La donna che vedi di Giovanni Pannacci

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La donna che vedi di Giovanni Pannacci
La donna che vedi di Giovanni
Pannacci
Myriam Labate, direttore commerciale
della azienda farmaceutica Winterfarm
viene licenziata all’improvviso e
senza spiegazione dal suo datore di
lavoro, il miliardario Diktus Winter.
Dopo tre giorni Winter muore.

Myriam soffre spesso di amnesie, zone buie durante le quali
affiorano ricordi confusi della sua infanzia. Dopo la peggiore
di tutte viene soccorsa da Said, il suo spacciatore di
marjuana. Said la conduce alla sua casa nel quartiere
Ferriera, abitato esclusivamente da extracomunitari e qui si
prende cura di lei. A un certo punto nell’appartamento compare
Claudio Morelli, tecnico di laboratorio della Winterfarm.
Said, che già le aveva rivelato di essere italiano e di
chiamarsi in realtà Saverio, le dice ora di essere un ex
professore di filosofia che ha smesso di insegnare dopo la
morte accidentale di un suo studente, morte per la quale viene
incolpato solo perché ha condiviso uno spinello con i ragazzi,
nonostante nel sangue dello studente morto non ci fosse droga
ma alcol.
Miryam scopre di essere stata per anni la cavia per la
sperimentazione di una nuova sostanza psicotropa, lo Benzaiten
e che Winter usava, con l’aiuto di Said, la Ferriera, dove
aveva un laboratorio, per condurre esperimenti sulle sostanze
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
psicotrope di origine naturale che scopriva nei suoi numerosi
viaggi all’estero.
Il miliardario ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla
creazione di una sostanza psicotropa senza effetti collaterali
e che non crei dipendenza. Una sostanza che aiutasse la gente
a liberarsi dai propri traumi fino ad arrivare alla piena
consapevolezza di sé, quella che Winter chiamava
illuminazione.
In questo romanzo ogni personaggio nasconde un’altra identità:
il ricco industriale proprietario di una avviatissima azienda
farmaceutica è uno sperimentatore di sostanze illegali, lo
spacciatore Said è in realtà un ex insegnate di filosofia ed è
il “sindaco” del quartiere Ferriera, perché Winter dopo aver
comprato tutti gli stabili della zona glielo ha affidato.
La stessa Ferriera, che nella notte appare un luogo degradato,
di giorno si trasforma in una società multietnica modello,
basata sul mutuo soccorso.
Ma chi è Miriam Labate? La donna che torna in Italia dopo aver
studiato in Inghilterra dove avrebbe conseguito il master in
business administration?
Questa è la domanda che si pone il lettore e la risposta
arriverà   leggendo   pagina   dopo   pagina   questo   intrigante
romanzo.
Pannacci ce lo svela lentamente tramite flashback sulla vita
della donna insieme a Diktus Winter che assume il ruolo di
mentore insegnandole come comportarsi.
La donna che vedi racconta il mistero della femminilità e del
cosa vuol dire essere donna. Lo fa con uno stile elegante,
semplice e non banale e adoperando gli stilemi e le tecniche
narrative del thriller.
Pannacci parla anche di multiculturalismo e della possibilità
pratica di realizzarlo proponendoci l’esempio di Ferriera.
Forse possiamo rimproverargli un eccesso di ottimismo. Ma se
fossimo noi i cinici?
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
Book trailer del romanzo
                      L’AUTORE
                      Giovanni Pannacci vive fra Rimini e
                      Città di Castello, insegna lingua
                      italiana agli stranieri e si occupa di
                      certificazioni    linguistiche.    Per
                      l’editore Giulio Perrone ha pubblicato
                      Siamo tutte delle gran bugiarde –
Conversazione con Paolo Poli (2009) e il romanzo la canzone
del bambino scomparso (2012). Per Fernandel ha pubblicato il
romanzo L’ultima menzogna (2016).

La donna che vedi
Autore: Giovanni Pannacci
Editore: Fernandel
Codice EAN: 9788898605996
Prezzo di copertina € 13,00; prezzo ebook: € 6,49

   A cura di Luca Bonatesta

 (lucabonatesta71@gmail.com)

