Ri-vista - Open Journal Systems

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Ri-vista - Open Journal Systems
ri-vista
Research for Landscape Architecture
Digital semi-annual scientific journal
University of Florence
second series
Ri-vista - Open Journal Systems
Fondatore
Giulio G. Rizzo
Direttori scientifici I serie
Giulio G. Rizzo (2003-2008)
Gabriele Corsani (2009-2014)
                                                          Anno XVII n. 2/2019
Direttore responsabile II serie                           Registrazione Tribunale di Firenze
Saverio Mecca                                             n. 5307 del 10.11.2003
Direttore scientifico II serie
Gabriele Paolinelli (2014-2018)                           ISSN 1724-6768
Emanuela Morelli

COMITATO SCIENTIFICO
Lucina Caravaggi (Italy)                                  Francesca Mazzino (Italy)
Daniela Colafranceschi (Italy)                            Jean Paul Métailié (France)
Christine Dalnoky (France)                                Valerio Morabito (USA)
Fabio Di Carlo (Italy)                                    Carlo Peraboni (Italy)
Gert Groening (Germany)                                   Maria Cristina Treu (Italy)
Hassan Laghai (Iran)                                      Kongjian Yu (China)

REDAZIONE
Associate Editors: Claudia Cassatella, Anna Lambertini, Tessa Matteini, Gabriele Paolinelli
Section Editors: Enrica Campus, Marco Cillis, Sara Caramaschi, Elisabetta Maino, Ludovica Marinaro,
Emma Salizzoni, Antonella Valentini
Managing editor: Michela Moretti
Editorial Assistant: CarlAlberto Amadori, Jacopo Ammendola, Giacomo Dallatorre,
Eleonora Giannini, Leonardo Pilati

CONTATTI
Ri-Vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio on-line: www.fupress.net/index.php/ri-vista/
ri-vista@dida.unifi.it
Ri-Vista, Dipartimento di Architettura
Via della Mattonaia 8, 50121, Firenze

in copertina
Luigi Latini,             Il paesaggio del villaggio di Taneka Beri è 'rappresentato' contando il numero di 'passi' (gradini) e 'minuti' (tempo)
Taneka Beri,              tra punti significativi. Lo schizzo è una riflessione e una sperimentazione di un modo diverso di rappresentare il paesaggio
Benin (Africa) 2010.      che, seguendo gli stessi punti della vita quotidiana del villaggio, usa il corpo in vece degli strumenti tradizionali.

© 2020 Authors. The authors retain all rights to the original work without any restriction.
This is an open access peer-reviewed issue edited by QULSO, distributed under the terms of the Creative Commons
Attribution 4.0 International License (CC-BY-4.0) which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any
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otherwise stated.

progetto grafico                                © 2021                                                  Published by
Laboratorio                                     DIDA Dipartimento di Architettura                       Firenze University Press
Comunicazione                                   Università degli Studi di Firenze                       Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Architettura                    via della Mattonaia, 8                                  Via Cittadella 7 - 50144 Firenze, Italy
Università degli Studi di Firenze               50121 Firenze                                           www.fupress.com
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Indice                                                                                        Landscape

                                                                                                              02
                                                                                     Representation Skills

                                                                                                              2020

La rappresentazione come necessità              5
Editoriale
Marco Cillis, Antonella Valentini

Rappresentare le invisibilità e                28    News                                               126
il processo creativo
                                                     2020 IFLA Sir Geoffrey Jellicoe Award.             128
The hype of representation:                    30    Kongjian Yu e le scarpe della contadina:
some thoughts on the roles of the hyperreal          ritratto dell’umiltà di un paesaggista
and the hyperobject in contemporary                  Giacomo Dallatorre
landscape architecture
Richard Weller                                       Cultivating the Continuity                         142
                                                     of European Landscapes
Representation and Landscape Architecture:     40    Eleonora Giannini
Towards a New Language?
Daniele Stefàno                                      VESPER n. 3: Nella selva / Wildness                150
                                                     Paolo Mestriner
Drawings vs. photos in the representation of   50
landscape architecture                               Attraversare i confini tra umano e natura:         154
Valerio Morabito                                     nel corpo della città selvatica
                                                     Sara Basso
Mappare la complessità e le emozioni           66

Paesaggi di-segni, geo-grafie emozionali       68
Daniela Colafranceschi

La performatività della carta                  80
per rappresentare mondi di vita
Daniela Poli

Visioni/ New languages                         94

Inhabiting complexity. Representation as an    96
act of regeneration
Juan Cabello Arribas

Il paesaggio nei video game tra riferimenti    114
pittorici ed estetica romantica
Paola Sabbion
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Editoriale

                                                                                                                                        Cillis, Valentini
La rappresentazione come necessità 1
Marco Cillis
Università degli Studi di Parma, marco.cillis@unipr.it
Antonella Valentini
Università degli Studi di Firenze, antonella.valentini@unifi.it

       It is essential for mutual understanding that pro-           unico del progettista, non si limita a riprodurre l’e-
       fessionals can draw and read the plan, section dia-          videnza, cioè ciò che si guarda ed è sotto gli occhi di
       gram and model. But we live in an era that is char-
                                                                    tutti, ma anche quei ‘valori astratti’ che sono sotte-
       acterized by a lack of clear bounderies. Do we re-
       ally always need a plan or a section? Can we build           si alla realtà. In altre parole, si rappresenta ciò che si
       landscape by text, film, dance? It may be confusing          vede, però ciò che vediamo non dipende solamen-
       and it may destroy traditions which we should have           te dall’oggetto in sé e dalle capacità percettive fi-
       cared for better, but it also opens new perspec-tives
                                                                    siche dell’osservatore, ma anche dalle sovrastrut-
       (Van Dooren, 2013, p. 11)
                                                                    ture mentali e culturali di quest’ultimo, attingen-
La responsabilità del progettista                                   do ad un cifrario simbolico complesso, filosofico, re-
Rappresentare è una azione indispensabile per il                    ligioso, politico, sociale. Nel meccanismo semiotico
progettista, qualunque sia la scala e il campo di ap-               del processo di comunicazione per cui la rappresen-
plicazione, un territorio, uno spazio aperto, un edi-               tazione (il segno) è il medium tra l’oggetto e il valo-
ficio, un giardino. L’atto di rappresentare, come re-               re attribuito allo stesso (il significato), la valenza se-
cita il vocabolario Treccani, “con figure, segni e sim-             gnica è legata ai codici culturali condivisi dalla comu-
boli sensibili, o con processi vari, anche non mate-                nità entro cui si definisce. Rappresentiamo ciò che
riali” permette di descrivere “oggetti o aspetti del-               capiamo. Ma rappresentiamo anche per capire. Per i
la realtà, fatti e valori astratti”. Per rappresenta-               pittori astrattisti di inizio XX secolo come Kandinsky,
zione si intende sia “l’attività e l’operazione di rap-             Malevič o Klee, l’artista era in grado di vedere l’invi-
presentare” nelle modalità prima dette, sia “quan-                  sibile2, quell’impercettibile che viene disvelato e che
to viene così rappresentato”  (01/01).                    sce ammiccando Antoine de Saint-Exupéry3, e che ri-
Questa prima definizione ci permette di fare alcu-                  teniamo possa (debba?) essere una delle competen-
ne riflessioni per iniziare, a nostro avviso impor-                 ze/abilità (skills) del progettista: rendere palese agli
tanti. La rappresentazione in generale e il disegno                 altri quello che non è evidente, andando oltre l’appa-
in particolare, come strumento principale ma non                    renza delle cose e svelandone la struttura non visibile.

