C.1 - Provincia di Ravenna
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INDICE ..................................................................................................... 3
C. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE ............................................ 6
C.1 INQUADRAMENTO GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO........................................ 6
C.1.1. Lineamenti morfologici del territorio ............................................................ 6
C.1.2. Proprietà litologiche e geotecniche dei terreni superficiali ............................ 13
C.1.3. Proprietà pedologiche dei suoli dell’area ................................................... 16
C.1.4. Caratterizzazione sismica dell’area............................................................ 20
C.2. CARATTERIZZAZIONE LITOLOGICA E GEOMECCANICA DEI TERRENI NELL’IMMEDIATO 24
C.2.1. Sottosuolo ................................................................................................ 24
C.3. AMBIENTE IDRICO ................................................................................. 25
C.3.1. Riferimenti normativi ................................................................................. 25
C.3.2. Corpi idrici superficiali .............................................................................. 27
C.3.3. Descrizione di inquadramento dello stato delle acque sotterranee ............... 33
C.4. INQUADRAMENTO CLIMATICO ED ATMOSFERICO .......................................... 34
C.4.1. Classificazione meteorologica su base locale ............................................. 34
C.5. QUALITÀ DELL’ARIA ............................................................................... 37
C.5.1. La normativa di riferimento ....................................................................... 37
C.5.2. Valutazione sulla qualità dell’aria .............................................................. 37
C.6. STATO DELLA FLORA E DELLA FAUNA ........................................................... 39
C.6.1. Descrizione d’inquadramento di flora e fauna presenti a livello
d’area vasta ............................................................................................................. 39
C.6.2. Vegetazione potenziale ............................................................................. 40
C.6.3. Vegetazione reale ..................................................................................... 42
C.6.4. Inquadramento faunistico ......................................................................... 42
C.6.5. Fauna presente nel sito ............................................................................. 48
C.7. STATO DEGLI ECOSISTEMI ....................................................................... 49
C.8. IL PAESAGGIO DELLA BASSA ROMAGNA ....................................................... 50
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LC.8.1. L’evoluzione storica del Paesaggio della Bassa Romagna attraverso
l’interpretazione della cartografia storica.................................................................... 50
C.8.2. Il Paesaggio contemporaneo, rischi e impatti ambientali e paesistici,
dinamiche evolutive .................................................................................................. 53
C.8.3. La percezione del Paesaggio contemporaneo , le Unità di Paesaggio .......... 56
C.8.4. Criteri e modalità d’intervento nelle Unità di Paesaggio .............................. 65
C.8.5. Edifici di valore ambientale / architettonico ................................................ 67
C.9. STATO AMBIENTALE PER ELETTROMAGNETISMO ............................................. 72
C.9.1. La trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica ............................... 72
C.9.2. Le sorgenti di campi elettrici e magnetici a bassa frequenza presenti
nei territori comunali ................................................................................................. 73
C.9.3. Campi elettromagnetici ad alta frequenza (100kHz – 300 GHz).................. 76
C.9.4. Le sorgenti di campi elettrici e magnetici ad alta frequenza presenti
nei territori comunali ................................................................................................. 79
C.10. ECONOMIA NEL COMPRENSORIO LUGHESE ................................................. 79
C.10.1. Introduzione ............................................................................................. 79
C.10.2. L’agricoltura............................................................................................. 80
C.10.3. Industria e servizi ...................................................................................... 81
C.10.4. L’occupazione .......................................................................................... 83
C.10.5. L’immigrazione ........................................................................................ 83
C.10.6. I trend occupazionali ................................................................................ 85
C.11. EVOLUZIONE E STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE ........................................... 85
C.11.1. L’evoluzione della popolazione tra il 1991 e il 2005 .................................. 85
C.11.2. Un confronto con le aree confinanti (Argenta, Faenza, Imola e
Ravenna) 86
C.11.3. Considerazioni finali ................................................................................. 88
C.12. FAMIGLIE E ABITAZIONI NEI COMUNI DEL COMPRENSORIO LUGHESE ................. 88
C.12.1. L’evoluzione del patrimonio abitativo......................................................... 88
C.12.2. Il titolo di possesso ................................................................................... 88
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LC.12.3. L’utilizzo del patrimonio abitativo .............................................................. 88
C.12.4. L’evoluzione della dimensione delle abitazioni ........................................... 89
C.12.5. La distribuzione sul territorio ..................................................................... 89
C.13. REVISIONI DEMOGRAFICHE A 15 ANNI E IMPATTO POTENZIALE SULLA STRUTTURA
ABITATIVA DEI COMUNI DEL COMPRENSORIO DI LUGO 2005-2020 ........................... 89
C.13.1. Premessa ................................................................................................. 89
C.13.2. Il saldo naturale nella dinamica demografica dei Comuni del
Comprensorio .......................................................................................................... 89
C.13.3. L'evoluzione strutturale della popolazione per classi di età .......................... 91
C.13.4. Dai dati demografici al fabbisogno abitativo .............................................. 93
C.14. DAI DATI DEMOGRAFICI AL FABBISOGNO ABITATIVO ....................................... 93
C.15. LE POLITICHE PER L’ACCESSO ALLA CASA ..................................................... 97
C.16. LA POTENZIALE DOMANDA DI ALLOGGI ERP ................................................ 99
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C.1 Inquadramento geologico e geomorfologico
C.1.1. Lineamenti morfologici del territorio
RIFERIMENTO REGIONALE
Le pianure rappresentano gli ambienti fisici più fragili e nello stesso tempo più densamente
popolati della terra e le attività umane hanno prodotto modificazioni intense e pervasive dei
loro sistemi naturali. Questa trasformazione è stata particolarmente accentuata nella
Pianura Padana, la più grande pianura d’Italia e fra le più grandi pianure alluvionali
d’Europa, di cui l’Emilia-Romagna ne costituisce il settore meridionale.
