Milano anni '50 - '60 crocevia della Cultura - ALDAI Gruppo - Federmanager Milano

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Milano anni '50 - '60 crocevia della Cultura - ALDAI Gruppo - Federmanager Milano
Milano anni ‘50 - ‘60
                crocevia della Cultura

                                         ALDAI Gruppo
12 marzo 2019
                                         Cultura
Milano anni '50 - '60 crocevia della Cultura - ALDAI Gruppo - Federmanager Milano
La Beat Generation in pillole

               Primi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale

generale senso di insoddisfazione verso l'establishment, espresso da numerosi
                                    artisti

Inghilterra: Angry Young Men

America: J. D. Salinger, Il Giovane Holden

           J. Updike, Corri Coniglio

 La fase più esplosiva di questa ribellione si riassume nel fenomeno sociale letterario
della

                                    Beat Generation

che si sviluppò nelle comunità artistiche di New York, Los Angeles, San Francisco
Milano anni '50 - '60 crocevia della Cultura - ALDAI Gruppo - Federmanager Milano
Origine del termine beat

Riferimento al ritmo sincopato e spontaneo del jazz

Sinonimo del termine slang “down and out”, persona senza soldi e lavoro che vive per la
strada

Sinonimo dell'aggettivo weary, molto stanco, esausto

Sta per beatitudine (beatific), Kerouac ne individuò più profonde qualità spirituali

Termine coniato nel 1948 da Kerouac, leader indiscusso del gruppo dopo la pubblicazione del
suo romanzo più famoso On the Road

Columbia University di NY, 1946 : nascita del gruppo storico

San Francisco, 1953 : l'editore Lawrence Ferlinghetti (che pubblica le opere dei Beat) apre la
libreria City Lights, che diventa punto di riferimento e di ritrovo per tutti.

Principali esponenti: numerosi poeti, tra i quali Allen Ginsberg e Gregory Corso

                      numerosi romanzieri, tra i quali Jack Kerouac, William Burroughs,

                      Norman Mailer

                      il drammaturgo Everett LeRoi Jones
Principali caratteristiche del movimento

“Noi abbiamo creato il cambiamento senza versare una goccia di sangue. […] Siamo molto
più liberi adesso, siamo più tolleranti verso comportamenti sessuali e stili di vita “diversi” e
questo in parte è dovuto anche all'apertura mentale della Beat Generation.” Gregory Corso

# rifiuto aggressivo e non compromissorio - della realtà corrente
                                           - della morale comune e codificata
                                           - delle regole di vita ufficiale e quindi ipocrita

# allontanamento dalla affluent società

# ricerca di un rapporto umano autentico, ispirato alla natura, contro la meccanizzazione delle anime

“Man is not a robot, but a creative, spontaneous living being” A. Ginsberg

# scelta di uno stile di vita alternativo

# apertura alle religioni orientali (profondo misticismo zen)

# amore per la musica, in particolare il jazz e il bop

# uso di droghe, per ampliare la percezione e per creare, secondo le parole di Ginsberg, una “nuova
visione” dell'arte

# slancio incondizionato verso la libertà, incarnato nel mito della strada come risposta ad un tormento
che si placa unicamente spostandosi

«[...] chi è sopravvissuto a una guerra, sa che essere Beat non significa tanto esser morti di
stanchezza quanto avere i nervi a fior di pelle, non tanto essere pieni fin qui quanto sentirsi
svuotati. Beat descrive uno stato d'animo spoglio di ogni sovrastruttura, sensibile alle
vicende del mondo esterno, ma insofferente delle banalità. Essere beat significa essersi calati
nell'abisso della personalità, vedere le cose dal profondo [...]» Gregory Corso
I Beats sono stati la voce ribelle di un'America conformista, anche se le loro scelte
estetiche sono state severamente criticate dalla comunità accademica che considerava la
BG anti-intellettuale e rozza. L'America affluent aveva paura della loro promiscuità
sessuale e dell'abitudine all'uso di droghe. Molti politici, tra i quali il senatore Joseph
McCarthy, li accusava di avere simpatia per il comunismo e di essere, di conseguenza,
una minaccia per il paese.

Alcuni detrattori, inoltre, vedevano in loro dei giovani per bene che si divertivano a fare i
trasgressivi.

I beats possono essere considerati come i padri spirituali degli studenti arrabbiati che
scesero in campo per la tutela dei diritti umani negli anni Sessanta.

