STORIE DAL RALLY PIÙ DURO DELLA STORIA +SWANK RALLY ON ICE & SURF ESTREMO IN OLANDA
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RIDERS SPECIAL THE GREATEST LIFESTYLE FREE
MAGAZINE FREE ISSUE MOTORCYCLE MAGAZINE ISSUE
OCEAN
STORIE DAL
RALLY PIÙ DURO
DELLA STORIA
DAKAR +SWANK RALLY ON
ICE & SURF ESTREMO
IN OLANDA#inmotoallinfinito IT_47x28,5_RIDERS_INFINITO-NEVE-TETRIS.indd 1
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Tucano Urbano. In moto, sempre in moto.
Pioggia, vento, gelo, traffico. Sono le condizioni più
estreme a rendere le esperienze straordinarie.
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è infinito.
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limitare la sensibilità sui comandi.
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traspirante grazie al sistema HYDROSCUD®; garantisce
la massima destrezza ed è dotato di alloggiamento per
scaldino chimico sul dorso.
• La compatibilità touch screen, il taglio extra lungo
sul polso e la doppia regolazione antiscalzamento ne
aumentano il comfort e la praticità.
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garantisce il livello di sicurezza.*
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*L’omologazione si riferisce all’utilizzo come doppio guanto.
01/12/17 16:4RIDERS GENNAIO MOTOR BIKE
EDITORIALE
MAGAZINE 2018 EXPO VERONA
Essere Riders è un’altra storia. La Dakar è un’altra sto-
ria. E di storie che sfidano il senso del limite abbiamo
riempito questo Free Riders, lo speciale che esce pro-
prio nei giorni in cui l’edizione 2018 sta per finire (e in
occasione del Motorbike Expo di Verona).
Storie di anime in lotta che cercano un motivo per ren-
dere onore alla vita, tanto che il motivo di vita per loro
diventa quasi sempre più importante della vita stessa.
Come la storia di Lorenzo Piolini, che si è imbucato alla
Dakar perché tutto è possibile, non ci sono scuse o giu-
stificazioni che tengano, tanto che la sua esperienza
meriterebbe un film sull’eterno bisogno umano di sco-
prire, esplorare, gli altri e il mondo, che sono solo un
modo per arrivare al fondo di se stessi. La storia di Ma-
MORENO PISTO rian Chytka, fotografo di 28 anni che sulle spalle oltre
alla sua macchina fotografica si porta il peso di già sei
Dakar. E poi le storie dei surfisti del mare del Nord.
N
on parleremo della vecchia Dakar, è storia. Non importa il successo, la carriera, l’ultimo modello
E con tutto sto presente, quelli che iniziano del Mac, il 4G, a loro importa esclusivamente trovare
sempre i discorsi con «ah, una volta, ah, ai un modo per vivere davanti a quei quattro chilometri
miei tempi», che per una volta facciano lo di spiaggia per essere lì, ogni volta che l’onda giusta
sforzo di non propinarci le stesse solite lamentele. arriva.
Non racconteremo di quanto era vera quella lì, in Afri- Tutto questo, e la Dakar prima e più di ogni altra cosa,
ca, e di quanto invece questa qui in Sud America e bla non è soltanto metafora di vita, non è metafora di nien-
bla bla... Astenersi nostalgici, evitiamo il vecchiume. te. È - rappresenta - la storia dell’umanità. Il nomadi-
smo. L’avventura. L’adattamento. La trasgressione che
Trasgredire significa andare oltre. serve per andare oltre. «Ti trascina negli abissi della
E chi non accetta le novità è lentamente destinato a disperazione nutrendosi delle tue speranze, per poi ri-
farsi da parte. Chi non sa sostenere gli imprevisti si portarti in superficie dandoti nuovamente la possibili-
metta comodo a guardare la tv o uno smartphone o al tà di sfidare la sorte». Non è metafora di niente questa
massimo vada a farsi un viaggio tutto compreso, prima cosa. È l’essenza. È tutto. È. Punto.
classe, hotel prenotati e pasti caldi. #RIDERSMAGAZINE #WEATHERISFORPUSSY
NESSUNA
METAFORA
9RIDERS GENNAIO MOTOR BIKE
WHAT
MAGAZINE 2018 EXPO VERONA
COSA FAREMO C
ome da tradizione, il nuovo anno per gli appas- ders 110, quello con le interviste ad Andrea Iannone e alla
sionati e gli addetti ai lavori del mondo moto non coppia di attori Francesco Montanari e Vinicio Marchioni
può iniziare senza una fuga a Verona. No, Romeo con il quale abbiamo realizzato il cortometraggio dal titolo
AL MOTOR
e Giulietta non c’entrano, si va per il Motor Bike Brotherhood che trovate sulla nostra pagina facebook. Ol-
Expo. Un evento che ha il compito di aprire le tre allo stand, Riders sarà partner di The Reunion Cafè,
porte alla nuova stagione e, quest’anno, pro- il format ideato dall’organizzatore dell’omonimo evento
BIKE EXPO
mette di essere davvero eccezionale, con più di 160mila di Matteo Adreani che, nel suo salotto, riceverà ospiti ed
visitatori previsti per l’edizione che festeggia il decimo esponenti del mondo moto che si racconteranno in di-
anno di attività. E noi cosa faremo? Riders sarà presen- retta streaming sulla pagina facebook di The Reunion e
te all’esposizione veronese con uno stand al padiglione 4, di Riders. Finita qui? Non direi visto che quello che avete
in cui troverete un desk informativo e un photoset dove tra le mani è il nostro freepress dedicato alla 40ª edizione
scattarvi foto e selfie circondati dalle cover che hanno fat- della Dakar, un evento pazzesco, una gara unica che cam-
to la storia del magazine di lifestyle motociclistico e che bia la vita e che ti lascia sognare. Ah, ovviamente dovrete
l’hanno reso unico. Allo stand troverete anche tre moto postare le vostre foto sui social e usare gli hashtag:
pazzesche: la Ducati Ugly Duck di Plan B Motorcycles, la
Blue Racer di Libner Racing e la Furiosa di FCR Original.
E avrete la possibilità di acquistare l’ultimo numero, Ri- #RIDERSMAGAZINE #WEATHERISFORPUSSY
Tony Cairoli, nove volte campione del mondo di motocross e protagonista nel numero di Riders di gennaio,
The Warriors Issue. Nella foto, Tony davanti al cover wall con tutte le copertine del magazine accanto alla
Trattoria Riders allestita a Eicma. Nella prossima stagione, che inizierà il 25 marzo in Spagna, Tony vuole
una sola cosa: il decimo titolo.
10RIDERS GENNAIO MOTOR BIKE
WHERE
MAGAZINE 2018 EXPO VERONA
COSA BERE, VEDERE
L'Arena? Palazzo Maffei? Palazzo della Gran Guardia?
No, grazie ma no. A Verona, dal 18 al 21 gennaio, ci
sarà il Motor Bike Expo. Ma questo lo sapete già,
E MANGIARE A VERONA
quello che non sapete, forse, è dove andare una volta
usciti. Bar, ristoranti, piazze, negozi. Ecco i nostri
consigli per vivere la città fuori dalla fiera.
DURANTE IL MOTOR
BIKE EXPO
1. PIAZZA DELLE ERBE
La si chiama Mamma Erbe, dove tutto nasce e tutto muore.
È la piazza centrale del centro storico. Se vai a bere a
Verona, prima o poi finisci qui ed è per questo che Piazza
delle Erbe è amata e odiata da veronesi perché, alla fine, non
c'è serata che non termini lì, da Mamma Erbe.
