La previdenza pubblica e privata e la riforma delle pensioni - INSIEME JUNTOS Associazione ROSARIO - Argentina - Antonio Bruzzese

 
Associazione
                 INSIEME JUNTOS
                ROSARIO - Argentina

La previdenza pubblica e privata e la riforma delle
                   pensioni

                   A cura del Presidente:
                 Antonio Bruzzese
©2006 Antonio Bruzzese
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La previdenza pubblica e privata e la riforma delle
pensioni
CLASSIFICAZIONE DEI PIANI E DEI FONDI PREVIDENZIALI ..................................................... 4

PIANO PENSIONE ................................................................................................................................ 4
PIANO PENSIONE PUBBLICO E PRIVATO ............................................................................................... 4
PIANI PENSIONE PERSONALI E OCCUPAZIONALI .................................................................................... 5
PRESTAZIONI DEFINITE E CONTRIBUTI DEFINITI ..................................................................................... 6
PIANI PENSIONE PROTETTI E NON PROTETTI ......................................................................................... 6
FINANZIAMENTO DEI PIANI PENSIONE ................................................................................................... 6
FONDI PENSIONE E CONTRATTI ASSICURATIVI PENSIONISTICI ................................................................ 7
FONDI PENSIONE APERTI E CHIUSI ....................................................................................................... 9
TIPOLOGIE DI FONDI PENSIONE CHIUSI ................................................................................................. 9
FONDI PENSIONE PUBBLICI E PRIVATI................................................................................................... 9

CARATTERISTICHE DEI SISTEMI PREVIDENZIALI ................................................................... 10

SISTEMA CONTRIBUTIVO O RETRIBUTIVO ........................................................................................... 11
GESTIONE PUBBLICA O PRIVATA ....................................................................................................... 13
CONTRIBUTI DEFINITI O PRESTAZIONI DEFINITE ................................................................................... 14
MODELLI DI GESTIONE PRIVATA ......................................................................................................... 16
MODELLI DI GESTIONE E CONFRONTI ................................................................................................. 20

LE RIFORME IN CORSO ............................................................................................................... 24

APPENDICE A CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI PREVIDENZIALI DEI PAESI OCSE ............. 28

APPENDICE B LA PREVIDENZA PRIVATA IN ITALIA ............................................................... 32

QUADRO REGOLATORE .................................................................................................................... 32
QUADRO ISTITUZIONALE ................................................................................................................... 32
COPERTURA ..................................................................................................................................... 33
SPONSOR DEL PIANO ........................................................................................................................ 33
GESTIONE DEI FONDI......................................................................................................................... 33
FONTI DI FINANZIAMENTO .................................................................................................................. 34
PORTABILITÀ DEL FONDO .................................................................................................................. 34
BENEFICI DI ANZIANITÀ (PENSIONI) .................................................................................................... 35
AUTORITÀ PER LA SUPERVISIONE DEI FONDI ...................................................................................... 36

©2006 Antonio Bruzzese
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Classificazione dei piani e dei fondi previdenziali

Piano pensione

Un piano pensionistico è un contratto che ha la finalità di garantire la pensione ovvero una
rendita vitalizia i cui sussidi o indennità non possono essere versati al lavoratore senza
un’ingente penale fino al raggiungimento di un’età, detta età pensionabile.
Questo contratto può essere parte integrante del contratto collettivo di lavoro, stabilito
dalle regole dei piani pensione o obbligatorio per legge.
Le regole e il funzionamento di un piano pensionistico, possono essere stabilite per legge
o sulla base di uno statuto o stabilite come pre-requisiti in un sistema fiscale che preveda
un’imposizione fiscale per raccogliere i risparmi dei lavoratori e garantire loro un reddito in
età pensionabile.
I piani pensionistici possono offrire ulteriore benefici o prestazioni in casi come disabilità,
malattia e reversibilità.

Piano pensione pubblico e privato

Pubblico: programmi pensionistici o di sicurezza sociale amministrati da enti governativi
(Stato, enti locali o istituti di sicurezza sociale). I piani pensionistici pubblici sono
solitamente finanziati col metodo PAYG1 o contributivo, anche se più recentemente molte
nazioni hanno adottato un sistema PAYE2 o retributivo per finanziare i debiti dei fondi
pensione o li hanno sostituiti con piani privati.

Privato: un piano pensione amministrato da istituzione diversa da un ente governativo.
I Piani pensione privati possono essere amministrati dal datore di lavoro che opera come
uno sponsor del piano.

pensione, da un fornitore privato di piani pensione (assicurazione o banca) o essere
istituito a livello di gruppi di imprese o industrie e incorporato nel contratto di lavoro.
I Piani pensionistici privati possono essere complementari o in sostituzione di un piano
pensionistico pubblico. In alcuni Stati possono riguardare anche i lavoratori dei settore
pubblico.

1
  Payg: espressione con la quale si indica un sistema pensionistico gestito mediante i contributi versati dai
lavoratori in servizio effettivo anziché mediante l’accumulazione dei contributi, versati dai lavoratori che ora
percepiscono la pensione, nell’arco della loro vita lavorativa.
2
  Paye: espressione con la quale si indica un sistema di pagamento delle pensioni finanziato con i contributi
versati dai lavoratori nel corso della loro carriera lavorativa.

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Piani pensione personali e occupazionali

Piani pensione occupazionali: l’ammissione è legata allo svolgimento di un’attività
professionale o d’impiego tra l’aderente al piano e l’entità che istituisce il piano (sponsor). I
Piani occupazionali possono essere gestiti dai datori di lavoro o da gruppi come
associazioni industriali e di lavoratori o associazioni professionali, insieme o
separatamente. Il piano può essere amministrato direttamente dallo sponsor o da un’entità
indipendente (un fondo pensione o un’istituzione finanziaria). Nel secondo caso, lo
sponsor può avere responsabilità di supervisione sulle operazioni del piano. I piani
occupazionali possono essere:

    •   Obbligatori: La registrazione e l’inserimento della forza lavoro in questi piani è a
        carico dei datori di lavoro e l’adesione è obbligatoria e regolata a noma di legge. I
        datori di lavoro si devono attrezzare per l’implementazione di piani pensione
        occupazionali e solitamente vi aderiscono.
        Nel caso in cui i datori di lavoro sono obbligati per legge ad offrire un piano
        pensione occupazionale, ma l’adesione dei lavoratori è volontaria, si considera
        comunque il piano come obbligatorio.

    •   Volontari: la creazione di questi piani (compresi i casi in cui firmando un contratto
        di lavoro si entra a far parte del piano o i casi in cui la legge richieda ai lavoratori di
        aderire a piani costituiti volontariamente) è su base volontaria per i datori di lavoro.
        in alcuni stati i datori di lavoro possono volontariamente costituire piani che siano
        da complemento alle prestazioni erogate dallo stato sociale allegerendone il carico.
        I piani volontari consentono al datore di lavoro l’esenzione dal pagamento di una
        parte o di tutti i contributi a suo carico, da versare al sistema previdenziale pubblico.

