QUALITÀ DELL'ARIA - Ispra
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CAPITOLO 3
QUALITÀ DELL’ARIA
Introduzione
L’aria ambiente è un bene comune che continua a essere minacciato L’aria ambiente è un
dallo sviluppo economico, industriale e demografico. bene comune che
continua a essere
Nell’ultimo decennio la qualità dell’aria è peggiorata soprattutto nei minacciato dallo
paesi “emergenti” a causa dell’aumento delle emissioni per la rapida sviluppo economico,
crescita economica che li caratterizza. Al contrario, nei paesi industriale e
“sviluppati”, l’adozione di politiche di sviluppo più compatibili con demografico.
l’ambiente ha portato a una significativa riduzione delle emissioni
inquinanti e a un miglioramento della qualità dell’aria 1. Seppur
migliorata, la situazione della qualità dell’aria in Europa e in Italia
rimane critica: i livelli di particolato atmosferico, di biossido di azoto e
di ozono troposferico, nonostante deboli segnali di diminuzione,
continuano a essere troppo alti e a interessare aree molto vaste. A fine
marzo 2014, ad esempio, si è verificato un episodio di inquinamento
atmosferico caratterizzato da livelli di PM10 eccezionalmente elevati che
ha interessato un’ampia area dell’Europa occidentale (Francia, Belgio,
Germania)2 e a seguito del quale il Ministro dell’ambiente francese ha
dovuto prendere urgenti misure a tutela della salute pubblica3.
L’inquinamento atmosferico outdoor 4 è cancerogeno per l’uomo: ciò è L’inquinamento
stato dichiarato ufficialmente dall’International Agency for Research on atmosferico
outdoor è
Cancer (IARC)5, l’istituto che per conto dell’Organizzazione Mondiale cancerogeno per
della Sanità (OMS) studia le sostanze che provocano il cancro. l’uomo.
Si tratta di una dichiarazione importante perché non riguarda una singola
sostanza, come il benzene o il benzo(a)pirene, ma si riferisce al mix di
sostanze che rendono inquinata l’aria che respiriamo. La stima crescente
dei decessi per tumore polmonare a causa dell’aria inquinata (223.000
nel 2010) insieme all’aumento dei livelli di esposizione ad aria inquinata,
soprattutto nei paesi a rapida industrializzazione ed elevata densità di
popolazione, hanno portato a questo risultato. Anche se la gran parte
delle vittime è concentrata nei paesi asiatici, nessun paese è immune da
questo rischio.
Il 2013, proclamato ”Anno dell’Aria” dall’Unione Europea, si è concluso Nuova strategia
con la pubblicazione di una nuova strategia per la qualità dell’aria6 che si sulla qualità
dell’aria: nel 2020
propone due obiettivi principali: garantire il pieno rispetto della pieno rispetto della
normativa vigente entro il 2020 e perseguire il rispetto dei valori di normativa vigente;
riferimento dell’OMS, generalmente più restrittivi degli standard UE, nel 2030 rispetto
1
I livelli di biossido di zolfo, ossido di carbonio e benzene sono quasi ovunque al di sotto dei limiti di
legge
2
http://www.eea.europa.eu/highlights/very-high-air-pollution-levels
3
Le misure hanno riguardato: trasporto pubblico gratuito a Parigi, riduzione dei limiti di velocità in alcune
aree, controllo nelle pratiche di spandimento dei fertilizzanti e contro l’uso della combustione delle
biomasse.
4
Con il termine outdoor si intende l’aria ambiente esterna, con l’esclusione di quella presente negli
ambienti di lavoro e negli ambienti domestici e pubblici, quest’ultima generalmente indicata come “aria
indoor”
5
http://www.iarc.fr/en/media-centre/pr/2013/pdfs/pr221_E.pdf
6
http://ec.europa.eu/environment/air/clean_air_policy.htm
1entro il 2030. Le principali iniziative che saranno intraprese a livello dei valori di
europeo riguardano una nuova direttiva NEC 7, la revisione dei riferimento
dell’OMS.
regolamenti sulle emissioni dei veicoli stradali, nuove direttive sui
limiti alle emissioni dei medi impianti di combustione, sulla
limitazione delle emissioni dei veicoli off-road e interventi su settori
non ancora interessati da misure comunitarie.
In Italia, l’inquinamento atmosferico è un problema soprattutto Nuovo accordo per
nelle grandi aree urbane e in particolare nel bacino padano. Il migliorare la
qualità dell’aria
bacino padano, riconosciuto come una delle zone più critiche nel bacino padano.
d’Europa, è al centro della Strategia nazionale per l’inquinamento
atmosferico. Infatti, a dicembre 2013, è stato sottoscritto
l’“Accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di
misure di risanamento della qualità dell’aria” 8 da parte di cinque
ministeri e otto regioni del bacino padano. L’accordo contiene una
serie di impegni per l’adozione unitaria di azioni su tutti i settori
maggiormente responsabili delle emissioni inquinanti
(combustione delle biomasse, trasporto merci e passeggeri,
riscaldamento civile, industria e produzione di energia,
agricoltura), anche su quelli finora non interessati da misure
correttive/restrittive.
7
La Direttiva 2001/81/CE, conosciuta come la Direttiva NEC (National Emission Ceilings), stabilisce i
limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici
8
http://www.minambiente.it/comunicati/inquinamento-bacino-padano-il-19-roma-firma-accordo-di-
programma
2Lo stato della qualità dell’aria
In Europa si continuano a registrare elevati livelli di inquinamento Europa, 2011:
atmosferico e frequenti episodi di superamento degli standard normativi PM10, PM2,5, NO2
O3, e B(a)P sono gli
per il particolato atmosferico, l’ozono troposferico, il biossido di azoto e inquinanti più
il benzo(a)pirene9. critici.
Nel 2011 i superamenti del PM10 hanno interessato la gran parte dei
paesi europei, in particolare Polonia, Italia, Slovacchia, regione
Balcanica e Turchia. Il 43% dei superamenti del valore limite
giornaliero (il VLG è pari a 50 µg/m3, da non superare più di 35
volte in un anno civile) si registra nelle stazioni da traffico. Nel
periodo 2002-2011 per il PM10 si osserva un debole trend
decrescente nel 53% delle stazioni.
Dai dati di PM2,5, seppur caratterizzati da una copertura spaziale
non ancora adeguata (nel 2011 le serie di dati con copertura
temporale maggiore del 75% sono 902, rispetto alle 754 nel 2010),
risulta che il valore obiettivo annuo (VO= 25 µg/m3) è superato in
Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Polonia e Slovacchia.
