IV LA GALILEO INDUSTRIE OTTICHE: SVILUPPO E DECADENZA

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IV

                 LA GALILEO INDUSTRIE OTTICHE:
                     SVILUPPO E DECADENZA

       Circa cento anni or sono Giovan Battista Amici, ottico, astro-
       nomo e naturalista, che nel 1831 era stato chiamato dal Granduca
       di Toscana Leopoldo II a dirigere la Specola e il museo di Fisica di
       Firenze, fondò […] una piccola azienda artigiana, alla quale fu
       dato poi il nome di Officina Galileo […]1.

   Purtroppo questo laboratorio artigiano, sviluppatosi a Firenze in ba-
se alle esigenze delle ricerche del suo fondatore Amici2, cessa la sua atti-

1
  Le Officine Galileo dalla fondazione ad oggi, Firenze 1937, p. 13.
2
  «AMICI GIOVANNI BATTISTA Nacque il 25 marzo 1786 a Modena, dove fu istrui-
to nella matematica da Paolo Ruffini; compiuti rapidamente i corsi all’università di
Bologna, ottenne il diploma di ingegnere-architetto nel 1807. Tre anni dopo venne
nominato professore di geometria e algebra nel liceo di Modena; qualche anno do-
po, dal 1815, insegnò nella facoltà di filosofia dell’università della stessa città geo-
metria, algebra e trigonometria sferica. Nel 1825, con decreto ducale, restò profes-
sore dispensato dall’insegnamento per occuparsi soltanto delle invenzioni e costru-
zioni di strumenti ottici e di ricerche astronomiche e naturalistiche. Come succes-
sore dell’astronomo G.L. Pons, l’Amici venne chiamato a Firenze dal Granduca
Leopoldo II per dirigere l’osservatorio astronomico del Regio Museo di fisica e
storia naturale […]. L’Amici fu ottico eminente nell’epoca in cui i notevoli perfe-
zionamenti delle teorie ottiche portarono alla costruzione di specchi, lenti e stru-
menti sempre più perfezionati. Non si arrestò alle sue geniali invenzioni, ma le
mise in pratica con osservazioni astronomiche e botaniche. […] Poiché l’Amici de-
siderava rendere i cannocchiali astronomici sempre più perfezionati e precisi […]
L’Amici era in corrispondenza con G. Santini, direttore dell’osservatorio di Pa-
dova, col padre Secchi, direttore dell’osservatorio del Collegio Romano, col padre
Piazzi, direttore degli osservatori di Palermo e di Napoli, col fisico Mossotti e col
suo allievo e successore G.B. Donati che apprezzavano e usavano i suoi stru-
menti. […] L’Amici morì a Firenze i l 10 aprile 1863»: da G. ABETTI, Amici Giovan-
ni Battista, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, 1960, pp. 780-784. Inoltre,

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vità con la morte di questo. Ma quest’esperienza non viene dimenticata,
ed alcuni decenni dopo – precisamente nel 1870 – in una lettera fatta
pervenire al sindaco di Firenze si legge il nome Officina Galileo in rela-
zione ad un’attività produttiva sorta in città pare verso il 18643.
   In questa fase della sua lunga vita, vale a dire nel corso della seconda
metà dell’Ottocento, l’Officina Galileo appartiene interamente al fiorenti-
no prof. Angelo Vegni che detiene anche la proprietà del terreno su cui
sorge l’officina4: egli la finanzierà fino alla sua morte, sopravvenuta nel
1883, lasciandola poi in eredità ad un Istituto agrario che portava il suo
stesso nome e del quale aveva disposto la fondazione con volontà testa-
mentaria assegnandogli tutti i suoi beni.
   Dal 1883 al 1896 la Galileo sopravvisse, a volte finanziando, a volte fi-
nanziata dall’Istituto agrario, esaurendo però ogni possibilità di espansione
e sviluppo stretta com’era in quegli angusti orizzonti che può avere un’a-
zienda di proprietà di un istituto scolastico alla fine dell’Ottocento5.
   Con lo spostamento della capitale dello Stato italiano da Firenze a
Roma, la Galileo registrò una grossa crisi. La perdita dello status di
capitale da parte della città toscana, causò infatti una forte recessione
economica in tutta la regione, e a nulla servì il tentativo di aprire una
sede commerciale a Roma per sostenere finanziariamente l’attività a-
ziendale:
       Nel 1896 quasi si può dire in articulo mortis, la gestione venne as-
       sunta dalla società in accomandita semplice “Ing. G. Martinez e

