Periodico di informazione dell'ITIS Hensemberger - marzo

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1 ph periodico di informazione dell’ITIS Hensemberger - marzo 2016 - n.007

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ph. LaRedazione Il giornalino è disponibile anche in formato elettronico collegati all’indirizzo web: www.hensemberger.gov.it/ph oppure usa il QR-code Voilà: potrai scaricarlo a colori in formato pdf o usare on- line l’edizione sfogliabile I più tecnologici possono scaricare, dallo store Android o Apple, la App ISSUU e aprire per questo numero il magazine: ph-mar2016 Loretta Casalini Rossella Ragusa Greta Savio Michela Villa Marco Sconda Achak Omar Alberto Dehò Jacopo Brugnoli Angelo Sudetti Andrea Pallotta Ma uffa! E’ un numero tutto sulla storia! Sì! Micro o macro è sempre storia e poi si sa che ci sono tra le due infinite interazioni e relazioni.

O no? A scuola la maggior parte degli studenti la considera come un’appendice dell’insegnamento di italiano. Quella materia che bene o male, a fine anno, ci può dare un sei in più. La storia è tridimensionale: ha un presente, un futuro ed un passato. Sì! Un po’ in avanti si guarda: sì, dove prenotare la prossima vacanza pasquale con gli amici, ma grandi progetti, anche per sognare, pochi ne fanno. Ci si tro- va così schiacciati sul presente! Voltare la testa indietro lo si considera una perdita di tempo. Si perde così una dimensione importante della storia: il passato. Sarebbe come vivere in un mondo bidimensionale, così ben descritto nel libro: “Flatlan- dia”: l’incontro di un “essere” bidimensionale con la sfera (pro- veniente da un mondo a tre dimensioni) riempie di stupore, apre a nuovi mondi, dà plus valore di libertà e capacità di giu- dizio.

Scoprire la dimensione “passato” della storia non pen- sate possa fare lo stesso: riempirci di stupore, aprirci a nuovi mondi, offrirci plus valore di libertà e di giudizio? La storia non è una serie di date, ma ha una sua logica. Conosciamola! Studiamola, indaghiamola, chiedendoci il perché delle cose. Voi molte volte, quando qualcuno in modo un po’ autoritario, a torto o a ragione, vi impone qualcosa, vi sentite a disagio, oppressi. Come si può superare ciò? Chiedendo e chiedendosi il perché. Noi possiamo lasciare che il mondo evolva senza chiedersi e chiederci il perché di ciò che succede! Se non lo facciamo, non ci sentiamo a disagio, oppressi? Impegniamoci per scoprire cause e concause di passato, presente e futuro, insomma la storia a 3D! Per farlo dobbiamo essere anche “par- tecipi” o, usando un termine della “nuova” pedagogia, svilup- pare conoscenze e abilità dell’asse di cittadinanza.

Che “La storia siamo noi” di degregoriana memoria non diventi “La storia sono gli altri”, mentre noi viviamo “spensierati” nella nostra quotidiana bidimensionalità, che a me sembra un po’ una prigione, magari dorata, ma sempre di prigione si tratta!

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ph | periodico d’informazione dell’Itis Hensemberger - dicembre 2015 Sommario 4 Lettera alla Scuola 5 I like Pino 12 Castoldi Giorgio presente! 16 Ho incontrato la storia dell’Hensemberger 8 Verba Volant Scripa Manent 6 70 anni ! 10 Dopo 50anni tornano a scuola 14 Cantù Giorgio presente! 13 Fucina di tecnici per lo sviluppo del territorio

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4 Nel 1985, dopo aver peregrinato per una decina di scuole, sono arrivata all’ITIS Hensemberger per insegnare Matematica Applicata, ovvero calcolo di probabilità, statica, ricerca operativa. E, all’Hensemberger sono rimasta fino al 2010 quando, con lettera del Ministero, sono stata invitata al col- locamento a riposo.

Sono stati i 25 anni più belli della mia vita, perchè sono riuscita, con suc- cesso, a trasmettere ai miei alunni conoscenze e abilità disciplinari e di cittadinanza con serenità e passione, favorendo la formazione di compe- tenze specifiche.

