L'IMMAGINE DELLA SINDONE E L'ICONOGRAFIA BIZANTINA

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“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

          L’IMMAGINE DELLA SINDONE E L’ICONOGRAFIA BIZANTINA
                                                           Antonio Calisi

La parola sindone deriva dal termine greco                                    sulla Sindone devono essere state lasciate in
sindon, che era usato nell’antichità per                                      qualche modo da un corpo umano suppliziato.
indicare un pezzo di tessuto riservato ad un                                  Mettendo da parte tutti gli studi scientifici che
determinato uso, ad esempio un lenzuolo.                                      riguardano la Sindone, in questa sede ci
Oggi, per Sindone, intendiamo il lenzuolo                                     occuperemo di come l’immagine del
conservato a Torino e venerato per secoli da                                  Salvatore impressa sul sacro Telo abbia
molti cristiani come il sudario funebre di                                    influito sull’iconografia cristiana.
Gesù Cristo. Esso è un pezzo di stoffa
rettangolare di puro lino tessuto a spina di
pesce che misura m 4,36 di lunghezza e m                                      La Sindone e le leggende del volto
1,10 di larghezza. Su una sola faccia del telo è                              acheropita di Cristo
impressa l’immagine, simile ad un negativo                                    I Vangeli e gli altri scritti del Nuovo
fotografico, di una persona in prospettiva                                    Testamento non descrivono l’aspetto fisico di
frontale     e   posteriore;    l’uomo       era                              Gesù: per gli ebrei la raffigurazione di Dio era
probabilmente alto circa 1,78 m e riporta                                     proibita, sotto pena di castigo. Per i greci e i
tracce coincidenti con le piaghe di Gesù e                                    pagani le immagini di divinità erano adorate
descritte nei Vangeli.                                                        come divinità esse stesse.
Le prime testimonianze certe della Sindone                                    Nei primi secoli del cristianesimo non si
risalgono al 1354; allora essa era proprietà                                  hanno rappresentazioni dirette di Gesù, ma
probabilmente di un nobile francese, Goffredo                                 piuttosto simboli o immagini allegoriche,
di Charny. Nel 1453 passò ai Savoia, che la                                   come il pesce (il cui nome greco ichthys è
custodirono per un certo periodo a Chambéry,                                  l'acronimo delle parole: Gesù Cristo Figlio di
in Francia, dove fu compromessa da un                                         Dio Salvatore), il Buon Pastore con al collo
incendio; la Sindone fu infine trasferita nella                               una pecorella, il Basileus, il Maestro o lo
cattedrale di Torino dove da allora è                                         stesso Orfeo derivato dalla tradizione classica.
conservata. Nel marzo del 1997 è scampata ad                                  Alcuni Padri, soprattutto quelli greci,
un altro incendio che ha demolito la cappella                                 dichiararono che l'immagine di Gesù doveva
dove era conservata. Esistono molte ipotesi                                   essere brutta, poiché in Isaia il Figlio
opposte su come sia stata prodotta                                            dell'Uomo è un vile servo.
l’immagine: è stato indicato che si trattasse di                              Il Salmista diceva invece (45,2) che era bello,
una figura dipinta, ma i periti affermano che                                 di aspetto più bello di tutti i figli degli uomini.
un pittore del Medioevo non avrebbe mai                                       Ma la sua bellezza doveva essere divina, e
potuto creare quel tipo di immagine, al                                       non umana. Dunque san Giustino negò a Gesù
“negativo” e per di più non vi sono tracce di                                 di    avere     un     bell'aspetto.     Clemente
pigmenti pittorici. Nel 1978 un gruppo di                                     Alessandrino lo descrive con un viso deforme.
ricercatori ha riconosciuto gocce di sangue                                   Eusebio di Cesarea lo dipinge deforme di
umano sul tessuto, provando che le impronte                                   corpo. Per i padri latini invece egli era bello e
                                                                              piacevole.

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.1
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

