L'Ultima Cena di Gesù Cristo nei vangeli canonici e nella letteratura apocrifa

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    L’Ultima Cena di Gesù Cristo nei vangeli
    canonici e nella letteratura apocrifa
    8 Aprile 2020 redazione cronacaoggi Cultura 0

                                                      L’Ultima Cena
                                   Affresco XI sec. - Abbazia di Sant’Angelo in Formis (Ce)

    L’organizzazione della Pasqua ebraica avveniva alla vigilia della solennità stessa; in essa si preparava la cena
    pasquale all’ora sesta, cioè a mezzogiorno. A quell’ora doveva sparire dalle case ogni pezzo di pane lievitato,
    simbolo della corruzione, ed essere messo in tavola solamente pane azzimo, che stava a rappresentare le
    tribolazioni degli Ebrei, ma soprattutto la rottura con le idee e i costumi egiziani.

    L’evangelista Giovanni dichiara in modo esplicito che 
    (Gv19,14), cioè la vigilia, e che gli ebrei non avevano ancora celebrato la cena. Gli altri evangelisti invece
    rappresentano l’Ultima Cena di Gesù come quella tipicamente pasquale, cioè il Giovedì sera. Il 14 di Nisan, (Mt
    26,2; 26,17-29; Mc 14,12-25; Lc 22,7-23; Gv 13,21-30) doveva essere l’inizio della Pasqua e non il Venerdì come
    suppone Giovanni. Per risolvere questa difficoltà sono state escogitate dagli studiosi molteplici spiegazioni
    abbastanza complesse. Una di queste è stata proposta dalla studiosa francese Annie Jaubert (1912-1980 – La Date
    de la Cène, Calendrier biblique et liturgie chrétienne. Collection des « Etudes Bibliques ». Paris, Gabalda,1957),
    la quale suppone che Gesù e larghi strati popolari di quel tempo seguissero un calendario liturgico diverso da

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L'Ultima Cena di Gesù Cristo nei vangeli canonici e nella letteratura apocrifa
quello ufficiale. Di ciò si ha avuto notizia nel 1947 con la scoperta dei manoscritti di Qumran, che attestano che i
componenti della comunità essena seguivano un calendario diverso da quello comune.

Di fronte alla serietà con cui i Vangeli canonici raccontano gli avvenimenti dell’Ultima Cena, gli Atti apocrifi di
Giovanni (94-96), invece, introducono nel contesto del sacro convito una danza eseguita dagli Apostoli mentre
Gesù la dirigeva e intonava un inno al quale tutti, ad ogni fine versetto, rispondevano . Varie frasi di
quest’inno pasquale, probabilmente introdotto da qualche setta cristiana, sono interpretate in senso eterodosso,
però nell’insieme si riceve l’impressione che sia un ripensamento assai profondo della vita di Gesù. Melitone di
Sardi (+190), nelle sue Omelie pasquali, ed altri scrittori a lui contemporanei, confermano ciò e, addirittura,
scrivono frasi assai simili.

L’autore degli Atti di Giovanni scrive: Prima che fosse preso dagli empi giudei, la cui legge trae origine da un
empio serpente ci raccolse tutti e ci disse: Mentre non sono stato ancora consegnato nelle loro mani, inneggiamo
al Padre e così andiamo verso ciò che ci attende. Ci comandò di fare come un giro, tenendoci l’un l’altro le mani;
quindi Lui si mise in mezzo e disse: . . .. . . . . . . . . . . . .
. . 

. .
.  (At. Giov.
94-96).

L’evangelista Matteo, nel descrivere sobriamente l’Ultima Cena, dice:
specchio>>:  (n°.13).

                           L’Ultima Cena – Mosaico del XII sec. Duomo di Monreale

Guidati dalle Omelie pasquali di Melitone di Sardi e dei suoi seguaci, che usarono un linguaggio simile, crediamo
che una parte del discorso di Pietro, fatto alle vedove di Roma, secondo gli Atti apocrifi di Pietro (20), sia un
ripensamento simile a quello degli Atti di Giovanni, rievocato specialmente in occasione della Pasqua.

L’autore di questi Atti scrive che:  (At. Pt. 20).

In questo brano le allusioni alla vita di Gesù non mancano. Il dolore, la passione, l’iniquo giudizio, tenuti in mano
dai fedeli nell’eucaristia, sono divenuti vita del cristiano. Epifanio di Salamina (310-403), riportando una frase
del Vangelo degli Ebioniti, per mostrare la deviazione di quella setta nella pratica eucaristica, scrive:
 (Ep. Adv. haer. 30,22,4).

La pratica ebionita consisteva nel non mangiare l’agnello che, invece, era essenziale nelle cerimonie e che Gesù
stesso aveva osservato. L. Moraldi, riportando questo testo, annota che  (Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Luigi Moraldi
Piemme 1997,30,22,4), che avrebbe tutt’altro significato. Però di fatto troviamo che nel VI sec. nella grotta del
Getsemani si era soliti far sostare i pellegrini per mangiare, escludendo in modo categorico la carne; ciò sembra
un residuo della vecchia tradizione ebionita. Epifanio di Salamina, che ci ha fatto conoscere questo vangelo
apocrifo, a proposito dell’istituzione del sacrificio eucaristico nell’Ultima Cena, riporta un frammento che fa dire
a Gesù:  (Ep. Adv. haer. 30,16). A giudicare da questo brano, l’opera doveva essere stata scritta per sostenere
qualche setta ostile al sacrificio eucaristico.

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La sala del Cenacolo di Gerusalemme, oggi

Negli Atti di Pietro si racconta che i cristiani di Roma  (2).

L’autore ci vuol fare sapere che presso alcune sette veniva celebrata l’eucaristia sostituendo il vino con l’acqua.
Questa e tutte le pratiche encratiche sono state sempre ripudiate e condannate dalla grande Chiesa. A prima vista,
queste tradizioni diverse da quelle tramandateci dalla Sacra Scrittura, sia di non mangiare la carne a Pasqua, sia di
celebrare l’Eucaristia con l’acqua invece che col vino, possono sembrare delle innovazioni arbitrarie, ma guardate
più da vicino mostrano radici molto profonde.

Alcune sette religiose, come quella dei nazarei, avevano spinto il loro ascetismo fino a non bere mai vino e a non
mangiare mai carne per essere in stretta amicizia con Dio. Nonostante le parole di Gesù, mai si piegarono ad
interrompere le loro astensioni credendole migliori e più giuste dell’insegnamento della Chiesa. Le loro idee non
morirono tanto presto e ciò lo notiamo anche dal riflesso lasciato nell’arte. Vi sono molte rappresentazioni che
passano come Ultima Cena del Signore dove sulla tavola al posto dell’agnello c’è rappresentato il pesce; ne è
testimonianza il mosaico del VI sec. che rappresenta una Cena pura realizzato per ordine dei Goti ariani. in
Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna

                     La Cena pura – Ravenna – S. Apollinare Nuovo – Mosaico del V sec.

Giovanni Damasceno (676- 749) nella II Omelia sulla Dormizione di Maria indica a Gerusalemme il Sion come
luogo della Cena e a tal proposito così scrive:  (n. 4).

                                                                           Diac. Sebastiano Mangano
                                                                      Già Cultore di Letteratura Cristiana Antica
                                                                  nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania

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