L’interesse e il coinvolgimento delle classi era assicurato dalla partecipa- zioni a molteplici iniziative in cui la statistica era vista come “strumento” per la lettura di casi concreti. Col linguaggio moderno posso affer- mare, infatti, di aver sempre accom- pagnato i miei studenti in percorsi disciplinari ricchi di compiti signifi- cativi e di studio di casi reali. La passione per l’ambiente ci ha por- tati, ad esempio, più volte alla Gran Canaria per uno studio statistico sul- le energie rinnovabili e al centro di Educazione ambientale di Fraine (BS) dove abbiamo appreso e sperimen- tato come si studiava un territorio staticamente .

Numerosi sono stati i riconoscimenti per le nostre attività , sia da parte di enti esterni, sia da parte della stessa scuola che, col nostro lavoro , veniva esonerata dal pagamento della tassa sui rifiuti ( cifra considerevole). E’, pertanto, con soddisfazione che mi trovo oggi a testimoniare la mia esperienza in occasione del 70’ anni- versario di istituzione di questo ITIS. Con l’augurio che tutti coloro che si trovano oggi a lavorare in questa scuola trovino lo stesso ambiente ac- cogliente e gratificante. Porgo il mio affettuoso saluto nel ricordo di 1/4 di secolo ricco di soddisfazioni.

Franca Rossetti LetteraallaScuola ph | 1946/2016 La prof racconta

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5 Aposteriori posso affermare che l’Hensemberger era nel mio destino : mio padre ha fre- quentato la Feltrinelli di Milano( casa madre del vostro istituto), mio marito è stato studente della specializzazione di elettrotecnica negli anni 60. Poi nel 2000 arrivo io, come titolare della cattedra di lettere nel corso di meccanica, proveniente dall’ istituto Olivetti (sede dell’Hensemberger verso la fine degli anni 40). Penso di aver realizzato un record, in dieci anni ho insegnato lettere in tutti i corsi del triennio; per due anni anche nel biennio. Quando è nato il liceo delle scienze applicate, per tre anni, ho avuto la cattedra di filosofia e per uno quella di geografia.

Non chiedetemi dove mi sono trova- ta meglio, né un confronto. Ho cono- sciuto ragazzi in gamba ovunque, e smentisco decisamente il pregiudizio che esistano corsi di sere A o di serie B. Piccolo aneddoto: un paio di anni fa ricevo la telefonata di un ex stu- dente di meccanica, che mi comuni- cava di essere diventato ingegnere; pochi giorni fa sono stata invitata alla cerimonia di laurea in ingegneria di un mio ragazzo del liceo.

Due obiettivi hanno sempre guida- to il mio lavoro : creare interesse per le mie materie e instaurare un buon rapporto con gli studenti. Nei quarant’anni di professione ho speri- mentato che sono indispensabili per realizzare un clima sereno e favorire l’apprendimento. Ho avuto l’opportunità di gestire alcune attività extrainsegnamento : la funzione di tutor per gli alun- ni di prima e di terza, e di guida per l’orientamento in uscita. Il mio compito era supportare i ragazzi in momenti delicati del loro percorso; in questi casi non ero insegnante, ma solo un adulto che cercava di offrire strumenti per la soluzione di proble- mi.

I ragazzi si mostravano collabo- rativi e grati.

Ho inaugurato e gestito il progetto GIS (gruppo interesse Scala), ancora attivo nell’istituto. Grazie ad esso tanti studenti sono venuti in contat- to con il magico mondo della musica lirica. Ho curato, per dieci anni come diret- trice e per altri tre( dopo la pensione) come collaboratrice esterna, il fratel- lo maggiore del giornalino che oggi mi ospita ; si chiamava PIACCA (così , per esteso). E’ stata un’esperienza fantastica vis- suta insieme a tanti ragazzi speciali, che si sono alternati nella redazione. Ho ricordi bellissimi, a cominciare dai premi conquistati.

Potrei continuare, ma sono stata am- monita di rimanere entro un certo limite di battute! Concludo pensando alla fatica del distacco, ma resto in contatto con molti ex studenti, rivedo sempre volentieri gli ex colleghi, e quando l’Hensemberger chiama… io sono presente.

