Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
Dipartimento di Impresa e Management Cattedra Consulenza Aziendale

                 Scenari della distribuzione
                  televisiva italiana dopo il
                 trasferimento della banda
                   700 MHz alla telefonia
                            mobile

RELATORE
Prof. Balestrieri Luca
                                            CANDIDATO Capini Alessandro
                                            Matr. 661231

CORRELATORE
Prof. Comin Gianluca

                         ANNO ACCADEMICO 2015/2016

                                                                          0
Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
INDICE

  INTRODUZIONE                                                                      4

1. Lo Spettro Elettromagnetico come Risorsa Scarsa                                  5
   del Sistema della Comunicazione
      a. L’Utilizzo delle Frequenze per il Servizio Radiotelevisivo                 6
             i. Il Quadro Europeo                                                   6
            ii. Il Caso Italiano                                                    7

      b. Il Fabbisogno di Frequenze per i Servizi di Telecomunicazioni              9
             i. L’ Evoluzione degli Standard di Comunicazione, e la Fruizione dei
               Contenuti Multimediali Attraverso le Generazioni                     10
            ii. Il Fabbisogno di Risorse Frequenziali: le Valutazioni delle TELCO   12
           iii. La nuova Frontiera della Tecnologia Mobile: il 5G                   16

2. La Strategia dell’Europa                                                         21
      a. Le Posizioni di TV e TELCO                                                 22
      b. Il Rapporto Lamy                                                           23

3. Modelli di Utilizzo delle Risorse Frequenziali e Ottimizzazione                  27
   dell’uso delle Risorse

      a. MFN/SFN/K-SFN Modelli Misti per la Regionalizzazione                       28
      b. La Televisione nel Sistema Integrato delle Comunicazioni                   31
      c. La Tv in Chiaro e la Tv a Pagamento: Modelli di Busines                    34
      d. Il Settore dei Servizi di Media Audiovisivi in Ambito Locale               39

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
e. Le Trasformazioni in Atto nel Settore Televisivo Locale:     41
         Razionalizzazione Attraverso la Concentrazione
      f. Ammodernamento delle Infrastrutture e gli Accordi            43
         di Coordinamento Transfrontaliero
4. Le Soluzioni per Recuperare Capacità Trasmissiva                   45
      a. Gli Standard di Trasmissione                                 46
            i.   Il DVB                                               46
          ii.    DVB-T e DVB-T2                                       47
          iii.   DVB-S e DVB-S2                                       50

      b. Gli Standard di Compressione                                 53
            i.   H.264/MPEG4                                          54
          ii.    H.265/HEVC                                           55

5. Evoluzione del Parco Ricevitori                                    59

      a. I Terminali Riceventi                                        60

6. Stima dell’Offerta di Capacità Trasmissiva in Italia dopo          62
   la Cessione della Banda 700 MHz
      a. Scenario Soft: continuità del DVB-T con Codec H.265/MPEG-4   63
      b. Scenario Hard: switch off al DVB-T2 con Codec HEVC           65
      c. Migrazione di Piattaforma: Il Satellite                      69

7. Le Strade Percorse dagli Altri Paesi Europei                       72
  e il Confronto con L’Italia
      a. Francia: Codec H.264HP                                       73
      b. Svizzera: dal DVB-T al DVB-S                                 73

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
8. Conclusioni                                              75
      a. Valutazione degli Scenari                          76
        in Rapporto allo Squilibrio tra Domanda e Offerta
        e ai Costi per i Consumatori

9. Fonti Bibliografiche e Sitografia                        79

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
INTRODUZIONE.
Il 20 gennaio 2017, i ministri competenti dell’Unione Europea hanno dato il via libera, entro giugno
2020 (prorogabile in certi casi al 2022), all’utilizzo della banda 700 MHz per il mobile broadband,
sulla base di un accordo negoziato nel dicembre 2016 dall’allora presidenza di turno slovacca con il
Parlamento di Strasburgo. Si conclude così un percorso, ormai avviato da alcuni anni, che traduce in
direttiva europea una decisione già assunta a livello mondiale dalla WRC (World
Radiocommunications Conference). Il sistema televisivo passerà in tal modo da 40 a 28 frequenze
in banda UHF, con una drastica riduzione della capacità di trasmettere programmi. Per l’industria
televisiva si tratterà di una discontinuità fortissima, con rilevanti implicazioni strategiche per il futuro
del comparto.

Questo lavoro si prefigge di analizzare le conseguenze di questa scelta sul sistema televisivo italiano
e, in particolare, elaborerà gli scenari alternativi con i quali si potrà gestire un passaggio così delicato.

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
1

Lo Spettro Elettromagnetico
come Risorsa Scarsa del
Sistema della Comunicazione

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
L’Utilizzo delle Frequenze per il Servizio Radiotelevisivo
   Lo spettro delle radio frequenze è una risorsa rara e di estremo valore perché consente di connettere
   le persone e le cose a distanze inimmaginabili rivoluzionando il modo di vivere nel quotidiano,
   accrescendo la percezione e la conoscenza nell’ineluttabile consequenziale evoluzione del mondo.
   Dalle comunicazioni Governative ai Server Cloud, dalle Piattaforme Social alle News in tempo reale,
   dalla Radio-TV allo Streaming, dai Videogames al Cinema, dalle Auto che si guidano da sole alla
   Medicina tele-assistita; L’Etere è l’autostrada più grande mai costruita dall’uomo, dove senza
   nemmeno accorgerci ogni giorno miliardi di miliardi di BIT viaggiano inseguendo le richieste dei
   terminali collegati a Internet. Organizzare il traffico in modo efficiente è la sfida che vede impegnate
   la maggior parte delle potenze economiche mondiali, ma anche per i paesi in via di sviluppo si aprono
   nuove prospettive sulle quali poter investire nel prossimo futuro.

1. Il Quadro Europeo

   La banda UHF, che comprende la gamma di frequenze 470-790 MHz, è attualmente utilizzata
   per la televisione digitale terrestre e per i microfoni senza fili nella realizzazione di programmi
   ed eventi speciali. L'Europa sta registrando un notevole aumento della domanda di spettro per
   i servizi a banda larga senza fili, imputabile soprattutto alla fruizione di contenuti video su
   dispositivi mobili. L'aumento del traffico dati sulle reti mobili esercita pressione sulla capacità
   delle reti esistenti e fa crescere la domanda di spettro aggiuntivo. Perciò la Commissione ha
   intenzione di fornire spettro supplementare per la banda larga attraverso l’assegnazione della
   banda di frequenza dei 700 MHz (694-790 MHz). Allo stesso tempo, vuole preservare il
   modello audiovisivo europeo, che offre un servizio televisivo pubblico non a pagamento e
   necessita di risorse sostenibili, in termini di spettro radio, nella banda al di sotto dei 700 MHz
   (470-694 MHz). Nel 2014 la Commissione ha incaricato l'ex Commissario Pascal Lamy di
   presiedere un gruppo ad alto livello composto da rappresentanti dei settori dei servizi mobili,
   dei servizi di trasmissione e dei media per giungere a una posizione comune sull'uso futuro
   della banda UHF. Nel rapporto steso in qualità di presidente del gruppo, Pascal Lamy ha
   raccomandato di ridestinare la banda dei 700 MHz alla banda larga senza fili sostenendo nel
   contempo il modello audiovisivo europeo mediante garanzie atte ad assicurare alla trasmissione
   terrestre l'accesso allo spettro nella banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz. I partecipanti
   alla consultazione pubblica svolta in seguito si sono espressi a favore di un'azione coordinata a
   livello UE. I rappresentanti degli Stati membri nel gruppo Politica dello spettro radio (RSPG)

