TECHNE - architecture and social innovation - 14 | 2017 - UniCA IRIS

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TECHNE                           Journal of Technology for Architecture and Environment
                                                                                                              14 | 2017
Poste Italiane spa - Tassa pagata - Piego di libro
Aut. n. 072/DCB/FI1/VF del 31.03.2005

                                                          architecture and social innovation

            FIRENZE
            UNIVERSITY
            PRESS
TECHNE
Journal of Technology for Architecture and Environment

Issue 14
Year 7

Director
Mario Losasso

Scientific Committee
Ezio Andreta, Gabriella Caterina, Pier Angiolo Cetica, Romano Del Nord,
Gianfranco Dioguardi, Stephen Emmitt, Paolo Felli, Cristina Forlani,
Rosario Giuffré, Lorenzo Matteoli, Achim Menges, Gabriella Peretti,
Milica Jovanović-Popović, Fabrizio Schiaffonati, Maria Chiara Torricelli

Editor in Chief
Emilio Faroldi

Editorial Board
Ernesto Antonini, Roberto Bologna, Carola Clemente, Michele Di Sivo,
Matteo Gambaro, Maria Teresa Lucarelli, Massimo Perriccioli

Assistant Editors
Riccardo Pollo, Marina Rigillo, Maria Pilar Vettori, Teresa Villani

Editorial Assistant
Viola Fabi

Graphic Design
Veronica Dal Buono

Editorial Office
c/o SITd A onlus,
Via Toledo 402, 80134 Napoli
Email: redazionetechne@sitda.net

Issues per year: 2

Publisher
FUP (Firenze University Press)
Phone: (0039) 055 2743051
Email: journals@fupress.com

Journal of SITd A (Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura)

Il presente volume è stato stampato con i contributi economici
di ABC_Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle
Costruzioni e Ambiente Costruito_Department of Architecture,
Built Environment and Construction Engineering del Politecnico
di Milano.
SIT d A
Società Italiana della Tecnologia
dell’Architettura

TECHNE 14 | 2017
TECHNE 14 2017

     ARCHITETTURA E INNOVAZIONE SOCIALE
     ARCHITECTURE AND SOCIAL INNOVATION

     INTRODUZIONE AL TEMA INTRODUCTION TO THE ISSUE
     Cultura tecnologica e dimensioni del sociale
6
     Technological culture and social dimensions
     Mario Losasso

     PROLOGO PROLOGUE
     Architettura come materia sociale
11
     Architecture as social material
     Emilio Faroldi

     DOSSIER a cura di/edited by Cristina Forlani and Massimo Perriccioli
     Innovazione sociale: quale scenario, quale progetto
18
     Social innovation: Which scenario, which project
     Maria Cristina Forlani
     Innovazione sociale e cultura del progetto
25
     Social Innovation and design culture
     Massimo Perriccioli
     Società Luogo Progetto. Apprendere dalla crisi
32
     Society Place Project. Learning from crisis.
     Antonello Sanna
     Architettura e Democrazia. Una conversazione con Salvatore Settis
37
     Between architecture and democracy. A conversation with Salvatore Settis
     Maria Cristina Forlani, Salvatore Settis
     Architettura e Beni Comuni. La prospettiva degli usi civici
40
     Architecture and Commons. The prospect of civic uses.
     Carmine Piscopo, Daniela Buonanno
     Lo stile antropocene. Lo spazio della partecipazione e il linguaggio dell’architettura
46
     The Anthropocene style. The Space of Participation and the Language of Architecture
     Sara Marini
     Le città d’arte medio-piccole e lo sviluppo a base culturale: è possibile guardare avanti e non indietro?
51
     Medium-small sized art cities and culture-led development: Can we look ahead and not behind?
     Pierluigi Sacco
     La sostenibile leggerezza del limite
58
     The sustainable lightness of the limit
     Alessio Dionigi Battistella

     SCATTI D’AUTORE ART PHOTOGRAPHY a cura di/edited by Marco Introini
     Modernità Indiana
66
     Indian Modernity

     CONRIBUTI CONTRIBUTIONS

     SAGGI E PUNTI DI VISTA ESSAYS AND VIEWPOINTS
     La progettazione ambientale per l’inclusione sociale: il ruolo dei protocolli di certificazione ambientale
76
     Environmental design for social inclusion: the role of environmental certification protocols
     Erminia Attaianese, Antonio Acierno
     Autosostenibilità dell’habitat nel nord-Africa postcoloniale tra individuale e collettivo
88
     Self-sustainability of the post-colonial North Africa habitat between individual and collective spheres.
     Carlo Atzeni, Silvia Mocci
TECHNE 14 2017

      L’iniziativa comunitaria Urban Innovative Actions: una lettura critica dei progetti selezionati
97
      The Urban Innovative Actions initiative of the European Union: a critical analysis of the selected projects
      Alessandra Barresi
      Connecting Cultures, strategie per il miglior uso della diversità
105
      Connecting Cultures, Strategies for the Best Use of Diversity
      Cristiana Cellucci, Michele Di Sivo
      Dall’INA Casa all’Housing Sociale. Ma di quale innovazione stiamo parlando?
116
      From INA-Casa to Social Housing. But what kind of innovation are we talking about?
      Anna Delera
      Abitare Collaborativo: percorsi di coesione sociale per un nuovo welfare di comunità
125
      Collaborative living: social cohesion trajectories for a new community welfare
      Giordana Ferri, Angela Silvia Pavesi, Marta Gechelin, Rossana Zaccaria
      La rigenerazione urbana come occasione di innovazione sociale e progettualità creativa nelle periferie
139
      Urban Regeneration as an opportunity of social innovation and creative planning in urban peripheries
      Gabriella Pultrone
      American Design Activism
147
      American Design Activism
      Renata Valente