Nel 2011, anche il valore limite annuale per la protezione della salute
umana del biossido di azoto (VLA = 40 µg/m3) è stato superato nella
gran parte dei paesi europei; il 42% e il 38% dei superamenti sono stati
registrati in stazioni da traffico e di fondo urbano rispettivamente.
Sempre nel 2011, i superamenti dell’obiettivo a lungo termine per la
protezione della salute umana (OLT = 120 µg/m3, la cui media
massima giornaliera è calcolata su 8 ore) dell’ozono mostrano un
evidente gradiente nord-sud, con la frequenza più elevata nei paesi
mediterranei. I livelli più elevati di ozono sono stati registrati nelle
stazioni rurali seguite dalle quelle di fondo urbano e da quelle orientate al
traffico. Alte concentrazioni sono state osservate in stazioni poste a
elevata altitudine.
Il valore obiettivo del benzo(a)pirene (VO = 1 ng/m3) è stato
superato nel 35% delle stazioni; le aree maggiormente interessate a
elevati livelli di B(a)P sono in Europa orientale e centrale, ivi
compresa l’Italia (bacino del Po).
Anche in Italia il particolato atmosferico, l’ozono troposferico, il Italia, PM10: nel
biossido di azoto e il benzo(a)pirene sono gli inquinanti che più 2012, il 40% delle
stazioni supera il
frequentemente raggiungono livelli atmosferici elevati, soprattutto VLG e il 78%
nelle grandi aree urbane e particolarmente nel bacino padano. supera il valore
Nel 2012, il VLG del PM10 è stato superato nel 40% delle stazioni. OMS.
Il valore di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2003 – 2012: trend
(OMS) 10 per l’esposizione umana a breve termine (50 µg/m3 da non decrescente nel 74%
delle stazioni.
superare più di 3 volte in un anno civile) è stato superato nel 78%
delle stazioni.
L’analisi del trend condotta da ISPRA su un set di 57 stazioni dal
2003 al 2012, evidenzia per il PM10 un trend decrescente
9
EEA Report N.9/2013, Air quality in Europe-2013 report
10
WHO-AQG, 2006, WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur
dioxide Global update 2005. WHO Press, World Health Organization, 20 Avenue Appia, 1211 Geneva 27,
Switzerland © World Health Organization 2006
3statisticamente significativo nel 74% dei casi (riduzione annuale
media stimata di 1,3 µg/m3) 11.
Italia. PM10: nel
2012, il 40% delle
stazioni supera il
valore limite
giornaliero e il
78% supera il
valore indicato
dall’
Organizzazione
Mondiale della
Sanità.
Figura 3.1: PM10 - Stazioni di monitoraggio e superamenti del
valore limite giornaliero del D.Lgs. 155/2010 e del valore di
riferimento OMS per l’esposizione umana a breve termine
(2012) 12
-
Le informazioni disponibili per il PM2,5 (144 stazioni con una Italia, PM2,5, 2012: il
copertura temporale del 90%; la copertura spaziale è carente in 12% delle stazioni
supera il VO e il 94%
particolare al Centro-Sud) mostrano che, nel 2012, la gran parte delle supera il valore OMS.
stazioni (82% circa) rispetta il VO. Solo 8 stazioni (circa il 6% del
totale) rispettano il valore di riferimento OMS (10 µg/m3).
L’indicatore di esposizione media per l’anno 2012, calcolato in
11
ISPRA, Analisi delle serie storiche dei principali inquinanti atmosferici in Italia (2003-2012), (in corso
di pubblicazione)
12
Fonte: ISPRA
4allineamento al D.Lgs. 155/2010, art. 12 e all. XIV, è pari a 19,06
µg/m3.
L’OLT dell’ozono, nel 2012 è stato superato nella gran parte delle Italia, O3, 2012: il
stazioni: solo il 7% di esse risulta conforme. L’analisi del trend 93% delle stazioni
supera l’OLT.
condotta da ISPRA non ha evidenziato, per l’ozono, alcun andamento
statisticamente significativo13.
Nel 2012, il VLA del biossido di azoto è stato superato nel 17% delle Italia, NO2, 2012: il
stazioni. L’analisi del trend condotta da ISPRA su un campione di 62 17% delle stazioni
supera il VLA.
stazioni, dal 2003 al 2012, evidenzia un trend decrescente, 2003 – 2012: trend
statisticamente significativo nel 74% delle stazioni (riduzione decrescente nel 74%
annuale media stimata di 3,2 µg/m3) 14. delle stazioni.
Per il benzo(a)pirene, nel 2012, nel 19% delle stazioni sono stati Italia, B(a)P,
registrati superamenti del VO (1,0 ng/m3 come media annua). I 2012: il 19% delle
stazioni supera il
superamenti, localizzati nel Nord Italia, sono concentrati in Veneto. VO.
Le emissioni dei principali inquinanti
Per comprendere il fenomeno dell’inquinamento atmosferico è
fondamentale conoscere il carico emissivo che ne è la causa prima.
Ciò vuol dire conoscere le emissioni degli inquinanti (particolato
atmosferico, biossido di azoto, benzo(a)pirene) e dei loro principali
precursori 15 (ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici,
ammoniaca, biossido di zolfo), il loro andamento nel tempo e i settori
produttivi da cui originano.
In Europa (EU28) 16 le emissioni di ossidi di azoto (NOx) si riducono NOX: le emissioni
dal 1990 al 2012 del 49%. L’Italia è tra i paesi che svolgono un ruolo diminuiscono dal
1990 al 2012, del
determinante nella loro riduzione: sulla base dell’Inventario nazionale 49% in Europa e
delle emissioni elaborato da ISPRA 17, risulta infatti una decrescita del 58% in Italia.
delle emissioni nazionali del 58% a partire dal 1990 (la riduzione I trasporti
riscontrata nell’ultimo anno è circa l’8%). continuano a
Il settore che a livello europeo contribuisce maggiormente è il essere la
principale fonte di
trasporto stradale (39%), seguito dalla produzione e distribuzione di emissione.
