Nemi, Covid-19: popolazione senza servizi per mancanza di una Giunta legittima - L'Osservatore d'Italia

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Nemi, Covid-19: popolazione senza servizi per mancanza di una Giunta legittima - L'Osservatore d'Italia
Nemi, Covid-19: popolazione
senza servizi per mancanza di
una Giunta legittima

#insiemecelafaremo: il numero verde c’è
ma i cittadini non possono ricevere
assistenza

NEMI (RM) – Di fronte a questa pandemia la popolazione di Nemi
è completamente abbandonata. In tutti i comuni dei Castelli
Romani Sindaci e assessori sono a lavoro per supportare la
popolazione di fronte a questa emergenza sanitaria da COVID-19
con iniziative di solidarietà, buoni spesa e servizi
psicologici.
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A Nemi si assiste invece al paradosso di assessori che
pubblicizzano servizi che però non possono partire solo sulla
carta perché la Giunta non c’è e non può avviarli.

“Quello a cui stiamo assistendo a Nemi è qualcosa di
vergognoso e ingiustificabile. – Dichiarano i consiglieri
comunali di “Ricomincio da Nemi” Carlo Cortuso e Patrizia
Corrieri – Sono settimane che la Giunta non ha il numero
legale per poter deliberare, da quando, cioè, la consigliera
Edy Palazzi si è dimessa da vicesindaco e ha restituito le
deleghe di assessore. Eppure nonostante questo il nostro
sindaco continua a farlo, producendo delibere che non hanno
alcun valore e che saranno facilmente impugnate. Lo abbiamo
denunciato già dal 20 marzo – proseguono Cortuso e Corrieri –
presentando una mozione in cui richiedevamo l’immediato ritiro
di tutte le delibere illegittime e il ripristino della Giunta
Comunale. Ma adesso il problema si fa ancor più serio.

È iniziata lunedì la campagna “Insieme ce la faremo”, che
riunisce i comuni
di Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano di Roma e Nemi per la
consegna dei pacchi
alimentari e altri servizi, grazie ai finanziamenti stanziati
da Stato e
Regione. Ebbene in tutti i comuni il servizio è partito tranne
che a Nemi.
Motivo? La Giunta del comune di Nemi ancora non ha deliberato.
Sapete perché?
Perché nella delibera bisogna iscrivere a bilancio i
finanziamenti e quindi
bisogna fare una variazione di bilancio, che, in virtù
dell’emergenza COVID 19,
può non passare dal consiglio comunale, ma deve essere, per
l’appunto,
deliberata in giunta.
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Noi a Nemi , attualmente, non abbiamo una giunta con il numero
legale
minimo che possa farlo. Ci chiederete e ci chiediamo, perché
il Sindaco non
nomina un assessore e ripristina la giunta? La verità è che
Bertucci ormai è un
uomo solo. Ha difficoltà evidenti a convincere qualcuno a
immolarsi per fare
l’assessore. E la cosa non ci sorprende.

Fare da stampella a un sindaco ormai abusivo vuol dire
assumersi
responsabilità che vanno oltre il normale mandato elettorale e
di questo tutti
ne sono coscienti. La sua maggioranza ormai nei fatti non
esiste più.

Ma l’aspetto peggiore è che questo suo attaccamento ostinato
alla poltrona sta mettendo in grave difficoltà decine di
cittadini e l’intera Nemi. Prenda atto – concludono i
consiglieri di “Ricomincio da Nemi” – che in queste condizioni
non si può continuare. Si dimetta per manifesta incapacità. Lo
faccia subito!”

 Nemi, Giunta comunale irregolare e atti privi di validità
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Gli “euroburocrati” e gli
accademici invocano l’Europa
della   solidarietà   contro
quella     degli     egoismi
sovranistici
di Alessandro Butticé

Nella
frenetica attesa delle decisioni economiche del Consiglio
Europeo per
fronteggiare l’emergenza Coronavirus, continua il grande
fermento nella
comunità italiana e internazionale a Bruxelles.
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Oltre
all’iniziativa di Esperia – circolo
di ispirazione centro-destra europea, nato più sull’esempio
dell’Agorà greco
che di un vero e proprio circolo politico – che ha lanciato
una petizione pubblica in
favore dell’istituzione degli Eurobond, che in poche ore ha
raggiunto oltre 2000
firme.

ed
alla quale si sono aggiunti ora i tedeschi, olandesi e
austriaci promotori di
altra petizione, sono ora scesi in campo anche i funzionari
dell’Unione
Europea, e gli accademici europei.

Il
principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e
Democrazia (R&D), presieduto         dall’italiano   Cristiano
Sebastiani, ha inviato oggi
una dura lettera aperta alla
Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen.

Durante
questo periodo di emergenza sanitaria ed economica, R&D chiede
alla
Commissione europea di tornare ad essere il vero motore
dell’integrazione
europea e di svolgere un ruolo chiave in questa crisi.
“In tutta l’Unione, i governi hanno adottato misure coraggiose
per impedire che
il virus si diffonda ulteriormente.
Anche così, e lungi dall’essere finita, migliaia di persone
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hanno perso la vita
in questa battaglia.
Il blocco ha radicalmente cambiato la vita di tutti noi in
molti modi e ad ogni
latitudine.
Solo per citarne alcuni: scuole, università e uffici pubblici
sono chiusi,
eventi culturali e sportivi sono stati rinviati e negozi,
ristoranti, grandi
fabbriche, PMI, lavoratori autonomi e molti altri stanno
affrontando sfide
eccezionali che porteranno sicuramente a molti fallimenti e
 tassi di
disoccupazione senza precedenti.
Soprattutto, nessuno sa quanto durerà questa situazione e
questo è abbastanza
inquietante.”, scrive Sebastiani.

