici a
Soprattutto oggi un insegnante, a tutti i livelli di scuola, non può essere solo un
esperto della materia. Egli deve essere anche un esperto di vita affettiva e relazionale,
un operatore sociale e di apprendimento. Mi piace sottolineare che insegnare è una
professione “di passione”, di vocazione: alla base c’è il piacere del formare,
scuola» del guidare, del trasmettere... È una professione che, a differenza di molte
altre che devono confrontarsi con diversi sistemi complessi, ha bisogno solo
di un’aula e di ragazzi: nient’altro.
Maria Giovanna Il resto si gioca sul desiderio del docente di coinvolgere la sua classe, di motivarla, di
accompagnarla nel “viaggio” della conoscenza. La padronanza dei contenuti didattici è
certo necessaria, direi scontata, ma, per restituire a questa professione il significato
Garuti, Vito
profondo che la contraddistingue, occorre porre in primo piano le capacità che il
docente è chiamato a mettere in campo per promuovere e generare relazioni di
benessere, relazioni di scambio. Fare “mercato” come scambio e interazioni, fare
comunità e contribuire a costruire eternità, inconcludenze, infiniti.
Volpe, don Gino Ciascuno di noi è costruttore di eternità attraverso la partecipazione. Ognuno è autore
di questa “biografia sociale” attraverso la propria soggettività, che è libertà, ricerca di
verità e amore.
Rigoldi - Officina L’insegnante agisce in questo spazio usando la propria relazione d’aiuto, la
cura, la formazione. Guida ma non comanda, non è un “superiore” ma un pari con
funzioni e responsabilità diverse, non conclude ma apre.
della narrazione, Egli è leader perché tesse relazioni, connette e armonizza differenze, aiuta
a proseguire nel viaggio. È leader se rintraccia la fonte del proprio potere
2012
nel “sé in relazione con gli altri”: se viene riconosciuto dagli altri.Nella nostra scuola, come dappertutto, ci sono i bulli, e dicono: ah,
parlatene col professore;
Nella mia classe c’è uno che sta tendendo a diventare bullo e mi ha
picchiata. E sono andata a dirlo al prof di quell’ora, perché io mi devo
riferire a lui, e lui: brava, va bene, vai e picchialo. Ma prof, spero stia
scherzando! Eh, certo. Ma prof, intervenga, faccia qualcosa. E lui: sta
zitta, non me ne importa niente, non sono io il responsabile.
Tratto dal libro L’altra mattina io e Benedetta stavamo andando a scuola, perché
andiamo sempre a scuola insieme. C’è un bullo che fuma le canne, e noi
«Essere felici a
facciamo il giro più lungo, siamo arrivate dopo e lei si è dovuta anche
prendere la nota per questo fatto.
Atti di bullismo: è una roba impressionante, perché comunque loro non
scuola»: cosa le possono quasi fare niente. Ti dicono dal tg: rivolgetevi agli insegnanti e
agli adulti, però la mia idea è che comunque i professori non è che
possono fare più di tanto. Perché se tu sei un professore e ti
ragazze dicono ritrovi accerchiato da bulli di 15 anni voglio vedere cosa fai,
perché tu sei adulto, ma gli altri sono di più. Ti picchiano.
dei bulli È pericoloso. Se sei fuori, soprattutto. Perché se sei fuori dal cancello
della scuola, basta, non ti caga più nessuno. Ti possono anche
ammazzare.
Sì, un mio compagno è stato picchiato ed è dovuta intervenire subito
l’ambulanza perché gli hanno rotto il naso. E alla fine quello là non è
stato neanche sospeso. L’abbiamo visto il giorno dopo, tranquillo. Lui si
porta l’accendino dietro, lui ha minacciato di buttare la benzina addosso
a una mia compagna e di bruciarla. All’autogrill in gita, ha minacciato di
dargli fuoco.Tratto da http://ilkim.it/il-ruolo-dellinsegnante/ Nelle ultime settimane, nelle scuole del Belpaese (anche se si fa fatica a definire “bello” un paese in cui accadono certe cose) si stanno verificando episodi terribili, ai limiti dell’immaginabile e forse anche oltre: i notiziari riportano decine e decine di casi di violenza, minacce, aggressioni fisiche e verbali e bullismo vero e proprio nei confronti dei professori. Un video ha prontamente fatto il giro del web: un ragazzo (presumibilmente delle superiori) aggredisce verbalmente un professore con l’arrogante richiesta di farsi mettere sei in un compito. Nel video lo studente oltre a offendere con ingiurie indicibili il professore, tenta addirittura di strappargli con forza dalle mani il tablet in cui è stato poc’anzi inserito il suo pessimo voto e intima al professore di inginocchiarsi di fronte al suo cospetto, ripetendo più volte: “Chi è che comanda qua?” Già, bella domanda. Chi è che dovrebbe comandare? Il professore o l’alunno? Chi impartisce l’educazione o chi la riceve? Possiamo tentare di ricercare le cause di questo triste fenomeno e dare la colpa a chi vogliamo, possiamo prendercela con la scarsa educazione che ricevono questi “studenti” nelle loro famiglie, con il protezionismo più disperato e forsennato dei genitori, con le dirigenze scolastiche cieche e ottuse che archiviano questi episodi come “ragazzate”, o con i sempre più deficitari stimoli che invogliano le nuove generazioni allo studio. Il problema è che una figura importante come quella dell’insegnante, oggi più che mai per i numerosi problemi che vive la nostra società, ha bisogno di essere valorizzata e prima di tutto rispettata
Bulli e bullismo
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