2. RISTORANTE LOCANDA CASTELVECCHIO
CORSO CASTELVECCHIO, 21/A
È il posto in cui mangiare uno dei migliori bolliti con Pearà
della città. L’arredamento, unico, è una miscela irripetibile di
oggetti delle più disparate provenienze. Piatti, bicchieri e
posate sono spaiati: tutti pezzi unici d’antiquariato. Costa un
po’ ma ne vale la pena.
3. CAFFÈ TUBINO CORSO PORTA BORSARI, 15
Un’istituzione a Verona. Si entra, si beve un caffè in piedi e si
esce. Se ne avete voglia, aspettate che si liberi una delle
quattro sedie presenti al suo interno, sedetevi ed ordinate un
viennese. Servita con panna montata e scaglie di cioccolato
5 vi rimetterà in sesto anima e corpo.
4. BAR ARCHIVIO VIA ROSA, 3
C’è sempre un po’ di coda fuori da questo bar: lo spazio al
suo interno è piccolo e chi è riuscito ad entrare sta soltanto
aspettando da bere. Qui ogni cocktail è preparato come il
più prezioso degli intrugli, servito in bicchieri speciali e
adornato con guarnizioni che ne esaltano il sapore.
4 Frequentatissimo.
3 5. SCIÒ' RUM VIA SANT'ALESSIO, 46
Già dal nome capisci che 'sto posto qui ti darà delle gioie.
Infatti, tutti i migliori amanti del bere di qualità sanno che
1 qui, da Carlo, il gestore milanese del locale, si beve, tanto e
bene. Il locale è fuori dal centro storico della città, si trova tra
6 Ponte Garibaldi e Ponte Pietra, ed è un punto di riferimento
per la movida notturna veronese. È famoso soprattutto
perché sta aperto fino a tardi e molte delle notti della
maggior parte dei veronesi finiscono proprio qui, spesso da
2 ubriachi.
6. YARD RESTAURANT CORSO CAVOUR, 17A
Un originale Airstream degli anni Settanta portato
direttamente dagli States, filari di luci che scendono dai
soffitti e grandi piante. Se volete bere e mangiare qualcosa
di buono ma siete di fretta, questo è quello che fa per voi.
7. OWL AND SONS LARGO PERLAR, 12
È uno di quei posti in cui devi esserci stato almeno una volta
nella vita se vuoi davvero dire di essere un motociclista. Il
negozio d'abbigliamento si trova vicino a Verona Sud, quindi
vicino alla fiera MBE. Sia la linea maschile, sia quella
femminile sono create e prodotte direttamente da loro che,
soprattutto per l'uomo, hanno uno stile che richiama e
omaggia il mondo delle special e degli States degli anni
7 Quaranta e Cinquanta.
12Visit us in VERONA, ITALY
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Hall 5 // Stand 17PRIDERS GENNAIO MOTOR BIKE
PROVE
MAGAZINE 2018 EXPO VERONA
NEGLI ANNI SETTANTA LE CASE GIAPPONESI LANCIARONO SUL MERCATO DELLE VERE BOMBE CHE CAMBIARONO LA STORIA
DELLA MOTO. COME LA KAWASAKI Z1 900 BIALBERO, AMBITA DAGLI SMANETTONI, DAGLI ESIBIZIONISTI
E DA QUALCHE RAPINATORE. OGGI RITORNA, SEMPRE CON IL SERBATOIO A GOCCIA, LA GRAFICA BICOLORE,
L’IRRINUNCIABILE FARO TONDO E LA CODA ALL’INSÙ. SEMBRA DA APERITIVO MA FIN QUANDO È SPENTA. ROBA DA URLO
Prova e Testo di Alberto Cecotti
L'EPOCA DELLE
ROOTS BIKE
N
egli anni Settanta le Case giapponesi lancia- il sistema è a liquido. Il motore è stato smussato ma re- attuali. L’aspetto modaiolo la fa apparire come moto da
rono sul mercato delle vere bombe di presta- sta comunque molto buono: 111 cavalli a 8.500 giri anzi- aperitivo, che lo è anche ma fino a quando è spenta. In
zioni che cambiarono la storia della moto. Tra chè i 125 cavalli della cugina cattiva e aggressiva Z900. azione sfodera un’indole inaspettata. Il motore allunga un
le perle ci fu la Kawasaki Z1900 bialbero, che Il valore di coppia massima è invece rimasto invariato, po’ meno di quello della Z moderna e ai medi, inaspettata-
divenne ben presto ambita dagli smanettoni ha 10 kgm ma è espresso a 6.500 giri anzichè 7.700. mente più forte e corposo. Detto ciò ben venga il controllo
veri e spregiudicati, ma anche dagli esibizionisti da bar e, In sostanza si è puntato a incrementare il tiro sotto ai di trazione regolabile K-TRC (assente sulla Z900), perché
probabilmente, fu gettonata da qualche rapinatore… An- 7mila giri a scapito, ma solo di poco, del vigore agli alti pesta duro, la RS, quando si spalanca. La rapportatura
che oggi è un pezzo molto ricercato, ma difficile da trovare regimi. Particolare e atipica la scelta di dotare la RS del più corta gli ha conferito un carattere più deciso, seppur
e a prezzi da capogiro. La sua rievocazione la voleva il controllo di trazione quando non è presente sulle sportive volutamente meno incisivo agli alti regimi: diciamo che
mercato, la acclamavano i nostalgici e gli appassiona- di Casa come la Z900 e la Z1000. Come telaio ritrovia- il bello è fino ai 8mila giri, poi sale ancora parecchio ma
ti di lifestyle legato alla moto: si può dire che sia stata mo il traliccio in tubi d’acciaio della Z900 a cui è stato la spinta cala. Si guida come una naked normale, con di-
disegnata e configurata dalle tendenze di oggi. Affasci- modificata la zona reggisella, con un piano che aumenta slivelli più comodi ma con verve in abbondanza su cicli-
nante miscela tra stile classico e contenuti d’avanguardia, fino a 835 mm da terra, rispetto ai 795 originali. Anche il stica decisamente onesta, coerente e adeguata. E frena
tipo i gruppi ottici moderni e altri dettagli che davvero manubrio più alto e largo rende l’impostazione meno ca- pure bene, niente da dire. Ti senti sempre sicuro anche
sono davvero notevoli. Il serbatoio a goccia ha un’estetica ricata sull’avantreno. Confermato il forcellone, il reparto esagerando un po’. Non è leggera ma si conduce molto
irresistibile, insieme alla sua grafica bicolore che riprende sospensioni, presenta una forcella sportiva upside down bene sul misto, in virtù di una buona distribuzione dei
fedelmente gli accostametici cromatici della Z1 originale. da 41 mm pluriregolabile (addirittura più che sulla Z) e pesi, perciò è tutto sommato piuttosto agile. Le vibra-
Irrinunciabile il faro tondo (ma a led) con cornice cromata l’ammortizzatore Horizontal Back-Link anch’esso regola- zioni sono davvero contenute. Le Dunlop GPR-300 nelle
e la coda all’insù, proprio come ai tempi. Bello il cruscotto bile, con immutata escursione ruota da 140 mm. Diverso misure 120/70 e 180/55 non tradiscono le aspettative sul
con i due elementi circolari analogici e inserto digitale, invece l’impianto freni, tutto firmato da Nissin, con inediti fronte turistico ma mostrano qualche limite forzando il
negli involucri cromati come pure il manubrio tubolare. dischi da 300 mm e pinze radiali monoblocco anteriori passo con piglio sportivo. La nuova Kawasaki Z900RS c’è
Per motivi tecnici l’impianto scarico è quattro in uno, ma (dietro da 250 mm). Le ruote, entrambe da 17 pollici, sono in tre colorazioni: nera detta Metallic Spark Black a 11.790
la forma del terminale è bella compatta, non stona. Toc- su cerchi a razze meno appariscenti possibile, ma ovvia- euro, verde ed ebano (Matte Covert Green/Flat Ebony) a
co romantico per la sella trapuntata con la cinghia di mente i raggi erano improponibili per le attuali prestazio- 11.990; arancione e marrone (Candytone Brown/Candyto-
appiglio per il passeggero. Il moderno quattro in linea ni. Il peso della RS cresce di 5 chilogrammi rispetto alla ne Orange) a 12.090 euro. Mediamente costa circa 3mila
Kawa di 948 cc è un bialbero DOHC 16 valvole, dotato Z base: 215 kg in ordine di marcia. RS sta per retro sport euro in più della Z900. Occhio anche alla versione Cafe,
di nuovi carter laterali e testate alettate per richiama- e in sella a questa Kawasaki si sta proprio come le naked in arrivo a marzo in verde Kawasaki racing a 12.290 euro.