Piani pensione individuali: l’adesione a questi piani non è legata ad un rapporto di
lavoro. Sono costituiti e amministrati direttamente da un fondo pensione o da un
‘istituzione finanziaria che erogano la pensione senza alcun intervento dei datori di lavoro.
Il datore di lavoro può anche versare i contributi ad un pianio pensione individuale
piuttosto che ad uno occupazionale. Alcuni piani pensione individuali sono a numero
chiuso.

    •   Obbligatori: sono piani a cui un individuo deve aderire per legge a cui sono versati
        i contributi previdenziali a carico di lavoratori e datori di lavoro in genere. Il singolo
        può scegliere il piano pensione – solitamente tra un insieme ristretto di alternative –
        o essere obbligato a versare contributi ad un piano specifico.
    •   Volontari : la partecipazione a questi piani è volontaria per gli individui. Per legge
        non sono obbligati a versare i contributi ad un piano pensione. Includono anche
        quei piani cui le persone possono aderire se scelgono di sostituire parte dei benefici
        erogati dal sistema di sicurezza sociale con gli intrioti dei piani pensione volontari.

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prestazioni definite e contributi definiti

Piani pensione a contributi definiti (DC): sono piani in cui lo sponsor ed il lavoratore
pagano dei contributi fissi e non hanno vincoli legali sul pagare contributi successivi
aggiuntivi nel caso in cui aderiscano ad un piano previdenziale differente.

Piani pensione a prestazioni definite (DB): sono piani senza un livello contributivo
predefinito. Sono classificati come tradizionali, misti e ibridi.

      •   Tradizionali: un piano dove gli introiti sono legati da una formula, ai salari dei
          membri, alla durata dell’impiego o ad altri fattori.
      •   Ibridi: un piano dove gli introiti dipendono da un tasso di rendimento dei contributi
          versati. La redditività del fondo – l’interesse annuo che fruttano i contributi versati –
          può essere stabilitò in base alla sottoscrizione di un contratto o agganciato
          all’andamento di un indice di mercato (ad esempio il rendimento delle azioni in
          Europa o ancora il rendimento dei titoli di stato americani a 10 anni)
      •   Misti: quei piani che sono in parte a contributi definiti ed in parte a prestazioni
          definite, specificate separatamente ma contemplate entrambe nello stesso
          contratto.

Piani pensione protetti e non protetti

Tale classificazione si applica ai piani pensione personali e ai piani occupazionali.

Non protetti: un piano dove ne il fondo ne il gestore o lo sponsor del piano offrono un
ritorno garantito dell’investimento e il livello delle pensioni (anche quello minimo) non è
garantito, al punto che la pensione potrà anche essere inferiore ai contributi versati.
Protetti: sono quei piani non classificabili come non protetti, le garanzie possono essere a
carico del fondo, dell’istituzione finanziaria che lo gestisce o in ultima istanza dello Stato.

Finanziamento dei piani pensione

Piano pensione finanziato: Piano occupazionale o individuale che accumula i contributi
versati e li investe in determinate tipologie di strumenti finanziari (azioni e obbligazioni)
per far fronte al pagamento periodico delle pensioni. Gli strumenti che possono costituire il
portafoglio di un piano pensione sono stabiliti per legge (almeno le percentuali da detenere
in portafogli di ciascuno strumento) ed il loro uso è subordinato all’erogazione dei benefits
previdenziali.

piani pensione finanziati con riserve3: si tratta di una modalità di finanziamento del
fondo attraverso flussi cospicui (periodici, in soluzione unica, una tantum) di entrate nel
bilancio dello sponsor come riserve o provvigioni per il pagamento delle prestazioni
previste dai piani pensionistici occupazionali. Alcune strumenti finanziari che costituiscono
l’attivo del bilancio possono essere contabilizzati in conti separati allo scopo di finanziare i
benefits previdenziali, ma non sono legalmente o contrattualmente attività legate al piano

3
    ad esempio il trattamento di fine rapporto.

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pensione. Molti paesi dell’OECD non consentono questo metodo di finanziamento. Per i
paesi per cui è ammesso solitamente è necessaria un’assicurazione contro i rischi di
bancarotta del piano.

Piani pensione contributivi: piani finanziati direttamente attraverso i contributi
provenienti dallo sponsor del piano e/o dal partecipante al piano (solitamente lo Stato in
qualità di sponsor insieme al lavoratore). I pagamenti sono erogati tramite un sistema
contributivo in cui la forza lavoro in essere paga le pensioni degli ex lavoratori che si sono
qualificati al godimento dei benefici pensionistici. I piani contributivi possono avere
l’obbligo di mantenere delle riserve per coprire le spese immediate. Molti paesi non
consentono ai privati di gestire queste forme di finanziamento.

Fondi pensione e contratti assicurativi pensionistici

Fondo pensione: è un insieme di attività gestite da un’entità legalmente indipendente che
sono comprate con i contributi versati ad un piano pensione allo scopo di finanziare il
pagamento delle pensioni e dei benefits previdenziali. I membri del piano che gestiscono il
fondo hanno diritti regolati in base condizioni contrattuali sulle attività detenute nel fondo
pensione; diritti che di solito esercitano sotto forma di commissione sui profitti e sulle
spese di gestione del portafoglio.
I fondi pensione prendono la forma o di un’ entità con fini speciali con una propria
personalità giuridica (una fondazione, un gruppo di industrie o una singola impresa) o di
un fondo legalmente separato senza personalità giuridica amministrato da un’azienda
appositamente creata o da un’istituzione finanziaria che agisce per conto dei membri del
fondo che aderiscono ad un determinato piano pensionistico.

Contratto d’assicurazione previdenziale: E’ un contratto assicurativo che prevede il
versamento di una pensione da parte di una società di assicurazione che raccoglie i
contributi versati dal lavoratore, la cui erogazione avviene al raggiungimento di un’età
fissata nel contratto o in soluzione unica nel caso in cui l’assicurato recede dal contratto.
Molti paesi consentono dei piani pensione gestiti con fondi pensione, quale veicolo
finanziario unico per la realizzazione del piano. Altri paesi consentono anche contratti
assicurativi con fini pensionistici.

