La Voce del Leone Budapest - una capitale mitteleuropea - Leoni a confronto - I.I.S. "Roncalli-Sarrocchi - Roncalli Sarrocchi

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La Voce del Leone
                   I.I.S. “Roncalli-Sarrocchi

                  Anno XIII n°5 Aprile 2019

                 Budapest
       una capitale mitteleuropea

Nicolò Gudagno

             Leoni a confronto
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La Voce del Leone
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 Anno XIII n°5 Aprile 2019             Blog: La-voce-del-leone 1.webnode.it

     IN QUESTO NUMERO:

 3-4 Youg Business Talents                                  5-6 Il Ponte delle Catene

                                Budapest

2   Editoriale                                              10-11 Le terme
7   Il Bastione dei Pescatori                               12-13 L'Accademia delle
8   Il Palazzo Reale                                        Scienze
9  La basilica di Santo                                     14-17 Il desiderio della
Stefano                                                     Libertà

    Le nostre rubriche:

      18     Ultima Pagina       a cura di Gutemberg

             Copertina           a cura di Nicolò Guadagno
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                                            Editoriale

Budapest è caratterizzata da una presenza costante del proprio passato,glorioso e tormentato
al tempo stesso,rappresentato da palazzi,monumenti e persino interi quartieri,come quello
ebraico nel cuore di Pest,che ne raccontano la storia complessa e variegata. La città ha subito
nei secoli dominazioni diverse,turca,austriaca ed infine sovietica e tutte hanno lasciato il
segno;tuttavia la gioventù ungherese ha cercato sempre di riqualificare le zone particolarmente
segnate dalla Storia e negli ultimi tempi ha creato dei veri e propri “musei di arte di
strada”,vediamo di che si tratta.Tra le operazioni di riqualificazione più riuscite vanno segnalate
“L'albero della vita” e “Le scarpe della memoria”.
“L'albero della vita”,innalzato dalla Fondazione Emanuele per iniziativa dell'attore americano
(di origini ungheresi) Tony Curtis, è stato ideato e realizzato dallo scultore Imre Varga,il più
grande artista ungherese ancora in vita. L'albero rappresenta un salice piangente metallico e
“incarna” le lacrime e il dolore della popolazione ungherese di religione ebraica sofferto durante
l'Olocausto e sorge nei pressi della Sinagoga Dohány,la più grande d'Europa.
“Le scarpe della memoria o del Danubio” si trovano lungo la riva destra del grande fiume che
attraversa la città. Quelle scarpe di bronzo,ormai annerite dal tempo, rappresentano le vittime
ungheresi della ferocia nazista. L'opera,in totale le scarpe sono 60 paia, ideata dallo scultore
Pauer Gyula nel 2005, ricordano la “deportazione domestica” degli ebrei ungheresi costretti tra
il 1944 e il 1954 dalle Croci Frecciate a morire di fame e di stenti nelle case del ghetto di
Budapest ed anche di quelli che invece furono deportati nei campi di sterminio nazisti. A migliaia
furono torturati e poi annegati nel Danubio,non prima di averli derubati di quanto possedevano,a
cominciare dalle scarpe.
Budapest fu testimone ,durante l'Olocausto, anche dell'operato di due italiani ,molto diversi
l'uno dall'altro, che s'impegnarono a salvare gli ebrei dalla loro terribile sorte. Sto parlando di
Angelo Giuseppe Roncalli,il “Papa buono”ovvero Giovanni XXIII, e di Giorgio Perlasca.
Come dicevo entrambi cercarono di alleviare le pene di quella povera gente. Il futuro Giovanni
XXIII,al tempo Nunzio Apostolico,lo fece inviando attraverso la posta diplomatica la
documentazione di immigrazione al cardinale Angelo Rotta a Budapest nel tentativo riuscito di
facilitare l'emigrazione degli ebrei ungheresi e non solo.
Giorgio Perlasca,invece,un commerciante di generi alimentari che operava in zona per rifornire
l'Esercito italiano, tra il 1942 e il 1945 salvò la vita a migliaia di ebrei improvvisandosi Console
di Spagna e in questa veste rilasciando migliaia di salvacondotti che ufficializzavano la
cittadinanza spagnola di chi li esibiva. Perlasca si adoperò per impedire anche l'incendio del
ghetto e lo sterminio degli ebrei ivi residenti;erano circa 60.000,minacciando il Ministro degli
Interni ungherese di ritorsioni legali ed economiche della Spagna. Riuscì a salvare dalla
deportazione 5218 persone. Dopo l'arrivo delle truppe sovietiche a Budapest fu arrestato.
Questo eroe rimase,dopo la fine del conflitto mondiale, per lunghi anni sconosciuto in virtù della
sua decisione di vivere in modo appartato e modesto una volta rientrato in Italia;ma nel 1987
alcune ebree ungheresi che si erano salvate grazie a lui,dopo lunghe ricerche riuscirono a
trovarlo e il governo di Israele gli conferì l'alta onorificenza di Giusto fra le Nazioni.
Insomma,anche a Budapest gli italiani hanno lasciato il segno. E che segno! C'è da esserne
orgogliosi.
Adesso non mi resta che lasciarvi alla consueta lettura. E spero proprio che sia BUONA.

                                                                     Patrizia Davini
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Young Business Talents, anche detto YBT, è un progetto che si basa su di una piattaforma
online creata da degli spagnoli attraverso la quale gruppi di 3 o 4 ragazzi simulano la
gestione di un’azienda.
Questa simulazione viene utilizzata dalle imprese per pubblicizzare marchi commerciali,
come l’anno scorso aveva fatto la NIVEA, ma anche per dare ai giovani un assaggio del mondo
imprenditoriale.
                                     Come funziona?
Consiste nell’analizzare uno scenario di mercato dettagliato, per poi prendere delle decisioni
                             strategiche nell’ambito operativo, finanziario e di marketing che
                             poi si trasformano in risultati forniti settimanalmente.
                             A tutte le scuole che ne fanno richiesta è consentito l’accesso
                             alla gara, che è strutturata come segue:
                             •       Una prova iniziale
                             •       Sedicesimi di finale
                             •       Ottavi di finale
                             •       Quarti di finale
                             •       Semifinale
                             •       Finale

                                      Finalisti YBT
                                          2018
Sono diversi anni che l’Istituto Roncalli partecipa a questo progetto, l’anno scorso si erano
classificato finalista il gruppo JHR formato da: Jennifer Shoraj, Hydra Perciante e Rosa
Ceccarelli.