Non so dire di no al caro vecchio Pino. Loretta Casalini P.S. Continuo comunque ad insegnare … altro luogo, stessa passione. IlikePino ph | 1946/2016 La prof racconta

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6 Il nostro fu uno dei primi Istituti tecnici in Italia. Inizialmente era una sede distaccata dell’Istituto Feltrinelli di Milano in via Appiani; successivamente questa sede diede forma all’attuale ITI “P. Hensem- berger”. Nel 1946, con un decreto firmato da Umberto di Savoia, il distaccamento della Feltrinelli di Milano fu riconosciuto come istituzione autonoma. L’Istituto era gestito inizialmente da un Consiglio di Amministrazione: alla convocazione di questo Con- siglio, che si tenne nel 1947, erano presenti il dott. Nino Hensemberger in veste di Presidente e il prof. Antonio de Majo in veste di Preside.

Le donazioni fatte dal dott. Nino Hensemberger per onorare il padre Pino garantirono una crescita della scuola e la possibilità di acquisto di materiale didat- tico.

Alla morte di Nino Hensemberger entrò nel Consi- glio di Amministrazione l’ing. Pino, suo figlio, che vi rimase fino al 1973, quando il Consiglio di Ammini- strazione fu sostituito dal Consiglio d’Istituto. L’Hensemberger da via Appiani si spostò in via En- rico da Monza e poi definitivamente in via Berchet, con una succursale in via Magenta, ancora utilizzata da alcune classi del biennio ITI. Dalle sedi distaccate dell’Hensemberger sono nati Istituti come l’IPSIA di Lissone e L’ITIS Albert Ein- stein.

Storicamente le specializzazioni erano tre: mecca- nica, elettrotecnica e metallurgia, che è stata chiusa definitivamente negli anni ‘80.

Nell’a.s. 1971/72 è stata istituita la specializzazione in informatica. Nel 1961, per soddisfare il crescente bisogno di forma- zione di persone già pronte per un contesto lavo- rativo, sono stati avviati i corsi serali. E’ del 2005 l’introduzione del percorso di liceo scientifico tec- nologico. Oggi, a settant’anni dalla sua fondazione, un nuovo corso, che partirà a settembre, arricchirà l’offerta formativa dell’ITI: l’indirizzo in Biotecnologie sani- tarie.

70anni! Alberto Dehò

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7 ph | 1946/2016

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8 In questo anno importante per l’Hensemberger, sono molte le persone che accolgono la richiesta di condividere ricordi ed esperienze legate alla loro professione e alla loro “vita” all’interno della nostra scuola. 70 anni non sono pochi e grazie al contributo di molti ancora lega- ti gente legata all’Istituto abbiamo cercato di testimoniare al meglio, per non dimenticare:“Verba volant, scripta manent”. Questo antico proverbio, secondo me, sintetizza il nostro obiettivo: mettere nero su bianco.

Tra gli altri abbiamo intervistato AlfonsoVicinanza, insegnante di “macchine utensili e laboratorio tecnologico” dal ‘70 al ‘90 e capo ufficio tecnico dal ‘91 al 2011. “C’èqualcosadiparticolarechericordanella suacarrieraquiall’Hensemberger?” Sono sempre stato molto legato alla scuola e ai miei studenti. Sono arrivato all’Hensemberger all’età di 22 anni e come professore molto giovane ho da subito avuto un lega- me forte con i miei alunni. Conservo ancora oggi molti ricordi legati a loro e alla mia esperienza personale, ma è difficile sceglierne solo alcuni! “Ilpresideèunafigurafondamentaleinun Istituto.Qualisonoipresidiconcuihacolla- boratonelcorsodellasuacarriera?” Quando lavoravo qui, ci sono stati diversi Dirigenti, come il preside Francesco Lino e le presidi Vallini e Cirincione.

Quest’ultima è rimasta all’ Hensem- berger soltanto un anno ma la sua presenza ha lasciato un segno. La preside Vallini è stata la prima Dirigente donna, con grande forza di carattere. È stata una persona fon- damentale per il nostro Istituto, ha dato un’impronta forte. “Cheapproccioavevanoisuoistudenticonla materiadaleiinsegnata?” Molto buono. All’epoca si facevano parecchie visite aziendali e questo catturava la loro attenzione. Fonda- mentali, secondo me, le numerose ore pratiche e il numero elevato di attrezzature nei laboratori. “Quandopensaall’Hensembergercosale vieneinmente?” Una grande famiglia.

Siamo sempre stati uniti, quindi quando penso al nostro Istituto mi viene proprio in mente il senso di unione di una grande famiglia. “Oranonpensosiaancoracosìperglistu- denti.Haqualcheconsiglioriguardoaciò?” Gli adulti, devono vedere i loro alun- ni prima di tutto come delle persone. Occorre ricordare che la componen- te principale di una scuola siete voi studenti; senza voi giovani non può esistere la scuola.