energia (22%), dal settore commerciale, istituzionale e delle famiglie
(14%), dal consumo energetico nell’industria (13%) e dal trasporto
off-road (7%). Anche in Italia il trasporto stradale, che contribuisce
per il 50%, è il settore preponderante (20% le altre sorgenti mobili,
10% la combustione industriale che non industriale, 9% la
combustione energetica per la produzione e trasformazione
d’energia). Nonostante il ruolo chiave che conservano le emissioni
provenienti dalle automobili, queste fanno riscontrare a partire dal
13
ISPRA, Analisi delle serie storiche dei principali inquinanti atmosferici in Italia (2003-2012), (in
corso di pubblicazione)
14
ISPRA, Analisi delle serie storiche dei principali inquinanti atmosferici in Italia (2003-2012), (in
corso di pubblicazione)
15
I precursori sono quelle sostanze che attraverso reazioni fotochimiche che avvengono in atmosfera
portano alla formazione di altri inquinanti
16
EEA, European Union emission inventory report 1990–2012 under the UNECE Convention on Long-
range Transboundary Air Pollution (LRTAP), Technical report n. XX/2014
http://www.ceip.at/ms/ceip_home1/ceip_home/status_reporting/2014_submissions/
17
http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni
51990, una riduzione pari al 69%, sia a livello europeo sia italiano. Le
cause determinanti nella riduzione delle emissioni vengono
individuate nell’installazione dei catalizzatori nei veicoli,
nell’adozione di misure volte al miglioramento dei processi di
combustione nella produzione energetica e di tecniche di
abbattimento dei fumi e nel passaggio dal carbone al gas naturale,
nell’utilizzo dei combustibili.
Le emissioni di composti organici volatili non metanici (COVNM) COVNM: le
dal 1990 al 2012 mostrano una riduzione del 60% e del 56% emissioni
diminuiscono dal
rispettivamente a livello europeo e italiano (le emissioni italiane si 1990 al 2012, del
riducono nell’ultimo anno del 7%, contribuendo alla decrescita 60% in Europa e
europea del 3%). del 56% in Italia.
In Europa l’utilizzo dei solventi, con un contributo del 44%, è il L’utilizzo dei
settore maggiormente responsabile dell’emissione di COVNM (17% solventi continua
a essere la
proviene dal settore commerciale, istituzionale e delle famiglie, il principale fonte di
13% dal trasporto stradale, il 10% dalla produzione e distribuzione di emissione.
energia, il 7% dai processi industriali). Nel 2012 l’Italia è tra i paesi
che contribuiscono maggiormente alle emissioni (12,7% sul totale
EU28). Anche in Italia l’uso dei solventi, con il 44% delle emissioni
di COVNM, è il settore maggiormente responsabile. Nel settore del
trasporto stradale, che rappresenta il 20% delle emissioni, è stato
registrato il decremento maggiore dal 1990, pari all’80%
(l’introduzione di sistemi di controllo e limitazione dei processi
evaporativi è stata determinante per la generale decrescita delle
emissione evaporative). La combustione non industriale contribuisce
per il 14%, mentre le altre sorgenti mobili e i processi produttivi
contribuiscono ciascuno per il 6%.
In Europa, le emissioni di particolato, PM10 e PM2,5, si riducono del PM10 e PM2,5: in
19%, a partire dal 2000; il riscaldamento civile rimane la principale Europa, dal 2000,
le emissioni
fonte di emissioni che, nel 2012, contribuisce per il 43% alle diminuiscono del
emissioni di PM10 (il 15% proviene dai processi industriali, il 13% 19%.
dal trasporto stradale, l’11% dall’agricoltura, il 7% dalla produzione e Il riscaldamento
distribuzione di energia, il 7% dall’uso energetico nell’industria). civile rimane la
In Italia le emissioni di PM10 si riducono del 36% a partire dal 1990; principale fonte di
emissioni.
nel 2012 dal riscaldamento civile si origina il 41% (è significativo
l’incremento del 113% dal 1990); il 17% proviene dai trasporti In Italia , dal
stradali (dal 1990 si osserva una diminuzione pari al 53%, spiegata 1990, le emissioni
anche dall’introduzione dei filtri anti-particolato nei veicoli), il 13% di PM10
dall’agricoltura; il settore dei processi produttivi e quello delle altre diminuiscono del
36%.
sorgenti mobili contribuiscono ciascuno per il 9% e la combustione La combustione
industriale del 7%, (con una riduzione del 68% dal 1990). Il non industriale,
decremento più significativo dal 1990, pari al 94%, si registra nel con un
settore della produzione e trasformazione dell’energia, che nel 2012 incremento dal
rappresenta il 2%. 1990 del 113%, si
conferma come
Sebbene le emissioni nazionali di PM2,5, a partire dal 1990, si principale fonte di
riducano del 39%, nel 2012 l’Italia risulta tra i paesi che emissioni.
contribuiscono maggiormente al totale europeo (10,2% sul totale EU
28). In Europa, nel 2012, le maggiori fonti di emissioni sono In Italia , dal
rappresentate dal settore commerciale, istituzionale e delle famiglie 1990, le emissioni
di PM2,5
(55%), dal trasporto stradale (15%), dai processi industriali (9%), diminuiscono del
dall’utilizzo di energia nell’industria (7%) e dalla produzione e 39%.
6distribuzione di energia (6%).
In Italia, nel 2012, le emissioni più consistenti derivano dalla
combustione non industriale (49%), dai trasporti stradali (17%), dalle
altre sorgenti mobili (10%), dalla combustione nell’industria (9%),
dai processi produttivi e agricoltura (entrambi 5%).
Le emissioni di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) 18 decrescono IPA: le emissioni
del 60% e del 21% rispettivamente in Europa e in Italia. dal 1990 al 2012
diminuiscono del
In Italia, nonostante la riduzione complessiva, nel settore del 60% in Europa e
riscaldamento civile, da cui deriva la quota maggiore di emissioni del 21 % in Italia.
(54%), si registra un forte aumento (171%) a causa della crescita dei In Italia
consumi di biomassa per il riscaldamento. l’aumento dei
consumi di
biomassa causa il
171% di aumento
dell’emissione
IPA da
riscaldamento
civile.
Dall’analisi del quadro emissivo nazionale ed europeo si evince un Trend decrescente
trend generalmente decrescente a partire dal 1990 anche per gli ossidi per SOx, NH3 e
CO.
di zolfo (SOx: -90% in Italia e -84% in Europa), per l’ammoniaca,
(NH3: -14% in Italia e -28% in Europa) e per il monossido di carbonio
(CO - 70% in Italia e -66% in Europa).