Nel periodo tardo antico, con la diffusione del                               La necessità di rappresentare Cristo nella sua
culto cristiano e il distacco dalla tradizione                                individualità e realtà storica spiega come i
ebraica, si divulgano rappresentazioni dirette                                primi Cristiani siano andati in cerca di un
di Gesù, raffigurato come giovane imberbe                                     ritratto di Cristo fatto dal vero. La tradizione
fino al VI secolo; entro il IV secolo compare                                 afferma l'esistenza di un tale ritratto, espresso
anche il Gesù barbuto e con i capelli lunghi,                                 sia in pittura sia anche in testi scritti
che diventerà la sua raffigurazione canonica.                                 tramandati dai Padri e dai manuali di pittura.
Le due rappresentazioni coesistono fino al VI
secolo (ad es. miniature dell'Evangeliario                                    La tradizione ci ha trasmesso documenti che
siriaco di Rãbulã, Firenze, Laurenziana;                                      attesterebbero l'esistenza di immagini di
mosaici di S. Apollinare Nuovo a Ravenna).                                    Cristo fatte fare al tempo stesso di Gesù, o
Successivamente il Gesù imberbe scompare                                      poco dopo, in diversi ambienti. Alcune furono
dall'oriente mentre appare ancora talvolta                                    chiamate acheropite, o non fatte da mano
nell'arte carolingia e romanica. L'affermarsi                                 umana, prodotte cioè in modo prodigioso. A
dell'immagine barbuta venne influenzata                                       proposito di queste ultime si parla facilmente
dall'affermarsi     di     immagini       ritenute                            di leggende, frutto per lo più di pietà
autentiche,     come      il   Mandylion        di                            popolare. Studi recenti invitano però a
Edessa/Costantinopoli, che alcuni identificano                                riconsiderare il problema per evitare di
con la Sindone, o come l'Acheropita di Roma                                   perdere i valori positivi che tali leggende
documentata dall'VIII secolo. In età bizantina                                trasmettono. La tradizione ci ha lasciato
l'iconografia di Gesù viene codificata                                        notizie sulle seguenti sei immagini:
rigorosamente, anche a seguito della disputa                                      • Statua gnostica di Gesù (sec. II),
sull'iconoclastia.                                                                • Immagine di Cristo venerata da
Da allora in poi Gesù adulto viene                                                    Alessandro Severo (sec. III),
costantemente raffigurato con i capelli lunghi                                    • La statua di Cristo di Paneas (sec. IV),
e la barba.                                                                       • Immagini di Cristo viste dall'Anonimo
L’età     bizantina     vede     la    fissazione                                     Piacentino,
dell'iconografia cristiana: nell'Alto Medioevo                                    • L'Acheropita di Camulia o Camuliana
la tradizione bizantina avrà una fortissima                                           (sec. VII),
autorità anche in Occidente. La principale                                        • Il santo Mandylion di Edessa (secc:
raffigurazione bizantina di Gesù è quella del                                         IV-V).
Cristo      Pantocratore,     cioè      "sovrano
dell'universo", che lo mostra in abiti regali e                               Parleremo qui di seguito solo delle ultime due
atteggiamento maestoso e severo.                                              per la loro importanza storica e per le tracce
Dopo questi fatti non abbiamo più notizie                                     che esse hanno lasciato nella letteratura e
dell'Acheropita Camuliana. Se ne sentirà                                      nella liturgia.
parlare un secolo più tardi, all'inizio della
controversia iconoclastica. L'originale e le
repliche dell'immagine dovettero subire la                                    L'immagine Acheropita detta di Camulia
distruzione. Una sola sembra essersi salvata,                                 L'Acheropita detta di Camulia, o Camuliana,
non si sa se l'originale o la copia. Il fatto ci è                            ha avuto grande celebrità non solo prima ma
riferito nella Vita di Germano di                                             anche dopo l'iconoclastia. L'immagine porta il
Costantinopoli, la prima illustre vittima della                               nome di una piccola città della Cappadocia,
guerra contro le icone iniziata nel 726 da                                    che era chiamata nel secolo VI Giustiniapoli
Leone III (717-741). Secondo il racconto, il                                  in onore dell'imperatore Giustianiano.
patriarca la mise in salvo gettandola in mare.                                L'esistenza dell'immagine è documentata nel
Fu ripescata nel mare di Ostia e portata in                                   mondo bizantino, a partire dal secolo VI-VII,
processione a Roma. Si tratta probabilmente                                   da testi di origine liturgica e storica che ci
della famosa Acheropita del Laterano, che si                                  permettono di seguirne le tracce fino alla sua
conserva ancora a Roma nel Sancta                                             sparizione nei primi decenni del secolo VIII,
Sanctorum.

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.2
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

in coincidenza, grosso modo, con l'inizio                                     Dopo questi fatti non abbiamo più notizie
dell'iconoclastia.                                                            dell'Acheropita Camuliana. Se ne sentirà
Secondo i documenti, al tempo di                                              parlare un secolo più tardi, all'inizio della
Diocleziano, nell'anno 289, Cristo sarebbe                                    controversia iconoclastica. L'originale e le
apparso nella città di Camulia, a una donna                                   repliche dell'immagine dovettero subire la
pagana di nome Akylina, che chiedeva di                                       distruzione. Una sola sembra essersi salvata,
avere una sua immagine per poter credere.                                     non si sa se l'originale o la copia. Il fatto ci è
Cristo le appare e stampa la sua immagine su                                  riferito nella Vita di Germano di
un tovagliolo che la donna si affretta a                                      Costantinopoli, la prima illustre vittima della
nascondere, non senza accompagnarlo con                                       guerra contro le icone iniziata nel 726 da
uno scritto che riporta il racconto dei fatti.                                Leone III (717-741). Secondo il racconto, il
L'immagine fu riscoperta nel 392 sotto                                        patriarca la mise in salvo gettandola in mare.
l'imperatore Teodosio e si mostrò per i molti                                 Fu ripescata nel mare di Ostia e portata in
prodigi.                                                                      processione a Roma. Si tratta probabilmente
Un testo siriaco anonimo, apparentemente                                      della famosa Acheropita del Laterano, che si
completato l'anno 569, riferisce che, negli                                   conserva ancora a Roma nel Sancta
anni dal 554 al 560, una replica dell'immagine                                Sanctorum.
miracolosa fu portata da sacerdoti in solenne                                 Se il mondo bizantino sembra essersi
processione attraverso numerose città                                         facilmente      dimenticato     dell'Acheropita
dell'Asia Minore per raccogliere fondi                                        Camuliana, la ragione sarebbe da ricercare
destinati alla ricostruzione, in una località                                 nella celebrità che andava acquistando un'altra
chiamata Diobulion, di una chiesa distrutta                                   immagine acheropita, quella del santo
durante una incursione di barbari. L'anno 574,                                Mandylion di Edessa.
sotto l'imperatore Giustino II (565-578),
l'immagine originale fu trasportata da Cesarea                                Il santo Mandylion di Edessa
di Cappadocia, dove era custodita, a                                          Dopo quella Camuliana, l'acheropita più
Costantinopoli insieme ad altre reliquie, tra                                 celebre del mondo bizantino rimane il santo
cui un pezzo della vera Croce proveniente da                                  Mandylion di Edessa, il cui influsso fu più
Apamea.                                                                       duraturo in campo letterario, liturgico e
A Costantinopoli l'Acheropita divenne un                                      iconografico. Questo influsso si spiega per la
vero palladio, garantendo la sicurezza della                                  convinzione di possedere in quest'immagine
capitale ed il successo degli eserciti imperiali.                             un vero ritratto di Cristo impresso
Sotto l'imperatore Tiberio I (578-582) sono                                   miracolosamente su un asciugamano (questo è
segnalati due fatti riguardanti l'immagine. Il                                il senso della parola aramaica e araba
primo concerne la formazione per contatto                                     mandylion) e mandato al re Abgar di Edessa.
dell'immagine andata a finire a Melitene in                                   L’episodio è riportato da Eusebio di Cesarea
Armenia. Il secondo fatto si riferisce all'anno                               (265-339/340) nella sua Storia Ecclesiastica,
581, quando l'immagine fu portata in Africa                                   libro I, XIII, 6-11, e nella Dottrina di Addai,
ed intervenne nella battaglia di Costantina.                                  intitolata Atti di Taddeo nei quali si narra che
L'Acheropita, che si segnalò con due fatti                                    Abgar V Ukama (13-30 d.C.) re di Edessa,
sotto l'imperatore Maurizio (582-602), ebbe                                   gravemente ammalato di lebbra, inviò una
un grande ruolo durante il regno                                              lettera a Gesù implorandolo di raggiungerlo
dell'imperatore Eraclio (610-641). Già nel 610                                nella sua città per guarirlo (1). Non potendo il
egli la porto con sé nella sua campagna                                       Signore andare al suo capezzale, il re inviò in
dall'Africa a Costantinopoli. Nel 622, quando                                 Palestina un pittore, chiamato Anania, con il
Eraclio si congedò dal popolo prima di partire                                compito di ritrarre il volto del Salvatore, ma
per la sua spedizione in Persia, egli teneva in                               inutilmente l’artista cercava di dipingere il
mano uno stendardo sul quale era stata                                        suo volto poiché era sempre cangiante. Gesù,
ricamata l'icona acheropita di Cristo.                                        notato la sua difficoltà, si lavò il viso e
L'immagine gli servirà così da palladio                                       asciugandosi su di un panno di lino lasciò
durante le sue guerre contro la Persia.                                       impressi i suoi santi lineamenti. Sembra che