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
hanno adottato un parere, in cui si dichiarano anch'essi favorevoli a un approccio UE coordinato
    per quanto riguarda la fornitura di servizi a banda larga nella banda di frequenza dei 700 MHz;
    in tale parere si raccomandano l'armonizzazione delle condizioni tecniche e un termine comune
    per l'utilizzo effettivo della banda dei 700 MHz, nonché misure volte a garantire l'utilizzo a
    lungo termine della banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz per la distribuzione audiovisiva,
    compresa la sua disponibilità per la televisione digitale terrestre. La Commissione ha risposto
    agli esiti del processo di consultazione dei portatori di interesse europei e agli accordi
    internazionali conclusi sotto l'egida dell'UIT sviluppando un approccio sull'utilizzo a lungo
    termine della banda UHF volto a promuovere il mercato unico digitale e a garantire una gestione
    efficiente di questo prezioso spettro radio, riflettendone il valore sociale, culturale ed
    economico.

2. Il Caso Italiano

    L’offerta di servizi di media audiovisivi nel contesto nazionale si realizza attualmente su tre
    piattaforme. Il mercato dei servizi diffusivi consiste, infatti, nella fornitura di capacità trasmissiva
    attraverso la rete digitale terrestre, la rete satellitare e la rete IP (costituita da infrastrutture terrestri
    cablate a larga banda, realizzate in fibra ottica o in rame con tecnologia ADSL, nonché da rete mobile
    3G/4G, sebbene le due piattaforme presentino caratteristiche, anche prestazionali, diverse).

    Circa il 90% dei ricavi totali del 2015 è detenuto dalle tre major televisive più importanti in Italia:
    Sky apre il podio con una quota del 32,5% (in calo di un punto sul 2014); Mediaset occupa la seconda
    posizione con il 28,4% (+0,4%), subito dietro la RAI al terzo posto con il 27,8%(+0,3%). A seguire
    ci sono Discovery con il 2,3% (+0,3%) e il gruppo Cairo con l’1,5% (-0,2%). Le altre major occupano
    insieme il 7,5% (+0,1%)

                                          Gruppo Cairo
                                                    Altri 8%
                                       Discovery2%
                                           2%
                                                                           Sky
                                                                           32%

                                     Rai
                                     28%

                                                               Mediaset
                                                                28%
                     .

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
Sia la TV in chiaro sia quella a pagamento continuano a essere settori particolarmente concentrati,
sebbene l’evoluzione tecnologica abbia determinato un aumento delle possibilità di ingresso nel
mercato da parte di nuovi soggetti e su più piattaforme distributive. Nella tv in chiaro si conferma
protagonista Rai, con il 48,3% dei ricavi seguita da Mediaset (35%) grazie ai sistemi DTT e Tivùsat.

A seguito dei processi di convergenza media-telecomunicazioni, si è assistito negli ultimi anni
all’entrata nel settore audiovisivo di operatori di comunicazione elettronica o di nuovi players
(principalmente fornitori di servizi OTT), il cui modello di business prevede la distribuzione di
contenuti su piattaforma IP. Al fine di sviluppare un portafoglio integrato di offerte per rivolgersi a
fasce di pubblico diverse, anche i broadcaster storici hanno sviluppato nuove forme di distribuzione
di contenuti su web (tramite siti e portali con contenuti lineari e non lineari come SVOD, TVOD e
ESD), che generalmente affiancano e completano l’offerta principale sulle tradizionali piattaforme
trasmissive (digitale terrestre e satellite). Tale processo è dovuto, da un lato, alla digitalizzazione che
ha spinto l’affermarsi di un modello di offerta multipiattaforma e ha portato alla nascita di nuovi
prodotti mediali sempre più interattivi e specializzati e, dall’altro lato, alla crescente diffusione di
apparati che consentono una fruizione dei contenuti tramite rete a larga banda (smartphone, tablet,
smart TV). Si tratta di servizi generati in risposta alle strategie di business TELCO di tipo
triple/quadruple-play, comprendenti un’ offerta congiunta, attraverso soluzioni integrate o accordi
commerciali di servizi voce (fissi e/o mobili), connessione Internet e contenuti televisivi.

In Italia la tv digitale terrestre, che attualmente detiene la banda 700 MHz, è la piattaforma largamente
dominante per la distribuzione televisiva, a differenza di altri paesi europei dove esiste un maggiore
equilibrio con il satellite e il cavo. Inoltre, il nostro paese vanta il primato delle emittenti locali:
l'Auditel ne monitora 180, ma sono molte di più. Nel 2014, a switch off del digitale già avvenuto, si
stimavano circa 480 frequenze assegnate, ovvero 19 multiplex, e dal momento che ognuno di essi
può contenere un certo numero di canali, il numero totale è difficilmente determinabile (anche se
molti canali sono inutili ripetizioni). La cessione della banda 700 farebbe sparire almeno cinque
multiplex nazionali più altri riservati alle emittenti locali e, le 11 frequenze che vanno dal canale 49
al 60 dello spettro ora utilizzato dalla tv, passerà obbligatoriamente da una ottimizzazione
delle risorse assegnate all'emittenza locale. Le emittenti televisive dovranno quindi cominciare a fare
investimenti tecnologici per rimediare alla perdita del 30% di spettro. Inoltre più del 60% della
banda dei 700MHz è occupata da operatori di rete nazionali e la restante parte è utilizzata da emittenti
locali con concessioni d’uso che scadranno nel 2032. Queste emittenti, prima di abbandonare la banda
700 MHz chiederanno, oltre a nuove frequenze, un corposo risarcimento. Lo Stato, a sua volta,
metterà all'asta le frequenze, poiché quest'ultima potrebbe fruttare fino a 4-4,5 miliardi, che
potrebbero essere impiegati sia per investimenti nelle infrastrutture di rete, sia per compensare le

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Scenari della distribuzione televisiva italiana dopo il trasferimento della banda 700 MHz alla telefonia mobile
spese della stessa transizione. La Rai segue da vicino la situazione e ha messo a punto una sua
strategia. La televisione di Stato guarda ai fatti e ritiene ancora valida la scadenza del 2022, che non
è stata ancora ufficialmente anticipata. La Rai stima che, nel 2022, le famiglie avranno già "buttato"
i televisori di primissima generazione perché troppo vecchi, per un ricambio naturale. In quel
momento gli italiani avranno per il 30% televisori nuovi (capaci di vedere i canali trasmessi in Mpeg-
4) e per il 70% televisori nuovissimi (con il digitale terrestre di seconda generazione e lo standard di
compressione Hevc). Poco alla volta, i ripetitori pubblici cominceranno a proporre alcuni programmi
con un doppio standard: all' Mpeg-4 verrà associato anche il digitale di seconda generazione, in modo
da gratificare le famiglie con gli apparecchi più evoluti. Entreremo, dunque, in una nuova stagione di
simulcast? In realtà, la possibilità di simulcast MPEG-4/HEVC si scontra con i limiti di banda
frequenziale che analizzeremo più in dettaglio nel resto di questo lavoro: e proprio da questo limite
strutturale della capacità di simulcast nascono gli interrogativi sulla tenuta del digitale terrestre come
principale modalità di distribuzione televisiva negli anni ’20 del XXI secolo.