                          2019
Quest’anno le stesse ragazze sono nuovamente entrate in finale con un nuovo nome
“BABUSKIN”;
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                                              2019
 ma la gloria di quest’anno è andata al gruppo SDRGC, che si classificato al
 I posto assoluto a livello nazionale, formato da Santos Sebastian Baisan,Emanuele Betti
e Filippo Chiti.
                                 La conquista del podio
La squadra vincitrice di YBT per conquistare il podio ha scelto una strategia basata su 3
punti cardine:
1.    Una politica di prezzi stabile, evitando fluttuazioni
eccessive;
2.    Concentrazione nel mercato nazionale, così da
rendere il marchio ben conosciuto e forte;
3.    Una pubblicità aggressiva e mirata al target di
vendita
                         La finale

Il 29 Marzo 2019 si è disputata la finale di YBT nel
laboratorio Trattamento Testi dell’Istituto Roncalli, la
giornata si è articolata così:
10:00   - 10:05 Benvenuto e presentazione delle squadre (comunicate in diretta su Youtube).
10:05   - 10:10 Pubblicazione dei risultati – Anno 1 (comunicati in diretta su Youtube).
10:10   – 10:15 Connessione al simulatore.
10:15   - 11:00 Inserimento decisioni – Anno 2.
11:00   - 11:25 Pausa.
11:25   - 11:30 Pubblicazione risultati – Anno 2 (comunicati in diretta su Youtube).
11:30   - 12:15 Inserimento decisioni – Anno 3.
12:15   – 12:35 Pausa.
12:35   - 12:40 Istruzioni su diplomi e premi (comunicati in diretta su Youtube).
12:40   - 12:55 Pubblicazione classifica finale (comunicata in diretta su Youtube).

Ma come l’hanno vissuta questa finale le squadre finaliste dell’istituto Ronacalli?

Rosa Ceccarelli del gruppo BABUSKIN:
“La giornata della finale per noi è stata molto combattuta, ma anche molto divertente.
Quando sono usciti i risultati della finale ci siamo sentite un po’ tristi ma nonostante tutto
soddisfatte per esserci classificate, per due anni consecutivi, come finaliste.
Ci siamo divertite a competere contro altre squadre ma anche a collaborare per elaborare
tutte le strategie che abbiamo adottato, sebbene queste siano state poco proficue.”

Baisan Santos Sebastian, capogruppo della squadra SDRGC:
“Per noi è stato molto interessante competere in questo progetto perché ci ha permesso di
immedesimarci nel mondo del lavoro e al contempo ha messo alla prova le nostre capacità in
competizione con le altre squadre.”

                                                                        Rosa Ceccarelli
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                                    Il Ponte delle Catene

Il Ponte delle Catene è un ponte sospeso che attraversa il Danubio, collegando le due città, Buda
e Pest, creando un unica città, Budapest.
Sul lato di Pest, il ponte si imbocca in Piazza Széchenyi, vicino al Palazzo Gresham e ad una delle
                                                                 accademie più importanti
                                                                 dell'Europa,l'Accademia Ungherese
                                                                 delle Scienze, mentre sul lato di
                                                                 Buda il ponte incrocia Piazza Adam
                                                                 Clark, vicino all’estremità inferiore
                                                                 della Funicolare che porta al
                                                                 Castello di Buda, patrimonio
                                                                 dell'UNESCO e sede dei mesei e
                                                                 istituzioni culturali della Nazione.
                                                                 Il ponte delle Catene è uno dei più
                                                                 importanti simboli di forza, motivo
                                                                 di orgoglio nazionale e utilizzato
                                                                 modernamente come simbolo della
stabilità dell'economia ungherese e viene considerato una delle più importanti rappresentazioni
di Budapest, tanto che per gli ungheresi, che se mancasse sarebbe come New York senza il ponte
di Brooklin.
Il progetto e la realizzazione del ponte fu chiesto all’ingegnere inglese William Tierney Clark ,
qui progetto fu fortemente voluto dal Conte István Széchenyi, uno dei principali sostenitori
della sua costruzione, e finanziato dal commerciante greco Georgios Sinas, il quale aveva notevoli
interessi finanziari affinché le due parti della città venissero collegate, così da favorire i
traffici commerciali tra le due parti, essendo che l'unica via di comunicazione fra le due città
era un ponte, temporaneo, di chiatte che doveva esser smantellato di inverno e ristabilito dalla
primavera in poi.
Fu progettato in sezioni e spedito dal Regno Unito in Ungheria per l'assemblaggio finale. Agli
inizi del Novecento alcuni lavori di rinforzo alla struttura in ghisa resero il ponte ancor più
solido. Ma non bastò! Durante la seconda guerra mondiale, la struttura fu fatta saltare in aria il
18 gennaio 1945 dai tedeschi in ritirata durante l’assedio di Budapest, tanto che rimasero in
piedi soltanto le immense torri . È stato però prontamente ricostruito e ha riaperto i battenti
già nel 1949, dopo la rivoluzione ungherese del 1948.
Il ponte porta ufficialmente il nome del Conte István Széchenyi, ma è più comunemente
conosciuto come Ponte delle Catene. Al momento della sua costruzione, è stato considerato come
una delle meraviglie ingegneristiche del mondo moderno.
Il Ponte delle Catene, realizzato in ghisa, due imponenti e neoclassici pilastri equidistanti dalle
due sponde sorreggono la struttura, la quale è simile alla precedente ponte di Marlow costruito
da lui sul Tamigi che ha il suo punto più alto nella campata centrale, lunga oltre 200 metri. I leoni
alla base di ciascuno dei pilastri furono scolpiti in pietra dallo scultore János Marschalkó. Essi
sono visivamente simili ai famosi leoni di bronzo di Trafalgar Square a Londra, che furono però
realizzati soltanto qualche anno dopo. Ad una seconda osservazione, i leoni appaiono infatti più
piccoli e hanno dettagli particolari.