sempre alla voce Amici Giovanni Battista del Dizionario biografico degli italiani V.
RONCHI afferma «Quando l’Amici si accinse alla costruzione di sistemi ottici di
altissima precisione e di potenza superiore a quella allora normale, il calcolo ottico
era addirittura rudimentale, il vetro ottico era disponibile in ben poche specie e la
lavorazione era affidata all’abilità dei “maestri”, ossia all’empirismo, perché anco-
ra non si avevano nozioni sulla tolleranza con cui dovevano essere realizzate le
forme geometriche delle superfici, tolleranza che oggi sappiamo essere dell’ordine
del decimillesimo di millimetro. Mancavano del tutto i metodi di controllo che co-
stituiscono il patrimonio essenziale della tecnica moderna […]. È quindi da guar-
dare con stupore un uomo come l’Amici, che da solo riuscì a selezionare vetro ot-
timo, a calcolare obbiettivi acromatici eccellenti per cannocchiali e per microscopi,
a realizzarli con la precisione che si raggiunge nelle migliori costruzioni ottiche o-
dierne», p. 781.
3
  G. MARTINEZ, Notizie sulla vita della e nella “Galileo” dall’origine fino al 1943, Firen-
ze, 1950, pp. 18-19.
4
  Ibidem, p. 20.
5
  Ibidem, p. 5.

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       C.” rimananendo accomandatario l’Istituto Vegni, il quale un
       paio d’anni dopo cedè la sua quota sociale all’Ing. Michele Ama-
       ri. La società, nata col modestissimo capitale di 200 mila lire, si
       trasformò in Accomandita per azioni e successivamente in Ano-
       nima, aumentando via via il suo capitale iniziale fino a L. 600
       mila. Ma nel 1906 la Società dovè mettersi in liquidazione per
       difficoltà finanziarie e divergenze interne sui programmi da svol-
       gere6.
    Così,
       la Società Ing. G. Martinez & C., messasi in liquidazione, potè
       pagare integralmente tutti i debiti, ma con perdita quasi totale del
       capitale, ciò che peraltro non sarebbe avvenuto se la liquidazione
       fosse stata affidata a persone più addentro nell’industria meccani-
       ca e più conscie del dettato che il tempo è moneta. La liquidazio-
       ne infatti si protasse [sic] per oltre 20 anni! La Società nuova, che
       prese il nome di “Officine Galileo” fu pronta a cogliere i frutti che
       ormai andavano maturando o erano maturati […] La nuova So-
       cietà Officine Galileo benchè sorta con capitale modesto mostrò
       subito ben altra consistenza di quella precedente. Nel Consiglio di
       Amministrazione trovavasi esponenti del nuovo capitale immesso
       nell’azienda. Presidente fu l’ing. Giuseppe Orlando, valente inge-
       gnere navale e capo del cantiere di Livorno, nonchè instancabile
       lavoratore; vice-presidente Giuseppe Volpi [… ]7.
   In altre parole, all’inizio del secolo, la ragione sociale dell’azienda
cambia di nuovo e diventa, pare per impulso dello stesso Volpi, Officine
Galileo mentre prima era Società in accomandita semplice Ing. G. Martinez e C.
   Sembra che allora lo stesso Martinez avesse mantenuto, scritta sulla
facciata dello stabilimento, la precedente ragione sociale, Officina Galileo.
Probabilmente Volpi, come e più di Martinez, aveva capito l’autorevo-
lezza che aveva ormai raggiunto all’interno del settore della meccanica
di precisione il marchio Galileo8.
   In ogni modo,
       al momento della trasformazione in anonima, lavoravano nel-
       l’Officina soltanto 150 operai […]. Queste officine di anno in
       anno subirono ampliamenti e miglioramenti e gli impianti in esse
       installati permisero di aumentare sempre più la quantità, la qualità

6
  Ibidem.
7
  Ibidem, p. 59 e p. 62.
8
  Le Officine Galileo dalla fondazione ad oggi, p. 14.

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       e la varietà degli apparecchi costruiti e di fare fronte durante la
       Grande Guerra ad una grande produzione di carattere militare.
       Alla fine della guerra il capitale azionario della Società era salito a
       L. 3.000.0009.
   La fine delle commesse belliche, conseguente alla fine della prima guer-
ra mondiale,
       portò ad un’altra crisi complicata dall’agitazione politica che cul-
       minò nell’occupazione delle fabbriche. Questa durò poco, ma le
       conseguene si fecero sentire. La sospensione di tutte le ordinazioni
       di guerra e l’esuberanza di personale […] resero difficile la vita in-
       dustriale […]. Si dovè sciogliere anticipatamente la Società. Tutto
       il personale fu licenziato, e regolarmente liquidato. Nel contempo
       veniva creata una società di esercizio che prendeva come in affitto
       lo Stabilimento per mantenere relazioni con la clientela e portare
       a termine gli scarsi lavori in corso. Questa Società assunse, sol-
       tanto il miglior personale fra quello liquidato […]. Dopo alcuni
       mesi, sistemata la posizione dei creditori […], la Società potè re-
       vocare la propria deliberazione di scioglimento anticipato: ricosti-
       tuiva il proprio capitale [… ]10
che, con l’aiuto di Giuseppe Volpi, fu portato a 12.000.000 di lire.
   Si può ipotizzare che sia stato questo il momento (intorno al 1925) in
cui la Galileo è entrata all’interno della galassia delle società controllate
dalla SADE: sia la documentazione conservata nel fondo GALILEO-IOR
che la bibliografia consultata11 confermano del resto uno stretto e lon-
gevo rapporto tra Galileo e SADE. Inoltre, da questi anni (‘20-‘30) l’a-

