La crisi dei mutui subprime - VFinance

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La crisi dei mutui subprime - VFinance
La crisi dei mutui subprime
Continuando i racconti sulle grandi crisi finanziarie dalla
Bolla delle DotCom facciamo un salto di circa 10 anni… nel
biennio 2007/2008 scoppia un terribile terremoto finanziario
con epicentro a New York… la crisi dei mutui subprime!

                 Il sogno di tutti i cittadini americani, che
                 nella file degli anni 90 compravano con
                 avidità azioni di aziende tecnologiche
                 diventa dal 2001 quello di poter comprare
                 una casa di proprietà… non solo per motivi
                 residenziali ma anche per realizzare facili
guadagni sfruttando la costante e incessante crescita dei
prezzi delle abitazioni.

Proseguono negli Usa le strategie di sostegno alla “casa”
avviate dalle autorità governative americane negli anni di
Roosvelt e del New Deal mentre la Federal Reserve contribuisce
ad alimentare il mercato immobiliare con una politica
monetaria accomodante e tassi di interesse ai minimi storici.

Le Banche fiutano il grosso affare e spingono la leva dei
finanziamenti per gli acquisti degli immobili… l’unico
elemento che frena gli istituti di credito nell’erogare
massivamente mutui ipotecari è il rischio di insolvenza e
l’incidenza sul capitale degli accantonamenti imposti dalla
normativa!

Ma l’occasione di grandi e facili guadagni è troppo ghiotta…
nasce quindi l’esigenza di trovare uno stratagemma per poter
espandere i volumi dei finanziamenti senza appesantire i
bilanci di rischi di inadempienza!
Dalla mente brillante di giovani e rampanti banchieri, riuniti
nelle direzioni finanziarie delle principali Banche Mondiali,
viene scoperta la gallina dalle uova d’oro… la
Cartolarizzazione!
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Già utilizzata in una versione basica
                       negli anni settanta dalle agenzie Fannie
                       Mae, Ginnie Mae e Freddie Mac (società
                       private ma di emanazione governativa che
                       avevano lo scopo di sostenere il mercato
dei mutui immobiliari) viene “geneticamente modificata” grazie
a sofisticate tecniche di ingegneria finanziaria…
Ma in cosa consiste la cartolarizzazione?
Nella fase I, quella già sperimentata con successo dalle
agenzie governative, una Banca cede ad un soggetto esterno
creato ad hoc (“società veicolo”) un pacchetto di mutui,
esternalizzando di fatto il rischio di insolvenza e
anticipando il rientro dei flussi di cassa di diversi anni (le
scadenze dei mutui ipotecario sono solitamente di 10,15,20,30
anni).
Nella fase 2, e qui subentra l’innovazione finanziaria… le
Banche creano dei titoli obbligazionari collegati ai mutui
ceduti… questi titoli vengono denominati MBS (Mortage Based
Securities) e vengono collocati presso i consumatori ai quali
viene di fatto trasferito il rischio finale di insolvenza.

                      Le istituzioni finanziarie hanno quindi
                      trovato    il   modo    di   espandere
                      sensibilmente le attività in rapporto al
                      capitale proprio (fenomeno del leverage
                      o leva finanziaria)… Inevitabilmente
                      viene dato un forte impulso alla
                      concessione dei mutui persino a soggetti
che non posseggono adeguati requisiti di reddito, lavoro e
patrimonio (Ninha – No Income, No Job, No Asset)… i cosiddetti
mutui subprime!

Un ruolo rilevante lo rivestono anche le principali agenzie di
rating che per anni valutano in maniera eccessivamente
positiva i prodotti derivanti dalla cartolarizzazione
favorendone la diffusione virale (superficialità o confitti di
interesse???). Giudizi che poi nel 2007/2008 vengono rivisti
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al ribasso (downgrading) quando a seguito degli aumenti dei
tassi della Fed, crescono le rate e iniziano a verificarsi
rilevanti casi di insolvenza da parte delle famiglie… in
particolare da parte di quei soggetti che già all’origine non
avevano i requisiti per l’accesso al credito!

E poi, quasi per magia, accade quello che sempre succede
quando si è in presenza di una “bolla”!… Inizia un inesorabile
processo di contrazione della domanda di immobili e un
conseguente crollo verticale dei prezzi che sembrava fossero
destinati a crescere sempre (“il mattone è il mattone!”).

