Nastri d'Argento 2021: I verdetti - Smart Marketing

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Nastri d'Argento 2021: I verdetti - Smart Marketing
Nastri d’Argento 2021: I verdetti
Il premio cinematografico più antico d’Europa e il secondo al mondo dietro gli Oscar americani,
è giunto alla sua 75esima edizione. Un’edizione, quella svoltasi nella giornata di martedì 22
giugno, fortemente declinata al femminile, con il trionfo della regista Emma Dante e il suo Le
sorelle Macaluso, che vince ben 5 Nastri (i più importanti: miglior film, regia, produzione).

L’edizione al “femminile” continua con il Nastro Speciale a Susanna Nicchiarelli per Miss Marx,
dichiarato Film dell’Anno; con Teresa Saponangelo vincitrice del Nastro come miglior attrice
per Il buco in testa; con l’ex aequo di Miriam Leone (L’amore a domicilio) e Valentina
Lodovini (10 giorni con Babbo Natale) come migliori attrici di commedia; e con Sara Serraiocco
vincitrice come miglior attrice non protagonista per Non odiare.

Al maschile exploit di prestigio come Elio Germano che si aggiudica il Nastro come miglior
attore di commedia per L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, a proposito, questa pellicola
si è aggiudicata ben 4 premi, tra cui quello alla miglior commedia; come Kim Rossi Stuart, altra
vecchia gloriosa conoscenza del nostro cinema, che si aggiudica ben 2 Nastri in un colpo solo,
quello al miglior attore protagonista per Cosa sarà e quello alla migliore sceneggiatura in coppia
con Francesco Bruni, proprio per lo stesso film; per concludere con Massimo Popolizio e Pietro
Castellitto, vincitori rispettivamente del premio come miglior attore non protagonista e miglior
regista esordiente, entrambi per I predatori.

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orelle Macaluso”, di Emma Dante, che ha vinto ben 5 Nastri fra cui Miglior film e Miglior
Regia.

Di livello assoluto poi, la categoria dei Nastri Speciali, praticamente quelli “alla carriera”: tra
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applausi scroscianti, Sophia Loren si aggiudica il Nastro di Platino per i 75 anni di carriera;
mentre Renato Pozzetto ottiene il Nastro alla Carriera per l’interpretazione “sofferta,
sorprendente e carica di emozione” del film di Pupi Avati Lei mi parla ancora. Completano questa
speciale categoria Colin FIrth (Nastro europeo), Giuliano Sangiorgi (Nastro come miglior
cameo) e Laura Pausini, reduce dal trionfo dei Golden Globe e dalla nominations agli Oscar
(Nastro come miglior canzone originale) per La vita davanti a sé.

I Nastri d’Argento si mantengono dunque più giovani che mai, arrivati al 75esimo anno di età.
Rispetto al “fratello minore” dei David di Donatello, continuano ad avere una loro identità, una loro
indipendenza nelle scelte e nelle tendenze, avendo adottato, soprattutto negli ultimi anni, uno stile
sobrio, meno incline alla spettacolarizzazione e al commerciale.

Per cui lunga vita ai Nastri d’Argento e buon cinema italiano a tutti!

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Intervista a Massimo Cantini Parrini, il
pluripremiato costumista italiano
I costumi dei film italiani più apprezzati del momento portano tutti la sua firma. La sua
professionalità è motivo di orgoglio per il nostro paese, un artista che permette di tenere alto il
nostro nome in tutto il mondo. Parliamo del costumista Massimo Cantini Parrini, reduce dal David
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di Donatello per “Pinocchio” e il Nastro d’Argento per “Favolacce” e “Pinocchio”. La sua arte, la sua
creatività ed il suo talento partono da lontano, dall’infanzia, e con tanto studio e accesa passione,
arrivano a raggiungere importanti traguardi. In questo periodo così delicato per il cinema italiano,
abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistarlo.

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Come è nata la sua passione, che le ha permesso di diventare oggi ciò che è, un
professionista nel suo settore?

“La mia passione è nata con la frequentazione della sartoria dove lavorava mia nonna, così ho
iniziato a scoprire vecchi abiti presenti in casa e ho iniziato a chiedere il motivo per cui li avessero
conservati. Il fascino per il costume è iniziato da qui, nel momento in cui scovavo un abito, ne
chiedevo sempre la storia, così, attraverso i racconti, ho conosciuto tutto quel mondo pieno di magia.
In seguito ho deciso di proseguire i miei studi con l’Istituto d’Arte a Firenze, il Polimoda, il Centro
sperimentale, concentrandomi soprattutto sulla storia del costume, che è diventato il centro del mio
mestiere.”