Il Fabbisogno di Frequenze per i Servizi di Telecomunicazione
Al giorno d'oggi i dispositivi mobile sono più diffusi che mai. Ovunque guardiamo scorgiamo persone
intente ad utilizzare i loro smartphone o tablet, per controllare le notizie del giorno, il meteo, o per
postare un contenuto sui più famosi social network come Facebook o Twitter. Queste operazioni
fanno tutte uso delle reti mobile, il cui segnale è erogato da antenne sparse ormai in tutto il globo.
Certe applicazioni fanno un uso più massiccio della rete però, come lo streaming video o il gaming
online. Di conseguenza, le compagnie di telecomunicazione devono stare dietro alle sempre crescenti
risoluzioni dei video, che portano al doversi servire di una rete via via più veloce. L’era delle
telecomunicazioni ha fatto passi da gigante e l’evoluzione tecnologica della rete mobile ha permesso
l’affermarsi di nuovi dispositivi e nuovi servizi. Il 3G ha aperto le porte ad Internet e a nuovi servizi
multimediali fruibili da rete mobile cellulare; il 4G ha appena iniziato a diffondersi sui nostri
smartphone e tablet ma già si parla di prossima generazione, il 5G, la tecnologia che ci consentirà di
sviluppare servizi digitali impensabili fino ad ora. Si profilano sviluppi futuri, vicini e lontani, che
ancora per qualche tempo si andranno ad affiancare alle generazioni 2G e 3G che le hanno precedute.
Il nuovo standard non è ancora fruibile ma con tutta probabilità vedremo il 5G poco prima della fine
di questa decade. Certo, i test sono già stati avviati in certi paesi, ma prima che sia sufficientemente
diffuso passerà molto tempo.

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1. L’ Evoluzione degli Standard di Comunicazione, e la Fruizione dei Contenuti
  Multimediali Attraverso le Generazioni

   La comunicazione mobile si è evoluta moltissimo in pochi decenni, nei quali si sono avvicendate le
   varie generazioni di dispositivi e reti compatibili con i nuovi standard di telecomunicazione. I sistemi
   di prima generazione, apparsi negli anni ’80 sotto la sigla 1G, trasmettevano in modalità analogica
   ed erano in grado di gestire solo il traffico voce. La qualità della comunicazione offerta dai telefoni
   cellulari di prima generazione, apparecchiature decisamente voluminose, presentava evidenti limiti
   legati alla tipologia di segnale, come la scarsa qualità audio e le frequenti interruzioni.
   Allo scopo di migliorare la qualità di trasmissione, la capacità di sistema e la copertura del segnale,
   la seconda generazione di reti mobili 2G ha segnato un punto di rottura con la tecnologia precedente,
   puntando tutto sul passaggio al digitale introdotto dallo standard GSM (Global System for Mobile
   communications).
   Nato in Europa nei primi anni ’90, ad oggi il GSM, implementato dalle sue successive evoluzioni, si
   attesta come lo standard di telefonia mobile con il maggior numero di utenti a livello mondiale.
   L’uso del digitale ha sancito la nascita dei primi servizi di trasmissione dati, sotto forma di messaggi
   di testo SMS (Short Message Service), messaggi multimediali MMS (Multimedia Message Service)
   e WAP (Wireless Application Protocol), lo standard che ha consentiva l’accesso a appositi contenuti
   Internet da telefonino. Tutto questo è stato reso possibile dalle evoluzioni dello standard GSM, la
   generazione 2.5 G, una via di mezzo fra la seconda (GSM) e la terza generazione (UMTS).
   La tecnologia    GPRS (General       Packet    Radio    Service)    prima,    seguita    dalla tecnologia
   EDGE (Enhanced Data rates for Global Evolution), hanno permesso un incremento della velocità di
   connessione basandosi su un nuovo sistema di trasmissione dati a commutazione di pacchetto.

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Le tecnologie di terza generazione vengono lanciate in tutto il mondo nei primi anni 2000; i nuovi
standard internazionali di telefonia mobile 3G seguono le specifiche tecniche IMT-2000 definite dal
ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) ponendosi come obiettivo la realizzazione un
di sistema mondiale di comunicazione mobile per il roaming globale dei terminali. Tra questi,
lo standard UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), tutt’ora attuale e il più utilizzato
in Europa, è anch’esso un’evoluzione del GSM. L’introduzione del protocollo WCDMA (Wideband
Code Division Multiple Access), una particolare tecnologia di accesso multiplo al canale radio per
reti cellulari di terza generazione, ha consentito allo standard UMTS di offrire un’ulteriore
velocizzazione del trasferimento dati. Le prestazioni dell’UMTS, migliorate dall’utilizzo di protocolli
di trasmissione HSPA (High Speed Packet Access) hanno favorito l’ampliamento fino a 7 Mbps e
una maggiore qualità dei servizi multimediali fruibili da rete mobile, permettendo ad esempio di
effettuare videochiamate fluide e navigare su Internet potendo accedere alla versione desktop dei siti
web. La sigla 4G identifica la quarta, ed attuale, generazione dei servizi di telefonia mobile.
La tecnologia LTE (Long Term Evolution), e la sua più recente evoluzione LTE-A (Long Term
Evolution Advanced), sono state sviluppate alla fine degli anni 2000 per incrementare le prestazioni
delle reti cellulari 4G, inviando e ricevendo dati ad una velocità di connessione di 5-8 Mbps, in grado
di competere con la velocità delle connessioni domestiche (ADSL e WIMAX). Grazie ad una
copertura di rete sempre maggiore e all’aumento di dispositivi in grado di supportarla, sempre più
smartphone e tablet possono navigare e accedere a cloud, servizi di streaming e video conferenza in
alta definizione senza rallentamenti o interruzioni, resi possibili dalla connessione veloce e dalla
riduzione dei tempi di latenza raggiunti dalle reti 4G. Inoltre il passaggio al digitale terrestre ha
consentito, grazie alla compressione dati operata dalla codifica di sorgente della trasmissione digitale,
la liberazione di frequenze radio destinate a favore della tecnologia radiomobile cellulare LTE,
l’attuale banda degli 800 MHz assegnata tramite asta nel 2011 (per completezza, si ricorda che i
servizi LTE utilizzano altre alla banda 800 MHz anche le frequenze, mai utilizzate dalla distribuzione
televisiva ma in parte sfruttate per i ponti radio di collegamento dalle emittenti tv, a 1800 e 2600
MHz).