re esteticamente il raffreddamento ad aria.Ovviamente sportive di allora, più comodi rispetto alle corrispondenti Roba da urlo.
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PROVE
MAGAZINE 2018 EXPO VERONA
SCHEDA TECNICA PNEUMATICI
Motore quattro cilindri in linea Anteriore 120/70ZR17 M/C (58W)
raffreddato a liquido, 4 tempi Posteriore 180/55ZR17 M/C (73W)
Cilindrata 948 cm³
Rapporto di compressione 10.8:1 DIMENSIONI
Potenza massima 82 kW {111 CV} / 8,500 rpm L x L x A: 2,100 x 865 x 1,150 mm
Coppia massima 98.5 N•m {10 kgf•m} / 6,500 rpm Interasse 1.470 mm
Cambio 6 velocità Avancorsa 98 mm
Trasmissione finale a catena Altezza sella 835 mm
Capacità serbatoio 17 litri
FRENI Peso in ordine di marcia 215 kg
Anteriori doppi dischi semi-flottanti da 300 mm.
Pinza: doppia ad attacco radiale, monoblocco a 4 ACCESSORI
pistoncini opposti Sella ERGO-FIT (-35mm altezza)
Freni, posteriori Disco singolo da 250 mm. Pinza: a Manopole riscaldabili, cavalletto centrale e relativa
singolo pistoncino maniglia di appiglio per issare la moto, maniglie
appiglio per passeggero
SOSPENSIONI
Anteriore forcella rovesciata da 41 mm regolabile PERSONALIZZAZIONE ESTETICA E FINITURA
nell’idraulica e nel precarico stemma serbatoio, protezioni, coperchi per gli
Posteriore Back-link orizzontale regolabile indicatori di direzione, per gli strumenti e i tappi
nell’idraulica e nel precarico forcella, cupolino più esteso e protezioni per ruota
Telaio a traliccio tubolare in acciaio anteriore e telaio.
15RIDERS GENNAIO OCEAN
DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
16RIDERS GENNAIO OCEAN
DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
LA VITA PER UNO SCATTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
L'IMBUCATO DELLE DUNE.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
SOLO CONTRO IL DESERTO .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
Testi di Eleonora Dal Prà
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DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
LA VITA PER M
arian Chytka ha 28 anni, è un fotografo della re in macchina, modificare centinaia d’immagini e cercare
Repubblica Ceca ed è diventato uno dei vete- di capire come inviarle. Aspettavo il passaggio delle auto, a
rani della Dakar. Dietro a uno scatto ci sono ore volte nemmeno tutte. Non avevamo fretta perché mio fratel-
UNO SCATTO
di preparazione, di pazienza, di chilometri ma- lo stava guidando il T2 quindi era abbastanza indietro. Du-
cinati senza sapere dove stai andando. E poi la rante quell’esperienza ho scattato poche foto, le ho ritoccate
disperata ricerca di una connessione per inviare un po’ e non mi sono nemmeno preoccupato di inviarle o
le foto ai clienti perché, per loro, laggiù la connessione è meno. Quando avevo la fortuna di trovare una linea wifi le
dio. Ha creato MCH Photo, la sua società che negli ultimi inviavo, altrimenti lo facevo il giorno dopo o quello dopo an-
Foto di Marian Chytka anni ha avuto un’evoluzione, passando da essere l’unico pro- cora. Quell’anno ho avuto il tempo di fermarmi per una bella
fessionista dietro la camera, arrivando a collaborare con altri bistecca, un tuffo in piscina, una cena con la gente del posto,
cinque fotografi. Partecipa a tutti gli eventi più interessanti andare in un bar e fare una serie di cose che ora non posso
del panaroma motoristico ma quella che ama di più è la Da- di certo fare».
kar: l’ha fatta sei volte. Perché hai iniziato a fare il fotografo davvero...
Qual è stata la tua prima Dakar? «Nel 2011 quando ho iniziato a partecipare agli eventi della
«La mia prima Dakar, nel 2010, è stata completamente di- Coppa del Mondo FIA e lentamente ho cominciato a costru-
versa dalle altre. È stato molto più facile perché l’ho vissuta ire il marchio e il mio nome in quel settore. Ero uno studente
più come spettatore che come fotografo. Quell’anno sono di giurisprudenza ed era un bel lavoro part time: uscivo dal-
andato lì solo perché mio fratello era in gara nella categoria la scuola e dal mondo dei libri per coltivare una passione.
auto in un team ceco e io l’ho raggiunto all’ultimo minuto Ho avuto la fortuna di guadagnare un po’ di soldi scattando,
per fotografarlo. Avevo bisogno di scattare foto di una sola ideale per uno studente. Non l’ho progettato, ma stava di-
macchina e, se non avessi portato a casa nulla, non sarebbe ventando sempre più grande e a un certo punto sapevo che
stato un grosso problema dal momento che c’erano anche non avrei più fatto legge. Ho finito l’università, ho un master
altri ragazzi con me che fotografavano. Quella volta si può in giurisprudenza, ma non l’ho mai usato (tranne contro chi
dire che non fossi un fotografo professionista, ero più un ha abusato delle mie foto... ). La mia seconda Dakar è stata
ragazzo con una macchina fotografica che stava cercando nel 2013, quando ho scattato delle foto da solo, affittando
di scattare qualche foto. Non avevo bisogno di svegliarmi un posto in una macchina. Avevo 23 anni ed è stato un po’
presto, guidare da qualche parte in cerca di una zona dove difficile convincere i clienti che ero in grado di farlo. Alla fine
appostarmi, aspettare tutte le moto, le auto, i camion, salta- sono stati davvero felici e sapevo di essere arrivato al pun-
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MAGAZINE 2018 DAKAR
«LA PRIMA VOLTA CHE HO FATTO LA DAKAR,
ERA IL 2010, AVEVO IL TEMPO DI FERMARMI,
GUARDAMI INTORNO, FARE UN TUFFO IN
PISCINA, CENARE CON CALMA E POI DORMIRE.