                      Scopri il nuovo numero: Just Working
     La pandemia è stato un fortissimo shock che ha interessato tutti gli aspetti della nostra vita e il
    mondo del lavoro è certamente tra questi. Dal telelavoro allo smart working, passando per il south
                working, vedremo come sta velocemente cambiando il concetto di lavoro.

Nella sua vita c’è stata una particolare fonte d’ispirazione o un professionista che l’abbia
ispirata o guidata in questo percorso?
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“Ci sono stati i miei maestri: la prima è stata Cristina Giorgetti, grandissima storica del costume, che
ho incontrato al Polimoda ed è stata la prima volta che incontravo qualcuno con cui poter parlare
della mia passione e con lei ho potuto trascorrere giornate intere a parlare di costume; in seguito c’è
stato l’incontro con Piero Tosi al Centro sperimentale di Cinematografia, che è stato il mio maestro a
tutti gli effetti e sono rimasto con lui per venticinque anni, fino alla sua morte lo scorso anno, e con
lui si è instaurato un rapporto che è andato al di là dello studio, è diventato amicizia; poi c’è stata
Gabriella Pescucci, di cui sono stato assistente per dieci anni e con lei ho potuto mettere in pratica
tutti gli insegnamenti ricevuti sia da Cristina Giorgetti, che da Piero Tosi.”

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E’ di pochi giorni fa la notizia che è diventato un membro dell’Academy Awards, quindi, il
suo talento, il suo percorso e i numerosi premi le hanno permesso di raggiungere questo
ambito riconoscimento, immagino che per arrivare a questi alti livelli, credo che debba
dedicare al suo lavoro tanto tempo.

“È la passione che ti spinge a dare sempre il meglio; i premi sono un bellissimo riconoscimento, ma
non lavoro per raggiungere questi obiettivi. Solo l’amore per il mio mestiere mi spinge a pretendere
sempre tanto da me stesso e quando viene riconosciuto non solo dagli addetti ai lavori è una felicità
immensa, vuol dire che il mio messaggio è universale.”

Durante questo periodo difficile che tutto il mondo sta attraversando sotto tanti punti di
vista e in particolare anche nel mondo del lavoro e soprattutto in Italia nel mondo del
cinema, come continua a svolgere il suo lavoro, come affronta le difficoltà del momento?

“Nel nostro mestiere si lavora anche tre, quattro, cinque mesi di fila e poi può capitare di stare fermi
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per altrettanti mesi. Può succedere, però questa volta nasceva da un motivo molto diverso. Il
lockdown è stato per me anche occasione di riflessione e di studio. Adesso stiamo lavorando
nuovamente, con tutte le precauzioni necessarie.”

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Cosa pensa della situazione generale del cinema in Italia, cosa si augura che possa
accadere nel mondo del cinema nel nostro paese?

“Io credo che il mondo del cinema già da prima non navigasse in buone acque, il covid poi ha
accentuato questa sorta di tragedia, quindi mi auguro che tutto torni meglio di prima.”

In quale prossimo film vedremo le sue creazioni?

“Al momento ci sono dei lavori, di cui, però, per contratto non posso parlare, quindi presto ci
saranno delle novità.”

Quando inizia il suo processo creativo, quando comincia a ideare e disegnare un abito,
inizia dalla sceneggiatura, dalla storia, dalla personalità del personaggio, qual è il punto di
partenza? Delinea anche il tratto psicologico del personaggio che lo indurrà poi ad
indossare quell’abito?

“Nel mio lavoro inizia tutto dalla sceneggiatura. Quando veniamo contattati per un film, da un
regista o da una produzione, la prima cosa che chiedo è quella di leggere, leggere la storia che dovrò
affrontare. La leggo generalmente tre volte, prima da spettatore poi da costumista. Tradurre il
pensiero del regista per me è la cosa più difficile, come tracciare il profilo psicologico dei personaggi
attraverso il costume. Appena si accende la lampadina parte tutto. L’idea è il mio motore.”
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In questo periodo così difficile, in cui il mondo del lavoro e del cinema devono affrontare inedite ed
ardue sfide, leggere le parole di un artista che, con cuore ed impegno, porta avanti il suo lavoro e lo
fa anche toccando alte vette, è sicuramente una scintilla che possiamo utilizzare quando guardiamo
al momento attuale con preoccupazione, perché anche la peggiore delle crisi può rivelarsi un
momento di grande cambiamento.