9
  Ibidem, pp. 13-17.
10
   MARTINEZ, Notizie sulla vita della e nella “Galileo”, pp. 68-69.
11
   A. COPPOLA, I monopoli elettrici contro la produzione, Roma [1950], pp. 28-31: «[…]
Il gruppo S.A.D.E. Sviluppatosi sotto il diretto patrocinio del ministro fascista
delle Finanze, Volpi di Misurata, la S.A.D.E. (Società Adriatica di Elettricità)
controlla 27 società elettriche, acquedotti , complessi alberghieri […], imprese
agricole, industrie meccaniche […]. Il capitale della società capogruppo è con-
centrato in poche mani…l’8,6% alle famiglie Volpi, Crespi, Gaggia e Cini […]
L’elencazione di tutte le società, direttamente controllate dalla S.A.D.E. sarebbe
[…] monotona. Ma è opportuno ricordare che anche qui troveremo industrie quan-
to mai lontane da quella elettrica. Primeggiano, tra le altre, il Cotonificio vene-
ziano […] le officine Galileo…». Si vedano inoltre i dati riportati da R. PETRI e M.
REBERSCHAK nel loro La Sade di Giuseppe Volpi e la “nuova Venezia industriale”, in
Storia dell’industria elettrica in Italia. Il potenziamento tecnico e finanziario 1914-1925,
vol. 2, a c. di L. DE ROSA, Bari 1993, pp. 317-346.

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zienda iniziava un processo di acquisizioni e allargamenti, fuori dei con-
fini toscani, che necessitava di un potente finanziatore alle spalle: nel
1928 veniva incorporato lo stabilimento di Milano della Soc. Anon.
Ottica e Meccanica F. Koritska suddividendo così il lavoro delle Offi-
cine di Firenze; nel 1931 venivano assorbite le Officine di Battaglia, un
impianto di carpenteria metallica e di media meccanica, guarda caso di
proprità della SADE. Successivamente officine sussidiarie vennero im-
piantate a La Spezia e a Taranto, e poi a Carobbi, presso Rifredi, men-
tre fu rilevato uno stabilimento a S. Giorgio Dora (Ponte S. Martino). Il
capitale della Società era andato intanto gradatamente aumentando fino
a 55.000.000 di lire (1936), assicurando così alla Società i mezzi per ul-
teriori sviluppi12. Nel 1937 la Galileo approdò, infine, aprendovi un im-
pianto, a Marghera13.
   Gli insediamenti di Rifredi e di S. Giorgio Dora ebbero peraltro vita
breve, già dopo il secondo conlitto non risultando più in capo alla
Galileo: la quale peraltro doveva in quel periodo avviare una riorganiz-
zazione del gruppo visto che «i vari stabilimenti […] sono indipendenti
nella loro gestione, ognuno è specializzato in qualche cosa»14.
   Il che testimoniava della diversificazione produttiva raggiunta, pro-
babilmente inizia già durante il conflitto, la cui articolazione è oppor-
tuno – sulla scorta delle informazioni di un erede di Martinez, appassio-
nato cultore della memoria aziendale – almeno tentare di chiarire.
   Infatti, mentre lo stabilimento Galileo di Milano aveva subito note-
volissimi miglioramenti così da poter vantare un’elevata qualità dei suoi
prodotti che si rivolgevano al mercato della meccanica di precisione15,
      a Battaglia […] lo stabilimento oltre che continuare nella co-
      struzione di carpenteria metallica, profittando in parte di qualche
      macchina già dello Stabilimento di Firenze, portata a Battaglia a
      causa della guerra e quivi rimasta, ha potuto sviluppare anche
      lavori di meccanica media ed ora, con promettente successo, si
      occupa di aparecchiature elettriche. Lo Stabilimento di Marghera,
      […] attualmente diretto dall’ing. Gianchetti, fu mantenuto in

12
   Le Officine Galileo dalla fondazione ad oggi, pp. 13-17.
13
   Datazione desunta dallo studio dei registri matricola, o nel 1939 come afferma
G. Cavanna nella sua tesi di laurea: G. CAVANNA, Forza lavoro e classe operaia a
Porto Marghera: 1930-1948, tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Facoltà
di Scienze Politiche, a.a. 1972-73, Appendice I, p. 2.
14
   MARTINEZ, Notizie sulla vita della e nella “Galileo”, p. 80.
15
   Ibidem.