POI HO INIZIATO A FARE IL FOTOGRAFO DI
MESTIERE ED È CAMBIATO TUTTO. TRE ORE DI
SONNO E 700 CHILOMETRI AL GIORNO»
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MAGAZINE 2018 DAKAR
Marian Chytka a soli to di svolta e, soprattutto, che avrei voluto tornare alla Da- gli hotel. E la macchina. Normalmente costa circa diecimila
28 anni è considerato kar anche gli anni successivi. Nel 2014 ho noleggiato una euro a persona e ora siamo in quattro. Devo anche pagare i
uno dei veterani macchina, ho portato con me mio fratello e altri due ragazzi. ragazzi che lavorano per me. Se non ci sei dentro è difficile
della fotografia Molte cose sono cambiate dal 2010 e non è più una vacanza. immaginare quanto sia faticoso, economicamente, arrivare a
della recente Dakar. Con clienti come Peugeot Sport, MINI, Toyota, Honda HRC, una manifestazione come questa. Io pago tutte le spese da
Ha iniziato nel 2010 Yamaha e tanti altri, la faccenda sta diventando molto seria solo e ho clienti che pagano per le foto, non per le mie spese
e poi non si è più e ho molte responsabilità. Adesso altro che piscina o postici- e devo anche organizzare la mia copertura mediatica. Non
fermato, anche se pare l’invio delle foto». solo dove verranno pubblicate le mie foto, ma anche alcuni
fisicamente la Dakar è Come ci si prepara a un evento del genere? articoli, interviste su di me, quindi mantengo lo sponsor sod-
un evento stancante: «La preparazione per la Dakar si svolge durante tutto l’anno disfatto. Non parliamo nemmeno di gestire i social media, il
«Per uscirne indenne e non riguarda solo la manifestazione stessa. Io cerco di fare sito web, il blog».
devi prepararti tutto più eventi possibili, dalla Coppa del Mondo FIA al Campio- Insomma, un casino...
l’anno e fare altri nato Mondiale FIM nei raduni cross country per mantenere i «C’è molto impegno solo per permettersi di andare alla Da-
eventi più piccoli, clienti felici e per trovarne di nuovi per il prossimo anno. Se kar. Ho anche bisogno di portare la mia macchina a novem-
palestra, allenarti. lavorassi solo alla Dakar sarebbe molto più difficile riuscire bre in Francia per imbarcarla per il Sudamerica. Non parlia-
Sempre». Nella pagina a trovare nuovi clienti. La cosa difficile è soddisfare i clienti mo poi delle riunioni, conferenze Skype, centinaia di email.
precedente, a destra, e dimostrare che sono la persona giusta per questo lavoro. Non si tratta solo di essere lì, a scattare, c’è un lavoro dietro
Xavier de Soultrait E poi per fare la Dakar bisogna preparare la macchina, ma enorme. Penso non ci sia una condizione più difficile che es-
in una delle prove ovviamente non lo faccio da solo. Ho bisogno di qualcuno sere un fotografo alla Dakar. Si dice che sia il rally più duro
speciali con la sua che pensi a tutte le questioni meccaniche e porti l’auto in al mondo. Lo è certamente per i concorrenti, ma penso che a
Yamaha. perfette condizioni. È la parte più importante dell’attrezza- volte sia ancora più difficile per noi».
tura della Dakar. Ho cinque telecamere con me, quindi se Perché?
qualcuna si danneggia ho sempre un backup, ma non ho una «Noi fotografi dobbiamo svegliarci molto prima dei concor-
macchina di supporto. La macchina deve avere un rollbar e renti perché non ci permettono di entrare in prova speciale
molti altri elementi, principalmente di sicurezza. La uso solo più tardi di un’ora prima della partenza. Di solito andiamo lì
alla Dakar, il resto dell’anno non guido mai. La Dakar è la ra- due, tre ore prima delle in modo da essere sicuri di trovare
gione per cui l’ho comprata. È una manifestazione molto co- un posto. Guidiamo nella notte, diciamo per 400 chilometri,
stosa, in quanto è necessario pagare tutti gli accrediti, i voli, troviamo qualche angolo dove scattare foto, ci rimaniamo
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DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
«PENSO NON CI SIA UNA CONDIZIONE
PIÙ DIFFICILE CHE ESSERE UN FOTOGRAFO
ALLA DAKAR. SI DICE CHE SIA IL RALLY
PIÙ DURO AL MONDO. LO È CERTAMENTE PER
I CONCORRENTI, MA PENSO CHE A VOLTE
SIA ANCORA PIÙ DIFFICILE PER NOI»
21RIDERS GENNAIO OCEAN
DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
«MENTRE GUIDIAMO NON POSSIAMO PERCORRERE
PIÙ DI 110 CHILOMETRI ORARI, IN BOLIVIA
ADDIRITTURA 80. NON IMPORTA SE È UN'AUTOSTRADA
O NO. QUESTA È LA REGOLA PIÙ FOLLE DI TUTTO
IL RALLY E CI COMPLICA MOLTO LA VITA. LE ORE
CHE PERDIAMO PER STRADA SONO QUELLE IN CUI
POTREMMO DORMIRE»
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DUST
MAGAZINE 2018 DAKAR
per ore e poi fotografiamo moto, quad, auto, camion e chilo- posizionarci per fare le foto. Di solito ci suggeriscono alcuni I fotografi si svegliano
metri di deserto. Abbiamo poche informazioni sul percorso punti fotografici, ma spesso non si tratta mai dei posti mi- e partono prima dei
in modo da non divulgarle ai team. Quindi non è solo difficile gliori. Quindi ci affidiamo ai consigli di altri fotografi, gente partecipanti delle
trovare buoni punti per scattare, ma anche il modo di uscire del posto, concorrenti, oppure andiamo all’inizio della spe- prove perché passano
dal tracciato. Mentre guidiamo non possiamo percorrere più ciale, seguiamo il roadbook e proviamo a trovare un buon ore prima di trovare
di 110 chilometri orari, in Bolivia addirittura 80. Non importa posto. Di conseguenza dobbiamo essere bravi nella naviga- i punti per scattare:
se è un’autostrada o no. Questa è la regola più folle e stupida zione e nella guida ed essere in grado di riparare la macchina «Abbiamo pochissime
di tutto il rally e ci complica molto la vita. Fa una grande dif- se necessario». informazioni sulla traccia
ferenza viaggiare per 800 chilometri a 130 o 80 orari, le ore E sei sempre riuscito a trovare la strada giusta? e su dove posizionarci. Ci
che perdiamo per strada sono quelle in cui potremmo dor- «È una fortuna che mio fratello abbia corso la Dakar tre vol- suggeriscono alcuni punti
mire. È molto stancante e guidare agli 80 all’ora nella notte, te come concorrente. E quindi sapevo dove andare. Ora lui fotografici, ma spesso non
dopo una settimana senza riposo, non aiuta. Se guidi più guida la macchina per la maggior parte del tempo e, se c’è si tratta mai dei posti
veloce è più facile mantenere la concentrazione. Poi usciti qualcosa che non va, è anche in grado di ripararla. Non potrei migliori. Dobbiamo affidarci
dal tracciato bisogna scaricare le foto, ordinarle, modificarle farcela da solo. Alla Dakar 2018 siamo un gruppo di quattro ai consigli di altri
mentre stiamo guidando e spedirle il prima possibile, il che fotografi. Tre nelle speciali e uno solo nei bivacchi. È impor- fotografi, gente del posto,
è una vera impresa in Sudamerica. La connessione è dio». tante stare lì per catturare al meglio lo stile di vita dei piloti concorrenti oppure andiamo
E quando dormite? quando non sono in gara e fotografare le prime moto che po- all’inizio della speciale,
«Poche ore. Torniamo al bivacco molto tardi, cena veloce, trebbero arrivare al bivacco quando siamo ancora in pista». seguiamo il roadbook e
raccogliamo informazioni per il giorno dopo, pianifichiamo la È questo che ami della Dakar? proviamo a trovare un buon
giornata, scattiamo qualche foto nel bivacco, facciamo una «La Dakar è sicuramente l’evento più difficile ma anche il posto». Nella foto in basso,
doccia fredda e andiamo a dormire per qualche ora, tre se ci più importante e affascinante di tutto l’anno. Devi assolu- Laia Sanz con la KTM.