La Bolla Immobiliare si sgonfia in maniera inesorabile… i
costruttori che hanno investito nella realizzazione di nuovi
immobili non riescono a vendere gli appartamenti.

Il declassamento dei titoli Abs e Mbs garantiti dai mutui (ora
in sofferenza…) porta ad un contesto di grande sfiducia, le
Banche non si prestano più denaro fra di loro, diminuisce la
liquidità e la Fed e il Tesoro sono costrette ad intervenire
per salvare alcuni grandi gruppi bancari… ma si tirano
indietro quando la quarta banca di investimento americana,
Leman Brothers dichiara il proprio stato di difficoltà.

                        Il 15 settembre 2008 Leman annuncia
                        il   ricorso      al     Chapter   11
                        (paragonabile          alla    nostra
                         amministrazione controllata) e le sue
                         azioni perdono l’80% del valore…
                         l’indice Dow Jones perde oltre 500
                         punti in un solo giorno… dagli Stati
Uniti si diffonde un clima di paura e di incertezza che
destabilizza i mercati finanziari.

In breve tempo, la crisi dei mutui subprime contagia
l’economia reale statunitense ed europea, provocando una
caduta di reddito e occupazione.

In Europa il propagarsi della crisi coinvolge per prima il
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Regno Unito, costretto alla nazionalizzazione di Northern
Rock, istituto specializzato in mutui ipotecari e tra le prime
cinque banche del paese (impegno di circa 110 miliardi di
sterline) poi a seguire anche tutti gli altri paesi… In
Germania lo stato interviene con 436 miliardi di euro tra
garanzie e acquisto di titoli subordinati mentre in Italia lo
Stato mette in campo misure decisamente soft (solo 4 miliardi
per l’acquisto di subordinati di quattro banche per sostenere
l’erogazione del credito…).

Grazie ai poderosi interventi fiscali dei governi, alle
politiche monetarie sempre più accomodanti e la nascita e
l’esplosione del quantitative easing i mercati negli anni
successivi hanno ritrovato la giusta serenità tornando a
crescere con regolarità; l’indice globale Msci World dai
minimi del 2009 (circa 670 $) si è apprezzato costantemente
negli anni recuperando i valori pre-crisi nel corso del 2011
(circa 1,400 $) per poi arrivare a quotare oltre 2.000 $ nel
2020 (+189% rispetto al 2009).

Ancora una volta i comportamenti emulativi e non sempre
razionali degli investitori hanno innescato dinamiche
speculative che hanno prima portato euforia e crescita dei
mercati per poi generare incertezza e panico con gravi
conseguenze anche per l’economia reale!

La Bolla delle Dotcom…
La nostra ricerca sulle grandi crisi che nel corso degli anni
si sono scatenate sui mercati finanziari ci porta oggi tra
fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo secolo…

In contrapposizione con la Old Economy fondata sull’industria
tradizionale e gravata da alti costi di gestione nasce il
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sogno di fare impresa senza l’esigenza di uno spazio definito
e con la possibilità di accedere ad un mercato “globale”..
Nasce la Net Economy che si basa sullo sviluppo del digitale e
della rete Internet… le aziende protagoniste vengono definite
dotcom companies dal suffisso dotcom (.com) con il quale
generalmente operano.

                 Uno dei simboli di questa nuova era è
                 Netscape, il primo broswer con testo e
                 immagini    incorporate,    un’innovazione
                 sconvolgente per gli utenti di Internet che
                 nel frattempo aumentano in maniera
esponenziale… L’azienda ideata dal giovane Marc Andreessen
anticipa sul mercato il colosso dell’informatica Microsoft e
Netscape diventa in poco tempo il browser più utilizzato nella
rete!

Il 9 agosto 1995 Netscape fa il suo debutto in Borsa con una
IPO di grandissimo successo… si era deciso di offrire le
azioni a 14 dollari, ma all’ultimo minuto il           prezzo
dell’offerta iniziale raddoppia a 28 dollari!

Gli investitori credono nello sviluppo del digitale e della
tecnologia… in tutto il mondo giovani visionari creano
progetti aziendali innovativi che riescono a sviluppare grazie
alle tante società di venture capital e alla riduzione dei
tassi interessi bancari… non servono ingenti capitali, non
occorrono migliaia di dipendenti e capannoni e macchinari
sofisticati… basta (sembra…) un’idea originale, un minimo di
competenza informatica e la voglia di cambiare il mondo del
business!