                                                                              Pietro Vezzaro
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             Alcune curiosità sul ponte più famoso di Budapest

•   È una delle attrazioni più pittoresche di Budapest e collega la città di Buda è
    quella di Pest.
•   Il ponte è realizzato in pietra e ferro, è il più antico di Budapest e il più famoso
    di tutto il Danubio.
•   Secondo una leggenda i due leoni che stanno di guardia al ponte non avrebbero
    la lingua, in realtà ce l'hanno, solo che non è visibile da terra.
•   Il suo nome ufficiale è “Ponte Széchenyi” in onore al suo creatore, il Conte
                                        István Széchenyi, che si ispirò al progetto
                                        dell’ingegnere scozzese Clark Adàm.
                                    • Fino alla costruzione del ponte, il Danubio si
                                        poteva attraversare soltanto in barca e, nei
                                        giorni più freddi dell’inverno, navigando sulle
                                        acque gelate. Sembra che il conte avesse
                                        pensato ad un collegamento fra le due città
                                        quando non era riuscito a raggiungere in tempo
                                        il padre gravemente ammalato e che morì poco
                                        dopo.
                                    • La difficoltà di attraversare il Danubio fu la
                                        ragione principale che spinse alla costruzione
                                        del ponte.
•   Il Ponte delle Catene fu inaugurato il 20
    novembre 1849, dopo 10 anni di lavori.
•   L’attuale Ponte delle Catene non è quello che fu
    costruito 150 anni fa, ma è la sua ricostruzione.
•   Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi
    distrussero tutti i ponti della città.
•   Il nuovo ponte fu inaugurato nel 1949, cento anni
    dopo la costruzione del primo.
•   All’ imbocco del Ponte delle Catene c’è ancora oggi
    una strana ciambella di pietra. È il Monumento al
    Chilometro Zero, il centro dell’Ungheria. Il punto
    per misurare le strade che portavano ai confini di
    un impero che sarebbe presto crollato per far
    posto ad altri miti e altre illusioni.
•   La vista più bella se ottiene la sera con il Castello
    di Buda illuminato sullo fondo.

                                                           Elena Ferrara
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                                Il Bastione dei Pescatori
Il bastione dei pescatori, detto anche Halászbástya era originariamente un elemento
difensivo costruito a partire dal XV e XVI secolo e prende il suo nome dalla corporazione dei
                                            pescatori che dovevano occuparsi di difendere
                                            questa parte delle fortificazioni dell'antica Buda.
                                            Esso si distingue per le torri medioevali grazie
                                            all'altezza delle mura in stile neogotico e
                                            neoromantico, costruito sulla riva di Buda del
                                            Danubio sul colle del castello di Budapest ,nei
                                            pressi della chiesa di Mattia. Il Bastione dei
                                            Pescatori,in ungherese Halaszbastya, fu costruito
                                            tra il 1895 e il 1902 in stile neogotico e neo-
                                            romanico, con un mirabile gioco di guglie, scalinate
                                            e chiostri. Il bastione, prende il suo nome dalla
                                            corporazione dei pescatori, la quale, fu incaricata
di difendere questo tratto di mura della città durante il medioevo.
Le sette torri che caratterizzano il suo perimetro rappresentano le sette tribù magiare
(Nyek,Mrgyer,Kurtgyarmat,Tarjan,Jeno,Ker,Keszi) che s’insediarono ,intorno al 896 d. C.,nel
bacino dei Carpazi ,l'ala orientale del
grande sistema montuoso centrale
dell'Europa, che attraversa, con un
grande arco di circa 1500 km. Frigyes
Schlek, architetto ungherese e
professore ordinario di Tecnologia ed
Economia e membro dell'Accademia
Ungherese delle Scienze,ne disegnò il
progetto e ne curò la costruzione.
Purtroppo nel corso del secondo conflitto mondiale il complesso architettonico fu
                                      gravemente danneggiato e così,tra il 1947 e il 1948,
                                      l'architetto Janos Schlek,figlio dell'ideatore del
                                      monumento, condusse il progetto di restauro e lo
                                      restituì alla città. Dalle torri e dalla terrazza si può
                                      vedere l’isola Margherita che si estende per 0,965km²
                                      di superficie in mezzo al Danubio che scorre nella città
                                      di Budapest. Nel1873,Pest,una città storica
                                      dell'Ungheria,confluì con Buda ed Óbuda a formare la
                                      nuova capitale Budapest, di cui oggi costituisce tutta la
parte ad est del Danubio. Pest è la zona più commerciale ed industriale di Budapest. Da essa
prende nome l'omonima provincia di cui è capoluogo e la collina Gellert. Le sette torri,
rappresentano le sette tribù magiare,(Nyek,Mrgyer,Kurtgyarmat,Tarjan,Jeno,Ker,Keszi)
che s’ insediarono intorno al 896 d.C.,nel bacino dei Carpazi ,l'ala orientale del grande
sistema montuoso centrale dell'Europa, che attraversa, con un grande arco di circa 1500 km.
                                                                     Jonathan De Luca
La Voce del Leone Budapest - una capitale mitteleuropea - Leoni a confronto - I.I.S. "Roncalli-Sarrocchi - Roncalli Sarrocchi
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                                Un palazzo ricco di Storia
Il Palazzo Reale di Budapest domina la città dall’alto del quartiere del Castello e rappresenta
da secoli la storia della Capitale. Oggi ospita il Presidente della Repubblica Ungherese, ma fu la
                                           prima residenza reale sulla collina del Castello di Buda
                                           costruita nel XIII secolo, dopo l'invasione mongola. La
                                           costruzione originaria fu poi estesa nel XIV secolo,
                                           diventando probabilmente il più grande palazzo gotico
                                           del tardo medioevo,dopo il matrimonio di re Mattia
                                           Corvino e Beatrice di Napoli celebrato nel 1476. Molti
                                           furono gli artisti e gli artigiani italiani che
                                           accompagnarono la nuova regina e portarono lo stile
                                           rinascimentale a Buda. Il palazzo fu completamente
                                           distrutto quando la città venne riconquistata
dell'esercito di occupazione ottomano nel 1541. Nel XVIII secolo fu costruito un piccolo palazzo
barocco, identico nella struttura al palazzo
attuale. Durante l'impero austro-ungarico,
l'edificio fu sede di cerimonie lussureggianti che
simboleggeranno la pace tra la dinastia degli
Asburgo e la nazione dopo le rivolte del 1848. Il
processo di ricostruzione del palazzo Reale
continuò nel XIX secolo e fu terminato nel 1904.
Anche alla fine della seconda guerra mondiale, il
palazzo risultò gravemente danneggiato, ma venne
ricostruito ancora una volta , in stile neo-barocco,
utilizzando molte parti originali. Numerosi sono i monumenti ed i musei che si possono visitare al
suo interno, oltre alle belle viste che si possono ammirare sul Danubio e su Pest. Vi si accede
attraversando la Porta di Corvino sovrastata dal corvo nero, oppure salendo lungo la Scalinata
degli Asburgo, di fronte all’arrivo della funicolare. Al centro del grande cortile si trova la bella
                                        Fontana di Mattia, dominata dall’imponente figura del Re
                                        Mattia Corvino in tenuta da caccia. I due importanti musei
                                        che si possono visitare all’interno del Palazzo Reale sono la
                                        Galleria Nazionale Ungherese, che custodisce opere d’arte
                                        del periodo gotico, quali le preziose pale d’altare della
                                        Grande Sala del Trono, oltre a una vasta collezione di
                                        sculture e pitture medievali, rinascimentali e barocche ed il
                                        Museo di Storia di Budapest che ripercorre le tappe
                                        fondamentali della storia della città, attraversando le varie
                                        sale restaurate del palazzo tra cui la Sala Gotica,
                                        Rinascimentale e la Cappella della Torre. Uscendo dal
                                        Palazzo Reale e proseguendo verso il Bastione dei
Pescatori si incontra il Labirinto del Castello di Buda, una piacevole attrazione che piacerà in
particolar modo ai bambini: un dedalo di grotte e passaggi sotterranei abbelliti con diverse
scenografie, da ricostruzioni di scene d’epoca a strumenti di tortura, in un’atmosfera suggestiva
creata da luci ed effetto nebbia.