“Secondoleiachivailplausonell’occasione dell’anniversario?” In particolar modo al fondatore della Le parole volano, gli scritti rimangono Verbavolant,scriptamanent

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9 nostra scuola: Pino Hensemberger. Un grazie va a lui e alla sua famiglia che ci hanno fatto crescere con le generose donazioni. Un ricordo va anche ad Antonio De Majo, che ha ottenuto lo spostamen- to della sede dell’ Hensemberger da via Enrico da Monza (attuale Olivetti) all’odierna via Berchet. “Secondoleièrimastoqualcosadiimmutato intuttiquestianni?” No, a mio parere sono cambiate mol- te cose.

Quest’ultima risposta deve farci ri- flettere. L’importante è che la scuola consen- ta ai giovani di vivere in un ambiente sereno.

Proseguendo in questo nostro “amarcord” ci siamo imbattuti in un’altra figura storia del Pino: RosarioNasisi. “Ciraccontiunpo’dilei...” Nasisi “nasce” nel 1992 come segre- tario economo dell’Hensemberger fino ad arrivare a direttore ammini- strativo fino al 2007. Prima lavoravo presso l’istituto superiore Carlo Porta. Essendo direttore amministrativo, gestivo la contabilità della scuola, ovvero le entrate e le uscite, e gli incartamenti delle assunzioni dei docenti e personale ATA. “C’èundocente,concuihalavoratoinquegli anni,chericordapiùdeglialtri?” Ho molti ricordi positivi legati a que- sta scuola e alle persone con cui ho lavorato.

Ricordo in maniera particolare il Preside Anfuso, il vicepreside Sever- gnini, il mio grande amico Polverino e Notaro, bidello della succursale, figura fondamentale per la nostra scuola. Del vicepreside Severgnini ricordo, ad esempio, la sua caratteristica di- stintiva: la presenza costante. Era sempre presente, rimaneva a scuola da mattina a sera fornendo un supporto costante all’interno Isti- tuto. C’èunepisodiochel’haicolpito,lasciandoin luiunricordoindelebile? Un episodio che ricordo è la morte di uno studente ,Roberto Lanza, avve- nuta a causa di un incidente stradale prima della maturità.

È stato un dolore sentito da tutta la scuola. Roberto era un ragazzo che alla scuola aveva dato tanto, parteci- pando con impegno e responsabilità alle attività e rappresentandola per i ph | 1946/2016 Rossella Ragusa

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10 Gli alunni Sudetti Angelo e Pallotta Andrea della classe 2aD3 hanno in- tervistato in occasione dei 70 anni dell’Hensemberger due alunni di vec- chia data che ai tempi delle superiori frequentarono l’istituto, ecco le do- mande e le risposte: Andrea D: In quali anni avete frequentato l’Hen- semberger? R: I primi anni ‘60. D: Come si presentava la scuola? R: Era tenuta un po’ meglio, ora sem- bra un po’ decadente. Quando anda- vamo a scuola per non farci rovinare le scale noi studenti non usavamo quelle di rappresentanza ma quelle di servizio.

D: Com’era l’affluenza di studenti? R: C’erano moltissimi ragazzi, alcune sezioni avevano più di 30 alunni e molti venivano da fuori Monza, an- che da Lecco e dintorni! D: Quali corsi di studio erano presenti? Quali avete frequentato? R: C’erano solo tre corsi; elettro- tecnica, metallurgia e (non ce lo ricordiamo può aggiungerlo?).

Noi frequentammo metallurgia, che ai tempi era il più snobbato per la vi- sione proibitiva del lavoro che offriva una volta finito il percorso, non era molto bello lavorare in un altoforno, la sicurezza era scarsa ed era molto pesante.

D: Che rapporto avevate coi professori? Quali erano le differenze? R: Era un rapporto piuttosto rigido, forse quello che avete voi oggi è molto più leggero e piacevole. Inol- tre, anche se quasi tutti gli studenti fumavano, non gli era giustamente concesso farlo nell’edificio però i professori potevano farlo. D: Vigevano quindi regole ferree? R: Abbastanza, il rispetto era totale e bisognava venire a scuola ben vestiti, in giacca e cravatta. Angelo Dopo queste domande per sciogliere il ghiaccio abbiamo fatto una sorta di Dopo50annitornanoascuola

11 ph | 1946/2016 ta non venivano usate al meglio.