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                                                                                            7
Piani pensione privati: quadro funzionale

                                                         Piano pensione
                                                             privato

                                     Occupazionale                     Individuale

                           Obbligatorio     Volontario              Obbligatorio         Volontario

                           DB        DC     DB        DC        P         UP         P         UP

                                 P        UP      P          UP

                                                  Legenda:

                                                  DC: contributi definiti
                                                  DB: prestazioni definite
                                                  P: protetto
                                                  UP: non protetto

                         Piani pensione privati: quadro istituzionale

                                                          Piano pensione
                                                              privato

                                     Finanziato            finanziato                Non
                                                           con riserve               Finanziato

                                 Contratto                   Fondi pensione
                                 d’assicurazione
                                 previdenziale

                                          Con                                      Senza
                                          personalità                              personalità
                                          giuridica                                giuridica

                              Fondazioni              Imprese

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Fondi pensione aperti e chiusi

Fondo pensione aperto: è un fondo in cui è presente almeno un piano senza restrizioni
all’ingresso.

Fondo pensione chiuso: è un fondo in cui l’accesso ai piani pensione è riservato solo a
determinate categorie di lavoratori.

Tipologie di fondi pensione chiusi

Fondo di un datore di lavoro: è un fondo che raccoglie i contributi dei piani pensione
gestiti da un unico sponsor

Fondo di più datori di lavoro: è un fondo che raccoglie i contributi dei piani pensione
gestiti da più sponsors (ad esempio, il caso in cui ciascun datore di lavoro raccoglie i
contributi dei lavoratori e li trasferisce ad un fondo collettivo per la gestione dei fondi).
Possono essere di tre tipi:

    •   Per datori di lavoro nella stessa holding4 o compagnie collegate finanziariamente (ad
        esempio i gruppi bancari).
    •   Per datori di lavoro che svolgono la loro attività nello stesso settore industriale
    •   Per datori di lavoro indipendentemente dal tipo di attività che svolgono (fondi
        pensione collettivi).

Fondo di membri: è un fondo cui possono contribuire solo persone che gestiscono il
fondo stesso.

Fondo individuale: Fondo che raccoglie i contributi individuali dei singoli membri
solitamente sotto forma di depositi individuali.

Fondi pensione pubblici e privati

Pubblici: un fondo gestito dallo Stato e regolati dalle leggi del settore pubblico.
Privati: fondi gestiti da privati regolati dalle leggi del settore privato.

4
 gruppo di imprese in cui la casa madre ha partecipazioni azionarie nelle controllate che sono gestite da un
consiglio di amministrazione in cui ciascuno ha una quantità di voti in funzione del numero di azioni in suo
possesso

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CARATTERISTICHE DEI SISTEMI PREVIDENZIALI
In quasi tutti i paesi è presente un sistema di sicurezza sociale fondato su tre pilastri:

    •   La garanzia di un reddito minimo per anziani e indigenti
    •   Un sistema previdenziale obbligatorio basato sui reddito che garantisce il
        pagamento di una pensione dopo un certo numero di anni di versamenti
    •   Un sistema previdenziale integrativo su base volontaria.

L’ampiezza, la copertura e le funzioni di ciascun pilastro variano da paese a paese, ma la
il far riferimento a tre pilastri concettualmente distinti è una convenzione affermata.
Le strategie finanziarie e la gestione del primo e del terzo pilastro non risultano
particolarmente controverse, più complesse sono le questioni legate al secondo.
I programmi che garantiscono un reddito minimo garantito sono per lo più finanziati e
gestiti dal settore pubblico; si basano sul sistema contributivo (Payg).
I piani pensione individuali, per garantirsi una rendita vitalizia oltre una certa età, si basano
sul sistema retributivo e sono gestiti da aziende per lo più private.
Il sistema previdenziale obbligatorio in alcuni casi è gestito dal settore pubblico in altri da
compagnie private e può essere basato sul sistema retributivo o contributivo.
Il dibattito è più vivo soprattutto per quel che riguarda il secondo pilastro, recentemente si
parla in molti paesi di riforma del sistema previdenziale, in forte deficit in alcuni paesi o del
tutto inesistente in altri.
Il tema più che mai attuale della riforma della previdenza prevede quasi ovunque il
passaggio da un sistema statale di tipo contributivo ad uno privato retributivo5.
Un’analisi degli approcci utilizzati nel mondo per la gestione delle pensioni, mostra che il
settore pubblico e privato possono interagire a diversi livelli; ognuno riflette differenti
filosofie sul ruolo dello stato, delle parti sociali e l’importanza attribuita al far scegliere al
lavoratore. Ogni modello adottato comporta differenti costi di gestione e la possibilità o
meno di prevedere il livello della pensione (in termini di percentuale del salario percepito
nell’ultimo anno).
Attualmente molte nazioni sono stanno attuando la riforma dei propri sistemi previdenziali.
Le motivazioni e le vie intraprese hanno assunto le più disparate direzioni.
In Asia il dibattito sulle riforme è dominato da due elementi, l’aumento del numero di
anziani e come sostenere le spese crescenti. Nell’economie delle repubbliche ex
socialiste il problema è di adeguare il sistema previdenziale all’economia di mercato.
In America Latina le riforme sono motivate dalla necessità di limitare l’intromissione dello
stato nel sistema previdenziale e garantire migliori servizi ai partecipanti.
In America, Giappone ed Europa Orientale il problema sono i costi quasi insostenibili, di
una società che invecchia.
Si parla per lo più di due tipologie di riforme: parametriche e sistemiche. Le prime
riguardano la modifica di alcuni parametri di base che regolano la previdenza6. Le
seconde si concentrano su cambiamenti all’intero quadro previdenziale, l’attenzione è
posta in genere, sui seguenti temi:

5
  Il divario che si è creato tra numero di persone che versano i contributi (i lavoratori) e le persone che
percepiscono la pensione, ha reso insostenibile il sistema contributivo.
6
  Ad esempio i requisiti per il diritto alla pensione, l’età pensionabile, l’ammontare delle pensioni e dei
contributi da versare.

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• sistema contributivo o retributivo
    • gestione pubblica o privata
    • contributi definiti o prestazioni definite

Sistema contributivo o retributivo

Il sistema retributivo è tipico dei piani pensione privati, perché consente una migliore
gestione dei costi e assicura che il contratto sottoscritto dal lavoratore gli garantirà la
pensione indipendentemente dal fatto che fallisca o meno l’impresa per cui lavora. il
sistema retributivo è compatibile anche con la gestione pubblica.
Può condurre ad un miglioramento del quadro macroeconomico e garantisce migliori
rendimenti dei fondi investiti.

In alcuni casi il sistema retributivo può portare i seguenti miglioramenti:

I piani pensione possono essere finanziati con un livello di contributi inferiori
rispetto a quelli necessari per mantenere il sistema contributivo. Tale circostanza è
valida se il rendimento netto dei fondi pensione sia superiore al tasso di crescita del
salario. Se il rendimento netto è inferiore il sistema contributivo costa meno. L’analisi
delineata dei benefici del sistema retributivo, sottostima i rischi finanziari in cui incorrono i
lavoratori e non tiene conto dei costi gestione che dovrebbero quanto meno essere ridotti
al minimo.