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.3
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

fu l’apostolo Taddeo a portare il sacro telo al                               avanzato l'ipotesi che il mandylion (che egli
re, che ricevette il battesimo.                                               identifica con la Sindone) sia giunto ad
Giovanni Damasceno (morto nel 749)                                            Edessa soltanto nel 540, il che spiegherebbe
menziona l'immagine nel suo lavoro a difesa                                   l'assenza di notizie precedenti: prima di tale
delle sacre immagini, ricordando tuttavia la                                  data sarebbe stato custodito ad Antiochia. Il
tradizione secondo cui Abgar, richiesta                                       trasporto sarebbe avvenuto quando la città,
un'immagine di Gesù, ottenne un tessuto sul                                   quattro anni prima di Edessa, fu attaccata da
quale        Gesù         avrebbe      impresso                               Cosroe e molti nell'imminenza dell'assedio
miracolosamente la propria immagine. Il                                       fuggirono.
tessuto è descritto come oblungo, e non                                       Naturalmente il Mandylion era tenuto ad
quadrato, come affermano invece altre                                         Edessa in grande venerazione e celebrato
tradizioni, senza che si parli di alcun                                       anche liturgicamente dalle diverse comunità
ripiegamento del tessuto stesso.                                              che erano in possesso o dell'originale o delle
Al suo arrivo ad Edessa il Mandylion fu                                       copie che erano state fatte. Durante la
collocato nel più bel posto della città, in una                               controversia iconoclastica (dal 726 all' 843)
nicchia della porta principale, da dove fu tolta                              l'immagine di Edessa divenne per gli
una celebre statua pagana, e fu esposto alla                                  iconoduli un argomento contro gli imperatori
venerazione di tutti, con la scritta: «Cristo                                 persecutori. Contro gli iconoclasti, che
Dio, chi in te spera non si perderà». Lì rimase                               negavano la possibilità di fare un'immagine di
sotto il regno di Abgar e del figlio. Ma sotto il                             Cristo, i cultori delle immagini si difendevano
nipote Ma'nu VI (l'anno 57 circa) si produsse                                 adducendo non solo l'incarnazione di Cristo,
un ritorno al paganesimo e l'immagine corse il                                ma anche il fatto che Cristo stesso avesse
pericolo di essere distrutta. Il vescovo della                                lasciato la propria immagine. E citavano
città la fece murare di nascosto nella nicchia,                               l'esempio dell'immagine edessena.
occultandola con una ceramica. Col tempo, la                                  Quando Edessa venne occupata dai
sacra immagine venne dimenticata fino a                                       musulmani, il mandylion continuò ad esservi
quando non venne alla luce in seguito ai                                      conservato per qualche tempo. Tuttavia si
lavori di ricostruzione seguiti alla catastrofica                             iniziò a temere per la sua sorte; quindi nel
inondazione del Daisan, il corso d'acqua che                                  944, ai tempi dell'imperatore Romano I
attraversa Edessa, avvenuta nel 525. La                                       Lecapeno (920-944), il domestikos (generale)
notizia di questa inondazione è riportata da un                               bizantino Giovanni Curcuas, in cambio di 200
autore dell'epoca, Procopio di Cesarea. Nei                                   prigionieri musulmani, lo recuperò per
lavori di ripristino delle mura intrapresi da                                 portarlo a Costantinopoli. Qui esso arrivò
Giustiniano,      non      ancora    imperatore,                              accompagnato da una folla in tripudio e
l'immagine fu riscoperta ed esposta nella                                     collocato con una cerimonia fastosa dal
grandiosa basilica di Santa Sofia fatta                                       basileus Costantino Porfirogenito nella chiesa
costruire dallo stesso Giustiniano a Edessa ad                                della Vergine (Theotokos) di Pharos: il suo
imitazione di Santa Sofia di Costantinopoli.                                  arrivo veniva ricordato in una festa liturgica
Al mandylion fu destinata una piccola                                         anniversaria, il 16 agosto. Un trattato scritto
cappella situata a destra dell'abside; era                                    da Costantino VII stesso, l'imperatore
conservato in un reliquario e non veniva                                      descrive l'immagine della reliquia:
esposto alla vista dei fedeli.                                                “Sul punto principale del fatto, tutti sono
La prima notizia ritenuta attendibile della                                   d'accordo e convengono che la forma sia stata
presenza del mandylion a Edessa è della metà                                  impressa in modo meraviglioso nel tessuto
del VI secolo. Nel 544 la città fu assediata dai                              tramite il volto del Signore. [...] Quando
Sasanidi guidati dal re Cosroe I Anushirvan:                                  Cristo stava per pervenire alla sua passione
secondo Evagrio Scolastico (594), la città fu                                 volontaria, quando fece vedere l'umana
liberata dall'assedio grazie all'immagine sacra.                              debolezza e fu visto mentre agonizzava e
Anche un inno siriaco coevo considera                                         pregava, allorquando il suo sudore colava
l'esistenza di quell'immagine miracolosa già                                  come gocce di sangue, secondo la parola del
nota ed acquisita. Jack Markwardt ha                                          Vangelo, allora, si dice, egli ricevette da uno