Straitjacket di El Torres e
Guillermo Sanna
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
Sanguino quindi sono.
È questa la risposta che El Torres
dà al dubbio cartesiano del demone
ingannatore che ci fa credere in una
realtà che non esiste, ma che è solo
una finzione o al più, una
produzione della nostra mente. Non
basta pensare per essere, occorre
sanguinare.
È quella la prova inconfutabile
dell’esistenza, il sangue è la
conferma.
Alexandra ha ucciso fatto a pezzi i
fratello gemello Alex ed è da anni
chiusa in un manicomio criminale.
Il comprensivo dottor Hayes è zoppo e ossessionato da fantasmi
del passato come il dottor House, ma buono comprensivo e
simpatico. Forse per questo sue diagnosi e le sue cure,
sembrano meno efficaci di quelle del sarcastico medico di Hugh
Laurie.
Ma pur rinchiusa nella Straitjacket, ovvero camicia di forza,
nelle mura e i cancelli di un nuovo Arkham Asylum, Alexandra
vede altro ed oltre.
Vede sovrapposto al mondo che gli altri personaggi credono
reale, una sorta di mondo di Matrix, la creazione del demone
di Cartesio, nel quale creature mostruose i Feeder, usano gli
esseri umani come alimento della loro Regina Madre, echi di
Aliens – scontro finale di James Cameron e The Brood di David
Cronenberg.
La storia perfettamente costruita, dosando suspense, orrore e
mistero, si dipana tra realtà, follia e incubo che hanno in
comune due cose: la morte e il sangue.
Ma dietro la follia omicida di Alexandra, le sue finzioni per
sfuggire a troppe medicine e teorie psicanalitiche, le sue
fughe, c’è un piano preciso: dare la caccia ai cacciatori e
Alex il gemello morto (?), sarà la chiave di volta per
scoprire dove si annida, insospettabile, l’origine del male,
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
il demone di Cartesio, il maligno, l’ingannatore, la Regina
Madre e far sanguinare lei stavolta.
E forse sarà proprio la Straitjacket, la camicia di forza, a
dare ad Alexandra e Alex il modo e forse un’altra vita; a
caccia di Regine Madri Supreme, come la nonna e il nipotino
trasformato in topo, in Le Streghe di Roald Dahl.
In fondo come raccontava già Jack London in Il vagabondo delle
stelle (ovvero The Star Rover conosciuto anche col titolo The
Jacket…), la costrizione, la reclusione, la camicia di forza,
possono aprire la mente ad altri mondi, ad altre visioni,
altre vite…
Innumerevoli i richiami alla fantascienza e al cinema che
Straitjacket riporta alla mente: Matrix dei fratelli
Wachowski, Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman,
Inseparabili di David Cronenberg, Essi Vvivono e Halloween di
John Carpenter, per l’agghiacciante sequenza iniziale e i
classici indispensabili come Il corridoio della paura di
Samuel Fuller e Lo specchio oscuro di Robert Siodmak.
La filosofia ormai dilaga nella produzione di genere nei
fumetti e nelle serie TV, mescolando questa volta in modo
consapevole, mito e filosofia.
Fumetti questo questo e serie TV come Legion, Fargo, True
Detective, Westworld, Lost sono opere filosofiche che non
vogliono semplicemente intrattenerci, con l’espediente antico
ed infallibile della suspense. Sono invece riflessioni
filosofiche, in forma accessibile, ma non per questo corriva,
sulla nostra vita, sul mistero dell’essere.
Straitjacket si inserisce in questa nuova, attualissima
tendenza, il meglio che la narrativa fumetti e per immagini
offra, con splendidi disegni di Guillermo Sanna che ricordano
nei Feeder, il Legion di Bill Sinckiewicz dei Nuovi Mutanti e
nel bianconero il Tony Moore di The Walking Dead, macchiato di
rosso, tanto rosso.
Perché, vedete, non conta se questo sia il mondo reale o il
sogno di un sogno di un demone beffardo, il punto è che si
sanguina comunque.
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
GLI AUTORI
El Torres (testo), uno dei più prolifici autori di fumetti
spagnoli degli ultimi anni, ha pubblicato negli Stati Uniti
con IDW e Image Comics, e con la sua casa editrice Amigo
Comics. Dibbuks distribuisce tutte le sue opere in tutta
Europa in spagnolo. Le sue diverse serie horror di grande
successo, tra cui The Veil, Nancy in Hell, Drums, The Westwood
Witches e The Suicide Forest (Europe Comics 2016) gli hanno
valso l’appellativo di “maestro dell’horror”. Più
recentemente, El Torres ha affrontato altri generi con la
graphic novel The Ghost of Gaudí. Alcuni suoi libri sono stati
opzionati per il cinema e sono stati pubblicati anche in
Giappone. El Torres attualmente vive a Málaga, in Spagna.

Guillermo Sanna è nato a Maiorca nel 1976. Ha studiato
illustrazione alla Scuola di Arti e Mestieri di Palma e poi ha
praticato vari mestieri fino a quando non ha potuto dedicarsi
completamente al mondo del fumetto. Nel 2016 ha pubblicato
Straitjacket negli Stati Uniti, un fumetto horror pubblicato
da Amigo e con una sceneggiatura di El Torres. Ha lavorato
inoltre per Chisai (2001) della Approbation comics,
Dreadnought (2004) della TalcMedia Press, Femforce (2008)
della A.C Comics, Deadpool (2016) della Marvel Comics e per
una miniserie dedicata a Bullseye (2017), sempre per la Marvel
Comics.

Straitjacket
Testi: El Torres
Disegni: Guillermo Sanna
Collana: Weird Books
Editore: Delos Digital
Prezzo ebook: 4,99 €