Con il ’68 alla protesta esistenziale dei beat si affiancherà quella degli studenti, a loro
volta seguiti dagli operai. La rivolta culturale italiana ed Europea in genere si caricò di
significati politici, nulla di più lontano dai principi estetico-letterari e umanitari che solo
un decennio prima risuonavano nei versi della Beat Generation.
Il Beat italiano

●La Beat Generation fu a lungo percepita in Italia come fenomeno sociale e in
quanto tale fu d'ispirazione per i giovani ribelli degli anni '60 che nutrivano interessi
intellettuali e che, mescolando insoddisfazione politica e sociale con passione per la
letteratura, organizzavano reading pubblici in stile beat, fondavano club e si dedicavano a
varie pubblicazioni, dai semplici ciclostilati a riviste periodiche underground più
strutturate.

Il fenomeno della Beat Generation fornì alle culture giovanili una chiave di lettura del
●

presente che provocò e giustificò stili di vita contrassegnati dal rifiuto
dell'autoritarismo, del militarismo, del conformismo sessuale e degli
atteggiamenti patriarcali in genere.

●Tramite il pop inglese, si impose in Italia l'espressione “beat italiano”, che venne ad
identificare una tendenza che rivoluzionò la scena musicale dell'epoca.

●Parlare di movimento beat nell'Italia degli anni '60 richiama subito alla trasmissione
Bandiera gialla, al Piper di Roma, a Patty Pravo. Il beat in Italia è la musica, la rottura
con la tradizione melodica, i capelloni che formano i primi complessi dall'abbigliamento
stravagante (Equipe 84, Camaleonti, New trolls, Dik Dik, Rokes).

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In Italia la traduzione e la diffusione della letteratura Beat si deve principalmente a

                                      Fernanda Pivano

Scrittrice, traduttrice e giornalista per il Corriere, fece conoscere all’Italia la grande narrativa
americana.

Per Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, fu una sorta di
affettuosa sorella maggiore, una vice-madre saggia e comprensiva.

Fu lei a tradurre i loro libri, che accompagnava con lunghe introduzioni e saggi autobiografici,
cercando di contrastare l'ostilità da lei percepita negli operatori culturali italiana dell'epoca.

Il pubblico italiano potè così leggere la produzione della beat generation e condividere la
protesta pacifista, psichedelica e libertaria degli scrittori che Fernanda aveva conosciuto e
frequentato in America.

Si battè perché opere come Sulla strada e Urlo fossero pubblicate da noi. Ai poeti, soprattutto,
dedicò i suoi sforzi maggiori, componendo l’antologia Poesia degli ultimi americani (Feltrinelli).

Li ospitava nella sua casa a Milano quando erano in città ( era ancora sposata con l’architetto
Ettore Sottsass), li aiutava, si faceva spiegare il senso e le allusioni della loro lingua da iniziati.

                                                                            8
GREGORY CORSO
   New York 26.03.1930
  Minneapolis 17.01.2001
Biografia
                                         ●

●Gregory Corso nasce a New York il 26 marzo 1930 da genitori adolescenti di origine
italiana, nel centro bohémien letterario più brillante d’America, il Greenwich Village. La
madre, appena sedicenne, dopo il parto si separa dal marito e torna in Italia dalla sua
famiglia.

●Ha un'infanzia dura e randagia, trascorsa in povertà e divisa tra la strada, tentativi di
adozione, orfanotrofi e, più tardi, riformatori e prigioni. A 11 anni il padre si risposa e
riprende il figlio con sé ma, come scrive il poeta, "tutto andò storto perché due anni
dopo scappai".

●Nel 1947, per aver partecipato a una rapina, viene condannato a tre anni di carcere che
trascorre nella prigione di Clinton.

Nella prefazione alla raccolta Gasoline (1958) scrive: "I dedicate this book to the
●

angels of Clinton Prison who, in my 17th year, handed me, from all the cells
surrounding me, books of illumination."

●Esce di prigione a 20 anni e nel 1950 torna a vivere a New York, dove casualmente incontra
in un bar del Greenwich Village il poeta Allen Ginsberg che, colpito dai suoi testi e dal suo
fervore poetico, lo presenta ai suoi amici e poi lo aiuta a trovare un editore per l'uscita della
●Nel 1958 pubblica una seconda e più ampia raccolta, Gasoline, ottavo volume della serie
"City Lights Pocket Poets", curata da Lawrence Ferlinghetti.

Sempre nel 1958 scrive a Parigi e poi diffonde la famosa poesia Bomb, che suscita molte
●

polemiche e vari tipi di accuse.

●Nel 1960 esce la raccolta The Happy Birthday of Death e due anni dopo dà alle stampe
Long Live Man, quarta raccolta poetica, che il poeta considera "il preludio alla mia nuova
franchezza" ed è dedicata al padre Sam.