La sua configurazione attuale dipende anche dalla storia geologica dell’intera regione
nord-italiana. Le catene montuose delle Alpi e degli Appennini, sollevandosi per le spinte
tettoniche che le hanno generate, hanno progressivamente allontanato il mare dall’antico
golfo padano. Questo braccio di mare, oggi scomparso, si è riempito di sedimenti portati
dai fiumi (le “alluvioni”) a partire da circa 600.000 anni fa fino a formare la pianura
alluvionale che oggi vediamo ed abitiamo
Anche il clima e le variazioni del livello del mare hanno avuto un ruolo determinante nella
costruzione della Pianura Padana. L’alternanza di climi caldi e freddi, di stagioni piovose e
aride, di innalzamenti ed abbassamenti del livello marino, che hanno caratterizzato tutto il
periodo Quaternario, hanno condizionato la quantità di sedimento trasportato dai fiumi, lo
sviluppo dei loro delta e delle coste. Il tipo di sedimenti che costituiscono la struttura del
sottosuolo della pianura e la loro distribuzione in profondità, registra anche questo aspetto
della storia geologica del nostro paesaggio.
La gran parte dei sedimenti che affiorano sulla superficie della pianura emiliano-
romagnola sono recenti (età olocenica, meno di 10.000 anni), molti dei quali si sono
depositati negli ultimi duemila anni (dopo la caduta dell’Impero Romano). Essi derivano
dalla complessa relazione fra il fiume Po, a nord, i fiumi appenninici, a sud e il Mare
Adriatico, a est. Per questo motivo la nostra pianura contiene una grande varietà di depositi
comprendenti: le conoidi e le piane alluvionali dei fiumi appenninici, la piana a meandri
del Po, la piana costiera, il delta e le fronti deltizie, ecc.
L’evoluzione sedimentaria plio-quaternaria del bacino registra una ‘tendenza regressiva’ da
depositi marini di ambiente progressivamente sempre meno profondo fino a depositi
continentali. Si identificano quindi due distinti cicli sedimentari, uno marino (indicato in
letteratura con ‘Qm’) ed uno continentale (‘Qc’); tale tendenza risulta ben riconoscibile al
margine appenninico (Ricci Lucchi et al., 1982).
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LIn sintesi, nel territorio della pianura romagnola si riconoscono i seguenti motivi strutturali
principali:
Sinclinale di S. Romualdo-Piombone;
Anticlinali di Ravenna e di Alfonsine;
Sinclinale romagnola;
Anticlinale di Cotignola;
Sinclinale di Forlì.
Figura 1 Schema strutturale della pianura romagnola
RIFERIMENTO PROVINCIALE
Il territorio dell’Associazione Intercomunale della Bassa Romagna è localizzato nella bassa
pianura, nel settore occidentale e settentrionale della Provincia di Ravenna ed appartiene
ad un territorio che ha subito significative trasformazioni antropiche. Non è semplice quindi
riconoscere e ricostruire gli allineamenti fisici e morfologici originari ed anche molti
‘fenomeni ambientali’ che si verificano attualmente sono di difficile interpretazione, essendo
spesso dipendenti o comunque connessi all’intervento dell’uomo sull’ambiente.
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LALTIMETRIA E GEOMORFOLOGIA
La caratterizzazione geomorfologica è strettamente connessa al modello genetico di
formazione del territorio. In pianura gli effetti morfologici maggiori e più rilevanti sono
quelli legati all'evoluzione del sistema idrografico, che a sua volta viene condizionato dai
caratteri climatici prevalenti e dalle condizioni geologiche del sottosuolo. In sintesi, la
formazione della pianura va vista come un sistema in cui vi è sedimento in ingresso e in
uscita; sedimento che viene collocato secondo particolari modalità e che viene spostato
nuovamente o nuovamente sommerso. Nel nostro caso l'accrescimento trasversale della
pianura per colmata avviene quando le piene fluviali straripano trasversalmente alla
direzione principale dell'asta e, anziché‚ giungere a mare, colmano le bassure. In questo
caso la granulometria tende a diminuire in senso trasversale, quindi sabbie prevalenti nei
pressi dell'asta e argille lontano dall’asta.
Nel territorio di indagine si registrano, quali elementi di antichi lineamenti del territorio,
tratti di antichi alvei fluviali, paleocanali e diversi ventagli di rotta associati ai primi. In
particolare sono ben riconoscibili, anche grazie all’analisi altimetrica, i paleoalvei dei fiumi
Santerno, Senio, Lamone e Montone.
Gli interventi di bonifica, che permisero di trasformare terreni vallivi in terreni produttivi,
hanno alterato fortemente la morfologia naturale del territorio: in particolare nel Medioevo,
proseguendo l'azione naturale della colmata ed essendosi verificate rovinose inondazioni
delle acque dei fiumi, ebbero inizio i primi tentativi di miglioramento dei territori privi di
scolo.
SUBSIDENZA
La subsidenza può essere considerata tra i principali agenti dell’attuale assetto morfologico
superficiale per quanto riguarda la zona di pianura. Il graduale abbassamento del suolo è
caratterizzato da una componente naturale, per lo più dovuta a fenomeni tettonici profondi
ed al costipamento del terreno ad opera del carico litostatico, nonchè da una componente
antropica legata all’intensa estrazione dei fluidi dal sottosuolo.
Il fenomeno di subsidenza artificiale, che si verifica in tempi più brevi, in generale può
essere imputabile all’azione antropica sintetizzabile nei seguenti punti:
estrazione di acqua da pozzi artesiani per usi potabili, agricoli ed industriali;
sfruttamento dei livelli acquiferi contenenti metano;
bonifica di valli e di terreni paludosi, che provoca una notevole riduzione di volume
delle torbe ed un rapido costipamento dei sedimenti prosciugati dall’acqua.
L’azione di monitoraggio del fenomeno della subsidenza ha portato la Regione Emilia-
Romagna ad affidare ad ARPA, il 16 dicembre 1998, l’incarico per la realizzazione del
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lprogetto “Misura della rete regionale di controllo della subsidenza e di linee della rete
costiera non comprese nella rete regionale, rilievi batimetrici”. Obiettivo del progetto è
quello di arrivare alla definizione di un quadro aggiornato del fenomeno della subsidenza
relativamente all’intera area di pianura della Regione con un approfondimento particolare
dell'indagine in corrispondenza della fascia litoranea. Al fine di analizzare il fenomeno
della subsidenza nell’area di interesse sono state raccolte le indagini effettuate da ARPA,
pubblicate a Bologna nell’ottobre del 2001 che riguardano i capisaldi della rete regionale.
