Polveri fini Domande e risposte riguardanti caratteristiche, emissioni, immissioni, effetti sulla salute e misure - Fire
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Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti,
dell’energia e delle comunicazioni DATEC
Ufficio federale dell’ambiente UFAM
Divisione Protezione dell’aria e prodotti chimici
Polveri fini
Domande e risposte riguardanti
caratteristiche, emissioni,
immissioni, effetti sulla salute e
misure
Stato gennaio 2013
Indice
Definizioni ________________________________________________________________ 2
Caratteristiche _____________________________________________________________ 4
Emissioni _________________________________________________________________ 8
Immissioni _______________________________________________________________ 10
Valori limite delle immissioni ________________________________________________ 18
Effetti sulla salute__________________________________________________________ 21
Misure ___________________________________________________________________ 24
Bibliografia _______________________________________________________________ 29
Allegato A ________________________________________________________________ 31
Allegato B ________________________________________________________________ 322 Definizioni
Definizioni
• Carbonio totale (TC, «total carbon»): somma del carbonio elementare (EC) e
del carbonio organico (OC). Oltre alla fuliggine comprende anche le particelle
organiche secondarie che si formano nell’atmosfera e materiale biologico.
• COVNM: composti organici volatili non metanici (diversi dal metano).
• Diametro aerodinamico: le particelle in sospensione nell’aria hanno forme e
densità molto variabili, e non è dunque semplice attribuire loro un diametro. Il
diametro aerodinamico è una grandezza che si presta a descrivere tutta una
serie di processi. Esso corrisponde al diametro che una particella sferica di
densità pari a 1 g/cm³ dovrebbe presentare per avere la stessa velocità di
sedimentazione in aria della particella considerata.
• Fuliggine: comprende tutte le particelle primarie carboniose (contenenti
carbonio) generate dai processi di combustione incompleti. È composta in
prevalenza da carbonio elementare EC («elementary carbon», detto anche
nerofumo) e composti organici misurati come carbonio organico OC («organic
carbon»). Nell’ambito delle immissioni si usa spesso il termine fuliggine per
indicare il solo carbonio elementare (p. es. nella 23a ordinanza federale tedesca
sulla protezione dalle immissioni – BImSchV).
• IPA: idrocarburi policiclici aromatici (anche PAH, «polycyclic aromatic
hydrocarbons»), tra cui il benzo[a]pirene.
• LPAmb: legge federale sulla protezione dell’ambiente (legge sulla protezione
dell’ambiente), RS 814.01.
• Materiale organico (OM, «organic material»): i metodi tradizionali di analisi
chimica misurano unicamente la percentuale di carbonio (OC) del materiale
organico. Per tenere conto, nel bilancio di massa, anche degli altri atomi (in
particolare idrogeno, azoto e ossigeno), bisogna moltiplicare il valore di OC per
un fattore di conversione da cui risulta l’OM. Il fattore di conversione utilizzato
nella presente pubblicazione è 1,6 (OM = 1,6 * OC).
• NH3: ammoniaca.
• NOx: ossidi di azoto.
• OIAt: ordinanza contro l’inquinamento atmosferico, RS 814.318.142.1.
• Particelle fini: particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore a
2,5 µm.
• Particelle grossolane: particelle di polvere con un diametro aerodinamico che
va da 2,5 a 10 µm.
• Particelle primarie: particelle di polvere che si disperdono come tali nell’aria.
• Particelle secondarie: particelle di polvere che si formano nell’atmosfera a
partire da precursori gassosi (principalmente SO2, NOx, NH3, COVNM).
• Particelle ultrafini: particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore
a 0,1 µm.Definizioni 3
• PM2,5: particelle con un diametro aerodinamico ≤ a 2,5 µm (più precisamente,
particelle in grado di passare attraverso un orifizio con un grado di efficienza di
separazione del 50 per cento delle particelle con un diametro aerodinamico di
2,5 µm).
• PM10 («particulate matter»): particelle con un diametro aerodinamico ≤ a
10 µm (più precisamente, particelle in grado di passare attraverso un orifizio con
un grado di efficienza di separazione pari al 50 per cento delle particelle con un
diametro aerodinamico pari a 10 µm).
• PTS (polveri totali sospese): polveri in sospensione la cui velocità di
sedimentazione è ≤ a 10 cm/s; particelle con un diametro aerodinamico inferiore
a 57 µm (micrometri).
• SO2: anidride solforosa.4 Caratteristiche
Caratteristiche
• Come si formano le particelle?
Si distingue tra particelle primarie, ovvero le particelle che si disperdono nell’aria
in quanto tali, e particelle secondarie, ovvero le particelle che si formano
nell’atmosfera a partire da precursori gassosi.
Polveri fini
Traffico
Fuliggine
Particelle primarie
Industria e
(ca. il 50 %)
artigianato
Fonti naturali
Particelle secondarie
(ca. il 50 %)
Agricoltura e
selvicoltura
Economie
domestiche
Precursori gassosi:
NOx, COV, SO2, NH3
Figura 1 Rappresentazione schematica semplificata delle polveri fini presenti in
Svizzera sotto forma di particelle primarie e secondarie, e delle relative
fonti. La fuliggine costituisce una parte delle polveri fini primarie.
Le particelle primarie generate da fonti antropiche durante i processi di
combustione sono in prevalenza particelle ultrafini e fini con un diametro inferiore
a 0,3 µm (p. es. la fuliggine). Le particelle che si formano per abrasione o per
messa in sospensione delle polveri hanno in genere un diametro superiore a 1–
2 µm. Le fonti naturali comprendono i pollini, le spume marine, l’erosione del
vento e i vulcani. Le particelle di dimensioni medie (comprese tra 0,1 e 1 µm)
provengono per lo più da fonti secondarie e si formano per conversione gas-
particella a partire dai precursori SO2, NOx, NH3 e COVNM.Caratteristiche 5
Figura 2 Rappresentazione schematica semplificata della distribuzione
granulometrica delle particelle di aerosol atmosferico in prossimità delle
fonti e dei principali processi. A: particelle ultrafini, B: modo di
accumulazione, C: particelle più grosse. Lontano dalle fonti prevale il
modo di accumulazione B.
• Quali sono le caratteristiche rilevanti dell’aerosol?
La grandezza, la forma e la densità delle particelle aerodisperse variano
notevolmente. Il diametro aerodinamico è un parametro importante (cfr.
definizioni), poiché determina gran parte dei processi che hanno luogo
nell’atmosfera e influisce sulle particelle e sul loro tempo di permanenza
nell’atmosfera. Le particelle presenti nell’aria possono essere solide o liquide e
modificare il loro stato di aggregazione in funzione dell’aria circostante e della
temperatura (p. es. vaporizzazione di composti volatili). La composizione chimica
delle particelle è un altro parametro determinante per esempio per la loro
reattività e la loro capacità di assorbire l’acqua dall’atmosfera e di fungere da
nuclei di condensazione per le gocce di nube.6 Caratteristiche
• Qual è la distribuzione dimensionale delle particelle atmosferiche (PM10)?
Si distinguono tre ordini di grandezza:
- particelle ultrafini (diametro aerodinamico delle particelle < 0,1 µm);
- il modo di accumulazione (0,1–1 µm); e
- le particelle più grosse (> 2,5 µm).
