L'ARRESTO CARDIACO A RIPOSO E DURANTE ATTIVITÀ SPORTIVA. CAUSE E PREVENZIONE
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
L’ARRESTO CARDIACO A RIPOSO E DURANTE ATTIVITÀ SPORTIVA. CAUSE E PREVENZIONE C. Basso, S. Rizzo, E. Carturan, K. Pilichou, G. Thiene UOC Patologia Cardiovascolare, Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Abstract Nei Paesi Occidentali le malattie cardiovascolari rappresentano la causa più frequente di morte, che spesso si verifica improvvisamente. La Morte Im- provvisa (MI) giovanile ha un tasso di 1/100.000/anno con profondo impatto sociale sia per la giovane età dei soggetti che per le circostanze inaspettate del decesso. Lo sforzo fisico è un fattore scatenante, con un rischio 3 volte maggiore negli atleti rispetto ai non atleti. Lo screening per l’idoneità sporti- va è in grado di identificare soggetti apparentemente sani ma portatori di un difetto silente, che può causare MI durante sport e pertanto la non idoneità risulta per sé salvavita. Lo spettro delle patologie cardiovascolari identificate al post-mortem è assai ampio: malattie delle arterie coronariche, del miocar- dio, delle valvole e del sistema di conduzione. Fino al 20% dei casi il cuore risulta normale all’autopsia e la MI è spesso attribuita a malattie dei canali ionici. Mentre l’identificazione in vivo delle cardiomiopatie è fattibile con l’elet- trocardiogramma e/o l’ecocardiografia, con il conseguente netto declino della MI negli atleti in Italia, rimane difficile la diagnosi precoce delle malattie co- ronariche. La strategia migliore per abbattere ulteriormente la mortalità improvvisa durante attività sportiva consiste pertanto nell’abbinare la diagnosi precoce alla cultura della defibrillazione sul campo. La Morte Improvvisa (MI) è nell’80-85% dei casi di origine cardiovasco- lare 1. L’esercizio fisico svolto con regolarità e continuità può proteggere dal rischio di MI, ma ne può aumentare il rischio se vi è una patologia occulta che viene smascherata durante lo sforzo 2. 115
In uno studio sull’incidenza, nella Regione Veneto, di MI nei giovani e negli atleti di età compresa tra i 12 e i 35 anni è stato calcolato un tasso di 1 ogni 100.000 soggetti/anno, e nella maggioranza dei casi non era preceduta da segni o sintomi premonitori 2. Analizzando il dato e suddividendolo in due gruppi, atleti e non atleti, il tasso di MI era quasi 3 volte maggiore nei giova- ni atleti (2.3/100.000 contro 0.9/100.000). Meccanismi di morte cardiaca improvvisa I meccanismi fisiopatologici di MI cardiovascolare sono sostanzialmente due: “meccanico”, quando si verifica un improvviso impedimento alla pro- gressione ematica (es. tamponamento cardiaco, embolia polmonare), ed “elet- trico” per aritmia (fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare o asisto- lia), dove il substrato può essere rappresentato da patologie congenite o acqui- site e l’evento scatenante (“trigger”) è rappresentato da esercizio fisico, emo- zioni, alterazioni elettrolitiche, assunzione di farmaci, ecc. Nel 90% dei casi il meccanismo di MI è di tipo elettrico 1-3. Cardiopatia a rischio di morte improvvisa nei giovani Aorta L’aorta può lacerarsi durante lo sforzo in modo spontaneo e improvviso portando ad una massiccia emorragia. I soggetti giovani a rischio di MI per rottura dell’aorta possono essere ipertesi (fattore di rischio principale in età adulta-avanzata) ma più spesso sono portatori di sindrome di Marfan e di val- vola aortica bicuspide con o senza coartazione istmica 1. La sindrome di Mar- fan è una malattia ereditaria a carattere autosomico dominante dovuta alla mu- tazione del gene della fibrillina 1, una glicoproteina che riveste un ruolo cru- ciale nell’interazione tra le fibre elastiche e le cellule muscolari lisce della to- naca media, pertanto i soggetti presentano fragilità della tonaca media dovuta alla diminuzione delle fibre elastiche. In un sottogruppo di pazienti portatori di valvola bicuspide risulta associata una “aortopatia”, per cui è consigliabile l’e- cocardiografia non solo per la diagnosi ma anche il successivo monitoraggio dell’aorta ascendente per valutarne la dilatazione progressiva e l’elasticità. Malattie delle arterie coronarie Aterosclerosi coronarica Nel giovane spesso si rinvengono placche