Le livellazioni riguardano periodi diversi, compresi tra il 1973 e il 1992, da confrontare con
l’ultima livellazione disponibile del 1999. L’ARPA ha elaborato una Carta a curve di uguale
velocità di abbassamento dalla quale è stata estratta dall’Ufficio di Piano dell’Associazione
Intercomunale della Bassa Romagna la carta delle Isocinetiche che mette in evidenza il
comportamento del fenomeno.
Figura 2 Rete di controllo della subsidenza
Dall’esame della cartografia emerge come la subsidenza sia in atto in tutto il territorio dei
10 comuni con punte di 2,8 cm/anno di abbassamento a Lavezzola-Voltana lungo il
Canale Naviglio, tra Bagnacavallo ed Alfonsine, di 2,6 cm/anno a Cotignola e di 2,4
cm/anno in prossimità di Massa Lombarda.
I dati ARPA sono stati inoltre utilizzati per ricostruire l’andamento dell’abbassamento del
suolo, in termini di velocità di abbassamento, lungo alcune direttrici principali, che sono la
via S. Vitale da Massa Lombarda verso e oltre Lugo, la strada statale 16 da Lavezzola ad
Alfonsine, il Canale Naviglio da Cotignola verso e oltre Alfonsine e la via Selice da
Conselice verso Lavezzola. Lungo la via S. Vitale i dati sui capisaldi si riferiscono al periodo
di misura compreso tra il 1973 e il 1999 e indicano una velocità di abbassamento sempre
superiore a 0,7 cm/anno: lungo il tratto di strada che attraversa i comuni di Massa
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LLombarda e S.Agata sul Santerno la velocità è compresa tra 0,9 cm/anno e 2,7 cm/anno,
che rappresenta il valore più alto misurato lungo la direttrice nel caposaldo 094070, posto
in prossimità del Fiume Santerno. In corrispondenza dell’abitato di Lugo la velocità di
abbassamento risulta dell’ordine di 1,5÷1,8 cm/anno.
Figura 3 Ubicazione capisaldi – (Dati ARPA Regione Emilia-Romagna)
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LFigura 4 Velocità di abbassamento lungo le direttrici principali – (Dati ARPA Regione Emilia-Romagna)
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LFigura 5 Andamento delle isocinetiche - Velocità di abbassamento in cm/anno –Tavola 22 (Fonte ARPA
Bologna)
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LC.1.2. Proprietà litologiche e geotecniche dei terreni superficiali
I caratteri geologici che definiscono la Pianura Padana traggono principalmente origine
dagli studi di sismica a riflessione condotti da AGIP, che hanno evidenziato la presenza di
depositi di età plio-quaternaria costituenti il riempimento del bacino di avanfossa compreso
tra la catena appenninica a Sud e quella alpina a Nord. Lo spessore complessivo delle
unità quaternarie risulta di circa 1.000-1.500 m. A questi si aggiungono studi condotti
dalla Regione Emilia-Romagna & ENI-AGIP (1998), basati sui profili sismici integrati da dati
stratigrafici di pozzi profondi, hanno permesso di identificare la superficie di discontinuità
tra i due cicli sedimentari anche nel sottosuolo della Pianura Padana, in corrispondenza del
limite tra il Supersintema del Quaternario Marino (corrispondente al ciclo Qm) e il
sovrastante Supersintema Emilianoromagnolo (ciclo Qc). All’interno di queste due unità
sono state riscontrate da vari autori discontinuità minori, che portano alla distinzione di
sequenze deposizionali di rango inferiore all’interno dei due cicli sedimentari (Regione
Emilia-Romagna, 1998). Nel Supersintema Emiliano-Romagnolo, caratterizzato da uno
spessore complessivo di circa 6-700 m, sono state individuate due unità allostratifgrafiche
definite come Alloformazione Emiliano-Romagnola Inferiore e Alloformazione Emiliano-
Romagnola Superiore. All’interno di quest’ultima sono presenti unità di rango inferiore
(Allomembri) che registrano la ciclicità elementare glacioeustatica di IV ordine e che per
loro natura ciclica costituiscono le unità cartografiche di riferimento.
Il Supersintema Emiliano-Romagnolo è l’unità stratigrafica che comprende l’insieme dei
depositi quaternari di origine continentale affioranti in corrispondenza del margine
appenninico padano (ciclo Qc di Ricci Lucchi et al, 1982) ed i sedimenti ad essi correlati nel
sottosuolo della pianura emiliano-romagnola. Questi ultimi, nell’area in esame, includono
depositi alluvionali che passano verso Est a depositi deltizi e marini, organizzati in cicli
deposizionali di vario ordine gerarchico. Il limite inferiore del Supersintema Emiliano-
Romagnolo non affiora nell’area, ma affiora solamente a ridosso del margine appenninico
e nei settori intravallivi nell’area a Sud, dove è fortemente discordante sui depositi marini
del Pleistocene medio (sabbie di Imola - IMO) e mio-pliocenici. Il limite superiore coincide
col piano topografico. L’età dell’unità è Pleistocene medio – attuale (Regione Emilia-
Romagna & ENI-AGIP, 1998).