Dagli Stati Uniti all’Europa si assiste a una crescita
economica che sembra senza fine, una disoccupazione sempre più
bassa, un miglioramento della qualità della vita…

Le Borse mondiali vanno in fermento!

L’indice dei titoli tecnologici Nasdaq che nel 1997 quotava
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1.300 $ e nel 1999 arrivava a circa 2.200 $ nel 10 marzo del
2000, nel pieno dell’euforia dei mercati finanziari arriva a
toccare 5.132.52 punti nel trading intraday.. prima di
chiudere a 5048.62 punti raddoppiando i valori dell’anno
precedente!

Società di investimento, venture capital e persino istituzioni
e banche centrali sembrano non temere la fine di questo
virtuoso ciclo di crescita economica… Il presidente della
Federal Reserve Alan Greenspan nel 1999 dichiara che “È
difficile valutare se il rialzo della Borsa negli anni ‘90 sia
una bolla insostenibile. Generalmente le bolle vengono
percepite solo a fatti accaduti. Individuare una bolla in
anticipo implica ritenere sbagliato il giudizio di centinaia
di migliaia di investitori ben informati».

             Negli Stati Uniti iniziano in questi anni un
             virtuoso percorso di crescita due aziende di
             eccellenza… Amazon nasce nel garage del geniale
Jeff Besos con il sogno di diventare il più grande store
mondiale di libri e film… nel maggio del 1997 fa il suo
ingresso in Borsa al prezzo di 1,5 $… nel 1999 il titolo
arriva a quotare 85 $… un incredibile incremento del 5.571%
nonostante i grandi sforzi economici e gli esigui profitti.

          Inizia a brillare anche la luce di Apple, azienda di
          Cupertino fondata dal visionario Stev Jobs… quotata
          per la prima volta nel 1980 al prezzo di 50
          centesimi di dollaro nel settembre del 2000 già
quota 4,53 $!

Ma anche in Italia, il paese del Bot e dei Btp arriva la mania
delle azioni delle società tecnologiche… tutti in fila negli
Uffici Titoli delle Banche (i cosiddetti Borsini…) per
acquistare le azioni di società finora sconosciute.

          Il sardo Soru offre il primo accesso gratuito ad
          Internet e lancia Tiscali… nel settembre del 99
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viene quotata in borsa al prezzo di 46 €. Nel
febbraio del 2000 quota 1.200 €…. con 3.500 dipendenti e una
capitalizzazione addirittura superiore a quella dell’azienda
simbolo del paese… la Fiat!

E tutti desiderano avere nel proprio portafoglio le azioni
della Ebiscom, la società che ha dato vita a Fastweb. Il
giorno della quotazione in Borsa, nel marzo del 2000 solo
pochi fortunati si sono visti assegnare le azioni e il titolo
viene sospeso per eccesso di rialzo… introdotta al presso di
160 € nel febbraio del 2000 sfiora il valore di 820 € (+ 412%)
Ma il caso più eclatante è il collocamento di Finamatica… il
24 novembre 1999 il titolo viene quotato in Borsa e registra
uno straordinario quanto sconvolgente incremento del 700%! Le
azioni inizialmente introdotte a 5 € chiudono la giornata a 40
€… nel marzo del 2000 valgono addirittura 191 €… una crescita
miracolosa del 3.730%!

Ma… Inaspettatamente a marzo del 2000 i bilanci pubblicati da
molte aziende risultano deludenti e mostrano criticità sinora
ignorate (scarsa capitalizzazione, debito elevato, risultati
economici insufficienti…). Inevitabilmente iniziano le vendite
e i disinvestimenti… l’euforia viene sostituita dal panico!

L’indice Nasdaq perde rapidamente valore… in soli tre giorni
scende del 9%! Nell’ottobre del 2001 arriva a quotare 1.700 €
registrando un inquietante -66% rispetto al valore di marzo
del 2000.

Nel corso del 2001 molte Dotcom companies chiudono o diventano
oggetto di operazioni di acquisizione e fusione. Nel 2004,
solo il 50% delle società quotate nel 2000 sono ancora attive
e a quotazioni infinitesimali rispetto ai loro massimi…
Tiscali perde circa il 90% del suo valore in un solo anno
(oggi quota 0,10 €…), Ebiscom e Finmatica dopo gli “anni
ruggenti” e i momenti di gloria sono uscite fuori dai listini!

Ma non tutti i mali vengono per nuocere… dalle macerie di
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questa grande crisi sono nate aziende che oggi rappresentano i
pilastri dell’economia globale.!

