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Consiglio Nazionale dei Geologi
Rassegna stampa
6° anniversario terremoto Emilia Romagna, i geologi:
incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni
21 maggio 201821/5/2018 6° anniversario terremoto Emilia Romagna - RomagnaUno
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6° anniversario terremoto Emilia Romagna
I geologi: incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni
maggio 20, 2018
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura
Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e
l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di
27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo
accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e
strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta
sequenza di effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari”
dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale
dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma
ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più
ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché
sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non
soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente
entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma
anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il
problema ha quindi evidenziato – continua il Vice Presidente CNG
– non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto,
una forte componente di carattere geologico legata alla natura
dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di
amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di
studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il
territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza
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vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere
per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a
frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti
nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere,
consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza
dell’edificato verificando l’interazione tra terreno e strutture”.
Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora
una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal
terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario
adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio
sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di
tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da
adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere
in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A
tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo
professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni
in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state
costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni
poco sicure in caso di terremoti”.
Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena,
Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera,
Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la
situazione nel Veneto, una delle tre regioni colpite dal sisma del
2012? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’EmiliaRomagna,
originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di
Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto
tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto
Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata
soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio
edilizio, per una più immediata ripresa, sul fronte veneto –
continua il consigliere CNG – ciò che è stato registrato nei 21
comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto
far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e
conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti,
nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto
‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si
generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora
in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero
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allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda
l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi,
però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto
per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni
interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in
zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento
previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica,
permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in
modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli
indiretti” conclude Spagna.
http://www.romagnauno.it/regione/6-anniversario-terremoto-emilia-romagna/ 3/319 MAGGIO 2018 16:30 L'APPELLO Sesto anniversario del terremoto in Emilia Romagna, l’allarme dei geologi La portata è stata distruttiva a causa dell'inadeguatezza delle strutture: è necessario incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni ROVIGO – Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi evidenziato – continua il Vice
Presidente CNG – non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato verificando l’interazione tra terreno e strutture”. Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, – continua il consigliere CNG – per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna.
HOME > NEWS > SISMA 2012, GEOLOGI: "PAROLA CHIAVE SEMPRE PREVENZIONE" Sisma 2012, geologi: “Parola chiave sempre prevenzione” 19 maggio 2018 di Redazione TRC ATTUALITÀ Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure adeguate Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi evidenziato – continua il Vice Presidente CNG – non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato verificando l’interazione tra terreno e strutture”. Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A
sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Riproduzione riservata © 2018 TRC
Anniversario terremoto, i geologi: “Incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni” Le raccomandazioni di Vincenzo Giovine, vice presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari”, dichiara Vincenzo Giovine, vice presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente entità
di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi evidenziato – continua il vice presidente Cng – non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato verificando l’interazione tra terreno e strutture”. Il consigliere emiliano Cng, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, – continua il consigliere Cng – per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna.
6° anniversario terremoto Emilia Romagna, i
geologi: necessario migliorare la sicurezza
sismica delle abitazioni
Consiglio Nazionale Geologi 20/05/2018
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale
includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l'Alto Polesine, anche il territorio
mantovano causando la morte di 27 persone.
“Il terremoto ha generato, come
sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma
in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha
evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio
Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo - il sisma ha colpito un
territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni
alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a
una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in
zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie.Il problema ha quindi evidenziato - continua il Vice Presidente CNG - non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all'idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell'esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell'edificato verificando l'interazione tra terreno e strutture”. Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, - prosegue Ponzoni - la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, - continua il consigliere CNG
- per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna.
21/5/2018 Sisma 2012, i geologi: "Seppur colpito, in Veneto poco si è fatto poco per la prevenzione" - Protezione Civile, Il Giornale della
(/binary_ les/gallery/veneto_terr_15811.jpg)
Sisma 2012, i geologi: "Seppur
colpito, in Veneto poco si è fatto
poco per la prevenzione"
Lunedi 21 Maggio 2018, 09:28
Cosa è stato fatto in Veneto e Lombardia, interessati seppur in
maniera minore, dagli eventi sismici del 2012? La critica del
geologo Paolo Spagna su come è stato affrontato il tema della
prevenzione sismica in Veneto
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura
Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l'Alto
Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27
persone.
"Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e
danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in
quest'occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il
terremoto ha evidenziato nuovi scenari" dichiara Vincenzo Giovine,
Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. "Innanzitutto -
spiega il geologo lombardo - il sisma ha colpito un territorio ritenuto a
https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/attualita/sisma-2012-i-geologi-seppur-colpito-in-veneto-poco-si-fatto-poco-per-la-prevenzione21/5/2018 Sisma 2012, i geologi: "Seppur colpito, in Veneto poco si è fatto poco per la prevenzione" - Protezione Civile, Il Giornale della
bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni
alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è
assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con
differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro,
ma anche al veri carsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il
problema ha quindi evidenziato - continua il Vice Presidente CNG - non
solo una diversa vulnerabilità degli edi ci ma, soprattutto, una forte
componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni,
all'idrogeologia e al loro comportamento in termini di ampli cazione
sismica.
Il sisma che ha pesantemente colpito le province di Modena, Ferrara,
Bologna interessò, anche se in maniera più lieve che le province di
Mantova e Rovigo. Sei anni dopo, a che punto è la situazione in
Lombardia e nel Veneto?
"La Lombardia - spiega ancora Giovine - attualmente, si è dotata di
studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio
regionale, tuttavia, anche sulla base dell'esperienza vissuta in
particolare nel mantovano, appare necessario insistere per
incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto
le competenze speci che dei geologi professionisti nell'ambito di
veri che di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad
intervenire anche sul grado di sicurezza dell'edi cato veri cando
l'interazione tra terreno e strutture".
"In Veneto, nel sesto anniversario del terremoto dell'Emilia-Romagna,
originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di
Ferrara e Mirandola - afferma il geologo veneto Paolo Spagna - ancora
una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato
promesso. Mentre l'azione governativa si è concentrata soprattutto
laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, per una
più immediata ripresa, sul fronte veneto ciò che è stato registrato nei
21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto
far ri ettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e
conseguentemente riproporre nuove linee d'indirizzo. Infatti, nella
parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso
alluvionale' del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le
famose liquefazioni delle sabbie, no ad allora in gran parte
sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli
amministratori locali, sia per quanto riguarda l'edi cato sia per i relativi
piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi
contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e
l'adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è
stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno
pericolosa), almeno l'approfondimento previsto dal primo livello della
cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di
programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai
fenomeni diretti sia da quelli indiretti" conclude Spagna.
In ne il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora
https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/attualita/sisma-2012-i-geologi-seppur-colpito-in-veneto-poco-si-fatto-poco-per-la-prevenzione21/5/2018 Sisma 2012, i geologi: "Seppur colpito, in Veneto poco si è fatto poco per la prevenzione" - Protezione Civile, Il Giornale della
una volta il concetto della prevenzione: "A sei anni di distanza dal
terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare
misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro
Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni
future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi
sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio
edilizio italiano, pubblico e privato". "A tal proposito, - prosegue
Ponzoni - la gura del geologo professionista è fondamentale per la
conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le
nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se
viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti".
red/pc
(fonte: CNG)
https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/attualita/sisma-2012-i-geologi-seppur-colpito-in-veneto-poco-si-fatto-poco-per-la-prevenzione6° anniversario terremoto Emilia
Romagna
Redazione 20 Maggio 2018
6° anniversario terremoto Emilia Romagna, i
geologi: incrementare la sicurezza sismica
delle abitazioni
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale
includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio
mantovano causando la morte di 27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre
purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in
quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha
evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio
Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito un
territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni
alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a
una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in
zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il
problema ha quindi evidenziato – continua il Vice Presidente CNG – non solo una diversa
vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico
legata alla natura dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di
amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione
sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base
dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per
incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze
specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere,
consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato verificando
l’interazione tra terreno e strutture”.
Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto
della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire
che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel
nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a
corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella dimettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Sisma in Emilia, il municipio di Sant’Agostino Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, – continua il consigliere CNG – per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4
(la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna. Ferrara, 19 maggio 2018 FONTE: Comunicato stampa CNG
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6° anniversario terremoto Emilia
Romagna, i geologi: incrementare la
sicurezza sismica delle abitazioni
Pubblicato il: 20/05/2018, 09:49 | Categoria: Attualità
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la
Pianura Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura
emiliana e l'Alto Polesine, anche il territorio mantovano
causando la morte di 27 persone. "Il terremoto ha generato,
come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere
economico ad attività e strutture, ma in quest'occasione, oltre
alla tragica e consueta sequenza di effetti, il terremoto ha
evidenziato nuovi scenari" dichiara Vincenzo Giovine,Vice
Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. "Innanzitutto
– spiega il geologo lombardo il sisma ha colpito un territorio
ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi
legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello
di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa
distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei
fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al
verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il
problema ha quindi evidenziato continua il Vice Presidente
CNG non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma,
soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata
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21/5/2018 6° anniversario terremoto Emilia Romagna, i geologi: incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni
volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato
promesso" afferma il geologo veneto Paolo Spagna. "Mentre
l'azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il
sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, continua
il consigliere CNG per una più immediata ripresa, sul fronte
veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo
la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla
necessità di rivedere le condizioni di rischio e
conseguentemente riproporre nuove linee d'indirizzo. Infatti,
nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul
cosiddetto 'materasso alluvionale' del Po, i fenomeni
sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni
delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei
territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori
locali, sia per quanto riguarda l'edificato sia per i relativi piani
urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi
contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e
l'adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse,
nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la
meno pericolosa), almeno l'approfondimento previsto dal
primo livello della cosiddetta microzonazione sismica,
permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro
territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti
sia da quelli indiretti" conclude Spagna.
Ferrara, 19 maggio 2018
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BREVE
6° anniversario terremoto Emilia
Romagna, i geologi:
incrementare la sicurezza
sismica delle abitazioni
Redazione - 2giorni fa
Nel maggio 2012 una serie di
eventi sismici ha colpito la
Pianura Padana centrale
includendo, oltre alla bassa
pianura emiliana e l’Alto Polesine,
anche il territorio mantovano
causando la morte di 27 persone.
“Il terremoto ha generato, come
sempre purtroppo accade, vittime
e danni di carattere economico ad
attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e
consueta sequenza di e etti, il terremoto ha evidenziato nuovi
scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio
Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo
– il sisma ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità,
preparato più ad a rontare problemi legati a fenomeni alluvionali
anziché sismici. Inoltre, a livello di e etti provocati, si è assistito
non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con di erente
entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma
anche al veri carsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il
problema ha quindi evidenziato – continua il Vice Presidente CNG
– non solo una diversa vulnerabilità degli edi ci ma, soprattutto,
una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei
terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di
ampli cazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di
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studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il
territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza
vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere
per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a
frutto le competenze speci che dei geologi professionisti
nell’ambito di veri che di sismiche, per poi procedere,
consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza
dell’edi cato veri cando l’interazione tra terreno e strutture”.
Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto
della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo
dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio
sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni
future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda
è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal
proposito, – prosegue Ponzoni – la gura del geologo professionista è fondamentale per
la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono
state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in
caso di terremoti”.
Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna,
Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a
che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna,
originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola,
ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” a erma il
geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto
laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, – continua il consigliere
CNG – per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21
comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far ri ettere sulla
necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove
linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul
cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con
le famose liquefazioni delle sabbie, no ad allora in gran parte sconosciuti per quei
territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto
riguarda l’edi cato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto
dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento
sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in
zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo
livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di
programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia
da quelli indiretti” conclude Spagna.
Com. Stam.
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EMILIA ROMAGNA, I GEOLOGI:
INCREMENTARE LA SICUREZZA
SISMICA DELLE ABITAZIONI
Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale includendo, oltre
alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27
persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere
economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di
effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del
Consiglio Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito
un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni
alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una
diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti
tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi
evidenziato – continua il Vice Presidente CNG – non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma,
soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni,
all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia,
attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio
regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare
necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le
competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi
procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato
verificando l’interazione tra terreno e strutture”.Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, – continua il consigliere CNG – per una più immediata ripresa, sul fronte veneto, ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna.