L’Alloformazione Emiliano-Romagnola Superiore (AES) costituisce la porzione superiore del
Supersintema Emiliano-Romagnolo. Nell’area di pianura comprende tutti i depositi
continentali, deltizi, litorali e marini organizzati in successioni cicliche di alcune decine di
metri di spessore. Nel sottosuolo l’Alloformazione appoggia localmente in discontinuità
stratigrafica sull’Alloformazione Emiliano-Romagnola Inf. ed è suddivisibile in quattro cicli
deposizionali. Il limite superiore corrisponde all’attuale superficie topografica. Nell’area
ravennate l’alloformazione ha spessore compreso tra 250 e 290 m. L’età è attribuibile al
Pleistocene medio-Olocene. La porzione più investigata dell’alloformazione è rappresentata
dai 120 m sommitali: al di sotto dei sedimenti litorali, localmente affioranti, di età
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lolocenica, attribuibili all’ultimo episodio trasgressivo quaternario (Allomembro di Ravenna),
i primi depositi litorali e marini che si incontrano verso il basso stratigrafico sono
rappresentati da un corpo tabulare alla profondità di circa -100 m slm, costituito da sabbie
litorali e subordinatamente da argille di prodelta e transizione alla piattaforma. Al di sopra
di questi sedimenti marini sono riconoscibili depositi di alcune decine di metri
prevalentemente argillosi di piana deltizia. La comparsa, intorno a -50÷-70 m slm di corpi
sabbiosi nastriformi, interpretati come depositi fluviali di valle incisa, segna il passaggio ai
sedimenti alluvionali che costituiscono la porzione dell’alloformazione immediatamente
sottostante all’Allomembro di Ravenna. Questo intervallo è caratterizzato da argille e limi di
piana inondabile, con subordinate sabbie di canale, (Regione Emilia-Romagna, 1999).
L’Allomembro di Ravenna (AES8) è caratterizzato da sabbie, argille e limi di ambiente
alluvionale, deltizio e litorale, organizzati in corpi lentiformi, nastriformi e tabulari di vario
spessore. Il tetto, che coincide con il piano topografico, presenta suoli con diverso grado di
alterazione, i cui orizzonti superiori variano da non calcarei a calcarei. Il limite inferiore è in
conforme e marcato da una superficie di discontinuità definita su base radiometrica.
Nell’area ravennate l’unità ha uno spessore compreso tra 20 e 28 m. La porzione basale di
AES8 è caratterizzata dalla frequente presenza di sedimenti ricchi di sostanza organica
palustri e/o lagunari di natura trasgressiva che si accompagnano ad una generale
disattivazione dei sistemi fluviali del ciclo sottostante ed ad un generale spostamento verso
monte dei sistemi deposizionali. Questo intervallo basale costituisce pertanto un orizzonte
stratigrafico di correlazione molto importante che caratterizza la base del subsintema in
settori della pianura anche abbastanza diversi e lontani fra loro (per distanze dell’ordine di
decine di chilometri). La sua età, definita su basi radiometriche, varia da 14.280 +/- 140 a
7.420 +/- 60 anni. Nella parte sommitale dell’Allomembro di Ravenna viene distinta una
unità di rango gerarchico inferiore, l’Unità di Modena (AES8a), la quale contiene i depositi
più superficiali (sempre affioranti) e più recenti, compresi quelli attualmente in evoluzione. Il
territorio del comune di Cotignola è interessato delle unità AES8 e AES8a. AES8a è un’unità
pellicolare, di pochi metri di spessore, che raggiunge i 10 m solo localmente, in
corrispondenza dei dossi fluviali o della fronte deltizia. Nel settore di alta pianura, la base
di AES8a è data da una superficie di erosione fluviale che passa lateralmente ad una
scarpata di terrazzo in cui sono confinati i depositi di canale. Nei settori di bassa pianura la
base di AES8a è individuata dal contatto, in discontinuità, delle sue tracimazioni fluviali sul
suolo non calcareo o scarsamente calcareo di AES8 che contiene i reperti di epoca romana
o più antica in posto. Il tetto di AES8a è dato da un suolo poco evoluto, calcareo, di pochi
decimetri di spessore e generalmente di colore bruno olivastro o bruno grigiastro. Il limite
inferiore è datato al periodo post-romano e segna l’instaurarsi di un’importante fase di
deterioramento climatico tra il IV e il VI sec. d.C. che determinò un aumento della piovosità,
con conseguente modifica della rete idrografica e alluvionamento della pianura. Nell’area
ravennate gli effetti del cambiamento climatico sono registrati nell’incremento del tasso di
sedimentazione con conseguente seppellimento degli elementi infrastrutturale della
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lcolonizzazione e bonifica romana. Lo spessore dell’Unità di Modena varia da 0 a 5,5 m
(Regione Emilia-Romagna, 1999).
Per quanto riguarda la litologia superficiale dell’area in esame, i terreni presenti negli strati
più superficiali sono il frutto di eventi geologico-deposizionali di tipo alluvionale e deltizio
succedutisi in epoche recenti. La distribuzione tessiturale di questi sedimenti risulta quindi in
stretta connessione con la dinamica tipica degli ambienti sedimentari fluviali, di pianura
alluvionale e di piana deltizia. Le caratteristiche litologiche dei terreni superficiali, sono state
desunte dalla cartografia geologica messa a disposizione dal Servizio Geologico, Sismico e
dei Suoli della Regione Emilia Romagna. La carta descrive la distribuzione e le
caratteristiche litologiche delle unità stratigrafiche subaffioranti ovvero dei terreni presenti
sino ad una profondità media di circa 2÷3 m dal piano campagna. Secondo quanto
indicato dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia Romagna per la
realizzazione della carta geologica sono stati utilizzati i dati derivanti dall’interpretazione di
foto aeree e da satellite, da indagini geognostiche quali sondaggi a carotaggio continuo e
prove penetrometriche e da trivellate a mano (tra cui i dati messi a disposizione dall’Ufficio
Pedologico). I depositi di superficie si riferiscono interamente al subsintema più recente
(Subsintema di Ravenna - AES8) del Sintema Emiliano-Romagnolo Superiore (AES) la cui
unità cartografica di rango gerarchico più piccolo è l’unità di Modena (AES8a) che
costituisce la parte sommitale di AES8. La tessitura dei terreni che interessa il campo
fotovoltaico è principalmente di tipo argillo- limosa con ambiente di piana alluvionale,
mentre quella del tracciato della linea elettrica è principalmente di tipo sabbio- limosa con
ambiente di piana alluvionale.
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C.1.3. Proprietà pedologiche dei suoli dell’area
Le informazioni sui suoli presenti sul territorio esaminato sono state tratte dal sito internet
della Regione Emilia-Romagna, ove è possibile inoltre consultare la carta dei suoli in scala
1:50.000, versione 2005, concernente la distribuzione delle delineazioni presenti all’interno
del territorio studiato. Si ricorda che per delineazione si intende una singola area (poligono)
delimitata sulla carta ed identificata univocamente da un numero, che presenta per la
maggior parte della sua superficie, i suoli descritti di seguito nel testo.