© 2021 Author(s). Open Access issue/article(s) edited by QULSO, distributed under the terms of the CC-BY-4.0 and published by Firenze
University Press. Licence for metadata: CC0 1.0 DOI: 10.13128/rv-10498 - www.fupress.net/index.php/ri-vista/
                                                                                                                                           5
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Ciò risulta particolarmente significativo quando si          l’architettura del paesaggio - presume continue in-
ri-vista

                  parla di paesaggio, poiché, sappiamo, con questo             cursioni nella vita, oscillando tra fare e immagina-
                  concetto non si fa riferimento solamente a caratte-          re. Ciò che Paul Klee sosteneva, di rendere visibi-
                  ri fisici ma anche ad aspetti culturali e sociali, astrat-   le agli occhi della mente, della ragione e della me-
                  ti ed empirici, collettivi e individuali. L’uomo moder-      moria e non soltanto agli organi della vista (Cian-
                  no comunque, come notava già alla fine degli anni            ci, 2008), adesso studi scientifici sul sistema ner-
                  Sessanta Bruno Munari (1966), ha cominciato a fa-            voso lo hanno dimostrato, come ricorda Mark Alan
                  miliarizzare con rappresentazioni che l’occhio uma-          Hewitt, architetto americano che molto ha investi-
                  no non coglie grazie a macchine che mostrano im-             gato sul significato del disegno nel progetto di ar-
                  magini al microscopio o scandagliate a raggi X, op-          chitettura. L’artista come creatore di forme che,
                  pure trasformano i suoni in onde luminose o fissa-           elaborando le proprie impressioni soggettive, con-
                  no i movimenti al rallentatore4. Nuovi linguaggi del-        cepisce e trasmette significati oggettivi (Muna-
  02              la rappresentazione – alcuni dei quali vere e proprie        ri, 1966), nel disegnare mette in relazione le pro-
   2020
  seconda serie

                  opere d’arte, come la serie di fotografie Floral Stu-        prie esperienze interne, i propri ricordi persona-
                  dies di Dain Tasker5 – che sono il prodotto di una fer-      li con l’esterno: l’atto creativo è una conversazione
                  tile sperimentazione, come documentano anche                 tra il nostro sé interiore e il mondo (Hewitt, 2020).
                  le esperienze raccontate nel paragrafo seguente.             Quando il soggetto è il paesaggio, questa dichia-
                  Tuttavia, in qualunque forma di rappresentazione             razione appare alquanto calzante. Persino le raf-
                  del paesaggio – con immagini, parole o attraverso            figurazioni redatte con finalità descrittive non so-
                  quei “processi vari, anche non materiali” prima citati       no mai completamente obiettive, bensì dense di si-
                  – è annidato un “paradosso fondativo”, come ha sot-          gnificati metaforici, come abbiamo già osservato,
                  tolineato Michael Jakob (2009, p. 27), data la difficol-     visto che l’azione di rappresentare è interpretazio-
                  tà a ‘fissare’ il paesaggio stesso a causa dell’identità     ne e prefigurazione (Valentini, 2018), non copia del-
                  fluttuante, aperta, mobile del fenomeno6. Ciò nono-          la realtà. E questo fin dai tempi più antichi; le car-
                  stante, poiché “l’esperienza del paesaggio è, in ge-         te geografiche, ad esempio, sono state utilizzate
                  nerale e in primo luogo, un’esperienza di sé” (Jakob,        con lo scopo di documentare la conoscenza dei luo-
                  2009, p. 29) l’attitudine alla rappresentazione, nel-        ghi, ma anche per controllare, informare, educare e
                  le sue molteplici e differenti manifestazioni (Land-         persino come mezzo di propaganda politica. Dun-
                  scape Representation skills) è una qualità essenzia-         que, anche la descrizione di un paesaggio è un ‘at-
                  le per il progettista. Soprattutto perché nel proces-        to creativo’ che presuppone un processo di selezio-
                  so di ‘trascrizione’ di ciò che i nostri occhi vedono e la   ne e valutazione dei dati e un’abile capacità di let-
                  nostra mente immagina – “le visioni polimorfe degli          tura di un ‘testo’ (il paesaggio) costituito da ‘se-
                  occhi e dell’anima” (Calvino, 1993, p. 100)7 - si presup-    gni’ da decifrare (Romani, 1988; Turri, 1979); raffi-
                  pone un’azione volontaria del soggetto ed è proprio          gurarne l’immagine significa intraprendere un per-
                  quella consapevolezza che la Convenzione Europea             corso conoscitivo al fine di comprendere al meglio
                  ci invita ad assumere nei confronti del paesaggio.           sia la realtà esterna che la nostra sfera più intima.
                  L’architettura in quanto arte e più precisamente in          In questa chiave di lettura, rappresentare ha fun-
                  quanto “arte corsara”, vista la sua natura intrinse-         zione di dispositivo attivo, strumento non solo nar-
                  ca fatta “di invenzione e di avventura, non solo fisi-       rativo e destinato all’acquisizione di una conoscen-
                  ca ma anche dello spirito” (Piano, 2009) - definizio-        za, bensì propositivo e innatamente progettuale.
      6           ne che ben si adatta anche ad una disciplina quale           Innanzitutto perché per progetto non si intende
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esclusivamente il prodotto finale - di qualsiasi cosa,     plicano abitare, lavorare, coltivare, ed altro ancora.

