MAFIE E ILLEGALITA' UNO SGUARDO SULLA CITTA' E LA PROVINCIA DI VERONA - Rapporto 2016

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MAFIE E ILLEGALITA' UNO SGUARDO SULLA CITTA' E LA PROVINCIA DI VERONA - Rapporto 2016
MAFIE E ILLEGALITA'
UNO SGUARDO SULLA CITTA’ E LA
    PROVINCIA DI VERONA

         Rapporto 2016

                  a cura di
     Osservatorio Civico per la Legalità
                  Verona

               settembre 2017

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MAFIE E ILLEGALITA' UNO SGUARDO SULLA CITTA' E LA PROVINCIA DI VERONA - Rapporto 2016
Possiamo sempre fare qualcosa
    Giovanni Falcone

    Voglio ricordare che non esistono zone
    franche per la criminalità organizzata e
    che spesso l’assenza di episodi di
    cronaca particolarmente eclatanti non
    esclude affatto il proliferare di situazioni
    criminogene nel sottobosco dei rapporti
    imprenditoriali.
    Salvatore Mulas, Prefetto di Verona

    La mafia ha spostato molto del suo core
    business sull'attività imprenditoriale,
    rendendo quindi più forte il rapporto con
    la corruzione e così gli interessi
    economici si sono trasferiti al Nord, dove
    per lungo tempo si è pensato che la
    mafia non esistesse.
    Raffaele Cantone, Presidente Anac

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MAFIE E ILLEGALITA' UNO SGUARDO SULLA CITTA' E LA PROVINCIA DI VERONA - Rapporto 2016
INDICE

1. L'Osservatorio Civico per la Legalità:
       una sentinella sul territorio                                p. 4

2. Mafie e illegalità a Verona e provincia: lo scenario             p. 6

3. Mafie e illegalità a Verona e provincia: focus tematici          p. 9

             Mafie                                                  p.   10
             Droghe                                                 p.   13
             Incendi                                                p.   16
             Discariche abusive                                     p.   19
             Estorsione e usura                                     p.   22
             Corruzione e concussione                               p.   24

4. Conclusioni                                                      p. 27

5. Fonti                                                            p. 29

6. Documenti istituzionali                                          p. 32

ALLEGATI
Allegato 1 - LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN VENETO
Estratti dalla Relazione del deputato Alessandro Naccarato
per il Forum sicurezza del Partito Democratico - Ottobre 2016       p. 33
Allegato 2 - Risposta fornita dal Viceministro dell’Interno
Filippo Bubbico il 16 settembre 2017 ad una interrogazione
del deputato Mattia Fantinati del Movimento 5 Stelle in relazione
alla presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso
a Verona e provincia.                                               p. 37

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1. L'OSSERVATORIO CIVICO LEGALITA': UNA SENTINELLA SUL TERRITORIO.
   IL RAPPORTO 2016
Per il secondo anno consecutivo, nel corso del 2016 un gruppo di cittadini, in forma
completamente volontaria, si sono incontrati periodicamente presso il Monastero
del Bene Comune di Sezano ed hanno deciso di impegnarsi in un’azione di
monitoraggio civico su quanto avviene nella città di Verona e nella sua provincia in
relazione alla presenza delle mafie e a situazioni particolarmente preoccupanti di
illegalità.
Il lavoro è consistito nel consultare ogni giorno i principali quotidiani locali, anche di
altre regioni e di province limitrofe a quella di Verona, nonché diversi quotidiani on
line, locali e nazionali, sulla base di specifici argomenti e parole chiave. Gli articoli
raccolti sono stati successivamente analizzati e sistematizzati, ed è stata realizzata
una rassegna stampa pluritematica.
Il gruppo di lavoro, inoltre, ha consultato alcuni rapporti e relazioni istituzionali,
come ad esempio quelli della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, della
Direzione Investigativa Antimafia, della Direzione Centrale Servizi Antidroga insieme
ad interrogazioni parlamentari e a documenti stilati da altre associazioni ed enti.
Rispetto al 2015, il lavoro di redazione della rassegna stampa ha registrato una
significativa variazione nel numero degli articoli di stampa sia in termini quantitativi
che di contenuto.
Complessivamente, come riportato nella tabella sottostante, nel corso del 2016
sono stati raccolti 517 articoli, che possono essere suddivisi in due principali
categorie: 487 articoli di cronaca (94%) e 30 (6%) editoriali/commenti.
      TEMATICHE         ARTICOLI DI CRONACA       EDITORIALI/COMMENTI      TOTALE
    CORRUZIONE                  12                         -                 12
 DISCARICHE ABUSIVE             29                        4                  33
       DROGHE                  160                        9                 169
     ESTORSIONI                 29                        2                  31
       INCENDI                 148                        9                 157
        MAFIE                  100                        2                 102
       USURA                     9                        4                  13
      TOTALE                   487                        30                517
                                              4
Articoli rassegna stampa
                                                  valore assoluto
            180
            160
            140
            120                                                                              2015
            100                                                                              2016
            80
            60
            40
            20
             0
                             droghe               corruzione      discariche abusive
                  mafie                 incendi             estorsioni            usura

                                      Articoli rassegna stampa
                                           valore percentuale
     0,35
      0,3
     0,25
                                                                                             2015
      0,2                                                                                    2016
     0,15
      0,1
     0,05
        0
                          droghe                corruzione          discariche abusive
              mafie                   incendi                estorsioni              usura

I dati illustrati nei grafici evidenziano come il tema delle droghe e quello degli
incendi siano stati quelli più rilevanti trattati dalle cronache locali. Rispettivamente
n. 169 articoli pari al 32,7% del totale e n. 157 articoli pari al 30,4 % del totale. In
pratica, un articolo su tre ha avuto per oggetto questi due fenomeni.
Nel 2015, gli articoli sulle droghe sono stati n. 84 pari al 24,3% e quelli sugli incendi
n. 39 pari all'11,3%. Un balzo in avanti per le droghe dell'8,4% e per gli incendi del
19,1%

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2. Mafie e illegalità a Verona e provincia: lo scenario

Nel corso del 2016, diversi rappresentanti istituzionali, a partire dal Prefetto, hanno
più volte ammonito sulla necessità di non sottovalutare tutta una serie di situazioni
che denotano la possibile presenza di gruppi criminali organizzati, anche di stampo
mafioso, sia italiani che stranieri, sul territorio veronese.