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LLa delineazione che interessa l’area di studio è principalmente la 1100, e in maniera
secondaria la 1108; mentre la porzione finale relativa al tracciato della linea elettrica
ricade nella delineazione 1103.
Figura 7 Stralcio della Carta dei suoli
La forma prevalente nella delineazione 1100 è di bacino interfluviale; l'uso del suolo
attuale comprende seminativi avvicendati e vigneti. Nella delineazione sono presenti i suoli
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LLA BOARIA argillosa limosa (molto frequenti) e i suoli RISAIA DEL DUCA argillosa limosa
(poco frequenti).
I suoli “La Boaria argillosa limosa” sono molto profondi, molto calcarei, moderatamente
alcalini ed a tessitura argillosa limosa o, subordinatamente, franca argillosa limosa. I suoli
“La Boaria argillosa limosa” sono nella pianura alluvionale, in ambiente di argine naturale
distale o di bacino interfluviale, nelle aree più depresse o in quelle ribassate, intercluse tra
gli argini fluviali. In queste terre la pendenza è sempre inferiore allo 0,1%.
Il substrato è costituito da sedimenti calcarei, a tessitura fine. L’uso agricolo prevalente è a
seminativi, prati e, subordinatamente, frutteti.
I suoli “Risaia del Duca argillosa limosa” sono molto profondi, a tessitura argillosa limosa,
molto calcarei e moderatamente alcalini; da non salini a leggermente salini nella parte
superiore e da leggermente a molto salini in quella inferiore. Sono nella piana alluvionale,
in ambiente di bacino interfluviale, fino al più recente passato, per buona parte, occupato
da acque palustri, prosciugate con opere di bonifica idraulica nel corso dei vari secoli. In
queste terre la pendenza varia dal 0,01 al 0,1%. Il substrato è costituito da alluvioni a
tessitura fine. La densità di urbanizzazione è molto scarsa. Sono molto frequenti le aziende
agricole di grandi dimensioni. L'uso agricolo del suolo è in prevalenza a seminativo
semplice.
Scoline profonde delimitano appezzamenti di forma solitamente stretta ed allungata, con
baulatura marcata; sono frequenti impianti di drenaggio profondo delle acque.
La forma prevalente nella delineazione 1108 è di ventaglio di rotta. L'uso del suolo attuale
comprende frutteti (pomacee) e frutteti (drupacee) e talvolta vigneti. Nella delineazione
sono presenti: i suoli VILLALTA franca (moderatamente frequenti); i suoli VILLALTA franca
sabbiosa molto fine (moderatamente frequenti); i suoli SECCHIA franca (poco frequenti); i
suoli SANT'OMOBONO franca limosa (poco frequenti).
I suoli “Secchia franca” sono molto profondi, molto calcarei; moderatamente alcalini, a
tessitura franca nella parte superiore e franca o franca limosa in quella inferiore. I suoli
“Secchia franca” sono in dossi fluviali debolmente rilevati della pianura alluvionale. In
queste terre la pendenza varia dallo 0,1 allo 0,5%.
Il substrato è costituito da alluvioni a tessitura media. La densità di urbanizzazione è
elevata. L'uso agricolo del suolo è a seminativo semplice, vigneto e frutteto.
Opere atte a regolare il deflusso delle acque sono necessarie saltuariamente e solo a livello
aziendale (scoline poco profonde, baulature).
I suoli “Sant’Omobono franca limosa” sono molto profondi, molto calcarei,
moderatamente alcalini, a tessitura franca limosa nella parte superiore e franca limosa o
franca argillosa limosa in quella inferiore. I suoli “Sant’Omobono franca limosa” sono nella
pianura alluvionale in ambiente di argine naturale. In queste terre la pendenza varia dallo
0,1 allo 0,2%. Il substrato è costituito da alluvioni a tessitura media. La densità di
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lurbanizzazione è elevata. L'uso agricolo del suolo è a seminativo semplice, vigneto e
frutteto. Opere atte a regolare il deflusso delle acque sono necessarie saltuariamente e solo
a livello aziendale (scoline poco profonde, baulature).
I suoli “Villalta franca sabbiosa molto fine” sono molto profondi, molto calcarei,
moderatamente alcalini; a tessitura franca sabbiosa molto fine nella parte superiore e
franca sabbiosa o franca in quella inferiore. I suoli “Villalta franca sabbiosa molto fine”
sono nella pianura alluvionale nell'ambiente di argine naturale, su depositi di ventaglio di
rotta o di canale e diramazioni secondarie. In queste terre la pendenza varia dallo 0,1 allo
0,8%. Il substrato è costituito da alluvioni a tessitura medio-grossolana. La densità di
urbanizzazione è elevata. L'uso agricolo del suolo è a frutteto, vigneto e seminativo
semplice. Opere atte a regolare il deflusso delle acque non sono in genere necessarie.
I suoli “Villalta franca” sono molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini; a
tessitura franca nella parte superiore e franca sabbiosa o franca in quella inferiore. I suoli
“Villalta franca” sono nella pianura alluvionale nell'ambiente di argine naturale, su depositi
di ventaglio di rotta o di canale e diramazioni secondarie. In queste terre la pendenza varia
dallo 0,1 allo 0,8%. Il substrato è costituito da alluvioni a tessitura medio-grossolana. La
densità di urbanizzazione è elevata. L'uso agricolo del suolo è a frutteto, vigneto e
seminativo semplice. Opere atte a regolare il deflusso delle acque non sono in genere
necessarie.
La forma prevalente nella delineazione 1103 è di area di transizione (pianura modale o
argine distale). L'uso del suolo attuale comprende frumento, orzo, avena e seminativi
arborati e talvolta vigneti. Nella delineazione sono presenti: i suoli PRADONI franca
argillosa limosa (molto frequenti); i suoli SANT'OMOBONO franca argillosa limosa (molto
frequenti).