aterosclerotiche fibrocellulari o fibroateromasiche con spesso cappuccio fibroso, non complicate, realizzanti una stenosi critica, per lo più a livello del ramo discendente anteriore (fig.1 A, B). Il meccanismo più verosimile alla base della fibrillazione ventricolare fa- tale risulta essere un vasospasmo con temporanea occlusione e successiva ri- perfusione dopo riapertura dell’arteria coronaria, diversamente dall’adulto do- ve è per lo più dovuto ad un’occlusione trombotica coronarica 4,5. L’ischemia spesso non dà alterazioni all’ECG a riposo e sotto sforzo, quindi il giovane atleta può ottenere l’idoneità sportiva. Solo l’impiego di tecniche di imaging 116
non invasive per lo studio dell’albero coronarico, ad esempio la Risonanza Magnetica (RM) o la Tomografia Computerizzata (TC), può aiutare ad identi- ficare i soggetti a rischio. Anomalie congenite delle arterie coronarie L’origine anomala della coronaria dal tronco polmonare è una grave malformazione, altamente sintomatica sin dall’infanzia ed eccezionalmente os- servata nel giovane e nell’atleta. Altre malformazioni apparentemente minori, come l’origine anomala della coronaria dal seno contrapposto (arteria corona- ria destra dal seno sinistro, arteria coronaria sinistra dal seno destro), sono a rischio di MI specialmente durante sforzo 6. La coronaria, che origina dal seno errato, ha un angolo acuto ed un decorso anomalo intramurale del primo trat- to fra aorta e arteria polmonare che rende difficile sostenere l’aumento di flus- so sanguigno durante lo sforzo, con conseguenti episodi ischemici, che porta- no a danno del miocardio e sostituzione con tessuto fibrotico cicatriziale, sor- gente di minacciose aritmie ventricolari e fibrillazioni ventricolari (fig. 1 C, D). L’origine della coronaria sinistra dal seno destro risulta essere la condizio- ne peggiore perché più ampia è la zona di miocardio ventricolare a rischio. Questa malformazione può sfuggire durante lo screening pre-agonistico al- l’ECG sia a riposo che sotto sforzo, ma in presenza di sintomi, come angina, sincope o palpitazioni, l’esplorazione della radice aortica con metodi non in- vasivi come l’ECO 2D, la risonanza magnetica o la tomografia computerizza- ta può essere di grande aiuto. B D A C Fig. 1. Malattia coronarica causa di morte improvvisa sotto sforzo nell’atleta (test all’i- doneità agonistica negativo). A) Aterosclerosi coronarica del primo tratto del ramo discendente anteriore. B) Tracciato ECG da sforzo normale (stesso paziente in A). C) Origine anomala della coronaria destra dal seno di Valsalva sinistro; D) Tracciato ECG da sforzo normale (stesso paziente in C). 117
Cardiomiopatie La Cardiomiopatia Aritmogena del Ventricolo Destro (CAVD) nell’espe- rienza della Regione Veneto risulta essere la seconda causa di MI nel giovane e la prima nel giovane atleta 1,2. La malattia è caratterizzata da tachiaritmie ori- ginate dal ventricolo destro come conseguenza del danno cardiomiocitario, con fenomeni di necrosi o apoptosi, e successiva sostituzione fibro-adiposa (fig. 2 A, B) 7. L’indagine genetica ha identificato l’alterazione di geni che codificano per proteine desmosomali fino al 50% dei casi 8. ECO 2D e RM possono iden- tificare la dilatazione del ventricolo destro, la depressa contrattilità e aneurismi nel cosiddetto “triangolo della displasia”. All’ECG si possono osservare delle alterazioni patognomoniche della malattia: inversione dell’onda T nelle precor- diali destre, allargamento del QRS (>110ms) e presenza dell’onda epsilon. La formulazione di criteri diagnostici ha permesso la fattibilità della diagnosi e l’identificazione dei pazienti affetti. Negli ultimi anni, è di sempre più fre- quente riscontro la variante sinistra di CAVD, che risulta difficile da diagno- sticare per l’assenza spesso di alterazioni funzionali ed elettrocardiografiche, a meno che non si ricorra a tecniche di imaging avanzato con caratterizzazione tissutale (fig. 2 C, D). La CardioMiopatia Ipertrofica (CMI) è caratterizzata da ipertrofia per lo più asimmetrica del ventricolo sinistro, usualmente anterosettale, più raramen- te apicale, non dovuta a sovraccarico di pressione ventricolare. Negli Stati Fig. 2. Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro vs forma sinistra. Mentre l’i- dentificazione della variante classica (A,B) con sostituzione fibroadiposa transmurale ed aneurismi, con tipiche alterazioni ECG, risulta oggi possibile allo screening per l’ido- neità agonistica, rimane difficile l’identificazione delle forme sinistre (C,D) con fibroadi- posi subepicardica, senza assottigliamento ed aneurismi, e spesso con tracciato ECG normale. 118