  a cura di Gianni Solazzo

(gianni.solazzo@gmail.com)
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
Cruciform – Serie in sei
volumi di Gianfranco Nerozzi
L’autore bolognese Gianfranco Nerozzi è
un nome storico del panorama horror
italiano che ha saputo dar voce, nel
corso degli anni, a uno stile di
immediato impatto, capace di evocare
immagini forti e senza compromessi,
creando una via postmoderna al genere
pur rimanendo ancorato a tematiche
horror tradizionali. Il suo romanzo più
importante è L’urlo della mosca,
pubblicato nel 1999. L’anno successivo
ha esplorato l’ancestrale e immortale
mito del vampiro con Ogni respiro che fai. Di questa storia,
nel 2018 Nerozzi ha pubblicato un rifacimento in sei puntate,
uscite con il titolo di Cruciform nella collana Delos Digital
della casa editrice Delos Books. La vicenda narrata è
ambientata in Emilia, sugli appennini omonimi a cavallo con la
Toscana, e racconta le vicende di un gruppo di novelli
crociati fondamentalisti cristiani che danno la caccia, in una
galleria ferroviaria in disuso, a un accampamento di zingari
che in realtà, sono dei vampiri. Durante la lettura, non ho
potuto evitare di vedere nei crociati fondamentalisti una
metafora della deriva razzista e intollerante che oggigiorno
viviamo nei confronti dei diversi, siano essi emarginati o
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
rom. Cruciform ricorda, sotto questo
                      punto di vista, un romanzo politico. La
                      storia ruota attorno a tre personaggi
                      principali: l’ispettore di polizia
                      Giosuè Bonetti e due vampiri: il
                      Rinnegato Daniel Drăgan e il Curatore,
                      enigmatico personaggio che sta dietro
                      ai moderni Crociati. Tutto sembra
                      convergere verso un rave party in cui,
                      alla fine, si deciderà il destino di
                      tutti. Nerozzi accompagna poi la
                      lettura con brani musical: molti sono
di artisti metal come Marylin Manson e ACDC: stranamente i
vampiri sembrano aver paura della musica rock! Notevole la
citazione delle Litanies Of Satan di Diamanda Galas, uno dei
suoi dischi più estremi, che ben si addice in questo contesto.
Terminata la lettura sono rimasto un po’ deluso poiché non
sentivo la mancanza di una nuova interpretazione di questo
classico “topos” e il romanzo di Nerozzi non mi ha in alcun
modo convinto del contrario. Oramai, la figura vampirica è
inflazionata: negli anni siamo stati sommersi da produzioni
mediocri e seriali come quelle di Stephenie Meyer. Sul tema –
nella produzione moderna – ho apprezzato molto La fortezza di
Paul F. Wilson. La vicenda narrata in Cruciform è, tutto
sommato, abbastanza convenzionale: alla fine il tutto si
riduce alla contrapposizione fra vampiri buoni e cattivi. Lo
stile, per i miei gusti, è troppo immediato: certo, non
mancano le immagini forti, ma credo che il weird debba seguire
nuove vie– come ci ha dimostrato Thomas Ligotti. Cruciform si
lascia leggere e riesce a coinvolgere ma il tutto rimane a un
livello superficiale e poco originale. Si ha la sensazione di
aver guardato un b movie sui vampiri – e neanche di quelli
memorabili. Detto questo, devo riconoscere al Nerozzi il
merito di aver provato a rinnovare il mito con alcune idee
interessanti: l’idea che i vampiri respirino il sangue invece
di berlo non è male, così come il fatto che registrino su
video l’alba per potersela gustare – un espediente per evitare
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
di venir dissolti dalla luce – è affascinante. Da amante degli
insetti ho trovato ottima la scelta di sostituire i
pipistrelli con la sfinge testa di morto (Acherontiaatropos),
un lepidottero descritto nel celeberrimo “Il silenzio degli
innocenti”. Un’altra cosa che Nerozzi
ha indubbiamente capito essere l’arma
vincente è la serialità: nell’era delle
serie TV pubblicare un libro a puntate
funziona. Se amate alla follia i
vampiri, Cruciform potrebbe regalarvi
qualche brivido genuino: la storia
tiene desta l’attenzione e non mancano
la suspense e i colpi di scena. D’altra
parte l’autore è un maestro del
thriller sovrannaturale.

                      L’AUTORE
                      Gianfranco Nerozzi è passato attraverso
                      numerose esperienze artistiche, fra cui
                      la pittura e la musica, ed è un
                      appassionato cultore di arti marziali
                      (pratica   diverse  discipline  di
                      combattimento ed è cintura nera di
                      karate), ma è soprattutto uno degli
                      autori di genere più apprezzati nel
                      panorama italiano.
                      Ha pubblicato moltissimi racconti su
                      antologie e riviste e 23 romanzi,
spaziando fra le diverse tipologie del thriller.
Fra i tanti suoi lavori: Cuori perduti vincitore del Premio
Tedeschi 2001 per il miglior giallo dell’anno. Genia:
vincitore del Premio Le ali della fantasia nel 2005. E lo
sconvolgente Resurrectum. Ha firmato anche un paio di romanzi
per ragazzi. Sceneggiatore e soggettista, ha lavorato con la
casa di produzione TAODUE di Mediaset per la realizzazione del
primo serial di Mistery italiano: Il tredicesimo apostolo.
La donna che vedi di Giovanni Pannacci
Viene invitato spesso in televisione come esperto di tutto ciò
che riguarda il lato oscuro dell’animo umano. Nel 2009 ha
pubblicato Il cerchio muto, per l’editrice Nord, romanzo che
si è classificato secondo al Premio nazionale di letteratura
gialla di Camaiore e al Premio nebbia gialla di Suzzara.
Acquistato in Germania e uscito col titolo Todesmaske. Il
reading concert Cerchiomuto redivivo, tratto dall’omonimo
romanzo, è stato portato in scena nel 2010. Nel 2012, è uscito
il romanzo Continuum, il soffio del male, prequel de Il
cerchio muto, per la nuova casa editrice del gruppo Mauri
Spagnol: Tre60. (in edizione di lusso rilegata a soli 9,90
euro). Nel novembre 2013, esce una versione solo digitale di
Memoria del sangue (Mezzotints), già pubblicato in edizione
limitata nel 2007. Nell’ottobre del 2014 pubblica per la
collana digitale della Delos un romanzo breve intitolato
Quintessence, ottava puntata della serie Nomads ideata da Alan
D. Altieri, spin off della saga horror The tubes creata da
Franco Forte. Nel 2016 esce, sempre per i tipi di Delos, per
la collana Horror Story curata da Luigi Boccia, Punto di
saturazione. Mentre nel 2018 pubblica il serial digitale in
sei puntate Cruciform.
Con lo pseudonimo di Jo Lancaster Reno, ha pubblicato i
romanzi di spy-action: L’occhio della tenebra (Mondadori
2003); La coda dello scorpione (Mondadori 2004). Lo Spettro
corre nell’acqua (Mondadori 2007). Nel cuore del diavolo
(Mondadori 2013), Agente Nemesis, furia letale (Mondadori
2014). Agente Nemesis, ultimo sangue (Mondadori 2016). Agente
Nemesis, sfida mortale (Mondadori 2018).
Docente di thrilling alla scuola Incubatoio 16 di Carlo
Lucarelli. Ha fondato con altri autori il Laboratorio Zanna
bianca, tenendo numerosi corsi di scrittura creativa e di
sceneggiatura per scuole medie, licei e università. Nel 2013,
in collaborazione con CANTO 31 ha creato il WRIGHT CLUB,
rivoluzionaria accademia di scrittura e associazione di liberi
combattenti della parola.