Le particelle con diametro inferiore a 2,5 µm sono classificate come fini. Le
particelle ultrafini sono di gran lunga le più diffuse nell’atmosfera, benché
costituiscano una parte minima della massa di particolato. Le particelle
grossolane possono caratterizzare in maniera significativa la massa del
particolato, ma il loro numero è molto ridotto rispetto alle particelle fini.
• Cosa diviene delle particelle primarie emesse direttamente nell’aria e di
quelle secondarie che si formano nell’atmosfera?
I processi determinanti dipendono in primo luogo dal diametro delle particelle. Le
particelle di diametro superiore a 10 µm sedimentano rapidamente e vengono
dunque rimosse dall’atmosfera. Le particelle ultrafini (< 0,1 µm) sono
caratterizzata da un’elevata velocità di diffusione e coagulano nell’arco di poche
ore con particelle più grandi, si depositano in superficie o crescono per
condensazione. In luoghi non nelle immediate prossimità di fonti importanti, le
particelle in modo di accumulazione rappresentano in termini di massa una parte
consistente dell’aerosol. Per questo range di grandezza, i meccanismi di
eliminazione non sono molto efficienti, e dunque le particelle possono rimanere
nell’aria diversi giorni ed essere trasportate lontano. Le particelle di questa
categoria vengono rimosse dall’atmosfera principalmente dalle precipitazioni e in
parte per impatto. Non esistono processi efficaci che consentono di trasformare
le particelle fini in particelle più grosse (> 2,5 µm).
• Cosa significa ciò in termini di distribuzione dimensionale/in massa del
PM10 sul fronte delle immissioni?
Le particelle secondarie del modo di accumulazione si formano nell’intero strato
inferiore dell’atmosfera a partire dai precursori gassosi. Le particelle primarie,
invece, sono emesse essenzialmente da fonti locali specifiche sotto forma di
particelle ultrafini (processi di combustione) o grossolane (meccanismi di
abrasione) e in seguito si diluiscono rapidamente. Per questi motivi, e in ragione
del processo relativamente veloce di rimozione delle particelle ultrafini e
grossolane dall’atmosfera, la distribuzione dimensionale varia a mano a mano
che ci si allontana dalle fonti. In luoghi distanti dalle sorgenti (aerosol «vecchio»),
sono in genere solo le particelle del modo di accumulazione a raggiungere una
massa massima nettamente visibile. Il modo di accumulazione rappresenta una
parte notevole della massa di PM10 e circa la metà nella massa dell’aerosol
«vecchio» (UFAM 2010).Caratteristiche 7
• Qual è la composizione chimica del PM10?
La polvere è una miscela fisico-chimica complessa composta sia da componenti
primarie, emesse direttamente da una fonte, sia da componenti secondarie che
si formano successivamente. Si distinguono le seguenti componenti principali.
Componente Precursore / causa
Componenti primarie fuliggine (EC e OC primario) processi di combustione
materiale geologico costruzione, agricoltura,
traffico, vento
metalli pesanti combustione, produzione
particelle generate nei sollecitazione meccanica
processi di abrasione
materiale biologico spore di funghi,
frammenti vegetali
Componenti secondarie solfati biossido di zolfo
nitrati ossido di azoto
ammonio ammoniaca
materiale organico (OM) composti organici volatili (p. es.
COVNM)
Tabella 1 Composizione e fonti di PM108 Emissioni
Emissioni
• Come vengono misurati le emissioni e i fattori di emissione delle diverse
fonti?
Indicazioni sui metodi di misurazione utilizzati per determinare i fattori di
emissione delle diverse fonti sono riportate nell’allegato A, che tuttavia riguarda
soltanto le emissioni di particelle primarie e non quelle di particelle secondarie.
• Quanto PM10 primario emettono le diversi fonti in Svizzera?
In Svizzera, nel 2010 le emissioni di PM10 primario si sono attestate ad almeno
20 000 tonnellate (UFAM 2012a). La figura seguente illustra le quote delle
diverse categorie di fonti relative a tali emissioni. Oltre all’industria e ai trasporti,
anche l’agricoltura e la selvicoltura contribuiscono in modo considerevole alle
emissioni. Per quanto concerne le economie domestiche si può notare che i
riscaldamenti a legna, nonostante coprano solo una parte esigua del fabbisogno
di energia termica, producono emissioni molto maggiori rispetto ai riscaldamenti
a olio e a gas, che forniscono gran parte dell’energia termica. I riscaldamenti a
legna e la combustione all’aria aperta di rifiuti vegetali producono inoltre ingenti
quantità di particelle di polveri fini condensabili, non ancora contemplate nel
grafico.
Impianti a combustione
Combustione all’aria ed essiccazione
Im foraggio foraggio
aperta (rifiuti vegetali)
Traffico
Agricoltura e Traffico stradale
selvicoltura (viaggiatori)
Traffico stradale
Macchinari
(merci)
Allevamento di
animali da reddito Traffico ferroviario
Traffico aereo e
navale
Riscaldamenti
a legna
Altro Economie
Industria dei rifiuti domestiche
Elettricità e Riscalda- Altro Riscaldamenti a olio
Corrente elettrica e
teleriscaldamento a legna
teleriscaldamento a menti a e a gas
Industria del legno legna Cantieri Pietre e
(compresi terre
macchinari)
Industria e artigianato
Figura 3 Quote delle diverse fonti di emissione di PM10 primario in Svizzera nel
2010.Emissioni 9
• Quanto PM10 si forma a partire dai gas precursori?
Per quanto concerne la percentuale di gas precursori nelle immissioni di PM10
sono disponibili solo stime (v. pag. 13).
• Qual è l’entità delle emissioni naturali di PM10?
Per quanto concerne la percentuale di particelle naturali di PM10 nelle immissioni
di PM10 sono disponibili solo stime (v. pag. 14).10 Immissioni
Immissioni
• Come si misurano le polveri fini nell’atmosfera?
Per determinare la massa delle polveri in sospensione o di singole componenti
all’interno di fasce di diametro, esistono numerosi metodi di misurazione, tra cui il
metodo manuale gravimetrico, mediante il quale i campioni di polvere sono
raccolti su filtri o fogli che vengono pesati dopo essere stati condizionati
all’umidità e alla temperatura predefinite. I metodi automatici registrano un
segnale continuo, che tuttavia non è direttamente equivalente a una misurazione
secondo il metodo di riferimento (metodo manuale gravimetrico). Detto segnale
continuo deve essere convertito in una concentrazione in massa e verificato con
il metodo di riferimento. Per maggiori informazioni sui diversi metodi di
misurazione delle immissioni di polveri fini e determinati composti si rimanda
all’allegato B.
• Qual è il carico medio annuo di PM10?
Di seguito sono riportate le medie annuali di PM10 in Svizzera nel periodo 2007–
2011 (fonte: misurazioni di PM10 della rete NABEL; cfr. UFAM 2012b).