                                                                        Andrea Verdiani
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                           La Basilica di Santo Stefano

La basilica più imponente ungherese,dedicata al primo Re Cristiano ungherese, è situata
nella zona di Pest e può accogliere al suo interno circa 8 mila persone.
Essa fu progettata dal 1851 e venne
terminata nel 1905.
L’edificio fu progettato da József Hild,
il quale prima della fine della cattedrale,
i lavori furono interrotti a causa di un
temporale che fece crollare la cupola nel
1868, in seguito l’amministrazione dei
lavori passò a Miklós Ybl.
                          Dopo la fine delle costruzione della basilica venne consacrata in
                          presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe I.
                          La basilica presenta una pianta a croce greca e la cupola, alta 96
                          metri, si innalza all’incrocio della navata.
                          La cupola raggiunge la stessa altezza del Palazzo del Parlamento,
                          considerato il simbolo del potere politico e custode della parità
                          esistente tra Stato e Chiesa in Ungheria, infatti secondo la legge
                          nessun edificio della città può essere più alto.
                          Il tamburo della cupola accoglie i numerosi turisti che hanno la
possibilità di godere da lì un panorama sulla città unico. Nella basilica si trovano importanti
opere d’arte, una di queste è la statua di Re santo Stefano.
Un’ altra delle attrattive della chiesa è la Cappella della “Santa Destra” dove viene
conservata la mano destra mummificata di Re Stefano, quest’ultima viene considerata come
la reliquia più importante dagli ungheresi.
La mano destra viene portata in processione,ogni anno,
in occasione della festa del 20 agosto. La storia di
questa venerata reliquia ebbe inizio quando un monaco
la trafugò nel proprio monastero, dopo averla
amputata e sottratta dalla tomba di pietra in cui le
spoglie del re erano state trasferite per maggiore
sicurezza durante il periodo di rivolte seguito alla sua
morte avvenuta nel 1038.
Durante il periodo della dominazione turca si persero
le tracce della mano. Secoli dopo venne ritrovata nella città dalmata di Ragusa, e poté
tornare in Ungheria grazie all'imperatrice Maria Teresa che la affidò ad un convento.
In seguito fu traslata nella basilica di Santo Stefano a Budapest, dove ancora oggi è
custodita.
                                                                 Valentina Leo
                                                                Genny Nebiu
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                     Le famose terme di Budapest

Se andate a Budapest, non potete non passare dalle sue splendide
terme,perché ognuna di esse ha la una particolarità. La capitale ungherese ne
conta oltre 130 ed è per questo motivo che in Europa detiene il record
assoluto di impianti termali funzionanti.
All'inizio le terme erano accessibili solamente agli uomini, alle donne era
proibito. Con il passare del tempo vennero fatti degli orari prestabili dove
uomini e poi donne ci potevano andare,ma senza incontrarsi. Per fortuna ai
giorni d’oggi, queste regole non esistono più, uomini e donne sono liberi di
andarci quando vogliono e senza problemi, però è d'obbligo essere in costume.
Le Terme Lukacs sono le terme più antiche e risalgono al XII secolo.
                                                  Fin dal Medioevo esse erano
                                                  visitate da persone che vi
                                                  andavano per curarsi perché
                                                  le ritenevano miracolose,
                                                  soprattutto per la salute dello
                                                  stomaco e dell'intestino.