                                                                                                                       Cillis, Valentini
da un oggetto a un territorio - ma tutto il processo       La rappresentazione è dunque una responsabilità
creativo, dall’analisi inventiva alla previsione di sce-   (etica) del progettista.
nari, alla valutazione delle scelte e delle alternative,
alla formulazione di soluzioni, al coinvolgimento di       Altri sguardi e topografie contemporanee
coloro che ne saranno i fruitori, alla informazione e      In uno dei suoi acuti ragionamenti, Eugenio Turri ri-
divulgazione, senza, ad esempio, distinguere tra           corda come il paesaggio sia di per sé muto e di come
pianificazione e quanto normalmente si identifica          “siamo noi che, come archeologi che vanno a fruga-
con la parola progettazione. La rappresentazione co-       re in quei depositi della storia, attribuiamo valore di
me forma di comunicazione rileva proprio il processo       significanti agli elementi” che lo compongono (Tur-
formativo e di costruzione di quello che viene pen-        ri, 2004, p. 163). La rappresentazione del paesag-
sato ed ideato, traducendo in immagini il pensiero.        gio passa quindi attraverso una fase di osservazio-
Poi perché rappresentare consente di vedere ‘ol-           ne del dato geografico, di interpretazione, di resti-
tre’ e il progetto di paesaggio si propone appunto         tuzione iconografica secondo un processo dedutti-
quale “arte della anticipazione” (Fontanari, 2006,         vo che già Alexander von Humboldt aveva codifica-
p. 192), come già hanno ricordato Anna Lamberti-           to in quella che per prima fu la descrizione scientifi-
ni e Tessa Matteini curatrici del primo monografi-         ca dello spazio8. Il disegno mantiene inalterata nel
co 2020 di questa rivista. Il progetto si nutre di ri-     tempo la carica comunicativa, sia come spazio men-
cerca teorica e soprattutto, trattandosi di rap-           tale sia come strumento linguistico verso l’esterno.
presentazione, applicata, come ben dimostra-               Tuttavia, la complessità delle informazioni che oggi
no anche le sperimentazioni più sotto raccontate.          stratificano la conoscenza (e il progetto) dei luoghi
In terzo luogo perché rappresentare è un potente           impongono tecniche di rappresentazione più den-
strumento di comprensione e divulgazione del pro-          se, votate ad una sempre più spinta transcalarità9.
getto. Il disegno, in particolare, possiede un ‘pote-      L’attualità di questo approccio trova espressione
re retorico’ agendo come attivatore di immaginario.        nel lavoro di progettisti e teorici del paesaggio che
Questa osservazione ci riporta ancora una volta al-        in sedi diverse stanno mettendo a punto processi di
la Convenzione Europea, di cui con gli ultimi tre nu-      mappatura non tradizionale, legando dati tangibi-
meri di Ri-Vista è stato ricordato il ventennale, ed       li e dati intangibili per disvelarne il valore ecologico,
in particolare all’invito rivolto dal documento inter-     sociale, patrimoniale e identitario. Va ricordato che
nazionale ad attivare un processo di sensibilizzazio-      a partire dalla metà dell’Ottocento si è registrato
ne e di responsabilizzazione nei confronti del pae-        un progressivo impoverimento semantico dei con-
saggio. Rendendo tutti (dagli enti locali ai cittadini)    tenuti paesaggistici nella rappresentazione carto-
responsabili e consapevoli del valore del paesaggio,       grafica, assistendo alla netta separazione tra di-
impegnandosi a formare e dotare, in primis i pro-          segno artistico e disegno topografico, in nome di
gettisti, di strumenti concettuali e pratici per il pro-   una proiezione orizzontale e planimetrica dei luo-
getto - attraverso dunque la rappresentazione del-         ghi, scevra di qualsiasi riferimento prospettico10.
lo stesso - è possibile creare un contesto culturale       Questo processo, maturato in Italia in vista di una
idoneo allo sviluppo di una sensibilità paesaggisti-       legge per il Componimento della carta topografi-
ca e al definirsi di una domanda sociale di paesag-        ca d’Italia (1875), ha privato la rappresentazione
gio; perché il progetto di paesaggio non è ‘altrove’       cartografica della quarta dimensione, quella tem-
rispetto tutti i progetti di trasformazione che im-        porale, interpretativa, generosa restituzione del-               7
Ri-vista - Open Journal Systems
ri-vista

  02
   2020
  seconda serie

                  A. Mathur D. Da Cunha, Soak deposition plot crop, www.mathurdacunha.com

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Ri-vista - Open Journal Systems
Cillis, Valentini

A. Mathur D. Da Cunha, Soak Tulsi-photowork-center, www.mathurdacunha.com

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Ri-vista - Open Journal Systems
la complessità lessicale dello sguardo paesaggi-          sibilità di oltrepassare la soglia costituita dal me-
ri-vista

                  stico. Un tentativo di superamento della dicotomia        dium, attraverso una lettura polisemica dei luo-
                  tra grandezze ottiche (gli elementi del paesaggio) e      ghi. La fase descrittiva perviene così ad una artico-
                  grandezze geometriche (le distanze orizzontali) è         lazione progettuale che, coerentemente, prefigu-
                  felicemente rappresentato dal pionieristico lavoro        ra scenari flessibili, basati sulla fluidità delle con-
                  di restituzione delle matrici percettive del paesag-      dizioni e sull’agilità visiva, politica e tecnologica.
                  gio dell’Alto Garda bresciano che Valerio Romani ha       La ricerca, parallelamente allo sviluppo dei nuovi
                  messo a punto in vista della redazione del Piano pa-      media, ha affinato tecniche di osservazione del pae-
                  esistico dell’area protetta lombarda (Romani, 1988).      saggio che spostano lo sguardo sempre più distan-
                  La rappresentazione del paesaggio contempora-             te, grazie allo sviluppo della fotografia con il drone,
                  nea registra un rinnovato interesse per la tradizio-      che ha semplificato la lettura dei territori e la classi-
                  ne corografica11, che affonda le sue più nobili radici    ficazione dei morfotipi, e grazie alla fotografia sa-
  02              nelle visioni multiprospettiche di Le Nôtre per Ver-      tellitare, un tempo estranea al nostro immaginario
   2020
  seconda serie