D: Cosa offriva il corso, una volta terminati gli studi? R: Molti di noi hanno subito trovato lavoro e hanno anche avuto discreto successo, quelli che hanno voluto affrontare l’università magari hanno avuto qualche difficoltà per le ma- terie che l’Hensemberger non com- prendeva ma per quelle insegnateci eravamo tra i migliori. D: Avete mai avuto ripensamenti sulla vostra scelta? R: All’inizio si, ma col tempo ci siamo come innamorati delle materie e sia- mo felici della scelta fatta. D: In generale, come vi sembra ora la scuo- la, rispetto a prima?

R: Potrebbe essere tenuta meglio, ma non solo a livello di struttura, la voglia di cambiare deve partire da tutti, professori, studenti e bidelli compresi! giro turistico con gli ex-alunni e alla vista dei laboratori molti ricordi sono loro riaffiorati, e nonostante i cam- biamenti in alcuni casi totali, erano felici di essere tornati, come se non avessero mai scordato quella che è stata per loro una casa per 5 anni. D: Quando andavate a scuola, com’erano i laboratori? R: L’istituto, insieme alla Feltrinelli, aveva le migliori apparecchiature della regione, se non d’Italia. D: Quindi, si aveva più uno studio pratico che teorico?

R: Assolutamente no, si tentava di dare il giusto peso sia alla teoria che alla pratica, anche se effettivamente i libri erano un po’ di meno. D: I professori erano molto severi, erano anche molto qualificati? R: In realtà non tantissimo perché si trattava principalmente di ingegneri che venivano chiamati dalla scuola per insegnare, infatti le attrezzature avanzate del laboratorio qualche vol- Angelo Sudetti Andrea Pallotta

12 Quand’è stato il suo primo anno qui all’Hensemberger? Nel 1969. Quando venne qui cosa si aspettava di fare? La scelta non era molto vasta, io in realtà ero interessato a Elettronica ma era presente solo al Feltrinelli a Milano.

Siccome pero qui era stata aperta informatica e si studiava anche elettronica mi sono iscritto qui. Dopodichè in realta mi sono appassionato ad informatica, di elettronica sì ho fatto qualcosa ma alla fine ha prevalso l’interesse per Informatica.

Negli anni si è creata una certa rivalità tra lei e Cantù? Allora, rivalità no; perche io sapevo benissimo di non essere al livello di Cantù, tant’è vero che Cantù, insieme ad altri tre, fu uno dei 60/60 della mia quinta. Io invece a 60 non ci sono arrivato. Rivalità no, ma diversitò di carattere sì. Com’era l’Hensemberger negli anni ‘70? La scuola era abbastanza diversa da adesso, nel senso che adesso c’è una pretesa sorveglianza sugli studenti in ogni momento: l’intervallo, l’entrata. Allora eravamo relativamente più liberi, se arrivavamo in ritardo la CastoldiGiorgio.Presente!

13 speranza era che fosse più in ritado di noi l’insegnante ma non c’era un controllo serrato come adesso.

Addirittura all’intervallo uscivamo dalla scuola per prendere i panini in una salumeria a 50 metri da scuola che adesso non c’è più. Prendavamo la francesina con la pancetta (ride). Gli studenti come sono cambiati negli ultimi 40 anni? In effetti ne parlo spesso coi ragazzi, anche noi da studenti abbiamo fatto il mestiere dello studente e se c’era la possibilità a casa non si studiava o si studiava poco.

Mi rendevo conto dopo 2/3 settimane in cui non avevo toccato il libro che era ora che ricominciassi a studiare, perchè arrivava in classe il prof e spiegava per esempio matematica e io non capivo più nemmeno come diavolo si era arrivati a quell’argomento. Rispetto ad adesso, almeno per me, non esisteva la possibilità che si cominciasse a studiare dopo Pasqua. Mi ricordo anch’io delle settimane passate dall’amico a sistemare la moto o a giocare. Però ad un certo punto dicevi “oggi non vengo perchè devo studiare”. Il livello era più alto ai tempi? Paragonandolo ad adesso direi di sì, c’e anche da dire allora i programmi didattici erano molto più rudimentali di quelli odierni.