                        ●       Scritto alla vigilia del mio 32mo compleanno

● "32 anni; vista tutta l'Europa, incontrate persone a milioni; / sono stato grande per alcuni,
tremendo per altri. (...) 32 anni e quattro duri veri buffi tristi brutti stupendi libri di poesia /
 - il mondo mi deve un milione di dollari. / Penso di aver vissuto 32 anni piuttosto strambi"

                                        ●   Pensieri europei - 1959

                            “Se non c'è mai stata una casa dove andare
                            ●

                            c'è sempre stata una casa dove non andare
                               Ricordo bene come bambino scappato
                                      dormivo nella sotterranea
                                          e si fermava sempre
                              alla stazione della casa da cui scappavo
                                  Era il dolore più amaro ah lo era”
                                                   (…)
Dopo le prime quattro raccolte, uscite nel giro di soli sette anni, Corso dirada molto le sue
●

pubblicazioni ("anche negli ultimi tempi la mia produzione è stata / scarsa e
casuale, / è la vita che fa la poesia / non la poesia che fa la vita", in "Lettura di
poesia” alla Columbia University – 1975).

●Soltanto nel 1970 darà alle stampe la sua quinta e ambiziosa raccolta Elegiac Feelings
American, che si apre con l'omonimo lungo testo dedicato all'amico Jack Kerouac, morto
l'anno prima e contiene testi imprevedibili, provocatori e critici verso gli Stati Uniti.

Nel 1981 pubblica, dopo undici anni, la sua sesta e ultima raccolta poetica Herald of the
●

Autochthonic Spirit (Nunzio dello spirito autoctonio), dai toni retrospettivi.
Gregory Corso viaggiò molto (Sud America, Africa, Messico...) e visse a lungo in Europa: in
●

Francia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra, in Grecia, in Italia.

Trascorse quasi un decennio della sua vita (1957-1966) a Parigi, spesso all'Hotel Rachou,
●

detto "Beat Hotel", del Quartiere Latino, hotel in cui abitualmente risiedevano gli scrittori
americani della "beat generation”.

●Negli anni '70 e '80 visse spesso anche in Italia, dove veniva ormai considerato il
rappresentante della poesia americana "beat". A Milano andava ospite di Fernanda Pivano
(ospite di giorno, perché di notte preferisce invece dormire all’aperto, sotto le stelle dei
giardinetti…)

Nel 2000 Corso è operato a New York per un tumore, l'11 gennaio del 2001 muore a
●

Robbinsdale, presso Minneapolis.
più che un poeta della "beat generation"
                                    Gregory Corso è la "beat generation" stessa

● Gregory Corso ha rappresentato quasi teatralmente, e più a lungo di altri, il personaggio
che tutto il mondo ha ritenuto tipico della Beat Generation:
●                la trasandatezza
●                i lunghi viaggi
●                le letture in pubblico
●                l'affrancamento dal lavoro
●                il desiderio di stupire
●                il culto della libertà individuale
●                              e soprattutto
●                una poesia fatta di slanci, di malinconia, di rabbie
                                             ●

●In GC il rifiuto di ogni regola sottintende sempre la totale accettazione di un'unica,
semplice regola: essere poeta fino in fondo e senza compromessi
●   - Intimo ed indissolubile rapporto tra il poeta e la sua poesia:

           ●   «Poetry and the poet are inseparable – I cannot talk about poetry to you without

●   talking about the poet. In fact I, as a poet, am the poetry I write»

    ●   - Fu profondamente influenzato dal Romanticismo, in particolare, dall'idea che un poeta
          deve scrivere in maniera naturale e che la sua poesia deve riflettere le sue più intime
                                               sensazioni.
●   - Trasse ispirazione anche dal movimento surrealista, soprattutto per quanto riguarda:
●       # il linguaggio usato come “a vehicle of exploration and discovery”
●       # alcune caratteristiche stilistiche della sua poesia

Così come i surrealisti giocavano con la sintassi e il significato delle parole, così Corso cerca
●

di arricchire il suo linguaggio con insolite combinazioni di parole, spesso astruse:
●“I don't often use slang in my poetry, what I do attempt to do is «create new
words for new ideas».
●
●Corso giocava con la rappresentazione grafica dei vocaboli (scrisse The Bomb a forma di
fungo atomico, per esempio) e con i disegni, frutto estetico di percezioni della mente
La lingua è veramente il mezzo col quale egli può dar forma alle percezioni, constatazioni
e sogni che sembrano sovrapporsi nella sua poesia:

 forme arcaiche accanto a neologismi («Festooning mayest shangai the accursed»)

 termini sessuali («a baby virgina»), scientifici («mega-voltage»), dello slang («chick,
horse»)

 formule pubblicitarie («Rinso white! Rinso bright!»)