Sul fronte del crimine organizzato italiano, gli articoli di cronaca consultati e gli esiti
di alcune inchieste giudiziarie, come ad esempio quella denominata Aemilia
condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, hanno messo in luce
come Verona e la sua provincia siano particolarmente oggetto di attenzione da
parte di esponenti della ‘ndrangheta calabrese, alcuni dei quali stabilmente residenti
in zona da anni, in particolare in paesi confinanti con le province di Vicenza e di
Brescia.
Un’altra compagine mafiosa interessata al territorio scaligero, in particolare all’area
del Lago di Garda, è la camorra campana, com’è emerso anche da un’inchiesta sul
riciclaggio di denaro sporco della Direzione investigativa antimafia di Trieste e
dall’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Napoli nei confronti della ditta
campana Lande Spa, coinvolta nei lavori della Tav Verona-Vicenza-Padova.
Sia gli esponenti legati alla ‘ndrangheta, in special modo quella proveniente dalla
provincia di Crotone – la ‘ndrina dei Grandi Aracri di Cutro – sia quelli facenti capo a
gruppi camorristi, operano in un’ottica non tanto violenta quanto piuttosto
imprenditrice, cercando di riciclare i capitali illeciti nell’economia locale. Il territorio
veronese interessa al crimine organizzato per la sua economia, in particolar modo i
settori dell’edilizia, dei trasporti, del turismo, della ristorazione, come attestato dalla
DIA, dalle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura scaligera e, da ultimo,
dall’aumento delle operazioni finanziarie sospette segnalate dall’Unità di
informazione finanziaria della Banca d’Italia. Un segnale concreto del reimpiego di
denaro sporco nell’economia locale è rappresentato anche dal dato sui beni
confiscati alla criminalità organizzata. Dagli 88 beni censiti in Veneto nel 2013, si è
passati ai 186 nel 2015. Verona è la seconda provincia per beni confiscati con 54
beni, preceduta da Venezia con 60.

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La criminalità organizzata straniera appare maggiormente interessata a gestire il
traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ad emergere, leggendo le cronache,
sono in particolare personaggi legati alla criminalità albanese, con presenze anche di
cittadini marocchini e cinesi. Operazioni antidroga che hanno portato all’arresto di
piccoli spacciatori si sono registrate non solo in città, ma anche nelle cosiddette
“Basse”, in particolar modo nell’area legnaghese e nelle zone ad essa limitrofe. A
Zevio, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stato
arrestato Osahenagharu Uwagboe, insospettabile operaio, ritenuto dagli inquirenti il
capo di un’organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe dal 2012 al 2014.
Alcuni “reati spia”, come certamente sono gli incendi, costituiscono un dato di
rilevante preoccupazione per il territorio scaligero. Nel 2016, il numero dei roghi,
spesso ritenuti di origine dolosa, è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Ne
sono stati censiti più di 70. Si brucia per danneggiare ma anche, probabilmente, per
intimidire. In tal senso, l’incendio che ha impressionato maggiormente è stato quello
che nel mese di dicembre 2016 ha visto andare a fuoco, in una sola notte, un’intera
flotta di Tir di un’azienda di autotrasporti veronese, i cui mezzi erano parcheggiati in
una stazione di servizio collocata lungo una nota ed importante via di transito.
L’episodio è stato oggetto di attenzione mediatica ed anche di interrogazioni
parlamentari. In una recente intervista a L’Arena, è intervenuto anche l’ex
procuratore Guido Papalia, che ha lanciato un monito da non sottovalutare: “Gli
incendi sono troppi per non essere segnali d’allarme”.

A Verona e provincia desta preoccupazione anche la gestione, il trattamento e lo
smaltimento dei rifiuti e la presenza di discariche abusive. La Commissione
Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti nella sua relazione finale sul
Veneto ha richiamato le parole pronunciate in audizione dal sostituto procuratore di
Verona, Valeria Ardito, che hanno messo in evidenza come per alcuni imprenditori il
fine di realizzare un profitto sia preponderante rispetto alle possibili sanzioni
pecuniarie a cui possono andare incontro una volta scoperti a violare le leggi in
vigore. Agevola questo tipo di comportamento anche l’attuale tempistica della
prescrizione dei processi. Affermazioni preoccupate e preoccupanti sulla diffusività
di questi comportamenti illegali legati al ciclo dei rifiuti e ai reati ambientali sono
state rilasciate anche da Girolamo Lacquaniti, dirigente della Polizia stradale di
Verona, che ha svolto diverse indagini sul fenomeno. Infine, secondo alcuni
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commentatori, dietro ai roghi che hanno colpito delle aziende di autotrasporto vi
potrebbero essere affari legati proprio al mondo dei rifiuti.

Sul fronte della corruzione, le cronache dello scorso anno hanno visto come prota-
gonisti imprenditori e dirigenti pubblici. L’episodio sul quale si è maggiormente con-
centrata l’attenzione della stampa è stato l’arresto di un importante imprenditore
scaligero operante nel settore dell’information tecnology. Secondo la procura di
Roma, al fine di accaparrarsi lucrosi appalti di enti pubblici, l’uomo avrebbe pagato
consulenze fittizie che, secondo gli inquirenti, altro non sarebbero che tangenti ma-
scherate. Nell’inchiesta sono stati coinvolti personaggi del mondo politico e faccen-
dieri accusati di aver creato un’associazione per delinquere finalizzata al compimen-
to di reati come corruzione, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, appropriazione in-
debita e frode fiscale.
Altre notizie in cui si parla di sospetta corruzione e concussione sono quelle relative
alle vicende del Consorzio Energia Veneto e all’arresto dell’ex direttore del Sert di
Verona e responsabile di Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Con-
siglio dei ministri dal 2008 al 2014.

Un ultimo tema oggetto di attenzione del gruppo di lavoro è stato quello delle estor-
sioni. In tal caso, l’episodio principale è stato quello relativo ad un imprenditore ve-
ronese truffato ed estorto da un gruppo di persone di origine calabrese. Si tratta di
personaggi che, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero rapporti con
esponenti della ‘ndrangheta crotonese.

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3. MAFIE E ILLEGALITA’ A VERONA: FOCUS TEMATICI

Al fine di avere un’idea più specifica, di quanto accaduto a Verona e provincia nel
2016 relativamente a fatti riconducibili alla categoria “mafie” e a quella più ampia di
“illegalità”, nelle pagine che seguono si propongono dei focus sui temi oggetto di
attenzione da parte dell’Osservatorio. L’ordine di presentazione è il medesimo
riportato nel grafico sopra, ad eccezione del tema “Mafie” che viene riportato per
primo.

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Mafie
Gli articoli raccolti lo scorso anno sulla tematica sono stati meno numerosi del 2015:
102 contro 114 e, in termini percentuali, hanno visto un calo del 13%. Questo dato
colpisce, soprattutto se messo in relazione ai continui segnali di allarme lanciati da
autorità, forze di polizia, parlamentari ed associazioni.
Il fatto più rilevante di cui gli organi di stampa hanno parlato riguarda le otto
interdittive emesse in dodici mesi – fino a luglio 2016 – dal Prefetto di Verona,
Salvatore Mulas, diventate 11 a giugno 2017. I provvedimenti hanno riguardato
aziende operanti nel settore edile, dei trasporti, del commercio e del turismo. Il
Prefetto ha dichiarato: “Voglio sottolineare che l’infiltrazione o l’insediamento della
criminalità organizzata nel Veronese non deve essere vissuta come un fenomeno di
cui è meglio non parlare, perché la denuncia di minacce ricevute, di estorsioni, la
richiesta di fatturazioni fasulle consentono alle forze di polizia di contrastare in
maniera più efficace una delinquenza che prolifera nell’omertà e nel silenzio dei
più”.