Aumenta le fonti di finanziamento per la previdenza. In genere un sistema contributivo
trae i capitali per gli investimenti dei fondi pensione dalle tasse dei lavoratori, nel sistema
retributivo una parte dei fondi amministrati proviene anche dai risparmi di lavoratori e
imprenditori.

Aumenta il tasso di risparmio di una nazione. Se il sistema retributivo spinge i
lavoratori a risparmiare più di quanto farebbero altrimenti, i risparmi personali aumentano.
l’aumento riguarda soprattutto le classi medie e medio basse. Le classi con reddito alto
saranno sempre in grado di modificare il proprio portafoglio per far fronte alle maggiori
richieste del sistema retributivo lasciando invariato nel complesso l’ammontare dei
risparmi.
Tale crescita inoltre farà aumentare il saggio di risparmio nazionale se si tengono sotto
controllo i costi di gestione e gli eventuali costi di transizione (da sistema contributivo a
retributivo). La presenza di mercati dei capitali adeguati e sviluppati è un prerequisito
indispensabile. I fondi dovrebbero finanziare gli investimenti infatti e non il credito al
consumo.

Rende i mercati dei capitali più efficienti. In una nazione in cui i mercati finanziari non
sono completamente sviluppati, la presenza di fondi pensione può aiutare a velocizzare il
processo di sviluppo e a far crescere l’economia. La crescita è possibile se lo sviluppo e la
diffusione dei fondi pensione è incoraggiata da riforme istituzionali che prevedano anche la
creazione di mercati dei capitali più ampi. Per i piccoli paesi o nazioni che fanno parte di
un area economica e commerciale comune (UE, Mercosur) il legame tra sviluppo dei fondi
pensione e crescita dei mercati finanziari non è sempre vero.

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                              11
Il dibattito sulle caratteristiche del sistema retributivo che si è scatenato per mezzo della
stampa negli ultimi tempi ha del resto messo in luce che con tale sistema è improbabile
che si sia possibile:

Ridurre i costi di una popolazione che invecchia. Ogni anno i lavoratori che vanno in
pensione sono pagati con una parte del reddito nazionale; di conseguenza si riduce
l’ammontare di risorse che potrebbero essere utilizzate per altri scopi. Una saggia
gestione economica di un paese può far aumentare il reddito nazionale, se i pensionati
fruiscono del miglioramento del tenore di vita, allora la porzione di reddito nazionale che
spetta loro rimarrà invariata indipendentemente da come è finanziata. Se i fondi sono
investiti all’estero la nazione può consumare più di quello che produce7 per un periodo
indefinito ma quando i fondi serviranno per i consumi dei pensionati tale quota sarà
sottratta dagli altri usi cui era nel frattempo destinata. Per ridurre i costi di una popolazione
che invecchia sono necessarie soprattutto riforme parametriche.

Aumentare i rendimenti dei contributi versati. Se il sistema retributivo può funzionare
con un livello di contributi inferiori rispetto a quelli necessari per mantenere il sistema
contributivo, i lavoratori riceveranno maggiori rendimenti dai fondi versati. A livello
aggregato (di intera nazione) il miglioramento è minimo, i rendimenti maggiori infatti
porteranno ad un aumento dei costi di altre attività. Per esempio il passaggio da sistema
contributivo a retributivo comporta di costi molto superiori ai maggiori risparmi resi possibili
dal sistema retributivo.

In generale il sistema retributivo ha due principali controindicazione che hanno gia
scoraggiato alcune nazioni a riformare i loro sistemi contributivi. Questi sono:

Lenta fase di avvio. Una riforma per il passaggio dal sistema contributivo a quello
retributivo, in risposta al deficit accumulato dal sistema previdenziale di una nazione, non
è in grado di fornire benefici poiché i tempi necessari affinché il sistema prenda piede e
coinvolga la maggioranza dei lavoratori, sono estremamente lunghi. Si stima che sono
necessarie 3 o 4 decadi tra l’inaugurazione del sistema retributivo e il miglioramento dello
status economico dei pensionati.

Alti costi di transizione. Dove è gia operativo un sistema contributivo la riforma verso il
sistema retributivo può comportare dei costi di transizione sostanziosi. I fondi necessari
sono per lo più raccolti attraverso un aumento delle tasse, la riduzione della spesa
pubblica e l’indebitamento sui mercati finanziari. I fondi accumulati nei fondi pensione
serviranno per finanziare la transizione, peggiorando il livello del reddito nazionale di un
ammontare pari ai costi sostenuti. Il ministro delle finanze cileno ha stimato che dal 1981
al 1996 i costi della riforma previdenziale sono stati pari a circa il 5,7% del prodotto interno
lordo annuo, i capitali accumulati nei fondi pensione sono stai invece pari al 2,7% del
prodotto interno lordo, risulta un peggioramento del tasso di risparmio nazionale pari al 3%
del prodotto interno lordo.

7
    può gestire un deficit di bilancia commerciale finanziato appunto con i fondi pensione

©2006 Antonio Bruzzese
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Gestione pubblica o privata

Molti sono convinti che il sistema retributivo sia gestito meglio se i contributi sono raccolti
in fondi pensione privati. Ad essi si associano promesse di maggiori rendimenti e servizi
migliori. Più in dettaglio i vantaggi della gestione privata sono i seguenti:

Isolamento dalla politica nella scelta degli investimenti dei fondi pensione. Alcune
ricerche hanno dimostrato che i fondi pensione privati hanno registrato una performance
migliore, in termini di rendimenti lordi, rispetto ai fondi pubblici. L’evidenza empirica è
riconducibile al fatto che molti fondi pubblici hanno a disposizione una gamma maggiore di
possibilità di investimento. I fondi potrebbero essere utilizzati per fini politici, per acquistare
obbligazioni statali che rendono poco per facilitare il Governo nel finanziamento di progetti,
con rendimenti soprattutto in termini di apprezzamento politico.
Proprio per evitare interferenze politiche nelle scelte dei fondi pensione pubblici e della
loro dirigenza sono stati emanati molti provvedimenti, per ridurre le scelte di investimento.
Per esempio un fondo pensione può avere l’obbligo di tenere i fondi in depositi bancari o
obbligazioni statali. Tali restrizioni provocano minori rendimenti rispetto a quelli che si
otterrebbero potendo sfruttare a pieno tutti i mercati finanziari. Il Canada ha recentemente
modificato le norme che regolano gli investimenti del fondo pensione pubblico. In passato i
risparmi accumulati nel fondo potevano essere investiti esclusivamente in bond
governativi, ora sarà possibile diversificare gli investimenti come accade per i fondi privati.
Resta da vedere se tale manovra consentirà di ottenere rendimenti analoghi a quelli dei
fondi privati, senza incorrere in costi elevati.