                  sailles, nelle rappresentazioni settecentesche di         ed ora prepotentemente entrata nella prassi comu-
                  Lenné per il Tiergarten che uniscono pianta e se-         ne di ricerca e visualizzazione quotidiana. A questo
                  zioni, per giungere alle dirompenti rappresenta-          proposito è di interesse il lavoro di mappatura con-
                  zioni di Archigrahm e Superstudio che tra gli anni        dotto da Laura Kurgan a partire dalla fine degli anni
                  Sessanta e Settanta infrangono l’ortodossia del-          Novanta, che somma dati territoriali e processi so-
                  la sequenza pianta-prospetto-sezione, generan-            ciali e che si sostanzia in una serie di indagini e spe-
                  do una forma di “multilevel comprehension” che            rimentazioni con nuove tecnologie di localizzazio-
                  non escludesse dalla rappresentazione una com-            ne GPS, rilevamento remoto satellitare e mappa-
                  ponente esperienziale (Appleyard, 1977, p. 71).           tura GIS13. Tiene traccia degli eventi e della loro po-
                  In riferimento all’attualità, riveste grande significa-   litica spaziale, con una serie di immagini, mappe e
                  to il lavoro teorico e progettuale che Anuradha Ma-       considerazioni che partono dalla rappresentazio-
                  thur e Dilip Da Cunha conducono su questi ambiti,         ne dei fenomeni spaziali per approdare alla militan-
                  recuperando pienamente l’unitarietà tra la visione        za sociale; secondo questa logica, le mappe costru-
                  topografica e la descrizione delle componenti pa-         iscono lo spazio fisico e contemporaneamente co-
                  esistiche dei luoghi, in una stratificazione delle in-    municativo, politico, archivistico e commemorativo.
                  formazioni che restituisce la complessità dei terri-      Approfondendo la vocazione sempre più polisemica
                  tori d’indagine. Specializzatisi nella gestione delle     del paesaggio rappresentato, che abbracci tanto gli
                  aree fluviali, il lavoro su Mumbai e la sua relazione     aspetti fisici, tangibili, che quelli culturali e immate-
                  con l’acqua12 appare particolarmente aderente ai te-      riali, l’utilizzo della ripresa filmica e della componen-
                  mi della rappresentazione del paesaggio per la plu-       te sonora dei luoghi ha sviluppato un ruolo comple-
                  ralità dei punti di osservazione che riescono a con-      mentare alla cartografia nella restituzione della sen-
                  vivere nei medesimi elaborati. Alla sintesi diacro-       sorialità del paesaggio. Il soundscape, così come de-
                  nica delle evoluzioni del territorio, si accosta la se-   finito da Raymond Murray Schafer14, si colloca come
                  rialità delle sezioni topografiche e gli sguardi foto-    interesse disciplinare trasversale all’urbanistica sen-
                  grafici reciproci che per ogni sezione descrivono la      soriale e alla geografia emozionale e rappresenta “a
                  relazione suolo/acqua, scambiando i punti di pre-         powerful component of placemaking”15 data dalla in-
                  sa. Ciò risponde ad una finalità immersiva nel pae-       terazione tra le tre principali matrici sonore presen-
      10          saggio descritto, che offre all’osservatore la pos-       ti nel paesaggio (geofonia, biofonia e antropofonia).
Se esperienze di mappatura della componente so-          le sia il senso di questa azione con riflessioni che

                                                                                                                    Cillis, Valentini
nora dei luoghi sono patrimonio acquisito della ri-      condividiamo pienamente: “Disegnare è un mezzo
cerca paesaggistica, appare innovativa e di grande       di espressione primario, strumento fondativo del
interesse l’esperienza didattica Melting Landsca-        progetto, sostenuto da un forte senso della curiosi-
pes che Christophe Girot ha messo a punto con gli        tà e del dubbio, una forma di comporre e di prende-
studenti dell’ETH Zurigo sul ghiacciaio del Mortera-     re decisioni. Disegnare ci aiuta a capire meglio la vi-
tsch, nel massiccio del Bernina16. Utilizzando mac-      ta, perché ce la spiega”. E soprattutto, cos’è il dise-
chine fotografiche analogiche e microfoni ad im-         gno se non “un inseparabile compagno di viaggio”?
mersione si è condotta un’indagine visiva e sono-        Oggi sicuramente ci accompagnano una pluralità
ra sfociata in un’esposizione e in una pubblicazione     di mezzi espressivi differenti grazie a sempre più
di valore sinestetico. I suoni della massa di ghiaccio   potenti e performanti programmi digitali. La re-
in movimento, impressionanti nella versione ampli-       lazione tra una rappresentazione creata al com-
ficata, contrastano con il silenzio inquietante del-     puter e una prodotta manualmente o comunque
le immagini in bianco e nero, dando forma ad una         più tradizionale18 non è tanto una questione di su-
rappresentazione del luogo che attinge all’immagi-       periorità di una modalità sull’altra quanto di diver-
nario e riporta l’osservatore ai temi propri della te-   sità. In passato le immagini erano solo dipinte, di-
oria del paesaggio (il sublime, la forza della natu-     segnate o scolpite ma soprattutto riproduceva-
ra, la meraviglia) e dell’attualità (il cambiamento      no dal punto di vista umano, anche se come ab-
climatico, la conservazione del paesaggio alpino).       biamo già notato, in ogni rappresentazione esi-
                                                         ste ed è sempre esistita una ‘quota’ di invisibile.
Sui contenuti del numero                                 Questo è quanto mai vero ad esempio per le carto-
Le esperienze appena citate testimoniano la pre-         grafie. Nel ‘400 l’introduzione della prospettiva è
senza di un complesso e articolato panorama che          stata una rivoluzione e in particolare, in riferimento
registra interessanti nuove forme espressive, in-        alla lettura del paesaggio, la prospettiva a volo di uc-
vitandoci a riflettere anche sul rapporto tra rap-       cello che, innalzando il punto di vista per abbraccia-
presentazione digitale e analogica. Attualmen-           re con un colpo d’occhio tutto il territorio, consentiva
te la rappresentazione è diventata sempre più di-        di controllare e misurare il mondo, scopo primigenio
gitale, arrivando quasi a sostituire quella consue-      del cartografare. Ma per quanto il punto di osserva-
ta e già da 20-30 anni ci si interroga se, con lo svi-   zione fosse alto, dalla cima di una collina o da una
luppo delle nuove tecnologie, sia venuta me-             mongolfiera, corrispondeva comunque alla visione
no l’importanza del disegnare, anche se molti            statica di un osservatore, sebbene le vedute fosse-
continuano a ritenerlo un ‘bisogno’ essenziale 17.       ro realizzate anche attraverso più punti di presa che
Su questo riflette Daniela Colafranceschi che, con       però deformazioni prospettiche ricomponevano,
un articolo appassionato e intimo, tessuto da pa-        rendendo il prodotto finale verosimile per lo sguar-
role e immagini che ripercorrono un viaggio tra re-      do dell’uomo. La rivoluzione odierna con la rappre-
ale e immaginario, ragiona sulla potenza del dise-       sentazione digitale è legata al fatto che non è sta-
gno come espressione di quello strettissimo lega-        tica, ma la vista può essere modificata in continua-
me “tra pensiero ed esperienza”, confermando co-         zione consentendo all’osservatore di aver percezio-
me la vita vissuta e le emozioni provate siano sem-      ni diverse della stessa realtà, di cui si dà una rappre-
pre il nutrimento del progetto. In alcuni passaggi del   sentazione variabile e provvisoria. La restituzione
suo testo, Colafranceschi spiega chiaramente qua-        del mondo reale avviene spesso in modo frammen-            11
ri-vista