In
questa lettera, che ha ricevuto il plauso dei funzionari delle
istituzioni
europee, spesso sconcertati dalle loro guide politiche, e
frustrati nei loro
sforzi di proteggere e tutelare i cittadini europei e le loro
famiglie che
vivono in tutti gli stati membri, R&D ricorda che “va da sé
che deve
emergere un risveglio collettivo. Oggi più che mai l’Unione
europea, e in
particolare la Commissione europea, devono svolgere un ruolo
chiave, fungendo
ancora una volta da vero motore del processo di integrazione
europea.”
“Come personale delle istituzioni dell’UE, siamo rimasti in
silenzio a lungo
negli ultimi anni durante varie crisi passate, che hanno
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costantemente minato
la credibilità delle nostre istituzioni, come la recessione
del 2008 e la
successiva crisi del debito sovrano, non per citare la crisi
migratoria e
la Brexit.
Tutte queste crisi avrebbero dovuto essere prese come segnali
di sveglia e
opportunità per dimostrare che quelle lezioni erano state
apprese”, scrive il
rappresentante dei veri euroburacrati. Criticati dall’opinione
pubblica per
perseguire sempre lealmente le direttive dei vertici politici
delle istituzioni
UE. E che ora vogliono rendere pubblico il loro grido e la
loro frustrazione di
fronte ai veti del Consiglio.
“Oggi più che mai”, si legge nella nota “R&D richiede una vera
solidarietà
europea e quindi chiede alla von der Leyen, di coordinare
immediatamente tutte
le azioni nel campo della salute, per impedire ulteriormente
l’aumento del
bilancio delle vittime, non solo nei settori critici della
logistica e di
preziose misure restrittive, ma anche sostenendo iniziative
per l’uso
immediato di nuovi mezzi terapeutici promettenti.      Alcune
azioni, come lo
stock comune di attrezzature mediche, stanno andando nella
giusta direzione, ma
chiediamo molto di più.
Per questo Sebastiani, in nome di tutti i funzionari europei,
chiede anche alla
presidente della Commissione Europea di lavorare a stretto
contatto con il
Parlamento europeo, al fine di trovare una soluzione alle
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vergognose
strozzature emerse nell’ultimo Consiglio europeo, più
rapidamente delle due
settimane scadenza. “Agire con la mentalità secondo cui il
giuramento di
agire nel migliore interesse dell’Unione è ora più che mai
diametralmente
opposto a una formula semplice e vuota.”, conclude Sebastiani
riferendosi al
giuramento di assoluta indipendenza prestato dai membri della
Commissione
Europea. Esortando Ursula von der Leyen ad agire insieme a
tutti i
rappresentanti politici e al personale dell’UE per difendere
l’integrazione
europea, attraverso la solidarietà,             il   dialogo,   la
comprensione reciproca e il
sostegno tra i paesi europei”.

Un’altra lettera aperta alle Istituzioni Europee, ed in
particolare al
Consiglio, è stata scritta, su input di Mario
Telò, professore alla LUISS-Roma e ULB, e presidente emerito
dell’Istituto
di Studi Europei di Bruxelles, assieme ad altri accademici di
tutti gli stati
membri dell’UE.

Convinti che “Senza un nuovo patriottismo
europeo, sia inevitabile il declino
dell’UE”

Di seguito il testo della lettera, firmata da Gesine Schwan,
ex Rettore Viadrina University of Frankfurt,    e due volte
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candidato alla Presidenza della Repubblica Federale Tedesca;
Bertrand Badie, professore emerito di università presso
Sciences Po Paris; Ramona Coman, professore all’ULB e
presidente dell’IEEE-ULB; Biagio De Giovanni, ex rettore
dell’Università dell’Est di Napoli ed ex presidente della
commissione affari costituzionali del PE; André Gerrits,
Università di Leyden, Paesi Bassi; Christian Lequesne,
professore a Sciences Po Paris, ex direttore del CERI; Lucio
Levi, Università di Torino, direttore del dibattito The
Federalist; Thomas Meyer, direttore, Neue Gesellschaft /
Frankfurter Hefte, Berlino; Leonardo Morlino, professore ed ex
vice-rettore LUISS, Roma; Ferdinando Nelli Feroci, Presidente
dell’Istituto Affari internazionali (IAI) di Roma; Ruth Rubio
Marin, Professore presso l’Istituto universitario europeo
(Fiesole) e presso l’Università di Siviglia, in Spagna; Maria
Joao Rodrigues, ex ministro del Portogallo e presidente della
FEPS; Mario Telò, professore alla LUISS-Roma e ULB, presidente
emerito IEE; Luk Van Langenhove, professore presso l’Istituto
di studi europei VUB, Bruxelles; Didier Viviers, segretario
perpetuo della Royal Academy of Belgium; Michael Zürn,
professore alla Freie Universität e direttore fondatore della
Hertie School di Berlino.

“L’UE è uscita strappata dal Consiglio europeo del 26 marzo
dedicato alla gestione della crisi più grave dal 1929, molto
peggio di quella del 2012-2017. Tuttavia, riteniamo che la
pandemia di coronavirus e la crisi economica e sociale offrano
all’Europa una straordinaria opportunità di decidere se andare
verso un’unità più profonda o se declinare irreversibilmente.
 Dipenderà dalle decisioni dei governi, del Consiglio europeo
e delle istituzioni dell’UE;      ma anche e soprattutto la
mobilitazione appassionata e competente dei cittadini e
dell’opinione pubblica in ogni stato membro. La domanda per
l’Europa è questa: è una comunità del destino, una
Schicksalsgemeinschaft, consapevole delle sue responsabilità
globali, o è solo un’associazione strumentale di egoismo
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suicida nazionale, dove la scelta cieca di tutti per se stesso
prevale chiaramente durante gli eventi storici? Esiste ancora
un senso di appartenenza comune, basato su forti interessi
comuni?
Le forze della disintegrazione e dell’estrema destra,
vittoriose della Brexit, ma sconfitte alle elezioni del PE del
26 maggio, sono già lì, pronte per un nuovo attacco illimitato
all’euro e all’UE: questa volta il         l’attacco potrebbe
vincere, sfruttando cinicamente l’enorme disaffezione popolare
causata dall’enorme sofferenza causata dalla crisi sanitaria e
dalla tragedia sociale ed economica che ci attende, ma anche
dall’inerzia politica delle élite europee.
Il Parlamento europeo si è chiaramente dichiarato a favore di
un balzo in avanti: ma come?     La Commissione europea, che
aveva comunque proposto il “pilastro sociale europeo” e
lanciato il grande progetto “Green Deal”, è responsabile
dell’attuale stagnazione, a causa della sua mancanza di
leadership sia in termini di bilancio pluriennale che di
strumenti innovatori per gestire la crisi sanitaria e le sue
conseguenze economiche.
Questa crisi non è uno shock asimmetrico come quello del
2012-17: è simmetrico, riguarda tutti i paesi, anche se
colpisce per il momento soprattutto quelli che erano già stati
maggiormente colpiti dalla crisi dei migranti e dei rifugiati.