La Figura 3.2 illustra l’andamento delle emissioni totali nazionali dal
1990 al 2012 di NOX, COVNM, PM10 e PM2,5, SOX, NH3 e CO. Dall’analisi del
quadro emissivo
nazionale ed
Le emissioni dei principali inquinanti 1990 - 2012
120
europeo si evince
un trend
100
generalmente
decrescente a
partire dal 1990.
Indice 1990 = 100
80
60
40
20
-
1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
SOX COVNM PM10 NH3 NOX PM2.5 CO
Figura 3.2: Andamento delle emissioni nazionali dei principali
inquinanti 19
Esposizione della popolazione
L'inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio L'inquinamento
ambientale per la salute umana. La criticità riguarda in particolar atmosferico è uno
dei principali
modo le grandi aree urbane dove è massima l’antropizzazione del fattori di rischio
territorio 20. ambientale per la
L’esposizione media della popolazione urbana delle grandi città salute umana.
18
Per IPA si intende: benzo(a)pirene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene e indeno(1,2,3-cd)pirene
così come previsto dalla Convenzione UNECE sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero (CLRTAP)
19
Fonte: ISPRA
20
ISPRA, Tematiche in Primo Piano, Ed. 2012 – Capitolo: Qualità dell’aria
7europee ai principali inquinanti, calcolata sulla base dei livelli di
inquinanti misurati nelle stazioni di monitoraggio urbane di fondo, è
riportata in Figura 3.3.
2011, Europa: il
33% , il 14%, e il
5% della
popolazione
urbana è esposta
a livelli superiori
rispettivamente al
VLG del PM10, al
OLT dell’ozono,
al VLA del NO2.
Figura 3.3: Percentuale di popolazione urbana dell’EU esposta a
livelli di inquinanti atmosferici superiori agli standard previsti
dalla Direttiva 2008/50/CE 21
Nel 2011, il 33% della popolazione EU urbana ha vissuto in aree dove
il valore limite giornaliero (VLG, 50 µg/m3 da non superare più di 35
volte in un anno civile) per il PM10 è stato superato. Se si considera il
livello di riferimento OMS per l’esposizione umana a breve termine
(50 µg/m3 da non superare più di 3 volte in un anno civile), la
percentuale di popolazione urbana esposta a livelli superiori sale
all’88%. Nel 2011, il 14% della popolazione EU urbana è stata
esposta a livelli superiori all’obiettivo a lungo termine (OLT, 120
µg/m3) dell’ozono 22. L’esposizione sale al 98% se si considera il
valore di riferimento dell’OMS, pari a 100 µg/m3.
Relativamente al NO2, nel 2011 il 5% della popolazione urbana
europea è stata esposta a livelli superiori al valore limite annuale
(VLA, 40 µg/m3) che coincide con il valore di riferimento OMS.
Anche l’esposizione al benzo(a)pirene è stata piuttosto considerevole
ed estesa, in particolare nell’Europa centrale e orientale. Tra il 2009-
2011, il 22-31% della popolazione urbana è stata esposta a livelli
superiori al valore obiettivo (1 ng/m3); l’esposizione della
popolazione supera il 94%, se si considera il valore di riferimento
dell’OMS (0,12 ng/m3).
L’esposizione media della popolazione urbana in Italia è stimata da 2012, Italia,
ISPRA sulla base delle concentrazioni degli inquinanti misurati nelle PM10: il 70%
della popolazione
stazioni di monitoraggio urbane di fondo distribuite sul territorio urbana è esposta
nazionale. Lo studio riguarda il PM10, il PM2,5 l’ozono e l’NO2 23. a livelli compresi
La maggior parte della popolazione è esposta a valori di PM10 tra 20 e 40 µg/m3.
compresi tra 20 e 40 µg/m3: l’88% nel 2010 e il 70% nel 2011 e 2012.
Sopra i 40 µg/m3 di PM10, la percentuale di popolazione esposta è
21
Fonte: EEA, Air quality in Europe – 2012 Report, n. 4/2012
22
È importante sottolineare che l’esposizione della popolazione in zone rurali è più elevata rispetto alle
aree urbane, in quanto in prossimità della sorgente traffico, l’ozono è consumato dal NO emesso appunto
dalla sorgente traffico che si ossida a NO2.
23
ISPRA, Annuario dei Dati Ambientali, Ed. 2013 - versione integrale Capitolo Ambiente e benessere
8nulla nel 2010 e del 26% e 20% nei due anni successivi. Se si
considera il valore di riferimento dell’OMS per l’esposizione a lungo
termine, pari a 20 µg/m3 come media annua, la percentuale di
popolazione esposta sale all’88%, 96% e 90% rispettivamente nel
2010, 2011 e 2012.
La maggior parte della popolazione risulta esposta a valori di PM2,5 Nel 2012, il 35%
inferiori al valore obiettivo (VO, 25 µg/m3): l’ 80%, il 62% e il 65% e il 38% della
popolazione
rispettivamente nel 2010, 2011 e 2012. L’intera popolazione urbana, urbana italiana
oggetto di indagine (eccetto la popolazione di Locri), risulta esposta a oggetto di
livelli superiori al valore di riferimento dell’OMS (10µg/m3). indagine è stata
Relativamente all’ozono, la popolazione è stata esposta in media a esposta a livelli
livelli di ozono superiori OLT per 40, 52 e 51 numero di giorni superiori
rispettivamente al
rispettivamente negli anni 2010, 2011 e 2012. VO del PM2,5 e al
Per quanto riguarda l’NO2, il 60%, 61% e 62% della popolazione VLA dell’ NO2.
indagata è stata esposta a valori inferiori al VLA che coincide con il
valore di riferimento OMS, rispettivamente negli anni 2010, 2011 e Nel 2012, per 51
2012. giorni la
popolazione
indagata è stata
esposta al livelli
di ozono superiori
all’OLT.
Provvedimenti regionali e provinciali per il risanamento della qualità
dell’aria
Le regioni e le province autonome, secondo quanto previsto dal La normativa
D.Lgs. 155/2010 e dal suo correttivo D.Lgs. 250/2012, in qualità di prevede la messa
in opera di azioni
responsabili della valutazione e gestione della qualità dell’aria, hanno per ridurre i
l’obbligo di predisporre un piano per il risanamento della qualità superamenti dei
dell’aria nei casi in cui vengano registrati superamenti degli standard limiti degli
normativi e di trasmettere annualmente in modo sintetico tali inquinamenti
informazioni al Ministero dell’ambiente (MATTM) e all’ISPRA. normati.