Cruciform è acquistabile nei principali media store.
Cruciform- Serie in sei volumi
Autore: Gianfranco Nerozzi
Editore: Delos Digital
Prezzo ebook: € 2,99 cadauno

a cura di Cesare Buttaboni

(caesar1471@gmail.com)

Vangeli di sangue di Clive
Barker
A quasi trent’anni dal capitolo che ha
iniziato la saga Hellraiser, Clive
Barker scrive il capitolo     conclusivo
della serie e lo fa chiamando
all’appello il detective dell’occulto
Harry D’Amour, celebre soprattutto per
esser stato il protagonista del
racconto L’Ultima Illusione (1988) prima
e soprattutto della trasposizione
cinematografica       del     medesimo,
distribuita col titolo Il Signore delle
Illusioni (1995), per la regia dello
stesso Barker.
Vangeli di sangue (The Scarlet Gospels), edito in Inghilterra
e negli Stati Uniti nel 2015 ma giunto in Italia con due anni
di ritardo grazie alla meritoria scelta della piccola
Independent Legions Publishing, è un romanzo abbastanza
voluminoso che si discosta sia dal romanzo capostipite
(Hellbound Heart) sia dalla saga
cinematografica di riferimento.
Innanzitutto prende le distanze per il contesto in cui
inserisce la storia (forse qualche reminiscenza del film
Hellraiser II –
Prigionieri dell’Inferno), in secondo luogo fa perno su un
taglio assai più pulp sottolineato da dialoghi e battute più
consone a un prodotto da blockbuster che a una storia giocata
sulla suspence. In quest’ultimo aspetto risultava assai più
efficace Hellbound Heart, senza ombra di dubbio più
affascinante (e misterioso)
per il suo limitarsi nel mostrare l’innominabile, ma di certo
meno inventivo e più classico per il suo aderire al filone
slasher movie.
Clive Barker disegna le coordinate di un horror sospeso tra il
grandguignolesco e il dark fantasy, con momenti di
straordinario gusto pittorico-architettonico. Pur se
penalizzati da un soggetto (è il contorno a brillare) non
proprio eccelso.
L’autore di Liverpool apre un vero e proprio squarcio
sull’aldilà e lo fa sia dalla prospettiva del mondo umano sia
da quella degli inferi, mostrando da un lato le anime dei
defunti che vagano per le vie di New York avendo smarrito il
percorso che conduce alla pace dei
sensi e, al contempo, offrendo un dettagliato sguardo sul
mondo costruito da Lucifero in persona (pure lui alla ricerca
della pace dei sensi). Elemento di congiunzione tra i due
mondi, ovviamente, non potrà che essere la scatola a sei facce
di Lemarchand, con il suo
enigma da sciogliere per varcare il portale del non ritorno
(“Risolvere l’enigma di una di quelle scatole significava
aprire una porta per l’Inferno”).

Se tuttavia in Hellbound Heart era possibile leggere
uncontenuto ulteriore alla mattanza messa in scena dall’autore
di Liverpool, con Vangeli di sangue, sono il puro
intrattenimento, nonché il gusto dell’arte, a calamitare le
attenzioni dei lettori. Impossibile non
restare affascinati dalla descrizione dell’inferno, con una
riscrittura dello stesso assai lontana dalla tradizione
religiosa e, ancor di più, da quella dantesca. Una visione
senz’altro onirica e dagli intensi
colori, in cui l’autore riesce a trasmettere l’abbagliante
lucentezza della stella del mattino (nome di Venere ovvero
Lucifero) che risplende nell’oscurità più tetra degli abissi
della terra.