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       piedi malgrado le vicende della guerra e il successivo critico pe-
       riodo industriale. Si ritiene poterlo mantenere con certezza al pri-
       mo posto nella produzine italiana di lenti oftalmiche. Per le
       necessità di manutenzione dei nostri impianti navali sono stati da
       tempo creati gli stabilimenti di La Spezia e di Taranto. Quest’ul-
       timo è stato staccato dal tronco principale ed è costituito in ente
       autonomo pur sotto le ali della Galileo […]16
mutando anche la propria ragione sociale da Officine Galileo di Taranto a
Officine Meccaniche di Taranto.
    Arrivato a questo punto dell’evoluzione del Gruppo, cioè quando i
diversi stabilimenti già si configuraravano come entità autonome sia dal
punto di vista produttivo che gestionale, ritengo necessario abbandonare
il profilo complessivo, focalizzandomi invece sullo stabilimento di Porto
Marghera.
    La data del suo insediamento in Via Fratelli Bandiera n. 9 è piuttosto
controversa poiché, mentre le pubblicazioni consultate propongono co-
me anno di nascita il 1931 o il 1939, consultando i libri matricola pre-
senti nel fondo GALILEO-IOR sembra plausibile che lo stabilimento ab-
bia iniziato la sua attività nel 1937; ma non essendo questa la sede di
una discussione di tipo storiografico, e avendo riportato questa discre-
panza solamente per scrupolo scientifico, preferisco non addentrarmi
nella questione assumendo, come datazione per la nascita dello stabili-
mento, un arco cronologico che va dal 1937 al 1939. Comunque, si può
ragionevolmente propendere di più verso gli anni 1937 e 1938 anche se
lo stabilimento era ancora nominalmente della Galileo di Battaglia, que-
sto perché era già iniziata una produzione oftalmica indipendente dallo
stabilimento padovano.
    Come già accennato, lo stabilimento attraversò il secondo conflitto
mondiale vivendo uno sviluppo occupazionale tipico dell’economia di
guerra; ma già nell’immediato dopoguerra la fabbrica venne investita da
una grossa crisi, sia per il venir meno delle commesse belliche che per la
mancanza di materie prime, determinando una certa flessione occupa-
zionale17: l’organico scendeva infatti da 16018 a circa 130 unità.

16
   MARTINEZ, Notizie sulla vita della e nella “Galileo”, pp. 68-69.
17
   Libro bianco sulla “I.O.R.” (Industrie Ottiche Riunite) elaborato dai lavoratori e dal
Consiglio di Fabbrica della “I.O.R.” di Porto Marghera, s.n.t., 1978, p. 1
18
   A. NAPOLI, Per una storia operaia alla Galileo di Battaglia: 1943/1949, «Quaderni
del Centro Sociale e Culturale “C. Marchesi” Battaglia Terme», n° 6 (1982), p. 54.

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LA GALILEO INDUSTRIE OTTICHE: SVILUPPO E DECADENZA

    Nel 1949, in seguito ad un riassetto strutturale delle Officine Galileo,
con la formale costituzione del “Gruppo Galileo”, lo stabilimento di
Marghera assunse una sua autonoma ragione sociale con la denomina-
zione di “Officine Galileo di Marghera S.p.A.19.
    Nel corso degli anni Cinquanta, la produzione, oramai caratterizzata
solo nel campo delle lenti oftalmiche in vetro, venne riorganizzata in
seguito ad ammodernamenti tecnologici tendenti a superare la presisten-
te organizzazione artigianale20.
    Con gli anni ‘60 lo stabilimento affrontava una lunga serie di
cambiamenti. Nel 1961, venne allestito un reparto per la produzione di
lenti corneali rigide. Nello stesso periodo iniziavano i primi esperimenti
per la produzione di lenti oftalmiche in materiale organico, ma solo nel
1966-67 ne veniva avviata la fabbricazione in serie, anche se in forma
ancora limitata21.
    Tra il 1967 e il 1968 veniva potenziato il reparto Meccanica non più
in funzione della sola manutenzione dei macchinari in dotazione, ma
anche per la produzione, su brevetto, di macchine destinate alla lavo-
razione di lenti per l’azienda; nonché la costruzione di strumenti per il
controllo ed il montaggio delle lenti, destinati alla vendita22.
    La qualità della questa strumentazione prodotta all’interno dello sta-
bilimento veneziano doveva essere molto alta visto che il 28 nov. 2000
pervenne all’azienda ormai in liquidazione una richiesta, da parte di
un’azienda israeliana, di una fornitura di apparecchiature prodotte negli
anni ‘60. A questa richiesta veniva allegata la fotoriproduzione di una
brochure pubblicitaria della Officine Galileo di Marghera degli anni ’60 che,
evidentemente, era stata conservata!
    Parallelamente a queste innovazioni tecnologiche, l’azienda iniziava
ad attuare, in forme allora limitata, il decentramento produttivo nel
territorio veneziano con commesse a laboratori esterni; fenomeno que-
sto che doveva gradualmente espandersi fino a raggiungere il livello
massimo nel 1975 quando arrivò ad essere il 25% della produzione com-
plessiva dell’azienda23.