Nel 2011, le province autonome di Trento e Bolzano e 17 regioni
hanno superato almeno uno dei valori limite relativi agli inquinanti
atmosferici normati dal D.Lgs. 155/2010. A oggi 24, 5 regioni non
hanno ottemperato all’obbligo di trasmissione per l’anno 2011.
Nella Figura 3.4 viene illustrato l’andamento temporale (dal 2005 al
2011) delle diverse tipologie di interventi di risanamento individuati
dalle regioni, secondo una classificazione che prevede cinque
categorie: Trasporti, Energia, Attività produttive, Agricoltura e
allevamenti e “Altro” 25.
Nel corso degli
anni i
provvedimenti
relativi al settore
24
Dati aggiornati al 30 marzo 2014
25
La categoria “Altro” comprende: piani di azione e aggiornamento dei piani di qualità dell'aria, misure di
informazione e comunicazione ai cittadini, progetti e studi di ricerca
9Trasporti sono i
100%
più numerosi.
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Trasporti Energia Attivita produttive Agricoltura e allevamenti Altro
Figura 3.4: Misure adottate, classificate per settore d’intervento 26
Nel 2011, il numero totale dei provvedimenti adottati dalle
regioni/province autonome, pari a 485, conferma il trend annuale di
crescita, di questi il 54% riguarda il settore Trasporti 27 e il 21% il
settore Energia 28. Scendendo nel dettaglio il 62% è di tipo tecnico, il 78
% è adottato a livello locale e regionale, il 28% produrrà effetti a medio
- lungo termine, e il 45% agisce su sorgenti emissive localizzate a
livello regionale. 29
26
Fonte: Elaborazione ISPRA sui dati delle regioni e province autonome
Dati disponibili all’indirizzo:http://www.misureprqa.sinanet.isprambiente.it/misure_prqa_anonimuslist.php
27
ISPRA, Trasporti:strumenti europei per il risanamento della qualità dell’aria, Rapporti 191/2014
28
ISPRA, La produzione di energia elettrica da impianti a fonte rinnovabile, Rapporti 189/2013; ISPRA,
Misure di risanamento della qualità dell'aria relative al settore residenziale e commerciale, Rapporti
164/2012
29
ISPRA, Annuario dei Dati Ambientali 2013 – Versione integrale Capitolo Strumenti per la
pianificazione ambientale
10FOCUS
Valutazione del contributo di origine africana al PM10 in Italia, anno
2012 30
Introduzione
L’inquinamento atmosferico può avere origine antropica e naturale. L’art. 2 del D.Lgs.
155/2010 31 definisce il contributo di origine naturale come “l’emissione di sostanze
inquinanti non causata in modo diretto o indiretto da attività umane, come nel caso di
eruzioni vulcaniche, attività sismiche, attività geotermiche, incendi spontanei, tempeste
di vento, aerosol marini, emissioni biogeniche, trasporto o risospensione in atmosfera di
particelle naturali dalle regioni secche”.
Il trasporto in atmosfera di particolato da zone aride del continente africano (African
dust) è una delle principali cause naturali dell’inquinamento da PM10 nell’area del
Mediterraneo: è stato stimato che, nel corso di un forte evento di trasporto, il 60% e
anche più del PM10 totale può essere dovuto all’African dust 32.
L’art. 15 del D.Lgs. 155/2010, sulla base di quanto previsto dalla Direttiva 2008/50/CE
(art. 20) consente, laddove ci sia un evento naturale che contribuisca a determinare il
superamento dei valori limite e dei livelli critici di un determinato inquinante e laddove
questo sia dimostrato e valutato con adeguata accuratezza, di sottrarre il contributo
proveniente da sorgenti naturali dal calcolo dei superamenti.
Il fatto che un contributo naturale al PM10 possa essere sottratto nella valutazione della
conformità ai limiti normativi non significa in alcun modo che tale contributo non sia
dannoso per la salute umana. L’International Agency for Research on Cancer (IARC),
l’Istituto che per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) studia le sostanze
che provocano il cancro, classifica il particolato atmosferico come cancerogeno per
l’uomo e non esiste alcun valore di concentrazione in aria al di sotto del quale non ci sia
alcun danno per la salute umana.
Circa gli effetti sanitari specifici del particolato di origine africana, non essendoci ancora
evidenze certe e adeguatamente condivise 33, sono necessarie ulteriori indagini, come è
30
Si ringrazia:
• il Dr. A. Bolignano, il Dr. R. Sozzi e il Dr. M. Morelli di ARPA Lazio per le utili indicazioni per
l’acquisizione dei dati DREAM e per il confronto sui risultati della fase di identificazione degli eventi
sahariani per la regione Lazio;
• il Dr. Jose Maria Baldasano e la Dr. Sara Basart del Barcelona Supercomputing Center, che gestiscono
il modello BSC-DREAM8b (www.bsc.es/projects/earthscience/DREAM) e che gentilmente hanno
fornito ad ISPRA, per tutti gli anni dal 2007 al 2012, dopo re-analisi delle informazioni
meteorologiche, le concentrazioni orarie di PM10 calcolate su un dominio comprendente l’Italia con
maglia pari a 30 x 30 km2;
• il NOAA Air Resources Laboratory (ARL) per aver reso disponibile il modello HYSPLIT e il sito
READY (http://www.ready.noaa.gov).
31
D.Lgs. 155/2010 di attuazione della direttiva 2008/50/CE relative alla qualità dell’aria ambiente e per
un’aria più pulita in Europa
32
Marelli L., 2007, Contribution of natural sources to air pollution levels in the EU – A technical basis for
the development of guidance for the Member States
33
C. Linares, A. Tobias J. Diaz, 2010, Is there new scientific evidence to justify reconsideration of the
current WHO guidelines for particulate matter during dust intrusions?, Science of Total Environment 408,
2283-2284.
11sottolineato in un recente documento tecnico dello European Topic Centre on Air
Pollution and Climate Change Mitigation34; la comprensione del ruolo degli eventi
naturali, come l’African dust, nell’inquinamento atmosferico e nei conseguenti effetti
sulla salute umana è l’obiettivo del progetto Life MED-PARTICLES 35.