                    Solo per citare i casi più clamorosi
                    Amazon dopo anni di sofferenza è diventata
                    leader del commercio elettronico e quota
                    sul Nasdaq 2.350 $ (+ 33.00% rispetto ai
                    minimi del 2001!) mentre Apple, dopo aver
rivoluzionato il mondo dell’informatica e della telefonia
quota 305 $… +29.000% rispetto ai minimi del post bolla!
Il Nasdaq nonostante le crisi dei mutui subprime (2007/2008) e
del debito sovrano (2010/2011) e le forti perdite causate
dalla pandemia Covid-19 quota oggi 8.900 $, + 400% rispetto ai
minimi del 2001.

Ancora un volta gli investitori, con i loro comportamenti
irrazionali e influenzati dal comportamento della massa,
passando dall’euforia nei momenti di crescita al panico nella
fase di crisi hanno generato andamenti dei i mercati
finanziari decorrelati rispetto ai valori dell’economia reale!

p.s. Anche io prenotai le azioni in collocamento di Finmatica
per me e per molti clienti della Banca in cui lavoravo… ma,
come immaginerete, non fui trai fortunati assegnatari!

La crisi del 29… Dagli Anni
Ruggenti     alla    Grande
Depressione!
Dopo la Bolla dei Tulipani (1637…) facciamo un bel salto nel
tempo per ricordare un’altra grande crisi scoppiata dopo anni
di grande euforia! Ancora una volta il ruolo da protagonista
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lo interpreta l’essere umano umano e i suoi comportamenti
irrazionali!

                           Ci troviamo negli Stati Uniti
                           d’America alla fine del primo
                           conflitto mondiale… i ruggenti anni
                           Venti!

Anni di benessere e spensieratezza… negli Usa il pensiero
principale è comprare, consumare e divertirsi… gli anni
ruggenti… l’età del Jazz!

Il cuore pulsante di questa prosperità è Wall Street, la Borsa
di New York! Nel periodo che va dal 1922 al settembre 1929
l’indice azionario Dow Jones passa da 63,0 a 381,17… registra
quindi uno straordinario incremento di circa il 500%.

Molti risparmiatori iniziano a investire in borsa attratti dal
miraggio degli affari facili… un milione di americani investe
in Borsa.

E non è nemmeno necessario avere soldi per poter sfruttare le
opportunità dei mercati…

Le banche infatti, spinte da una politica monetaria
decisamente espansiva, rendono disponibili ingenti risorse che
vengono in gran parte investite nell’acquisto di azioni.

    La tecnica utilizzata è quella del “riporto” con cui i
    risparmiatori possono acquistare titoli tramite la
liquidità fornita dagli Agenti di Cambio mettendo in garanzia
i titoli stessi… gli Operatori di Borsa a loro volta si
finanziano presso le Banche portando a garanzia le azioni
concesse in riporto dai risparmiatori.
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Un meccanismo finanziario all’apparenza perfetto che si basa
però sul presupposto (subdolo e fallace…) che i titoli
azionari crescano costantemente e comunque in misura superiore
agli interessi (molto elevati…) applicati dalle Banche.

Ma l’euforia e lo splendore di Wall Street non sembra coerente
con quello che si osserva nell’economia reale… l’agricoltura e
l’industria vivono il fenomeno della sovrapproduzione, i
consumi si contraggono e la merce rimane invenduta… si assiste
al fenomeno dell’Economia di Carta.

Nel marzo del 29 si intravedono i primi segnali di un
possibile crollo dei mercati… ma la Riserva Federale, in linea
con la politica liberista del governo e del suo presidente
Hoover (“presto l’America si riprenderà…”) decide di non
intervenire…

                    E si arriva cosi al 24 ottobre del 1929…
                    il Giovedì nero di Wall Street!

In due ore 8 miliardi di perdite, le banche richiedo la
restituzione dei prestiti serviti per l’acquisto delle azioni
ormai ai mini valori. I risparmiatori sfiduciati prelevano
denaro dai conti e vendono in massa le azioni… Il mercato
crolla!

Ma è il 29 ottobre del 1929, il Martedì nero il giorno in cui
la Borsa di New York vive il peggior momento della sua storia…
in 1 giorno vengono bruciati 25 miliardi di dollari!
Al fallimento della Bank of United States (colloso da 400.000
clienti…) segue il default di oltre 5.000 istituti bancari… si
innesca un circolo vizioso che genera milioni di disoccupati…
in 1 anno 2 milioni e mezzo di cittadini perdono il lavoro! Si
genera una catena di suicidi senza precedenti.