Un’emergenza eccezionale richiede rimedi
eccezionali

La decisione della BCE di impegnare 750 miliardi di euro nel
mercato obbligazionario è necessaria ma non sufficiente. Per
la crisi del 2012, meno grave, la BCE si è impegnata da
diversi anni tra i 50 e gli 80 miliardi al mese (Q.E).
 Inoltre, la BCE non può essere lasciata sola: le sue misure
devono essere accompagnate da politiche nazionali ed europee.
La sospensione del Patto di stabilità può consentire ai
governi nazionali di rispondere a questa emergenza “come una
guerra”, nelle parole di Draghi (Financial Times): tutto ciò
che serve per salvare la nostra industria e la nostra
economia, il che implica anche il nostro livello di lavoro.
Ma tutto ciò sarebbe insufficiente di fronte ai disavanzi
fiscali che aumenteranno inevitabilmente di diversi punti del
PIL e in un contesto di recessione previsto dagli ottimisti
tra – 2 e – 5%.     L’UE deve imperativamente combinare una
spinta alla solidarietà antivirus con una nuova solidarietà
finanziaria.
Perché così poca iniziativa e creatività nelle istituzioni
dell’UE? Perché tale inerzia burocratica? I gesti politici,
simbolici di solidarietà e nuove proposte in cerca di un
compromesso dinamico, aiuterebbero enormemente, in un quadro
in cui sembrano manifestarsi solo gli aiuti di Cina, Russia,
Stati Uniti e Cuba!
Due iniziative per due messaggi forti, ai cittadini e al mondo
La situazione nell’UE non è mai stata peggiore e le decisioni
fallite possono spingere milioni di         cittadini verso
l’euroscetticismo e il nazionalismo         con conseguenze
imprevedibili, come dimostra l’esempio ungherese.
In effetti le accuse reciproche sono più dure che mai.   Da un
lato, il tema del diritto olandese e tedesco del “rischio
morale”: Eurobond, la messa in comune dei debiti nazionali
incoraggerebbe pratiche immorali di lassità fiscale nei paesi
indebitati. D’altra parte, accusiamo i paesi del Nord, non
solo della mancanza di solidarietà in una situazione che vede
quasi 1000 morti al giorno e dei primi disordini sociali in
Italia e Spagna, e di una svolta dell’epidemia in Francia e
Belgio; l’accusa più grave è quella di voler approfittare
dell’imminente crisi finanziaria per arricchirsi e cambiare
l’equilibrio di potere in Europa. Diventa ricco? Sì, dal
desiderio di attrarre risparmi globali sulle obbligazioni
nazionali.     E gli investimenti delle multinazionali,
attraverso il dumping fiscale ottenuto riducendo le imposte
sulle società.    Queste accuse non provengono più dalla
sottocultura dei Salvini, dai Wilders, da Le Pen o dall’AfD,
ma da circoli decisivi e centrali, quelli che hanno investito
nella costruzione europea. Queste reciproche accuse, questo
crollo della fiducia, pubblicizzato e ripetuto mille volte,
sconvolgono anche gli europei più convinti, a impantanare il
nocciolo duro del consenso europeo che è stato costruito in 70
anni.   Il danno arrecato alle nostre democrazie potrebbe
presto essere irreparabile.
Il Consiglio europeo ha delegato la ricerca di una soluzione
all’Eurogruppo, quando quest’ultimo aveva appena delegato la
mediazione, bloccata al suo interno, al Consiglio europeo.
 Siamo quindi in un vicolo cieco e i prossimi giorni saranno
decisivi.
Siamo convinti che non solo nelle 9 nazioni i cui governi
hanno inviato a Ch. Michel la lettera per i coronabond, ma
anche nelle opinioni pubbliche di Germania, Paesi Bassi,
Austria e Finlandia, un grande esiste un consenso per:
a) negoziare le condizioni per l’accesso al MES, il meccanismo
europeo di stabilità, dotato di 430 miliardi, i cui prestiti
sono ora troppo subordinati a un’inaccettabile subordinazione
dello Stato in crisi;
b) creare un gruppo europeo di esperti qualificati, che
possano proporre urgentemente nuovi strumenti con tutti i
dettagli tecnici necessari. Va bene, i 9 stati non devono
accontentarsi di coronabondi come se fosse l’unica soluzione:
ma a condizione di salvare l’idea di base, perché questa
proposta è tuttavia ricca di promesse di efficacia ( mostra
unità di fronte ai mercati globali) e simbolico (di fronte ai
cittadini): non può essere liquidato come uno “slogan di
propaganda”. La cosa principale è quindi che vengano inviati
due messaggi:
1.il primo messaggio di speranza deve essere fedele ai
cittadini comuni, ai popoli d’Europa sconvolti dalla crisi del
coronavirus e preoccupati per il loro futuro: l’UE è lì per
aiutarli concretamente e si trova ad affrontare la crisi
sanitaria e sociale ed economico attraverso una maggiore unità
e un grande progetto di rilancio economico e sociale.
2. Il secondo messaggio deve essere inviato al mondo esterno:
unità, forza e stabilità della zona euro, una garanzia, come
dice Macron, della nostra “sovranità comune” di fronte ai
mercati mondiali e di fronte alle potenze che cercano di
dividere e distruggere l’UE.
L’UE ha effettivamente la responsabilità globale di fronte
alla razza umana e alle implicazioni geopolitiche della crisi.
  Gli Stati Uniti hanno sottovalutato l’epidemia e
l’amministrazione centrale, nella fase preelettorale e di
autoisolamento, dimostra che non ha più l’autorità politica e
morale necessaria per coordinare la lotta contro il
coronavirus a livello globale, anche della nuova politica
economica necessaria.     In questa situazione, la Cina sta
giocando il suo soft power. Gli aiutanti sono i benvenuti.
 Ma, responsabile di ritardi e mancanza di trasparenza sulla
malattia e sulle sue vittime, non può costituire un modello
globale, perché, di fatto, si oppone all’efficienza e al
rispetto dei diritti dell’individuo.     L’India è nel caos
totale e il Brasile è trattenuto da uno strano presidente che
si presenta come l’ultimo negazionista dell’epidemia. Solo
l’Europa può indicare la strada, come parte di uno sforzo di
cooperazione multilaterale.
Questa è l’idea centrale per un nuovo patriottismo europeo,
nuovo perché deve assolutamente essere radicato sia nelle
comunità nazionali rinnovate sul tema della solidarietà, sia
nelle reti transnazionali. I milioni di cittadini impegnati,
volontari, membri del personale sanitario e associazioni di
volontariato della società civile, attivi nelle molteplici
opere essenziali per la sopravvivenza della nostra società,
essenziali per resistere oggi e per il recupero di domani:
questa è la base solido umano per una nuova fase dell’idea di
Europa, il modo di collegare in modo innovativo i nostri
valori fondamentali e la capacità tecnica e politica di
offrire al mondo un messaggio di speranza e forza contro la
crisi.”
Italiani, tedeschi, olandesi
e austriaci si appellano da
Bruxelles alla solidarietà
economica    europea     per
fronteggiare     l’emergenza
coronavirus
di Alessandro Butticé