Uniti è stata identificata come la principale causa di MI negli atleti, mentre in Italia è quasi sempre identificata allo screening con conseguente non idoneità degli atleti affetti 9. All’ECG a riposo viene facilmente sospettata quando si presentano l’aumento del voltaggio QRS, le onde T invertite nelle precordiali sinistre, le onde Q. Queste alterazioni non sono specifiche per la CMI, e si rende obbligatorio l’ECO 2D, come prevede il protocollo per l’idoneità all’at- tività sportiva. La CMI è una malattia eredo-familiare con carattere autosomi- co dominante e studi genetici hanno identificato mutazioni nei geni codifican- ti per proteine dell’apparato contrattile, al punto che la CMI viene denomina- ta “malattia sarcomerica”. La CMI è altamente aritmogena e il substrato arit- mico risiede nell’ipertrofia cardiaca, nel disarray miocardico e nelle cicatrici post ischemiche che si creano in seguito alla compressione delle piccole arte- rie intramurali per l’aumento della pressione intramiocardica diastolica e alla ridotta riserva coronarica 10. La miocardite è una cardiomiopatia infiammatoria causa di MI in circa il 10% dei giovani. Anche un quadro di miocardite focale, con preservata fun- zione di pompa, può scatenare un’aritmia ventricolare fatale. Infezioni respira- torie o gastro-enteriche ad eziologia virale possono portare ad un coinvolgi- mento miocardico. La diagnosi eziologica può essere ottenuta in vivo da bio- psie endomiocardiche, con l’impiego anche di tecniche molecolari 1,3. Lo sfor- zo è un fattore scatenante delle aritmie e pertanto dovrebbe essere evitato du- rante gli stati febbrili. Malattie delle valvole La MI aritmica può avvenire in condizione di malattia valvolare come la stenosi aortica e il prolasso della mitrale, in assenza di scompenso cardiaco 1. La stenosi aortica nel giovane si sviluppa in genere sulla valvola bicuspi- de. È una patologia aritmogena nella misura in cui l’ipertrofia ventricolare do- vuta alla stenosi dell’orifizio aortico con sovraccarico sistolico determina una ischemia subendocardica, con necrosi e cicatrici, le quali sono aggravate da ri- petuti sforzi. I pazienti affetti sono facilmente identificabili per i soffi sistolici e quindi riconoscibili all’ECO 2D e di conseguenza ritenuti non idonei per l’attività sportiva. Il prolasso della mitrale è una patologia che affligge maggiormente le gio- vani donne e può rimanere silente in assenza di incontinenza valvolare o pre- sentarsi con aritmie ventricolari. I substrati aritmici spesso consistono in zone di sostituzione fibrosa a livello dei muscoli papillari e della parete posteroba- sale, quale esito del danno meccanico da trazione da parte dei lembi/corde ten- dinee 11. Disturbi del sistema di conduzione Si può osservare una pre-eccitazione ventricolare, come nella sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW) dove si presentano fascicoli accessori Atrio- Ventricolari (AV) che saltano il tessuto specializzato del normale sistema di conduzione. Poiché il fascicolo accessorio è costituito da miocardio ordinario, tale patologia comporta una perdita del normale rallentamento AV, cosicché un episodio di fibrillazione atriale può trasformarsi in una fibrillazione ventricola- re 12. Tali sindromi possono essere congenite o acquisite e portano a MI. 119