L’America è in ginocchio!

E’ la fine degli Anni Ruggenti e inzia la Grande Depressione…

Come uscirà l’America da questa grande cirsi?
La storia racconta che bisognerà aspettare il 1932 per
intravedere l’inizio di un percorso virtuoso di rinascita… il
popolo americano elegge come Presidente il democratico
Franklin Roosvelt sposando il suo visionario progetto… il New
Deal!

Vengono introdotte iniziative a sostengo dei consumi, si
avviano importanti opere pubbliche, si mettono in sicurezza le
Banche con controlli per evitare fenomeni speculatori e
vengono introdotte tasse progressive per i più benestanti… Si
inizia inoltra a parlare di assistenza e di welfare!

Negli Stati Uniti torna la fiducia e l’ottimismo… ma solo fino
al 1939 quando ha inizio il più grande conflitto della Storia…
La Seconda Guerra Mondiale.

DIAGNOSI   DEL                      PORTAFOGLIO
FINANZIARIO
A seguito dell’espandersi della pandemia Covid 19 e dei
conseguenti timori di recessione economica i gli indici
azionari e obbligazionari globali hanno subito pesanti perdite
nel mese di marzo… Niente di nuovo per chi da anni segue i
mercati finanziati!

Il crollo delle Torri Gemelle e la bolla delle dot-com nei
primi anni 2000, la crisi dei mutui subprime e il fallimento
di Lehman Brothers del 2008, il “credit crunch” del 2011, la
grande crisi della Cina nel 2015 e i timori per la Brexit nel
2016 sono solo alcuni degli eventi che nel nuovo millennio
hanno generato panico sui mercati e generato perdite sui
portafogli.

La storia ci ha insegnato che dopo rapidi movimenti in discesa
delle quotazioni seguono movimenti altrettanto rapidi in
salita… i mercati hanno sempre reagito con forza e recuperato,
talvolta anche in brevissimo tempo, le perdite subite… I
consulenti finanziari e i private banker ne sono consapevoli e
hanno sempre assistito i risparmiatori nelle fasi recessive
guidandoli nelle scelte ed evitandogli di prendere decisioni
dettate dall’emotività…

                                                                 C
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questa crisi? A seguito delle stringenti limitazioni della
mobilità imposte dal governo al fine di contenere i contagi i
risparmiatori hanno difficoltà ad incontrare fisicamente i
propri consulenti e gestori ed essere rassicurati
sull’andamento dei propri investimenti… Questo ha amplificato
ancora di più la paura di perdere gran parte del proprio
patrimonio…

DIAGNOSI GRATUITA DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO

Vfinance, grazie al servizio offerto dal suo fondatore,
Vincenzo Faragalli, Consulente Finanziario, ha deciso di
mettere a disposizione dei suoi lettori un servizio di
DIAGNOSI DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO completamente gratuito
fino al 30 aprile del 2020!

Questo strumento ha un solo obiettivo: verificare lo stato di
salute dei propri risparmi ed evidenziare eventuali aree di
inefficienza!

Il Report della Diagnosi riporterà le seguenti informazioni:

     DIVERSIFICAZIONE PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO (Titoli,
     Fondi, Sicav, Polizze Unit, etc…)
     DIVERSIFICAZIONE PER ASSET          CLASS   (Azionario,
     Obbligazionario, Monetario, etc…)
     DIVERSIFICAZIONE PER VALUTA
     CONTROVALORE DEGLI INVESTIMENTI
     ANALISI DEI RENDIMENTI PASSATI
     ANALISI DEI RISCHI
     ANALISI DEI COSTI DEL PORTAFOGLIO

Il report, di semplice consultazione, verrà realizzato in Pdf
e potrà essere analizzato in videoconferenza utilizzando lo
strumento che il cliente preferisce (Wathsapp, Skype, Zoom
Meeting…).

SE VUOI USUFRUIRE GRATUITAMENTE DEL SERVIZIO DI DIAGNOSI DEL
PORTAFOGLIO NON ESITARE A CONTATTARMI:

Mobile & WhatsApp: 3472935182
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Mail: info@vfinance.it

Tassi negativi                        sui       mutui…
Fake News???
Buongiorno cari lettori di Vfinance… Oggi vi racconto la
chiacchierata con un mio cliente passato in ufficio per
adeguare le credenziali dell’accesso all’Internet Banking (la
famigerata Psd2!!!)… ha approfittato per chiedermi chiarimenti
su una notizia letta su Internet: Le banche erogano mutui a
tassi negativi!