Grande
fermento nella comunità italiana e internazionale nella
capitale d’Europa in attesa
delle decisioni del consiglio, rimandate di due settimane,
sulle misure
economiche speciali per fronteggiare l’emergenza   Coronavirus.
Esperia – circolo
di ispirazione centro-destra europea, nato più     sull’esempio
dell’Agorà greco
che di un vero e proprio circolo politico – ha     lanciato una
petizione pubblica in
favore dell’istituzione degli Eurobond, che in     poche ore ha
raggiunto oltre
1.600 firme.

https://www.change.org/p/policy-experts-we-call-on-the-europea
n-council-to-agree-a-common-eurobond

Nel
farlo ha ricordato che “in queste ore drammatiche si sta
combattendo la
battaglia politica tra chi vuole cambiare l’Europa e costruire
finalmente una
casa comune solidale, semplice e vicina ai popoli europei e
quanti, soprattutto
nel Nord Europa, pensano che proseguire ad oltranza nella
difesa dei propri
egoismi nazionali possa ancora essere la soluzione, nonostante
tutto”.

“Se
credete in una vera solidarietà Europea, con responsabilità e
sforzi condivisi,
vi invitiamo a firmare, diffondere e condividere sui vostri
social questa
petizione” – scrive Esperia con spirito costruttivo e
certamente europeista.   “Vogliamo contribuire a costruire la
volontà politica indispensabile per andare oltre le tattiche e
i bizantinismi,
con il coraggio che ebbero i padri fondatori dell’Europa alla
fine della
seconda guerra mondiale”, ha dichiarato
Antonio Cenini, uno dei promotori del Circolo.

Ma non sono solo gli ambienti italiani a
mobilitarsi

Ma
anche cittadini tedeschi, olandesi e austriaci hanno lanciato
analoga petizione
rivolta ai loro governi nazionali

https://www.change.org/p/deutsche-bundesregierung-europäische-
solidarität-jetzt-institutionalisieren-eurobonds-gegen-die-
coronakrise?recruiter=641320904&utm_source=share_petition&utm_
medium=copylink&utm_campaign=share_petition

“La
solidarietà europea fallisce di fronte alla crisi del
coronavirus”, si legge. “Sebbene
la crisi del covid-19 colpisca tutti gli stati membri
dell’Unione Europea, i
governi nazionali – e in particolare l’Aia, Berlino e Vienna –
continuano a
cercare di guadagnare e sottrarsi alle loro responsabilità
condivise. Al
fine di garantire la stabilità dell’area dell’euro e
consentire la
ricostruzione dell’economia europea dopo la crisi, sono
inevitabili #Eurobonds,
ovvero la responsabilità solidale per i debiti che devono
necessariamente
essere coperti e a beneficio dell’economia europea.

 I
nostri sistemi sanitari, e in particolare quelli del Sud
europeo, sono sotto
pressione non solo a causa della diffusione aggressiva del
virus corona, ma
anche e soprattutto a causa di anni di misure di austerità che
sono state
imposte agli Stati membri sotto il mantra dell’austerità. La
complicità
degli stati che ora rifiutano la solidarietà è innegabile.

Come cittadini europei della Repubblica Federale Tedesca, del
Regno dei Paesi Bassi e della Repubblica Federale d’Austria,
invitiamo i nostri governi ad assumersi le proprie
responsabilità e ad usare la crisi del Coronavirus per
istituzionalizzare la solidarietà europea.    I principali
economisti di tutta Europa sono a favore di questo sviluppo
dell’Unione Europea e forniscono regolarmente prove
dell’effetto positivo dei cosiddetti Eurobond. Il primo
ministro portoghese Costa, il presidente italiano Mattarella e
il primo ministro Conte sottolineano il dramma della
situazione attuale e fanno appello alla Comunità europea
affinché agisca finalmente. Perfino Jacques Delors, il padre
dell’euro, che di solito non si esprime più politicamente,
rompe il suo silenzio e mette in guardia dalla disgregazione
del progetto comune europeo di fronte al travolgente egoismo
nazionale.

Ci
uniamo a questi appelli e con la presente invitiamo i nostri
governi ad agire
finalmente.”

Covid-19,   proroga  al  13
aprile delle misure anti
contagio: in serata il dpcm
Si sta lavorando in queste ore a Palazzo Chigi per chiudere il
dpcm con la proroga delle misure anti contagio da Coronavirus.
L’obiettivo, viene spiegato, è chiudere il provvedimento entro
questa sera. Il ministro Roberto Speranza ha annunciato che la
proroga varrà fino al 13 aprile.

E’ in corso, a quanto si apprende, una riunione del premier
Giuseppe Conte con i capi delegazione dei partiti di
maggioranza a Palazzo Chigi. All’incontro, a quanto
riferiscono fonti di maggioranza, prende parte anche il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo
Fraccaro.