      RICERCA E SPERIMENTAZIONE RESEARCH AND EXPERIMENTATION
      Strategia per il miglioramento prestazionale nell’edilizia spontanea
158
      Strategy for better performance in spontaneous building
      Adolfo Francesco Lucio Baratta, Laura Calcagnini, Fabrizio Finucci, Antonio Magarò, Henry Molina, Hector Saul Quintana Ramirez
      Light on Vallette, Torino. Progetto di Qualificazione Urbana per l’area centrale del quartiere
168
      Light on Vallette, Turin. Urban Regeneration Project for the neighborhood’s central area
      Maria Luisa Barelli, Paola Gregory
      Home for homeless. Linee guida per la progettazione dei centri di accoglienza notturna
179
      Homes for homeless. Design guidelines for night shelters
      Cristian Campagnaro, Roberto Giordano
      Esperienze inclusive di rigenerazione urbana: caserme dismesse nella periferia di Udine
188
      Inclusive experiences of urban regeneration: abandoned barracks in the suburbs of Udine
      Christina Conti, Giovanni La Varra, Livio Petriccione, Giovanni Tubaro
      Territori della cultura tra rigenerazione e innovazione sociale. Una sperimentazione italiana
200
      Territories of culture between regeneration and social innovation. An Italian experimentation
      Francesca Daprà, Viola Fabi
      Osservatorio P.A.R.C.O. Caratterizzazioni per la qualità ambientale indoor
209
      Observatory P.A.R.C.O. Characteristics for indoor ambient quality
      Alberto De Capua, Valeria Ciulla
      Piattaforme collaborative per progetti di innovazione sociale. Il caso Miramap a Torino
218
      Collaborative platforms for social innovation projects. The Miramap case in Turin
      Francesca De Filippi, Cristina Coscia, Grazia Giulia Cocina
      Interazioni creative tra luoghi e comunità: esperienze di riattivazione delle aree interne
226
      Creative interactions between places and communities: experiences of reactivating inland areas
      Katia Fabbricatti
      Dalla gestione dell’emergenza accoglienza ad un modello di città inclusiva per le comunità migranti e per le comunità ospitanti
234
      From the management of refugee reception to a model of inclusive city for migrant and hosting communities
      Celestina Fazia
      Riqualificazione di spazi comuni autogestiti: il caso di studio di Tor Bella Monaca a Roma
241
      Regeneration of shared self-managed spaces: the case study of Tor Bella Monaca in Rome
      Tiziana Ferrante, Teresa Villani, Pierluigi Cervelli
      Tecnologie per l’adattamento e strategie di co-progettazione per rifunzionalizzare gli spazi storici
252
      Adaptive technologies and co-design strategies for historic spaces rehabilitation
      Jacopo Gaspari, Andrea Boeri, Valentina Gianfrate, Danila Longo
      Ina-Casa La Fiorita. Un protocollo per la riqualificazione condivisa dell’edilizia sociale
260
      Ina-Casa La Fiorita. A system for the shared regeneration of social housing
      Lia Marchi, Elisabetta Palumbo, Ambra Lombardi, Ernesto Antonini
TECHNE 14 2017

      La pratica dell’auto-promozione nelle abitazioni indipendenti suburbane
271
      The practice of self-provision in suburban detached homes
      Maja Lorbek
      Collective Self-Organized Housing: metodi, procedure e strumenti per nuove costruzioni e retrofit
276
      Collective Self-Organised Housing: methods, procedures and tools for new buildings and retrofit
      Emanuele Piaia, Roberto Di Giulio, Rizal Sebastian, Ton Damen
      SNAP House. Modulo abitativo temporaneo per i rifugiati in Europa
285
      SNAP House. Temporary residential module for refugees in Europe
      Andrea Rebecchi, Alessandro Mapelli, Marta Pirola, Stefano Capolongo
      Analisi dei flussi e dei fattori d’impatto sull’accessibilità e l’identità degli spazi pubblici
295
      Analysis of the flows of the factors that impact the accessibility and identity of public spaces
      Ilenia Maria Romano, Luca Marzi, Nicoletta Setola, Maria Chiara Torricelli
      L’ambiente costruito per una società che invecchia. Strumenti di indagine e strategie di intervento
309
      Building environments for an ageing society. Surveying tools and intervention strategies
      Rossella Roversi, Fabrizio Cumo, Elisa Pennacchia, Luca Gugliermetti, Giorgio Pavan
      Age-friendly cities: spazio pubblico e spazio privato
319
      Age-friendly cities: public and private space
      Lorenzo Savio, Daniela Bosia, Francesca Thiebat, Yu Zhang
      Emergenza: quale innovazione nei componenti prefabbricati per una edilizia ecosolidale
328
      Emergency: innovative prefabricated construction components for an eco-solidarity architecture
      Adriana Scarlet Sferra
      L’innovazione eco-sociale per l’efficienza dei metabolismi urbani
335
      Eco-social innovation for efficient urban metabolisms
      Alessandro Sgobbo
      Regie e processi innovativi nel progetto di riattivazione sociale e rigenerazione ambientale degli spazi pubblici residuali
343
      Innovative processes and management in the social reactivation and environmental regenerative project
      Gianpiero Venturini, Raffaella Riva
      Misure di adattamento community-based per il water sensitive urban design in contesti di vulnerabilità socio-ambientale
352
      Community-based adaptation measures for water sensitive urban design i contexts of socio-environmental vulnerability
      Cristina Visconti

      DIALOGHI DIALOGUES a cura di/edited by Jacopo Gaspari
      Tra innovazione tecnologica e innovazione sociale: una nuova dimensione di progetto e di processo
362
      Between technological innovation and social innovation: a new design and process dimension
      con | with Maurizio Busacca