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     mela Gori

     Massimo Cantini Parrini

     Nato a Firenze, da bambino subisce il fascino del costume grazie alla nonna, sarta fiorentina.
     Consegue il diploma di Perito di costume e moda presso l’Istituto d’Arte di Firenze, prosegue gli
     studi al Polimoda per poi conseguire la laurea in Cultura e Stilismo della Moda presso la Facoltà
     di Lettere e Filosofia di Firenze; frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove
     diventa allievo del costumista Piero Tosi. Entra poi nella Sartoria Tirelli come assistente
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costumista e accanto alla costumista premio Oscar Gabriella Pescucci, collabora per grandi
  produzioni quali “Sogno di una notte di mezza estate” e “La fabbrica di cioccolato”.

  Premi Massimo Cantini Parrini:

  European Film Awards per i Migliori costumi per “Dogman”;

  David di Donatello per “Il Racconto dei Racconti”, “Indivisibili”, “Riccardo va all’inferno” e
  “Pinocchio”;

  Nastro d’Argento per “Il Racconto dei Racconti”, “Indivisibili”, “Pinocchio” e “Favolacce”;

  Ciak d’Oro per “Il Racconto dei Racconti” e “Indivisibili”;

  Numerosi altri premi nazionali ed internazionali.

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Ecco i vincitori dei Nastri d'Argento 2020
Si è svolta il 6 luglio, presso il Museo MAXXI di Roma, la cerimonia dei Nastri d’Argento, il
premio del cinema italiano assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici
italiani (SNGCI), un’edizione all’insegna del ricordo del grande maestro compositore e musicista
Ennio Morricone, scomparso lo stesso giorno.
Nastri d'Argento 2021: I verdetti - Smart Marketing
Molti artisti presenti hanno dedicato un pensiero all’icona della musica da film, che ha lasciato nel
mondo colonne sonore di sconfinata bellezza e che ha permesso al nostro paese di avere numerosi
importanti riconoscimenti.

Ci aspettavamo una cerimonia nel rispetto delle norme di sicurezza e così è stato, non ci
aspettavamo però una cerimonia molto poco coinvolgente: il periodo non è dei migliori e la ripresa è
difficile, ma proprio per questo motivo, quel che era possibile fare si sarebbe dovuto fare con molto
più trasporto ed emozione. Paradossalmente la cerimonia dei David di Donatello dell’8 maggio
scorso, svolta in piena pandemia e alla presenza del solo presentatore, si è rivelata essere molto più
sentita e brillante. Scenografia e musica quasi inesistenti, sembrava tutto molto improvvisato e
preparato con superficialità; fuori luogo sarebbero stati sicuramente i lustrini delle scorse edizioni,
ma dell’emozione avevamo davvero bisogno e qualche piccola attenzione in più avrebbe decisamente
aiutato. La situazione è stata aggravata dallo spoiler già dalla mattina di tutti i vincitori, su
numerose testate giornalistiche e su profili social, che sicuramente ha smontato il brivido dell’attesa,
rendendo ancor più piatta la serata.

Mettendo da parte la cerimonia in sé, per fortuna ci hanno pensato i vincitori e il valore delle opere
a trasmetterci l’arte e la bellezza che tanto serve al nostro paese in un momento decisivo come
questo.

Di seguito i vincitori:

Miglior film
Nastri d'Argento 2021: I verdetti - Smart Marketing
Favolacce

Migliore regia
Matteo Garrone – Pinocchio

Miglior regista esordiente
Marco D’Amore – L’Immortale

Miglior commedia
Figli di Giuseppe Bonito

Miglior produttore
Agostino, Giuseppe e Mariagrazia Saccà – Favolacce e Hammamet

Miglior attore protagonista
Pierfrancesco Favino – Hammamet

Miglior attrice protagonista
Jasmine Trinca – La Dea Fortuna

Miglior attore non protagonista
Roberto Benigni – Pinocchio

Miglior attrice non protagonista
Valeria Golino – 5 è il numero perfetto, Ritratto della giovane in fiamme

Miglior attore di commedia
Valerio Mastandrea – Figli

Miglior attrice di commedia
Paola Cortellesi – Figli

Miglior soggetto
Il Signor Diavolo di Pupi, Antonio e Tommaso Avati

Miglior sceneggiatura
Favolacce – Damiano e Fabio D’Innocenzo

Migliore fotografia
Paolo Carnera – Favolacce

Migliore scenografia
Dimitri Capuani – Pinocchio

Miglior montaggio
Marco Spoletini – Pinocchio, Villetta con ospiti

Migliori costumi
Massimo Cantini Parrini – Pinocchio, Favolacce
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Miglior sonoro
Maricetta Lombardo – Pinocchio

Migliore colonna sonora (ex aequo)
Brunori Sas – Odio l’estate

Pasquale Catalano – La Dea Fortuna

Miglior canzone originale
Che vita meravigliosa di Diodato – La Dea Fortuna

Oltre a questi, una lunga lista di premi speciali, assegnati dal Direttivo con il Consiglio Nazionale:

Film dell’anno a “Volevo nascondermi” del regista Giorgio Diritti; Nastro alla carriera all’attore
Toni Servillo; Nastro europeo al regista Pedro Almodovar per il film “Dolor y Gloria”; Nastro
d’oro al direttore della fotografia Vittorio Storaro per “Un giorno di pioggia a New York”;
Premio speciale a “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” del regista e illustratore Lorenzo
Mattotti; Nastro della legalità al film “Aspromonte” di Mimmo Calopresti; Miglior casting
director a Davide Zurolo per “L’Immortale”; Premi Guglielmo Biraghi all’attore Giulio Pranno
per “Tutto il mio folle amore” e Menzione speciale all’attore Federico Ielapi per “Pinocchio”;
Premio Graziella Bonacchi all’attrice Barbara Chichiarelli per “Favolacce”; Miglior cameo
dell’anno alla scrittrice Barbara Alberti per il ruolo nel film “La Dea Fortuna”; Premio Nino
Manfredi all’attore Claudio Santamaria per il ruolo di padre in “Tutto il mio folle amore” e “Gli
anni più belli”; Premio Nastri SIAE per la sceneggiatura del film “Buio” ad Emanuela Rossi;
Premio Nuovo IMAIE per il doppiaggio a Stefano De Sando, Claudia Catani ed Emanuela
Rossi.

Vincitori indiscussi risultano così essere i film “Favolacce” dei fratelli D’Innocenzo e “Pinocchio” di
Matteo Garrone, che pare non abbiano però esaltato tutto il pubblico, come magari ha fatto “La Dea
Fortuna” di Ferzan Ozpetek, che qui ha trionfato con il Nastro alla Miglior attrice protagonista per
Jasmine Trinca, il Miglior cameo, la Miglior colonna sonora e il terzo importante premio dell’anno
al cantautore Diodato che, dopo il Festival di Sanremo, si è aggiudicato grazie al brano “Che vita
meravigliosa”, anche il David di Donatello ed il Nastro d’Argento come Miglior canzone originale.

Poche sono state le parole durante la serata, dedicate alle maestranze del cinema in estrema
difficoltà, agli esercenti e a tutti gli operatori del cinema e del teatro, ma restiamo convinti che, in
questa estate strana, il cinema (all’aperto e in sicurezza) possa essere una delle valide alternative
per trascorrere il tempo in modo rilassante e costruttivo e per questo motivo speriamo che in Italia si
punti sempre più, anche economicamente, su prodotti di qualità, su giovani talenti, sulla
sperimentazione e la creatività per poter adoperare il meraviglioso strumento del cinema per creare
un futuro sempre più splendente e fruttuoso.

Si avvicina l'attesa edizione 2020 dei
Nastri d'Argento del cinema italiano
Periodo non facile anche per il cinema, ormai lo diciamo da un po’, ma questo non ha mai fermato la
sua voglia di ripartire e di riprendersi i suoi spazi. Così assistiamo, in questa strana estate 2020,
alla creazione di nuove aree di cinema all’aperto, a nuove modalità di fruizione del prodotto film e
alla trasformazione di formule collaudate per conformarsi alle necessarie regole di sicurezza. In
questo scenario si inseriscono premi, festival e anche la cerimonia dei Nastri d’Argento, il più
antico premio cinematografico italiano, assegnato ogni anno dal Sindacato nazionale giornalisti
cinematografici italiani (SNGCI), dal 1946; quest’anno la cerimonia, spostata al Museo MAXXI
di Roma, si svolgerà in presenza il 6 luglio.
Sarà un’edizione necessariamente diversa dalle altre; la diretta, che andrà in onda su Rai Movie, si
svolgerà sicuramente nel rispetto delle norme di sicurezza e adotterà inevitabilmente un registro
meno sfavillante e più pacato rispetto alle scorse edizioni, ma quello che possiamo dire è
sicuramente che il nostro paese ha bisogno di tornare a sognare e di conseguenza ha bisogno del
cinema per farlo, qualsiasi forma esso adotti. Il pensiero va automaticamente ad un altro premio
cinematografico importante, svolto in piena pandemia, il David di Donatello, che l’8 maggio scorso,
in presenza solo del presentatore Carlo Conti, ha avuto luogo con una cerimonia, sicuramente
sottotono, ma che è ugualmente riuscita a regalare momenti d’emozione agli attori e professionisti
protagonisti e anche al pubblico a casa. Diversi saranno, per fortuna, i Nastri d’Argento che si
svolgeranno in presenza a Roma, ma ciò che resta uguale è l’esigenza che abbiamo di andare avanti
e di riappropriarci di una sorta di normalità che ci faceva sentire tranquilli, quella parte di normalità
sana, che produce bellezza, arte e cultura.