“Se vogliamo aiutare tutti, nessuno deve fare fughe in avanti
per piccoli tornaconti personali. Dobbiamo lavorare al decreto
aprile pensando a quello di cui ha bisogno il Paese”, ha
scritto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico
D’Incà in un post. Conte, scrive, ha chiesto “un’accelerazione
degli incontri per dare risposte immediate ad un Paese che non
può più aspettare. Già domani pomeriggio farò un’altra
riunione con il ministro Roberto Gualtieri, i viceministri
Laura Castelli e Antonio Misiani, i capigruppo
dell’opposizione e i responsabili economici”.

Il governo ha deciso di prorogare fino al 13 aprile tutte le
misure di limitazione alle attività e agli spostamenti
individuali finora adottate, ha annunciato il ministro della
Salute, Roberto Speranza, nell’informativa al Senato. “Siamo
nel pieno di un’esperienza durissima e drammatica – ha detto
il ministro – avremo tempo e modo di valutare ogni atto e
conseguenza, ma a tutti è chiara una cosa: il Servizio
sanitario nazionale è il patrimonio più prezioso che possa
esserci e su di esso dobbiamo investire con tutte le forze che
abbiamo. Il clima politico positivo e unitario è una
precondizione essenziale per tenere unito il Paese in questo
momento difficile della nostra storia. Non è il tempo delle
divisioni. L’unità e la coesione sociale sono indispensabili
in queste condizioni, come ha detto il presidente Mattarella”,
ha sottolineato. “Attenzione ai facili ottimismi – dice ancora
SPeranza – che possono vanificare i sacrifici fatti: non
dobbiamo confondere i primi segnali positivi con un segnale di
cessato allarme. La battaglia è ancora molto lunga e sbagliare
i tempi o anticipare misure sarebbe vanificare tutto”.

Ad oggi i posti in terapia intensiva “sono 9.081, con un
incremento del 75% in meno di un mese, contro i 3.595
iniziali. Sono stati cioè triplicati”. I posti letto in
Pneumologia sono invece passati da 6.525 a 26.524. Inoltre, ha
annunciato, “sono stati già firmati 12.000 nuovi contratti per
il personale sanitario e altre procedure sono in corso”.

Le decisioni “drastiche prese – ha spiegato Speranza –
iniziano a dare i primi risultati e il contagio rallenta, ma
sarebbe un errore scambiare un primo risultato per una
sconfitta del Covid-19”. Il ministro ha quindi indicato un
obiettivo: “Dobbiamo portare sotto il livello 1 il parametro R
con zero, ovvero l’indice di contagio. Questo per evitare che
il Sistema sanitario nazionale venga colpito da un ulteriore
tsunami, ma la strada è ancora lunga” anche perchè in mancanza
di un vaccino è tutto “molto difficile”. Il ministro ha anche
fatto riferimento alla necessità di “graduali misure” per
evitare una ripresa esponenziale dei casi. La “fase di
condivisione con il virus – ha detto – andrà gestita con l
Comitato tecnico scientifico, con prudenza e conservando le
pratiche dei comportamenti responsabili”. “Dobbiamo
programmare il domani e lo stiamo già facendo – ha concluso –
ma non bisogna sbagliare i tempi”.

Emma Bonino dopo l’informativa del ministro ha chiesto di
verificare “con i tamponi tutti le persone anche asintomatiche
che in questi giorni lavorano per rendere la nostra vita
possibile: possono a loro insaputa e senza volerlo divulgare
il contagio”.

“Dobbiamo stare chiusi in casa fino a Pasquetta? Bene – ha
detto Renzi nel suo intervento – Ma domani è la giornata
dell’autismo. Pensiamo agli autistici che hanno bisogno di
uscire. Rispettiamo la decisione del ministro Speranza, ma lui
domani rifletta se non valga la pena di permettere agli
autistici di poter uscire almeno per un periodo. Come gestire
l’emergenza non può essere affidato solo ai virologi. La
riapertura deve essere graduale e prudente ma deve essere
strategica per non ripetere errori che ci sono stati. Non
facciamo l’errore di dare ai tecnici il potere di decidere
quello che tocca alla politica. Chi chiede di tornare a
pensare ad una nuova normalità lo fa anche perchè nella
gestione dell’emergenza gli italiani danno il meglio; ma
tornare a una normalità è cardine della nostra democrazia”.

Cultura    ai   tempi   del
coronavirus: tanti i tour
virtuali   che  si  possono
fruire online da Nord a Sud
Il
patrimonio artistico italiano culturale è uno dei beni più
preziosi del nostro
Paese e vanta una ricchezza culturale diffusa di ben 4.908
luoghi di interesse
culturale diviso tra musei, aree archeologiche, monumenti ed
ecomusei aperti al
pubblico secondo i dati ISTAT.

Il
coronavirus nel giro di poco tempo ha cambiato la nostra vita
e di conseguenza
i luoghi di iniziative culturali come il cinema, il teatro e
qualsiasi sito di
aggregazione hanno dovuto sospendere le attività per prevenire
maggiormente la
propagazione del virus, e di conseguenza arrecando un danno
economico notevole,
basta pensare, che difatti sono stati annullati nella prima
settimana del
lockdown ben 7.400 spettacoli in tutta il Paese e i musei
“custodi” della
nostra memoria storica hanno dovuto chiudere.

Da quando è
stata data l’emergenza del Covid-19 la nostra vita si svolge
nelle nostre case
cambiando radicalmente le nostre abitudini e i luoghi di
interesse culturale
sono diventati utopici.

I direttori dei maggiori poli museali e teatrali italiani
hanno creato tour virtuali o spettacoli on line per gli abituè
della cultura come cura alla chiusura forzata delle sale
sull’emergenza della pandemia dando la possibilità di
“viaggiare” tra le epoche attraverso i reperti, opere e i
luoghi stessi mantenendo viva l’interesse e i musei, stando
comodamente seduti sul proprio divano.

Sono tantissime le iniziative virtuali che si possono fruire
online da Nord a Sud di spettacoli e di esposizioni dei
maggiori musei italiani che spiegano la storia dei reperti al
loro interno o delle exhibition temporanee che erano in
programmazione, ma che hanno dovuto sospendere.