Altre notizie hanno riguardato un'opera considerata a rischio, come la TAV Verona-
Vicenza-Padova, per la presenza di una ditta campana (Lande Spa) oggetto di
un’interdittiva antimafia da parte del prefetto di Napoli.
In un’inchiesta della DIA di Trieste, Verona viene indicata “tra le città coinvolte sul
riciclaggio di somme provenienti da attività illegali tramite l'intestazione fittizia di
quote societarie a prestanome, a favore della criminalità organizzata campana”.
Un quotidiano nazionale – Il Fatto Quotidiano – ha dedicato alcuni articoli a
personaggi di famiglie calabresi residenti a Sona (Giardino, Nicoscia, Galasso,
Larosa). Secondo il giornale, queste famiglie sarebbero state attive negli anni ’70 e
’80 nel traffico di droga, con i proventi del quale hanno investito, nel veronese, nel
settore edile e della logistica. Alcune aziende ritenute collegate a queste famiglie a
loro volta considerate, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, in
contatto con esponenti della cosca Grande Aracri di Cutro, sarebbero coinvolte in
importanti lavori di opere pubbliche in Danimarca. Il Fatto ha parlato anche di
sospetti rapporti tra questi personaggi e l’amministrazione locale antecedente a
quella attuale. L’allora sindaco Tosi ha sporto querela.

Nei rapporti istituzionali consultati si può leggere quanto segue:
Relazione Direzione Investigativa Antimafia (DIA) 2016: “Nel Nord-Est la
‘ndrangheta mostra segni di operatività in Veneto, a Padova, nell’est veronese e nel
basso vicentino, tramite il traffico di stupefacenti e infiltrazioni nei settori del
turismo, della ristorazione e dell’edilizia”.
                                           10
Relazione Direzione Nazionale Antimafia (DNA) 2017: “Il Veneto, pur non avendo
un livello pervasivo di presenza criminale come quello delle quattro regioni del sud
del Paese, è un’area geografica che suscita notevoli interessi per vari gruppi
delinquenziali, sia autoctoni che allogeni in quanto vi è una capillare presenza di
piccole e medie imprese che possono essere “aggredite”, in relazione al protratto
periodo di crisi economica, attraverso il forzato subentro da parte di soggetti dotati
di capitali illeciti e disponibilità finanziarie dall’origine oscura (a scopo di
investimento o riciclaggio). Per quanto riguarda la provincia veronese, la DNA cita la
presenza di esponenti del clan Grande Aracri di Cutro, già oggetto di attenzione
investigativa da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna (Inchiesta
Aemilia). Il 22 aprile 2016, con 12 assoluzioni, una prescrizione e 58 condanne, per
un totale di 305 anni di galera, si è chiusa a Bologna la parte dei riti abbreviati del
processo Aemilia.
Il Dossier pubblicato nel maggio 2016 “Le mafie liquide in Veneto Forme e
metamorfosi della criminalità organizzata nell'economia regionale” a cura di
Unioncamere Veneto e Libera scrive “Edilizia, appalti pubblici, smaltimento dei
rifiuti, sanità, gioco d’azzardo, cantieristica navale, consumo di suolo, compro oro
questi sono i settori interessati. A Venezia, Verona e Vicenza la ‘ndrangheta opera
nell’edilizia e nei narcotraffici. Sul lago di Garda, Belluno e Padova opera la
camorra”.
Nella Relazione "La criminalità organizzata in Veneto" presentata dall’On.
Alessandro Naccarato al Forum sicurezza del Partito Democratico nell’ottobre 2016,
si legge “In provincia di Verona si evidenzia il radicamento di gruppi mafiosi attirati
dagli investimenti nell’edilizia e interessati all’usura, al riciclaggio e ai reati contro la
pubblica amministrazione. Sono presenti imprenditori di origine calabrese, attivi
nell’edilizia, nei trasporti, e nel turismo della zona del Garda, legati alla ‘ndrangheta
con ramificazioni nelle province di Parma, Modena, Cremona, Mantova e Reggio
Emilia.” La relazione di Naccarato riferische che Verona, assieme a Belluno e
Venezia, è la città veneta con maggior quota dei bonifici verso Paesi a fiscalità
privilegiata su bonifici verso l'estero.

Sono quasi quintuplicate in pochi anni le segnalazioni di operazioni finanziarie
sospette di riciclaggio che gli istituti di credito e finanziari trasmettono alla Banca
d’Italia. In Veneto erano 1.244 nel 2009, sono diventate oltre 5 mila nel 2014 e nel
primo semestre dello scorso anno erano già state raccolte oltre 3 mila segnalazioni.
In pratica dal Veneto arrivano quasi un decimo delle segnalazioni di tutto il Paese. Le
province più interessate sono quelle in cui il fenomeno mafioso appare avere
maggiori infiltrazioni: Verona e Padova.
                                             11
A Verona il trend è stato il seguente: 277 (2009), 437 (2010), 741 (2011), 1230
(2012), 1081 (2013), 1082 (2014); 664 (1° semestre 2015) (Fonte: Cromasia)

Da segnalare la notizia dell’arresto a Zevio di Osahenagharu Uwagboe, ritenuto dagli
inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo come il capo, tra il 2012
e il 2014, di un clan di mafia nigeriana, chiamata Black Axe.

INTERDITTIVE EMESSE DAL PREFETTO DI VERONA SALVATORE MULAS DA LUGLIO 2015 A
GIUGNO 2016.

22 luglio 2015
- Nico.Fer Moreno Nicolis, 60 anni, titolare del gruppo Nico.Fer srl, in via Turbina al Chievo, già
finito nella indagine denominata «Aemilia» (si precisa che Moreno Nicolis è stato assolto in primo
grado nel mese di settembre 2017).

19 settembre 2015
- Gri.ka Costruzioni di San Bonifacio, con sede in strada della Selva a San Bonifacio.

30 novembre 2015
- Tabaccheria di via Vasco De Gama per la cui proprietaria, Maria Anna Vaccaro.
- Francesco Piserà, titolare della Gfa srl di Bardolino, nonché gestore di alcuni locali e ristoranti
sul lago tra Peschiera, Salò e Desenzano. Piserà che è anche presidente della Bintar Snea Srl che
nelle due ultime stagioni invernali ha gestito gli impianti di risalita di San Giorgio e l’Hotel Malga
San Giorgio.

14 giugno 2016
- ALBI SERVICE & NOLEGGI S.r.l. di Sommacampagna
- A.G.L. GROUP S.r.l.s. sita a Nogarole Rocca, due aziende di autotrasporti recentemente
trasferitesi dalla Calabria e gestite - a vario titolo - dai componenti di una famiglia di origine
calabrese insediatasi a Verona.

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Droghe
Tra gli argomenti di cui l’Osservatorio si è occupato, sono le droghe a raccogliere il
maggior numero di articoli: 158. Rispetto all’anno 2015 si è avuto un incremento di
notizie di quasi il 50%. Di per sé questo dato è molto significativo e in linea con
quanto accaduto a livello nazionale, anche se il Veneto non si attesta come una delle
regioni con il maggior mercato di sostanze stupefacenti, che vede ai primi posti
Lombardia, Lazio, Campania e Puglia, come riportato nell’ultima relazione della
Direzione Centrale Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno (DCSA).
Verona e la sua provincia sono state oggetto di operazioni di polizia promosse non
solo dalle autorità locali, ma anche da procure di altre città italiane. Sono state 207
ed hanno portato al sequestro di 628 kg di sostanze stupefacenti, così suddivise: 332
kg di hashis, 271 di marijuana, 19 di cocaina, 6 di eroina (Fonte: Relazione DCSA
2016). Questi dati sui sequestri pongono Verona al vertice delle province venete.