L’applicazione dell’art. 15 del D.Lgs. 155/2010 è divenuta più facile a seguito della
pubblicazione delle linee guida europee “Commission Staff Working Paper establishing
guidelines for demonstration and subtraction of exceedances to natural sources under
the Directive 2008/50/EC on ambient air quality and cleaner air for Europe, draft
15.02.2011” 36. Le linee guida, in allineamento ai criteri di seguito elencati:
• il contributo deve essere naturale, non causato direttamente o indirettamente da alcuna
attività umana;
• la quantificazione del contributo è necessaria e deve essere sufficientemente precisa e
accurata;
• la quantificazione deve essere temporalmente consistente con il periodo di
mediazione del limite normativo considerato: per il PM10, in riferimento al valore
limite giornaliero, la quantificazione del contributo naturale deve essere riferita
almeno a un periodo di 24 ore;
• la quantificazione deve essere spazialmente consistente: deve cioè essere riferita a un
punto del territorio (es: una stazione di monitoraggio) o a un’area del territorio;
• il contributo deve essere dimostrato attraverso una valutazione sistematica;
• la quantificazione deve essere dimostrata per ogni inquinante separatamente;
propongono una metodologia che consente la stima quantitativa del contributo
dell’African dust al PM10 in tutte le stazioni in superamento di una rete di monitoraggio.
Oltre che la disponibilità delle medie giornaliere di PM10 misurate, la metodologia
proposta prevede l’identificazione degli eventi di trasporto e la stima quantitativa del
contributo dell’African dust su un set di stazioni background di riferimento (attraverso
l’uso di strumenti modellistici, dati satellitari ed elaborazione statistica), l'attribuzione
del contributo stimato nelle stazioni di riferimento alle stazioni in superamento e la
sottrazione dell’African dust in ogni stazione in superamento per la valutazione della
conformità agli standard normativi; misure chimiche e/o chimico-fisiche puntuali non
sono previste, se non in una fase di validazione su un set molto ristretto di stazioni di
monitoraggio.
La metodologia è stata sviluppata in Spagna 37, dove è utilizzata nella valutazione della
conformità ai limiti normativi già da alcuni anni: dopo sottrazione dell’African dust il
A. Tobias, L. Perez, J. Diaz, C. Linares, J. Pey, A. Alastruey, X. Querol, 2011. Short-term effects of
particulate matter on total mortality during Saharan dust outbtreaks: A case-crossover analysis in Madrid
(Spain), Science of Total Environment 412-413, 386-386
34
ETC/ACM Technical Paper 2011, January 2012, Health effects from Sahara dust particles
35
Project website: http://www.epidemiologia.lazio.it/medparticles/index.php/en/
36
http://ec.europa.eu/environment/air/quality/legislation/pdf/sec_2011_0208.pdf
37
Querol X., Alaustey A., Pey J., Escudero M., Castillo S., Gonzales Ortiz A., Pallares M., Jimenez S.,
Cristobal A., Ferreira F., Marques F., Monjardino J., Cuevas E., Alonso S., Artinano B, Salvador P., De La
Rosa J., 2006, Spain and Portugal Methodology for the identification of natural African dust episodes in
PM10 and PM2,5 and justification with regards to the exceedences of the PM10 daily limit value, modified
version from November 2009. Ministerio de Medio Ambiente , y Medio Rural , y Marino - Spain S.G. de
Calidad del Aire y Medio Ambiente Industrial and Ministerio do Ambiente, Ordenamento do Territorio e
Desenvolvimento Regional - Portugal Agencia Portoguesa do Ambiente
12numero delle stazioni in superamento rispetto al valore limite giornaliero risulta infatti
quasi dimezzato, come è illustrato in Tabella 3.1.
Tabella 3.1: Numero di stazioni in superamento rispetto al valore limite giornaliero
del PM10, prima e dopo sottrazione del contributo naturale dovuto al trasporto di
particolato da zone aride esterne all’Europa 38 (G2 = transport of natural particles
from dry regions outside the MS)
L’inquinamento da PM10 nel nostro Paese è un’emergenza, soprattutto nelle grandi
aree urbane e nel bacino padano. Nel 2012, il valore limite giornaliero del PM10
(VLG, 50 µg/m3, da non superare più di 35 volte in un anno civile) stabilito dalla
Direttiva 2008/50/CE è stato superato nel 40% delle stazioni di monitoraggio presenti
in Italia. Il numero delle stazioni in superamento sale al 78%, se si prende in
considerazione il valore di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) 39 per l’esposizione umana a breve termine (50 µg/m3 da non superare più di 3
volte in un anno civile).
La severità dei fenomeni di inquinamento da particolato, insieme alla disponibilità di un
adeguato metodo di valutazione, ha sollecitato il Ministero dell’ambiente
all’applicazione dell’art. 15 del D.Lgs. 155/2010, affidando il compito di valutare il
contributo dell’African dust al PM10 all’ISPRA che, utilizzando il metodo indicato nelle
M. Escudero, X. Querol, J. Pey, A. Alaustey, N. Perez, F. Ferreira, S. Alonso, S. Rodriguez, E. Cueva,
2007, A methodology for the quantification of the net African dust load in air quality monitoring
networks., Atmospheric Environment 41, 5516-5524
X. Querol, J. Pey, A.M. Pandolfi, A. Alaustey, M. Cusack, N. Perez, T. Moreno, M. Viana, N.
Mihalopoulos, G. Kallos, S. Kleanthous, 2009, African dust contribution to mean ambient PM10 mass-
levels across the Mediterranean Basin, Atmospheric Environment 43, 4266-4277
38
Fonte: EEA, 2012, Particulate Matter from natural sources and related reporting under the EU Air
Quality Directive in 2008 and 2009, Technical report N.10/2012
39
WHO-AQG, 2006, WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and
sulfur dioxide Global update 2005. WHO Press, World Health Organization, 20 Avenue Appia, 1211
Geneva 27, Switzerland © World Health Organization 2006
13linee guida europee e adattandolo alla realtà italiana, lo ha stimato su tutto il territorio
nazionale per gli anni dal 2007 al 2012 40.
Nella presente relazione sono riportati in sintesi i risultati relativi al 2012.
Il trasporto dell’African dust nel Mediterraneo
Il trasporto di particolato atmosferico da zone aride del pianeta è, a livello globale, la più
abbondante sorgente naturale di particolato, dopo lo spray marino 41. Esso ha un impatto
sul clima 42, sull’inquinamento atmosferico, in particolare sui livelli di particolato
atmosferico e conseguentemente sulla salute umana e sugli ecosistemi.