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      La comunicazione è diventata centrale nella vita di tutti noi ed è cambiata molto nell’ultimo
   periodo a causa dell’epidemia. Abbiamo assistito all’esplosione di nuove piattaforme digitali come
     Zoom, alla comparsa degli scienziati nei talk show televisivi e ad una comunicazione di brand
                       incentrata su valori diversi rispetto al recente passato.

In attesa del 6 luglio, qui i film, gli attori ed i professionisti del settore candidati
all’ambito premio:
Miglior film

Gli anni più belli
Hammamet
La Dea Fortuna
Favolacce
Pinocchio

Migliore regia
Gianni Amelio – Hammamet
Pupi Avati – Il Signor Diavolo
Cristina Comencini – Tornare
Fratelli D’Innocenzo – Favolacce
Matteo Garrone – Pinocchio
Pietro Marcello – Martin Eden
Mario Martone – Il sindaco del rione Sanità
Gabriele Muccino – Gli anni più belli
Ferzan Ozpetek – La Dea Fortuna
Gabriele Salvatores – Tutto il mio folle amore

Miglior regista esordiente
Stefano Cipani – Mio fratello rincorre i dinosauri
Marco D’Amore – L’Immortale
Roberto De Feo – The Nest
Ginevra Elkann – Magari
Carlo Sironi – Sole
Igor Tuveri (IGORT) – 5 è il numero perfetto

Miglior commedia
Figli di Giuseppe Bonito
Il Primo Natale di Salvo Ficarra e Valentino Picone
Lontano lontano di Gianni Di Gregorio
Odio l’estate di Massimo Venier
Tolo Tolo di Luca Medici

Miglior produttore
Marco Belardi e Paolo Del Brocco – Gli anni più belli
Agostino, Giuseppe e Mariagrazia Saccà – Favolacce e Hammamet
Attilio De Razza e Giampaolo Letta – Il primo Natale
Luca Barbareschi e Paolo Del Brocco – L’ufficiale e la spia
Matteo Garrone e Paolo Del Brocco – Pinocchio

Miglior attore protagonista
Stefano Accorsi, Edoardo Leo – La Dea Fortuna
Pierfrancesco Favino – Hammamet
Luca Marinelli – Martin Eden
Francesco Di Leva – Il sindaco del rione Sanità
Kim Rossi Stuart – Gli anni più belli

Miglior attrice protagonista
Giovanna Mezzogiorno – Tornare
Micaela Ramazzotti – Gli anni più belli
Lunetta Savino – Rosa
Lucia Sardo – Picciridda
Jasmine Trinca – La Dea Fortuna

Miglior attore non protagonista
Roberto Benigni – Pinocchio
Carlo Buccirosso – 5 è il numero perfetto
Carlo Cecchi – Martin Eden
Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco – Il sindaco del rione Sanità
Massimo Popolizio – Il primo Natale, Il ladro di giorni

Miglior attrice non protagonista
Barbara Chichiarelli – Favolacce
Matilde Gioli – Gli uomini d’oro
Valeria Golino – 5 è il numero perfetto, Ritratto della giovane in fiamme
Benedetta Porcaroli – 18 Regali
Alba Rohrwacher – Magari

Miglior attore di commedia
Luca Argentero – Brave ragazze
Giorgio Colangeli – Lontano lontano
Valerio Mastandrea – Figli
Giampaolo Morelli – 7 ore per farti innamorare
Gianmarco Tognazzi – Sono solo fantasmi

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Tolo Tolo
Paola Cortellesi – Figli
Anna Foglietta – D.N.A. – Decisamente Non Adatti
Lucia Mascino – Odio l’estate
Serena Rossi – Brave ragazze, 7 ore per farti innamorare

Miglior soggetto
Bar Giuseppe di Giulio Base
Buio di Emanuela Rossi
Il grande salto di Daniele Costantini
Il Signor Diavolo di Pupi, Antonio e Tommaso Avati
L’uomo del labirinto di Donato Carrisi

Miglior sceneggiatura
Favolacce – Damiano e Fabio D’Innocenzo
Il sindaco del rione Sanità – Mario Martone, Ippolita Di Majo
La Dea Fortuna – Gianni Romoli, Silvia Ranfagni, Ferzan Ozpetek
Martin Eden – Pietro Marcello, Maurizio Braucci
Tutto il mio folle amore – Umberto Contarello, Sara Mosetti