Fra i musei che hanno aderito alle innumerevoli iniziative in
tutta Italia vi è il Real Museo e Bosco di Capodimonte di
Napoli diretto da Sylvain Bellenger. Il Museo partenopeo nel
2019 è risultato fra i primi 5 siti di interesse culturale più
frequentati d’Italia, ogni anno il Bosco è frequentato
gratuitamente da ben 2 milioni di utenti, e il Museo, al suo
interno, rientra nella classifica 30esimo per affluenza
secondo i dati MIBACT.

Il polo
museale partenopeo si è mobilitato aderendo alla maratona
“L’Italia chiamò” sul
canale Youtube del Mibact        offrendo   ai   “visitatori”
innumerevoli iniziative.
L’intendo è di poter far vivere
un’esperienza culturale notevole sperando al più presto che si
ritorni alla
normalità. Fra le offerte museali del Museo di Capodimonte
agli abituè
dell’arte vi è il focus sull’artista partenopeo con il tour
virtuale con
“Gemito Dalla scultura al disegno”.

Altra
notevole iniziativa on line lo offre il Museo archeologico
Nazionale di Napoli,
il polo aderisce all’iniziativa #iorestoacasa con tour
virtuali da fruire
comodamente sul divano della propria abitazione. Il Real Museo
Archeologico
Nazionale ha chiuso il 2019 con 673mila visitatori ed è
rientrato tra i primi
dieci musei italiani per affluenza. Il Museo Nazionale risulta
tra i maggiori
“custodi” dell’arte antica a livello mondiale.

Attualmente
in attesa del ritorno alle      nostre   abitudini   offre   ai
“viaggiatori” un ‘Grand
Tour Virtuale’ con le sue collezioni, fra queste anche
l’exhibition dal titolo “Lescaux 3.0” già in programmazione
dal 31 gennaio al 31
maggio adesso sul canale di Youtube.
Castel Gandolfo, al via i
buoni spesa: le domande sul
sito del Comune

Dal 2 aprile sarà possibile scaricare le
domande dal sito del Comune

CASTEL GANDOLFO (RM) – Data l’importanza e le ricadute sociali
dovute all’emergenza da COVID-19 che stiamo vivendo, la
maggioranza guidata dal Sindaco Milvia Monachesi ha ritenuto
che fosse necessario un incontro tra tutte le forze politiche
di Castel Gandolfo al fine di varare delle misure di
solidarietà alimentare che fossero il più inclusive possibili.

“All’indomani della
pubblicazione del provvedimento per
l’attuazione delle misure urgenti di solidarietà alimentare
da parte della Protezione Civile e della
Regione Lazio – commenta l’Assessore e Presidente di
Commissione Consiliare
Tiziano Mariani – questa maggioranza e si è attivata
immediatamente ed è
riuscita in brevissimo tempo, grazie anche al pronto sostegno
degli uffici
comunali, a mettere in campo tutti gli
strumenti necessari alla fruizione del contributo a sostegno
delle famiglie,
trovando la migliore mediazione tra il
rispetto della norma e lo snellimento dell’iter necessario
alla
fruizione del contributo,      facilitando      al   massimo   gli
adempimenti a carico del
cittadino. Nel rispetto del sentimento di collaborazione e di
collegialità che
la maggioranza stessa     ha   sempre   avuto    e   dimostrato,
considerato anche che
l’argomento ci coinvolge tutti allo stesso modo, mi è stato
demandato in quanto
Presidente della Commissione Consiliare il compito di indire
una apposita
riunione. Oggi pomeriggio ci siamo così riuniti con all’ordine
del giorno il
provvedimento di solidarietà alimentare e le determinazioni
inerenti.
L’incontro, che si è svolto in video conferenza come la
situazione impone, è
stato eccezionalmente allargato e sono stati invitati, oltre
ai componenti di
diritto, anche il Sindaco, gli Assessori, il Presidente del
Consiglio ed i
Capigruppo di maggioranza ed opposizione.
Insieme sono state discusse e
approvate le misure per l’erogazione dei Buoni Spesa da parte
del Comune di
Castel Gandolfo a cui da domani potranno accedere i nostri
concittadini”.

Bracciano,     il    Sindaco
Tondinelli: “Primi 100 mila
euro per i buoni spesa. Trend
nel Lazio in discesa. Insieme
ce la faremo!”
BRACCIANO (RM) – “Abbiamo impegnato una prima somma di oltre
100mila euro finalizzata all’acquisto di buoni spesa per
generi alimentari e prodotti di prima necessità per consentire
un sostegno economico alle famiglie che si trovano in gravi
difficoltà economiche a causa dell’emergenza Coronavirus”. È
quanto fa sapere il Sindaco di Bracciano Armando Tondinelli.

“I buoni spesa verranno consegnati a domicilio da parte della
Protezione
Civile ai cittadini residenti aventi diritto e necessità per
essere spesi in
alcuni supermercati individuati sul territorio. Tutte le
informazioni sono
disponibili sul sito istituzionali o direttamente chiedere
informazioni ai
Servizi sociali. È chiaro che potrà usufruirne chi si trova in
una in una
situazione di bisogno a causa dell’epidemia Covid-19, con
autocertificazione
firmata dal cittadino che ne attesti lo stato”.

“Questa ulteriore misura – prosegue il Sindaco – vuole
abbattere le difficoltà di questo terribile momento che ha
precluso le libertà di movimento dei cittadini, solo a scopo
di tutela della salute pubblica s’intende, e che ha costretto
gran parte delle famiglie a sopportare una devastante
situazione economica dovuta proprio allo stop del comparto
turistico, della ristorazione, alberghiero e non solo.
Purtroppo l’elenco è lungo. Voglio ribadire ai cittadini di
Bracciano che noi ci siamo, ogni momento, ogni giorno con
tutte le nostre forze per garantire supporto ed la continuità
della nostra attività amministrativa”.