I suoli “Pradoni franca argillosa limosa” sono molto profondi, molto calcarei e
moderatamente alcalini; a tessitura franca argillosa limosa nella parte superiore, franca
argillosa limosa o franca limosa in quella inferiore. I suoli “Pradoni franca argillosa limosa”
sono nella pianura alluvionale, nell'ambiente di argine naturale distale e di bacino
interfluviale. In queste terre la pendenza varia dallo 0,1 allo 0,2%. Il substrato è costituito
da alluvioni a tessitura media e fine. La densità di urbanizzazione è elevata. L'uso agricolo
del suolo è a seminativo semplice con subordinate colture arboree (soprattutto vigneto).
Possono essere necessarie opere atte a regolare il deflusso delle acque, quali canali di
scolo poco profondi, baulature del terreno, scoline.
I suoli “Sant’Omobono franca argillosa limosa” sono molto profondi, molto calcarei,
moderatamente alcalini, a tessitura franca argillosa limosa nella parte superiore e franca
limosa o franca argillosa limosa in quella inferiore.
I suoli “Sant’Omobono franca argillosa limosa” sono nella pianura alluvionale in ambiente
di argine naturale. In queste terre la pendenza varia dallo 0,1 allo 0,2%. Il substrato è
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lcostituito da alluvioni a tessitura media. La densità di urbanizzazione è elevata. L'uso
agricolo del suolo è a seminativo semplice, vigneto e frutteto. Opere atte a regolare il
deflusso delle acque sono necessarie saltuariamente e solo a livello aziendale (scoline poco
profonde, baulature).
C.1.4. Caratterizzazione sismica dell’area
Secondo la classificazione sismica attualmente vigente il Comune di Massa Lombarda
risulta classificato “zona 2” (zona a media sismicità). Nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4
febbraio 2008 – Supplemento Ordinario n. 30 è stato pubblicato il decreto 14 gennaio
2008 “Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni” del Ministro delle
infrastrutture, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Capo Dipartimento della
protezione civile, che tra l’altro definisce le regole tecniche per le costruzioni in zona
sismica. Le Norme Tecniche approvate dal decreto 14 gennaio 2008 sostituiscono quelle
approvate con il decreto ministeriale 14 settembre 2005. Per quanto riguarda il regime
transitorio di applicazione delle Norme, durante il quale sarà possibile applicare in
alternativa la normativa tecnica precedente sulla medesima materia, dopo l’approvazione
definitiva del Decreto Legge 248 del 31/12/2007, il termine è fissato al 30 giugno 2009.
Per i Comuni classificati in Zona 2 per l’applicazione delle norme tecniche precedenti (D.M.
16/01/96 “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche”) vanno considerate le
specifiche di “sismicità medie” (S=9).
Il DM 14/01/08 riporta che per la definizione dell’azione sismica occorre valutare “l’effetto
della risposta sismica locale mediante specifiche analisi, come indicato nel § 7.11.3. In
assenza di tali analisi, per la definizione dell’azione sismica si può fare riferimento a un
approccio semplificato, che si basa sull’individuazione di categorie di sottosuolo di
riferimento”. Le considerazioni inerenti la sismicità del territorio di Massa Lombarda, sono
state desunte dal PSC dell’Associazione della Bassa Romagna. Il PSC ha realizzato la
“Carta comunale delle aree suscettibili di effetti locali”, secondo quanto previsto
nell’Allegato A1 della Direttiva 112/2007.
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LFigura 8 Stralcio della Carta delle aree suscettibili di effetti locali – Tavola 2.2
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LFigura 9 Stralcio della Carta Geomorfologica – Tavola 29
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LCaratterizzazione litologica e geomeccanica dei terreni nell’immediato
C.2.1. Sottosuolo
Per la caratterizzazione litostratigrafica e geomeccanica sono state effettuate 6 prove
penetrometriche statiche con punta meccanica (CPT) spinte alla profondità variabile
compresa tra 7 e 12,4 m dal piano campagna.
Per l’esecuzione di tali indagini è stato utilizzato un penetrometro semovente HYDRA da 10
t: la punta meccanica è di tipo telescopico con manicotto - “punta Begemann” (cfr. figura a
lato), con diametro di base pari a 37,5 mm. e angolo di apertura del cono pari a 60°,
come da raccomandazioni AGI 1977 e indicazioni internazionali standardizzate. La batteria
di aste è composta da una serie di spezzoni di aste cave di lunghezza pari a 1 m. e con
diametro esterno di 36 mm. al cui interno è posta la batteria di astine che permette
l’apertura della punta meccanica. La penetrazione avviene ad una velocità costante pari a
2 cm/sec (con tolleranza ± 0,5 cm/sec), indipendentemente dalla resistenza opposta dal
terreno.
Il dispositivo di spinta è reso solidale al terreno mediante un duplice ancoraggio laterale in
modo da non muoversi rispetto al piano di lavoro durante l’infissione. Esso agisce
alternativamente sulla batteria di aste interne (consentendo l’avanzamento dapprima della
punta e poi del manicotto laterale) e su quella di aste cave esterne (durante tale fase la
punta si richiude e torna in posizione iniziale). Si ottengono in tal modo misure
“discontinue”, poiché il ciclo di apertura-chiusura avviene ogni 20 cm, che consistono in:
- Lp: spinta necessaria per l’avanzamento della sola punta;
- Lp+Ll: spinta per l’avanzamento della punta e del manicotto;
Tramite semplici formule di conversione si ottengono:
- Rp: resistenza alla punta;
- Rl: resistenza per attrito locale sul manicotto.
Un’indicazione della stratigrafia dei terreni indagati è fornita dal rapporto tra la resistenza
all’infissione statica della punta (Rp) e la resistenza per attrito laterale locale (Ral) che il
materiale sviluppa sul manicotto della punta meccanica. Nell’interpretazione quantitativa
dei risultati, che consente di determinare le grandezze di alcuni parametri geotecnici dei
terreni attraversati mediante formule empiriche, si è tenuto in considerazione che le prove
sono assimilabili a prove rapide in condizioni di drenaggio impedito. Pertanto, in terreni
coesivi, si ottiene una stima della coesione non drenata Cu. Nei terreni sabbiosi è possibile
valutare il grado di addensamento e una stima del valore di angolo di attrito.