Migliore fotografia
Luan Amelio – Hammamet
Paolo Carnera – Favolacce
Daniele Ciprì – Il primo Natale
Daria D’Antonio – Tornare, Il ladro di giorni
Italo Petriccione – Tutto il mio folle amore

Migliore scenografia
Dimitri Capuani – Pinocchio
Emita Frigato, Paola Peraro, Paolo Bonfini – Favolacce
Giuliano Pannuti – Il Signor Diavolo
Luca Servino – Martin Eden
Tonino Zera – L’uomo del labirinto

Miglior montaggio
Esmeralda Calabria – Favolacce
Marco Spoletini – Pinocchio, Villetta con ospiti
Jacopo Quadri – Il sindaco del rione Sanità
Patrizio Marone – L’Immortale
Claudio Di Mauro – Gli anni più belli, 18 Regali

Migliori costumi
Massimo Cantini Parrini – Pinocchio, Favolacce
Cristina Francioni – Il primo Natale
Alessandro Lai – Tornare
Andrea Cavalletto – Martin Eden
Nicoletta Taranta – 5 è il numero perfetto

Miglior sonoro
Maurizio Argentieri – Il sindaco del rione sanità, Tornare
Gianluca Costamagna – L’Immortale
Denny De Angelis – Martin Eden
Maricetta Lombardo – Pinocchio
Gilberto Martinelli – Tutto il mio amore folle

Migliore colonna sonora
Brunori Sas – Odio l’estate
Pasquale Catalano – La Dea Fortuna
Dario Marianelli – Pinocchio
Mauro Pagani – Tutto il mio amore folle
Nicola Piovani – Gli anni più belli

Miglior canzone originale
Che vita meravigliosa di Diodato – La Dea Fortuna
Gli anni più belli di Claudio Baglioni – Gli anni più belli
Il ladro di giorni di Alessandro Nelson Garofalo, cantata da Nero Nelson e Claudio Gnut – Il ladro di
giorni
Rione Sanità di Ralph P. – Il sindaco del rione Sanità
Un errore di distrazione di Brunori Sas – L’ospite
We come from Napoli di Liberato, con Gaika e Robert Del Naja – Ultras

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zati da pubblico e critica, come “La Dea Fortuna” di Ferzan Ozpetek, “Gli anni più belli” di Gabriele
Muccino, “Hammamet” di Gianni Amelio e “Favolacce” dei fratelli D’Innocenzo. Due importanti
premi saranno assegnati: il Nastro alla Carriera al bravissimo attore napoletano Toni Servillo e il
Nastro dell’Anno al film “Volevo nascondermi” del regista Giorgio Diritti, che narra la storia del
pittore Ligabue, interpretato da un eccellente Elio Germano.

Mesi di ripartenza questi per l’Italia e per il cinema italiano, diamo anche noi il nostro contributo,
quindi, popolando le arene estive e andando a recuperare opere di grande valore che non abbiamo
visto, riprendendoci così, con le dovute accortezze, anche un po’ di socialità che è
momentaneamente venuta meno, e quale miglior scusa per farlo, se non quella della visione di un bel
film.

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Favolacce - Il film
Vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino per la Migliore sceneggiatura, Favolacce, film di
Damiano e Fabio D’Innocenzo, si issa, quasi senza ombra di dubbio, come la migliore pellicola
della falcidiata annata 2020. Speriamo che il cinema possa riprendersi nel corso dell’estate e del
prossimo autunno, ricordando come il suddetto film avrebbe già dovuto approdare nelle sale
cinematografiche lo scorso 16 aprile, poi bloccato per la pandemia da Covid-19 che ha posto l’Italia
in lockdown. Qualche giorno fa, in seguito alla riapertura delle sale cinematografiche, datato 15
giugno, alcuni film hanno avuto, è proprio il caso di dirlo, il coraggio di ripresentarsi lì dove la magia
del cinematografo ottiene la sua massima espressione, ovvero in sala.

Favolacce è uno di questi “eroi” che cercano di prendere in mano il cinema italiano. Una favola
nerissima, ma vera, in cui la coppia di autori ha riversato, attraverso la voce di un narratore, il vuoto
pneumatico di figure parentali (con in più un docente) che dovrebbero insegnare a vivere ai propri
figli mentre invece hanno perduto qualsiasi capacità di positività e di sguardo sul futuro.

I D’Innocenzo ci propongono solo tinte scure e a uno sguardo superficiale si potrebbe pensare che
di pessimismo oggi ne circola già abbastanza senza bisogno di ulteriore impegno. Di fatto però non è
così. Perché questa più che una favola nera è (ci si perdoni il gioco di parole) una favola ‘vera’. Basta
leggere le cronache quotidiane per rendersene conto.