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.4
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

dei suoi discepoli un pezzo di stoffa, che si                                 L'immagine di Roma è dipinta su tavola
vede adesso, e si asciugò il sudore. Subito vi                                (quindi è da escludere che essa sia il
si impresse questa impronta visibile dei suoi                                 mandylion originale). Fu esposta nella chiesa
tratti divini”.                                                               di San Silvestro nel 1870 ed è ora conservato
In alcuni canoni composti per tale festa, si fa                               nella Cappella di Matilda in Vaticano. Di
cenno all'immagine e le si attribuisce una                                    foggia barocca, fu donata da suor Dionora
potenza taumaturgica.                                                         Chiarucci nel 1623. La più antica notizia che
Più tardi il mandylion fu spostato alle                                       la riguardi risale al 1517. All'epoca ne sarebbe
Blacherne, vicinissima quindi alla residenza                                  stata vietata l'esposizione per evitare
imperiale, a sottolineare la speciale                                         incongrue competizioni con la cosiddetta
venerazione riservatagli dagli Imperatori.                                    Veronica. Recentemente è stata esposta in
Il Mandylion diventa una delle reliquie più                                   mostre internazionali: all'Expo 2000 in
care e visitate della capitale bizantina fino al                              Germania nel padiglione della Santa Sede, e
1204. Detto anno rappresenta una data                                         nel 2008 negli Stati Uniti.
infausta per la città di Costantinopoli. Questa                               Abbiamo parlato di una versione occidentale
fu occupata il 12 aprile 1204 dalle truppe                                    della leggenda del Mandylion narrato negli
latine durante la IV crociata e sottoposta a un                               Atti di Pilato al cap VII, narra di una donna di
saccheggio sistematico di tutti i suoi tesori, ivi                            nome Veronica (Vera-Icona) che mossa da
compreso il Mandylion.                                                        compassione, mentre Gesù portava la croce
La lunga storia del Mandylion, sopra                                          sulla via del Calvario, gli asciugò il volto con
raccontata per sommi capi col ricorso quasi                                   un panno di lino sul quale rimasero impresse
esclusivo a documenti di origine bizantina, ha                                le sue fattezze (2). Fino al 1600 circa si
lasciato tracce vistose anche in Occidente. La                                conservava a Roma il presunto velo della
cosiddetta      Leggenda     della     Veronica                               Veronica; ne fa menzione anche Dante nella
rappresenta una versione occidentale del                                      Divina Commedia (Paradiso XXXI, 103-108).
Mandylion di Edessa.                                                          È stato ipotizzato che si trattasse della stessa
                                                                              immagine oggi nota come Volto Santo di
                                                                              Manoppello, comune in provincia di Pescara.
Le immagini di Genova e di Roma                                               In tempi più recenti il Mandylion è stato
Esistono oggi due presunti mandylion che si                                   associato alla Sindone di Torino, con la quale
trovano l'uno a Genova e l'altro a Roma; si                                   è stato identificato. Il primo ad occuparsene in
tratta di oggetti le cui prime attestazioni                                   modo quasi esauriente è stato lo storico
storiche risalgono al XIV e al XVII secolo                                    inglese Ian Wilson, nel suo libro intitolato
rispettivamente. Anche la Sindone di Torino,                                  The Shroud of Turin. The Burial Cloth of
la cui prima documentazione storica risale                                    Jesus Christ? Del 1978.
anch'essa al XIV secolo, è stata proposta                                     Wilson sottolinea le similarità delle tradizioni
come il mandylion originale.                                                  riguardanti i due oggetti: entrambe le
                                                                              immagini erano considerate di origine
L'immagine di Genova è conservata nella                                       miracolosa e provocate dal diretto contatto col
piccola chiesa di San Bartolomeo degli                                        volto o, rispettivamente, col corpo di Gesù.
Armeni. La tradizione afferma che fu regalata                                 Un ovvio problema riguardo a questa ipotesi è
nel XIV secolo al doge Leonardo Montaldo                                      il fatto che le fonti descrivono il mandylion
dall'imperatore bizantino Giovanni V                                          come un fazzoletto sul quale era impresso il
Paleologo ma appare inverosimile che una                                      solo volto di Gesù, e non l'intero corpo. La
simile preziosa e veneratissima reliquia fosse                                soluzione proposta da Wilson è che la
ceduta, mentre è più plausibile che venisse                                   Sindone fosse stata ripiegata e inserita in un
donata una copia. Studi condotti nel 1969 da                                  reliquiario in modo da mostrare solo quella
Colette Dufour Bozzo hanno datato in effetti                                  parte dell'immagine: in effetti se si piega la
la cornice al XIV secolo, mentre l'immagine                                   Sindone tre volte nel senso della larghezza, in
risalirebbe a un'epoca alquanto precedente.                                   modo da formare otto strati sovrapposti,
                                                                              rimane visibile una sezione nella quale