Migliori servizi. Laddove le agenzie pubbliche hanno fallito nel fornire servizi decenti, un
cambio verso la gestione privata è un’alternativa attraente. La qualità relativa dei servizi
pubblici o privati varia molto da posto a posto così come l’applicabilità di questo
argomento parlando di gestione privata. Basti pensare ad esempio, che nel 1995 la
sicurezza sociale americana pubblica è stata premiata come la compagnia che forniva i
migliori servizi telefonici.

Maggiore efficienza operativa. Si ritiene che un’azienda privata sia un operatore più
efficiente poiché ha maggiori incentivi nel ridurre i costi, adottare i miglioramenti
tecnologici e le più efficienti procedure lavorative. L’impatto della riduzione dei costi legata
ad una maggiore efficienza ha la sua contropartita nelle spese per il marketing, necessario
ai fondi privati.
La gestione dei fondi pensione inoltre comporta economie di scala8, di conseguenza nelle
nazioni relativamente piccole il monopolio sulla previdenza può ridurre i costi, al punto di
eccedere i guadagni di efficienza che si hanno con i fondi privati.

Possibilità per i lavoratori di scegliere i fornitori. Molte riforme previdenziali sistemiche
consentono ai lavoratori di scegliere tra gestori di fondi in concorrenza tra loro. La
possibilità di scegliere è una caratteristica attraente, è possibile solo se la competizione è
garantita tra una varietà di gestori privati e fornisce un’ulteriore garanzia contro le
interferenze politiche sulle strategie dei fondi pensione.

8
    sarebbe a dire che più il fondo pensione è grande tanto minori sono i costi.

©2006 Antonio Bruzzese
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Le esperienze di alcune nazioni del resto suggeriscono che la gestione privata ha alcune
controindicazioni. Le due più rilevanti sono:

Eccessivi costi pubblicitari. Molte nazioni che hanno implementato la gestione privata
delle contribuzioni individuali, hanno rilevato che la competizione per acquisire clienti
genera costi pubblicitari eccessivi.
Maggiori costi fanno aumentare le commissioni sui rendimenti dei fondi e riducono a livello
aggregato il guadagno sociale e l’ammontare delle pensioni di ciascun individuo, in ultima
istanza. Le commissioni per spese amministrative ammontano al 18% del capitale gestito
in molti paesi dell’America Latina, al 25% nel Regno Unito. Le commissioni per
trasformare i contributi in rendite (pensioni) ammontano ad un altro 10% del bilancio delle
compagnie. In sostanza il costo totale della gestione privata è pari al 25% dei contributi
totali che corrisponde ad una riduzione del tasso di rendimento netto dei fondi del 2-3%
annuo. Solitamente le pensioni ammontano a circa il 6% del prodotto interno lordo in un
sistema previdenziale pubblico; se ad esso aggiungiamo i costi amministrativi la
percentuale salirebbe di un altro 2% circa.

Necessità di regole chiare. La riforma delle pensioni in America Latina si basa su
un’attenta regolamentazione di un limitato numero di fondi pensione autorizzati dal
governo. In Argentina e Cile ad esempio il legislatore sulla previdenza ha circa 10
impiegati per ogni fondo pensione autorizzato. Leggi e regolamenti specificano il tipo di
investimenti praticabili, le condizioni che consentono di migrare da un gestore all’altro e
molte procedure operative dei fondi privati.
Un’attenta regolamentazione è vista come una protezione necessaria per lavoratori e
governo. Il Regno Unito invece ha dato il via al programma di decentralizzazione dei fondi
pensione senza garantire una regolamentazione effettiva a tutela dei consumatori; ne
sono derivati costi maggiori e vari scandali di cui i lavoratori ancora ne pagano le
conseguenze.

contributi definiti o prestazioni definite

Quasi tutti i fondi pensione (pubblici e privati) riformati di recente prevedono un sistema
basato su contributi fissi. È previsto che la pensione sia calcolata utilizzando una formula
che tenga conto dei salario mensile medio dei lavoratori oppure che cambia al variare dei
redditi percepiti prima del pensionamento e dell’esperienza lavorativa . In un sistema del
genere sono specificati i contributi ma non le prestazioni cui daranno diritto. La pensione
mensile sarà pari alla rendita garantita dall’ammontare dei fondi versati più il loro tasso di
rendimento netto.
Un sistema che si basa su uno schema retributivo gestito da privati gode di molti vantaggi
qualora adotti un sistema a contributi definiti:

Aumenta la portabilità. È possibile cambiare fondo pensione solo se il sistema è a
contributi definiti, nell’altro caso sarebbe praticamente impossibile migrare da un gestore
all’altro.

Sviluppa la competizione tra i manager e aumenta le possibili strategie di
investimento. Ogni sistema previdenziale che preveda la libera scelta dei lavoratori, in
termini di gestori o di strategie di investimento è possibile grazie al sistema a contributi
definiti.

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                           14
Rinforza l’isolamento dalla politica. I lavoratori sono i più riluttanti ad accettare
interferenze politiche nella gestione dei loro fondi, anche perché minori rendimenti indotti
da scelte politiche sbagliate corrispondono ad una pensione peggiore.

Il sistema basato sui contributi definiti d’altronde ha delle controindicazioni tra cui:

I lavoratori si assumono rischi maggiori. Il fatto che l’ammontare della pensione non sia
prevedibile in un sistema a contributi definiti fa aumentare l’incertezza a carico del
lavoratore. L’ammontare della pensione dipenderà dalla relazione di lungo periodo tra
tasso di crescita del salario medio e rendimento degli investimenti, e dal legame tra livello
del salario e rendimento degli investimenti lungo tutta la vita lavorativa di un individuo.
Se si potessero prevedere le grandezze descritte, rimarrebbe comunque l’incertezza
legata ai cambiamenti dei tassi di crescita di ciascun aggregato che introduce un ulteriore
fonte di rischio.

Passività contingenti a carico del Governo. Se il governo garantisse una pensione
sociale minima, le variazioni nell’ammontare della pensione privata può causare passività
improvvise, dovute alla necessità di colmare il divario tra pensione minima e privata. Può
accadere ad esempio, che un gruppo di lavoratori che raggiunge l’età pensionabile abbia
diritto alla pensione minima poiché i rendimenti sui contributi versati non sono sufficienti a
garantire uno standard dignitoso di vita, a cui lo Stato ha il dovere di provvedere.