va di lusso e poi fuori di nuovo. Tre ore al giorno di media di tamente amarlo, e ti rimane dentro, quasi come una droga
sonno e circa 700 chilometri al giorno di strada. Scattiamo e quindi torni di nuovo lì, non dormi, ti siedi per ore in posti
circa 120 foto al giorno (probabilmente anche di più) e que- scomodissimi con temperature di 50 gradi, piuttosto che a
sto per due settimane di seguito». quattromila metri di altitudine ma, anche se sono sempre
Ma sapete già dove scattare o ogni giorno è una ricerca esausto, non ho mai pensato di smettere. Le emozioni e l’av-
continua? ventura spazzano via la fatica e ogni volta pianifico per l’an-
«Abbiamo pochissime informazioni sulla traccia e su dove no successivo subito dopo la fine della Dakar».
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MAGAZINE 2018 DAKAR
Lorenzo Piolini, 27 anni, milanese, una Honda Africa Twin del 1990, sua coetanea. Insieme hanno affrontato un viaggio, folle e coraggioso: partire con lo scopo di entrare
alla Dakar (2015) da imbucato, senza aiuti, senza conoscenze, senza pass, solo con la voglia di partecipare al più grande evento per il mondo dei motori, un po' di
fortuna e con una faccia tosta.
L'IMBUCATO A
ndare oltre: è questo il significato, derivato dal A un certo punto, però, ha deciso di puntare più in alto.
latino, della parola trasgressione. Una tendenza Quando i viaggi in solitaria sono all’ordine del giorno, bi-
insita nell’uomo, che ha sempre provato a supe- sogna alzare la posta. E, per gli esploratori su due ruote
DELLE DUNE
rare i propri limiti. Anche quando si è innamorati, come te, il sogno proibito ha un solo nome: Dakar.
si fanno cose che vanno oltre i consueti compor- «Esattamente. Nonostante la Dakar sia sempre stata il mio
tamenti, fino a compiere azioni sorprendenti. Di sogno, mi rendevo conto che, in questo periodo della mia
amore travolgente si parla anche in questo caso e, più preci- vita, non avrei potuto in nessun modo avvicinarmici, sia
samente, di un’attrazione fortissima per la più grande delle perché la mia preparazione fisica non era all’altezza di una
avventure, che da quasi quarant’anni affascina generazioni prova così estrema, sia perché non avrei potuto permet-
Foto di Lorenzo Piolini
di romantici cercatori di sensazioni forti e prove estreme, termelo sotto l’aspetto economico. Perciò, mentre stavo
la Dakar. Dal dicembre del 1978, quando Thierry Sabine ha progettando un viaggio in Sudamerica, ho pensato che se
dato origine alla più seducente delle competizioni, il rally avessi voluto scoprire da vicino la Dakar, avrei dovuto fare
raid per antonomasia è si cambiato, ma non ha perso il suo una follia. Ero disposto a tutto pur di toccare con mano
fascino: incantare con la sua avvincente imprevedibilità. quella che per me è sempre stata una leggenda. Dunque,
Certo, la Dakar non è alla portata di tutti, né dal punto di ecco che la pulsione a trasgredire mi arriva in soccorso.
vista fisico né da quello economico e, anche per questo, è L’idea era sconvolgente ed eccitante allo stesso tempo,
destinata a rimanere un sogno irraggiungibile ai più. Ma un’impresa impossibile, che nessuno prima d’ora aveva mai
c’è anche chi ha avuto il fegato di aggirare gli ostacoli. È osato mettere in atto: partecipare al rally come abusivo».
il caso, unico e irripetibile, del milanese Lorenzo Piolini, Come ti sei organizzato?
cresciuto col mito della Parigi-Dakar e diventato, grazie «Mancava poco all’inizio della Dakar 2015, quella che
a questo esempio, un motociclista viaggiatore. Con la avrebbe attraversato Argentina, Bolivia e Cile, quindi, per
sua coetanea Africa Twin ha collezionato esperienze su e prima cosa, ho pensato a camuffare la moto per destare
giù per il mondo, merito dell’avventura che ha nel sangue e meno sospetti. Così, mentre ero ancora in Italia, ho preso
dell’incoscienza impetuosa dei suoi vent’anni. La spavalde- spunto dalle primissime foto disponibili sul web e ho ripro-
ria di partire per destinazioni sconosciute, la temerarietà di dotto fedelmente gli adesivi ufficiali di gara, ricostruendo
essere pronto ad accettare ogni tipo d’imprevisto. Solo lui, intuitivamente dimensioni e caratteristiche, e li ho appli-
la moto e la tenda. Ecco come questo esploratore segali- cati alla moto, tabella porta-numero compresa, dopodiché
gno dall’espressione beffarda ha sempre affrontato la vita. ho pensato a spedirla in Sudamerica. Nonostante la gara
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«VOLEVO PROVARCI. E ALLORA UN GIORNO
HO INIZIATO STUDIARMI UN PIANO. HO
INIZIATO METTENDO GLI ADESIVI DELLA
DAKAR SULLA MOTO, MI SONO INFORMATO
E POI L'HO SPEDITA IN SUDAMERICA.
UNA VOLTA LÌ, È STATO UN CASINO». . .
prendesse il via da Buenos Aires, ho mandato la moto a vedendomi sprovvisto di accredito, mi hanno impedito di avevo fatto, e da un trionfo si è trasformato in un momen-
Valparaíso, in Cile, perché lì, in base alle poche informa- varcare l’ingresso». to di ansia e di stress. E adesso? Mi chiedevo. Mentre la
zioni che possedevo, sarebbe dovuto essere più semplice E poi? Come hai fatto? vita in quel microcosmo procedeva convulsa, io era solo,
sdoganarla. Cazzata! Una volta a Valparaíso ho dovuto «Parlando con il personale all’ingresso di Technopolis sono senza conoscenze, senza cibo, né una tenda dove passare
affrontare le prime grane. Forse perché, per risparmiare, riuscito a scoprire alcune informazioni molto importanti. È la notte. L’indomani sarebbe iniziata la gara e non avevo
avevo spedito la moto senza appoggiarmi a un’agenzia, stato in quell’occasione che ho realizzato che il mio ostaco- nulla con me. Forse io per primo non credevo che sarei riu-
forse perché non era provvista di assicurazione, tant’è che lo era non avere il pass. La conversazione mi era stata utile scito a farla franca. Sono uscito a tutto gas e sono tornato
mancava l’autorizzazione per ritirarla. Viaggiando mi è ca- anche per ottenere dati precisi su quali sarebbero stati gli in ostello per preparare una sacca di sopravvivenza con il
pitato spesso di dover far fronte a imprevisti come que- orari del giorno seguente e l’ingresso esatto da dove sareb- necessario per affrontare la Dakar 2015. L’indomani, prima
sto e così, fortunatamente, ho imparato a improvvisare. In bero passati i piloti. Sono tornato in ostello per rimanere dell’alba, con quattro attrezzi, una borsa e una tenda legati
questo caso mi è bastato fare amicizia con un operaio del in disparte fino al giorno seguente, momento in cui sono sulla moto, ho lasciato l’ostello per recarmi in prossimità
porto per prendere in prestito divisa ed elmetto ed entrare riuscito a infilarmi nella carovana che entrava nel bivacco». del parco chiuso e attendere che i piloti ritirassero le moto
a ritirare la cassa di persona». Technopolis è un’area enorme, una specie di città inva- e, a quel punto, unirmi a loro e partire».