  02
   2020
  seconda serie

                  L. Kurgan, Shades of green, courtesy Graham Foundation

      12
Cillis, Valentini

Melting Landscaps_seminario didattico del prof. C. Girot ETH Zurigo sul ghiacciaio Morteratsch
                                                                                                 13
tato, quasi allontanandosene, scomponendolo, de-           gie comunicative, espressioni della contemporanei-
ri-vista

                  strutturandolo (Cassatella, 2001, pp. 14-15). Un altro     tà, che già Bruno Munari (1966) invitava a conside-
                  fattore di diversità è il tempo. Se la spettacolare car-   rare19, come progettisti siamo chiamati a metter-
                  ta di Venezia del ‘500 Venetie MD ha occupato tre          le opportunamente a fuoco nella giusta prospetti-
                  anni i suoi esecutori, oggi l’uso di strumenti e pro-      va, come mezzi a nostra disposizione, strumenti che
                  grammi informatici consente di realizzare cartogra-        sono però profondamente ‘sensibili’20 perché rap-
                  fie in tempi molto più rapidi, adeguandosi ai ritmi        presentano il tramite della nostra visione del mon-
                  imposti dalla società moderna. Con le elaborazioni         do e di come vogliamo agire. Non possiamo dun-
                  computerizzate si possono inoltre creare disegni di-       que tirarci indietro di fronte alla sfida posta dal di-
                  versi accendendo e spengendo layer, per cui la stes-       gitale che può essere “a great opportunity to deve-
                  sa carta può essere usata (e percepita) dall’osserva-      lop effective representation techniques also to sup-
                  tore in modi differenti, ancora rispondendo ai tem-        port the reasoning creative process” (Stefàno).
  02              pi in cui la separazione delle conoscenze e delle com-     Sul significato della rappresentazione digitale riflet-
   2020
  seconda serie

                  petenze è diventata un cliché, non per questo in as-       tono sia Daniele Stefàno che Richard Weller eviden-
                  soluto negativo. D’altronde ricordiamo quanto la di-       ziando entrambi come nella maggior parte dei pro-
                  sciplina dell’architettura del paesaggio debba al me-      getti di architettura del paesaggio si noti oggi un
                  todo, allora affrontato senza avere a disposizione gli     certo appiattimento e una omologazione delle rap-
                  strumenti odierni, dell’overlay mapping di McHarg.         presentazioni prodotte. Per Daniele Stefàno, l’u-
                  Il fatto è, che è appunto una tecnica e non un mo-         so di programmi digitali appare incoraggiare un ap-
                  dus di progettare: dopo la scomposizione è necessa-        proccio orientato all’immagine piuttosto che al ra-
                  rio procedere alla ricomposizione, secondo quell’ap-       gionamento e soprattutto sembra che la rappresen-
                  proccio olistico caratteristico della disciplina.          tazione non sia considerata una parte fondamenta-
                  Di cartografia tratta il saggio di Daniela Poli, la qua-   le del processo creativo, ma “a product rather than
                  le ragiona sul potere performativo “della carta e sul-     a language”, come dimostra la progressiva scissio-
                  le sue differenti applicazioni, nel corso della sto-       ne tra studi specializzati nel restituire con imma-
                  ria, come linguaggio spaziale portatore di progetto        gini sempre più stupefacenti e attraenti i progetti
                  e di azione sociale” e soprattutto come “strumen-          ideati da altri e, appunto, gli studi che progettano.
                  to culturale, argomentativo” e “dispositivo di me-         Richard Weller evidenzia un’altra divergenza, tra la
                  diazione visuale”. E’ necessario, sostiene Poli, “tor-     pratica professionale e quella legata alla sperimen-
                  nare a rappresentare la complessità dei luoghi”, che       tazione all’interno di università e laboratori di ricer-
                  si è in parte persa con le attuali modalità di rappre-     ca. Mentre i professionisti che realizzano progetti
                  sentazione, e “riempire le ‘carte di base’ col mon-        cercano di produrre immagini di paesaggio sempre
                  do di vita […] col labirinto che proviene dal passa-       più iperrealistiche, con funzione “anestetizzante”,
                  to e dal presente, in cui e anche possibile perdersi”.     nel tentativo dare ai committenti “a sense of confi-
                  Allora, disegnare diventa un esercizio indispen-           dence and comfort in the world they […] are aiming to
                  sabile poiché “concede quello spazio utile a gene-         create”, nell’accademia il principale interesse è pro-
                  rare un mapping emozionale del tutto nuovo e di-           vare a visualizzare i processi ambientali e le relazio-
                  verso dove emerge la narrazione di una condizio-           ni che sono in gran parte invisibili ad occhio umano.
                  ne del vivere abitata da tutto quanto di intangi-          Queste invisibilità come il cambiamento climatico,
                  bile e immateriale la alimenta” (Colafranceschi).          la sesta estinzione, o l’esaurimento delle acque sot-
      14          Nel sempre più rapido affermarsi di nuove strate-          terranee, cose che “we know to exist as large forces,
but of which we can only see fragmentary evidence            ativity”, “as a whole act communication” e costitu-