 animali e piante reali o surreali («nowhere bird», «orange owls», «peach-wolf», «leopard-
apples»)

 personaggi mitici e storici (Polifemo, Orfeo, Radamante, Nixon, Franklin, Fidel Castro)

 dell'arte o della poesia (Klee, Bosch, Chagall, Uccello, Tiepolo, Picasso, Rembrandt, Lorca,
Dante, Verlaine, Rimbaud, Baudelaire, Maijakovski, Quasimodo)

 della cronaca nera (Dillinger, the Esposito brothers)

 dello spettacolo e della musica (John Wayne, Clark Gable, Doris Day, Ingrid Bergman,
Herman Borst, Charlie 'Bird' Parker)

 dello sport (Joe di Maggio, Ted William)

 dei fumetti (Mickey Mouse, Flash Gordon, Batman)

 o della sua New York (Vito & Tony & Robby & Rocco, the Valenti kids, Cosette, Fortunato
Giappinelli)
Modifica la parola a suo piacimento:
  aggiungendo prefissi e suffissi («antiverdurous», «catless»),
 aggettivando («jacketed», «spider-webbed», «handin-poket youth», «Klee twittering
machine») o
 trasformando in verbo un nome che porta in sé una storia o una favola («somebody must
Christopher Columbus the mind», «they are Frankesteining America»,
  unendo una parola all'altra («fungi-man», «space-squatters», «fiendfriends»),
sovrapponendo un suono ad un altro («Ameri-cun») per creare un'immagine ad effetto

                      Sempre inseguendo “the magic of language”
Nella poesia di Corso la sensibilità alla sofferenza (personale, ma anche quella altrui),
l'estraniamento, la deriva, la polemica contro ogni convenzione sociale, si accompagnano
sempre a toni originali di nostalgia o di esaltazione creativa, di ironia e autoironia.

  Pur essendo consapevole che la condizione dell'artista contemporaneo è marginale,
insignificante, il poeta non abbandona il campo, lotta fino alla fine e lo fa con passione e
orgoglio, persino con gioia.

  Non si adatta all'orrore della condizione umana, alla frenesia delle città moderne,
all'uomo-macchina che agisce in modo automatico.

  Il poeta ribelle non si adegua nemmeno alla poesia aristocratica e accademica: nel mondo
e nei conflitti moderni cerca la propria strada. Non mira alla perfezione ma all'autenticità.

  Corso è convinto che l'arte possa aiutare l'uomo a dimenticare le miserie del mondo
terreno.
  La sua poetica è incentrata sul rifiuto dei valori borghesi e sull’alienazione dell’uomo nella
società, oltre che sulla ricerca della verità nei piccoli gesti della vita quotidiana.

  Il suo linguaggio è considerato il più onirico della Beat Generation, il più ingenuo e naif.,
senz'altro inconsueto, a volte bizzarro, che nasce da una lettura della vita fatta, prima che
sui libri, per le strade.
●I numerosi viaggi fatti in varie parti del mondo sono sempre stati uno stimolo alla sua
poesia:

                          ●   “ I wrote my poetry according to each environ ”

                                            ●                anche se

●   raramente il paesaggio è colto nell'aspetto naturale,

                                            ●   anzi, quasi sempre,

●   sente il bisogno di trasformarlo e perfino ricrearlo.

                                                   ●   Altre volte

●il paesaggio si presenta incolore, e serve solo da elemento introduttivo ad uno squarcio di
vita umana.

    ●   Il verde della natura, poi, più che al paesaggio è usato come elemento di contrapposizione
                            alla città colta nel dolore causato dall'uomo stesso,

                 ●   «Beyond tree humannes that city/that birth of our crimes… »

●Corso è poeta urbano, ma delle grandi città, dove coglie nelle strade con la sua penetrante
sensibilità sia la sofferenza sia l'indifferenza umana:

“ I stand in the dark light in the dark street/and look up at my window, I was
●

born there./The lights are on; other people are moving about./… /I cross the
street and enter the building./The garbage cans haven't stopped smelling”.
●          Il poeta più genuino della beat generation
               “Un solitario, ridicolmente ignorato dai patri allori,
                             Divino Poeta Maledetto”
                                   Allen Ginsberg

          Saremo noi i mitici dannati se accantoniamo questa poesia.
          Probabilmente Corso è il più grande poeta d'America, e sta
          facendo la fame in Europa.
                                Allen Ginsberg

     Era un birbante ma anche un cherubino della poesia: dovunque
     Passava seminava disastri, però anche le più belle poesie che siano
     State scritte negli ultimi cinquant'anni da un americano.
                                Fernanda Pivano

Insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta
 imprevedibilità,Qualunque cosa abbia detto o scritto
 ha sempre rivelato il dono di non dire mai Una sciocchezza.
                               Fernanda Pivano

                            Gregory era un ragazzino
                             duro dei quartieri bassi
                      che crebbe come un angelo sui tetti
                         e che cantava canzoni italiane
                            Con la stessa dolcezza di
                                Caruso e Sinatra
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