L’inferno di Barker ha le forme di un mondo racchiuso sotto le
rocce(apocalittico il finale), in cui svettano torri e
fortezze di maestosa bellezza fatte di labirinti e scalinate
disomogenee. Un luogo retto da un’aristocrazia demoniaca che
fa le veci di un Lucifero scomparso dasecoli, eppure venerato
alla stregua di un Dio e immortalato in statue e affreschi. I
demoni e gli ibridi (figli degli angeli caduti accoppiati con
i dannati) sono delle vere e proprie creature viventi, così
come gli angeli, e come tali possono morire (moriranno interi
eserciti, sia a colpi di spada che per effetto di sortilegi).
Harry D’Amour (qua dotato di poteri che lo rendono un
sensitivo oltre che conoscitore di incantesimi e formule
magiche), insieme a una truppa diimprobabili aiutanti (tra i
quali un tatuatore
omosessuale che si chiama CAZ KING), si troverà a percorrere
le vie degli inferi, alla caccia di Pinhead, sfruttando un
varco dimensionale aperto dallo stesso. Lo storico personaggio
dalla testa chiodata, non presente nel primo romanzo ma
protagonista indiscusso del serial cinematografico, è qua
impegnato nientemeno che a condurre una rivolta contro
Lucifero per rilevarne ilposto. Il suo è un vero e proprio
delirio di onnipotenza
che lo porta ad agire per conto proprio e a tramare alto
tradimento contro il suo ordine. Una caratterizzazione
psicologica che lo rende assai simile agli umani. La struttura
narrativa diviene così quella del binario parallelo che vede i
due soggetti avanzare nel loro rispettivo intento per finire
con l’intrecciare il proprio destino, per vederlo poi di nuovo
sdoppiare nella parte terminale.
D’Amour diviene così il martire, il testimone della potenza
delle forze dell’aldilà e, come tale, finirà col perdere la
vista (assumendone un’altra, quella proiettata sull’altrove).
Sarà, in altre parole, costretto ad assistere allo scontro
infernale tra Pinhead e Lucifero per narrare sulla terra le
gesta delnuovo pretendente al ruolo di re dei diavoli. Per
costringere il detective a collaborare, Pinhead, nel frattempo
elevatosi a grande mago dopo aver sterminato i più grandi
maghi del mondo e averne appreso i misteri con lo strumento
della tortura, farà rapire una sensitiva cara a D’Amour per
indurre lo stesso a seguirlo nella discesa infernale.
Quest’ultima, cieca e indifesa, ha il dono di vedere, sulla
terra, le anime delle persone morte (esilarante descrizione
delle stesse, con battute da fumetto pulp) e di prestare loro
aiuto per rimetterle sulla giusta strada e accettare la loro
nuova realtà. In buona sostanza, la forza del romanzo sta
proprio nella descrizione dell’inferno e, ancora di più, nella
caratterizzazione di un Lucifero (dai tratti umani pur se di
altezza ciclopica) che, a differenza di Pinhead, non può
neppure definirsi  malvagio. Il Diavolo viene tratteggiato
come un angelo caduto in depressione, infelice e arresosi
all’evidenza dei fatti dopo aver cercato di costruire il suo
paradiso (leggasi inferno) scimmiottando la città di Roma e
battezzando la sua creatura Pyratha (aka Pandemonium).
Bellissima la parte in cui Pinhead profana il santuario di
Lucifero, una sorta di sarcofago architettonico in cui lo
stesso versa in stato di apparente morte, dando l’idea di
essersi suicidato in un arzigogolato quanto spettacolare modo,
per dimenticare la propria condizione e accogliere l’artificio
del sonno eterno.

Se quanto sopra costituisce il punto di forza del romanzo, con
descrizioni e momenti degni di esser menzionati tra i più
riusciti nel genere, Barker scivola spesso e volentieri in
fastidiose cadute di stile. In prima battuta, a mio avviso,
diventa “stucchevole” per i continui riferimenti (spesso e
volentieri gratuiti) alla sfera sessuale (quasi tutta di
stampo omosessuale).
Ancora di più, stonano i dialoghi che vedono D’Amour e
il suo gruppo di amici in azione. Barker opta per un taglio
farsesco, da film destinato al circuito blockbuster, con punte
di un’ironia grossolana e sprazzi di banalità che vanno a
cozzare con la magnificenza del contesto. Sono inoltre, sempre
a mio modesto parere, da rilevare le troppe scene di
combattimenti e di azione che, paradossalmente, finiscono per
rallentare la narrazione, per effetto di una descrizione
capillare dei vari colpi portati e dei vari modi attraverso i
quali gli stessi vengono schivati o vanno a bersaglio. Non si
contano infatti gli scontri tra D’Amour e i demoni e tra
questi e Pinhead . Ciò premesso, soprattutto nella prima
parte, non manca il gore e il sangue a ettolitri,aspetto che
rende il romanzo consigliabile solo alla cerchia di
appassionati dell’horror estremo. Il ritmo è altalenante,
mentre la qualità tende a crescere sulla lunga distanza grazie
al maggior gusto dell’arte che, a poco a poco, diviene
prevalente sulla violenza e sulle perversioni sadico/sessuali.
La prima parte del romanzo è una vera e propria macelleria
con due “sequenze” degne di nota: il flashback in cui viene
mostrato il primo incontro tra D’Amour, all’epoca poliziotto,
e un demone sanguinario; e il sopralluogo all’interno di un
appartamento di un
mago specializzato in magia sessuale (alla Crowley), occasione
che permette a Barker di ricordare volumi e oggettistica
propria di un certo mondo occulto (uno dei rari momenti
classici del romanzo).
L’AUTORE
                           Clive Barker inizia scrivendo per il
                           teatro, poi passa alla letteratura e
                           alla pittura. In seguito si
                           interessa all’adattamento per il
                           cinema delle sue opere ma ne rimane
                           insoddisfatto a causa dei paletti
                           posti dai produttori durante le
                           riprese, questo è il caso di Rawhead
                           Rex e Underworld. Così si impegna
                           nella direzione diretta degli
adattamenti e il suo primo, Hellraiser: Non ci sono limiti,
ebbe un notevole successo.
Più tardi la Eclipse e la Epic si interessarono per la
trasposizione in fumetti dei Libri di sangue creando la serie
Tapping the vein e dei Cenobiti di Hellraiser creando una saga
apposita chiamandola The harrowing dove hanno partecipato i
disegnatori di fumetti americani di più grande successo.