19
   Libro bianco sulla “I.O.R”, p. 1.
20
   Ibidem.
21
   Ibidem.
22
   Ibidem, p. 2.
23
   Ibidem, p. 1.

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LA MEMORIA DEL LAVORO: GALILEO-IOR (.1947-2000.)

    Nel corso degli anni Sessanta la Officine Galileo di Marghera doveva
seguire le sorti della propria controllante, la SADE FINANZIARIA, nella
quale era stata alla fine incorporata. Infatti questa, a seguito sia della
nazionalizzazione del settore della produzione dell’energia elettrica, sia
di successivi investimenti sbagliati, che di più complessive convenienze
economiche di collocare l’ingente liquidità ottenuta con la nazionaliz-
zazione degli impianti elettrici, nel 1965 confluì nella Edison24 che nel
1967 diede poi vita, assieme alla Montecatini, alla Montedison. Quindi
anche le Officine Galileo di Marghera si trovarono incorporate nel nuovo
colosso chimico italiano.
    Alla fine degli anni ‘60 la Officine Galileo di Marghera subirono l’ulti-
mo importante cambiamento, con la costituzione, il 20 giugno 1969,
della IOR-INDUSTRIE OTTICHE RIUNITE S.p.A. nella quale confluivano
pariteticamente la Filotecnica Salmoiraghi S.p.A. di proprietà Finmeccanica
(finanziaria a proprietà pubblica) e la Officine Galileo di Marghera S.p.A.
di proprietà Montedison. La sede legale della nuova società venne fissata
a Milano, con Direzione generale e stabilimento produttivo (ex-Galileo)
in Marghera, Via F.lli Bandiera, mentre lo stabilimento ex-Filotecnica
Salmoiraghi si trovava a Milano. A Marghera, nel 1975, doveva poi
trasferirsi anche la sede legale, per rimanervi fino alla fine.
    L’8 settembre 1969 sono ricostituite, con compiti commerciali, sia la
Officine Galileo di Marghera (prima sotto la ragione sociale COMOF-Commer-
ciale Oftalmica S.p.A., poi mutata il 9 ottobre che in O.G. di M. con sede
legale in Venezia) sia la Filotecnica Salmoiraghi Oftalmica S.p.A. con sede
in Milano.
    Queste due società fungono – sicuramente le Officine Galileo di Marghera,
e con ogni probabilità anche la Filotecnica Salmoiraghi Oftalmica – da
società commerciali per la gestione dei depositi e della commercializ-
zazione delle lenti prodotte dalla IOR con i marchi Galileo e Salmoiraghi.
L’esperienza durerà poco, e le due società commerciali saranno alla fine
incorporate per fusione nella IOR il 21 giugno 1972. Con l’assorbimento
della commerciale Salmoiraghi, vengono conferiti nella IOR anche 4 la-
boratori, localizzati al Sud, per la costruzione di lenti in vetro su
prescrizione, una tecnica commerciale messa a punto dallo stabilimento
milanese. Dal 1972-73 tale pratica verrà estesa anche all’unità produt-
tiva di Marghera, ed inizia così la diffusione di tali laboratori su tutto il
territorio nazionale: essi venivano dati in gestione ad operatori privati,

24
     Cent’anni a Venezia, p. 464.

                                        86
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legati alla IOR da un contratto che affidava loro la costruzione per esclu-
sivo proprio conto di lenti su ricetta, assicurando agli stessi un quanti-
tativo fisso mensile di lenti25.
    Questi laboratori avevano due tipi di denominazione: Centro Pro-
duzione Oftalmica (C.P.O.) se si occupavano della produzione di lenti, o
Centro Trattamento Oftalmico (C.T.O.) se si occupavano di trattamenti suc-
cessivi su lenti prodotte in fabbrica.
    Lasciamo le complicazioni finanziarie per tornare alla realtà indu-
striale dello stabilimento veneziano. Dal 1969 al 1974 si ebbe una con-
tinua espansione produttiva ed occupazionale dell’azienda, nel frattem-
po passata ad una più matura organizzazione industriale. Nel 1975, tut-
tavia, gli effetti di una strisciante crisi economica generale, uniti ad una
crescente concorrenza di altri produttori, soprattutto esteri26, trovò la
IOR impreparata, con un crollo del 24% nella vendita delle lenti tra-
dizionali in vetro27. Alla fine dell’anno aveva accumulato scorte per
circa 15 mesi, contro una media di magazzino del 7-8% del quinquennio
precedente28.
    Le motivazioni di una ripercussione così forte della crisi vennero così
individuate dalla Cellula comunista della IOR in un suo “documento”
del 1980:
       [L’azienda] risente fortemente della carenza di programmazione a
       medio-lungo termine, di analisi di ricerca e di organizzazione del
       settore commerciale, subendo una diminuzione di vendite del 25%
       rispetto al 1974 nel settore lenti in vetro […] e infatti nel 1977
       chiude il bilancio con un passivo di 1,3 miliardi […]29,
passività disastrosa se si pensa che il capitale sociale ammontava, allora,
ad “appena” 1 miliardo di lire30. Il mercato italiano non abbandonò tut-