369   RECENSIONI REVIEWS a cura di/edited by Andrea Giachetta
      Bocco, A. (Ed.), Yona Friedman: Tetti
372
      Stefania De Medici
      Borella, G. (Ed.), Colin Ward: Architettura del dissenso. Forme e pratiche alternative dello spazio urbano
375
      Francesca Scalisi
      Marino, G. (Ed.), Franz Graf: Les dispositifs du confort dans l’architecture du XXe siècle: connaissance et stratégies de sauvegarde
378
      Paola Ascione
      Ginelli, E. (Ed.): L’orditura dello spazio pubblico. Per una città di vicinanze
380
      Federica Ottone
SOCIETÀ LUOGO PROGETTO. APPRENDERE DALLA                                                                                                            DOSSIER
CRISI

Antonello Sanna,                                                                                                                                  asanna@unica.it
Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Cagliari, Italia

Imparare dalla crisi                È ormai un punto di vista condi-                          tali e socio-culturali. Il “pensiero del complesso” entra prepoten-
                                    viso che la crisi – etimologica-                          temente in gioco alla fine degli anni ’70 con Ilya Prigogine, che
mente un crinale, un discrimine – può essere interpretata e usata                             pone radicalmente in discussione l’autosufficienza della tecnica
come un’opportunità. Sotto l’urgenza della crisi si costruiscono                              e della scienza, ipotizzando una “Nuova Alleanza” tra le scienze
nuovi paradigmi (si “apprende dalla crisi”) strutture concettuali                             della natura e le scienze umane e sociali (Prigogine, 1979). Da
e organizzative obsolete vengono marginalizzate e scompaiono,                                 allora i fondamenti epistemologici del pensiero contemporaneo
risposte sperimentali e minoritarie acquistano improvvisamente                                sembrano essersi mossi per lo più in questa direzione.
forza e capacità di convincimento - la crisi “seleziona” impietosa-
mente nel mondo delle idee e in quello delle imprese, spesso fa-
vorendo l’innovazione, e facendo emergere le strutture più resi-                              Architettura e Società             Se le relazioni tra spazio e socie-
lienti e addirittura “antifragili” (Blecic e Cecchini, 2016), quelle                                                             tà, tra tecnica e humanities tor-
che non si limitano ad una resistenza passiva.                                                nano al centro, come si è rapportata l’architettura come discipli-
Può così persino accadere che un mondo compattamente re-                                      na a queste visioni strategiche? Nei confronti interni all’accade-
frattario a mettersi in discussione, l’universo delle costruzioni,                            mia, soprattutto negli atenei cosiddetti “generalisti”, molti di noi
assestato su rendite di posizione apparentemente non scalfibili,                              rivendicano con un certo orgoglio di essere l’unico indirizzo
si interroghi su temi che un tempo costituivano un tabù: l’in-                                formativo – o almeno il più convinto e coerente – a praticare
novazione di prodotto e di processo, e si ponga il problema di                                questo paradigma. E questo perché ci poniamo continuamente
interpretare il cambiamento in atto.                                                          dal punto di vista del progetto, che assumiamo come “sonda” eu-
Insieme ai corposi interessi in gioco, sta il venire al pettine di                            ristica sulla realtà, che consente di conoscerla più profondamen-
uno dei temi chiave per il futuro del pianeta: il rapporto con la                             te mentre ci apprestiamo a modificarla per migliorarla: è il “valo-
tecnica. Tutt’altro che una novità, si dirà: stiamo andando verso                             re esplorativo” del progetto. Non possiamo però essere sicuri che
il mezzo secolo dalla pubblicazione del rapporto del MIT “The                                 questo valore lo abbiamo interpretato sempre con coerenza; e
limits to growth”, che con largo anticipo segnalava le conseguen-                             forse per capire a fondo una certa crisi di legittimità sociale della
ze “non lineari” dell’applicazione alla natura, e all’ambiente nel                            figura dell’architetto, non è inutile fare un passo indietro per ri-
suo insieme, del determinismo tecnologico e culturale – la con-                               percorrere alcune contraddizioni che ci hanno attraversato.
cezione “lineare” del progresso, “razionale rispetto allo scopo”                              L’appello al “sociale” è stato letto in altri momenti storici come
(Horkheimer, 1947), inconsapevole dei paradigmi della com-                                    un rischio per l’autonomia e la specificità disciplinare dell’archi-
plessità, nonchè dell’esigenza di superare il riduzionismo scienti-                           tettura, se non addirittura come un modo di eluderla. Il brutto
fico a favore di una visione e di una pratica che mettesse al centro                          sostantivo “sociologismo” è stato a tratti usato come sinonimo di
non solo gli oggetti ma le relazioni tra oggetti e processi ambien-                           “parlar d’altro”, un’evasione per architetti che volessero evitare di