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.5
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

l'immagine del volto è in posizione centrale.                                 figura di Gesù, ma che era poi scomparsa
Secondo gli studi di Wilson, i segni di queste                                durante il saccheggio della città ad opera dei
piegature sono visibili nelle fotografie della                                crociati (13-15 aprile 1204):
Sindone ai raggi X.                                                           «C'era un altro dei monasteri che si chiamava
Coerentemente con questa teoria, alcune                                       Mia Signora Santa Maria di Blakerne, dove la
antiche raffigurazioni del mandylion mostrano                                 sindone, dove Nostro Signore fu avvolto, si
un reliquiario le cui dimensioni corrispondono                                trovava, che ciascun venerdì si drizzava tutta
a quelle della Sindone piegata in otto (circa                                 dritta, così che vi si poteva ben vedere la
110x55 cm), con un'apertura circolare al                                      figura di Nostro Signore. E nessuno sa, né
centro attraverso la quale si vede il volto di                                greco né francese, che cosa a questa sindone
Cristo, mentre tutto il resto dell'immagine                                   accadde quando la città fu presa».
rimane nascosto (è stato notato da alcuni                                     Se la sindone vista da Roberto di Clary è la
critici che queste raffigurazioni mostrano                                    stessa che oggi si trova a Torino, è logico
Cristo con gli occhi aperti, mentre l'Uomo                                    supporre che qualcuno dei crociati l'abbia
della Sindone li ha chiusi; ciò però si vede                                  portata con sé in Occidente. Nel XIV secolo il
chiaramente solo nell'immagine negativa,                                      cronista bizantino Niceforo Callisto scrisse
mentre in quella positiva sembrano aperti).                                   che la statura di Gesù era stata misurata dai
Alan e Mary Whanger hanno costruito un                                        "tecnici" in 183 cm: appare logico supporre
modello in grandezza naturale di questo                                       che questa misura fosse stata presa sulla
reliquiario e hanno riscontrato in alcune icone                               sindone menzionata da Roberto di Clary. La
antiche, che essi ritengono copiate                                           statura di 183 cm è esattamente la stessa che
direttamente dalla Sindone, le tracce di un                                   in seguito i Savoia misurarono sulla Sindone
cerchio      che     corrisponde       esattamente                            di Torino: anche questa coincidenza
all'apertura del reliquiario.                                                 sembrerebbe corroborare l'ipotesi dell'identità
Inoltre gli Atti di Taddeo, che abbiamo già                                   dei due oggetti.
citato, che riferisce la leggenda secondo cui il                              Già all’epoca dell’imperatore Teodosio (370-
mandylion sarebbe stato usato da Gesù per                                     410) i cristiani si accorsero della necessità di
asciugarsi il volto, usa la singolare                                         avere una rappresentazione ufficiale e non una
espressione ràkos tetràdiplon, cioè "piegato                                  semplice immagine di Gesù, necessaria per il
quattro volte doppio".                                                        culto dello Stato nell’impero cristiano
Nel 944 l'arcidiacono Gregorio, che tenne                                     romano.(3) In quest’epoca Cristo Gesù è
l’omelia nella cattedrale di Santa Sofia a                                    rappresentato su alcuni sarcofagi con la barba
Costantinopoli in occasione dell’arrivo del                                   non troppo lunga, con i baffi, il volto stretto, i
Mandylion, afferma che l'immagine non reca                                    capelli lunghi divisi da una riga centrale, per
tracce di colori artificiali, ma è solo                                       l’appunto, lo studioso Paul Vignon aveva
"splendore" ed è stata impressa dalle gocce di                                osservato tanti elementi un po’ anormali nel
sudore di Cristo. Il termine "splendore" si può                               volto di Gesù nell’area paleocristiana e
accostare       alla       particolare       natura                           bizantina, anormalità che si riscontrano anche
dell'immagine sindonica, che risulta da un                                    sul volto dell’Uomo della Sindone,(4) per di
ingiallimento delle fibre del lino. Egli inoltre                              più, Heinrich Pfeiffer, professore di Storia
menziona le "gocce di sangue sgorgate dal                                     dell’Arte Cristiana nella Pontificia Università
suo stesso fianco", dal che pare potersi                                      Gregoriana, ha individuato degli elementi-
dedurre che l'immagine si estendeva almeno                                    spia che dimostrano, sul volto di Cristo di
fino al costato. Si può ipotizzare, quindi, che                               un’opera d’arte, il più o meno diretto influsso
in quell'occasione il reliquiario fosse stato                                 del volto sindonico.(5)
aperto e si fosse scoperta l'immagine intera.                                 Il caratteristico volto di Gesù, con le due
Wilson identifica quindi il mandylion con la                                  ciocche di capelli lunghi che scendono fino
"sindone" che Roberto di Clary, cronista della                                alle spalle, con i baffi e la barba, spesso a due
IV crociata, vide alle Blacherne (dove, come                                  punte, si riscontra per la prima volta nella
si è detto, il mandylion era stato trasferito).                               metà del III secolo nell’ipogeo degli Aureli a
Clary riferisce che su di essa era visibile la                                Roma.(6) In seguito, sin dai tempi dei mosaici