Zona urbana trafficata 22 – 30 µg/m3
Centro città 20 – 27 µg/m3
Zona periferica 18 – 20 µg/m3
Zona rurale al di sotto di 1000 m 15 – 19 µg/m3
Media altitudine (1000 – 2000 m) 8 – 11 µg/m3
Alta montagna (Jungfraujoch) 2 – 3 µg/m3
Tabella 2 Medie annuali di PM10 in diversi tipi di ubicazione
• Quali superamenti dei valori limite di PM10 di corta durata sono stati
misurati?
Da quando la rete NABEL effettua misurazioni del carico di PM10 si constata che
nella maggior parte delle stazioni di rilevamento le medie giornaliere più elevate
superano il valore limite di 50 µg/m3. La legislazione ammette in questo caso un
solo superamento all’anno, mentre la seconda media giornaliera più elevata deve
rispettare il valore limite prestabilito.Immissioni 11
PM10: seconda media giornaliera più elevata per anno
250
Urbana, Lugano
Urbana, trafficata, Berna
Urbana, Zurigo
200 Periferica, Dübendorf
Rurale, Payerne
Giura, Chaumont
Valore limite OIAt
PM10 [µg/m³]
150
100
50
0
1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012
Figura 4 Evoluzione della seconda media giornaliera più elevata di PM10.
• Qual è stata l’evoluzione del carico di PM10 negli ultimi anni?
Nell’ambito della rete NABEL le misurazioni del carico di PM10 sono iniziate nel
1997. Per gli anni precedenti sono disponibili dati relativi al PTS. Misurazioni
parallele del carico di PM10 e di PTS effettuate nel 1997 e 1998 (EMPA 1999)
indicano una forte correlazione tra i due parametri. Ammettendo che la
composizione delle polveri fini nei diversi luoghi di rilevamento sia rimasta
sostanzialmente invariata, non ci dovrebbero essere problemi a convertire le
lunghe serie temporali di misure del carico di PTS in valori equivalenti di PM10.12 Immissioni
Polveri fini (PM10), medie annuali
70
Urbana, trafficata
Urbana
60
Periferica
Rurale < 1000 m
50
Prealpi/Giura
Valore limite OIAt
PM10 [µg/m³]
40
30
20
10
0
1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012
Figura 5 Evoluzione del carico di PM10 secondo le misurazioni effettuate dalla
rete NABEL. I valori precedenti al 1997 sono calcolati a partire dalle
misurazioni di PTS.
Dal 1990, il carico di PM10 segna un calo presso tutte le stazioni di misurazione.
Da un’analisi delle medie mensili emerge che da un anno all’altro il carico di
PM10 può variare sensibilmente nei mesi invernali, influenzando in maniera
significativa la media annuale. Queste variazioni sono riconducibili
principalmente alle frequenti situazioni d’inversione termica. È per questo motivo
che il numero di giorni indicanti un carico di PM10> 50 µg/m3 (superamento del
valore limite giornaliero) può variare notevolmente in base all’anno.
• Quali valori sono stati misurati nella fase di smog invernale del mese di
gennaio/febbraio 2006?
Tra gennaio e febbraio del 2006 si sono registrati due periodi di forte e
persistente inversione termica a bassa quota. Le sostanze inquinanti emesse
nella regione densamente popolata dell’Altopiano a nord delle Alpi si sono
accumulate in un volume di aria relativamente ridotto, con un conseguente rapido
aumento delle immissioni di PM10 e NOx. I valori di PM10 misurati nelle stazioni
a nord delle Alpi situate a bassa quota e normalizzati in base al metodo di
riferimento hanno raggiunto 180 µg/m3, ovvero i livelli più elevati dal 1997, anno
di inizio delle misurazioni. Le stazioni a nord delle Alpi situate al di sopra dello
strato di nebbia alta nonché l’intera regione a sud delle Alpi non sono state
interessate dalla situazione di smog: i valori ivi registrati a gennaio e febbraio
2006 non hanno superato quelli degli anni precedenti.
• Qual è la composizione chimica del carico di PM10 in Svizzera?
Di seguito sono riportati i dati relativi alla Svizzera raccolti nel quadro di un
progetto di ricerca (Hüglin 2012).Immissioni 13
Strada urbana 2008/09; Centro città (parco) 2008/09;
massa di PM10 ca. 30 µg/m³ massa di PM10 ca. 21 µg/m³
13% 13%
13% 6%
7%
14% 28%
8%
26%
8% 11%
7% 8% 18%
5% 13%
Stazione rurale nel 2008/09;
massa di PM10 ca. 19 µg/m³
3%
Fuliggine (EC)
16%
Materiale organico (OM)
3% 30% Nitrati
9% Ammonio
Solfati
10%
Polvere minerale
8% 20%
Elementi in tracce
Non identificato
Figura 6 Composizione chimica del PM10 rilevata in luoghi di misurazione diversi
La percentuale non identificata contiene, tra l’altro, anche dell’acqua.
Riassumendo si può dire che l’ammonio, i nitrati e i solfati costituiscono circa un
terzo (o un quarto in corrispondenza dei siti stradali) del carico di PM10. Se a ciò
si aggiungono il materiale organico secondario (parte di OM) e l’acqua
atmosferica classificata nei composti non identificati, risulta una percentuale di
aerosol secondario pari al 50 per cento circa. Insieme, il carbonio elementare e il
materiale organico costituiscono circa un terzo del PM10, e sui siti stradali una
percentuale leggermente superiore. La percentuale massica dei metalli pesanti è
estremamente ridotta.
Rispetto alla misurazione precedente (1998–99), hanno registrato un decremento
particolarmente marcato i solfati e la fuliggine, mentre nel caso dei nitrati non si è
constatata alcuna diminuzione.
In corrispondenza dei siti stradali si rilevano percentuali più elevate sia di
particelle ultrafini (fuliggine) sia di particelle grossolane (abrasione dei freni e del14 Immissioni
manto stradale, messa in sospensione delle polveri stradali, sale stradale)
rispetto alle zone rurali, mentre in valori assoluti la concentrazione delle
componenti secondarie è analoga su tutto l’Altopiano svizzero.
• In Svizzera si effettuano misurazioni in continuo delle concentrazioni di
fuliggine?
In alcune stazioni di rilevamento svizzere NABEL, la fuliggine (EC) viene
misurata in continuo,dalla fine del 2008. Le concentrazioni di fuliggine segnano
una media annuale compresa tra 0,5 e 1 µg/m³ nelle zone rurali, tra 1 e 2 µg/m³
nelle zone urbane e superiore a 3 µg/m³ a ridosso delle arterie stradali. Ciò
dimostra chiaramente che il traffico stradale è una delle fonti principali delle
emissioni di fuliggine.
Figura 7 Agglomerato di particelle di fuliggine diesel
• Qual è il carico naturale di base?
In generale, il carico naturale di base rappresenta in media 1,2 µg/m3 del valore
medio annuo.
Sono considerati fonti naturali i pollini, le spume marine, l’erosione del vento e i
vulcani.
Pollini: particelle di grandezza per lo più superiore a 10 µm e dunque presenti in
concentrazioni basse nel carico di PM10. I frammenti di pollini e le spore
possono invece avere dimensioni inferiori a 10 µm.
Spume marine: secondo studi inglesi, la concentrazione di particelle di sale
marino è compresa tra 4 e 7 µg/m3 in prossimità delle coste e si situa intorno a
1,5 µg/m3 nell’entroterra (Airborne Particles Expert Group 1999, Turnbull 2000).