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2. La Stima del Fabbisogno di Risorse frequenziali: le Valutazioni delle Telco

    Il totale del tempo che le persone in tutto il mondo hanno dedicato all’uso di internet da dispositivi
    mobili è aumentato quest’anno del 27,7%, con una crescita dell’1,4% nella fruizione complessiva dei
    media, mentre la fruizione di tutti gli altri mezzi di comunicazione, incluso il desktop internet, è
    diminuita del 3,4% in totale. Questo il dato che emerge dal secondo Media Consumption, la ricerca
    realizzata da Zenith che analizza i diversi pattern di consumo mediale e valuta come l’insieme del
    tempo che le persone spendono sui vari mezzi cambierà fra il 2016 e il 2018. Il report, che quest’anno
    valuta i dati di 71 paesi in tutto il mondo, 6 in più della prima edizione, prende in considerazione il
    totale del tempo speso leggendo quotidiani e riviste, guardando la televisione, ascoltando la radio,
    andando al cinema, utilizzando internet e vedendo pubblicità in affissione.
    L’utilizzo di internet da dispositivi fissi era cresciuto rapidamente nei primi anni di questo decennio,
    raggiungendo un picco di 52 minuti al giorno nel 2014, in aumento rispetto ai 36 minuti giornalieri
    del 2010. Il consumo da desktop, però, ora sta declinando contemporaneamente al passaggio degli
    utenti ai dispositivi mobili. Il sorpasso si è registrato nel 2015, con il mobile che è diventato il mezzo
    principale d’accesso ad internet. Per il 2016 Zenith dichiara che in tutto il mondo le persone hanno
    trascorso una media di 86 minuti al giorno utilizzando il mobile internet rispetto ai 36 minuti su
    desktop internet. Questo significa che il 71% del consumo di internet è avvenuto tramite dispositivi
    mobili. La regione più incline al consumo di internet in mobilità è l’Asia Pacific, dove il 73% del
    consumo di internet avviene in mobilità, seguita a breve distanza dal Nord America, dove la quota
    mobile è del 72%. Se, dunque, il tempo medio speso a livello globale nell’utilizzo del mobile internet
    è cresciuto del 27,7% quest’anno, il tempo speso su desktop internet diminuisce nettamente, del

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15,8%. E con lui anche tutti i mezzi tradizionali, con diminuzioni che valgono lo 0,5% per il cinema,
lo 0,8% per l’affissione, l’1,5% per la televisione, il 2,4% per la radio, il 5,6% e il 6,7% per quotidiani
e riviste. È da notare come questi dati si riferiscano solo al tempo speso su questi mezzi di
comunicazione nelle loro forme tradizionali – pubblicazioni a stampa, canali televisivi e stazioni radio
trasmesse tradizionalmente. Molto del tempo che i consumatori trascorrono su internet è dedicato a
consumare contenuti che sono stati prodotti da editori ed emittenti tradizionali. Le proprietà dei mezzi
tradizionali, infatti, hanno investito pesantemente nelle estensioni online dei loro brand e alcuni di
loro hanno avuto modo di registrare persino audience più ampie di quante ne avessero per i prodotti
offline. La crescita del consumo di internet (prima su desktop, ora su mobile) ha dato luogo a una
crescita del 7,9% nel consumo totale di tutti i mezzi fra il 2010 e il 2015, portandoli da 403 minuti
giornalieri a 435. La crescita registra una media dell’1,5% annuo e Zenith registra un’ulteriore
crescita dell’1,4% per il 2016. Per il 2017, invece, l’agenzia prevede una crescita dell’1,2%, quindi
una crescita solo dello 0,4% nel 2018, momento in cui il consumo da mobile comincerà a stabilizzarsi.
Per quell’anno, dunque, Zenith si attende che la fruizione globale dei mezzi di comunicazione si
attesterà a una media di 448 minuti al giorno.

         L’andamento medio della fruizione giornaliera dei mezzi a livello globale (Fonte Zenith-2016)

Nonostante il suo declino, la televisione tradizionale resta di gran lunga il più diffuso fra tutti i mezzi
a livello globale, totalizzando 177 minuti di consumo giornaliero nel 2015. La fruizione di internet si
è piazzata al secondo posto con 110 minuti al giorno. La televisione, inoltre, pesa per il 41% sulla
fruizione media globale del 2015 e Zenith si attende che continuerà a pesare per un 38% nel 2018,
quando internet avrà un peso del 31%.

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L’andamento medio della fruizione giornaliera dei mezzi in Europa Occidentale (Fonte Zenith 2016)

La tecnologia mobile sta trasformando il modo in cui le persone in tutto il mondo fruiscono dei mezzi
di comunicazione e ne sta facendo aumentare il consumo complessivo perché fornisce ai mezzi
tradizionali l’opportunità di raggiungere persone e luoghi ai quali non avevano mai avuto accesso in
precedenza e dà ai consumatori modi totalmente nuovi di trovare contenuti avvincenti e fruirne a
proprio piacimento.

Solo nel mese di Novembre 2016 Audiweb ha registrato che ogni giorno erano mediamente online
23,1 milioni di italiani, collegati tramite i device rilevati - PC e mobile (smartphone e tablet al netto
delle sovrapposizioni) per 2 ore e 23 minuti per persona.

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Per quanto riguarda la distribuzione del tempo trascorso online, il 77,2% è generato dalla
navigazione da mobile (smartphone e tablet), con quote maggiori raggiunte in generale dalle
donne, con l’83,5% del tempo complessivo trascorso online da mobile, e dai giovani tra i 18 e
i 24 anni che hanno dedicato l’84,1% del tempo online alla navigazione mobile.

Più in dettaglio, dai dati sul tempo speso per persona, risulta che nel giorno medio hanno trascorso
più tempo online i 25-34enni, con 2 ore e 41 minuti in media al giorno, seguiti dalla fascia più matura

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dei 35-54enni (quasi 2 ore e mezza). Con 2 ore e 17 minuti online nel giorno medio, i 18-24enni
    continuano a preferire la fruizione di internet da mobile.

2. La nuova Frontiera della Tecnologia Mobile: il 5G

    Operatori di telecomunicazione ed esperti del settore sono già impegnati nella ricerca e sviluppo di
    una infrastruttura tecnologica in grado migliorare ulteriormente la velocità di trasmissione dati delle
    attuali reti per supportare il crescente numero di utenti e servizi accessibili da rete mobile. Del
    prossimo step evolutivo delle reti mobile si è iniziato a discuterne al Mobile World Congress del
    2015, con le compagnie Nokia Networks ed Huawei in prima fila. Entrambe sono d'accordo sul fatto
    che il 5G è ancora lontano dall'arrivare, ma in compenso esso ha il potenziale per cambiare
    completamente le modalità d'interazione con numerosi dispositivi, dagli smartphone nelle nostre
    tasche alle automobili che guidiamo. 5G è il termine che sta ad indicare la quinta generazione delle
    reti mobili; attualmente le caratteristiche e le specifiche sono ancora ambigue, perché la maggior parte
    delle idee non è ancora stata messa in pratica, ed è quasi tutto sotto stretto riserbo. Per questo motivo
    nessuno standard è stato ancora stabilito, ma gli obiettivi che l'infrastruttura vuole raggiungere sono
    più o meno noti.
    L’ITU sta iniziando a delineare le linee guida IMT-2020 su cui si baserà il nuovo standard 5G, grazie
    al quale potremo navigare da smarthphone e tablet ad una velocità massima teorica di 10 Gbps statici,
    rispetto all’ attuale 4G che garantisce fino a 1 Gbps statici e 100 Mbps in movimento. Ricordiamo
    però che anche prima della 4G LTE si parlava di velocità fino a 300 Mbps, ma oggi le velocità reali
    non ci si avvicinano nemmeno, con 5-12 Mbps in download e 2-5 Mbps in upload mediamente.
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Secondo la Global Wireless Solutions (società che si occupa di testare le prestazioni di rete per gli
operatori di tutto il mondo), le velocità LTE reali si aggirano tra 5 e 8 Mbps in una città. Nei test
del 2014, comunque, diversi operatori, anche in Italia, sono riusciti a raggiungere anche i 30 Mbps di
velocità massima, ma i test vengono svolti in condizioni ideali e le prestazioni reali divergono
considerevolmente.