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.6
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

costantiniani del Laterano e di san Pietro in                                      •   la barba bipartita è leggermente mossa
Vaticano, tutte le raffigurazioni di carattere                                         da un lato;
ufficiale di Gesù corrispondono a questo tipo                                     • i        baffi    non      sono     disposti
sopra descritto. Secondo questi studiosi,                                              armonicamente e scendono oltre le
sicuramente i ritratti del volto di Gesù                                               labbra      da   ciascun     lato    con
dipendono dal volto della Sindone grazie a                                             un’angolatura diversa;
delle caratteristiche comuni.                                                     • una gota è molto tumefatta a causa di
Possiamo qui disporre in elenco i maggiori                                             un forte trauma, cosicché il volto è
elementi distintivi:                                                                   asimmetrico. È evidente l’ispirazione
    • quasi tutte le icone mostrano due o tre                                          sindonica, ad esempio, dei segni
        ciocche di capelli nel mezzo della                                             esistenti tra le sopracciglia, sulla
        fronte.     Gli     iconografi    hanno                                        fronte e sulla guancia destra del volto
        interpretato in maniera artistica il                                           di Gesù delle catacombe di san
        rivolo di sangue a forma di 3                                                  Ponziano a Roma risalente ai secoli
        rovesciato sulla fronte dell’Uomo                                              VI-VII. nel Pantocrator di san
        della Sindone. Questo elemento                                                 Salvatore in Chora a Costantinopoli
        specifico si trova nelle immagini di                                           troviamo guance concave e zigomi
        Gesù dei mosaici di sant’Apollinare                                            sporgenti e asimmetrici.
        Nuovo a Ravenna (sec. V-VI), nel                                      A partire dal VI secolo l’icona del volto di
        Pantocrator dell’Arco Trionfale di                                    Gesù presenta alcuni tratti distintivi,
        sant’Apollinare in Classe, nel Cristo di                              asimmetrici e non proporzionati, difficilmente
        Cefalù del sec. XII, nel Pantocrator di                               assegnabili alla fantasia degli iconografi. Si
        sant’Angelo in Formis a Capua,                                        notano in particolare: capelli lunghi ai lati del
        anch’esso del XII secolo e in tanti                                   volto, divisi in due; una ciocca di capelli corti,
        altri;                                                                a più punte, sulla fronte; arcate sopraccigliari
    • molti volti del Signore hanno un                                        spiccate; un segno triangolare alla base del
        sopracciglio più alto dell’altro, come                                naso; occhi grandi, penetranti e aperti del
        nel Cristo Pantocrator conservato nel                                 tutto, con iridi grandissime e ampie occhiaie;
        monastero di santa Caterina sul monte                                 naso lungo e diritto; zigomi molto accentuati,
        Sinai, che risale al VI secolo ed è stato                             talvolta come macchie; guance concave;
        dipinto da una bottega imperiale di                                   bocca piccola, non nascosta dai baffi, che
        Costantinopoli;(7)                                                    sono spesso all’ingiù; una zona senza barba
                                                                              sotto il labbro inferiore; barba non troppo
     •   alla sommità del naso di alcuni ritratti                             lunga, bipartita e talora tripartita.
         vi è un segno come di un quadrato                                    Secondo gli scienziati, l’immagine dell’Uomo
         mancante del lato superiore e sotto di                               della Sindone si è impressa sul telo a causa di
         esso un tratto a forma di “V”. Queste                                una forte emanazione di luce, quindi, per noi
         sono tracce che si ritrovano sulla                                   cristiani, l’immagine è una manifestazione
         Sindone, forse dovuti alla trama del                                 concreta della luce increata e divina
         telo;                                                                sprigionata da Gesù al momento della
     • molti hanno la barba a due punte;                                      resurrezione, infatti, costatiamo che il volto
     • spesso presentano il volto da solo,                                    non è illuminato né da destra né da sinistra, né
         come se fosse staccato dal corpo.                                    dal davanti né dal di dietro, vediamo che esso
Pfeiffer, in particolar modo, ha rilevato anche                               stesso è fonte di luce. Questo volto è
altri elementi, quali:                                                        illuminato dal di dentro proprio come nella
     • un’area sufficientemente larga tra le                                  concezione della luce dell’iconografia
         guance dell’uomo della Sindone e i                                   bizantina.
         suoi capelli è rimasta senza impronta,                               L’icona è dipinta in un clima di preghiera in
         cosicché le bande dei capelli appaiono                               cui l’iconografo si lascia guidare dallo Spirito
         come troppo distaccate dal viso;                                     Santo, senza seguire una semplice ispirazione
                                                                              artistica, spoglio di un suo concetto di

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.7
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