25
   Ibidem, p. 3.
26
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 98 doc. 9. Cellula comunista I.O.R.-Galileo,
Una azienda leader nel settore, una gestione aziendale un po’ meno: il contributo di analisi e
proposte del P.C.I. per rilanciare l’azienda, s.n.t. [1980].
27
   Ibidem, fasc. 98 doc. 15: Memoria sulla situazione I.O.R.-Venezia, s.n.t., 1981, p. 4.
28
   Libro bianco sulla “I.O.R.”, p. 5.
29
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR,fasc. 98 doc. 9. Cellula comunista I.O.R.- Galileo,
Una azienda leader nel settore… Questo documento riporta, inoltre, notizie sulla
ristrutturazione affrontata dalla IOR alla fine degli anni ‘70 e valutazioni e proposte
su miglioramenti da apportare all’interno dello stabilimento.
30
   Ibidem

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tavia la IOR, che infatti nel 1978 copriva ancora il 30% del fabbisogno
nazionale di lenti oftalmiche31.
   Intanto, tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, la Finmeccanica aveva
acquisito il restante 50% del pacchetto azionario della IOR dalla Montedison
diventando così unica proprietaria dell’azienda32, e facendola confluire
– non è stato possibile individuare la data precisa, ma sicuramente
prima del 31 ottobre 1981 – nel gruppo S. Giorgio33.
   Per superare la crisi che l’ha investita, l’azienda – proprio nel ’76 –
aveva dato avvio ad un piano di ristrutturazione all’interno dei due
grossi reparti di produzione lenti in vetro (reparto Assosimmetriche e
reparto Astigmatiche) al il fine di aumentare la produttività e di ridurre
l’organico in quel settore34, utilizzando poi l’eccedenza di manodopera
per avviare nel corso di quell’anno un nuovo reparto: quello delle
Bifocali fuse. Anche questo tentativo non ruscì tuttavia a rilanciare le
sorti dell’azienda, e nonostante i ripetuti interventi sul capitale: dal
miliado del 1976 esso salì a 2 miliardi nel 1978, per raggiungere i 4
miliardi nel 198035.
   Nel marzo 1982 avvenne il conferimento del Gruppo S. Giorgio (S.
Giorgio Spezia, S. Giorgio Genova, IOR, Sapag, O.M.G. Gorizia) dalla
Finmeccanica ad una nuova finanziaria DELL’IRI, la Sofin36 (118 mld.
capitale finanziario interamente versato)37, che aveva il compito di tro-
vare un acquirente privato per l’azienda di Marghera. Ciò che avvenne
nel 1986, quando la IOR fu avviata alla privatizzazione.
   Che tuttavia fu graduale, iniziando con l’acquisizione del 20% del-
l’azienda, corrispondente al reparto delle lenti corneali38, da parte della

31
   Ibidem
32
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 98 doc. 9. Cellula comunista I.O.R.- Galileo,
Una azienda leader nel settore...
33
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 88. doc. 29.
34
   Libro bianco sulla “I.O.R.”, 1978 p. 6.
35
   R. GIANI, Il caso Galileo: strategie aziendali e relazioni industriali in un contesto di pri-
vatizzazione, in Le relazioni industriali e le politiche retributive nella provincia di Venezia.
Ricerca per conto della Camera di Commercio di Venezia, [Venezia], 1994, p. 154.
36
   La Sofin era «la finanziaria dell’I.R.I. che gestisce proprio le società che non si
inquadrano nelle strategie industriali delle altre finanziarie di settore provvedendo
anche allo smobilizzo delle aziende cedibili a terzi […]»: in CSEL, Fondo GALI-
LEO-IOR, fasc. 105 doc. 56; cfr. Joint-venture nelle lenti a contatto tra I.R.I. e Ciba-
Geigy, articolo in “Il Sole 24 Ore” firmato G. Fo.
37
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 58 doc. 2.
38
   Le lenti corneali sono le c.d. lenti a contatto.