Di un periodo più vicino a noi,infatti furono costruite nel 1881, sono le Terme
Szechenyi che si trovano all’interno del parco pubblico di Városliget ed
hanno una piscina esterna enorme, attiva sia d’inverno che d’estate.
Pag.11

Nel cuore di Budapest, invece, si trova un altro spettacolo, questa volta si
tratta delle Terme Gellert ,collocate all'interno di in un hotel molto antico e
importante, esse sono un gioiello in stile liberty. Al loro interno possiamo
                                                        trovare preziosi mosaici,
                                                        ceramiche , vetrate
                                                        colorate e statue.
                                                        Queste terme sono
                                                        considerate miracolose
                                                        dal 400, perché le acque
                                                        sono le più calde di tutte
                                                        e le migliori, in qualsiasi
                                                        stagione.

Le Terme Kiraly , invece, prendono questo nome dalla famiglia tedesca, che
nel '700 le ristrutturò .
Non avendo una diretta
sorgente di acqua calda,
queste terme sono
collegate con un
acquedotto a quelle del
Bagno Lukacs . Ha una
forma molto particolare,
la cupola e la piscina sono
a forma ottagonale e
hanno mantenuto molti elementi chiave del bagno turco. Abbiamo parlato delle
terme più importanti e antiche ,ma ce ne sarebbero molte altre delle quali
parlare. Queste sono terme dove andare a riposarsi e avere un po’ di relax,
evadere per un giorno da tutto il caos, però se siete una famiglia e volete
portare anche i figli, le terme più adatte sono le Dagaly , anche esse si
trovano nelle vicinanze di Budapest, hanno in totale 8 piscine di diverse
forme e acque a diverse temperature.

                                                       Khrystyna Klyusyk
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                                 L'Accademia delle Scienze
L’Accademia Ungherese delle Scienze è la più importante e prestigiosa società scientifica
dell'Ungheria. La sua sede è situata a Budapest lungo la riva del Danubio. I suoi principali
                                                       compiti sono: coltivare la scienza,
                                                       diffondere le scoperte scientifiche,
                                                       sostenere la ricerca e sviluppo,
                                                       rappresentare la scienza e la tecnologia
                                                       ungherese a livello nazionale e in tutto il
                                                       Mondo. La storia dell'Accademia iniziò nel
                                                       1825 quando il conte István Széchenyi offrì
                                                       l'ammontare delle rendite di un anno della
                                                       sua proprietà a favore di una Learned
                                                       Society. Questa donazione fu effettuata
                                                       durante una sessione della Dieta a Pozsony
                                                       (oggi Bratislava, all'epoca sede del
Parlamento ungherese) e il suo esempio fu seguito da altri delegati. La funzione della Learned
Society era curare lo sviluppo della lingua ungherese e lo studio e la diffusione delle scienze e
delle arti in Ungheria; nel 1845 l'associazione assunse il nome attuale.
L'edificio centrale della sede,in stile architettonico neorinascimentale, fu inaugurato nel
1865 e l'architetto fu Friedrich August Stüler.
                             L'Accademia,nel corso della sua plurisecolare storia è stata
                             presieduta da molti illustri rappresentanti della nomenclatura
                             ungherese,ma solo dal 2014 il ruolo prestigioso è ricoperto da un
                             matematico László Lovász (Budapest, 9 marzo 1948) vincitore del
                             premio Wolf nel 1999 per i suoi lavori nella combinatoria e del
                             premio Knuth nello stesso anno, presidente dell'Accademia
                             ungherese delle scienze dal 2014.
                             Tra i tanti presidenti che lo hanno preceduto ricordo:
                              Menyhért Lónyay (Nagylónya, 6 gennaio 1822 – Budapest, 3
                             novembre 1884) è stato un politico ungherese, primo ministro
                             dell'Ungheria dal 1871 al 1872.
Egli, membro di una famiglia aristocratica protestante, divenne
membro della Dieta nel 1843 e si distinse per la sua opposizione
al sistema tariffario protezionista proposto da Lajos Kossuth.
In seguito alla formazione di un governo rivoluzionario nel 1848
ricoprì la carica di sottosegretario di Stato. Dopo il fallimento
dei moti fuggì da Paese per farvi ritorno nel 1850 in seguito ad
un'amnistia. Nominato ministro delle Finanze nel 1867 durante il
governo di Gyula Andrássy, divenne tre anni dopo ministro delle
Finanze dell'Impero austro-ungarico. Nell'agosto 1871 venne
nominato conte e divenne primo ministro d'Ungheria ma già il 2
dicembre dell'anno dopo sarà costretto alle dimissioni in seguito
alle accuse di corruzione lanciate contro di lui da un membro della
Dieta.
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                                Giuseppe d’Asburgo, Principe d’Ungheria e Boemia
                                (Alcsútdoboz, 9 agosto 1872 – Rain, 6 luglio 1962), è stato un
                                politico e militare ungherese che fu per un breve periodo capo
                                di stato d'Ungheria. Egli era membro del casato d'Asburgo-
                                Lorena, figlio maggiore dell’arciduca Giuseppe Carlo Luigi
                                d'Asburgo-Lorena (1833–1905) e di sua moglie la principessa
                                Clotilde di Sassonia-Coburgo-Kohary (1846–1927). Dopo aver
                                iniziato la sua carriera militare nel 1890, durante la prima
                                guerra mondiale combatté in Galizia e sui Carpazi. Dopo
                                l'entrata in guerra dell'Italia fu trasferito in Carinzia e combatté
                                sull'Isonzo. Nel novembre 1916 fu posto al comando delle
                                operazioni contro le forze russe e rumene ed infine fu trasferito
                                nei Balcani. Nel tentativo di placare le spinte separatiste dei
                                nazionalisti ungheresi, fu nominato dall'Imperatore Carlo I
d'Austria Feldmaresciallo dell'esercito dell'Impero austro-ungarico. Il 27 ottobre 1918, Carlo lo
nominò homo regius d'Ungheria ma Augusto chiese di essere sollevato dall'incarico e chiese a
János Hadik di formare un nuovo governo ma lo scoppio, il 31 ottobre 1918, della rivoluzione
comunista ungherese guidata da Béla Kun vanificò i suoi piani.Dopo il fallimento nel tentativo
rivoluzionario, fu nuovamente nominato presidente. Il 23 ottobre 1919 fu costretto a
dimettersi per avere cercato di favorire la restaurazione sul trono di Carlo I. In seguito
divenne membro onorario dell'Accademia ungherese delle scienze di cui fu presidente dal
1936 al 1944, anno in cui il Terzo Reich invase l'Ungheria. Fuggì negli Stati Uniti ma dopo la
fine della seconda guerra mondiale tornò in Germania dove morì.
Per concludere voglio parlarvi di come è organizzata l'Accademia delle Scienze.
La sezione scientifica è una suddivisione dell'Accademia che viene organizzata in una o più
branche di scienza tra loro strettamente connesse. Essa segue con cura, promuove e
valorizza tutte le attività scientifiche svolte all'interno del suo ambito scientifico; si
esprime sia su questioni scientifiche sia in materia di politica scientifica e di organizzazione
della ricerca; si esprime, inoltre, sulle attività degli istituti di ricerca dell'Accademia, su
quelle delle cattedre universitarie e di altre unità di ricerca che sono supportati
dall'Accademia e, infine, partecipa alle procedure di assegnazione in Ungheria del titolo di
dottore dell'Accademia ungherese delle Scienze e del dottorato di ricerca. L'Accademia
Ungherese delle Scienze ha undici sezioni principali:
I Sezione di Linguistica e Letteratura
II Sezione di Filosofia e Scienze Storiche
III Sezione di Matematica
IV Sezione di Scienze Agricole
V Sezione di Scienze Mediche
VI Sezione di Scienze Tecniche
VII Sezione di Scienze Chimiche
VIII Sezione di Scienze Biologiche
IX Sezione di Economia e Diritto
X Sezione di Scienze della Terra
XI Sezione di Scienze Fisiche                                                   Nicolò Guadagno
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                               Il desiderio della libertà