SOCIETY PLACE                           Learning from Crisis                                  tion. Now this world wonders how to         but the relations between objects and
                                        Crisis - etymologically a ridge, point                interpret the change in action.             environmental and socio-cultural pro-
PROJECT. LEARNING                       of passage - can be interpreted and                   Along with the immense interests in-        cesses. At the end of the 1970s, Ilya
FROM CRISIS                             used as an opportunity. Under the                     volved, but also far beyond them, and       Prigogine radically questioned the
                                        urgency of the crisis new paradigms                   from our point of view far more rele-       self-sufficiency of technology (Prigo-
                                        are being built (“learning from crisis                vant, it is coming to the comb one of the   gine 1979), hypothesizing the rupture
                                        “) obsolete conceptual and organiza-                  key themes for the future of the planet:    of radical alterity and a New Alliance
                                        tional structures are marginalized and                the relationship with the technology. It    between the sciences of nature and the
                                        disappear, experimental and minority                  is not new, it will be said: we are going   human and social sciences. For half a
                                        responses suddenly acquire strength                   to be sent half a century after the pu-     century, contemporary thinking was
                                        and persuasiveness. The crisis un-                    blication of the MIT report “The limits     mostly in this direction .
                                        questionably selects in the world of                  to growth”, which with a reasonable
                                        ideas and in business, sometimes /                    advance indicated the “non-linear” con-     Architecture and Society
                                        often encouraging innovation, and                     sequences of its application to nature,     If these (and others) are the founda-
                                        exposing the most resilient and “anti-                and to the environment as a whole, of a     tions of the “new alliance” between
                                        fragile” structures (Blecic and Cecchi-               technological and cultural determinism      space and society, between technology
                                        ni, 2016).                                            – the concept of “linear” progress – re-    and humanities, how did architecture
                                        It may even happen that the universe of               lative to purpose (Horkheimer, 1947).       relate to these strategic visions? To the
                                        constructions, for decades based on se-               A determinism totally unaware of the        interior of the academy, especially in
                                        emingly solid rents, is concerned with                paradigms of complexity, as well as of      the so-called “generalist” universities,
                                        issues that once, for almost all of its               the need to overcome scientific reduc-      many of us are claiming with some pri-
                                        protagonists, constituted a true taboo,               tionism with a vision and practice that     de that architecture is the only school
                                        such as product and process innova-                   puts at the center not only the objects     - or at least the most convincing and

                        32              ISSN online: 2239-0243 | © 2017 Firenze University Press | http://www.fupress.com/techne                        TECHNE 14 2017
                                        DOI: 10.13128/Techne-22138
                        36
applicarsi seriamente ad un mestiere (produrre oggetti di quali-                           totale”. Dal Werkbund al Bauhaus si dimostrano capaci meglio di
tà) che erano sospettati di non saper dominare appieno. Abbiamo                            chiunque altro di interpretare i nuovi paradigmi della complessi-
anche vissuto fasi di totale autonomizzazione della dimensione                             tà, portando a sintesi i nuovi valori culturali e formali e le nuove
linguistica e comunicativa, che ha talvolta eclissato qualunque                            tecnologie, innestando la qualità artigianale nella produzione se-
contenuto realistico del progetto – non è necessario credo citare                          riale. E soprattutto si misurano con le sfide cruciali del presente,
il decostruttivismo, termine peraltro quasi scomparso dalla di-                            anche allora riconducibili a migrazioni di massa, quelle dei nuo-
scussione pubblica. Queste derive possono essere intese come                               vi inurbati del primo dopoguerra, facendo della questione delle
posizioni funzionali a perpetuare, aggiornandolo, il divorzio tec-                         abitazioni sociali il principale punto di applicazione della loro
nica-società: la responsabilità civile e la competenza progettuale                         attività di progettisti, coinvolgendosi a fondo nella costruzione
dell’architetto che fa dell’appropriatezza tecnica e della pertinen-                       del welfare nelle città governate dalle amministrazioni socialde-
za umana e sociale l’elemento portante della propria espressività,                         mocratiche.
viene sostituita da un modello in cui la tecnica interviene a dare                         L’attualità di quell’esperienza sta probabilmente nella capacità
sostanza costruttiva autonoma – spesso mascherata e incongrua                              di coniugare visione strategica dei fenomeni emergenti e inter-
- ad un involucro che si definisce come immagine. E questa im-                             pretazione – realistica e visionaria insieme – del ruolo dell’ar-
magine sostiene, a ben vedere, il meccanismo del consumo e ha                              chitettura come costruttrice di futuro. La disciplina accetta di
come esito la riduzione pubblicitaria di un mestiere che rinuncia                          svilupparsi nel nuovo orizzonte della società industrializzata e
a incidere sui temi sostantivi della società.                                              massificata, incorpora la tecnologia al massimo livello del suo
Per rintracciare un’innovazione durevole del linguaggio che na-                            sviluppo, si confronta con i nuovi paradigmi epistemologici e
sce in coerenza con un forte radicamento socio-culturale degli                             con le avanguardie.
architetti, si può tornare ai primi trenta anni circa del ‘900, con                        Ai tempi della modernità “solida” (Bauman, 2000) quella rispo-
la straordinaria condensazione di soggetti e processi che si con-                          sta si rivelò così adeguata ed efficace da influenzare radicalmente
centra nel Werkbund, si dispiega nel primo dopoguerra con la                               sino alla fine del ‘900 l’intero processo progettuale e realizzativo
stagione dei “nuovi maestri” e viene portata alla ribalta interna-                         contemporaneo. Per la verità molto presto, nel secondo dopo-
zionale con i primi CIAM. Nel pieno di una “crisi di sistema”                              guerra, i più acuti ed inquieti esponenti della generazione che si
epocale (che culmina con la Grande Guerra), gli architetti si                              affacciava alla seconda tornata dei CIAM diedero il via ad una
smarcano da una condizione di scarsa legittimazione sociale ri-                            critica corrosiva del modello universalizzante dei maestri. Sap-
spetto agli ingegneri. Le giovani avanguardie riscattano la margi-                         piamo che la riflessione dei “giovani” del TEAM X si orientava
nalità esornativa a cui ci si era sostanzialmente ridotti nell’800, il                     verso una nuova attenzione alle identità, alle società ed alle cul-
secolo dell’ingegneria, accettano la sfida dell’industrializzazione                        ture locali, che anticipa e incrocia molti dei temi dell’attualità: il
e della società di massa e si misurano sul terreno della “qualità                          rapporto spazio-società (Van Eyck, De Carlo) la centralità dei