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LAl termine delle prove penetrometriche, i fori realizzati sono stati attrezzati mediante
l’installazione di cannule piezometriche per la misurazione del livello della falda: le
rilevazioni successivamente condotte con l’utilizzo di una sonda freatimetrica a filo hanno
evidenziato la presenza di una falda idrica nel sottosuolo, a profondità comprese tra m.
2,56 e m. 3,0 rispetto al piano di campagna. Inoltre, una verifica similare condotta
all’interno di un pozzo esistente lungo la via Vignole, ha riscontrato la presenza della falda
ad una profondità di m. 3,24 dal piano campagna.
Per maggiori dettagli sulle prove penetrometriche realizzate e i risultati analitici si rimanda
alla relazione Z3 - “Relazione geologica ed idrogeologica”.
C.3. Ambiente idrico
C.3.1. Riferimenti normativi
Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Emilia-Romagna costituisce lo strumento di
pianificazione a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni, e della Regione in
particolare, per il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalle Direttive Europee e
recepite nella norma italiana, attraverso un approccio che deve necessariamente essere
integrato considerando adeguatamente gli aspetti quantitativi (Deflusso Minimo Vitale,
risparmio idrico, verifica delle concessioni, diversione degli scarichi, ecc.) oltre a quelli più
tipicamente di carattere qualitativo.
Con l’emanazione del D. Lgs. 152/99 e successive modifiche, il Piano di Tutela delle Acque
è stato individuato quale strumento unitario di pianificazione delle misure finalizzate al
mantenimento e al raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale per i corpi idrici
significativi superficiali e sotterranei e degli obiettivi di qualità nonché della tutela qualitativa
e quantitativa del sistema idrico. I principali obiettivi individuati sono:
attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati;
conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle
destinate a particolari utilizzazioni;
perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle
potabili;
mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonché la
capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate.
Questi obiettivi, necessari per prevenire e ridurre l’inquinamento delle acque, sono
raggiungibili attraverso:
l’individuazione degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione dei
corpi idrici;
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407L la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi nell’ambito di ciascun bacino
idrografico;
il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dalla normativa nazionale nonché la
definizione di valori limite in relazione agli obiettivi di qualità del corpo recettore;
l’adeguamento dei sistemi di fognatura, il collettamento e la depurazione degli
scarichi idrici;
l’individuazione di misure per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento nelle
zone vulnerabili e nelle aree sensibili;
l’individuazione di misure tese alla conservazione, al risparmio, al riutilizzo ed al
riciclo delle risorse idriche.
Il D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 riorganizza e integra gran parte della precedente
normativa in materia ambientale. In particolare la parte III del D. Lgs. 152/06, che reca
‘Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque
dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche’ modifica l’attuale normativa italiana in
materia di difesa del suolo (legge 183/89 e successive integrazioni), di tutela e gestione
delle acque (legge 36/94 e successive integrazioni e D.Lgs. 152/99) e la integra con il
recepimento della Direttiva Quadro 2000/60 CE, che ha istituito un quadro per l'azione
comunitaria in materia di acque (Gazzetta ufficiale L 327 del 22.12.2000),
successivamente modificata dal seguente atto: Decisione n. 2455/2001/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2001 (Gazzetta Ufficiale L 331 del 15.12.2001).
La Parte III del D.Lgs. n. 152/2006, disciplina quindi la tutela delle acque modificando, tra
l’altro, la nozione di “scarico”, non più individuata in base alla circostanza che si tratti di
immissioni dirette tramite condotta comunque convogliabili in acque superficiali o
sotterranee (si veda l’art. 74, lettera. aa), nuovo decreto e l’art. 2, lettera bb), del D.Lgs. n.
152/1999) e riordinando la gestione dei servizi idrici da parte di Autorità d’ambito, Enti
organizzati dalle regioni e partecipati dai comuni delle zone interessate, corrispondenti ad
ambiti territoriali ottimali individuati a tal fine dalle regioni stesse.
La parte III è accompagnata da 11 allegati tra i quali si segnala:
− L’allegato 1 Monitoraggio e classificazione delle acque in funzione degli obiettivi di qualità
ambientale, che stabilisce i criteri per individuare i corpi idrici significativi e per stabilire lo
stato di qualità ambientale di ciascuno di essi.
− L’allegato 2 Criteri per la classificazione dei corpi idrici a destinazione funzionale, che
definisce i criteri e le metodologie per il rilevamento delle caratteristiche qualitative e per la
classificazione delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, a quelle
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407Lidonee alla vita dei pesci salmonicoli e ciprinicoli e alle acque destinate alla vita dei
molluschi.
− L’allegato 5 Limiti di emissione degli scarichi idrici, distinti in scarichi in corpi d’acqua
superficiali e scarichi sul suolo.
C.3.2. Corpi idrici superficiali
Rete idrografica
Nel territorio ricadono il bacino a rilievo interregionale del Reno con i sottobacini del Senio
e Santerno, di competenza dell’Autorità di bacino del Reno, e il bacino a rilievo regionale
del Fiume Lamone, di competenza dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli. Il limite
comunale sud-orientale di Russi è inoltre delimitato dall’alveo del F. Montone, anch’esso di
competenza dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli.
Nell’area oggetto di studio il principale corso idrico superficiale è lo Scolo Zaniolo che
confluisce nel Canale Destra Reno.