Ottenere una bassissima latenza è un'altra delle priorità di quanti hanno intenzione di progettare le
nuove infrastrutture. 4G ha una latenza di 50 millisecondi e quella del 5G dovrebbe essere fissata ad 1
millisecondo. La latenza è una specifica cruciale, che si riferisce al tempo che ogni pacchetto dati
impiega per passare da un device all'altro. Tale caratteristica è vitale per le applicazioni industriali e
soprattutto per le auto senza pilota, che non possono prescindere dalla bassa latenza. La rete di
prossima generazione dovrebbe rendere il mondo più connesso, offrendo una larghezza di banda
capace di gestire senza problemi la miriade di device che richiederanno servizi internet. Pensiamo per
esempio all'Internet of Things, ambito tecnologico che sarà essenziale nei prossimi anni e che vedrà
wearables, elettrodomestici, abitazioni, automobili e tanto altro scambiarsi dati. La nuova
generazione di tecnologia mobile, che secondo le previsioni ITU potrebbe iniziare ad essere
disponibile dal 2020, oltre ad offrire maggiore velocità con tempi di latenza ridottissimi, sarà in grado
di connettere un altissimo numero di dispositivi per kmq e mantenere la connessione anche
viaggiando ad altissime velocità. Il 5G fornirà nuovi e migliori servizi per la comunicazione,
migliorerà prestazioni nel gaming e nella realtà aumentata, permetterà inoltre di sviluppare al meglio
l’ Internet of Things: sempre più device, dai dispositivi indossabili ai più svariati oggetti comuni
dotati di un’identità elettronica, potranno dialogare in rete ed essere controllabili a distanza.

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Secondo Huawei, il 5G consentirà agli utenti di scaricare un video di 8GB in appena sei secondi.
L'odierno 4G impiega circa sette minuti, ma la differenza è abissale se pensiamo ai sessanta minuti
necessari all'oramai vetusto 3G. Nokia ha invece affermato che il prossimo step non costituirà solo
un brutale aumento delle velocità di trasmissione, ma metterà a disposizione tante funzionalità extra
che determineranno molteplici nuovi scenari, i quali attualmente sono considerati fantascienza.
L'azienda finlandese ha fatto l'esempio di un'auto senza pilota che, improvvisamente, trova di fronte
a sé un incidente occorso ad altri veicoli. Grazie ai sensori 5G piazzati lungo la strada la self-driving
car può ricevere immediatamente l'informazione e frenare il prima possibile, al fine di evitare la
collisione. E' proprio qui che si rivela essenziale il concetto di bassa latenza che le nuove reti devono
garantire. Sfortunatamente, come sappiamo, tutto ciò è ancora lungi dall'essere realtà. Le
standardizzazioni non ci sono ancora, ma gruppi di ingegneri stanno già lavorando per costruire una
rete che possa cooperare e che sia retro-compatibile con 3G e 4G. A tal proposito appare chiaro che
degli standard sono assolutamente necessari per garantire l'operabilità dei dispositivi 5G
indipendentemente dal luogo o dalla nazione. Progettare e mettere in piedi un'infrastruttura con le
sopraelencate caratteristiche non è però compito facile. E' già complicato, ad esempio, individuare le
locazioni più convenienti per piazzare le nuove antenne e garantire così che lo spettro del segnale sia
ottimizzato. Innalzare le velocità di trasmissione si traduce inevitabilmente nell'aumentare le
frequenze operative, il che porta - rispetto al 4G - al poter coprire meno campo con una singola
antenna. Gli ostacoli come abitazioni, alberi e persino fenomeni atmosferici esercitano un'influenza
ancor maggiore su queste, e l'unica soluzione plausibile appare quella di installare le antenne in modo
più capillare. Il solido aumento di performance si avrà implementando tecniche come la

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densificazione (più celle di piccole dimensioni per aumentare prestazioni e copertura) o la tecnologia
MIMO. Queste due porterebbero qualcosa di unificato e scalabile, due aspetti di cui i futuri clienti
avranno bisogno. La modulazione del segnale dovrà essere l'OFDM, cioè la stessa oggi usata dal 4G;
è questo che garantirebbe la retro-compatibilità con l'infrastruttura preesistente e i sistemi Wi-Fi
odierni.

Anche in questo caso vale il famoso proverbio "chi prima arriva meglio alloggia". Le compagnie
impegnate nel settore delle telecomunicazioni, infatti, stanno già dando battaglia per definire chi per
prima potrà fornire servizi 5G. La Corea del Sud è stata la prima nazione a condividere una data
preliminare, affermando che vuole realizzare una rete ultra-veloce negli stadi che ospiteranno le
prossime Olimpiadi invernali, nel 2018. Anche la Cina e l'Europa stanno facendo qualche passo in
questa direzione, ma il paese che più ha a cuore il 5G sembrano essere gli Stati Uniti. Gli USA
ospitano alcune delle Telco più influenti al mondo, come Verizon ed AT&T. La prima ha già
cominciato ad effettuare i test, rendendosi di fatto la prima azienda ad aver avviato qualcosa di
concreto in merito alla rete di prossima generazione. Proprio Verizon ha stabilito una partnership
con Cisco, Qualcomm e Samsung per stabilire la prima rete 5G e mantenere più facilmente la
leadership negli Stati Uniti.

La Commissione Ue ha fissato per il 2020 l’obiettivo di avere almeno una grande città per Stato
membro coperta in 5G, per raggiungere la copertura di tutte le città e le vie di trasporto entro il 2025.
In Italia si terranno nel 2017 in tre città diverse le prime sperimentazioni su reti 5G; le città prescelte
saranno una al Nord, una al Centro e la terza al Sud. Le tre città saranno selezionate anche in base
alla copertura in fibra, necessaria per garantire la connettività necessaria per svolgere i test. Quel che
è certo è che prima sperimentazione 5G non viaggerà sulla banda 700, ancora occupata dai

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broadcaster per il digitale terrestre, bensì sulla banda 3.4-3.8 GHz designata come “pioneer band” del
5G dal Radio Spectrum Policy Group (RSPG), l’organismo Ue che si occupa di definire le politiche
spettrali della Ue. Una sperimentazione, quella del 5G, che vedrà coinvolte le compagnie Telecom
Italia e Vodafone.

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La Strategia dell’ Europa

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1. Le Posizioni di TV e TELCO

   Il braccio di ferro tra broadcasting televisivi europei e aziende di tlc, per l’utilizzo della banda
   UHF, ha avuto la sua conclusione con la pubblicazione dei risultati della Commissione Europea
   sulla consultazione pubblica aperta a gennaio 2016 sul rapporto Lamy. Già dal 2012 la
   Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni aveva stabilito che a partire dal 2015 le
   televisioni avrebbero dovuto liberare la banda 700 MHz per lasciar spazio alle connessioni
   internet in mobilità. In occasione delle Conferenze mondiali delle radiocomunicazioni si
   definisce la ripartizione delle frequenze su scala mondiale, si effettua una segmentazione in
   funzione delle varie applicazioni della radiocomunicazione e si attribuiscono i segmenti di
   spettro alle tre Regioni stabilite dall'UIT.

