NATURA, CULTURA E SOCIETA'

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Capitolo III
                   NATURA, CULTURA E SOCIETA’
CULTURA E STRUTTURA SOCIALE
La cultura assume una relativa autonomia in rapporto alla struttura sociale, che
influenza e dalla quale è influenzata, ma anche dalla natura, dal momento che i
comportamenti umani non sono riducibili al solo determinismo genetico e quindi ai
comportamenti manifesti.

La cultura, infatti, non si sovrappone a ciò che rappresenta, perché le relazioni e le
azioni sociali hanno caratteri e determinanti sia culturali sia non culturali (ad es.,
economiche, politiche, tecniche ecc.).
Da ciò deriva che la necessità di fare una distinzione tra cultura e società:
   • la cultura fa riferimento a proposizioni e rappresentazioni sulla natura,
      l’uomo, la società e i loro rapporti;
   • la società fa riferimento alla struttura delle relazioni sociali, dai piccoli gruppi
      fino allo stato-nazione.

Questa distinzione implica la necessità per ogni ricerca sociale di considerare il
rapporto tra cultura e società come un rapporto bidirezionale ovvero di influenza
reciproca.

L’autonomia della cultura dalla struttura sociale è il risultato dello sviluppo sociale
raggiunto dalla società moderna che ha portato
 • a una progressiva differenziazione sociale
 • all’affermarsi di sfere di attività autonome e di specializzazione della cultura
   funzionalmente differenti come avviene per l’economia e la politica.
 • a creare un sistema culturale più differenziato, ricco e diversificato contribuendo
   anche a renderlo più stabile e a oggettivarlo grazie a
    o “scrittura”: attraverso la quale il sistema culturale si è staccato dalla
       quotidianità e dall’interazione basata sulla partecipazione fisica delle persone;
    o “diritto” (sistema codificato di norme, di istituzioni giudiriche come le corti
       di giustizia e di rigide regole processuali): ha avuto come conseguenza di
       accrescere la stabilità e la permanenza della cultura fissando regole e norme di
       comportamento che tendono a istituzionalizzare idee, principi e ideali.
    o “agenzie e istituzioni” (scuole, università ecc..): costituite allo scopo di
       trasmettere il patrimonio culturale del gruppo sociale.

LA CULTURA COME “BUSSOLA”
Secondo molti autori, gli esseri umani hanno bisogno di strumenti che consentano
loro di orientarsi all’interno della complessità sociale, di controllare la realtà esterna,
oltre che di spiegarla e giustificarla.
L’uomo, a differenza degli animali che hanno un’organizzazione istintuale molto
sviluppata che consente loro di sopravvivere senza dover imparare nulla, ha un
comportamento che soltanto in piccola parte è determinato da fattori strettamente

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genetici per cui ha bisogno della cultura come strumento per compensare questa
specifica incompletezza e per orientarsi nel mondo e dare un ordine all’esperienza.
La conseguenza è una costruzione sociale che dura tutta la vita, con una stabilità
sempre sottoposta al mutamento. In questo modo la cultura, da ornamento, diventa
caratteristica necessaria per la vita.
Proprio da questa flessibilità, da questa apertura culturale di fronte al mondo, deriva
l’estrema variabilità delle culture.

VARIABILITA’ E UNIVERSALITA’ DELLA CULTURA: IL PROBLEMA
DEL RELATIVISMO
Gli studi sociologici e antropologici degli ultimi decenni hanno messo in rilievo una
grande varietà di linguaggi e di culture in diverse aree del mondo.
Si affaccia, in altri termini, l’idea della relatività dei mondi culturali che si può
definire come quell’atteggiamento intellettuale che deduce dall’osservazione della
variabilità culturale la conseguenza che ogni osservazione vale un’altra.

Il problema del relativismo ha dato origine, da un punto di vista scientifico, a due tipi
di interpretazione
    • modelli riduzionisti: tendono a minimizzare la varietà culturale e a
       interpretarla come un fenomeno di superficie, che nasconde in realtà elementi
       unitari di fondo molto forti (ad esempio, il marxismo, l’economia neoclassica,
       la sociobiologia)

   • modelli relativisti: oggi molto più diffusi, insistono sull’unicità di ogni cultura
     e tendono a rifiutare categorie transculturali e i metodi di analisi comparativa
     in quanto si baserebbero su somiglianze superficiali di comportamento e non
     sarebbero capaci di rendere conto del significato che definisce la cultura (ad
     esempio, la fenomenologia, lo storicismo, l’antropologia o filosofia
     postmoderna).