Venendo al lavoro dedicato per redigere il Rapporto, e alla situazione particolare di
Verona, si è proceduto individuando nella catalogazione diversi sottogruppi:
 operazioni che hanno portato all’arresto di bande criminali o di personaggi di
  spicco appartenenti alla criminalità che si occupa dello spaccio di stupefacenti;
 sequestro di grossi quantitativi di droga non riconducibili nell’immediato a
  qualche banda;
 arresti di piccoli spacciatori.

L’operazione più importante e più legata al territorio di Verona è quella denominata
Malok, parola che in albanese significa contadino. Le indagini sono cominciate nel
2013 e hanno permesso di smantellare completamente un cartello formato da tre
bande di tre etnie diverse (italiana, albanese e nigeriana) che trafficavano
soprattutto in cocaina ed eroina. Le tre bande si aiutavano una con l’altra
nell’approvvigionamento della merce e dopo i primi arresti nel 2013 e 2014 sono
diventate molto più attente nei loro movimenti. Sono stati recuperati 2,2 kg di
sostanze nelle abitazioni dei fermati.
Altre operazioni (Hamster, Arrow, Orange, Taraqua) attuate da procure e forze di
polizia di altre città – Bari, Foggia, Roma – hanno permesso di sequestrare marijuana
e hashis e di arrestare persone di nazionalità albanese e marocchina. L’operazione
Taraqua, che ha coinvolto le polizie di diverse città dal nord e centro Italia, ha
permesso il sequestro di 100 kg di hashish e, per la provincia di Verona, ha
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interessato i paesi di Legnago, Villa Bartolomea, Castagnaro, Roverchiara.
Nell’operazione Orange sono stati coinvolti tre militari in servizio a Verona. Alcune
persone residenti a S. Ambrogio di Valpolicella sono state ritenute in contatto con
una organizzazione criminale dedita all’importazione di cocaina tagliata con farmaci
molto pericolosi. Infine, durante una perquisizione in un hotel di Castelnuovo del
Garda è stato arrestato un pluripregiudicato di origini calabresi in possesso di
sostanze stupefacenti destinate, secondo gli inquirenti, al mercato gardesano.
In relazione alla criminalità straniera operante nel settore degli stupefacenti va
ricordato che a Verona sono stati arrestati due criminali albanesi. Il primo è Besin
Muha, boss albanese, latitante, che incontrava il suo riferimento italiano a Verona.
Già condannato per lo spaccio di 11kg di droga, Muha è accusato di aver portato in
Italia 30 kg di eroina. Il secondo, invece, è un soggetto evaso dal carcere di Livorno,
arrestato per le vie del centro di Verona ad opera della Guardia di Finanza di Lecco:
qui aveva trovato l’appoggio di alcuni connazionali.
Cittadini di nazionalità albanese e marocchina sono stati arrestati per droga:
operavano non solo in città ma anche a Peschiera del Garda, Sirmione e Desenzano.
Alcuni di loro sono risultati regolarmente presenti in Italia e ufficialmente attivi
come operai o muratori.

Sequestro di grossi quantitativi di droga
Gli articoli consultati evidenziano come Verona sia un territorio di passaggio oltre
che di destinazione di quantità significative di droga. La sostanza stupefacente,
secondo quanto riportato in alcuni articoli, giunge ad esempio dall’Olanda, dalla
Spagna a bordo di auto e camion. La scoperta è avvenuta da controlli della polizia
stradale, della polizia ferroviaria o da indagini attivate per perseguire altri tipi di
reato. Non sono mancati casi, come a Bussolengo, di segnalazione da parte di alcuni
cittadini che hanno avvisato le forze di polizia insospettiti da certi comportamenti di
alcune persone di origine straniera. In certe situazioni, insieme alla droga sono state
sequestrate ingenti somme di denaro contante (es. 80 mila euro) e sono risultate
coinvolte persone insospettabili.
Nel Basso Veronese – Boschi S. Anna, Castagnaro e Villabartolomea – sono state
scoperte piantagioni di marijuana, gestite da cittadini di origine cinese che
utilizzavano dei capannoni dismessi. La coltivazione dello stupefacente avrebbe
portato ad un guadagno di circa 3 milioni di euro.

Arresti di piccoli spacciatori
Ben 99 articoli raccolti affrontano questo tipo di situazione. Senza entrare nel
dettaglio, si possono evincere alcuni luoghi dove lo spaccio a Verona si concentra
maggiormente. Si tratta, ad esempio, della zona dei Bastioni a San Zeno o Veronetta,
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Borgo Roma al Parco San Giacomo. Tuttavia, si può tranquillamente constatare che
l’intera città non ha un luogo immune dallo spaccio, se si pensa che il giorno di
Natale è stato arrestato uno spacciatore in Piazza Bra.
Per quanto riguarda la provincia, le zone di spaccio sono a macchia di leopardo,
anche se non si può non verificare che nelle “Basse”, in particolare Legnago, Cerea
ed aree limitrofe, si registra una concentrazione maggiore.
Gli spacciatori sono delle più svariate etnie. Le droghe consumate sono soprattutto
hashish e marijuana, leggermente meno la cocaina. L’eroina è quella meno
presente. Pochissimi sono gli articoli che trattano di ecstasy, nessuno di altre droghe
sintetiche.
La stampa veronese, in relazione al tema droga, ha parlato di attività svolte dai Sert
(Servizi per le Tossidipendenze), di alcuni percorsi di prevenzione realizzati dalle
scuole, Ulss e da alcuni Comuni (es. Bussolengo che ha istituito un Tavolo delle
dipendenze) ed ha riportato le prese di posizione di diversi politici in relazione alla
legalizzazione/liberalizzazione oltre che le segnalazioni alle autorità competenti di
situazioni particolarmente critiche.

       Fonte: Direzione centrale servizi antidroga, ministero dell’Interno, Relazione 2016

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Incendi

Non è stato facile fare la rassegna stampa sugli incendi, perché, salvo i casi eclatanti,
le notizie, per lo più di cronaca, sono sintetiche e difficilmente vengono riprese oltre
il momento in cui i fatti sono accaduti. Non avendo avuto notizie sull’esito delle
indagini svolte è difficile sapere se le cause siano o no imputabili a forme di illegalità.
Comunque sia, in diversi articoli si ipotizza l’azione dolosa.
Impressiona, il numero degli incendi, la tipologia e la zona in cui si sono verificati. Ad
esempio, le abitazioni in ristrutturazione pare abbiano una certa vocazione al corto
circuito, così come le macchine nei garage. Per non parlare delle rotoballe
incendiate nei mesi invernali. In alcuni casi si è trovato il responsabile in altri le
cause rimangono ancora ignote.
A fuoco nel veronese vanno anche le sterpaglie: qui si può parlare di poco senso del
bene comune o semplicemente di maleducazione. Tuttavia, se le sterpaglie vanno a
fuoco sulle colline di Avesa o sul Monte Luppia sul Garda, qualche dubbio sulla
dolosità non è da scartare.
Si è provato a suddividere le notizie per tipologia, orari, zone prendendo in
considerazione anche quegli incendi che ad un prima lettura sembrano proprio
casuali, per poter avere alla fine uno sguardo d’insieme.