     La Regione 1: Europa, Africa, Medio Oriente, Golfo Persico, Russia e Mongolia

     La Regione 2: America del Nord, America del Sud e Groenlandia

     La Regione 3: Asia e Australia.

   Nel settore della telefonia mobile si assistette ad una decisione sorprendente. Gli Stati africani
   (ATU) chiesero un ampliamento dello spettro nella Regione 1 per le applicazioni mobili nel
   livello inferiore della banda UHF. Diversi Paesi africani desideravano infatti allestire in questa
   banda un'infrastruttura Internet senza filo a basso costo, basata sulle moderne tecnologie di
   radiocomunicazione mobile. La richiesta suscitò lunghe controversie, principalmente a causa
   del fatto che l'attribuzione di nuove risorse nel campo della radiocomunicazione mobile non
   figurava nell' ordine del giorno della CMR-12. Alla fine, la CMR-12 adottò una risoluzione che
   amplia, nella Regione 1, la banda di radiocomunicazione mobile nella gamma delle frequenze
   dei 694-790 MHz. Questa nuova attribuzione sarebbe entrata in vigore a seguito della
   successiva conferenza mondiale del 2015 (CMR-15). Da notare il fatto che nelle altre due
   Regioni dell'UIT questa banda è da tempo assegnata alla radiocomunicazione. Nel 2014 viene
   pubblicato il Rapporto Lamy e le emittenti televisive e i governi proprietari delle
   radiofrequenze, convinti di dover traslocare entro breve, tirarono un sospiro di sollievo. La road
   map suggerita da Lamy prevede infatti tempi più ampi e un passaggio graduale, più gradito ad
   emittenti e governi che solo dal 2020 dovranno iniziare a fare nuovi investimenti tecnologi per
   rimediare alla perdita del 30% di spettro. In Italia le emittenti e alcune lobby dell’hi-tech
   spingono sull’ utilizzo della nuova versione dell’attuale standard di messa in onda, il DVB-T2,
   per recuperare banda utile e quindi recuperare capacità trasmissiva. Infatti il DVB-T2 offre, a
   seconda delle condizioni, un certo guadagno di banda che può arrivare, nella migliore delle
   ipotesi al 40% in più rispetto all’attuale DVB-T. Il che, almeno sulla carta, sembrerebbe poter
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bastare per mantenere gli stessi canali di oggi pur nello spettro ridotto di un terzo dopo la
   cessione della banda 700MHz.

   Oggi il quadro è ben più delineato e sembra proprio che i Broadcaster televisivi italiani vogliano
   conciliare due scadenze temporali: quella della cessione della banda 700 MHz all’internet in
   mobilità e quella dell’introduzione del nuovo standard DVB-T2 con codifica HEVC.

2. Il Rapporto Lamy

   Il Rapporto Lamy è la proposta presentata alla Commissione Europea lo scorso 2 febbraio 2016,
   volta a coordinare l'uso più efficiente della banda dei 700 MHz per i servizi mobili, migliorando
   l'accesso a internet per tutti gli europei e contribuendo allo sviluppo di applicazioni
   transfrontaliere. Il Rapporto Lamy è frutto di sei mesi di lavoro dell'High Level Group
   composto dai vertici di operatori tv e tlc e relative associazioni.

   Le radiofrequenze sono una risorsa limitata ed occorre un migliore coordinamento dello spettro
   a livello UE, necessario per evitare interferenze e per far funzionare i servizi innovativi, come
   le automobili connesse o l'assistenza sanitaria a distanza, in tutto il continente. L'UE deve

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inoltre far fronte alla crescente domanda di spettro per la banda larga senza fili. Entro il 2020 il
traffico Internet mobile aumenterà di otto volte rispetto a quello attuale. La Commissione
interviene per rispondere a queste sfide proponendo, nell'ambito della sua strategia per la
creazione di un mercato unico digitale, un approccio a lungo termine equilibrato per l'uso della
banda di frequenza UHF (Ultra-High Frequency), ossia la banda 470-790 MHz, attualmente
utilizzata soprattutto per la trasmissione televisiva. In base alla proposta, entro il 2020 i servizi
mobili disporranno di una maggiore quantità di spettro nella banda dei 700 MHz (694-
790 MHz) in modalità 4G e 5G, ideale per la fornitura di servizi internet di alta qualità agli
utenti, ovunque essi si trovino (grande città, paesino isolato, autostrada, ecc.). Si tratta di
frequenze “nobili” per la telefonia perché in grado di penetrare all’interno degli immobili e
superare gli ostacoli con molta più facilità di quelle con lunghezze d’onda più corte. Per quanto
riguarda l'accesso alle frequenze nella banda al di sotto dei 700 MHz (470-694 MHz),
continueranno ad avere la priorità i servizi audiovisivi. Quindi l’ Europa dovrà respingere tutti
i progetti d’assegnazione a titolo primario per i servizi mobili della banda 470-694 MHz,
attualmente in uso all’industria tv. Una certa flessibilità potrebbe tuttavia essere assicurata
grazie allo sviluppo delle tecnologie di trasmissione ‘down link only’, riservando priorità alle
reti di broadcasting. L'approccio descritto garantirà agli europei l'accesso a contenuti creativi
su tablet e smartphone ma anche attraverso i classici servizi televisivi. La proposta inoltre va
nella stessa direzione della maggior parte dei recenti accordi internazionali sull'uso della banda
UHF (UMTS-3G e LTE-4G), compresa la banda dei 700 MHz. Il Rapporto riconosce all'offerta
tv, tecnologia a cui si accede gratuitamente, a differenza della broadband in mobilità, il ruolo
di motore e veicolo della diversità culturale europea e principale alternativa alla crescente
affermazione di modelli distributivi dominati da grandi player globali che, non investono in
contenuti europei, non rispettano gli standard tv di protezione dei consumatori e non pagano le
tasse nei paesi da cui traggono profitto. Parimenti rilevante per il consumatore viene considerata
l'offerta di Internet mobile che verrà ospitata sulle frequenze già televisive. Il Rapporto Lamy
propone una politica di sostegno allo sviluppo delle reti a banda larga, fissa e mobile, al servizio
delle imprese europee e dei cittadini che vogliono mantenere la libertà di scegliere tra diverse
forme di distribuzione e poter accedere a un'ampia offerta di contenuti, anche gratuiti. Sarà
importante valutare gli sviluppi del mercato e soprattutto monitorare da una parte l'evoluzione
di tecnologie alternative (come il 5G), più efficienti e performanti rispetto alla tecnologia
4G/LTE, e dall'altra le preferenze degli utenti europei in termini di fruizione di contenuti via
internet, sempre più caratterizzata dal consumo Wi-Fi. Esiste lo spazio temporale necessario
per una transizione graduale verso il conferimento della banda 700 MHz alla broadband mobile
nel rispetto dell'evoluzione delle tecnologie terrestri più avanzate e delle preferenze dei