Le ragioni del relativismo sono soprattutto metodologiche. Per l’antropologo o il
sociologo che si apprestano a studiare una cultura particolare, è fondamentale non
affrontarla con pregiudizi, applicando schemi concettuali. Adottare una prospettiva
relativista è una questione di prudenza e di rispetto per l’oggetto della propria
indagine.
Il relativismo come orientamento metodologico (con cui si rinuncia a dare giudizi
di valore sulle culture studiate, e ad applicare schemi della propria cultura) va,
dunque, distinto dal relativismo come impostazione filosofica (che postula
l’irriducibilità e l’incomparabilità tra culture diverse) Inteso in questa accezione il
relativismo rischia di trasformarsi in un “etnocentrismo policentrico” in cui cioè
ogni cultura acquista una validità incondizionata all’interno dei propri confini,
divenendo un mondo chiuso in se stesso e non comunicante con se stesso.
Soprattutto l’Antropologia, alla ricerca di quelli che vengono definiti universali
culturali, ha tentato di dimostrare che l’estrema variabilità delle culture convive con
l’esistenza di tratti comuni, come la proibizione dell’incesto, la norma della
reciprocità, le distinzioni di genere.
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• Il tabù dell’incesto, che vieta in tutte le società i rapporti sessuali all’interno
     della famiglia di origine di un determinato individuo.

   • La norma della reciprocità, in base alla quale è, ad esempio, un dovere
     contraccambiare un favore o un vantaggio ed essere grato a colui che lo
     concede, norma conosciuta fin dall’antichità che pervade non soltanto la vita
     interpersonale, ma anche i rapporti all’interno delle organizzazioni e delle
     istituzioni

COME SI STUDIA LA CULTURA
Viene avanzata una concezione radicalmente costruttivista della società, secondo
cui la società stessa è intesa come una costruzione linguistico-culturale, ed è il
linguaggio l’oggetto di studio privilegiato, in quanto è attraverso questo che ogni
fenomeno viene costruito divenendo ai nostri occhi reale.
Il costruttivismo porta a sostenere che tutti gli aspetti della vita umana sono costrutti
culturali in quanto non possiedono una realtà indipendente dalle attività culturali,
soggettive e locali, attraverso cui sono conosciuti. L’esito è l’assimilazione totale tra
realtà e cultura.
In questa prospettiva sembra che solo i metodi qualitativi, e specificamente quelli
basati sull’interpretazione soggettiva, possono offrire una descrizione densa dei
simboli culturali.
Bisogna invece aggiungere che spesso anche molti sociologi non culturali, che
studiano le dinamiche della struttura sociale con metodi quantitativi, ritengono che
solo queste ultime possano essere misurate e rilevate con metodi quantitativi, mentre
gli aspetti più effimeri dei significati culturali non possono essere studiati in questo
modo.
E’ necessario dunque una stretta alleanza tra metodi qualitativi e metodi
quantitativi di indagine. L’orientamento più efficace è quello pragmatico, che non
implica cioè alcuna scelta di campo pregiudiziale, e che potremmo chiamare
“pluralismo metodologico” perché la cultura ha un carattere multidimensionale ed è
un campo complesso affrontato da una molteplicità di discipline.
Un approccio più pragmatico dovrebbe condurre a scegliere i metodi in funzione
degli obiettivi specifici della ricerca.

La ricerca interculturale sui valori
La ricerca empirica comparata sui valori analizza con metodi quantitativi le
configurazioni di valori di diverse società occidentali e orientali sulla base di un
programma di indagini “survey” (sondaggio) longitudinali, su larga scala e
transnazionali.
Le domande a cui cerca di rispondere questa ricerca sono quindi:
   • Perché configurazioni di valori s presentano in società diverse?
   • Quali sono i fattori che con maggiore probabilità spiegano il loro formarsi e
      anche la loro influenza su aspetti dell’azione sociale?

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Il sociologo Triandis ritrova nelle società che analizza        il contrasto tra due
configurazioni di valori:
   • Collettivismo (il gruppo viene prima dell’individuo):       include un’enfasi su
      bisogni e scopi del gruppo, su credenze comuni e           sulla disponibilità a
      cooperare all’interno della comunità.
   • Individualismo (l’individuo viene prima del gruppo):       enfatizza esattamente
      l’opposto.

Queste configurazioni dipendono, secondo Triands, dal livello di organizzazione
delle diverse componenti culturali: una cultura tanto più è coesa e semplice tanto più
e collettivista, tanto più è sconnessa e complessa tanto più è individualista.