Rispetto alla missione che avevi in mente, questo è nien- sa da centinaia di mezzi in gara e camion d’assistenza, Ma come hai fatto a iniziare la gara?
te. Il problema era avvicinarti al rally senza dare nell’oc- meccanici, piloti, team, una grande baraonda rumorosa «Non avendo il roadbook, l’unica cosa da fare era seguire il
chio e, soprattutto, senza fare errori: un passo falso e e concitata, che non si ferma neanche di notte. Come gruppo attraverso la prima tappa, prova speciale compresa,
sarebbe saltato tutto. hai pensato di procedere? anche se non interamente poiché, se fossi rimasto indietro,
«Eh sì. Infatti una volta arrivato a Buenos Aires mi sono «La confusione ha creato la condizione ideale per pren- avrei dovuto sudare per oltrepassare il varco del bivacco. Ta-
sistemato in un ostello, dove mi sono rifugiato per piani- dere la moto, tutta preparata con gli adesivi ufficiali, e gliare il percorso è stato indispensabile per arrivare alla fine
ficare l’attacco. La prima mossa da fare era dirigersi a Te- per intrufolarmi come un vero concorrente. Così ho fatto della tappa insieme al resto del gruppo e mimetizzarmi, anco-
chnopolis, l’immensa area in cui avevano luogo le verifiche e, incredibilemnte, la missione era compiuta. Ero dentro. ra una volta, tra i concorrenti. E proprio lì, circondato dalle al-
tecniche e amministrative. Mancavano un paio di giorni La mia intuizione si era rivelata vincente al punto che, più tre moto, ho notato l’insolita presenza di un altro bicilindrico.
alla partenza e la zona era gremita di piloti, meccanici, per- tardi, vedendomi senza braccialetto dell’accredito, un ad- Si trattava di una KTM 1290, chiaramente non ammessa dal
sone dell’organizzazione, tutti indaffarati a registrarsi ed detto della sicurezza me ne aveva addirittura procurato regolamento dakariano, che non accetta cilindrate superiori
esaminare i mezzi iscritti alla gara. Era la situazione ide- uno, raccomandadomi di non smarrirlo nuovamente. Da a 450 cc. Io e l’altro motociclista ci sorridiamo, ci togliamo il
ale per approcciarmi alla grande macchina organizzativa, quel momento non avevo più nulla da temere. Il braccia- casco e iniziamo a parlare. L’altro era Eric Verhoef, un olan-
sia per carpire informazioni utili, sia per iniziare a studiare letto era il mio lasciapassare verso il mito, e io ce l’aveva dese con alle spalle dieci Dakar in moto e due in macchina,
l’ambiente. Idea stroncata sul nascere dalle guardie che, fatta, ero dentro. Però ho iniziato a ragionare su quello che espressione bonaria, sorriso entusiasta e sguardo sognante».
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«ARRIVATO A VALPARAISO È BASTATO FARE
AMICIZIA CON UN OPERAIO DEL PORTO
PER PRENDERE IN PRESTITO DIVISA ED
ELMETTO ED ENTRARE A RITIRARE LA MOTO
DI PERSONA. UNA VOLTA DENTRO ALLA
DAKAR MI SONO ACCORTO CHE FORSE STAVO
FACENDO QUALCOSA PIÙ GRANDE DI ME. NON
AVEVO NULLA, NÉ ROADBOOK, NÉ AMICI, NÉ
RIFORNIMENTI. SOLI, IO E LE DUNE, FINCHÉ
NON HO INCONTRATO ERIC». . .
Ma che cosa ci faceva lì? per rendersi conto che la mia Africa Twin del 1990 non era aggiornando quello che il tempo aveva reso obsoleto, mi-
«Ufficialmente stava seguendo la gara come inviato per iscritta alla gara, e io non ho mai fatto mistero ai piloti della gliorandone resistenza e prestazioni sotto ogni punto di
raccontarla in un blog, ma gli occhi tradivano le sue vere mia avventura da imbucato, cosa che mi ha fatto guada- vista, dal motore, all’impianto elettrico, alla carena, per un
intenzioni: era lì semplicemente perché gli mancava in gnare, sorprendentemente, l’appoggio di tutti che, non ve- risultato performante e sportivo. Un lavoro completo, arric-
modo insopportabile. Un altro innamorato pazzo come me dendomi come un rivale, mi hanno ulteriormente aiutato a chito da un tocco finale: l’amuleto himalayano che mi ac-
che agiva guidato dalla passione per l’avventura, che si tro- conquistarmi la permanenza all’interno del villaggio daka- compagna in ogni avventura dal 2012! Inoltre, nell’infausta
vava nel bivacco senza parlare una parola di spagnolo e, da riano. Curiosamente, invece, una moto così diversa da tutte eventualità di essere scoperto, avrei dovuto essere pron-
pilota vero com’era, completamente disorientato a causa le altre non destava nessun sospetto agli occhi degli addet- to a schizzare via in qualunque momento, quindi portavo
della mancanza dei classici strumenti forniti dall’organiz- ti alla sicurezza che presidiavano l’ingresso del bivacco. In sempre con me tutto ciò che possedevo – una mini borsa,
zazione, quali roadbook e GPS. Se non altro, io il GPS lo Sudamerica, per mia grande fortuna, modelli come il mio una tenda striminzita, e una cassettina degli attrezzi. Se
avevo. Dopo il confronto iniziale abbiamo convenuto che non sono diffusi per cui i sorveglianti, nel vedere una moto qualcosa fosse andato storto, sarei sparito senza lascia-
la cosa più intelligente da fare fosse muoversi insieme, per ricoperta di adesivi e numero di gara, deducevano auto- re traccia. In generale, comunque, non essendo iscritto,
sopperire reciprocamente alle rispettive lacune. È stato maticamente che fossi un concorrente come tutti gli altri. dovevo sempre augurarmi che qualcuno mi fornisse un
così che io, fino a quel momento limitato nelle conoscenze, Oltrepassato lo scoglio dell’ingresso, infatti, tutte le sere pass giornaliero, quello destinato ai visitatori. Vivevo alla
sono stato introdotto nell’ambiente dal veterano Eric che, mi dirigevo solerte e sicuro verso uno dei tanti team con giornata e, seppur integrato, ogni giorno dovevo ripetere
conoscendo logiche e persone della Dakar, non aveva pro- cui avevo fatto amicizia e, sceso dalla moto, mi muovevo le stesse azioni sperando per il meglio: varcare la soglia,
blemi a inserirsi e, in cambio, riceveva da me tutto il sup- indisturbato indossando la t-shirt di qualche squadra, sen- raggiungere gli amici, e procurarmi un nuovo braccialetto
porto logistico che ero in grado di offrirgli». za correre più nessun rischio, anzi, acquisendo sicurezza per guadagnarmi l’ingresso il giorno seguente. Comunque,
Dunque l’incontro con Eric è stato decisivo… giorno dopo giorno». nonostante la situazione fosse imprevedibile e aleatoria,
«Assolutamente. Grazie a lui, fin dal primo giorno, ho avuto Ma se il problema principale, ovvero penetrare nel vil- col passare dei giorni sono riuscito addirittura a ottenere
le porte spalancate dal momento che lui lì era di casa, e laggio, era ormai stato superato, come gestivi la gior- le tracce e i punti GPS da un team di fotografi che, tutte le