bellezza, senza dipingere l’icona secondo la                                  sepolcro in posizione eretta fino alla vita,
sua immaginazione, ma cercando la Verità                                      raffigurato con le spalle molto larghe e le
seguendo i modelli antichi degli iconografi                                   braccia lunghe e sottili, con le mani incrociate
che lo hanno preceduto, ricopiando                                            davanti con la destra sulla sinistra e con i
fedelmente le antiche icone senza inventare                                   pollici ripiegati all’interno del palmo delle
niente. Perciò si possono facilmente                                          mani, proprio come nell’immagine della
identificare delle successioni di opere derivate                              Sindone (10). Tale icona è conosciuta in
l’una dall’altra, e quindi rimontare, tramite                                 greco come Akra Tapeinosis e in latino Imago
esse, al modello originario da cui sono state                                 Pietatis. Solo l’attenta considerazione della
generate. Risalendo lungo queste linee di                                     Sindone può fornire una soluzione, non
rappresentazioni,      s’individuano     sempre                               sarebbe      altrimenti     comprensibile      la
meglio quei segni particolari che sono comuni                                 rappresentazione di un defunto in posizione
al modello ispiratore: la Sindone. Infatti le                                 eretta, come se non bastasse, in queste icone
antiche raffigurazioni del Pantocrator                                        Gesù ha sempre il capo reclinato dal lato
bizantini erano detti apomasso, cioè impronta,                                destro; se, infatti, si congiungono le due
perché si ritenevano derivati dal Mandylion.                                  piegature presenti sulla Sindone all’altezza
Con il patriarca Metodio, che con un sinodo                                   del collo, si riesce ad avere un piegamento
del marzo 823 proclamò la solenne                                             della testa proprio da quella parte. Gli studiosi
restaurazione del culto delle icone,(8) il volto                              Mersmann (11), Vetter (12) e Belting (13)
di Cristo comparve sulle monete e un                                          timidamente hanno affermato che esiste una
Pantocrator rassomigliantissimo al volto                                      relazione tra la Sindone e l’icona Imago
della Sindone, dai grandi occhi, lunga                                        Pietatis la cui esecuzione, durante il XII
capigliatura e barba, apparve sul conio                                       secolo a Costantinopoli, resterebbe priva di
dell’imperatore Michele III (842-867). Il                                     ogni chiarimento, se non la si vedesse
numismatico Mario Moroni ha messo in                                          originata dalla presenza della Sindone durante
evidenza la mancanza delle orecchie nel                                       quel periodo nella capitale bizantina.
Pantocrator in tutti i conii, proprio come                                    Da quell’epoca si va sempre più divulgando
nella Sindone; orecchie che, invece, nelle                                    un’icona di Gesù dipinta o ricamata sugli
icone sono riprodotte sempre.                                                 epitaphioi, utilizzati il venerdì santo per
Sovrapponendo l’icona del Cristo conservata                                   rappresentare la deposizione di Gesù nel
nel monastero di santa Caterina, al volto                                     sepolcro. In queste icone si vede l’intero
dell’Uomo della Sindone, i coniugi Whanger                                    corpo di Gesù disteso su un lenzuolo sempre
hanno scoperto degli elementi comuni che                                      con le braccia incrociate.
sono le guance disuguali, i baffi asimmetrici,                                La stessa immagine compare sul corporale di
il disegno bianco sull’epidermide della fronte                                lino che si distende sull’altare per celebrare
e più di duecentocinquanta punti di                                           l’Eucaristia nel rito bizantino: essa è figura
sovrapponibilità .(9)                                                         della Sindone in cui fu avvolto Gesù. Questa
Secondo il metodo forense americano,                                          interpretazione      è     confermata       dalle
bastano sessanta punti per stabilire l’identità o                             testimonianze di papa Silvestro I (314-335)
la similarità di due immagini.                                                che al Concilio Provinciale del 325, alle
Secondo la ricostruzione della storia della                                   Terme di Traiano, in Roma, dispose che la
Sindone, pare che il sacro Telo sia giunto a                                  Messa fosse celebrata su un lino bianco
Costantinopoli dove fu esibito alla                                           consacrato dal vescovo, in ricordo di quello in
venerazione dei fedeli parzialmente aperto,                                   cui fu avvolto il Signore. Gli antichi liturgisti
piegato in quattro, così da mostrare non solo il                              Giovanni, patriarca di Costantinopoli,
volto ma anche parte del busto, Rakos                                         Germano, vescovo di Parigi, Beda il
tetradiplon (pezzo di stoffa ripiegato quattro                                venerabile, Rabano Mauro, arcivescovo di
volte.                                                                        Magonza e san Remigio d’Auxerre,
Si spiega così anche la nascita a                                             sostengono la stessa interpretazione. È
Costantinopoli, durante il sec. XII, dell’icona                               indicativo notare che ancora oggi il corporale
che rappresenta Gesù morto che sporge dal                                     è chiamato Sindone nel rito ambrosiano.

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.8
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