La lunga storia dell'Ungheria è stata caratterizzata dal desiderio di indipendenza e di
autonomia che più volte si è espresso in modo drammatico e violento,basti pensare alla
rivoluzione del 1848 che portò alla dichiarazione dell'indipendenza dalla dominazione
asburgica e che si concluse amaramente qualche mese dopo,nel 1849, con l'impiccagione dei
cosiddetti Martiri di Arad,oltre 400 tra militari e politici ungheresi. Tuttavia la storia
ungherese ricorda altre rivoluzioni:quella del 1918 che portò alla costituzione della
Repubblica Democratica Ungherese e quella del 1919 che ne segnò la fine e portò l'Ungheria
ad entrare nel numero delle repubbliche comuniste legate all'Unione Sovietica. Ma la storia
andò avanti e nel 1956 il Paese magiaro visse un'altra sanguinosa rivoluzione e di questa
ultima vi voglio parlare.
La rivoluzione ungherese del 1956, nota anche come insurrezione ungherese fu una
sollevazione armata ,di spirito antisovietico, scaturita nell'allora Ungheria socialista che
durò dal 23 ottobre al 10 - 11 novembre 1956. Inizialmente contrastata dall'ÁVH, venne alla
fine duramente repressa dall'intervento armato delle truppe sovietiche del maresciallo Ivan
Stepanovič Konev. Morirono circa 2.700 ungheresi di entrambe le parti, ovvero pro e contro
la rivoluzione, e 720 soldati sovietici. I feriti,invece, furono molte migliaia e circa 250.000
                            (circa il 3% della popolazione dell'Ungheria) furono gli ungheresi
                            che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente.
                            Tutto ebbe inizio però molti anni prima,infatti negli anni Trenta, il
                            reggente d'Ungheria, il militarista di destra Miklós Horthy,
                            strinse un'alleanza con la Germania nazista, nella speranza di
                            recuperare alcune delle perdite territoriali dovute al Trattato del
                            Trianon che fece seguito alla prima guerra mondiale. Avendo
                            guadagnato dei territori grazie alle concessioni del primo e
                            secondo arbitrato di Vienna e nel Banato, l'Ungheria entrò in
                            guerra nel 1941, combattendo principalmente contro l'Unione
                            Sovietica. Nell'ottobre 1944, Hitler rimpiazzò Horthy con il
                            collaborazionista Ferenc Szálasi e il suo partito delle Croci
                            Frecciate, nel tentativo di sottrarre l'Ungheria dall'orbita
Sovietica, com'era avvenuto pochi mesi prima con la Romania.
Le Croci Frecciate aderirono in pieno alla politica razziale tedesca: durante la fase finale
della guerra più di 400.000 ebrei ungheresi e diverse decine di migliaia di zingari furono
deportati nei campi di sterminio nazisti. Alla fine della seconda guerra mondiale, vennero
ripristinati i confini ungheresi del 1920, eccetto piccole perdite territoriali a favore della
Cecoslovacchia;ma l'Ungheria divenne parte della sfera di influenza sovietica e dopo un
brevissimo periodo di democrazia multipartitica, si trasformò gradualmente in uno stato
comunista nel biennio 1947-1949, sotto la dittatura di Mátyás Rákosi e del Partito dei
Lavoratori Ungheresi. Le truppe sovietiche erano entrate in Ungheria nel settembre 1944;
inizialmente come esercito invasore e forza di occupazione, quindi su invito nominale del
governo ungherese e infine in base all'appartenenza dell'Ungheria al Patto di Varsavia.
Una svolta importante ci fu dopo la morte di Stalin,avvenuta il 5 marzo1953,che lasciò un
vuoto di potere al vertice dell'Unione Sovietica.
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Si aprì quindi una fase caratterizzata da un breve periodo di relativa "destalinizzazione" -
                          durante il quale vennero tollerati velati sentimenti anti-stalinisti.
                          La maggior parte dei partiti comunisti europei iniziò a esprimere
                          un'ala "revisionista". Il 13 giugno 1953, prima dell'insurrezione
                          anticomunista di Berlino Est, il Politburo dell'URSS convocò i
                          dirigenti comunisti ungheresi al Cremlino e defenestrò il primo
                          ministro ungherese Mátyás Rákosi, "il miglior discepolo ungherese
                          di Stalin", imponendogli di cedere il posto di primo ministro a Imre
                          Nagy, che era già stato ministro dell'Agricoltura in governi
                          precedenti, ed era inviso a Rákosi ed aveva il pieno appoggio di
                          Malenkov. Dopo l'insediamento del governo Nagy, il 4 luglio, iniziò la
liberazione di prigionieri politici, vittime delle "purghe" di Rákosi. Vennero prese diverse
misure di liberalizzazione in campo economico, politico e culturale. Iniziò inoltre la
convivenza tra due personaggi politici tra loro incompatibili: Nagy e Rákosi. Nel gennaio del
1955 il Politburo sovietico convocò al Cremlino i dirigenti comunisti ungheresi e attaccò
violentemente Nagy. Il ruolo dell'accusatore lo svolse lo stesso Malenkov che aveva
sostenuto Nagy nel 1953. Le accuse riguardavano la gestione dell'agricoltura, che non aveva
replicato il sistema dei kolchoz sovietici, e un eccessivo liberalismo, che avrebbe provocato
una (blanda) manifestazione antisovietica durante un incontro tra le nazionali di pallanuoto
dei due Paesi,a Budapest, l'anno precedente, e in generale il "deviazionismo borghese". Le
accuse si svolsero sulla base di un dossier preparato da Andropov, allora ambasciatore
sovietico a Budapest. Poco dopo Nagy ebbe un lieve infarto e poco dopo essere stato
dimesso dall'ospedale venne destituito da primo ministro. Il 25 marzo 1955
l'Organizzazione giovanile comunista ungherese fondò a Budapest il "circolo Petőfi", che
avrà un ruolo essenziale negli avvenimenti del 1956. Il circolo era intitolato a Sándor Petőfi,
il poeta che secondo la leggenda avrebbe scatenato la rivoluzione del 1848 con la lettura di
una sua poesia. Il 18 aprile del 1955 divenne primo ministro András Hegedüs, un uomo di
Rákosi. Il 14 maggio 1955 nacque il Patto di Varsavia, che legava l'URSS e i "paesi satelliti"
a un'alleanza militare di "reciproca assistenza". Il 15 maggio 1955 venne firmato il
Trattato di Stato austriaco, che pose fine all'occupazione alleata dell'Austria, che diventò
quindi una nazione indipendente e demilitarizzata. Come diretta conseguenza, il 26 ottobre
1955 l'Austria dichiarò formalmente la propria neutralità. Il
trattato e la dichiarazione cambiarono significativamente le
strategie della pianificazione militare nella guerra fredda, in
quanto crearono un cordone neutrale che spaccava la NATO da
Vienna a Ginevra e aumentava l'importanza strategica
dell'Ungheria per il Patto di Varsavia. Tra giugno e luglio 1955