Svantaggio del metodo:
   • si limiterebbe a rilevare opinioni e atteggiamenti individuali
Vantaggi del metodo:
   • avendo la cultura un carattere multidimensionale, con le tecniche di intervista
      individuale, si coglie la dimensione soggettiva della cultura;
   • consente di trasformare le informazioni rilevate in dati attuando confronti
      interculturali;
   • possibilità di individuare le strutture latenti che organizzano un ampio numero
      di variabili di atteggiamento, giungendo a identificare non singoli valori, ma
      configurazioni complesse di valori (come l’individualismo o il collettivismo),
      nonché di studiare i rapporti con variabili strutturali (come l’ampiezza delle
      città) e comportamentali (partecipazione politica).

Metodi qualitativi di analisi dei valori e credenze
Questi metodi rispondono alla domanda sul “come” certe dimensioni si legano ad
altre dando luogo a classificazioni e tipologie.
L’utilizzo di tecniche qualitative, come interviste discorsive, le narrazioni, i focus
di gruppo, hanno lo scopo, in genere, di arrivare a una tipologia dei soggetti
intervistati che sintetizzi i diversi profili emersi in rapporto al tema scelto.
Non consentono però alcuni tipi di generalizzazione dei risultati e sono quindi
inadatti all’analisi comparativa transnazionale di cui si è parlato prima.

Un’esempio di ricerca condotta con questa tecnica riguarda “le subculture giovanili”
dove con questa metodologia ci si propone l’obiettivo non di spiegare il “perché” tra i
giovani si riscontrano forme diverse di strutturazione e di destrutturazione del tempo,
quanto di spiegare il “come” di tali forme.
La ricerca si focalizza soprattutto sul vissuto soggettivo del tempo, ossia sui
significati attribuiti dai giovani al tempo quotidiano, sulle loro priorità ecc…
Ne risultano quattro profili diversi di soggetti:
   • autostrutturato: coniuga autonomia nella rappresentazione del sé e
       strutturazione del tempo;
   • eterostrutturato: combina dipendenza nella rappresentazione del sé e
       strutturazione del tempo;

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• autodestrutturato e l’eterodestrutturato: combinano destrutturazione del tempo
     con autonomia il primo, e dipendenza il secondo. Per l’autodestrutturato il
     tempo quotidiano ha un valor molto forte, come tempo in cui è possibile
     esprimere se stessi e auto realizzarsi. Il passato non è rimosso e il futuro e
     mantenuto fluido. Per l’Eterodestrutturato, al contrario, il tempo è vuoto di
     significati, eccessivo.

Metodo strutturale di interpretazione dei simboli
Si tratta di studi che intendono misurare i significati istituzionali piuttosto che
individuali, con l’obiettivo di ridurre complesse raccolte di dati culturali a più
semplici e più facilmente intellegibili strutture di significato.
Si pone il problema di “come” i codici simbolici si organizzano all’interno di un
sistema culturale dato.
L’approccio metodologico consiste in quattro operazioni:
    1. identificazione degli elementi di base entro il sistema culturale considerato;
    2. registrazione del modello di relazione tra gli elementi identificati;
    3. identificazione dell’organizzazione strutturale;
    4. la struttura che ne risulta è riconnessa al contesto istituzionale che si sta
       indagando

Un’esempio di questo tipo di analisi è quello condotto in una ricerca su 150 “inni
nazionali”. Vi si mostra che gli inni nazionali rappresentano dei sistemi di significato
molto elaborati in cui ciò che costituisce il significato dell’inno non sono le note
musicali, ossia gli elementi che combinati tra loro generano i codici simbolici
(melodici, armonici, ritmici…), ma il modello delle loro relazioni. Le strutture
estetiche identificate vengono successivamente collegate a concreti contesti
istituzionali, mostrando che la composizione musicale scelta per un inno nazionale è
influenzata dal sistema politico, dal carattere coloniale del potere ecc…

La ricerca genetica sull’evoluzione delle norme
Si pone un problema di spiegazione, domandandosi “perché” un dato fenomeno
sociale si è evoluto nel tempo fino a raggiungere la forma attuale. Le origini vengono
cioè ricercate nel passato. Un’esempio è la ricerca di Max Weber sull’origine dello
“Spirito del capitalismo”.

La risposta fu che i cambiamenti paralleli nelle relazioni sociali e nelle forme del
potere creano
   • zone pacificate dalla violenza e dall’aggressività, favorendo il diffondersi tra i
      ceti nobili prima, giù fino alle classi popolari poi;
   • un affinamento dei costumi e dei sentimenti
   • un cambiamento vistoso di ciò che è permesso in pubblico e in privato

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