                                              88
LA GALILEO INDUSTRIE OTTICHE: SVILUPPO E DECADENZA

Ciba-Geigy e del 50% del restante pacchetto azionario da parte della
finanziaria Finalp.
    Il reparto corneale quasi immediatamente si staccò dallo stabilimento
di Via F.lli Bandiera a Marghera per trasferirsi nel novembre 1986,
ormai autonomo rispetto alla IOR, a Marcon39 mentre per quanto ri-
guardava il resto dell’azienda il processo di acquisizione si concluse,
secondo gli accordi, dopo 3 anni, e cioè nel 1989 con l’uscita completa
dalla compagine azionaria della Sofin a completo beneficio della Finalp.
    Quest’ultima era una finanziaria che controllava numerose attività
industriali. Ne facevano parte anche due occhialerie di piccole dimen-
sioni di area veneto-friulana, la Bonazzola e la ILPO, che detenevano
all’epoca il 7 per cento del mercato italiano di lenti tradizionali40. Pro-
prietario (attraverso la finanziaria romana Aracoeli) ne era il dott. Fran-
cesco Caporossi. Questi,
       è il ricordo di un analista […], “all’inizio svolge un ottimo lavoro,
       tagliando costi e attivando sinergie”. I risultati si vedono già al
       primo anno. Il fatturato, in passato gonfiato da voci antiecono-
       miche, scende a 38 miliardi; ma la ridondanza nel rosso viene
       ridotta a un’inezia: l’1,8%. “Una perdita di appena 752 milioni”,
       ricorda il padrone della Galileo, “ma con mezzo miliardo di
       accantonamenti straordinari”. Caporossi […] non smentisce i
       quotidiani che pubblicano l’ipotesi di una futura quotazione in
       Borsa dell’impero Finalp, comprese attività edilizie, turistiche ed
       editoriali. Nel 1988 le vendite della Galileo risalgono a 50 miliardi
       e la reddittività torna positiva del 4%. Caporossi mette a punto
       una strategia che coniuga, al taglio dei costi, investimenti in ri-
       cerca e sviluppo. Siamo costretti a crescere rapidamente, dichiara
       […], perchè dobbiamo competere con multinazionali che fattu-
       rano 500 miliardi»41.
   L’azienda ritornava quindi in attivo dopo anni di passivo, e il suo
proprietario incominciò ad organizzarsi per migliorare e consolidare
l’immagine della IOR: l’anno seguente, il 1989, egli operò una varia-
39
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 59 doc. 1.
40
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 105 doc. 50 (Art. fot.: Mentre si tratta sulla
cessione a privati. La I.O.R. cerca spazio e lo trova a Mogliano, “La Nuova Venezia”, 3
aprile 1986).
41
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 166 doc. 77 (Art. fot.: Ci viene nostalgia dello sta-
to. Ma è proprio vero che un padrone privato è per definizione molto meglio di quello pub-
blico? Ecco il caso di un’azienda privatizzata sette anni fa (fu la prima) e che oggi è sull’orlo
del fallimento, “Espansione”, maggio 1994, pp. 28-32).

                                              89
LA MEMORIA DEL LAVORO: GALILEO-IOR (.1947-2000.)

zione nella denominazione o ragione sociale dell’azienda mutandola
Industrie Ottiche Riunite S.p.A. a Galileo-Industrie Ottiche S.p.A., sostenen-
do poi il nuovo marchio con la sponsorizzazione (3 miliardi di lire) di
una mostra su Tiziano42. Nel 1989 la reputazione di Caporossi come im-
prenditore “illuminato”, contrapposto all’ottusità del management che
guida le molte aziende a partecipazione statale della zona,
       si consolida. Glielo riconoscono nero su bianco, per primi i
       sindacati, che “esprimono apprezzamento per il ruolo di Finalp
       nel risanamento e nel rilancio dell’azienda e prendono atto,
       favorevolmente, dell’anticipata acquisizione, da parte di Finalp,
       dell’intero pacchetto azionario”. […] Galvanizzato dagli eccellenti
       risultati della Galileo, Caporossi viene un tratto colto da quella
       che gli analisti chiamano smania espansiva. Inanzitutto sconfina
       dalle lenti di correzione nelle montature. Sono scorribande ardite
       […] Caporossi replica che si tratta di prodotti complementari e
       che permettono ampi margini»43.
  La scelta non si rivelò felice; Caporossi tuttavia non rallentò, ma al
contrario intensificò la sua strategia di crescita. Egli
       va in giro per il mondo a far incetta di tutto il comprabile. S’in-
       stalla in Gran Bretagna, in Irlanda, in Spagna, in Germania, tutti
       paesi in cui si ritaglierà quote marginali. La Russia diventa il suo
       pallino […] le montature sono lavoro da paghe basse, quindi bi-
       sogna farne il più possibile nei paesi dell’Est. Fonda vicino a Kiev
       uno stabilimento che in seguito raggiungerà una produzione di ol-
       tre 6 milioni di pezzi, tutti di qualità scadente […]. Ultimo
       avamposto estero, San Marcos, in California, dove compra la
       Signet Armorlite […]. In base alla strategia espansiva di Caporossi
       gli utili dovrebbero arrivare copiosi, perchè la testa di ponte negli
       Stati Uniti è stata lanciata per collocarvi i prodotti di avanguardia
       sfornati dallo stabilimento di Longarone (Belluno). È questo l’in-
       vestimento più consistente sostenuto da Caporossi: quello, […]
       che diverrà il cappio che minaccia di soffocare l’intero gruppo
       Galileo. È costato 18 miliardi invece dei 6 previsti44.

42
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 105 (Art. fot.: Nell’88 l’azienda veneziana è torna-
ta all’utile. La Ior contesta la Cee: «Nessuna turbativa della concorrenza», “Il Gazzettino”,
10 febbraio 1989).
43
   CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 166 doc. 77 (Art. fot.: Ci viene nostalgia dello sta-
to…).
44
   Ibidem.