Nell’arco dei tre anni facevamo molto ph | 1946/2016 meno rispetto a ciò che affrontate voi. Siamo arrivati in quinta e la nostra prova d’esame era ridicolo se paragonata alla vostra. Allora l’informatica era quello. Quando ha iniziato ad insegnare qua? Nel ‘79. Dunque sono trentasette anni che insegna in quest’istituto? Yes. Quanti anni le mancano? Sarei dovuto andare in pensione nel settembre 2017 e adesso sono stati aggiunti i cinque anni e andrò in pensione nel 2022.

Pensa che le mancherà il Pino quando lascerà? Ora come ora no, perchè vorrei dedicarmi ad altro, però non si può dire fino a quando non sei a casa in pensione.

La struttura era la stessa? La struttura sì, anche se alcuni laboratori sono stati spostati. Il biennio lo facevamo comunque in Via Appiani. Ai tempi c’erano sedi staccate anche a Concorezzo e Vimercate. Omar Achak

14 Si ricorda quando è stata la prima volta che ha messo piede in questa scuola? Ho iniziato nella succursale di via Appiani nel 1968 perchè in sede non c’era spazio per le prime e le secon- de. Qui in sede la prima volta è stata nell’ottobre del ‘70; allora si iniziava un po’ più tardi e si finiva a giugno inoltrato. Nel 2019 saranno 50 anni ma spero di andare in pensione prima (ride). Dunque lei conferma le indiscrezioni secondo la quale fra 2/3 anni dovrebbe andare in pensione?

Sì, dovrebbe essere nel settembre 2017. In questi anni, come e quanto è cambiata la scuola? Questo è difficile dirlo perchè da dentro si ha una visione, da fuori ne hai un’altra.

Diciamo che, come tutta la società italiana, è cambiato tantissimo. La mia generazione è stata tra le pri- me che ha avuto accesso agli studi superiori, quindi sentivamo il peso della responsabilità; i nostri genitori non erano diplomati bensì con licen- za elementare.

Le possibilità erano due: o studi o vai a lavorare. La nostra generazione non dico che avesse ristrettezze perchè è stata forse la prima del dopoguerra che ha avuto condizioni di vita abbastanza agiate rispetto ai genitori ma non paragonabili con quelle di adesso. I ragazzi di adesso hanno cose che noi non ci sognavamo nemmeno di avere (ride). Che differenza c’è tra gli studenti di oggi e quelli di trent’anni fa? CantùGiorgio.Presente!

15 La situazione qui era un po’ partico- lare. Siccome le richieste per studia- re informatica erano tante e i posti disponbili erano pochi c’era una sele- zione all’ingresso per voto di merito.

Per i primi 10/15 anni che ho inse- gnato qui c’era una situazione para- dossale per cui il più scarso che en- trava aveva la media del sette, quindi avevamo studenti che avevano una preparazione veramente valida. Uno dei nostri studenti ha avuto accesso alla Normale di Pisa per dirti. Una scuola dove accedono le eccellenze. Questo ragazzo qui finivamo le lezio- ni e sapeva tutto.Di cognome faceva Florioli. Era mostruoso. C’era una preparazione completamente diver- sa, non posso fare un paragone con oggi, è improponibile. Dopo è sem- pre stato un po’ un calare. Ricordo che nella mia classe in 4 hanno avuto il massimo dei voti.

Allora il livello era alto.

Quali sono i punti di forza del Pino? Secondo me, i voti non sono espressi al massimo ma chi esce da qui dà buone rese a livello universitario, superiori ad altri istituti dova hanno conseguito voti anche migliori. A parità di scuole, fra i vari ITIS, ha ottenuto un successo superiore. Chi esce dall’Hensemberger magari an- che con voti leggermente più bassi rispetto agli altri poi rende di più. Allora vuol dire che forse siamo un po’ severi. Lo stesso vantaggio c’è anche nel mondo del lavoro, ci vengono segna- lati come i più competenti. Molte aziende pescano prima dall’Hensemberger e poi da altre scuole.

Debolezze? Come tutte le altre scuole tra le pri- me abbiamo un alto tasso di insuc- cesso, anche se è un dato nazionale. Spesso confluiscono ragazzi che pensano che si studia poco e la scel- gono come alternativa ad un profes- sionale. C’è una scarsa conoscenza dell’ita- liano e quindi hanno difficoltà nella comprensione dei testi. Per finire, ci racconta un aneddoto? Una volta ricordo che partecipam- mo ad un concorso a livello europeo e nella premiazione che si teneva se non ricordo male a Bruxelles o a Strasburgo; la nostra scuola era rap- presentata da solo due insegnanti... (ride)...mentre per le altre scuole c’era pure l’ambasciatore e pensa che avevamo vinto il primo premio...(ride ancora).