                                                                                                                        Cillis, Valentini
and are difficult to engage with”, Weller ricorda esse-      iscono il punto di partenza per proporre “a new vi-
re note come “iperoggetti” (Morton, 2013). Entram-           sual understanding of the world”. Ripercorrendo al-
be queste tipologie di rappresentazione sono fat-            cune tappe dell’evoluzione tecnica e corredan-
te al computer, ma la prima – the Hyperralism - pre-         do il contributo con alcune originali visioni, l’invito
tende di essere ‘naturale’ (e di questa Weller trat-         è quello di utilizzare la tecnica del collage–assem-
teggia, anche con una certa ironia, un elenco di ca-         blaggio attraverso cui Arte e Scienza ritrovano la
ratteristiche) mentre la seconda – The Hyperobject           propria sinergia: “Assemblage – as a multidiscipli-
– è prodotta da occhi meccanici come satelliti e dro-        nary technique – brings information from all fields
ni nonché attraverso simulazioni digitali di dati deri-      of knowledge together and it offers a real possibili-
vati da sensori. Sebbene anch’essa non indenne dal           ty to step forward to an ecological reconciliation”.
rischio di scivolare nel “sublime”, seppure digitale,        Paola Sabbion nel suo articolo affronta un tema sin-
come accade per le immagini iperrealistiche, questa          golare, quello della rappresentazione del paesag-
seconda è individuata da Weller come la vera sfida           gio all’interno dei video-game, la cui realizzazio-
contemporanea dell’architettura del paesaggio, nel           ne ha potenziato sempre più “tecniche di rappre-
tentativo di tessere relazioni “between the macro            sentazione manuale e digitale che derivano diret-
scale of hyperobjects and the micro scale of daily life”.    tamente dai metodi tradizionali di rappresentazio-
Ancora una riflessione sulla rappresentazione digi-          ne pittorica del paesaggio”, in riferimento in partico-
tale è il saggio di Valerio Morabito che sviluppa il pro-    lare al Romanticismo e ai pittori americani del XIX
prio pensiero partendo dai concetti di Walter Benja-         secolo di cui adottano gli espedienti (senso del su-
min di concentrazione e distrazione nella percezio-          blime, wilderness, vagabondaggio etc.), ma anche
ne di un’opera d’arte e di originalità e riproducibili-      innescando una dialettica con l’arte contempora-
tà. Morabito, argomentando questa tesi con mol-              nea. “Rappresentazioni di paesaggi concepiti nelle
ti esempi di progetti contemporanei, evidenzia una           tre dimensioni” che “costituiscono un segnale del-
frattura tra l’originalità del disegno e la riproducibili-   le enormi potenzialità di sviluppo dell’architettu-
tà dell’immagine, sostenendo che la rappresentazio-          ra del paesaggio nell’ambito della realtà virtuale (e
ne di paesaggio oggi può essere classificata nelle due       non), di cui vedremo gli esiti nei decenni a venire”.
categorie “originality-concentration and reproducibi-        La sezione News del numero ospita quattro saggi che
lity-distraction”, propendendo per affinità alla prima.      trattano quattro forme diverse di narrazione del pae-
Ricordando una domanda che Daniele Stefàno si pone           saggio: attraverso le pagine di un libro, che è sempre
nel suo saggio - “if representation is directly responsi-    un racconto molto personale del suo autore e della
ble for the way we approach transformations, can we          sua visione del mondo; attraverso gli sguardi incro-
talk about a new evolving language?” – gli ultimi due        ciati di scrittori che si raccolgono attorno al tema co-
autori ci paiono particolarmente adatti nel mettere          mune di una rivista; attraverso la discussione che
in luce nuovi modelli interpretativi e nuovi linguaggi.      anima un convegno in cui prospettive che partono
Anche Juan Cabello Arribas si domanda in che ma-             da luoghi diversi del nostro pianeta convergono sullo
niera l’architettura (e l’architettura del paesaggio)        stesso punto; attraverso un premio attribuito dall’or-
debba rivedere il suo modo di rappresentare pro-             ganizzazione che rappresenta globalmente tutti gli
iettandosi al futuro, nell’era dei cambiamenti cli-          architetti del paesaggio e che individua tra i compiti
matici e dell’ecologia. “Observation, analyze, inter-        di questa figura professionale “managing digital te-
pretation and representation are the stages of cre-          chnologies and representation of spatial systems”21.       15
ri-vista

  02
   2020
                  Giacomo Dallatorre, dunque, con l’occasione del            nity health and welfare to create places that antici-
  seconda serie