Difficoltà nei pagamenti delle rendite. I contributi devono essere convertiti in rendite
vitalizie, per assicurare al neo pensionato che i soldi versati gli basteranno per tutta la
vita.
La conversione solleva problemi sia politici sia tecnici. Un problema politico ad esempio è
se la conversione in rendite vitalizie debba essere volontaria o obbligatoria. In Europa le
riforme prevedono che la conversione sia obbligatoria mentre è opzionale in America
Latina. Un'altra tematica aperta è se i gestori dei fondi debbano indicizzare o meno le
rendite vitalizie ad un indice come i prezzi al consumo o il tasso di aumento dei salari. Nel
caso in cui sia prevista un indicizzazione all’indice dei prezzi al consumo, sarà necessario
che il governo emetta dei titoli di stato indicizzati all’inflazione per misurare l’indice di
aumento delle rendite.
Anche il sistema previdenziale retributivo deve fare affidamento a forme di finanziamento
contributive per proteggere le rendite dall’inflazione.

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                           15
Modelli di gestione privata

Un’ampia varietà di modelli si è affermata ed evoluta nell’ultimo quarto di secolo,
mostrando che esistono diversi modi per ripartire le responsabilità tra settore pubblico e
privato, tra gestori di fondi e lavoratori.

America Latina

Il modello latino americano (adottato con alcune variazioni anche in Ungheria, Kazakhistan
e Polonia) consente ai lavoratori di scegliere il gestore dei fondi pensione che sono liberi di
spostare i contributi versati da un gestore all’altro. Per tutta una serie di motivi tutti i fondi
pensione possiedono portafogli molto simili tra loro; i lavoratori di conseguenza scelgono il
gestore più che la filosofia di investimento.
In molti casi il governo raccoglie i contributi e li ridistribuisce tra i gestori dei fondi in pochi
altri (tra cui il Cile) anche la raccolta è decentralizzata. I fondi pensione sono responsabili
di registrare tutti i contributi ricevuti e quando un lavoratore raggiunge l’età pensionabile i
fondi pagano i benefici consentendo prelievi periodici o trasferendo il saldo accumulato
sino a quel momento ad una compagnia di assicurazione che trasforma il capitale in una
rendita vitalizia.
L’approccio cileno della prima metà degli anni ‘80 si è diffuso a molti altri paesi del
continente negli anni ’90 ed ha rappresentato il modello di riferimento. Ogni nazione ha poi
introdotto variazioni, per adattarlo alle diverse caratteristiche istituzionali, politiche e fiscali.
Una delle modifiche più comuni all’approccio cileno è stata di centralizzare il processo di
raccolta dei contributi, fatto per altro verificatosi anche in Cile per mezzo dell’istituzione di
agenzie di raccolta che fungano da tramite tra il datore di lavoro e i fondi pensione
prescelti dai lavoratori.
Centralizzare il processo di raccolta dei contributi presenta qualche problema nella misura
in cui la corruzione del governo rischi di disperdere parte dei soldi versati per fini
contributivi, d’altronde la decentralizzazione presenta svantaggi ancora maggiori. In
particolare casi di conflitto tra datore di lavoro e dipendente possono indurre il primo a non
versare i contributi; risulta infatti estremamente complesso verificare se il versamento sia
avvenuto o meno poiché nessuna istituzione è in grado di tracciare con regolarità la
totalità dei flussi finanziari. L’identificazione di un mancato versamento al fondo pensione,
di contributi comunque prelevati dal datore di lavoro è possibile solo se gestore del fondo
e lavoratori si coordinano e condividono le informazioni a disposizione. L’alto numero di
cause in Cile per motivi contributivi è indice dei problemi legati alla decentralizzazione.
In America Latina la centralizzazione della raccolta non è stata seguita da un processo di
alleggerimento delle responsabilità dei datori di lavoro in termini di contabilizzazione dei
contributi versati dai lavoratori; la segnalazione dei versamenti richiede al governo di
predisporre un sistema per la rapida acquisizione ed elaborazione delle informazioni
raccolte. Nei paesi dell’Europa dell’est si è fatto in modo invece, di alleggerire la mole di
lavoro a carico dei datori di lavoro lasciando maggior spazio al ruolo dello stato.
Argentina ed Uruguay hanno recentemente adottato un modello previdenziale simile a
quello cileno. Il sistema previdenziale è suddiviso in due parti; una gestita a mezzo di fondi
pensione privati e l’altra dallo stato che adotta il sistema contributivo a prestazioni fisse. La
parte a carico dello stato è in diminuzione e l’obiettivo è di rimpiazzarla con la gestione
privata. La raccolta dei contributi per i fondi pensione è per la previdenza statale è
effettuata dallo stato. In Argentina la raccolta è di responsabilità delle autorità fiscali
mentre in Uruguay è a carico dell’istituto per la sicurezza sociale. I fondi pensione

©2006 Antonio Bruzzese
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individuali sono gestiti come avviene in Cile. I lavoratori scelgono il fondo pensione e
possono spostare i propri contributi versati da un gestore all’altro, in Uruguay è anche
possibile scegliere un fondo gestito dalla banca centrale. L’Argentina come il Cile permette
al lavoratore che va in pensione di scegliere se ritirare un po’ alla volta i contributi versati
oppure acquistare una rendita vitalizia, in Uruguay i contributi sono convertiti in rendite
vitalizie da una delle 4 compagnie di assicurazione autorizzate, una delle quali è pubblica.

Regno Unito

Nel Regno Unito i lavoratori hanno la possibilità di scegliere un fondo privato o aziendale
piuttosto che il sistema previdenziale statale (possono anche ritornare al fondo pubblico
dopo aver dato la preferenza ad un gestore privato). Hanno in genere la possibilità di
scegliere tra un’ampia offerta di fondi pensione che offrono le più disparate possibilità di
investimento e possono migrare ad un altro fondo ogni anno, lasciando i contributi gia
versati presso il gestore iniziale. Il governo raccoglie i contributi e li distribuisce ai fondi
pensione privati che i lavoratori hanno scelto. I fondi sono responsabili di mantenere un
registro dei contributi versati e ricevuti che poi dovranno essere trasformati in rendite
vitalizie dal fondo stesso o da compagnie assicurative scelte.

Svezia

Il sistema svedese consente al lavoratore di scegliere tra un ampia gamma di strumenti
d’investimento mantenendo i costi per l’amministrazione dei fondi più bassi rispetto
all’America Latina e al Regno Unito. I fondi pensione individuali raccolgono contributi pari
al 2,5% del salario e sono complementari al sistema pubblico, finanziato dallo stato
mediante uno schema contributivo. Ogni società autorizzata a vendere fondi
d’investimento può partecipare al piano previdenziale obbligatorio a patto che mantenga
costi e commissioni al di sotto di una certa soglia. I lavoratori scelgono tra circa 400 fondi,
il governo raccoglie i contributi e gestisce la contabilità dei conti individuali.
I manager dei fondi che partecipano allo schema previdenziale sono ha conoscenza del
volume e del valore aggregato dei fondi provenienti dal sistema previdenziale statale ma
non dell’identità dei lavoratori che vi aderiscono e di cui gestiscono i fondi per fini
pensionistici. Si cerca mediante tale strategia di ridurre i costi legati al marketing tipici di
altri modelli previdenziali esistenti.
Quando l’individuo raggiunge l’età pensionabile i fondi versati e maturati sino a quel
momento sono trasformati in rendite vitalizie da una o due compagnie assicurative scelte
dallo stato con concorso pubblico.