                                            90
LA GALILEO INDUSTRIE OTTICHE: SVILUPPO E DECADENZA

   Questo nuovo impianto bellunese, di proprietà delle Industrie Ottiche
Europee (IOE) che è una delle numerose società al 100% di proprietà della
Galileo Industrie Ottiche, era focalizzato alla produzione di lenti organi-
che, ed in questo
         l’intuizione di Caporossi è valida: il futuro è proprio nelle lenti
         organiche […] Ma tante rosee prospettive sono purtroppo oscurate
         dall’abbrivio troppo lento dello stabilimento, dove i primi e i se-
         condi passi sono deludenti. Si accumulano montagne di scarti che
         arrivano all’80% […] quando scenderanno […] l’esposizione de-
         bitoria avrà ormai compromesso il futuro dell’impianto […]. I bi-
         lanci del gruppo riflettono del resto un gigantismo nel fatturato
         che poggia su proventi d’argilla. Il bottino delle acquisizioni gon-
         fia i ricavi 1993 a 277,5 miliardi (83% lenti, 8% montature, il resto
         strumenti ottici prodotti da terzi e altro). La reddittività è però
         calata dal 4,5% del 1991 all’1,1% del 1992 a praticamente zero nel
         1993. Ma la zavorra che trascina il parapetto a fili d’acqua sono i
         debiti, la cui massa s’ingrossa a dismisura e fa suonare una sfilza
         d’allarmi cui Caporossi presta scarso orecchio. È tutto teso a per-
         seguire un obbiettivo di grandezza che […] lo obbliga a distrarre
         preziose risorse aziendali anche in operazioni di pura immagine.
         Come il miliardo regalato alla Biennale di Venezia per realizzare
         il nuovo palazzo del cinema […] L’opera […] viene battezzata
         Palagalileo […]. Sul piano della notorietà, questa e altre ope-
         razioni sono un trionfo. Ma sono anche sale sulle piaghe dei bilan-
         ci45.
   All’inizio del 1994 la Galileo Industrie Ottiche si trova ad affrontare
«un’esposizione finanziaria netta che, per ammissione dello stesso
Caporossi, supera ormai 180 miliardi»46. Questa crisi di liquidità pro-
voca seri danni alla Galileo che vede, prima messi in forse gli stipendi dei
lavoratori, poi la cassa integrazione per molti di loro, ed infine il reago-
lare approvvigionamento la mancanza di materie prime.
   I problemi in cui si trova invischiata l’azienda, e che ne causano la
fine, sono approfonditi e analizzati in un documento che così descrive la
situazione:
         la Galileo con i marchi Galileo, Salmoiraghi, Metallux e I.L.P.O.
         era leader di mercato in Italia con punte del 40% in quantità. In
         particolare il marchio Galileo possedeva sul mercato Italia un’im-

45
     Ibidem.
46
     Ibidem.

                                          91
LA MEMORIA DEL LAVORO: GALILEO-IOR (.1947-2000.)

      magine forte e consolidata che si esprimeva con gli ottici in chiave
      di leadership sul prodotto e sul servizio. La crisi finanziaria del
      gruppo ha penalizzato principalmente l’attività commerciale in
      Italia, la quale per mancanza di autonomia, non ha potuto utiliz-
      zare le risorse generate dalle vendite per la gestione corrente ed ha
      subito senza possibilità di contrapposizione la mancanza di
      prodotto, l’abbassamento della qualità dei servizi, la mancanza di
      correttezza nei rapporti commerciali ed economici con il cliente.
      Tutto questo ha portato ad una perdita del 80% del fatturato tra il
      1992 e il 1997 (da oltre 90 a 15 MLD) con l’azzeramento totale
      delle vendite del marchio Metallux e Salmoiraghi (circa 19 MLD
      nel 1992). La quota di mercato nel 1997 è di circa del 5,5% (4,4%
      Galileo e 1,1% ILPO) con un posizionamento su una piccola quo-
      ta di clienti primari e medi molto fedeli al marchio e una quota
      consistente di clienti medi e piccoli con acquisti saltuari47.
    Questa la storia dell’agonia di un gruppo industrialmente sano che
nel 1981 occupava il 27% del mercato oftalmico italiano48 e che era riu-
scito ad attraversare tutti gli anni ‘90 nonostante cambiamenti di pro-
prietà, aumenti di capitale, cassa integrazione, un anno di ammini-
strazione controllata e, perfino, un’occupazione da parte dei lavoratori
dello stabilimento nel ‘94 durata 4 mesi: un gruppo che svanì nel nulla
all’inizio del nuovo millennio.

47
  CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 96.
48
  CSEL, Fondo GALILEO-IOR, fasc. 98 doc. 15: Memoria sulla situazione I.O.R.- Vene-
zia, s.n.t., 1981, p. 1.

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