Tipologia:
• ABITAZIONI: sono per lo più case isolate e vicino all’azienda e/o in
   ristrutturazione. Queste ultime hanno i tetti che si incendiano con facilità (11%
   del totale).
• FIENILI O STERPAGLIE: sono per lo più aziende agricole nelle quali vanno in fumo
   le rotoballe anche d’inverno e quasi sempre di notte (19% del totale).
• AUTOMOBILI: 6 automobili in due giorni: è la stessa Arena a rilevarne la
   stranezza. (7% del totale).
• ATTIVITA’ PRODUTTIVE: si va dal supermercato, al laboratorio di pittura,
   passando dall’officina meccanica alla casa del dolce, ma è un numero davvero
   elevato (25% del totale), soprattutto se sommate alla ristorazione e tempo libero
   (11%) dove troviamo la birreria, il camping, ma anche la sala giochi della
   Parrocchia ed il Tennis Club, per un totale del 36%.

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• RIFIUTI: a settembre 2016 un grosso incendio ha coinvolto l’isola ecologica del
  comune di Grezzana. I Vigili del fuoco hanno dovuto lavorare tutta la notte per
  spegnere l’incendio.
• IMMIGRATI: va senz’altro segnalato come, a Belfiore, l’8 dicembre sia stato dato
  alle fiamme un capannone, che avrebbe dovuto ospitare una cinquantina di
  rifugiati. Nei giorni precedenti all’incendio, qualche centinaio di persone, venute
  anche da fuori Verona, avevano fatto una manifestazione di protesta. Purtroppo
  questo è stato il primo episodio di una lunga serie che segnerà anche tutto il
  2017.
• CAMION: il 24 ottobre un rogo ha distrutto 5 camion della ditta Alfa Trasporti.
  Poco tempo dopo, nella notte tra l’11 ed il 12 dicembre, in un altro incendio sono
  andati distrutti 15 camion della stessa ditta e 6 camion della ditta Kendy.
• In relazione all’incendio dei TIR va rammentato che le dichiarazioni del Prefetto
  di Verona, dei deputati D’Arienzo e Naccarato del Partito Democratico, nonché di
  alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, sono state riportate più volte dai
  principali giornali locali, così come quelle dei sindacalisti Cgil Luca Cipriani e
  Andrea Residori, ma nel tempo non sono state rintracciate notizie sullo stato di
  avanzamento delle indagini. Solo il Mattino di Padova, ha ipotizzato un
  collegamento di questi roghi con il trasporto di rifiuti. I proprietari dell’azienda di
  trasporto hanno dichiarato di non aver mai ricevuto alcuna minaccia ed
  intimidazione. Tuttavia, il fatto che la loro flotta sia stata praticamente distrutta
  nell’arco di un mese riportando un danno superiore ad un milione di euro, non
  può non destare forti sospetti sulla fondatezza di questa affermazione. Sarà
  comunque cura degli apparati inquirenti capire cosa è realmente avvenuto.

Al fine di evidenziare meglio i luoghi e le zone – suddivise in: pianura, montagna,
città e lago – dove si sono verificati gli incendi, si è deciso di utilizzare una cartina
della provincia di Verona:

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   PIANURA con 34%           (n. 25 incendi sul totale di 73; articoli 36 su 141)
      MONTAGNA con il 26%       (n. 19 incendi sul totale di 73; articoli 28 su 141)
      CITTA’ con il 25%         (n. 18 incendi sul totale di 73; articoli 60 su 141)
      LAGO con il 15%           (n. 11 incendi sul totale di 73; articoli 17 su 141)

Gli incendi presi in considerazione sono stati 73, quasi il doppio rispetto a quelli
dell’anno scorso e si sono verificati in tutta la provincia. La maggior parte di essi si è
registrata in pianura, seguita da zone di montagna e cittadine. Il 43% degli articoli
raccolti sul fenomeno degli incendi parla dei roghi in città; meno, invece, della zona
Lago dove, oltre ai tetti in ristrutturazione, i roghi hanno colpito un camping, delle
sterpaglie sul monte Luppia e, in maniera decisamente devastante, le Officine
Cavattoni, che producono materiale per le infrastrutture delle gallerie.

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Discariche abusive

Un altro tema oggetto di attenzione dell’Osservatorio è stato quello inerenti i rifiuti
e, in particolare, quello delle discariche abusive.
Dalla lettura degli articoli, si evince che nel 2016 sono state scoperte e messe sotto
sequestro da parte della Guardia di Finanza:
•      una discarica abusiva di oltre 28.000 metri quadrati a San Massimo
•      una discarica abusiva di 4.000 metri quadrati a Caldiero
•      una discarica abusiva di 40.500 a San Martino Buon Albergo
In queste discariche erano presenti rifiuti di ogni genere (materiali edili, veicoli fuori
uso, macchine, materiale ferroso e legnoso, materiale per il dragaggio, ecc.). I titolari
ovviamente sono stati segnalati alla Procura della Repubblica ed ai vari Comuni di
pertinenza, nonché alla Provincia, all’Arpav ed alla Prefettura.

Altro episodio che va menzionato è quello avvenuto a Volargne dove, su
segnalazione di cittadini e Associazioni, è stata scoperto un piazzale adibito a
discarica a cielo aperto.

Earth Verona, un’associazione ambientalista, ha trovato sulla Strada delle Trincee,
una discarica di rifiuti con un’estensione di 50 metri quadrati.

Una discarica abusiva è stata trovata nel mese di marzo tra Castelnuovo e Peschiera.
Tra i rifiuti è stato trovato dell'amianto. Stessa situazione si è registrata a Gazzo
Veronese dove, in un cantiere dismesso, sono stati trovati 15 metri cubi di eternit.
Un’attenzione particolare è stata dedicata alla Relazione sul Veneto approvata dalla
Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti che nel corso dei
suoi lavori ha fatto tappa anche a Verona. Nel documento si parla della discarica di
Ca’ Filippine di Pescantina e si scrive che sono stati riscontrati “gravi problemi
all’ambiente, a causa della dispersione in falda del percolato” e della mancanza di
fondi per una bonifica, seria ed indispensabile, considerato che esiste il “…rischio di
disastro ambientale, determinato dal fatto che la mancata gestione del biogas
prodotto dal corpo rifiuti espone il sito a rischio esplosione”. Leggendo le cronache,
pare che l’azienda coinvolta nella gestione, la Daneco, sia sprovvista della

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documentazione antimafia, e i costi per bonificare il sito siano stati stimati attorno ai
60 milioni di euro. Somma che il Comune di Pescantina non è in grado di sostenere.

Nella relazione della Commissione Parlamentare sono riportate anche le
dichiarazioni della dott.ssa Valeria Ardito, Procuratore della Repubblica di Verona,
riguardo la criticità rappresentata dai tempi della prescrizione dei processi e la scelta
di un imprenditore di violare la legge in virtù del fatto che l’ammenda a cui ha
dovuto far fronte è stata di poco superiore ai 2.000 euro.