CANALE DESTRO RENO
Alla fine degli anni ’30 è stata completata la realizzazione di un collettore di raccolta
perpendicolare alla rete di canali principali di scolo che, attraversando con manufatti a
botte sifone i corsi d’acqua naturali, convogliava le acque di bonifica direttamente a mare
a Casalborsetti (Ra). Tale opera della lunghezza di 38 km circa, prende il nome di Canale
in destra Reno in quanto corre pressoché parallelamente al fiume Reno fino al mare. Il
canale destra Reno ha origine in località Lavezzola dallo scolo Zaniolo, il quale proviene
dal territorio imolese e riceve lo scolo Treppiedi pochi chilometri dopo il suo ingresso in
provincia di Ravenna e, quindi, lo scolo Gambellara. Il bacino del Canale Destra Reno si
estende su una superficie di circa 730 Km2 e comprende esclusivamente territori di pianura,
è esteso tra la Via Emilia e il F.Reno, dal Sillaro al Lamone. Durante il suo corso, attraverso
la rete di canali del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, riceve gli scarichi di
tutti gli insediamenti produttivi e civili del territorio dei Comuni di Alfonsine (Scolo Tratturo,
Canale Vela, Scolo Alfonsine ecc.), Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Castel Bolognese,
Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, S.Agata sul Santerno, Solarolo e Massa
Lombarda. Progettato come canale di bonifica e precisamente come collettore generale
delle acque di drenaggio del bacino, attualmente, a causa della pressoché nulla portata
meteorica, riceve quasi esclusivamente acque di scarico e viene utilizzato essenzialmente a
scopo irriguo.
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P.IVA : 02249361201 – C.F. : MNRMSM76T17L407LFigura 11 Rete scolante della zona pianeggiante (fonte Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale)
La rete di canali nella zona, è gestita dal Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale
di Lugo, in cui il sistema di scolo delle acque meteoriche è costituito esclusivamente da
opere artificiali di bonifica in gestione al Consorzio, data la condizione di pensilità, rispetto
al piano campagna, dei corsi d’acqua naturali che l’attraversano. Esso coincide anche con
il bacino idrografico del collettore generale della rete scolante, il Canale di bonifica Destra
Reno. Il distretto di pianura del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale è
articolato in tre comparti idraulici: Zaniolo-Buonacquisto, Canal Vela e Fosso Vecchio.
L’area di studio ricade nel comparto Zaniolo-Buonacquisto.
Su questa porzione di territorio si ricorda inoltre il Canale dei Molini di Imola, che viene
alimentato con le acque del Santerno mediante un’opera di presa posta sulla briglia di
Codrignano situata a circa nove chilometri a monte di Imola. Il Canale dei Molini, che
sfocia in Reno dopo un percorso di circa 42 km, ha una funzione prevalentemente irrigua.
Esso è alimentato anche naturalmente dal rio Montone (con un bacino di circa 0,7 kmq) e,
ad Imola, dalle acque meteoriche provenienti da un bacino urbano di circa 2 kmq.
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Il T. Santerno, penultimo tributario del Fiume Reno, ha origine dalla vallata posta ad Est del
Passo della Futa (903 m slm), nel comprensorio Sud-Occidentale del Comune di Firenzuola
(FI). Complessivamente è lungo 103 km, circa 60 dei quali costituiscono il bacino montano
che termina a Imola (BO) al ponte della S.S. n° 9 “Via Emilia”. Per circa 27 km scorre in
territorio toscano e, a valle della località Moraduccio, entra in Romagna. Il bacino imbrifero
montano si estende per circa 423 km2 di cui 231 km2 in Toscana e 192 kmq in Romagna.
Nel bacino montano il T. Santerno riceve le acque di alcuni torrenti e rii di modesta portata
(in destra: il T. Violla a Firenzuola, con una superficie idrografica di 14 km2, e il T. Rovigo a
monte di S. Pellegrino, caratterizzato da un bacino idrografico di circa 47 kmq; in sinistra: il
T. Diaterna, a monte di Coniale, con un bacino di circa 74 kmq). Il tratto arginato di
pianura, lungo 32 km, inizia subito a valle del ponte sulla autostrada A14 e termina 7 km a
valle di Bastia (Argenta) immettendosi nel Fiume Reno a Palazzo Tamba. Durante questo
percorso di pianura riceve in destra orografica, a valle di S. Prospero (25 m slm), il Rio
Sanguinario (lungo circa 10 km e poco più di 23 km2 di bacino imbrifero) che nasce dal
versante Ovest del Monte Ghebbio (241 m slm) nel Comune di Riolo Terme (RA). Nella
parte pedecollinare il rio Sanguinario e in quella di pianura il T. Santerno, fin oltre
Mordano, costituiscono i confini provinciali tra Bologna e Ravenna. A valle di Mordano il T.
Santerno scorre completamente in territorio ravennate. Il tratto di pianura, per le sue
caratteristiche morfologiche, può essere suddiviso in tre tronchi distinti: il primo tronco
interessa il tratto da S. Prospero a S. Agata ed è caratterizzato da arginature dell'altezza di
circa cinque metri con golene relativamente estese e con pendenza di fondo intorno allo
0,70%-0,80%. Il secondo tronco si estende da S. Agata al Ducato di Fabriago, presenta
arginature che passano da un'altezza di circa cinque metri fino agli 8-9 metri con
consistenza quasi nulla di golene e con pendenza di fondo che si aggira intorno allo
0,40%. Il terzo tronco, infine, compreso tra il Ducato di Fabriago e lo sbocco in Reno,
quindi nel territorio di interesse, riprende la consistenza golenale fino ad arrivare ad ampie
varici sull'ordine di ml 200 di larghezza delle arginature, mentre l'altezza di queste ultime si
estende fino a circa 10-11 metri ed il fondo assume verso il Reno pendenze dello 0,30%.
Per l’individuazione delle aree a rischio di allagamento e le criticità idrauliche presenti sul
territorio, si è fatto riferimento al Quadro Conoscitivo del PSC dell’Associazione della Bassa
Romagna. La tavola mette in evidenza che gran parte della rete di Bonifica risulta
sottodimensionata per eventi con tempi di ritorno inferiori a 15-30 anni. Sono previsti
quindi, dalle Autorità competenti interventi connessi alle criticità del sistema di bonifica,
conseguenti ad eventi con tempi di ritorno di 30/100 anni, consistono principalmente nel
recupero delle quote arginali del Canale di Bonifica in Destra Reno e dei collettori principali
fino alla S.Vitale e contestuale adeguamento degli stessi alle piogge con tempi di ritorno di
50-100 anni, valutando la possibilità di realizzare casse di espansione di sistema per
ciascun distretto idrografico (Zaniolo, Vela, Fosso vecchio), nell’adeguamento della rete
minore più importante alle piogge con tempo di ritorno di 50 anni, nella realizzazione della
C.29
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