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consumatori. Un'inutile accelerazione determinerebbe infatti un indebolimento della
     piattaforma Digitale Terrestre, una riduzione radicale della concorrenza tra piattaforme
     (soprattutto in un paese come l'Italia caratterizzato da un monopolio sulla piattaforma
     satellitare) e procurerebbe un duro colpo al modello europeo basato sull'accesso universale e
     gratuito. Andrus Ansip (Commissione del Mercato unico digitale) e Gunther H. Oettinger
     (Commissione per l’economia e la società digitale) sostengono tale proposta poiché in questo
     modo le politiche economiche e di gestione delle radiofrequenze non saranno più gestite dai
     paesi membri, ma si avrà un unico approccio comune ed armonizzato nel mercato unico digitale.
     Un maggiore coordinamento consentirà di gestire al meglio lo spettro e lo sviluppo di
     infrastrutture moderne e norme al passo con i tempi in grado di aprire la strada al 5G. Grazie ai
     piani nazionali, in accordo con quelli comunitari, la transizione sarà più agevole e si potrà
     contare su una buona copertura di rete, che contribuirà a colmare il divario digitale e a creare
     le condizioni necessarie, in termini di copertura, per i veicoli connessi, l’automotive, i trasporti,
     la manifattura e l’industria, l’energia, la sanità, l’agricoltura e il media & entertainment.

     La proposta è incentrata su quattro elementi principali:

•   per la banda dei 700 MHz: un calendario comune per renderla effettivamente disponibile entro
    il 30/06/2020 per l'uso, da parte dei servizi a banda larga senza fili, a condizioni tecniche
    armonizzate nonché le relative misure di coordinamento a sostegno di tale transizione; Durante
    questa fase lo spetro verrà liberto gradualmente e si avvierà una fase transitoria in cui DTT e
    TLC convivranno. Entro il 30 giugno 2017 gli Stati membri dovranno adottare e rendere
    pubblico un piano nazionale finalizzato ad assicurare la copertura della rete e a liberare la banda
    dei 700 MHz. Entro la fine del 2017 dovranno inoltre concludere accordi di coordinamento
    transfrontaliero. Qualora sopraggiungano problemi viene data la possibilità di proroga fino al
    2022 per motivi debitamente giustificati.

•   per la banda al di sotto dei 700 MHz: priorità a lungo termine (fino al 2030) per la distribuzione
    di servizi di media audiovisivi al grande pubblico, insieme a un approccio flessibile all'uso dello
    spettro in risposta al diverso grado di diffusione della televisione digitale terrestre (DTT) nei vari
    Stati membri.
•   Nel 2025 verrà effettuato un controllo di efficienza del nuovo assetto e ricognizione dello
    sviluppo di tecnologie e mercati, sulla base delle riflessioni che si avranno nel corso del WRC

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2023 dell’ ITU e tenendo conto dell’evoluzione della domanda dei consumatori e delle nuove
    tecnologie, come le reti convergenti e lo sviluppo della fibra ottica su larga scala,

•   Entro il 2030 dovrà avvenire una separazione netta tra DTT e TLC e quindi non potranno più
    convivere all’interno dello spettro 700 MHz

     Due Stati membri (Francia e Germania) hanno già autorizzato l'uso della banda dei 700 MHz
     per i servizi mobili. Altri Stati membri (Danimarca, Finlandia, Svezia, Regno Unito) hanno
     delineato piani per ridestinare ad altri usi la banda dei 700 MHz nei prossimi anni. La
     Commissione confida nella rapida adozione della proposta da parte del Parlamento europeo e
     degli Stati membri, in modo che la transizione sia prevedibile e avvenga in tempo utile.

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3

Modelli di Utilizzo delle
Risorse Frequenziali e
Ottimizzazione dell’ uso
delle Risorse

                             27
1. MFN/SFN/K-SFN Modelli Misti per la Regionalizzazione

     Le principali caratteristiche che definiscono una rete televisiva sono:

a) il modello di rete (SFN, k-SFN, MFN)
b) il numero di impianti e frequenze
c) i parametri di trasmissione degli impianti (es. schemi di modulazione, livelli di potenza irradiata
   ecc.)
d) le bande di frequenza utilizzate

     Tali elementi concorrono a qualificare la capacità trasmissiva di una rete televisiva e a
     determinarne la copertura, in termini di territorio e popolazione, nonché la qualità del servizio
     offerto al pubblico. Attualmente i segnali televisivi terrestri digitali, vengono diffusi mediante
     reti configurate in modalità MFN (Multi Frequency Network), SFN (Single Frequency
     Network) e K-SFN.

     Nel sistema MFN gli impianti appartenenti ad una determinata rete diffondono i medesimi
     contenuti su frequenze diverse tra di loro.

     Il sistema MFN ha il vantaggio della semplicità di gestione ma per contro ha una bassa
     efficienza sull’utilizzo delle frequenze in sede di pianificazione.

     Dopo lo switch off i segnali digitali terrestri sono diffusi da reti configurate in combinazione
     con la modalità SFN/MFN (K-SFN) o solo SFN. la rete digitale K-SFN è una rete SFN costituita
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da un certo numero (k) di sottoreti locali isofrequenziali. Nelle reti SFN gli impianti
appartenenti ad una determinata rete diffondono gli stessi contenuti sulla medesima frequenza.

Il sistema SFN, con la modulazione OFDM ( Orthogonal Frequency Division Multiplexing),
utilizzata nei sistemi broadcasting DAB, DRM, DVB-T e DVB-T2, permette ai trasmettitori di
una stessa rete di operare sulla medesima frequenza. Dato che il ricevitore tollera echi il cui
ritardo è inferiore ad un parametro di modulazione, Tg (durata dell’intervallo di guardia), è
possibile ricevere due o più segnali identici trasmessi da diversi trasmettitori, a patto che le
distanze in gioco siano tali da rispettare l’intervallo di guardia. I segnali trasmessi devono essere
identici e cioè devono avere la stessa frequenza RF e gli stessi Bit mappati dai modulatori nello
stesso simbolo OFDM che viene trasmesso simultaneamente. Con la trasmissione MFN però
c’è una difficoltà legata al fatto che i bit mappati sul simbolo OFDM sono diversi per ciascun
trasmettitore perché ci sono più Rate Adapters. In una rete SFN non ci possono essere tanti
Rate Adapters, ma viene individuato uno posto a monte della distribuzione del segnale ai
trasmettitori.

Supponiamo che un pacchetto MPEG parta da un centro di generazione all’istante zero: esso
arriverà al trasmettitore 1 (Tx1) dopo circa 80ms e al trasmettitore 2 (Tx2) dopo 100ms. Quindi
ci sarebbe un disallineamento di 20ms. Per allineare i due segnali si imposta un riferimento di
tempo comune e un Megaframe. Per quanto riguarda il riferimento temporale poniamo che
all’ingresso del Tx1 si inserisce un ritardo di 20ms e all’ingresso del Tx2 si inserisce un ritardo
di 0ms. In questo modo i bit trasmessi sono allineati tra loro (a prezzo di un ritardo di 100ms).
Ovviamente nella pratica i trasmettitori sono molti di più e ciascuno dovrà inserire un ritardo
pari a quanto manca per allineare se stesso al trasmettitore più lontano. Questo meccanismo
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viene automatizzato tramite un sistema di sincronizzazione prendendo a riferimento il segnale
pps a 10 MHz del GPS. Il Megaframe, invece, è un marchio temporale che rappresenta l’istante
di inizio di una sovrastruttura di trama e contiene un numero intero, fisso, predefinito di
pacchetti MPEG. Questo viene inviato sempre dall’ SFN Adapter e una volta ricevuto dai
trasmettitori invia l’ordine a tutti i trasmettitori sincronizzati di far partire il pacchetto MPEG
(il Contenuto Multimediale trasmesso). Il ricevitore (TV) che capta i segnali sincronizzati
funzionerà correttamente ma, se non fosse così, si troverebbe a ricevere uno dei due segnali in
maniera più consistente disturbato dall’altro segnale interferente.