In materia di reati ambientali vanno citate le dichiarazioni del dott. Gregorio
Lacquaniti, dirigente della Polizia stradale di Verona, che ha dichiarato: «Lo scenario
che continuiamo ad osservare è quello di un diffuso e ramificato sistema attraverso
il quale trarre profitti a scapito della salute pubblica». Sono state 29 le persone
indagate per reati ambientali nel primo semestre del 2016; 3 aziende sequestrate
completamente; 1 azienda sequestrata parzialmente; 1 impianto abusivo di gestione
rifiuti sequestrato; 3 insediamenti industriali dismessi sequestrati; 5 aree a
destinazione agricola, cimiteriale, produttiva sequestrate; 3 sequestri di autofficine
abusive; 2 sequestri di autodemolizione che operavano in maniera difforme rispetto
all’autorizzazione; il sequestro di un’autodemolizione abusiva; 180 mila tonnellate
circa di rifiuti sequestrati; 45.000 euro di sanzioni amministrative; 3 autocarri
sequestrati per trasporto di rifiuti senza autorizzazione.

Da segnalare inoltre:
   - a Treviso vanno a processo, con l’accusa di associazione a delinquere
      finalizzata al traffico di rifiuti, pericolosi e non, 4 persone della ditta Vidori
      (Andrea Vidori– Maurizio Chierusin - Roberto Fier – Mauro Pivato). Secondo le
      accuse, per non dover sopportare i costi per il corretto stoccaggio e
      smaltimento dei rifiuti pericolosi, a Vidor fingevano di miscelarli in modo da
      farli apparire pronti per l’esportazione in Germania, dove dovevano essere
      distrutti. In realtà non venivano trattati come avrebbero dovuto. Inoltre, in
      azienda avrebbero falsificato la documentazione, scrivendo che si trattava di
      rifiuti diversi da quelli realmente trasportati dai camion della “Settentrionale
      Trasporti” in partenza dall’impianto di Vidor. I responsabili di due discariche, a
      Rimini e a Verona, avrebbero accolto nei loro impianti i rifiuti che non

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avrebbero potuto finire lì (alcuni provenivano da un’azienda di Arcade). Non è
       chiaro, tuttavia, leggendo gli articoli di quale discarica veronese ci si riferisca

   -   Dal Quotidiano L’Arena del 19 novembre 2016 si legge che “Un'indagine del
       Ros ha permesso di arrivare a un provvedimento di custodia cautelare a carico
       di sei persone titolari di quattro società operanti nel settore della raccolta,
       trasporto e smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, tutte sottoposte a
       sequestro preventivo. L'indagine ha documentato un meccanismo di illecito
       smaltimento di rifiuti inquinanti attraverso la loro indifferenziata miscelazione
       tra le scorie destinate alle acciaierie per lo sversamento nei luoghi di fusione,
       con la complicità degli addetti certificatori. Tra gli arrestati, posto ai
       domiciliari c'è anche Angelo Carugati, 44 anni, residente a Castelnuovo del
       Garda, in via San Martino, dipendente infedele di quella che quando è partita
       l'indagine (nel 2009) si chiamava Riva Acciaio Spa. L'uomo si trova ai
       domiciliari.”

Un ultimo problema che, in materia di ambiente, ha visto la stampa locale
particolarmente attenta è stato quello della presenza di sostanze perfluoro
alchiliche (PFAS) nelle acque del Fratta Gorzone a Cologna Veneta. Secondo le
autorità competenti e come riportato negli articoli consultati, la responsabilità di
questo inquinamento sarebbe della ditta Miteni spa e dell’impianto di depurazione
di Trissino, collegato al Fratta Gorzone.

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Estorsione e usura

Una serie di articoli, in misura sensibilmente inferiore rispetto ad altre tematiche
trattate nel Rapporto hanno riguardato i temi delle estorsioni e dell’usura.
Sui questi temi, la vicenda che ha suscitato maggiore interesse mediatico è stata
quella relativa all’operazione Premium Deal condotta dalla Procura di Verona con il
supporto della Guardia di Finanzia nel giugno dello scorso anno. Un’operazione che
ho visto indagate 25 persone, di cui 7 arrestate e tutte di origine crotonese, tra
Verona e Varese.
Truffa, estorsione, intestazione fittizia e riciclaggio di denaro di provenienza illecita.
Vittima un imprenditore veronese operante nel settore delle assicurazioni,
minacciato e percosso, cui sono stati sottratti circa 700 mila euro. All’imprenditore,
una persona ritenuta meritevole della sua fiducia, tale Domenico Mercurio insieme
ad Alfredo Antonio Giardino, aveva proposto un lucroso investimento immobiliare a
Sommacampagna rivelatosi successivamente impraticabile. Ecco la truffa. Per
recuperare il denaro versato, circa 430 euro, all’imprenditore era stato suggerito di
rivolgersi a persone “del mestiere” che, a fronte di un lauto compenso, avrebbero
recuperato il denaro versato. A garanzia del pagamento, le persone incaricate del
recupero crediti avevano preteso di ottenere l’emissione anticipata di assegni che,
successivamente, avevano cercato di riscuotere ricorrendo anche a minacce e
violenza, come constatato in alcune intercettazioni telefoniche – “Se non paghi
finirai a far compagnia ai vermi”, “Quando picchio i cristiani poi li lascio a terra” –.
Ecco l’estorsione. Dopo aver taciuto diversi mesi per paura e vergogna,
l’imprenditore si è deciso a denunciare la situazione alla Guardia di finanza veronese
ed è partita l’inchiesta.
Al gruppo delinquenziale, cui non è stato contesto il reato di mafia (art. 416-bis) né
l’aggravante del metodo mafioso, ad aprile di quest’anno il Tribunale di Verona ha
inflitto 22 anni e 4 mesi di carcere complessivi. L’imprenditore veronese ha ottenuto
un risarcimento di 358 mila euro.

In questa vicenda, così come in altre che hanno riguardato prestiti ad usura a piccoli
imprenditori locali con tassi elevatissimi, sono risultati coinvolti membri della
famiglia Giardino, calabresi da anni residenti a Sona. I Giardino, come riportato in un
articolo del Mattino di Padova, citando un brano dell’interdittiva emanata dal

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prefetto di Verona nei confronti della ditta Nicofer nel giugno di quest’anno, è
“famiglia già nota alle cronache in virtù del coinvolgimento di vari suoi componenti
fratelli in recenti operazioni della Guardia di Finanza di Verona (cd. operazioni
Premuim Deal, Goodfellas e Usual suspects) inerenti un racket di usura, estorsioni
ed anche un episodio di rapina a mano armata commessi in questo territorio e
sempre nei confronti di altri imprenditori; episodi nei quali sono stati coinvolti, in
veste di complici, anche soggetti di diretta riconducibilità ad ambienti mafiosi”. In un
processo a loro carico, come citato in un articolo de L’Arena, il Giudice per le
indagini preliminari, Laura Donati, ha scritto che il gruppo che praticava prestiti
usurai aveva “la dimostrata capacità di tessere una ragnatela che imprigiona i
debitori alla quale è assai difficile sottrarsi se non trovando il non facile coraggio di
rivolgersi all’autorità giudiziaria”.
I Giardino, originari di Isola Capo Rizzuto, di cui aveva parlato anche la trasmissione
Report, erano finiti sotto i riflettori della Direzione distrettuale antimafia di
Catanzaro nel 2015, nell’inchiesta Kyterion. Gli investigatori ipotizzarono un loro
possibile intervento in termini elettorali durante le elezioni che riconfermarono l’ex
Sindaco, Flavio Tosi – mai indagato nell’inchiesta – alla guida della città scaligera.
Michele Croce, leader del movimento “Verona Pulita” ha diffuso una foto che
ritraeva l’ex Sindaco in un bar di Sommacampagna insieme ad Antonio Giardino, in
occasione della campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. Tosi ha
sempre affermato di non conoscere i Giardino ed ha sporto querela nei confronti di
diversi giornalisti.