Sulla Epic abbiamo anche il seguitodi Nightbreed, una saga che
descrive l’esodo degliabitanti di Midian. Per la Marvel ha
creato quattro nuovi supereroi inediti in Italia: Hyperkind,
Ectokid,
Hokum & Hex, Saint Sinner.
Nel 2015 è uscito nelle librerie statunitensi The Scarlet
Gospels, nuovo romanzo di Barker in cui Harry D’Amour
(detective del paranormale apparso nel racconto L’ultima
illusione contenuto nel sesto volume dei Libri di sangue) si
scontra con Pinhead.
Come scrittore lo si può ricordare con I libri di Sangue, The
Inhuman Condition, In the flesh, The forbidden, Cabaled
Hellraiser, il suo stile feroce e sanguinario però non lo fa
restare uno scrittore di nicchia ma un maestro del brivido
amato in tutto il
mondo. I film dell’orrore vengono messi in risalto soprattutto
da effetti speciali e make-up efficaci. Tra i suoi personaggi
più noti possiamo ricordare Pinhead, indiscusso antagonista
della saga Hellraiser, e Candyman, l’uomo con l’uncino che
appare dallo specchio, personaggio dell’omonima trilogia.

Vangeli di sangue
Autore: Clive Barker
Editore: Endependent Legions Publishing
Codice ISBN: 9788899569556 – Pag. 294

Prezzo di copertina: € 20,00 edizione cartacea; € 4,99
edizione ebook

a cura di Matteo Mancini (goldenmancho@libero.it)

The Terror – Serie televisiva
di Amazon Prime
La scomparsa dell’Erebus è uno
straordinario romanzo di Dan Simmons,
rieditato The Terror in occasione
dell’uscita nel 2018 della omonima
serie tv.
Straordinario perché mescola la
rigorosa documentazione storica che ha
comportato un lavoro fuori del comune,
con la fantastica ricostruzione,
profonda umanamente e perfettamente
verosimile, della famosa spedizione del
1845, dell’ammiraglio inglese Franklin,
nell’America dell’estremo nord artico,
alla ricerca del mitico passaggio a
Nord Ovest, tra l’Atlantico e il Pacifico. L’ammiraglio
Franklin comandava due navi, l’Erebus e il Terror che mai
tornarono dalla loro missione e solo secoli dopo, ostinati
ricercatori trovarono i resti della tragedia sovvenuta tra
fame, gelo, cannibalismo e orrore.
Persi nell’artico i due equipaggi perirono miseramente.
Su questa mitica storia che ha dato vita a spedizioni di
salvataggio, esplorazioni, indagini, libri, canzoni, ballate e
trenta anni fa un libro splendido, come La ricerca della
lentezza di Sten Nadolny, Simmons innesta un elemento
fantastico: una bestia primordiale, sciamanica, un signore
delle mosche che questa volta regna sui ghiacci che
rappresenta l’incomprensibilità della natura, per chi vuole
violarne il mistero solo con gli strumenti scientifici.
Questo è il grande fallimento che Simmons mette in scena, il
positivismo che vuole che tutto sia spiegabile,
scientificamente provabile che cozza con l’irriducibilità a
ragione del mistero della vita. In finale coerente e denso di
significato, solo chi accetterà l’incomprensibile, un legame
più profondo col terribile mondo dei ghiacci e i suoi segreti
sopravviverà.

                                       Dan Simmons

Già il libro è di qualità letteraria notevole, una vera prova
d’autore.
Amazon Prime ha tratto dal romanzo la serie The Terror ideata
dall’americano David Kajganich che è una delle migliori, tra
le diseguali proposte della casa di produzione di Jeff Bezos.
Pur essendo finanziata e ideata, negli USA, intelligentemente
la serie è prodotta da Ridley Scott, inglese e padre della
fantascienza cinematografica degli anni ’80, che ormai dà il
meglio, più che come regista, nella produzione di serie tv,
come nella splendida The Good Wife, un capolavoro di
linguaggio, stile e capacità di tradurre l’oggi in racconto.

                                             David Kajganich

Stile, messinscena e recitazione di The Terror sono
squisitamente britannici.
Niente montaggi frenetici e tic da Actor’s Studio. Le immagini
di qualità cinematografica, uniscono la notte artica, con
l’abbagliante lucentezza dei ghiacci e agli angusti e fumosi
spazi claustrofobici di navi dell’ottocento.
Un ottimo lavoro visivo nella disposizione dei volumi, degli
spazi, delle luci, delle tante ombre e del tanto orrore.

Tutti gli attori sono inglesi, quindi credibilità e
asciuttezza, grande presenza e la scrittura i dialoghi hanno
il fiorito turgore della lingua di Shakespeare e l’opera è di
qualità superiore. L’elemento fantastico serve agli show
runner per mostrare, come al di fuori del contesto della
società, appena sotto la maschera della civiltà, gli uomini
costretti a lottare per la sopravvivenza, sono bestie feroci
che si divorano e uccidono l’un l’altro, più feroci della
bestia vera, primitiva, ancestrale feroce che li aspetta tra
le i cumuli di giaccio.
Inutilmente la mente malefica che contribuisce con la sua
insensata crudeltà egoistica, alla rovina della spedizione,
tenterà la comunione con la Bestia. Alla natura e alla sua
forza primordiale, ci si arrende con cuore puro, non per
trasformarla in uno strumento di
                              dominio.