E se nelle favole nere non ci sono principi azzurri qui invece ce ne sono ben due. Sono i D’Innocenzo
che, concentrando in una sorta di overdose narrativa il negativo sempre più presente nella società
contemporanea, anche se con una diffusione a macchia di leopardo, ci vogliono ammonire. Ci
ricordano che sempre più spesso i draghi dell’insensibilità e dell’amoralità (travestita da perbenismo
di facciata) si annidano in quelle grotte che sono diventate certe abitazioni in cui solo
apparentemente c’è tutto ciò che occorre. Questo film è la lancia che utilizzano per aiutarci a
prenderne coscienza e ad iniziare a stanarli per poi sconfiggerli.

Il film, tutto poggiato sulle meravigliose spalle di Elio Germano, ormai l’attore italiano più
importante del panorama nazionale, ha ottenuto anche 9 nominations ai Nastri d’Argento, tra cui
quella più prestigiosa come Miglior film. In questa speciale categoria, il film sembra essere il
favorito alla vittoria finale. Nella 75esima edizione, del prossimo 6 luglio, sapremo il verdetto.

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Nastri d’argento 2017: i verdetti
Nell’incantevole cornice del teatro greco di Taormina, si è tenuta sabato 1 luglio, la 71esima
edizione dei Nastri d’argento, il premio cinematografico più antico del mondo, secondo
solamente agli Oscar negli Usa.

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I Nastri d’argento, come sempre assegnati dai giornalisti cinematografici, hanno visto la presenza di
numerose star nazionali ed internazionali, nonché di un’attenzione mediatica sempre crescente. La
copertina d’onore è tutta per Gianni Amelio, che con La tenerezza, ha sbancato ai Nastri,
aggiudicandosi non solo il premio come miglior film, ma anche quello alla regia, fotografia, attore
protagonista (Renato Carpentieri).

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i Amelio trionfa ai Nastri d’Argento

Vola però anche Indivisibili di Edoardo De Angelis con ben cinque riconoscimenti per la gran
parte tecnici. Prestigioso premio per Ficarra & Picone che con il delizioso L’ora legale si sono
aggiudicati il Nastro d’argento come miglior commedia dell’anno.

Per gli attori verdetto in parte annunciato: Jasmine Trinca, reduce dal trionfo di Cannes, fa il bis
come migliore attrice protagonista per Fortunata di Sergio Castellitto che raccoglie tre Nastri nel
palmarès, lo seguono con due ciascuno, Fai bei sogni di Marco Bellocchio, L’ora
legale di Ficarra e Picone, che si aggiudica anche il Nastro come miglior produzione, e Sicilian
Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia.
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Al grande Renato Carpentieri, tornato sul set con Amelio dopo alcuni anni di assenza, il Nastro
come miglior attore protagonista per La tenerezza. Ad Alessandro Borghi invece il Nastro come
miglior attore non protagonista (ancora per Fortunata e per l’opera prima di Michele Vannucci, Il
più grande sogno).

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Ex aequo, infine, tra le attrici, per le non protagoniste: Sabrina Ferilli (Omicidio
all’italiana, di Maccio Capatonda) e Carla Signoris per Lasciati andare di Francesco Amato.
A Monica Bellucci va il Nastro d’ Argento europeo per On the Milky Road-Sulla via lattea di Emir
Kusturica. Nella categoria dei Premi speciali, assegnati per particolari interpretazioni degne di nota,
va menzionato quello assegnato ai due protagonisti di Monte di Amir Naderi, Claudia Potenza e
Andrea Sartoretti. Infine Premio ‘Nino Manfredì per la commedia’ a Pierfrancesco Favino e Kasia
Smutniak.

Natale a Londra - Il Film
Domenico Palattella (122)
Ai “Nastri d’argento” del 2015 Lillo & Greg si aggiudicarono il
“Nastro d’argento speciale” intitolato a Nino Manfredi con la
seguente motivazione: “per le loro indubbie qualità comiche, in
grado di elevare il livello delle commedie brillanti della nuova
commedia all’italiana, un auspicio a continuare su questa strada
cinematografica per gli impegni futuri”. Si iniziò dunque a
comprendere, che l’intuizione di Dino De Laurentiis di affidare il
Natale cinematografico a quella coppia così sofisticata, surreale,
che sembrava inizialmente poco adatta al cinema, non fu poi così
bislacca. Già i primi tentativi del 2012 e del 2013, “Colpi di
fulmine” e “Colpi di fortuna” ebbero riscontri positivi presso la
critica specializzata, grazie all’apporto della funambolica comicità
di Lillo & Greg, diventata oggi la “nuova” grande coppia del
cinema italiano.