consistent - to practice the new alliance     ducing quality objects) that were su-        often masked and incongruous - to a          neers. The young avant-garde, at that
that Prigogine invoked .                      spected of not being able to dominate.       wrap that is defined as an image. And        time, redeemed the decorative mar-
And we could do it because we work            An extension of this position in the         this image supports, well-seen, opulent      ginalisation of the twentieth century,
continuously from the point of view of        years around 2000 was probably the           consumption and has the result of the        the century of engineering, accepted
the project, which we assume as a “heu-       total autonomy of the linguistic and         advertising reduction of a profession        the challenge of industrialisation and
ristic” probe on reality: what we call the    communicative dimension, which has           that renounces to affect the real themes     of mass society and competed on the
“exploratory value” of the project. Ho-       taken a strong emphasis to eclipse any       of society and the environment.              ground of “total quality”.
wever, we can not be sure that this value     realistic content of the project - no need   On the contrary, if we want to trace a         From the Werkbund to the Bauhaus
has always been interpreted consisten-        to think of deconstructivism, the term       durable language innovation which is         were better than anyone else in interpre-
tly; and perhaps to deeply understand a       has almost disappeared from public di-       accompanied by a strong social and cul-      ting the new paradigms of complexity,
certain crisis of the social legitimacy of    scussion.                                    tural commitment of the architects, we       bringing together new cultural and for-
the figure of the architect, it is not use-   Well-behaved, these drifts could be          must go back to the first three decades of   mal values and new technologies, intro-
less to take a step back to retrace some      interpreted as functional positions to       the 1900s. One should be impressed, for      ducing the artisan quality in the serial
contradictions that have crossed us.          perpetuate by updating the pattern of        example, by the extraordinary concen-        production. They confronted themsel-
The reference to “social” has been read       divorce between technology and so-           tration of leading players and processes     ves with the crucial challenges of their
in other historical moments as a risk for     ciety: civil responsibility and design       which can be found in the Werkbund,          present, related, even then, to mass mi-
autonomy and disciplinary specificity         competence of the architect, for which       then in the first post-war period with       gration, which at that time involved the
of architecture, if not even as a way of      technical appropriateness and ability        the season of “new masters” and then in      new urbanisations of the first post-war
dodge the issue. The bad noun “socio-         to interpret individuals and society are     forefront with the first CIAMs. I            period. In this frame, the issue of social
logism” has sometimes been used as a          the driving force behind its expressi-       n the midst of an epochal “system cri-       housing was the main application point
synonym for “talking about other”, an         veness, and is replaced by a model in        sis” - that led to the Great War - archi-    for their professional activities as desi-
evasion for architects who wanted to          which the technique intervenes to give       tects freed themselves from a condition      gners, facing the exemplary challenge
avoid seriously applying to a craft (pro-     autonomous constructive substance -          of poor social legitimacy over engi-         in cities governed by Social Democrats.

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soggetti, specie se “figli di un dio minore” (Smithson, Candilis)                          ste pratiche la disciplina ridiscute i concetti di luogo, contesto,
l’abitare come habitat, che va oltre il puro design dell’oggetto e fa                      identità. “Il progetto rielabora le identità locali non come reto-
riferimento a sistemi complessi, in senso socio-culturale e tecno-                         rica (quella delle culture consolatorie che immaginano il futuro
logico (Alexander, Friedman, Habraken), l’insediamento storico                             come passato) ma come problema, identità in divenire, consa-
(il “cuore della città”) come fonte di ispirazione per progetti di                         pevole del suo essere essenzialmente progetto in un universo di
futuro.                                                                                    relazioni globali” (Corti, 2005).
Tra tutti, alle nostre latitudini, spicca la figura “eroica” di Gian-
carlo De Carlo, protagonista di tutte le possibili battaglie cultura-
li, che ne hanno fatto un’icona per la sua capacità di interpretare                        Globale e locale                     Al passaggio dal secondo al ter-
e connettere i temi cruciali di questo ripensamento. In lui coe-                                                                zo millennio i processi latenti
sistono l’interprete intransigente del linguaggio moderno, l’an-                           subiscono una brusca accelerazione. La globalizzazione viene fo-
ticipatore dell’enfasi sulle identità locali e il profeta del discorso                     calizzata e definita e la relazione locale-globale appare in quel mo-
sulla partecipazione. De Carlo incarna molte delle contraddizio-                           mento ad una svolta: il passaggio alla società “liquida” ha fatto
ni di una generazione che ha cominciato a praticare il mestiere                            emergere nuove élites che puntano a rendere irrilevanti i luoghi,
in una fase in cui il rapporto committente-progettista è ancora                            quindi le società, le culture e le tecnologie locali. La Geografia ci
lineare, con una chiara distinzione di ruoli ed una impostazione                           ha recentemente spiegato che cos’è questa strategia, per la quale il
top-down, e si ritrova a mettere in crisi questo schema intuendo                           luogo come sistema delle differenze dotate di senso, come costru-
che il progettista interferisce con i fenomeni sociali, innescando                         zione sociale e antropologica dell’ambiente di vita, viene ridotto a
le prime prove dell’inversione bottom-up. Egli esplora in antici-                          spazio isotropo e omogeneo, indifferente alle identità (Farinelli,
po le frontiere della crisi, in un ambiente culturale che si prepara                       2015). Lo stesso destino sembra aver subito anche lo spazio pub-
invece ancora per qualche decennio a celebrare i fasti del consu-                          blico, “l’endiadi più controversa del Novecento” (Olmo, 2010).
mo opulento.                                                                               Sono gli stessi anni in cui la finanziarizzazione globale sembra
Gli ultimi due decenni del ‘900, durante i quali si assiste all’affer-                     allearsi con la digitalizzazione, sino a convincerci quasi defini-
mazione planetaria dello star sistem dell’architettura, sono però                          tivamente della irrilevanza tendenziale del mestiere di costruire
quelli che vengono attraversati dalle culture progettuali del “re-                         la casa dell’uomo: è il tempo dello Junkspace (Koolhaas, 2006).
gionalismo critico”. Inoltre, la crescente centralità del paesaggio                        È alla crisi del 2007-2008 che dobbiamo il brusco richiamo alla
interpreta una diffusa esigenza di ridare centralità ai processi ed                        materialità dei processi sociali ed economici, e la consapevolezza
alle relazioni sistemiche, ecologiche, in cui la qualità è ricercata                       crescente che non di un fenomeno congiunturale si tratta, ma
nella costruzione comunitaria dell’insediamento e del territorio,                          di una crisi di sistema che modifica i paradigmi di riferimento.
nelle culture materiali, nelle pratiche sociali diffuse. Dentro que-                       Quasi metaforicamente l’innesco viene fornito dallo scoppio del-