Svizzera

Nel paese ai lavoratori è chiesto di contribuire, con tassi specificati, a fondi pensione
industriali, gestite dai lavoratori e dai rappresentanti dei datori di lavoro. Quando il
lavoratore va in pensione i soldi versati sono convertiti in rendite vitalizie. I lavoratori non
possono scegliere direttamente il fondo pensione o le filosofie d’investimento. L’approccio
svizzero è quello di un sistema totalmente privatizzato, in cui lo Stato interviene solo per
gli aspetti legislativi mentre al privato è demandato tutto il resto incluso la raccolta dei
contributi, la contabilità dei fondi individuali, la gestione del portafogli e il pagamento delle
pensioni. In Danimarca esiste un sistema simile.

©2006 Antonio Bruzzese
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Stati Uniti

Il modello istituzionale statunitense ha recentemente attirato l’attenzione di molti paesi in
procinto di realizzare riforme della previdenza sociale, per le caratteristiche e la
performance realizzata. Lo schema prevede che il governo scelga degli indici di mercato
calcolati da imprese private; si tratta di indici che evolvono in base alla performance delle
azione domestiche o internazionali e delle obbligazioni di imprese o del governo. Il
governo contratta con delle imprese private la gestione del portafoglio – con l’obiettivo di
replicare l’andamento dell’indice – e consente ai lavoratori di indicizzare il rendimento dei
contributi versati ad uno di questi indici. I lavoratori possono scegliere la filosofia di
investimento ma non il gestore dei fondi, l’opposto di quanto avviene in America Latina.
Nel modello statunitense il governo è responsabile di tutte le funzioni eccetto la gestione
del portafoglio e il pagamento delle rendite vitalizie. La caratteristiche più attraente sta neii
bassi costi di gestione, pari ad una piccola frazione delle spese supportate nel modello
latino americano.

Australia

A partire dal 1992 i datori di lavori hanno richiesto al governo australiano di istituire dei
fondi pensione individuali per gli impiegati, a cui contribuiscono con una percentuale
minima del salario del lavoratore. I fondi individuali sono portabili e i datori di lavoro
possono scegliere tra differenti possibilità per gestire il mandato. I lavoratori non hanno
alcun ruolo formale nell’amministrazione dei fondi o nella definizione dei parametri eccetto
quelli che riescono a modificare grazie all’azione sindacale.
Il datore di lavoro può istituire un fondo a prestazioni o a contributi definiti, anche se il
secondo modello è il più popolare per via dell’obbligo per legge, di un minimo contributivo.
Il fondo può essere aziendale, a livello di industria o di gruppo di datori di lavoro. I datori di
lavoro che non garantiscono la creazione di fondi per la previdenza sono soggetti a multe
di entità ben superiore ai contributi che dovrebbero versare.
I fondi pensione sono istituzioni legali e sono 8000 in tutto il Paese. Più della metà sono
sponsorizzati da una singola impresa o da un gruppo di imprese; in genere si tratta di
grandi compagnie. Un altro largo gruppo consiste di fondi pubblicamente offerti
sponsorizzati da istituti finanziari, studiati appositamente per consentire alle piccole
imprese di soddisfare i requisiti di legge senza dover investire fondi nella creazione di
fondi d’impresa. Un centinaio sono invece fondi di industri della stessa tipologia creati sulla
base degli accordi sindacali raggiunti; sono gestiti dai rappresentanti dei lavoratori e
rappresentano il ramo dell’”industria previdenziale” che sta crescendo di più.
In base alla legge i lavoratori dopo i 55 anni possono ritirare in soluzione unica i fondi
versati o trasformarli in rendite vitalizie. Solo il 10% dei benefici è pagato sotto forma di
rendite nonostante la legge incoraggi tale mezzo di pagamento. La minoranza che
trasforma il fondo in rendita può accordarsi con il gestore del fondo oppure trasferire il
saldo ad una compagnia assicurativa o banca che provveda al versamento della rendita.
Data la struttura del sistema previdenziale australiano (che per altro prevede il pagamento
di una pensione minima a tutte le persone oltre una certa età) non è possibile ottenere una
stima dei costi di gestione trattandosi di una parte del sistema non regolamentata. Alcuni
studi sostengono che le spese da sostenere per commissioni sono di poco inferiori a
quelle del sistema cileno.

La tabella nella pagina seguente mostra un’analisi comparativa di alcuni modelli al fine di
fornire un quadro riassuntivo di alcune considerazioni sin qui delineate.

©2006 Antonio Bruzzese
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Schema riassuntivo dei piani pensione individuali
                                             America          America
                  Piano                       Latina           Latina          Australia    Regno Unito         Svezia
                                              (Cile)         (Uruguay)

Caratteristiche Generali

È obbligatorio?                                 Si                Si               Si            No                Si
                                                                                        a                  b
Tasso dei contributi (% del salario)           13%              7.50%             9%         3.4–9.0%            2.50%

                                               Per la
Finanziamento statale                                             No               No         Parziale             No
                                            transizione

                                           Gestore del                        Gestore del
Chi raccoglie i contributi?                                   Governo                        Governo           Governo
                                             fondo                              fondo

                                             Datore di        Datore di         Datore di    Datore di         Datore di
Chi versa i fondi?
                                              lavoro           lavoro            lavoro       lavoro            lavoro

                                           Gestore del       Gestore del      Gestore del   Gestore del
Chi mantiene la contabilità?                                                                                   Governo
                                             fondo             fondo            fondo         fondo

Periodicità di informativa
                                             Mensile           Mensile          Mensile       Annuale           Annuale
sull’andamento del fondo

Gestione degli investimenti

                                                                                Datore di
Chi sceglie il gestore?                     Lavoratore       Lavoratore                      Lavoratore        Lavoratore
                                                                                 lavoro

Chi sceglie le strategie di                Gestore del       Gestore del      Gestore del
                                                                                             Lavoratore        Lavoratore
investimento?                                fondo             fondo            fondo

Quante strategie alternative sono
                                             Nessuna          Nessuna           Da 0 a 5      Illimitate        Illimitate
possibili per i lavoratori?

Prelievo dei fondi

Consentito il prelievo di parte dei
                                                No                No               Si       Fino al 25%            No
contributi versati?

È obbligatorio trasformare i contributi
                                                No                Si               No            Sic               Si
in rendite vitalizie?