Il Fatto Quotidiano e il Mattino di Padova, attraverso la penna di Gianni Belloni,
hanno dedicato diversi articoli alle supposte presenze mafiose calabresi a Verona e
provincia.

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Corruzione e concussione

Dodici sono stati gli articoli raccolti durante il 2016 sul tema corruzione. La maggior
parte sono articoli di analisi di carattere generale e non molto specifici per quanto
riguarda il territorio veronese. Talvolta presentano interventi pubblici di commento
al fenomeno.

Tra i casi che hanno suscitato maggiore attenzione si ricordano quelli riguardanti gli
imprenditori Alessandro Leardini e Giuseppe Dal Cortivo.
   • Il primo, Leardini, da grande accusatore dell’ex vicesindaco di Verona Vito
       Giacino – condannato insieme alla moglie per corruzione – a seguito della
       riforma del 2012 introdotta dalla legge Severino è stato chiamato in causa dai
       magistrati scaligeri con l’accusa di “corruzione per induzione” per aver
       ammesso il pagamento di due fatture nel 2013, considerate tangenti
       mascherate all’allora vice di Tosi.
       Il pubblico ministero Beatrice Zanotti, che ha sostenuto anche l’accusa in
       giudizio nei confronti di Giacino e della moglie e che ha ribadito il ruolo
       determinante svolto da Leardini nello scoprire il malaffare, dopo aver
       applicato tutte le attenuanti per l’imprenditore imputato ha chiesto
       l’applicazione di una pena minima, del tutto simbolica, di 15 giorni di
       reclusione.
   • Giuseppe Dal Cortivo, presidente e amministratore delegato della ditta Cad.it,
       società quotata in Borsa e specializzata nella vendita di programmi di
       software alle pubbliche amministrazioni, viene posto agli arresti domiciliari
       nell’ambito dell’inchiesta “Labirinto”, promossa nel luglio dello scorso anno
       dalla Procura di Roma e che ha visto coinvolte 50 persone, di cui 24 arrestate,
       ed ha svelato l'esistenza di una rete di società fittizie, create ad hoc per
       evadere il fisco, mettere da parte fondi neri da utilizzare per pagare tangenti e
       accaparrarsi in questo modo appalti pubblici milionari, come quelli dell'Inps e
       di Poste Italiane. Le accuse formulate dagli inquirenti romani vanno
       dall’associazione per delinquere al riciclaggio, alla truffa, fino
       all’appropriazione indebita, al finanziamento illecito dei partiti, alle false
       fatturazioni e al traffico di influenze. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta vi
       sono anche Raffaele Pizza, fratello di Giuseppe, ex sottosegretario
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all’Istruzione quando Silvio Berlusconi e Antonio Marotta, avvocato penalista,
      deputato di NCD e ex componente del Consiglio Superiore della
      Magistratura.Secondo i magistrati romani il commercialista, Alberti Orsini e
      Pizza «pilotavano» le nomine di persone a loro vicine ai vertici di enti e società
      pubbliche come INPS, INAIL, Poste, ENEL, CONSIP, ACEA, ATAC, ASL e nei
      ministeri della Giustizia e dell’Istruzione. Successivamente, grazie alla
      presenza di queste persone, ottenevano sia degli appalti che dei subappalti
      per una serie di società che permettevano di emettere fatture false e quindi di
      accumulare fondi neri.La Cad it, secondo la ricostruzione dell'accusa riportata
      su L'Arena, avrebbe pagato quasi 800mila euro per delle consulenze fittizie. In
      realtà si tratterebbe di tangenti pagate per aiutare in maniera illecita la ditta
      veronese nell'aggiudicazione degli appalti con Poste Italiane, per un valore
      complessivo di 34 milioni di euro, tra il 2008 e il 2014.

Altra inchiesta che le cronache veronesi hanno riportato per quanto riguarda il
malaffare in ambito di rapporti con la pubblica amministrazione è quella riguardante
il “Consorzio energia veneto (Cev)” che, in teoria, dovrebbe coordinare acquisto,
distribuzione e vendita dell’energia per i comuni e gli enti pubblici consorziati:
efficienza e risparmio per i 1.190 accreditati. Invece, secondo la procura di Verona, il
Cev serviva a far vincere le gare d’appalto a ditte riferibili ai vertici del consorzio. Tre
aziende - Global Power, E-Globalservice spa e Vottoria srl – hanno come presidente
dei cda l’ex notabile dc Gaetano Zoccatelli. L’assicuratore è anche direttore del Cev.
Il 27 gennaio è stato posto agli arresti ai domiciliari con altre quattro persone, con
l’accusa di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Nell’indagine
è risultata indagata anche la senatrice Cinzia Bonfrico. Secondo quanto riportato dal
Corriere di Verona, per il pubblico ministero Gennaro Ottaviano, la parlamentare
avrebbe ottenuto una serie di benefici da Zoccatelli - due settimane di soggiorno «all
inclusive» in Costa Smeralda con la famiglia ad agosto 2015, l’assunzione di una
conoscente e quattromila euro di contributo elettorale per la campagna alle
Regionali del 2015 di Davide Bendinelli, suo «delfino» (contributo ammesso e
regolarmente registrato, ha attestato Bendinelli) - in cambio della presentazione di
un emendamento a favore del Cev affinchè quest’ultiomo potesse entrare nel
gruppo di 35 grandi enti appaltanti italiani, tra cui si annovera anche la Consip.
Accuse contestate dalla difesa della senatrice.

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Nel maggio del 2016 con l’accusa di tentata concussione e turbativa d’asta è stato
posto agli arresti domiciliari il dottor Giovanni Serpelloni, responsabile del
Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dal 2008 al 2014 e, in
seguito, direttore del Sert di Verona. Arrestati anche due dirigenti dell’Ulss
20: Maurizio Gomma, direttore del Servizio per le dipendenze 1 dell’Ulls 20 di
Verona, e Oliviero Bosco, responsabile dell’Uosd Centro di Medicina Comunitaria. A
giugno, il tribunale del riesame di Venezia ha revocato gli arresti ma ha disposto il
divieto di tornare al lavoro per i tre medici: per Bosco 4 mesi; Gomma 7 mesi;
Serpelloni 11 mesi.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Verona – pubblico
ministero Paolo Sachar – sono state condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia
Tributaria. Gli inquirenti scaligeri hanno contestato a Serpelloni e gli altri due
dirigenti di aver preteso in modo illecito dalla società assegnataria dell’assistenza e
manutenzione – la Ciditech – di un software – Mfp (Multifunctional Platform) –
utilizzato da oltre 200 Ulss italiane prima una percentuale sulle somme incassate e,
successivamente, a nome dell’Ulss 20, ma all’insaputa della direzione generale, 100
mila euro a titolo risarcitorio, minacciando la revoca dell’incarico. La gara successiva
di assegnazione dell’appalto, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stata assegnata
in modo fraudolento ad una società compiacente.
Serpelloni è tornato a dirigere il Sert dell’Ulss 9 nel maggio di quest’anno, come
riportato dai giornali locali. Stessa sorte per i dottori Bosco e Gomma. Tutti e tre
restano indagati.