All’ECG nei soggetti con WPW si osserva un intervallo PQ corto con una classica onda delta. È possibile effettuare un’ablazione del fascicolo aberrante, interrompendo la connessione anomala AV, che può rappresentare la via di correnti di rientro atrio-ventricolare o ventricolo-atriale. La malattia di Lenègre è caratterizzata da una progressiva fibrosi della giunzione AV. Essa può rimanere nascosta e manifestarsi con un apparente- mente innocente blocco di branca destra o può risultare improvvisa e fatale. Malattie dei canali ionici In circa il 10-20% delle MI giovanili il cuore appare strutturalmente nor- male all’indagine macroscopica, istologica e ultrastrutturale e vengono chia- mate MI inspiegate o “mors sine materia” 1,3. La causa spesso risiede in un di- fetto elettrico a carico dei canali ionici cardiaci ed è caratterizzata da quadri clinici ben distinti e riconoscibili in vivo. Tali sindromi presentano anomalie all’ECG basale, pertanto dovrebbero essere facilmente diagnosticate o sospet- te. Esse sono malattie ereditarie con trasmissione autosomica dominante e le indagini genetiche hanno identificato mutazioni nei geni che codificano i ca- nali del sodio e del potassio. L’eccezione è la sindrome Catecolaminergica con Tachicardia Ventricolare Polimorfa (CPVT), che si presenta con ECG a riposo normale ed è caratterizzata da aritmie che avvengono durante sforzo fisico o stress emotivo, quando la frequenza cardiaca supera la soglia di 120-130 bat- titi/min. È una malattia ereditaria e le indagini molecolari hanno identificato mutazioni nei geni che codificando per i recettori del calcio, responsabili del- l’omeostasi del calcio durante l’accoppiamento elettromeccanico. L’autopsia può rappresentare la prima opportunità per fare una diagnosi di malattia dei canali ionici risolvendo i casi di MI inspiegata. L’impiego delle tecniche molecolari nell’autopsia è divenuto necessario per ridurre i casi di MI che rimangono senza diagnosi e recentemente sono state definite dell’Associazione Europea di Patologia Cardiovascolare le Linee Guida per lo studio di MI che definiscono la modalità dello studio con un ap- proccio sequenziale e la corretta raccolta dei campioni a tal fine 3. Prevenzione della morte cardiaca improvvisa nei giovani e negli atleti Diverse modalità permettono di fare prevenzione della MI. Il defibrillato- re esterno, se impiegato prontamente entro 2-3 minuti dal collasso, può essere efficace al fine di prevenire danni cerebrali irreversibili. Questi strumenti do- vrebbero essere resi obbligatori in tutti i luoghi pubblici (scuole, palestre, di- scoteche, campi da gioco). L’impianto di un defibrillatore (ICD) è solitamente indicato per la prevenzione secondaria, in seguito ad un episodio di aritmie potenzialmente letali e sincope. L’ICD è in grado di intervenire, alla compar- sa di una fibrillazione ventricolare, erogando una scarica elettrica e riconver- tendo a ritmo sinusale. La stratificazione del rischio è obbligatoria in questi pazienti per scegliere il trattamento migliore per la prevenzione della MI, fino all’uso dell’ICD in prevenzione primaria. Un modo abbastanza semplice per prevenire la MI è modificare il proprio stile di vita, vale a dire evitare lo sforzo fisico. Lo screening per l’idoneità al- lo sport è l’unica occasione nel giovane di sottoporsi ad un’attenta e sistema- 120
tica visita medica, al fine di identificare i soggetti asintomatici o scarsamente sintomatici. In Italia nel 1982 è stata introdotta una legge che rende obbliga- torio lo screening clinico per ottenere l’idoneità alla pratica dello sport 13. Per quanto riguarda il sistema cardiovascolare, il controllo è composto dalla per- sonale storia familiare, dall’esame clinico con misurazione della pressione san- guigna e dalle indagini strumentali, come ECG a riposo. Se i risultati sono dubbi, l’ECO 2D diviene obbligatoria. Questo protocollo di indagine è abba- stanza diverso da quello impiegato negli Stati Uniti, dove solo la storia fami- liare e l’esame obiettivo viene raccolta di solito da infermieri. In Italia la MI negli atleti con CMI è stata sconfitta, con la squalifica sportiva. Lo stesso è quasi vero per CAVD, quando si ha l’applicazione rigorosa dei criteri diagno- stici. La MI negli atleti è diminuita del 90%, da 4 a 0.4%/100.000 all’anno in Italia dai tempi di introduzione dello screening pre-partecipazione e quindi con la diagnosi preventiva 13. È stato suggerito che un protocollo di screening pre- agonistico simile dovrebbe essere adottato negli altri Paesi Europei e nel Nord America. Nell’ambito delle cardiomiopatie, rimane il problema della difficile iden- tificazione delle forme di cicatrice sinistra non ischemica (esito di pregressa miocardite? forme sinistre di CAVD?) che presentano spesso ECG normale o con alterazioni ancora non codificate nei criteri diagnostici e con ecocardio- gramma