Misurazioni risalenti alla metà degli anni Ottanta mostrano che nell’Altopiano
svizzero le particelle di origine marina potevano oscillare tra 0,5 e 0,8 µg/m³ al
massimo (Hertz 1988, Gälli Purghart 1988). Misurazioni più recenti effettuate in
Svizzera (Hüglin 2000 e risultati non pubblicati) indicano concentrazioni di sodio
e cloruro molto basse in estate (ca. 0,1 µg/m3) e nettamente superiori in inverno:
ciò è dovuto essenzialmente all’aerodispersione del sale stradale.Immissioni 15
Erosione dei venti: fenomeno rilevante nelle zone aride e semiaride, ha invece
importanza marginale nei Paesi dell’Europa centrale. In Svizzera, l’erosione dei
venti può avere un ruolo sulle superfici coltive aperte, ma deve essere di origine
antropica (come il sollevamento delle polveri nei cantieri e nel traffico stradale).
Una parte di queste particelle prodotte dall’erosione del vento ha grandezza
inferiore a 10 µm, come riscontrato in particolare nelle misurazioni della sabbia
proveniente dal Sahara. Questi episodi sono tuttavia rari nell’Europa centrale,
dove la grandezza massima delle particelle rilevate è stata di 2,5 µm (Pani
1992). Secondo una stima approssimativa, simili eventi si producono da 2 a 6
volte l’anno. Uno o due di questi episodi comportano un incremento dei valori di
PM10.
Vulcani: il contributo dei vulcani alle immissioni di PM10 in Svizzera è irrilevante.
Inoltre, a partire da emissioni naturali di COV nei boschi si forma un aerosol
organico secondario. Non sono a disposizione dati certi sull’entità degli effetti. Da
risultati parziali di diversi studi è possibile stimarne la concentrazione
sull’Altopiano svizzero a circa 1 µg/m3 al massimo. È opportuno osservare che
queste polveri fini, nonostante siano generate da emissioni naturali di COV, si
formano mediante una reazione con inquinanti di origine antropica.
• Per quale motivo le percentuali di emissioni dei diversi gruppi di fonti non
coincidono con le immissioni a essi attribuibili?
Gli inventari delle emissioni includono unicamente le particelle primarie emesse.
Una parte considerevole delle immissioni di PM10 è invece di origine secondaria.
Inoltre, la durata di permanenza nell’atmosfera delle particelle varia notevolmente
a seconda della loro grandezza. Le particelle più grosse possono, in termini di
massa, avere grande rilevanza nel bilancio delle emissioni, ma i loro tempi di
rimozione dall’atmosfera sono piuttosto veloci, il che significa che a distanza
dalle fonti il loro apporto in termini di immissioni è contenuto. Va poi tenuto
presente che le emissioni non sono distribuite uniformemente in Svizzera.16 Immissioni
• Che relazione c’è tra PM10, PM2,5 e PM1?
La distribuzione dimensionale (parte in massa) delle particelle in luoghi distanti
dalle fonti indica il picco massimo per le particelle di diametro da 0,5 a 1 µm.
Concentrazione
µg/m³
15
10
Lischboden 1550 m
5
Uecht 940 m
0
0.086
Hofmatt 750 m
0.18
0.35
0.71
1.4
2.8
5.7
Belpmoos 515 m
Diametro aerodinamico [µm]
Figura 8 Distribuzione granulometria/massa dell’aerosol presso quattro stazioni di
misurazione situate in zone rurali del Cantone di Berna nel periodo
1985/86, con rappresentazione logaritmica della dimensione delle
particelle (Gälli Purghart 1988).
Nel range da 2,5 a 10 µm si situa solo un 20–30 per cento della massa di
particelle. Ciò significa che in Svizzera il PM10 è composto per il 70–80 per cento
di PM2,5.
Il PM10 presente sotto forma di PM1 è pari a circa il 50 per cento (UFAM 2010).
• Sul fronte delle immissioni, qual è la relazione tra la massa e il numero
delle particelle?
Il numero di particelle è determinato dalle particelle ultrafini, la loro massa invece
dalle particelle fini. Nella tabella seguente sono riportati i risultati relativi al PM2,5
ottenuti nel corso di uno studio effettuato in una città inquinata in Germania
(Erfurt; Peters 1997).
Categoria di grandezza Percentuale del numero di Percentuale della massa
particelle del particolato
0,01 – 0,1 µm 73 % 1%
0,1 – 0,5 µm 27 % 82 %
0,5 – 2,5 µm 0,01 % 17 %
Tabella 3 Rapporto tra la massa del particolato e il numero di particelle in una zona
urbana.
A partire da misurazioni in parallelo del numero di particelle e della massa delle
particelle sono stati calcolati i seguenti coefficienti di correlazione (calcolati sulla
base di 144 medie giornaliere):Immissioni 17
Massa del PM10 in rapporto al numero di particelle nella categoria di grandezza
0,01–2,5 µm: 0,73.
Massa del PM10 in rapporto al numero di particelle nella categoria di grandezza
0,01–0,1 µm: 0,60.
Massa del PM10 in rapporto al numero di particelle nella categoria di grandezza
0,1–0,5 µm: 0,81.
Massa del PM10 in rapporto al numero di particelle nella categoria di grandezza
0,5–2,5 µm: 0,82.
Nella città in esame, da ottobre a marzo la concentrazione rilevata era pari in
media a 15 000 particelle per cm3 (variazione della media giornaliera: da 2000 a
50 000/cm3).
In cinque stazioni di misurazione della rete NABEL, la concentrazione in numero
delle particelle di grandezza compresa tra 7 µm e 3 µm viene misurata con
l’ausilio di un contatore ottico di particelle (OPC). In una stazione rurale situata al
di sopra di 1000 metri, la media annuale è di circa 3000 particelle per cm³,
mentre in città il valore oscilla tra 10 000 e 30 000 particelle per cm³. A ridosso
dell’autostrada (p. es. stazioni NABEL di Härkingen o Reiden), i valori più elevati
dimostrano chiaramente l’influenza del traffico sulla concentrazione di particelle.
Quando i venti soffiano dall’autostrada, le concentrazioni raggiungono in media
valori anche dieci volte superiori rispetto a luoghi ugualmente battuti dai venti, ma
non influenzati dal traffico autostradale.18 Valori limite delle immissioni
Valori limite delle immissioni
• Quali sono i valori limite delle immissioni applicabili in Svizzera?
Dal 1° marzo 1998, l’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt) prevede
i seguenti valori limite d’immissione per le polveri in sospensione (PM10):
20 µg/m³ per la media annuale;
50 µg/m³ per la media giornaliera (è ammesso un solo
superamento all’anno).
• Quali sono i valori limite raccomandati dall’Organizzazione mondiale della
sanità?
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stabilito che esiste una chiara
correlazione tra l’inquinamento da polveri fini e una pluralità di effetti sulla salute,
principalmente a livello di malattie respiratorie e cardiovascolari. Essa
raccomanda pertanto di rispettare i seguenti valori indicativi (OMS 2006).
PM10 20 µg/m³ Valore soglia indicativo (linee guida) per la media
50 µg/m³ annuale.