continuò un certo processo di "normalizzazione".
I tempi stavano cambiando,lentamente, e nell'URSS la salita al
potere di Nikita Chruščёv nel 1953 aveva cominciato la
“revisione” del passato staliniano e la denuncia dei crimini
commessi dal dittatore,le cosiddette “purghe”,negli anni Trenta.
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Il collasso economico e i bassi standard di vita provocarono un profondo malcontento nella
classe lavoratrice, reso manifesto ad esempio dai violenti scontri che spesso
accompagnavano le partite di calcio. Si aprì quindi una fase caratterizzata da un breve
periodo di relativa "destalinizzazione" - durante il quale vennero tollerati velati sentimenti
anti-stalinisti. I contadini erano scontenti delle politiche terriere promosse dal Partito
Socialista, il quale non fu neppure in grado di unire le sue ali riformista e stalinista. Oltre a
questo si aggiungevano le proteste di giornalisti e
scrittori non soddisfatti delle loro condizioni di
lavoro e dell'impossibilità di un controllo diretto
dei loro sindacati. Il malcontento degli studenti
ruotava intorno alle condizioni accademiche ed ai
criteri di accesso all'università, con proteste che
sfociarono nella creazione di sindacati
studenteschi indipendenti. Fu così che verso le 15
del 23 ottobre 1956, studenti dell'Università di
Tecnologia e di Economia di Budapest si riunirono
di fronte alla statua di Petõfi a Pest, per inscenare
una manifestazione pacifica di solidarietà a favore
di Gomułka. Nagy fu reclamato dalla folla e pronunciò un breve discorso dal Parlamento al
termine del corteo in serata, ma non ebbe grande successo: la folla fischiò il
suo elvatarsak (compagni), parola classica del gergo comunista col quale esordì, perché non
ne poteva più di quell'appellativo, né gradì il suo invito a rimettere tutto alle decisioni del
Partito. La radio trasmise un discorso minaccioso di Gerõ. Il piccolo raduno iniziale attrasse
progressivamente moltissime altre persone e si trasformò rapidamente da dimostrazione in
protesta. Molti soldati ungheresi di servizio in città si unirono ai dimostranti, strappando le
stelle sovietiche dai loro berretti e lanciandole alla folla. Incoraggiata, questa folla
crescente decise di attraversare il grande fiume Danubio che divide in due la città e di
                                               muoversi verso il palazzo del Parlamento.
                                               All'apice, la folla contava almeno duecentomila
                                               persone (ma il numero preciso è difficile da
                                               calcolare) senza un leader riconosciuto. I
                                               manifestanti demolirono l'enorme statua di
                                               Stalin e distrussero diverse librerie sovietiche.
                                               Davanti alla sede della radio ungherese, chiesero
                                               che venisse trasmesso un comunicato stilato in
                                               16 punti. La direzione della radio finse di
                                               accettare, ma la delegazione accolta nella sede
                                               della radio venne arrestata. Al diffondersi della
                                               notizia, il palazzo fu preso d'assedio dai
manifestanti che chiesero la liberazione immediata della delegazione. La polizia di sicurezza
(ÁVH) aprì il fuoco sulla folla, provocando i primi morti tra i manifestanti: iniziò così una
vera e propria battaglia. Altre manifestazioni in altri centri del paese conobbero un destino
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simile: l'ÁVH sparava e uccideva. Le proteste si protrassero nei giorni seguenti e il 4
novembre si unirono alla protesta anche gli operai. Fu allora che l'Unione Sovietica decise
l'intervento armato e da quello stesso 4 novembre l'Armata Rossa arrivò alle porte
di Budapest con circa 200.000 uomini e 4.000 carri armati, più di quanti Hitler ne avesse
scagliati nel giugno del 1941 contro l'Unione Sovietica nell'Operazione Barbarossa, ed iniziò
l'attacco, trovando un'accanita resistenza nei centri operai; la sproporzione abissale delle
forze in campo era tale che le resistenze ebbero comunque vita brevissima. In
serata Kádár raggiunse l'Ungheria e fece annunciare dalla città di Szolnok, con un messaggio
radio, la formazione di un "governo rivoluzionario operaio e contadino". L'intervento del 4
novembre venne costruito attorno ad una strategia combinata di incursioni aeree,
bombardamenti di artiglieria e azioni coordinate tra carri e fanteria (i sovietici impiegarono
circa 4 000 carri armati) per penetrare nelle aree urbane nevralgiche. Mentre l'esercito
ungherese metteva in piedi una resistenza scoordinata, fu la classe operaia ungherese,
organizzata dai propri Consigli, che giocò un ruolo chiave nel combattere le truppe sovietiche.
A causa della forza della resistenza della classe operaia, furono le zone industriali e
proletarie di Budapest ad essere bersagliate di preferenza dall'artiglieria sovietica e dai
raid aerei. Queste azioni continuarono in modo improvvisato fino a quando i Consigli di
lavoratori, studenti e intellettuali chiesero il cessate il fuoco il 10 novembre.
L'importanza storica e politica della rivoluzione ungherese del 1956 è ancora ampiamente
dibattuta. Per i comunisti libertari, gli anarchici e alcuni trotskisti essa fu una rivoluzione
anarchica e socialista libertaria, che mirava a creare un nuovo tipo di società modellata sui
consigli dei lavoratori ungheresi.
Per l'Ungheria,gli USA,i liberali democratici e i socialisti democratici fu una rivoluzione
democratica spontanea con l'intento di stabilire l'autodeterminazione politica e
l'indipendenza dal Patto di Varsavia o una socialdemocrazia come in Svezia.
Per i partiti comunisti allineati con l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese, ed
anche per molte fonti primarie che hanno trattano della rivoluzione, ad esempio, nella serie
di "libri bianchi" del governo ungherese (novembre 1956–1959) fu una rivoluzione
nazionalista che mirava a ripristinare un governo Hortyiano o delle Croci Frecciate.
Tale visione è stata sostenuta solo da una minoranza di storici durante gli anni del regime
anche per il fatto che da parte ungherese tutti i resoconti e i documenti che riguardavano i
tragici avvenimenti del 1956 furono fino al 1989 continuamente sottoposti a censura.
Esiste dunque una grande varietà di posizioni storiografiche, in conflitto e spesso
inconciliabili. Per giunta, poiché la rivoluzione ebbe breve vita, è molto difficile speculare su
quali sarebbero stati i suoi effetti se avesse avuto successo.
A mio modesto parere,e comunque la si pensi, la rivolta del 1956 rappresenta una pagina
nera nella Storia del continente europeo.