La maggior parte dei Mux (che trasportano i nuovi canali dell’offerta digitale) sono diffusi su
reti configurate in SFN. Il Mux 1 Rai (che trasmette Rai 1, Rai 2, Rai 3 con i contenuti regionali
e Rai News) ha una configurazione differente rispetto a tutti gli altri Mux digitali: infatti, per
necessità di copertura stabilite dal Contatto di servizio Rai e Ministero dello Sviluppo
Economico, la rete del Mux 1 è costituita da un nucleo SFN su frequenza UHF (differenziata
da Regione a Regione per esigenze di regionalizzazione) la cui copertura è estesa da
complementi in MFN sui canali VHF 05 e 09, come illustrato nello schema riportato di seguito.

Gli operatori televisivi attivano, in opportuni siti, impianti di trasmissione (trasmettitori) che
operano alla frequenza assegnata e hanno caratteristiche radioelettriche ben definite (potenza,
diagramma di antenna, ecc.). L’impianto e la frequenza, associate a un particolare sito,
definiscono un bacino di copertura potenziale, ovvero l’area geografica nella quale il segnale
irradiato dall’impianto assicura la ricezione delle trasmissioni televisive con il desiderato grado
di qualità di ricezione, senza tenere conto dell’effetto delle interferenze dovute al riuso della

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medesima frequenza in aree limitrofe. Il bacino di copertura effettiva (bacino di servizio) è
    invece l’area geografica nella quale il segnale irradiato dall’impianto assicura la ricezione delle
    trasmissioni televisive con il desiderato grado di qualità di ricezione tenendo conto dell’effetto
    delle interferenze dovute al riuso della medesima frequenza in aree limitrofe. Il bacino di
    servizio complessivo di una rete televisiva (anche rete di diffusione del segnale televisivo) è
    definito dall’insieme dei bacini di servizio delle coppie impianto-frequenza (localizzate in siti
    distribuiti sul territorio) nella disponibilità di uno stesso operatore e che irradiano il medesimo
    multiplex. La capacità trasmissiva per il trasporto di contenuti audiovisivi in ambito nazionale
    è attualmente fornita da 20 Mux a livello nazionale e da oltre 300 Mux a livello locale
    (principalmente su base regionale). Nella seguente Tabella 1 è riportata la composizione dei
    Multiplex nazionali.

    Tabella 1: Composizione dei multiplex nazionali della piattaforma digitale terrestre DTT

              Operatore di rete                                        Numero di MUX Nazionali
                        Rai                                                           5
            Elettronica Industriale                                                   5
                    Persidera                                                         5
             CairoCommunication                                                       1
                    Prima TV                                                          1
                   3lettronica                                                        1
 Premiata Ditta Borghini Stocchetti (PDBS)                                            1
            Europa Way (DVB-T2)                                                       1

2. La Televisione nel Sistema Integrato delle Comunicazioni

    Nel 2015 il mezzo televisivo mantiene saldamente la propria forza comunicativa rispetto agli
    altri media, anche in considerazione del moltiplicarsi delle possibilità di consumo dello stesso,
    che può avvenire attraverso un televisore tradizionale con decoder digitale terrestre o satellitare,
    ovvero mediante altri dispositivi (computer, smartphone, tablet) e televisori connessi ad
    Internet. Da un’indagine condotta da SWG nel 2015 si evince, infatti, che più del 96% della
    popolazione continua ad avere accesso alla Tv, denotando la capacità del mezzo di raggiungere
    la quasi totalità dei cittadini con i propri contenuti. Si riscontra, pertanto, la tendenza degli utenti
    a non sostituire il mezzo televisivo con altri mezzi per soddisfare la propria domanda di
    informazione e intrattenimento. In tal senso, la Tabella 1 evidenzia come nessun altro mezzo di
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comunicazione raggiunga percentuali di consumo elevate quanto quella registrata per la
televisione, tanto che la radio, che si configura come il secondo mezzo più utilizzato dagli
italiani, presenta, analogamente a cinque anni fa, una distanza di quasi 30 punti percentuali
dalla Tv. Per quanto ancora lontano dai valori della televisione, l’accesso a Internet ha segnato
un deciso incremento (passando dal 38% al 54% della popolazione), arrivando a posizionarsi
al di sopra dei quotidiani che subiscono una flessione considerevole.

          Fonte: Elaborazione Agcom su dati Gfk Eurisko (2010) e SWG (2015)

La Tv raggiunge la totalità del pubblico televisivo, mentre coloro che accedono alla Tv a
pagamento rappresentano un insieme di gran lunga inferiore, pari a poco più di un terzo della
popolazione italiana. La Figura 2 indica che il mezzo televisivo in Italia è fruito da circa 25
milioni di famiglie, le quali hanno in tal modo sicuramente accesso ai programmi veicolati in
chiaro, laddove le famiglie che possiedono la pay Tv rimangono ben al di sotto dei 10 milioni.
Il grafico sottostante, peraltro, mette in luce come la distanza tra i due valori sia rimasta
pressoché costante nel corso degli ultimi anni.

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Fonte: elaborazione Agcom su dati Auditel

Come si evince dai grafici la televisione continua a rivestire un ruolo di primo piano nel settore
dei servizi televisivi diffusi nel territorio nazionale, confermandosi il mezzo con la maggiore
copertura della popolazione. Ruolo confermato anche considerando che, sotto il profilo
economico, i servizi di media audiovisivi rappresentano circa la metà (il 49,2%) delle risorse
complessive del Sistema Integrato delle Comunicazioni e assorbono ancora la quota più
rilevante degli investimenti pubblicitari del settore dei media (circa il 48% nel 2014).

La presenza di rilevanti barriere all’entrata che caratterizzano il settore dei servizi di media
audiovisivi, ed in particolare la loro natura endogena, rende nella pratica molto difficile non
solo la conversione produttiva da parte di operatori già attivi sul mercato, ma anche l’ingresso
di nuovi operatori (concorrenza potenziale).

Infatti il diffondersi di nuove modalità di produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti
audiovisivi, soprattutto su Internet e mediante i dispositivi mobili, ha modificato il mercato, ma
questo non ha intaccando la distinzione tra Tv in chiaro e Tv a pagamento. In generale, la
limitata casistica sui mercati dei servizi innovativi mostra che le preferenze dei consumatori
relativamente ai servizi audiovisivi online non sono ancora assestate per poter individuare una
netta soluzione di continuità nei processi di sostituzione con i servizi televisivi tradizionali.

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