The actuality of that experience is pro-    critical reflection on the universalising      same time, the intransigent interpreter       gionalism”. In addition, the growing
bably represented by the combination        model of the masters.                          of modern language, the forerunner of         centrality of the landscape contributes
of a strategic vision of the emerging       We know that the reflection of the             the emphasis on local identities and the      to crippling the design settings based
phenomena together with the inter-          TEAM X was moving around a new fo-             prophet of the question of participation.     on pure “object design”, interpreting a
pretation - realistic and visionary - of    cus on local identities, societies and cul-    De Carlo embodies many contradic-             widespread need to restore centrality to
the role of architecture as a constructor   tures, anticipating and crossing many          tions of a generation that began the          systemic, ecological, and social proces-
of the future. The discipline agreed to     of the current issues: the relationship        profession in a moment where the cu-          ses and relationships.
develop itself on the new horizon of an     between space and society (Van Eyck,           stomer-designer relationship was still li-    Quality begins to be sought in the com-
industrialised and massive society, and     De Carlo), the attention for subjects,         near, with a clear distinction of roles and   munity construction of settlement and
incorporated technologies at their hi-      especially if “children of a lesser god”       a top-down setting. He questioned this        land, in widespread social practices.
ghest level of development, comparing       (Smithson, Candilis), the dwelling as a        scheme, realising that the designer inter-    Within these practices, the discipline
itself with new epistemological para-       habitat that goes beyond the pure de-          feres with social phenomena, triggering       rediscovers the concepts of place, con-
digms of the avant-garde.                   sign of the object and refers to complex       the first tests on the bottom-up reversal.    text, identity. “The project re-elaborates
In the era of “solid” modernity (Bau-       systems in a socio-cultural and techno-        He explored the frontiers of the crisis in    local identities not as rhetoric (that of
man, 2000) that response turned out to      logical sense (Alexander, Friedman,            advance, in a cultural environment that       consolatory cultures that imagine the
be so appropriate and effective to radi-    Habraken), and the historical settle-          was still preparing the celebration - that    future as their past) but as a problem,
cally influence the entire contemporary     ment (the “heart of the city”) as a source     would last a few decades - of the splen-      identity in progress, aware of its being
design and realisation processes until      of inspiration for future projects.            dour of the opulent consumption.              essentially projected into a universe of
the end of the twentieth century. Soon      The “heroic” figure of Giancarlo De            The last two decades of the 1900s,            global relations” (Corti, 2005).
after the Second World War, in the          Carlo, protagonist of all possible cultu-      which witnessed the planetary affirma-
1950s, the most brilliant leading actors    ral battles, has made it an icon for his       tion of the star system of architecture,      Global and local
of the generation who faced the second      ability to interpret and connect the cru-      are however those that were crossed           From the second to the third millen-
round of the CIAMs started a corrosive      cial issues of this rethinking. He is at the   by the creative cultures of “critical re-     nium, latent processes undergo a sharp

                       34                   A. Sanna                                                                                                    TECHNE 14 2017
la bolla immobiliare. La realtà si prende la rivincita sulla trasfor-                     richiedono ai territori a bassa densità. Questa nuova forma della
mazione della casa in pura virtualità finanziaria, costringendo                           complessità sembra trovare nella crisi soggetti adeguati: consa-
anche i più riluttanti a ricredersi e incaricandosi, almeno nell’oc-                      pevoli della necessità di essere radicati nei luoghi e nello stesso
cidente avanzato, di rimettere i luoghi e le società progressiva-                         tempo sempre più “in rete”, giovani figli di allevatori e agricoltori
mente al centro di ogni possibile progetto di futuro sostenibile e                        che hanno studiato e viaggiato, capaci di integrare nelle pratiche
(per quel che ci riguarda) di senso del nostro mestiere. La grande                        agrarie anche accoglienza di qualità, di elaborare e trasmettere
onda della crisi, ritirandosi, lascia dietro di sé relitti e detriti di                   nuovi palinsesti di cultura e di senso.
paesaggi improbabili, operazioni immobiliari ad alto consumo                              Il progetto di architettura comincia a interagire con questi nuovi
di suolo, periferie e infrastrutture in aree di golena, impietosa-                        soggetti praticando una relazione “necessaria” tra lo spazio agra-
mente messi a nudo dal cambiamento climatico. Anche questo                                rio, le culture materiali e la costruzione dell’insediamento. In
un prodotto dell’uso sociale della tecnologia.                                            stretta relazione con i protagonisti locali si sperimentano prati-
Tuttavia si cominciano a delineare ormai un certo numero di ri-                           che di (auto)costruzione di strutture leggere e reversibili, spesso
sposte evolute alla crisi. Acquisito che è ormai improponibile in                         con materiali di riciclo, che rispondono a differenti finalità:
Europa il rilancio della crescita quantitativa, si registra un diffuso                    – la riduzione del consumo di suolo, con interventi di recupero
consenso intorno al paradigma di un nuovo modello di sviluppo                                 qualificato del patrimonio esistente e delle tracce storiche, e/o
sostenibile fondato sulla qualità e l’innovazione. Questo modello                             con strutture leggere e reversibili per esigenze produttive diffuse;
è stato declinato in molti modi, per esempio come “economia                               – la messa in moto di processi partecipativi che portano a
circolare”; tutti comunque costituiscono una critica radicale al                              “cointeressare” le comunità ai nuovi modelli sostenibili, fa-
consumo senza riciclo. Il fatto nuovo sembra il protagonismo di                               cendo emergere il valore strategico dello spazio collettivo e
soggetti, territori e risorse sinora ai margini dello sviluppo (sep-                          produttivo e della sua modificazione, affinché la campagna
pure i soggetti forti come le grandi città non siano certamente                               interpreti ad un livello di qualità alta il suo nuovo ruolo di
fuori gioco). Emblematico il caso dello spazio rurale, per de-                                “erogatore di beni comuni” per la città.
cenni catalizzatore di tutte le marginalità (spopolamento, invec-                         La Progettazione Tecnologica trova in questi processi un’occasio-
chiamento, perdita di peso economico) ora ritenuto addirittura                            ne per mettere a registro i nuovi contenuti tecnici (conseguenti
decisivo per il modello di sviluppo futuro. Esaminiamo il nuo-                            a una rinnovata “responsabilità ambientale”) e nuovi linguaggi,
vo paradigma della campagna: è la multifunzionalità, la nuova                             che reinterpretano in maniera contemporanea e non vernacolare
coincidenza tra buon prodotto e bel paesaggio, la costruzione dei                         gli archetipi dell’architettura rurale. Attenzione ai luoghi con le
nuovi paesaggi agrari funzionale al presidio del territorio e alle                        loro relazioni ecologiche con pendii e acque, e grande raziona-
pratiche ecosistemiche, incorporando ambiente, svago, cultura,                            lità e “minimalismo” formale (essenzialità e compattezza come
“beni comuni” che i contesti metropolitani delegano e insieme                             “fattore di forma” sinonimo di efficienza energetica) caratteriz-