Valore soglia indicativo per la media giornaliera; 99°
percentile (superamento del limite consentito al
massimo tre giorni all’anno).
PM2,5 10 µg/m³ Valore soglia indicativo (linee guida) per la media
25 µg/m³ annuale.
Valore soglia indicativo per la media giornaliera;
99° percentile (superamento del limite consentito
al massimo tre giorni all’anno).
Tabella 4 Valori soglia indicativi dell’OMS
Riassumendo, si può dire che i valori limite d’immissione del PM10 in vigore in
Svizzera sono in linea con i criteri orientati agli effetti e i valori limite indicativi
raccomandati dall’OMS per il PM10.
• Come mai non esiste un valore limite per le immissioni di fuliggine in
Svizzera?
Nell’OIAt la fuliggine da diesel è classificata come sostanza cancerogena. Le
emissioni di questo genere di sostanze devono essere ridotte al minimo. Ciò
significa che si devono adottare misure volte a limitarne le emissioni a
prescindere dal superamento di un valore limite d’immissione.
Dal rapporto concernente le polveri fini in Svizzera («Bericht Feinstaub in der
Schweiz») pubblicato dalla Commissione federale d’igiene dell’aria (CFIAR) nel
2007 emerge che il carico di particelle di fuliggine (EC) per la popolazione
svizzera si attesta in media a 2 µg/m3 all’anno. Le particelle di fuliggine vengono
ad esempio emesse da motori diesel senza un filtro antiparticolato efficace,
oppure sono generate da un processo di combustione di biomassa (ad es. legno)
incompleto. Le particelle di fuliggine sono cancerogene, le emissioni devono
pertanto essere ridotte al minimo. Per poter proteggere la popolazione come da
mandato costituzionale, secondo la Commissione la concentrazione di fuliggine
(EC) non dovrebbe avere una media annua superiore a 0,1 µg/m3. Ciò significaValori limite delle immissioni 19
che, a lungo termine, in Svizzera non possono essere immesse nell’atmosfera
più di 100–200 tonnellate di fuliggine.
• In base a quali criteri vengono fissati i valori limite d’immissione in
Svizzera?
L’articolo 1 capoverso 1 della legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb)
recita: «Scopo della presente legge è di proteggere l’uomo, la fauna e la flora, le
loro biocenosi e i loro biotopi dagli effetti dannosi e molesti, e di conservare in
modo duraturo le basi naturali della vita, in particolare la diversità biologica e la
fertilità del suolo.»
L’articolo 14 sancisce: «I valori limite delle immissioni per inquinamenti
atmosferici sono stabiliti in modo che, secondo la scienza o l’esperienza, le
immissioni inferiori a tali valori:
a) non mettano in pericolo l’uomo, la fauna e la flora, le loro biocenosi e i
loro biotopi;
b) non molestino considerevolmente la popolazione;
c) non danneggino le opere edili;
d) non pregiudichino la fertilità del suolo, la vegetazione e le acque.»
L’articolo 13 capoverso 2 prescrive: «Al riguardo, [il Consiglio federale] tiene
conto anche degli effetti delle immissioni su categorie di persone particolarmente
sensibili, come i bambini, i malati, gli anziani e le donne.»
Si deve inoltre tenere conto del fatto che l’interazione tra sostanze inquinanti
diverse può aumentarne l’effetto.
• Quali sono le basi che regolano la fissazione dei valori limite?
Le basi che regolano la fissazione dei valori limite applicabili al PM10 sono la
LPAmb, le tabelle dei valori dosi-effetti dell’OMS e tutta una serie di studi
epidemiologici condotti in Svizzera e in altri Paesi. Le basi scientifiche per la
fissazione dei valori limite sono molto solide.
• La Svizzera si muove per conto suo in materia di valori limite di PM10?
I valori limite d’immissione applicati in Svizzera per il PM10 sono in linea con i
valori limite raccomandati dall’OMS. Il Consiglio federale è dell’avviso che valori
soglia dettati da criteri medici costituiscano una base valida e creino un clima di
fiducia tra la popolazione, le autorità e gli ambienti politici (Bollettino ufficiale
1997).
Nell’UE, negli USA e in California si applicano i valori limite (PM10 e PM2,5)
riportati nella tabella sottostante. Il 14 dicembre 2012 gli USA hanno peraltro
abbassato a 12 µg/m³ il valore limite annuo per il PM2,5 . I valori soglia fissati
dall’UE non corrispondono ai criteri sanciti nella legislazione svizzera (LPAmb).
Dalla Commissione federale per l’igiene dell’aria CFIAR non è giunta finora la
proposta di introdurre in Svizzera un valore limite supplementare per le
immissioni di PM2,5. Attualmente la Commissione sta riesaminando la
situazione. In base alla distribuzione dimensionale delle polveri fini misurata in
Svizzera, al valore limite d’immissione di 20 µg/m³ per il PM10 corrisponderebbe
un valore limite per il PM2,5 compreso tra 12 e 16 µg/m³.20 Valori limite delle immissioni
PM10
Stati membri 40 µg/m³ Media annuale (in vigore dall’1/1/2005)
dell’UE e Norvegia 50 µg/m³ Media giornaliera sull’arco di 24 ore (in vigore
dall’1/1/2005). Il limite può essere superato non
più di 35 volte all’anno.
USA 150 µg/m³ Media giornaliera sull’arco di 24 ore (il limite può
essere superato una sola volta all’anno).
California 20 µg/m³ Media annuale
50 µg/m³ Media giornaliera sull’arco di 24 ore
PM2,5
Stati membri 25 µg/m³ Media annuale (in vigore a partire dall’1/1/2015)
dell’UE e Norvegia
USA 12 µg/m³ Media annuale su tre anni
35 µg/m³ Media giornaliera sull’arco di 24 ore (98°
percentile, media su tre anni)
California 12 µg/m³ Media annuale
---- Media giornaliera sull’arco di 24 ore
Tabella 5 Valori soglia per il PM10 e PM2,5 nell’UE, negli USA e in California.Effetti sulla salute 21
Effetti sulla salute
• Come entrano le polveri fini nell’organismo?
Ogni volta che respiriamo, migliaia di particelle entrano nelle nostre vie
respiratorie. Una parte di queste particelle viene subito espirata, il resto si
accumula nell’apparato respiratorio e può provocare disturbi e nuocere alla
salute. Più piccole sono le particelle, maggiore è la loro facoltà di penetrare in
profondità nei polmoni. Le particelle di grandezza superiore a 10 micrometri
vengono perlopiù trattenute già nelle vie respiratorie superiori.
• Come reagisce l’organismo umano alle polveri fini?