La      conoscenza       dell'intera   immagine                               mostrando la pianta; oppure con la mano
sindonica, frontale e dorsale, ha influenzato                                 sinistra tiene la gamba destra, come per
gli artisti anche per un altro particolare.                                   metterla in mostra. I canoni teologici, che
Osservando l'immagine dorsale della Sindone,                                  presiedevano a tutta l'iconografia bizantina,
sembra che la gamba sinistra sia più corta                                    pare avessero codificato l'asimmetria degli
della destra. Questa apparente anomalia è                                     arti, con la precisazione liturgica che "i piedi
dovuta alla rigidità cadaverica, che ha fissato                               del Cristo, uno orizzontale e l'altro verticale,
il corpo con la gamba sinistra più incurvata,                                 indicano la sua duplice natura umana e
come era sulla croce per la sovrapposizione                                   divina".
del piede sinistro sul destro. Quest'ultimo
appare completo, mentre dell'altro si vede                                    Conclusione
solo il tallone. Non riuscendo ad interpretare                                Il Signore ha voluto onorare la sua Chiesa
correttamente l'immagine sindonica, gli artisti                               donandoci la sua immagine, “non dipinta da
credettero che Cristo fosse zoppo; nacque così                                mano d’uomo”, impressa sulla Sindone che
la "curva bizantina" che permetteva di                                        per noi cristiani è un testimone della sua
rappresentare Gesù sulla croce con il bacino                                  gloriosa resurrezione. La luce immortale della
obliquo e spostato in modo che le gambe                                       resurrezione che brillò dal corpo morto di
risultassero di lunghezza diversa. Quando è                                   Gesù, lasciando impresso il suo santo voto,
raffigurata la sola croce, il suppedaneo è                                    adesso sfolgora nei nostri cuori aprendoci alla
obliquo. Il numismatico Moroni nota che                                       conoscenza della sua gloria, come dice il
nelle monete emesse dagli imperatori di                                       beato Apostolo: “Dio che disse: ‘Rifulga la
Bisanzio dall’869 fino al 1200, il Cristo assiso                              luce dalle tenebre’, rifulse nei nostri cuori,
in trono è sempre effigiato con un’anormalità                                 per far risplendere la conoscenza della
del piede destro molto sottile e girato a 90°                                 gloria, che rifulge sul volto di Cristo” (2Cor
rispetto al sinistro, prolungato in avanti.                                   4,6).
La tradizione del Cristo zoppo condiziona                                     La Tradizione della Chiesa ha trasmesso
anche la raffigurazione di Gesù Bambino,                                      fedelmente lungo i secoli l’immagine del
perché il Redentore viene ritenuto zoppo fin                                  Salvatore e grazie agli iconografi è giunta
dalla nascita. Molte icone della Madonna,                                     sino a noi. Attraverso le icone noi
soprattutto le più antiche e famose, la                                       contempliamo il vero volto del Signore e
raffigurano con il Santo Bambino fra le                                       come dichiara ancora l’Apostolo: “E noi tutti,
braccia e spesso i piedini che sporgono dalle                                 a viso scoperto, riflettendo come in uno
vesti sono rappresentati in modo diverso:                                     specchio la gloria del Signore, veniamo
normale l'uno, contorto e più breve l'altro.                                  trasformati in quella medesima immagine, di
Talvolta il bambino è ritratto mentre tende a                                 gloria in gloria, secondo l’azione dello spirito
nascondere un piede dietro all'altro; più                                     del Signore” (2Cor 3,18). Facciamo, di
spesso      accavalla      le      due    gambe,                              conseguenza, nostre le parole della preghiera
sovrapponendo quella normale all'altra, che                                   che si recita nell’Ora Prima della liturgia
compare al di sotto, alquanto distorta, con la                                orientale:
pianta del piede rivolta di piatto, mentre l'altro                            “Cristo, luce vera che illumini e santifichi
piede è presentato di profilo, con un evidente                                ogni uomo che viene nel mondo, si imprima
richiamo sindonico. Quello distorto, sovente                                  su di noi come un segno la luce del tuo volto,
più corto dell'altro, ricorda moltissimo la                                   per scorgere in esso la luce impenetrabile, e
forma e la posizione del piede sinistro sulla                                 dirigi i nostri passi nel compimento dei tuoi
Sindone, visto di pianta nell'impronta dorsale.                               comandamenti, per le preghiere della tua
In altre icone il Bambino è in piedi, scalzo, e                               Madre purissima e di tutti i tuoi santi. Amen.”
reggendosi sul piede sinistro, solleva il destro

Note:
(1) Gli Evangeli apocrifi, a cura di F. Amiot, Milano, 1979, pp. 43-44.
(2) E. Hennecke, W. Schneemelcher, I Evagelien, Tubinga, 1959, pp. 330-358.
(3) Cfr. G. Egger, L’icona del Pantocrator e la Sindone, in “La Sindone e la Scienza”, Torino, 1979, pp. 91-94.

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                         pag.9
“Chi ha visto me ha visto il Padre” - 3° Convegno Nazionale degli Iconografi e degli Amici dell’Iconografia - Roma, 24-26 settembre 2010

(4) Cfr. P. Vignon, Le Saint Suaire de Turin devant la Science, l’Archéologie, l’Histoire, l’Iconographie, la Logique, Paris, 1939;
ristampa anastatica: Torino, 1978, p. 133 e fig. 41.
(5) H. Pfeiffer, La Sindone di Torino e il volto di Cristo nell’arte paleocristiana, bizantina e medievale occidentale, in “Emmaus” 2,
Roma, 1982, pp. 41-48.
(6) Cfr. C. Cecchelli, Rapporti fra il Santo Volto della Sindone e l’antica iconografia bizantina, in “La Santa Sindone nelle ricerche
moderne (Risultato del convegno nazionale di Studi sulla Santa Sindone, Torino, 1939)”, Torino, 1941, p. 200; J. Wilpert, Le pitture
del Ipogeo di Aurelio Felicissimo presso il Viale Manzoni in Roma, in “Atti della Pont. Acc. Romana di Archeologia III”, Memorie
1, 2 (Misc. G. B. Rossi II), 1924, p. 112; N. Himmelmann, Uber Hirtengenre in der antiken Kunst, Opladen, 1980, pp. 151-154.
(7) Cfr. K. Weitzmann, The Monastery of Saint Catherine at Mount Sinai. The Icons, vol. 1, Princeton, 1976, Cat. No. B 1, pp. 12-
15, Tav. 1s., 39s.
(8) G. Ostrogorsky, Storia dell’impero bizantino, Torino, 1993, p. 202.
(9) Cfr. A. D. e M. Whanger, Polarized image overlay technique: a new image comparison method and its applications, in “Applied
Optics”, 24 (Marzo 1985), pp. 766-772.
(10) Cfr. E. M. Vetter, Die Kupferstiche zur Psalmodia Eucaristica des Malchior Prieto von 1622 (Spanissche Forschungen der
Gorresgesellschaft, ser. 2, vol. 15), Munster, 1972, pp. 184-190.
(11) W. Mersmann, Der Schmerzensmann, Dusseldorf, 1952, p. X.
(12) Cfr. E. M. Vetter, op. cit., pp. 188-191.
(13) Cfr. H. Belting, Das Bild und sein Publikum im Mittelalter: Form u. Funktion fruher Bildtaf. d. Passion, Berlino, 1981, p. 162.

L’immagine della Sindone e l’iconografia bizantina – Antonio Calisi                                                                        pag.10
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