acceleration. Globalization is focused       But in the crisis of 2007-2008 we must       This too is a product of the social use of     Let’s examine the new paradigm of the
and defined, and the local-global re-        abruptly recall the materiality of so-       technology.                                    campaign: it is the multifunctional, the
lationship appears at that moment at         cial and economic processes and the          However, a number of evolved responses         new coincidence between good pro-
a turning point: the transition to the       growing awareness that it is not a tran-     to the crisis are beginning to emerge. Ac-     duct and beautiful landscape, the con-
“liquid” society has brought new elites      sient phenomenon, but a system crisis        quired that the relaunch of quantitative       struction of new agrarian landscapes
emerging to make places, so local so-        that changes the paradigms of reference.     growth in Europe is now unprofitable,          that must incorporate the presidium
cieties, cultures and technologies irrele-   Almost metaphorically, the trigger co-       there is widespread consensus around           of the territory and ecosystem prac-
vant. Geography has recently explained       mes from the real estate bubble. Reality     the paradigm of a new model of sustai-         tices, understood as new “common
to us what this strategy is, for which the   takes revenge on transforming the hou-       nable development based on quality             goods” (environment, entertainment ,
place as a system of meaningful differen-    se into pure financial virtuality, forcing   and innovation. This model has been            culture). This new form of complexity
ces, such as social and anthropological      even the most reluctant to recapture         declined in many ways, for example as          seems to find in the crisis appropriate
construction of the living environment,      and engaging, at least in the advanced       “circular economy”; however, all consti-       subjects: aware of the need to be rooted
is reduced to an isotropic and homo-         West, to relocate places and societies       tute a radical critique of consumption         in the places and at the same time in-
geneous space, indifferent to identities     progressively to the center of every pos-    without recycling. The new fact seems to       creasingly “in the net”, young children
(Farinelli, 2015). The same fate seems to    sible project of a sustainable future and    be the protagonism of subjects, territori-     of breeders and farmers who have stu-
have also undergone public space, “the       (as far as we are concerned) of the me-      es and resources to date on the margins        died and traveled, able to integrate in
most controversial relationship of the       aning of our profession. The big wave        of development (though strong subjects         agricultural practices also quality re-
twentieth century” (Olmo, 2010).             of the crisis, retreating, leaving behind    like big cities are certainly not out of the   ception, to elaborate and transmit new
In the same years, global financializa-      wreckage and debris of improbable lan-       question). Emblematic is the case of ru-       systems of culture and meaning.
tion seems to be allied with digitization,   dscapes, real estate transactions with       ral space, for decades, catalyzing all mar-    Architectural project begins to interact
to convince us that the craft of building    a high consumption of land, suburbs          ginal situations (depopulation, aging,         with these new subjects by practicing
a man’s home has become irrelevant: it       and infrastructure in flood plain areas,     economic loss) now considered to be de-        a “necessary” relationship between the
is Junkspace’s time (Koolhaas, 2006).        mercilessly laid bare by climate change.     cisive for the future development model.       agrarian space, the material cultures