La salvezza sarà solo per chi riuscirà a conservare, un
difficile rapporto con lo spirito pubblico, la responsabilità
verso l’altro la pietà e ad accettare il nuovo, che per quanto
atroce, regala almeno una possibilità a chi di umili origini è
un paria nella società classista e perbene della regina
Vittoria.
Tutti straordinari gli attori, ma non si possono non citare
Ciaran Hinds, Jared Harris, Tobias Menzies, Paul Ready, Adam
Nagaitis, Nive Nilsen e la meravigliosa Greta Scacchi sogno di
tanti adolescenti    di    trenta   fa,   oggi   una   triste   Lady
Frankilin.
Come ogni serie tv The Terror tende ad una narrazione corale,
con diverse storie parallele, ma senza perdere l’unità
d’azione in inutili episodi riempitivi e soprattutto si
articola su una sola stagione, con un enorme sospiro di
sollievo, di chi stenta a seguire serie ormai defunte da anche
sedici stagioni.

a cura di Gianni Solazzo

(gianni.solazzo@gmail.com)
Magniverne                    di          Maurizio
Cometto
Un vecchio mulino dalla sagoma un po’
sbilenca si staglia sulla riva di un
fiume grigio. I toni ocra e fulvi
della struttura in legno consumato
dalle intemperie si fondono con i
giochi cromatici di un cielo sporcato
dall’incombente imbrunire, grigie
montagne sullo sfondo dell’immagine
come in un acquerello impressionista.
Le sterpaglie, la staccionata e i radi
e brulli alberi contornanti il
caseggiato trascendono in triangoli
sghembi e motivi geometrici che
sembrano simboli esoterici.
La bella copertina di Giulio Rincione è l’immagine che ci
accoglie all’inizio del nostro viaggio a Magniverne. Ma cos’è
Magniverne, e dove si trova? Facciamo un passo indietro: il
cuneese Maurizio Cometto, assieme ad altri autori, a
cominciare dal “decano” Danilo Arona, rappresenta al meglio
una “via piemontese” al weird e al realismo magico. Un
collettivo che, con le differenze legate al background
individuale e allo stile dei singoli autori, è riuscita a
imporre all’attenzione dei lettori più attenti e appassionati
del genere una serie di tòpos immaginari che tracciano una
mappa orrorifica e arcana di una delle regioni più misteriose
ed esoteriche del Bel Paese. Così, accanto alla Bassavilla di
Arona e la Idrasca di Luigi Musolino, anche la Magniverne di
Cometto (che già ci aveva deliziato a suo tempo con la sua
Torino onirica, metafisica e inquietante che fa da sfondo a
Cambio di stagione) entra a pieno titolo tra i non luoghi più
spaventosi d’Italia.
Il libro riunisce storie in parte già
precedentemente pubblicate su antologie
personali e collettive, a cominciare dal
romanzo breve Il costruttore di
biciclette, la cui prima stesura risale
al 2006. Leitmotiv delle storie qui
raccolte è appunto l’ambientazione in
questo piccolo centro abitato tra le
montagne piemontesi, accanto al quale
scorre l’altrettanto immaginario fiume
Labironte. Sotto l’aspetto di paesino di montagna un po’
depresso, Magniverne è una zona nevralgica in cui il velo tra
il mondo che conosciamo e una diversa, più oscura realtà, si
fa molto sottile. Vi è un vero e proprio varco sulla cui
soglia entità enigmatiche, quasi Doppelganger oscuri dei
magnivernesi, premono per uscire e sostituirsi alle persone di
questo mondo. La salvezza è affidata al piccolo Davide che
pedala per le strade di Magniverne, ignara pedina di un gioco
che coinvolge entità e forze potenti e oscure. Nel suo
intreccio complesso e con numerose sottotrame in meno di cento
pagine, la storia riesce a far risuonare in più di un momento
il famoso “battito di ali nere provenienti dall’altrove”
ricercato da Lovecraft.
Il successivo L’uomo      invisibile   è   ancora   una   storia
sull’ambiguità di Magniverne e il suo essere un varco con un
mondo sconosciuto, in questo caso metafora del dramma
disgregativo in atto nella famiglia protagonista. Da questa
porta in un altro mondo si rischia di non fare ritorno, o
uscirne irreparabilmente cambiati, trasfigurati al punto da
apparire come esseri perduti.
In Magniverne sommersa il fiume Labironte diviene protagonista
principale della storia, divenendo sede della Magniverne
alternativa, che proprio per il suo essere fisicamente
sommersa rispetto a quella visibile ne appare ancor di più
speculare, quasi la sua nemesi, con la trasfigurazione dei
suoi abitanti in ributtanti e al tempo stesso malinconiche
creature anfibie che sembrano rimpiangere, accanto alla
precedente forma umana, anche una sorta di integrità perduta.
Il tema dell’infanzia, e anche del suo addentrarsi in quella
zona d’ombra che precede o talvolta coincide con l’adolescenza
e la scoperta del desiderio romantico ed erotico ma anche il
prendere coscienza dei problemi del mondo è forse il leitmotiv
sottinteso di tutte le storie. Non a caso spesso il punto di
vista privilegiato è proprio quello del bambino o
dell’adolescente. Nel successivo racconto Via da Magniverne
Cometto fonde il tema della storia di fantasmi con quello
delle prove di coraggio come rito di passaggio di età, dando
vita a una storia che oltre a possedere grande pathos
narrativo ha anche un respiro filosofico ed esistenziale.
Un ragazzo solitario scava ancora sul tema dell’adolescenza e
le sue zone d’ombra, che insidiano la vita apparentemente
perfetta di uno spietato manager aziendale. Grandi traumi sono
nascosti sotto la sua apparente sicurezza e autostima, e per
giungere alla catarsi deve fare i conti con gli anni
d’infanzia trascorsi a Magniverne e con i suoi vecchi compagni
di scuola. Il piccolo paese si rivela ancora una volta luogo
di confine sottile tra questo mondo e un altro forse popolato
dai fantasmi delle nostre paure sepolte, e torna protagonista
il Labironte con le sue enigmatiche creature acquatiche.
Nel racconto conclusivo, Ritorno a Magniverne, troviamo ancora
una volta un protagonista adulto che deve fare i conti con la
pesante eredità della sua infanzia a Magniverne, che in questo
caso nasconde oltre che un trauma pregresso un vero e proprio
senso di colpa rimosso. Che tuttavia presenta il conto
arrivando a distruggere una apparente felicità raggiunta.
Racconto che, più rispetto agli altri che lo hanno preceduto,
si mostra ricco di riferimenti anche espliciti alla
psicanalisi, simbologie oniriche e spunti freudiani, è anche
una storia in cui il tema del passaggio dall’infanzia all’età
dei primi amori è trattato con rara intensità. Su tutto,
ancora una volta domina l’enigmatico piccolo centro con il suo
mulino abbandonato, i suoi boschi impregnati dall’odore di
legno marcio, il fiume che gli scorre accanto sussurrando
minaccioso, e le sue misteriose smagliature dal tessuto del
reale, attraverso cui i fantasmi del passato giungono a
punirci per le nostre malefatte.