Nell’area del Mediterraneo, il particolato proveniente da zone aride del continente
africano è stimato in 105 - 106 kT ogni anno 43. In letteratura sono ampiamente descritti
gli scenari meteorologici che causano il trasporto di grandi masse d’aria, arricchite di
particolato per il passaggio sulle regioni desertiche africane verso l’area del
Mediterraneo e anche, attraverso l’oceano Atlantico, verso l’area caraibica e gli Stati
Uniti.
L’impatto sulla qualità dell’aria ambiente, favorito nel bacino mediterraneo dai lunghi
tempi di residenza del particolato in atmosfera per lo scarso grado di precipitazioni
atmosferiche, può essere notevole: come già detto, nel corso di un forte evento di
trasporto, il 60% e anche più del PM10 totale nell’area del Mediterraneo può essere
dovuto all’African dust 44.
L’African dust, oltre a provocare l’innalzamento dei livelli delle concentrazioni di PM10,
ha effetti sulla composizione granulometrica e chimica del particolato. Essendo
composto di particelle con dimensioni comprese nell’intervallo 1-25 µm, l’African dust
influenza sia la frazione coarse (PM10-PM2,5) sia la frazione fine (PM2,5) con un
contributo maggiore sulla frazione coarse 45. In particolare, uno studio eseguito in
40
L’indagine di valutazione del contributo dell’African dust è stata svolta nell’ambito della Convenzione
MATTM-DSA/ISPRA del 29/12/2006 avente per oggetto “ Supporto tecnico scientifico alla DSA
nell’elaborazione di linee guida e indirizzi metodologici”
41
M. Viana, J. Pey X. Querol, A. Alaustey, F. de Leeuw, A. Lukewille, 2014, Natural sources of
atmospheric aerosol influencing air quality, Science of Total Environment 472, 825-833
42
IPCC 2013, Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. Working
Group I: the Physical Science Basis of Climate Change. Summary for Policymakers
43
Prospero, J.M, Barret, K., Church, T., Dentener, F., Duce, R.A., Galloway, H., Levy II, H., Moody, J.,
Quinn, P., 1996, Atmospheric deposition of nutriens to the North Atlantic basin. Biogeochemistry 35, 27-
73
44
Marelli L., 2007, Contribution of natural sources to air pollution levels in the EU – A technical basis for
the development of guidance for the Member States
45
X. Querol, A. Alastuey, C.R. Ruiz, B. Artinano, H.C. Hansson, R.M. Harrison, E. Buringh , H.M. ten
Brink, M. Lutz, P. Bruckmann, P. Straehl, J. Schneider, 2004, Speciation and origin of PM10 and PM2,5 in
selected European cities, Atmospheric Environment 38, 6547-6555
G.P Gobbi, G. Ciolli, A. Marconi, G. Cattani, V. Malvestuto, F. Barnaba, F. Angelini, M. Inglessis, 2006,
Relating Saharan Dust to Particulate Matter Amounts in the City of Rome (Italy), a Four-Year Study,
Chemical Engineering Transactions 10, 375-380
14Spagna indica che il maggior contributo dell’African dust è nelle frazioni di particolato
con diametro aerodinamico equivalente compreso tra 2-3 µm e 5-7,5 µm 46.
L’African dust è costituito principalmente da silicati e carbonati (la composizione precisa
dipende dalla regione di origine); di conseguenza alcuni metodi di quantificazione del
contributo dell’African dust, oltre che metodi di validazione come quella prevista nelle
linee guida europee, si basano sulla determinazione di Ca, Al2O3, Fe2O3, K, Mg, Si, ione
carbonato nel particolato.
Un recente studio 47, svolto nell’ambito del progetto Life MED-PARTICLES 48 e basato
su analisi di particolato raccolto dal 2001 al 2011 nel bacino del Mediterraneo (19 siti di
fondo localizzati nella Penisola Iberica, nella Francia meridionale, in Italia, in Bulgaria,
in Grecia, a Creta e Cipro), descrive l’impatto del trasporto di particolato dalle zone
desertiche africane sul PM10 nel bacino mediterraneo. Di seguito si riportano i principali
risultati dello studio che, utilizzando per la stima dell’African dust il metodo riportato
nelle linee guida europee e già sviluppato da alcuni autori del lavoro, conferma e
arricchisce le informazioni provenienti dalle numerose indagini già effettuate sull’area
mediterranea.
Innanzitutto lo studio conferma un gradiente positivo da Nord a Sud dei giorni di evento
di African dust: in un anno i giorni di evento contribuiscono in misura pari al 17-18% nel
Nord del bacino (Centro e Nord-Est Spagna, Sud-Est Francia, Nord Italia) e del 30-37%
nella parte meridionale (37% e 34% rispettivamente in Sicilia e Cipro). Frequenze
intermedie e simili tra loro sono state registrate nel sud della Penisola Iberica, in Italia
Centrale e nel Nord della Grecia.
L’impatto dell’African dust è considerevolmente più elevato nella parte orientale rispetto
a quella occidentale; le più elevate concentrazioni medie annuali di African dust,
dell’ordine di 7 – 8 µg/m3, si registrano infatti a Est (rispettivamente a Creta e Cipro) e
le più basse, di circa 1 µg/m3, nella Spagna Nord Est, in Francia Sud Est e nel Nord
Italia. L'African dust è quindi una componente dominante nel Sud Est della Spagna, a
Creta e Cipro (35-43% del PM10); è rilevante nel Sud Ovest e Centro della Spagna,
Sardegna, Sicilia e nella Grecia meridionale (19-25% del PM10) ed è meno importante
nella parte Nord del bacino e nei siti prossimi a grandi aree urbane (6-10% del PM10).
L’impatto dell’African dust nell’area del Mediterraneo è presente durante tutto l’anno; a
occidente l’impatto è più alto nei mesi tra maggio e ottobre e a marzo; a Est, l’impatto
maggiore è tra novembre e maggio. La parte centro-meridionale del Mediterraneo, dove
si distende la Penisola Italiana, è un’area di transizione tra Est e Ovest del Mediterraneo,
dove l’African dust non mostra una stagionalità caratteristica, anche se un impatto
debolmente maggiore è presente durante l’estate. A Sud Ovest l’African dust rappresenta
il 50% di massa di PM10 in estate e il 10% in inverno; a Sud Est rappresenta anche l’80%
di massa di PM10 nel periodo febbraio-aprile (il 10% in estate); al Centro Sud, in estate il
46
J. Nicolas, E. Yubero, N. Galindo, J. Gimenez,R. Castaner, A. Carratala, J. Crespo, C. Pastor, 2009,
Characterization of events by aerosol mass size distributions, Journal of Environmental Monitoring 11,
394-399
47
J. Pey, X. Querol, A. Alastuey, F. Forastiere and M. Stafoggia, 2013, African dust outbreaks over the
Mediterranean Basin during 2001-2011: PM10 concentrations, phenomenology and trends, and its relation
with synoptic and mesoscale meteorology, Atmospheric Chemistry and Physics 13, 1395-1410
48
Project website: http://www.epidemiologia.lazio.it/medparticles/index.php/en/
1535-50% del PM10 è mediamente attribuito all’African dust. Un trend simile si ripete nella
parte Nord del bacino ma con contributi minori.