                        35                   A. Sanna                                                                                                  TECHNE 14 2017
zano infatti queste sperimentazioni, che lavorano su esposizione                         because that’s what we are trained for. Is architectural education
ed orientamento solare, schermature edilizie e vegetali, aperture                        focusing on knowledge about what can be done? Or is it focusing
coerenti con il clima mediterraneo, giaciture “non invasive”.                            on knowledge about what ought to be done? (EAAE, 2017). Que-
                                                                                         sta impostazione è anzitutto importante perché radica il pensiero
                                                                                         creativo nella cittadinanza, dunque nella dimensione sociale, di
Conclusioni                          Un certo “ottimismo della vo-                       nuovo banco di prova per le scuole di architettura. Ciò signifi-
                                     lontà” porterebbe ad affermare                      ca che la didattica e il progetto si devono porre il problema di
che cominciamo ad “apprendere dalla crisi”, in maniera non                               come prendere posizione, anche come co-attori, nel processo di
troppo dissimile da come gli architetti fecero circa un secolo fa:                       innovazione sociale (providing alternatives for society). E che la
rilanciando la sfida della complessità, ma nelle nuove forme della                       stessa costruzione della conoscenza dipende dall’alternativa tra
società globalizzata. Rispetto al riduzionismo del problem sol-                          il porsi come problem solver (quindi scegliere di rispondere alla
ving, il progettista delle “nuove qualità” coglie e sviluppa alcuni                      domanda what can be done?) o come portatori di pensiero critico
punti fondamentali dell’innovazione: sul piano politico, cultura-                        e strategico (interessati al quesito what ought to be done?).
le e antropologico ci sono i nuovi orizzonti della società multiet-
nica, che sollecita pensiero strategico e nuove valenze critiche;                        REFERENCES
sul piano dei nuovi fabbisogni di conoscenza, progettazione e
                                                                                         Blecic, I. and Cecchini, A. (2016), Verso una Pianificazione Antifragile, Fran-
gestione emergono le sfide che l’universo digitale ormai consente                        co Angeli, Milano
ed esige. Queste sfide sono alla radice delle strategie europee del-                     Horkheimer, M. (1947), Eclipse of reason, (trad. it Eclissi della ragione, Ei-
la ricerca, e i progettisti – ricercatori, se vogliono competere nel-                    naudi, Torino 1972)
la ripartizione delle risorse, devono praticare un nuovo meticcia-                       Prigogine, I. (1979), La Nouvelle Alliance. Metamorphose de la Science, Gal-
to culturale, confrontandosi con i temi della salute, della sicurez-                     limard, Paris
za, della coesione sociale e naturalmente della responsabilità                           Bauman, Z. (2002), Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari
ambientale, dove è premiante la multi- e la trans-disciplinarietà.
                                                                                         Corti, E.A. (2005), Quaderno 5 del Laboratorio di Architettura, CUEC, Ca-
Un’ultima considerazione. Nella recentissima Assemblea delle                             gliari
Scuole di Architettura tenutasi a Bordeaux, tra i topics sui qua-
                                                                                         Farinelli, F. (2015), L’invenzione della Terra, Sellerio, Palermo
li i delegati sono stati chiamati ad esprimersi, il primo suonava
                                                                                         Olmo, C. (2010), Architettura e Novecento, Donzelli, Torino
così: “Educating creative critical citizens”. Seguivano alcune do-
mande specifiche: What does it mean in today’s context? Critical                         Koolhaas, R. (2006), Junkspace, Quodlibet, Macerata
towards what and who? Supporting society? Criticizing society?                           EAAE - European Association for Architectural Education (2017), Kick-off
Providing alternatives for society? Or just conceiving buildings,                        meeting of the Education Academy, Bordeaux

and the construction of the settlement.      of sustainable construction) and new        – on the political, cultural and anthro-    followed: What does it mean in today’s
By engaging local people, they experi-       languages that reinterpret contemporary         pological level, multiethnic society,   context? Critical to what and who? Sup-
ment with (self) constructions of light      archetypes and not vernacularize rural          which urges strategic thinking and      porting society? Criticizing society? Provi-
and reversible structures, often with        architecture. Beware of places with their       new critical values,                    ding alternatives for society? Or just con-
recycled materials, which respond to         ecological relationships with slopes and    – the new requirements of knowledge,        ceiving buildings, because that’s what we
different purposes:                          water, and great rationality and formal         design and management challenges        are trained for. Is architectural education
– the reduction of soil consumption,         “minimalism” (essence and compactness           the digital universe now allows and     focussing on knowledge about what can be
   with qualified recovery of existing       as “form factor” and energy efficiency)         demands.                                done? Or is it focusing on knowledge about
   assets and historical traces, and / or    characterize these experiments, which       European research strategies also for-      what ought to be done? (EAAE, 2017).
   with light and removable structures       work on exposure and solar orientation,     ce designers – researchers to deal with     This approach firstly places creative
   for widespread production needs;          shading buildings and plants, openings      health, safety, social cohesion and, of     thinking in citizenship, hence the social
– the launch of participatory processes      consistent with the Mediterranean cli-      course, environmental responsibility, if    dimension in which architecture schools
   that “engage” communities with new        mate, “non-invasive” plots.                 they want to be recognizable in the ca-     feel involved. This means that the didac-
   sustainable models, highlighting the                                                  tegories used as a reference for resource   tics and the project must address the issue
   strategic value of collective and pro-    Conclusions                                 allocation; and with this setting make      of how to take position, even as co-actors,
   ductive space and its modification, so    The challenge we are facing may be not      mandatory multi-and trans-disciplina-       in the process of social innovation (provi-
   that the campaign plays a high level of   dissimilar to the one-hundred-year-old      ry research.                                ding alternatives for society). And that the
   quality with its new role as “dispenser   winning one: reviving the challenge of      Finally, in the recent Assembly of Archi-   same knowledge depends on the alterna-
   of common goods “for the city.            complexity - in the new forms of glo-       tecture Schools held in Bordeaux, among     tive of putting it as a problem solver (then
Technological Design finds in these          balized society. Unlike the problem         the topics on which the delegates were      choosing to answer the question what
processes an opportunity to record new       solving “reductionism” , the designer of    asked to express themselves, the first      can be done?) or as critical and strategic
technical content (resulting from a re-      “new qualities” captures and develops       sounded like “Educating creative critical   thinkers (concerned with the question
newed “environmental responsibility”         some key points of innovation:              citizens”. Some specific questions were     what ought to be done?).

                        36                   A. Sanna                                                                                                TECHNE 14 2017
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