conosceva bene uomini dell’organizzazione e piloti. Il mio nata? Eri praticamente un fantasma, se avessi avuto mattine, mi passava sottobanco queste informazioni impa-
carattere, poi, ha fatto il resto. Sono uno che riesce a essere problemi con la moto o se ti fossi infortunato, nessuno ti gabili che consentivano, a me ed Eric, di essere decisamen-
simpatico e a fare conoscenza in maniera naturale con tut- avrebbe cercato, nessuno ti avrebbe soccorso. te indipendenti, senza dover costantemente seguire i piloti
ti. Il mio carattere è quello che mi ha spinto a fare questa «Appunto. Era indispensabile, di conseguenza, scegliere per non sbagliare strada. Anche se ho cercato di frenarmi
pazzia e a girare il mondo con la mia moto». un approccio conservativo per non incappare in pericolosi un po’ per evitare danni e infortuni, in molti momenti il cer-
E gli altri concorrenti avevano capito che ti eri imbucato? imprevisti. C’è da dire che la mia Africa Twin, seppur da- vello si spegneva e aprivo il gas senza pensare troppo alle
«Chiaramente sì. Ai concorrenti è bastato uno sguardo tata, era stata preparata minuziosamente per l’occasione, conseguenze. Viaggiare in due, c’è da dire, era rassicurante
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«Ai concorrenti è bastato uno sguardo per rendersi conto che la mia Africa Twin del 1990 non era iscritta alla gara, e io non ho mai fatto mistero ai piloti della mia avventura da im-
bucato, cosa che mi ha fatto guadagnare, sorprendentemente, l’appoggio di tutti che, non vedendomi come un rivale, mi hanno ulteriormente aiutato a conquistarmi la permanenza
all’interno del villaggio dakariano. Ma dovevo essere pronto a schizzare via in qualunque momento, quindi portavo sempre con me tutto ciò che possedevo - una mini borsa, una tenda
striminzita e una cassettina degli attrezzi. Se qualcosa fosse andato storto, sarei sparito senza lasciare traccia».
ed esaltante allo stesso tempo, soprattutto perché stavo nel deserto cileno di Atacama. La sera, inoltre, mi godevo pegnativa di quella africana. Indubbiamente si è evoluta,
condividendo l’avventura con un dakariano vero, un gran il bivacco chiacchierando con i meccanici di fronte a una ma la magia che ti pervade è autentica e assolutamente ti
manico, che in sella alla sua moto volava. E comunque, ok birra ghiacciata, e ascoltando le storie eroiche dei piloti. cambia la vita. Ti cambia tutto. E nonostante di devastante
la prudenza, ma i ritmi erano quelli di un rally, bisognava Sebbene mancasse l’aspetto agonistico, sono certo di aver e sei esausto, è quasi una droga».
accelerare. Non è stata una passeggiata. L’adrenalina in- assimilato lo spirito della Dakar in tutte le sue sfaccetta-
vadeva tutto il mio corpo, e lì ho realmente compreso, per ture». L’esperienza di Lorenzo, così proibita e affascinante, in
la prima volta, il significato della parola rally: tratte lun- Dopo averla seguita da tutta la vita, a cominciare da realtà è la conferma di quell’aspetto che ogni dakariano
ghissime, velocità molto elevate rispetto a quelle a cui ero quella africana, che cosa pensi di questa nuova Dakar conosce bene, e corrobora la tesi secondo cui la Dakar, a
abituato, e una prova più che altro di resistenza». che in molti criticano, ti ha deluso? differenza di qualunque altra competizione, non è sempli-
Un’occasione per testare il tuo livello di preparazione, «Assolutamente no, né dal punto di vista paesaggistico, né cemente una gara, bensì un’avventura. Lo dimostra il fatto
con le tue abilità e i tuoi limiti, e capire se sei pronto ad da quello della durezza del percorso. Ho parlato con mol- che pur non avendo provato la componente competitiva,
affrontare davvero una Dakar. ti piloti ed ex piloti e ciò che mi sono sentito ripetere più ha comunque interiorizzato lo spirito insito nella Dakar,
«Sotto questo aspetto mi è servita tantissimo. Mi sono spesso è che la differenza principale sta nel fatto che in vivendolo in ogni più profondo aspetto. Quello della stan-
reso conto che non è una cosa da prendere alla leggera, Africa, al termine della speciale, anche il trasferimento era chezza devastante dopo una giornata di fatiche, della pre-
richiede una preparazione mirata da pianificare mesi pri- su sabbia, quindi bisognava ancora guadagnarsi il bivacco. occupazione costante di rompere il mezzo, dell’angoscia
ma. In questo momento non sono pronto ma, seguendo Diversamente, in Sudamerica, una volta finito il tratto cro- da cui si viene assaliti quando qualcosa nella navigazione
un programma di allenamento sì, senza dubbio, riuscirei nometrato, è tutto asfalto, e questo cambia un po’ le cose. non torna. Ma anche del sollievo indescrivibile alla fine di
a portarla a termine. Inoltre ho imparato come gestire una Ma per il resto ci sono elementi che non erano presenti in ogni tappa, dello stupore fanciullesco di fronte alle me-
gara di questo tipo, dove non bisogna dare tutto subito, ma Africa, come le altitudini a 4mila metri, il deserto di sale in raviglie della natura, dell’orgoglio misto a incredulità nel
dosare velocità, forza e tecnica, in un equilibrio strategico Bolivia, svariate tipologie di terreno che in Africa non s’in- momento in cui si sale sul podio dopo averla portata a
da amministrare per due settimane consecutive. Devo am- contravano, insomma ci sono difficoltà differenti». termine. Vivere la Dakar significa entrare a far parte di
mettere che, affrontata così, la Dakar è stata godimento Quindi si può stabilire che una Dakar sia più difficile un mondo a sé, in cui la sua aura misteriosa e leggen-
puro. C’era l’ansia di essere beccato, è vero, però durante dell’altra? daria attrae personaggi fuori dall’ordinario, alla ricerca di
il giorno avevo la serenità che un pilota in gara non può «In generale no, non credo che quella dei giorni nostri sia sensazioni ad alto contenuto emotivo. Uomini con storie
concedersi, perché non avevo lo stress di essere eliminato. più facile, sicuramente è un po’ diversa, perché guidare sul- eccezionali, che hanno intrecciato le loro vite con l’av-
Mi gustavo gli scenari dell’Argentina, restavo sbalordito di la sabbia a 4mila metri di altitudine è una cosa devastante, ventura, collezionando esperienze uniche e senza tempo,
fronte al Salar de Uyuni nella parte boliviana del percorso, che in Africa non si potrà mai provare e, per contro, sicu- proprio come quel fuoco che la anima, immutato, fin da
mi lasciavo affascinare dalla bellezza ambrata delle dune ramente ci sono altri elementi che la rendono meno im- quel lontano dicembre del 1978.