Gli eventi estremi, quelli cioè con un contributo di African dust > 100 µg/m3 non sono
molto frequenti nel bacino mediterraneo; la loro frequenza è comunque più elevata nella
parte Sud Est (2-5% dei giorni di evento). Eventi intensi-moderati (30-99 µg/m3) sono
presenti in tutto il bacino mediterraneo con una frequenza decrescente da sud a nord: il
15-25%, il 10-15% e il 5-10% degli eventi sono intensi-moderati rispettivamente al sud,
al centro e al nord. Episodi a bassa intensità (1-10 µg/m3) prevalgono nella parte Nord
del Mediterraneo Centrale e Occidentale.
La differenza che si osserva tra la parte occidentale e orientale del bacino mediterraneo
dipende da differenti modalità di generazione e di meccanismi di trasporto delle masse
d’aria. A occidente, a causa di un complicato meccanismo di trasporto, anche per la
presenza della barriera rappresentata dalla catena montuosa dell’Atlante (2.500 km di
estensione e 4.000 m di altitudine), le masse d’aria viaggiano a elevate altitudini. A Est
del Mediterraneo il trasporto delle masse d’aria, indotto da movimenti ciclonici, è più
semplice e avviene a livello di superficie, anche se lo scenario può presentarsi più
complesso per l’aggiunta di masse d’aria che si canalizzano a sud della catena
dell’Atlante generando brevi e intensi episodi e per l’aggiunta, in estate, di masse d’aria
che, a causa di forti moti convettivi nelle regioni sorgenti, si dispiegano a elevate
altitudini (nella parte più orientale del Mediterraneo, gli elevati livelli di African dust
registrati a Cipro sono determinati anche dai contributi provenienti dal Negev e dai
deserti del Medio-Oriente).
Generalmente non c’è chiara relazione tra l’intensità e la frequenza degli eventi, a
eccezione della parte orientale del Mediterraneo dove i due parametri mostrano un
andamento simile. L’area centro occidentale del Mediterraneo presenta gli eventi più
intensi nei mesi di febbraio-marzo e ottobre-novembre.
Per quanto riguarda la variabilità interannuale, in generale nell’area centrale e
meridionale del bacino mediterraneo (Centro e Sud Spagna, Italia Centrale e Sicilia,
Grecia e Cipro) non si osserva alcun trend del contributo relativo all’African dust. Un
trend decrescente del contributo dell’African dust, è invece evidente a partire dal 2006
nella parte Nord Ovest del bacino mediterraneo.
Episodi particolarmente intensi sono stati registrati nel 2004, con picchi di African dust
di 150 µg/m3 (Sud Spagna), 200 µg/m3 (Grecia) e 300 µg/m3 (febbraio, Sicilia). Nel
2008 eventi particolarmente intensi sono stati registrati a Cipro con un contributo di 100
µg/m3 durato 12 giorni.
Numerosi sono gli studi che analizzano i fenomeni di intrusione di particolato di origine
africana nel nostro Paese e che ne stimano quantitativamente il contributo ai livelli di
PM10. Le indagini, i cui risultati sono coerenti con quanto già descritto per l’intero
bacino mediterraneo, sono generalmente riferite a limitati periodi di tempo o ad aree
limitate o a pochi punti di campionamento distribuiti lungo tutta la Penisola 49. Molti
49
G.P Gobbi, G. Ciolli, A. Marconi, G. Cattani, V. Malvestuto, F. Barnaba, F. Angelini, M. Inglessis,
2006, Relating Saharan Dust to Particulate Matter Amounts in the City of Rome (Italy), a Four-Year
Study, Chemical Engineering Transactions 10, 375-380
16sono gli studi realizzati sull’isola di Lampedusa che, per la sua posizione geografica al
centro del Mediterraneo meridionale, rappresenta una sorta di sito “sentinella” per i
fenomeni di trasporto di African dust nella nostra Penisola 50. L’identificazione e la
quantificazione dell’African dust sono ottenuti attraverso l’applicazione del metodo
europeo 51 o attraverso l’uso integrato di diversi strumenti modellistici, dati satellitari e
G.P Gobbi, F. Barnaba, L. Ammannato, 2007, Estimating the impact of Saharan dust on the year 2001
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17misure chimico-fisiche puntuali 52. Molte indagini sono state realizzate, o sono in corso di
realizzazione, nell’ambito di ampi progetti come, il progetto PATOS 53 della regione
Toscana, il progetto Life DIAPASON 54, il progetto Life AIRUSE 55 e il già citato
progetto Life MED-PARTICLES 56. I risultati più recenti sul tema African dust sono stati
oggetto di presentazioni al 7th International Workshop on Sand/Duststorms and
Associated Dustfall 57 (Frascati, RM, 2-4 dicembre 2013) e alla più recente International
Conference on ATMOSPHERIC DUST 58 (Castellaneta Marina, TA, 1-6 giugno 2014).
52
G.P Gobbi, G. Ciolli, A. Marconi, G. Cattani, V. Malvestuto, F. Barnaba, F. Angelini, M. Inglessis,
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L. Matassoni, G. Pratesi, D. Centioli, F. Cadoni, F. Lucarelli, Silvia Nava, P. Malesani, 2011, Saharan
dust contribution to PM10, PM2,5 and PM1 in urban and suburban areas of Rome: a comparison between
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http://servizi.regione.toscana.it/aria/index.php?idDocumento=18348
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http://www.diapason-
life.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=127&Itemid=628&lang=it
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http://airuse.eu/it/news/
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Project website: http://www.epidemiologia.lazio.it/medparticles/index.php/en/
57
http://dustworkshop2013.enea.it/index.php
58
http://www.dust2014.org/
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