                  premio Sir Geoffrey Jellicoe attribuito dall’IFLA          pate social and economic well-being”22, questo nu-
                  - International Federation of Landscape Archi-             mero di Ri-vista non può che rimarcare come la rap-
                  tects nel 2020 a Kongjian Yu, tratteggia un pro-           presentazione sia sicuramente lo strumento ‘vi-
                  filo del progettista cinese per il quale l’ecologia è      sionario’ grazie al quale lavorare di ‘anticipazione’.
                  traguardo e strumento per una nuova creatività.
                  Eleonora Giannini ricorda l’International Conference       In prossimità della chiusura del numero, ci è giunta
                  organizzata da UNISCAPE, la Rete Europea di Uni-           la notizia della dipartita di Cesare Leonardi (Modena,
                  versità per l’attuazione della Convenzione Europea         1935-2021), che ha fatto della rappresentazione uno
                  del Paesaggio, che si è svolta a Firenze ad Ottobre        dei temi più affascinanti della propria ricerca pro-
                  2020 per celebrare i vent’anni del trattato, dal titolo    gettuale. Ha spaziato dalle sperimentazioni foto-
                  Cultivating the Continuity of European Landscapes.         grafiche al disegno a china, alla sintesi concettuale
                  Paolo Mestriner ci accompagna nell’interpretazione         delle Strutture Reticolari Acentrate, alla pittura, alla
                  del selvatico “che senza soluzione di continuità ap-       scultura polimaterica. A lui e alla sua memoria è de-
                  partiene al bosco e alla città”, presentando gli artico-   dicato questo numero di Ri-Vista, che si arricchisce
                  li contenuti in Nella Selva, ultimo numero della rivi-     di un corredo iconografico di suoi lavori, a testimo-
                  sta di architettura, arti e teoria «Vesper» n.3/2020.      nianza della pluralità di linguaggi di cui era capace.
                  Sara Basso discorre attorno al libro a cura di Annali-
                  sa Metta e Maria Livia Olivetti La città selvatica. Pa-
                  esaggi urbani contemporanei (2019) riflettendo sulla
                  “condizione di selvaticità nell’urbano”, chiave inter-
                  pretativa e progettuale per la città contemporanea.
                  In perfetta aderenza con la definizione IFLA che
                  identifica il paesaggista come colui che che “deal[s]
                  with the interactions between natural and cultural
                  ecosystems, such as adaptation and mitigation re-
                  lated to climate change and the stability of ecosy-
      16          stems, socio-economic improvements, and commu-
Note

                                                                                                                                  Cillis, Valentini
1
  La curatela del numero e la stesura dell’Editoriale sono       delle immagini, la seconda delle misure; l’una è limitata
state condivise dagli autori. Tuttavia, ai fini delle attri-     ad un istante, a un evento; l’altra è indefinita (tempo-
buzioni individuali, si precisa che il paragrafo 1 è da attri-   ralmente) come l’estensione che essa rappresenta nelle
buire a Antonella Valentini, il paragrafo 2 a Marco Cillis, il   sue vere dimensioni” (cit. in Quaini, 1991) è quanto ripor-
paragrafo 3 ad entrambi gli autori.                              tato da uno dei componenti della Commissione che nel
2
  Scrive ad esempio Paul Klee: “L’arte non ripete le cose        1802 si riunisce al Dépôt de la guerre di Parigi al fine di
visibili, ma rende visibile” (Klee, 1959, vol. I, p. 76).        codificare la cartografia militare con un linguaggio grafi-
3
   “L’essenziale è invisibile agli occhi” (de Saint-Exupéry,     co più essenziale e immediato.
1949, p. 88).                                                    11
                                                                    Anche se quasi interamente incentrato sul paesag-
4
  “Oggi si può vedere anche l’invisibile: ciò che non vede       gio urbano, si veda a questo proposito l’interessante
l’occhio umano ce lo mostrano molte macchine che                 contributo di Karl Kullmann (2017) che, argomentando
esplorano per noi l’invisibile” (Munari, 1966, p. 35).           l’attualità della rappresentazione corografica, conclu-
5
  Sul lavoro di Dain Tasker, un radiologo di inizio ‘900, si     de dicendo che “a new aesthetic of cognitive mapping
veda ad esempio: �http://botanigrafia.altervista.org/            is potentially derived from re-envisioning the relegated
dr-dain-tasker-floralstudies/> (01/21).                          mapping practice of chorography through advanced di-
6
   “Sia la rappresentazione iconica, sia quella verbale (la      gital imaging technologies. This amalgamation leverages
trascrizione, la descrizione) senza dimenticare quella in-       (1) the capacity of the chorographic to combine grounded
dividuale ed empirica, la Vorstellung che ci costruiamo          and aerial angles at a scale and detail that is pertinent to
di un paesaggio in un momento dato, si scontrano con             place making, and (2) the capacity of the digital to coor-
l’identità fluttuante, aperta, forse anche irritante del fe-     dinate and dynamically reconfigure multivalent represen-
nomeno” (Jakob, 2009, p. 27).                                    tations of the urban landscape”.
7
  Nelle Lezioni americane, tra i valori letterari da conserva-   12
                                                                    Si tratta del progetto Soak, nato dopo l’eccezionale al-
re per il prossimo millennio (il nostro), Calvino individua      luvione che ha sommerso buona parte della megalopoli
anche la “visibilità” come “il potere di mettere a fuoco vi-     indiana nell’agosto del 2005 e che si pone in netto con-
sioni ad occhi chiusi (…) di pensare per immagini” (Calvino,     trasto con una visione ingegneristica del territorio, basa-
1993, p. 94). Seppure la trattazione si riferisca alle opere     ta sulla creazione di muri di regimazione, di dighe, di ba-
letterarie, il messaggio trasmesso dallo scrittore è appli-      cini artificiali. L’articolata strategia di Mathur-De Cunha
cabile anche alle opere prodotte dal progettista di paesag-      lavora invece sulle giaciture del suolo, sulla struttura
gi che usa l’immaginazione “come repertorio del poten-           profonda del territorio, sugli usi spaziali della terra, sulle
ziale, dell’ipotetico, di ciò che non è né è stato né forse      pratiche temporali e sulla cattura delle acque monsoni-
sarà ma che avrebbe potuto essere” (Calvino, 1993, p. 92).       che. Per un approfondimento si rimanda a A. Mathur, D.
8
   I tre stadi della conoscenza individuati dal geografo         Da Cunha, 2009.
tedesco (1769-1859) passano attraverso la suggestione            13
                                                                    È sotto gli occhi di tutti come i soggetti della comuni-
(Eindruck) intesa come sentimento originario che muo-            cazione odierna, dai principali server informatici, ai social
ve alla conoscenza, l’impressione (Druck) che investe la         media alle case produttrici di sistemi operativi, stiano
sensibilità dell’osservatore, e la sintesi (Einsicht) che re-    sfruttando in termini commerciali il ruolo specifico che i
stituisce oggettività all’osservazione.                          servizi di mappatura giocano nella nostra vita quotidia-
9
   “…landscape architecture and urban design. […] are            na, proponendo mappe personalizzate a seconda della
historically anchored in housing, land use and embellish-        profilazione del singolo utente. Nella piena consapevo-
ment issues, but today also include questions of ecology,        lezza che “le mappe funzionano oggi come estensioni di
energy transition or ‘metabolism’, in a context of increas-      noi stessi”, il lavoro di Laura Kurgan, Direttore del Center
ing participation and coproduction. Which new ways of            for Spatial Research alla Columbia University, è bene il-
analysing, designing and discussing do these new issues          lustrato in L. Kurgan, 2013.
lead to, and which drawings are being developed? How             14
                                                                    L’espressione ‘paesaggio sonoro’ ha in verità un’acce-
do drawings help to ‘spatialise’ the multitude of infor-         zione assai vasta che investe molti ambiti di ricerca che
mation from all these disciplines and problem fields and         vanno dalla multimedialità alla salute nei luoghi di la-
to make it accessible for spatial interventions?” (Palm-         voro, alla pianificazione urbanistica. E’ da intendersi qui
boom F. et al., 2020, p. 1).                                     come componente sensoriale di un determinato ambito
10
    “La prospettiva deve essere riguardata come un gene-         geografico oggetto di ricognizione. Per una trattazione
re estraneo alla proiezione geometrica: la prima produce         più ampia si rimanda a R. Murray Schafer, 1977.
                                                                                                                                  17
Bibliografia
ri-vista