Le rendite sono indicizzate ai prezzi?          Si                No               No          al 3%              Nod

Chi sceglie il fornitore del vitalizio?     Lavoratore       Lavoratore        Lavoratore    Lavoratore        Governo

Garanzie

Sul tasso di rendimento assoluto?               No                Si               No            No                No

Sul tasso di rendimento relativo?               Si                Si               No            No                No

Minimo garantito?                               Si                No               No            No                No

È possibile liquidare il fondo
                                                Si                Si               No            No                No
pensione?

fonte: Urban Institute, 1999.

a
  Effettivo al 2002.
b
  Il tasso dipende dall’età dell’individuo ed è maggiore per i lavoratori più anziani
c
  a 75 anni.
d
  Può essere indicizzato al valore del portafogli

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                                                             19
Modelli di gestione e confronti

Come gia visto il sistema retributivo potrebbe garantire la pensione con un basso livello di
contributi. Una regola del pollice è la seguente: il sistema retributivo è sostenibile con
contributi minori fin tanto che il tasso netto di rendimento del portafoglio è superiore al
tasso di crescita del salario. Siccome i modelli di gestione possibili differiscono tra loro
soprattutto per i costi amministrativi la possibilità di abbassare i tassi contributivi sarà
soprattutto funzione del modello prescelto.
La tavola seguente mostra il rendimento reale di obbligazioni e azioni e il tasso di crescita
del salario tra il 1953 ed il 1995 per le 4 nazioni più industrializzate.

Rendimento reale degli investimenti e tassi di crescita del salario per 4 nazioni
industrializzate- 1953 – 1995
                                                                     Differenziale
                                                          Crescita
                Rendimento     Rendimento     Portafoglio            tra salario e
  Nazione                                                    del
                  azionario   obbligazionario   misto                 portafoglio
                                                           salario
                                                                         misto
Giappone             8.1            3.8           6.6        5.0          1.6
Germania             7.4            3.9           6.3        4.8          1.5
Regno Unito          7.8            1.8           5.6        3.6          2.0
Stati Uniti          8.2            2.2           5.6        1.0          4.6

I dati nella tabella lasciano intuire quale sia lo spazio per i costi amministrativi in un
sistema retributivo. Sono i valori nell’ultima colonna. Se i costi superano tali percentuali il
sistema retributivo risulterà più costoso in termini di contributi a carico dei lavoratori. I
risultati assumono un’occupazione costante nel periodo, quindi per avere una stima più
realistica andrebbe sottratto al valore nell’ultima colonna il tasso di crescita
dell’occupazione.
Si può osservare come l’esperienza americana sia stata significativamente differente
rispetto a quella degli altri paesi grazie alla più lenta crescita dei salari negli USA, il
risultato è stato uno spazio di manovra raddoppiato rispetto a quello degli altri paesi.
La tabella successiva mostra una stima approssimata dei costi di gestione dei fondi sulla
base del tipo di approccio adottato per alcuni paesi.

                         Costi di gestione dei fondi per approccio
                         (percentuale del valore dei fondi accumulati)
                                   Approccio centralizzato             Costi
                         Danimarca                                       0.3
                         Svizzera                                        0.5
                         Stati Uniti Assicurazione per gli insegnanti    0.3
                         Previdenza pubblica USA                         0.4
                                        Approccio decentralizzato
                         Australia                                    1.0 - 2.4
                         America Latina                               1.1 - 1.9
                         USA piano 401k                               1.3 - 2.5

I modelli basati su un approccio decentralizzato, hanno costi maggiori anche superiori ai
differenziali tra salario e portafoglio misto della tabella precedente. Il risultato è che i
lavoratori che partecipano al sistema previdenziale secondo schemi retributivi
probabilmente otterranno una pensione più bassa rispetto ai lavoratori per cui la

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                            20
previdenza è regolata da una schema contributivo. Le nazioni in procinto di riformare il
sistema previdenziale devono prestare molta attenzione alla struttura economica e alle
caratteristiche istituzionali del paese, se uno degli obiettivi è quello di ridurre le tasse sui
contributi da versare.
L’ammontare della pensione è un altro aggregato soggetto a variazioni a seconda del
modello prescelto. In un sistema a contributi definiti non è possibile prevedere con
esattezza l’ammontare della pensione, l’incertezza può essere divisa in due componenti.
Una è l’incertezza associata con il non poter preveder il tasso di crescita del salario reale e
dei rendimenti medi degli investimenti nel futuro; l’altra è relativa all’impatto su ciascun
gruppo della situazione socio economica in cui vivono e di come si riflette sul tasso di
crescita dei salari.
La tabella seguente mostra il tasso di contribuzione necessario per ottenere una pensione
pari al 50% dell’ultimo stipendio date differenti ipotesi circa l’evoluzione del saggio di
crescita di salari e investimenti.

Tassi di contribuzione necessari per avere una pensione pari al 50% dell’ultimo
salario date diverse ipotesi su rendimenti di investimenti e salari (35 anni di lavoro)
Rendimento                            Tasso di crescita del salario
 netto medio
     degli         1%             2%              3%               4%           5%
 investimenti
      3%            12             14             17                20
      4%             9             11             13                16           18
      5%             7             8              10                12           14
      6%                           7               8                10           11
      7%                                           6                7            9

Con un divario tra salari ed investimenti simile a quello americano e con un modello di
gestione della previdenza sociale a costi ridotti è sufficiente una contribuzione mensile del
7% per ottenere una pensione pari al 50% dell’ultimo salario. Con un modello più costoso
(decentralizzato) e con un divario tra salario e rendimento simile a quello di Germania o
Giappone sarà necessario un tasso di contribuzione pari almeno all’ 11% del salario.
La domanda che ci si può porre è se un lavoratore che inizia la sua attività lavorativa ed è
tutelato da un sistema di previdenza sociale in grado di contenere i costi, debba
contribuire ad un tasso pari al 7% o all’11%?.
Recenti studi indicano che dipenderà essenzialmente dalle caratteristiche strutturali del
modello previdenziale adottato, in particolare dalla presenza o meno di fondi pensione in
competizione e dal modo in cui è organizzato il pagamento delle pensioni. Modelli
centralizzati risultano migliori anche se si possono ottenere buoni risultati con il modello
svizzero e svedese, un po’ meno con il modello cileno, poiché a differenza dei primi due
introduce competizione su ogni aspetto del sistema previdenziale, facendo aumentare i
costi ,rendendo ancor più incerte le variazioni future del valore dei fondi9.
Una classificazione dei vari approcci possibili si possono distinguere i sistemi privati in
base a 4 elementi: grado di isolamento dalla politica, possibilità per il lavoratore di
scegliere, bassi costi di gestione, possibilità di prevedere la pensione.

9
 Tanto maggiore è l’incertezza sugli andamenti futuri, tanto più alto è il rischio che si corre. Il giusto
bilanciamento tra rendimenti accettabili e rischio richiede una gestione accurata.

©2006 Antonio Bruzzese
                                                                                                             21
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