Questo ti dà l’idea di com’è la situa- zione in Italia. Sarei voluto andare ma qui non c’era chi mi sostituiva e il preside aveva i suoi problemi. Questo per darti l’idea del fatto che abbiamo delle eccellenze che spesso non vengono supportate dalle isti- tuzioni. ph | 1946/2016 Omar Achak

16 Inizi XX secolo,sviluppo dell’in- dustria italiana, crescita frenata dalla mancanza di tecnici meccanici. La grande esposizione universale, spingerà un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ad agire per la creazione di una scuola di forma- zione tecnica. Il comune di Milano assegna alla scuola industriale mila- nese una baracca di legno in fondo a via S.

Gregorio, dietro la stazione centrale. 1937 ,il Feltrinelli viene tra- sformato in Istituto Tecnico Statale. Cinque anni dopo nel 1942, nasce una sezione distaccata ,l’istituto tecnico industriale Pino Hensemberger che assumerà la completa autonomia nel lontano 1946. E’ uno dei primi edifici scolastici che si pone la prerogativa di creare un concreto legame tra scuola e sviluppo economico del pa- ese. Anno scolastico 1883-84 nasce la nuova sezione Industriale mec- canico- metallurgica,57 gli iscritti. L’Hensemberger sembra ripercorrere il percorso fatto dall’Istituto Tecnico di Terni come quest’ultimo anche lui svilupperà un buon indirizzo perito metallurgico.

Il fine,creare una classe tra ingegneri e “capi mastri” in pos- sesso di abilità e capacità professio- nali funzionali ai cicli produttivi degli stabilimenti siderurgici.

L’Hensemberger di Monza assu- merà ben presto un ruolo fon- damentale, coprirà parte delle esigenze dell’hinterland milanese e della Brianza,nello specifico in- dustrie quali Breda e Falck. Stori- camente le specializzazioni erano tre:Meccanica,Elettrotecnica e Me- tallurgia. Primi anni del 1980, crisi dell’acciaio, il calo di richieste del personale e l’interesse per altre tecnologie co- stringe la chiusura del corso di Me- tallurgia per carenza di iscritti. Le aziende di produzione metallurgica trovarono conveniente utilizzare periti meccanici “formando in casa” eventuali esperti di metallurgia, in grado di seguire la produzione dell’accaio dagli alti forni alla vendi- ta del prodotto finito.

Nel corso del tempo si diede inizio a sperimenta- zioni che modificarono le “vecchie” specializzazioni per renderle mo- derne ed al passo con le esigenze del mercato del lavoro. Nel 1961, per soddisfare il crescente bisogno di formazione di persone già calate in un contesto lavorativo, vengono avviati i corsi serali. Nel 2005 introdotto il Liceo Scientifico Tecnologico (ora delle Scienze Applicate), un indirizzo che viene declinato con un carattere fortemente applicativo sfruttando la grande disponibilità di laboratori Fucinaditecniciperlosviluppodel territorio

17 ph | 1946/2016 Davide Manco presenti in sede. Nell’anno scolasti- co 2010/11 entra in vigore la riforma dell’istruzione tecnica ,veranno ri- organizzate le tre articolazioni del settore tecnologico “Meccanica e Meccatronica”, “Elettrotecnica” ed “Informatica”.Tre anni dopo avve- nuta l’attivazione dell’articolazione “Telecomunicazioni” dell’indirizzo di Informatica. L’istituto al giorno d’oggi ha attuato una serie di servizi volti ad accompagnare gli studenti in tutte le fasi del loro corso di stu- di: dall’accoglienza all’orientamento in entrata e uscita, al supporto allo studio e alle iniziative rivolte agli studenti stranieri, oltre ai numerosi progetti e corsi pomeridiani.