         Franco: Buongiorno Vincenzo, ho letto una notizia su
         internet ma credo che si tratti della solita fake
         news… secondo questo articolo una banca avrebbe
         concesso un mutuo con tasso di interesse negativo…
non posso crederci… io per acquistare casa negli anni settanta
ho pagato più del 10 per cento di interessi!!!

Caro Franco… non si tratta di una fake news… può sembrare
assurdo ma la Jyske Bank, terzo gruppo bancario della
Danimarca, ha annunciato che intende offrire ai propri clienti
mutui a 10 anni a tasso fisso negativo per lo 0,5%… Proprio
così… i clienti che sottoscriveranno questo mutuo
restituiranno alla Banca un importo inferiore a quanto erogato
al cliente! E in questi giorni anche banche svizzere e
tedesche stanno valutando di collocare sul mercato mutui a
tassi negativi!
Franco: Quindi vuoi dirmi che le Banche si sono messe
        a fare beneficenza?

No Franco… Le Banche, come saprai non amano fare beneficenza!
Sono diversi i fattori che hanno generato questo scenario che
solo qualche anno fa sarebbe stato considerato
fantascientifico!

La paura della recessione

   Secondo Lise Nytoft Bergmann, analista di Nordea Banca, il
   più grande istituto di credito scandinavo, le Banche
preferiscono accettare una piccola perdita finanziaria sulla
singola operazione piuttosto che applicare tassi di interessi
positivi generando rate mensili più alte con il rischio di non
ottenere il rimborso delle somme erogate… considerazione che
lascia trasparire la paura di un prossimo deterioramento della
situazione economica globale!

La politica monetaria accomodante

   Da oltre cinque anni in Eurozona i tassi dei depositi
   interbancari sono negativi… dal lontano 2014 il presidente
della Bce Mario Draghi ha deciso che le Banche non debbano più
ricevere remunerazione per depositare presso la Banca
Centrale… al contrario devono pagare! Inoltre la Bce da oltre
7 anni ha iniettato liquidità sul sistema economico per
favorirne la ripresa e supportarne l’espansione…
Il tasso medio degli scambi tra le principali Banche Europee
(euribor) a 3 mesi è pari a circa -0,40%.

Le obbligazioni a tassi negativi

           La Jyske Bank finanzia le operazioni di credito
           ipotecario con le emissioni di obbligazioni con
           cedole negative… un’obbligazione a 10 anni coperta
dai mutui residenziali è stata offerta sul mercato a un tasso
fisso del -0,50%; obbligazioni con durata trentennale hanno
rendimenti vicini allo 0,50%… pur essendo difficile capirne il
motivo tali obbligazioni con cedole negative o prossime allo
zero stanno riscuotendo ampio successo tra gli investitori.
Questo permette alle Banche di recuperare quanto perso a causa
dei tassi negativi sui mutui erogati!

Il peso delle commissioni

Parte della perdita generata dai flussi finanziari negativi
viene anche recuperata grazie alle commissioni applicate sui
mutui… in molti casi l’importo dei costi fissi determina per
il mutuatario un rimborso totale comunque superiore
all’erogato seppur in presenza di tassi negativi!

        Franco: Ma quali sono le conseguenze di questa
        situazione?

La notizia di tassi negativi sui mutui è stata accolta
positivamente in Danimarca ma anche nel resto dell’Eurozona…
anche in Germania e in Svizzera si inizia a parlare di questo
e gli investitori sono in fibrillazione in quanto intravedono
la possibilità di finanziare l’acquisto di immobili
rimborsando una somma inferiore rispetto a quella ottenuta
dalla Banca… Ma proprio questa circostanza ha provocato nel
paese scandinavo un “surriscaldamento” del mercato immobiliare
che ha spinto al rialzo i prezzi delle case, costringendo le
autorità di vigilanza a mettere in campo specifiche misure. Si
teme quindi una bolla immobiliare!

        Franco: Grazie… anche se per me è un concetto del
        tutto nuovo credo di aver compreso quello che c’è
        dietro al fenomeno dei tassi negativi sui mutui!
Se anche tu vuoi approfondire il tema dei Tassi negativi sui
Mutui non esitare a contattarmi!
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