I legami tra concentrazioni elevate di PM10 (particelle grossolane e fini) e una
pluralità di effetti dannosi sulla salute sono stati dimostrati in numerosi studi svolti
in tutto il mondo. Gli effetti provocati dalle particelle grossolane si manifestano
principalmente dopo esposizioni di corta durata a concentrazioni elevate di
inquinanti (effetti acuti). Le polveri fini hanno effetti acuti e cronici sulla salute. La
frazione grossolana del PM10 è associata specialmente a tosse, reazioni
asmatiche e mortalità respiratoria (soprattutto effetti acuti), mentre le componenti
fini sono ritenute responsabili in maggior misura di disturbi del ritmo cardiaco
(aritmie) e mortalità cardiovascolare. Gli effetti delle particelle fini non si spiegano
unicamente con quelli delle particelle ultrafini, come del resto gli effetti delle
particelle grossolane non si spiegano con quelli delle particelle fini. L’OMS ha
stabilito che l’aerosol rilasciato durante i processi di combustione ha un ruolo
fondamentale. Le particelle generate dalla combustione della biomassa (p. es. il
legno) hanno un potenziale tossico simile a quello delle particelle provenienti
dalla combustione di carburanti fossili (p. es. il diesel). Gli effetti sulla salute sono
tanto più gravi, quanto più elevate sono le concentrazioni di polveri fini.
• Quali sono in sintesi gli effetti delle particelle sulla salute?
Le particelle di polvere con diametro superiore a 10 µm vengono filtrate dal naso
ed espirate o si accumulano in gola. Le particelle più fini entrano nella trachea e
nelle vie respiratorie, quelle di diametro inferiore a 23 µm circa penetrano fin
negli alveoli polmonari. Gli attuali metodi scientifici consentono di misurare
separatamente e analizzare le diverse frazioni di polvere: PM10 con diametro
≤ 10 µm, frazione grossolana (tra PM10 e PM2,5), frazione fine con un diametro
≤ 2,5 µm e frazione ultrafina con granulometria inferiore a 0,1 µm, che spesso
viene caratterizzata in base al numero delle particelle essendo esse troppo
piccole per avere un ruolo nella massa di particolato.
Le particelle grossolane si depositano principalmente nella trachea, nei bronchi e
nei bronchioli. Nelle zone di accumulo esse scatenano reazioni immunologiche di
tipo infiammatorio, con accresciuta produzione di muco. L’irritazione provoca un
restringimento delle vie respiratorie e nei soggetti asmatici aumenta la frequenza
e la gravità delle crisi di dispnea. Le mucose dei bronchi e dei bronchioli sono
costituite da cellule vibratili la cui superficie è ricoperta di ciglia che rimuovono le
particelle estranee. Gli alveoli polmonari non sono invece dotati di celluIe vibratili,
il che significa che le particelle più piccole che vi giungono devono essere
eliminate o dissolte mediante meccanismi di pulizia cellulare, i cosiddetti
macrofagi. Le particelle ultrafini non vengono assorbite completamente dai
macrofagi e possono infiltrarsi fino nel sangue e in altri organi, e nelle donne
incinte possono entrare nella circolazione sanguigna del feto.22 Effetti sulla salute
Numerosi studi hanno dimostrato che esiste una correlazione tra le
concentrazioni di polveri fini e l’insorgenza di malattie delle vie respiratorie,
malattie cardiovascolari, forme di cancro e casi di decesso. Secondo gli indizi
raccolti, le particelle grossolane sono maggiormente responsabili di effetti acuti
alle vie respiratorie, mentre le particelle più fini sono piuttosto la causa di effetti
cronici dannosi per l’apparato cardiovascolare. Pare inoltre che le particelle
rilasciate nei processi di combustione siano più tossiche delle polveri minerali
della crosta terrestre. Non tutti i gruppi di persone reagiscono in modo
ugualmente sensibile agli effetti degli inquinanti atmosferici: i bambini e le
persone anziane e malate sono esposte a rischi maggiori. Anche la
predisposizione genetica incide sul modo, più o meno sensibile, di reagire
all’inquinamento atmosferico.
Per quanto concerne gli effetti del numero di particelle ultrafini sulla salute non vi
sono ancora studi sufficienti per poter trarre conclusioni attendibili. In particolare,
praticamente non esistono studi sugli effetti di un’esposizione prolungata ad
elevate quantità.
Recentemente, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha esaminato in
modo approfondito gli effetti delle particelle di fuliggine (black carbon; BC) sulla
salute («Health Effects of Black Carbon», OMS 2012). Il rapporto giunge alla
conclusione che vi sono sufficienti prove degli effetti della fuliggine sul sistema
respiratorio e cardiovascolare. Tuttavia, i dati non sono ancora sufficienti per
distinguere in modo quantitativo ed affidabile gli effetti della fuliggine da quelli di
altre componenti del PM.
• Un aumento di corta durata del carico di polveri fini può avere i seguenti
effetti:
- sintomi acuti delle vie respiratorie (p. es. tosse, espettorazione e difficoltà
respiratoria);
- attacchi di bronchite, asma e disturbi del ritmo cardiaco;
- assenze per malattia da scuola e lavoro;
- visite mediche o presso il pronto soccorso a causa di problemi respiratori e
cardiovascolari;
- ricoveri ospedalieri per polmoniti, crisi asmatiche, infarti cardiaci, ictus
cerebrali e altre patologie respiratorie e cardiovascolari;
- casi di decessi dovuti a queste malattie.
• L’esposizione continua a concentrazioni elevate di polveri fini può
provocare:
- malattie respiratorie croniche come l’asma e la BPCO (bronchite cronica);
- peggioramento cronico della funzione polmonare, crescita rallentata dei
polmoni nei bambini;
- malattie cardiovascolari croniche come l’arteriosclerosi e l’ipertensione;
- cancro al polmone;
- decessi prematuri dovuti a malattie delle vie respiratorie o a malattie
cardiovascolari, con conseguente diminuzione dell’aspettativa di vita.
Nel complesso, gli effetti negativi dovuti all’esposizione prolungata a
concentrazioni elevate di polveri fini, giudicate tali in ragione del superamento del
valore limite d’immissione annuo, sono più gravi degli effetti provocati
dall’esposizione di corta durata a concentrazioni che superano il valore
giornaliero.Effetti sulla salute 23
Si è osservato che con la diminuzione dell’inquinamento grazie all’adozione di
misure nel quadro della protezione dell’aria è migliorata anche la salute della
popolazione (ERS 2010).
• Quali sono gli effetti sulla salute provocati dall’inquinamento atmosferico
in Svizzera?
In uno studio congiunto condotto da igienisti dell’aria, epidemiologi ed economisti
sono stati calcolati gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute della
popolazione svizzera (anno di base 2005), scegliendo come indicatore principale
il PM10 ed esaminando parallelamente anche gli effetti degli ossidi di azoto,
ozono escluso. Lo studio giunge alla conclusione che ogni anno, in Svizzera,
3 000–4 000 persone muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento
atmosferico. Ciò equivale alla perdita di circa 48 000 anni di vita (ARE 2008).
Rispetto all’aspettativa di vita dell’intera popolazione, ciò significa un
accorciamento in media di 6 mesi, mentre per i soggetti interessati l’aspettativa di
vita si riduce più marcatamente. Nel succitato studio, i costi annui della sanità
sono stimati a 5,1 miliardi di franchi.
• Che rilevanza hanno questi dati per la politica di protezione dell’aria?
Le misure di riduzione dell’inquinamento da PM10 sono efficaci, poiché
favoriscono il miglioramento della salute della popolazione. Queste misure
dovrebbero tuttavia riguardare tutti gli ordini granulometrici, ovvero sia le
particelle grossolane sia quelle fini e ultrafini. Particolare attenzione va data alle
particelle di fuliggine, che sono cancerogene (CFIAR 2007).