                         L’AUTORE
                         Maurizio Cometto (Cuneo, 1971).
                         Tra i suoi libri pubblicati, il
                         romanzo Il costruttore di biciclette
                         (Il Foglio 2006), la raccolta
                         L’incrinarsi di una persistenza e
                         altri racconti fantastici (Il Foglio
                         2008), il romanzo per istantanee
                         Cambio di stagione (Il Foglio 2011).
                         Nel 2016 sono usciti in e-book il
                         racconto lungo La macchia, per Acheron
                         Books, e il romanzo di formazione
Michele e l’aliante scomparso, per Delos Digital. Nel dicembre
2017 è uscita la raccolta di racconti Heptahedron, per Acheron
Books.   Nel settembre 2018 il racconto La Tierra Blanca,
tradotto in inglese da Rachel S. Cordasco, è stato incluso nel
primo numero della prestigiosa rivista The Silent Garden,
edita da Undertow Publications. Ha pubblicato numerosi
racconti in antologie, siti internet e riviste. Laureato in
Ingegneria Meccanica, vive a Collegno.
Valerio Evangelisti ha scritto di lui: “Se mi chiedessero, a
bruciapelo, qual è l’autore italiano di narrativa fantastica
che preferisco, risponderei Maurizio Cometto.”

Magniverne
Autore: Maurizio Cometto
Editore: Edizioni Il Foglio
Pag. 313
Codice EAN: 9788876067532
Prezzo di copertina: € 16,00

a cura di Vincenzo Barone Lumaga

(vinxblack@hotmail.it)
Fuoco, il nuovo singolo dei
Flic Floc
                             Dal duo di Verona arriva Fuoco,
                             il terzo singolo che sarà presto
                             compreso nell’album d’esordio
                             dei Flic Floc, che uscirà fra
                             qualche settimana.

Fuoco si presenta con un sound fresco e moderno, in linea con
le scelte delle migliori produzioni internazionali. Un ottimo
lavoro sotto il profilo musicale, in collaborazione con il
Flaming Studio di Verona, che scorre fluido in poco meno di
quattro minuti lasciandoti col desiderio di ricominciare, al
capolinea della timebar.

Un brano, quindi, senza dubbio attuale il nuovo singolo dei
Flic Floc. Ascoltandolo si percepiscono forti influenze
provenienti dal passato (anni ’80 e ’90) e alcuni passaggi
vocali del pezzo che, soprattutto nella parte iniziale, ci
ricordano qualcosa di Battiato fino ai meno noti Amari (cfr.
l’album Kilometri) passando anche per gli internazionali Wham!
e i Depeche Mode.

Per la canzone dei Flic Floc è stato realizzato anche un
video, minimalista ma ben fatto, che richiama, nei colori e
nelle immagini, la musica del vecchio millennio.
Web links:

https://www.facebook.com/flicflocofficial/

https://www.instagram.com/flic_floc_/

Vampires di John Carpenter
Una squadra di cacciatori di vampiri
vuole liberare la Terra da queste immonde
creature demoniache. Quando però si
imbatte nel loro capo, il potente Valek,
le cose si mettono male…

Grande western vampiresco sagace nel saper miscelare orrore e
azione, un Carpenter ispiratissimo che ha saputo rigenerarsi
dopo un paio di stop. Ingiustamente sottovalutato rimane un
film di forte intensità, dinamico, violento, ironico e
anticonformista tra i migliori da lui girati nell’ultimo
ventennio. Ottima fotografia e potente soundtrack dello stesso
regista in collaborazione con gli Anthrax, il noto gruppo
musicale speed/thrash metal statunitense.
Visto il successo del primo capitolo, Carpenter decise di
produrre (fatto già avvenuto nella serie di Halloween) un
seguito, diretto da Tommy Lee Wallace intitolato Il cacciatore
delle tenebre. Ne fecero un seguito Vampires 3 nel 2005, ma è
un film che ha una storyline completamente diversa rispetto ai
primi due.

VAMPIRES
Regia di John Carpenter.
Con James Woods, Daniel Baldwin, Sheryl Lee, Thomas Ian
Griffith, Maximilian Schell, Tim Guinee, Mark Boone Junior,
Gregory Sierra.
Titolo originale: John Carpenter’s Vampires.
Horror, durata 102 min. – Usa 1998
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