Il Sindaco Tondinelli aggiorna inoltre sulla situazione
contagi: “Oggi – dice il primo cittadino – si registra un
nuovo caso che è legato al focolaio della palestra Gym Palace,
la Asl Rm4 ha già messo in atto il protocollo di contenimento.
Pertanto, il bilancio totale è di 10 positivi Covid-19 a
Bracciano. I numeri nel Lazio sono confortanti, oggi si
registrano 169 i casi, per la prima volta il trend è sotto il
6% e inoltre aumentano i guariti che arrivano a 46, due ogni
ora. Questo significa che le misure di contenimento stanno
facendo effetto e che dobbiamo tenere duro ora più che mai per
evitare che l’epidemia riprenda il sopravvento. Possiamo
 tornare presto alla normalità. Insieme ce la faremo!”.

Lanuvio, il Comune aggiunge
50mila euro ai contributi già
stanziati da Regione Lazio e
Protezione Civile Nazionale
LANUVIO (RM) – L’impegno dell’Amministrazione nel mettere in
campo tutti gli strumenti necessari e possibili per
contrastare la crisi epidemiologica ed economica continua.

COSA E’ STATO FATTO FINO AD OGGI

Dopo aver istituito il SERVIZIO DI SEGRETARIATO SOCIALE
TELEFONICO e averlo potenziato, dopo aver avviato il SERVIZIO
DI SOSTEGNO PSICOLOGICO TELEFONICO e potenziato l’ ASSISTENZA
DOMICILIARE, abbiamo avviato un COORDINAMENTO DELLE INIZIATIVE
DI SOLIDARIETA’ per consentire a chiunque di poter donare e
ricevere la spesa (anche a casa). Ovviamente, al fine di poter
offrire sostegno a tutti, i responsabili, autorizzati
dall’ufficio Servizi Sociali per la consegna della spesa, si
coordineranno con lo stesso ufficio per non replicare la
consegna sempre agli stessi soggetti con l’obiettivo di
estendere a quanti possibile l’opportunità di avere un piccolo
sostegno.

Lunga è la lista dei soggetti e delle associazioni da
ringraziare, ma per non fare torti a nessuno vi invito a
leggere la pagina fb del Comune di Lanuvio sulla quale trovate
tutte le informazioni.

Da ieri è partita la campagna di donazioni ” Lanuvio x
Lanuvio” per il quale abbiamo attivato un conto corrente
dedicato IBAN: IT 38 C O8951 39160 000000360519 CAUSALE:
LANUVIO PER LANUVIO per raccogliere risorse in favore dei
servizi sociali.

COSA SI STA FACENDO

Gli Enti superiori, per contrastare la crisi economica di
molte famiglie, hanno riconosciuto al Comune di Lanuvio i
seguenti contributi:

• un contributo di 104 000,00 euro, erogato dalla Protezione
Civile Nazionale.

• un contributo di 53 744,87 euro, erogato dalla Regione Lazio

Tali somme hanno una finalizzazione ben precisa quella di
sostenere, attraverso l’erogazione di buoni spesa e/o prodotti
farmaceutici, le famiglie (anche mono parentali) in
difficoltà.

Le linee guida relative all’erogazione dei 104 mila euro danno
priorità a chi non beneficia di altre forme di contributo
dello Stato. Per tale motivo ,e con l’auspicio di individuare
una platea di beneficiari reale ed effettivamente bisognosa,
l’Amministrazione comunale sta valutando attentamente come
rendere operativi gli aiuti.

Presto,   sul   sito   istituzionale   www.comune.lanuvio.rm.it,
saranno pubblicate tutte le informazioni e la modulistica per
poter accedere al Bonus, ma prima ancora sarà pubblicato un
avviso rivolto alle attività commerciali di beni alimentari
alle quali chiederemo di potersi convenzionare con il Comune
di Lanuvio per far si che i buoni potranno essere spesi nel
nostro territorio e alimentare così l’economia cittadina (
cercheremo comunque di destinare una percentuale del buono
anche alla spesa nella grande distribuzione in quanto siamo
consapevoli che per molti cittadini sono strutture più
vicine).

Il contributo regionale sarà erogato in modalità diverse dal
contributo erogato tramite Protezione Civile e potrà essere
utilizzato, non solo per le spesa alimentari, ma anche per
l’acquisto di farmaci.

E il Comune di Lanuvio
Di fronte a tale emergenza e nell’incertezza di non sapere
quando e in quali condizioni si uscirà dalla crisi, anche
economica, l’Amministrazione comunale di Lanuvio ha ritenuto
opportuno destinare 50 000 euro per Contributi di Sostegno di
Spese necessarie con la consapevolezza che, oltre alla
necessità del reperimento di beni alimentari, sarà necessario
intervenire anche nelle spese necessarie mensili.

L’Amministrazione comunale, una volta messe in campo le misure
suddette, effettuerà un monitoraggio costante dell’incidenza
delle attività in corso con la disponibilità di modificarle,
integrarle, migliorarle in caso di necessità. Sono ancora
molte le decisioni e i provvedimenti da approvare in sostegno
della popolazione e di chi soffre la crisi più di altri.

Siamo ancora a metà strada e nonostante le buone notizie
comunicate dai media ci lasciano ben sperare, corre l’obbligo
di ricordare che tutte le ordinanze sul divieto degli
spostamenti e gli inviti a restare a casa sono ancora valide.

Sono le parole di Andrea Volpi, vice sindaco del Comune di
Lanuvio

COVID-19, Rocca Priora attiva
i Buoni Spesa: tutte le
informazioni per richiederli
ROCCA PRIORA (RM) – Il Comune di Rocca Priora ha attivato
l’erogazione di Buoni Spesa per l’acquisto di generi
alimentari e farmaci a favore di persone e famiglie in
condizioni di disagio economico e sociale causato dalla
situazione emergenziale da COVID-19.

Chi può richiederli

Famiglie o persone
residenti a Rocca Priora e cittadini non UE con permesso di
soggiorno in
condizioni di disagio economico e sociale causato dalla
situazione emergenziale

Come richiedere i buoni spesa

• Scaricare il modulo dal sito del Comune di Rocca Priora

• Scansionare il documento d’identità del richiedente i buoni
spesa

• Inviare tutta la documentazione per               email   a:
servizi.sociali@comune.roccapriora.roma.it

Le domande debbono
pervenire entro il giorno lunedì 6/04/2020 alle ore 14.00

Informazioni

Nel caso di difficoltà
alla presentazione delle istanze è possibile avere ogni
assistenza ai seguenti
numeri telefonici: 06 940751318 e 06940751302 dal lunedì al
venerdì dalle ore
9.00 alle ore 12.00

Nei prossimi giorni il
Comune stilerà una lista dei negozi convenzionati dove sarà
possibile spendere
i Buoni Spesa.