• Dove sono reperibili informazioni più dettagliate relative agli effetti sulla
salute?
Informazioni più approfondite sulla materia sono consultabili sul sito dell’Ufficio
federale dell’ambiente, alla seguente pagina:
http://www.bafu.admin.ch/luft/10804/index.html?lang=it24 Misure
Misure
• Qual è la strategia adottata dalla Svizzera per ridurre il carico di polveri
fini?
Il PM10 è composto per metà da particelle primarie (emesse direttamente da una
fonte) e per l’altra metà da particelle secondarie (ovvero che si formano
nell’atmosfera a partire da gas precursori). Le misure di riduzione delle emissioni
devono pertanto incidere sia sulle polveri fini primarie sia sui gas precursori
(anidride solforosa, ossidi di azoto, ammoniaca, composti organici volatili). Il
confronto tra i valori attualmente rilevati e i valori limite d’immissione applicabili
mette in evidenza la necessità, sia a livello nazionale che internazionale, di
ridurre del 50 per cento circa la massa delle particelle primarie e secondarie di
PM10, e di evitare nel limite del possibile l’emissione di PM10 cancerogeno. La
riduzione delle emissioni di precursori gassosi rientra nella strategia adottata
contro l’ozono troposferico, l’acidificazione e l’uso eccessivo di fertilizzanti. Per
poter ridurre nella misura del necessario le emissioni primarie di PM10 servono
però ulteriori misure tecniche ed economiche in tutti i settori che generano
emissioni. Simili misure sono state esaminate nel quadro dell’attualizzazione
della strategia di lotta contro l’inquinamento atmosferico e in parte vengono ora
realizzate nell’ambito del programma d’azione per l’abbattimento delle polveri fini.
L’accento è posto in particolare sulla fuliggine, sostanza che va ridotta perché
contribuisce alla massa di PM10 e ha caratteristiche cancerogene.
• Quali misure sono state finora adottate per ridurre il carico di PM10?
Dall’entrata in vigore della legislazione in materia di protezione dell’aria,
Confederazione, Cantoni e Comuni hanno adottato numerose misure finalizzate
a ridurre le emissioni di PM10 e degli inquinanti precursori:
- limitazione delle emissioni di 150 inquinanti diversi e oltre una quarantina di
tipi d’impianti industriali e artigianali; prescrizioni in materia di
immagazzinamento e manipolazione di prodotti suscettibili di produrre
polveri;
- esigenze qualitative per combustibili e carburanti (introduzione di benzina
senza piombo e limitazione del tenore in zolfo);
- introduzione di una tassa d’incentivazione sul tenore di zolfo dell’olio da
riscaldamento «extra leggero»;
- introduzione graduale di una tassa d’incentivazione sui composti organici
volatili (COV);
- introduzione e graduale inasprimento di valori limite per i gas di scarico di
automobili, autofurgoni, autocarri, motocicli, ciclomotori, autobus, bus, aerei a
reazione e barche a motore;
- obbligo di controllo dei gas di scarico per i veicoli stradali con motore a
benzina o diesel;
- abbassamento a 120 e 80 km/h dei limiti di velocità massima sulle autostrade
e sulle strade extraurbane;
- nuovo orientamento della politica agricola nel quadro della nuova legge
sull’agricoltura e delle relative ordinanze di esecuzione;
- programma d’azione Energia 2000 (compresi legislazione sull’energia,
programmi d’incentivazione, misure facoltative) e programma successivo di
SvizzeraEnergia; programmi d’incentivazione allo sviluppo sostenibileMisure 25
dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale che contribuiscono a ridurre
l’inquinamento ambientale;
- creazione di strutture integrate di collaborazione tra Confederazione e
Cantoni per mettere in relazione le cause dell’inquinamento atmosferico, i
suoi effetti, le misure di risanamento, il monitoraggio dell’ambiente e il
controllo dei risultati;
- introduzione di una tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni
(TTPCP) con differenziazione dell’aliquota in funzione del livello delle
emissioni;
- incentivi per l’impiego di veicoli a basse emissioni di particolato nel quadro
della restituzione dell’imposta sugli oli minerali e della TTPCP;
- introduzione negli aeroporti nazionali di una tassa di atterraggio in funzione
delle emissioni;
- garanzia di costruzione e finanziamento dei progetti infrastrutturali nel settore
dei trasporti pubblici;
- Direttiva aria cantieri per ridurre le emissioni di polveri fini nei cantieri;
- completamento dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico con
disposizioni più restrittive per le emissioni di particolato da parte di impianti
industriali, riscaldamenti a legna e macchine di cantiere;
- esecuzione da parte di Cantoni e Comuni delle prescrizioni dell’OIAt
concernenti i valori limite di emissione; emanazione di una moltitudine di
disposizioni di risanamento di aziende industriali e artigianali, come pure di
impianti di riscaldamento;
- piani di misure per migliorare la qualità dell’aria in 25 Cantoni riducendo
l’inquinamento atmosferico eccessivo a livello locale;
- promozione di misure volte a ridurre l’ammoniaca nell’agricoltura mediante il
programma sulle risorse.
• Quali sono i risultati delle misure di riduzione delle emissioni fin qui
adottate?
Tra il 1990 e il 2010, le emissioni di anidride solforosa sono diminuite del 68 per
cento in Svizzera, quelle di ossidi di azoto del 44 per cento, quelle dei composti
organici volatili del 69 per cento e quelle di ammoniaca del 14 per cento. Il PM10
primario è calato del 29 per cento.
• Quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere in materia di riduzione delle
emissioni per proteggere la popolazione da immissioni eccessive?
Nella tabella seguente sono indicate le riduzioni delle emissioni di PM10 e relativi
precursori necessarie in Svizzera per rispettare i valori limite atti a garantire la
protezione della salute (Consiglio federale 2009).26 Misure
Sostanza inquinante Riduzione necessaria delle
emissioni rispetto ai valori 2005
Anidride solforosa SO2 Impedire un aumento delle
emissioni adottando misure
preventive
Ossidi di azoto NOx 50 % circa
Composti organici volatili COVNM 20–30 % circa
Polveri fini PM10 (primarie) 45 % circa
Ammoniaca NH3 40 % circa
Sostanze cancerogene (p. es. fuliggine da Secondo quanto reso possibile
diesel) dalla tecnica e in maniera
proporzionata allo scopo
Tabella 6 Riduzioni delle emissioni necessarie per rispettare gli obiettivi legati alle
esigenze ambientali e di salute
Conclusioni: per rispettare i valori limite imposti, le emissioni svizzere di PM10 e
dei principali precursori gassosi devono essere ridotte di un ulteriore 50 per
cento. Anche negli altri Paesi europei le emissioni di tutti i componenti degli
inquinanti devono essere ridotte di circa la metà.
• Quali altre misure sono già state predisposte?
L’UE ha deciso di inasprire ulteriormente i valori limite per i gas di scarico delle
automobili (EURO 6), degli autocarri e degli autobus (EURO VI) e delle macchine
nell’industria, nell’edilizia e nell’agricoltura. Tali prescrizioni entreranno in vigore
progressivamente durante i prossimi anni e saranno adottate anche dalla
Svizzera. Anche per i motocicli sono previsti valori limite più restrittivi.