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SOLO CONTRO P
rovate a immaginare una cassa da 35 per 45 per damente al riparo dalle intemperie, niente riposo mentre
80 centimetri. Sono queste le dimensioni della i meccanici si occupano della moto: «Dopo la tappa la
cassa contenente utensili, ricambi e speranze giornata per me era ancora lunga perché, quando arri-
IL DESERTO
dei piloti della Malle Moto, quelli che corrono la vavo al bivacco nel tardo pomeriggio, dovevo mettermi
Dakar senza assistenza, senza meccanici, senza subito a lavorare sulla moto. Ogni giorno la regolare ma-
aiuto. Quelli che partono per una gara, già di per nutenzione richiedeva come minimo due ore di tempo, da
sé molto dura, senza contare sull’ausilio di niente e nessu- svolgere in un’area specifica e controllata, poiché nessun
no, reggendo ritmi intensissimi e privandosi del sonno, per altro aveva il permesso di toccare la moto. Il camion scari-
vivere l’esperienza più appagante ed estrema. La categoria cava la cassa, sotto il sole o sotto la pioggia battente non
Foto di Cristiano Barni
camion cassa è quella scelta, inizialmente, per mancanza importava, si doveva lavorare lì». Manuel, che nella scorsa
di budget da motociclisti che non possono permettersi d’i- stagione della Dakar ha chiuso al quinto posto di catego-
scriversi al rally in modo organizzato ma che poi, come sta ria e cinquantunesimo assoluto, non nasconde un velo di
accadendo sempre più, si rendono conto che questa mo- delusione e amarezza per non aver ottenuto un risultato
dalità racchiude in sé il vero spirito della Dakar, quello che migliore. Secondo il suo parere di pilota, infatti, l’edizione
rimanda alle indimenticate edizioni africane, quando non dakariana del 2017 non è stata molto dura: «Ovviamen-
c’erano i mezzi e le possibilità dei giorni nostri. È la Dakar te le difficoltà ci sono state, per gli orari, l’altitudine e i
di quelli veri, di quelli duri, i privati cui l’organizzazione lunghi trasferimenti, ma a livello tecnico è stata facile. I
mette a diposizione solo un camion in cui caricare una numerosi tagli al percorso e le due tappe annullate hanno
cassa da 80 litri, una borsa con gli effetti personali e due ridotto considerevolmente i chilometri complessivi delle
gomme. Tutto qui. Manuel Lucchese lo sa bene: in lui la prove speciali che, unite alla prima e all’ultima tappa con
passione per questa leggendaria manifestazione spor- tratti selettivi cortissimi, hanno reso la Dakar 2017 un rally
tiva è incontenibile, tanto da essere riuscito a disputar- di sole otto tappe. E poi, fatta eccezione per una trentina
la quattro volte, dimostrando che la determinazione su- di chilometri a Tupiza, in Bolivia, non ci sono state dune.
pera ogni tipo di ostacolo e la forza motivazionale può Queste, oltre a essere la vera essenza della Dakar, rappre-
portarti ovunque tu voglia. Veronese, classe 1988, Ma- sentano anche la parte più complicata da superare, tant’è
nuel è uno dei ventuno motociclisti che hanno affrontato che sono state la causa, negli anni passati, di molti ritiri e
la Dakar 2017 nella categoria Malle Moto, vivendo l’avven- di molti incidenti. Il percorso che abbiamo trovato lungo i
tura più autentica. Niente camper in cui dormire como- tre Paesi sudamericani che hanno ospitato il rally – Para-
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I PILOTI DELLA MALLE MOTO SONO QUELLI
VERI, QUELLI DURI, QUELLI CHE PARTECIPANO
ALLA DAKAR SENZA UN'ASSISTENZA, PASSANDO
IL LORO, POCO, TEMPO LIBERO AD AGGIUSTARE,
OGNI SERA, LA PROPRIA MOTO, COME MANUEL
LUCCHESE CHE NEL 2017 È ARRIVATO TRA
I PRIMI 50 PARTECIPANTI
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«AFFRONTANDO LA DAKAR HO CAPITO UNA COSA,
PER FAR FRONTE A TUTTE LE DIFFICOLTÀ
HAI BISOGNO DI TRE STRUMENTI: FASCETTE,
NASTRO ADESIVO AMERICANO E FIL DI FERRO»
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guay, Bolivia e Argentina – era soprattutto caratterizza- cipare con una moto di serie e posizionarsi nei primi 50
to da veloci sterrati e greti di fiume, niente a che vedere dell’assoluta. Io sono partito con una Yamaha WR450F
con le durissime dune del Cile e del Perù, in cui si trovava del 2012 tutta di serie – fatta eccezione per due serba-
anche molto fesh fesh. Che per chi non è avvezzo è una toi, una marmitta e gli strumenti per la navigazione – che
temibile sabbia del deserto finissima, appiccicosa e molto si è rivelata molto affidabile. L’unica pecca riguardava la
volatile. È stata dura indubbiamente ma a livello tecnico è velocità massima, che non mi consentiva di andare oltre
stata un’edizione facile». La Malle Moto, tuttavia, aumenta i 140 chilometri orari e che, in un rally così veloce, mi ha
considerevolmente il livello di difficoltà in termini di stan- penalizzato molto, poiché correvo a 30 chilometri all’ora
chezza fisica e stress psicologico, e insegna a ingegnar- in meno della maggior parte delle altre moto. In compen-
si per sfruttare al meglio le risorse limitate che si hanno so, però, ero molto competitivo nei settori tecnici, anche
a disposizione: «Ho imparato che per cavarsela servono se purtroppo sono stati pochi». Manuel Lucchese è senza
principalmente tre cose: fascette, nastro adesivo america- dubbio uno dei piloti più risoluti e appassionati, che ha
no e fil di ferro. Questi tre semplici oggetti possono fare la fatto della Dakar uno stile di vita e un’ispirazione conti-
differenza e risolvere la maggior parte dei problemi che ti nua, attraverso la quale ha affinato le sue doti di pilota e
si presentano. Chiaramente durante le speciali devi stare comunicatore, tanto da raccogliere la cifra necessaria per
molto attento a non cadere, perché questo significherebbe la sua prima partecipazione, nel 2012, attraverso un’atti-
provocare dei danni ingenti con il rischio di non avere il vità di crowdfunding: «Tutti mi dicevano che la Dakar è
tempo e la possibilità di risolverli. Questo modo di affron- troppo dispendiosa, soprattutto per un ragazzo della
tare la gara è una vera e propria filosofia, tant’è che è mia età. Io ho deciso di dimostrare alla gente, special-
scelta sempre più spesso anche da piloti professionisti mente ai giovani, che tutto è possibile attraverso la de-
che, dopo varie partecipazioni, vogliono alzare la posta terminazione, la forza di volontà e il sacrificio. La Dakar
Nella pagina accanto,
per aumentare il livello di difficoltà. Per quanto sia stre- è qualcosa di speciale, è un’entità strana che ti prende
Manuel Lucchese, nato
mante, la Dakar così affrontata regala un appagamento e ti sconvolge. Ogni volta è un’avventura nuova, con le
nel 1988, preso a
e una soddisfazione impareggiabili. La consapevolezza di sue difficoltà sempre differenti e la sua imprevedibilità
smanettare con la sua
aver portato a termine un’avventura così importante e in- che si spinge oltre ogni previsione. Ti trascina negli abissi
cassa 35x45x80, nel
sidiosa contando solamente sulle proprie forze e capacità, della disperazione nutrendosi delle tue speranze, per poi
bivacco per aggiustare
è una sensazione che ripaga interamente da ogni tipo di riportarti in superficie dandoti nuovamente la possibilità
la sua Yamaha WR450F
sacrificio. Sono felice di aver dimostrato che si può parte- di sfidare la sorte, alla stregua di una marea».
del 2012.
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