Quel “Nastro d’argento” vinto nel 2015, si basa sull’interpretazione del film “Un Natale
stupefacente”(2014), il primo film autonomo della coppia dopo l’abbandono di Christian De Sica. Al
primo colpo Lillo & Greg fanno centro, il loro primo film come protagonisti assoluti è anche il primo
cine-panettone in grado di vincere un importante premio a livello nazionale, merito della ventata di
novità portata dal loro stile comico, lontano dalle volgarità imperanti del periodo, e con una comicità
intelligente ed efficace. Si badi bene, anche la critica specializzata, vorrebbe non si parli più di
cinepanettone, “non se questo significa un prodotto scadente: il fatto che i film interpretati da Lillo
& Greg, escano proprio sotto Natale e che parte dei loro film siano ambientati durante il Natale non
basta a ridurre il loro prodotto al mero ruolo di cinepanettone.

Le loro sono commedie ben scritte, ben interpretate, ben girate e ben montate, sopra la media del
film comico nazionale”. Anche la loro fatica successiva, quella del Natale 2015, ovvero “Natale col
boss”, aveva soddisfatto tanto la critica, quanto il pubblico, che ha risposto entusiasta, affollando le
sale e decretando il meritato successo di una coppia che si è guadagnata il suo spazio
cinematografico. “Natale col boss”, ottenne un considerevole successo di pubblico: secondo posto
assoluto della stagione 2015, con oltre 7 milioni di euro di incassi. Rinvigorito da questo successo De
Laurentiis, dopo alcuni anni di sperimentazioni, ha capito, che con la coppia a disposizione si può
anche osare di più, e così insieme al suo fido regista Volfango De Biasi, ha progettato per il Natale
2016, quei trasferimenti all’estero, tanto cari almeno fino a 10 anni fa. La nuova commedia di Natale
targata “Filmauro” si svolge infatti a Londra e porta il titolo di “Natale a Londra-Dio salvi la regina”,
una sorta di “Ocean’s Eleven” in salsa italiana. Ritmo serrato, trama ambiziosa, comicità verbale e
slapstick, sono gli ingredienti di questo film, arricchito da un cast variegato e ben assortito, anche se
forse un po’ troppo affollato. La trama è presto detta, ed è quella di rapire i cani della regina
intrufolandosi dentro Buckingham Palace per pagare un debito con un noto boss londinese, un plot
degno dei migliori action comedy americani.

E infatti l’omaggio al genere action comedy americano funziona bene grazie a Lillo e Greg, Nino
Frassica, Ninetto Davoli, Uccio De Santis e Vincent Riotta, attori con la giusta verve per essere
divertenti tanto individualmente quanto nel quadro della parodia. Allo stesso modo Paolo
Ruffini e Eleonora Giovanardi interpretano gli opposti che si attraggono, lui uno sous chef senza
palle, lei una donna che non le manda a dire. Capofila dell’operazione rimangono però Lillo & Greg,
che come lo scorso anno sono anche autori del film, e non ci si sorprenda più di tanto, la loro è una
coppia abituata in teatro e in radio a scriversi i testi da sè. Il che dimostra come Lillo & Greg non
abbiano soltanto tempi comici perfetti, dato dal loro ventennale affiatamento, ma abbiano dietro di
sè solide basi comico-culturali, per innovare ed innervare finalmente il genere comico all’italiana con
stile ed eleganza…e tutto ciò con l’appoggio ( inusuale ) della critica contemporanea. “Natale a
Londra”, quindi, nonostante metta forse troppa carne al fuoco, regge l’impianto farsesco, e
soprattutto fa una cosa fondamentale, che lo eleva dalla mediocrità dilagante a buon film, non cede
mai alla tentazione dell’idiozia e assolve il suo compito: diverte senza volgarità spicciole e fini a se
stessi.

Del film rimangono anche alcune scene dal forte impatto comico: le gag visive di Lillo & Greg, la
guerra psicologica che vede coinvolto Greg dinanzi ad uno specchio, tra la parte onesta e naif di sé
con quella più scafata e criminale; i calembour verbali di Nino Frassica; e una nostalgica scazzottata,
omaggio tutt’altro che velato a Bud Spencer e Terence Hill. Mi si permetta, in conclusione, una
menzione piena di affetto per il “nostro” Uccio De Santis, che a 50 anni arriva finalmente al successo
cinematografico a carattere nazionale. E’ qui il tecnico dell’operazione furtiva, e diverte, trovando il
suo spazio, con alcune battute tipiche del repertorio comico pugliese, fatto di freddure repentine e
salaci giochi di parole.
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