                  15
                     È l’espressione usata da Christopher Streb, durante l’in-     Amoroso N. 2016, Representing Landscapes: Hybrid, Rout-
                  tervento dal titolo Soundscape Ecology: how listening to         ledge, London.
                  the environment can shape design and planning, all’AS-           Amoroso N. 2015, Representing Landscape: Digital, Rout-
                  LA Conference on Landscape Architecture, San Diego               ledge, London.
                  CA, November 2019 �https://dirt.asla.org/2019/12/10/
                                                                                   Appleyard D. 1977, Understanding Professional Media:
                  designing-with-sound/> (01/21).
                                                                                   Issues, Theory, and a Research Agenda, in I. Altman, J. F.
                  16
                     Per una descrizione più puntuale del progetto si riman-
                                                                                   Wohlwill (eds.), Human Behavior and Environment: Ad-
                  da a �https://girot.arch.ethz.ch> (01/21).
                                                                                   vances in Theory and Research, Plenum Press, New York,
                  17
                     Attorno a questa domanda si è discusso in convegni
                                                                                   pp. 43–88.
                  come quello che si è tenuto alla Yale School of Archi-
                  tecture nel 2012 dal titolo provocatorio Is Drawing Dead?.       Balmori D, 2014, Drawing and reinventing landscape, Wiley
                  Tra coloro che si sono espressi decisamente a favore del         & Sons, Chichester.
                  disegno troviamo Mark Alan Hewitt per il quale il pro-           Bateson G. 1984, Mente e natura, Adelphi, Milano.
                  gettista non può fare a meno di usare la mano per at-
  02              tivare il cervello, altrimenti, egli scrive, progettare con il
                                                                                   Berrino A., Buccaro A. (a cura di) 2016, Delli Aspetti de
   2020                                                                            Paesi. Vecchi e nuovi media per l’immagine del paesaggio,
                  mouse rischia di equivalere a comprare un paio di scarpe
  seconda serie

                                                                                   CIRICE, Napoli.
                  su Amazon (Hewitt, 2020). La stessa posizione è soste-
                                                                                   Besio M. 2005, Rappresentare i processi di identificazione
                  nuta da Howard Riley, professore inglese che si occupa
                                                                                   tra paesaggi e comunità, in A. Magnaghi (a cura di), La rap-
                  di drawing pedagogy e semiotica visiva, che scrive: “In
                                                                                   presentazione identitaria del territorio. Atlanti, codici, figure,
                  the first decade of the twentyfirst century, in the heat of
                                                                                   paradigmi per il progetto locale, Alinea, Firenze, pp. 279-307.
                  the digital revolution, make no mistake about the con-
                  tinued relevance of drawing: not for its own sake, nor for       Calvino I. 1993, Lezioni americane, Mondadori, Milano
                  any notion of accurate representation of the appearance          (1988).
                  of things, but for its capacity to develop an intelligence of    Cassatella C. 2001, Iperpaesaggi, Testo&Immagine, Torino.
                  seeing which can inform the widest range of visual arts          Cavani A., Orsini G. 2017, Cesare Leonardi. L’architettu-
                  practices, from painting, performance or installation, to        ra della vita, Catalogo della mostra (Modena Settembre
                  the multi-modal possibilities of digital technologies yet        2017-Febbraio 2018), Lazy Dog, Milano.
                  to be explored” (Riley, 2008).
                                                                                   Cianci M.G. 2008, La rappresentazione del paesaggio. Me-
                  18
                     Questo tipo di rappresentazione viene generalmente
                                                                                   todi, strumenti e procedure per l’analisi e la rappresentazio-
                  definita “analogica”. Questa definizione è significativa
                                                                                   ne, Alinea, Firenze.
                  perché questo ‘procedere per analogia’ ci mostra l’ade-
                  renza tra oggetto e il suo medium.                               Coomans T., Cattoor B., de Jonge K. (eds.) 2019, Mapping
                  19
                     “Accettare, conoscere ed usare questi mezzi [le mac-          Landscapes in transformation, Leuven University Press,
                  chine che esplorano l’invisibile] vuol dire esprimersi col       Leuven.
                  linguaggio di oggi, fatto per l’uomo di oggi” (Munari,           Crosbie Michael J. 2021, Reaffirming the Essential Role of
                  1966, p. 36).                                                    Drawing in Design,�https://commonedge.org/> (01/21)
                  20
                     Non solo certo perché percepiti con i sensi, ma disposi-      de Saint-Exupéry A. 1949, Il piccolo principe, Bompiani, Mi-
                  tivi che risentono e rispondono alle più lievi sollecitazio-     lano (1943).
                  ni, quindi anche fragili.
                                                                                   Desimini J., Waldheim C. 2016, Cartographic Grounds: Pro-
                  21
                     � https://www.iflaworld.com/who-we-are> (01/21).
                                                                                   jecting the Landscape Imaginary, Princeton Architectural
                  22
                     Ibidem.
                                                                                   Press, New York.
                                                                                   Dubbini R. 1994, Geografie dello sguardo. Visione e paesag-
                                                                                   gio in età moderna, Einaudi, Torino.
                                                                                   Fontanari E. 2006, Paesaggio e progetto in F. Zagari, Questo
                                                                                   è paesaggio. 48 definizioni, Mancosu, Roma, pp. 190-192.
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