spesso negativo, dove l’unica arma diagnostica è spesso la RM con contrasto 14. L’individuazione precoce della malattia coronarica, sia acquisita che congenita, rimane ancora quasi proibitiva, poiché spesso questi disturbi non danno segni di anormalità all’ECG a riposo o sotto stress. L’utilizzo di nuove tecniche di imaging coronarico non invasive, come la tomografia com- puterizzata e la risonanza magnetica, potrebbero essere di aiuto nel riconosci- mento di queste entità morbose e nella prevenzione delle MI, così come l’esa- me di routine dei livelli sierici di colesterolo. Data la variabilità dei dati esistenti in letteratura, per una raccolta accura- ta dei dati a livello internazionale, diventa sempre più necessario adottare un protocollo comune nei diversi centri di riferimento 15. Conclusioni Molti passi avanti sono stati compiuti nella prevenzione della MI nei gio- vani e negli atleti. La causa principale della MI nei giovani è di natura car- diovascolare. Lo sforzo è il fattore scatenante e la MI risulta triplice negli atleti vs non atleti, e la squalifica sportiva è di per sé salva vita. L’identifica- zione di cardiomiopatie nascoste è possibile con l’ECG e l’ecocardiografia ed ha portato ad una netta diminuzione della MI nell’atleta in Italia. La valuta- zione sistematica dei fattori di rischio per aterosclerosi e malattia e tecniche di imaging coronarico non invasivo, in casi selezionati, saranno di aiuto per iden- tificare i giovani con malattia coronarica nascosta che sfuggono ancora alla diagnosi. 121
BIBLIOGRAFIA 11) Thiene G. Sudden cardiac death and cardiovascular pathology: from anatomic theater to double helix. Am J Cardiol 2014; 114:1930-6 12) Corrado D, Basso C, Rizzoli G, Schiavon M, Thiene G. Does sports activity enhance the risk of sudden death in adolescents and young adults? J Am Coll Car- diol 2003; 42:1959-63 13) Basso C, Aguilera B, Banner J et al; Association for European Cardiovascular Pathology. Guidelines for autopsy investigation of sudden cardiac death: 2017 up- date from the Association for European Cardiovascular Pathology. Virchows Arch 2017; 471:691-705 14) Corrado D, Basso C, Poletti A, Angelini A, Valente M, Thiene G. Sudden death in the young: is coronary thrombosis the major precipitating factor? Circulation 1994; 90:2315-23 15) Rizzo S, Coen M, Sakic A, et al. Sudden coronary death in the young: Evidence of contractile phenotype of smooth muscle cells in the culprit atherosclerotic plaque. Int J Cardiol 2018; 264:1-6 16) Basso C, Maron BJ, Corrado D, Thiene G. Clinical profile of congenital coronary artery anomalies with origin from the wrong aortic sinus leading to sudden death in young competitive athletes. J Am Coll Cardiol 2000; 35:1493-1501 17) Thiene G, Nava A, Corrado D, Rossi L, Pennelli N. Right ventricular cardiomyo- pathy and sudden death in young people. N Engl J Med 1988; 318:129-133 18) Pilichou K, Thiene G, Bauce B, et al. Arrhythmogenic cardiomyopathy. Orphanet J Rare Dis 2016 Apr 2; 11:33 19) Corrado D, Basso C, Schiavon M, Thiene G. Screening for hypertrophic car- diomyopathy in young athletes. N Engl J Med 1998; 339:364-369 10) Basso C, Thiene G, Corrado D, Buja G, Melacini P, Nava A. Hypertrophic car- diomyopathy: pathologic evidence of ischemic damage in young sudden death vic- tims. Hum Pathol 2000; 31:988-998 11) Basso C, Perazzolo Marra M, Rizzo S, et al. Arrhythmic Mitral Valve Prolapse and Sudden Cardiac Death. Circulation 2015 Aug 18;132(7):556-66 12) Basso C, Corrado D, Rossi L, Thiene G. Ventricular preexcitation in children and young adults: atrial myocarditis as a possible trigger of sudden death. Circulation 2001; 103:269-275 13) Corrado D, Basso C, Pavei A, Michieli P, Schiavon M, Thiene G. Trends in sud- den cardiovascular death in young competitive athletes after implementation of a preparticipation screening program. JAMA 2006; 296:1593-1601 14) Zorzi A, Perazzolo Marra M, Rigato I, et al. Nonischemic Left Ventricular Scar as a Substrate of Life-Threatening Ventricular Arrhythmias and Sudden Cardiac Death in Competitive Athletes. Circ Arrhythm Electrophysiol 2016 Jul;9(7). pii: e004229. doi: 15) Thiene G, Corrado D, Basso C. Sudden Cardiac Death in the Young and Athle- tes. Milan, Springer 2016 122
Puoi anche leggere