                                                                        Fabrizio Giacomini
Le parole di un grande Santo ungherese

                   «Ricordati che tutti gli uomini sono della stessa
                                   condizione e che solo l’umiltà ci innalza.
                            Gli ospiti e gli stranieri devono occupare
                                      un posto nel tuo regno.
                          Accoglili bene e accetta i lavori e le armi che
                          possono recarti; non aver paura delle novità;
                         esse possono servire alla grandezza e alla gloria
                                          della tua corte.
                            Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro
                        abitudini, giacché il regno che possiede una sola
                       lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole
                       e caduco ("unius linguae, uniusque moris regnum
                                    imbecille et fragile est").
                       Non mancare giammai di equità né di bontà verso
                             coloro che sono venuti a stabilirsi qui,
                                  trattali con benevolenza,
                           affinché essi si trovino meglio presso di te
                                che in qualsiasi altro Paese.»

                                          Stefano I d'Ungheria

         La Voce del Leone
           Redazione
De Luca J.;De Lucia L.; Ferrara E
    Gaggelli E.; Giacomini F.
  Guadagno N.; Klyusyk C.;Leo V.
Leoncini M.; Mostacci C.; Nebiu G.
    Verdiani A.;Vezzaro P.

      Caporedattore
       Marco Nesi
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