Documenti: Primo inventario generale

18 Ho incontrato la storia dell’Hen- semberger condensata nei ri- cordi di un signore dinamico, gentile ed entusiasta, classe 1928. Mi accoglie in casa sua, nel centro di Monza, in un pomeriggio di marzo e con grande efficienza mi mostra quanto ha già preparato: fotocopie di documenti in suo possesso ed un elenco circostanziato delle sedi, dei presidi, dei docenti, dei compagni negli anni tra il 1943 e il 1948. E’ un fiume in piena il sig . Camesa- sca ed alterna ricordi legati all’Hen- semberger, a vicende di una vita lavorativa intensa e varia, che l’ha visto, dopo il diploma, per due anni assistente di laboratorio nei corsi serali dell’istituto; e poi una lunga se- rie di esperienze nel mondo dell’in- dustria in Italia e all’estero (dalle lampade fluorescenti fino al mondo delle barche).

Da quest’ultima è nato l’impegno di oggi in campo giornalistico e lette- rario. Nei racconti del suo passato di stu- dente colgo l’orgoglio e l’attacca- mento nei confronti di un’ esperien- za significativa, quasi pioneristica, all’Hensemberger. Gli stessi studenti collaborarono a costruirne i laboratori in via Appiani e in via Enrico da Monza (prime sedi monzesi del neonato I.T.I.G.). Primi esami di stato: 14 luglio 1948, il giorno in cui avvenne l’attentato a Togliatti; tema d’esame: Elettro- misure resistenza con batterie, membro interno il professore di elet- trotecnica Martinetti.

Nel flusso della narrazione ritornano con insistenza la stima e l’apprezza- Hoincontratolastoriadell’Hensemberger Felice Camesasca

19 mento per due “insegnanti, non do- centi” così li definisce: prof. Moretti (matematica), anche portiere ed al- lenatore della squadra di calcio degli studenti, ed il prof. Martinetti “dava del lei agli studenti, ma nello stesso tempo era molto protettivo”. Pochi gli allievi negli ultimi anni del corso di elettrotecnica, solo 12, ma costanti nella frequenza “eravamo sempre presenti, anche ammalati”. Riporto il sig. Camesasca al presente chiedendogli l’utilità del diploma di perito nel mondo di oggi, mi rispon- de con un aneddoto recente: “Sono stato chiamato il novembre scorso, dall’ ultima ditta per cui ho lavorato, a partecipare alla selezione del per- sonale: c’erano ingegneri e diplomati; sono stati assunti questi ultimi”.

Ora mi proietto verso il futuro do- mandandogli: “Quali caratteristiche sono necessarie per esser un buon perito?” Ecco la risposta: “Oltre alle competenze tecniche è necessaria una sicura padronanza della lingua italiana, il perito deve stendere rela- zioni e saper comunicare con preci- sione e chiarezza”. Questa risposta suscita il mio grande compiacimento come insegnante di lettere!

Ormai quasi amici, ci salutiamo; l’appuntamento è per le serate dei festeggiamenti. Insieme agli auguri di un grande futuro per l’Hensember- ger, offre la sua disponibilità a parla- re con gli studenti. Ragazzi, un’ occasione da non per- dere!. Loretta Casalini

20 Pino Hensemberger (Rivarolo Ligure, 28 ottobre 1875 – Malnate (Varese), 4 ottobre 1944) Figlio di Giovanni Hensemberger e Pellegrina Ferrettini, dopo aver concluso un regolare corso di studi superiori, iniziò a lavorare nell’azienda meccanica gestita dal padre che produceva macchine per l’industria tessile.

Anche a seguito di quanto aveva appreso studiando, e intravedendo l’opportunità di entrare in un settore in rapida espansione come quello delle ferrovie, indirizzò l’azienda di famiglia verso la produzione di accumulatori al piombo-acido da utilizzare per l’illuminazione delle vetture ferroviarie. Ciò lo portò ad ottenere una commessa dalle Ferrovie dello Stato che sviluppò sensibilmente il giro d’affari dell’azienda. Alla morte del padre ricadde su di lui l’intera responsabilità della conduzione dell’azienda e pertanto si adoperò per sviluppare ulteriormente la produzione. In questo frangente ebbe l’idea di utilizzare gli accumulatori elettrici per la trazione delle motrici ferroviarie e dei tram, che venne sperimentata con successo sulla linea Milano-Monza.

A seguito della grande richiesta di accumulatori da parte delle ferrovie ma anche di altre aziende e di semplici cittadini, decise la costruzione di una seconda fabbrica che impiantò in Campania a Casalnuovo di Napoli, anche per evitare maggiori costi di trasporto dei manufatti. Dopo la sua morte è stato dato il suo nome all’Istituto Tecnico Industriale Statale di Monza.