6° anniversario del terremoto in Emilia- Romagna, geologi: incrementare la sicurezza sismica delle abitazioni "A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni" A cura di Filomena Fotia 20 maggio 2018 - 13:05 Ferrara - Il municipio di Sant'Agostino, dopo il sisma del 2012, è stato 'adottato' dai geologi emiliani per la ricostruzione Nel maggio 2012 una serie di eventi sismici ha colpito la Pianura Padana centrale includendo, oltre alla bassa pianura emiliana e l’Alto Polesine, anche il territorio mantovano causando la morte di 27 persone. “Il terremoto ha generato, come sempre purtroppo accade, vittime e danni di carattere economico ad attività e strutture, ma in quest’occasione, oltre alla tragica e consueta sequenza di
effetti, il terremoto ha evidenziato nuovi scenari” dichiara Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Innanzitutto – spiega il geologo lombardo – il sisma ha colpito un territorio ritenuto a bassa sismicità, preparato più ad affrontare problemi legati a fenomeni alluvionali anziché sismici. Inoltre, a livello di effetti provocati, si è assistito non soltanto a una diversa distribuzione degli stessi con differente entità di danno dei fabbricati posti in zone adiacenti tra loro, ma anche al verificarsi di fenomeni di liquefazione delle sabbie. Il problema ha quindi evidenziato – continua il Vice Presidente CNG – non solo una diversa vulnerabilità degli edifici ma, soprattutto, una forte componente di carattere geologico legata alla natura dei terreni, all’idrogeologia e al loro comportamento in termini di amplificazione sismica. La Lombardia, attualmente, si è dotata di studi microzonazione sismica di primo livello che coprono il territorio regionale, tuttavia, anche sulla base dell’esperienza vissuta in particolare nel mantovano, appare necessario insistere per incrementare la conoscenza geologica dei territori mettendo a frutto le competenze specifiche dei geologi professionisti nell’ambito di verifiche di sismiche, per poi procedere, consequenzialmente, ad intervenire anche sul grado di sicurezza dell’edificato verificando l’interazione tra terreno e strutture”. Il consigliere emiliano CNG, Gabriele Ponzoni, ribadisce ancora una volta il concetto della prevenzione: “A sei anni di distanza dal terremoto in Emilia Romagna, vogliamo dire che è necessario adottare misure e strumenti volti alla mitigazione del rischio sismico nel nostro Paese per due ragioni: la prima è quella di tutelare le generazioni future grazie a corretti comportamenti da adottare in caso di eventi sismici e la seconda è quella di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato”. “A tal proposito, – prosegue Ponzoni – la figura del geologo professionista è fondamentale per la conoscenza delle abitazioni in cui viviamo, proprio per sapere se le nostre case sono state costruite con adeguati criteri antisismici o se viviamo in abitazioni poco sicure in caso di terremoti”. Il sisma non è stato avvertito soltanto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova e Rovigo, ma anche in Svizzera, Slovenia, Croazia e Austria. Sei anni dopo, a che punto è la situazione nel Veneto, una delle tre regioni colpite dal sisma del 2012? “Nel sesto anniversario del terremoto dell’Emilia-Romagna, originato dalle sorgenti sismogenetiche generatrici delle dorsali di Ferrara e Mirandola, ancora una volta ci si chiede se è stato fatto tutto quello che è stato promesso” afferma il geologo veneto Paolo Spagna. “Mentre l’azione governativa si è concentrata soprattutto laddove il sisma ha fatto vittime e danni al patrimonio edilizio, per una più immediata ripresa, sul fronte veneto – continua il consigliere CNG – ciò che è stato registrato nei 21 comuni ricadenti lungo la sponda sinistra del Po, avrebbe dovuto far riflettere sulla necessità di rivedere le condizioni di rischio e conseguentemente riproporre nuove linee d’indirizzo. Infatti, nella parte meridionale del Veneto, che si sviluppa sul cosiddetto ‘materasso alluvionale’ del Po, i fenomeni sismoindotti che si generarono con le famose liquefazioni delle sabbie, fino ad allora in gran parte sconosciuti per quei territori, destarono un vero allarme in tutti gli amministratori locali, sia per
quanto riguarda l’edificato sia per i relativi piani urbanistici di espansione. Ad oggi, però, al netto dei pochi contributi concessi dalla Regione Veneto per la ricostruzione e l’adeguamento sismico nei comuni interessati dalle scosse, nulla è stato fatto per garantire, anche in zona sismica 4 (la meno pericolosa), almeno l’approfondimento previsto dal primo livello della cosiddetta microzonazione sismica, permettendo di fatto ai sindaci di programmare il loro territorio in modo da ridurre il rischio sia dai fenomeni diretti sia da quelli indiretti” conclude Spagna. A cura di Filomena Fotia
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