Unitamente alle misure già in vigore, tali inasprimenti consentiranno in futuro di
ridurre ulteriormente, e in maniera significativa, le emissioni di particolato e degli
inquinanti gassosi.
Costituisce un’eccezione l’ammoniaca, per la quale non sono previste riduzioni di
particolare rilievo.
• Quale diminuzione delle emissioni di polveri fini primarie e dei precursori
delle polveri fini secondarie ci si attende in Svizzera e all’estero?
Nel quadro della Convenzione ONU/ECE sull’inquinamento atmosferico
attraverso le frontiere a lunga distanza (CLRTAP), nel 2012 è stata decisa una
revisione del Protocollo di Göteborg, con la quale le Parti intendono introdurre
ulteriori obblighi di riduzione delle emissioni di biossido di zolfo (SO2), ossidi di
azoto (NOx), composti organici volatili (COV), ammoniaca (NH3) e polveri fini
primarie (PM2,5) entro il 2020 (v. tab. 7). Il Protocollo rivisto potrà tuttavia entrare
in vigore solamente dopo la ratifica di almeno la metà delle Parti.
SO2 NOx COV NH3 PM2,5
Svizzera 21 % 41 % 32 % 8% 26 %
Unione europea (Ue27) 59 % 40 % 28 % 6% 22 %
Tabella 7 Obblighi previsti volti a ridurre gli inquinanti tra il 2005 e il 2020, in base alla
versione rivista del Protocollo di GöteborgMisure 27
Applicando le tecniche più all’avanguardia disponibili si potrebbero ridurre in
maniera ancora più decisiva le emissioni inquinanti sia in Svizzera sia nel resto
d’Europa.
• Quali misure supplementari potrebbero contribuire a ridurre ulteriormente
le emissioni?
Secondo i rapporti degli esperti (Künzler 2005 e CFIAR 2010), le misure elencate
di seguito potrebbero favorire un’ulteriore riduzione delle emissioni inquinanti:
- massima celerità nel fornire in dotazione o equipaggiare posteriormente con
filtri antiparticolato tutti i mezzi pesanti, trattori e macchine;
- ottimizzazione dei sistemi di frenatura dei treni per ridurre l’abrasione;
- riduzione delle emissioni di PM10 generate dal traffico, dovute ai meccanismi
di abrasione;
- riduzione delle polveri generate dagli impianti a combustione a elevato tasso
di emissioni (riscaldamenti a legna) e degli impianti a combustione industriali
funzionanti a biomassa;
- adattamento della OIAt allo stato più avanzato della tecnica per gli altri
impianti e apparecchi;
- tasse di atterraggio in base alle emissioni da applicare a livello
internazionale, sistema di scambio dei certificati di emissione per il traffico
aereo;
- inasprimento delle prescrizioni energetiche nel settore delle costruzioni;
- recupero del calore prodotto dagli impianti di riscaldamento e dagli impianti a
combustione industriali;
- tassa sul CO 2 per i carburanti fossili;
- misure per incentivare l’impiego di apparecchi e veicoli a basso tasso di
emissioni;
- riduzione delle emissioni di ammoniaca prodotte nel settore agricolo
(spandimento per mezzo di spandiliquame a tubi flessibili o per iniezione,
miglioramento del metodo di costruzione delle stalle / installazione di impianti
di depurazione dell’aria di scarico, copertura dei colaticci, adempimento delle
disposizioni in materia di igiene dell’aria per l’assegnazione di pagamenti
diretti);
- risanamento delle stalle a stabulazione libera per ridurre le emissioni di
polveri e ammoniaca nell’allevamento del bestiame;
- riduzione dell’apporto di azoto nei terreni agricoli;
- rinuncia a bruciare all’aria aperta i rifiuti vegetali.
• Si riusciranno a centrare gli obiettivi prefissati?
Se l’implementazione in Svizzera delle misure menzionate sopra avverrà in
maniera celere e sistematica, e se verranno applicati i Protocolli aggiuntivi alla
Convenzione ONU/ECE sull’inquinamento atmosferico attraverso le frontiere a
lunga distanza, entro il 2020 si prevedono ulteriori significativi miglioramenti.
• Come combattere il fenomeno dello smog invernale?
Episodi di forte aumento del PM10 possono verificarsi nella stagione invernale, in
situazioni di forte inversione termica e debole ricambio d’aria tra i vari strati
atmosferici. In queste condizioni, le sostanze inquinanti emesse si accumulano in
un volume d’aria relativamente ridotto.28 Misure
Le misure a corto termine, che vengono adottate quando il carico di sostanze
inquinanti raggiunge livelli molto alti, non hanno praticamente nessun impatto sui
valori, poiché giungono in ritardo. Le emissioni di queste sostanze inquinanti
devono essere limitate il più possibile prima che si verifichino situazioni
meteorologiche simili e prima che vengano raggiunti livelli allarmanti di
inquinamento. Vanno pertanto adottate misure durature efficaci, come quelle
elencate sopra.
In seguito agli episodi di smog invernale del 2005 e 2006, in Svizzera è stato
elaborato un piano d’azione contro le polveri fini allo scopo di ridurre in tempi
brevi e in maniera duratura le emissioni di particelle di fuliggine diesel, altamente
cancerogene, e le polveri fini prodotte dalla combustione del legno.
La Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, della
pianificazione del territorio e dell’ambiente (DCPA) ha adottato, in occasione
della sua assemblea annuale 2006, un piano d’intervento intercantonale contro le
polveri fini. In caso di concentrazioni molto elevate di PM10, la popolazione sarà
informata e se il carico eccessivo persiste (condizioni critiche di inversione
termica), verranno disposte a livello regionale misure d’intervento graduali in
funzione dei livelli raggiunti.
• Esistono legami tra la protezione dell’aria e la lotta contro l’effetto serra?
Il CO2 è il principale gas a effetto serra, ma anche l’ozono e la fuliggine da diesel
hanno un impatto considerevole sul clima. Le misure volte a ridurre le emissioni
di fuliggine da diesel, ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (COVNM)
forniscono un notevole contributo alla lotta contro il riscaldamento climatico.
Molti inquinanti atmosferici derivano dai processi di combustione, nei quali viene
generato anche CO2. Le misure volte a ridurre il consumo di carburanti e
combustibili contribuiscono dunque in linea generale anche alla protezione
dell’aria, poiché esse riducono contemporaneamente le emissioni di diversi altri
inquinanti. Vi sono tuttavia delle eccezioni, come per esempio la sostituzione dei
motori a benzina con motori diesel fino a quando i valori limite per i gas di scarico
dei motori diesel saranno meno severi rispetto a quelli applicati ai motori a
benzina, oppure la sostituzione dell’olio da riscaldamento con il legno, fino a
quando le emissioni inquinanti generate dagli impianti a legna non
corrisponderanno al livello di quelle generate dagli impianti a nafta.
L’attuazione degli obiettivi configurati nel Protocollo di Kyoto e nella legge sul
CO2 è un presupposto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di
protezione dell’aria.Puoi anche leggere