Quelle della corruzione e della concussione sono situazioni che vanno attentamente
monitorate poiché, com’è stato sottolineato da Raffaele Cantone, Presidente di
Anac, «la corruzione è strutturalmente utilizzata dalla mafia. La geografia della
corruzione risente di questo fenomeno che in passato era più concentrato al sud,
ma negli ultimi anni è andata a estendersi via via in tutto il Paese.»

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4. Conclusioni

Il Rapporto 2016, senza alcuna pretesa di esaustività e nella consapevolezza di
essere uno strumento migliorabile, ha mirato a fornire, in un quadro sistemico, una
serie di informazioni già pubblicate su diversi mezzi di comunicazione locali e
nazionali, al fine di agevolare una discussione pubblica su un tema particolarmente
delicato, com’è quello delle infiltrazioni mafiose nel territorio veronese e della
diffusione di comportamenti illegali particolarmente gravi.

La lettura degli articoli, dei rapporti e delle relazioni ufficiali attesta che a Verona e
provincia non sono al momento emerse presenze di gruppi di criminalità organizzata
e mafiosi stabili e radicati sul territorio. Sono operanti, tuttavia, personaggi che si
atteggiano come fiduciari di gruppi mafiosi, in particolar modo ‘ndranghetisti,
interessati a riciclare capitali di origine illecita nell’economia locale.

Dalla lettura dei materiali raccolti e consultati emerge che particolare attenzione va
posta:

   • ai cosiddetti “reati spia”, come ad esempio gli incendi, il cui numero nel 2016
     è sensibilmente aumentato rispetto al 2015;
   • all’infiltrazione nel tessuto economico-produttivo, com’è attestato dalle
     interdittive prefettizie emesse nel 2016 e dal numero di operazioni finanziarie
     sospette;
   • ai dati sullo spaccio di sostanze stupefacenti, da cui emerge come Verona sia
     tuttora un centro nevralgico per questo genere di traffico illecito e criminale;
   • ai reati ambientali, in particolare il tema delle discariche.

A parere dell’Osservatorio serve una riflessione ed un’analisi più aggiornate ed
approfondite sul contesto veronese. Serve un giornalismo d’inchiesta. I soli articoli
di cronaca, raramente accompagnati da editoriali di commento, e i contenuti di
alcune relazioni ufficiali non aiutano a capire e ad inquadrare in un quadro organico
la pericolosità di certe situazioni. Di conseguenza, diventa difficile sensibilizzare la
popolazione, la classe politica e imprenditoriale sui reali pericoli che il territorio sta
correndo e potrebbe correre, come ha già ammonito anche la Commissione
parlamentare antimafia durante le audizioni svolte presso la prefettura di Verona. Il
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rischio è che se si continua a negare o a sottovalutare certe presenze criminali, può
verificarsi quanto già accaduto in regioni limitrofe, come ad esempio l’Emilia
Romagna e la Lombardia, dove la ‘ndrangheta calabrese si è radicata.

A fronte di questa situazione va ricordato che alcune realtà hanno da tempo iniziato
un’azione di sensibilizzazione. Sul territorio veronese, insieme all’attività
dell’Osservatorio, si sono moltiplicate le attività di educazione alla legalità e alla
cittadinanza responsabile nelle scuole, il numero degli enti locali aderenti ad Avviso
Pubblico è in aumento ed è stato istituito anche un coordinamento provinciale.
Positiva è anche l’istituzione di un presidio di Libera e l’utilizzo di un bene confiscato
ad Erbé per lo svolgimento di attività con giovani veronesi e di altre parti d’Italia.

Un altro segnale importante è costituito anche dal fatto che il 5 maggio 2017 la
Prefettura di Verona, Ance Verona e Cassa Edile hanno siglato un “Protocollo
d’intesa per la creazione di un rapporto di collaborazione nel settore delle white list
al fine di prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata”.

La Regione del Veneto, nel dicembre 2012 ha approvato un’importante legge di
prevenzione e contrasto alle mafie e alla corruzione (Legge 28 dicembre 2012, n. 48)
che ha permesso di attivare un progetto con le scuole – alcune delle quali anche
veronesi – e attività formative per gli amministratori pubblici e la polizia locale.
Tutto questo è molto importante ma non basta. La legge va attuata nel suo insieme,
stanziando ulteriori fondi per lo svolgimento di attività più strutturate e continuative
nelle scuole, risorse per la gestione dei beni confiscati, per la prevenzione dell’usura
e il sostegno alle vittime, nonché la stazione unica appaltante.

Probabilmente, com’è stato più volte suggerito da alcuni parlamentari veronesi e
veneti, il distaccamento di un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di
Venezia a Verona potrebbe facilitare il lavoro d’indagine sull’infiltrazione del crimine
organizzato in loco.

Pur con tutti i suoi limiti, sia in termini di risorse umane, esclusivamente volontarie,
sia di mezzi, l’Osservatorio continuerà a cercare di essere una sentinella sul
territorio, auspicando di poter contare sulla collaborazione di forze giovani e
competenti.
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5. FONTI

La redazione del Rapporto si è basata sulla consultazione delle seguenti fonti:

Agenzie di stampa
www.agi.it,
www.ansa.it
www.ansaveneto.it

Quotidiani
Agenpress
Altreconomia
Corriere di Verona
Cronaca di Verona
Il Ducato
Il Fatto Quotidiano
Il Gazzettino
Il Mattino di Padova
Il Sole 24 Ore
L'Arena di Verona
L’Adigetto
La Repubblica
L’Espresso
Report Garda
Verona Sera

Siti web
aduc.it
h24notizie.com
http://gazzettadimantova.gelocal.it/
http://gazzettadireggio.gelocal.it
https://giannibelloni.org
www. gazzettadellemilia.it
www.antimafiaduemila.com
www.arezzonotizie.it,
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www.avvisopubblico.it
www.bari.repubblica.it
www.bergamo.corriere.it
www.brescia.corriere.it
www.bresciaoggi.it
www.ciociariareport24.com
www.cn24tv.it
www.corriere.it
www.corrieredel veneto.corriere.it
www.corrieredelveneto.it,
www.cronachemaceratesi.it
www.fantagazzetta.com
www.foggiatoday.it
www.gardaweek.it
www.gazzettadimodena.gelocal.it
www.giornaleadige.it
www.ilcaffe.tv
www.ilcittadinodirecanati.it
www.ilcittadinomb.it
www.ilcorrieredellacitta.com
www.ilfattoquotidiano.it
www.ilfoglio.it
www.ilgazzettino.it
www.ilgiorno.it
www.ilmeteo.it
www.ilponente.com
www.immediato.net
www.imolaoggi.it
www.ladige.it
www.larena.it
www.latinatoday.it
www.lecconotizie.com
www.leccotoday.it
www.lettera43.it/
www.libero.it
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