Gli esercenti, entro
il 3 aprile prossimo, potranno infatti stipulare con il Comune
un’apposita
convenzione per l’utilizzo dei buoni alimentari da parte dei
cittadini.

Possono presentare
domanda, entro e non oltre venerdì 3 aprile 2020 alle ore
14,00 tutti gli
esercenti che hanno la propria attività nel territorio di
Rocca Priora che
vendono beni alimentari, di prima necessità, nonché le
farmacie.

I commercianti
interessati devono scaricare la domanda cliccando qui e
inviarla per email a:
servizi.sociali@comune.roccapriora.roma.it, unitamente alla
scansione di un
documento di identità.

Per informazioni
relative al presente bando è possibile avere ogni assistenza
al n. telefonico: 06
940751318 e 06 940751302

Gli avvisi integrali per
la richiesta di buoni spesa sono consultabili e scaricabili
sul sito del Comune
di Rocca Priora.

Ronciglione, messa la parola
fine alle continue evasioni
dai   domiciliari    di                                  un
pregiudicato del posto
RONCIGLIONE (VT) – Rompe il braccialetto elettronico e fugge
dai domiciliari per l’ennesima volta. Si tratta di un
pregiudicato agli arresti domiciliari che puntualmente
manomette il braccialetto elettronico e se ne va a spasso per
la città e puntualmente viene intercettato dai Carabinieri di
Ronciglione e rimesso agli arresti domiciliari su disposizione
dell’Autorità Giudiziaria.

La scorsa settimana l’uomo evadeva nuovamente dai domiciliari
e veniva riarrestato dai militari, oltre che denunciato per
inosservanza del DPCM sulle norme antiCovid-19 e rimesso ai
domiciliari.

Ieri il pregiudicato ha deciso di manomettere nuovamente il
braccialetto elettronico e di riandarsene in giro per
Ronciglione, probabilmente pensando che tanto in caso di nuovo
arresto sarebbe stato rimesso ai domiciliari, ma questa volta
gli è andata male. Infatti i Carabinieri della stazione di
Ronciglione lo hanno rintracciato e portato direttamente in
carcere, come disposto dalla misura cautelare richiesta dagli
stessi militari dell’Arma per porre fine ai continui episodi
di evasione.

Ora a meno che non venga rimesso per l’ennesima volta ai
domiciliari, da dove con tutta probabilità potrebbe evadere
nuovamente, il pregiudicato è stato assicurato in carcere.
Ronciglione, evade dai domiciliari e va in giro per il centro

Covid-19, attenzione alla
mascherina “psicologica” non
difende dal virus: ecco come
riconoscerle
Mascherine e marcatura CE si dividono in tre famiglie
principali. Di seguito uno schema delle mascherine protettive
con o senza marchio CE

La mascherine bianche non necessitano di
marcatura CE, sono prodotti generici
Servono a respirare aria meno fredda, quindi proteggono da
colpi di freddo e da polveri grossolane. Non sono considerati
quindi DPI (dispositivi di protezione individuale). Sono un
placebo (supporto psicologico), quindi sempre utili. Tutto ciò
che evita la psicosi collettiva ed il panico, che sono un
pericolo più grande del virus, è utile.

Le mascherine con obbligo di marcatura CE
– Mascherine come dispositivo medico

Le mascherine utilizzate in ambito medico servono per
proteggere l’ammalato ed il personale medico dal reciproco
contagio, dato che sono a stretto contatto e si possono
trasmette piccole parti di saliva o altri liquidi corporali.
Queste mascherine in quanto dispositivo medico, hanno obbligo
di marcatura CE e fungono da barriera meccanica. Rappresentano
una piccola protezione ed un buon placebo (supporto
psicologico) ma non si pensi di entrare in un focolaio di
coronavirus ed essere protetti da questa mascherina. Non ha
particolari caratteristiche di ermeticità e deve rispettare la
norma UNI EN 14683:2019, che ne indica le prestazioni.

Le mascherine con obbligo di marcatura CE
–  Come   dispositivo    di   protezione
individuale (DPI)

Le mascherine utilizzate come dispositivo di protezione
individuale hanno l’obbligo di marcatura CE. Come tutti i DPI
sono destinate a proteggere personale operativo, sanitario od
operatori in qualsiasi altro ambiente di lavoro. Offrono
protezione delle vie respiratorie dall’entrata di particelle
più o meno grandi di sostanze nocive o che possono essere
veicolo di sostanze nocive.
Queste mascherine devono essere obbligatoriamente presenti in
tutti gli ambienti di lavoro dove esiste il pericolo di
respirare sostanze moderatamente pericolose. Devono rispettare
il Regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione
individuale e le norme:

     UNI EN 149:2009
     UNI EN 13274-7:2019
     e tutte quelle ad esse collegate.

In quanto DPI rientrano nella categoria
II o III in base al grado di protezione
offerto, mai nella categoria I.

Tutti i DPI di categoria superiore alla prima, quindi tutte le
mascherine protettive DPI, oltre al marchio CE, devono
riportare un numero di 4 cifre, che indica l’organismo che ha
eseguito i test ed il simbolo che indica il grado di
protezione.

I gradi di protezione delle mascherine come DPI sono 3:

     FFP1,
     FFP2,
     FFP3

Essi indicano quanto queste mascherine proteggono dalla
penetrazione di “corpi” estranei. I test su questi DPI
misurano vari parametri, come:
l’ermeticità,
     la depressione che si crea all’interno, che condiziona
     la facilità respiratoria,
     le dimensioni delle particelle che vengono fermate da
     tali protezioni
     ed altri parametri.

Le mascherine DPI forniscono certamente una protezione
maggiore rispetto a quelle che sono dispositivo medico, ma per
essere efficaci necessitano di essere accompagnate da altri
DPI, come tuta, guanti, occhiali ed essere con questi altri
DPI, completamente sigillate.
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